Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30-05-1998

 


LEGGE 27 maggio 1998, n. 165.
Modifiche all'articolo 656 del codice di procedura penale ed alla
legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni.


La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga

la seguente legge:

Art. 1.
Esecuzione delle pene detentive

1. L'articolo 656 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"Art. 656 (Esecuzione delle pene detentive). - 1. Quando deve
essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il
pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il
condannato non e' detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia
dell'ordine e' consegnata all'interessato.
2. Se il condannato e' gia' detenuto, l'ordine di esecuzione e'
comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato
all'interessato.
3. L'ordine di esecuzione contiene le generalita' della persona nei
cui confronti deve essere eseguito e quant'altro valga a
identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le
disposizioni necessarie all'esecuzione. L'ordine e' notificato al
difensore del condannato.
4. L'ordine che dispone la carcerazione e' eseguito secondo le
modalita' previste dall'articolo 277.
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore
pena, non e' superiore a tre anni ovvero a quattro anni nei casi di
cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive
modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi
7 e 9, ne sospende l'esecuzione. L'ordine di esecuzione e il decreto
di sospensione sono consegnati al condannato con l'avviso che egli,
entro trenta giorni, puo' presentare istanza, corredata dalle
indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta ad ottenere la
concessione di una delle misure alternative alla detenzione di cui
agli articoli 47, 47-ter e 50, comma 1, della legge 26 luglio 1975,
n. 354, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 94 del
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9
ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la
sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello
stesso testo unico. L'avviso informa altresi' che, ove non sia
presentata l'istanza, l'esecuzione della pena avra' corso immediato.
6. L'istanza deve essere presentata al pubblico ministero, il quale
la trasmette, unitamente alla documentazione, al tribunale di
sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede
l'ufficio del pubblico ministero. Il tribunale di sorveglianza decide
entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza.
7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa condanna non puo'
essere disposta piu' di una volta, anche se il condannato ripropone
nuova istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in
ordine alla medesima, diversamente motivata, sia in ordine alla
sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 del
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9
ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
8. Qualora l'istanza non sia tempestivamente presentata, o il
tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la respinga, il
pubblico ministero revoca immediatamente il decreto di sospensione
dell'esecuzione.
9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non puo' essere
disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui all'articolo
4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto della condanna
da eseguire, si trovano in stato di custodia cautelare in carcere nel
momento in cui la sentenza diviene definitiva.
10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il condannato si
trova agli arresti domiciliari per il fatto oggetto della condanna da
eseguire, il pubblico ministero sospende l'esecuzione dell'ordine di
carcerazione e trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di
sorveglianza perche' provveda, senza formalita', all'eventuale
applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare.
Fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, il condannato
permane nello stato detentivo nel quale si trova e il tempo
corrispondente e' considerato come pena espiata a tutti gli effetti.
Agli adempimenti previsti dall'articolo 47-ter della legge 26 luglio
1975, n. 354, e successive modificazioni, provvede in ogni caso il
magistrato di sorveglianza".

Art. 2.
Affidamento in prova al servizio sociale

1. Il comma 3 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354,
e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
" 3. L'affidamento in prova al servizio sociale puo' essere
disposto senza procedere all'osservazione in istituto quando il
condannato, dopo la commissione del reato, ha serbato comportamento
tale da consentire il giudizio di cui al comma 2".
2. Il comma 4 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354,
e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
" 4. Se l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale e'
proposta dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, il
magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo
dell'esecuzione, cui l'istanza deve essere rivolta, puo' sospendere
l'esecuzione della pena e ordinare la liberazione del condannato,
quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza
dei presupposti per l'ammissione all'affidamento in prova e al grave
pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e
non vi sia pericolo di fuga. La sospensione dell'esecuzione della
pena opera sino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il
magistrato di sorveglianza trasmette immediatamente gli atti, e che
decide entro quarantacinque giorni. Se l'istanza non e' accolta,
riprende l'esecuzione della pena, e non puo' essere accordata altra
sospensione, quale che sia l'istanza successivamente proposta".

Art. 3.
Affidamento in prova in casi particolari

1. L'articolo 47-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e
successive modificazioni, e' abrogato.

Art. 4.
Detenzione domiciliare

1. All'articolo 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dai seguenti:
"1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche
se costituente parte residua di maggior pena, nonche' la pena
dell'arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in
altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura,
assistenza o accoglienza, quando trattasi di:
a) donna incinta o madre di prole di eta' inferiore ad anni dieci,
con lei convivente;
b) padre, esercente la potesta', di prole di eta' inferiore ad anni
dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti
assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;
c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che
richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;
d) persona di eta' superiore a sessanta anni, se inabile anche
parzialmente;
e) persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di
salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
1-bis. La detenzione domiciliare puo' essere applicata per
l'espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a
due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena,
indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non
ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio
sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo
che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non
si applica ai condannati per i reati di cui all'articolo 4-bis.
1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o
facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e
147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena
supera il limite di cui al comma 1, puo' disporre la applicazione
della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale
applicazione, termine che puo' essere prorogato. L'esecuzione della
pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare.
1-quater. Se l'istanza di applicazione della detenzione domiciliare
e' proposta dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, il
magistrato di sorveglianza cui la domanda deve essere rivolta puo'
disporre l'applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono i
requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 47, comma 4.";
b) il comma 3 e' abrogato;
c) al comma 4, le parole: "dal secondo comma dell'articolo
254-quater del codice di procedura penale. Si applica il quinto comma
del medesimo articolo" sono sostituite dalle seguenti: "dall'articolo
284 del codice di procedura penale";
d) al comma 7, le parole: "nel comma 1" sono sostituite dalle
seguenti: "nei commi 1 e 1-bis";
e) dopo il comma 9 e' aggiunto il seguente:
"9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis e' revocata ai sensi dei
commi precedenti la pena residua non puo' essere sostituita con altra
misura".

Art. 5.
Ammissione alla semiliberta'

1. All'articolo 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, terzo periodo, le parole: "se i risultati
dell'osservazione di cui al comma 2 dello stesso articolo non
legittimano l'affidamento in prova al servizio sociale ma possono
essere valutati favorevolmente in base ai criteri indicati dal comma
4 del presente articolo" sono sostituite dalle seguenti: "se mancano
i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale";
b) il comma 6 e' sostituito dal seguente:
" 6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha dimostrato
la propria volonta' di reinserimento nella vita sociale, la
semiliberta' puo' essere altresi' disposta successivamente all'inizio
dell'esecuzione della pena. Si applica l'articolo 47, comma 4, in
quanto compatibile.".

Art. 6.
Assistenti sociali

1. La dotazione organica del personale dell'Amministrazione
penitenziaria, appartenente al profilo professionale n. 242 -
assistente sociale coordinatore, settima qualifica funzionale, di cui
alla tabella A, allegata al decreto del Ministro di grazia e
giustizia del 30 luglio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
2 dicembre 1996, n. 282, e' aumentata di 684 unita'.
2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione
organica, a norma del comma 1, si provvede, prioritariamente,
mediante assunzione dei candidati risultati idonei nei concorsi per
assistenti sociali coordinatori dell'Amministrazione penitenziaria,
banditi nei quattro anni precedenti alla data di entrata in vigore
della presente legge.
3. Alla copertura dei posti rimasti eventualmente vacanti dopo
l'applicazione del comma 2, si provvede mediante concorso pubblico.

Art. 7.
Operatori amministrativi

1. La dotazione organica del personale dell'Amministrazione
penitenziaria appartenente al profilo professionale n. 004 -
operatore amministrativo, quinta qualifica funzionale, di cui alla
tabella A, allegata al citato decreto del Ministro di grazia e
giustizia del 30 luglio 1996, e' aumentata di 140 unita'.
2. Alla copertura dei posti portati in aumento della dotazione
organica, a norma del comma 1, si provvede mediante concorso
pubblico, prioritariamente tramite assunzione dei candidati gia'
risultati idonei in precedenti concorsi.

Art. 8.
Copertura finanziaria

1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge,
valutato in lire 30.390 milioni per l'anno 1998 e in lire 46.077
milioni a decorrere dall'anno 1999, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito dell'unita' previsionale di
base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
per l'anno 1998, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al Ministero di grazia e giustizia.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 27 maggio 1998

SCALFARO

Prodi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Flick

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 464):
Presentato dal deputato Simeone il 9 maggio 1996.
Assegnato alla commissione II (Giustizia), in sede
referente, il 2 luglio 1996, con parere della commissione
I.
Esaminato dalla II commissione il 9, 11, 18, 23, 30
luglio 1996 e il 1 agosto 1996.
Esaminato in aula il 24 e 25 settembre 1996 e
approvato il 1 ottobre 1996.
Senato della Repubblica (atto n. 1406):
Assegnato alla 2 commissione (Giustizia), in sede
referente, il 21 ottobre 1996, con parere della commissione
1 .
Esaminato dalla 2 commissione, in sede referente, il 25
marzo 1997; 8 aprile 1997; 20 maggio 1997; 18, 19, 25, 26
giugno 1997; 1, 2, 3 luglio 1997.
Assegnato nuovamente alla 2 commissione, in sede
deliberante, il 9 luglio 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede deliberante, il
22 luglio 1997.
Assegnato ancora alla 2 commissione, in sede
referente, il 22 luglio 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede referente, il
22 luglio 1997;
Assegnato ancora alla 2 commissione, in sede
deliberante, il 10 settembre 1997.
Esaminato dalla 2 commissione, in sede deliberante,
nelle sedute del 18 e 24 settembre 1997 e approvato,
con modificazioni, il 25 settembre 1997.
Camera dei deputati (atto n. 464/ B):
Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 23 ottobre 1997, con pareri delle commissioni
I, V e XI.
Esaminato dalla II commissione il 29 e 30 ottobre 1997;
27 gennaio 1998 e 1 aprile 1998.
Relazione scritta annunciata il 27 aprile 1998 (atto n.
464/ C - relatore on. Saraceni ).
Esaminato in aula il 27 aprile 1998 e approvato, con
modificazioni, il 28 aprile 1998.
Senato della Repubblica (atto n. 1406/ B):
Assegnato alla 2 commissione (Giustizia), in sede
deliberante, il 6 maggio 1998, con pareri delle commissioni
I e V.
Esaminato dalla 2 commissione e approvato il 12 maggio
1998.

___
N O T E

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico
delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge modificate o alle quali e'
operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota all'art. 2:
- Il testo vigente dell'art. 47 della legge 26 luglio
1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e
sull'esecuzione delle misure privative e limitative della
liberta'), e successive modificazioni, come modificato
dalla presente legge, e' il seguente:
"Art. 47 (Affidamento in prova al servizio sociale). -
1. Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni,
il condannato puo' essere affidato al servizio sociale
fuori dell'istituto per un periodo uguale a quello della
pena da scontare.
2. Il provvedimento e' adottato sulla base dei
risultati della osservazione della personalita', condotta
collegialmente per almeno un mese in istituto, nei
casi in cui si puo' ritenere che il provvedimento
stesso, anche attraverso le prescrizioni di cui al
comma 5, contribuisca alla rieducazione del reo e
assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta
altri reati.
3. L'affidamento in prova al servizio sociale puo'
essere disposto senza procedere all'osservazione in
istituto quando il condannato, dopo la commisione del
reato, ha serbato comportamento tale da consentire il
giudizio di cui al comma 2.
4. Se l'istanza di affidamento in prova al servizio
sociale e' proposta dopo che ha avuto inizio
l'esecuzione della pena, il magistrato di
sorveglianza competente in relazione al luogo
dell'esecuzione, cui l'istanza deve essere rivolta, puo'
sospendere l'esecuzione della pena e ordinare la
liberazione del condannato, quando sono offerte concrete
indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per
l'ammissione all'affidamento in prova e al grave
pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di
detenzione e non vi sia pericolo di fuga. La sospensione
dell'esecuzione della pena opera sino alla decisione del
tribunale di sorveglianza, cui il magistrato di
sorveglianza trasmette immediatamente gli atti, e che
decide entro quarantacinque giorni. Se l'istanza non e'
accolta, riprende l'esecuzione della pena, e non puo'
essere accordata altra sospensione, quale che sia l'istanza
successivamente proposta.
5. All'atto dell'affidamento e' redatto verbale in cui
sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovra'
seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio
sociale, alla dimora, alla liberta' di locomozione, al
divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro.
6. Con lo stesso provvedimento puo' essere disposto
che durante tutto o parte del periodo di affidamento in
prova il condannato non soggiorni in uno o piu' comuni, o
soggiorni in un comune determinato; in particolare sono
stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di
svolgere attivita' o di avere rapporti personali che
possono portare al compimento di altri reati.
7. Nel verbale deve anche stabilirsi che l'affidato si
adoperi in quanto possibile in favore della vittima del
suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di
assistenza familiare.
8. Nel corso dell'affidamento le prescrizioni
possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza.
9. Il servizio sociale controlla la condotta del
soggetto e lo aiuta a superare le difficolta' di
adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in
relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi
ambienti di vita.
10. Il servizio sociale riferisce periodicamente al
magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.
11. L'affidamento e' revocato qualora il
comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle
prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la
prosecuzione della prova.
12. L'esito positivo del periodo di prova estingue la
pena e ogni altro effetto penale".
Nota all'art. 3:
- L'art. 47-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e
successive modificazioni, recava disposizioni
sull'affidamento in prova in casi particolari.
Nota all'art. 4:
- Il testo vigente dell'art. 47-ter della legge 26
luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento
penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative
e limitative della liberta'), e successive
modificazioni, come modificato dalle legge qui
pubblicata, e' il seguente:
"Art. 47-ter (Detenzione domiciliare). - 1. La
pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche
se costituente parte residua di maggior pena, nonche' la
pena dell'arresto, possono essere espiate nella propria
abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in
luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza, quando
trattasi di:
a) donna incinta o madre di prole di eta' inferiore ad
anni dieci, con lei convivente;
b) padre, esercente la potesta', di prole di eta'
inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la
madre sia deceduta o altrimenti assolutamente
impossibilitata a dare assistenza alla prole;
c) persona in condizioni di salute particolarmente
gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi
sanitari territoriali;
d) persona di eta' superiore a sessanta anni, se
inabile anche parzialmente;
e) persona minare di anni ventuno per comprovate
esigenze di salute, studio, di lavoro e di famiglia.
1-bis. La detenzione domiciliare puo' essere
applicata per l'espiazione della pena detentiva inflitta
in misura non superiore a due anni, anche se
costituente parte residua di maggior pena,
indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1
quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento
in prova al servizio sociale e sempre che tale misura
sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato
commetta altri reati. La presente disposizione non si
applica ai condannati per i reati di cui all'art. 4-bis.
1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio
obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai
sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il
tribunale di sorveglianza, anche se la pena supera il
limite di cui al comma 1, puo' disporre la applicazione
della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di
durata di tale applicazione, termine che puo' essere
prorogato. L'esecuzione della pena prosegue durante la
esecuzione della detenzione domiciliare.
1-quater. Se l'istanza di applicazione della detenzione
domiciliare e' proposta dopo che ha avuto inizio
l'esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza
cui la domanda deve essere rivolta puo' disporre
l'applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono
i requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano
in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'art. 47,
comma quarto.
2. (Abrogato).
3. (Abrogato).
4. Il tribunale di sorveglianza, nel disporre la
detenzione domiciliare, ne fissa le modalita'
secondo quanto stabilito dall'articolo 284 del codice
di procedura penale. Determina e impartisce altresi'
le disposizioni per gli interventi del servizio sociale.
Tali prescrizioni e disposizioni possono essere
modificate dal magistrato di sorveglianza competente per
il luogo in cui si svolge la detenzione domiciliare.
5. Il condannato nei confronti del quale e' disposta la
detenzione domiciliare non e' sottoposto al regime
penitenziario previsto dalla presente legge e dal relativo
regolamento di esecuzione. Nessun onere grava
sull'amministrazione penitenziaria per il mantenimento, la
cura e l'assistenza medica del condannato che trovasi
in detenzione domiciliare.
6. La detenzione domiciliare e' revocata se il
comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle
prescrizioni dettate, appare incompatibile con la
prosecuzione delle misure.
7. Deve essere inoltre revocata quando vengono a
cessare le condizioni previste nei commi 1 e 1-bis.
8. Il condannato che, essendo in stato di detenzione
nella propria abitazione o in un altro dei luoghi
indicati nel comma 1, se ne allontana, e' punito ai
sensi dell'art. 385 del codice penale. Si applica la
disposizione dell'ultimo comma dello stesso articolo.
9. La denuncia per il delitto di cui al comma 8
importa la sospensione del beneficio e la condanna ne
importa la revoca.
9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis e' revocata ai
sensi dei commi precedenti la pena residua non puo' essere
sostituita con altra misura".
Nota all'art. 5:
- Il testo vigente dell'art. 50 della legge 26 luglio
1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e
sull'esecuzione delle misure privative e limitative della
liberta'), e successive modificazioni, come modificato
dalla presente legge, e' il seguente:
"Art. 50 (Ammissione alla semiliberta'). - 1.
Possono esssere espiate in regime di semiliberta' la
pena dell'arresto e la pena della reclusione non
superiore a sei mesi, se il condannato non e' affidato in
prova al servizio sociale.
2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, il condannato
puo' essere ammesso al regime di semiliberta' soltanto
dopo l'espiazione di almeno meta' della pena ovvero, se si
tratta di condannato per taluno dei delitti indicati dal
comma 1 dell'art. 4-bis, di almeno due terzi di essa.
L'internato puo' esservi ammesso in ogni tempo. Tuttavia,
nei casi precisti dall'art. 47, se mancano i
presupposti per l'affidamento in prova al servizio
sociale, il condannato per un reato diverso da quelli
indicati nel comma 1 dell'art. 4-bis puo' essere ammesso
al regime di semiliberta' anche prima dell'espiazione di
meta' della pena.
3. Per il computo della durata delle pene non si tiene
conto della pena pecuniaria inflitta congiuntamente a
quella detentiva.
4. L'ammissione al regime di semiliberta' e' disposta in
relazione ai progressi compiuti nel corso del
trattamento, quando vi sono le condizioni per un graduale
reinserimento del soggetto nella societa'.
5. Il condannato all'ergastolo puo' essere ammesso al
regime di semiliberta' dopo avere espiato almeno venti anni
di pena.
6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha
dimostrato la propria volonta' di reinserimento nella vita
sociale, la semiliberta' puo' essere altresi'
disposta successivamente all'inizio dell'esecuzione
della pena. Si applica l'art. 47, comma 4, in quanto
applicabile".
Nota all'art. 6:
- Il decreto del Ministro di grazia e giustizia 30
luglio 1996 reca: "Determinazione delle dotazioni
organiche delle qualifiche funzionali e dei profili
professionali del personale del Ministero di grazia e
giustizia - Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria".