logorete.gif (5085 byte)
Gazzetta Ufficiale n. 185 del 10-08-2001
Comune di Jesi
Rete Civica Aesinet

MINISTERO DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE

CIRCOLARE 2 agosto 2001, n.167
Etichettatura e presentazione di prodotti alimentari.

Con le circolari n. 165 del 31 marzo 2000 e n. 166 del 12 marzo
2001 sono state fornite utili informazioni per la corretta
applicazione delle norme in materia di etichettatura e presentazione
dei prodotti alimentari allo scopo di assicurare di trasparenza
commerciale e tutela dei diritti dei consumatori.
Con la presente vengono affrontati altri problemi, rilevati da
questo Ministero, che in quanto suscettibili di trarre in errore il
consumatore o di non consentirgli di fare scelte oculate negli
acquisti, necessitano di chiarimenti.
L'etichettatura deve essere realizzata in modo chiaro, mettendo
eventualmente in rilievo anche attraverso la raffigurazione grafica,
ingredienti o materie prime, allo scopo di aiutare l'acquirente nella
scelta dei prodotti.
E' stato rilevato, pero' che, in taluni settori merceologici e nei
comparti di esposizione nei locali di vendita, non sempre vengono
seguite prassi corrette.
Si ritiene, pertanto, utile fornire le necessarie informazioni sui
comportamenti da adottare invitando contestualmente, gli organi di
vigilanza a intervenire perche' venga assicurata lealta' commerciale
e garantita la tutela degli interessi dei consumatori.
A) Derivati pomodoro
1) Passata di pomodoro e succo di pomodoro.
Sono presenti sul mercato due tipi di prodotto, uno ottenuto
direttamente dal pomodoro fresco e l'altro ottenuto a partire da
concentrato di pomodoro.
Detti prodotti sono posti in vendita senza alcuna distinzione fra
loro, pur avendo caratteristiche diverse.
Pertanto, alla stregua di quanto prescritto per i succhi di frutta,
che, qualora ottenuti da concentrato, devono riportare la dicitura
"ottenuto da succo concentrato", anche per i suddetti prodotti vanno
applicate le stesse regole.
Le denominazioni di vendita da utilizzare per la passata e il succo
di pomodoro, che non sono ottenuti direttamente dal pomodoro fresco,
sono le seguenti:
a) "Passata di pomodoro, ottenuta da concentrato";
b) "Succo di pomodoro, ottenuto da concentrato".
Nulla osta a che i prodotti ottenuti da pomodoro fresco riportino
tale caratteristica nell'etichettatura.
2) Nome del produttore, sede dello stabilimento, lotto di
produzione per i derivati del pomodoro.
Per quanto riguarda le modalita' di indicazione del nome e della
sede del produttore nonche' della sede dello stabilimento e della
dicitura del lotto di produzione le conserve di pomodoro sono
sottoposte ad un regime particolare, di cui occorre tener conto per
l'attivita' di controllo e di vigilanza e ai fini dell'etichettatura.
Come e' noto, in deroga a quanto previsto dal decreto legislativo
n. 109/1992, nome e sede del produttore e sede dello stabilimento
devono essere impressi o litografati sui contenitori, per esteso
oppure in sigla e numero autorizzati; lo stesso vale per dicitura del
lotto che viene annualmente identificata ai sensi dell'art. 13, comma
8.
Cio' almeno fino a quando sara' vigente il regime di aiuti
comunitari.
Quanto sopra premesso, si fa presente che le suddette indicazioni
obbligatorie vanno apposte direttamente sui contenitori all'atto del
loro riempimento.
L'apposizione delle etichette, invece, nel caso di contenitori non
litografati, puo' avvenire anche nelle fasi successive, in
conformita' a quanto prescritto dagli articoli 13 e 14 dello stesso
decreto.
Il mancato rispetto di quanto sopra e' una palese violazione delle
norme in materia sia comunitarie che nazionali e, di conseguenza,
saranno applicabili le sanzioni al riguardo previste dalla
regolamentazione comunitaria in materia di aiuti.
3) Rapporti tra regolamentazione comunitaria in materia di aiuti
nel settore del pomodoro e normativa nazionale.
II settore e' regolamentato dal decreto del Presidente della
Repubblica 11 aprile 1975 n. 428 e dal regolamento (CEE) n. 1764/86.
Il regolamento comunitario con il quale e' stato istituito un
regime di aiuti nel settore della trasformazione del pomodoro ha
anche determinato le caratteristiche minime che devono possedere i
prodotti finiti.
Talune di tali caratteristiche, per quanto riguarda i pomodori
pelati ed i concentrati di pomodoro, sono diverse da quelle previste
dal decreto n. 428/1975.
Si ritiene in tal caso che le disposizioni comunitarie anche se
finalizzate al regime di aiuti prevalgono su quelle nazionali. Non
possono essere considerati difformi pertanto i prodotti che sono
conformi alle norme comunitarie e che per tale motivo ricevono un
premio.
Pertanto il controllo relativo alle caratteristiche di qualita' dei
pomodori pelati e dei concentrati di pomodoro va effettuato tenendo
conto di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1764/86.
Restano applicabili le altre disposizioni del citato decreto n.
428/1975.
4) Autorizzazione all'uso di sigla di identificazione del
produttore di conserve di pomodoro.
Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente
circolare nella Gazzetta Ufficiale, le aziende che operano nel
settore della lavorazione del pomodoro e che sono state autorizzate
dal Ministero dell'industria del commercio e dell'artigianato, ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 aprile 1975 n.
428, all'uso di una sigla e di un numero in sostituzione del nome e
della sede del fabbricante e della sede dello stabilimento,
comunicano al Ministero delle attivita' produttive - D.G.S.P.C. Uff.
B2 - via Molise, 2 - 00187 Roma, gli estremi di detta autorizzazione.
La mancata comunicazione comporta la decadenza dell'autorizzazione
suddetta.
B) Utilizzazione di prodotti a denominazione definita.
I prodotti che hanno una denominazione definita da norme nazionali
o comunitarie devono essere designati con il loro nome anche
nell'elenco degli ingredienti dei prodotti composti nella cui
preparazione sono utilizzati.
Viene rilevato sempre piu' spesso che detti nomi sono accompagnati
da aggettivazioni suscettibili di confondere l'acquirente sulla
natura del prodotto e sulla qualita' delle materie prime utilizzate.
Il fenomeno risulta rilevante soprattutto nel settore della
lavorazione del pomodoro San Marzano.
Si ritiene, pertanto, necessario segnalare che, nella presentazione
dei prodotti finiti, i nomi definiti, in particolare se ad essi e'
attribuita la DOP o la IGP, siano riportati senza aggettivazioni ed
in modo completo.
Il termine "aceto", infine, da solo non puo' essere utilizzato, ma
va sempre completato dal nome della materia prima agricola alcoligena
da cui deriva, quale aceto di vino, aceto di alcool.
C) Sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento.
L'obbligo di detta indicazione e' previsto solo in Italia in quanto
non contemplato dalla direttiva n. 79/112/CEE (ora 2000/13/CE). Si
tratta di una deroga nazionale mantenuta in considerazione della sua
utilita' ai fini della individuazione del luogo e dell'impianto ove
sono state effettuate le operazioni di confezionamento.
L'art. 14 della citata direttiva non consente agli Stati membri di
stabilire specifiche modalita' di indicazione delle diciture rese
obbligatorie, salvo quelle espressamente previste dalle norme
comunitarie.
In taluni settori (carni, latte e derivati, ovoprodotti, prodotti
della pesca) e' stato prescritto l'obbligo della bollatura sanitaria
che identifica lo stabilimento di produzione e/o di confezionamento.
Ne consegue che con la rappresentazione del bollo sanitario,
previsto dalle disposizioni applicabili ai prodotti suddetti, e'
soddisfatto anche l'obbligo di cui all'art. 3, comma 1, lettera f)
del decreto n. 109/1992.
D) Bevande aromatizzate a base di vino e simili
Le bevande aromatizzate a base di vino ed i cocktail aromatizzati
di prodotti vitivinicoli di cui al regolamento CEE del Consiglio n.
1601 del 10 giugno 1991 presentano un titolo alcolometrico da 7% a
14,5% in volume le prime e inferiore al 7% i secondi.
E' stato chiesto da piu' parti di conoscere se detti prodotti
devono riportare l'indicazione del termine minimo di conservazione.
Si ritiene pertanto utile precisare che l'esenzione da tale obbligo
e' prevista solo per le bevande che hanno titolo alcolometrico
volumico pari o superiore a 10%.
Di conseguenza tutti i cocktail di cui sopra e le bevande
aromatizzate che hanno titolo alcolometrico volumico inferiore a 10%
devono riportare l'indicazione del termine minimo di conservazione.
E) Acquaviti di frutta
Il regolamento (CEE) n. 1576/89 disciplina, tra l'altro, le
acquaviti di frutta e prevede anche il divieto di aggiunta di alcool,
pena la perdita del diritto all'uso della denominazione riservata e
l'obbligo di uso della denominazione "bevanda spiritosa".
E' stato rilevato che vengono poste in vendita sul mercato
nazionale bevande designate "obstschnaps" che sono costituite da
alcool di origine agricola e da almeno 33% di distillato di frutta.
Questi prodotti, ben conosciuti nei Paesi di origine, presentano
problemi se commercializzati nello stesso modo in territorio
italiano.
D'intesa con le autorita' interessate si e' pertanto convenuto che:
la denominazione di vendita in italiano e' "bevanda spiritosa",
come previsto dal regolamento (CEE) del Consiglio n. 1576/89. Essa
deve essere riportata con caratteri maggiori di quelli del termine
"schnaps", se questo figura in etichetta;
va applicata la regola del QUID, per cui occorre indicare la
percentuale di distillato di frutta in volume;
il prodotto deve essere conforme al citato regolamento n. 1576/89
e non deve riportare termini che possano creare nel consumatore
l'aspettativa che si tratti di "acquavite di frutta".
F) Prodotti preincartati
I prodotti alimentari ai quali e' stata riconosciuta la DOP o la
IGP, qualora vengano venduti, previo affettamento in assenza
dell'acquirente, come prodotti preincartati (sempre che non vige
l'obbligo del preconfezionamento all'origine), possono pregiarsi
della denominazione legale solo se rispondono alle norme vigenti ad
essi applicabili e alle specifiche tecniche definite dagli organi di
vigilanza riconosciuti dall'amministrazione pubblica.
G) Presentazione dei prodotti sui banchi di vendita
L'art. 1, comma 2, lettera c), del decreto n. 109/1992, definisce
la presentazione dei prodotti alimentari.
Per essa si intende:
il materiale utilizzato;
il modo di esposizione sul banco di vendita;
l'ambiente nel quale il prodotto e' esposto.
E' stato notato che taluni produttori di succhi di frutta e di
nettari di frutta (succo e polpa), di bevande analcoliche a base di
succo di frutta, presentano l'etichetta principale in modo simile per
i tre prodotti attraverso l'indicazione la raffigurazione della
frutta e indicando la denominazione di vendita con la menzione della
percentuale di frutta (ove richiesta) sulla retroetichetta.
Se dal punto di vista dell'etichettatura non vi sono rilievi da
formulare su quanto sopra, sussistono problemi per quanto riguarda la
presentazione.
Detti prodotti possono essere disposti sugli stessi banchi di
vendita ma vanno separati per categoria.
Cio' si rende necessario perche' diversamente il consumatore puo'
essere indotto in errore nella scelta dei prodotti. Essendo simili
per il materiale utilizzato per il confezionamento, la loro
disposizione nello stesso reparto e' fonte di confusione.
Si invita, in particolare, la grande distribuzione organizzata a
tener conto di quanto sopra.
H) Latte
1) Latte pastorizzato ad elevata temperatura
Si tratta di un tipo di latte che non rientra nella tipologia dei
latti disciplinati dalla legge n. 169/1989 ma e' previsto dal decreto
del Presidente della Repubblica n. 54/1997.
Al riguardo si ritiene utile precisare che, trattandosi di un tipo
di latte, diverso per caratteristiche e trattamento dai tipi
disciplinati dalla legge n. 169/1989, la sua produzione e la sua
commercializzazione rimangono assoggettate alle disposizioni del
decreto del Presidente della Repubblica n. 54/1997 e del decreto
legislativo n. 109/1992 (etichettatura).
Pertanto:
la produzione di tale tipo di latte puo' essere effettuata anche
in Italia e per esso non si applicano le disposizioni della legge n.
169/1989;
la denominazione di vendita legale e' "latte pastorizzato ad
elevata temperatura";
la durabilita' (data di scadenza) viene determinata, in
conformita' al decreto n. 109/1992, direttamente dal produttore e
sotto la sua diretta responsabilita'.
2) Data di scadenza e termine minimo di conservazione
La legge 3 maggio 1989, n. 169, prescrive per i diversi tipi di
latte il relativo periodo di validita'. Tale previsione non puo'
ovviamente applicarsi anche ai latti confezionati in altri Stati
membri ed avviati verso il mercato italiano. II principio del muto
riconoscimento si applica in ogni caso, salvo nel caso dei problemi
di ordine igienico-sanitano.
Il latte, proveniente da altri Stati membri, che non prescrivono
una precisa durabilita' dello stesso o che prescrivono una
durabilita' piu' elevata di quella prevista dalla legge n. 169/1989,
puo' avere una durabilita' maggiore. Cio' e' conforme ai principi
della direttiva 2000/13/CE, la quale lascia la determinazione della
validita' dei prodotti alimentari ai fabbricanti ed ai
confezionatori, che la stabiliscono in relazione ad una serie di
parametri quali la qualita' delle materie prime, i trattamenti, le
caratteristiche dei materiali di confezionamento.
Quanto sopra premesso, la data di scadenza ed il termine minimo di
conservazione per i diversi tipi di latte confezionati, provenienti
da altri Stati membri, possono essere determinati direttamente dai
confezionatori in conformita' alle disposizioni vigenti nei paesi
d'origine.

Roma, 2 agosto 2001

Il direttore generale
dello sviluppo produttivo e competitività
Visconti


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato