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Gazzetta Ufficiale n. 234 del 08-10-2001
Comune di Jesi
Rete Civica Aesinet

LEGGE 3 ottobre 2001, n.366
Delega al Governo per la riforma del diritto societario.

testo in vigore dal: 23-10-2001

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
promulga
la seguente legge:

Art. 1

Delega

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi
recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e
cooperative, la disciplina degli illeciti penali e amministrativi
riguardanti le società commerciali, nonché nuove norme sulla procedura per
la definizione dei procedimenti nelle materie di cui all'articolo 12.
2. La riforma, nel rispetto ed in coerenza con la normativa comunitaria
e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi previsti dalla presente
legge, realizzerà il necessario coordinamento con le altre disposizioni
vigenti, ivi comprese quelle in tema di crisi dell'impresa, novellando, ove
possibile, le disposizioni del codice civile.
3. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono adottati su proposta
del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze e con il Ministro delle attività produttive.
4. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi al Parlamento,
perché sia espresso il parere entro il termine di sessanta giorni dalla
data della trasmissione; decorso tale termine i decreti sono emanati, anche
in mancanza del parere. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta
giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dal comma 1 o
successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di novanta giorni.
5. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei
decreti legislativi, il Governo può emanare disposizioni correttive e
integrative nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi di cui alla
presente legge e con la procedura di cui al comma 4.



Art. 2

Princìpi generali in materia di società di capitali

1. La riforma del sistema delle società di capitali di cui ai capi V,
VI, VII, VIII e IX del titolo V del libro V del codice civile e alla
normativa connessa, è ispirata ai seguenti princìpi generali:
a) perseguire l'obiettivo prioritario di favorire la nascita, la
crescita e la competitività delle imprese, anche attraverso il loro accesso
ai mercati interni e internazionali dei capitali;
b) valorizzare il carattere imprenditoriale delle società e definire
con chiarezza e precisione i compiti e le responsabilità degli organi
sociali;
c) semplificare la disciplina delle società, tenendo conto delle
esigenze delle imprese e del mercato concorrenziale;
d) ampliare gli ambiti dell'autonomia statutaria, tenendo conto
delle esigenze di tutela dei diversi interessi coinvolti;
e) adeguare la disciplina dei modelli societari alle esigenze delle
imprese, anche in considerazione della composizione sociale e delle
modalità di finanziamento, escludendo comunque l'introduzione di vincoli
automatici in ordine all'adozione di uno specifico modello societario;
f) nel rispetto dei princìpi di libertà di iniziativa economica e di
libera scelta delle forme organizzative dell'impresa, prevedere due modelli
societari riferiti l'uno alla società a responsabilità limitata e l'altro
alla società per azioni, ivi compresa la variante della società in
accomandita per azioni, alla quale saranno applicabili, in quanto
compatibili, le disposizioni in materia di società per azioni;
g) disciplinare forme partecipative di società in differenti tipi
associativi, tenendo conto delle esigenze di tutela dei soci, dei creditori
sociali e dei terzi;
h) disciplinare i gruppi di società secondo princìpi di trasparenza
e di contemperamento degli interessi coinvolti.

Art. 3

Società a responsabilità limitata

1. La riforma della disciplina della società a responsabilità limitata
è ispirata ai seguenti princìpi generali:
a) prevedere un autonomo ed organico complesso di norme, anche
suppletive, modellato sul principio della rilevanza centrale del socio e
dei rapporti contrattuali tra i soci;
b) prevedere un'ampia autonomia statutaria;
c) prevedere la libertà di forme organizzative, nel rispetto del
principio di certezza nei rapporti con i terzi.
2. In particolare, la riforma è ispirata ai seguenti princìpi e criteri
direttivi:
a) semplificare il procedimento di costituzione, confermando in
materia di omologazione i princìpi di cui all'articolo 32 della legge 24
novembre 2000, n. 340, nonché eliminando gli adempimenti non necessari, nel
rispetto del principio di certezza nei rapporti con i terzi e di tutela dei
creditori sociali precisando altresì le modalità del controllo notarile in
relazione alle modifiche dell'atto costitutivo;
b) individuare le indicazioni obbligatorie dell'atto costitutivo e
determinare la misura minima del capitale in coerenza con la funzione
economica del modello;
c) dettare una disciplina dei conferimenti tale da consentire
l'acquisizione di ogni elemento utile per il proficuo svolgimento
dell'impresa sociale, a condizione che sia garantita l'effettiva formazione
del capitale sociale; consentire ai soci di regolare l'incidenza delle
rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte contrattuali;
d) semplificare le procedure di valutazione dei conferimenti in
natura nel rispetto del principio di certezza del valore a tutela dei
terzi;
e) riconoscere ampia autonomia statutaria riguardo alle strutture
organizzative, ai procedimenti decisionali della società e agli strumenti
di tutela degli interessi dei soci, con particolare riferimento alle azioni
di responsabilità;
f) ampliare l'autonomia statutaria con riferimento alla disciplina
del contenuto e del trasferimento della partecipazione sociale, nonché del
recesso, salvaguardando in ogni caso il principio di tutela dell'integrità
del capitale sociale e gli interessi dei creditori sociali; prevedere,
comunque, la nullità delle clausole di intrasferibilità non collegate alla
possibilità di esercizio del recesso;
g) disciplinare condizioni e limiti per l'emissione e il collocamento
di titoli di debito presso operatori qualificati, prevedendo il divieto di
appello diretto al pubblico risparmio, restando esclusa in ogni caso la
sollecitazione all'investimento in quote di capitale;
h) stabilire i limiti oltre i quali è obbligatorio un controllo
legale dei conti;
i) prevedere norme inderogabili in materia di formazione e
conservazione del capitale sociale, nonché in materia di liquidazione che
siano idonee a tutelare i creditori sociali consentendo, nel contempo, una
semplificazione delle procedure.

Art. 4

Società per azioni

1. La disciplina della società per azioni è modellata sui princìpi
della rilevanza centrale dell'azione, della circolazione della
partecipazione sociale e della possibilità di ricorso al mercato del
capitale di rischio. Essa, garantendo comunque un equilibrio nella tutela
degli interessi dei soci, dei creditori, degli investitori, dei
risparmiatori e dei terzi, prevederà un modello di base unitario e le
ipotesi nelle quali le società saranno soggette a regole caratterizzate da
un maggiore grado di imperatività in considerazione del ricorso al mercato
del capitale di rischio.
2. Per i fini di cui al comma 1 si prevederà:
a) un ampliamento dell'autonomia statutaria, individuando peraltro
limiti e condizioni in presenza dei quali sono applicabili a società che
fanno ricorso al mercato del capitale di rischio norme inderogabili dirette
almeno a:
1) distinguere il controllo sull'amministrazione dal controllo
contabile affidato ad un revisore esterno;
2) consentire l'azione sociale di responsabilità da parte di una
minoranza dei soci, rappresentativa di una quota congrua del capitale
sociale idonea al fine di evitare l'insorgenza di una eccessiva
conflittualità tra i soci;
3) fissare congrui quorum per le assemblee straordinarie a tutela
della minoranza;
4) prevedere la denunzia al tribunale, da parte dei sindaci o, nei
casi di cui al comma 8, lettera d), numeri 2) e 3), dei componenti di altro
organo di controllo, di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri
degli amministratori;
b) un assetto organizzativo idoneo a promuovere l'efficienza e la
correttezza della gestione dell'impresa sociale;
c) la determinazione dei limiti, dell'oggetto e dei tempi del
giudizio di omologazione, confermando i princìpi di cui all'articolo 32
della legge 24 novembre 2000, n. 340;
d) che nell'atto costitutivo non sia richiesta l'indicazione della
durata della società;
e) che sia consentita la costituzione della società da parte di un
unico socio, prevedendo adeguate garanzie per i creditori.
3. In particolare, riguardo alla disciplina della costituzione, la
riforma è diretta a:
a) semplificare il procedimento di costituzione, nel rispetto del
principio di certezza e di tutela dei terzi, indicando il contenuto minimo
obbligatorio dell'atto costitutivo;
b) limitare la rilevanza dei vizi della fase costitutiva.
4. Riguardo alla disciplina del capitale, la riforma è diretta a:
a) aumentare la misura del capitale minimo in coerenza con le
caratteristiche del modello;
b) consentire che la società costituisca patrimoni dedicati ad uno
specifico affare, determinandone condizioni, limiti e modalità di
rendicontazione, con la possibilità di emettere strumenti finanziari di
partecipazione ad esso; prevedere adeguate forme di pubblicità;
disciplinare il regime di responsabilità per le obbligazioni riguardanti
detti patrimoni e la relativa insolvenza.
5. Riguardo alla disciplina dei conferimenti, la riforma è diretta a:
a) dettare una disciplina dei conferimenti tale da consentire
l'acquisizione di ogni elemento utile per il proficuo svolgimento
dell'impresa sociale, a condizione che sia garantita l'effettiva formazione
del capitale sociale; consentire ai soci di regolare l'incidenza delle
rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte contrattuali;
b) semplificare le procedure di valutazione dei conferimenti in
natura, nel rispetto del principio di certezza del valore a tutela dei
terzi.
6. Riguardo alla disciplina delle azioni e delle obbligazioni, la
riforma è diretta a:
a) prevedere la possibilità di emettere azioni senza indicazione del
valore nominale, determinandone la disciplina conseguente;
b) adeguare la disciplina della emissione e della circolazione delle
azioni alla legislazione speciale e alle previsioni relative alla
dematerializzazione degli strumenti finanziari;
c) prevedere, al fine di agevolare il ricorso al mercato dei capitali
e salve in ogni caso le riserve di attività previste dalle leggi vigenti,
la possibilità, i limiti e le condizioni di emissione di strumenti
finanziari non partecipativi e partecipativi dotati di diversi diritti
patrimoniali e amministrativi;
d) modificare la disciplina relativa alla emissione di obbligazioni,
attenuandone o rimuovendone i limiti e consentendo all'autonomia statutaria
di determinare l'organo competente e le relative procedure deliberative.
7. Riguardo alla disciplina dell'assemblea e dei patti parasociali, la
riforma è diretta a:
a) semplificare, anche con adeguato spazio all'autonomia statutaria,
il procedimento assembleare anche relativamente alle forme di pubblicità e
di controllo, agli adempimenti per la partecipazione, alle modalità di
discussione e di voto;
b) disciplinare i vizi delle deliberazioni in modo da contemperare le
esigenze di tutela dei soci e quelle di funzionalità e certezza
dell'attività sociale, individuando le ipotesi di invalidità, i soggetti
legittimati alla impugnativa e i termini per la sua proposizione, anche
prevedendo possibilità di modifica e integrazione delle deliberazioni
assunte, e l'eventuale adozione di strumenti di tutela diversi dalla
invalidità;
c) prevedere una disciplina dei patti parasociali, concernenti le
società per azioni o le società che le controllano, che ne limiti a cinque
anni la durata temporale massima e, per le società di cui al comma 2,
lettera a), ne assicuri il necessario grado di trasparenza attraverso forme
adeguate di pubblicità;
d) determinare, anche con adeguato spazio all'autonomia statutaria e
salve le disposizioni di leggi speciali, i quorum costitutivi e
deliberativi dell'assemblea, in relazione all'oggetto della deliberazione,
in modo da bilanciare la tutela degli azionisti e le esigenze di
funzionamento dell'organo assembleare, lasciando all'autonomia statutaria
di stabilire il numero delle convocazioni.
8. Riguardo alla disciplina dell'amministrazione e dei controlli
sull'amministrazione, la riforma è diretta a:
a) attribuire all'autonomia statutaria un adeguato spazio con
riferimento all'articolazione interna dell'organo amministrativo, al suo
funzionamento, alla circolazione delle informazioni tra i suoi componenti e
gli organi e soggetti deputati al controllo; precisare contenuti e limiti
delle deleghe a singoli amministratori o comitati esecutivi;
b) riconoscere, quando non prevista da leggi speciali, la possibilità
che gli statuti prevedano particolari requisiti di onorabilità,
professionalità e indipendenza per la nomina alla carica;
c) definire le competenze dell'organo amministrativo con riferimento
all'esclusiva responsabilità di gestione dell'impresa sociale;
d) prevedere che le società per azioni possano scegliere tra i
seguenti modelli di amministrazione e controllo:
1) il sistema vigente che prevede un organo di amministrazione,
formato da uno o più componenti, e un collegio sindacale;
2) un sistema che preveda la presenza di un consiglio di gestione e
di un consiglio di sorveglianza eletto dall'assemblea; al consiglio di
sorveglianza spettano competenze in materia di controllo sulla gestione
sociale, di approvazione del bilancio, di nomina e revoca dei consiglieri
di gestione, nonché di deliberazione ed esercizio dell'azione di
responsabilità nei confronti di questi;
3) un sistema che preveda la presenza di un consiglio di
amministrazione, all'interno del quale sia istituito un comitato preposto
al controllo interno sulla gestione, composto in maggioranza da
amministratori non esecutivi in possesso di requisiti di indipendenza, al
quale devono essere assicurati adeguati poteri di informazione e di
ispezione. Nella definizione dei requisiti di indipendenza, il Governo
favorirà lo sviluppo di codici di comportamento e di forme di
autoregolazione;
e) prevedere che, in mancanza di diversa scelta statutaria, si
applichi la disciplina di cui alla lettera d), numero 1);
f) prevedere che, con riferimento alle fattispecie di cui alla
lettera d), numeri 2) e 3), siano assicurate, anche per le società che non
si avvalgono della revisione contabile, forme di controllo dei conti,
avvalendosi di soggetti individuati secondo i criteri di nomina previsti
dalla normativa vigente per il collegio sindacale;
g) disciplinare i doveri di fedeltà dei componenti dell'organo
amministrativo, in particolare con riferimento alle situazioni di conflitto
di interesse e precisare che essi sono tenuti ad agire in modo informato.
9. Riguardo alla disciplina delle modificazioni statutarie, la riforma
è diretta a:
a) semplificare le procedure e i controlli, con facoltà per
l'autonomia statutaria di demandare alla competenza dell'organo
amministrativo modifiche statutarie attinenti alla struttura gestionale
della società che non incidono sulle posizioni soggettive dei soci;
b) rivedere la disciplina dell'aumento di capitale, del diritto di
opzione e del sovrapprezzo, prevedendo comunque adeguati controlli interni
sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni e consentendo, con la
precisazione di limiti temporali, la delega agli amministratori per
escludere il diritto di opzione, opportunamente differenziando la
disciplina a seconda che la società abbia o meno titoli negoziati nei
mercati regolamentati;
c) semplificare la disciplina della riduzione del capitale;
eventualmente ampliare le ipotesi di riduzione reale del capitale
determinandone le condizioni al fine esclusivo della tutela dei creditori;
d) rivedere la disciplina del recesso, prevedendo che lo statuto
possa introdurre ulteriori fattispecie di recesso a tutela del socio
dissenziente, anche per il caso di proroga della durata della società;
individuare in proposito criteri di calcolo del valore di rimborso adeguati
alla tutela del recedente, salvaguardando in ogni caso l'integrità del
capitale sociale e gli interessi dei creditori sociali.


Art. 5

Società cooperative

1. La riforma della disciplina delle società cooperative di cui al
titolo VI del libro V del codice civile e alla normativa connessa è
ispirata ai princìpi generali previsti dall'articolo 2, in quanto
compatibili, nonché ai seguenti princìpi generali:
a) assicurare il perseguimento della funzione sociale delle
cooperative, nonché dello scopo mutualistico da parte dei soci cooperatori;
b) definire la cooperazione costituzionalmente riconosciuta, con
riferimento alle società che, in possesso dei requisiti richiamati
dall'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 601, svolgono la propria attività prevalentemente in favore dei
soci o che comunque si avvalgono, nello svolgimento della propria attività,
prevalentemente delle prestazioni lavorative dei soci, e renderla
riconoscibile da parte dei terzi;
c) disciplinare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta,
conformemente ai princìpi della disciplina vigente, favorendo il
perseguimento dello scopo mutualistico e valorizzandone i relativi
istituti;
d) favorire la partecipazione dei soci cooperatori alle deliberazioni
assembleari e rafforzare gli strumenti di controllo interno sulla gestione;
e) riservare l'applicazione delle disposizioni fiscali di carattere
agevolativo alle società cooperative costituzionalmente riconosciute;
f) disciplinare la figura del gruppo cooperativo quale insieme
formato da più società cooperative, anche appartenenti a differenti
categorie, con la previsione che lo stesso, esercitando poteri ed emanando
disposizioni vincolanti per le cooperative che ne fanno parte, configuri
una gestione unitaria;
g) prevedere che alle società cooperative si applichino, in quanto
compatibili con la disciplina loro specificamente dedicata, le norme
dettate rispettivamente per la società per azioni e per la società a
responsabilità limitata a seconda delle caratteristiche dell'impresa
cooperativa e della sua capacità di coinvolgere un elevato numero di
soggetti.
2. In particolare, la riforma delle società cooperative diverse da
quelle di cui al comma 1, lettera b), è ispirata ai seguenti princìpi e
criteri direttivi:
a) prevedere che le norme dettate per le società per azioni si
applichino, in quanto compatibili, alle società cooperative a cui
partecipano soci finanziatori o che emettono obbligazioni. La disciplina
dovrà assicurare ai soci finanziatori adeguata tutela, sia sul piano
patrimoniale sia su quello amministrativo, nella salvaguardia degli scopi
mutualistici perseguiti dai soci cooperatori. In questa prospettiva
disciplinare il diritto agli utili dei soci cooperatori e dei soci
finanziatori e i limiti alla distribuzione delle riserve, nonché il
ristorno a favore dei soci cooperatori, riservando i più ampi spazi
possibili all'autonomia statutaria;
b) prevedere, al fine di incentivare il ricorso al mercato dei
capitali, salve in ogni caso la specificità dello scopo mutualistico e le
riserve di attività previste dalle leggi vigenti, la possibilità, i limiti
e le condizioni di emissione di strumenti finanziari, partecipativi e non
partecipativi, dotati di diversi diritti patrimoniali e amministrativi;
c) prevedere norme che favoriscano l'apertura della compagine sociale
e la partecipazione dei soci alle deliberazioni assembleari, anche
attraverso la valorizzazione delle assemblee separate e un ampliamento
della possibilità di delegare l'esercizio del diritto di voto, sia pure nei
limiti imposti dalla struttura della società cooperativa e dallo scopo
mutualistico;
d) prevedere che gli statuti stabiliscano limiti al cumulo degli
incarichi e alla rieleggibilità per gli amministratori, consentendo che gli
stessi possano essere anche non soci;
e) consentire che la regola generale del voto capitario possa subire
deroghe in considerazione dell'interesse mutualistico del socio cooperatore
e della natura del socio finanziatore;
f) prevedere la possibilità per le società cooperative di
trasformarsi, con procedimenti semplificati, in società lucrative, fermo il
disposto di cui all'articolo 17 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
concernente l'obbligo di devolvere il patrimonio in essere alla data di
trasformazione, dedotti il capitale versato e rivalutato, ed i dividendi
non ancora distribuiti, ai fondi mutualistici di cui all'articolo 11, comma
5, della legge 31 gennaio 1992, n. 59;
g) prevedere anche per le cooperative il controllo giudiziario
disciplinato dall'articolo 2409 del codice civile, salvo quanto previsto
dall'articolo 70, comma 7, del testo unico delle leggi in materia bancaria
e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385.
3. Sono esclusi dall'ambito di applicazione delle disposizioni di cui
al presente articolo i consorzi agrari, nonché le banche popolari, le
banche di credito cooperativo e gli istituti della cooperazione bancaria in
genere, ai quali continuano ad applicarsi le norme vigenti salva
l'emanazione di norme di mero coordinamento che non incidano su profili di
carattere sostanziale della relativa disciplina.


Art. 6

Disciplina del bilancio

1. La revisione della disciplina del bilancio è ispirata ai seguenti
princìpi e criteri direttivi:
a) eliminare le interferenze prodotte nel bilancio dalla normativa
fiscale sul reddito di impresa anche attraverso la modifica della relativa
disciplina e stabilire le modalità con le quali, nel rispetto del principio
di competenza, occorre tenere conto degli effetti della fiscalità
differita;
b) prevedere una regolamentazione delle poste del patrimonio netto
che ne assicuri una chiara e precisa disciplina in ordine alla loro
formazione e al loro utilizzo;
c) dettare una specifica disciplina in relazione al trattamento delle
operazioni denominate in valuta, degli strumenti finanziari derivati, dei
pronti contro termine, delle operazioni di locazione finanziaria e delle
altre operazioni finanziarie;
d) prevedere le condizioni in presenza delle quali le società, in
considerazione della loro vocazione internazionale e del carattere
finanziario, possono utilizzare per il bilancio consolidato princìpi
contabili riconosciuti internazionalmente;
e) ampliare le ipotesi in cui è ammesso il ricorso ad uno schema
abbreviato di bilancio e la redazione di un conto economico semplificato;
f) armonizzare con le innovazioni di cui alle lettere precedenti la
disciplina fiscale sul reddito di impresa e fissare opportune disposizioni
transitorie per il trattamento delle operazioni in corso alla data di
entrata in vigore di tali innovazioni.

Art. 7

Trasformazione, fusione, scissione

1. La riforma della disciplina della trasformazione, fusione e
scissione è ispirata ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) semplificare e precisare il procedimento, nel rispetto, per quanto
concerne le società di capitali, delle direttive comunitarie;
b) disciplinare possibilità, condizioni e limiti delle trasformazioni
e delle fusioni eterogenee;
c) disciplinare i criteri di formazione del primo bilancio successivo
alle operazioni di fusione e di scissione;
d) prevedere che le fusioni tra società, una delle quali abbia
contratto debiti per acquisire il controllo dell'altra, non comportano
violazione del divieto di acquisto e di sottoscrizione di azioni proprie,
di cui, rispettivamente, agli articoli 2357 e 2357-quater del codice
civile, e del divieto di accordare prestiti e di fornire garanzie per
l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie, di cui all'articolo 2358
del codice civile;
e) introdurre disposizioni dirette a semplificare e favorire la
trasformazione delle società di persone in società di capitali.


Art. 8

Scioglimento e liquidazione

1. La riforma della disciplina dello scioglimento e della liquidazione
delle società di capitali e cooperative è ispirata ai seguenti princìpi e
criteri direttivi:
a) accelerare e semplificare le procedure, con particolare riguardo a
quelle relative all'accertamento delle cause di scioglimento e al
procedimento di nomina giudiziale dei liquidatori; disciplinare gli effetti
della cancellazione della società dal registro delle imprese, il regime
della responsabilità per debiti non soddisfatti, e delle sopravvenienze
attive e passive;
b) disciplinare le condizioni, i limiti e le modalità per la
conservazione dell'eventuale valore dell'impresa, anche prevedendo, nella
salvaguardia degli interessi dei soci, possibilità e procedure per la
revoca dello stato di liquidazione; disciplinare i poteri e i doveri degli
amministratori e dei liquidatori con particolare riguardo al compimento di
nuove operazioni;
c) disciplinare la redazione dei bilanci nella fase di liquidazione
sulla base di criteri adeguati alle loro specifiche finalità.


Art. 9

Cancellazione

1. La riforma in materia di cancellazione è ispirata ai seguenti
princìpi e criteri direttivi:
a) semplificare e precisare il procedimento attraverso il quale è
possibile, in presenza di determinate e concorrenti circostanze, cancellare
le società di capitali dal registro delle imprese;
b) prevedere forme di pubblicità della cancellazione dal registro
delle imprese.


Art. 10

Gruppi

1. La riforma in materia di gruppi è ispirata ai seguenti princìpi e
criteri direttivi:
a) prevedere una disciplina del gruppo secondo princìpi di
trasparenza e tale da assicurare che l'attività di direzione e di
coordinamento contemperi adeguatamente l'interesse del gruppo, delle
società controllate e dei soci di minoranza di queste ultime;
b) prevedere che le decisioni conseguenti ad una valutazione
dell'interesse del gruppo siano motivate;
c) prevedere forme di pubblicità dell'appartenenza al gruppo;
d) individuare i casi nei quali riconoscere adeguate forme di tutela
al socio al momento dell'ingresso e dell'uscita della società dal gruppo,
ed eventualmente il diritto di recesso quando non sussistono le condizioni
per l'obbligo di offerta pubblica di acquisto.


Art. 11

Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società
commerciali

1. La riforma della disciplina penale delle società commerciali e delle
materie connesse è ispirata ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) prevedere i seguenti reati e illeciti amministrativi:
1) falsità in bilancio, nelle relazioni o nelle altre
comunicazioni sociali previste dalla legge, consistente nel fatto degli
amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori i quali, nei
bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla
legge dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non
rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, idonei ad indurre in
errore i destinatari sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria
della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l'intenzione di
ingannare i soci o il pubblico, ovvero omettono con la stessa intenzione
informazioni sulla situazione medesima, la cui comunicazione è imposta
dalla legge; precisare che la condotta posta in essere deve essere rivolta
a conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto; precisare altresì che
le informazioni false od omesse devono essere rilevanti e tali da alterare
sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale
o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, anche
attraverso la previsione di soglie quantitative; estendere la punibilità al
caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla
società per conto di terzi; prevedere autonome figure di reato a seconda
che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un danno
patrimoniale ai soci o ai creditori, e di conseguenza: 1.1) quando la
condotta non abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori
la pena dell'arresto fino a un anno e sei mesi; 1.2) quando la condotta
abbia cagionato un danno patrimoniale ai soci o ai creditori: 1.2.1) la
pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la procedibilità a querela
nel caso di società non soggette alle disposizioni della parte IV, titolo
III, capo II, del testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio
1998, n. 58; 1.2.2) la pena della reclusione da uno a quattro anni e la
procedibilità d'ufficio nel caso di società soggette alle disposizioni
della parte IV, titolo III, capo II, del citato testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58; regolare i rapporti della
fattispecie con i delitti tributari in materia di dichiarazione; prevedere
idonei parametri per i casi di valutazioni estimative;
2) falso in prospetto, consistente nel fatto di chi, nei prospetti
richiesti ai fini della sollecitazione all'investimento o dell'ammissione
alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da
pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio,
con la consapevolezza della falsità e l'intenzione di ingannare i
destinatari del prospetto, espone false informazioni idonee ad indurre in
errore od occulta dati o notizie con la medesima intenzione; precisare che
la condotta posta in essere deve essere rivolta a conseguire per sé o per
altri un ingiusto profitto; precisare che la condotta deve essere idonea a
trarre in inganno i destinatari del prospetto; prevedere sanzioni
differenziate a seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia
cagionato un danno patrimoniale ai destinatari e di conseguenza: 2.1) la
pena dell'arresto fino ad un anno quando la condotta non abbia cagionato un
danno patrimoniale ai destinatari; 2.2) la pena della reclusione da uno a
tre anni quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai
destinatari;
3) falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di
revisione, consistente nel fatto dei responsabili della revisione, i quali,
nelle relazioni o in altre comunicazioni, con la consapevolezza della
falsità e l'intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni,
attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione
economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto
sottoposto a revisione; precisare che la condotta posta in essere deve
essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto;
precisare che la condotta deve essere idonea a trarre in inganno i
destinatari sulla predetta situazione; prevedere sanzioni differenziate a
seconda che la condotta posta in essere abbia o non abbia cagionato un
danno patrimoniale ai destinatari e di conseguenza: 3.1) la pena
dell'arresto fino ad un anno quando la condotta non abbia cagionato un
danno patrimoniale ai destinatari; 3.2) la pena della reclusione da un anno
a quattro anni quando la condotta abbia cagionato un danno patrimoniale ai
destinatari;
4) impedito controllo, consistente nel fatto degli amministratori
che impediscono od ostacolano, mediante occultamento di documenti od altri
idonei artifici, lo svolgimento delle attività di controllo o di revisione
legalmente attribuite ai soci, ad altri organi sociali ovvero alle società
di revisione; prevedere la sanzione amministrativa fino a lire venti
milioni; nell'ipotesi in cui ne derivi un danno ai soci prevedere la pena
della reclusione fino ad un anno e la procedibilità a querela;
5) omessa esecuzione di denunce, comunicazioni o depositi,
consistente nel fatto di chi, essendovi tenuto per legge a causa delle
funzioni delle quali è investito nell'ambito di una società o di un
consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce,
comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese; prevedere la
sanzione amministrativa pecuniaria da lire quattrocentomila a lire quattro
milioni, aumentata di un terzo nel caso di omesso deposito dei bilanci;
6) formazione fittizia del capitale, consistente nel fatto degli
amministratori e dei soci conferenti che, anche in parte, formano od
aumentano fittiziamente il capitale della società mediante attribuzione di
azioni o quote sociali per somma inferiore al loro valore nominale,
sottoscrizione reciproca di azioni o quote, rilevante sopravvalutazione dei
conferimenti di beni in natura o di crediti ovvero del patrimonio della
società nel caso di trasformazione; prevedere la pena della reclusione fino
ad un anno;
7) indebita restituzione dei conferimenti, consistente nel fatto
degli amministratori che, fuori dei casi di legittima riduzione del
capitale sociale, restituiscono, anche simulatamente, i conferimenti ai
soci o li liberano dall'obbligo di eseguirli; prevedere la pena della
reclusione fino ad un anno;
8) illegale ripartizione degli utili e delle riserve, consistente
nel fatto degli amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili
non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, ovvero che
ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono per
legge essere distribuite; prevedere la pena dell'arresto fino ad un anno.
La ricostituzione degli utili o delle riserve prima del termine previsto
per l'approvazione del bilancio estingue il reato;
9) illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della
società controllante, consistente nel fatto degli amministratori che
acquistano o sottoscrivono azioni o quote sociali o della società
controllante, cagionando una lesione all'integrità del capitale sociale e
delle riserve non distribuibili per legge; prevedere la pena della
reclusione fino ad un anno. Se il capitale sociale o le riserve sono
ricostituiti prima del termine previsto per l'approvazione del bilancio
relativo all'esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la
condotta, il reato è estinto;
10) operazioni in pregiudizio dei creditori, consistente nel fatto
degli amministratori che, in violazione delle disposizioni di legge a
tutela dei creditori, effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni
con altra società o scissioni, cagionando danno ai creditori; prevedere la
pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la procedibilità a querela;
prevedere che il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio
estingue il reato;
11) indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei
liquidatori, consistente nel fatto dei liquidatori, i quali, ripartendo
beni sociali tra i soci prima del pagamento dei creditori sociali o
dell'accantonamento delle somme necessarie a soddisfarli, cagionano un
danno ai creditori; prevedere la pena della reclusione da sei mesi a tre
anni e la procedibilità a querela; prevedere che il risarcimento del danno
ai creditori prima del giudizio estingue il reato;
12) infedeltà patrimoniale, consistente nel fatto degli
amministratori, direttori generali e liquidatori, i quali, in una
situazione di conflitto di interessi, compiendo o concorrendo a deliberare
atti di disposizione dei beni sociali al fine di procurare a sè o ad altri
un ingiusto profitto, ovvero altro vantaggio, intenzionalmente cagionano un
danno patrimoniale alla società; estendere la punibilità al caso in cui il
fatto sia commesso in relazione a beni posseduti od amministrati dalla
società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno
patrimoniale; specificare che non si considera ingiusto il profitto della
società collegata o del gruppo, se esso è compensato da vantaggi, anche se
soltanto ragionevolmente prevedibili, derivanti dal collegamento o
dall'appartenenza al gruppo; prevedere la pena della reclusione da sei mesi
a tre anni e la procedibilità a querela;
13) comportamento infedele, consistente nel fatto degli
amministratori, direttori generali, sindaci, liquidatori e responsabili
della revisione, i quali, a seguito della dazione o della promessa di
utilità, compiono od omettono atti in violazione degli obblighi inerenti al
loro ufficio, se ne deriva nocumento per la società; prevedere la pena
della reclusione fino a tre anni; estendere la punibilità a chi dà o
promette l'utilità; prevedere la procedibilità a querela;
14) indebita influenza sull'assemblea, consistente nel fatto di
chi, con atti simulati o con frode, determina la maggioranza in assemblea,
allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto;
prevedere la pena della reclusione da sei mesi a tre anni;
15) omessa convocazione dell'assemblea, consistente nel fatto
degli amministratori e dei sindaci, i quali omettono di convocare
l'assemblea nei casi in cui vi sono obbligati per legge o per statuto;
determinare, qualora la legge o lo statuto non prevedano uno specifico
termine per la convocazione, il momento nel quale l'illecito si realizza;
prevedere la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire
dodici milioni, aumentata di un terzo se l'obbligo di convocazione consegue
a perdite o ad una legittima richiesta dei soci;
16) aggiotaggio, consistente nel fatto di chi diffonde notizie
false ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici,
concretamente idonei a cagionare una sensibile alterazione del prezzo di
strumenti finanziari, ovvero ad incidere in modo significativo
sull'affidamento del pubblico nella stabilità patrimoniale di banche o
gruppi bancari; prevedere la pena della reclusione da uno a cinque anni;
b) armonizzare e coordinare le ipotesi sanzionatorie riguardanti
falsità nelle comunicazioni alle autorità pubbliche di vigilanza, ostacolo
allo svolgimento delle relative funzioni e omesse comunicazioni alle
autorità medesime da parte di amministratori, direttori generali, sindaci e
liquidatori di società, enti o soggetti sottoposti per legge alla vigilanza
di tali autorità, anche mediante la formulazione di fattispecie a carattere
generale; coordinare, altresì, le ipotesi sanzionatorie previste dai
numeri 6), 7), 8) e 9) della lettera a) con la nuova disciplina del
capitale sociale, delle riserve e delle azioni introdotta in attuazione
della presente legge, eventualmente estendendo le ipotesi stesse a condotte
omologhe che, in violazione di disposizioni di legge, ledano i predetti
beni;
c) abrogare la fattispecie della divulgazione di notizie sociali
riservate, prevista dall'articolo 2622 del codice civile, introducendo una
circostanza aggravante del reato di rivelazione di segreto professionale,
previsto dall'articolo 622 del codice penale, qualora il fatto sia commesso
da amministratori, direttori generali, sindaci o liquidatori o da chi
svolge la revisione contabile della società; abrogare altresì le
fattispecie speciali relative agli amministratori giudiziari ed ai
commissari governativi, nonchè quella del mendacio bancario, prevista
dall'articolo 137, comma 1, del testo unico delle leggi in materia bancaria
e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385;
d) prevedere una circostanza attenuante dei reati di cui alle
lettere a) e b) qualora il fatto abbia cagionato un'offesa di particolare
tenuità;
e) prevedere che, qualora l'autore della condotta punita sia
individuato mediante una qualifica o la titolarità di una funzione prevista
dalla legge civile, al soggetto formalmente investito della qualifica o
titolare della funzione è equiparato, oltre a chi è tenuto a svolgere la
stessa funzione, diversamente qualificata, anche chi, in assenza di formale
investitura, esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici
inerenti alla qualifica o alla funzione; stabilire altresì che, fuori dei
casi di applicazione delle norme riguardanti i delitti dei pubblici
ufficiali contro la pubblica amministrazione, le disposizioni sanzionatorie
relative agli amministratori si applichino anche a coloro che sono
legalmente incaricati dall'autorità giudiziaria o dall'autorità pubblica di
vigilanza di amministrare la società o i beni dalla stessa posseduti o
gestiti per conto di terzi;
f) prevedere che, in caso di condanna o di applicazione della pena
su richiesta delle parti per i reati indicati nelle lettere a) e b), sia
disposta la confisca del prodotto o del profitto del reato e dei beni
utilizzati per commetterlo; prevedere che quando non sia possibile
l'individuazione o l'apprensione dei beni, la misura abbia ad oggetto una
somma di denaro o beni di valore equivalente;
g) riformulare le norme sui reati fallimentari che richiamano reati
societari, prevedendo che la pena si applichi alle sole condotte
integrative di reati societari che abbiano cagionato o concorso a cagionare
il dissesto della società;
h) prevedere, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi
contenuti nella legge 29 settembre 2000, n. 300, e nel decreto legislativo
8 giugno 2001, n. 231, una specifica disciplina della responsabilità
amministrativa delle società nel caso in cui un reato tra quelli indicati
nelle lettere a) e b) sia commesso, nell'interesse della società, da
amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte
alla vigilanza di questi ultimi, qualora il fatto non si sarebbe realizzato
se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi inerenti alla loro
carica;
i) abrogare le disposizioni del titolo XI del libro V del codice
civile e le altre disposizioni incompatibili con quelle introdotte in
attuazione del presente articolo; coordinare e armonizzare con queste
ultime le norme sanzionatorie vigenti al fine di evitare duplicazioni o
disparità di trattamento rispetto a fattispecie di identico valore, anche
mediante l'abrogazione, la riformulazione o l'accorpamento delle norme
stesse, individuando altresì la loro più opportuna collocazione; prevedere
norme transitorie per i procedimenti penali pendenti;
l) prevedere che la competenza sia sempre del tribunale in
composizione collegiale.


Art. 12.

Nuove norme di procedura

testo annota


1. Il Governo è inoltre delegato ad emanare norme che, senza modifiche
della competenza per territorio e per materia, siano dirette ad assicurare
una più rapida ed efficace definizione di procedimenti nelle seguenti
materie:
a) diritto societario, comprese le controversie relative al
trasferimento delle partecipazioni sociali ed ai patti parasociali;
b) materie disciplinate dal testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, e dal testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º
settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni.
2. Per il perseguimento delle finalità e nelle materie di cui al
comma 1, il Governo è delegato a dettare regole processuali, che in
particolare possano prevedere:
a) la concentrazione del procedimento e la riduzione dei termini
processuali;
b) l'attribuzione di tutte le controversie nelle materie di cui al
comma 1 al tribunale in composizione collegiale, salvo ipotesi eccezionali
di giudizio monocratico in considerazione della natura degli interessi
coinvolti;
c) la mera facoltatività della successiva instaurazione della causa
di merito dopo l'emanazione di un provvedimento emesso all'esito di un
procedimento sommario cautelare in relazione alle controversie nelle
materie di cui al comma 1, con la conseguente definitività degli effetti
prodotti da detti provvedimenti, ancorchè gli stessi non acquistino
efficacia di giudicato in altri eventuali giudizi promossi per finalità
diverse;
d) un giudizio sommario non cautelare, improntato a particolare
celerità ma con il rispetto del principio del contraddittorio, che conduca
alla emanazione di un provvedimento esecutivo anche se privo di efficacia
di giudicato;
e) la possibilità per il giudice di operare un tentativo preliminare
di conciliazione, suggerendone espressamente gli elementi essenziali,
assegnando eventualmente un termine per la modificazione o la rinnovazione
di atti negoziali su cui verte la causa e, in caso di mancata
conciliazione, tenendo successivamente conto dell'atteggiamento al riguardo
assunto dalle parti ai fini della decisione sulle spese di lite;
f) uno o più procedimenti camerali, anche mediante la modifica degli
articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile ed in estensione
delle ipotesi attualmente previste che, senza compromettere la rapidità di
tali procedimenti, assicurino il rispetto dei princìpi del giusto processo;
g) forme di comunicazione periodica dei tempi medi di durata dei
diversi tipi di procedimento di cui alle lettere precedenti trattati dai
tribunali, dalle corti di appello e dalla Corte di cassazione.
3. Il Governo può altresi prevedere la possibilità che gli statuti
delle società commerciali contengano clausole compromissorie, anche in
deroga agli articoli 806 e 808 del codice di procedura civile, per tutte o
alcune tra le controversie societarie di cui al comma 1. Nel caso che la
controversia concerna questioni che non possono formare oggetto di
transazione, la clausola compromissoria dovrà riferirsi ad un arbitrato
secondo diritto, restando escluso il giudizio di equità, ed il lodo sarà
impugnabile anche per violazione di legge.
4. Il Governo è delegato a prevedere forme di conciliazione delle
controversie civili in materia societaria anche dinanzi ad organismi
istituiti da enti privati, che diano garanzie di serietà ed efficienza e
che siano iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della
giustizia.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge
dello Stato.

Data a Roma, addi' 3 ottobre 2001

CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Castelli, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Castelli

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LAVORI PREPARATORI
Camera dei deputati (atto n. 1137):
Presentato dal Ministro della giustizia (Castelli) il
3 luglio 2001.
Assegnato alle commissioni riunite II (Giustizia) e VI
(Finanze), in sede referente, il 5 luglio 2001 con pareri
delle commissioni I, V, X, XI, XIV e del Comitato per la
legislazione.
Esaminato dalle commissioni riunite II e VI, in sede
referente, il 10, 11, 12, 17, 18, 19 e 25 luglio 2001.
Esaminato in aula il 27 luglio 2001, il 1o e il
2 agosto 2001 e approvato il 3 agosto 2001.
Senato della Repubblica (atto n. 608):
Assegnato alle commissioni riunite 2a (Giustizia) e 6a
(Finanze), in sede referente, l'8 agosto 2001, con pareri
delle commissioni 1a, 5a, 9a, 10a, 11a e della Giunta per
gli affari delle Comunita' europee.
Esaminato dalle commissioni riunite 2a e 6a, in sede
referente, il 12, 13, 18 e 19 settembre 2001.
Esaminato in aula il 25, 26 e 27 settembre 2001 e
approvato il 28 settembre 2001.



Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota all'art. 2:
- I capi V, VI, VII, VIII e IX del titolo V del libro V
del codice civile, trattano rispettivamente "Della societa'
per azioni", "Della societa' in accomandita per azioni",
"Della societa' a responsabilita' limitata", "Della
trasformazione della fusione e della scissione delle
societa'" e "Delle societa' costituite all'estero, od
operanti all'estero".
Nota all'art. 3:
- Si riporta il testo dell'art. 32 della legge
24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la
delegificazione di norme e per la semplificazione di
procedimenti amministrativi. Legge di semplificazione
1999):
"Art. 32 (Semplificazione della fase costitutiva e
della fase modificativa delle societa' di capitali). - 1.
In attesa della riforma del diritto societario, la fase
costitutiva e la fase modificativa delle societa' di
capitali sono regolate dalle disposizioni del presente
articolo.
2. I commi terzo e quarto dell'art. 2330 del codice
civile sono sostituiti dai seguenti:
"L'iscrizione della societa' nel registro delle imprese
e' richiesta contestualmente al deposito dell'atto
costitutivo. L'ufficio del registro delle imprese,
verificata la regolarita' formale della documentazione,
iscrive la societa' nel registro.
Tutti i termini previsti in disposizioni speciali con
riferimento all'omologazione dell'atto costitutivo
decorrono dalla data dell'iscrizione nel registro delle
imprese .
3. Nel comma primo dell'art. 2332 del codice civile e'
soppresso il numero 3).
4. Il comma primo dell'art. 2411 del codice civile e'
sostituito dal seguente:
"Il notaio che ha verbalizzato la deliberazione
dell'assemblea, entro trenta giorni, verificato
l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge, ne
richiede l'iscrizione nel registro delle imprese
contestualmente al deposito e allega le eventuali
autorizzazioni richieste. L'ufficio del registro delle
imprese, verificata la regolarita' formale della
documentazione, iscrive la delibera nel registro. Se il
notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla
legge, ne da' comunicazione tempestivamente, e comunque non
oltre il detto termine, agli amministratori. Gli
amministratori, nei trenta giorni successivi e, in
mancanza, ciascun socio a spese della societa', possono
ricorrere al tribunale per il provvedimento di cui ai commi
secondo e terzo. Tutti i termini previsti in disposizioni
speciali con riferimento all'omologazione della delibera
decorrono dalla data dell'iscrizione nel registro delle
imprese .
5. Dopo l'art. 138 della legge 16 febbraio 1913, n. 89,
e' inserito il seguente:
"Art. 138-bis. - 1. Il notaio che chiede l'iscrizione
nel registro delle imprese delle deliberazioni di societa'
di capitali, dallo stesso notaio verbalizzate, quando
risultino manifestamente inesistenti le condizioni,
richieste dalla legge, viola l'art. 28, primo comma, n. 1,
della presente legge, ed e' punito con la sospensione
prevista dal secondo comma dell'art. 138 e con la sanzione
amministrativa da L. 1.000.000 a L. 30.000.000.
2. Con sanzione amministrativa pari a quella di cui al
comma 1, e' punito il notaio che chiede l'iscrizione nel
registro delle imprese di un atto costitutivo di societa'
di capitali, da lui rogato, quando risultino manifestamente
inesistenti le condizioni richieste dalla legge. ".
Nota all'art. 4:
- Per il testo dell'art. 32 della legge 24 novembre
2000, n. 340, vedi nota all'art. 3.
Note all'art. 5:
- Il titolo VI del libro V del codice civile tratta:
"Delle imprese cooperative e delle mutue cooperative".
- Si riporta il testo dell'art. 14 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601
(Disciplina delle agevolazioni tributarie):
"Art. 14 (Condizioni di applicabilita' delle
agevolazioni). - Le agevolazioni previste in questo titolo
si applicano alle societa' cooperative, e loro consorzi,
che siano disciplinate dai principi della mutualita'
previsti dalle leggi dello Stato e siano iscritti nei
registri prefettizi o nello schedario generale della
cooperazione.
I requisiti della mutualita' si ritengono sussistenti
quando negli statuti sono espressamente e inderogabilmente
previste le condizioni indicate nell'art. 26 del decreto
legislativo 14 dicembre 1947, n. 1577, e successive
modificazioni, e tali condizioni sono state in fatto
osservate nel periodo di imposta e nei cinque precedenti,
ovvero nel minor periodo di tempo trascorso
dall'approvazione degli statuti stessi.
I presupposti di applicabilita' delle agevolazioni sono
accertati dall'amministrazione finanziaria sentiti il
Ministero del lavoro o gli altri organi di vigilanza.".
- Si riporta il testo dell'art. 17 della legge
23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2001):
"Art. 17 (Interpretazione autentica
sull'inderogabilita' delle clausole mutualistiche da parte
delle societa' cooperative e loro consorzi). - 1. Le
disposizioni di cui all'art. 26 del decreto legislativo del
Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577,
ratificato, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951,
n. 302, all'art. 14 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e all'art. 11,
comma 5, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, si
interpretano nel senso che la soppressione da parte di
societa' cooperative o loro consorzi delle clausole di cui
al predetto art. 26 comporta comunque per le stesse
l'obbligo di devolvere il patrimonio effettivo in essere
alla data della soppressione, dedotti il capitale versato e
rivalutato ed i dividendi eventualmente maturati, ai fondi
mutuatistici di cui al citato art. 11, comma 5. Allo stesso
obbligo si intendono soggette le stesse societa'
cooperative e loro consorzi nei casi di fusione e di
trasformazione, ove non vietati dalla normativa vigente, in
enti diversi dalle cooperative per le quali vigono le
clausole di cui al citato art. 26, nonche' in caso di
decadenza dai benefici fiscali.".
- Si riporta il testo del comma 5 dell'art. 11 della
legge 31 gennaio 1992, n. 59 (Nuove norme in materia di
societa' cooperative):
"5. Deve inoltre essere devoluto ai fondi di cui al
comma 1 il patrimonio residuo delle cooperative in
liquidazione, dedotti il capitale versato e rivalutato ed i
dividendi eventualmente maturati, di cui al primo comma,
lettera c), dell'art. 26 del citato decreto legislativo del
Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, e
successive modificazioni".
- Si riporta il testo dell'art. 2409 del codice civile:
"Art. 2409 (Denunzia al tribunale). - Se vi e' fondato
sospetto di gravi irregolarita' nell'adempimento dei doveri
degli amministratori e dei sindaci, i soci che
rappresentano il decimo del capitale sociale possono
denunziare i fatti al tribunale.
Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli
amministratori e i sindaci, puo' ordinare l'ispezione
dell'amministrazione della societa' a spese dei soci
richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione
di una cauzione.
Se le irregolarita' denunziate sussistono, il tribunale
puo' disporre gli opportuni provvedimenti cautelari e
convocare l'assemblea per le conseguenti deliberazioni. Nei
casi piu' gravi puo' revocare gli amministratori ed i
sindaci e nominare un amministratore giudiziario,
determinandone i poteri e la durata.
L'amministratore giudiziario puo' proporre l'azione di
responsabilita' contro gli amministratori e i sindaci.
Prima della scadenza del suo incarico l'amministratore
giudiziario convoca e presiede l'assemblea per la nomina
dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del
caso, la messa in liquidazione della societa'.
I provvedimenti previsti da questo articolo possono
essere adottati anche su richiesta del pubblico ministero,
e in questo caso le spese per l'ispezione sono a carico
della societa'".
- Si riporta il testo del comma 7 dell'art. 70 del
decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia):
"7. Alle banche non si applicano il titolo IV della
legge fallimentare e l'art. 2409 del codice civile. Se vi
e' fondato sospetto di gravi irregolarita' nell'adempimento
dei doveri degli amministratori e dei sindaci di banche, i
soci che rappresentano il ventesimo del capitale sociale,
ovvero il cinquantesimo in caso di banche con azioni
quotate in borsa, possono denunciare i fatti alla Banca
d'Italia, che decide con provvedimento motivato.".
Note all'art. 7:
- Si riporta il testo degli articoli 2357, 2357-quater
e 2358 del codice civile:
"Art. 2357 (Acquisto delle proprie azioni). - La
societa' non puo' acquistare azioni proprie se non nei
limiti degli utili distribuibili e delle riserve
disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente
approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni
interamente liberate.
L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la
quale ne fissa le modalita', indicando in particolare il
numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non
superiore ai diciotto mesi, per la quale l'autorizzazione
e' accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo
massimo.
In nessun caso il valore nominale delle azioni
acquistate a norma dei commi precedenti puo' eccedere la
decima parte del capitale sociale (2630, n. 4), tenendosi
conto a tal fine anche delle azioni possedute da societa'
controllate.
Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti
debbono essere alienate secondo modalita' da determinarsi
dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In
mancanza, deve procedersi senza indugio al loro
annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale.
Qualora l'assemblea non provveda, gli amministratori e i
sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal
tribunale secondo il procedimento previsto dall'art. 2446,
secondo comma.
Le disposizioni del presente articolo si applicano
anche agli acquisti fatti per tramite di societa'
fiduciaria o per interposta persona.".
"Art. 2357-quater (Divieto di sottoscrizione delle
proprie azioni). - In nessun caso la societa' puo'
sottoscrivere azioni proprie. Le azioni sottoscritte in
violazione del divieto stabilito nel precedente comma si
intendono sottoscritte e devono essere liberate dai
promotori e dai soci fondatori o, in caso di aumento del
capitale sociale, dagli amministratori. La presente
disposizione non si applica a chi dimostri di essere esente
da colpa.
Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per
conto della societa', azioni di quest'ultima e' considerato
a tutti gli effetti sottoscrittore per conto proprio. Della
liberazione delle azioni rispondono solidalmente, salvo che
non dimostrino di essere esenti da colpa, i promotori, i
soci fondatori e, nel caso di aumento del capitale sociale,
gli amministratori".
"Art. 2358 (Altre operazioni sulle proprie
azioni). - La societa' non puo' accordare prestiti ne'
fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle
azioni proprie.
La societa' non puo', neppure per tramite di societa'
fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni
proprie in garanzia.
Le disposizioni dei due commi precedenti non si
applicano alle operazioni effettuate per favorire
l'acquisto di azioni da parte di dipendenti della societa'
o di quelli di societa' controllanti o controllate. In
questi casi tuttavia le somme impiegate e le garanzie
prestate debbono essere contenute nei limiti degli utili
distribuibili regolarmente accertati e delle riserve
disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente
approvato.".
Note all'art. 11:
- Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo
unico delle disposizioni in materia di intemediazione
finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge
6 febbraio 1996, n. 52) alla parte IV tratta della
disciplina degli emittenti ed in particolare il capo II
tratta della disciplina delle societa' con azioni quotate.
- Si riporta il testo dell'art. 2622 del codice civile:
"Art. 2622 (Divulgazione di notizie sociali
riservate). - Gli amministratori, i direttori generali, i
sindaci e i loro dipendenti, i liquidatori, che, senza
giustificato motivo, si servono a profitto proprio od
altrui di notizie avute a causa del loro ufficio, o ne
danno comunicazione, sono puniti, se dal fatto puo'
derivare pregiudizio alla societa', con la reclusione fino
ad un anno e con la multa da lire duecentomila a due
milioni. Il delitto e' punibile su querela della
societa'.".
- Si riporta il testo dell'art. 622 del codice penale:
"Art. 622 (Rivelazione di segreto
professionale). - Chiunque, avendo notizia, per ragione del
proprio stato o ufficio, o della propria professione o
arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero
lo impiega a proprio o altrui profitto, e' punito, se dal
fatto puo' derivare nocumento, con la reclusione fino a un
anno o con la multa da lire sessantamila a un milione.
Il delitto e' punibile a querela della persona
offesa.".
- Si riporta il testo del comma 1, dell'art. 137 del
citato decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385:
"1. Salvo che il fatto costituisca reato piu' grave,
chi, al fine di ottenere concessioni di credito per se' o
per le aziende che amministra, o di mutare le condizioni
alle quali il credito venne prima concesso, fornisce
dolosamente a una banca notizie o dati falsi sulla
costituzione o sulla situazione economica, patrimoniale e
finanziaria delle aziende comunque interessate alla
concessione del credito, e' punito con la reclusione fino a
un anno e con la multa fino a lire dieci milioni.".
- La legge 29 settembre 2000, n. 300, reca: "Ratifica
ed esecuzione dei seguenti atti internazionali elaborati in
base all'art. K.3 del Trattato sull'Unione europea:
convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle
Comunita' europee, fatta a Bruxelles il 26 luglio 1995, del
suo primo protocollo fatto a Dublino il 27 settembre 1996,
del protocollo concernente l'interpretazione in via
pregiudiziale, da parte della Corte di giustizia delle
Comunita' europee, di detta convenzione, con annessa
dichiarazione, fatto a Bruxelles il 29 novembre 1996,
nonche' della convenzione relativa alla lotta contro la
corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle
Comunita' europee o degli Stati membri dell'Unione europea,
fatta a Bruxelles il 26 maggio 1997 e della convenzione
OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali
stranieri nelle operazioni economiche internazionali, con
annesso, fatta a Parigi il 17 dicembre 1997. Delega al
Governo per la disciplina della responsabilita'
amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi
di personalita' giuridica.".
- Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, reca:
"Disciplina della responsabilita' amministrativa delle
persone giuridiche, delle societa' e delle associazioni
anche prive di personalita' giuridica, a norma dell'art. 11
della legge 29 settembre 2000, n. 300.".
- Il titolo XI del libro V del codice civile, reca:
"Disposizioni penali in materia di societa' e di
consorzi.".
Note all'art. 12:
- Per il titolo del decreto legislativo 24 febbraio
1998, n. 58, vedi note all'art. 11.
- Per il titolo del decreto legislativo 1 settembre
1993, n. 385, vedi note all'art. 5.
- Si riporta il testo dell'art. 737 del codice di
procedura civile:
"Art. 737 (Forma della domanda e del
provvedimento). - I provvedimenti, che debbono essere
pronunciati in camera di consiglio, si chiedono con ricorso
al giudice competente e hanno forma di decreto motivato,
salvo che la legge disponga altrimenti.".
- Si riporta il testo degli articoli 806 e 808 del
codice di procedura civile:
"Art. 806 (Compromesso). - Le parti possono far
decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte,
tranne quelle previste negli articoli 429 e 459, quelle che
riguardano questioni di stato e di separazione personale
tra coniugi e le altre che non possono formare oggetto di
transazione".
"Art. 808 (Clausola compromissoria). - Le parti, nel
contratto che stipulano o in un atto separato, possono
stabilire che le controversie nascenti dal contratto
medesimo siano decise da arbitri, purche' si tratti di
controversie che possono formare oggetto di compromesso. La
clausola compromissoria deve risultare da atto avente la
forma richiesta per il compromesso ai sensi dell'art. 807,
commi primo e secondo.
Le controversie di cui all'art. 409 possono essere
decise da arbitri solo se cio' sia previsto nei contratti e
accordi collettivi di lavoro purche' cio' avvenga, a pena
di nullita', senza pregiudizio della facolta' delle parti
di adire l'autorita' giudiziaria. La clausola
compromissoria contenuta in contratti o accordi collettivi
o in contratti individuali di lavoro e' nulla ove autorizzi
gli arbitri a pronunciare secondo equita' ovvero dichiari
il lodo non impugnabile.
La validita' della clausola compromissoria deve essere
valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si
riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il contratto
comprende il potere di convenire la clausola
compromissoria.".


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato