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Gazzetta Ufficiale n. 250 del 26-10-2001
Comune di Jesi
Rete Civica Aesinet

LEGGE 19 ottobre 2001, n. 386
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalita' organizzata mafiosa o similare.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1.
(Istituzione e compiti)

1. E' istituita, per la durata della XIV legislatura, ai sensi
dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di
inchiesta sul fenomeno della criminalita' organizzata di tipo mafioso
di cui all'articolo 416-bis del codice penale nonche' sulle similari
associazioni criminali, anche di matrice straniera, che siano
comunque di estremo pericolo per il sistema sociale, economico e
istituzionale, con i seguenti compiti:
a) verificare l'attuazione della legge 13 settembre 1982, n. 646, e
successive modificazioni, e delle altre leggi dello Stato, nonche'
degli indirizzi del Parlamento in materia di criminalita' organizzata
di tipo mafioso e similari;
b) verificare l'attuazione delle disposizioni del decreto-legge 15
gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
marzo 1991, n. 82, del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119, del
regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 24 novembre
1994, n. 687, e della legge 13 febbraio 2001, n. 45, e successive
modificazioni, riguardanti le persone che collaborano con la
giustizia e le persone che prestano testimonianza, e promuovere
iniziative legislative e amministrative necessarie per rafforzarne
l'efficacia;
c) accertare la congruita' della normativa vigente e della
conseguente azione dei pubblici poteri, formulando le proposte di
carattere legislativo e amministrativo ritenute necessarie per
rendere piu' coordinata e incisiva l'iniziativa dello Stato, delle
regioni e degli enti locali e piu' adeguate le intese internazionali
concernenti la prevenzione delle attivita' criminali, l'assistenza e
la cooperazione giudiziaria;
d) accertare e valutare la natura e le caratteristiche dei mutamenti
e delle trasformazioni del fenomeno mafioso e di tutte le sue
connessioni, comprese quelle istituzionali, con particolare riguardo
agli insediamenti stabilmente esistenti nelle regioni diverse da
quelle di tradizionale inserimento e comunque caratterizzate da forte
sviluppo dell'economia produttiva, nonche' ai processi di
internazionalizzazione e cooperazione con altre organizzazioni
criminali finalizzati alla gestione di nuove forme di attivita'
illecite contro la persona, l'ambiente e i patrimoni;
e) accertare le modalita' di difesa del sistema degli appalti e delle
opere pubbliche dai condizionamenti mafiosi individuando le diverse
forme di inquinamento mafioso e le specifiche modalita' di
interferenza illecita in ordine al complessivo sistema normativo che
regola gli appalti e le opere pubbliche;
f) verificare la congruita' della normativa vigente per la
prevenzione e il contrasto alle varie forme di accumulazione dei
patrimoni illeciti, al riciclaggio e all'impiego di beni, denaro o
altre utilita' che rappresentino il provento della criminalita'
organizzata, nonche' l'adeguatezza delle strutture e l'efficacia
delle prassi amministrative, formulando le proposte di carattere
legislativo e amministrativo ritenute necessarie, anche in
riferimento alle intese internazionali, all'assistenza e alla
cooperazione giudiziaria;
g) verificare l'adeguatezza delle norme sulle misure di prevenzione
patrimoniale, sulla confisca dei beni e sul loro uso sociale e
produttivo, proponendo le misure idonee a renderle piu' efficaci;
h) riferire al Parlamento al termine dei suoi lavori, nonche' ogni
volta che lo ritenga opportuno e comunque annualmente.
2. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi
poteri e le stesse limitazioni dell'autorita' giudiziaria.
3. La Commissione puo' organizzare i propri lavori attraverso uno o
piu' comitati, costituiti secondo il regolamento di cui all'articolo
6.


Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Nota all'art. 1, comma 1:
- Il testo dell'art. 82 della Costituzione e' il
seguente:
"Art. 82. - Ciascuna Camera puo' disporre inchieste su
materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una
commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione
dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle
indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse
limitazioni dell'autorita'".

Nota all'art. 1, comma 1, lettera a):
- La legge 13 settembre 1982, n. 646, reca:
"Disposizioni in materia di misure di prevenzione di
carattere patrimoniale ed integrazione alle leggi
27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e
31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione
parlamentare sul fenomeno della mafia.".

Note all'art. 1, comma 1, lettera b):
- Il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, reca:
"Nuove norme in materia di sequestri di persona a scopo di
estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia,
nonche' per la protezione e il trattamento sanzionatorio di
coloro che collaborano con la giustizia.".
- Il decreto legislativo 29 maggio 1993, n. 119, reca:
"Disciplina del cambiamento delle generalita' per la
protezione di coloro che collaborano con la giustizia".
- Il decreto del Ministro dell'interno 24 novembre
1994, n. 687, reca: "Regolamento recante norme dirette ad
individuare i criteri di formulazione del programma di
protezione di coloro che collaborano con la giustizia e le
relative modalita' di attuazione.".
La legge 13 febbraio 2001, n. 45, reca: "Modifica della
disciplina della protezione e del trattamento sanzionatorio
di coloro che collaborano con la giustizia nonche'
disposizioni a favore delle persone che prestano
testimonianza.".



Art. 2.
(Composizione e presidenza della
Commissione)

1. La Commissione e' composta da venticinque senatori e da
venticinque deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del
Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati,
in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari,
comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun
gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento.
2. La Commissione e' rinnovata dopo il primo biennio dalla sua
costituzione e i componenti possono essere confermati.
3. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della
Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi
componenti, convocano la Commissione per la costituzione dell'ufficio
di presidenza.
4. L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due
vicepresidenti e da due segretari, e' eletto dai componenti della
Commissione a scrutinio segreto. Nella elezione del presidente, se
nessuno riporta la maggioranza assoluta dei voti, si procede al
ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero
di voti. In caso di parita' di voti e' proclamato eletto o entra in
ballottaggio il piu' anziano di eta'.
5. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due
segretari, ciascun componente la Commissione scrive sulla propria
scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior
numero di voti. In caso di parita' di voti si procede ai sensi del
comma 4.
6. Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 si applicano anche per le
elezioni suppletive.



Art. 3.
(Audizioni e testimonianze)

1. Ferme le competenze dell'autorita' giudiziaria, per le audizioni a
testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni
degli articoli 366 e 372 del codice penale.
2. Per i segreti professionale e bancario si applicano le norme
vigenti. In nessun caso per i fatti rientranti nei compiti della
Commissione puo' essere opposto il segreto di Stato o il segreto di
ufficio.
3. E' sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale
nell'ambito del mandato.
4. Gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria non sono tenuti
a rivelare alla Commissione i nomi di chi ha loro fornito
informazioni.


Nota all'art. 3, comma 1:
- Si riporta il testo degli articoli 366 e 372 del
codice penale:
"Art. 366 (Rifiuto di uffici legalmente dovuti). -
Chiunque, nominato dall'autorita' giudiziaria perito,
interprete, ovvero custode di cose sottoposte a sequestro
dal giudice penale, ottiene con mezzi fraudolenti
l'esenzione dall'obbligo di comparire o di prestare il suo
ufficio, e' punito con la reclusione fino a sei mesi o con
la multa da lire sessantamila a un milione.
Le stesse pene si applicano a chi, chiamato dinanzi
all'autorita' giudiziaria per adempiere ad alcuna delle
predette funzioni, rifiuta di dare le proprie generalita',
ovvero di prestare il giuramento richiesto, ovvero di
assumere o di adempiere le funzioni medesime.
Le disposizioni precedenti si applicano alla persona
chiamata a deporre come testimonio dinanzi all'autorita'
giudiziaria e ad ogni altra persona chiamata ad esercitare
una funzione giudiziaria.
Se il colpevole e' un perito o un interprete, la
condanna importa l'interdizione dalla professione o
dall'arte.".
"Art. 372 (Falsa testimonianza). - Chiunque, deponendo
come testimone innanzi all'autorita' giudiziaria, afferma
il falso o nega il vero, ovvero tace, in tuffo o in parte,
cio' che sa intorno ai fatti sui quali e' interrogato, e'
punito con la reclusione da due a sei anni.".



Art. 4.
(Richiesta di atti e documenti)

1. La Commissione puo' ottenere, anche in deroga al divieto stabilito
dall'articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e
documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso
l'autorita' giudiziaria o altri organi inquirenti, nonche' copie di
atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari.
L'autorita' giudiziaria puo' trasmettere le copie di atti e documenti
anche di propria iniziativa.
2. La Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza
fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del
comma 1 siano coperti da segreto.
3. La Commissione puo' ottenere, da parte degli organi e degli uffici
della pubblica amministrazione, copie di atti e documenti da essi
custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materia attinente alle
finalita' della presente legge.
4. L'autorita' giudiziaria provvede tempestivamente e puo' ritardare
la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti con decreto
motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha
efficacia per sei mesi e puo' essere rinnovato. Quando tali ragioni
vengono meno, l'autorita' giudiziaria provvede senza ritardo a
trasmettere quanto richiesto.
5. Quando gli atti o i documenti siano stati assoggettati al vincolo
di segreto funzionale da parte delle competenti Commissioni
parlamentari di inchiesta, detto segreto non puo' essere opposto alla
Commissione di cui alla presente legge.
6. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere
divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre
istruttorie o inchieste in corso.


Nota all'art. 4, comma 1:
- Si riporta il testo dell'art. 329 del codice di
procedura penale:
"Art. 329 (Obbligo del segreto). - 1. Gli atti
d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia
giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando
l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non
oltre la chiusura delle indagini preliminari.
2. Quando e' necessario per la prosecuzione delle
indagini, il pubblico ministero puo', in deroga a quanto
previsto dall'art. 114, consentire, con decreto motivato,
la pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal
caso, gli atti pubblicati sono depositati presso la
segreteria del pubblico ministero.
3. Anche quando gli atti non sono piu' coperti dal
segreto a norma del comma 1, il pubblico ministero, in caso
di necessita' per la prosecuzione delle indagini, puo'
disporre con decreto motivato:
a) l'obbligo del segreto per singoli atti, quando
l'imputato lo consente o quando la conoscenza dell'atto
puo' ostacolare le indagini riguardanti altre persone;
b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli
atti o notizie specifiche relative a determinate
operazioni.



Art. 5.
(Segreto)

1. I componenti la Commissione, i funzionari e il personale di
qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione stessa e tutte le
altre persone che collaborano con la Commissione o compiono o
concorrono a compiere atti di inchiesta oppure di tali atti vengono a
conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio sono obbligati al
segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui
all'articolo 4, commi 2 e 6.
2. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, la violazione del
segreto e' punita ai sensi dell'articolo 326 del codice penale.
3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, le stesse pene si
applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per
riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di
inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione.


Nota all'art. 5, comma 2:
- Si riporta il testo dell'art. 326 del codice penale:
"Art. 326 (Rivelazione ed utilizzazione di segreti di
ufficio) - Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di
un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle
funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua
qualita', rivela notizie d'ufficio, le quali debbano
rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la
conoscenza, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre
anni.
Se l'agevolazione e' soltanto colposa, si applica la
reclusione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un
pubblico servizio, che, per procurare a se' o ad altri un
indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente
di notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, e'
punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto
e' commesso al fine di procurare a se' o ad altri un
ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri
un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino
a due anni.".



Art. 6.
(Organizzazione interna)

1. L'attivita' e il funzionamento della Commissione e dei comitati
istituiti ai sensi dell'articolo 1, comma 3, sono disciplinati da un
regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima
dell'inizio dell'attivita' di inchiesta. Ciascun componente puo'
proporre la modifica delle disposizioni regolamentari.
2. Tutte le volte che lo ritenga opportuno la Commissione puo'
riunirsi in seduta segreta.
3. La Commissione puo' avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di
polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritenga
necessarie. Ai fini dell'opportuno coordinamento con le strutture
giudiziarie e di polizia, la Commissione puo' avvalersi anche
dell'apporto di almeno un magistrato e un dirigente
dell'Amministrazione dell'interno, autorizzati, con il loro consenso,
rispettivamente dal Consiglio superiore della magistratura e dal
Ministro dell'interno su richiesta del presidente della Commissione.
4. Per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di
personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai
Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro.
5. Le spese per il funzionamento della Commissione sono poste per
meta' a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per
meta' a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. La
Commissione cura la informatizzazione dei documenti acquisiti e
prodotti nel corso dell'attivita' propria e delle analoghe
Commissioni precedenti.



Art. 7.
(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 19 ottobre 2001

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Castelli

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 1036):
Presentato dall'on. Boato ed altri il 25 giugno 2001.
Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali),
in sede referente, il 3 luglio 2001 con pareri delle
commissioni II e V.
Esaminato dalla I commissione l'11, 12, 17 e 18 luglio
2001.
Relazione scritta presentata il 19 luglio 2001 (atto n.
1036, 1037, 1124, 1133, 1297, 1298/A relatore on. Palma).
Esaminato in aula il 23 luglio 2001 e il 26 luglio
2001, approvato in un Testo unificato con gli atti n. 1037
(Lumia ed altri), 1124 (Gambale ed altri), 1133 (Molinari
ed altri), 1297 (Vendola ed altri), 1298 (Fontanini ed
altri).
Senato della Repubblica (atto n. 543):
Assegnato alla 1a commissione (Affari costituzionali),
in sede referente, il 1 agosto 2001 con pareri delle
commissioni 2a, 3a, 8a e 10a.
Esaminato dalla 1a commissione il 20, 25 e 26 settembre
2001.
Nuovamente assegnato alla 1a commissione (Affari
costituzionali), in sede deliberante, il 9 ottobre 2001 con
pareri delle commissioni 2a, 3a, 8ae 10a.
Esaminato ed approvato in 1a commissione, in sede
deliberante, l'11 ottobre 2001.


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato