Comune di Jesi Rete civica Aesinet
Home Mappa E-mail facile Ricerca

scegli la categoria...
Il Comune - Relazioni con il pubblico - Informagiovani - Dati statistici - Informacittà - Gazzette leggi e normative - Cultura e tempo libero - Economia e lavoro - Turismo - Portale delle associazioni - Istruzione e formazione - Trasporti e mobilità - Sanità, ambiente

Gazzetta Ufficiale N. 182 del 5 Agosto 2002

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

CIRCOLARE 31 luglio 2002 Modalita' applicative della legge sul riordino della dirigenza.

1. Premessa: le novita' della legge.
La legge 15 luglio 2002, n. 145, recante "Disposizioni per il
riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di
esperienze e l'interazione tra pubblico e privato" pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n.
172 del 24 luglio 2002 che entra in vigore l'8 agosto 2002, contiene
numerose e profonde modifiche dell'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle pubbliche amministrazioni, con particolare riguardo
all'assetto complessivo della dirigenza statale.
Tra le innovazioni piu' significative, direttamente incidenti sulle
disposizioni del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si
segnalano le nuove regole che disciplinano il conferimento degli
incarichi dirigenziali.
In questa parte, la legge valorizza le responsabilita' politiche
degli organi di vertice delle amministrazioni nella scelta dei
dirigenti ritenuti maggiormente idonei ad attuare gli obiettivi
definiti in sede programmatoria.
Nel nuovo sistema normativo, ferma restando la natura del rapporto
di lavoro disciplinato dalle disposizioni di diritto comune e dai
contratti collettivi, il provvedimento di conferimento dell'incarico
assume un ruolo centrale, delineando il contenuto dei compiti
affidati ai dirigenti, in relazione agli scopi fissati negli atti di
indirizzo politico-amministrativo.
In questo modo, viene attuato coerentemente il principio, fissato
dall'art. 4 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
riguardante il necessario collegamento tra la definizione dei criteri
direttivi dell'azione amministrativa, lo svolgimento dell'attivita'
gestionale e la verifica dei risultati conseguiti, secondo parametri
oggettivi.
Al tempo stesso, la riforma della dirigenza persegue lo scopo di
accentuare il rilievo del merito professionale del personale pubblico
piu' qualificato, allargando le opportunita' offerte ai dirigenti di
seconda fascia per accedere agli incarichi di livello dirigenziale
generale.
Nella stessa logica di pieno riconoscimento delle competenze e
delle doti espresse dai singoli, si pongono le disposizioni che
allargano la possibilita' di attribuire una parte degli incarichi ai
dirigenti delle altre amministrazioni pubbliche e degli organi
costituzionali, nonche' alle persone, estranee all'amministrazione,
di comprovata professionalita'.
2. Le novita' concernenti il conferimento degli incarichi
dirigenziali.
La presente circolare intende fornire le prime indicazioni
interpretative delle nuove norme, con particolare riguardo alle
disposizioni interessanti la cessazione e l'attribuzione degli
incarichi dirigenziali nella fase di immediata attuazione della
riforma.
La disciplina prevista dagli articoli 19 e 23 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e' radicalmente innovata in piu'
punti, riguardanti le modalita' di assegnazione degli incarichi e la
definizione dei ruoli dirigenziali delle amministrazioni:
a) per il conferimento degli incarichi vanno ora considerati,
insieme alla natura e alle caratteristiche dei compiti assegnati,
alle attitudini ed alle capacita' professionali del singolo
dirigente, i risultati precedentemente conseguiti dall'interessato,
in relazione agli obiettivi fissati nella direttiva annuale e negli
altri atti di indirizzo del Ministro;
b) in ogni caso, i criteri di conferimento degli incarichi di
direzione degli uffici di livello dirigenziale tengono conto delle
condizioni di pari opportunita' di cui all'art. 7, comma 1, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
c) la definizione dell'oggetto e della durata dell'incarico
(insieme agli obiettivi da conseguire, con riferimento alle
priorita', ai piani e ai programmi definiti dall'organo di vertice
nei propri atti di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi
che intervengano nel corso del rapporto, nonche' alle risorse umane,
finanziarie e strumentali), e' contenuta nel provvedimento di
conferimento dell'incarico stesso;
d) per gli incarichi previsti dall'art. 19, comma 3,
l'individuazione del contenuto dell'incarico, che e' attribuito con
decreto del Presidente della Repubblica, e' stabilita in separato
provvedimento dell'organo di vertice (Presidente del Consiglio dei
Ministri o Ministro competente);
e) il contratto individuale, che accede al provvedimento di
conferimento, definisce il corrispondente trattamento economico;
f) la durata degli incarichi, fissata nel provvedimento di
conferimento, deve essere correlata agli obiettivi prefissati, e, in
ogni caso, non puo' eccedere, per gli incarichi di funzione
dirigenziale di cui ai commi 3 e 4, il termine di tre anni e, per gli
altri incarichi di funzione dirigenziale, il termine di cinque anni.
Non e' prevista una durata minima;
g) gli incarichi dirigenziali possono essere conferiti anche ai
dirigenti non appartenenti ai ruoli delle amministrazioni statali,
purche' dipendenti delle ammi-nistrazioni pubbliche di cui all'art.
1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ovvero di
organi costituzionali, nei limiti del 10% della dotazione organica
dei dirigenti di prima fascia e del 5% della dotazione organica dei
dirigenti di seconda fascia. Le percentuali indicate non incidono
piu' sul contingente previsto dall'art. 19, comma 6, come avveniva
nel contesto della precedente disciplina;
h) il nuovo sistema e' caratterizzato da maggiore flessibilita'
ed apertura in ordine alla individuazione dei soggetti idonei a
ricoprire gli incarichi dirigenziali. In particolare, gli incarichi
di funzione dirigenziale di livello generale possono essere
attribuiti a dirigenti di seconda fascia, fino al nuovo e piu'
elevato limite del cinquanta per cento dei posti attribuibili. In tal
modo si allarga sensibilmente l'originario limite, fissato nella
misura di un terzo dei posti disponibili;
i) nella stessa prospettiva, si prevede un significativo aumento
dei posti attribuibili a persone di comprovata qualificazione
professionale non appartenenti ai ruoli dirigenziali, incrementando
detti posti dal 5% al 10% della dotazione organica dei dirigenti di
prima fascia e dal 5% all'8% della dotazione organica dei dirigenti
di seconda fascia;
j) tutti gli incarichi di Segretario generale, di Capo di
Dipartimento e di livello equivalente, previsti dall'art. 19, comma
3, cessano automaticamente entro novanta giorni dal voto sulla
fiducia al Governo, considerando la stretta connessione di tali
funzioni con gli indirizzi politico-amministrativi espressi dai
vertici della struttura statale;
k) le disposizioni dell'art. 19 (cosi' come riformulate dalla
legge), per la loro peculiare valenza organizzativa, vengono
espressamente qualificate come norme non derogabili dai contratti o
accordi collettivi;
l) il sistema del ruolo unico dei dirigenti statali e' soppresso.
In ogni amministrazione dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
e' istituito un separato ruolo dei dirigenti, che si articola nella
prima e nella seconda fascia, nel cui ambito sono definite apposite
sezioni, in modo da garantire la eventuale specificita' tecnica del
personale;
m) peraltro, l'abrogazione del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150 (che disciplina
il ruolo unico dei dirigenti statali) e' differita all'entrata in
vigore del nuovo regolamento, previsto dall'art. 10 della legge,
destinato a disciplinare: le modalita' di istituzione,
l'organizzazione e il funzionamento dei ruoli dei dirigenti delle
amministrazioni dello Stato nonche' le procedure e le modalita' per
l'inquadramento, nella fase di prima attuazione, dei dirigenti di
prima e seconda fascia del ruolo unico nei ruoli delle singole
amministrazioni.
3. Le norme di immediata attuazione: la cessazione automatica degli
incarichi nell'art. 3, comma 7, della legge.
La complessita' della riforma in atto richiede alcuni chiarimenti
interpretativi, riferiti al periodo di immediata attuazione della
legge.
Si tratta di una fase particolarmente delicata, perche' essa
comporta il superamento del precedente assetto normativo,
caratterizzato dal rilievo centrale del contratto individuale di
lavoro nella definizione dell'oggetto e degli obiettivi degli
incarichi dirigenziali.
La piena attuazione del nuovo modello organizzativo e' subordinata
alla costituzione dei ruoli dirigenziali delle singole
amministrazioni, secondo le cadenze temporali stabilite dal
regolamento di cui all'art. 10 della legge.
Anche prima di tale momento, pero', le nuove disposizioni sono
destinate ad assumere piena operativita', secondo modalita' e tempi
diversificati, che vanno accuratamente individuati, tenendo conto
della disciplina espressamente diretta a regolare la fase
transitoria.
In particolare, l'art. 3, comma 7, contiene una disposizione di
immediata applicazione (che individua il nucleo essenziale del regime
transitorio della nuova disciplina), diretta ad incidere su due tipi
di incarichi, in corso alla data di entrata in vigore della legge:
a) tutti gli incarichi dirigenziali concernenti i ruoli delle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo;
b) tutti gli incarichi di direttore generale degli enti pubblici
vigilati dallo Stato, ove e' prevista tale figura.
4. L'ambito di applicazione soggettivo della disciplina transitoria
sugli incarichi in corso.
L'ambito soggettivo di applicazione della norma transitoria e'
puntualmente definito dalla legge:
a) l'operativita' della norma riguarda le amministrazioni
statali, anche ad ordinamento autonomo, per quanto concerne gli
incarichi dirigenziali;
b) per gli enti pubblici vigilati dallo Stato, la norma incide
solo sugli incarichi di direttore generale (secondo quanto precisato
in seguito), senza toccare l'assetto della dirigenza;
c) la norma transitoria non tocca le altre amministrazioni
pubbliche, salvo quanto precisato al punto 19.
A tale riguardo si sottolinea che la legge di riforma, all'art. 1,
modificando l'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, ridefinisce l'ambito soggettivo delle amministrazioni
disciplinate dallo stesso testo unico, includendovi: "l'Agenzia per
la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e
le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300".
Dall'ambito applicativo dell'art. 3, comma 7, della legge sono
esclusi i dirigenti delle istituzioni scolastiche che hanno acquisito
la qualifica dirigenziale ai sensi del decreto legislativo 6 marzo
1998, n. 59, atteso il peculiare meccanismo di reclutamento, la
disciplina specifica che li riguarda, l'applicabilita' solo parziale
del complesso normativo definito dagli articoli 19 e ss. del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche' i contenuti e le
specificita' della funzione dirigenziale dei capi di istituto.
5. La disciplina transitoria e il personale dirigenziale non
contrattualizzato.
Circa l'applicazione della norma transitoria di cui all'art. 3,
comma 7, alle amministrazioni sottoposte a discipline speciali ed in
particolare agli incarichi di livello dirigenziale conferiti a
personale non contrattualizzato, si fa riserva di specifiche
istruzioni non appena sara' pervenuto il parere richiesto al riguardo
al Consiglio di Stato.
6. La cessazione automatica degli incarichi statali di livello
dirigenziale generale.
La disciplina contenuta nell'art. 3, comma 7, prende in
considerazione diverse fattispecie, assoggettandole a regole
operative differenziate.
In primo luogo, si prevede una regola comune, riferita agli
incarichi statali di livello dirigenziale generale ed agli incarichi
di direttore generale degli enti vigilati dallo Stato: "fermo
restando il numero complessivo degli incarichi attribuibili, le
disposizioni di cui al presente articolo trovano immediata
applicazione relativamente agli incarichi di funzione dirigenziale di
livello generale e a quelli di direttore generale degli enti pubblici
vigilati dallo Stato ove e' prevista tale figura. I predetti
incarichi cessano il sessantesimo giorno dalla data di entrata in
vigore della presente legge, esercitando i titolari degli stessi in
tale periodo esclusivamente le attivita' di ordinaria
amministrazione.".
La disposizione introduce un termine legale finale di durata degli
incarichi dirigenziali di livello generale e di quelli di direttore
generale in atto. In tal modo, la regola imperativa di rango
legislativo sostituisce con efficacia immediata ogni diversa
previsione contenuta nei contratti individuali o nei provvedimenti di
attribuzione degli incarichi in corso, prevalendo anche sulle
(eventualmente) diverse previsioni della contrattazione collettiva.
L'effetto giuridico della cessazione dell'incarico e' direttamente
fissato dalla norma ed e' correlato al mero decorso del tempo
(sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge). Di conseguenza,
la scadenza legale dell'incarico in corso non richiede
necessariamente un atto esplicito dell'amministrazione, la cui
adozione e' dunque solo opportuna a fini meramente dichiarativi.
7. La posizione del dirigente generale cessato dall'incarico.
Cio' chiarito, va peraltro evidenziato che la cessazione legale
della durata dell'incarico comporta, per l'amministrazione, l'obbligo
di adottare un ulteriore provvedimento esplicito, riguardante la
posizione del dirigente cessato dall'incarico, avente uno dei
seguenti contenuti:
a) l'attribuzione al dirigente dello stesso incarico cessato,
eventualmente modificato in relazione a singoli profili
contenutistici (durata, aggiornamento degli obiettivi);
b) l'attribuzione di un incarico funzionale equivalente;
c) l'attribuzione di un incarico di studi, con il mantenimento
del trattamento economico precedente, della durata massima di un
anno.
Nel nuovo assetto normativo della dirigenza, l'atto di conferimento
dell'incarico assume connotazione provvedimentale, ponendosi come
determinazione conclusiva di un apposito procedimento amministrativo,
nel quale si manifesta l'interesse pubblico correlato al
perseguimento degli obiettivi definiti dall'organo di indirizzo
politico-amministrativo. La legge qualifica espressamente l'atto di
assegnazione delle funzioni dirigenziali come provvedimento, ponendo
in rilievo il carattere unilaterale della determinazione.
Il carattere provvedimentale degli atti va riconosciuto anche alle
determinazioni riguardanti la fase di immediata applicazione della
legge, considerata dall'art. 3, comma 7.
Ne deriva che l'attivita' riguardante il conferimento degli
incarichi, anche in mancanza di apposita disciplina di dettaglio, e'
assoggettata ai principi generali del procedimento amministrativo,
con particolare riguardo alle regole partecipative ed all'obbligo
dell'amministrazione di comunicare l'avvio del procedimento ai
soggetti destinatari dell'atto conclusivo.
Si intende, peraltro, che la comunicazione e' riferita
esclusivamente alla fase procedimentale concernente la determinazione
riguardante l'incarico da affidare al dirigente cessato dalla
originarie funzioni. Le regole procedimentali, invece, non possono
operare in relazione all'automatica cessazione dell'incarico,
trattandosi di un effetto legale, che prescinde dallo svolgimento di
un autonomo procedimento.
Non si puo' trascurare, poi, che la ristrettezza dei termini
previsti dall'art. 3, comma 7, e l'esigenza di definire in tempi
rapidi l'assetto organizzativo dei vertici dirigenziali
dell'amministrazione consente di adottare forme semplificate di
comunicazione partecipativa.
8. I tempi di adozione dei provvedimenti di conferimento dei nuovi
incarichi di livello dirigenziale generale.
L'art. 3, comma 7, fissa il termine di cessazione dell'incarico
senza regolare i tempi per l'adozione dei provvedimenti concernenti
l'assegnazione dei nuovi incarichi.
Al riguardo, si ritiene che la decisione di riattribuire al
dirigente lo stesso incarico in atto alla data di entrata in vigore
della legge puo' essere senz'altro adottata (secondo le nuove
disposizioni previste dal riformato art. 19) anche prima della
scadenza del sessantesimo giorno.
Infatti, la norma che prevede la cessazione degli incarichi al
sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge
sembra assumere una valenza essenzialmente organizzativa: essa mira a
garantire che, nel termine finale di sessanta giorni, siano
realizzati tutti gli adempimenti necessari per assegnare
tempestivamente i nuovi incarichi. Cio' anche allo scopo di ridurre
al minimo il periodo in cui il dirigente puo' svolgere solo attivita'
di ordinaria amministrazione.
Il provvedimento formale di conferma, quindi, puo' legittimamente
intervenire anche prima della scadenza del sessantesimo giorno, nel
rispetto delle garanzie procedimentali del dirigente.
Al contrario, le decisioni di attribuire al dirigente un incarico
equivalente ovvero un incarico di studio, non potrebbero essere
adottate prima della scadenza del sessantesimo giorno.
In ogni caso, sembra sempre possibile stabilire immediatamente (nel
rispetto delle indicate garanzie partecipative) l'assegnazione dei
dirigenti cessati ai nuovi incarichi dirigenziali, fissandone la
decorrenza al sessantunesimo giorno dalla data di entrata in vigore
della legge.
Peraltro, con specifico riferimento ai tempi per l'adozione dei
provvedimenti concernenti l'assegnazione dei nuovi incarichi, si fa
riserva di ulteriori indicazioni non appena sara' pervenuto il parere
del Consiglio di Stato appositamente richiesto sull'argomento.
Sotto altro profilo, si osserva che la norma non stabilisce un
termine perentorio entro cui deve essere adottato il provvedimento
concernente l'attribuzione di un nuovo incarico equivalente o di un
incarico di studio al dirigente cessato.
Tuttavia, si sottolinea che il ritardo dell'amministrazione
potrebbe costituire fonte di responsabilita' nei riguardi del
dirigente. Infatti, occorre considerare che la parte variabile della
retribuzione e' strettamente connessa all'effettivo svolgimento
dell'incarico.
Pertanto, si raccomanda alle amministrazioni di assegnare i
dirigenti ai nuovi incarichi, evitando soluzioni di continuita' con i
precedenti.
9. L'ambito di applicazione della norma sulla cessazione di efficacia
degli incarichi.
La disposizione si riferisce, in modo puntuale, a tutti gli
incarichi di livello dirigenziale generale, ossia ad una categoria
chiaramente individuata di incarichi dirigenziali in senso ampio.
Pertanto, la norma riguarda anche gli incarichi di cui all'art. 19,
comma 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165: incarichi di
Segretario generale di Ministeri, incarichi di direzione di strutture
articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e
incarichi di livello equivalente.
Questi tipi di incarico vanno considerati, sul piano sistematico,
come uffici dirigenziali generali.
Del resto, risulta coerente con le linee generali della riforma che
l'effetto della cessazione automatica degli incarichi in atto
riguardi anche le posizioni di vertice dell'amministrazione, per le
quali e' piu' marcato il carattere fiduciario del rapporto.
Detta conclusione e' rafforzata dalla circostanza che la legge ha
riformulato l'art. 19, comma 8, stabilendo la nuova regola secondo
cui gli incarichi di piu' elevato livello, previsti dal comma 3,
cessano automaticamente allo scadere di novanta giorni dalla fiducia
sul governo, imponendo l'adozione di un provvedimento espresso di
conferma.
10. L'ambito di applicazione della normativa: gli incarichi in corso
affidati a soggetti estranei al ruolo unico.
La norma transitoria si riferisce, indistintamente, a tutti gli
incarichi di livello dirigenziale generale.
Pertanto, essa comprende nel proprio ambito anche gli incarichi
disciplinati dall'art. 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165.
Infatti, la regola transitoria prende in considerazione il profilo
oggettivo e funzionale dell'assegnazione dell'incarico, e non quello
meramente soggettivo riguardante l'appartenenza del dirigente al
ruolo unico.
Ai fini dell'operativita' della norma, poi, non assume alcun
rilievo la circostanza che la fonte dei rapporti di questo tipo sia
essenzialmente contrattuale.
Anzi, proprio la circostanza che in questi incarichi e' accentuato
il rilievo del profilo fiduciario e dell'accertamento delle
specifiche qualita' professionali dell'interessato impone di
verificare, secondo le modalita' attuative contenute nell'art. 3,
comma 7, la coerenza dell'incarico con i nuovi obiettivi delineati
dall'organo di direzione politica dell'amministrazione.
11. L'attivita' di ordinaria amministrazione alla data di entrata in
vigore della legge.
La norma prevede che dall'entrata in vigore della legge e fino alla
scadenza del sessantesimo giorno (ovvero fino all'atto di conferma,
eventualmente adottato prima di tale scadenza) i titolari degli
incarichi di livello dirigenziale generale esercitano "esclusivamente
le attivita' di ordinaria amministrazione".
La definizione di "ordinaria amministrazione" va ricavata dal
raffronto tra i principi civilistici e le funzioni proprie che
l'ordinamento attribuisce ai dirigenti generali per il regolare
funzionamento della amministrazione, tenendo conto anche delle
indicazioni contenute nella direttiva generale del Ministro
sull'attivita' amministrativa e sulla gestione per l'anno 2002.
In tal senso, assume un valore indicativo l'elencazione, non
tassativa, contenuta nell'art. 16 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165.
A titolo esemplificativo, eccedono, di norma, l'ordinaria
amministrazione i seguenti tipi di atti:
la stipulazione di contratti passivi diversi da quelli
riguardanti le forniture di beni e servizi necessari per il
funzionamento dell'organizzazione;
l'affidamento degli incarichi dirigenziali di livello non
generale;
l'approvazione di progetti, programmi, piani;
la promozione di liti (fatte salve le iniziative necessarie per
garantire il recupero dei crediti dell'Amministrazione nei confronti
dei terzi, oppure per impedire il decorso di termini di prescrizione
o di decadenza);
gli atti di conciliazione e di transazione giudiziale e
stragiudiziale;
le convenzioni, gli accordi di programma, gli accordi
procedimentali e gli accordi sostitutivi di provvedimenti, conclusi
ai sensi dell'art. 11 della legge 8 agosto 1990, n. 241;
in generale, tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso
l'esterno, non strettamente necessari per garantire il regolare
andamento della stessa.
Possono, invece, sempre di norma e a titolo esemplificativo,
ritenersi comprese nell'ordinaria amministrazione, alla luce anche
della giurisprudenza della Corte dei conti, le seguenti attivita':
gestione dei residui; spese per le quali esista una specifica e
precostituita destinazione normativa che renda non necessaria la
determinazione di priorita' o l'adozione di specificazioni
programmatiche; attivita' gestoria diretta a soddisfare diritti o
corrispettivi dovuti a terzi se all'adempimento debba farsi luogo per
scadenza di termini o perche' richiesto dal creditore in base alla
legge o al contratto; pagamenti mediante ruoli di spesa fissa; spese
obbligatorie e d'ordine.
Nel periodo considerato, i dirigenti possono comunque adottare gli
atti urgenti e indifferibili, con indicazione specifica dei motivi di
urgenza e indifferibilita', in applicazione dei principi generali in
materia di proroga degli organi scaduti. Detti atti saranno
successivamente sottoposti a ratifica da parte del dirigente
assegnato all'incarico.
Gli organi di governo di ciascuna amministrazione potranno,
comunque, assumere eventuali ulteriori determinazioni volte ad
individuare - in relazione alle specificita' dei settori e alle
indicazioni della direttiva generale sull'azione amministrativa e
sulla gestione da essi adottata per il 2002 - atti da considerare di
ordinaria o di straordinaria amministrazione.
La legge non stabilisce in modo espresso quali conseguenze derivino
dall'adozione di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.
In base ai principi generali, tuttavia, l'atto puo' costituire
fonte di responsabilita' per il dirigente ed incide negativamente
sulla sua valutazione.
In ogni caso, per evitare situazioni di incertezza, una volta
esaurita la fase transitoria, il dirigente nuovo titolare
dell'incarico dirigenziale, nel piu' breve tempo possibile, puo'
procedere al riesame degli atti eccedenti l'ordinaria
amministrazione, provvedendo a revocarli o a confermarli.
Peraltro, fino a quando non interviene l'annullamento (in sede
amministrativa o giurisdizionale), il provvedimento continua a
produrre i propri effetti giuridici, secondo i principi generali
concernenti gli atti amministrativi illegittimi.
12. Gli incarichi dirigenziali di livello non generale in atto
all'entrata in vigore della legge.
Per gli incarichi di livello dirigenziale non generale, l'art. 3,
comma 7, prevede una disciplina specifica, diversa da quella riferita
agli altri incarichi: fermo restando il numero complessivo degli
incarichi attribuibili, per gli incarichi di funzione dirigenziale di
livello non generale, puo' procedersi, entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, all'attribuzione di
incarichi ai sensi delle disposizioni di cui al presente articolo,
secondo il criterio della rotazione degli stessi e le connesse
procedure previste dagli articoli 13 e 35 del contratto collettivo
nazionale di lavoro per il quadriennio 1998-2001 del personale
dirigente dell'Area 1. Decorso tale termine, gli incarichi si
intendono confermati, ove nessun provvedimento sia stato adottato.
La legge non determina la cessazione automatica degli incarichi in
atto. Lo scopo della norma e' quello di consentire alle
amministrazioni di effettuare una anticipata valutazione dei
dirigenti assegnati ai posti di livello non generale, in relazione
alle soluzioni organizzative prescelte ed alla nuova definizione
degli obiettivi e dei programmi riguardanti gli incarichi di livello
generale.
In questa prospettiva, si evidenziano i tratti che caratterizzano
la disciplina di immediata attuazione:
a) l'attivita' di valutazione degli incarichi in atto va
considerata meramente facoltativa per tutte le amministrazioni;
b) la rotazione va effettuata nell'ambito dell'amministrazione
presso cui il dirigente presta servizio;
c) la natura provvedimentale della eventuale determinazione di
assegnare il dirigente ad un incarico diverso rispetto a quello in
corso alla data di entrata in vigore della legge, comporta la piena
applicazione delle regole partecipative di cui alla legge 8 agosto
1990, n. 241. In particolare, le amministrazioni competenti sono
tenute ad applicare gli articoli 7 e seguenti della citata legge,
assicurando l'effettiva partecipazione dei soggetti coinvolti nei
processi di rotazione degli incarichi;
d) peraltro, la breve durata del termine previsto per l'adozione
del provvedimento finale consente di evidenziare eventuali ragioni di
urgenza e di semplificare le modalita' di attuazione del
contraddittorio con gli interessati;
e) il provvedimento di attribuzione di un nuovo incarico va
adeguatamente motivato, in relazione ai diversi parametri considerati
dal riformulato art. 19, ed agli elementi indicati dalla
contrattazione collettiva, con riguardo alla rotazione degli
incarichi;
f) in mancanza di espliciti provvedimenti, adottati nel termine
di novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, gli incarichi
si intendono confermati. La scelta legislativa e' chiaramente
indirizzata nel senso di ritenere superfluo un esplicito
provvedimento che disciplini il contenuto dell'incarico dirigenziale;
g) si sottolinea che il termine legale entro il quale le
amministrazioni devono adottare il provvedimento di attribuzione
dell'incarico ha natura perentoria;
h) detta soluzione interpretativa e' coerente, del resto, con le
esigenze di semplificazione e di funzionalita' della struttura
organizzativa delle singole amministrazioni. Essa si connette,
razionalmente, all'impostazione gradualista della legge che, sul
piano cronologico, prevede differenziate modalita' di attuazione;
i) fino alla scadenza del termine di novanta giorni (o comunque,
fino all'adozione del provvedimento di attribuzione di un nuovo
incarico), il dirigente resta investito della pienezza delle
attribuzioni;
j) gli incarichi confermati restano regolati dal contratto
individuale di lavoro, in relazione a tutti i profili considerati,
compresi quelli della durata e della individuazione dei compiti.
Peraltro, trova immediata applicazione la nuova norma sulla durata
massima dell'incarico, che non puo' essere superiore ai cinque anni;
k) per esigenze organizzative e di coerenza complessiva del
sistema, tuttavia, e' necessario che, per tutti i rapporti
confermati, si proceda alla sostituzione dei contratti con i
corrispondenti provvedimenti di conferimento dell'incarico,
accompagnati dai contratti accessivi per la disciplina della parte
economica. Ogni amministrazione attuera' gradualmente questo processo
di adeguamento, anche oltre il termine dei novanta giorni, che
riguarda esclusivamente la procedura di rotazione degli incarichi.
13. La determinazione di attribuire al dirigente generale un incarico
diverso da quello in corso.
L'art. 3, comma 7, prevede che "in sede di prima applicazione
dell'art. 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come
modificato dal comma 1 del presente articolo, ai dirigenti ai quali
non sia riattribuito l'incarico in precedenza svolto e' conferito un
incarico di livello retributivo equivalente al precedente. Ove cio'
non sia possibile, per carenza di disponibilita' di idonei posti di
funzione o per la mancanza di specifiche qualita' professionali, al
dirigente e' attribuito un incarico di studio, con il mantenimento
del precedente trattamento economico, di durata non superiore ad un
anno. La relativa maggiore spesa e' compensata rendendo
indisponibile, ai fini del conferimento, un numero di incarichi di
funzione dirigenziale equivalente sul piano finanziario, tenendo
conto prioritariamente dei posti vacanti presso l'amministrazione che
conferisce l'incarico".
La norma, pur riferendosi, genericamente, agli incarichi previsti
dall'art. 19, non si applica agli incarichi di livello dirigenziale
non generale: la disciplina transitoria sulla rotazione degli
incarichi e', infatti, completa ed incompatibile con le particolari
regole in esame.
In via prioritaria, l'amministrazione conferisce al dirigente
cessato dalla precedente funzione un incarico di livello retributivo
equivalente.
Al riguardo, si sottolinea che per incarico equivalente si intende,
ai sensi dell'art. 13 del CCNL per il quadriennio 1998-2001 del
personale dirigente dell'Area 1, quello cui corrisponde una
retribuzione di posizione complessiva di pari fascia ovvero una
retribuzione di posizione il cui importo non sia inferiore del 10%
rispetto a quello precedentemente percepito.
Cio' non impedisce, peraltro, che al dirigente possa essere
attribuito un incarico di maggiore livello retributivo.
In ogni caso, la possibilita' di attribuire l'incarico equivalente
e' subordinata ad una duplice condizione:
a) la disponibilita' di un posto con queste caratteristiche
oggettive;
b) il possesso di specifiche qualita' professionali.
Con riguardo al primo requisito, si osserva che la disponibilita'
va verificata all'esito delle altre assegnazioni agli uffici di
livello dirigenziale generale, non essendo configurabile una sorta di
prelazione del dirigente cessato dall'incarico sui posti vacanti alla
data di entrata in vigore della legge.
Il secondo presupposto (possesso di specifiche qualita'
professionali) va anzitutto riferito, oggettivamente, alle
intrinseche caratteristiche dell'incarico, valutato nella sua
eventuale specificita' professionale e tecnica. Peraltro, nella
scelta di non assegnare al dirigente l'incarico equivalente possono
assumere rilievo anche considerazioni riguardanti le attitudini
professionali dell'interessato, debitamente evidenziate ed accertate.
Occorre considerare, in ogni caso, che anche l'attribuzione del
nuovo incarico e' subordinata alla valutazione degli elementi
indicati nel riformulato art. 19.
Cio' posto, si sottolinea la necessita' di esprimere una congrua
motivazione in merito alla decisione di non attribuire al dirigente
cessato un incarico di livello equivalente.
Si intende, poi, che l'incarico funzionalmente equivalente deve
essere di livello dirigenziale generale. Pertanto esso e' valutabile
per il computo del periodo quinquennale necessario per il passaggio
dalla seconda alla prima fascia del ruolo dirigenziale, ai sensi
dell'art. 23, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
La durata dell'incarico va determinata secondo le regole generali,
stabilite, a regime, dal riformulato art. 19. Pertanto, non opera il
limite massimo di un anno, previsto solo per gli incarichi di studio.
La regola concernente l'attribuzione di un incarico equivalente
vale anche per i cessati incarichi previsti dall'art. 19, comma 6. In
tal caso, tuttavia, occorrera' considerare con particolare attenzione
il requisito del possesso di specifiche qualita' professionali,
espressamente previsto dalla norma.
L'incarico esterno e' legato, all'origine, ad una apposita
valutazione delle caratteristiche soggettive dell'interessato ed alle
sue particolari doti, viste in stretta relazione con il contenuto
delle funzioni.
Pertanto, una volta cessato l'incarico esterno, senza
riattribuzione all'originario titolare, l'individuazione di un
eventuale incarico "equivalente", va compiuta tenendo conto dei
suddetti connotati.
14. Il conferimento di un incarico di studio.
Nelle ipotesi in cui non sia possibile attribuire un incarico di
livello equivalente, l'amministrazione conferisce al dirigente un
incarico di studio, con il mantenimento del precedente trattamento
economico, per la durata massima di un anno.
La possibilita' di fissare una durata dell'incarico inferiore
all'anno va circoscritta alle sole ipotesi in cui il periodo residuo
dell'originario rapporto sia, a sua volta, inferiore all'anno. E'
evidente che la durata dell'incarico di studio non potrebbe eccedere
la scadenza naturale del rapporto.
Nel caso dell'incarico di studio, la previsione normativa e'
diversa da quella concernente il conferimento dell'incarico
equivalente, poiche' la garanzia economica prevista riguarda l'intero
ammontare del trattamento economico precedentemente percepito,
compresa, quindi, la retribuzione di risultato e senza alcuna
percentuale di riduzione.
La scelta legislativa deriva dalla circostanza che l'incarico ha
una durata ridotta, fino al limite massimo di un anno.
Si sottolinea che gli incarichi di studio in questione sono
comunque da considerarsi aggiuntivi rispetto a quelli di cui all'art.
19, comma 10, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, poiche'
questi ultimi corrispondono a posti di funzione.
La norma di garanzia si applica anche agli incarichi di livello
dirigenziale generale assegnati ai sensi del-l'art. 19, comma 6.
Infatti, la regola non e' riferita allo specifico status del
dirigente, ma al dato oggettivo della cessazione dell'incarico.
Del resto, la ratio della disposizione e' quella di ristorare il
pregiudizio economico subito dal titolare dell'incarico cessato
automaticamente.
Questa esigenza si manifesta in modo analogo tanto per i dirigenti
del ruolo unico, quanto per i soggetti estranei all'amministrazione.
Anzi, per questi ultimi, la cessazione anticipata del rapporto e'
idonea a determinare effetti patrimoniali piu' gravi, proprio per la
carenza dello status dirigenziale e per l'impossibilita' di applicare
le ulteriori norme di garanzia previste dall'ordinamento e dalla
contrattazione collettiva.
Per le stesse ragioni, la norma di garanzia opera anche a vantaggio
dei dirigenti cessati da uno degli incarichi conferiti ai sensi
dell'art. 19, comma 3.
L'incarico di studio ha un'equivalenza meramente economica, e non
funzionale, con quella di livello dirigenziale generale: pertanto,
l'incarico non e' valutabile per i dirigenti iscritti alla seconda
fascia, ai fini del passaggio alla prima.
Da ultimo, si sottolinea l'esigenza di corredare il provvedimento
di conferimento dell'incarico di studi con un'adeguata motivazione,
secondo i principi fissati dall'art. 3 della legge 8 agosto 1990, n.
241.
15. La copertura finanziaria degli incarichi di studio.
La norma di garanzia, concernente l'assegnazione del dirigente ad
un incarico di studi di livello retributivo equivalente, non deve
comportare aggravi di spese.
A tale scopo, l'art. 3, comma 7, prevede un apposito meccanismo di
compensazione. La copertura della maggiore spesa si effettua
"rendendo indisponibile ... un numero di incarichi di funzione
dirigenziale equivalente sul piano finanziario".
La norma impone di assicurare un equilibrio finanziario, riferito a
tutti (e solo) gli incarichi di livello dirigenziale. Pertanto, la
compensazione ben potrebbe essere effettuata rendendo indisponibili
posti di livello dirigenziale non generale. Al contrario, non e'
possibile la compensazione con posti di carattere non dirigenziale.
La legge individua, poi, un meccanismo tassativo di copertura.
Pertanto, l'aggravio economico non puo' essere compensato mediante
altre forme di risparmio o da altre entrate della stessa
amministrazione.
Il calcolo economico della compensazione va effettuato in concreto
da ciascuna amministrazione, sulla base del raffronto tra il
trattamento economico del dirigente assegnato ad incarico di studio e
quello attribuibile per i posti di dirigente di prima e di seconda
fascia resi indisponibili.
La diversa articolazione della misura dei trattamenti economici
complessivi vigenti nell'ambito di ogni singola amministrazione, e
nell'intero apparato statale, impedisce di ipotizzare rapporti fissi
ed astratti.
L'equivalenza finanziaria va formalmente dimostrata con apposito
provvedimento dirigenziale del responsabile del trattamento
economico, da assumere contestualmente al conferimento di ciascun
incarico di studio. Si intende, quindi, che ogni provvedimento di
attribuzione di un incarico di studi dovra' indicare con chiarezza le
modalita' della copertura economica dell'atto, mediante un puntuale
riferimento agli incarichi resi indisponibili per attuare la prevista
compensazione.
Quest'ultima va, quindi, effettuata tenendo conto che l'importo
dell'effettiva maggiore spesa relativa alle retribuzione complessiva
conservata dall'interessato, in applicazione della vigente
contrattazione collettiva, deve trovare corrispondenza con l'economia
complessiva realizzata dalla indisponibilita' di uno o piu' posti di
funzione (di livello dirigenziale generale e non generale).
Qualora il rapporto tra l'importo oggetto di compensazione e quello
connesso all'indisponibilita' dell'incarico risulti superiore
all'unita', l'equivalenza sul piano finanziario va realizzata
prolungando l'indisponibilita' di un posto dirigenziale per la
frazione di anno necessaria a coprire la differenza di spesa.
16. L'indisponibilita' dei posti dirigenziali presso altre
amministrazioni.
La disposizione stabilisce che il meccanismo di compensazione
finanziaria si effettua "tenendo conto prioritariamente dei posti
vacanti presso l'amministrazione che conferisce l'incarico".
La norma afferma il principio secondo cui il meccanismo della
compensazione puo' operare, sia pure in via del tutto eccezionale,
anche tra amministrazioni diverse, purche' sia assicurata, nel
complesso, la copertura finanziaria dell'incarico stesso.
La concreta attuazione del principio della compensazione tra
amministrazioni diverse presuppone, peraltro, la definizione,
effettuata dal Governo in sede collegiale e programmatoria, dei
criteri e dei principi in base ai quali determinate amministrazioni
debbano tenere indisponibili i propri posti dirigenziali, per
consentire la copertura degli incarichi di studio, nell'interesse di
altre amministrazioni.
Allo stesso scopo, resta ferma, in ogni caso, la possibilita' di
realizzare appositi accordi tra amministrazioni statali diverse.
Allo scadere dell'incarico di studio, la posizione dell'interessato
sara' definita in modo diverso, in considerazione dello status in
concreto rivestito.
Al riguardo possono indicarsi le tre principali ipotesi:
per gli incarichi di cui all'art. 19, comma 6, al termine
dell'anno (o del piu' breve periodo eventualmente previsto), il
rapporto con l'amministrazione presso la quale si presta servizio si
deve considerare cessato;
per gli incarichi attribuiti a dirigenti iscritti alla prima
fascia del ruolo, l'amministrazione procedera' ad assegnare
all'interessato un nuovo incarico, secondo le regole ordinarie
previste dall'art. 19, come riformulato dalla legge di riforma;
per gli incarichi di livello generale attribuiti a dirigenti
della seconda fascia, l'amministrazione procedera' ad assegnare
l'interessato ad un incarico di livello non generale, salva la
possibilita' di attribuire un incarico di livello generale, nei
limiti dell'aliquota del cinquanta per cento dei posti.
17. La procedura per il conferimento degli incarichi nella fase
transitoria.
Le nuove procedure per i conferimenti degli incarichi vanno
immediatamente applicate, anche nella fase transitoria,
indipendentemente dalla piena operativita' dei singoli ruoli
dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo.
Per evitare l'eccessiva durata dei tempi riservati alla gestione
amministrativa ordinaria e per consentire alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri la tempestiva formalizzazione dei decreti di
conferimento dei nuovi incarichi di funzione dirigenziale di livello
generale, e' opportuno che le singole amministrazioni attivino con
immediatezza i relativi procedimenti:
l'organo di governo dell'amministrazione interessata formula la
proposta di incarico, indirizzandola alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica;
la proposta contiene l'indicazione del soggetto proposto per
l'incarico, insieme alla indicazione dei compiti e delle funzioni
assegnate, comprese quelle di carattere aggiuntivo rispetto al posto
considerato;
la proposta da' conto, in modo succinto, degli elementi indicati
dall'art. 19, considerando anche le prescrizioni dell'art. 3, comma
7, nelle ipotesi in cui non si intenda riattribuire lo stesso
incarico al dirigente cessato;
la proposta deve indicare il tipo di incarico, nel rispetto delle
percentuali previste dall'art. 19, commi 4, 5-bis, 5-ter e 6, anche
allo scopo di verificare il limite delle nuove misure percentuali
stabilite dall'ordinamento per ciascun ambito di capienza in
relazione alla dotazione organica di ciascuna amministrazione
(dirigenti di seconda fascia; dirigenti di altre amministrazioni
pubbliche, estranei);
la proposta e' corredata dal curriculum vitae e professionale del
soggetto proposto per l'incarico, nonche' dal contratto individuale
accessivo, per la parte economica del rapporto, stipulato tra
l'organo di vertice ed il dirigente, redatto secondo lo schema
allegato (Allegato 1). Il trattamento economico, sia principale che
accessorio, del personale dirigenziale in regime di diritto pubblico
risulta direttamente, oltre che da eventuali norme legislative o
regolamentari, dal provvedimento di incarico o da separato ma
connesso provvedimento;
la proposta di incarico e' accompagnata anche da una bozza di
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, predisposta
secondo lo schema allegato (Allegato 2).
il Dipartimento della funzione pubblica inserira' in rete,
secondo le consuete modalita' di sicurezza ed accesso per ciascuna
amministrazione, gli schemi di decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri e di contratto individuale predisposti in modo uniforme.
18. L'applicazione immediata delle nuove norme concernenti le
aliquote per l'attribuzione degli incarichi dirigenziali.
L'art. 3 della legge ha modificato, in piu' parti, la
determinazione delle aliquote riguardanti il conferimento degli
incarichi dirigenziali:
a) gli incarichi di livello dirigenziale generale possono essere
attribuiti, fino alla misura massima del cinquanta per cento della
dotazione organica, a dirigenti appartenenti alla seconda fascia;
b) gli incarichi dirigenziali possono essere assegnati a
dirigenti di altre amministrazioni pubbliche o di organi
costituzionali, nella percentuale massima del dieci per cento della
dotazione organica di prima fascia e nella percentuale massima del
cinque per cento della dotazione organica di seconda fascia;
c) gli incarichi dirigenziali possono essere attribuiti a persone
di comprovata qualificazione professionale, non appartenente ai ruoli
dirigenziali, nel limite massimo del dieci per cento (prima fascia) e
dell'otto per cento (seconda fascia).
Le nuove percentuali sono riferite alla dotazione organica dei
posti di ciascuna amministrazione. Pertanto, la disciplina in esame
e' pienamente applicabile dalla data di entrata in vigore della
legge, tenendo conto dei posti dirigenziali previsti, e non e'
condizionata dalla istituzione dei ruoli delle singole
amministrazioni.
In attesa della determinazione dei ruoli organici dirigenziali
delle singole amministrazioni, la base di calcolo delle percentuali
va individuata considerando le dotazioni organiche in atto, nonche' i
posti di funzione previsti istituzionalmente dai singoli ordinamenti,
per lo svolgimento in posizione di fuori ruolo di funzioni connesse
all'interesse dell'amministrazione.
Ai fini dell'esatto calcolo delle percentuali, restano fermi i
criteri generali gia' applicati dall'Ufficio del ruolo unico della
dirigenza del Dipartimento della funzione pubblica.
In particolare, qualora l'applicazione percentuale determini come
risultato un numero con decimali, si procedera' agli arrotondamenti
di seguito indicati:
per eccesso, all'unita' superiore, se il numero supera il limite
dello 0,50;
per difetto, all'unita' inferiore, se il numero e' uguale o
inferiore al limite dello 0,50.
E' comunque opportuno che, a fini conoscitivi, ciascuna
amministrazione trasmetta al Dipartimento della funzione pubblica un
prospetto aggiornato da cui risultino, distintamente:
le dotazioni organiche degli incarichi di prima e seconda fascia;
il calcolo delle percentuali in relazione alle diverse ipotesi.
19. La cessazione degli incarichi di direttore generale degli enti
pubblici vigilati dallo Stato.
L'art. 3, comma 7, sottopone gli incarichi di direttore generale
degli enti vigilati dallo Stato, in atto alla data di entrata in
vigore della legge, alla stessa regola prevista per i dirigenti di
livello generale delle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo: la cessazione dell'incarico alla scadenza del
sessantesimo giorno.
Anche in questa ipotesi, dunque, valgono, in linea di principio, le
stesse indicazioni interpretative riguardanti gli incarichi di
livello dirigenziale generale nelle amministrazioni statali, salve le
precisazioni di seguito esposte.
Innanzitutto, e' necessario definire l'esatto ambito oggettivo e
soggettivo di applicazione della norma, in ragione della sua
formulazione che comporta un'applicazione notevolmente ampia.
La disposizione comprende tutti gli enti pubblici, seppure
diversamente denominati (istituto, consiglio, istituzione, centro e
simili), comunque sottoposti alla vigilanza dello Stato.
Non rientrano nell'ambito operativo della norma le societa'
partecipate dallo Stato, ancorche' qualificabili, ad altri fini, come
organismi di diritto pubblico.
Ciascuna amministrazione deve procedere ad effettuare la completa
ricognizione degli enti vigilati, allo scopo di verificare
l'esistenza della figura del "direttore generale", quale definita
dall'ordinamento di ciascun ente, ed assicurare dunque la corretta
applicazione della norma.
A tale proposito, sono necessarie alcune precisazioni in merito al
contenuto dell'art. 3, comma 7.
In particolare, la norma circoscrive il proprio ambito applicativo
alla sola posizione apicale della struttura amministrativa dell'ente.
La cessazione dell'incarico non riguarda, pertanto, gli eventuali
altri dirigenti generali degli enti, inseriti nelle relative
strutture amministrative. Restano salve specifiche situazioni
ordinamentali concernenti personale dirigenziale appartenente, al
momento dell'entrata in vigore della legge, a ruoli afferenti anche
transitoriamente alle amministrazioni dello Stato.
La norma comprende tanto le ipotesi in cui l'ordinamento qualifica
espressamente la posizione apicale con il nomen di direttore
generale, quanto le ipotesi in cui la struttura organizzativa
individua comunque una figura sovraordinata a quella degli uffici di
livello dirigenziale generale, utilizzando altre espressioni, quali
segretario generale o analoghe.
La valutazione circa l'applicabilita' della disposizione
transitoria di cui all'art. 3, comma 7, piuttosto che di quella
contenuta nel comma 2 dell'art. 6 (Norme in materia di incarichi
presso enti, societa' e agenzie) va effettuata da ciascuna
amministrazione vigilante, tenuto conto delle specifiche situazioni
ordinamentali dell'ente, nonche' della connotazione dell'incarico di
direttore generale, con particolare riferimento alla sua eventuale
configurazione di "organo" dell'ente. In tal caso, infatti,
trattandosi di posizione apicale, occorre fare riferimento alle
disposizioni previste dal citato art. 6, che riguardano anche i
componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati.
D'altra parte, occorre specificare che, nel caso di applicazione
della norma transitoria di cui al citato art. 6, comma 2, ai fini
dell'individuazione dell'ambito di applicazione della stessa,
l'espressione "nomine rese operative" e' da intendersi con
riferimento a quelle nomine la cui data di decorrenza e' successiva
alla data di conferimento dell'incarico. A tale ipotesi va senz'altro
equiparato il caso in cui la nomina, pur sortendo alcuni effetti
immediatamente, spiega la pienezza dei suoi effetti giuridici (si
pensi alle questioni relative alle incompatibilita) ed economici (in
relazione al definitivo trattamento economico previsto per la
funzione oggetto della nomina), soltanto in un momento successivo.
Si ritiene, da ultimo, che per il direttore generale non confermato
nell'incarico ai sensi dell'art. 3, comma 7, non operino le norme di
garanzia previste dalla medesima disposizione. Si osserva, al
riguardo, che tale disposizione e', infatti, congegnata sul
presupposto che il dirigente cessato possa ottenere un incarico
equivalente ovvero un incarico di studio presso l'amministrazione ove
presta servizio al momento di entrata in vigore della legge. Per
quanto concerne i direttori generali degli enti, e' evidente la
circostanza, da un lato, che, all'interno dell'ente, non possono
rinvenirsi posizioni equivalenti; dall'altro, che, per la
specificita' della figura e per la particolare natura delle funzioni
svolte, non appare configurabile il conferimento all'interessato di
un incarico di studio.
Roma, 31 luglio 2002
Il Ministro: Frattini

Allegato 1
(punto n. 17)
MINISTERO .................................
Contratto individuale di lavoro
Con il presente atto, fra:
L'on. ..................., Ministro .................
e Il dott. ..........., nato a ............ il ......
si conviene quanto segue:
Art. 1.
Oggetto del contratto
Il presente contratto individuale definisce il trattamento
economico correlato all'incarico di .... conferito al dott. ...., ai
sensi dell'art. 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165 e successive modificazioni.
Art. 2.
Decorrenza del trattamento economico
Il trattamento economico, determinato ai sensi degli articoli
seguenti nel rispetto dei principi definiti dall'art. 24 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e dai contratti collettivi
nazionali di lavoro ha effetto dalla data di decorrenza del
provvedimento di conferimento dell'incarico.
Art. 3.
Trattamento economico fisso
Al dott. ....compete il trattamento economico fisso annuo lordo
comprensivo del rateo di tredicesima mensilita', stabilito per i
dirigenti di prima fascia dall'art. 38 del contratto collettivo
nazionale del lavoro del personale dirigente dell'area 1,
sottoscritto il 5 aprile 2001, determinato secondo i seguenti
importi:
a) stipendio tabellare Euro ......;
b) retribuzione di posizione parte fissa Euro ......;
c) retribuzione individuale di anzianita', nella misura
individuata a norma del comma 2 dell'art. 38 del precitato Contratto
collettivo nazionale del lavoro del personale dirigente dell'area 1.
Art. 4.
Retribuzione di posizione parte variabile
1. Al dott. .... e' attribuito, a titolo di retribuzione di
posizione parte variabile, l'importo annuo lordo di Euro
............... da corrispondersi in tredici mensilita' comprensivo
dell'importo di Euro 2994,42 previsto dall'art. 5, comma 3, del CCNL
per il II biennio economico del personale dirigente dell'area 1.
Art. 5.
Retribuzione di risultato
1. Al dott. .... e' attribuita, in relazione ai risultati
raggiunti una retribuzione di risultato di importo annuo lordo
comunque non inferiore ad Euro .............. .
Tale importo e' suscettibile di variazione, previa rinegoziazione
tra le parti, in relazione alle risorse disponibili nel fondo della
retribuzione di posizione e di risultato accertate al termine di
ciascun esercizio, anche con riferimento ad eventuali variazioni
degli incarichi aggiuntivi svolti dal dirigente ed al relativo
ammontare dei compensi che affluisce al medesimo fondo.
2. Tale retribuzione e' corrisposta a seguito della verifica e
della valutazione dei risultati positivi conseguiti in coerenza con
gli obiettivi annuali stabiliti con la direttiva di cui all'art. 14,
comma 1, del decreto legislativo 20 marzo 2001, n. 165 e successive
modificazioni, secondo le risultanze dei sistemi previsti dall'art.
35 del Contratto collettivo nazionale del lavoro del personale
dirigente dell'area 1.
3. Fino alla completa attuazione delle disposizioni di cui
all'art. 35 del Contratto collettivo nazionale del lavoro del
personale dirigente dell'area 1 per il quadriennio 1998-2001, la
retribuzione di risultato e' comunque corrisposta sulla base di una
documentata relazione concernente la gestione svolta nell'anno
precedente, relativa al conseguimento degli obiettivi assegnati con
la direttiva annuale, fatto salvo quanto previsto dall'art. 21 del
decreto legislativo n. 165 del 2001 e successive modificazioni.
4. (Vanno indicate le modalita' di corresponsione: Es. unica
soluzione ex post; anticipazione mensile salvo conguaglio, etc.)
Art. 6.
Incarichi aggiuntivi
1. Il trattamento economico di cui agli articoli 4 e 5, remunera
anche eventuali incarichi aggiuntivi svolti dal dott. .... in ragione
dell'ufficio oppure conferiti dall'Amministrazione, o su designazione
della stessa, tenuto conto dell'affluenza dei relativi compensi
nell'apposito fondo di amministrazione.(*)
2. Il dott. .... si impegna a fornire tutte le informazioni
necessarie ai fini dell'anagrafe degli incarichi e della costituzione
del fondo in riferimento a qualsiasi incarico conferito, direttamente
o indirettamente, o autorizzato dall'Amministrazione.
(*) In relazione al combinato disposto degli articoli 14 e
37, comma 1, del CCNL del personale dirigente dell'Area 1 per il
quadriennio 1998-2001, in sede di contratto individuale potranno
essere individuati gli importi o la quota percentuale dei compensi
per incarichi aggiuntivi che andra' ad alimentare la retribuzione di
posizione parte variabile e quella di risultato.
Art. 7.
Efficacia
L'efficacia del presente contratto e' subordinata al
perfezionamento del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
di conferimento dell'incarico ed alla sua registrazione presso gli
organi di controllo.
Art. 8.
Foro competente
Competente per ogni controversia derivante dal presente contratto
e' il Foro di Roma.
Roma, li' ................
Letto, approvato e sottoscritto
dott. ..................
Il Ministro ........................

Allegato 2
(punto n. 17)
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
Vista la legge 15 luglio 2002, n. 145;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica, in data
............ recante il Regolamento concernente l'organizzazione del
Ministero del .................;
[Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data .............., debitamente registrato alla Corte dei conti, con
il quale al dott. ............... e' stato conferito l'incarico di
.................;
Visto il contratto individuale, sottoscritto in data
..............., dal medesimo dott. ................. e dal Ministro
del ............., da cui si evincono, tra l'altro, l'oggetto, gli
obiettivi e la durata dell'incarico in argomento;
Vista la nota in data ............. con la quale il Ministro del
................ in relazione alla natura ed alle caratteristiche
degli obiettivi assegnati, delle attitudini e delle capacita'
professionali, valutate anche in considerazione dei risultati
conseguiti con riferimento agli obiettivi fissati nelle direttive
generali per l'azione amministrativa e la gestione, ha formulato una
motivata proposta di riattribuzione al dott. ..............
dell'incarico sopra citato] (1);
Visto il curriculum vitae del dott. ;
Ritenuto di accogliere la proposta del Ministro del .... sopra
citata;
Decreta:
Art. 1.
Oggetto dell'incarico
Ai sensi dell'art. 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165 e successive modificazioni, al dott. .... e' conferito
l'incarico di ....
(1) Il presente schema di contratto individuale di lavoro e'
stato predisposo ai fini della definizione in tempi brevi, delle
ipotesi di conferma degli incarichi dirigenziali. Pertanto, con
riferimento ai nuovi incarichi, le premesse evidenziate in corsivo
dovranno essere eliminate dal testo.
Art. 2.
Obiettivi connessi all'incarico
Il dott. ...., nello svolgimento dell'incarico di cui all'art. 1,
assicurera' in particolare:
-
-
-
-
Il dott. .... dovra' inoltre realizzare gli obiettivi specifici
attribuiti annualmente dalla direttiva generale del Ministro per
l'azione amministrativa e la gestione.
Nel quadro della definizione degli obiettivi annuali e delle
relative risorse umane, strumentali e finanziarie da attribuire agli
uffici, il dott. .... provvedera' inoltre alla formulazione di
specifiche proposte sui programmi di attivita' e sui parametri di
valutazione dei relativi risultati.
Art. 3.
Incarichi aggiuntivi
Il dott. .... dovra', altresi', attendere agli altri incarichi
gia' conferiti o che saranno conferiti dal Ministro del .... o su
designazione dello stesso, in ragione dell'ufficio o, comunque, in
relazione a specifiche attribuzioni del Ministero che devono essere
espletate, ai sensi della normativa vigente, dai dirigenti
dell'amministrazione.
Art. 4.
Durata dell'incarico
Ai sensi dell'art. 19, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, in correlazione agli obiettivi assegnati, l'incarico di
cui all'art. 1, decorre dal ....e fino al ....
Del suddetto incarico sara' data comunicazione al Senato della
Repubblica ed alla Camera dei Deputati.
Art. 5(2).
Trattamento economico
Il trattamento economico da corrispondersi al dott. .... in
relazione all'incarico conferito e' definito con contratto
individuale da stipularsi tra il medesimo ed il Ministro del .... nel
rispetto dei principi definiti dall'art. 24 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165.
Il presente decreto sara' trasmesso agli Organi di controllo.
Roma, li' .....................
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
(2) E' da valutare la necessita' di inserire o meno il presente
articolo, tenuto conto del fatto che il contratto individuale e'
comunque espressamente previsto dall'art. 19, comma 2, del decreto
legislativo n. 165 del 2001 e successive modificazioni.


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato