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Gazzetta Ufficiale N. 274 del 25 Novembre 2003

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 30 settembre 2003, n.269
Testo del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, coordinato con la legge di conversione 24 novembre 2003, n. 326, recante: «Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.».


Titolo I
DISPOSIZIONI PER FAVORIRE LO SVILUPPOCapo IInnovazione e ricerca
Avvertenza:
Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero
della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle
disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate
dalla legge di conversione. Restano invariati il valore e l'efficacia
degli atti legislativi qui riportati.
Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate
con caratteri corsivi.

Tali modifiche sono riportate sul terminale tra i segni (( ... ))

A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400
(Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di
conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione.
Nella Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 2004 si procedera' alla
ripubblicazione del presente testo coordinato, corredato delle
relative note.

Art. 1.
Detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, tecnologia
digitale, export, quotazione in borsa, stage aziendali per studenti

1. Per i soggetti in attivita' alla data di entrata in vigore del
presente decreto, in aggiunta alla ordinaria deduzione e' escluso
dall'imposizione sul reddito d'impresa:
a) un importo pari al dieci per cento dei costi di ricerca e di
sviluppo iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali; a tale
importo si aggiunge il 30 per cento dell'eccedenza rispetto alla
media degli stessi costi sostenuti nei tre periodi d'imposta
precedenti; (( le stesse percentuali si applicano all'ammontare delle
spese sostenute dalle piccole e medie imprese, come definite
dall'Unione europea, che, nell'ambito di distretti industriali o
filiere produttive, si aggregano in numero non inferiore a dieci,
utilizzando nuove strutture consortili o altri strumenti contrattuali
per realizzare sinergie nelle innovazioni informatiche. L'efficacia
delle disposizioni del precedente periodo e' subordinata, ai sensi
dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della
Comunita' europea, alla preventiva approvazione da parte della
Commissione europea; ))
b) l'importo delle spese direttamente sostenute per la
partecipazione espositiva di prodotti in fiere all'estero; sono
comunque escluse le spese per sponsorizzazioni;
c) l'ammontare delle spese sostenute per stage aziendali
destinati a studenti di corsi d'istruzione secondaria o
universitaria, ovvero a diplomati o laureati per i quali non sia
trascorso piu' di un anno dal termine del relativo corso di studi;
d) l'ammontare delle spese sostenute per la quotazione in un
mercato regolamentato di cui all'articolo 11.
2. Per il secondo periodo di imposta successivo a quello in corso
alla data di entrata in vigore del presente decreto, l'acconto
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul
reddito delle persone giuridiche e' calcolato, in base alle
disposizioni della legge 23 marzo 1977, n. 97, assumendo come imposta
del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza
delle disposizioni di cui al presente articolo.
(( 2-bis. Le imprese che pianificano e operano gli investimenti
detassati di cui al comma 1, ne rilevano progressivamente i dati su
apposito prospetto sezionale, sottoscritto dal legale rappresentante.
L'Agenzia delle entrate disciplina le ulteriori modalita' di
comunicazione, a consuntivo, con provvedimento del direttore della
stessa Agenzia. ))
3. Ai fini di cui al comma 1, l'attestazione di effettivita' delle
spese sostenute e' rilasciata (( con riferimento a quanto indicato
nel prospetto sezionale di cui al comma 2-bis )) dal presidente del
collegio sindacale ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da
un professionista iscritto nell'albo dei revisori dei conti, dei
dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o in
quello dei consulenti del lavoro, nelle forme previste dall'articolo
13, comma 2, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive
modificazioni, ovvero dal responsabile del centro di assistenza
fiscale. L'effettivita' delle spese di cui alla lettera c) del comma
1 e' comprovata dalle convenzioni stipulate con gli istituti di
appartenenza degli studenti, da attestazioni concernenti l'effettiva
partecipazione degli stessi o da altra idonea documentazione.
4. L'incentivo di cui al presente articolo si applica alle spese
sostenute nel primo periodo d'imposta successivo a quello in corso
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
5. (Comma soppresso).
6. Per gli investimenti di cui al comma 1, lettera a), il beneficio
spetta nei limiti del 20 per cento della media dei redditi relativi,
nel massimo, ai tre esercizi precedenti al periodo di imposta cui si
applicano le disposizioni del presente articolo. Ai fini del primo
periodo gli esercizi in perdita non sono presi in considerazione.

Art. 2.
Finanziamento degli investimenti in ricerca e innovazione

1. Le risorse derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione,
effettuate ai sensi dell'articolo 15 della legge 23 dicembre 1998, n.
448, e successive modificazioni, dei crediti dello Stato o di altri
enti pubblici, relativi a finanziamenti di investimenti in ricerca e
innovazione, sono destinate alla concessione di ulteriori
finanziamenti da erogare con le modalita' stabilite dal Ministro
competente. La riassegnazione delle risorse derivanti dalle predette
operazioni di cartolarizzazione a fondi non rotativi puo' essere
disposta, nei limiti del venti per cento, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze.

Art. 3.
Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti
all'estero

1. I redditi di lavoro dipendente o autonomo dei ricercatori, ((
che in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, siano
non occasionalmente residenti all'estero e abbiano svolto documentata
attivita' di ricerca all'estero presso universita' o centri di
ricerca pubblici o privati per almeno due anni continutivi )) che
dalla data di entrata in vigore del presente decreto o in uno dei
cinque anni solari successivi (( vengono )) a svolgere la loro
attivita' in Italia, e che conseguentemente divengono fiscalmente
residenti nel territorio dello Stato, sono imponibili solo per il 10
per cento, ai fini delle imposte dirette, e non concorrono alla
formazione del valore della produzione netta dell'imposta regionale
sulle attivita' produttive. L'incentivo di cui al presente comma si
applica nel periodo d'imposta in cui il ricercatore diviene
fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei due periodi di
imposta successivi (( sempre che permanga la residenza fiscale in
Italia. ))

Art. 4.
Istituto italiano di tecnologia

1. E' istituita la fondazione denominata Istituto italiano di
tecnologia (IIT) con lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico
del Paese e l'alta formazione tecnologica, favorendo cosi' lo
sviluppo del sistema produttivo nazionale. A tal fine la fondazione
instaura rapporti con organismi omologhi in Italia e assicura
l'apporto di ricercatori italiani e stranieri operanti presso
istituti esteri di eccellenza.
2. Lo statuto della fondazione, concernente anche l'individuazione
degli organi dell'Istituto, della composizione e dei compiti, e'
approvato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta
del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e dell'economia e
delle finanze.
3. Il patrimonio della fondazione e' costituito ed incrementato da
apporti dello Stato, di soggetti pubblici e privati; le attivita',
oltre che dai mezzi propri, possono essere finanziate da contributi
di enti pubblici e di privati. Alla fondazione possono essere
concessi in comodato beni immobili facenti parte del demanio e del
patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. Il trasferimento
di beni di particolare valore artistico e storico e' effettuato di
intesa con il Ministro per i beni e le attivita' culturali e non
modifica il regime giuridico, previsto dagli articoli 823 e 829,
primo comma, del codice civile, dei beni demaniali trasferiti.
4. Al fine di costituire il patrimonio dell'Istituto Italiano di
tecnologia, i soggetti fondatori di fondazioni di interesse
nazionale, nonche' gli enti ad essi succeduti, possono disporre la
devoluzione di risorse all'Istituto fino a 2 anni dopo la
pubblicazione dello statuto di cui al comma 2, con modifiche,
soggette all'approvazione dall'autorita' vigilante, degli atti
costitutivi e degli statuti dei propri enti. Con le modalita' di cui
al comma 2, vengono apportate modifiche allo statuto dell'Istituto
per tenere conto dei principi contenuti negli statuti degli enti che
hanno disposto la devoluzione.
5. Ai fini del rapido avvio delle attivita' della fondazione
Istituto italiano di tecnologia, con decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
nominati un commissario unico, un comitato di indirizzo e regolazione
ed un collegio dei revisori. Il commissario unico con i poteri
dell'organo monocratico realizza il rapido avvio delle attivita'
della fondazione Istituto italiano di tecnologia in un periodo non
superiore a due anni (( dalla sua istituzione )) di cui al comma 1 ed
al termine rende il proprio bilancio di mandato.
6. Per lo svolgimento dei propri compiti il commissario unico e'
autorizzato ad avvalersi, fino al limite massimo di 10 unita' di
personale, anche delle qualifiche dirigenziali, all'uopo messo a
disposizione su sua richiesta, secondo le norme previste dai
rispettivi ordinamenti, da enti ed organismi di cui all'(( articolo
)) 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni ed integrazioni. Puo' avvalersi, inoltre,
della collaborazione di esperti e di societa' di consulenza nazionali
ed estere, ovvero di universita' e di istituti universitari.
7. Per le finalita' di cui al presente articolo, la Cassa depositi
e prestiti e' autorizzata alla emissione di obbligazioni e alla
contrazione di prestiti per un controvalore di non oltre 100 milioni
di euro. Nell'ambito della predetta somma la Cassa depositi e
prestiti e' autorizzata ad effettuare anticipazioni di cassa, in
favore del commissario unico nei limiti di importo complessivi
stabiliti con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze che
fissano, altresi', le condizioni di scadenza e di tasso di interesse.
8. Gli importi delle anticipazioni concesse dalla Cassa depositi e
prestiti al commissario unico devono affluire in apposito conto
corrente infruttifero aperto presso la Tesoreria centrale dello
Stato, intestato alla fondazione Istituto italiano di tecnologia e ne
costituiscono il patrimonio iniziale.
9. Il Ministro dell'economia e delle finanze provvede, a decorrere
dal 2005 e per un massimo di venti anni, al rimborso alla Cassa
depositi e prestiti dei titoli emessi, dei prestiti contratti e delle
somme anticipate, secondo modalita' da stabilire con propri decreti.
Gli interessi di preammortamento, calcolati applicando lo stesso
tasso del rimborso dei titoli emessi, dei prestiti contratti o delle
anticipazioni sono predeterminati e capitalizzati con valuta
coincidente all'inizio dell'ammortamento e sono corrisposti con le
stesse modalita', anche di tasso e di tempo.
10. A favore della fondazione, ai fini della sua valorizzazione, e'
autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l'anno 2004 e di 100
milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2014. Tali somme
possono essere utilizzate anche per l'estinzione di eventuali mutui
contratti dall'Istituto.
11. Tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della
fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa sono esclusi
da ogni tributo e diritto e vengono effettuati in regime di
neutralita' fiscale.
12. All'onere derivante dall'applicazione del presente articolo si
provvede con quota parte delle maggiori entrate recate dal presente
decreto.


Capo II
Investimenti pubblici in infrastrutture
Art. 5.
Trasformazione della Cassa depositi e prestiti in societa' per azioni

1. La Cassa depositi e prestiti e' trasformata in societa' per
azioni con la denominazione di «Cassa depositi e prestiti societa'
per azioni» (CDP S.p.a.), con effetto dalla data della pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di cui al comma 3.
La CDP S.p.a., salvo quanto previsto dal comma 3, subentra nei
rapporti attivi e passivi e conserva i diritti e gli obblighi
anteriori alla trasformazione.
2. Le azioni della CDP S.p.a. sono attribuite allo Stato, che
esercita i diritti dell'azionista ai sensi dell'articolo 24, comma 1,
lettera a), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; non si
applicano le disposizioni dell'articolo 2362 del codice civile. Le
fondazioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 17 maggio
1999, n. 153, e altri soggetti pubblici o privati possono detenere
quote complessivamente di minoranza del capitale della CDP S.p.a.
3. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di natura
non regolamentare, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono determinati:
a) le funzioni, le attivita' e le passivita' della Cassa depositi
e prestiti anteriori alla trasformazione che sono trasferite al
Ministero dell'economia e delle finanze e quelle assegnate alla
gestione separata della CDP S.p.a. di cui al comma 8;
b) i beni e le partecipazioni societarie dello Stato, anche
indirette, che sono trasferite alla CDP S.p.a. e assegnate alla
gestione separata di cui al comma 8, anche in deroga alla normativa
vigente. I relativi valori di trasferimento e di iscrizione in
bilancio sono determinati sulla scorta della relazione giurata di
stima prodotta da uno o piu' soggetti di adeguata esperienza e
qualificazione professionale nominati dal Ministero, anche in deroga
agli articoli da 2342 a 2345 del codice civile ed all'articolo 24
della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Con successivi decreti
ministeriali possono essere disposti ulteriori trasferimenti e
conferimenti;
c) gli impegni accessori assunti dallo Stato;
d) il capitale sociale della CDP S.p.a., comunque in misura non
inferiore al fondo di dotazione della Cassa depositi e prestiti
risultante dall'ultimo bilancio di esercizio approvato.
(( 4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
natura non regolamentare, su proposta del Ministro dell'economia e
delle finanze, e' approvato lo statuto della CDP S.p.a. e sono
nominati i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio
sindacale per il primo periodo di durata in carica. Per tale primo
periodo restano in carica i componenti del collegio dei revisori
indicati ai sensi e per gli effetti dell'articolo 10 della legge
13 maggio 1983, n. 197. Le successive modifiche allo statuto della
CDP S.p.a. e le nomine dei componenti degli organi sociali per i
successivi periodi sono deliberate a norma del codice civile. ))
5. Il primo esercizio sociale della CDP S.p.a. si chiude al
31 dicembre 2004.
6. Alla CDP S.p.a. si applicano le disposizioni del titolo V del
testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, previste per gli
intermediari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107
del medesimo decreto legislativo, tenendo presenti le caratteristiche
del soggetto vigilato e la speciale disciplina della gestione
separata di cui al commna 8.
7. La CDP S.p.a. finanzia, sotto qualsiasi forma:
a) lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli
organismi di diritto pubblico, utilizzando fondi rimborsabili sotto
forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali,
assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste
italiane S.p.a. o societa' (( da )) essa controllate, e fondi
provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di
finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, che possono essere
assistiti dalla garanzia dello Stato;
b) le opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla
fornitura di servizi pubblici ed alle bonifiche, utilizzando fondi
provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di
finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, senza garanzia dello
Stato e con preclusione della raccolta di fondi a vista. (( La
raccolta di fondi e' effettuata esclusivamente presso investitori
istituzionali. ))
8. La CDP S.p.a. assume partecipazioni e svolge le attivita',
strumentali, connesse e accessorie; per l'attuazione di quanto
previsto al comma 7, lettera a), la CDP S.p.a. istituisce un sistema
separato ai soli fini contabili ed organizzativi, la cui gestione e'
uniformata a criteri di trasparenza e di salvaguardia dell'equilibrio
economico. Sono assegnate alla gestione separata le partecipazioni e
le attivita' ad essa strumentali, connesse e accessorie, e le
attivita' di assistenza e di consulenza in favore dei soggetti di cui
al comma 7, lettera a). Il decreto ministeriale di cui al comma 3
puo' prevedere forme di razionalizzazione e concentrazione delle
partecipazioni detenute dalla Cassa depositi e prestiti alla data di
trasformazione in societa' per azioni.
9. Al Ministro dell'economia e delle finanze spetta il potere di
indirizzo della gestione separata di cui al comma 8. E' confermata,
per la gestione separata, la commissione di vigilanza prevista
dall'articolo 3 del regio decreto 2 gennaio 1913, n. 453, e
successive modificazioni.
10. Per l'amministrazione della gestione separata di cui al comma 8
il consiglio di amministrazione della CDP S.p.a. e' integrato dai
membri, con funzioni di amministratore, indicati alle lettere c), d)
ed f) del primo comma dell'articolo 7 della legge 13 mag-gio 1983, n.
197.
11. Per l'attivita' della gestione separata di cui al comma 8 il
Ministro dell'economia e delle finanze determina con propri decreti
di natura non regolamentare:
a) i criteri per la definizione delle condizioni generali ed
economiche dei libretti di risparmio postale, dei buoni fruttiferi
postali, dei titoli, dei finanziamenti e delle altre operazioni
finanziarie assistiti dalla garanzia dello Stato;
b) i criteri per la definizione delle condizioni generali ed
economiche degli impieghi, nel rispetto dei principi di
accessibilita', uniformita' di trattamento, predeterminazione e non
discriminazione;
c) le norme in materia di trasparenza, pubblicita', contratti e
comunicazioni periodiche;
d) i criteri di gestione delle partecipazioni assegnate ai sensi
del comma 3.
12. Sino all'emanazione dei decreti di cui al comma 11 la CDP
S.p.a. continua a svolgere le funzioni oggetto della gestione
separata di cui al comma 8 secondo le disposizioni vigenti alla data
di trasformazione della Cassa depositi e prestiti in societa' per
azioni. I rapporti in essere e i procedimenti amministrativi in corso
alla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 11
continuano ad essere regolati dai provvedimenti adottati e dalle
norme legislative e regolamentari vigenti in data anteriore. Per
quanto non disciplinato dai decreti di cui al comma 11 continua ad
applicarsi la normativa vigente in quanto compatibile. Le
attribuzioni del consiglio di amministrazione e del direttore
generale della Cassa depositi e prestiti anteriori alla
trasformazione sono esercitate, rispettivamente, dal consiglio di
amministrazione e, se previsto, dall'amministratore delegato della
CDP S.p.a.
13. All'attivita' di impiego della gestione separata di cui al
comma 8 continuano ad applicarsi le disposizioni piu' favorevoli
previste per la Cassa depositi e prestiti anteriori alla
trasformazione, inclusa la disposizione di cui all'articolo 204,
comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
14. La gestione separata di cui al comma 8 subentra nei rapporti
attivi e passivi e conserva i diritti e gli obblighi sorti per
effetto della cartolarizzazione dei crediti effettuata ai sensi
dell'articolo 8 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112.
15. La gestione separata di cui al comma 8 puo' avvalersi
dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'articolo 43 del testo
unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e
difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura
dello Stato, di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, e
successive modificazioni.
16. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base di
apposita relazione presentata dalla CDP S.p.a., riferisce annualmente
al Parlamento sulle attivita' svolte e sui risultati conseguiti dalla
CDP S.p.a..
17. Il controllo della Corte dei conti si svolge sulla CDP S.p.a.
con le modalita' previste dall'articolo 12 della legge 21 marzo 1958,
n. 259.
18. La CDP S.p.a. puo' destinare propri beni e rapporti giuridici
al soddisfacimento dei diritti dei portatori di titoli da essa emessi
e di altri soggetti finanziatori. A tal fine la CDP S.p.a. adotta
apposita deliberazione contenente l'esatta descrizione dei beni e dei
rapporti giuridici destinati, dei soggetti a cui vantaggio la
destinazione e' effettuata, dei diritti ad essi attribuiti e delle
modalita' con le quali e' possibile disporre, integrare e sostituire
elementi del patrimonio destinato. La deliberazione e' depositata e
iscritta a norma dell'articolo 2436 del codice civile. Dalla data di
deposito della deliberazione i beni e i rapporti giuridici
individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento dei
diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione e' effettuata e
costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della
CDP S.p.a. e dagli altri patrimoni destinati. Fino al completo
soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la
destinazione e' effettuata, sul patrimonio destinato e sui frutti e
proventi da esso derivanti sono ammesse azioni soltanto a tutela dei
diritti dei predetti soggetti. Se la deliberazione di destinazione
del patrimonio non dispone diversamente, delle obbligazioni nei
confronti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione e' effettuata
la CDP S.p.a. risponde esclusivamente nei limiti del patrimonio ad
essi destinato e dei diritti ad essi attribuiti. Resta salva in ogni
caso la responsabilita' illimitata della CDP S.p.a. per le
obbligazioni derivanti da fatto illecito. Con riferimento a ciascun
patrimonio separato la CDP S.p.a. tiene separatamente i libri e le
scritture contabili prescritti dagli articoli 2214 e seguenti del
codice civile. Per il caso di sottoposizione della CDP S.p.a. alle
procedure di cui al titolo IV del testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, o ad altra procedura concorsuale applicabile, i
contratti relativi a ciascun patrimonio destinato continuano ad avere
esecuzione e continuano ad applicarsi le previsioni contenute nel
presente comma. Gli organi della procedura provvedono al tempestivo
pagamento delle passivita' al cui servizio il patrimonio e' destinato
e nei limiti dello stesso, secondo le scadenze e gli altri termini
previsti nei relativi contratti preesistenti. Gli organi della
procedura possono trasferire o affidare in gestione a banche i beni e
i rapporti giuridici ricompresi in ciascun patrimonio destinato e le
relative passivita'.
19. Alla scadenza, anche anticipata per qualsiasi motivo, del
contratto di servizio ovvero del rapporto con il quale e' attribuita
la disponibilita' o e' affidata la gestione delle opere, degli
impianti, delle reti e delle dotazioni destinati alla fornitura di
servizi pubblici in relazione ai quali e' intervenuto il
finanziamento della CDP S.p.a. o di altri soggetti autorizzati alla
concessione di credito, gli indennizzi dovuti al soggetto uscente
sono destinati prioritariamente al soddisfacimento dei crediti della
CDP S.p.a. e degli altri finanziatori di cui al presente comma, sono
indisponibili da parte del soggetto uscente fino al completo
soddisfacimento dei predetti crediti e non possono formare oggetto di
azioni da parte di creditori diversi dalla CDP S.p.a. e dagli altri
finanziatori di cui al presente comma. Il nuovo soggetto gestore
assume, senza liberazione del debitore originario, l'eventuale debito
residuo nei confronti della CDP S.p.a. e degli altri finanziatori di
cui al presente comma. L'ente affidante e, se prevista, la societa'
proprietaria delle opere, degli impianti, delle reti e delle
dotazioni garantiscono in solido il debito residuo fino
all'individuazione del nuovo soggetto gestore. Anche ai finanziamenti
concessi dalla CDP S.p.a. si applicano le disposizioni di cui ai
commi 3 e 4 dell'articolo 42 del testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385.
20. Salvo le deleghe previste dallo statuto, l'organo
amministrativo della CDP S.p.a. delibera le operazioni di raccolta di
fondi con obbligo di rimborso sotto qualsiasi forma. Ad esse non si
applicano il divieto di raccolta del risparmio tra il pubblico
previsto dall'articolo 11, comma 2, del testo unico delle leggi in
materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, ne' i limiti quantitativi alla raccolta
previsti dalla normativa vigente; non trovano altresi' applicazione
gli articoli da 2410 a 2420 del codice civile. Per ciascuna emissione
di titoli puo' essere nominato un rappresentante comune dei portatori
dei titoli, il quale ne cura gli interessi e in loro rappresentanza
esclusiva esercita i poteri stabiliti in sede di nomina e approva le
modificazioni delle condizioni dell'operazione.
21. Ai decreti ministeriali emanati in base alle norme contenute
nel presente articolo si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 3, comma 13, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
22. La pubblicazione del decreto di cui al comma 3 nella Gazzetta
Ufficiale tiene luogo degli adempimenti in materia di costituzione
delle societa' previsti dalla normativa vigente.
23. Tutti gli atti e le operazioni posti in essere per la
trasformazione della Cassa depositi e prestiti e per l'effettuazione
dei trasferimenti e conferimenti previsti dal presente articolo sono
esenti da imposizione fiscale, diretta ed indiretta.
24. Tutti gli atti, contratti, trasferimenti, prestazioni e
formalita' relativi alle operazioni di raccolta e di impiego, sotto
qualsiasi forma, effettuate dalla gestione separata di cui al
comma 8, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle
garanzie anche reali di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi
momento prestate, sono esenti dall'imposta di registro, dall'imposta
di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra
imposta indiretta, nonche' ogni altro tributo o diritto. Non si
applica la ritenuta di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 26 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
sugli interessi e gli altri proventi dei conti correnti dedicati alla
gestione separata di cui al comma 8.
25. Gli interessi e gli altri proventi dei titoli di qualsiasi
natura e di qualsiasi durata emessi dalla CDP S.p.a. sono soggetti al
regime dell'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella
misura del 12,50%, di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n.
239.
26. Il rapporto di lavoro del personale alle dipendenze della Cassa
depositi e prestiti al momento della trasformazione prosegue con la
CDP S.p.a. ed e' disciplinato dalla contrattazione collettiva e dalle
leggi che regolano il rapporto di lavoro privato. Sono fatti salvi i
diritti quesiti e gli effetti, per i dipendenti della Cassa,
rivenienti dalla originaria natura pubblica dell'ente di
appartenenza, ivi inclusa l'ammissibilita' ai concorsi pubblici per i
quali sia richiesta una specifica anzianita' di servizio, ove
conseguita. I trattamenti vigenti alla data di entrata in vigore del
presente decreto continuano ad applicarsi al personale gia'
dipendente della Cassa depositi e prestiti fino alla stipulazione di
un nuovo contratto. In sede di prima applicazione, non puo' essere
attribuito al predetto personale un trattamento economico meno
favorevole di quello spettante alla data di entrata in vigore del
presente decreto. Per il personale gia' dipendente dalla Cassa
depositi e prestiti, che ne fa richiesta, entro sessanta giorni dalla
trasformazione si attivano, sentite le organizzazioni sindacali, le
procedure di mobilita', con collocamento prioritario al Ministero
dell'economia e delle finanze. Il personale trasferito e' inquadrato,
in base all'ex livello di appartenenza e secondo le equipollenze
definite dal decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1984 e
successive modificazioni e 4 agosto 1986 e successive modificazioni,
nella corrispondente area e posizione economica, o in quella
eventualmente ricoperta in precedenti servizi prestati presso altre
pubbliche amministrazioni, se superiore. Al personale trasferito o
reinquadrato nelle pubbliche amministrazioni ai sensi del presente
comma e' riconosciuto un assegno personale pensionabile,
riassorbibile con qualsiasi successivo miglioramento, pari alla
differenza tra la retribuzione globale percepibile al momento della
trasformazione, come definita dal vigente CCNL, e quella spettante in
base al nuovo inquadramento; le indennita' spettanti presso
l'amministrazione di destinazione sono corrisposte nella misura
eventualmente eccedente l'importo del predetto assegno personale.
Entro cinque anni dalla trasformazione, il personale gia' dipendente
della Cassa depositi e prestiti che ha proseguito il rapporto di
lavoro dipendente con CDP S.p.a. puo' richiedere il reinquadramento
nei ruoli delle amministrazioni pubbliche secondo le modalita' e i
termini previsti dall'articolo 54 del CCNL per il personale non
dirigente della Cassa depositi e prestiti per il quadriennio
normativo 1998-2001. I dipendenti in servizio all'atto della
trasformazione mantengono il regime pensionistico e quello relativo
all'indennita' di buonuscita secondo le regole vigenti per il
personale delle pubbliche amministrazioni. Entro sei mesi dalla data
di trasformazione, i predetti dipendenti possono esercitare, con
applicazione dell'articolo 6 della legge 7 febbraio 1979, n. 29,
opzione per il regime pensionistico applicabile ai dipendenti assunti
in data successiva alla trasformazione, i quali sono iscritti
all'assicurazione obbligatoria gestita dall'I.N.P.S. e hanno diritto
al trattamento di fine rapporto ai sensi dell'articolo 2120 del
codice civile.
27. Nell'articolo 8, comma 4, del decreto-legge 15 aprile 2002, n.
63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n.
112, (( i periodi quinto, sesto, settimo ed ottavo sono sostituiti ))
dai seguenti: «Infrastrutture S.p.a. puo' destinare propri beni e
rapporti giuridici al soddisfacimento dei diritti dei portatori di
titoli da essa emessi e di altri soggetti finanziatori. A tal fine
Infrastrutture S.p.a. adotta apposita deliberazione contenente
l'esatta descrizione dei beni e dei rapporti giuridici destinati, dei
soggetti a cui vantaggio la destinazione e' effettuata, dei diritti
ad essi attribuiti e delle modalita' con le quali e' possibile
disporre, integrare e sostituire elementi del patrimonio destinato.
La deliberazione e' depositata e iscritta a norma dell'articolo 2436
del codice civile. Dalla data di deposito della deliberazione i beni
e i rapporti giuridici individuati sono destinati esclusivamente al
soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la
destinazione e' effettuata e costituiscono patrimonio separato a
tutti gli effetti da quello di Infrastrutture S.p.a. e dagli altri
patrimoni destinati. Fino al completo soddisfacimento dei diritti dei
soggetti a cui vantaggio la destinazione e' effettuata, sul
patrimonio destinato e sui frutti e proventi da esso derivanti sono
ammesse azioni soltanto a tutela dei diritti dei predetti soggetti.
Se la deliberazione di destinazione del patrimonio non dispone
diversamente delle obbligazioni nei confronti dei soggetti a cui
vantaggio la destinazione e' effettuata Infrastrutture S.p.a.
risponde esclusivamente nei limiti del patrimonio ad essi destinato e
dei diritti ad essi attribuiti. Resta salva in ogni caso la
responsabilita' illimitata di Infrastrutture S.p.a. per le
obbligazioni derivanti da fatto illecito. Per ciascuna emissione di
titoli puo' essere nominato un rappresentante comune dei portatori
dei titoli, il quale ne cura gli interessi e in loro rappresentanza
esclusiva esercita i poteri stabiliti in sede di nomina e approva le
modificazioni delle condizioni dell'operazione. Con riferimento a
ciascun patrimonio separato Infrastrutture S.p.a. tiene separatamente
i libri e le scritture contabili prescritti dagli articoli 2214 e
seguenti del codice civile. Per il caso di scioglimento di
Infrastrutture S.p.a. e di sottoposizione a procedura di liquidazione
di qualsiasi natura, i contratti relativi a ciascun patrimonio
separato continuano ad avere esecuzione e continuano ad applicarsi le
previsioni contenute nel presente comma. Gli organi della procedura
provvedono al tempestivo pagamento delle passivita' al cui servizio
il patrimonio e' destinato e nei limiti dello stesso, secondo le
scadenze e gli altri termini previsti nei relativi contratti
preesistenti. Gli organi della procedura possono trasferire o
affidare in gestione a banche i beni e i rapporti giuridici
ricompresi in ciascun patrimonio destinato e le relative
passivita'.».

Art. 5-bis.
Registro italiano dighe

(( 1. All'articolo 6 della legge 1° agosto 2002, n. 166, dopo il
comma 4 e' aggiunto il seguente:
«4-bis. Con il regolamento previsto dall'articolo 2 del
decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni,
dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, sono definite le modalita' con
cui il Registro italiano dighe provvede all'approvazione dei progetti
delle opere di derivazione dai serbatoi e di adduzione
all'utilizzazione, comprese le condotte forzate, nonche' alla
vigilanza sulle operazioni di controllo che i concessionari saranno
tenuti ad espletare sulle medesime opere».
2. All'articolo 39, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, dopo le parole: «31 marzo 1998, n. 112» sono
aggiunte le seguenti: «, ad eccezione dell'emanazione della normativa
tecnica di cui all'articolo 88, comma 1, lettera v), del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che rientra nell'esclusiva
competenza del Registro italiano dighe - RID». ))


Capo III
Made in Italy, competitivita', sviluppo
Art. 6.
Trasformazione della SACE in societa' per azioni

1. L'Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero
(SACE) e' trasformato in societa' per azioni con la denominazione di
SACE S.p.a. - Servizi assicurativi del commercio estero o piu'
brevemente SACE S.p.a. con decorrenza dal 1° gennaio 2004. La SACE
S.p.a. succede nei rapporti attivi e passivi, nonche' nei diritti e
obblighi della SACE in essere alla data della trasformazione.
2. Le azioni della SACE S.p.a. sono attribuite al Ministero
dell'economia e delle finanze. Le nomine dei componenti degli organi
sociali sono effettuate d'intesa con i Ministeri indicati nel comma 5
dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e
successive modificazioni.
3. I crediti di cui all'(( articolo )) 7, comma 2, del (( decreto
legislativo )) 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e
integrazioni, esistenti alla data del 31 dicembre 2003, sono
trasferiti alla SACE S.p.a. a titolo di conferimento di capitale. I
crediti medesimi sono iscritti nel bilancio della SACE S.p.a. al
valore indicato nella relativa posta del conto patrimoniale dello
Stato. Ulteriori trasferimenti e conferimenti di beni e
partecipazioni societarie dello Stato a favore della SACE S.p.a.
possono essere disposti con decreto, di natura non regolamentare, del
Ministro dell'economia e delle finanze, che determina anche il
relativo valore di trasferimento o conferimento. Ai trasferimenti e
conferimenti di cui al presente comma non si applicano gli
articoli da 2342 a 2345 del codice civile.
4. Le somme recuperate riferite ai crediti di cui al comma 3,
detratta la quota spettante agli assicurati indennizzati, sono
trasferite in un apposito conto corrente acceso presso la Tesoreria
centrale dello Stato intestato alla SACE S.p.a., unitamente ai
proventi delle attivita' che beneficiano della garanzia dello Stato.
5. Il capitale della SACE S.p.a. alla data indicata nel comma 1 e'
pari alla somma del netto patrimoniale risultante dal bilancio di
chiusura di SACE al 31 dicembre 2003 e del valore dei crediti di cui
all' (( articolo )) 7, comma 2, del (( decreto legislativo ))
31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni,
stabilito ai sensi del comma 3.
6. Dalla data indicata nel comma 1 e' soppresso il Fondo di
dotazione di cui al (( decreto legislativo )) 31 marzo 1998, n. 143,
e successive modificazioni e integrazioni. Ai fini della contabilita'
dello Stato, le disponibilita' giacenti nel relativo conto corrente
acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato non rientranti
nell'ambito di applicazione di altre disposizioni normative sono
riferite al capitale della SACE S.p.a. e il conto corrente medesimo
e' intestato alla SACE S.p.a.
7. Il Ministro dell'economia e delle finanze, in deroga agli
articoli da 2342 a 2345 del codice civile, con proprio decreto di
natura non regolamentare, su proposta dell'organo amministrativo
della SACE S.p.a. da formularsi entro il termine di approvazione del
bilancio di esercizio relativo all'anno 2004, puo' rettificare i
valori dell'attivo e del passivo patrimoniale della SACE S.p.a. A
tale scopo, l'organo amministrativo si avvale di soggetti di adeguata
esperienza e qualificazione professionale nel campo della revisione
contabile.
8. L'approvazione dello statuto e la nomina dei componenti degli
organi sociali della SACE S.p.a., previsti dallo statuto stesso sono
effettuate dalla prima assemblea, che il presidente della SACE S.p.a.
convoca entro il 28 febbraio 2004. Sino all'insediamento degli organi
sociali, la SACE S.p.a. e' amministrata dagli organi di SACE in
carica alla data del 31 dicembre 2003.
9. La SACE S.p.a. svolge le funzioni di cui all'articolo 2, commi 1
e 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive
modificazioni e integrazioni, come definite dal CIPE ai sensi
dell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
143, e successive modificazioni e integrazioni, e dalla disciplina
dell'Unione europea in materia di assicurazione e garanzia dei rischi
non di mercato. Gli impegni assunti dalla SACE S.p.a. nello
svolgimento dell'attivita' assicurativa di cui al presente comma sono
garantiti dallo Stato nei limiti indicati dalla legge di approvazione
del bilancio dello Stato distintamente per le garanzie di durata
inferiore e superiore a ventiquattro mesi. Il Ministro dell'economia
e delle finanze puo', con uno o piu' decreti di natura non
regolamentare, (( da emanare di concerto con il Ministro degli affari
esteri e con il Ministro delle attivita' produttive, )) nel rispetto
della disciplina dell'Unione europea e dei limiti fissati dalla legge
di approvazione del bilancio dello Stato, individuare le tipologie di
operazioni che per natura, caratteristiche, controparti, rischi
connessi o paesi di destinazione non beneficiano della garanzia
statale. La garanzia dello Stato resta in ogni caso ferma per gli
impegni assunti da SACE precedentemente all'entrata in vigore dei
decreti di cui sopra in relazione alle operazioni ivi contemplate.
10. Le garanzie gia' concesse, alla data indicata nel comma 1, in
base alle leggi 22 dicembre 1953, n. 955, 5 luglio 1961, n. 635,
28 febbraio 1967, n. 131, 24 maggio 1977, n. 227, e al (( decreto
legislativo )) 31 marzo 1998, n. 143, restano regolate dalle medesime
leggi e dal medesimo decreto legislativo.
11. Alle attivita' che beneficiano della garanzia dello Stato si
applicano le disposizioni di cui all' (( articolo )) 2, comma 3, all'
(( articolo )) 8, comma 1, e all' (( articolo )) 24 del (( decreto
legislativo )) 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e
integrazioni.
12. La SACE S.p.a. puo' svolgere l'attivita' assicurativa e di
garanzia dei rischi di mercato come definiti dalla disciplina
dell'Unione europea. L'attivita' di cui al presente comma e' svolta
con contabilita' separata rispetto alle attivita' che beneficiano
della garanzia dello Stato o costituendo allo scopo una societa' per
azioni. In quest'ultimo caso la partecipazione detenuta dalla SACE
S.p.a. non puo' essere inferiore al 30% e non puo' essere
sottoscritta mediante conferimento dei crediti di cui al comma 3.
L'attivita' di cui al presente comma non beneficia della garanzia
dello Stato.
13. Le attivita' della SACE S.p.a. che non beneficiano della
garanzia dello Stato sono soggette alla normativa in materia di
assicurazioni private, incluse le disposizioni di cui alla legge
12 agosto 1982, n. 576.
14. La SACE S.p.a. puo' acquisire partecipazioni in societa' estere
in casi direttamente e strettamente collegati all'esercizio
dell'attivita' assicurativa e di garanzia ovvero per consentire un
piu' efficace recupero degli indennizzi erogati. La SACE S.p.a.
concorda con la Societa' italiana per le imprese all'estero (SIMEST
S.p.a.), di cui alla legge 24 aprile 1990, n. 100, l'esercizio
coordinato dell'attivita' di cui al presente comma.
15. Per le attivita' che beneficiano della garanzia dello Stato, la
SACE S.p.a. puo' avvalersi dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi
dell'articolo 43 del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche
sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e
sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato, di cui al regio decreto
30 ottobre 1933, n. 1611, e successive modificazioni e integrazioni.
16. Il controllo della Corte dei conti si svolge con le modalita'
previste dall'articolo 12 della legge 21 marzo 1958, n. 259.
17. Sulla base di una apposita relazione predisposta dalla SACE
S.p.a., il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce
annualmente al Parlamento sull'attivita' svolta dalla medesima.
18. Gli utili di esercizio della SACE S.p.a., di cui e' stata
deliberata la distribuzione al Ministero dell'economia e delle
finanze sono versati in entrata al bilancio dello Stato, ad eccezione
di una quota pari al 10 per cento degli stessi che e' versata nel
conto corrente di Tesoreria di cui all' (( articolo )) 7,
comma 2-bis, del (( decreto legislativo )) 31 marzo 1998, n. 143, per
gli scopi e le finalita' ivi previsti.
19. La trasformazione prevista dal comma 1 e il trasferimento di
cui al comma 3 non pregiudicano i diritti e gli obblighi nascenti in
capo allo Stato, alla SACE e ai terzi in relazione alle operazioni di
cui all'articolo 7, commi 3 e 4, del (( decreto legislativo ))
31 marzo 1998, n. 143, e alle operazioni di cartolarizzazione e di
emissione di obbligazioni, contrattualmente definite o approvate dal
consiglio di amministrazione della SACE, con particolare riferimento
ad ogni effetto giuridico, finanziario e contabile discendente dalle
operazioni medesime per i soggetti menzionati nel presente comma. I
crediti trasferiti ai sensi del comma 3, nei limiti in cui abbiano
formato oggetto delle operazioni di cartolarizzazione e di emissione
di obbligazioni di cui sopra, nonche' gli altri rapporti giuridici
instaurati in relazione alle stesse, costituiscono a tutti gli
effetti patrimonio separato della SACE S.p.a. e sono destinati in via
prioritaria al servizio delle operazioni sopra indicate. Su tale
patrimonio separato non sono ammesse azioni da parte dei creditori
della SACE o della SACE S.p.a., sino al rimborso dei titoli emessi in
relazione alle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di
obbligazioni di cui sopra. La separazione patrimoniale si applica
anche in caso di liquidazione o insolvenza della SACE S.p.a.
20. La pubblicazione del presente articolo nella Gazzetta Ufficiale
tiene luogo di tutti gli adempimenti in materia di costituzione delle
societa' previsti dalla normativa vigente. La pubblicazione tiene
altresi' luogo della pubblicita' prevista dall' (( articolo )) 2362
del codice civile, nel testo introdotto dal (( decreto legislativo ))
17 gennaio 2003, n. 6. Sono esenti da imposte dirette e indirette, da
tasse e da obblighi di registrazione le operazioni di trasformazione
della SACE nella SACE S.p.a. e di successione di quest'ultima alla
prima, incluse le operazioni di determinazione, sia in via
provvisoria che in via definitiva, del capitale della SACE S.p.a. Non
concorrono alla formazione del reddito imponibile i maggiori valori
iscritti nel bilancio della medesima SACE S.p.a. in seguito alle
predette operazioni; detti maggiori valori sono riconosciuti ai fini
delle imposte sui redditi e della imposta regionale sulle attivita'
produttive. Il rapporto di lavoro del personale alle dipendenze della
SACE al momento della trasformazione prosegue con la SACE S.p.a.
21. Dalla data di cui al comma 1 i riferimenti alla SACE contenuti
in leggi, regolamenti e provvedimenti vigenti sono da intendersi
riferiti alla SACE S.p.a., per quanto pertinenti. Nell' (( articolo
)) 1, comma 2, della legge 25 luglio 2000, n. 209, le parole:
«vantati dallo Stato italiano» sono sostituite dalle seguenti: «di
cui all'articolo 2 della presente legge».
22. Alla SACE S.p.a. si applica il (( decreto legislativo ))
26 maggio 1997, n. 173, limitatamente alle disposizioni in materia di
conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione.
23. L'articolo 7, comma 2-bis del (( decreto legislativo ))
31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni, e'
sostituito dal seguente, con decorrenza dal 1° gennaio 2004:
«2-bis. Le somme recuperate, riferite ai crediti indennizzati dalla
SACE inseriti negli accordi bilaterali intergovernativi di
ristrutturazione del debito, stipulati dal Ministero degli affari
esteri d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze,
affluite sino alla data di trasformazione della SACE nella SACE
S.p.a. nell'apposito conto corrente acceso presso la Tesoreria
centrale dello Stato, intestato al Ministero dell'economia e delle
finanze, Dipartimento del tesoro, restano di titolarita' del
Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro.
Questi e' autorizzato ad avvalersi delle disponibilita' di tale conto
corrente per finanziare la sottoscrizione di aumenti di capitale
della SACE S.p.a. e per onorare la garanzia statale degli impegni
assunti dalla SACE S.p.a., ai sensi delle disposizioni vigenti,
nonche' per ogni altro scopo e finalita' connesso con l'esercizio
dell'attivita' della SACE S.p.a. nonche' con l'attivita' nazionale
sull'estero, anche in collaborazione o coordinamento con le
istituzioni finanziarie internazionali, nel rispetto delle esigenze
di finanza pubblica. Gli stanziamenti necessari relativi agli
utilizzi del conto corrente sono determinati dalla legge finanziaria
e iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e
delle finanze, Dipartimento del Tesoro».
24. Dalla data di cui al comma 1 gli articoli 1, 4, 5, 6, commi 1,
1-bis, 2 e 3, 7, commi 2, 3 e 4, 8, commi 2, 3 e 4, 9, 10, 11, commi
2, 3 e 4, e 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e
successive modificazioni ed integrazioni, sono abrogati, ma
continuano ad essere applicati sino alla data di approvazione dello
statuto della SACE S.p.a. La titolarita' e le disponibilita' del
conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato ai
sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 143, sono trasferite alla SACE S.p.a., con funzioni di
riserva, a fronte degli impegni assunti che beneficiano della
garanzia dello Stato.

Art. 7.
Riferibilita' esclusiva alla persona giuridica delle sanzioni
amministrative tributarie

1. Le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio
di societa' o enti con personalita' giuridica sono esclusivamente a
carico della persona giuridica.
2. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle violazioni non
ancora contestate o per le quali la sanzione non sia stata irrogata
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. Nei casi di cui al presente articolo le disposizioni del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, si applicano in quanto
compatibili.

Art. 8.
Ruling internazionale

1. Le imprese con attivita' internazionale hanno accesso ad una
procedura di ruling di standard internazionale, con principale
riferimento al regime dei prezzi di trasferimento, degli interessi,
dei dividendi e delle royalties.
2. La procedura si conclude con la stipulazione di un accordo, tra
il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate e il contribuente, e
vincola per il periodo d'imposta nel corso del quale l'accordo e'
stipulato e per i due periodi d'imposta successivi, salvo che
intervengano mutamenti nelle circostanze di fatto o di diritto
rilevanti al fine delle predette metodologie e risultanti
dall'accordo sottoscritto dai contribuenti.
3. In base alla normativa comunitaria, l'amministrazione
finanziaria invia copia dell'accordo all'autorita' fiscale competente
degli Stati di residenza o di stabilimento delle imprese con i quali
i contribuenti pongono in essere le relative operazioni.
4. Per i periodi d'imposta di cui al comma 2, l'Amministrazione
finanziaria esercita i poteri di cui agli articoli 32 e seguenti del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
soltanto in relazione a questioni diverse da quelle oggetto
dell'accordo.
5. La richiesta di ruling e' presentata al competente ufficio, di
Milano o di Roma, della Agenzia delle entrate, secondo quanto
stabilito con provvedimento del direttore della medesima Agenzia.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere
dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto.
7. Agli oneri derivanti dal presente articolo, ammontanti a 5
milioni di euro a decorrere dal 2004, si provvede a valere sulle
maggiori entrate derivanti dal presente decreto.

Art. 9.
Riduzione oneri per garanzie relative a crediti IVA

1. All'articolo 38-bis, primo comma, primo periodo, del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo le parole:
«per una durata pari» sono inserite le seguenti: «a tre anni dallo
stesso, ovvero, se inferiore,».

Art. 10.
Attestazione dei crediti tributari

1. Su richiesta dei creditori d'imposta intestatari del conto
fiscale, l'Agenzia delle entrate e' autorizzata ad attestare la
certezza, (( e la liquidita' )) del credito, nonche' la data
indicativa di erogazione del rimborso. L'attestazione, (( che non e'
utilizzabile ai fini del processo di esecuzione e del procedimento di
ingiunzione, )) puo' avere ad oggetto anche importi da rimborsare
secondo modalita' diverse da quelle previste dal titolo II del
regolamento adottato con decreto del Ministro delle finanze, di
concerto con il Ministro del tesoro, 28 dicembre 1993, n. 567.

Art. 11.
Premio di quotazione in borsa

1. Per le societa' le cui azioni sono ammesse alla quotazione in un
mercato regolamentato di uno Stato membro dell'Unione europea
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e
fino al 31 dicembre 2004, l'aliquota dell'imposta sul reddito e'
ridotta al 20 per cento per il periodo d'imposta nel corso del quale
e' stata disposta l'ammissione alla quotazione e per i due periodi
d'imposta successivi, a condizione che le azioni delle predette
societa' non siano state precedentemente negoziate in un mercato
regolamentato di uno Stato membro dell'Unione Europea e che le
societa' effettuino, al fine di ottenere l'ammissione alla
quotazione, un'offerta di sottoscrizione di proprie azioni che dia
luogo ad un incremento del patrimonio netto non inferiore al 15 per
cento del patrimonio netto risultante dal bilancio relativo
all'esercizio precedente a quello di inizio dell'offerta, al netto
dell'utile di eser-cizio.
2. Il reddito complessivo netto dichiarato e' assoggettabile ad
aliquota ridotta ai sensi del comma 1 per un importo complessivo fino
a 30 milioni di euro.
3. Se le azioni di cui al comma 1 sono escluse dalla quotazione,
fuori del caso previsto dall' (( articolo )) 133 del decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, l'agevolazione di cui al comma 1
si applica soltanto per i periodi d'imposta chiusi prima della
revoca.
4. Per i periodi d'imposta in cui e' applicabile l'agevolazione di
cui al comma 1, alle societa' ivi indicate non si applica
l'agevolazione di cui all' (( articolo )) 1 e seguenti del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 466. Tuttavia tali societa' possono
optare per l'applicazione di quest'ultima agevolazione, in luogo di
quella di cui al comma 1.

Art. 12.
Riduzione dell'aliquota dell'imposta per gli organismi di
investimento collettivo dei valori mobiliari (OICVM) specializzati in
societa' quotate di piccola e media capitalizzazione.

1. Nel terzo periodo del comma 1 degli articoli 9 della legge
23 marzo 1983, n. 77, sull'istituzione e disciplina dei fondi comuni
d'investimento mobiliare, 11-bis del decreto-legge 30 settembre 1983,
n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983,
n. 649, recante la disciplina del regime tributario dei fondi comuni
esteri di investimento mobiliare, gia' autorizzati al collocamento
nel territorio dello Stato, 14 del decreto legislativo 25 gennaio
1992, n. 84, recante la disciplina del regime tributario delle SICAV,
e 11 della legge 14 agosto 1993, n. 344, sull'istituzione e
disciplina dei fondi comuni d'investimento mobiliare chiusi, le
parole: «nonche' le ritenute del 12,50 per cento previste» sono
sostituite dalle seguenti: «nonche' le ritenute del 12,50 per cento e
del 5 per cento previste».
2. Nel comma 2 dell'(( articolo )) 9 della legge 23 marzo 1983, n.
77, sull'istituzione e disciplina dei fondi comuni d'investimento
mobiliare, e nel comma 2 dell'(( articolo )) 11-bis del decreto-legge
30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge
25 novembre 1983, n. 649, recante la disciplina del regime tributario
dei fondi comuni esteri di investimento mobiliare, gia' autorizzati
al collocamento nel territorio dello Stato, il secondo periodo e'
sostituito dai seguenti: «La predetta aliquota e' ridotta al 5 per
cento, qualora il regolamento del fondo preveda che non meno dei due
terzi del relativo attivo siano investiti in azioni ammesse alla
quotazione nei mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione
Europea di societa' di piccola o media capitalizzazione e, decorso il
periodo di un anno dalla data di avvio o di adeguamento del
regolamento alla presente disposizione, il valore dell'investimento
nelle azioni delle predette societa' non risulti inferiore, nel corso
dell'anno solare, ai due terzi del valore dell'attivo per piu' di un
sesto dei giorni di valorizzazione del fondo successivi al compimento
del predetto periodo; il valore dell'attivo e' rilevato dai prospetti
periodici del fondo al netto dell'eventuale risparmio d'imposta,
ricollegabile ai risultati negativi della gestione, contabilizzato
nei prospetti medesimi. Devono essere tenuti a disposizione
dell'Amministrazione finanziaria fino alla scadenza dei termini
stabiliti dall'(( articolo )) 43 del (( decreto del Presidente della
Repubblica )) 29 settembre 1973, n. 600, anche su supporto
informatico, appositi prospetti contabili che consentano di
verificare l'osservanza del requisito minimo d'investimento previsto
dal periodo precedente. Ai predetti effetti per societa' di piccola o
media capitalizzazione s'intendono le societa' con una
capitalizzazione di mercato non superiore a 800 milioni di euro
determinata sulla base dei prezzi rilevati l'ultimo giorno di
quotazione di ciascun trimestre solare. Il risultato della gestione
si determina sottraendo dal valore del patrimonio netto del fondo
alla fine dell'anno al lordo dell'imposta sostitutiva accantonata,
aumentato dei rimborsi e dei proventi eventualmente distribuiti
nell'anno e diminuito delle sottoscrizioni effettuate nell'anno, il
valore del patrimonio netto del fondo all'inizio dell'anno, i
proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento
collettivo del risparmio soggetti ad imposta sostitutiva e il 60 per
cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi
d'investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo del
comma 1 dell'(( articolo )) 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77,
nonche' i proventi esenti e quelli soggetti a ritenuta a titolo
d'imposta».
3. Nei comma 2 dell'articolo 11 della legge 14 agosto 1993, n. 344,
recante la disciplina dei fondi comuni d'investimento mobiliare
chiusi, il secondo periodo e' sostituito dai seguenti: «La predetta
aliquota e' ridotta al 5 per cento, qualora il regolamento del fondo
preveda che non meno dei due terzi del relativo attivo siano
investiti in azioni ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati
degli Stati membri dell'Unione Europea di societa' di piccola o media
capitalizzazione e, decorso il periodo di un anno dalla data di avvio
o di adeguamento del regolamento alla presente disposizione, il
valore dell'investimento nelle azioni delle predette societa' non
risulti inferiore, nel corso dell'anno solare, ai due terzi del
valore dell'attivo per piu' di due mesi successivi al compimento del
predetto periodo; il valore dell'attivo e' rilevato dai prospetti del
fondo al netto dell'eventuale risparmio d'imposta, ricollegabile ai
risultati negativi della gestione, contabilizzato nei prospetti
medesimi. Devono essere tenuti a disposizione dell'Amministrazione
finanziaria fino alla scadenza dei termini stabiliti dall'(( articolo
)) 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600, anche su supporto informatico, appositi prospetti contabili
che consentano di verificare l'osservanza del requisito minimo
d'investimento previsto dal periodo precedente. Ai predetti effetti
per societa' di piccola o media capitalizzazione s'intendono le
societa' con una capitalizzazione di mercato non superiore a 800
milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l'ultimo
giorno di quotazione di ciascun trimestre solare. Il risultato della
gestione si determina sottraendo dal valore del patrimonio netto del
fondo alla fine dell'anno al lordo dell'imposta sostitutiva
accantonata, aumentato dei rimborsi e dei proventi eventualmente
distribuiti nell'anno e diminuito delle sottoscrizioni effettuate
nell'anno, il valore del patrimonio netto del fondo all'inizio
dell'anno, i proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di
investimento collettivo del risparmio soggetti ad imposta sostitutiva
e il 60 per cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad
organismi d'investimento collettivo del risparmio di cui al quarto
periodo del comma 1 dell'(( articolo )) 10-ter della legge 23 marzo
1983, n. 77, nonche' i proventi esenti e quelli soggetti a ritenuta a
titolo d'imposta.».
4. Nel comma 3 dell'(( articolo )) 9 della legge 23 marzo 1983, n.
77, sull'istituzione e disciplina dei fondi comuni d'investimento
mobiliare, nel comma 4 dell'(( articolo )) 11-bis del decreto-legge
30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, (( dalla ))
legge 25 novembre 1983, n. 649, recante la disciplina del regime
tributario dei fondi comuni esteri di investimento mobiliare, gia'
autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, e nel comma 4
dell'articolo 11 della legge 14 agosto 1993, n. 344, sull'istituzione
e disciplina dei fondi comuni d'investimento mobiliare chiusi, dopo
il secondo periodo, sono aggiunti i seguenti: «Il credito d'imposta
riconosciuto sui proventi derivanti dalla partecipazione ai fondi di
cui al secondo periodo del comma 2 costituisce credito d'imposta
limitato fino a concorrenza del 9 per cento di detti proventi e ad
esso si applicano le disposizioni dei commi 3-bis e 3-ter dell'((
articolo )) 11 e dei commi 1-bis e 1-ter dell'articolo 94 del testo
unico delle imposte sui redditi di cui al (( decreto del Presidente
della Repubblica )) 22 dicembre 1986, n. 917. L'imposta
corrispondente al credito d'imposta limitato di cui al precedente
periodo e' computata, fino a concorrenza dell'importo del credito
medesimo, nell'ammontare delle imposte di cui al comma 4 dell'((
articolo )) 105 del medesimo testo unico secondo i criteri previsti
per gli utili indicati al n. 2) del predetto comma.».
5. Nel comma 1 dell'(( articolo )) 14 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124, recante la disciplina delle forme
pensionistiche complementari, il secondo periodo e' sostituito dai
seguenti: «Il risultato si determina sottraendo dal valore del
patrimonio netto al termine di ciascun anno solare, al lordo
dell'imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per
il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle
somme trasferite ad altre forme pensionistiche, e diminuito dei
contributi versati, delle somme ricevute da altre forme
pensionistiche nonche' dei redditi soggetti a ritenuta, del 54,55 per
cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi
d'investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo del
comma 1 dell'(( articolo )) 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77,
dei redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta e il valore del
patrimonio stesso all'inizio dell'anno. I proventi derivanti da quote
o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio
soggetti ad imposta sostitutiva con l'aliquota del 12,50 per cento
concorrono a formare il risultato della gestione se percepiti o se
iscritti nel rendiconto del fondo e su di essi compete un credito
d'imposta del 15 per cento. Il credito d'imposta compete nella misura
del 6 per cento nel caso in cui gli organismi d'investimento
collettivo del risparmio siano assoggettati ad imposta sostitutiva
delle imposte sui redditi sul risultato della gestione con l'aliquota
del 5 per cento.».
6. Nel comma 3 dell'(( articolo )) 14 del decreto legislativo
21 aprile 1993, n. 124, recante la disciplina delle forme
pensionistiche complementari, le parole: «nonche' la ritenuta
prevista, nella misura del 12,50 per cento,» sono sostituite dalle
seguenti: «nonche' le ritenute previste, nella misura del 12,50 per
cento e del 5 per cento,».
7. Nel comma 1 dell'(( articolo )) 10-ter della legge 23 marzo
1983, n. 77, sull'istituzione e disciplina dei fondi comuni
d'investimento mobiliare, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:
«La ritenuta e' operata con l'aliquota del 5 per cento, qualora il
regolamento dell'organismo d'investimento preveda che non meno dei
due terzi del relativo attivo siano investiti in azioni ammesse alla
quotazione nei mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione
Europea di societa' di piccola o media capitalizzazione e, decorso il
periodo di un anno dalla data di avvio o di adeguamento del
regolamento alla presente disposizione, il valore dell'investimento
nelle azioni delle predette societa' non risulti inferiore, nel corso
dell'anno solare, ai due terzi del valore dell'attivo per piu' di un
sesto dei giorni di valorizzazione del fondo successivi al compimento
del predetto periodo; il valore dell'attivo e' rilevato dai prospetti
periodici dell'organismo d'investimento. Nel caso in cui il
regolamento dell'organismo d'investimento sia stato adeguato alla
presente disposizione successivamente al suo avvio, sui proventi
maturati fino alla data di adeguamento la ritenuta e' operata con
l'aliquota del 12,50 per cento. I soggetti incaricati residenti
tengono a disposizione dell'Amministrazione finanziaria fino alla
scadenza dei termini stabiliti dall'(( articolo )) 43 del (( decreto
del Presidente della Repubblica )) 29 settembre 1973, n. 600, il
regolamento dell'organismo d'investimento e le eventuali modifiche,
nonche', anche su supporto informatico, appositi prospetti contabili
che consentano di verificare l'osservanza del requisito minimo
d'investimento previsto dal periodo precedente. Ai predetti effetti
per societa' di piccola o media capitalizzazione s'intendono le
societa' con una capitalizzazione di mercato non superiore a 800
milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l'ultimo
giorno di quotazione di ciascun trimestre solare».
8. Il comma 4 dell'articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n.
77, e' sostituito dal seguente: «4. Nel caso in cui le quote o azioni
di cui al comma 1 sono collocate all'estero, o comunque i relativi
proventi sono conseguiti all'estero senza applicazione della
ritenuta, detti proventi, se percepiti al di fuori dell'esercizio
d'impresa commerciale, sono assoggettati a imposizione sostitutiva,
secondo le disposizioni di cui all'articolo 16-bis del testo unico
delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, con le stesse aliquote di
ritenuta previste nel comma 1.».
9. Nel comma 1 dell'articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461, recante la disciplina del rimborso d'imposta per i
sottoscrittori di quote di organismi di investimento collettivo del
risparmio italiani, dopo le parole: «al pagamento di una somma pari
al 15 per cento» sono aggiunte le seguenti: «dei predetti proventi,
qualora siano erogati da organismi di investimento collettivo
soggetti ad imposta sostitutiva con l'aliquota del 12,50 per cento, e
al 6 per cento, qualora siano erogati da organismi d'investimento
collettivo soggetti ad imposta sostitutiva con l'aliquota del 5 per
cento».
10. Nel comma 4 dell'articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461, recante l'esenzione da imposta sostitutiva degli
organismi d'investimento collettivo italiani sottoscritti
esclusivamente da soggetti non residenti, il primo periodo e'
sostituito dal seguente: «Nel caso di organismi d'investimento
collettivo mobiliare le cui quote o azioni siano sottoscritte
esclusivamente da soggetti non residenti di cui al comma 3, gli
organismi medesimi sono esenti dall'imposta sostitutiva sul risultato
della gestione altrimenti dovuta con le aliquote del 12,50 e 5 per
cento.».
11. Nel comma 4 dell'articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461, recante la disciplina dell'imposta sostitutiva sul
risultato maturato delle gestioni individuali di portafoglio, dopo le
parole: «di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 86,» sono inserite le
seguenti: «il 60 per cento dei proventi derivanti dalla
partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio
di cui al quarto periodo, del comma 1, dell'articolo 10-ter, della
legge 23 marzo 1983, n. 77,».
(( 11-bis. Sono abrogati l'articolo 3 della legge 9 gennaio 1991,
n. 19, il regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 13 luglio 1999, n. 392, nonche' il regolamento di cui al
decreto del Ministro del tesoro emanato di concerto con i Ministri
degli affari esteri, delle finanze, dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e del commercio con l'estero 19 ottobre 1998, n.
508, concernenti l'istituzione e il funzionamento del «Centro di
servizi finanziari ed assicurativi di Trieste». ))

Art. 13.
Disciplina dell'attivita' di garanzia collettiva dei fidi

1. Ai fini del presente decreto si intendono per: «confidi», i
consorzi con attivita' esterna, le societa' cooperative, le societa'
consortili per azioni, a responsabilita' limitata o cooperative, che
svolgono l'attivita' di garanzia collettiva dei fidi; per «attivita'
di garanzia collettiva dei fidi», l'utilizzazione di risorse
provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie per
la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a
favorirne il finanziamento da parte delle banche e degli altri
soggetti operanti nel settore finanziario; per «confidi di secondo
grado», i consorzi con attivita' esterna, le societa' cooperative, le
societa' consortili per azioni, a responsabilita' limitata o
cooperative, costituiti dai confidi ed eventualmente da imprese
consorziate o socie di questi ultimi o da altre imprese; per «piccole
e medie imprese», le imprese che soddisfano i requisiti della
disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore delle
piccole e medie imprese determinati dai relativi decreti del Ministro
delle attivita' produttive (( e del Ministro delle politiche agricole
e forestali )); per «testo unico bancario», il decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni e integrazioni;
per «elenco speciale» l'elenco previsto dall'articolo 107 del testo
unico bancario; per «riforma delle societa», il decreto legislativo
17 gennaio 2003, n. 6. (( In sede di prima applicazione, e fino alla
chiusura del terzo esercizio, il consiglio di amministrazione e'
composto dai soggetti indicati all'articolo 3 della legge 14 ottobre
1964, n. 1068, e successive modificazioni. ))
2. I confidi, salvo quanto stabilito dal comma 32, svolgono
esclusivamente l'attivita' di garanzia collettiva dei fidi e i
servizi a essa connessi o strumentali, nel rispetto delle riserve di
attivita' previste dalla legge.
3. Nell'esercizio dell'attivita' di garanzia collettiva dei fidi
possono essere prestate garanzie personali e reali, stipulati
contratti volti a realizzare il trasferimento del rischio, nonche'
utilizzati in funzione di garanzia depositi indisponibili costituiti
presso i finanziatori delle imprese consorziate o socie.
4. I confidi di secondo grado svolgono l'attivita' indicata nel
comma 2 a favore dei confidi e delle imprese a essi aderenti e delle
imprese consorziate o socie di questi ultimi.
5. L'uso nella denominazione o in qualsivoglia segno distintivo o
comunicazione rivolta al pubblico delle parole «confidi», «consorzio,
cooperativa, societa' consortile di garanzia collettiva dei fidi»
ovvero di altre parole o locuzioni idonee a trarre in inganno sulla
legittimazione allo svolgimento dell'attivita' di garanzia collettiva
dei fidi e' vietato a soggetti diversi dai confidi.
6. Chiunque contravviene al disposto del comma 5 e' punito con la
medesima sanzione prevista dall'articolo 133, comma 3, del testo
unico bancario.
7. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
dell'articolo 145 del medesimo testo unico.
8. I confidi sono costituiti da piccole e medie imprese
industriali, commerciali, turistiche e di servizi, da imprese
artigiane e agricole, (( come definite dalla disciplina comunitaria.
))
9. Ai confidi possono partecipare anche imprese di maggiori
dimensioni rientranti nei limiti dimensionali determinati dalla
Unione europea ai fini degli interventi agevolati della Banca europea
per gli investimenti (BEI) a favore delle piccole e medie imprese,
purche' complessivamente non rappresentino piu' di un sesto della
totalita' delle imprese consorziate o socie.
10. Gli enti pubblici e privati e le imprese di maggiori dimensioni
che non possono far parte dei confidi ai sensi del comma 9 possono
sostenere l'attivita' attraverso contributi e garanzie non
finalizzati a singole operazioni; essi non divengono consorziati o
soci ne' fruiscono delle attivita' sociali, ma i loro rappresentanti
possono partecipare agli organi elettivi dei confidi con le modalita'
stabilite dagli statuti, purche' la nomina della maggioranza dei
componenti di ciascun organo resti (( riservata )) all'assemblea.
11. Il comma 10 (( si applica )) anche ai confidi di secondo grado.
12. Il fondo consortile o il capitale sociale di un confidi non
puo' essere inferiore a 100 mila euro, fermo restando per le societa'
consortili l'ammontare minimo previsto dal codice civile per la
societa' per azioni.
13. La quota di partecipazione di ciascuna impresa non puo' essere
superiore al 20 per cento del fondo consortile o del capitale
sociale, ne' inferiore a 250 euro.
14. Il patrimonio netto dei confidi, comprensivo dei fondi rischi
indisponibili, non puo' essere inferiore a 250 mila euro.
Dell'ammontare minimo del patrimonio netto almeno un quinto e'
costituito da apporti dei consorziati o dei soci o da avanzi di
gestione. Al fine del raggiungimento di tale ammontare minimo si
considerano anche i fondi rischi costituiti mediante accantonamenti
di conto economico per far fronte a previsioni di rischio sulle
garanzie prestate.
15. Quando, in occasione dell'approvazione del bilancio
d'esercizio, risulta che il patrimonio netto e' diminuito per oltre
un terzo al di sotto del minimo stabilito (( dal comma 14 )), gli
amministratori sottopongono all'assemblea gli opportuni
provvedimenti. Se entro l'esercizio successivo la diminuzione del
patrimonio netto non si e' ridotta a meno di un terzo di tale minimo,
l'assemblea che approva il bilancio deve deliberare l'aumento del
fondo consortile o del capitale sociale ovvero il versamento, se lo
statuto ne prevede l'obbligo per i consorziati o i soci, di nuovi
contributi ai fondi rischi indisponibili, in misura tale da ridurre
la perdita a meno di un terzo; in caso diverso deve deliberare lo
scioglimento del confidi.
16. Se, per la perdita di oltre un terzo del fondo consortile o del
capitale sociale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito
dal comma 12, gli amministratori devono senza indugio convocare
l'assemblea per deliberare la riduzione del fondo o del capitale e il
contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore a detto
minimo, o lo scioglimento del confidi. Per i confidi costituiti come
societa' consortili per azioni o a responsabilita' limitata restano
applicabili le ulteriori disposizioni del codice civile vigenti in
materia di riduzione del capitale per perdite.
17. Ai confidi costituiti sotto forma di societa' cooperativa non
si applicano il primo e il secondo comma dell'articolo 2525 del
codice civile, come modificato dalla riforma delle societa'.
18. I confidi non possono distribuire avanzi di gestione di ogni
genere e sotto qualsiasi forma alle imprese consorziate o socie,
neppure in caso di scioglimento del consorzio, della cooperativa o
della societa' consortile, ovvero di recesso, decadenza, esclusione o
morte del consorziato o del socio.
19. Ai confidi costituiti sotto forma di societa' cooperativa non
si applicano il secondo comma dell'articolo 2545-quater del codice
civile introdotto dalla riforma delle societa' e gli articoli 11 e 20
della legge 31 gennaio 1992, n. 59. L'obbligo di devoluzione previsto
dall'(( articolo )) 2514, comma primo, lettera d), del codice civile,
come modificato dalla riforma delle societa', si intende riferito al
Fondo di garanzia interconsortile al quale il confidi aderisca o, in
mancanza, ai Fondi di garanzia di cui ai commi 20, 21, 25 e 28.
20. I confidi che riuniscono complessivamente non meno di 15 mila
imprese e garantiscono finanziamenti complessivamente non inferiori a
500 milioni di euro possono istituire, anche tramite le loro
associazioni nazionali di rappresentanza, fondi di garanzia
interconsortile destinati alla prestazione di controgaranzie e
cogaranzie ai confidi.
(( 20-bis. Ai fini delle disposizioni recate dal comma 20 i confidi
che riuniscono cooperative e loro consorzi debbono associare
complessivamente non meno di 5.000 imprese e garantire finanziamenti
complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro. ))
21. I fondi di garanzia interconsortile sono gestiti da societa'
consortili per azioni o a responsabilita' limitata il cui oggetto
sociale preveda in via esclusiva lo svolgimento di tale attivita',
ovvero dalle societa' finanziarie costituite ai sensi dell'articolo
24 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. In deroga
all'articolo 2602 del codice civile le societa' consortili possono
essere costituite anche dalle associazioni di cui al comma 20.
22. I confidi aderenti ad un fondo di garanzia interconsortile
versano annualmente a tale fondo, entro un mese dall'approvazione del
bilancio, un contributo obbligatorio (( pari allo 0,5 per mille dei
finanziamenti complessivamente garantiti. )) Gli statuti dei fondi di
garanzia interconsortili possono prevedere un contributo piu'
elevato.
23. I confidi che non aderiscono a un fondo di garanzia
interconsortile versano annualmente una quota (( pari allo 0,5 per
mille dei finanziamenti complessivamente garantiti, )) entro il
termine indicato nel comma 22, al Ministero dell'economia e delle
finanze; le somme a tale titolo versate fanno parte delle entrate del
bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze, una somma pari all'ammontare complessivo di detti versamenti
e' annualmente assegnata ai Fondi di garanzia indicati dai commi 25 e
28. (( I confidi, operanti nel settore agricolo, la cui base
associativa e' per almeno il 50 per cento composta da imprenditori
agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, versano
annualmente la quota alla Sezione speciale del Fondo interbancario di
garanzia, di cui all'articolo 21 della legge 9 maggio 1975, n. 153, e
successive modificazioni. ))
24. Ai fini delle imposte sui redditi i contributi versati ai sensi
dei commi 22 e 23, nonche' gli eventuali contributi, anche di terzi,
liberamente destinati ai fondi di garanzia interconsortile o ai Fondi
di garanzia previsti dai commi 25 e 28, non concorrono alla
formazione del reddito delle societa' che gestiscono tali fondi;
detti contributi e le somme versate ai sensi del comma 23 sono
ammessi in deduzione dal reddito dei confidi o degli altri soggetti
eroganti nell'esercizio di competenza.
25. Il Fondo di garanzia costituito presso il Mediocredito Centrale
s.p.a. (( ai sensi dell'articolo )) 2, comma 100, lettera a), della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' conferito in una societa' per
azioni, avente per oggetto esclusivo la sua gestione, costituita con
atto unilaterale dallo Stato entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto. Il capitale sociale iniziale
della societa' per azioni e' determinato con decreto del Ministro
delle attivita' produttive, di concerto con il Ministro dell'economia
e delle finanze (( e con il Ministro delle politiche agricole e
forestali )). La societa' per azioni assume i diritti e gli obblighi
del Fondo di garanzia proseguendo in tutti i suoi rapporti, anche
processuali, anteriori al conferimento. I privilegi e le garanzie di
qualsiasi tipo costituiti o prestate a favore del Fondo di garanzia
conservano il loro grado e la loro validita' in capo alla societa'
per azioni, senza necessita' di alcuna formalita' o annotazione.
L'atto costitutivo attribuisce agli amministratori la facolta' di
aumentare il capitale sociale a norma dell'articolo 2443 del codice
civile con offerta delle nuove azioni ai confidi, anche tramite le
loro associazioni nazionali di rappresentanza, alle societa' indicate
nel comma 21, alle Regioni, alle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura, alle banche, agli enti gestori di altri
fondi pubblici di garanzia al fine del loro conferimento nella
societa' per azioni e agli ulteriori soggetti pubblici e privati
eventualmente individuati dallo statuto della societa'. Lo statuto
fissa altresi' un limite massimo di possesso azionario per i nuovi
soci, diversi da quelli che apportino altri fondi pubblici di
garanzia, non superiore al 5 per cento del capitale sociale. In ogni
caso lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici conservano
congiuntamente la maggioranza assoluta del capitale sociale. (( Le
operazioni di garanzia effettuate dalla societa' per azioni di cui al
presente comma beneficiano della garanzia dello Stato nei limiti
delle risorse finanziarie attribuite. ))
26. L'intervento della societa' per azioni di cui al comma 25 e'
rivolto in via prioritaria alle operazioni di controgaranzia delle
garanzie, cogaranzie o controgaranzie prestate nell'esercizio
esclusivo o prevalente del-l'attivita' di rilascio delle garanzie dai
propri soci, intendendosi per tali anche i confidi appartenenti alle
associazioni socie.
(( 27. Le regole di funzionamento del fondo di cui al comma 25 e le
caratteristiche delle garanzie dallo stesso prestate sono
disciplinate con decreto del Ministro delle attivita' produttive, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. ))
28. L'intervento del Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma
100, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' riservato
alle operazioni di controgaranzia dei confidi operanti sull'intero
territorio nazionale nonche' alle operazioni in cogaranzia con i
medesimi. La controgaranzia e la cogaranzia del Fondo sono escutibili
per intero, a prima richiesta, alla data di avvio delle procedure di
recupero nei confronti dell'impresa inadempiente. Le eventuali somme
recuperate dai confidi sono restituite al Fondo nella stessa
percentuale della garanzia da esso prestata.
29. L'esercizio dell'attivita' bancaria in forma di societa'
cooperativa a responsabilita' limitata e' consentito, ai sensi
dell'articolo 28 del (( testo unico bancario, )) anche alle banche
che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente
l'attivita' di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci. La
denominazione di tali banche contiene le espressioni «confidi»,
«garanzia collettiva dei fidi» o entrambe.
30. Alle banche di cui al comma 29 si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni contenute (( negli articoli )) da 5 a
11, da 19 a 28 e (( da 33 a 37 )) del testo unico bancario.
31. La Banca d'Italia emana disposizioni attuative dei commi 29 e
30, tenuto conto delle specifiche caratteristiche operative delle
banche di cui al comma 29.
32. All'articolo 155 del testo unico bancario, dopo il comma 4,
sono inseriti i seguenti:
«4-bis. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca
d'Italia, determina i criteri oggettivi, riferibili al volume di
attivita' finanziaria e ai mezzi patrimoniali, in base ai quali sono
individuati i confidi che sono tenuti a chiedere l'iscrizione
nell'elenco speciale previsto dall'articolo 107. La Banca d'Italia
stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in
considerazione per il calcolo del volume di attivita' finanziaria e
dei mezzi patrimoniali. Per l'iscrizione nell'elenco speciale i
confidi devono adottare una delle forme societarie previste
dall'articolo 106, comma 3.
4-ter. I confidi iscritti nell'elenco speciale esercitano in via
prevalente l'attivita' di garanzia collettiva dei fidi.
4-quater. I confidi iscritti nell'elenco speciale possono svolgere,
prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le
seguenti attivita':
a) prestazione di garanzie a favore dell'amministrazione
finanziaria dello Stato, al fine dell'esecuzione dei rimborsi di
imposte alle imprese consorziate o socie;
b) gestione, ai sensi dell'articolo 47, comma 2, di fondi
pubblici di agevolazione;
c) stipula, ai sensi dell'articolo 47, comma 3, di contratti con
le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia per disciplinare
i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne
la fruizione.
4-quinquies. I confidi iscritti nell'elenco speciale possono
svolgere in via residuale, nei limiti massimi stabiliti dalla Banca
d'Italia, le attivita' riservate agli intermediari finanziari
iscritti nel medesimo elenco.
4-sexies. Ai confidi iscritti nell'elenco speciale si applicano gli
articoli 107, commi 2, 3, 4 e 4-bis, 108, 109, 110 e 112. La Banca
d'Italia dispone la cancellazione dall'elenco speciale qualora
risultino gravi violazioni di norme di legge o delle disposizioni
emanate ai sensi del presente decreto legislativo; si applica
l'articolo 111, commi 3 e 4.».
33. Le banche e i confidi indicati nei commi 29, 30, 31 e 32
possono, anche in occasione delle trasformazioni e delle fusioni
previste dai commi 38, 39, 40, 41, 42 e 43, imputare al fondo
consortile o al capitale sociale i fondi rischi e gli altri fondi o
riserve patrimoniali costituiti da contributi dello Stato, delle
regioni e di altri enti pubblici senza che cio' comporti violazione
dei vincoli di destinazione eventualmente sussistenti, che
permangono, salvo quelli a carattere territoriale, con riferimento
alla relativa parte del fondo consortile o del capitale sociale. Le
azioni o quote corrispondenti costituiscono azioni o quote proprie
delle banche o dei confidi e non attribuiscono alcun diritto
patrimoniale o amministrativo ne' sono computate nel capitale sociale
o nel fondo consortile ai fini del calcolo delle quote richieste per
la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea.
34. Le modificazioni del contratto di consorzio riguardanti gli
elementi indicativi dei consorziati devono essere iscritte soltanto
una volta l'anno entro centoventi giorni dalla chiusura
dell'esercizio sociale attraverso il deposito dell'elenco dei
consorziati riferito alla data di approvazione del bilancio.
35. Gli amministratori del consorzio devono redigere il bilancio
d'esercizio con l'osservanza delle disposizioni relative al bilancio
delle societa' per azioni. L'assemblea approva il bilancio entro
centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio ed entro trenta
giorni dall'approvazione una copia del bilancio, corredata dalla
relazione sulla gestione, dalla relazione del collegio sindacale, se
costituito, e dal verbale di approvazione dell'assemblea deve essere,
a cura degli amministratori, depositata presso l'ufficio del registro
delle imprese.
36. Oltre i libri e le altre scritture contabili prescritti tra
quelli la cui tenuta e' obbligatoria il consorzio deve tenere:
(( a) )) il libro dei consorziati, nel quale devono essere indicati
la ragione o denominazione sociale ovvero il cognome e il nome dei
consorziati e le variazioni nelle persone di questi; (( b) )) il
libro delle adunanze e delle deliberazioni dell'assemblea, in cui
devono essere trascritti anche i verbali eventualmente redatti per
atto pubblico; (( c) )) il libro delle adunanze e delle deliberazioni
dell'organo amministrativo collegiale, se questo esiste; (( d) )) il
libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale, se
questo esiste. I primi tre libri devono essere tenuti a cura degli
amministratori e il quarto a cura dei sindaci. Ai consorziati spetta
il diritto di esaminare i libri indicati nel presente comma e, per
quelli indicati (( nelle lettere a) e b), di ottenerne estratti a
proprie spese. Il libro indicato nella lettera a) del presente comma
puo' altresi' essere esaminato dai creditori che intendano far valere
la responsabilita' verso i terzi dei singoli consorziati ai sensi
dell'articolo 2615, secondo comma del codice civile, )) e deve
essere, prima che sia messo in uso, numerato progressivamente in ogni
pagina e bollato in ogni foglio dall'ufficio del registro delle
imprese o da un notaio.
37. L'articolo 155, comma 4, del testo unico bancario e' sostituito
dal seguente:
«4. I confidi, anche di secondo grado, sono iscritti in un'apposita
sezione dell'elenco previsto dall'articolo 106, comma 1. L'iscrizione
nella sezione non abilita a effettuare le altre operazioni riservate
agli intermediari finanziari iscritti nel citato elenco. A essi non
si applica il titolo V del presente decreto legislativo».
38. I confidi possono trasformarsi in uno dei tipi associativi
indicati nel presente articolo e nelle banche di cui ai commi 29, 30
e 31 anche qualora siano costituiti sotto forma di societa'
cooperativa a mutualita' prevalente o abbiano ricevuto contributi
pubblici o privati di terzi.
39. I confidi possono altresi' fondersi con altri confidi comunque
costituiti. Alle fusioni possono partecipare anche societa',
associazioni, anche non riconosciute, fondazioni e consorzi diversi
dai confidi purche' il consorzio o la societa' incorporante o che
risulta dalla fusione sia un confidi o una banca di cui al comma 29.
40. Alla fusione si applicano in ogni caso (( le disposizioni di
cui al libro V, titolo V, capo X, sezione II, del codice civile; a
far data dal 1° gennaio 2004, )) qualora gli statuti dei confidi
partecipanti alla fusione e il progetto di fusione prevedano per i
consorziati eguali diritti, senza che assuma rilievo l'ammontare
delle singole quote di partecipazione, non e' necessario redigere la
relazione degli esperti prevista dall'articolo 2501-sexies del codice
civile, come modificato dalla riforma delle societa'. Il progetto di
fusione determina il rapporto di cambio sulla base del valore
nominale delle quote di partecipazione, secondo un criterio di
attribuzione proporzionale.
41. Anche in deroga a quanto previsto dagli articoli 2500-septies,
2500-octies e 2545-decies del codice civile, introdotti dalla riforma
delle societa', le deliberazioni assembleari necessarie per le
trasformazioni e le fusioni previste dai commi 38, 39, e 40 sono
adottate con le maggioranze previste dallo statuto per le
deliberazioni dell'assemblea straordinaria.
42. Le trasformazioni e le fusioni previste dai commi 38, 39, 40 e
41 non comportano in alcun caso per i contributi e i fondi di origine
pubblica una violazione dei vincoli di destinazione eventualmente
sussistenti.
43. Le societa' cooperative le quali divengono confidi sotto un
diverso tipo associativo a seguito di fusione o che si trasformano ai
sensi del comma 38 non sono soggette all'obbligo di devoluzione del
patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo
della cooperazione di cui all'articolo 11, comma 5, della legge
31 gennaio 1992, n. 59, a condizione che nello statuto del confidi
risultante dalla trasformazione o fusione sia previsto l'obbligo di
devoluzione del patrimonio ai predetti fondi mutualistici in caso di
eventuale successiva fusione o trasformazione del confidi stesso in
enti diversi dal confidi ovvero dalle banche di cui al comma 29.
44. I confidi fruiscono di tutti i benefici previsti dalla
legislazione vigente a favore dei consorzi e delle cooperative di
garanzia collettiva fidi; i requisiti soggettivi ivi stabiliti si
considerano soddisfatti con il rispetto di quelli previsti dal
presente articolo.
45. Ai fini delle imposte sui redditi i confidi, comunque
costituiti, si considerano enti commerciali.
46. Gli avanzi di gestione accantonati nelle riserve e nei fondi
costituenti il patrimonio netto dei confidi concorrono alla
formazione del reddito nell'esercizio in cui la riserva o il fondo
sia utilizzato per scopi diversi dalla copertura di perdite di
esercizio o dall'aumento del fondo consortile o del capitale sociale.
Il reddito d'impresa e' determinato senza apportare al risultato
netto del conto economico le eventuali variazioni in aumento
conseguenti all'applicazione dei criteri indicati nel titolo I, capo
VI, e nel titolo II, capo II, del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.
47. Ai fini dell'imposta regionale sulle attivita' produttive i
confidi, comunque costituiti, determinano in ogni caso il valore
della produzione netta secondo le modalita' contenute nell'articolo
10, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e
successive modificazioni.
48. Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto non si considera
effettuata nell'esercizio di imprese l'attivita' di garanzia
collettiva dei fidi.
49. Le quote di partecipazione al fondo consortile o al capitale
sociale dei confidi, comunque costituiti, e i contributi a questi
versati costituiscono per le imprese consorziate o socie oneri
contributivi ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del testo unico
delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. Tale
disposizione si applica anche alle imprese e agli enti di cui al
comma 10, per un ammontare complessivo deducibile non superiore al 2
per cento del reddito d'impresa dichiarato; e' salva ogni eventuale
ulteriore deduzione prevista dalla legge.
50. Ai fini delle imposte sui redditi, le trasformazioni e le
fusioni effettuate tra i confidi ai sensi dei commi 38, 39, 40, 41,
42 e 43 non danno luogo in nessun caso a recupero di tassazione dei
fondi in sospensione di imposta dei confidi che hanno effettuato la
trasformazione o partecipato alla fusione.
51. Le fusioni sono soggette all'imposta di registro in misura
fissa.
52. I confidi gia' costituiti alla data di entrata in vigore del
presente decreto hanno tempo due anni decorrenti da tale data per
adeguarsi ai requisiti disposti dai commi 12, 13, 14, 15, 16 e 17,
salva fino ad allora l'applicazione delle restanti disposizioni del
presente articolo; anche decorso tale termine i confidi in forma
cooperativa gia' costituiti alla data di entrata in vigore del
presente decreto non sono tenuti ad adeguarsi al limite minimo della
quota di partecipazione determinato ai sensi del comma 13.
53. Per i confidi che si costituiscono nei cinque anni successivi
alla data di entrata in vigore del presente decreto tra imprese
operanti nelle zone ammesse alla deroga per gli aiuti a finalita'
regionale, di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del
trattato CE, la parte dell'ammontare minimo del patrimonio netto
costituito da apporti dei consorziati o dei soci o da avanzi di
gestione deve essere pari ad almeno un decimo del totale, in deroga a
quanto previsto dal comma 14.
54. I soggetti di cui al comma 10, che alla data di entrata in
vigore del presente decreto partecipano al fondo consortile o al
capitale sociale dei confidi, anche di secondo grado, possono
mantenere la loro partecipazione, fermo restando il divieto di
fruizione dell'attivita' sociale.
55. I confidi che alla data di entrata in vigore del presente
decreto gestiscono fondi pubblici di agevolazione possono continuare
a gestirli fino a non oltre tre anni dalla stessa data. Fino a tale
termine i confidi possono prestare garanzie a favore
dell'amministrazione finanziaria dello Stato al fine dell'esecuzione
dei rimborsi di imposte alle imprese consorziate o socie.
56. Le modificazioni delle iscrizioni, delle voci e dei criteri di
bilancio conseguenti all'attuazione del presente articolo non
comportano violazioni delle disposizioni del codice civile o di altre
leggi in materia di bilancio, ne' danno luogo a rettifiche fiscali.
57. I confidi che hanno un volume di attivita' finanziaria pari o
superiore a cinquantuno milioni di euro o mezzi patrimoniali pari o
superiori a duemilioniseicentomila euro possono, entro il termine di
diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
chiedere l'iscrizione provvisoria nell'elenco speciale (( di cui
all'articolo 107 del testo unico bancario )). La Banca d'Italia
procede all'iscrizione previa verifica della sussistenza degli altri
requisiti di iscrizione previsti dagli articoli 106 e 107 del testo
unico bancario. Entro tre anni dall'iscrizione, i confidi si adeguano
ai requisiti minimi per l'iscrizione previsti ai sensi del comma 32.
Trascorso tale periodo, la Banca d'Italia procede alla cancellazione
dall'elenco speciale dei confidi che non si sono adeguati. I confidi
iscritti nell'elenco speciale ai sensi del presente comma, oltre
all'attivita' di garanzia collettiva dei fidi, possono svolgere,
esclusivamente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le
sole attivita' indicate nell'articolo 155, comma 4-quater, del testo
unico bancario. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 155, comma
4-ter, del medesimo testo unico bancario.
58. Il secondo comma dell'articolo 17 della legge 19 marzo 1983, n.
72, e' abrogato.
59. L'articolo 33 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, e' abrogato.
60. Nell'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446, sono soppresse le seguenti parole: «, e in ogni caso
per i consorzi di garanzia collettiva fidi di primo e secondo grado,
anche costituiti sotto forma di societa' cooperativa o consortile,
previsti dagli articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n. 317,
iscritti nell'apposita sezione dell'elenco previsto dall'articolo 106
del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385».
61. Nell'articolo 15, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, le
parole: «consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi
denominati "Confidi", istituiti dalle associazioni di categoria
imprenditoriali e dagli ordini professionali» sono sostituite ((
dalle seguenti: «confidi, di cui all'articolo 13 del decreto-legge
30 settembre 2003, n. 269». ))
(( 61-bis. La garanzia della Sezione speciale del Fondo
interbancario di garanzia, istituita con l'articolo 21 della legge
9 maggio 1975, n. 153, e successive modificazioni, puo' essere
concessa alle banche e agli intermediari finanziari iscritti
nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del testo unico
bancario, a fronte di finanziamenti a imprenditori agricoli di cui
all'articolo 2135 del codice civile, ivi comprese la locazione
finanziaria e la partecipazione, temporanea e di minoranza, al
capitale delle imprese agricole medesime, assunte da banche, da altri
intermediari finanziari o da fondi chiusi di investimento mobiliari.
La garanzia della Sezione speciale del Fondo interbancario di
garanzia e' estesa, nella forma di controgaranzia, a quella prestata
dai confidi operanti nel settore agricolo, che hanno come consorziati
o soci almeno il 50 per cento di imprenditori agricoli ed agli
intermediari finanziari iscritti nell'elenco generale di cui
all'articolo 106 del medesimo testo unico. Con decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, sono stabiliti i criteri e le modalita' per la concessione
delle garanzie della Sezione speciale e la gestione delle sue
risorse, nonche' le eventuali riserve di fondi a favore di
determinati settori o tipologie di operazioni.
61-ter. In via transitoria, fino alla data di insediamento degli
organi sociali della societa' di cui al comma 25, continuano ad
applicarsi le disposizioni vigenti riguardanti il fondo di garanzia
di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre
1996, n. 662. ))

Art. 14.
Servizi pubblici locali

1. All'articolo 113 del testo unico delle leggi sull'ordinamento
degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, come modificato dal comma 1 dell'articolo 35 della legge
28 dicembre 2001, n. 448, sono apportate le seguenti modifiche:
a) (( nella rubrica )) le parole: «di rilevanza industriale» sono
sostituite dalle seguenti: «di rilevanza economica»;
(( b) il comma 1 e' sostituito dal seguente: «1. Le disposizioni
del presente articolo che disciplinano le modalita' di gestione ed
affidamento dei servizi pubblici locali concernono la tutela della
concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di
settore. Restano ferme le altre disposizioni di settore e quelle di
attuazione di specifiche normative comunitarie. Restano esclusi dal
campo di applicazione del presente articolo i settori disciplinati
dai decreti legislativi 16 marzo 1999, n. 79, e 23 maggio 2000, n.
164»; ))
c) al comma 4, lettera a), le parole: «con la partecipazione
maggioritaria degli enti locali, anche associati,» sono sostituite
dalle seguenti: «con la partecipazione totalitaria di capitale
pubblico» e, in fine, sono aggiunte, le seguenti parole: «,a
condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale
esercitino sulla societa' un controllo analogo a quello esercitato
sui propri servizi e che la societa' realizzi la parte piu'
importante della propria attivita' con l'ente o gli enti pubblici che
la controllano»;
d) il comma 5 e' sostituito dal seguente: «5. L'erogazione del
servizio avviene secondo le discipline di settore e nel rispetto
della normativa dell'Unione europea, con conferimento della
titolarita' del servizio:
(( a) )) a societa' di capitali individuate attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
(( b) )) a societa' a capitale misto pubblico privato nelle quali
il socio privato venga scelto attraverso l'espletamento di gare con
procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto
delle norme interne e comunitarie in materia di concorrenza secondo
le linee di indirizzo emanate dalle autorita' competenti attraverso
provvedimenti o circolari specifiche;
(( c) )) a societa' a capitale interamente pubblico a condizione
che l'ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale
esercitino sulla societa' un controllo analogo a quello esercitato
sui propri servizi e che la societa' realizzi la parte piu'
importante della propria attivita' con l'ente o gli enti pubblici che
la controllano.»;
e) al comma 7, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le
previsioni di cui al presente comma devono considerarsi integrative
delle discipline di settore.»;
f) al comma 12, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le
seguenti parole: «mediante procedure ad evidenza pubblica da
rinnovarsi alla scadenza del periodo di affidamento»;
g) al comma 13, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Gli
enti locali, anche in forma associata, nei casi in cui non sia
vietato dalle normative di settore, possono conferire la proprieta'
delle reti, degli impianti, e delle altre dotazioni patrimoniali a
societa' a capitale interamente pubblico, che e' incedibile.»;
h) dopo il comma 15 e' aggiunto il seguente:
«15-bis. Nel caso in cui le disposizioni previste per i singoli
settori non stabiliscano un congruo periodo di transizione, ai fini
dell'attuazione delle disposizioni previste nel presente articolo, le
concessioni rilasciate con procedure diverse dall'evidenza pubblica
cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2006,
senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante. Sono
escluse dalla cessazione le concessioni affidate a societa' a
capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato sia
stato scelto mediante procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato
garanzia di rispetto delle norme interne e comunitarie in materia di
concorrenza, nonche' quelle affidate a societa' a capitale
interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici titolari del
capitale sociale esercitino sulla societa' un controllo analogo a
quello esercitato sui propri servizi e che la societa' realizzi la
parte piu' importante della propria attivita' con l'ente o gli enti
pubblici che la controllano».
(( h-bis) dopo il comma 15-bis e' aggiunto il seguente:
«15-ter. Il termine del 31 dicembre 2006, di cui al comma 15-bis,
puo' essere differito ad una data successiva, previo accordo,
raggiunto caso per caso, con la Commissione europea, alle condizioni
sotto indicate:
a) nel caso in cui, almeno dodici mesi prima dello scadere del
suddetto termine si dia luogo, mediante una o piu' fusioni, alla
costituzione di una nuova societa' capace di servire un bacino di
utenza complessivamente non inferiore a due volte quello
originariamente servito dalla societa' maggiore; in questa ipotesi il
differimento non puo' comunque essere superiore ad un anno;
b) nel caso in cui, entro il termine di cui alla lettera a),
un'impresa affidataria, anche a seguito di una o piu' fusioni, si
trovi ad operare in un ambito corrispondente almeno all'intero
territorio provinciale ovvero a quello ottimale, laddove previsto
dalle norme vigenti; in questa ipotesi il differimento non puo'
comunque essere superiore a due anni». ))
2. All'articolo 113-bis del testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n.
267 del 2000, introdotto dal comma 15 dell'articolo 35 della legge
28 dicembre 2001, n. 448, sono apportate le seguenti modifiche:
a) (( nella rubrica )) le parole: «privi di rilevanza industriale»
sono sostituite dalle seguenti: «privi di rilevanza economica»;
b) al comma 1, alinea, le parole: «privi di rilevanza
industriale» sono sostituite dalle seguenti: «privi di rilevanza
economica»;
c) al comma 1 la lettera c) e' sostituita dalla seguente:
«c) societa' a capitale interamente pubblico a condizione che gli
enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla societa'
un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la
societa' realizzi la parte piu' importante della propria attivita'
con l'ente o gli enti pubblici che la controllano»;
d) il comma 4 e' abrogato.
3. All'articolo 35 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono
abrogati i commi 2, 3, 4, 5 e 16; al com-ma 7 del medesimo articolo
35 le parole: «nei termini stabiliti dal regolamento di cui al comma
16 del presente articolo» sono sostituite dalle seguenti: «al termine
dell'affidamento».

Art. 15.
Acquisto di beni e servizi

1. Nell'articolo 24 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, i commi 1
e 2 sono soppressi.

Art. 16.
Rinnovo agevolazione sul gasolio per autotrazione impiegato dagli
autotrasportatori e pedaggi autostradali

1. Nel rispetto e nei limiti della normativa comunitaria, le
disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 dell'articolo 5 del
decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16, gia' prorogate al
31 dicembre 2002 con l'articolo 1, comma 4-bis, del decreto-legge
8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge
8 agosto 2002, n. 178, come modificate dall'articolo 3, comma 1,
lettera c), del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito,
con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, si
applicano, con le medesime modalita' ed effetti, anche per il periodo
dal 1° gennaio al 31 dicembre 2003. Per tale periodo i termini e i
riferimenti temporali contenuti nelle predette disposizioni, ferme
nel resto, sono cosi' rideterminati:
a) la riduzione dell'aliquota prevista dal comma 1 del predetto
articolo 5 e' fissata con riferimento al 31 dicembre 2002;
b) il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui
al comma 3 del predetto articolo 5 deve essere pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale entro il 31 gennaio 2004, facendo riferimento allo
scostamento di prezzo che risulti alla fine dell'anno 2003 rispetto
al prezzo rilevato nella prima settimana di gennaio del medesimo
anno;
c) la domanda di rimborso di cui al comma 4 del predetto articolo
5 deve essere presentata entro il 31 marzo 2004.
2. Per gli interventi previsti dall'articolo 2, comma 3, del
decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 451, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40, come prorogati
dall'articolo 45, comma 1, lettera c), della legge 23 dicembre 1999,
n. 488, e' autorizzata a decorrere dall'anno 2003 un'ulteriore spesa
di 10.329.138 euro. (( Ai relativi oneri si provvede con quota parte
delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell'economia
e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio. ))
3. Una quota del fondo di rotazione per le politiche comunitarie
dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze
per l'anno 2003, pari a 308 milioni di euro, e' utilizzata a
copertura dell'agevolazione fiscale di cui al comma 1. Il predetto
importo e' versato all'entrata del bilancio dello Stato per essere
riassegnato alla pertinente unita' previsionale di base del predetto
stato di previsione per l'anno 2004.

Art. 17.
Rinnovo agevolazioni in materia di accise per le imprese

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
e fino al 31 dicembre 2004, si applicano:
a) le disposizioni in materia di riduzione di aliquote di accisa
sulle emulsioni stabilizzate, di cui all'articolo 24, comma 1,
lettera d) della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonche' la
disposizione contenuta nell'articolo 1, comma 1-bis, del
decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16;
b) le disposizioni in materia di aliquota di accisa sul gas
metano per combustione per uso industriale di cui all'articolo 4 del
decreto-legge 1° ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 novembre 2001, n. 418;
c) le disposizioni in materia di agevolazione per le reti di
teleriscaldamento alimentate con biomassa ovvero con energia
geotermica, di cui all'articolo 6 del decreto-legge 1° ottobre 2001,
n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001,
n. 418.
2. Per l'anno 2003 non si fa luogo all'emanazione del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall'articolo 8, comma
5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, con il quale sono stabiliti
gli aumenti intermedi delle aliquote delle accise sugli oli minerali,
sul carbone, sul coke di petrolio, sull'«orimulsion», nonche' sulle
emulsioni stabilizzate di cui all'articolo 24, comma 1, lettera d),
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, occorrenti per il
raggiungimento progressivo della misura delle aliquote decorrenti dal
1° gennaio 2005.
3. Relativamente all'anno 2003, per l'agevolazione di cui al comma
1, lettera c), in relazione all'accertamento dell'avvenuto
raggiungimento del limite di spesa di cui al decreto del Ragioniere
generale dello Stato 15 luglio 2003, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2003, ai sensi dell'articolo 11-ter,
comma 6-bis, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e' autorizzato per
detto anno uno stanziamento aggiuntivo di 5 milioni di euro, cui si
provvede con le maggiori entrate recate dal presente decreto.
(( 3-bis. All'articolo 4, comma 4-ter, del decreto-legge
30 settembre 2000, n. 268, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2000, n. 354, e' aggiunto il seguente periodo: «Nel caso
in cui l'energia sia fornita all'utente finale da un comune, che
gestisce direttamente gli impianti e le reti di teleriscaldamento,
l'autodichiarazione sul credito maturato, con la tabella dei Kwh
forniti dal comune, e' presentata congiuntamente da quest'ultimo e
dal fornitore dell'energia ed il credito di imposta e' usufruito
direttamente dal fornitore». ))
(( 3-ter. Ai fini dell'elaborazione delle strategie di
ammodernamento e riqualificazione dell'autotrasporto di merci, con
particolare riguardo allo sviluppo della logistica e
dell'intermodalita', e' autorizzata la spesa di 2 milioni di euro
annui per le attivita' ed il funzionamento della Consulta generale
per l'autotrasporto. ))
(( 3-quater. All'onere di cui ai commi 3-bis e 3-ter,
rispettivamente pari a 50.000 euro e 2 milioni di euro annui, a
decorrere dall'anno 2003, si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2003-2005, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte
corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell'economia e delle finanze per l'anno 2003, allo scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli
affari esteri. Il Ministro dell'economia e delle finanze e'
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio. ))

Art. 18.
Contributo per il recupero degli olii esausti

1. All'articolo 7 del decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 452,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 le parole: «e mediante riciclaggio, per la
produzione di combustibili a specifica» sono soppresse;
b) al comma 6 le parole: «e produzione di combustibili a
specifica» sono soppresse.


Capo IV
Societa' civile, famiglia e solidarieta'
Art. 19.
De tax

1. Il consumatore che acquista prodotti per un prezzo pari o
superiore a 50 euro in esercizi commerciali convenzionati con
associazioni, organizzazioni ed enti che svolgono attivita' etiche ha
facolta' di manifestare l'assenso alla destinazione nei loro
riguardi, da parte dello Stato, di una quota pari all'1 per cento
della imposta sul valore aggiunto, relativa ai prodotti acquistati.
(( 2. Le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri
di cui all'articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, gli enti
di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e le ONLUS,
sono considerati, ai fini di cui al comma 1, enti svolgenti attivita'
etiche. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze,
adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri
soggettivi ed oggettivi richiesti agli enti, diversi da quelli
elencati nel precedente periodo, per l'accesso ai benefici previsti
dal presente articolo. )) Con provvedimento del direttore
dell'Agenzia delle entrate, adottato entro la stessa data, sono
stabilite le modalita' di raccolta delle manifestazioni di assenso di
cui al comma 1, nonche' quelle ulteriori occorrenti per
l'applicazione del presente articolo.
3. Per le finalita' del presente articolo e' stanziato l'importo di
un milione di euro per l'anno 2003, nonche' di cinque milioni di euro
per ciascuno degli anni 2004 e 2005, allo scopo parzialmente
utilizzando le maggiori entrate derivanti dal presente decreto. (( Il
Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. ))
4. Le disposizioni del presente articolo hanno valore sperimentale
e non incidono sull'esercizio della delega legislativa di cui
all'articolo 5, comma 1, lettera h), della legge 7 aprile 2003, n.
80.

Art. 20.
Agevolazioni fiscali a favore delle associazioni di volontariato e
delle Onlus

1. Nel comma 1 dell'articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n.
342, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Per l'acquisto di
autoambulanze (( e di beni mobili iscritti in pubblici registri
destinati ad attivita' antincendio da parte dei vigili del fuoco
volontari, )) in alternativa a quanto disposto nei periodi
precedenti, le associazioni di volontariato iscritte nei registri di
cui all'articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e le
organizzazioni non lucrative di utilita' sociale (ONLUS) possono
conseguire il predetto contributo nella misura del venti per cento
del prezzo complessivo di acquisto, mediante corrispondente riduzione
del medesimo prezzo praticata dal venditore. Il venditore recupera le
somme corrispondenti alla riduzione praticata mediante compensazione,
ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
241.».

Art. 21.
Assegno per ogni secondo figlio e incremento del Fondo nazionale per
le politiche sociali

1. Per ogni figlio nato dal 1° dicembre 2003 e fino al 31 dicembre
2004, secondo od ulteriore per ordine di nascita, e, comunque, per
ogni figlio adottato nel medesimo periodo, alle donne residenti,
cittadine italiane o comunitarie, e' concesso un assegno pari ad euro
1.000.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, e' istituita, nell'ambito
dell'INPS, una speciale gestione con una dotazione finanziaria
complessiva di 308 milioni di euro.
3. L'assegno e' concesso dai comuni. I comuni provvedono ad
informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei
requisiti all'atto dell'iscrizione all'anagrafe dei nuovi nati.
4. L'assegno, ferma restando la titolarita' in capo ai comuni, e'
erogato dall'I.N.P.S. sulla base dei dati forniti dai comuni
medesimi, secondo modalita' da definire nell'ambito dei decreti (( di
)) cui al comma 5.
5. Con uno o piu' decreti di natura non regolamentare del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, sono emanate le necessarie
disposizioni per l'attuazione del presente articolo.
6. Per il finanziamento delle politiche in favore delle famiglie il
Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 59,
comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni, e' incrementato di 232 milioni di euro per l'anno
2004.
(( 6-bis. A fini di controllo, il diritto alla deduzione per i
figli a carico di cittadini extra-comunitari e' in ogni caso
certificato nei riguardi del sostituto di imposta dallo stato di
famiglia rilasciato dal comune, se nella relativa anagrafe i figli di
tali cittadini sono effettivamente iscritti, ovvero da equivalente
documentazione validamente formata nel Paese d'origine, ai sensi
della legge ivi vigente, tradotta in italiano ed asseverata come
conforme all'originale dal consolato italiano nel Paese di origine.
))
(( 6-ter. Gli imprenditori artigiani iscritti nei relativi albi
provinciali possono avvalersi, in deroga alla normativa previdenziale
vigente, di collaborazioni occasionali di parenti entro il terzo
grado, aventi anche il titolo di studente, per un periodo complessivo
nel corso dell'anno non superiore a novanta giorni. Le collaborazioni
suddette devono avere carattere di aiuto, a titolo di obbligazione
morale e percio' senza corresponsione di compensi ed essere prestate
nel caso di temporanea impossibilita' dell'imprenditore artigiano
all'espletamento della propria attivita' lavorativa. E' fatto,
comunque, obbligo dell'iscrizione all'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. ))
7. Per le finalita' del presente articolo e' autorizzata la spesa
di 287 milioni di euro per l'anno 2003 e di 253 milioni di euro per
l'anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2003-2005, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte
corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell'economia e delle finanze per l'anno 2003, allo scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali.

Art. 22.
Asili nido

1. Il mutamento della destinazione d'uso di immobili ad uso
abitativo per essere adibiti ad asili nido e' sottoposto a denuncia
di inizio attivita'. Restano ferme le previsioni normative in materia
di sicurezza, igiene e tutela della salute, nonche' le disposizioni
contenute nei regolamenti condominiali.

Art. 23.
Lotta al carovita

1. Previ controlli operati dalla Guardia di finanza mirati a
rilevare i prezzi al consumo, sono revisionati entro il 31 dicembre
2003 gli studi di cui all'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto
1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre
1993, n. 427, relativi ai settori in cui si sono manifestate, o sono
in atto, abnormi dinamiche di aumento dei prezzi.
2. Per incentivare la realizzazione di offerte di prodotti di
consumo a prezzo conveniente, e' istituito un apposito fondo pari a 5
milioni di euro per l'anno 2003 e 20 milioni di euro per l'anno 2004
destinato a finanziare le iniziative attivate dai Comuni e dalle
Camere di commercio, d'intesa fra loro, mirate a promuovere e
sostenere l'organizzazione di panieri di beni di generale e largo
consumo, nonche' l'attivazione di forme di comunicazione al pubblico,
anche attraverso strumenti telematici, degli elenchi degli esercizi
commerciali presso i quali sono disponibili, in tutto o in parte,
tali panieri e di quelli meritevoli, o meno, in ragione dei prezzi
praticati. Le procedure e le modalita' di erogazione delle
disponibilita' del fondo nonche' quelle per la sua ripartizione sono
stabilite con decreto di natura non regolamentare, adottato dal
Ministro dell'economia e delle finanze (( di concerto con il Ministro
delle attivita' produttive )) entro quaranta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.
(( 2-bis. Agli oneri indicati al comma 2 si provvede con quota
parte delle entrate derivanti dal presente decreto. Il Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. ))
(( 2-ter. All'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114, la lettera g) e' sostituita dalla seguente:
«g) assicurare, avvalendosi dei comuni e delle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura, un sistema
coordinato di monitoraggio riferito all'entita' ed all'efficienza
della rete distributiva nonche' dell'intera filiera produttiva,
comprensiva delle fasi di produzione, trasformazione,
commercializzazione e distribuzione di beni e servizi, attraverso la
costituzione di appositi osservatori, ai quali partecipano anche
rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni dei
consumatori, delle associazioni di rappresentanza delle imprese
industriali e dei servizi, delle imprese del commercio e dei
lavoratori dipendenti, coordinati da un Osservatorio nazionale
costituito presso il Ministero delle attivita' produttive». ))

Art. 24.
Proroga dell'agevolazione IVA per ristrutturazioni edilizie

1. La riduzione dell'aliquota IVA per interventi di
ristrutturazione edilizia, di cui all'articolo 2, comma 6, della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, e' prorogato fino al 31 dicembre
2003.

Art. 25.
Rinnovo di agevolazioni in materia di accisa sul gas metano per usi
civili

1. Le disposizioni in materia di aliquote di accisa sul gas metano
per combustione per usi civili, di cui all'articolo 27, comma 4,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, si applicano dalla data di
entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2004.


Titolo II
CORREZIONE DELL'ANDAMENTO DEI CONTI PUBBLICICapo IDisposizioni in materia di cessionee regolarizzazione di immobili
Art. 26.
Disposizioni per la valorizzazione e privatizzazione di beni pubblici

1. Al comma 3 dell'articolo 3, del decreto-legge 25 settembre 2001,
n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge (( 23 novembre
2001 )), n. 410, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le
medesime agevolazioni di cui al comma 8 dell'articolo 6 del decreto
legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, sono estese ai conduttori delle
unita' ad uso residenziale trasferite alle societa' costituite ai
sensi del comma 1 dell'articolo 2.».
2. Dopo il comma 3 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre
2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge (( 23
novembre 2001 )), n. 410, e' inserito il seguente:
«3-bis. E' riconosciuto in favore dei conduttori delle unita'
immobiliari ad uso diverso da quello residenziale il diritto di
opzione per l'acquisto in forma individuale, al prezzo determinato
secondo quanto disposto dal comma 7. Le modalita' di esercizio del
diritto di opzione sono determinate con i decreti di cui al comma
1.».
(( 2-bis. Nel comma 4 dell'articolo 3 del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410, dopo il secondo periodo, e' inserito il
seguente: «Nei casi previsti dai primi due periodi del presente
comma, qualora l'originario contratto di locazione non sia stato
formalmente rinnovato ma ricorrano comunque le condizioni previste
dal primo periodo del comma 6, il rinnovo del contratto di locazione
per un periodo di nove anni decorre dalla data, successiva al
trasferimento dell'unita' immobiliare alle societa' di cui al comma 1
dell'articolo 2, in cui sarebbe scaduto il contratto di locazione se
fosse stato rinnovato. ))
(( 3. Al primo periodo del comma 5 dell'articolo 3 del
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, dopo le parole:
«ad uso residenziale», sono inserite le seguenti: «, delle unita'
immobiliari ad uso diverso da quello residenziale nonche' in favore
degli affittuari dei terreni». ))
4. Alla fine del comma 8 dell'articolo 3, del decreto-legge 25
settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge ((
23 novembre 2001 )), n. 410, sono aggiunte le seguenti parole: «Per i
medesimi immobili e' concesso, in favore dei conduttori che
acquistano a mezzo di mandato collettivo e rappresentano almeno il 50
per cento, ma meno dell'80 per cento delle unita' residenziali
complessive dell'immobile al netto di quelle libere, un abbattimento
del prezzo di cui al primo periodo fino a un massimo (( dell'8 per
cento )). La modalita' di applicazione degli abbattimenti di prezzo
sono determinate con i decreti di cui al comma 1.».
5. Al comma 13 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001,
n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge (( 23 novembre
2001 )), n. 410, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che
si trovano in stato di degrado e per i quali sono necessari
interventi di restauro e di risanamento conservativo, ovvero di
ristrutturazione edilizia.».
6. All'articolo 3, comma 13, primo e secondo periodo, del
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sono soppresse
le seguenti parole: «Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli
enti previdenziali, di concerto con l'».
7. Al primo periodo del comma 14 dell'articolo 3, del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
(( 23 novembre 2001, )) n. 410, dopo la parola: «immobili», sono
aggiunte le seguenti: «ad uso residenziale non di pregio ai sensi del
comma 13».
8. Dopo il comma 17 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre
2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge (( 23
novembre 2001, )) n. 410, e' aggiunto il seguente:
«17-bis. Il medesimo divieto di cui al terzo periodo del comma 17
non si applica agli enti pubblici territoriali che intendono
acquistare unita' immobiliari residenziali poste in vendita ai sensi
dell'articolo 3 che risultano libere ovvero per le quali non sia
stato esercitato il diritto di opzione da parte dei conduttori che si
trovano nelle condizioni di disagio economico di cui al comma 4, ai
fini dell'assegnazione delle unita' immobiliari ai predetti soggetti.
Ai fini dell'acquisto di immobili di cui (( al )) comma 1, le
regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono
costituire societa' per azioni, anche con la partecipazione di
azionisti privati individuati tramite procedura di evidenza
pubblica.».
9. Al comma 20 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001,
n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001,
n. 410, sono soppresse le parole: «Le unita' immobiliari, escluse
quelle considerate di pregio ai sensi del comma 13, per le quali i
conduttori, in assenza della citata offerta in opzione, abbiano
manifestato volonta' di acquisto entro il 31 ottobre 2001 a mezzo di
lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sono vendute al
prezzo e alle condizioni determinati in base alla normativa vigente
alla data della predetta manifestazione di volonta' di acquisto.».
(( 9-bis. Al fine di favorire la valorizzazione dei beni immobili
statali suscettibili di uso turistico e nell'ambito del perseguimento
degli obiettivi di finanza pubblica in funzione del patto di
stabilita' e crescita, l'Agenzia del demanio, con decreto del
Ministero dell'economia e delle finanze, puo' essere autorizzata a
vendere a trattativa privata, anche in blocco, beni immobili dello
Stato a Sviluppo Italia Spa Si applicano le disposizioni contenute
nel terzo e quarto periodo del comma 1 dell'articolo 29 del presente
decreto. ))
10. All'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
dopo il comma 6, e' inserito il seguente:
«6-bis. I beni immobili non piu' strumentali alla gestione
caratteristica dell'impresa ferroviaria, di proprieta' di Ferrovie
dello Stato spa, ai sensi dell'articolo 43 della legge 23 dicembre
1998, n. 448, e successive modificazioni, e dell'articolo 5 della
legge 23 dicembre 1999, n. 488, nonche' i beni acquisiti ad altro
titolo, sono alienati da Ferrovie dello Stato spa, o dalle societa'
da essa controllate, direttamente o con le modalita' di cui al
presente decreto. Le alienazioni di cui al presente comma sono
effettuate con esonero dalla consegna dei documenti relativi alla
proprieta' e di quelli attestanti la regolarita' urbanistica,
edilizia e fiscale degli stessi beni. Le risorse
economico-finanziarie derivanti dalle dismissioni effettuate
direttamente ai sensi del presente comma sono impiegate da RFI spa in
investimenti relativi allo sviluppo dell'infrastruttura ferroviaria
e, in particolare, al miglioramento della sicurezza dell'esercizio.
(( Le previsioni di cui ai primi due periodi del presente comma,
previa emanazione dei decreti previsti dal presente articolo, si
applicano a tutte le societa' controllate direttamente o
indirettamente dallo Stato al momento dell'alienazione dei beni». ))
11. All'articolo 15, comma 10, della legge 23 dicembre 1998, n.
448, come sostituito dall'articolo 22 del decreto-legge 25 settembre
2001, n. 350, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre
2001, n. 409, e' aggiunto, dopo l'ultimo periodo, il seguente: «Alle
cessioni dei crediti effettuate nell'ambito di operazioni di
cartolarizzazione dello Stato e di altri enti pubblici, previste
dalla legge ovvero approvate con provvedimenti dell'Amministrazione
dello Stato, non si applicano gli articoli 69, commi 1, 2 e 3, e 70
del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440».
(( 11-bis. E' autorizzata la spesa di 2,5 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2004 e 2005, da assegnare alla regione
Friuli-Venezia Giulia per la realizzazione di interventi e di opere
infrastrutturali di interesse locale, da essa individuati nei comuni
interessati dal progetto di ampliamento della base di Aviano. ))
(( 11-ter. All'onere derivante dal comma 11-bis, pari a 2,5 milioni
di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005, si provvede mediante
corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale»
dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze
per l'anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell'economia e delle
finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio. ))
(( 11-quater. Con le modalita' ed alle condizioni previste al capo
I del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successive
modificazioni, sono alienati gli alloggi di cui alla legge 18 agosto
1978, n. 497, non ubicati nelle infrastrutture militari o, se
ubicati, non operativamente posti al loro diretto e funzionale
servizio, secondo quanto previsto con decreto del Ministero della
difesa, ne' classificati quali alloggi di servizio connessi
all'incarico occupati dai titolari dell'incarico in servizio. La
disposizione di cui al presente comma non si applica agli alloggi
che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, si trovino in una delle seguenti situazioni:
a) sono effettivamente assegnati a personale in servizio per
attuali esigenze abitative proprie o della famiglia, nel rispetto
delle condizioni e dei criteri di cui al regolamento di cui al
decreto del Ministro della difesa 16 gennaio 1997, n. 253;
b) sono in corso di manutenzione per avvicendamento dei titolari;
c) sono occupati da soggetti ai quali sia stato notificato, anche
eventualmente a mezzo ufficiale giudiziario, il provvedimento
amministrativo di recupero forzoso. ))
(( 11-quinquies. Il diritto di opzione previsto dai commi 3 e 6
dell'articolo 3 del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, spetta solo a coloro che
comunque corrispondono allo Stato un canone o una indennita' per
l'occupazione dell'alloggio. ))
(( 11-sexies. Per l'anno 2004 una quota delle entrate rivenienti
dalla vendita degli immobili di cui al comma 11-quater, nel limite di
20 milioni di euro, e' riassegnata allo stato di previsione del
Ministero della difesa in apposito fondo per provvedere alla spesa
per i canoni di locazione degli immobili stessi. Il Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. A decorrere dall'anno
2005, l'importo del fondo e' determinato con la legge di bilancio. ))
(( 11-septies. E' autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per
l'anno 2003, da trasferire al comune di Roma, per investimenti nel
settore del trasporto pubblico locale. All'onere derivante dal
presente comma, pari a 15 milioni di euro per l'anno 2003, si
provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale»
dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze
per l'anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell'economia e delle
finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.». ))

Art. 27.
Verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico

1. Le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni,
alle province, alle citta' metropolitane, ai comuni e ad ogni altro
ente ed istituto pubblico, di cui all'articolo 2 del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, sono sottoposte alle
disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale fino a
quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.
2. La verifica circa la sussistenza dell'interesse artistico,
storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma
1, e' effettuata dalle soprintendenze, d'ufficio o su richiesta dei
soggetti cui le cose appartengono, sulla base di indirizzi di
carattere generale stabiliti dal Ministero per i beni e le attivita'
culturali.
3. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato
riscontrato l'interesse di cui al comma 2, le cose medesime sono
escluse dall'applicazione delle disposizioni di tutela di cui al
decreto legislativo n. 490 del 1999.
4. L'esito negativo della verifica avente ad oggetto cose
appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti
pubblici territoriali, e' comunicato ai competenti uffici affinche'
ne dispongano la sdemanializzazione, qualora non vi ostino altre
ragioni di pubblico interesse (( da valutarsi da parte del Ministero
interessato )).
5. (Comma soppresso).
6. I beni nei quali sia stato riscontrato, in conformita' agli
indirizzi generali richiamati al comma 2, l'interesse artistico,
storico, archeologico o etnoantropologico restano definitivamente
sottoposti alle disposizioni di tutela. (( L'accertamento positivo
costituisce dichiarazione ai sensi degli articoli 6 e 7 del testo
unico di cui al decreto legislativo n. 490 del 1999 ed e' trascritto
nei modi previsti dall'articolo 8 del medesimo testo unico. ))
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle cose di
cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui esse appartengono mutino
in qualunque modo la loro natura giuridica.
8. In sede di prima applicazione del presente articolo, la
competente filiale dell'Agenzia del demanio trasmette alla
soprintendenza regionale, entro trenta giorni dalla emanazione del
decreto di cui al comma 9, gli elenchi degli immobili di proprieta'
dello Stato o del demanio statale sui quali la verifica deve essere
effettuata, corredati di schede descrittive recanti i dati
conoscitivi relativi ai singoli immobili.
9. I criteri per la predisposizione degli elenchi e le modalita' di
redazione delle schede descrittive (( nonche' le modalita' di
trasmissione dei predetti elenchi e delle schede descrittive anche
per il tramite di altre amministrazioni interessate )) sono stabiliti
con decreto del Ministero per i beni e le attivita' culturali, da
emanare di concerto con l'Agenzia del demanio (( e con la Direzione
generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa per i
beni immobili in uso all'amministrazione della difesa )) entro trenta
giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge.
10. La soprintendenza regionale, sulla base dell'istruttoria svolta
dalle soprintendenze competenti e del parere da queste formulato nel
termine perentorio di trenta giorni dalla richiesta, conclude il
procedimento di verifica in ordine alla sussistenza dell'interesse
culturale dell'immobile con provvedimento motivato e ne da'
comunicazione all'agenzia richiedente, entro sessanta giorni dalla
ricezione della relativa scheda descrittiva. (( La mancata
comunicazione nel termine complessivo di centoventi giorni dalla
ricezione della scheda equivale ad esito negativo della verifica. ))
11. Le schede descrittive (( degli immobili di proprieta' dello
Stato oggetto di verifica positiva, )) integrate con il provvedimento
di cui al comma 10, confluiscono in un archivio informatico
accessibile ad entrambe le amministrazioni, per finalita' di
monitoraggio del patrimonio immobiliare e di programmazione degli
interventi in funzione delle rispettive competenze istituzionali.
12. Per gli immobili appartenenti alle regioni ed agli altri enti
pubblici territoriali, nonche' per quelli di proprieta' di altri enti
ed istituti pubblici, la verifica e' avviata a richiesta degli enti
interessati, che provvedono a corredare l'istanza con le schede
descrittive dei singoli immobili. Al procedimento cosi' avviato si
applicano le disposizioni dei commi 10 ed 11.
13. Le procedure di valorizzazione e dismissione previste dai commi
15 e 17 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con (( modificazioni, dalla )) legge 23 novembre 2001, n.
410, (( nonche' dai commi dal 3 al 5 dell'articolo 80 )) della legge
27 dicembre 2002, n. 289, (( si applicano anche ai beni immobili di
cui al comma 3 )) del presente articolo, nonche' a quelli individuati
ai sensi del comma 112 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996,
n. 662, e successive modificazioni, e del comma 1 dell'articolo 44
della legge 23 dicembre 1998, n. 448. All'articolo 44 della legge 23
dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, sono soppressi i
commi 1-bis e 3.
(( 13-bis. L'Agenzia del demanio, di concerto con la Direzione
generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa,
individua beni immobili in uso all'amministrazione della difesa non
piu' utili ai fini istituzionali da inserire in programmi di
dismissione per le finalita' di cui all'articolo 3, comma 112, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni. ))

Art. 28.
Cessione terreni

1. Al comma 8 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001,
n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge (( 23 novembre
2001 )), n. 410, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il
prezzo di vendita dei terreni e' pari al prezzo di mercato degli
stessi immobili liberi, diminuito del 30 per cento. E' riconosciuto
agli affittuari il diritto di opzione per l'acquisto da esercitarsi
con le modalita' e nei termini di cui al comma 3 del presente
articolo. (( Agli affittuari coltivatori diretti o imprenditori
agricoli che esercitano il diritto di opzione per l'acquisto, e'
concesso l'ulteriore abbattimento di prezzo secondo percentuali
analoghe a quelle previste dal presente comma e determinate con i
criteri di cui al comma 1. Gli affittuari che esercitano il diritto
di opzione possono procedere all'acquisto dei terreni attraverso il
regime di aiuto di Stato n. 110/2001, approvato dalla Commissione
europea con decisione comunitaria n. SG (2001) D/288933 del 3 giugno
2001. Non si applicano alle operazioni fondiarie attuate attraverso
il regime di Stato n. 110/2001 le disposizioni previste dall'articolo
8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e dall'articolo 7 della legge
14 agosto 1971, n. 817. Tali operazioni usufruiscono delle
agevolazioni tributarie per la formazione e l'arrotondamento della
proprieta' contadina previste dalla legge 6 agosto 1954, n. 604. ))
(( 1-bis. All'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n.
351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.
410, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 5, l'ultimo periodo e' sostituito dal seguente: «I
decreti di cui al comma 1 individuano, anche in deroga a quanto
previsto dalla vigente normativa, gli adempimenti necessari al fine
di consentire l'esercizio del diritto di prelazione da parte dei
soggetti che ne sono titolari»;
b) al comma 6, primo periodo, dopo le parole: «dei conduttori»
sono inserite le seguenti: «e degli affittuari dei terreni» e, dopo
le parole: «l'irregolarita», sono inserite le seguenti: «dell'affitto
o»;
c) al comma 7, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «I
terreni e le unita' immobiliari liberi ovvero i terreni e le unita'
immobiliari per i quali gli affittuari o i conduttori non hanno
esercitato il diritto di opzione per l'acquisto, sono posti in
vendita al miglior offerente individuato con procedura competitiva,
le cui caratteristiche sono determinate dai decreti di cui al comma
1, fermo restando il diritto di prelazione di cui al comma 5»;
d) al comma 18, ultimo periodo, dopo le parole: «dei canoni di»,
sono inserite le seguenti: «affitto o»;
e) al comma 19, sesto periodo, dopo le parole: «In caso di
cessione», sono inserite le seguenti: «agli affittuari o». ))

Art. 29.
Cessione di immobili adibiti ad uffici pubblici

1. Ai fini del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica
previsti per l'anno 2004 attraverso la dismissione di beni immobili
dello Stato, (( in funzione del patto di stabilita' e crescita, si
provvede alla alienazione di tali immobili )) con prioritario
riferimento a quelli per i quali sia stato gia' determinato il valore
di mercato. L'Agenzia del demanio e' autorizzata, (( con decreto
dirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto
con i Ministeri interessati )), a vendere a trattativa privata, anche
in blocco, beni immobili adibiti ad uffici pubblici non assoggettati
alle disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale
dettate dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, ovvero per i
quali sia stato accertato, con le modalita' indicate nell'articolo 27
(( del presente decreto )), l'inesistenza dell'interesse culturale.
La vendita fa venire meno l'uso governativo, (( ovvero l'uso pubblico
)) e l'eventuale diritto di prelazione spettante ad enti pubblici
anche in caso di rivendita. Si applicano le disposizioni di cui al
secondo periodo del comma 17 dell'articolo 3 del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410, nonche' al primo ed al secondo periodo del
comma 18 del medesimo articolo 3. Per l'anno 2004, una quota delle
entrate rivenienti dalla vendita degli immobili di cui al presente
articolo, nel limite di 50 milioni di euro, e' iscritta nello stato
di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze in apposito
fondo da ripartire, per provvedere alla spesa per i canoni di
locazione degli immobili stessi. (( Una quota, stabilita con decreto
del Ministro dell'economia e delle finanze, delle risorse di cui agli
articoli 28, comma 3, e 29, comma 4, della legge 18 febbraio 1999, n.
28, non impegnate al termine dell'esercizio finanziario 2003, e'
versata all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata,
con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, al fondo di
cui al precedente periodo, ai sensi del regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469. Resta fermo
che le risorse di cui all'articolo 29, comma 4, della legge n. 28 del
1999, affidate al citato fondo sono destinate alla spesa per i canoni
di locazione di immobili per il Corpo della Guardia di finanza; la
rimanente parte delle risorse stanziate per l'anno 2000 e non
impegnate al termine dell'esercizio finanziario 2003 e' destinata
all'incremento delle dotazioni finanziarie finalizzate alla
realizzazione del programma di interventi infrastrutturali del Corpo.
)) Il fondo e' attribuito alle pertinenti unita' previsionali di base
degli stati di previsione interessati con decreti del Ministro
dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro competente,
da comunicare, anche con evidenze informatiche, tramite l'Ufficio
centrale di bilancio alle relative Commissioni parlamentari e alla
Corte dei conti. A decorrere dall'anno 2005, l'importo del fondo e'
determinato con la legge di bilancio.
(( 1-bis. Alle procedure di valorizzazione e dismissione previste
dai commi 15 e 17 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre
2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre
2001, n. 410, nonche' dai commi dal 3 al 5 dell'articolo 80 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, e dall'articolo 30 del presente
decreto si applicano le disposizioni del regolamento di cul al
decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, e
dell'articolo 81, quarto comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni. Per le
opere rientranti nelle procedure di valorizzazione e dismissione
indicate nel primo periodo del presente comma, ai soli fini
dell'accertamento di conformita' previsto dagli articoli 2 e 3 del
citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
n. 383 del 1994, la destinazione ad uffici pubblici e' equiparata
alla destinazione, contenuta negli strumenti urbanistici e nei
regolamenti edilizi, ad attivita' direzionali o allo svolgimento di
servizi. Resta ferma, per quanto attiene al contributo di
costruzione, la disciplina contenuta nella sezione II del capo II del
titolo II della parte I del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. ))

Art. 30.
Valorizzazione immobili dello Stato attraverso strumenti societari

(( 1. Ai fini della valorizzazione, trasformazione,
commercializzazione e gestione del patrimonio immobiliare dello Stato
e con le procedure di cui al primo periodo del comma 15 dell'articolo
3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, vengono promosse
le societa' di trasformazione urbana secondo quanto disposto
dall'articolo 120 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
che includano nel proprio ambito di intervento immobili di proprieta'
dello Stato, anche con la partecipazione del Ministero dell'economia
e delle finanze, attraverso l'Agenzia del demanio, delle regioni,
delle province, e delle societa' interamente controllate dallo stesso
Ministero. Nel caso in cui gli enti preposti non abbiano provveduto
alla costituzione di tali societa' entro centottanta giorni dalla
comunicazione da parte dell'Agenzia del demanio dell'individuazione
dei beni oggetto dei fini sopra indicati, il Ministero dell'economia
e delle finanze, mediante l'Agenzia del demanio, ne promuove la
costituzione. )) L'Agenzia del demanio individua gli azionisti
privati delle societa' di trasformazione tramite procedura di
evidenza pubblica. Alle societa' di trasformazione urbana, costituite
ai sensi del presente comma, possono essere conferiti o attribuiti, a
titolo di concessione, singoli beni immobili o compendi immobiliari
di proprieta' dello Stato individuati dall'Agenzia del demanio
d'intesa con i comuni, le province e le regioni territorialmente
interessati, sentite inoltre le Amministrazioni statali preposte alla
tutela nel caso di immobili gravati da vincoli. Il trasferimento non
modifica il regime giuridico previsto dagli articoli 823 e 829, primo
comma, del codice civile, dei beni demaniali trasferiti. I rapporti,
anche di natura patrimoniale, intercorrenti tra l'Agenzia del demanio
e la societa' di trasformazione urbana sono disciplinati da apposita
convenzione contenente, a pena di nullita', gli obblighi e i diritti
delle parti. Una quota dei proventi derivanti dalla valorizzazione
degli immobili attraverso le procedure di cui al presente comma
spettante agli azionisti pubblici delle societa' di trasformazione
urbana, da stabilirsi con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze, e' destinata alla realizzazione di programmi di edilizia
residenziale convenzionata, finalizzati a sopperire alle esigenze
abitative dei comuni e delle aree metropolitane, elaborati di intesa
con le regioni e gli enti locali interessati. (( I predetti programmi
prevedono una quota, di norma pari al 25 per cento, di alloggi da
destinare ai soggetti indicati nei primi due periodi del comma 4
dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
))
2. Il Ministero dell'economia e delle finanze, tramite l'Agenzia
del demanio, puo' partecipare a societa' di trasformazione urbana,
promosse dalle citta' metropolitane e dai comuni, ai sensi
dell'articolo 120 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, e successive modificazioni e integrazioni, che includano nel
proprio ambito di intervento immobili di proprieta' dello Stato.
(( 2-bis. Al fine di assicurare la continuita' dell'azione svolta
dall'Agenzia del demanio anche nella fase di trasformazione in ente
pubblico economico e di garantire la massima efficienza nello
svolgimento dei compiti assegnati ai sensi del presente articolo,
nonche' degli articoli 27 e 29 del presente decreto, il personale in
servizio presso la predetta Agenzia puo esercitare l'opzione
irrevocabile per la permanenza nel comparto delle agenzie fiscali o
per il passaggio ad altra pubblica amministrazione di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, e successive modificazioni, entro due mesi dalla data di
approvazione del nuovo statuto e comunque non oltre il 31 gennaio
2004. L'eventuale opzione gia' esercitata ai sensi dell'articolo 3,
comma 5, del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, si intende
confermata ove, entro il predetto termine, non venga revocata.
All'articolo 3 del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, dopo il
comma 5 e' inserito il seguente: «5-bis. I dipendenti in servizio
all'atto della trasformazione in ente pubblico economico mantengono
il regime pensionistico e quello relativo alla indennita' di
buonuscita secondo le regole vigenti per il personale delle pubbliche
amministrazioni. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dello
statuto, i predetti dipendenti possono esercitare opzione per il
regime pensionistico cui e' iscritto il personale assunto
successivamente a detta data.». ))

Art. 31.
Fondi di investimento immobiliare

1. (( Per l'anno 2003 )), i soggetti non residenti, che hanno
conseguito proventi derivanti dalla partecipazione ai fondi
immobiliari, nonche' plusvalenze realizzate mediante la loro cessione
o rimborso, hanno diritto, facendone richiesta, entro il 31 dicembre
dell'anno in cui il provento e' percepito o la plusvalenza e'
realizzata, alla societa' di gestione del fondo, al pagamento di una
somma pari all'1 per cento del valore delle quote, proporzionalmente
riferito al periodo di possesso rilevato in ciascun periodo di
imposta. In ogni caso il valore delle quote e' rilevato
proporzionalmente al valore netto del fondo di cui all'articolo 6,
comma 2, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sul quale e' ((
stata )) assolta l'imposta sostitutiva. Il pagamento e' disposto dai
predetti soggetti, per il tramite della banca depositaria,
computandolo in diminuzione del versamento dell'imposta sostitutiva
dell'1 per cento. Il pagamento non puo' essere richiesto
all'Amministrazione finanziaria.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica nei confronti dei
soggetti non residenti indicati nell' (( articolo )) 6 del decreto
legislativo 1° aprile 1996, n. 239.

Art. 32.
Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e
paesaggistica, per l'incentivazione dell'attivita' di repressione
dell'abusivismo edilizio, nonche' per la definizione degli illeciti
edilizi e delle occupazioni di aree demaniali.

1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore e'
consentito, (( di cui al presente articolo )), il rilascio del titolo
abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non conformi
alla disciplina vigente.
2. La normativa e' disposta nelle more dell'adeguamento della
disciplina regionale ai principi contenuti nel testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia,
approvato con (( decreto del Presidente della Repubblica )) 6 giugno
2001, n. 380, in conformita' al titolo V della Costituzione come
modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e
comunque fatte salve le competenze delle autonomie locali sul governo
del territorio.
3. Le condizioni, i limiti e le modalita' del rilascio del predetto
titolo abilitativo sono stabilite dal presente articolo e dalle
normative regionali.
4. Sono in ogni caso fatte salve le competenze delle regioni a
statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fornisce,
d'intesa con le regioni interessate, il supporto alle amministrazioni
comunali ai fini dell'applicazione della presente normativa e per il
coordinamento con le leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e successive
modifiche e integrazioni, e con l'(( articolo )) 39 della legge
23 dicembre 1994, n. 724, e successive modifiche e integrazioni.
6. Al fine di concorrere alla partecipazione alla realizzazione
delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei
interessati dall'abusivismo edilizio, attivate dalle regioni ai sensi
del comma 33 e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno
2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con
decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del (( decreto legislativo
)) 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli interventi da
ammettere a finanziamento.
7. Al comma 1 dell'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra
dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti
urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto
mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto
di scioglimento del consiglio e' adottato (( su proposta del Ministro
dell'interno )) di concerto con il Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti.».
(( 8. All'articolo 141 del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 2, e' inserito il
seguente:
«2-bis. Nell'ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1,
trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono
essere adottati, la regione segnala al prefetto gli enti
inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto
ad adempiere all'obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli
enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi,
previsti dallo statuto secondo criteri di neutralita', di
sussidiarieta' e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine
di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento
del consiglio.». ))
9. Per attivare un programma nazionale di interventi, anche con la
partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di
ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e
sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio, da attuare
anche attraverso il recupero delle risorse ambientali e culturali, e'
destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40
milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (( di concerto con i
Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e
le attivita' culturali, )) da adottare entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli ambiti di rilevanza e
interesse nazionale oggetto di riqualificazione urbanistica,
ambientale e culturale, (( attribuendo priorita' alle aree oggetto di
programmi di riqualificazione gia' approvati di cui al decreto
Ministro dei lavori pubblici dell'8 ottobre 1998, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 278 del 27 novembre
1998, e di cui all'articolo 120 del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267. )) Su tali aree, il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con i soggetti
pubblici interessati, predispone un programma di interventi, anche in
riferimento a quanto previsto dall'articolo 29, comma 4, della legge
28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dal comma 42 del presente
articolo.
10. Per la realizzazione di un programma di interventi di messa in
sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico e'
destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40
milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, (( di intesa con la Conferenza unificata )) di cui
all'articolo 8 del (( decreto legislativo )) 28 agosto 1997, n. 281,
sono individuate le aree comprese nel programma. Su tali aree, il
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con i
soggetti pubblici interessati, predispone un programma operativo di
interventi e le relative modalita' di attuazione.
11. Allo scopo di attuare un programma di interventi per il
ripristino e la riqualificazione delle aree e dei beni soggetti alle
disposizioni del titolo II del (( decreto legislativo )) 29 ottobre
1999, n. 490, e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno
2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con
decreto del Ministro per i beni e le attivita' culturali (( di
concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
)), da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tale
somma e' (( assegnata alla soprintendenza per i beni architettonici e
ambientali, per l'esecuzione di interventi di ripristino e
riqualificazione paesaggistica, dopo aver individuato, d'intesa con
le regioni, le aree vincolate da ricomprendere nel programma. ))
12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto la Cassa depositi e prestiti e' autorizzata a mettere a
disposizione l'importo massimo di 50 milioni di euro per la
costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione, ((
denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive )), per la
concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui
all'articolo 27, comma 2, del (( decreto del Presidente della
Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380, anche avvalendosi delle
modalita' di cui (( all'articolo 2, comma 55, della legge 23 dicembre
1996, n. 662, e all'articolo 41, comma 4, del testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, )) di
anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di
demolizione delle opere abusive anche disposti dall'autorita'
giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative
connesse. Le anticipazioni, comprensive della corrispondente quota
delle spese di gestione del Fondo, sono restituite al Fondo stesso in
un periodo massimo di cinque anni, secondo modalita' e condizioni
stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di
concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi.
In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l'amministrazione
comunale provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Qualora le somme
anticipate non siano rimborsate nei tempi e nelle modalita'
stabilite, il Ministro dell'interno provvede al reintegro alla Cassa
depositi e prestiti, trattenendone le relative somme dai fondi del
bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai comuni.
13. Le attivita' di monitoraggio e di raccolta delle informazioni
relative al fenomeno dell'abusivismo edilizio di competenza del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo
all'Osservatorio nazionale dell'abusivismo edilizio. Il Ministero
collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo
nazionale necessario anche per la redazione della relazione al
Parlamento (( di cui all'articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985,
n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n.
298 )). Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, d'intesa con il Ministro dell'interno, sono aggiornate le
modalita' di redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione
delle informazioni contenute nei rapporti di cui all'articolo 31,
comma 7, del (( decreto del Presidente della Repubblica )) 6 giugno
2001, n. 380. Per le suddette attivita' e' destinata una somma di 0,2
milioni di euro per l'anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per ciascuno
degli anni 2005 e 2006.
14. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprieta' dello
Stato o facenti parte del demanio statale (( ad esclusione del
demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonche' dei terreni gravati da
diritti di uso civico )), il rilascio del titolo abilitativo edilizio
in sanatoria da parte dell'ente locale competente e' subordinato al
rilascio della disponibilita' da parte dello Stato proprietario, per
il tramite dell'Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a
titolo oneroso la proprieta' dell'area appartenente al patrimonio
disponibile dello Stato su cui insiste l'opera ovvero a garantire
onerosamente il diritto al mantenimento dell'opera sul suolo
appartenente al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato.
15. La domanda del soggetto legittimato volta ad ottenere la
disponibilita' dello Stato alla cessione dell'area appartenente al
patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al diritto al
mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio o al
patrimonio indisponibile dello Stato deve essere presentata, entro il
31 marzo 2004, alla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente
competente, corredata dell'attestazione del pagamento all'erario
della somma dovuta a titolo di indennita' per l'occupazione pregressa
delle aree, determinata applicando i parametri di cui alla allegata
Tabella A, per anno di occupazione, per un periodo comunque non
superiore alla prescrizione quinquennale. A tale domanda deve essere
allegata, in copia, la documentazione relativa all'illecito edilizio
di cui ai commi 32 e 35. Entro il 30 settembre 2004, inoltre, deve
essere allegata copia della denuncia in catasto dell'immobile e del
relativo frazionamento.
16. La disponibilita' alla cessione dell'area appartenente al
patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere
l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio
indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale dell'Agenzia
del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2004. ((
Resta ferma la necessita' di assicurare, anche mediante specifiche
clausole degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento
del diritto al mantenimento dell'opera, il libero accesso al mare,
con il conseguente diritto pubblico di passaggio. ))
17. Nel caso di aree soggette ai vincoli di cui all'articolo 32
della legge 28 febbraio 1985, n. 47, la disponibilita' alla cessione
dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere
il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al
patrimonio indisponibile dello Stato e' subordinata al parere
favorevole da parte dell'Autorita' preposta alla tutela del vincolo.
18. Le procedure di vendita delle aree appartenenti al patrimonio
disponibile dello Stato devono essere perfezionate entro il
31 dicembre 2006, a cura della filiale dell'Agenzia del demanio
territorialmente competente previa presentazione da parte
dell'interessato del titolo abilitativo edilizio in sanatoria
rilasciato dall'ente locale competente, ovvero della documentazione
attestante la presentazione della domanda, volta ad ottenere il
rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale e' intervenuto
il silenzio assenso con l'attestazione dell'avvenuto pagamento della
connessa oblazione, alle condizioni previste dal presente articolo.
19. Il prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio
disponibile e' determinato applicando i parametri di cui alla Tabella
B (( allegata al presente decreto )) ed e' corrisposto in due rate di
pari importo scadenti, rispettivamente, il 30 giugno 2005 e il
31 dicembre 2005.
(( 19-bis. Le opere eseguite da terzi su aree appartenenti al
patrimonio disponibile dello Stato, per le quali e' stato rilasciato
il titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale
competente, sono inalienabili per un periodo di cinque anni dalla
data di perfezionamento delle procedure di vendita delle aree sulle
quali insistono le opere medesime. ))
20. Il provvedimento formale di riconoscimento del diritto al
mantenimento dell'opera sulle aree del demanio dello Stato e del
patrimonio indisponibile e' rilasciato a cura della filiale
dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il
31 dicembre 2006, previa presentazione della documentazione di cui al
comma 18. Il diritto e' riconosciuto per una durata massima di anni
venti, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato.
21. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da
adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sono rideterminati i canoni annui di cui
all'articolo 3 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito,
con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494.
22. Dal 1° gennaio 2004 i canoni per la concessione d'uso sono
rideterminati nella misura prevista dalle tabelle allegate al decreto
del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 agosto 1998, n. 342,
rivalutate del trecento per cento.
23. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 6 del citato decreto
del Ministro di cui al comma 22, relativo alla classificazione delle
aree da parte delle regioni, in base alla valenza turistica delle
stesse.
24. Ai fini del miglioramento, della tutela e della valorizzazione
delle aree demaniali e' autorizzata una spesa fino ad un importo
massimo di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro
per ciascuno degli anni 2005 e 2006. L'Agenzia del demanio, di
concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (( e
con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, il
Ministro per i beni e le attivita' culturali, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano )) predispone un programma di
interventi volti alla riqualificazione delle aree demaniali. Il
programma e' approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze.
25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio
1985, n. 47, e successive modificazioni e integrazioni, come
ulteriormente modificate dall'articolo 39 della legge 23 dicembre
1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, nonche' dal
presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino
ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano comportato
ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria
della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento
superiore a 750 mc. Le suddette disposizioni trovano altresi'
applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra
relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 ((
metri cubi )) per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in
sanatoria, (( a condizione che la nuova costruzione non superi
complessivamente i 3.000 metri cubi )).
26. Sono suscettibili di sanatoria edilizia le tipologie di
illecito di cui all'allegato 1:
a) numeri da 1 a 3, nell'ambito dell'intero territorio nazionale,
fermo restando quanto previsto alla lettera e) del comma 27 (( del
presente articolo, )) nonche' 4, 5 e 6 nell'ambito degli immobili
soggetti a vincolo di cui all'(( articolo )) 32 della legge
28 febbraio 1985, n. 47;
b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non soggette ai vincoli di cui
all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, in attuazione di
legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, con la quale e' determinata
la possibilita', le condizioni e le modalita' per l'ammissibilita' a
sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio.
27. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della
legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque
suscettibili di sanatoria, qualora:
a) siano state eseguite dal proprietario o aventecausa condannato
con sentenza definitiva, per i delitti di cui all'articolo 416-bis,
648-bis e 648-ter del codice penale o da terzi per suo conto;
b) non sia possibile effettuare interventi per l'adeguamento
antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo
quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei
Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003;
c) non sia data la disponibilita' di concessione onerosa
dell'area di proprieta' dello Stato o degli enti pubblici
territoriali, con le modalita' e condizioni di cui all'articolo 32
della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al presente decreto;
d) siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti
sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi
idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e
paesistici, nonche' dei parchi e delle aree protette nazionali,
regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di
dette opere, in assenza o in difformita' del titolo abilitativo
edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni
degli strumenti urbanistici;
e) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento
nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di
interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del
(( decreto legislativo )) 29 ottobre 1999, n. 490;
f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000,
n. 353, e mdipendentemente dall'approvazione del piano regionale di
cui (( al )) comma 1 dell'articolo 3 della citata legge n. 353 del
2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio
in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate
o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli
effetti dell'esclusione dalla sanatoria e' sufficiente l'acquisizione
di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del
Ministero dell'interno, che le aree interessate dall'abuso edilizio
siano state, nell'ultimo decennio, percorse da uno o piu' incendi
boschivi;
g) siano state realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al
demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione
agli interessi della sicurezza dello Stato ed alle esigenze della
navigazione marittima, quali identificate ai sensi del secondo comma
dell'articolo 59 del (( decreto del Presidente della Repubblica ))
24 luglio 1977, n. 616.
28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate e
decorrenti dalla data di entrata in vigore dell'articolo 39 della
legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e
integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi come
riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per
quanto non previsto dal presente decreto si applicano, ove
compatibili, le disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n.
47, e al predetto articolo 39.
29. Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in
essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli
articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per
suo conto, e' sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a
procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non puo' essere
conseguito il titolo abilitativo edilizio in sanatoria degli abusi
edilizi se interviene la sentenza definitiva di condanna per i
delitti sopra indicati. Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in
ordine alle condanne riportate nel certificato generale del
casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve
attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all'((
articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 )), di non avere carichi pendenti
in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e
648-ter del codice penale.
30. Qualora l'amministratore di beni immobili oggetto di sequestro
o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575,
autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni,
puo' essere autorizzato, altresi', dal medesimo giudice, sentito il
pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria
sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell'amministratore o
del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo
edilizio in sanatoria (( di cui al comma 29 )).
31. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non
comporta limitazione ai diritti dei terzi.
32. La domanda relativa alla definizione dell'illecito edilizio,
con l'attestazione del pagamento dell'oblazione e dell'anticipazione
degli oneri concessori, e' presentata al comune competente, a pena di
decadenza, entro il 31 marzo 2004, unitamente alla dichiarazione di
cui al modello allegato e alla documentazione di cui al comma 35.
33. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, emanano norme per la definizione del
procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo
abilitativo edilizio in sanatoria e possono prevedeme, tra l'altro,
un incremento dell'oblazione fino al massimo del 10 per cento della
misura determinata nella tabella C allegata (( al presente decreto
)), ai fini dell'attivazione di politiche di repressione degli abusi
edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei
nuclei interessati da fenomeni di abusivismo edilizio, nonche' per
l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 23 della legge
28 febbraio 1985, n. 47.
34. Ai fini dell'applicazione del presente articolo non si applica
quanto previsto dall'articolo 37, comma 2, della legge 28 febbraio
1985, n. 47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi ((
alle )) opere abusive oggetto di sanatoria possono essere
incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni
comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri
concessori sono determinati nella misura dei costi per la
realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria
necessarie, nonche' per gli interventi di riqualificazione
igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali. Coloro che
in proprio o in forme consortili, nell'ambito delle zone perimetrate,
intendano eseguire in tutto o in parte le opere di urbanizzazione
primaria, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11
febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e integrazioni,
secondo le disposizioni tecniche dettate dagli uffici comunali,
possono detrarre dall'importo complessivo quanto gia' versato, a
titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla tabella D
allegata (( al presente decreto )). Con legge regionale, ai sensi
dell'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato
dal presente articolo, sono disciplinate le relative modalita' di
attuazione.
35. La domanda di cui al comma 32 deve essere corredata dalla
seguente documentazione:
a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'(( articolo
47, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 )), con allegata documentazione
fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le
quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo
stato dei lavori relativo;
b) qualora l'opera abusiva supera i 450 metri cubi, da una
perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una
certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della
professione attestante l'idoneita' statica delle opere eseguite;
c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma
regionale.
36. La presentazione nei termini della domanda di definizione
dell'illecito edilizio, l'oblazione interamente corrisposta nonche'
il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto
pagamento, (( producono )) gli effetti di cui all'articolo 38, comma
2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Trascorso il suddetto periodo
di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso
spettante.
37. Il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della
documentazione di cui al comma 35, della denuncia in catasto, della
denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui al ((
decreto legislativo )) 30 dicembre 1992, n. 504, nonche', ove dovute,
delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti
solidi urbani e per l'occupazione del suolo pubblico, entro il 30
settembre 2004, nonche' il decorso del termine di ventiquattro mesi
da tale data senza l'adozione di un provvedimento negativo del
comune, (( equivalgono )) a titolo abilitativo edilizio in sanatoria.
Se nei termini previsti l'oblazione dovuta non e' stata interamente
corrisposta o e' stata determinata in forma dolosamente inesatta, le
costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono
assoggettate alle sanzioni richiamate all'articolo 40 della legge 28
febbraio 1985, n. 47, e all'articolo 48 del (( decreto del Presidente
della Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380.
38. La misura dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri
concessori, nonche' le relative modalita' di versamento, sono
disciplinate nell'allegato 1 (( al presente decreto )).
39. Ai fini della determinazione dell'oblazione non si applica
quanto previsto dai commi 13, 14 15 e 16 dell'articolo 39 della legge
23 dicembre 1994, n. 724.
40. Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i
medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli
abilitativi edilizi, come disciplinati dalle Amministrazioni comunali
per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della
istruttoria delle domande di sanatoria edilizia puo' essere
determinato dall'Amministrazione comunale un incremento dei predetti
diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con
le modalita' di cui all'articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre
1996, n. 662. (( Per l'attivita' istruttoria connessa al rilascio
delle concessioni in sanatoria i comuni possono utilizzare i diritti
e oneri di cui al precedente periodo, per progetti finalizzati da
svolgere oltre l'orario di lavoro ordinario )).
41. Al fine di incentivare la definizione delle domande di
sanatoria presentate ai sensi del presente articolo, nonche' ai sensi
del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive
modificazioni, e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.
724, e successive modificazioni, il (( 50 per cento )) delle somme
riscosse a titolo di conguaglio dell'oblazione, ai sensi
dell'articolo 35, comma 14, della citata legge n. 47 del 1985, e
successive modificazioni, e' devoluto al comune interessato. Con
decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze sono
stabilite le modalita' di applicazione del presente comma.
42. All'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il comma 4
e' sostituito dal seguente:
«4. Le proposte di varianti di recupero urbanistico possono essere
presentate da parte di soggetti pubblici e privati, con allegato un
piano di fattibilita' tecnico, economico, giuridico e amministrativo,
finalizzato al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione di
opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per il recupero
urbanistico ed edilizio, volto al raggiungimento della sostenibilita'
ambientale, economica e sociale, alla coesione degli abitanti dei
nuclei edilizi inseriti nelle varianti e alla rivitalizzazione delle
aree interessate dall'abusivismo edilizio».
43. L'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e'
sostituito dal seguente:
«Art. 32 (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo). - 1. Fatte
salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del
titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su
immobili sottoposti a vincolo e' subordinato al parere favorevole
delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso.
Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette
amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento
della richiesta di parere, il richiedente puo' impugnare il
silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio
estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non
e' richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i
distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2
per cento delle misure prescritte.
2. Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate,
le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che
risultino:
a) in difformita' dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e
successive modificazioni, e dal (( decreto del Presidente della
Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380, quando possano essere collaudate
secondo il disposto del quarto comma dell'articolo 35;
b) in contrasto con le norme urbanistiche che prevedono la
destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purche' non in
contrasto con le previsioni delle varianti di recupero di cui al capo
III;
c) in contrasto con le norme del (( decreto ministeriale ))
1° aprile 1968, n. 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96
del 13 aprile 1968, e con agli articoli 16, 17 e 18 della legge 13
giugno 1991, n. 190, e successive modificazioni, sempre che le opere
stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico.
3. Qualora non si verifichino le condizioni di cui al comma 2, si
applicano le disposizioni dell'articolo 33.
4. Ai fini dell'acquisizione del parere di cui al comma 1 si
applica quanto previsto dall'articolo 20, comma 6, del (( decreto del
Presidente della Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato
dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela
ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza
competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla
tutela della salute preclude il rilascio del titolo (( abilitativo ))
edilizio in sanatoria.
5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprieta' di enti
pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al
godimento del suolo, il rilascio della concessione o
dell'autorizzazione in sanatoria e' subordinato anche alla
disponibilita' dell'ente proprietario a concedere onerosamente, alle
condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l'uso
del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilita' all'uso
del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dagli enti
pubblici territoriali proprietari entro il termine di centottanta
giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilita' all'uso del
suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni
oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie,
con un massimo di tre volte rispetto all'area coperta dal fabbricato.
Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore e'
stabilito dalla filiale dell'Agenzia del demanio competente per
territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della
presente legge e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.
724, con riguardo al valore del terreno come risultava all'epoca
della costruzione aumentato dell'importo corrispondente alla
variazione (( dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie
di operai ed impiegati )), al momento della determinazione di detto
valore. L'atto di disponibilita', regolato con convenzione di
cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni
sessanta, e' stabilito dall'ente proprietario non oltre sei mesi dal
versamento dell'importo come sopra determinato.
6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di
cui all'(( articolo )) 21 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il
rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria e'
subordinato alla acquisizione della proprieta' dell'area stessa
previo versamento del prezzo, che e' determinato dall'Agenzia del
territorio in rapporto al vantaggio derivante dall'incorporamento
dell'area.
7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente
articolo si applicano le sanzioni previste dal (( decreto del
Presidente della Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380».
(( 43-bis. Le modifiche apportate con il presente articolo
concernenti l'applicazione delle leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23
dicembre 1994, n. 724, non si applicano alle domande gia' presentate
ai sensi delle predette leggi. ))
44. All'articolo 27 del (( decreto del Presidente della Repubblica
)) 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «l'inizio» sono
inserite le seguenti: «o l'esecuzione».
45. All'articolo 27 del (( decreto del Presidente della Repubblica
)) 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «18 aprile 1962,
n. 167 e successive modificazioni e integrazioni» sono inserite le
seguenti: «, nonche' in tutti i casi di difformita' dalle norme
urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici».
46. All'articolo 27 del (( decreto del Presidente della Repubblica
)) 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati
monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o
dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli
articoli 6 e 7 del (( decreto legislativo )) 29 ottobre 1999, n. 490,
o su beni di interesse archeologico, nonche' per le opere
abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di
inedificabilita' assoluta in applicazione delle disposizioni del
titolo II del (( decreto legislativo )) 29 ottobre 1999, n. 490, il
Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre
autorita' preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180
giorni dall'accertamento dell'illecito, procede alla demolizione,
anche avvalendosi delle modalita' operative di cui ai commi 55 e 56
dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662».
47. Le sanzioni pecuniarie di cui all'articolo 44 del (( decreto
del Presidente della Repubblica )) 6 giugno 2001, n. 380, sono
incrementate del cento per cento.
48. (Soppresso).
49. (Soppresso).
(( 49-bis. All'articolo 54, comma 16, della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Tali spese, limitatamente agli esercizi finanziari 2002 e
2003, sono reiscritte nella competenza degli esercizi successivi a
quello terminale, sempreche' l'impegno formale venga assunto entro il
secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione in
bilancio». ))
(( 49-ter. L'articolo 41 del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e' sostituito dal
seguente:
«Art. 41 (Demolizione di opere abusive). - 1. Entro il mese
di dicembre di ogni anno il dirigente o il responsabile del servizio
trasmette al prefetto l'elenco delle opere non sanabili per le quali
il responsabile dell'abuso non ha provveduto nel termine previsto
alla demolizione e al ripristino dei luoghi e indica lo stato dei
procedimenti relativi alla tutela del vincolo di cui al comma 6
dell'articolo 31. Nel medesimo termine le amministrazioni statali e
regionali preposte alla tutela trasmettono al prefetto l'elenco delle
demolizioni da eseguire. Gli elenchi contengono, tra l'altro, il
nominativo dei proprietari e dell'eventuale occupante abusivo, gli
estremi di identificazione catastale, il verbale di consistenza delle
opere abusive e l'eventuale titolo di occupazione dell'immobile.
2. Il prefetto entro trenta giorni dalla ricezione degli elenchi di
cui al comma 1, provvede agli adempimenti conseguenti all'intervenuto
trasferimento della titolarita' dei beni e delle aree interessate,
notificando l'avvenuta acquisizione al proprietario e al responsabile
dell'abuso.
3. L'esecuzione della demolizione delle opere abusive, compresa la
rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica
incolumita', e' disposta dal prefetto. I relativi lavori sono
affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti,
ad imprese tecnicamente e finanziariamente idonee. Il prefetto puo'
anche avvalersi, per il tramite dei provveditorati alle opere
pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero della
difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d'intesa tra il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della
difesa».
49-quater. All'articolo 48 del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive
modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
«3-ter. Al fine di consentire una piu' penetrante vigilanza
sull'attivita' edilizia, e' fatto obbligo alle aziende erogatrici di
servizi pubblici ed ai funzionari cui sia imputabile la stipulazione
dei relativi contratti di somministrazione di comunicare al sindaco
del comune ove e ubicato l'immobile le richieste di allaccio ai
pubblici servizi effettuate per gli immobili, con indicazione della
concessione edilizia ovvero della autorizzazione ovvero degli altri
titoli abilitativi, ovvero della istanza di concessione in sanatoria
presentata, corredata dalla prova del pagamento per intero delle
somme dovute a titolo di oblazione. L'inosservanza di tale obbligo
comporta, per ciascuna violazione, la sanzione pecuniaria da euro
10.000 ad euro 50.000 nei confronti delle aziende erogatrici di
servizi pubblici, nonche' la sanzione pecuniaria da euro 2.582 ad
euro 7.746 nei confronti del funzionario della azienda erogatrice cui
sia imputabile la stipulazione dei contratti». ))
50. Agli oneri indicati ai commi 6, 9, 10, 11, 13 e 24, si
provvede, (( nei limiti stabiliti nei predetti commi, per gli anni
2004, 2005 e, quanto a 82 milioni di euro, per l'anno 2006, mediante
quota parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo.
Tali somme sono versate, per ciascuno dei predetti anni, all'entrata
del bilancio dello Stato per essere rassegnate alle pertinenti unita'
previsionali di base, anche di nuova istituzione, dei Ministeri
interessati. Per la restante parte degli oneri relativi all'anno 2006
si provvede )) con quota parte delle entrate recate dal presente
decreto. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 32-bis.
Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei
ministri

(( 1. Al fine di contribuire alla realizzazione di interventi
infrastrutturali, con priorita' per quelli connessi alla riduzione
del rischio sismico, e per far fronte ad eventi straordinari nei
territori degli enti locali, delle aree metropolitane e delle citta'
d'arte e' istituito nello stato di previsione del Ministero
dell'economia e delle finanze, per il triennio 2003-2005, un apposito
fondo per interventi straordinari. A tal fine e' autorizzata la spesa
di euro 73.487.000,00 per l'anno 2003 e di euro 100.000.000,00 per
ciascuno degli anni 2004 e 2005. ))
(( 2. Ai fini dell'attuazione del comma 1, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro
dell'economia e delle finanze, vengono individuati gli interventi da
realizzare, gli enti beneficiari e le risorse da assegnare
nell'ambito delle disponibilita' del fondo. ))
(( 3. All'onere di cui al presente articolo, pari a euro 73.487.000
per l'anno 2003 e euro l00.000.000,00 per ciascuno degli anni 2004 e
2005, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di conto capitale «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e
delle finanze per l'anno 2003 allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. ))

Art. 33.
Concordato preventivo

(( 1. In attesa dell'avvio a regime del concordato preventivo
triennale, e' introdotto in forma sperimentale un concordato
preventivo biennale per il periodo d'imposta in corso al 1° gennaio
2003 e per quello successivo.
2. Sono ammessi al concordato preventivo i titolari di reddito di
impresa e gli esercenti arti e professioni.
3. L'osservanza degli obblighi fiscali intrinseca all'adesione al
concordato preventivo comporta:
a) la determinazione agevolata delle imposte sul reddito e, in
talune ipotesi dei contributi;
b) salvo che non venga richiesto dal cliente, la sospensione
degli obblighi tributari di emissione dello scontrino fiscale e della
ricevuta fiscale;
c) la limitazione dei poteri di accertamento.
4. Il concordato preventivo si opera sulle seguenti basi, ferma
restando la dichiarazione di un reddito di impresa o di lavoro
autonomo minimo di 1.000 euro:
a) per il primo periodo d'imposta, incrementando i ricavi o
compensi del 2001 almeno del 9 per cento, nonche' il relativo reddito
del 2001 almeno del 7 per cento, anche a seguito di adeguamento in
dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e sul valore
aggiunto;
b) per il secondo periodo d'imposta, incrementando i ricavi o
compensi del 2003 almeno del 4,5 per cento, nonche' il relativo
reddito del 2003 almeno del 3,5 per cento, anche a seguito di
adeguamento in dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e sul
valore aggiunto; tale adeguamento, per quanto riguarda i ricavi o
compensi, e' consentito solo se la predetta soglia puo' essere
raggiunta con un incremento non superiore al 5 per cento dei ricavi o
compensi annotati nelle scritture contabili.
5. Se i ricavi o compensi dichiarati nel periodo d'imposta in corso
al 1° gennaio 2001 sono inferiori a quelli risultanti
dall'applicazione degli studi di settore o dei parametri, l'adesione
al concordato preventivo e' subordinata all'adeguamento a questi
ultimi e all'assolvimento delle relative imposte con esclusione di
sanzioni ed interessi, da effettuare anteriormente alla data di
presentazione della comunicazione di adesione.
6. Ai fini di quanto previsto dal comma 4 si tiene conto, inoltre,
degli atti di accertamento divenuti non piu' impugnabili, ancorche'
definiti per adesione, nonche' delle integrazioni e definizioni di
cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289. Non si tiene conto delle
dichiarazioni integrative presentate ai sensi dell'articolo 2 del
decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che
abbiano determinato una riduzione del reddito ovvero dei ricavi o
compensi dichiarati.
7. Per i periodi d'imposta oggetto di concordato, sul reddito
d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato che eccede quello relativo
al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2001, l'imposta e'
determinata separatamente con l'aliquota del 23 per cento. L'aliquota
e', invece, del 33 per cento per i soggetti di cui all'articolo 87
del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonche' per gli
altri soggetti il cui reddito d'impresa o di lavoro autonomo relativo
al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2001 sia stato superiore
a 100.000,00 euro. Sul reddito che eccede quello minimo determinato
secondo le modalita' di cui al comma 4 non sono dovuti contributi
previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale; se il
contribuente intende versare comunque i contributi gli stessi sono
commisurati sulla parte eccedente il minimale reddituale.
8. Per i soggetti che si avvalgono del concordato preventivo, i
redditi d'impresa e di lavoro autonomo possono essere oggetto di
accertamento ai fini tributari e contributivi esclusivamente in base
agli articoli 39, primo comma, lettere a), b), c) e d), primo
periodo, e secondo comma, lettera c), 40 e 41-bis del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Restano
altresi' applicabili le disposizioni di cui all'articolo 54, commi
secondo, primo periodo, terzo, quarto e quinto del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nonche' quelle
previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 10 novembre 1997, n. 441.
9. Il contribuente che non soddisfa la condizione di cui al comma 4
lo comunica nella dichiarazione dei redditi; in questo caso:
a) il contribuente decade dai benefici previsti dal comma 3;
b) l'ufficio emette accertamento parziale, sulla base dei ricavi
o compensi di cui al comma 4; salve le ipotesi di accadimenti
straordinari ed imprevedibili; in tale ultima ipotesi trova
applicazione il procedimento di accertamento con adesione previsto
dal decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218;
c) gli obblighi di documentazione riprendono dalla data di
scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione in cui
e' stata data la comunicazione.
10. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto e' abrogato l'articolo 11, comma 6, del decreto legislativo
18 dicembre 1997, n. 471.
11. Nell'articolo 6, comma 3, primo periodo, del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, le parole: «pari al cento»,
sono sostituite dalle seguenti: «pari al centocinquanta».
12. Non sono ammessi al concordato preventivo i titolari di reddito
d'impresa e gli esercenti arti e professioni che:
a) non erano in attivita' il 31 dicembre 2000;
b) hanno dichiarato ricavi o compensi di importo superiore a
5.154.569,00 euro nel periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2001;
non si tiene conto di quelli di cui all'articolo 53, comma 1, lettera
c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
c) hanno titolo a regimi forfettari di determinazione
dell'imponibile o dell'imposta, per il periodo d'imposta in corso al
1° gennaio 2001, o per quello in corso al 1° gennaio 2003;
d) non si impegnano a rispettare la condizione indicata nel comma
4 per ciascun periodo d'imposta oggetto di concordato.
13. La sospensione dell'obbligo tributario di emissione dello
scontrino e della ricevuta fiscale opera per le operazioni poste in
essere dopo la data di presentazione della comunicazione di adesione.
Resta comunque ferma la determinazione dell'imposta sul valore
aggiunto periodicamente dovuta da calcolare tenendo conto
dell'imposta relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di
servizio effettuate.
14. Agli effetti del presente articolo, si considerano ricavi
quelli dell'articolo 53 del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917 e successive modificazioni, ad esclusione di quelli di cui alle
lettere c), d), e ed f) del comma 1 del medesimo articolo; si
considerano compensi quelli previsti dall'articolo 50, comma 1, del
medesimo testo unico.
15. Le disposizioni del presente articolo non incidono
sull'esercizio della delega legislativa di cui all'articolo 3, comma
1, lettera e), numero 3), della legge 7 aprile 2003, n. 80.
L'adesione al concordato preventivo si esprime mediante comunicazione
resa tra il 1° gennaio e il 16 marzo 2004. Con provvedimento del
direttore dell'Agenzia delle entrate, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale, sono stabilite le modalita' di presentazione della
comunicazione di adesione e dell'adeguamento di cui al comma 5. ))

Art. 34.
Proroga di termini in materia di definizioni agevolate

1. Al decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143, convertito, con
modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) nei commi 2 e 2-bis dell'articolo 1, le parole: «16 ottobre
2003», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «16 marzo
2004»;
b) nello stesso comma 2 dell'articolo 1, sono aggiunte, in fine,
le seguenti parole: «, anche con riferimento alle date di versamento
degli eventuali pagamenti rateali, ferma restando la decorrenza degli
interessi dal 17 ottobre 2003.»;
(( c) nel comma 2-sexies dell'articolo 1, il primo periodo e'
sostituito dai seguenti: «Per i contribuenti che non provvedono, in
base alle disposizioni del comma 2, ad effettuare, entro il 16 marzo
2004, versamenti utili per la definizione di cui all'articolo 15
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, il
termine per la proposizione del ricorso avverso atti
dell'amministrazione finanziaria, di cui al comma 8 dello stesso
articolo 15, e' fissato al 18 marzo 2004. E' sospeso fino al 18 marzo
2004 il termine per il perfezionamento della definizione di cui al
decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, relativamente agli inviti
al contraddittorio di cui al comma 1 del citato articolo 15 della
legge n. 289 del 2002»; nel medesimo comma, secondo periodo, le
parole: «16 ottobre 2003» sono sostituite dalle seguenti: «16 marzo
2004». ))
2. Nel comma 2-ter dell'articolo 12 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, le parole: «16 ottobre 2003» e «16 settembre 2003» sono
sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «16 marzo 2004» e
«16 febbraio 2004».
3. Nell'articolo 16, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 1, secondo
periodo, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143, convertito, con
modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 212, le parole:
«30 novembre 2003», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle
seguenti: «30 aprile 2004»; nello stesso articolo 16, comma 8, primo
periodo, le parole: «1° marzo 2004» sono sostituite dalle seguenti:
«16 maggio 2004».
4. Le penalita' previste a carico dei soggetti convenzionati ai
sensi dell'articolo 3, commi 1 e 11, del decreto del Presidente della
Repubblica del 22 luglio 1998, n. 322, per la tardiva o errata
trasmissione telematica delle dichiarazioni ricevute dai predetti
soggetti fino al 31 dicembre 2002, sono ridotte ad una somma pari al
10 per cento dell'importo risultante dall'applicazione dei criteri di
calcolo fissati nelle relative convenzioni.
(( 5. Il beneficio previsto al comma 4 si applica a condizione che
il versamento della penalita' ridotta avvenga:
a) per le penalita' gia' contestate alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa;
b) per le penalita' non ancora contestate alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, entro dieci
giorni dalla notifica dell'invito al pagamento da parte dell'Agenzia
delle entrate. ))
6. Il beneficio previsto dal comma 4 non si applica alle penalita'
gia' versate alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto.
(( 6-bis. Le penalita' previste a carico dei soggetti convenzionati
ai sensi dell'articolo 19, commi 5 e 6, del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241, e dell'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 22 febbraio 1999, n. 37, per il ritardato invio dei
flussi informativi riguardanti le operazioni di riscossione e per il
ritardato versamento delle somme riscosse, sono ridotte ad una somma
pari al dieci per cento dell'importo risultante dall'applicazione dei
criteri di calcolo fissati nelle relative convenzioni.
6-ter. Il beneficio previsto al comma 6-bis si applica a condizione
che il ritardato invio dei flussi informativi e il ritardato
riversamento delle somme riscosse sia relativo a somme incassate fino
al 31 dicembre 2002, e che il riversamento delle penalita' ridotte
avvenga:
a) per le penalita' gia' contestate alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa;
b) per le penalita' non ancora contestate alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, entro dieci
giorni dalla notifica dell'invito al pagamento da parte dell'Agenzia
delle entrate.
6-quater. Non si fa luogo, in ogni caso, alla restituzione delle
penalita' gia' versate alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto. ))

Art. 35.
Modifiche al regime IVA per le cessioni di rottami ferrosi

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 19, terzo comma, la (( lettera )) e) e'
sostituita dalla seguente: «e operazioni non soggette all'imposta per
effetto delle disposizioni di cui al primo comma dell'articolo 74,
concernente disposizioni relative a particolari settori.»;
b) nell'articolo 68, primo comma, la (( lettera )) c-bis) e'
soppressa;
c) nell'articolo 70, dopo il quinto comma, e' aggiunto il
seguente: «Alle importazioni di beni indicati (( nel settimo e
nell'ottavo comma )) dell'articolo 74, concernente disposizioni
relative a particolari settori, si applicano le (( disposizioni )) di
cui al comma precedente,»;
d) nell'articolo 74:
1) (( il settimo comma e' sostituito )) dal seguente: «Per le
cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei
relativi lavori, di carta da macero, di stracci e di scarti di ossa,
di pelli, di vetri, di gomma e plastica, intendendosi comprese anche
quelle relative agli anzidetti beni che siano stati ripuliti,
selezionati, tagliati, compattati. lingottati o sottoposti ad altri
trattamenti atti a facilitarne l'utilizzazione, il trasporto e lo
stoccaggio senza modificarne la natura, al pagamento dell'imposta e'
tenuto il cessionario, se soggetto passivo d'imposta nel territorio
dello Stato. La fattura, emessa dal cedente senza addebito
dell'imposta, con l'osservanza delle disposizioni di cui agli ((
articoli )) 21 e seguenti e con l'indicazione della norma di cui al
presente comma, deve essere integrata dal cessionario con
l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere
annotata nel registro di cui agli articoli 23 o 24 entro il mese di
ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici
giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso
documento, ai fini della detrazione, e' annotato anche nel registro
di cui all'articolo 25. Agli effetti della limitazione contenuta nel
terzo comma dell'articolo 30 le cessioni sono considerate operazioni
imponibili. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano
anche per le cessioni dei semilavorati di metalli ferrosi di cui alle
seguenti voci della tariffa doganale comune vigente al 31 dicembre
2003:
a) ghise gregge e ghise specolari in pani, salmoni o altre
forme primarie (v.d. 72.01);
b) ferro-leghe (v.d. 72.02);
c) prodotti ferrosi ottenuti per riduzione diretta di
minerali di ferro ed altri prodotti ferrosi spugnosi, in pezzi,
palline o forme simili; ferro di purezza minima in peso, di 99,94%,
in pezzi, in palline o forme simili (v.d. 72.03);
d) graniglie e polveri, di ghisa greggia, di ghisa specolare,
di ferro o di acciaio (v.d. 72.05).»;
(( 1-bis) all'ottavo comma e' aggiunta la seguente lettera:
«e-sexies) barre di ottone (v.d. 74.07.21)» ));
(( 2) i commi nono e decimo sono abrogati )).
2. Nell'articolo 42, comma 1, del decreto-legge 30 agosto 1993, n.
331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n.
427, sono soppresse le parole: «non soggetta», nonche' le parole: «e
74, commi ottavo e nono».

Art. 36.
(soppresso).

Art. 37.
Esatta ricognizione dei soggetti tenuti al pagamento di tasse su
veicoli e natanti per anni pregressi

1. Per consentire la notificazione di atti e di iscrizioni a ruolo
fondati su dati validati, conseguente alla esatta individuazione dei
soggetti che nulla piu' devono per avere fatto ricorso agli istituti
di definizione di cui all'articolo 5-quinquies del decreto-legge
24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge
21 febbraio 2003, n. 27, nonche' all'articolo 13 della legge
27 dicembre 2002, n. 289, in deroga alle disposizioni dell'articolo
3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, i termini di cui
all'articolo 5 del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, e
successive modificazioni, relativi ai rimborsi ed ai recuperi delle
tasse dovute per effetto dell'iscrizione dei veicoli o autoscafi nei
pubblici registri e dei relativi interessi e penalita', che scadono
nel periodo tra la data di entrata in vigore del presente decreto ed
il 31 dicembre 2005, sono differiti a tale ultima data.

Art. 38.
Norme di semplificazione in materia di sequestro, fermo, confisca e
alienazione dei veicoli

1. Al decreto legislativo 30 aprile 1992. n. 285, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 213:
1) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
«2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, il proprietario ovvero, in
caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto
obbligato in solido, e' nominato custode con l'obbligo di depositare
il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilita' o di
custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico
passaggio, provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la
circolazione stradale. Il documento di circolazione e' trattenuto
presso l'ufficio di appartenenza dell'organo di polizia che ha
accertato la violazione. Il veicolo deve recare segnalazione visibile
dello stato di sequestro con le modalita' stabilite nel regolamento.
Di cio' e' fatta menzione nel verbale di contestazione della
violazione.»;
2) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Entro i trenta giorni successivi alla data in cui, esauriti
i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall'interessato o decorsi
inutilmente i termini per la loro proposizione, e' divenuto
definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo
trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza
per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal
prefetto ai sensi delle disposizioni dell'articolo 214-bis. Decorso
inutilmente il suddetto termine, il trasferimento del veicolo e'
effettuato a cura dell'organo accertatore e a spese del custode,
fatta salva l'eventuale denuncia di quest'ultimo all'autorita'
giudiziaria qualora si configurino a suo carico estremi di reato. Le
cose confiscate sono contrassegnate dal sigillo dell'ufficio cui
appartiene il pubblico ufficiale che ha proceduto al sequestro. Con
decreto dirigenziale, di concerto fra il Ministero dell'interno e
l'Agenzia del demanio, sono stabilite le modalita' di comunicazione,
tra gli uffici interessati, dei dati necessari all'espletamento delle
procedure di cui al presente articolo.
2-ter. All'autore della violazione o ad uno dei soggetti con il
medesimo solidalmente obbligati che rifiutino di trasportare o
custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo, le prescrizioni
fornite dall'organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da euro 1.549,37 a euro 6.197,48, nonche'
la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente
di guida da uno a tre mesi. In questo caso l'organo di polizia indica
nel verbale di sequestro i motivi che non hanno consentito
l'affidamento in custodia del veicolo e ne dispone la rimozione ed il
trasporto in un apposito luogo di custodia individuato ai sensi delle
disposizioni dell'articolo 214-bis. La liquidazione delle somme
dovute alla depositeria spetta alla prefettura - ufficio territoriale
del Governo. Divenuto definitivo il provvedimento di confisca, la
liquidazione degli importi spetta all'Agenzia del demanio, a
decorrere dalla data di trasmissione del provvedimento da parte del
prefetto.
2-quater. Nelle ipotesi di cui al comma 2-ter, l'organo di polizia
provvede con il verbale di sequestro a dare avviso scritto che,
decorsi dieci giorni, la mancata assunzione della custodia del
veicolo da parte del proprietario o, in sua vece, di altro dei
soggetti indicati nell'articolo 196 o dell'autore della violazione,
determinera' l'immediato trasferimento in proprieta' al custode,
anche ai soli fini della rottamazione nel caso di grave
danneggiamento o deterioramento. L'avviso e' notificato dall'organo
di polizia che procede al sequestro contestualmente al verbale di
sequestro. Il termine di dieci giorni decorre dalla data della
notificazione del verbale di sequestro al proprietario del veicolo o
ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196. Decorso inutilmente
il predetto termine, l'organo accertatore trasmette gli atti al
prefetto, il quale entro i successivi dieci giorni, verificata la
correttezza degli atti, dichiara il trasferimento in proprieta',
senza oneri, del veicolo al custode, con conseguente cessazione di
qualunque onere e spesa di custodia a carico dello Stato.
L'individuazione del custode-acquirente avviene secondo le
disposizioni dell'articolo 214-bis. La somma ricavata
dall'alienazione e' depositata, sino alla definizione del
procedimento in relazione al quale e' stato disposto il sequestro, in
un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello Stato. In caso
di confisca, questa ha ad oggetto la somma depositata; in ogni altro
caso la medesima somma e' restituita all'avente diritto. Per le altre
cose oggetto del sequestro in luogo della vendita e' disposta la
distruzione. Per le modalita' ed il luogo della notificazione si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 201, comma 3. Ove
risulti impossibile, per comprovate difficolta' oggettive, procedere
alla notifica del verbale di sequestro integrato dall'avviso scritto
di cui al presente comma, la notifica si ha per eseguita nel
ventesimo giorno successivo a quello di affissione dell'atto
nell'albo del comune dov'e' situata la depositeria.»;
3) il comma 3 e' sostituito dal seguente:
«3. Avverso il provvedimento di sequestro e' ammesso ricorso al
prefetto ai sensi dell'articolo 203. Nel caso di rigetto del ricorso,
il sequestro e' confermato. La declaratoria di infondatezza
dell'accertamento si estende alla misura cautelare ed importa il
dissequestro del veicolo. Quando ne ricorrono i presupposti, il
prefetto dispone la confisca con l'ordinanza-ingiunzione di cui
all'articolo 204, ovvero con distinta ordinanza, stabilendo, in ogni
caso, le necessarie prescrizioni relative alla sanzione accessoria.
Il prefetto dispone la confisca del veicolo ovvero, nel caso in cui
questo sia stato alienato, della somma ricavata dall'alienazione. Il
provvedimento di confisca costituisce titolo esecutivo anche per il
recupero delle spese di trasporto e di custodia del veicolo. Nel caso
in cui nei confronti del verbale di accertamento o
dell'ordinanza-ingiunzione o dell'ordinanza che dispone la sola
confisca sia proposta opposizione innanzi all'autorita' giudiziaria,
la cancelleria del giudice competente da' comunicazione al prefetto,
entro dieci giorni, della proposizione dell'opposizione e dell'esito
del relativo giudizio.»;
4) il comma 5 e' abrogato;
b) nell'articolo 214, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. Nelle ipotesi in cui il presente codice prevede che
all'accertamento della violazione consegna l'applicazione della
sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, il
proprietario, nominato custode, o, in sua assenza, il conducente o
altro soggetto obbligato in solido, fa cessare la circolazione e
provvede alla collocazione del veicolo in un luogo di cui abbia la
disponibilita' ovvero lo custodisce, a proprie spese, in un luogo non
sottoposto a pubblico passaggio. Sul veicolo deve essere collocato un
sigillo, secondo le modalita' e con le caratteristiche fissate con
decreto del Ministero dell'interno, che, decorso il periodo di fermo
amministrativo, e' rimosso a cura dell'ufficio da cui dipende
l'organo di polizia che ha accertato la violazione ovvero di uno
degli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1. Il
documento di circolazione e' trattenuto presso l'organo di polizia,
con menzione nel verbale di contestazione. All'autore della
violazione o ad uno dei soggetti con il medesimo solidalmente
obbligato che rifiuti di trasportare o custodire, a proprie spese, il
veicolo, secondo le prescrizioni fornite dall'organo di polizia, si
applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro
656,25 a euro 2.628,15, nonche' la sanzione amministrativa accessoria
della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. L'organo
di polizia che procede al fermo dispone la rimozione del veicolo ed
il suo trasporto in un apposito luogo di custodia, individuato ai
sensi delle disposizioni dell'articolo 214-bis, secondo le modalita'
previste dal regolamento. Di cio' e' fatta menzione nel verbale di
contestazione della violazione. Si applicano, in quanto compatibili,
le norme sul sequestro dei veicoli, ivi comprese quelle di cui
all'articolo 213, comma 2-quater, e quelle per il pagamento ed il
recupero delle spese di custodia.»;
c) dopo l'articolo 214, e' aggiunto il seguente:
«214-bis (Alienazione dei veicoli nei casi di sequestro
amministrativo, fermo e confisca). - 1. Ai fini del trasferimento
della proprieta', ai sensi degli articoli 213, comma 2-quater, e 214,
comma 1, ultimo periodo, dei veicoli sottoposti a sequestro
amministrativo o a fermo, nonche' dell'alienazione dei veicoli
confiscati a seguito di sequestro amministrativo, l'individuazione
del custode-acquirente avviene, secondo criteri oggettivi riferibili
al luogo o alla data di esecuzione del sequestro o del fermo,
nell'ambito dei soggetti che hanno stipulato apposita convenzione con
il Ministero dell'interno e con l'Agenzia del demanio all'esito dello
svolgimento di gare ristrette, ciascuna relativa ad ambiti
territoriali infraregionali. La convenzione ha ad oggetto l'obbligo
ad assumere la custodia dei veicoli sottoposti a sequestro
amministrativo o a fermo e di quelli confiscati a seguito del
sequestro e ad acquistare i medesimi veicoli nelle ipotesi di
trasferimento di proprieta', ai sensi degli articoli 213, comma
2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, e di alienazione
conseguente a confisca. Ai fini dell'aggiudicazione delle gare le
amministrazioni procedenti tengono conto delle offerte economicamente
piu' vantaggiose per l'erario, con particolare riguardo ai criteri ed
alle modalita' di valutazione del valore dei veicoli da acquistare ed
all'ammontare delle tariffe per la custodia. I criteri oggettivi per
l'individuazione del custode-acquirente, indicati nel primo periodo
del presente comma, sono definiti, mediante protocollo d'intesa, dal
Ministero dell'interno e dalla Agenzia del demanio.
2. Fermo quanto previsto dagli articoli 213, comma 2-quater, e 214,
comma 1, ultimo periodo, in relazione al trasferimento della
proprieta' dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a
fermo, per i veicoli confiscati l'alienazione si perfeziona con la
notifica al custode-acquirente, individuato ai sensi del comma 1, del
provvedimento dal quale risulta la determinazione all'alienazione da
parte dell'Agenzia del demanio. Il provvedimento notificato e'
comunicato al pubblico registro automobilistico competente per
l'aggiornamento delle iscrizioni.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano
all'alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro
amministrativo in deroga alle norme di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 189.».
2. I veicoli giacenti presso le depositerie autorizzate a seguito
dell'applicazione di misure di sequestro e sanzioni accessorie
previste dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
modificazioni, ovvero quelli non alienati per mancanza di acquirenti,
purche' immatricolati per la prima volta da oltre cinque anni e privi
di interesse storico e collezionistico, comunque custoditi da oltre
due anni alla data del 30 settembre 2003, anche se non confiscati,
sono alienati, anche ai soli fini della rottamazione, mediante
cessione al soggetto titolare del deposito. La cessione e' disposta
sulla base di elenchi di veicoli predisposti dal prefetto anche senza
documentazione dello stato di conservazione. I veicoli sono
individuati secondo il tipo, il modello ed il numero di targa o
telaio.
3. All'alienazione ed alle attivita' ad essa funzionali e connesse
procedono congiuntamente il Ministero dell'interno e l'Agenzia del
demanio, secondo modalita' stabilite con decreto dirigenziale di
concerto tra le due Amministrazioni.
4. Il corrispettivo dell'alienazione e' determinato dalle
Amministrazioni procedenti in modo cumulativo per il totale dei
veicoli che ne sono oggetto, tenuto conto del tipo e delle condizioni
dei veicoli, dell'ammontare delle somme dovute al
depositario-acquirente, computate secondo i criteri stabiliti nel
comma 6, in relazione alle spese di custodia, nonche' degli eventuali
oneri di rottamazione che possono gravare sul medesimo
depositario-acquirente.
5. L'alienazione del veicolo si perfeziona con la notifica al
depositario-acquirente del provvedimento dal quale risulta la
determinazione all'alienazione da parte dell'Amministrazione
procedente, anche relativamente ad elenchi di veicoli. Il
provvedimento notificato e' comunicato al pubblico registro
automobilistico competente per l'aggiornamento delle iscrizioni,
senza oneri.
6. Al custode e' riconosciuto, in deroga alle tariffe di cui all'((
articolo )) 12 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982, n. 571, un importo complessivo forfettario, comprensivo del
trasporto, calcolato, per ciascuno degli ultimi dodici mesi di
custodia, in euro 6,00 per i motoveicoli ed i ciclomotori, in euro
24,00 per gli autoveicoli ed i rimorchi di massa complessiva
inferiore a 3,5 tonnellate, nonche' per le macchine agricole ed
operatrici, ed in euro 30,00 per gli autoveicoli ed i rimorchi di
massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate. Gli importi sono
progressivamente ridotti del venti per cento per ogni ulteriore anno,
o frazione di esso, di custodia del veicolo, salva l'eventuale
intervenuta prescrizione delle somme dovute. Le somme
complessivamente riconosciute come dovute sono versate in cinque
ratei costanti annui; la prima rata e' corrisposta nell'anno 2004.
7. Se risultano vizi relativi alla notificazione degli atti del
procedimento sanzionatorio non si procede, nei confronti del
trasgressore, al recupero delle spese di custodia liquidate.
8. Nei casi previsti dal presente articolo, la prescrizione del
diritto alla riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione
amministrativa, nonche' il mancato recupero, nei confronti del
trasgressore, delle spese di trasporto e di custodia, non determinano
responsabilita' contabile.
9. Le operazioni di rottamazione o di alienazione dei veicoli
oggetto della disciplina di cui al presente articolo sono esenti dal
pagamento di qualsiasi tributo od onere ai fini degli adempimenti
relativi alle formalita' per l'annotazione nei pubblici registri.
10. Le procedure di alienazione o rottamazione straordinaria che,
alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono state
avviate dalle singole prefetture - uffici territoriali del Governo,
qualora non ancora concluse, sono disciplinate dalle disposizioni del
presente articolo. In questo caso i compensi dovuti ai custodi e non
ancora liquidati sono determinati ai sensi del comma 6, anche sulla
base di una autodichiarazione del titolare della depositeria, salvo
che a livello locale siano state individuate condizioni di pagamento
meno onerose per l'erario.
11. In relazione ai veicoli, diversi da quelli oggetto della
disciplina stabilita dal presente articolo, che alla data di entrata
in vigore del presente decreto sono giacenti presso le depositerie
autorizzate a seguito dell'applicazione di misure di sequestro o di
fermo previste dal decreto legislativo n. 285 del 1992, l'organo di
polizia che ha proceduto al sequestro o al fermo notifica al
proprietario l'avviso previsto dal comma 2-quater dell'articolo 213
del predetto decreto legislativo, introdotto dal comma 1, lettera a),
n. 2) del presente articolo, con l'esplicito avvertimento che, in
caso di rifiuto della custodia del veicolo a proprie spese, si
procedera', altresi', all'applicazione della sanzione amministrativa
pecuniaria e della sanzione amministrativa accessoria previste, al
riguardo, dal comma 2-ter del predetto art. 213, introdotto dal comma
1, lettera a), n. 2) del presente articolo. Il termine di dieci
giorni, dopo il cui inutile decorso si verifica il trasferimento
della proprieta' del veicolo al custode, decorre dalla data della
notificazione dell'avviso. La somma ricavata dall'alienazione e'
depositata, sino alla definizione del procedimento in relazione al
quale e' stato disposto il sequestro o il fermo, in un autonomo conto
fruttifero presso la tesoreria dello Stato. In caso di confisca,
questa ha ad oggetto la somma depositata, in ogni altro caso la somma
depositata e' restituita all'avente diritto.
12. Nelle ipotesi disciplinate dagli articoli 213, comma 2-quater,
e 214, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo n. 285 del
1992, rispettivamente introdotto e sostituito dal presente articolo,
fino alla stipula delle convenzioni previste dall'articolo 214-bis
del medesimo decreto legislativo, introdotto dal presente articolo,
l'alienazione o la rottamazione dei veicoli continuano ad essere
disciplinate dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in
vigore del presente decreto.
13. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono
abrogate le disposizioni di cui all'articolo 49, commi 1, lettere a),
b) e c), e 2, e all'articolo 50 della legge 28 dicembre 2001, n. 448,
nonche' le disposizioni degli articoli 395, 397, comma 5, e 398,
comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre
1992, n. 495.

Art. 39
Altre disposizioni in materia di entrata

1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la
disposizione di cui all'articolo 3, comma 4, primo periodo, del
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, trova applicazione anche
relativamente al pagamento delle imposte di consumo di cui
all'articolo 62 del medesimo testo unico nonche', dalla data della
relativa istituzione, del contributo di cui agli articoli 6 e 7 del
decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16. Per l'anno 2003,
il decreto di cui all'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n.
504 del 1995 e' adottato non oltre il 22 novembre dello stesso anno e
l'acconto, di misura non inferiore al 98 per cento: a) per gli oli
minerali, escluso il gas metano, relativamente alla seconda
quindicina del mese di dicembre, e' riferito all'accisa dovuta per i
prodotti immessi in consumo nel periodo dall'1 al 15 dicembre; b) per
i prodotti di cui all'articolo 62 del citato decreto legislativo n.
504, relativo al mese di dicembre, e' riferito all'imposta dovuta per
le immissioni in consumo relative al mese di novembre.
2. L'Agenzia delle entrate provvede alla riscossione dei crediti
vantati dagli enti pubblici nazionali individuati con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro il
30 novembre 2003. Le modalita' di riscossione, i termini di
riversamento agli enti delle somme incassate, nonche' il rimborso
degli oneri sostenuti dall'Agenzia, sono disciplinati da apposita
convenzione approvata con decreto del Ministero dell'economia e delle
finanze. Restano impregiudicate le attribuzioni degli enti titolari
dei crediti quanto alla facolta' di concedere rateazioni e dilazioni
ai sensi della normativa vigente, nonche', in caso di mancato
spontaneo pagamento del debitore, alla formazione dei ruoli ai fini
della riscossione coattiva.
3. Gli eventuali trasferimenti a favore degli enti di cui al comma
2 sono ridotti, per l'anno 2004, di 500 milioni di euro. Con il
decreto di cui al comma 2 e' quantificato, per ciascuno dei predetti
enti, l'ammontare della riduzione dei trasferimenti. Tenuto conto
dell'esaurimento del ciclo di efficacia delle disposizioni in materia
di definizioni tributarie agevolate, di cui alla legge 27 dicembre
2002, n. 289, e successive modificazioni, in sede di definizione
dell'atto di indirizzo annuale, di cui all'articolo 59 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300, valevole per l'anno 2004, si
procede al nuovo orientamento delle linee dell'azione accertatrice
delle strutture dell'Amministrazione finanziaria al fine di
rafforzare significativamente, a decorrere dallo stesso anno, i
risultati dell'attivita' di controllo tributario.
4. All'articolo 2, primo comma, della legge 13 luglio 1965, n. 825,
e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le richieste sono
corredate, in relazione ai volumi di vendita di ciascun prodotto, da
una scheda rappresentativa degli effetti economico-finanziari
conseguenti alla variazione proposta.». Tale disposizione trova
applicazione anche nei riguardi delle richieste formulate
anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto e
per le quali, fino alla medesima data, non e' stato ancora pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale il relativo provvedimento di accoglimento;
in relazione a tali richieste, il termine per la conclusione del
procedimento di valutazione, da parte dell'Amministrazione autonoma
dei monopoli di Stato, riprende a decorrere per intero dalla data in
cui perviene alla predetta Amministrazione, per ciascuna richiesta,
la scheda di cui al primo periodo del presente comma.
Nell'articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, le
parole: «30 aprile 2003» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre
2003».
5. Al comma 1 dell'articolo 22 della legge 27 dicembre 2003, n.
289, le parole: «entro il 31 dicembre 2003» sono sostituite dalle
seguenti: «entro il 31 ottobre 2004».
6. Al comma 6 dell'articolo 110 del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
successive modificazioni ed integrazioni, le parole: «la durata di
ciascuna partita» sono sostituite dalle seguenti: «la durata della
partita»; (( le parole: «non e' inferiore a dieci secondi» sono
sostituite dalle seguenti: «e' compresa tra sette e tredici
secondi»;)) le parole: «a venti volte il costo della singola partita»
sono sostituite dalle seguenti: «a 50 euro»; le parole: «7.000
partite» sono sostituite dalle seguenti: «14.000 partite»; le parole:
«90 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «75 per cento».
(( 7. Il termine del 1° gennaio 2004, di cui all'articolo 110,
comma 7, lettera b), terzo periodo, del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
successive modificazioni e' prorogato al 30 aprile 2004 relativamente
ai soli apparecchi e congegni di cui al predetto comma 7, lettera b),
per i quali, entro il 31 dicembre 2003, e' stato rilasciato il nulla
osta di cui all'articolo 14-bis, comma 1, del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni,
e sono state assolte le relative imposte. A decorrere dal 1° gennaio
2004, nei casi in cui non e' stato rilasciato entro il 31 dicembre
2003 il nulla osta di cui al periodo precedente, e dal 1° maggio
2004, nei casi in cui e' stato rilasciato il predetto nulla osta, gli
apparecchi e congegni di cui al periodo precedente non possono
consentire il prolungamento o la ripetizione della partita e, se non
convertiti in uno degli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6,
ovvero comma 7, lettere a) e c), del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931:
a) gli stessi sono rimossi e demoliti entro, rispettivamente, il
31 gennaio 2004 e il 31 maggio 2004, secondo le modalita' stabilite
con decreto dirigenziale del Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;
b) ferme restando le sanzioni previste dal comma 9 del predetto
articolo 110, i relativi nulla osta perdono efficacia;
c) all'autorita' amministrativa e' preclusa la possibilita' di
rilasciare al gestore, ai sensi dell'articolo 38, commi 2 e 5, della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, ulteriori nulla osta per un periodo
di cinque anni
7-bis. Nell'articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
successive modificazioni, dopo il comma 7 e' inserito il seguente:
«7-bis. Gli apparecchi e congegni di cui al comma 7 non possono
riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue
regole fondamentali» ))
8. Al comma 1 dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni e
integrazioni, dopo il primo periodo e' aggiunto il seguente: «A
decorrere dal 1° gennaio 2004, le disposizioni di cui al precedente
periodo si applicano, esclusivamente, agli apparecchi e congegni per
il gioco lecito di cui all'articolo 110, comma 7, del citato testo
unico.».
9. Al comma 2 dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni ed
integrazioni, sono abrogate le parole: «e per ciascuno di quelli
successivi».
10. All'articolo 14-bis, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni ed
integrazioni, dopo le parole: «per l'anno 2001 e per ciascuno di
quelli successivi» sono aggiunte le seguenti: «fino all'anno 2003».
11. All'articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni ed integrazioni,
dopo il comma 3 e' inserito il seguente: «3-bis. Per gli apparecchi e
congegni di cui all'articolo 110, comma 7, del testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931,
n. 773, e successive modificazioni e integrazioni, ai fini
dell'imposta sugli intrattenimenti la misura dell'imponibile medio
forfetario annuo e', per l'anno 2004 e per ciascuno di quelli
successivi, prevista in:
a) 1.800 euro, per gli apparecchi di cui alla lettera a) del
predetto comma 7 dell'articolo 110;
b) 2.500 euro, per gli apparecchi di cui alla lettera b) del
predetto comma 7 dell'articolo 110;
c) 1.800 euro, per gli apparecchi di cui alla lettera c) del
predetto comma 7 dell'articolo 110.».
12. Il comma 4 dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni
ed integrazioni, e' sostituito dal seguente: «4. Entro il 30 giugno
2004 sono individuati, con procedure ad evidenza pubblica nel
rispetto della normativa nazionale e comunitaria, uno o piu'
concessionari della rete o delle reti dell'Amministrazione autonoma
dei monopoli di Stato per la gestione telematica degli apparecchi di
cui all'articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e
successive modificazioni e integrazioni. Tale rete o reti consentono
la gestione telematica, anche mediante apparecchi videoterminali, del
gioco lecito previsto per gli apparecchi di cui al richiamato comma
6. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'economia e delle finanze,
adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400, e successive modificazioni ed integrazioni, sono
dettate disposizioni per la attuazione del presente comma.».
(( 12-bis. Per la definizione delle posizioni dei concessionari
incaricati della raccolta di scommesse sportive ai sensi dei
regolamenti emanati in attuazione dell'articolo 3, comma 230, della
legge 28 dicembre 1995, n. 549, si applicano le disposizioni
dell'articolo 8, commi 5, 6, 7, 8 e 9, del decreto-legge 24 giugno
2003, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto
2003, n. 200, e del decreto dirigenziale emanato ai sensi del comma 7
sopra indicato.
13. Agli apparecchi e congegni di cui all'articolo 110, comma 6,
del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, collegati
in rete, si applica un prelievo erariale unico fissato in misura del
13,5 per cento delle somme giocate. Per l'anno 2004, fino al
collegamento in rete, e' dovuto, a titolo di acconto:
a) per gli apparecchi per i quali e' richiesto, dal 1° gennaio al
31 maggio 2004, il nulla osta di cui al comma 5 dell'articolo 38
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, un versamento di 4.200 euro, da
effettuarsi in due rate nella misura di:
1) 1.000 euro contestualmente alla richiesta del nulla osta
stesso;
2) 3.200 euro antecedentemente al collegamento obbligatorio di
cui al comma 1 dell'articolo 22 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
e successive modificazioni;
b) per gli apparecchi per i quali e' richiesto, dal 1° giugno al
31 ottobre 2004, il nulla osta di cui al citato comma 5, un
versamento di 2.700 euro, da effettuarsi in due rate nella misura di:
1) 1.000 euro contestualmente alla richiesta del nulla osta
stesso;
2) 1.700 euro antecedentemente al richiamato collegamento
obbligatorio;
13-bis. Con decreto del Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, da emanare
entro il 31 dicembre 2003, sono definiti i termini e le modalita' di
assolvimento del prelievo erariale unico e dell'acconto di cui al
comma 13.
13-ter. Ferme restando le attribuzioni del Ministero delle
attivita' produttive in materia di concorsi ed operazioni a premio,
le disposizioni in tema di attribuzione unitaria al Ministero
dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli
di Stato delle funzioni statali in materia di organizzazione e
gestione dei giuochi, ed in particolare quelle introdotte con gli
articoli 12, comma 1, della legge 18 ottobre 2001, n. 383, 8, comma
1, del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con
modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, 25, comma 2, del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, come sostituito
dall'articolo 1 del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, si
intendono nel senso che tra le predette funzioni rientrano quelle di
controllo sulle attivita' che costituiscono, per la mancanza di reali
scopi promozionali, elusione del monopolio statale dei giuochi.
13-quater. Al fine di razionalizzare e semplificare i compiti
amministrativi diretti a contrastare comportamenti elusivi del
monopolio statale dei giuochi, senza aggravio degli adempimenti a
carico dei soggetti che intendono svolgere manifestazioni a premio,
il Ministero delle attivita' produttive trasmette al Ministero
dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli
di Stato, all'atto del loro ricevimento, copia delle comunicazioni
preventive di avvio dei concorsi a premio previste dal regolamento di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n.
430, nonche' dei relativi allegati. Entro trenta giorni dal
ricevimento della copia delle comunicazioni di cui al periodo
precedente, il Ministero dell'economia e delle,
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, qualora
individui coincidenza tra il concorso a premio e una attivita' di
giuoco riservato allo Stato, lo dichiara con provvedimento espresso,
assegnando il termine di cinque giorni per la cessazione delle
attivita'. Il provvedimento e' comunicato al soggetto interessato e
al Ministero delle attivita' produttive. Ferma l'irrogazione delle
sanzioni amministrative ai sensi dell'articolo 124, commi 1 e 4, del
regio decreto-legge 19 ottobre 1938, n. 1933, convertito, con
modificazioni, dalla legge 5 giugno 1939, n. 973, e successive
modificazioni, e salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, la
prosecuzione del concorso a premio, nelle stesse forme enunciate con
la comunicazione di cui al primo periodo, e' punita con l'arresto
fino ad un anno. Con decreto interdirigenziale del Ministero delle
attivita' produttive e del Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono
rideterminate le forme della comunicazione preventiva di avvio dei
concorsi a premio, anche per consentire la loro trasmissione in via
telematica. Il Ministero delle attivita' produttive e il Ministero
dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli
di Stato, d'intesa fra loro, stabiliscono, anche in vista della
completa informatizzazione del processo comunicativo, adeguate
modalita' di trasmissione della copia delle comunicazioni di cui al
primo periodo del presente comma.
13-quinquies. Al fine di evitare fenomeni di elusione del monopolio
statale dei giuochi, i soggetti che intendono svolgere le attivita'
richiamate dall'articolo 19, comma 4, lettera d), della legge
27 dicembre 1997, n. 449, inviano, prima di darvi corso, e comunque
prima della comunicazione prevista dal citato regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica n. 430 del 2001, una autonoma
comunicazione al Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nelle forme e
con le modalita' stabilite con provvedimento dirigenziale di tale
Amministrazione. Decorsi trenta giorni dalla data di ricezione della
comunicazione, senza l'adozione di un provvedimento espresso da parte
del Ministero dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma
dei monopoli di Stato, si intende comunque rilasciato nulla osta
all'effettuazione delle attivita' di cui al primo periodo; entro lo
stesso termine, il Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato puo'
espressamente subordinare il nulla osta all'ottemperanza di
specifiche prescrizioni circa le modalita' di svolgimento delle
attivita' predette, affinche' le stesse non risultino coincidenti con
attivita' di giuoco riservato allo Stato. Ferma l'irrogazione delle
sanzioni amministrative di cui al citato regio decreto-legge
19 ottobre 1938, n. 1933, e salvo che il fatto costituisca piu' grave
reato, lo svolgimento delle attivita' di cui al primo periodo, in
caso di diniego di nulla osta ovvero senza l'osservanza delle
prescrizioni eventualmente impartite, e' punito con l'arresto fino ad
un anno.
13-sexies. Le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 3-bis, del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e al
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
13 marzo 2002, n. 69, si applicano anche alle bande musicali
amatoriali, ai cori ed alle compagnie teatrali amatoriali, per le
manifestazioni organizzate dalle stesse. ))
14. Con uno o piu' decreti del Ministero dell'economia e delle
finanze, adottati ai sensi dell'articolo 16, comma 1, della legge
13 maggio 1999, n. 133, sono disciplinate le nuove scommesse a
totalizzatore nazionale su eventi diversi dalle corse dei cavalli,
secondo principi di armonizzazione con la disciplina organizzativa
dei concorsi pronostici su base sportiva, di razionalizzazione dei
costi di distribuzione, di semplificazione della disciplina delle
citate scommesse anche con riferimento al profilo impositivo, di
salvaguardia del prelievo a favore del CONI e dell'erario, nonche' di
tutela dello scommettitore, destinando a premio una quota non
inferiore al 40% delle somme raccolte. Il decreto o i decreti di cui
al presente comma stabiliscono le date a decorrere dalle quali sono
abrogate le tipologie di scommesse a totalizzatore nazionale
disciplinate dai decreti del Ministro delle finanze 2 giugno 1998, n.
174, e 2 agosto 1999, n. 278. Il Ministero dell'economia e delle
finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, in attuazione
delle disposizioni dei decreti di cui al presente comma, definisce i
requisiti tecnici delle nuove scommesse a totalizzatore nazionale su
eventi diversi dalle corse dei cavalli.
(( 14-bis. Con effetto a decorrere dal periodo di imposta in corso
alla data del 1° gennaio 2004, all'articolo 1, comma 5, ultimo
periodo, del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, e successive
modificazioni, dopo le parole: «sei viaggi mensili,» sono inserite le
seguenti: «o viaggi, ciascuno con percorrenza superiore alle cento
miglia marine».
14-ter. Per effetto dell'articolo 31, comma 22, della legge
27 dicembre 2002, n. 289, le ordinanze ingiunzione emesse, ai sensi
dell'articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, anteriormente
alla data di entrata in vigore della citata legge n. 289 del 2002, ed
opposte dagli enti locali o dagli amministratori per garantire
l'erogazione di servizi pubblici essenziali, concernenti le
violazioni degli articoli 11, 13, 18, 19 e 27, comma 2, della legge
29 aprile 1949, n. 264, e successive modificazioni, nonche'
dell'articolo 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
27 dicembre 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 306 del
31 dicembre 1988, si intendono revocate ed inefficaci, con
l'estinzione dei relativi giudizi. Qualora questi siano stati gia'
definiti cessano le procedure, anche coattive, di riscossione delle
sanzioni irrogate.
14-quater. Alle acque potabili trattate somministrate nelle
collettivita' ed in altri esercizi pubblici, ottenute mediante
trattamento attraverso apparecchiature con sistema a raggi
ultravioletti purche' specificamente approvate dal Ministero della
salute in conformita' al regolamento di cui al decreto del Ministro
della sanita' 21 dicembre 1990, n. 443, si applicano gli stessi
parametri chimici e batteriologici applicati alle acque minerali.
14-quinquies. All'articolo 7, comma 4, della legge 30 aprile 1999,
n. 136, dopo le parole: «che abbiano la proprieta», sono inserite le
seguenti: «o che abbiano in corso le procedure di acquisto con
stipula di un contratto preliminare di acquisto registrato e
trascritto».
14-sexies. All'articolo 31, comma 1, del testo unico delle
disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, di
cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, le parole: «sei
mesi» sono sostituite dalle seguenti: «dodici mesi».
14-septies. Le disposizioni di cui all'articolo 4 del decreto-legge
27 febbraio 1982, n. 57, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 aprile 1982, n. 187, si applicano anche agli atti e provvedimenti
amministrativi adottati dai sindaci, anche in qualita' di funzionari
delegati dalla regione Friuli-Venezia Giulia, non oltre la data del
31 dicembre 1991, diretti a realizzare gli obiettivi debitamente
accertati dal comune, previsti dalla legge per la ricostruzione delle
zone colpite dagli eventi sismici del 1976.
14-octies. All'articolo 10 della legge 7 aprile 2003, n. 80, dopo
il comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. I decreti legislativi di attuazione degli articoli 3 e 4
tengono conto della riforma del diritto societario attuata con il
decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6».
14-nonies. Al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153,
all'articolo 1, comma 1, lettera d), le parole: «non superiore a tre»
sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a cinque».
14-decies. E' istituita nell'ambito della Scuola superiore della
pubblica amministrazione, senza oneri aggiuntivi a carico del
bilancio dello Stato, una apposita sezione, denominata Istituto
superiore per l'alta cultura comunitaria ed europea. Con i decreti
legislativi di riordino della Scuola superiore della pubblica
amministrazione, da emanare ai sensi dell'articolo 1 della legge
6 luglio 2002, n. 137, si individuano i compiti della predetta
sezione e si disciplina l'organizzazione della stessa, con
particolare riferimento alla nomina, in sede di prima applicazione,
del responsabile e dei docenti.
14-undecies. Nell'articolo 2, comma 2, del decreto-legge
24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge
21 febbraio 2003, n. 27, le parole: «16 maggio 2003», ovunque
ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «16 marzo 2004» ))

Art. 40.
Disposizioni antielusive in materia di crediti di imposta


1. Alle distribuzioni di utili accantonati a riserva, (( ivi
intendendosi incluse le distribuzioni sotto qualsiasi forma di utili
e di riserve formate con utili, )) deliberate successivamente al
30 settembre 2003 e sino alla data di chiusura dell'esercizio in
corso al 31 dicembre 2003, il credito d'imposta di cui all'articolo
14, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
compete unicamente secondo le disposizioni degli articoli 11, comma
3-bis, e 94, comma 1-bis, del predetto testo unico e nel limite
del 51,51 per cento. Agli acconti sui dividendi deliberati ai sensi
dell'articolo 2433 bis del codice civile compete lo stesso regime
fiscale dell'utile distribuito o che sarebbe stato distribuito
dall'assemblea che approva il bilancio del relativo esercizio.
(( 2. Le disposizioni del comma 1 non si applicano alle
distribuzioni di utili relativi al periodo d'imposta chiuso
antecedentemente al 31 dicembre 2003, ad esclusione di quelle
deliberate prima del 30 settembre 2003 nel caso in cui dopo il
1° settembre 2003 sia stata deliberata la chiusura anticipata
dell'esercizio sociale. ))

Art. 41.
Modifica del regime tributario dei titoli obbligazionari

1. Al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 6, comma 1, sono soppresse le parole: «e che non
siano residenti negli Stati o territori di cui all'(( articolo )) 76,
comma 7-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
come individuati dai decreti di cui al medesimo comma 7-bis»;
b) nell'articolo 9, comma 2, alinea, le parole: «una banca o una
societa' di intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello
Stato, ovvero una stabile organizzazione in Italia di banche o di
societa' di intermediazione mobiliare estere non residenti» sono
sostituite dalle seguenti: «una banca o una societa' di
intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello Stato, una
stabile organizzazione in Italia di banche o di societa' di
intermediazione mobiliare estere non residenti ovvero una societa' di
gestione accentrata di strumenti finanziari autorizzata ai sensi
dell'(( articolo )) 80 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.
58».
2. Per le banche centrali ed organismi che gestiscono anche le
riserve ufficiali dello Stato la disciplina di cui al comma 1,
lettera a), si applica anche con riferimento al periodo dal
19 febbraio 2002 al 24 aprile 2002.
3. Nell'articolo 27-ter, comma 8, primo periodo, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole:
«una banca o una societa' di intermediazione mobiliare, residente nel
territorio dello Stato, ovvero una stabile organizzazione in Italia
di banche o di imprese di investimento non residenti» sono sostituite
dalle seguenti: «una banca o una societa' di intermediazione
mobiliare, residente nel territorio dello Stato, una stabile
organizzazione in Italia di banche o di imprese di investimento non
residenti, ovvero una societa' di gestione accentrata di strumenti
finanziari autorizzata ai sensi dell'articolo 80 del decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58».
4. E' abrogato l'articolo 13 del decreto legislativo 21 novembre
1997, n. 461. Tale disposizione ha effetto per i redditi di capitale
percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2004.
5. Fino a tutto il 31 dicembre 2003 resta in vigore e continua ad
applicarsi il coefficiente di rettifica di cui all'articolo 13 del
decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, come determinato dal
decreto del Ministro delle finanze in data 30 giugno 1998, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 1998.
6. Per i titoli senza cedola ottenuti attraverso la separazione
delle cedole e del mantello di obbligazioni emesse dallo Stato, a
tasso fisso non rimborsabili anticipatamente, di cui al decreto del
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in
data 15 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del
20 luglio 1998, restano in vigore e continuano ad applicarsi, sino a
tutto il 31 dicembre 2003, le disposizioni del decreto del Ministro
delle finanze in data 30 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 181 del 5 agosto 1998.
7. Non si fa luogo al rimborso o alla ripetizione di quanto dovuto
a titolo di imposta sostitutiva.
8. Le disposizioni contenute nei commi 1 e 3 hanno effetto a
decorrere dal 10 gennaio 2004.

Art. 41-bis.
(( Altre disposizioni in materia tributaria ))

(( 1. All'articolo 26-ter del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il comma 3 e' sostituito dal
seguente:
«3. Sui redditi di capitale indicati nei commi 1 e 2, dovuti da
soggetti non residenti e percepiti da soggetti residenti nel
territorio dello Stato e dovuta un'imposta sostitutiva dell'imposta
sui redditi con aliquota del 12,50 per cento. L'imposta sostitutiva
puo' essere applicata direttamente dalle imprese di assicurazioni
estere operanti nel territorio dello Stato in regime di liberta' di
prestazione di servizi ovvero da un rappresentante fiscale, scelto
tra i soggetti indicati nell'articolo 23, che risponde in solido con
l'impresa estera per gli obblighi di determinazione e versamento
dell'imposta e provvede alla dichiarazione annuale delle somme. Il
percipiente e' tenuto a comunicare, ove necessario, i dati e le
informazioni utili per la determinazione dei redditi consegnando,
anche in copia, la relativa documentazione o, in mancanza, una
dichiarazione sostitutiva nella quale attesti i predetti dati ed
informazioni. Nel caso in cui i redditi siano percepiti direttamente
all'estero si applicano le disposizioni di cui all'articolo 16-bis
del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano per i redditi
percepiti dal 1° gennaio 2004.
3. All'articolo 1 del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 265,
dopo il comma 2-quater, e' aggiunto il seguente:
«2-quinquies. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al
1° gennaio 2004, le disposizioni di cui ai commi 2 e 2-ter si
applicano anche alle imprese di assicurazione operanti nel territorio
dello Stato in regime di liberta' di prestazione di servizi.
L'imposta di cui al comma 2 e' commisurata al solo ammontare delle
riserve matematiche ivi specificate relativo ai contratti di
assicurazione stipulati da soggetti residenti in Italia. A tale fine
essi adempiono direttamente agli obblighi indicati nei commi 2 e
2-ter ovvero possono nominare un rappresentante fiscale residente nel
territorio dello Stato che risponde in solido con l'impresa estera
per gli obblighi di determinazione e versamento dell'imposta e
provvede alla dichiarazione annuale delle somme dovute».
4. All'articolo 4 del decreto del Ministro delle finanze 24 ottobre
2000, n. 366, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, lettera a), dopo le parole: «ai rivenditori
autorizzati e» sono inserite le seguenti: «il corrispondente
identificativo unitario o codice seriale di ciascun mezzo tecnico,
nonche' il»;
b) al comma 7, dopo le parole: «decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;» sono inserite le seguenti: «i
documenti di acquisto loro rilasciati da parte del soggetti di cui al
comma 1, conseguentemente agli adempimenti in capo ai medesimi ai
sensi del comma 2, sono integrati con l'elencazione
dell'identificativo unitario o codice seriale assegnato a ciascun
mezzo tecnico oggetto della cessione;».
5. L'articolo 1, nota II-bis), comma 4, secondo periodo, della
parte prima della tariffa allegata al testo unico di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e' sostituito
dal seguente: «Se si tratta di cessioni soggette all'imposta sul
valore aggiunto, l'ufficio dell'Agenzia delle entrate presso cui sono
stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli
acquirenti la differenza fra l'imposta calcolata in base all'aliquota
applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante
dall'applicazione dell'aliquota agevolata, nonche' irrogare la
sanzione amministrativa, pari al 30 per cento della differenza
medesima».
6. Sono riconosciuti appartenenti al patrimonio dello Stato e
alienati anche con le modalita' e alle condizioni di cui all'articolo
29 i beni immobili non strumentali di proprieta' dell'Amministrazione
autonoma dei monopoli di Stato individuati dall'Agenzia del demanio
con uno o piu' decreti dirigenziali, sulla base di elenchi
predisposti dall'Amministrazione dei monopoli medesima, da emanare ai
sensi e per gli effetti dell'articolo 1, comma 2, del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge
23 novembre 2001, n. 410.
7. Nell'articolo 37 del testo unico di cui al decreto legislativo
24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, e' aggiunto, in
fine, il seguente comma:
«2-bis. Con il regolamento previsto dal comma 1, sono altresi'
individuate le materie sulle quali i partecipanti dei fondi chiusi si
riuniscono in assemblea per adottare deliberazioni vincolanti per la
societa' di gestione del risparmio. L'assemblea delibera in ogni caso
sulla sostituzione della societa' di gestione del risparmio, sulla
richiesta di ammissione a quotazione ove non prevista e sulle
modifiche delle politiche di gestione. L'assemblea e' convocata dal
consiglio di amministrazione della societa' di gestione del risparmio
anche su richiesta del partecipanti che rappresentino almeno il 5 per
cento del valore delle quote in circolazione e le deliberazioni sono
approvate con il voto favorevole dei partecipanti che rappresentano
almeno il 30 per cento delle quote emesse. Le deliberazioni
dell'assemblea sono trasmesse alla Banca d'Italia per l'approvazione.
Esse si intendono approvate quando il diniego non sia stato adottato
entro quattro mesi dalla trasmissione. All'assemblea dei partecipanti
si applica, per quanto non disciplinato dalla presente disposizione e
dal regolamento previsto dal comma 1, l'articolo 46, commi 2 e 3».
8. Nell'articolo 6 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
i commi 2 e 3 sono abrogati.
9. L'articolo 7 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
e' sostituito dal seguente:
«Art. 7 (Regime tributario dei partecipanti). - 1. Sui proventi di
cui all'articolo 41, comma 1, lettera g), del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalla partecipazione a
fondi comuni d'investimento immobiliare di cul all'articolo 6, comma
1, la societa' di gestione del risparmio opera una ritenuta del 12,50
per cento. La ritenuta si applica sull'ammontare dei proventi
riferibili a ciascuna quota risultanti dai rendiconti periodici
redatti ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera c), numero 3), del
testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
distribuiti in costanza di partecipazione nonche' sulla differenza
tra il valore di riscatto o di liquidazione delle quote ed il costo
di sottoscrizione o acquisto. Il costo di sottoscrizione o acquisto
e' documentato dal partecipante. In mancanza della documentazione il
costo e' documentato con una dichiarazione sostitutiva.
2. La ritenuta di cui al comma 1 e' applicata a titolo d'acconto
nel confronti di: a) imprenditori individuali, se le partecipazioni
sono relative all'impresa commerciale; b) societa' in nome
collettivo, in accomandita semplice ed equiparate; societa' ed enti
indicati nelle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 87 del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e stabili organizzazioni
nel territorio dello Stato delle societa' e degli enti di cui alla
lettera d) del predetto articolo. Nei confronti di tutti gil altri
soggetti, compresi quelli esenti o esclusi da imposta sul reddito
delle societa', la ritenuta e' applicata a titolo d'imposta. La
ritenuta non e' operata sui proventi percepiti dalle forme di
previdenza complementare di cui al decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124, e dagli organismi d'investimento collettivo del
risparmio istituiti in Italia e disciplinati dal testo unico di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
3. Non sono assoggettati ad imposizione i proventi di cui al comma
1 percepiti dai soggetti non residenti come indicati nell'articolo 6
del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239».
10. Le disposizioni del comma 8 hanno effetto a decorrere dal
1° gennaio 2004. ))
11. Le disposizioni del comma 9 hanno effetto per i proventi
percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2004 sempre che riferiti a
periodi di attivita' dei fondi che hanno inizio successivamente al
31 dicembre 2003.
(( 12. Per i proventi di ogni tipo percepiti o iscritti in bilancio
e riferiti a periodi di attivita' dei fondi chiusi fino al
31 dicembre 2003 continuano ad applicarsi le disposizioni
dell'articolo 7 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
nel testo in vigore alla predetta data.
13. All'onere derivante dal presente articolo, pari ad euro
15.000.000 per gli anni 2004, 2005 e 2006, si provvede con quota
parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo». ))


Capo III
Disposizioni antielusive e di controlloin materia assistenziale e previdenziale
Art. 42.
Disposizioni in materia di invalidita' civile

1. Gli atti introduttivi dei procedimenti giurisdizionali
concernenti l'invalidita' civile, la cecita' civile, il sordomutismo,
l'handicap e la disabilita' ai fini del collocamento obbligatorio al
lavoro, devono essere notificati anche al Ministero dell'economia e
delle finanze. La notifica va effettuata sia presso gli uffici
dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'(( articolo )) 11 del
regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, sia presso le competenti
direzioni provinciali dei servizi vari del Ministero. Nei predetti
giudizi il Ministero dell'economia e delle finanze e' litisconsorte
necessario ai sensi dell'articolo 102 del codice di procedura civile
e puo' essere difeso, oltre che dall'Avvocatura dello Stato, da
propri funzionari ovvero, (( in base ad apposite convenzioni
stipulate con l'I.N.P.S. e con l'INAIL, senza oneri aggiuntivi a
carico della finanza pubblica, da avvocati dipendenti da questi enti.
)) Nei casi in cui il giudice nomina un consulente tecnico, alle
indagini assiste un componente delle commissioni mediche di verifica
indicato dal direttore della direzione provinciale su richiesta,
formulata a pena di nullita', del consulente nominato dal giudice. Al
predetto componente competono le facolta' indicate nel secondo comma
dell'(( articolo )) 194 del codice di procedura civile.
2. Il Ministero dell'economia e delle finanze d'intesa con la
Scuola Superiore dell'economia e delle finanze ai fini della
rappresentanza e difesa in giudizio dell'Amministrazione di cui al
comma 1, organizza, nei limiti degli ordinari stanziamenti di
bilancio, appositi corsi di formazione del personale.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
non trovano applicazione le disposizioni in materia di ricorso
amministrativo avverso i provvedimenti emanati in esito alle
procedure in materia di riconoscimento dei benefici di cui al
presente articolo. La domanda giudiziale e' proposta, a pena di
decadenza, avanti alla competente autorita' giudiziaria entro e non
oltre sei mesi dalla data di comunicazione all'interessato del
provvedimento emanato in sede amministrativa.
4. In sede di verifica della sussistenza dei requisiti
medico-legali effettuata dal Ministero dell'economia e delle finanze
- Direzione centrale degli uffici locali e dei servizi del Tesoro -
nei confronti dei titolari delle provvidenze economiche di ((
invalidita' civile, cecita' e sordomutismo, )) sono valutate le
patologie riscontrate all'atto della verifica con riferimento alle
tabelle indicative delle percentuali di invalidita' esistenti. Nel
caso in cui il giudizio sullo stato di invalidita' non comporti la
conferma del beneficio in godimento e' disposta la sospensione dei
pagamenti ed il conseguente provvedimento di revoca opera con
decorrenza dalla data della verifica. Con decreto del Ministero
dell'economia e delle finanze vengono definiti annualmente, tenendo
anche conto delle risorse disponibili, il numero delle verifiche
straordinarie che le commissioni mediche di verifica dovranno
effettuare nel corso dell'anno, nonche' i criteri che, anche sulla
base degli andamenti a livello territoriale dei riconoscimenti di
invalidita', dovranno essere presi in considerazione nella
individuazione delle verifiche da eseguire.
5. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto l'INPS, il Ministero dell'economia e delle finanze -
Direzione centrale degli uffici locali e dei servizi del tesoro e
l'Agenzia delle entrate, con determinazione interdirigenziale,
stabiliscono le modalita' tecniche per effettuare, in via telematica,
le verifiche sui requisiti reddituali dei titolari delle provvidenze
economiche di cui al comma 1, nonche' per procedere alla sospensione
dei pagamenti non dovuti ed al recupero degli indebiti. Non si
procede alla ripetizione delle somme indebitamente percepite, prima
della data di entrata in vigore del presente decreto, dai soggetti
privi dei requisiti reddituali.
6. Le commissioni mediche di verifica, al fine del controllo dei
verbali relativi alla valutazione dell'handicap e della disabilita',
sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da
esaminare ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
7. Il comma 2 dell'(( articolo )) 97 della legge 23 dicembre 2000,
n. 388, e' sostituito dal seguente: «2. I soggetti portatori di gravi
menomazioni fisiche permanenti, di gravi anomalie cromosomiche
nonche' i disabili mentali gravi con effetti permanenti sono
esonerati da ogni visita medica, anche a campione, finalizzata
all'accertamento della permanenza della disabilita'. Con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
della salute, sono individuate le patologie rispetto alle quali sono
esclusi gli accertamenti di controllo ed e' indicata la
documentazione sanitaria, da richiedere agli interessati o alle
commissioni mediche (( delle aziende sanitarie locali )) qualora non
acquisita agli atti, idonea a comprovare l'invalidita».
8. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell'economia e delle finanze sono rimodulate la composizione ed i
criteri di funzionamento della commissione medica superiore e delle
commissioni mediche di verifica. Con il predetto decreto si prevede
che il presidente della commissione medica superiore, gia'
commissione medica superiore e di invalidita' civile, e' nominato tra
i componenti della commissione stessa.
9. La direzione centrale degli uffici locali e dei servizi del
Tesoro subentra nell'esercizio delle funzioni residuate allo Stato in
materia di invalidita' civile, gia' di competenza del Ministero
dell'interno.
10. Per le finalita' del presente articolo, ai fini del
potenziamento dell'attivita' delle commissioni mediche di verifica,
e' autorizzata la spesa di (( 2 milioni di euro )) per l'anno 2003 e
di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2004. Al relativo onere
si provvede mediante (( corrispondente )) riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello Stato di previsione del Ministero dell'economia e
delle finanze per l'anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Il
Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
11. L'articolo 152 delle disposizioni (( per l'attuazione del
codice di procedura civile e disposizioni transitorie )) e'
sostituito dal seguente:
«Art. 152. (Esenzione dal pagamento di spese, competenze e onorari
nei giudizi per prestazioni previdenziali). Nei giudizi promossi per
ottenere prestazioni previdenziali o assistenziali la parte
soccombente, salvo comunque quanto previsto dall'articolo 96, primo
comma, del codice di procedura civile, non puo' essere condannata al
pagamento delle spese, competenze ed onorari quando risulti titolare,
nell'anno precedente a quello della pronuncia, di un reddito
imponibile ai fini IRPEF, risultante dall'ultima dichiarazione, pari
o inferiore a due volte l'importo del reddito stabilito ai sensi
degli articoli 76, commi da 1 a 3, e 77 (( del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di
giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio
2002, n. 115. )) L'interessato che, con riferimento all'anno
precedente a quello di instaurazione del giudizio, si trova nelle
condizioni indicate nel presente articolo formula apposita
dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni
dell'atto introduttivo e si impegna a comunicare, fino a che il
processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di
reddito verificatesi nell'anno precedente. Si applicano i commi 2 e 3
dell'articolo 79 e l'articolo 88 del (( citato testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002. ))

Art. 43.
Istituzione della gestione previdenziale in favore degli associati in
partecipazione

1. A decorrere dal 1° gennaio 2004, i soggetti che, nell'ambito
dell'associazione in partecipazione di cui agli articoli 2549, 2550,
2551, 2552, 2553, 2554 del Codice civile, conferiscono prestazioni
lavorative i cui compensi sono qualificati come redditi da lavoro
autonomo ai sensi dell'articolo 49, comma 2, lettera c), del ((
decreto del Presidente della Repubblica )) 22 dicembre 1986, n. 917,
e successive modificazioni e integrazioni, sono tenuti, con
esclusione degli iscritti agli albi professionali, all'iscrizione in
un'apposita gestione previdenziale istituita presso l'INPS,
finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria
per l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti.
2. Il contributo alla gestione di cui al comma 1 e' pari al
contributo pensionistico corrisposto alla gestione separata di cui
all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, dai
soggetti non iscritti ad altre forme di previdenza. Il 55 per cento
del predetto contributo e' posto a carico dell'associante ed il 45
per cento e' posto a carico dell'associato. Il contributo e'
applicato sul reddito delle attivita' determinato con gli stessi
criteri stabiliti ai fini dell'imposta sul reddito delle persone
fisiche, quale risulta dalla relativa dichiarazione annuale dei
redditi e dagli accertamenti definitivi.
3. Hanno diritto all'accreditamento di tutti i contributi mensili,
relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento, i
soggetti che abbiano corrisposto un contributo non inferiore a quello
calcolato sul minimale di reddito stabilito dall'articolo 1, comma 3,
della legge 2 agosto 1990, n. 233, e successive modificazioni e
integrazioni.
4. In caso di contribuzione annua inferiore (( all'importo di cui
al comma 3, )) i mesi di assicurazione da accreditare sono ridotti in
proporzione alla somma versata. I contributi come sopra determinati
sono attribuiti temporalmente all'inizio dell'anno solare fino a
concorrenza di dodici mesi nell'anno.
5. Per il versamento del contributo di cui al comma 2, si applicano
le modalita' ed i termini previsti per i collaboratori coordinati e
continuativi iscritti alla gestione di cui all'articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni ed
integrazioni.
6. Il versamento e' effettuato sugli importi erogati all'associato
anche a titolo di acconto sul risultato della partecipazione, salvo
conguaglio in sede di determinazione annuale dei redditi.
7. Ai soggetti di cui al comma 1 si applicano esclusivamente le
disposizioni in materia di requisiti di accesso e calcolo del
trattamento pensionistico previsti dalla legge 8 agosto 1995, n. 335,
per i lavoratori iscritti per la prima volta alle forme di previdenza
successivamente al 31 dicembre 1995.
8. I soggetti tenuti all'iscrizione prevista dal comma 1 comunicano
all'I.N.P.S. entro il 31 marzo 2004, ovvero dalla data di inizio
dell'attivita' lavorativa se posteriore, la tipologia dell'attivita'
medesima, i propri dati anagrafici, il numero di codice fiscale e il
proprio domicilio.
9. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e' definito
l'assetto organizzativo e funzionale della gestione e del rapporto
assicurativo, in base alla legge 9 marzo 1989, n. 88, al decreto
legislativo 30 giugno 1994, n. 479, e alla legge 2 agosto 1990, n.
233, e successive modificazioni e integrazioni.

Art. 44.
Disposizioni varie in materia previdenziale

1. L'articolo 9, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67, e
successive modificazioni e integrazioni, si interpreta nel senso che
le agevolazioni di cui al comma 5 del medesimo articolo 9, cosi' come
sostituito dall'articolo 11 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, non
sono cumulabili con i benefici di cui (( al comma 1 dell'articolo 14
della legge 1° marzo 1986, n. 64, e successive modificazioni, e al
comma 6, )) dell'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n.
536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n.
48, e successive modificazioni e integrazioni.
2. A decorrere dal 1° gennaio 2004, ai fini della tutela
previdenziale, i produttori di 3° e 4° gruppo di cui agli articoli 5
e 6 del contratto collettivo per la disciplina dei rapporti fra
agenti e produttori di assicurazione del 25 maggio 1939 sono iscritti
all'assicurazione obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia ed i
superstiti degli esercenti attivita' commerciali. Nei confronti dei
predetti soggetti non trova applicazione il livello minimo imponibile
previsto ai fini del versamento dei contributi previdenziali (( dall'
)) articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, e si
applica, indipendentemente dall'anzianita' contributiva posseduta, il
sistema di calcolo contributivo di cui all'articolo 1 della legge
8 agosto 1995, n. 335. Gli stessi possono chiedere, entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di
regolarizzare, al momento dell'iscrizione all'INPS, i contributi
relativi a periodi durante i quali abbiano svolto l'attivita' di
produttori di terzo e quarto gruppo, risultanti da atti aventi data
certa, nel limite dei cinque anni precedenti il 1° gennaio 2004.
L'importo dei predetti contributi e' maggiorato di un interesse annuo
in misura pari al tasso ufficiale di riferimento. Il pagamento puo'
essere effettuato, a richiesta degli interessati, in rate mensili,
non superiori a trentasei, con l'applicazione del tasso ufficiale di
riferimento maggiorato di due punti. I contributi comunque versati da
tali soggetti alla gestione commercianti rimangono acquisiti alla
gestione stessa. (( A decorrere dal 1° gennaio 2004 i soggetti
esercenti attivita' di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati
alle vendite a domicilio di cui all'articolo 19 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono iscritti alla gestione
separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,
n. 335, solo qualora il reddito annuo derivante da dette attivita'
sia superiore ad euro 5.000. Per il versamento del contributo da
parte dei soggetti esercenti attivita' di lavoro autonomo occasionale
si applicano le modalita' ed i termini previsti per i collaboratori
coordinati e continuativi iscritti alla predetta gestione separata.
))
3. All'articolo 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30,
(( e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 1, il secondo periodo e' sostituito dal seguente:
«Prima di tale termine il creditore non puo' procedere ad esecuzione
forzata ne' alla notifica di atto di precetto»; ))
b) il comma 1-bis e' sostituito dal seguente: «1-bis Gli atti
introduttivi del giudizio di cognizione, gli atti di precetto nonche'
gli atti di pignoramento e sequestro devono essere notificati a pena
di nullita' presso la struttura territoriale dell'Ente pubblico nella
cui circoscrizione risiedono i soggetti privati interessati e
contenere i dati anagrafici dell'interessato, il codice fiscale ed il
domicilio. Il pignoramento di crediti di cui all'(( articolo 543 del
codice di procedura civile )) promosso nei confronti di Enti ed
Istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie
organizzati su base territoriale deve essere instaurato, a pena di
improcedibilita' rilevabile d'ufficio, esclusivamente innanzi al
giudice dell'esecuzione della sede principale del Tribunale nella cui
circoscrizione ha sede l'ufficio giudiziario che ha emesso il
provvedimento in forza del quale la procedura esecutiva e' promossa.
Il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento e'
trascorso un anno senza che sia stata disposta l'assegnazione.
L'ordinanza che dispone ai sensi dell'(( articolo 553 del codice di
procedura civile )) l'assegnazione dei crediti in pagamento perde
efficacia se il creditore procedente, entro il termine di un anno
dalla data in cui e' stata emessa, non provvede all'esazione delle
somme assegnate».
4. L'azione giudiziaria relativa al pagamento degli accessori del
credito in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, di cui
al primo comma dell'(( articolo 442 del codice di procedura civile,
)) puo' essere proposta solo dopo che siano decorsi 120 giorni da
quello in cui l'attore ne abbia richiesto il pagamento alla sede
tenuta all'adempimento a mezzo di lettera raccomandata con avviso di
ricevimento, contenente i dati anagrafici, residenza e il codice
fiscale del creditore, nonche' i dati necessari per l'identificazione
del credito
5. Al fine di contrastare il lavoro sommerso e l'evasione
contributiva, le aziende, istituti, enti e societa' che stipulano
contratti di somministrazione di energia elettrica o di forniture di
servizi telefonici, nonche' le societa' ad esse collegate, sono
tenute a rendere disponibili agli Enti pubblici gestori di forme di
previdenza e assistenza obbligatorie i dati relativi alle utenze ((
contenuti )) nei rispettivi archivi. Le modalita' di fornitura dei
dati, anche mediante collegamenti telematici, sono definite con
apposite convenzioni da stipularsi entro 60 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto. Le stesse convenzioni
prevederanno il rimborso dei soli costi diretti sostenuti per la
fornitura dei dati. Gli Enti previdenziali in possesso dei dati
personali e identificativi acquisiti per effetto delle predette
convenzioni, in qualita' di titolari del trattamento, ne sono
responsabili ai sensi dell'articolo 29 del decreto (( legislativo ))
30 giugno 2003, n. 196.
6. L'articolo unico, (( secondo comma, )) della legge 13 agosto
1980, n. 427, (( e successive modificazioni, )) si interpreta nel
senso che, nel corso di un anno solare, il trattamento di
integrazione salariale compete, nei limiti dei massimali ivi
previsti, per un massimo di dodici mensilita', comprensive dei ratei
di mensilita' aggiuntive.
7. E' fatto obbligo ai datori di lavoro che assumono operai
agricoli a tempo determinato di integrare i dati forniti all'atto
dell'avviamento al lavoro con l'indicazione del tipo di coltura
praticata o allevamento condotto, nonche' il fabbisogno di manodopera
occorrente nell'anno, calcolata sulla base dei valori medi d'impiego
di manodopera, conformemente a quanto previsto dall'(( articolo )) 8
della legge 12 marzo 1968, n. 334.
8. A decorrere dal 1° gennaio 2004 le domande di iscrizione alle
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura delle
imprese artigiane (( nonche' di quelle esercenti attivita'
commerciali di cui all'articolo 1, )) comma 202 e seguenti, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, hanno effetto, sussistendo i
presupposti di legge, anche ai fini dell'iscrizione agli Enti
previdenziali e del pagamento dei contributi e premi agli stessi
dovuti. A tal fine le Camere di commercio, industria artigianato e
agricoltura integrano la modulistica in uso con gli elementi
indispensabili per l'attivazione automatica dell'iscrizione agli Enti
previdenziali, secondo le indicazioni dagli stessi fornite. Le Camere
di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, attraverso la
struttura informatica di Unioncamere, trasmettono agli Enti
previdenziali le risultanze delle nuove iscrizioni, nonche' le
cancellazioni e le variazioni relative ai soggetti tenuti all'obbligo
contributivo, secondo modalita' di trasmissione dei dati concordate
tra le parti. Entro 30 giorni dalla data della trasmissione, gli Enti
previdenziali notificano agli interessati l'avvenuta iscrizione e
richiedono il pagamento dei contributi dovuti ovvero notificano agli
interessati le cancellazioni e le variazioni intervenute. A partire
dal 1° gennaio 2004 i soggetti interessati dal presente comma sono
esonerati dall'obbligo di presentare apposita richiesta di iscrizione
agli Enti previdenziali. Entro l'anno 2004 gli Enti previdenziali
allineano i propri archivi alle risultanze del Registro delle imprese
anche in riferimento alle domande di iscrizione, cancellazione e
variazione prodotte anteriormente al 1° gennaio 2004. E' abrogata la
disposizione contenuta nell'ultimo periodo dell'(( articolo )) 1,
comma 3, del decreto-legge 15 gennaio 1993, n. 6, convertito, con
modificazioni, dalla legge 17 marzo 1993, n. 63, concernente
l'impugnazione dei provvedimenti adottati dalle commissioni
provinciali dell'artigianato.
9. A partire dalle retribuzioni corrisposte con riferimento al mese
di gennaio 2005, i sostituti d'imposta tenuti al rilascio della
certificazione di cui all'articolo 7-bis del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, trasmettono mensilmente
in via telematica, direttamente o tramite gli incaricati di cui
all'articolo 3, commi 2-bis e 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 27 luglio 1998, n. 322, all'Istituto nazionale della
previdenza sociale (INPS) i dati retributivi e le informazioni
necessarie per il calcolo dei contributi, per l'implementazione delle
posizioni assicurative individuali e per l'erogazione delle
prestazioni, entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di
riferimento. Tale disposizione si applica anche nei confronti
dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti
dell'amministrazione pubblica (INPDAP) (( con riferimento )) ai
sostituti d'imposta tenuti al rilascio della certificazione di cui
all'(( articolo 4, commi 6-ter e 6-quater, del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e
successive modificazioni, )) il cui personale e' iscritto al medesimo
Istituto. Entro il 30 giugno 2004 gli enti previdenziali
provvederanno ad emanare le istruzioni tecniche e procedurali
necessarie per la trasmissione dei flussi informativi ed attiveranno
una sperimentazione operativa con un campione significativo di
aziende, enti o amministrazioni, distinto per settori di attivita' o
comparti, che dovra' concludersi entro il 30 settembre 2004. A
decorrere dal 1° gennaio 2004, al fine di garantire il monitoraggio
dei flussi finanziari relativi alle prestazioni sociali erogate, i
datori di lavoro soggetti alla disciplina prevista dal decreto
ministeriale 5 febbraio 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
67 del 13 marzo 1969, e successive modificazioni ed integrazioni,
sono tenuti a trasmettere per via telematica le dichiarazioni di
pertinenza dell'INPS, secondo le modalita' stabilite dallo stesso
Istituto.
(( 9-bis. Il comma 7 dell'articolo 41 della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, e' sostituito dal seguente:
«7. Per gli anni 2004-2007 le disposizioni di cui all'articolo 1,
commi 6, 7 e 8, del decreto-legge 11 giugno 2002, n. 108, convertito,
con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2002, n. 172, si applicano
anche ai lavoratori licenziati da enti non commerciali operanti nelle
aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE)
n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, con un organico
superiore alle 2.000 unita' lavorative, nel settore della sanita'
privata ed in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di
riconversione e ristrutturazione aziendale, nel limite massimo di 350
unita'. Il trattamento economico, comprensivo della contribuzione
figurativa e, ove spettanti, degli assegni per il nucleo familiare,
e' corrisposto in misura pari al massimo dell'indennita' di mobilita'
prevista dalle leggi vigenti e per la durata di 48 mesi. Ai
lavoratori di cui al presente comma si applicano, ai fini del
trattamento pensionistico, le disposizioni di cui all'articolo 11
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e relativa tabella A, nonche'
le disposizioni di cui all'articolo 59, commi 6, 7, lettere a) e b),
e 8 della legge 27 dicembre 1997, n. 449».
9-ter. Al comma 8 dell'articolo 41 della legge 27 dicembre 2002, n.
289, sono soppresse le parole: «di 6.667.000 euro per l'anno 2003».
Al medesimo comma le parole: «di 10.467.000 euro per l'anno 2004 e di
3.800.000 euro per l'anno 2005» sono sostituite dalle seguenti: «di
6.400.000 euro per gli anni 2004, 2005, 2006 e 2007».
9-quater. Le dotazioni del Fondo di cui all'articolo 1, comma 7,
del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, sono incrementate
nella misura di 2.600.000 euro per l'anno 2005 e di 6.400.000 euro
per ciascuno degli anni 2006 e 2007. All'onere per gli anni 2005,
2006 e 2007 si provvede mediante corrispondente riduzione delle
proiezioni dell'anno 2005 dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 2003-2005, nell'ambito dell'unita' previsionale di
base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2003, allo scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo
dicastero.
9-quinquies. I soggetti di cui all'articolo 3 del decreto
legislativo 16 settembre 1996, n. 564, e successive modificazioni,
che non hanno presentato la domanda di accredito della contribuzione
figurativa per i periodi anteriori al 1° gennaio 2002, secondo le
modalita' previste dal medesimo art. 3 del citato decreto
legislativo, possono esercitare tale facolta' entro il 31 marzo 2004.
))

Art. 45.
Aliquota contributiva dei lavoratori iscritti alla gestione separata
di cui all'articolo 2, comma 26, della (( legge 8 agosto 1995, n. 335
)).

1. Con effetto dal 1° gennaio 2004 l'aliquota contributiva
pensionistica per gli iscritti alla gestione separata di cui
all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non
risultino assicurati presso altre forme obbligatorie, e' stabilita in
misura identica a quella prevista per la gestione pensionistica dei
commercianti. Per gli anni successivi, ad essa si applicano gli
incrementi previsti dall'articolo 59, comma 15, della legge 27
dicembre 1997, n. 449, fino al raggiungimento dell'aliquota di 19
punti percentuali.

Art. 46.
Sanzioni per rendere effettivo l'obbligo per i comuni di comunicare
all'INPS gli elenchi dei defunti
1. Al responsabile dell'Ufficio Anagrafe del Comune, nel caso di
violazione dell'obbligo di comunicazione dei decessi previsto
dall'articolo 34 della legge 21 luglio 1965, n. 903, e dall'articolo
31, comma 19, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applica la
sanzione pecuniaria da 100 euro a 300 euro.

Art. 47.
Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all'amianto

1. A decorrere dal 1° ottobre 2003, il coefficiente stabilito
dall'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e'
ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenza, il predetto
coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della
determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche e non
della maturazione del diritto di accesso alle medesime.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai
lavoratori a cui sono state rilasciate dall'INAIL le certificazioni
relative all'esposizione all'amianto sulla base degli atti
d'indirizzo emanati sulla materia dal Ministero del lavoro e delle
politiche sociali antecedentemente alla data di entrata in vigore del
presente decreto.
3. Con la stessa decorrenza prevista al comma 1, i benefici di cui
al (( comma 1, )) sono concessi esclusivamente ai lavoratori che, per
un periodo non inferiore a dieci anni, sono stati esposti all'amianto
in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come
valore medio su otto ore al giorno. I predetti limiti non si
applicano ai lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia
professionale a causa dell'esposizione all'amianto, ai sensi del
testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, (( di
cui al punto decreto del Presidente della Repubblica )) 30 giugno
1965, n. 1124.
4. La sussistenza e la durata dell'esposizione all'amianto di cui
al comma 3 sono accertate e certificate dall'INAIL.
5. I lavoratori che intendano ottenere il riconoscimento dei
benefici di cui (( al comma 1 )), compresi quelli a cui e' stata
rilasciata certificazione dall'INAIL prima del 1° ottobre 2003,
devono presentare domanda alla sede INAIL di residenza entro 180
giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
decreto interministeriale di cui al comma 6, a pena di decadenza del
diritto agli stessi benefici.
6. Le modalita' di attuazione del presente articolo sono stabilite
con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto.
(( 6-bis. Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per
i lavoratori che abbiano gia' maturato, alla data di entrata in
vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico
anche in base ai benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma
8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonche' coloro che alla data di
entrata in vigore del presente decreto, fruiscono dei trattamenti di
mobilita', ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di
lavoro in relazione alla domanda di pensionamento.
6-ter. I soggetti cui sono stati estesi, sulla base del presente
articolo, i benefici prevedenziali di cui alla legge 27 marzo 1992,
n. 257, come rideterminati sulla base del presente articolo, qualora
siano destinatari di benefici prevedenziali che comportino, rispetto
ai regimi pensionistici di appartenenza, l'anticipazione dell'accesso
al pensionamento, ovvero l'aumento dell'anzianita' contributiva,
hanno facolta' di optare tra i predetti benefici e quelli previsti
dal presente articolo. Ai medesimi soggetti non si applicano i
benefici di cui al presente articolo, qualora abbiano gia' usufruito
dei predetti aumenti o anticipazioni alla data di entrata in vigore
del presente decreto.
6-quater. All'onere relativo all'applicazione dei commi 6-bis e
6-ter, valutato in 75 milioni di euro annui, si provvede mediante
corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui
all'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
6-quinques. In caso di indebito pensionistico derivante da sentenze
con le quali sia stato riconosciuto agli interessati il beneficio
pensionistico previsto dalle legge 27 marzo 1992, n. 257, riformate
nei successivi gradi di giudizio in favore dell'ente previdenziale,
non si da' luogo al recupero degli importi ancora dovuti alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. ))


Capo IV
Accordo Stato-regioni in materia sanitaria
Art. 48.
Tetto di spesa per l'assistenza farmaceutica

1. A decorrere dall'anno 2004, fermo restando quanto gia' previsto
dall'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 18 settembre 2001, n.
347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n.
405, in materia di assistenza farmaceutica territoriale, l'onere a
carico del SSN per l'assistenza farmaceutica complessiva, compresa
quella relativa al trattamento dei pazienti in regime di ricovero
ospedaliero, e' fissata, in sede di prima applicazione, al 16 (( per
cento )) come valore di riferimento, a livello nazionale ed in ogni
singola regione. Tale percentuale puo' essere rideterminata con
decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,
tenuto conto di uno specifico flusso informativo sull'assistenza
farmaceutica relativa ai farmaci a distribuzione diretta, a quelli
impiegati nelle varie forme di assistenza distrettuale e residenziale
nonche' a quelli utilizzati nel corso di ricoveri ospedalieri,
attivato a decorrere dal 1° gennaio 2004 sulla base di accordo
definito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome. Il decreto, da emanarsi
entro il 30 giugno 2004, tiene conto dei risultati derivanti dal
flusso informativo dei dati.
2. Fermo restando che il farmaco rappresenta uno strumento di
tutela della salute e che i medicinali sono erogati dal Servizio
sanitario nazionale in quanto inclusi nei livelli essenziali di
assistenza, al fine di garantire l'unitarieta' delle attivita' in
materia di farmaceutica e di favorire in Italia gli investimenti in
ricerca e sviluppo, e' istituita, con effetto dal 1° gennaio 2004,
l'Agenzia italiana del farmaco, di seguito denominata Agenzia,
sottoposta alle funzioni di indirizzo del Ministero della salute e
alla vigilanza del Ministero della salute e del Ministero
dell'economia e delle finanze.
3. L'Agenzia e' dotata di personalita' giuridica di diritto
pubblico e di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e
gestionale. Alla stessa spettano, oltre che i compiti di cui al comma
5, compiti e funzioni di alta consulenza tecnica al Governo ed alla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, in materia di politiche per il farmaco con
riferimento alla ricerca, agli investimenti delle aziende in ricerca
e sviluppo, alla produzione, alla distribuzione, alla informazione
scientifica, alla regolazione della promozione, alla prescrizione, al
monitoraggio del consumo, alla sorveglianza sugli effetti avversi,
alla rimborsabilita' e ai prezzi.
4. Sono organi dell'Agenzia da nominarsi con decreto del Ministro
della salute:
a) il direttore generale, nominato sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome;
b) il consiglio di amministrazione costituito da un presidente
designato dal Ministro della salute, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome, e da quattro componenti di cui due designati dal Ministro
della salute e due dalla predetta Conferenza permanente;
c) il collegio dei revisori dei conti costituito da tre
componenti, di cui uno designato dal Ministro dell'economia e delle
finanze, con funzioni di presidente, uno dal Ministro della salute e
uno dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome.
5. L'Agenzia svolge i compiti e le funzioni della attuale Direzione
generale dei farmaci e dei dispositivi medici, con esclusione delle
funzioni di cui alle lettere b), c), d), e) ed f) del comma 3,
dell'articolo 3 del (( regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica )) 28 marzo 2003, n. 129. In particolare
all'Agenzia, nel rispetto degli accordi tra Stato e regioni relativi
al tetto programmato di spesa farmaceutica ed alla relativa
variazione annua percentuale, e' affidato il compito di:
a) promuovere la definizione di liste omogenee per l'erogazione e
di linee guida per la terapia farmacologica anche per i farmaci a
distribuzione diretta, per quelli impiegati nelle varie forme di
assistenza distrettuale e residenziale nonche' per quelli utilizzati
nel corso di ricoveri ospedalieri;
b) monitorare, avvalendosi dell'Osservatorio sull'impiego dei
medicinali (OSMED), coordinato congiuntamente dal direttore generale
dell'Agenzia o suo delegato e da un rappresentante designato dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, e, in collaborazione con le regioni e le province
autonome, il consumo e la spesa farmaceutica territoriale ed
ospedaliera a carico del SSN e i consumi e la spesa farmaceutica a
carico del cittadino. (( I dati del monitoraggio sono comunicati
mensilmente al Ministero dell'economia e delle finanze; ))
c) provvedere entro il 30 settembre di ogni anno, o
semestralmente nel caso di sfondamenti del tetto di spesa di cui al
comma 1, a redigere l'elenco dei farmaci rimborsabili dal Servizio
sanitario nazionale, sulla base dei criteri di costo e di efficacia
in modo da assicurare, su base annua, il rispetto dei livelli di
spesa programmata nei vigenti documenti contabili di finanza
pubblica, nonche', in particolare, il rispetto dei livelli di spesa
definiti nell'Accordo tra Governo, regioni e province autonome di
Trento e Bolzano in data 8 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 207 del 6 settembre 2001;
d) prevedere, nel caso di immissione di nuovi farmaci
comportanti, a parere della struttura tecnico scientifica individuata
dai decreti di cui al comma 13, vantaggio terapeutico aggiuntivo, in
sede di revisione ordinaria del prontuario, una specifica valutazione
dicosto-efficacia, assumendo come termini di confronto il prezzo di
riferimento per la relativa categoria terapeutica omogenea e il costo
giornaliero comparativo nell'ambito di farmaci con le stesse
indicazioni terapeutiche, prevedendo un premio di prezzo sulla base
dei criteri previsti per la normativa vigente, nonche' per i farmaci
orfani;
e) provvedere alla immissione di nuovi farmaci non comportanti, a
parere della predetta struttura tecnico scientifica individuata dai
decreti di cui al comma 13, vantaggio terapeutico, in sede di
revisione ordinaria del prontuario, solo se il prezzo del medesimo
medicinale e' inferiore o uguale al prezzo piu' basso dei medicinali
per la relativa categoria terapeutica omogenea;
f) procedere in caso di superamento del tetto di spesa di cui al
comma 1, in concorso con le misure di cui alle lettere b), c), d), e)
del presente comma, a ridefinire, anche temporaneamente, nella misura
del 60 per cento del superamento, la quota di spettanza al produttore
prevista dall'articolo 1, comma 40, della legge 23 dicembre 1996, n.
662. La quota di spettanza dovuta al farmacista per i prodotti
rimborsati dal Servizio sanitario nazionale viene rideterminata
includendo la riduzione della quota di spettanza al produttore, che
il farmacista riversa al Servizio come maggiorazione dello sconto. Il
rimanente 40 per cento del superamento viene ripianato dalle regioni
attraverso l'adozione di specifiche misure in materia farmaceutica,
di cui all'articolo 4, comma 3 (( del decreto-legge 18 settembre
2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla )) legge
16 novembre 2001, n. 405, e costituisce adempimento ai fini
dell'accesso all'adeguamento del finanziamento del Servizio sanitario
nazionale, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 15 aprile 2002,
n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n.
112, e successive modificazioni;
g) proporre nuove modalita', iniziative e interventi, anche di
cofinanziamento pubblico-privato, per promuovere la ricerca
scientifica di carattere pubblico sui settori strategici del farmaco
e per favorire gli investimenti da parte delle aziende in ricerca e
sviluppo;
h) predisporre, entro il 30 novembre di ogni anno, il programma
annuale di attivita' ed interventi, da inviare, per il tramite del
Ministro della salute, alla Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome, che esprime parere entro
il 31 gennaio successivo;
i) predisporre periodici rapporti informativi da inviare alle
competenti Commissioni parlamentari;
l) provvedere, su proposta della struttura tecnico scientifica
individuata dai decreti di cui al comma 13, entro il 30 giugno 2004
alla definitiva individuazione delle confezioni ottimali per l'inizio
e il mantenimento delle terapie (( contro )) le patologie croniche
con farmaci a carico del SSN, provvedendo altresi' alla definizione
dei relativi criteri del prezzo. A decorrere dal settimo mese
successivo alla data di assunzione del provvedimento da parte
dell'Agenzia, il prezzo dei medicinali presenti nel Prontuario
farmaceutico nazionale, per cui non si sia proceduto all'adeguamento
delle confezioni ottimali deliberate dall'Agenzia, e' ridotto del
30 (( per cento )).
6. Le misure di cui al comma 5, lettere c), d), e), f) sono
adottate con delibere del consiglio d'amministrazione, su proposta
del direttore generale. Ai fini della verifica del rispetto dei
livelli di spesa di cui al comma 1, alla proposta e' allegata una
nota tecnica avente ad oggetto gli effetti finanziari sul SSN.
7. Dal 1° gennaio 2004, con decreto del Ministro della salute sono
trasferite all'Agenzia le unita' di personale gia' assegnate agli
uffici della direzione generale dei farmaci e dispositivi medici del
Ministero della salute, le cui competenze transitano alla medesima
Agenzia. Il personale trasferito non potra' superare il 60 (( per
cento )) del personale in servizio alla data del 30 settembre 2003
presso la stessa direzione generale. Detto personale conserva il
trattamento giuridico ed economico in godimento. A seguito del
trasferimento del personale sono ridotte in maniera corrispondente le
dotazioni organiche del Ministero della salute e le relative risorse
sono trasferite all'Agenzia. In ogni caso le suddette dotazioni
organiche non possono essere reintegrate. Resta confermata la
collocazione nel comparto di contrattazione collettiva attualmente
previsto per il personale trasferito ai sensi del presente comma.
L'Agenzia puo' assumere, in relazione a particolari e motivate
esigenze, cui non puo' far fronte con personale in servizio, e nei
limiti delle proprie disponibilita' finanziarie, personale tecnico o
altamente qualificato, con contratti a tempo determinato di diritto
privato. L'Agenzia puo' altresi' avvalersi, nei medesimi limiti di
disponibilita' finanziaria, e comunque per un numero non superiore a
40 unita', ai sensi dell'(( articolo )) 17, comma 14, della legge 15
maggio 1997, n. 127, di personale in posizione di comando dal
Ministero della salute, dall'Istituto superiore di sanita', nonche'
da altre amministrazioni dello Stato, dalle regioni, dalle aziende
sanitarie e dagli enti pubblici di ricerca.
8. Agli oneri relativi al personale, alle spese di funzionamento
dell'Agenzia e dell'Osservatorio sull'impiego dei medicinali (OSMED)
di cui al comma 5, lettera b), punto 2, nonche' per l'attuazione del
programma di farmacovigilanza attiva di cui al comma 19, lettera b),
si fa fronte:
a) mediante le risorse finanziarie trasferite dai capitoli 3001,
3002, 3003, 3004, 3005, 3006, 3007, 3130, 3430 e 3431 dello stato di
previsione della spesa del Ministero della salute;
b) mediante le entrate derivanti dalla maggiorazione del 20 ((
per cento )) delle tariffe di cui all'articolo 5, comma 12, della
legge 29 dicembre 1990, n. 407 e successive modificazioni;
c) mediante eventuali introiti derivanti da contratti stipulati
con l'Agenzia europea per la valutazione dei medicinali (EMEA) e con
altri organismi nazionali ed internazionali per prestazioni di
consulenza, collaborazione, assistenza e ricerca.
9. Le risorse di cui al comma 8, lettera a), confluiscono nel fondo
stanziato in apposita unita' previsionale di base dello stato di
previsione del Ministero della salute e suddiviso in tre capitoli,
distintamente riferiti agli oneri di gestione, calcolati tenendo
conto dei vincoli di servizio, alle spese di investimento, alla quota
incentivante connessa al raggiungimento degli obiettivi gestionali.
10. Le risorse di cui al comma 8), lettere b) e c), sono versate
nello stato di previsione dell'entrata del bilancio dello Stato per
essere riassegnate al fondo di cui al comma 9.
11. Per l'utilizzo delle risorse di cui al comma 9 e' autorizzata
l'apertura di apposita contabilita' speciale.
12. A decorrere dall'anno 2005, al finanziamento dell'Agenzia si
provvede ai sensi dell'(( articolo )) 11, comma 3, lettera d) della
legge 5 agosto 1978, n.468, e successive modificazioni.
13. Con uno o piu' decreti del Ministro della salute, di concerto
con il Ministro della funzione pubblica e con il Ministro
dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, da
adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, sono adottate le
necessarie norme regolamentari per l'organizzazione e il
funzionamento dell'Agenzia, prevedendo che l'Agenzia per
l'esplicazione delle proprie funzioni si organizza in strutture
amministrative e tecnico scientifiche, compresa quella che assume le
funzioni tecnico scientifiche gia' svolte dalla Commissione unica del
farmaco e disciplinando i casi di decadenza degli organi anche in
relazione al mantenimento dell'equilibrio economico finanziario del
settore dell'assistenza farmaceutica.
14. La Commissione unica del farmaco cessa di operare a decorrere
dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 13 che
regolamenta l'assolvimento di tutte le funzioni gia' svolte dalla
medesima Commissione da parte degli organi e delle strutture
dell'Agenzia.
15. Per quanto non diversamente disposto dal presente articolo si
applicano le disposizioni di cui (( agli articoli 8 e 9 )) del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
16. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad
apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
17. Le aziende farmaceutiche, entro il 30 aprile di ogni anno,
producono all'Agenzia autocertificazione dell' ammontare complessivo
della spesa sostenuta nell'anno precedente per le attivita' di
promozione e della sua ripartizione nelle singole voci di costo,
sulla base di uno schema approvato con decreto del Ministro della
salute.
18. Entro la medesima data di cui al comma 17, le aziende
farmaceutiche versano, su apposito fondo istituito presso l'Agenzia,
un contributo pari al 5 per cento delle spese autocertificate al
netto delle spese per il personale addetto.
19. Le risorse confluite nel fondo di cui al comma 18 sono
destinate dall'Agenzia:
a) per il 50 (( per cento )), alla costituzione di un fondo
nazionale per l'impiego, a carico del SSN, di farmaci orfani per
malattie rare e di farmaci che rappresentano una speranza di cura, in
attesa della commercializzazione, per particolari e gravi patologie;
b) per il rimanente 50 per cento:
1) all'istituzione, nell'ambito delle proprie strutture, di un
centro di informazione indipendente sul farmaco;
2) alla realizzazione, di concerto con le regioni, di un
programma di farmacovigilanza attiva tramite strutture individuate
dalle regioni, con finalita' di consulenza e formazione continua dei
medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, in
collaborazione con le organizzazioni di categorie e le societa'
scientifiche pertinenti e le universita';
3) alla realizzazione di ricerche sull'uso dei farmaci ed in
particolare di sperimentazioni cliniche comparative tra farmaci, tese
a dimostrare il valore terapeutico aggiunto, nonche' sui farmaci
orfani e salvavita, anche attraverso bandi rivolti agli IRCCS, alle
universita' ed alle regioni;
4) ad altre attivita' di informazione sui farmaci, di
farmacovigilanza, di ricerca, di formazione e di aggiornamento del
personale.
20. Al fine di garantire (( una migliore )) informazione al
paziente, a partire dal 1° gennaio 2005, le confezioni dei medicinali
devono contenere un foglietto illustrativo ben leggibile e
comprensibile, con forma e contenuto autorizzati dall'Agenzia.
21. Fermo restando, quanto disposto dagli articoli 1, 2, 3, 4, 5,
6, 9, 11, 12, 14, 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
541, le regioni provvedono, con provvedimento anche amministrativo, a
disciplinare:
a) pubblicita' presso i medici, gli operatori sanitari e i
farmacisti;
b) consegna di campioni gratuiti;
c) concessione di prodotti promozionali di valore trascurabile;
d) definizione delle modalita' con cui gli operatori del Servizio
sanitario nazionale comunicano alle regioni la partecipazione a
iniziative promosse o finanziate da aziende farmaceutiche e da
aziende fornitrici di dispositivi medici per il Servizio sanitario
nazionale.
22. Il secondo periodo del comma 5 dell'articolo 12 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, e' soppresso. E' consentita ai
medici di medicina generale ed ai pediatri di libera scelta la
partecipazione a convegni e congressi con accreditamento ECM di tipo
educazionale su temi pertinenti, previa segnalazione alla struttura
sanitaria di competenza. Presso tale struttura e' depositato un
registro con i dati relativi alle partecipazioni alle manifestazioni
in questione e tali dati devono essere accessibili alle Regioni e
all'agenzia dei farmaci di cui al comma 2.
23. Nel comma 6 dell'articolo 12 del citato decreto legislativo n.
541 del 1992, le parole: «non comunica la propria motivata
opposizione» sono sostituite dalle seguenti «comunica il proprio
parere favorevole, sentita la regione dove ha sede l'evento». Nel
medesimo comma sono altresi' (( soppresse )) le parole: «o,
nell'ipotesi disciplinata dal comma 2, non oltre 5 giorni prima dalla
data della riunione».
24. Nel comma 3 dell'articolo 6, lettera b), del citato decreto
legislativo n. 541 del 1992, le parole da: «otto membri a» fino a:
«di sanita» sono sostituite dalle seguenti: «un membro appartenente
al Ministero della salute, un membro appartenente all'Istituto
superiore di sanita', due membri designati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome».
25. La procedura di attribuzione dei crediti ECM deve prevedere la
dichiarazione dell'eventuale conflitto di interessi da parte dei
relatori e degli organizzatori degli eventi formativi.
26. Il rapporto di dipendenza o di convenzione con le strutture
pubbliche del Servizio sanitario nazionale e con le strutture private
accreditate e' incompatibile con attivita' professionali presso le
organizzazioni private di cui all'articolo 20, comma 3, del decreto
legislativo 24 giugno 2003, n. 211.
27. All'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 24 giugno
2003, n. 211, sono apportate le seguenti modifiche:
a) nel primo capoverso le parole: «all'autorita' competente» sono
sostituite dalle seguenti: «all'Agenzia italiana del farmaco, alla
regione sede della sperimentazione»;
b) la lettera e) e' sostituita dalla seguente: «e) la
dichiarazione di inizio, di eventuale interruzione e di cessazione
della sperimentazione, con i dati relativi ai risultati conseguiti e
le motivazioni dell'eventuale interruzione».
28. Con accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sono
definiti gli ambiti nazionale e regionali dell'accordo collettivo per
la disciplina dei rapporti con le farmacie, in coerenza con quanto
previsto dal presente articolo.
29. Salvo diversa disciplina regionale, a partire dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il
conferimento delle sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione
ha luogo mediante l'utilizzazione di una graduatoria regionale dei
farmacisti risultati idonei, risultante da un concorso unico
regionale, per titoli ed esami, bandito ed espletato dalla Regione
ogni quattro anni.
30. A decorrere dalla data di insediamento degli organi
dell'Agenzia, di cui al comma 4, sono abrogate le disposizioni di cui
all'articolo 3, comma 9-ter, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112. A
decorrere dalla medesima data sono abrogate le norme previste
dall'articolo 9, commi 2 e 3, del decreto-legge 8 luglio 2002, n.
138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n.
178.
31. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
all'articolo 7 comma 1 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347,
convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405,
sono (( soppresse )) le parole: «tale disposizione non si applica ai
medicinali coperti da brevetto sul principio attivo».
32. Dal 1° gennaio 2005, lo sconto dovuto dai farmacisti al SSN in
base all'(( articolo )) 1, comma 40, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, come modificato dall'(( articolo )) 52, comma 6, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, si applica a tutti i farmaci erogati in regime
di SSN, fatta eccezione per l'ossigeno terapeutico e per i farmaci,
siano essi specialita' o generici, che abbiano un prezzo
corrispondente a quello di rimborso cosi' come definito dall'((
articolo 7, comma 1, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347,
convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405.
))
33. Dal 1° gennaio 2004 i prezzi dei prodotti rimborsati dal
Servizio sanitario nazionale sono determinati mediante contrattazione
tra agenzia e produttori secondo le modalita' e i criteri indicati
nella delibera CIPE l° febbraio 2001, n. (( 3 pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 73 del 28 marzo 2001. ))
34. Fino all'insediamento degli organi dell'agenzia, le funzioni e
i compiti ad essa affidati, sono assicurati dal Ministero della
salute e i relativi provvedimenti sono assunti con decreto del
Ministro della salute.
35. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma
13, la Commissione unica del farmaco continua ad operare nella sua
attuale composizione e con le sue attuali funzioni.

Art. 49.
Esternalizzazioni di servizi da parte delle aziende sanitarie locali
e delle aziende ospedaliere

1. Al fine di agevolare l'esternalizzazione dei servizi ausiliari
da parte delle aziende ospedaliere e delle aziende sanitarie locali,
le maggiori entrate corrispondenti all'IVA gravante sui servizi,
originariamente prodotti all'interno delle predette aziende, e da
esse affidati, a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, a soggetti esterni all'amministrazione affluiscono
ad un fondo istituito presso il Ministero dell'economia e delle
finanze. Sono, comunque, preliminarmente detratte le quote
dell'imposta spettanti all'Unione europea, nonche' quelle attribuite
alle Regioni, a decorrere, per le Regioni a statuto ordinario, dalla
definitiva determinazione dell'aliquota di compartecipazione
regionale all'imposta sul valore aggiunto di cui all'articolo 2 del
decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, ed alle province
autonome di Trento e Bolzano. Le procedure e le modalita' per
l'attuazione del presente comma nonche' per la ripartizione del fondo
sono stabilite con decreto di natura non regolamentare, adottato dal
Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano.
2. All'onere derivante dal presente articolo, valutato in 3 milioni
di euro per l'anno 2003, 12 milioni di euro per l'anno 2004, 24
milioni di euro per l'anno 2005 e 36 milioni di euro a decorrere
dall'anno 2006, si provvede con quota parte delle maggiori entrate
recate dal presente decreto. Il Ministro dell'economia e delle
finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 50.
Disposizioni in materia di monitoraggio della spesa nel settore
sanitario e di appropriatezza delle prescrizioni sanitarie.

(( 1. Per potenziare il monitoraggio della spesa pubblica nel
settore sanitario e delle iniziative per la realizzazione di misure
di appropriatezza delle prescrizioni, nonche' per l'attribuzione e la
verifica del budget di distretto, di farmacovigilanza e sorveglianza
epidemiologica, il Ministero dell'economia e delle finanze, con
decreto adottato di concerto con il Ministero della salute e con la
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per
l'innovazione e le tecnologie, definisce i parametri della Tessera
del cittadino (TC); il Ministero dell'economia e delle finanze cura
la generazione e la progressiva consegna della TC, a partire dal
1° gennaio 2004, a tutti i soggetti gia' titolari di codice fiscale
nonche' ai soggetti che fanno richiesta di attribuzione del codice
fiscale ovvero ai quali lo stesso e' attribuito d'ufficio. La TC reca
in ogni caso il codice fiscale del titolare, anche in codice a barre
nonche' in banda magnetica, quale unico requisito necessario per
l'accesso alle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale
(SSN).
2. Il Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il
Ministero della salute, entro il 15 dicembre 2003 approva i modelli
di ricettari medici standardizzati e di ricetta medica a lettura
ottica, ne cura la successiva stampa e distribuzione alle aziende
sanitarie locali, alle aziende ospedaliere e, ove autorizzati dalle
regioni, agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico ed
ai policlinici universitari, che provvedono ad effettuarne la
consegna individuale a tutti i medici del SSN abilitati dalla regione
ad effettuare prescrizioni, da tale momento responsabili della
relativa custodia. I modelli equivalgono a stampati per il fabbisogno
delle amministrazioni dello Stato.
3. Il modello di ricetta e' stampato su carta filigranata ai sensi
del decreto del Ministro della sanita' 11 luglio 1988, n. 350, e,
sulla base di quanto stabilito dal medesimo decreto, riproduce le
nomenclature e i campi per l'inserimento dei dati prescritti dalle
vigenti disposizioni in materia. Il vigente codice a barre e'
sostituito da un analogo codice che esprime il numero progressivo
regionale di ciascuna ricetta; il codice a barre e' stampato sulla
ricetta in modo che la sua lettura ottica non comporti la procedura
di separazione del tagliando di cui all'articolo 87 del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Sul modello di ricetta figura in
ogni caso un campo nel quale, all'atto della compilazione, e'
riportato sempre il numero complessivo dei farmaci ovvero degli
accertamenti specialistici prescritti. Nella compilazione della
ricetta e' sempre riportato il solo codice fiscale dell'assistito, in
luogo del codice sanitario.
4. Le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e, ove
autorizzati dalle regioni, gli istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico ed i policliici universitari consegnano i
ricettari ai medici del SSN di cui al comma 2, in numero definito,
secondo le loro necessita', e comunicano immediatamente al Ministero
dell'economia e delle finanze, in via telematica, il nome, il
cognome, il codice fiscale dei medici ai quali e' effettuata la
consegna, l'indirizzo dello studio, del laboratorio ovvero
l'identificativo della struttura sanitaria nei quali gli stessi
operano, nonche' la data della consegna e i numeri progressivi
regionali delle ricette consegnate. Con provvedimento dirigenziale
del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite le
modalita' della trasmissione telematica.
5. Il Ministero dell'economia e delle finanze cura il collegamento,
mediante la propria rete telematica, delle aziende sanitarie locali,
delle aziende ospedaliere, degli istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico e dei policlinici universitari di cui al comma
4, delle farmacie, pubbliche e private, dei presidi di specialistica
ambulatoriale e degli altri presidi e strutture accreditati per
l'erogazione dei servizi sanitari, di seguito denominati, ai fini del
presente articolo, «strutture di erogazione di servizi sanitari». Con
provvedimento dirigenziale del Ministero dell'economia e delle
finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, sono stabiliti i
parametri tecnici per la realizzazione del software certificato che
deve essere installato dalle strutture di erogazione di servizi
sanitari, in aggiunta ai programmi informatici dagli stessi
ordinariamente utilizzati, per la trasmissione dei dati di cui ai
commi 6 e 7; tra i parametri tecnici rientra quello della frequenza
temporale di trasmissione dei dati predetti.
6. Le strutture di erogazione di servizi sanitari effettuano la
rilevazione ottica e la trasmissione dei dati di cui al comma 7,
secondo quanto stabilito nel predetto comma e in quelli successivi.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro della salute, stabilisce, con decreto pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale, le regioni e le date a partire dalle quali le
disposizioni del presente comma e di quelli successivi hanno
progressivamente applicazione. Per l'acquisto e l'installazione del
software di cui al comma 5, secondo periodo, alle farmacie private di
cui al primo periodo del medesimo comma e' riconosciuto un contributo
pari ad euro 250, sotto forma di credito d'imposta fruibile anche in
compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241, successivamente alla data nella quale il
Ministero dell'economia e delle finanze comunica, in via telematica
alle farmacie medesime avviso di corretta installazione e
funzionamento del predetto software. Il credito d'imposta non
concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte
sui redditi, nonche' del valore della produzione dell'imposta
regionale sulle attivita' produttive e non rileva ai fini del
rapporto di cui all'articolo 63 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917. Al relativo onere, valutato in 4 milioni di
euro per l'anno 2004, si provvede nell'ambito delle risorse di cui al
comma 12.
7. All'atto della utilizzazione di una ricetta medica recante la
prescrizione di farmaci, sono rilevati otticamente i codici a barre
relativi al numero progressivo regionale della ricetta, ai dati delle
singole confezioni dei farmaci acquistati nonche' il codice a barre
della TC; sono comunque rilevati i dati relativi alla esenzione.
All'atto della utilizzazione di una ricetta medica recante la
prescrizione di prestazioni specialistiche, sono rilevati otticamente
i codici a barre relativi al numero progressivo regionale della
ricetta nonche' il codice a barre della TC; sono comunque rilevati i
dati relativi alla esenzione nonche' inseriti i codici del
nomenclatore delle prestazioni specialistiche. In ogni caso, e'
previamente verificata la corrispondenza del codice fiscale del
titolare della TC con quello dell'assistito riportato sulla ricetta;
in caso di assenza del codice fiscale sulla ricetta, quest'ultima non
puo' essere utilizzata, salvo che il costo della prestazione venga
pagato per intero. In caso di utilizzazione di una ricetta medica
senza la contestuale esibizione della TC, il codice fiscale
dell'assistito e' rilevato dalla ricetta.
8. I dati rilevati ai sensi del comma 7 sono trasmessi
telematicamente al Ministero dell'economia e delle finanze; il
software di cui al comma 5 assicura che gli stessi dati vengano
rilasciati ai programmi informatici ordinariamente utilizzati dalle
strutture di erogazione di servizi sanitari, fatta eccezione,
relativamente al codice fiscale dell'assistito, per le farmacie,
pubbliche e private. Il predetto software assicura altresi' che in
nessun caso il codice fiscale dell'assistito possa essere raccolto o
conservato in ambiente residente, presso le farmacie, pubbliche e
private, dopo la conferma della sua ricezione telematica da parte del
Ministero dell'economia e delle finanze.
9. Al momento della ricezione dei dati trasmessi telematicamente ai
sensi del comma 8, il Ministero dell'economia e delle finanze, con
modalita' esclusivamente automatiche, li inserisce in archivi
distinti e non interconnessi, uno per ogni regione, in modo che sia
assolutamente separato, rispetto a tutti gli altri, quello relativo
al codice fiscale dell'assistito. Con provvedimento dirigenziale del
Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero
della salute, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, sono
stabiliti i dati che le regioni, nonche' i Ministeri e gli altri enti
pubblici di rilevanza nazionale che li detengono, trasmettono al
Ministero dell'economia e delle finanze, con modalita' telematica,
nei trenta giorni successivi alla data di emanazione del predetto
provvedimento, per realizzare e diffondere in rete, alle regioni e
alle strutture di erogazione di servizi sanitari, l'allineamento
dell'archivio dei codici fiscali con quello degli assistiti e per
disporre le codifiche relative al prontuario farmaceutico nazionale e
al nomenclatore ambulatoriale.
10. Al Ministero dell'economia e delle finanze non e' consentito
trattare i dati rilevati dalla TC degli assistiti; allo stesso e'
consentito trattare gli altri dati di cui al comma 7 per fornire
periodicamente alle regioni gli schemi di liquidazione provvisoria
dei rimborsi dovuti alle strutture di erogazione di servizi sanitari.
Gli archivi di cui al comma 9 sono resi disponibili all'accesso
esclusivo, anche attraverso interconnessione, alle aziende sanitarie
locali di ciascuna regione per la verifica ed il riscontro dei dati
occorrenti alla periodica liquidazione definitiva delle somme
spettanti, ai sensi delle disposizioni vigenti, alle strutture di
erogazione di servizi sanitari. Con protocollo approvato dal
Ministero dell'economia e delle finanze, dal Ministero della salute
d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dalle
regioni, sentito il Garante per la protezione dei dati personali,
sono stabiliti i dati contenuti negli archivi di cui al comma 9 che
possono essere trasmessi al Ministero della salute e alle regioni,
nonche' le modalita' di tale trasmissione.
11. L'adempimento regionale, di cui all'articolo 52, comma 4,
lettera a), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ai fini
dell'accesso all'adeguamento del finanziamento del SSN per gli anni
2003, 2004 e 2005, si considera rispettato dall'applicazione delle
disposizioni del presente articolo. Tale adempimento s'intende
rispettato anche nel caso in cui le regioni e le province autonome
dimostrino di avere realizzato direttamente nel proprio territorio
sistemi di monitoraggio delle prescrizioni mediche nonche' di
trasmissione telematica al Ministero dell'economia e delle finanze di
copia dei dati dalle stesse acquisiti, i cui standard tecnologici e
di efficienza ed effettivita', verificati d'intesa con il Ministero
dell'economia e delle finanze, risultino non inferiori a quelli
realizzati in attuazione del presente articolo. Con effetto dal
1° gennaio 2004, tra gli adempimenti cui sono tenute le regioni, ai
fini dell'accesso all'adeguamento del finanziamento del SSN relativo
agli anni 2004 e 2005, e' ricompresa anche l'adozione di tutti i
provvedimenti che garantiscono la trasmissione al Ministero
dell'economia e delle finanze, da parte delle singole aziende
sanitarie locali e aziende ospedaliere, dei dati di cui al comma 4.
12. Per le finalita' di cui al presente articolo e' autorizzata la
spesa di 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2003. Al
relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di conto capitale «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e
delle finanze per l'anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. Il Ministro
dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
13. Con decreti di natura non regolamentare del Ministro per
l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, con il Ministro dell'interno e con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, sono stabilite le modalita' per il successivo e
progressivo assorbimento, senza oneri aggiuntivi a carico del
bilancio dello Stato, della TC nella carta nazionale dei servizi di
cui all'articolo 52, comma 9, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
))

Art. 51.
Interventi per le aree sottoutilizzate

1. Una quota del fondo per le aree sottoutilizzate di cui
all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per un importo
pari a 350 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro per l'anno
2004, 10 milioni di euro per l'anno 2005, e 330 (( milioni )) di euro
per l'anno 2006, e' accantonata quale riserva premiale, da destinare
alle aree sottoutilizzate delle regioni che conseguono obiettivi di
riequilibrio del disavanzo economico finanziario del settore
sanitario. Il Comitato interministeriale per la programmazione
economica (CIPE), sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
determina l'entita' della riserva premiale di ciascuna regione in
base alla dimensione del rispettivo fabbisogno sanitario, nonche' i
criteri di assegnazione in relazione allo stato di attuazione della
riduzione del deficit sanitario e tenendo conto dei piani di rientro
formulati dalle singole regioni interessate. All'eventuale
assegnazione il CIPE provvede con le procedure previste dalla legge
30 giugno 1998, n. 208.
(( 1-bis. Alla regione Sicilia, per la definizione dei rapporti
finanziari pregressi fino al 31 dicembre 2001 con lo Stato, e'
riconosciuto, in applicazione dell'articolo 5 del protocollo d'intesa
sottoscritto in data 10 maggio 2003 tra la Presidenza del Consiglio
dei Ministri, il Ministero dell'economia e delle finanze e la regione
Sicilia, un limite di impegno quindicennale dell'importo di 65
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2004.
1-ter. All'onere recato dal comma 1-bis, pari a 65 milioni di euro
annui a decorrere dall'anno 2004, si provvede, per ciascuno degli
anni 2004 e 2005, mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni
per gli stessi anni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2003-2005, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di
conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2003, allo scopo
utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il
Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
1-quater. All'articolo 15 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e'
aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Il Ministro dell'economia e delle finanze presenta al Parlamento,
entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento, a
completamento della relazione previsionale e programmatica, un'unica
relazione di sintesi sugli interventi realizzati nelle aree
sottoutilizzate e sui risultati conseguiti, con particolare riguardo
alla ricaduta occupazionale, alla coesione sociale e alla
sostenibilita' ambientale, nonche' alla ripartizione territoriale
degli interventi».
1-quinquies. Il comma 2 dell'articolo 20 della legge 17 maggio
1999, n. 144, e' abrogato. ))

Art. 52.
Norma finale

1. Le maggiori entrate nette derivanti dal presente decreto sono
integralmente destinate al conseguimento degli obiettivi di finanza
pubblica indicate nelle risoluzioni parlamentari di approvazione del
Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
2004-2007 e relative note di aggiornamento.

Art. 52-bis.
Modifica all'articolo 5 del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381,
convertito, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 441

(( 1. All'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 22 ottobre 2001,
n. 381, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001,
n. 441, e successive modificazioni, le parole: «e' prorogato di due
anni» sono sostituite dalle seguenti: «e' prorogato di tre anni».
2. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari
a 38.734 euro per l'anno 2003 ed a 232.406 euro per l'anno 2004, si
provvede mediante corrispondente riduzione delle autorizzazioni di
spesa di cui al decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
))

Art. 53.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.

Regolarizzazione delle opere eseguite
su aree di proprieta' dello Stato

Tabelle

Allegato 1

Tipologia di opere abusive suscettibili di sanatoria alle condizioni
di cui all'(( articolo 32 )).
Tipologia 1. Opere realizzate in assenza o in difformita' del
titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e
alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
Tipologia 2. Opere realizzate in assenza o in difformita' del titolo
abilitativo edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle
prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in
vigore del presente provvedimento.
Tipologia 3. Opere di ristrutturazione edilizia come definite
dall'articolo 3, comma 1, lettera d) del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in
difformita' dal titolo abilitativo edilizio.
Tipologia 4. Opere di restauro e risanamento conservativo come
definite dall'articolo 3, comma 1, lettera c) del decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in
assenza o in difformita' dal titolo abilitativo edilizio, nelle zone
omogenee A di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile
1968, n. 1444.
Tipologia 5. Opere di restauro e risanamento conservativo come
definite dall'articolo 3, comma 1, lettera c) del decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in
assenza o in difformita' dal titolo abilitativo edilizio.
Tipologia 6. Opere di manutenzione straordinaria, come definite
all'articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in
difformita' dal titolo abilitativo edilizio; opere o modalita' di
esecuzione non valutabili in termini di superficie o di volume.
Procedura per la sanatoria edilizia.
La domanda di definizione degli illeciti edilizi da presentare al
comune entro il 31 marzo 2004 deve essere compilata utilizzando il
modello di domanda allegato.
Alla domanda deve essere allegato:
a) l'attestazione del versamento del 30 per cento dell'oblazione,
calcolata utilizzando la tabella 1 del modello allegato e in base a
quanto indicato nella (( tabella C )). Nel caso di oblazione di
importo fisso o comunque inferiore a tali importi, l'oblazione va
versata per intero. Il versamento deve comunque essere effettuato
nella misura minima di 1.700,00 Euro, qualora l'importo complessivo
sia superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l'importo
dell'oblazione sia inferiore a tale cifra;
b) l'attestazione del versamento del 30 per cento
dell'anticipazione degli oneri concessori, calcolata utilizzando le
tabelle 3 e 4 del modello allegato e in base a quanto indicato nella
(( tabella D )). Il versamento deve comunque essere effettuato nella
misura minima di 500,00 Euro, qualora l'importo complessivo sia
superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l'importo
dell'anticipazione degli oneri concessori sia inferiore a tale cifra.
L'importo restante dell'oblazione deve essere versato per importi
uguali, entro:
seconda rata: 30 giugno 2004;
terza rata: 30 settembre 2004.
L'importo restante dell'anticipazione degli oneri di concessione
deve essere versato per importi uguali, entro:
seconda rata: 30 giugno 2004;
terza rata: 30 settembre 2004.
L'importo definitivo degli oneri concessori dovuti deve essere
versato entro il 31 dicembre 2006, secondo le indicazioni fornite
dall'amministrazione comunale con apposita deliberazione.
La domanda di definizione degli illeciti edilizi deve essere
accompagnata dalla seguente documentazione:
a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'art. 4 della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, corredata dalla documentazione
fotografica, nella quale risulti la descrizione delle opere per le
quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo
stato dei lavori relativo;
b) quando l'opera abusiva supera i 450 metri cubi una perizia
giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una
certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della
professione attestante l'idoneita' statica delle opere eseguite.
Qualora l'opera per la quale viene presentata istanza di sanatoria
sia stata in precedenza collaudata, tale certificazione non e'
necessaria se non e' oggetto di richiesta motivata da parte del
sindaco;
c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma
regionale.
La domanda di definizione degli illeciti edilizi deve essere
integrata entro il 30 settembre 2004 dalla:
a) denuncia in catasto dell'immobile oggetto di illecito edilizio
e della documentazione relativa al-l'attribuzione della rendita
catastale e del relativo frazionamento;
b) denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui
al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504;
c) ove dovuto, delle denunce ai fini della tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l'occupazione del suolo
pubblico.

Definizione degli illeciti edilizi - misura dell'oblazione
e dell'anticipazione degli oneri concessori

Tabella

Domanda relativa alla definizione degli illeciti edilizi

Domanda


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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