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Gazzetta Ufficiale N. 59 del 12 Marzo 2003

DECRETO LEGISLATIVO 13 gennaio 2003, n. 36

Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 1 marzo 2002, n. 39, recante disposizioni per
l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia
alle Comunita' europee, ed in particolare l'articolo 42;
Vista la direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999,
relativa alle discariche di rifiuti;
Visto il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, recante
norme per l'attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti,
91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui
rifiuti di imballaggio, e successive modificazioni;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 6 giugno 2002;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano nella seduta del 25 luglio 2002;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata, nella
riunione dell'11 dicembre 2002;
Sulla proposta dei Ministri per le politiche comunitarie e
dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle
finanze, delle attivita' produttive e della salute;
EMANA
il seguente decreto legislatico:

----> Vedere decreto legislativo da pag. 6 a pag. 18 della G.U.
<----

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara'
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. Dato a Roma, addi' 13 gennaio 2003

CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Buttiglione, Ministro per le politiche
comunitarie
Matteoli, Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio
Frattini, Ministro degli affari esteri
Castelli, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro dell'economia e
delle finanze
Marzano, Ministro delle attivita'
produttive
Sirchia, Ministro della salute
Visto, il Guardasigilli: Castelli


Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).

Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione stabilisce che
l'esercizio della funzione legislativa non puo' essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
- L'art. 87 della Costituzione conferisce, tra l'altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
- La legge 1 marzo 2002, n. 39, reca: "Disposizioni per
l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza
dell'Italia alle Comunita' europee. legge comunitaria
2001".
- L'art. 42, cosi' recita:
"Art. 42 (Delega al Governo per l'attuazione della
direttiva 1999/31/CE, relativa alle discariche di rifiuti,
e criteri specifici di delega). - 1. Il Governo e' delegato
ad emanare, entro il termine di un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, un decreto
legislativo recante le norme occorrenti per dare attuazione
alla direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile
1999, relativa alle discariche di rifiuti.
2. Il decreto legislativo e' emanato con le modalita'
di cui ai commi 2 e 3 dell'art. 1 e nel rispetto dei
criteri stabiliti nell'art. 2, ad eccezione del comma 1,
lettera d), del medesimo art. 2.
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione della citata
direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999;
dovra' provvedersi nei limiti delle risorse finanziarie del
fondo indicato all'art. 2, comma 1, lettera d).
- La direttiva 1999/31/CE e' pubblicata in GUCE n. L
182 del 16 luglio 1999.
- Il decreto legislativo 5 febbraio1997, n. 22, reca:
"Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti,
91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/1962/CE sugli
imballaggi e sui rifiuti di imballaggio".
- La direttiva 91/156/CEE e' pubblicata in GUCE n. L
078 del 26 marzo 1991.
- La direttiva 91/689/CEE e' pubblicata in GUCE n. L
377 del 31 dicembre 1991.
- La direttiva 94/62/CE e' pubblicata in GUCE n. L 365
del 31 dicembre 1994.
Note all'art. 1:
- Per il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
vedi note alle premesse. L'art. 2, cosi' recita:
"Art. 2 (Finalita). - La gestione dei rifiuti
costituisce attivita' di pubblico interesse ed e'
disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare
un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci,
tenendo conto della specificita' dei rifiuti pericolosi.
2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza
pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti
o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e,
in particolare:
a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il
suolo e per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di
particolare interesse, tutelati in base alla normativa
vigente.
3. La gestione dei rifiuti si conforma ai principi di
responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti
coinvolti nella produzione, nella distribuzione,
nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i
rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento
nazionale e comunitario.
4. Per il conseguimento delle finalita' del presente
decreto lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito
delle rispettive competenze ed in conformita' alle
disposizioni che seguono, adottano ogni opportuna azione
avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di
programma, di soggetti pubblici e privati qualificati.".
- Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, reca:
Norme sulla riorganizzazione del catasto rifiuti".

Note all'art. 2:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'art. 6, comma 1, lettera a), cosi' recita:
"1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra
nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il
detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di
disfarsi;".
- L'art. 7, commi 2 e 4, del citato decreto, cosi'
recita:
"Art. 7 (Classficazione). - 1. (Omissis).
2. Sono rifiuti urbani:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti,
provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile
abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e
luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera
a), assimila ai rifiuti urbani per qualita' e quantita', ai
sensi dell'art. 21, comma 2, lettera g);
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle
strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza,
giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed
aree private, comunque soggette ad uso pubblico o sulle
spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi,
quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed
estumulazioni, nonche' gli altri rifiuti provenienti da
attivita' cimiteriali diversi da quelli di cui alle lettere
b), c) ed e).
3. (Omissis).
4. Sono pericolosi i rifiuti non domestici precisati
nell'elenco di cui all'allegato D sulla base degli allegati
G, H ed I.".

Note all'art. 3:
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 25 ottobre
1999, n. 471 reca: "Regolamento recante criteri, procedure
e modalita' per la messa in sicurezza, la bonifica e il
ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi
dell'art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, e successive modificazioni e integrazioni".

Note all'art. 5:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'art. 22, cosi' recita:
"Art. 22 (Piani regionali). - 1. Le regioni, sentite le
province ed i comuni, nel rispetto dei principi e delle
finalita' di cui agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, ed in
conformita' ai criteri stabiliti dal presente articolo,
predispongono piani regionali di gestione dei rifiuti
assicurando adeguata pubblicita' e la massima
partecipazione dei cittadini, ai sensi dell'art. 25 della
legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. I piani regionali di gestione dei rifiuti promuovono
la riduzione delle quantita', dei volumi e della
pericolosita' dei rifiuti.
3. Il piano regionale di gestione dei rifiuti prevede
inoltre:
a) le condizioni ed i criteri tecnici in base ai
quali, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia,
gli impianti per la gestione dei rifiuti, ad eccezione
delle discariche, possono essere localizzati nelle aree
destinate ad insediamenti produttivi;
b) la tipologia ed il complesso degli impianti di
smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani da realizzare
nella regione, tenendo conto dell'obiettivo di assicurare
la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno
degli ambiti territoriali ottimali di cui all'art. 23,
nonche' dell'offerta di smaltimento e di recupero da parte
del sistema industriale;
c) il complesso delle attivita' e dei fabbisogni
degli impianti necessari a garantire la gestione dei
rifiuti urbani secondo criteri di efficienza e di
economicita', e l'autosufficienza della gestione dei
rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli
ambiti territoriali ottimali di cui all'art. 23, nonche' ad
assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi
prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la
riduzione della movimentazione di rifiuti;
d) la stima dei costi delle operazioni di recupero e
di smaltimento;
e) i criteri per l'individuazione, da parte delle
province, delle aree non idonee alla localizzazione degli
impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, nonche' per
l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo
smaltimento dei rifiuti;
f) le iniziative dirette a limitare la produzione dei
rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il
recupero dei rifiuti;
g) le iniziative dirette a favorire il recupero dai
rifiuti di materiali e di energia;
h) le misure atte a promuovere la regionalizzazione
della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei
rifiuti urbani;
h-bis) i tipi, le quantita' e l'origine dei rifiuti
da recuperare o da smaltire;
h-ter) la determinazione, nel rispetto delle norme
tecniche di cui all'art. 18, comma 2, lettera a), di
disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare.
4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti e'
coordinato con gli altri piani di competenza regionale
previsti dalla normativa vigente, ove adottati.
5. Costituiscono parte integrante del piano regionale i
piani per la bonifica delle aree inquinate che devono
prevedere:
a) l'ordine di priorita' degli interventi, basato su
un criterio di valutazione del rischio elaborato dall'ANPA;
b) l'individuazione dei siti da bonificare e delle
caratteristiche generali degli inquinamenti presenti.
c) le modalita' degli interventi di bonifica e
risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente
l'impiego di materiali provenienti da attivita' di recupero
di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalita' di smaltimento dei materiali da
asportare.
6. L'approvazione del piano regionale o il suo
adeguamento e' condizione necessaria per accedere ai
finanziamenti nazionali.
7. La regione approva o adegua il piano entro due anni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in
attesa restano in vigore i piani regionali vigenti.
8. In caso di inutile decorso del termine di cui al
comma 7 e di accertata inattivita', il Ministro
dell'ambiente diffida gli organi regionali competenti ad
adempiere entro un congruo termine e, in caso di
protrazione dell'inerzia, adotta, in via sostitutiva, i
provvedimenti necessari alla elaborazione del piano
regionale.
9. Qualora le autorita' competenti non realizzino gli
interventi previsti dal piano regionale nei termini e con
le modalita' stabiliti, e tali omissioni possono arrecare
un grave pregiudizio all'attuazione del piano medesimo, il
Ministro dell'ambiente diffida le autorita' inadempienti a
provvedere entro un termine non inferiore a centottanta
giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro
dell'ambiente puo' adottare, in via sostitutiva, tutti i
provvedimenti necessari ed idonei per l'attuazione degli
interventi contenuti nel piano. A tal fine puo' avvalersi
anche di commissari delegati.
10. I provvedimenti di cui al comma 9 possono
riguardare interventi finalizzati a:
a) attuare la raccolta differenziata dei rifiuti;
b) provvedere al reimpiego, al recupero e al
riciclaggio degli imballaggi conferiti al servizio
pubblico;
c) introdurre sistemi di deposito cauzionale
obbligatorio sui contenitori;
d) favorire operazioni di trattamento dei rifiuti
urbani ai fini del riciclaggio e recupero degli stessi;
e) favorire la realizzazione e l'utilizzo di impianti
per il recupero dei rifiuti solidi urbani.
11. Sulla base di appositi accordi di programma
stipulati con il Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
d'intesa con la regione, possono essere autorizzati, ai
sensi degli articoli 31 e 33, la costruzione e l'esercizio
o il solo esercizio all'interno di insediamenti industriali
esistenti di impianti per il recupero di rifiuti urbani non
previsti dal piano regionale qualora ricorrano le seguenti
condizioni:
a) siano riciclati e recuperati come materia prima
rifiuti provenienti da raccolta differenziata, sia prodotto
composto da rifiuti oppure sia utilizzato combustibile da
rifiuti;
b) siano rispettate le norme tecniche di cui agli
articoli 31 e 33;
c) siano utilizzate le migliori tecnologie di tutela
dell'ambiente;
d) sia garantita una diminuzione delle emissioni
inquinanti.".

Note all'art. 6:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'allegato I, cosi' recita:

"Allegato I

CARATTERISTICHE DI PERICOLO PER I RIFIUTI

H1 "Esplosivo : sostanze e preparati che possono
esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili
agli urti e agli attriti piu' del dinitrobenzene;
H2 "Comburente : sostanze e preparati che, a contatto
con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano
una forte reazione esotermica;
H3-A "Facilmente infiammabile : sostanze e preparati:
liquidi il cui punto di infiammabilita' e' inferiore
a 21 oC (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o
che a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e
senza apporto di energia, possono riscaldarsi e
infiammarsi, o
solidi che possono facilmente infiammarsi per la
rapida azione di una sorgente di accensione e che
continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo
l'allontanamento della sorgente di accensione, o
gassosi che si infiammano a contatto con l'aria a
pressione normale, o
che, a contatto con l'acqua o l'aria umida,
sprigionano gas facilmente infiammabili in quantita'
pericolose;
H3-B "Infiammabile : sostanze e preparati liquidi il
cui punto di infiammabilita' e' pari o superiore a 21 oC e
inferiore o pari a 55 oC;
H4 "Irritante : sostanze e preparati non corrosivi il
cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle
o le mucose puo' provocare una reazione infiammatoria;
H5 "Nocivo : sostanze e preparati che, per inalazione,
ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare
rischi per la salute di gravita' limitata;
H6 "Tossico : sostanze e preparati (comprese le
sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione,
ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare
rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la
morte;
H7 "Cancerogeno : sostanze e preparati che, per
inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono
produrre il cancro o aumentarne la frequenza;
H8 "Corrosivo : sostanze e preparati che, a contatto
con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un'azione
distruttiva;
H9 "Infettivo : sostanze contenenti microrganismi
vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni
motivi come cause di malattie nell'uomo o in altri
organismi viventi;
H10 "Teratogeno : sostanze e preparati che, per
inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono
produrre malformazioni congenite non ereditarie o
aumentarne la frequenza;
H11 "Mutageno : sostanze e preparati che, per
inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono
produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la
frequenza;
H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua,
l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto
tossico;
H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo
eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra
sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente
una delle caratteristiche sopra elencate;
H14 "Ecotossico : sostanze e preparati che presentano o
possono presentare rischi immediati o differiti per uno o
piu' settori dell'ambiente.

Note.
1. L'attribuzione delle caratteristiche di pericolo
"tossico (e "molto tossico ), "nocivo , "corrosivo e
"irritante e' effettuata secondo i criteri stabiliti
nell'allegato VI, parte I.A e parte II.B della direttiva
67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente
il ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative relative alla
classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle
sostanze pericolose, nella versione modificata dalla
direttiva 79/831/CEE del Consiglio.
2. Per quanto concerne l'attribuzione delle
caratteristiche "cancerogeno , "teratogeno e "mutageno e
riguardo all'attuale stato delle conoscenze, precisazioni
supplementari figurano nella guida per la classificazione e
l'etichettatura di cui all'allegato VI (parte II D) della
direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata dalla
direttiva 83/467/CEE della Commissione.

Metodi di prova.
I metodi di prova sono intesi a conferire un
significato specifico alle definizioni di cui all'allegato
1.
I metodi da utilizzare sono quelli descritti
nell'allegato V della direttiva 67/548/CEE, nella versione
modificata dalla direttiva 84/449/CEE della Commissione o
dalle successive direttive della Commissione che adeguano
al progresso tecnico la direttiva 67/548/CEE. Questi metodi
sono basati sui lavori e sulle raccomandazioni degli
organismi internazionali competenti, in particolare su
quelli dell'OCSE.".
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 26 giugno 2000,
n. 219, reca: "Regolamento recante la disciplina per la
gestione dei rifiuti sanitari, ai sensi dell'art. 45 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22".
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'allegato G1, cosi' recita:

"Allegato G-1

Rifiuti che presentano una qualsiasi delle
caratteristiche elencate nell'allegato I e che consistono
in:
1) sostanze anatomiche: rifiuti di ospedali o
provenienti da altre attivita' mediche;
2) prodotti farmaceutici, medicinali, prodotti
veterinari;
3) prodotti per la protezione del legno;
4) biocidi e prodotti fitosanitari;
5) residui di prodotti utilizzati come solventi;
6) sostanze organiche alogenate non utilizzate come
solventi, escluse le sostanze polimerizzate inerti;
7) sali per rinvenimento contenenti cianuri;
8) oli e sostanze oleose minerali (ad esempio fanghi
di lavorazione, ecc.);
9) miscugli olio/acqua o idrocarburo/acqua,
emulsioni;
10) sostanze contenenti PCB e/o PCT (ad esempio
isolanti elettrici ecc.);
11) sostanze bituminose provenienti da operazioni di
raffinazione;
12) inchiostri, coloranti, pigmenti, pitture, lacche,
vernici;
13) resine, lattici, plastificanti, colle/adesivi;
14) sostanze chimiche non identificate e/o nuove
provenienti da attivita' di ricerca, di sviluppo o di
insegnamento, i cui effetti sull'uomo e/o sull'ambiente non
sono noti (ad esempio rifiuti di laboratorio, ecc.);
15) prodotti pirotecnici e altre sostanze esplosive;
16) prodotti di laboratori fotografici;
17) qualunque materiale contaminato da un prodotto
della famiglia dei dibenzofurani policlorurati;
18) qualunque materiale contaminato da un prodotto
della famiglia delle dibenzoparadiossine policlorurate.".
- Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174,
reca: "Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di
immissione sul mercato di biocidi".
- Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, reca:
"Attuazione della direttiva 91/414/CEE in materia di
immissione in commercio di prodotti fitosanitari".
- Il decreto del Ministro della sanita' in data 29
settembre 2000, reca: "Misure sanitarie di protezione
contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili".
- Il decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 508,
reca: "Attuazione della direttiva 90/667/CEE del Consiglio
del 27 novembre 1990, che stabilisce le norme sanitarie per
l'eliminazione, la trasformazione e l'immissione sul
mercato di rifiuti di origine animale e la protezione dagli
agenti patogeni degli alimenti per animali di origine
animale o a base di pesce e che modifica la direttiva
90/425/CEE".
- Il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209 reca:
"Attuazione della direttiva 96/59/CE relativa allo
smaltimento dei policlorodifenili e dei
policlorotrifenili".

Note all'art. 8:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. Gli articoli 27 e 28 cosi' recitano:
"Art. 27 (Approvazione del progetto e autorizzazione
alla realizzazione degli impianti di smaltimento e di
recupero dei rifiuti). - 1. I soggetti che intendono
realizzare nuovi impianti di smaltimento o di recupero di
rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita
domanda alla regione competente per territorio, allegando
il progetto definitivo dell'impianto e la documentazione
tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso
dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di
tutela ambientale, di salute e di sicurezza sul lavoro, e
di igiene pubblica. Ove l'impianto debba essere sottoposto
alla procedura di valutazione di impatto ambientale statale
ai sensi della normativa vigente, alla domanda e' altresi'
allegata la comunicazione del progetto all'autorita'
competente ai predetti fini ed il termine di cui al comma 3
resta sospeso fino all'acquisizione della pronuncia sulla
compatibilita' ambientale ai sensi dell'art. 6, comma 4,
della legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modifiche
ed integrazioni.
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di
cui al comma 1, la regione nomina un responsabile del
procedimento e convoca una apposita conferenza cui
partecipano i responsabili degli uffici regionali
competenti, e i rappresentanti degli enti locali
interessati. Alla conferenza e' invitato a partecipare
anche il richiedente l'autorizzazione o un suo
rappresentante al fine di acquisire informazioni e
chiarimenti.
3. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la
conferenza:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi
alla compatibilita' del progetto con le esigenze ambientali
e territoriali;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente,
la valutazione di compatibilita' ambientale;
d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi
atti alla giunta regionale.
4. Per l'istruttoria tecnica della domanda la regione
puo' avvalersi degli organismi individuati ai sensi del
decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con
modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
5. Entro trenta giorni dal ricevimento delle
conclusioni della conferenza, e sulla base delle risultanze
della stessa, la giunta regionale approva il progetto e
autorizza la realizzazione dell'impianto. L'approvazione
sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e
concessioni di organi regionali, provinciali e comunali.
L'approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante
allo strumento urbanistico comunale, e comporta la
dichiarazione di pubblica utilita', urgenza ed
indifferibilita' dei lavori.
6. Nel caso in cui il progetto approvato riguardi aree
vincolate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e
del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, si
applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'art. 82
del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977,
n. 616, come modificato dal decreto-legge 27 giugno 1985,
n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto
1985, n. 431.
7. Le regioni emanano le norme necessarie per
disciplinare l'intervento sostitutivo in caso di mancato
rispetto del termine complessivo di cui ai commi 2, 3 e 5.
8. Le procedure di cui al presente articolo si
applicano anche per la realizzazione di varianti
sostanziali in corso di esercizio, che comportano modifiche
a seguito delle quali gli impianti non sono piu' conformi
all'autorizzazione rilasciata.
9. Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 puo'
essere presentata domanda di autorizzazione all'esercizio
delle operazioni di smaltimento e di recupero di cui
all'art. 28. In tal caso la regione autorizza le operazioni
di smaltimento e di recupero contestualmente all'adozione
del provvedimento che autorizza la realizzazione
dell'impianto.".
"Art. 28 (Autorizzazione all'esercizio delle operazioni
di smaltimento e recupero). - 1. L'esercizio delle
operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti e'
autorizzato dalla regione competente per territorio entro
novanta giorni dalla presentazione della relativa istanza
da parte dell'interessato. L'autorizzazione individua le
condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire
l'attuazione dei principi di cui all'art. 2, ed in
particolare:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o
da recuperare;
b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento
alla compatibilita' del sito, alle attrezzature utilizzate,
ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla
conformita' dell'impianto al progetto approvato;
c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza
ed igiene ambientale;
d) il luogo di smaltimento;
e) il metodo di trattamento e di recupero;
f) i limiti di emissione in atmosfera, che per i
processi di trattamento termico dei rifiuti, anche
accompagnati da recupero energetico, non possono essere
meno restrittivi di quelli fissati per gli impianti di
incenerimento dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del
Consiglio dell'8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del
21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre
1994, e successive modifiche ed integrazioni;
g) le prescrizioni per le operazioni di messa in
sicurezza, chiusura dell'impianto e ripristino del sito;
h) le garanzie finanziarie;
i) l'idoneita' del soggetto richiedente.
2. I rifiuti pericolosi possono essere smaltiti in
discarica solo se preventivamente catalogati ed
identificati secondo le modalita' fissate dal Ministro
dell'ambiente, di concerto con il Ministro della sanita',
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto.
3. L'autorizzazione di cui al comma 1 e' concessa per
un periodo di cinque anni ed e' rinnovabile. A tale fine,
entro centottanta giorni dalla scadenza
dell'autorizzazione, deve essere presentata apposita
domanda alla regione che decide prima della scadenza
dell'autorizzazione stessa.
4. Quando a seguito di controlli successivi
all'avviamento degli impianti questi non risultino conformi
all'autorizzazione di cui all'art. 27, ovvero non siano
soddisfatte le condizioni e le prescrizioni contenute
nell'atto di autorizzazione all'esercizio delle operazioni
di cui al comma 1, quest'ultima e' sospesa, previa diffida,
per un periodo massimo di dodici mesi. Decorso tale termine
senza che il titolare abbia provveduto a rendere
quest'ultimo conforme all'autorizzazione, l'autorizzazione
stessa e' revocata.
5. Fatti salvi l'obbligo della tenuta dei registri di
carico e scarico da parte dei soggetti di cui all'art. 12,
ed il divieto di miscelazione, le disposizioni del presente
articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato
nel rispetto delle condizioni stabilite dall'art. 6, comma
1, lettera m).
6. Il controllo e l'autorizzazione delle operazioni di
carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio, di rifiuti
in aree portuali sono disciplinati dalle specifiche
disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84.
L'autorizzazione delle operazioni di imbarco e di
sbarco non puo' essere rilasciata se il richiedente non
dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di cui
all'art. 16, nel caso di trasporto transfrontaliero di
rifiuti.
7. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad
esclusione della sola riduzione volumetrica, sono
autorizzati, in via definitiva dalla regione ove
l'interessato ha la sede legale o la societa' straniera
proprietaria dell'impianto ha la sede di rappresentanza.
Per lo svolgimento delle singole campagne di attivita' sul
territorio nazionale l'interessato, almeno sessanta giorni
prima dell'installazione dell'impianto, deve comunicare
alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto
le specifiche dettagliate relative alla campagna di
attivita', allegando l'autorizzazione di cui al comma 1 e
l'iscrizione all'Albo nazionale delle imprese di gestione
dei rifiuti, nonche' l'ulteriore documentazione richiesta.
La regione puo' adottare prescrizioni integrative oppure
puo' vietare l'attivita' con provvedimento motivato qualora
lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia
compatibile con la tutela dell'ambiente o della salute
pubblica.".
- Il decreto del Ministro dei lavori pubblici in data
11 marzo 1988, reca: "Norme tecniche riguardanti le
indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilita' dei
pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le
prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il
collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere
di fondazione".
- Il regolamento (CE) n. 761/2001 reca: "regolamento
(CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 marzo 2001, sull'adesione volontaria delle
organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e
audit (EMAS) (Gazzetta Ufficiale n. L 114 del 24 aprile
2001)".

Note all'art. 9:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. Per l'art. 22, vedi note all'art. 5.

Note all'art. 10:
- Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, reca:
"Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla
prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento".
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. Per gli articoli 27 e 28, vedi note all'art.
8.
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 4 agosto 1998,
n. 372, reca "Regolamento recante norme sulla
riorganizzazione del catasto dei rifiuti".
- L'art. 2, comma 1, lettera b) cosi' recita:
"1. La base informativa del Catasto dei rifiuti e'
attuata e aggiornata con periodicita' tipicamente pari
all'annualita', attraverso:
a) omissis;
b) i dati relativi alle autorizzazioni regionali e
alla iscrizione di cui agli articoli 27, 28, 30, 31, 32 e
33, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
trasmessi alla sezione nazionale ai sensi dei commi 5 e 8
dell'art. 1 della legge 21 gennaio 1994, n. 61.".
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. Per l'art. 28, comma 3, vedi note all'art.
8.
- Per il regolamento (CE) n. 761/2001, vedi note
all'art. 8.

Note all'art. 11:
- Per il decreto legislativo n. 22, del 1997, vedi note
alle premesse. L'art. 15, cosi' recita:
"Art. 15 (Trasporto dei rifiuti). - 1. Durante il
trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati da un formulario di identificazione dal quale
devono risultare, in particolare, i seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore;
b) origine, tipologia e quantita' del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell'istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1
deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato
e firmato dal detentore dei rifiuti, e controfirmato dal
trasportatore. Una copia del formulario deve rimanere
presso il detentore, e le altre tre, controfirmate e datate
in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal
destinatario e due dal trasportatore, che provvede a
trasmetterne una al detentore. Le copie del formulario
devono essere conservate per cinque anni.
3. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti
pericolosi devono essere imballati ed etichettati in
conformita' alle norme vigenti in materia.
4. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano
al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che
gestisce il servizio pubblico ne' ai trasporti di rifiuti
che non eccedano la quantita' di trenta chilogrammi al
giorno o di trenta litri al giorno effettuati dal
produttore dei rifiuti stessi.
5. Il modello uniforme di formulario di identificazione
di cui al comma 1 e' adottato entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto.
5-bis. I formulari di identificazione di cui al comma 1
devono essere numerati e vidimati dall'ufficio del registro
o dalle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, e devono essere annotati sul registro
IVA-acquisti. La vidimazione dei predetti formulari di
identificazione e' gratuita e non e' soggetta ad alcun
diritto o imposizione tributaria.".
- Il regolamento (CEE) n. 259/1993 reca: "Regolamento
(CEE) n. 259/1993 del Consiglio, del 1 febbraio 1993,
relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni
di rifiuti all'interno della Comunita' europea, nonche' in
entrata e in uscita dal suo territorio".
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 1 aprile 1998,
n. 145, reca: "Regolamento recante la definizione del
modello e dei contenuti del formulario di accompagnamento
dei rifiuti ai sensi degli articoli 15, 18, comma 2,
lettera e), e comma 4, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22". L'allegato B cosi' recita:

"Allegato B

FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE RIFIUTO
(D.L. n. 22 del 5 febbraio 1997, art. 15)
Serie e numero: .. del ..../.../....
Numero registro ...
[1] Produttore/Detentore: .... ....
unita' locale: ....
C. fisc: .... N. Aut/Albo ....del .../..../.....
[2] Destinatario: .... ....
Luogo di destinazione: .... ....
C. fisc: .... N. Aut/Albo .... del .../../....
[3] Trasportatore del rifiuto: .... ....
C. fisc: .... N. Aut/Albo: .... del ../../....
Trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti nel proprio
stabilimento (...) di .... .... ....
Annotazioni: ..... .... .... .... .... .... ....
[4] Caratteristiche del rifiuto: Descrizione: ....
Codice Europeo: ..../ ...
Stato fisico: .... [1] [2] [3][4].
Caratteristiche di pericolo: ....
N. Colli/contenitori: ....
[5] Rifiuto destinato a: .... (recupero/smaltimento)
Caratteristiche chimico-fisiche: ....
[6] Quantita': .... (-) kg o litri P. lordo: .... Tara:
....
(-) Peso da verificarsi a destino.
[7] Percorso (se diverso dal piu' breve): ....
[8] Trasporto sottoposto a normativa ADR/RID: [SI] [NO]
....
[9] Firme:
Firma del produttore/detentotore:* .... *
Firma del trasportatore : * .... *
[10] Cognome e nome conducente ....
Targa automezzo: .......................
Targa rimorchio: ........................
Data/ora inizio trasporto: .... del ..../..../....
[11] - Riservato al destinatario -
Si dichiara che il carico e' stato:
(-) accettato per intero
(-) accettato per la seguente quantita' (kg o litri):
....
(-) respinto per le seguenti motivazioni: .. ....
Data .... Firma del destinatario: * .... *
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'art. 12, comma 1, lettera d) e comma 2,
cosi' recita:
"1. I soggetti di cui all'art. 11, comma 3, hanno
l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico, con
fogli numerati e vidimati dall'Ufficio del registro, su cui
devono annotare, le informazioni sulle caratteristiche
qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai
fini della comunicazione annuale al Catasto. Le annotazioni
devono essere effettuate:
a) - c) (omissis);
d) per i soggetti che effettuano le operazioni di
recupero e di smaltimento entro ventiquattro ore dalla
presa in carico dei rifiuti.
2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle
imprese che svolgono attivita' di smaltimento e di recupero
di rifiuti deve, inoltre, contenere:
a) l'origine, la quantita', le caratteristiche e la
destinazione specifica dei rifiuti;
b) la data del carico e dello scarico dei rifiuti ed
il mezzo di trasporto utilizzato;
c) il metodo di trattamento impiegato.".
- Per il regolamento (CEE) n. 259/1993 vedi note
all'art. 11.

Note all'art. 14:
- La legge 10 giugno 1982, n. 348, reca: "Costituzione
di cauzioni con polizze fidejussorie a garanzia di
obbligazioni verso lo Stato ed altri enti pubblici. L'art.
1 cosi' recita:
"Art. 1. - In tutti i casi in cui e' prevista la
costituzione di una cauzione a favore dello Stato o altro
ente pubblico, questa puo' essere costituita in uno dei
seguenti modi:
a) da reale e valida cauzione, ai sensi dell'art. 54
del regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per
la contabilita' generale dello Stato, approvato con regio
decreto 23 maggio 1924, n. 827, e successice modificazioni;
b) la fidejussione bancaria rilasciata da aziende di
credito di cui all'art. 5 del regio decreto-legge 12 marzo
1936, n. 375, e successive modifiche ed integrazioni;
c) da polizza assicurativa rilasciata da imprese di
assicurazione debitamente autorizzata all'esercizio del
ramo cauzioni ed operante nel territorio della Repubblica
in regime di liberta' di stabilimento o di liberta' di
prestazione di servizi.".
- Il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, reca:
"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti
locali". Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 settembre
2000, n. 227, supplemento ordinario. L'art. 2, cosi'
recita:
"Art. 2 (Ambito di applicazione). - 1. Ai fini del
presente testo unico si intendono per enti locali i comuni,
le province, le citta' metropolitane, le comunita' montane,
le comunita' isolane e le unioni di comuni.
2. Le norme sugli enti locali previste dal presente
testo unico si applicano, altresi', salvo diverse
disposizioni, ai consorzi cui partecipano enti locali, con
esclusione di quelli che gestiscono attivita' aventi
rilevanza economica ed imprenditoriale e, ove previsto
dallo statuto, dei consorzi per la gestione dei servizi
sociali.".

Nota all'art. 16:
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1977, vedi note
alle premesse. L'art. 51, commi 3 e 5 cosi' recita:
"3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non
autorizzata e' punito con la pena dell'arresto da sei mesi
a due anni e con l'ammenda da lire cinque milioni a lire
cinquanta milioni. Si applica la pena dell'arresto da uno a
tre anni, e dell'ammenda da lire dieci milioni a lire cento
milioni se la discarica e' destinata, anche in parte, allo
smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di
condanna o alla decisione emessa ai sensi dell'art. 444 del
codice di procedura penale consegue la confisca dell'area
sulla quale e' realizzata la discarica abusiva se di
proprieta' dell'autore o del compartecipe al reato, fatti
salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato
dei luoghi.
4. (Omissis).
5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'art.
9, effettua attivita' non consentite di miscelazione di
rifiuti e' punito con la pena di cui al comma 1, lettera
b).".

Note all'art. 17:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto
1994, reca: "Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni
ed alle province autonome di Trento e di Bolzano per
l'adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di
smaltimento e di bonifica dell'ambiente, ai fini della
difesa dai pericoli derivanti dall'amianto". L'art. 6,
cosi' recita:
"Art. 6 (Individuazione dei siti che devono essere
utilizzati per l'attivita' di smaltimento dei rifiuti di
amianto). - 1. I rifiuti di amianto devono essere smaltiti
mediante impianti di stoccaggio definitivo in discarica di
seconda o terza categoria, nel rispetto delle prescrizioni
e dei vincoli di cui alla deliberazione 27 luglio 1984 del
Comitato interministeriale di cui all'art. 5 del citato
decreto n. 915 del 1982, appositamente autorizzati ai sensi
dell'art. 6 del decreto suindicato.
2. Lo smaltimento puo' avvenire in impianti gia'
esistenti ovvero in nuovi impianti, autorizzati anche allo
smaltimento di altre tipologie di rifiuti, a condizione che
esso avvenga in una distinta porzione di impianto a cio'
esclusivamente destinata e che vengano previste in sede
organizzativa apposite prescrizioni in ordine all'immediato
interramento dei rifiuti di amianto, alla tenuta di
appositi registri di presa in carico, alla imposizione di
vincoli sull'utilizzo dell'area di discarica dopo la
chiusura e sistemazione finale, al fine di evitare la
possibilita' di messa in circolo di fibre di amianto.
3. Limitatamente ai rifiuti costituiti da sostanze o
prodotti contenenti amianto legato in matrice cementizia o
resinoide, classificabili quali rifiuti speciali ai sensi
del citato decreto n. 915 del 1982, e' consentito lo
smaltimento anche in discariche di seconda categoria-tipo
A, purche' tali rifiuti provengano esclusivamente da
attivita' di demolizione, costruzioni e scavi. Dovranno
essere adottate, eventualmente, anche in sede
autorizzativa, apposite norme tecniche e di gestione atte
ad impedire l'affioramento dei rifiuti contenenti amianto
durante le operazioni di movimentazione.".
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 11 marzo 1998,
n. 141, reca: " Regolamento recante norme per lo
smaltimento in discarica dei rifiuti e per la catalogazione
dei rifiuti pericolosi smaltiti in discarica".
- Per il decreto legislativo n. 22 del 1997, vedi note
alle premesse. L'art. 5, commi 6 e 6-bis cosi' recita:
"6. Dal 1 gennaio 2000 e' consentito smaltire in
discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da
specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle
operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di
cui ai punti D2, D8, D9, D10 e D11 di cui all'allegato B.
Per casi di comprovata necessita' e per periodi di tempo
determinati il presidente della regione, d'intesa con il
Ministro dell'ambiente, puo' autorizzare lo smaltimento in
discarica nel rispetto di apposite prescrizioni tecniche e
delle norme vigenti in materia.
6-bis. L'autorizzazione di cui al comma 6 deve indicare
i presupposti della deroga e gli interventi previsti per
superare la situazione di necessita', con particolare
riferimento ai fabbisogni, alla tipologia e alla natura dei
rifiuti da smaltire in discarica, alle iniziative ed ai
tempi di attuazione delle stesse, nonche' alle eventuali
integrazioni del piano regionale. Ai fini dell'acquisizione
dell'intesa il Ministro dell'ambiente si pronuncia entro
novanta giorni dal ricevimento del relativo provvedimento,
decorso inutilmente tale termine l'intesa si intende
acquisita.".
- Per l'art. 28, comma 2, del decreto legislativo n. 22
del 1997, vedi note all'art. 8.

ALLEGATO 1


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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