IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
Vista la legge 14 luglio 1965, n. 963, recante disciplina della
pesca marittima;
Vista la legge 17 febbraio 1982, n. 41, e successive modificazioni,
recante il Piano per la razionalizzazione e lo sviluppo della pesca
marittima;
Visto il decreto ministeriale 25 maggio 2000, concernente
l'adozione del VI Piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura
2000-2002, pubblicato nel supplemento ordinario n. 121 alla Gazzetta
Ufficiale n. 174 del 27 luglio 2000;
Visto il decreto ministeriale 5 novembre 2001, recante la delega di
attribuzioni del Ministro delle politiche agricole e forestali, per
taluni atti di competenza dell'amministrazione, al Sottosegretario di
Stato on.le Paolo Scarpa Bonazza Buora;
Vista la legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2004), pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 299 del 27 dicembre 2003, n. 196/L, con particolare
riferimento all'art. 4, commi 29 e 30, che, nelle more dell'adozione
dei decreti legislativi previsti dalle leggi 7 marzo 2003, n. 38, e
5 giugno 2003, n. 131, sancisce, in deroga agli articoli 1 e 2 della
legge 17 febbraio 1982, n. 41, l'adozione del Piano nazionale della
pesca e dell'acquacoltura per l'anno 2004;
Vista la comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al
Parlamento europeo COM (2002) 535 def del 9 ottobre 2002 relativa ad
un Piano d'azione comunitario per la conservazione e lo sfruttamento
sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo
nell'ambito della politica comune della pesca;
Ritenuto di provvedere alla programmazione dei fondi disponibili a
sostegno del Piano nazionale della pesca;
Decreta:
Articolo unico
In attuazione della legge
24 dicembre 2003, n. 350, recante
disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (legge finanziaria 2004), con particolare riferimento
all'art. 4, commi 29 e 30, e' approvato l'allegato Piano nazionale
della pesca e dell'acquacoltura per l'anno 2004.
Per l'attuazione del Piano sono utilizzati:
gli stanziamenti resi disponibili dalla legge finanziaria 2004 e
nelle pertinenti tabelle allegate alla medesima legge finanziaria;
le somme disponibili sul fondo centrale per il credito
peschereccio provenienti dal pagamento delle rate scadute di
ammortamento dei mutui.
Il presente decreto sara' inviato alla Corte dei conti per la
registrazione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della
sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 7 maggio 2004
Il Ministro: Alemanno
Regiostrato alla Corte dei conti il 24 maggio 2004
Ufficio di controllo atti Ministeri delle attivita' produttive,
registro n. 3, foglio n. 100
Allegato
PIANO NAZIONALE DELLA PESCA E DELL'ACQUACOLTURA PER L'ANNO
2004
(ex lege n. 350/2003 - finanziaria 2004 - art. 4, commi 29 e 30)
Quadro normativo ed istituzionale di riferimento.
Il quadro legislativo e regolamentare in materia di pesca e
acquacoltura e' decisamente complesso poiche' rispecchia il sistema
gestionale di «multilivello» che individua fonti di diritto diverse:
la Comunita' europea, le commissioni internazionali, lo Stato
italiano, le regioni e le province autonome.
Il Ministero delle politiche agricole e forestali, tramite la
direzione generale per la pesca e l'acquacoltura, in relazione alle
funzioni amministrative di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 450/2000 e decreto ministeriale 15 marzo 2002, deve
assicurare la corretta applicazione della pluralita' di norme al fine
di garantire l'unitario raggiungimento degli obiettivi cui tendono le
diverse fonti di diritto.
In realta', il sistema multilivello mostra una convergenza di
intenti discendente da un principio internazionalmente riconosciuto:
le risorse biologiche, oggetto di attivita' di pesca e di
acquacoltura, sono un bene comune rinnovabile sottoposto a regole
gestionali sovranazionali.
Posto questo principio-base, le molteplici configurazioni di
interessi pubblici da perseguire sono riconducibili agli obiettivi
generali di tutela delle risorse ittiche, sviluppo sostenibile delle
attivita' produttive, sicurezza alimentare e tutela del consumatore.
Sulla base degli studi scientifici multidisciplinari applicati al
settore, devono essere individuati e predisposti, in funzione degli
obiettivi generali, gli interventi specifici che trovano l'adeguata
realizzazione solo attraverso un'efficace sinergia tra i diversi
livelli dell'amministrazione pubblica, le associazioni delle
cooperative della pesca, delle imprese di pesca e di acquacoltura, e
le organizzazioni nazionali sindacali dei lavoratori che
rappresentano le varie realta' del settore.
Il Piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura deve, dunque,
individuare le linee strategiche per il coordinamento, la
ristrutturazione e lo sviluppo del settore, indicando il programma
per la realizzazione degli interventi, principalmente volti alla
valorizzazione della produzione ittica e alla sostenibilita'
economica e sociale, con le relative disponibilita' finanziarie
applicabili.
Per la gestione del settore nell'anno 2004, la legge 24 dicembre
2003, n. 350 - legge finanziaria 2004, confermando l'orientamento
finanziario precedente (art. 69 della legge n. 289/2002 - finanziaria
2003), ha disposto all'art. 4, commi 29 e 30, quanto segue:
«29. Nelle more dell'adozione dei decreti legislativi previsti
dalla legge 5 giugno 2003, n. 131, e dalla legge 7 marzo 2003, n. 38,
gli interventi in favore del settore ittico di cui alla legge
17 febbraio 1982, n. 41, sono realizzati dallo Stato, dalle regioni e
dalle province autonome limitatamente alle rispettive competenze
previste dalla parte IV del VI piano nazionale della pesca e
dell'acquacoltura adottato con decreto ministeriale 25 maggio 2000
del Ministro delle politiche agricole e forestali, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 27 luglio
2000.
30. Entro il 28 febbraio 2004, in attuazione di quanto previsto
al comma 29 e in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2
della legge 17 febbraio 1982, n. 41, e successive modificazioni, con
decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali e'
approvato il piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura per
l'anno 2004.».
La finanziaria 2004 ha, dunque, innanzitutto considerato che la
riforma giuridico-istituzionale del settore della pesca e
dell'acquacoltura e' collegata all'esplicazione da parte del Governo,
nel corrente anno, delle deleghe ricevute dalle leggi 7 marzo 2003,
n. 38, e 5 giugno 2003, n. 131.
In particolare, in base alla legge 7 marzo 2003, n. 38, il
Governo dovra' adottare, entro marzo 2004, su proposta del Ministro
delle politiche agricole e forestali, le riforme per la
modernizzazione del settore agricolo e della pesca e allo scopo
prevedendo anche il riassetto dei meccanismi istituzionali per
l'esplicazione dei rapporti Stato-regioni in connessione al novellato
art. 117 Cost.
Inoltre, in forza della legge 5 giugno 2003, n. 131, il Governo
dovra' adottare, entro giugno 2004, uno o piu' decreti legislativi
finalizzati, come sottolinea la legge stessa, anche ad orientare
l'iniziativa legislativa dello Stato e delle regioni fino all'entrata
in vigore delle leggi con le quali il Parlamento definira' i nuovi
principi fondamentali nelle materie di cui all'art. 117 Cost.
Cio' premesso, la legge finanziaria 2004 consente al presente
piano di individuare gli interventi nazionali in favore del settore
ittico da finanziarsi con le dotazioni di bilancio a gestione
nazionale, secondo le competenze definite con esplicito riferimento
ex lege alla parte IV del VI piano nazionale della pesca e
dell'acquacoltura, adottato con decreto ministeriale 25 maggio 2000.
Parimenti le regioni e le province autonome predisporranno, ai
sensi del comma 29 sopra riportato, gli interventi di competenza, con
riferimento alla parte IV del VI piano, allo scopo utilizzando le
proprie dotazioni di bilancio, tra cui quelle ascritte, per il 2004,
all'apposito fondo di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 11 maggio 2001, correlato all'autonomia finanziaria sancita
dall'art. 119 Cost.
Si rammenta che la citata parte IV del VI piano ripartisce le
competenze tra Stato e regioni come di seguito riportato:
Stato: fondo centrale per il credito peschereccio, contributi a
fondo perduto per l'osservatorio del lavoro; contributo a fondo
perduto per iniziative dell'associazionismo; contributi per incentivi
alla cooperazione; ricerca applicata alla pesca e acquacoltura;
campagne di educazione alimentare; interventi sul sistema statistico;
funzionamento degli organi collegiali; missioni all'estero;
iniziative a sostegno dell'attivita' ittica; controllo attivita' di
pesca da parte delle Capitanerie di Porto; Fondo di solidarieta';
studi di mercato (ISMEA); Commissione per la sostenibilita' (INEA).
Regioni: fondo centrale per il credito peschereccio, campagne
di promozione; credito peschereccio; polizze assicurative; accordi di
programma; ristrutturazione aziendale e ricapitalizzazione delle
cooperative.
Considerata l'importanza dell'evoluzione giuridica in atto e del
dibattito comunitario sull'adeguamento del quadro europeo, con
particolare riferimento al regolamento CE 1626/94 e al regolamento CE
2287/03, agli obiettivi della nuova politica Comune della Pesca e del
Piano d'azione per il Mediterraneo, il presente Piano nazionale tende
a potenziare l'efficacia degli interventi, realizzati nell'ambito del
VI Piano triennale, e che di seguito si richiamano sinteticamente.
Stato di attuazione del VI piano triennale.
In attuazione del VI Piano e relativa proroga per l'anno 2003,
nonche' allo scopo di perseguire le finalita' istituzionali di cui
alle direttive sull'azione amministrativa e alle note preliminari
dello stato di previsione, sono state realizzate le iniziative
previste dal piano stesso, dal documento unico di programma (DOCUP) e
dal programma operativo nazionale (PON).
Tali iniziative sono state finalizzate, in particolare, agli
obiettivi di seguito sinteticamente riportati:
1. Sviluppo della ricerca scientifica applicata al settore e
cooperazione internazionale;
2. Gestione sostenibile delle risorse ittiche anche attraverso
le forme organizzate di auto-gestione;
3. Tutela della concorrenzialita' degli imprenditori nazionali
in un contesto di promozione del prodotto di qualita';
4. Sviluppo dell'associazionismo e della cooperazione in un
sistema di «governance»;
5. tutela dell'occupazione e sostenibilita' sociale;
6. Semplificazione e decentramento amministrativo;
7. Coordinamento del sistema statistico nazionale.
Si richiamano, nel presente documento, alcuni degli interventi
effettuati:
1) sviluppo della ricerca scientifica applicata al settore e
cooperazione internazionale.
Nell'ambito delle iniziative in favore della ricerca scientifica
sono stati sostenuti soprattutto i progetti aventi rilevanza
gestionale internazionale (grandi pelagici ed altre specie condivise)
e sono state approfondite le tematiche aventi un carattere
strategico, quale ad esempio il «tuna farming», ed i progetti di
ricerca coordinati, fra piu' unita' operative, come quello in favore
di una rete per l'acquisizione di indici di reclutamento del tonno e
del pesce spada nei mari italiani. Si tratta di progetti rilevanti ai
fini della valutazione e della gestione degli stock ittici nonche'
per il supporto informativo necessario alla partecipazione italiana
ai consessi internazionali (CGPM e ICCAT) e comunitari. Inoltre, sono
stati confermati i progetti di cooperazione internazionale
scientifica di nuova generazione, ossia caratterizzati da un
approccio «eco-sistemico», quali Adriamed e MedsudMed. E' stato
altresi' attivato, sempre sotto l'egida FAO, il progetto Eastmed.
Sono state, inoltre, ultimate le procedure di attuazione dei
bandi di gara in materia di ricerca scientifica applicata al settore
con l'approvazione presso la Conferenza Stato-regioni (Comitato
permanente in agricoltura) del programma di intervento e la
definizione delle successive attivita' amministrative.
E' proseguita l'attivita' internazionale del Governo italiano
che, nel 2003, ha condotto il semestre di Presidenza dell'Unione
europea. In tale semestre si e' portato avanti il lavoro svolto dalla
presidenza greca uscente e si e' rafforzata la cooperazione
internazionale con l'organizzazione di un incontro con i Direttori
della pesca europei e dei Paesi candidati all'UE (San Vito Lo
Capo, settembre 2003) e di una Conferenza ministeriale per la pesca
in Mediterraneo (Venezia, novembre 2003). Sono stati efficacemente
consolidati i rapporti con la Francia, la Spagna, il Portogallo,
l'Irlanda e la Grecia soprattutto in funzione di una strategia comune
di negoziazione con la Commissione Europea per una corretta
applicazione in Mediterraneo della P.C.P.
2) Gestione sostenibile delle risorse ittiche anche attraverso le
forme organizzate di auto-gestione.
- Piani di protezione.
In conformita' al regolamento CE 2369/2002, sono stati attuati,
previa intesa con le regioni e con il coinvolgimento delle
associazioni professionali e sindacali, i Piani di protezione delle
risorse acquatiche, con l'applicazione delle misure sociali di
accompagnamento alle interruzioni temporanee dell'attivita' di pesca
a strascico e/o volante. I Piani di protezione si inseriscono in una
strategia di lungo periodo, sostenuta dalla Commissione europea,
mirante a coniugare la conservazione delle risorse ittiche, anche
attraverso la previsione di aree di tutela biologica, con una
gestione «sostenibile» ed «eco-compatibile» della pesca.
- Organizzazioni dei produttori e consorzi di auto-gestione.
Ai sensi del regolamento CE 104/2000, finalizzato ad una migliore
organizzazione comune dei mercati, sono state riconosciute,
nell'ultimo triennio, quindici nuove organizzazioni di produttori, e
sono state emanate le prime disposizioni applicative delle norme
comunitarie atte all'erogazione degli aiuti per l'attivazione delle
organizzazioni stesse.
L'azione di incentivazione delle forme di auto-gestione e tutela
delle risorse ittiche e' stata potenziata nel settore dei molluschi
bivalvi con il superamento delle problematiche connesse alla
barca-tipo, la creazione di un organo centrale di coordinamento dei
consorzi di gestione e di talune autorita' intercompartimentali.
Nel settore della piccola pesca costiera sono state rese
operative le disposizioni di legge con l'adozione di una circolare
attuativa recante le modalita' per la costituzione e il finanziamento
dei consorzi di settore.
- Controllo sforzo di pesca.
Ai fini del controllo dello sforzo di pesca, con un costante
monitoraggio delle licenze di pesca (relative a circa 15.000
imbarcazioni), e' stato aggiornato l'archivio nazionale della flotta
da pesca e si e' provveduto alle azioni di rilascio, rinnovo,
cessazione delle licenze secondo i criteri ex lege. Al fine di
aumentare l'efficienza di tale attivita' amministrativa e' stato
perfezionato il sistema di informatizzazione del rilascio delle
licenze, con l'estensione su scala nazionale della rete a tutti gli
uffici periferici, sono state unificate le scadenze di numerosi
adempimenti burocratici e decentrate alle Capitanerie di Porto alcune
attivita' di rinnovo delle licenze.
Si e' adempiuto all'obbligo comunitario di ritiro totale delle
reti da posta derivante, applicando le misure di accompagnamento
sociale per i marittimi. Inoltre, sono state supportate le iniziative
per la riconversione e/o diversificazione delle attivita' di pesca
verso sistemi a minor impatto eco-sistemico come gli attrezzi da
posta o verso altre attivita' come il pescaturismo e l'ittiturismo.
Sempre in adempimento ad obblighi comunitari (regolamento CEE
2847/93), sono state definite le procedure per l'installazione
dell'apparecchiatura blue-box per la localizzazione delle unita' da
pesca. Inoltre, e' stata intensificata l'attivita' di vigilanza
attraverso il potenziamento del Centro Nazionale Controllo Pesca che
e' stato incaricato di effettuare, oltre all'attivita' nel mare
territoriale, anche puntuali azioni di controllo sul commercio dei
prodotti ittici presso i luoghi di ristorazione. Inoltre, per la
vigilanza sulla pesca in alto mare e' stato, con apposita
Convenzione, attivato il Nucleo Ispettori Pesca (NIPE).
3) Tutela della concorrenzialita' degli imprenditori nazionali in
un contesto di promozione del prodotto di qualita'.
- Modernizzazione della flotta da pesca.
Sono proseguite le azioni finalizzate all'accrescimento della
competitivita' delle imprese di pesca nazionali anche attraverso la
modernizzazione della flotta da pesca con l'emanazione di nuovi bandi
SFOP per gli ammodernamenti e le nuove costruzioni, contemplando
meccanismi di incentivazione dell'imprenditoria giovanile e
femminile; analoga azione e' prevista per i prossimi tre anni.
Inoltre, sono state oggetto di demolizione nell'ultimo triennio oltre
1.600 imbarcazioni per un investimento di 58 milioni di euro.
Nell'ambito di tale azione e' stata attuata, a fronte di un numero di
domande di finanziamento superiore allo stanziamento disponibile, una
politica di riduzione dell'entita' del premio di demolizione, con
effetto calmierante dei prezzi di vendita delle navi usate e
conseguente maggior utilizzo di queste ai fini del nulla osta per
nuove costruzioni.
- Acquacoltura.
In relazione agli obiettivi di sviluppo dell'acquacoltura,
nell'ambito dell'attuazione del VI piano triennale, sono state
trasferite alle regioni le funzioni amministrative in materia,
permanendo all'amministrazione centrale i compiti di indirizzo e
coordinamento in relazione alla stretta interazione tra pesca e
acquacoltura sotto il profilo ambientale e di mercato. A livello
centrale sono state supportate le iniziative volte a garantire la
concorrenzialita' imprenditoriale anche attraverso la prosecuzione
dell'applicazione delle polizze assicurative per i danni causati da
avversita' atmosferiche e/o ambientali. In sede FAO, sotto la
presidenza italiana del Comitato acquacoltura della CGPM, e' stato
elaborato il codice di condotta per un'acquacoltura responsabile
adottato dall'associazione nazionale di categoria.
- Tracciabilita'.
L'efficacia delle azioni volte alla modernizzazione del sistema
pesca e acquacoltura, e' stata, altresi', sostenuta con
l'implementazione della disciplina comunitaria di certificazione di
qualita' e delle regole di etichettatura e con l'incentivazione di
accordi volontari di filiera. Cio' in quanto la tracciabilita' e'
garanzia non solo della tutela dei consumatori, ma anche del
produttore stesso che vede il suo prodotto qualificato in relazione
ai principi di sicurezza alimentare ed ambientale nonche'
riconoscibile sui mercati.
- Comunicazione istituzionale.
Al fine di valorizzare la produzione della pesca e
dell'acquacoltura nazionale e sostenere l'immagine del settore
italiano sono proseguite le azioni di comunicazione istituzionale
volte ad indirizzare il consumatore verso scelte responsabili e di
qualita', promuovendo l'alta valenza nutrizionale di tutte le specie
ittiche, ivi comprese le specie insufficientemente conosciute.
In attuazione del Piano di comunicazione 2003, sono proseguite le
coproduzioni televisive in collaborazione con le associazioni
nazionali di categoria per la realizzazione di programmi televisivi
informativi sulle realta' di settore. Sono state, inoltre, condotte
due campagne di sensibilizzazione ed informazione nelle scuole medie
inferiori e superiori.
4) Sviluppo dell'associazionismo e della cooperazione in un
sistema di «governance».
Il complesso di azioni pubbliche in favore del settore ittico e'
stato realizzato con un'efficace sinergia tra i diversi livelli
dell'amministrazione pubblica, le associazioni nazionali delle
cooperative della pesca, delle imprese di pesca, delle imprese di
acquacoltura e le organizzazioni nazionali sindacali dei lavoratori,
che rappresentano le varie realta' del settore.
In particolare attraverso la cooperazione e l'associazionismo e'
stata diffusa la cultura della responsabilizzazione e della
compartecipazione degli operatori di settore alle politiche
gestionali e di sviluppo di un'adeguata imprenditorialita'. Sono
state, a tal fine, anche poste in essere alcune iniziative per
l'aggiornamento professionale dei pescatori, la divulgazione delle
linee guida dei codici di condotta per una pesca e un'acquacoltura
responsabili (FAO) e la sensibilizzazione verso mestieri di pesca
sostenibili, anche in alternativa a quelli tradizionali come ad
esempio il pescaturismo e l'ittiturismo.
Sono stati, inoltre, realizzati, proseguendo l'attivita'
statutariamente prevista in coerenza con gli obiettivi strategici
dell'amministrazione, i programmi dei consorzi unitari relativi alla
gestione del credito in favore degli operatori di settore, alla
promozione dei prodotti ittici (Fiera «Seafood» di Bruxelles) e
valorizzazione degli stessi, nonche' alla ricerca scientifica sulla
base dei programmi di cui al precedente punto 1.
5) tutela dell'occupazione e sostenibilita' sociale.
Le azioni volte al controllo dello sforzo di pesca, come le
interruzioni temporanee dell'attivita' e i piani di ritiro
definitivo, sono state accompagnate da iniziative tendenti a
sostenere l'occupazione, come l'erogazione di misure socio-economiche
e l'incentivazione, con l'attuazione del decreto legislativo n.
226/2001, di forme professionali connesse quali il pescaturismo e
l'ittiturismo.
In favore della sostenibilita' sociale sono state, altresi',
realizzate azioni di aggiornamento e riqualificazione professionale
attraverso le associazioni e le organizzazioni sindacali nonche' e'
proseguita l'attivita' dell'Osservatorio nazionale della pesca sia
nella formazione che nei servizi di monitoraggio occupazionale.
Tuttavia, e' da segnalarsi il perdurare di uno stato di grave
difficolta' del settore che ha visto una diminuzione dell'occupazione
da circa 44.000 addetti, per l'anno 1997, a circa 38.000, per l'anno
2003. Tale contrazione dell'occupazione e' fortemente connessa alle
politiche di riduzione dello sforzo di pesca, attuate in ottemperanza
alle decisioni comunitarie, che in termini di flotta hanno portato
alla diminuzione del numero di navi da pesca da 18.374, al gennaio
2000, a 15.769, al maggio 2003.
Le 2.605 imbarcazioni uscite dalla flotta hanno rappresentato una
riduzione di oltre il 17% in termini di tonnellaggio e del 13% in
termini di potenza motore prevalentemente riferita alla pesca
costiera, ossia al segmento produttivo primario della pesca italiana
che costituisce tuttora l'84% della flotta nazionale. Tale
abbattimento della flotta e' imputabile per oltre 1.600 imbarcazioni
alla predetta politica comunitaria delle demolizioni incentivate e
per le rimanenti e', invece, attribuibile a forme di abbandono
volontario della pesca legato a motivazioni socio-economiche e
culturali, cause di perdita accidentale o a cambio d'uso
dell'imbarcazione. (dati dell'Archivio Infornatico delle Licenze di
Pesca della Direzione generale per la pesca e l'acquacoltura).
In termini di catture, l'andamento complessivo dell'offerta
interna della pesca marittima ha evidenziato chiaramente una continua
contrazione degli sbarchi: nel solo biennio 2000/2001 si e'
registrata una riduzione pari al 20% della produzione nazionale
sbarcata dalla flotta italiana operante in Mediterraneo.
In termini di produzione ittica complessiva, l'andamento negativo
delle catture di pesce in mare e' stato parzialmente attenuato dal
trend produttivo positivo dell'acquacoltura e maricoltura nonche'
dallo sviluppo delle attivita' di accrescimento del tonno rosso nelle
gabbie; coniugati ad un andamento crescente dei prezzi dei prodotti
ittici in generale. Nel biennio 2000/2001 il valore della produzione
(PLV) della pesca marittima italiana e' sceso da 1.611 a 1.531
milioni di euro, mentre quello dell'acquacoltura e' aumentato da 482
a 501 milioni di euro.
I dati sopra sinteticamente riportati devono costituire la base
di orientamento per le misure gestionali future e per le strategie da
perseguire in sede comunitaria per la radicale modifica dei contenuti
del regolamento CE n. 1626/94 che dovranno, innanzitutto, tendere ad
attutire l'andamento negativo del settore della pesca italiana.
6) Semplificazione e decentramento amministrativo.
Sono stati unificati i termini per le scadenze dei principali
documenti delle navi da pesca in modo da consentirne il rinnovo in un
unico momento amministrativo ed e' stato adottato un apposito decreto
che ha decentrato, con delega agli Uffici periferici delle
Capitanerie di Porto, i procedimenti per le variazioni dei dati
riportati sulla licenza di pesca con esclusivo riferimento alle
variazioni relative alla denominazione, sede, indirizzo, R.I.P. delle
imprese di pesca nonche' nome, iscrizione, proprieta' della nave da
pesca. Restano all'amministrazione centrale tutti gli aggiornamenti o
le modifiche delle caratteristiche tecniche della nave e degli altri
elementi indispensabili al controllo unitario dello sforzo di pesca
in ottemperanza agli indirizzi comunitari.
In risposta alle esigenze di raccordo tra centro e periferia,
sono state, inoltre, opportunamente perfezionate e completate le
procedure informatiche relative alla gestione delle licenze di pesca
al fine di incrementare i livelli di efficienza dei servizi a favore
degli utenti e informare in maniera sistematica la Commissione
europea sulla dinamica della flotta.
Allo scopo e' stato informatizzato anche il procedimento
amministrativo per il rilascio dei «nulla osta» propedeutici alla
successiva attivita' gestionale delle licenze di pesca ed e' stato
implementato l'archivio informatico delle licenze di pesca (ALP) per
consentire agli uffici della direzione generale la visualizzazione
immediata, su ogni computer collegato in rete ALP, di tutti i
documenti, appositamente scansionati, relativi ad ogni singola
imbarcazione da pesca (circa 15.000 unita).
E' stata data attuazione alla riorganizzazione del Ministero,
articolando la direzione generale in sette unita' dirigenziali con
funzioni rideterminate in relazione all'evoluzione del settore dal
punto di vista produttivo e istituzionale, ed e' stato rispettato il
termine di legge per l'introduzione del protocollo informatico ai
fini di una completa trasparenza dei flussi documentali della
direzione generale.
7) Coordinamento del sistema statistico nazionale.
E' stato dato seguito all'attuazione del regolamento CE n.
1543/2000 con la predisposizione di un sistema statistico diretto
alla rilevazione dei dati biologici ed economici in materia di pesca.
Cio' al fine di fornire un quadro completo di dati scientifici e
statistici necessari ad una corretta gestione dell'attivita' di
pesca.
Inoltre, e' stata data continuita' all'azione volta a
razionalizzare e dare impulso alla produzione statistica nazionale,
in collaborazione con l'ISTAT, al fine del soddisfacimento del
crescente fabbisogno informativo interno, comunitario ed
internazionale.
Piano 2004.
La gestione del settore della pesca e dell'acquacoltura per
l'anno 2004 sara' attuata in coerenza con le richiamate disposizioni
della legge finanziaria 2004 e gli obiettivi strategici individuati
nella nota preliminare per il 2004 e di seguito riportati:
1) accrescimento della competitivita' del sistema della pesca e
dell'acquacoltura nazionale;
2) aumento della quota di produzioni di qualita' sul prodotto
nazionale lordo vendibile;
3) gestione e tutela delle risorse ittiche e della
biodiversita';
4) valorizzazione e tutela degli interessi della pesca
nazionale e dell'acquacoltura in sede comunitaria ed internazionale.
Pertanto, la direzione generale per la pesca e l'acquacoltura
predisporra', per l'anno 2004, gli interventi nazionali finalizzati
al perseguimento dei predetti obiettivi strategici, potenziando le
azioni attivate nell'ambito del VI piano e rispondenti a tali
obiettivi, nonche' quelle necessarie in relazione ad impegni
comunitari e alla riforma legislativa nazionale discendente dalle
leggi n. 38/2003 e n. 131/2003.
1. Accrescimento della competitivita' del sistema della pesca e
dell'acquacoltura nazionale.
Aspetto sostanziale della strategia deve essere il rafforzamento
del sistema imprenditoriale nazionale di settore e la correlata
applicazione di opportune politiche in favore dell'occupazione, in un
quadro integrato di interventi tendenti a fornire idonee garanzie di
sostenibilita' socio-economica.
Lo sviluppo delle attivita' imprenditoriali, in un comparto che
registra una costante flessione produttiva, puo' essere rilanciato,
innanzitutto, ultimando la riforma legislativa in itinere, voluta
dalla legge delega n. 38/2003 e promuovendo un ulteriore snellimento
delle procedure burocratiche.
Si tratta di portare a termine tale riforma con lo scopo di
offrire al settore un nuovo quadro giuridico chiaro ed efficace
nonche' compatibile con lo sviluppo delle forme di auto-gestione e di
organizzazione flessibile dell'attivita' che contemplino la
formazione professionale degli operatori in funzione della sicurezza
della navigazione e del lavoro a bordo, delle incessanti innovazioni
tecnologiche e, in generale, dei crescenti standard qualitativi che
rappresentano un vero e proprio valore aggiunto alla produzione
nazionale.
Particolare attenzione, dovra' dedicarsi al miglioramento dei
servizi pubblici alle imprese, ivi compresi quelli di comunicazione
istituzionale e di accesso alle opportunita' di modernizzazione.
A tal fine si proporra' l'implementazione del collegamento in
rete MIPAF-Capitanerie di Porto nonche' l'avvio di un collegamento
informatico con gli uffici regionali responsabili del settore pesca
che potra' consentire anche la costituzione di una banca dati
condivisa contenente le informazioni di settore ad uso della
amministrazione centrale e regionale, delle associazioni ed
organizzazioni nazionali di categoria o consorzi unitari dalle stesse
promosse. In tale ottica, si ritiene essenziale l'instaurazione di
idonei meccanismi di concerto Stato-regioni atti ad assicurare il
rispetto degli obblighi comunitari di sviluppo sostenibile ed evitare
effetti distorsivi sulla concorrenza imprenditoriale.
Basilare e', pertanto, l'attivazione di misure volte a rafforzare
la cooperazione e le imprese del settore, sostenendo
contemporaneamente le politiche per il mantenimento dei livelli
occupazionali ed incentivando l'ingresso dei giovani nella filiera
ittica.
In tale contesto, dovranno essere individuati, in seguito
all'adozione dei decreti legislativi previsti per l'attuazione della
citata legge n. 38/2003, gli strumenti concreti per la riforma del
sistema pesca e acquacoltura, che prevede anche la ridefinizione
della figura economica dell'imprenditore ittico, e sua equiparazione
all'imprenditore agricolo, con rideterminazione della fattispecie
delle attivita' connesse. A tal fine potranno effettuarsi appositi
studi di orientamento della attivita' gestionale per dotare il
settore di nuove potenzialita' di sviluppo dell'imprenditoria ittica
e dell'occupazione anche nelle forme complementari (pescaturismo,
ittiturismo, ecc.) che possono offrire opportunita' di lavoro
soprattutto per i giovani imprenditori ittici.
In coerenza con gli orientamenti comunitari e ai fini della
ottimizzazione della filiera pesca e acquacoltura, potranno essere
previste misure di potenziamento ed integrazione della filiera
stessa, tramite il rafforzamento del ruolo della cooperazione e delle
imprese e favorendo, nell'ambito dell'organizzazione comune dei
mercati, lo sviluppo delle organizzazioni di produttori italiane.
Un ulteriore rafforzamento delle imprese del settore potra'
venire dall'applicazione degli accordi di filiera gia' previsti per
il sistema agricolo ed agroalimentare con l'art. 66 della legge n.
289/2002 (legge finanziaria 2003). Cio' per consentire la
realizzazione di economie di scala, accorciare la filiera
distributiva contemporaneamente incrementando il reddito delle
imprese e contenendo i prezzi al consumo, assicurare la
tracciabilita' e il controllo della qualita' dei prodotti, a tutela
dei consumatori, nonche' per contrastare la crisi produttiva.
Nel perseguimento di tali obiettivi va assicurato il
coinvolgimento attivo degli operatori del settore, attraverso le
associazioni nazionali, in azioni di divulgazione, comunicazione,
sviluppo della professionalita' e dell'attivita' imprenditoriale.
Saranno, inoltre, incentivate le forme di auto-gestione e tutela
delle risorse ittiche, con particolare riferimento ai consorzi nel
settore della piccola pesca costiera. In tale ottica, dovranno anche
essere portate a termine le procedure per l'attivazione dei comitati
di gestione previsti dal decreto ministeriale 19 giugno 2003 in
relazione alle aree di tutela biologica indicate dal piano di
protezione delle risorse acquatiche 2003 che dovra' essere rinnovato
per il futuro. Ai fini della tutela delle risorse ittiche potra',
inoltre, essere attuato un piano di ritiro delle imbarcazioni adibite
alla piccola pesca a strascico, da finanziarsi anche con l'utilizzo
delle risorse collegate alla «premialita» SFOP. Tali misure
accompagneranno la prosecuzione dei programmi strutturali SFOP e,
limitatamente alle azioni per l'ammodernamento, potra' essere
prevista, come alternativa, la possibilita' di accedere al mutuo a
tasso agevolato sul Fondo centrale per il credito peschereccio di cui
all'art. 10 della legge n. 41/1982.
Saranno, altresi', intraprese misure per sostenere i progetti e i
programmi transnazionali (legge n. 84/2001, Interreg, ecc.)
finalizzati alla cogestione della filiera ed alla
internazionalizzazione delle imprese. Analogamente, saranno messe a
punto strategie utili ad assicurare il concreto avvio della
programmazione negoziata, posta sotto l'egida del Ministero delle
politiche agricole e forestali ai sensi dell'art. 4, comma 18, della
legge n. 350/2003. Si tratta di due nuove opportunita' che possono
contribuire a consentire al settore di affrontare efficacemente il
processo di ammodernamento indispensabile per valorizzarne il ruolo
nell'ambito del mercato globale.
2. Aumento della quota di produzioni di qualita' sul prodotto
nazionale lordo vendibile.
Il tema della filiera e dell'integrazione delle sue fasi e' uno
degli aspetti piu' interessanti per la valorizzazione della qualita'
della produzione nazionale del settore ittico.
Al fine di aumentare la quota di produzioni di qualita' sul
prodotto nazionale lordo vendibile, saranno adottate misure di
sostegno per le produzioni a minor impatto ambientale, ivi compreso
l'utilizzo in acquacoltura di novellame di allevamento di specie
innovative, nell'ottica di accrescere la diversificazione
dell'offerta.
Per la valorizzazione del sistema della produzione ittica
nazionale possono altresi' prevedersi misure di sostegno alle imprese
che adottano procedure di lavorazioni garantite, certificazioni di
qualita' e tracciabilita', ivi compresi i sistemi di controllo dei
metodi di produzione e di autocontrollo dei punti critici della
filiera (HACCP).
L'efficacia di tali azioni sara', quindi, rafforzata con
l'implementazione della disciplina di certificazione di qualita' e
delle regole di etichettatura che potranno essere coadiuvate anche
attraverso azioni di incentivazione degli accordi volontari di
filiera. Cio' in quanto la puntuale attenzione verso l'efficacia
delle regole di etichettatura e tracciabilita' e' garanzia non solo
della tutela dei consumatori, ma anche del produttore stesso che vede
il suo prodotto qualificato in relazione ai principi di sicurezza
alimentare ed ambientale nonche' riconoscibile sui mercati.
In questo scenario sara' dato impulso alla ricerca scientifica
applicata alla pesca e all'acquacoltura per rendere maggiormente
competitive le produzioni nazionali, in particolare con riferimento
ai processi di diversificazione e all'individuazione di metodologie
per il miglioramento della sicurezza alimentare e l'elevazione degli
standard di qualita'.
La ricerca scientifica dovra' costituire, pertanto, un valore
indiscusso per il Paese che, in quanto tale, e' da considerarsi un
elemento vitale per l'indipendenza e la ricchezza della nazione. La
ricerca scientifica e' destinata a divenire sempre piu' un servizio
per le finalita' di interesse generale che la programmazione pubblica
e' tenuta a garantire in favore dei consumatori.
3. Gestione e tutela delle risorse ittiche e della biodiversita'.
Ai fini della protezione delle risorse acquatiche e dello
sviluppo sostenibile del settore, appare necessario, in relazione
agli esiti della delega al Governo di cui alla legge n. 38/2003, la
creazione dei meccanismi di concerto tra l'amministrazione centrale e
le regioni in modo da dare risposte coordinate a tutela della
prevalenza degli interessi pubblici da perseguire congiuntamente.
In tale contesto dovra' assicurarsi un progressivo
coinvolgimento, ai fini della tutela e gestione delle risorse
ittiche, degli operatori di settore strutturati in consorzi,
organizzazioni dei produttori ed altre forme cooperative e
associative, sull'esempio di quanto realizzato per il comparto dei
molluschi bivalvi e del tonno rosso.
In applicazione della normativa comunitaria che stabilisce misure
tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nel
Mediterraneo e misure di accompagnamento a carattere sociale per i
pescatori, si prevede di predisporre, anche per il 2004, il piano di
protezione delle risorse acquatiche nel quale individuare i periodi
di interruzione temporanea dell'attivita' di pesca ed altre misure di
tutela dell'ecosistema marino e della biodiversita'. Tali azioni,
nonche' quelle legate al monitoraggio e all'eventuale estensione
delle aree di tutela biologica, richiedono il supporto della ricerca,
per prevederne gli effetti, misurarne l'efficacia, introdurre
elementi di flessibilita' gestionale, secondo percorsi scientifici
oggettivi.
Saranno potenziate le attivita' di comunicazione istituzionale
dedicate al sostegno dell'immagine dell'intero comparto ittico
nazionale, anche in considerazione della problematica determinata dal
rapporto pesca/ambiente. Essa avra' come obiettivi: la valorizzazione
del prodotto fresco, soprattutto di specie meno conosciute;
l'orientamento del consumatore verso la scelta responsabile e di
qualita'; l'informazione sulle specie interdette alla pesca e al
consumo (datteri, novellame, ecc.) e sui prodotti di acquacoltura; lo
svolgimento di azioni specifiche a supporto di progetti speciali di
carattere socioistituzionale.
4. Valorizzazione e tutela degli interessi della pesca nazionale
e dell'acquacoltura in sede comunitaria e internazionale.
In tale contesto, obiettivo prioritario e' rappresentato dal
rafforzamento del sistema delle rappresentanze. Il ruolo della
cooperazione e dell'associazionismo dovra' divenire piu' ampio e
qualificato, in raccordo con i progetti di riforma che mirano a
semplificare l'assetto giuridico-istituzionale a beneficio degli
operatori di settore. La cooperazione e l'associazionismo, per
l'esperienza acquisita in questi ultimi anni anche attraverso le
competenze attribuitegli ex lege n. 41/1982, hanno acquisito una
strutturazione idonea a svolgere i ruoli sempre piu' attivi e
qualificanti previsti anche dagli orientamenti comunitari. Lo
svolgimento di attivita' di patronato, formazione ed assistenza sono
gia' patrimonio acquisito negli anni di programmazione pluriennale
del Ministero delle politiche agricole e forestali e, percio', potra'
essere favorita anche la costituzione di centri di assistenza alla
pesca, con compiti anche di carattere fiscale, riflettendo in tal
modo modelli di gestione e di sviluppo partecipato. Cio' in armonia
col piu' ampio scenario europeo, dove la cooperazione e
l'associazionismo usufruiscono di deleghe anche di carattere
amministrativo e creditizio e cioe' oltre le funzioni svolte per la
gestione delle risorse e delle quote di pesca.
Rimane confermata, in corrispondenza del piu' ampio quadro di
trasferimento di funzioni verso gli enti e le associazioni di
categoria, l'azione dell'amministrazione volta al controllo e
monitoraggio delle attivita' svolte dagli stessi tramite il
funzionamento degli appositi nuclei gia' previsti dal VI piano
triennale. I relativi oneri sono posti a carico dei medesimi enti e
associazioni di categoria.
Si potra', in tal modo, anche soddisfare la crescente domanda di
assistenza tecnica espressa dalle imprese in relazione alla
necessita' di un'interfaccia con l'amministrazione nel contesto
complesso di governance multilivello. A tal fine si favorira'
l'assunzione di tale ruolo anche per la creazione di una rete fra le
unita' di ricerca cooperativa e per l'internazionalizzazione della
valenza associativa atta a garantire la rappresentanza degli
operatori presso agli organi di consultazione e gestione
internazionali (RAC, CGPM, ICCAT ecc.).
Anche la ricerca nazionale applicata alla pesca e
all'acquacoltura e' sempre piu' chiamata a sostenere il settore nel
confronto con un sistema europeo ed internazionale agguerrito,
evoluto e fortemente strutturato, e non solo fungere da supporto alle
scelte gestionali e di indirizzo della pubblica amministrazione. Una
piu' efficace azione di sostegno gestionale potra' avere effetti
positivi non solo a livello nazionale, ma anche nel piu' complesso
quadro della politica comune della pesca.
Con riferimento alle risorse alieutiche, l'impegno messo in campo
con le azioni di monitoraggio (e.g. reg. CE n. 1543/00 e 1639/01)
dovra' essere supportato da programmi di ricerca metodologica ed
applicata, per rendere tali azioni proficue ed inquadrate negli
scenari di valutazione e gestione europei ed internazionali.
Altrettanto dicasi per il confronto che la pubblica amministrazione e
le associazioni del settore devono sostenere in merito al piano
d'azione Mediterraneo. Un impulso alla ricerca metodologica e
tecnologica e' auspicabile a questo riguardo, in un quadro di
coordinamento di programmi di ricerca che, partendo dai risultati
finora conseguiti, prefigurino nuovi scenari e campi di applicazione.
Per il conseguimento delle finalita' suindicate, sono ripartite
le risorse finanziarie allo scopo previste dalla legge n. 350/2003
(art. 4, commi 29 e 30 - tabelle C e F ) come riportato nella
allegata tabella.
Il Ministero delle politiche agricole e forestali, previa intesa
con gli assessori regionali da raggiungersi entro trenta giorni dalla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del
decreto del Ministro di approvazione del presente piano, potra'
disporre la gestione decentrata delle risorse finanziarie afferenti
le seguenti voci: «legge n. 72/1992», «imprenditore ittico
(decreto
legislativo n. 226/2001)» e «Fondo centrale per il credito
peschereccio» (indicato in tabella come «Fondo centrale»).
Allegato
PIANO NAZIONALE DELLA PESCA E DELL'ACQUACOLTURA PER L'ANNO 2004
TABELLA C (EURO 30.358.000)
Contributi per incentivi alle associazioni 11.000.000
Contributi per osservatorio del lavoro 1.160.000
Interventi sul sistema statistico 1.700.000
Fondo di solidarieta' 4.000.000
Studio di mercato (ISMEA) 1.700.000
Imprenditore ittico (decreto legislativo n. 226/2001) 3.926.000
Spese funzionamento (missioni, organi colleggiali ecc.) 372.000
----------
23.858.000
Piano protezione 2004 5.000.000
Sistemi localizzazione satellitare 1.500.000
----------
30.358.000
TABELLA F (EURO 10.329.000)
Fondo centrale 1.000.000
Campagne educazione alimentare 2.000.000
Ricerca applicata alla pesca e acquacoltura 5.000.000
Contributi per iniziative associazionismo 1.500.000
Iniziative a sostegno attivita' ittica 829.000
----------
10.329.000
La ripartizione tiene conto della copertura finanziaria di cui
all'art. 3, commi 1 e 3 del decreto-legge 27 gennaio 2004, n. 16,
convertito in legge 27 marzo 2004, n. 77, per un importo di euro
6.500.000.
Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di
ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale
cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato