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Gazzetta Ufficiale N. 151 del 30 Giugno 2004

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI - CIRCOLARE 24 giugno 2004, n.25 Agenzie per il lavoro.

Alle direzioni regionali del lavoro
Alle direzioni provinciali del lavoro
Alla Regione siciliana Assessorato
lavoro Ufficio regionale del lavoro
Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano
Assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento
Assessorato lavoro
All'INPS - Direzione generale
All'INAIL - Direzione generale
Alla direzione generale AA. GG.R.U.A.I.
- Divisione VII

Al SECIN

In attuazione degli articoli 4, 5 e 6 del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276,
il decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali del 23 dicembre 2003 pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana del 3 marzo 2004, ha istituito
l'Albo informatico delle agenzie per il lavoro, definendo
l'articolazione e la tenuta dell'Albo; ha inoltre definito le
procedure di iscrizione all'Albo e di autorizzazione allo svolgimento
delle attivita' di somministrazione, intermediazione, ricerca e
selezione del personale e supporto alla ricollocazione professionale;
ha stabilito altresi' le disposizioni di raccordo fra la normativa
previgente e la normativa vigente; ha precisato infine i regimi
particolari di autorizzazione.
In attuazione dell'art. 5, comma 1, lettera c), del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, il decreto del Ministro del
lavoro e delle politiche sociali del 5 maggio 2004, in attesa di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ha
specificato i requisiti, di cui devono essere in possesso le agenzie,
della disponibilita' di uffici in locali idonei allo specifico uso e
di adeguate competenze professionali.
1. Richiesta di iscrizione all'Albo e di autorizzazione.
Con riferimento all'art. 5, comma 2, del decreto ministeriale
23 dicembre 2003, si evidenzia la necessita' della redazione di un
«documento analitico» sottoscritto dal rappresentante legale
dell'Agenzia attestante che l'Agenzia e' dotata di una organizzazione
tecnico-professionale idonea allo svolgimento della attivita' per la
quale ha richiesto l'autorizzazione nonche' la conformita' alla
normativa in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro. In
tale documento dovra' essere descritto il modello organizzativo della
agenzia, con la specificazione delle unita' organizzative presenti
sul territorio («unita' organizzative, dislocate territorialmente» ex
art. 5, comma 2, decreto ministeriale 23 dicembre 2003),
dell'organico, cioe' del personale dell'agenzia; della disponibilita'
dei locali e delle attrezzature richieste dall'art. 2, comma 1, del
decreto ministeriale 5 maggio 2004.

2. L'oggetto sociale delle agenzie per il lavoro.

2.1. Oggetto sociale.

Le attivita' di somministrazione di lavoro, intermediazione,
ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione (di
cui all'art. 2, comma 1, lettere a), b), c), d), decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276) non costituiscono oggetto sociale
esclusivo della agenzia autorizzata alla specifica attivita', a
differenza di quanto accadeva nella normativa previgente.
Da un lato, e' la stessa normativa che dispone ex lege la
possibilita' per le agenzie di svolgere diverse tipologie di
attivita', autorizzando automaticamente le agenzie di
somministrazione di tipo generalista a svolgere l'attivita' di
intermediazione, ricerca e selezione del personale e ricollocazione
professionale e le agenzie di intermediazione a svolgere l'attivita'
di ricerca e selezione del personale e di ricollocazione
professionale (art. 4, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276).
In ogni caso, questo non significa che tali agenzie siano obbligate
a svolgere anche le attivita' per le quali sono automaticamente
autorizzate, esse sono semplicemente legittimate a svolgerle.
D'altro lato, l'eliminazione dell'oggetto sociale esclusivo,
consente alle agenzie di affiancare alle attivita' autorizzate altre
tipologie di attivita', anche non soggette ad autorizzazione (es.
esecuzioni di lavori in appalto di servizi parallelamente alla
somministrazione di lavoro).
2.2. L'indicazione dell'oggetto sociale.

Per le agenzie di ricerca e selezione del personale e di
ricollocazione professionale si richiede che l'attivita' autorizzata
sia semplicemente indicata all'interno dello statuto come oggetto
sociale della agenzia, senza necessita' di prevalenza
(rispettivamente art. 5, comma 5, lettera b) e art. 5, comma 6,
lettera b) del decreto legisltivo 10 settembre 2003, n. 276).
Per quanto riguarda le agenzie di somministrazione di tipo
generalista e per le agenzie di intermediazione, e' prescritta,
rispettivamente, dall'art. 5, comma 2, lettera f) e comma 4, lettera
c), l'indicazione nello statuto della societa' della attivita' per la
quale e' richiesta l'autorizzazione come dell'oggetto sociale
prevalente, anche se non esclusivo, prevedendo quindi che detta
attivita' sia l'attivita' predominante per l'agenzia.
In riferimento alle agenzie di somministrazione di tipo
specialista, non essendo prevista l'indicazione nello statuto della
attivita' svolta, ne' come oggetto sociale prevalente ne' come
oggetto sociale esclusivo, significa che tale attivita' non deve
essere l'attivita' prevalente per queste agenzie e che puo' essere
associata ad altre tipologie di attivita'.
In relazione alle agenzie di tipo specialista, va inoltre precisato
che, ove le stesse richiedano piu' autorizzazioni per l'esercizio di
distinte attivita' di cui all'art. 20, comma 3, lettere da a) ad h),
devono possedere i requisiti obbligatori di legge previsti per ogni
singola richiesta di autorizzazione.
2.3. La prevalenza dell'oggetto sociale.
Posto che il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
stabilisce come requisiti per le agenzie di somministrazione di
lavoro e di intermediazione l'indicazione nel loro statuto
rispettivamente della attivita' di somministrazione di tipo
generalista e di intermediazione come oggetto sociale prevalente
(vedi supra 2.1.) il decreto ministeriale 23 dicembre 2003, all'art.
6, comma 3, stabilisce le modalita' di verifica della prevalenza
dell'oggetto sociale, definendo un criterio strettamente
quantitativo.
Trattandosi della verifica della prevalenza dell'oggetto sociale in
riferimento alle attivita' svolte dalle agenzie, la procedura potra'
essere effettuata soltanto a consuntivo. Il decreto ha stabilito che
tale verifica debba avvenire decorso il primo biennio, cioe' al
momento della verifica della sussistenza dei requisiti per il
rilascio dell'autorizzazione a tempo indeterminato e,
successivamente, di biennio in biennio.

Per quanto concerne il calcolo della prevalenza dell'oggetto
sociale, e' stabilito che l'attivita' autorizzata deve riguardare il
50,1 per cento della attivita' della agenzia, calcolata in base alla
contabilita' analitica di ciascuna unita' operativa.
Si premette innanzitutto che per tale finalita', l'art. 5, comma 1,
lettera e), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
stabilisce che i soggetti polifunzionali (cioe' soggetti che svolgono
diverse attivita' oggetto di autorizzazione oppure una o piu'
attivita' oggetto di autorizzazione e attivita' di altra natura, non
oggetto di autorizzazione) debbano avere diverse divisioni operative,
corrispondenti alle diverse attivita' (autorizzate e non soggette ad
autorizzazione) svolte dall'agenzia, per ognuna della quali deve
esistere una contabilita' analitica, nel senso che per ogni
divisione/attivita' deve poter essere predisposto un prospetto
contabile che consenta di evidenziarne il fatturato relativo. L'art.
6, comma 4, del decreto ministeriale 23 dicembre 2003 specifica che,
per la verifica della prevalenza, occorre fare riferimento ai dati di
contabilita' analitica desumibili da ogni unita' operativa.
L'unita' operativa deve essere interpretata come evidenziazione
contabile delle diverse attivita' (per esempio somministrazione e
intermediazione) a livello di filiale, mentre la divisione operativa
come evidenziazione contabile delle attivita' a livello aggregato,
cioe' di agenzia.
Questo significa che il punto di partenza per la verifica della
prevalenza dell'oggetto sociale e' rappresentato dai dati contabili
di ciascuna attivita' all'interno di ogni filiale, la cui sommatoria
costituisce la contabilita' analitica per ciascuna divisione
operativa.
Ai fini del controllo di prevalenza, cio' che rileva e' il
risultato contabile a livello aggregato e non di filiale, nel senso
che, se l'attivita' che costituisce l'oggetto sociale deve
necessariamente prevalere solo in riferimento a livello aggregato e
quindi di agenzia, e' invece ammissibile la prevalenza di un'altra
attivita' a livello di filiale.
Si specifica quindi che la verifica dell'oggetto sociale deve
essere effettuata con riferimento alla agenzia nel suo complesso e
quindi il calcolo deve consistere nel confronto fra l'entita' del
fatturato della attivita/divisione (quale sommatoria del fatturato di
ogni singola unita' operativa) che costituisce l'oggetto sociale
prevalente con quello delle altre attivita/divisioni e tale rapporto
deve essere superiore a 50,1.
3. Saltuarieta' dell'attivita' autorizzata.
L'art. 6, comma 5, del decreto ministeriale 23 dicembre 2003
stabilisce il rifiuto della concessione della autorizzazione a tempo
indeterminato per le agenzie in possesso di autorizzazione
provvisoria, ma che non abbiano svolto l'attivita' per la quale erano
state autorizzate oppure l'abbiano svolta in modo saltuario o
intermittente.
Per svolgimento saltuario e intermittente deve intendersi
l'esercizio della attivita' in maniera solamente occasionale e non
abituale da parte del soggetto autorizzato, realizzata dunque per
mezzo di atti singoli o, se anche non continuativi, comunque non
caratterizzati da costante ripetitivita' (come nel caso di attivita'
di carattere stagionale) e sistematicita'.
Nella identificazione della esistenza di tali requisiti, indici
rilevanti potranno essere desunti dalla presenza di una idonea
organizzazione e struttura imprenditoriale a supporto dello
svolgimento della attivita' realizzata. Tale elemento, tuttavia, se
puo' ritenersi presupposto necessario, gia' in ottemperanza dei
requisiti minimi per la sola presentazione della richiesta di
autorizzazione di cui agli articoli 4 e seguenti del decreto
legislativo n. 276/2003, non rappresenta pero' circostanza
sufficiente per escludere l'esercizio solo saltuario o intermittente
della attivita' autorizzata, ed il conseguente rifiuto alla
concessione della autorizzazione: presupposto altrettanto necessario
e' dunque l'effettivo, abituale e sistematico svolgimento di tale
attivita'.
4. Sospensione e revoca.
Con riferimento all'art. 7 del decreto ministeriale 23 dicembre
2003, si evidenzia che, qualora vengano riscontrate dalla Direzione
generale per l'orientamento, la formazione e l'impiego delle
irregolarita' da parte soggetti autorizzati circa gli adempimenti
previsti dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dalla
relativa regolamentazione attuativa e dalle norme ordinarie sul
collocamento, nonche' relativi alla regolare contribuzione ai fondi
per la formazione e l'integrazione del reddito, al regolare
versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e al rispetto
degli obblighi previsti dal CCNL delle imprese di somministrazione di
lavoro applicabile, la Direzione medesima informa il soggetto
autorizzato delle irregolarita' riscontrate e assegna un termine non
inferiore a trenta giorni, in cui il soggetto dovra' sanare le
irregolarita' o fornire chiarimenti circa la situazione presunta
irregolare rilevata dalla Direzione.
Ferma restando la possibilita' per la Direzione di provvedere
d'urgenza nei casi di cui all'art. 7 della legge 7 agosto 1990, n.
241, alla scadenza di tale termine, se il soggetto autorizzato non ha
provveduto a sanare o a fornire chiarimenti la Direzione sospende
l'autorizzazione, dando comunicazione al soggetto titolare della
stessa. Nel periodo di sospensione dell'autorizzazione, il soggetto
sospeso non potra' svolgere l'attivita' oggetto dell'autorizzazione.
In particolare, le agenzie di somministrazione continueranno la
gestione dei contratti in essere, senza la possibilita' di concludere
nuovi contratti di lavoro e nuovi contratti di somministrazione di
lavoro.
Alla scadenza del termine non inferiore ai trenta giorni, stante la
sospensione della autorizzazione, decorre un nuovo termine di
sessanta giorni, scaduto il quale, se le irregolarita' non sono state
ancora sanate o i chiarimenti non risultano sufficienti, la Direzione
provvede alla cancellazione dall'Albo del soggetto precedentemente
autorizzato e revoca l'autorizzazione.

5. Il divieto di transazione commerciale.

L'art. 10 del decreto ministeriale 23 dicembre 2003 specifica il
divieto di transazione commerciale della autorizzazione, come sancito
dall'art. 4, comma 7, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276. In particolare viene stabilita l'impossibilita' del
trasferimento o della concessione della autorizzazione a soggetti
terzi, anche a titolo non oneroso e il divieto di ricorso a contratti
commerciali per cedere a terzi anche parte dell'attivita' oggetto
della autorizzazione, compresa l'attivita' di commercializzazione.
Si specifica di conseguenza che e' vietata l'esternalizzazione,
cioe' l'attribuzione a terzi, dello svolgimento di attivita' oggetto
di autorizzazione, e quindi anche della attivita' di ricerca e
selezione dei candidati, della gestione delle banche dati, della
stipulazione e del procacciamento di contratti. Tutte le attivita'
oggetto di autorizzazione devono essere svolte direttamente dai
soggetti autorizzati, attraverso le proprie strutture e il proprio
personale dipendente vedi infra 6.).
La violazione di tale divieto in quanto violazione degli
adempimenti previsti dal decreto legislativo comporta ai sensi
dell'art. 7 del decreto ministeriale 23 dicembre 2003 la sospensione
e/o la revoca dell'autorizzazione ai sensi dell'articolo stesso.
5.1. Divieto di transazione e regimi particolari di autorizzazione.
L'art. 12, comma 1, del decreto ministeriale 23 dicembre 2003
specifica che l'autorizzazione concessa ope legis alle universita' o
alle fondazione universitarie di cui all'art. 6, comma 1, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e' destinata alla singola
universita' o fondazione e non puo' essere ceduta o concessa in
nessuna forma, neanche a un consorzio di universita' o fondazioni, in
quanto la gestione associata della attivita' consiste comunque in una
cessione dell'autorizzazione. Questo significa che alle universita' e
alle fondazioni, come previsto in generale dal divieto di
transazione, e' fatto divieto di appaltare a terzi, anche se consorzi
di universita', ogni attivita' oggetto di autorizzazione.
Conseguentemente non puo' essere esternalizzata neppure l'attivita'
di gestione di banche dati e dei curricula degli studenti, in quanto
queste attivita' rientrano appieno nell'attivita' di intermediazione,
come dalla definizione di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
Quanto ora affermato vale anche per i soggetti autorizzabili ai
sensi dell'art. 6, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, cioe' per i comuni, le camere di commercio e gli
istituti di scuola secondaria di secondo grado. Anche a questi
soggetti e' vietata la gestione associata mediante consorzio
dell'attivita' oggetto dell'autorizzazione, ai sensi dell'art. 12,
comma 2, del decreto ministeriale 23 dicembre 2003, in quanto
configurerebbe sempre una cessione dell'autorizzazione.
6. Competenze professionali.
6.1. Il personale delle agenzie per il lavoro.
Per quanto riguarda il personale delle agenzie per il lavoro, si
specifica che tale personale deve essere costituito da lavoratori
dipendenti ovvero da lavoratori soci della cooperativa di produzione
e lavoro, nel caso in cui l'agenzia abbia questa forma societaria.
Per quanto riguarda i requisiti minimi della struttura
organizzativa, si premette che le agenzie di somministrazione di
lavoro e di intermediazione devono essere presenti in almeno 4
regioni (rispettivamente ai sensi dell'art. 5, comma 2, lettera b) e
comma 4, lettera b) del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276), con almeno una unita' organizzativa, cioe' una filiale oppure
con la sede principale, che quindi assolve al requisito della
presenza in una regione.
Ferma restando la presenza di una unita' organizzativa per regione,
essa dovra' essere dotata di due unita' di «personale qualificato»
(vedi infra), ai sensi dell'art. 1, comma 1, lettera a), numero 2 del
decreto ministeriale 5 maggio 2004, mentre dovranno essere presenti
quattro unita' nella sede principale (art. 1, comma 1, lettera a),
numero 1 del decreto ministeriale 5 maggio 2004).
Si precisa inoltre che due dipendenti qualificati dovranno comunque
essere presenti in ciascuna unita' organizzativa.
Per le agenzie di ricerca e selezione del personale e di
ricollocazione professionale di cui all'art. 1, comma 1, lettera b)
del decreto ministeriale 5 maggio 2004, oltre alle due unita' di
personale qualificato nella sede centrale, e' richiesta una unita' di
personale qualificato per «ogni» unita' organizzativa dislocata sul
territorio, stante comunque che per queste agenzie per il lavoro non
esiste nessun obbligo di diffusione sul territorio.
E' ammissibile che i requisiti di professionalita' per la sede
principale siano posseduti dall'amministratore delegato della
societa' e/o dai consiglieri della societa', nel caso ricoprano
incarichi operativi, cioe' siano direttamente attivi all'interno
della societa'.
In riferimento al decreto ministeriale 5 maggio 2004, per
«personale qualificato» si intende il personale dotato delle
competenze professionali di cui all'art. 1, comma 2, del decreto
ministeriale 5 maggio 2004. In tale contesto, si specifica che il
termine «funzionario» indica un impiegato esercente funzioni
direttive e di responsabilita'.
6.2. Il personale dei soggetti autorizzati secondo il regime
particolare di autorizzazione.
Il decreto ministeriale 5 maggio 2004 e' stato emanato in
applicazione di quanto previsto dall'art. 5, comma 1, lettera c),
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, per precisare le
disposizioni relative ai requisiti dei locali idonei e delle
competenze professionali degli operatori. Tali requisiti non sono
richiesti soltanto alle agenzie per il lavoro, ma anche ai soggetti
ex art. 6, commi 2, 3 e 4, dello stesso decreto legislativo, che
beneficiano di un regime agevolato di autorizzazione.

Per quanto premesso, il decreto ministeriale 5 maggio 2004 deve
essere applicato, come di seguito precisato, anche ai soggetti di cui
all'art. 6, commi 2, 3 e 4 del decreto legislativo 10 settembre 2003,
n. 276.
Per quanto riguarda le competenze professionali del personale
qualificato addetto all'attivita' di intermediazione, devono essere
richieste le stesse previste per le agenzie per il lavoro, di cui al
decreto ministeriale 5 maggio 2004.
Si precisa che tutti i soggetti di cui all'art. 6, comma 2 e 3 del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono considerati come
una sede principale di una agenzia per il lavoro e quindi devono
disporre di almeno quattro unita' di personale dipendente qualificato
addetto alle attivita' autorizzate.
Nel caso i soggetti di cui all'art. 6, comma 3 siano autorizzati a
livello nazionale e siano diffusi territorialmente con uffici che
svolgono l'attivita' autorizzata, comparabili quindi alle unita'
organizzative delle agenzie per il lavoro, devono soddisfare il
requisito di cui all'art. 1, comma 1, lettera a), punto 2, come
specificato sopra nel paragrafo 6.1., cioe' devono esistere due
unita' di personale qualificato per ogni regione in cui il soggetto
autorizzato e' presente e svolge l'attivita' autorizzata (in questo
caso l'intermediazione ed eventualmente ricerca e selezione e
ricollocazione professionale.
Per quanto riguarda la fondazione dei consulenti del lavoro, si
specifica che come una sede principale dovra' essere dotata di 4
unita' di personale qualificato, mentre i singoli consulenti del
lavoro, delegati dalla Fondazione ai sensi dell'art. 13 del decreto
ministeriale 23 dicembre 2003, devono soddisfare i requisiti indicati
al medesimo art. 13.

7. Locali.

L'art. 2 del decreto ministeriale 5 maggio 2004 definisce le
caratteristiche dei locali destinati dai soggetti autorizzati allo
svolgimento dell'attivita' oggetto dell'autorizzazione.
In particolare, in riferimento all'art. 2, comma 3, del decreto
ministeriale 5 maggio 2004, il termine «sportello» indica quelle
unita' organizzative che nello svolgimento dell'attivita' autorizzata
accolgono direttamente e offrono un servizio ai clienti.
Nel caso gli sportelli esistenti delle agenzie per il lavoro
necessitassero un adeguamento per garantire l'accessibilita' dei
locali ai disabili, per il tempo strettamente necessario e purche'
siano stati avviati i lavori, le agenzie assicurano in ogni caso
l'accesso al servizio da parte dei disabili, indipendentemente dal
fatto che si verifichi fisicamente all'interno dei locali
dell'agenzia.
Quanto previsto dall'art. 2 del decreto ministeriale 5 maggio 2004
si applica anche ai soggetti di cui all'art. 6, commi 2, 3 e 4.
8. Pubblicita' e trasparenza.
In riferimento all'art. 3, comma 1, del decreto ministeriale
5 maggio 2004, si specifica che deve essere esposto l'organigramma
delle «funzioni aziendali» presenti all'interno dell'unita'
organizzativa con l'indicazione delle competenze professionali
relative alla specifica funzione. In particolare, deve poter essere
individuabile all'interno della filiale il responsabile della filiale
stessa.
L'art. 3, comma 2, del decreto ministeriale 5 maggio 2004,
stabilisce la comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche
sociali e alle regioni e province autonome dell'organigramma
aziendale delle unita' organizzative, delle funzioni aziendali, e dei
curricula delle persone che ricoprono quelle funzioni.
9. Disciplina transitoria: dal lavoro temporaneo alla
somministrazione di lavoro.
Se l'art. 85, comma 1, lettera f) del decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276, ha sancito l'abrogazione degli articoli da
1 ad 11 della legge 24 giugno 1997, n. 196, l'art. 86, comma 6, del
d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, ha previsto la loro ultrattivita' e
quella della normativa previgente, fino alla entrata in vigore di un
decreto ministeriale che definisse una disciplina transitoria e di
raccordo.
Tale disciplina transitoria e di raccordo e' contenuta nel decreto
ministeriale 23 dicembre 2003, in particolare all'art. 11, la cui
entrata in vigore ha sancito la definitiva abrogazione degli
articoli da 1 ad 11 della legge 24 giugno 1997, n. 196, in quanto il
decreto ministeriale in questione nulla prevede circa un possibile
protrarsi della ultrattivita' della normativa previdente, fatto salvo
quanto specificato all'ultimo periodo del presente paragrafo.
L'art. 11 del decreto ministeriale 23 dicembre 2003 stabilisce che,
a seguito della presentazione della richiesta di autorizzazione alla
somministrazione di lavoro, e quindi a decorrere da tale momento, le
societa' di fornitura di lavoro temporaneo gia' autorizzate
provvisoriamente o in via definitiva sulla base della normativa
previgente potranno procedere alla somministrazione di lavoro, sia a
termine sia a tempo indeterminato, ai sensi degli articoli 20 e
seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
La somministrazione di lavoro a tempo determinato potra' avvenire
nel rispetto delle causali previste dall'art. 20, comma 4, del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 («esigenze di carattere
tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili
all'ordinaria attivita' dell'utilizzatore») oppure per esigenze
temporanee nei casi previsti dalle clausole dei contratti collettivi
nazionali di lavoro stipulati ai sensi dell'art. 1, comma 2, lettera
a), della legge 24 giugno 1997, n. 196, come previsto dall'art. 86,
comma 3 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Tali casi
di ricorso alla somministrazione di lavoro si aggiungono a quelle
previste dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e avranno
efficacia fino alla scadenza dei relativi contratti collettivi
nazionali di lavoro.
La somministrazione a tempo indeterminato avverra' nei casi
tassativamente previsti dall'art. 20, comma 3, lettere da a) a h).
Considerato che l'attivita' di somministrazione di lavoro puo'
essere intrapresa soltanto a seguito della presentazione della
richiesta di autorizzazione ai sensi della nuova normativa, nel
periodo intercorrente tra l'entrata in vigore del decreto
ministeriale 23 dicembre 2003 e la presentazione della richiesta per
l'autorizzazione alla somministrazione, le societa' di lavoro
temporaneo autorizzate secondo la normativa previgente potranno
stipulare contratti di fornitura di lavoro temporaneo e contratti per
prestazioni di lavoro temporaneo o prorogare quelli esistenti, fino
al momento della presentazione della richiesta per l'autorizzazione
alla somministrazione e comunque non oltre sessanta giorni dalla
entrata in vigore del decreto ministeriale 23 dicembre 2003, momento
in cui le precedenti autorizzazioni sono revocate di diritto, ai
sensi dell'art. 15, comma 2, del decreto ministeriale 23 dicembre
2003.

10. L'efficacia delle clausole dei contratti collettivi nazionali di
lavoro stipulate ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196.
Per quanto riguarda la clausole dei contratti collettivi nazionali
di lavoro stipulati ai sensi dell'art. 1, comma 2, lettera a), della
legge 24 giugno 1997, n. 196, come previsto dall'art. 86, comma 3,
del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e come sopra gia'
affermato, avranno efficacia fino alla scadenza dei relativi
contratti collettivi nazionali di lavoro.
E' invece venuta meno l'efficacia delle clausole contrattuali che
escludevano il ricorso alla fornitura di lavoro temporaneo per
determinate mansioni, cosi' come quelle che prevedevano
contingentamenti quantitativi alla stipulazione di contratti ai sensi
della legge 24 giugno 1997, n. 196.
I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati
comparativamente piu' rappresentativi potranno, ai sensi dell'art.
20, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
prevedere dei limiti quantitativi nell'utilizzazione della
somministrazione a tempo determinato.

Roma, 24 giugno 2004
Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Maroni

 


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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