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Gazzetta Ufficiale N. 45 del 24 Febbraio 2004

 

DECRETO LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n.41

Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76, 87, 117 e 118 della Costituzione;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, recante
istituzione del Ministero per i beni e le attivita' culturali, a
norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive
modifiche e integrazioni;
Visto il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, recante
testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni
culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre
1997, n. 352;
Visto l'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 29 settembre 2003;
Acquisito il parere della Conferenza unificata, istituita ai
sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 16 gennaio 2004;
Sulla proposta del Ministro per i beni e le attivita' culturali,
di concerto con il Ministro per gli affari regionali;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
1. E' approvato l'unito codice dei beni culturali e del
paesaggio, composto di 184 articoli e dell'allegato A, vistato dal
Ministro proponente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara'
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 22 gennaio 2004
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Urbani, Ministro per i beni e le
attivita' culturali
La Loggia, Ministro per gli affari
regionali
Visto, il Guardasigilli: Castelli

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia ai sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge alle quali e' operato
il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).
Note alle premesse:
- Gli articoli 76, 87, 117 e 118 della Costituzione
della Repubblica italiana, pubblicata nell'Edizione
straordinaria della Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana n. 298 del 27 dicembre 1947, come modificata dalla
legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001,
dispongono:
«Art. 76. - L'esercizio della funzione legislativa non
puo' essere delegato al Governo se non con determinazione
di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.
Art. 87. - Il Presidente della Repubblica e' il capo
dello Stato e rappresenta l'unita' nazionale.
Puo' inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la
prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di
legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla
Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari
dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici,
ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra,
l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio
supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo
stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Puo' concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Art. 117. - La potesta' legislativa e' esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche' dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, provinice e citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrar io a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le provinice autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta' regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.
Art. 118. - Le funzioni amministrative sono attribuite
ai comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario,
siano conferite a provinice, citta' metropolitane, regioni
e Stato, sulla base dei principi di sussidiarieta',
differenziazione ed adeguatezza.
I comuni, le province e le citta' metropolitane sono
titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle
conferite con legge statale o regionale, secondo le
rispettive competenze.
La legge statale disciplina forme di coordinamento fra
Stato e regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h)
del secondo comma dell'art. 117, e disciplina inoltre forme
di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei
beni culturali.
Stato, regioni, citta' metropolitane, province e comuni
favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e
associati, per lo svolgimento di attivita' di interesse
generale, sulla base del principio di sussidiarieta».
- L'art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
la «Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 214
del 12 settembre 1988, dispone:
«Art. 14 (Decreti legislativi). - 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di «decreto legislativo» e
con l'indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei Ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e'
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita' di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo' esercitarla mediante piu' atti
successivi per uno o piu' degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell'organizzazione dell'esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l'esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e'
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e' espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni».
- Il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368,
recante: «Istituzione del Ministero per i beni e le
attivita' culturali, a norma dell'art. 11 della legge
15 marzo 1997, n. 59», e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 250 del 26 ottobre 1998.
- Il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
recante «testo unico delle disposizioni legislative in
materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'art. 1
della legge 8 ottobre 1997, n. 352», e' pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 302 del
27 dicembre 1999.
- L'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, recante:
«Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonche' di
enti pubblici», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 158
dell'8 luglio 2002, come modificato dall'art. 1-bis del
decreto legge 18 febbraio 2003, n. 24, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2003 e convertito,
con modificazioni, nella legge 17 aprile 2003, n. 82,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 19 aprile
2003, dispone:
«Art. 10 (Delega per il riassetto e la codificazione in
materia di beni culturali e ambientali, spettacolo, sport,
proprieta' letteraria e diritto d'autore). - 1. Ferma
restando la delega di cui all'art. 1, per quanto concerne
il Ministero per i beni e le attivita' culturali il Governo
e' delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
legislativi per il riassetto e, limitatamente alla lettera
a), la codificazione delle disposizioni legislative in
materia di:
a) beni culturali e ambientali;
b) cinematografia;
c) teatro, musica, danza e altre forme di spettacolo
dal vivo;
d) sport;
e) proprieta' letteraria e diritto d'autore.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1, senza
determinare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello
Stato, si attengono ai seguenti principi e criteri
direttivi:
a) adeguamento agli articoli 117 e 118 della
Costituzione;
b) adeguamento alla normativa comunitaria e agli
accordi internazionali;
c) miglioramento dell'efficacia degli interventi
concernenti i beni e le attivita' culturali, anche allo
scopo di conseguire l'ottimizzazione delle risorse
assegnate e l'incremento delle entrate; chiara indicazione
delle politiche pubbliche di settore, anche ai fini di una
significativa e trasparente impostazione del bilancio;
snellimento e abbreviazione dei procedimenti; adeguamento
delle procedure alle nuove tecnologie informatiche;
d) quanto alla materia di cui alla lettera a) del
comma 1: aggiornare gli strumenti di individuazione,
conservazione e protezione dei beni culturali e ambientali,
anche attraverso la costituzione di fondazioni aperte alla
partecipazione di regioni, enti locali, fondazioni
bancarie, soggetti pubblici e privati, senza determinare
ulteriori restrizioni alla proprieta' privata, ne'
l'abrogazione degli strumenti attuali e, comunque,
conformandosi al puntuale rispetto degli accordi
internazionali, soprattutto in materia di circolazione dei
beni culturali; riorganizzare i servizi offerti anche
attraverso la concessione a soggetti diversi dallo Stato
mediante la costituzione di fondazioni aperte alla
partecipazione di regioni, enti locali, fondazioni
bancarie, soggetti pubblici e privati, in linea con le
disposizioni di cui alla lettera b-bis) del comma 1
dell'art. 10 del decreto legislativo 2 ottobre 1998, n.
368, e successive modificazioni; adeguare la disciplina
degli appalti di lavori pubblici concernenti i b eni
culturali, modificando le soglie per il ricorso alle
diverse procedure di individuazione del contraente in
maniera da consentire anche la partecipazione di imprese
artigiane di comprovata specializzazione ed esperienza,
ridefinendo i livelli di progettazione necessari per
l'affidamento dei lavori, definendo i criteri di
aggiudicazione e prevedendo la possibilita' di varianti
oltre i limiti percentuali ordinariamente previsti, in
relazione alle caratteristiche oggettive e alle esigenze di
tutela e conservazione dei beni; ridefinire le modalita' di
costituzione e funzionamento degli organismi consultivi che
intervengono nelle procedure per la concessione di
contributi e agevolazioni in favore di enti ed istituti
culturali, al fine di una precisa definizione delle
responsabilita' degli organi tecnici, secondo principi di
separazione fra amministrazione e politica e con
particolare attenzione ai profili di incompatibilita';
individuare forme di collaborazione, in sede
procedimentale, tra le amministrazioni per i beni e le
attivita' culturali e della difesa, per la realizzazione di
opere destinate alla difesa militare;
e) quanto alle materie di cui alle lettere b) e c)
del comma 1: razionalizzare gli organismi consultivi e le
relative funzioni, anche mediante soppressione,
accorpamento e riduzione del numero e dei componenti;
snellire le procedure di liquidazione dei contributi e
ridefinire le modalita' di costituzione e funzionamento
degli organismi che intervengono nelle procedure di
individuazione dei soggetti legittimati a ricevere
contributi e di quantificazione degli stessi; adeguare
l'assetto organizzativo degli organismi e degli enti di
settore; rivedere il sistema dei controlli sull'impiego
delle risorse assegnate e sugli effetti prodotti dagli
interventi;
f) quanto alla materia di cui alla lettera d) del
comma 1: armonizzare la legislazione ai principi generali a
cui si ispirano gli Stati dell'Unione europea in materia di
doping; riordinare i compiti dell'Istituto per il credito
sportivo, assicurando negli organi anche la rappresentanza
delle regioni e delle autonomie locali; garantire strumenti
di finanziamento anche a soggetti privati;
g) quanto alla materia di cui alla lettera e) del
comma 1: riordinare, anche nel rispetto dei principi e
criteri direttivi indicati all'art. 14, comma 1, lettera
b), della legge 15 marzo 1997, n. 59, la Societa' italiana
degli autori ed editori (SIAE), il cui statuto dovra'
assicurare un'adeguata presenza degli autori, degli editori
e degli altri soggetti creativi negli organi dell'ente e la
massima trasparenza nella ripartizione dei proventi
derivanti dall'esazione dei diritti d'autore tra gli aventi
diritto; armonizzare la legislazione relativa alla
produzione e diffusione di contenuti digitali e
multimediali e di software ai principi generali a cui si
ispira l'Unione europea in materia di diritto d'autore e
diritti connessi.
3. I decreti legislativi di cui al comma 1 indicano
esplicitamente le disposizioni sostituite o abrogate, fatta
salva l'applicazione dell'art. 15 delle disposizioni sulla
legge in generale premesse al codice civile. I decreti
legislativi di cui al comma 1 sono adottati, sentita la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, previo parere delle
Commissioni parlamentari competenti per materia, reso nel
termine di sessanta giorni dal ricevimento della relativa
richiesta. Decorso tale termine, i decreti legislativi
possono essere comunque adottati.
4. Disposizioni correttive ed integrative dei decreti
legislativi di cui al comma 1 possono essere adottate, nel
rispetto degli stessi principi e criteri direttivi e con le
medesime procedure di cui al presente articolo, entro due
anni dalla data della loro entrata in vigore».
Note all'art. 1:
- L'art. 9 della Costituzione della Repubblica
italiana, pubblicata nell'edizione straordinaria della
Gazzetta Ufficiale n. 298 del 27 dicembre 1947, dispone:
«Art. 9. - La Repubblica promuove lo sviluppo della
cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico
della Nazione».
- Per il testo dell'art. 117 della Costituzione della
Repubblica italiana, si veda in nota alle premesse.
Nota all'art. 4:
- Per il testo dell'art. 118 della Costituzione della
Repubblica italiana, si veda in nota alle premesse.
Note all'art. 9:
- L'art. 12 dell'Accordo firmato a Roma il 18 febbraio
1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense
dell'11 febbraio 1929 tra la Repubblica italiana e la Santa
Sede, ratificato e reso esecutivo con la legge 25 marzo
1985, n. 121, pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 85 del 10 aprile 1985, dispone:
«Art. 12. - 1. La Santa Sede e la Repubblica italiana,
nel rispettivo ordine, collaborano per la tutela del
patrimonio storico ed artistico. Al fine di armonizzare
l'applicazione della legge italiana con le esigenze di
carattere religioso, gli organi competenti delle due Parti
concorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia,
la valorizzazione e il godimento dei beni culturali
d'interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni
ecclesiastiche. La conservazione e la consultazione degli
archivi d'interesse storico e delle biblioteche dei
medesimi enti e istituzioni saranno favorite e agevolate
sulla base di intese tra i competenti organi delle due
Parti.
2. La Santa Sede conserva la disponibilita' delle
catacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e nelle
altre parti del territorio italiano con l'onere conseguente
della custodia, della manutenzione e della conservazione,
rinunciando alla disponibilita' delle altre catacombe. Con
l'osservanza delle leggi dello Stato e fatti salvi gli
eventuali diritti di terzi, la Santa Sede puo' procedere
agli scavi occorrenti ed al trasferimento delle sacre
reliquie».
- L'art. 8 della Costituzione della Repubblica
italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - edizione
straordinaria - n. 298 del 27 dicembre 1947, dispone:
«Art. 8. - Tutte le confessioni religiose sono
egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno
diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto
non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge
sulla base di intese con le relative rappresentanze».
Nota all'art. 12:
- L'art. 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.
269, recante: «Disposizioni urgenti per favorire lo
sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti
pubblici», pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 229 del 2 ottobre 2003 e convertito,
con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 274 del 25 novembre 2003, dispone:
«Art. 27 (Verifica dell'interesse culturale del
patrimonio immobiliare pubblico). - 1. Le cose immobili e
mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, alle
province, alle citta' metropolitane, ai comuni e ad ogni
altro ente ed istituto pubblico, di cui all'art. 2 del
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, sono
sottoposte alle disposizioni in materia di tutela del
patrimonio culturale fino a quando non sia stata effettuata
la verifica di cui al comma 2.
2. La verifica circa la sussistenza dell'interesse
artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle
cose di cui al comma 1, e' effettuata dalle soprintendenze,
d'ufficio o su richiesta dei soggetti cui le cose
appartengono, sulla base di indirizzi di carattere generale
stabiliti dal Ministero per i beni e le attivita'
culturali.
3. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia
stato riscontrato l'interesse di cui al comma 2, le cose
medesime sono escluse dall'applicazione delle disposizioni
di tutela di cui al decreto legislativo n. 490 del 1999.
4. L'esito negativo della verifica avente ad oggetto
cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e
degli altri enti pubblici territoriali, e' comunicato ai
competenti uffici affinche' ne dispongano la
sdemanializzazione, qualora non vi ostino altre ragioni di
pubblico interesse da valutarsi da parte del Ministero
interessato.
5. [comma soppresso dalla legge di conversione].
6. I beni nei quali sia stato riscontrato, in
conformita' agli indirizzi generali richiamati al comma 2,
l'interesse artistico, storico, archeologico o
etnoantropologico restano definitivamente sottoposti alle
disposizioni di tutela. L'accertamento positivo costituisce
dichiarazione ai sensi degli articoli 6 e 7 del testo unico
di cui al decreto legislativo n. 490 del 1999 ed e'
trascritto nei modi previsti dall'art. 8 del medesimo testo
unico.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano
alle cose di cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui
esse appartengono mutino in qualunque modo la loro natura
giuridica.
8. In sede di prima applicazione del presente articolo,
la competente filiale dell'Agenzia del demanio trasmette
alla soprintendenza regionale, entro trenta giorni dalla
emanazione del decreto di cui al comma 9, gli elenchi degli
immobili di proprieta' dello Stato o del demanio statale
sui quali la verifica deve essere effettuata, corredati di
schede descrittive recanti i dati conoscitivi relativi ai
singoli immobili.
9. I criteri per la predisposizione degli elenchi e le
modalita' di redazione delle schede descrittive, nonche' le
modalita' di trasmissione dei predetti elenchi e delle
schede descrittive anche per il tramite di altre
amministrazioni interessate sono stabiliti con decreto del
Ministero per i beni e le attivita' culturali, da emanare
di concerto con l'Agenzia del demanio e con la Direzione
generale dei lavori e del demanio del Ministero della
difesa per i beni immobili in uso all'amministrazione della
difesa entro trenta giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto legge.
10. La soprintendenza regionale, sulla base
dell'istruttoria svolta dalle soprintendenze competenti e
del parere da queste formulato nel termine perentorio di
trenta giorni dalla richiesta, conclude il procedimento di
verifica in ordine alla sussistenza dell'interesse
culturale dell'immobile con provvedimento motivato e ne da'
comunicazione all'agenzia richiedente, entro sessanta
giorni dalla ricezione della relativa scheda descrittiva.
La mancata comunicazione nel termine complessivo di
centoventi giorni dalla ricezione della scheda equivale ad
esito negativo della verifica.
11. Le schede descrittive degli immobili di proprieta'
dello Stato oggetto di verifica positiva, integrate con il
provvedimento di cui al comma 10, confluiscono in un
archivio informatico accessibile ad entrambe le
amministrazioni, per finalita' di monitoraggio del
patrimonio immobiliare e di programmazione degli interventi
in funzione delle rispettive competenze istituzionali.
12. Per gli immobili appartenenti alle regioni e agli
altri enti pubblici territoriali, nonche' per quelli di
proprieta' di altri enti ed istituti pubblici, la verifica
e' avviata a richiesta degli enti interessati, che
provvedono a corredare l'istanza con le schede descrittive
dei singoli immobili. Al procedimento cosi' avviato si
applicano le disposizioni dei commi 10 ed 11.
13. Le procedure di valorizzazione e dismissione
previste dai commi 15 e 17 dell'art. 3 del decreto-legge
25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, nonche' dai commi dal
3 al 5 dell'art. 80 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
si applicano anche ai beni immobili di cui al comma 3 del
presente articolo, nonche' a quelli individuati ai sensi
del comma 112 dell'art. 3 della legge 23 dicembre 1996, n.
662, e successive modificazioni, e del comma 1 dell'art. 44
della legge 23 dicembre 1998, n. 448. All'art. 44 della
legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni,
sono soppressi i commi 1-bis e 3.
13-bis. L'Agenzia del demanio, di concerto con la
Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero
della difesa, individua beni immobili in uso
all'amministrazione della difesa non piu' utili ai fini
istituzionali da inserire in programmi di dismissione per
le finalita' di cui all'art. 3, comma 112, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni».
Nota all'art. 14:
- L'art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante:
«Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi», pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 192 del 18 agosto 1990,
dispone:
«Art. 2. - 1. Ove il procedimento consegua
obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere
iniziato d'ufficio, la pubblica amministrazione ha il
dovere di concluderlo mediante l'adozione di un
provvedimento espresso.
2. Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun
tipo di procedimento, in quanto non sia gia' direttamente
disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui
esso deve concludersi. Tale termine decorre dall'inizio di
ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se
il procedimento e' ad iniziativa di parte.
3. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano
ai sensi del comma 2, il termine e' di trenta giorni.
4. Le determinazioni adottate ai sensi del comma 2 sono
rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli
ordinamenti».
Nota all'art. 16:
- Il decreto del Presidente della Repubblica
24 novembre 1971, n. 1199, recante: «Semplificazione dei
procedimenti in materia di ricorsi amministrativi», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 17 gennaio
1972.
Note all'art. 29:
- L'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
la «Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 214
del 12 settembre 1988, come modificato dall'art. 74 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 30 del
6 febbraio 1993 e dall'art. 11 della legge 5 febbraio 1999,
n. 25, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 35 del 12 febbraio 1999; ed integrato
dall'art. 13 della legge 15 marzo 1997, n. 59, pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 63 del
17 marzo 1997, dispone:
«Art. 17 (Regolamenti) - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e) [soppressa].
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta'
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle
norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici
dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente
d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i contenuti e con l'osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione
con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
tali uffici hanno esclusive competenze di supporto
dell'organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l'amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello
dirigenziale generale, centrali e periferici, mediante
diversificazione tra strutture con funzioni finali e con
funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni
omogenee e secondo criteri di flessibilita' eliminando le
duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell'organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della
consistenza delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non
regolamentare per la definizione dei compiti delle unita'
dirigenziali nell'ambito degli uffici dirigenziali
generali».
- L'art. 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n.
368, recante: «Istituzione del Ministero per i beni e le
attivita' culturali, a norma dell'art. 11 della legge
15 marzo 1997, n. 59», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 250 del 26 ottobre 1998, dispone:
«Art. 9 (Scuole di formazione e studio). - 1. Presso i
seguenti istituti operano scuole di alta formazione e di
studio: Istituto centrale del restauro; Opificio delle
pietre dure; Istituto centrale per la patologia del libro.
2. Gli istituti di cui al comma 1 organizzano corsi di
formazione e di specializzazione anche con il concorso di
universita' e altre istituzioni ed enti italiani e
stranieri e possono, a loro volta, partecipare e
contribuire alle iniziative di tali istituzioni ed enti.
3. L'ordinamento dei corsi delle scuole, i requisiti di
ammissione e i criteri di selezione del personale docente
sono stabiliti con regolamenti ministeriali adottati, ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400, con decreto del Ministro, d'intesa con la
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la
funzione pubblica e con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica. Con decreto del
Ministro possono essere istituite sezioni distaccate delle
scuole gia' istituite.
4. Con regolamento adottato con le modalita' di cui al
comma 3 si provvede al riordino delle scuole di cui
all'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409».
- L'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, recante: «Definizione ed ampliamento delle
attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di
interesse comune delle regioni, delle province e dei
comuni, con la Conferenza Stato-citta' ed autonomie
locali», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del
30 agosto 1997, dispone:
«Art. 4 (Accordi tra Governo, regioni e province
autonome di Trento e Bolzano). - 1. Governo, regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione del
principio di leale collaborazione e nel perseguimento di
obiettivi di funzionalita', economicita' ed efficacia
dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di
Conferenza Stato-regioni accordi, al fine di coordinare
l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere
attivita' di interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione
dell'assenso del Governo e dei Presidenti delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano».
Nota all'art. 41:
- Per il testo dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988,
n. 400, si veda in nota all'art. 29.
Nota all'art. 46:
- Per il testo dell'art. 2 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, si veda in nota all'art. 14.
Nota all'art. 53:
- L'art. 822 del codice civile, approvato con regio
decreto 16 marzo 1942, n. 262, pubblicato nell'edizione
straordinaria della Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile
1942, dispone:
«Art. 822 (Demanio pubblico). - Appartengono allo Stato
e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la
spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e
le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia;
le opere destinate alla difesa nazionale.
Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se
appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le
strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili
riconosciuti d'interesse storico, archeologico e artistico
a norma delle leggi in materia, le raccolte dei musei,
delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e
infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al
regime proprio del demanio pubblico».
Nota all'art. 69:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica
24 novembre 1971, n. 1199, si veda in nota all'art. 16.
Nota all'art. 73:
- Il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio, del
9 dicembre 1992, relativo all'esportazione di beni
culturali, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 2a
serie speciale - n. 17 del 1° marzo 1993; e' stato
modificato dal regolamento (CE) n. 2469/96 del Consiglio,
del 16 dicembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale -
2a serie speciale - n. 16 del 27 febbraio 1997 e dal
regolamento (CE) n. 974/01 del Consiglio, del 14 maggio
2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 2a serie
speciale - n. 57 del 23 luglio 2001.
- La direttiva 93/7 CEE del Consiglio, del 15 marzo
1993, concernente la «Restituzione dei beni culturali
usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro»,
e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - 2a serie speciale
- n. 54 del 12 luglio 1993; e' stata modificata dalla
direttiva 96/100/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 17 febbraio 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale -
2a serie speciale - n. 45 del 16 giugno 1997 e dalla
direttiva 2001/38/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 5 giugno 2001, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale - 2a serie speciale - n. 71 del 10 settembre
2001.
Nota all'art. 74:
- Per il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio,
del 9 dicembre 1992, si veda in nota all'art. 73.
Note all'art. 75:
- L'art. 30 del trattato che istituisce la comunita'
economica europea, ratificato e reso esecutivo dalla legge
14 ottobre 1957, n. 1203, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 317 del 23 dicembre 1957, come sostituito e
rinumerato dall'art. 6 del trattato di Amsterdam,
ratificato e reso esecutivo con legge 16 giugno 1998, n.
209, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 155 del 6 luglio 1998, dispone:
«Art. 30 [36] - Le disposizioni degli articoli 28 [30]
e 29 [34] lasciano impregiudicati i divieti o restrizioni
all'importazione, all'esportazione e al transito
giustificati da motivi di moralita' pubblica, di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e
della vita delle persone e degli animali o di preservazione
dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico,
storico o archeologico nazionale, o di tutela della
proprieta' industriale e commerciale. Tuttavia, tali
divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di
discriminazione arbitraria, ne' una restrizione dissimulata
al commercio tra gli Stati membri».
- Per il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio,
del 9 dicembre 1992, si veda in nota all'art. 73.
Nota all'art. 76:
- Per la direttiva 93/7 CEE del Consiglio, del 15 marzo
1993, si veda in nota all'art. 73.
Nota all'art. 77:
- L'art. 163 del codice di procedura civile, approvato
con regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 253 del
28 ottobre 1940, come modificato dall'art. 7 della legge
14 luglio 1950, n. 581, pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 186 del 16 agosto 1950
e dall'art. 7 della legge 26 novembre 1990, n. 353,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 281 del 1° dicembre 1990, dispone:
«Art. 163 (Contenuto della citazione). - La domanda si
propone mediante citazione a comparire a udienza fissa.
Il presidente del tribunale stabilisce al principio
dell'anno giudiziario, con decreto approvato dal primo
presidente della corte di appello, i giorni della settimana
e le ore delle udienze destinate esclusivamente alla prima
comparizione delle parti.
L'atto di citazione deve contenere:
1) l'indicazione del tribunale davanti al quale la
domanda e' proposta;
2) il nome, il cognome e la residenza dell'attore, il
nome, il cognome, la residenza o il domicilio o la dimora
del convenuto e delle persone che rispettivamente li
rappresentano o li assistono. Se l'attore o convenuto e'
una persona giuridica, un'associazione non riconosciuta o
un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o
la ditta, con l'indicazione dell'organo o ufficio che ne ha
la rappresentanza in giudizio;
3) la determinazione della cosa oggetto della
domanda;
4) l'esposizione dei fatti e degli elementi di
diritto costituenti le ragioni della domanda, con relative
conclusioni;
5) l'indicazione specifica dei mezzi di prova dei
quali l'attore intende valersi e in particolare dei
documenti che offre in comunicazione;
6) il nome e il cognome del procuratore e
l'indicazione della procura, qualora questa sia stata gia'
rilasciata;
7) l'indicazione del giorno dell'udienza di
comparizione; l'invito al convenuto a costituirsi nel
termine di venti giorni prima dell'udienza indicata ai
sensi e nelle forme stabilite dall'art. 166, ovvero di
dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei termini, e
a comparire, nell'udienza indicata, dinanzi al giudice
designato ai sensi dell'art. 168-bis, con l'avvertimento
che la costituzione oltre i suddetti termini implica le
decadenze di cui all'art. 167.
L'atto di citazione, sottoscritto a norma dell'art.
125, e' consegnato dalla parte o dal procuratore
all'ufficiale giudiziario, il quale lo notifica a norma
degli articoli 137 e seguenti».
Nota all'art. 84:
- Per il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio,
del 9 dicembre 1992, si veda in nota all'art. 73.
- Per la direttiva 93/7 CEE del Consiglio, del 15 marzo
1993, si veda in nota all'art. 73.
Nota all'art. 87:
- L'atto finale della conferenza diplomatica per
l'adozione del progetto di Convenzione dell'UNIDROIT sul
ritorno internazionale dei beni culturali rubati o
illecitamente esportati, con annesso, fatto a Roma il
24 giugno 1995, e' stato ratificato e reso esecutivo con
legge 7 giugno 1999, n. 213, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 153 del 2 luglio 1999.
Note all'art. 91:
- Per il testo dell'art. 822 del codice civile, si veda
in nota all'art. 53.
- L'art. 826 del codice civile, approvato con regio
decreto 16 marzo 1942, n. 262, pubblicato nell'edizione
straordinaria della Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile
1942, dispone:
«Art. 826 (Patrimonio dello Stato, delle province e dei
comuni). - I beni appartenenti allo Stato, alle province e
ai comuni, i quali non siano della specie di quelli
indicati dagli articoli precedenti, costituiscono il
patrimonio dello Stato o, rispettivamente, delle province e
dei comuni.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato le
foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il
demanio forestale dello Stato, le miniere, le cave e
torbiere quando la disponibilita' ne e' sottratta al
proprietario del fondo, le cose di interesse storico,
archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da
chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i
beni costituenti la dotazione della presidenza della
Repubblica, le caserme, gli armamenti, gli aeromobili
militari e le navi da guerra.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o,
rispettivamente, delle province e dei comuni, secondo la
loro appartenenza, gli edifici destinati a sede di uffici
pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a
un pubblico servizio».
Note all'art. 92:
- Per il testo dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988,
n. 400, si veda in nota all'art. 29.
Note all'art. 128:
- La legge 20 giugno 1909, n. 364, «che stabilisce e
fissa norme per l'inalienabilita' delle antichita' e belle
arti», e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del
28 giugno 1909.
- La legge 11 giugno 1922, n. 778, recante:
«Provvedimenti per la tutela delle bellezze naturali e
degli immobili di particolare interesse storico», e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 24 giugno
1922.
- Gli articoli 2, 3, 5 e 21 della legge 1° giugno 1939,
n. 1089, concernente la «Tutela delle cose d'interesse
artistico e storico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 184 dell'8 agosto 1939, dispongono:
«Art. 2. - Sono altresi' sottoposte alla presente legge
le cose immobili che, a causa del loro riferimento con la
storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e
della cultura in genere, siano state riconosciute di
interesse particolarmente importante e come tali abbiano
formato oggetto di notificazione, in forma amministrativa,
del Ministro per la educazione nazionale.
La notifica, su richiesta del Ministro, e' trascritta
nei registri delle Conservatorie delle ipoteche ed ha
efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario,
possessore o detentore della cosa a qualsiasi titolo.
Art. 3. - Il Ministro per l'educazione nazionale
notifica in forma amministrativa ai privati proprietari,
possessori o detentori a qualsiasi titolo, le cose indicate
all'art. 1 che siano di interesse particolarmente
importante.
Trattandosi di immobili per natura o di pertinenze, si
applicano le norme di cui al secondo comma dell'articolo
precedente.
L'elenco delle cose mobili, delle quali si e'
notificato l'interesse particolarmente importante, e'
conservato presso il Ministero dell'educazione nazionale e
copie dello stesso sono depositate presso le prefetture del
Regno.
Chiunque abbia interesse puo' prenderne visione.
Art. 5. - Il Ministro per l'educazione nazionale,
sentito il Consiglio nazionale della educazione, delle
scienze e delle arti puo' procedere alla notifica delle
collezioni o serie di oggetti, che, per tradizione, fama e
particolari caratteristiche ambientali, rivestono come
complesso un eccezionale interesse artistico o storico.
Le collezioni e le serie notificate non possono, per
qualsiasi titolo, essere smembrate senza l'autorizzazione
del Ministro per l'educazione nazionale.
Art. 21. - Il Ministro per l'educazione nazionale ha
facolta' di prescrivere le distanze, le misure e le altre
norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo la
integrita' delle cose immobili soggette alle disposizioni
della presente legge, ne sia danneggiata la prospettiva o
la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente o di
decoro.
L'esercizio di tale facolta' e' indipendente dalla
applicazione dei regolamenti edilizi o dalla esecuzione di
piani regolatori.
Le prescrizioni dettate in base al presente articolo
devono essere, su richiesta del Ministro, trascritte nei
registri delle Conservatorie delle ipoteche ed hanno
efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario,
possessore o detentore, a qualsiasi titolo, della cosa cui
le prescrizioni stesse si riferiscono».
- L'art. 36 del decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409, recante: «Norme relative
all'ordinamento ed al personale degli Archivi di Stato»,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 31 ottobre
1963, dispone:
«Art. 36 (Dichiarazione di notevole interesse storico).
- E' compito dei sovrintendenti archivistici dichiarare,
con provvedimento motivato da notificare in forma
amministrativa, il notevole interesse storico di archivi o
di singoli documenti di cui siano proprietari, possessori o
detentori, a qualsiasi titolo, i privati.
Contro i provvedimenti dei sovrintendenti i privati
possono ricorrere, nel termine di sessanta giorni, al
Ministro per l'interno che decide, udita la Giunta del
Consiglio superiore degli archivi».
- Gli articoli 6, 7, 8 e 49 del decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490, recante: «testo unico delle
disposizioni legislative in materia di beni culturali e
ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997,
n. 352», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 1999, dispongono:
«Art. 6 (Dichiarazione). - 1. Salvo quanto disposto dal
comma 4, il Ministero dichiara l'interesse particolarmente
importante delle cose indicate all'art. 2, comma 1, lettera
a) appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati
all'art. 5, comma 1.
2. Il Ministero dichiara altresi' l'interesse
particolarmente importante delle cose indicate all'art. 2,
comma l, lettera b), l'eccezionale interesse delle
collezioni o serie di oggetti indicati all'art. 2, comma 1,
lettera c) e il notevole interesse storico dei beni
indicati all'articolo 2, comma 4, lettera c).
3. Gli effetti della dichiarazione sono stabiliti
dall'art. 10.
4. La Regione competente per territorio dichiara
l'interesse particolarmente importante delle cose indicate
nell'art. 2, comma 2, lettera c) di proprieta' privata. In
caso di inerzia della Regione, il Ministero procede a norma
dell'art. 9, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3.
Art. 7 (Procedimento di dichiarazione). - 1. Il
Ministero avvia il procedimento di dichiarazione previsto
dell'art. 6 direttamente o su proposta formulata dal
soprintendente, anche su richiesta della regione, della
provincia o del comune, dandone comunicazione al
proprietario, possessore o detentore.
2. La comunicazione ha per oggetto gli elementi
identificativi del bene e la sua valutazione risultante
dall'atto di iniziativa o dalla proposta, l'indicazione
degli effetti previsti dal comma 4 nonche' l'indicazione
del termine, comunque non inferiore a trenta giorni, per la
presentazione di eventuali osservazioni.
3. Allorche' il procedimento riguardi complessi
immobiliari, la comunicazione e' inviata anche al Comune
interessato.
4. La comunicazione comporta l'applicazione, in via
cautelare, delle disposizioni previste dalla sezione I del
Capo II e dalla sezione I del Capo III di questo Titolo.
5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla
scadenza del termine del procedimento di dichiarazione che
il Ministero stabilisce a norma dell'art. 2, comma 2, della
legge 7 agosto 1990, n. 241.
6. Le regioni applicano le disposizioni indicate ai
commi precedenti nell'esercizio delle funzioni indicate
all'art. 6, comma 4.
Art. 8 (Notificazione della dichiarazione). - 1. La
dichiarazione prevista dall'art. 6 e' notificata al
proprietario, possessore o detentore delle cose che ne
formano oggetto.
2. Ove si tratti di cose soggette a pubblicita'
immobiliare la dichiarazione, su richiesta del Ministero,
e' trascritta nei registri immobiliari ed ha efficacia nei
confronti di ogni successivo proprietario, possessore o
detentore a qualsiasi titolo.
3. Le dichiarazioni adottate dalle regioni a norma
dell'art. 6, comma 4, sono trasmesse al Ministero.
Art. 49 (Prescrizioni di tutela indiretta). - 1. Il
Ministero, anche su proposta del soprintendente, ha
facolta' di prescrivere le distanze, le misure e le altre
norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo
l'integrita' delle cose immobili soggette alle disposizioni
di questo Titolo, ne sia danneggiata la prospettiva o la
luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di
decoro.
2. L'esercizio di tale facolta' e' indipendente dalle
previsioni dei regolamenti edilizi e degli strumenti
urbanistici.
3. La comunicazione di avvio del procedimento e'
eseguita con le modalita' previste dall'art. 7, comma 2,
ovvero, se per il numero di destinatari la comunicazione
personale non sia possibile o risulti particolarmente
gravosa, mediante idonee forme di pubblicita'. Con la
comunicazione personale l'amministrazione ha facolta' di
adottare provvedimenti cautelari.
4. Le prescrizioni dettate in base al presente articolo
sono trascritte nei registri immobiliari e hanno efficacia
nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o
detentore, a qualsiasi titolo, della cosa cui le
prescrizioni stesse si riferiscono.
5. Nel caso di complessi immobiliari, alla
comunicazione si applica anche la disposizione dell'art. 7,
comma 3».
Note all'art. 129:
- La legge 28 giugno 1871, n. 286, «che estende alla
Provincia di Roma gli articoli 24 e 25 delle disposizioni
transitorie per l'attuazione del Codice civile», e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 28 giugno
1871.
- La legge 8 luglio 1883, n. 1461, «che provvede per la
conservazione delle gallerie, biblioteche ed altre
collezioni d'arte e di antichita», e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 1883.
- Il regio decreto 23 novembre 1891, n. 653, «che
approva il regolamento per l'esecuzione dell'art. 4 della
legge 28 giugno 1871, n. 286 (serie 2a) e della legge
8 luglio 1883, n. 1461 (serie 3a)», e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 285 del 5 dicembre 1891.
- La legge 7 febbraio 1892, n. 31, «portante
provvedimenti per le gallerie, biblioteche e collezioni
d'arte e di antichita», e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 32 dell'8 febbraio 1892.
Note all'art. 130:
- Il regio decreto 2 ottobre 1911, n. 1163, recante il
«Regolamento per gli Archivi di Stato», e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 260 dell'8 novembre 1911.
- Il regio decreto 30 gennaio 1913, n. 363, recante il
«Regolamento di esecuzione delle leggi 20 giugno 1909, n.
364 e 23 giugno 1912, n. 688, per le antichita' e le belle
arti», e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del
5 giugno 1913.
Nota all'art. 139:
- L'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante:
«Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia
di danno ambientale», pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 1986, dispone:
«Art. 13. - 1. Le associazioni di protezione ambientale
a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque
regioni sono individuate con decreto del Ministro
dell'ambiente sulla base delle finalita' programmatiche e
dell'ordinamento interno democratico previsti dallo
statuto, nonche' della continuita' dell'azione e della sua
rilevanza esterna, previo parere del Consiglio nazionale
per l'ambiente da esprimere entro novanta giorni dalla
richiesta. Decorso tale termine senza che il parere sia
stato espresso, il Ministro dell'ambiente decide.
2. Il Ministro, al solo fine di ottenere, per la prima
composizione del Consiglio nazionale per l'ambiente, le
terne di cui al precedente art. 12, comma 1, lettera c),
effettua, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della
presente legge, una prima individuazione delle associazioni
a carattere nazionale e di quelle presenti in almeno cinque
regioni, secondo i criteri di cui al precedente comma 1, e
ne informa il Parlamento».
Note all'art. 142:
- Il regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, recante
il «testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e
impianti elettrici», e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 5 dell'8 gennaio 1934.
- L'art. 2 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.
227, recante «Orientamento e modernizzazione del settore
forestale, a norma dell'art. 7 della legge 5 marzo 2001, n.
57», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 137 del 15 giugno 2001, dispone:
«Art. 2 (Definizione di bosco e di arboricoltura da
legno). - 1. Agli effetti del presente decreto legislativo
e di ogni altra normativa in vigore nel territorio della
Repubblica i termini bosco, foresta e selva sono
equiparati.
2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto legislativo le regioni stabiliscono
per il territorio di loro competenza la definizione di
bosco e:
a) i valori minimi di larghezza, estensione e
copertura necessari affinche' un'area sia considerata
bosco;
b) le dimensioni delle radure e dei vuoti che
interrompono la continuita' del bosco;
c) le fattispecie che per la loro particolare natura
non sono da considerarsi bosco.
3. Sono assimilati a bosco:
a) i fondi gravati dall'obbligo di rimboschimento per
le finalita' di difesa idrogeologica del territorio,
qualita' dell'aria, salvaguardia del patrimonio idrico,
conservazione della biodiversita', protezione del paesaggio
e dell'ambiente in generale;
b) le aree forestali temporaneamente prive di
copertura arborea e arbustiva a causa di utilizzazioni
forestali, avversita' biotiche o abiotiche, eventi
accidentali, incendi;
c) le radure e tutte le altre superfici d'estensione
inferiore a 2000 metri quadrati che interrompono la
continuita' del bosco.
4. La definizione di cui ai commi 2 e 6 si applica ai
fini dell'individuazione dei territori coperti da boschi di
cui all'art. 146, comma 1, lettera g), del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
5. Per arboricoltura da legno si intende la
coltivazione di alberi, in terreni non boscati, finalizzata
esclusivamente alla produzione di legno e biomassa. La
coltivazione e' reversibile al termine del ciclo colturale.
6. Nelle more dell'emanazione delle norme regionali di
cui al comma 2 e ove non diversamente gia' definito dalle
regioni stesse si considerano bosco i terreni coperti da
vegetazione forestale arborea associata o meno a quella
arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi
stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia
mediterranea, ed esclusi i giardini pubblici e privati, le
alberature stradali, i castagneti da frutto in attualita'
di coltura e gli impianti di frutticoltura e
d'arboricoltura da legno di cui al comma 5. Le suddette
formazioni vegetali e i terreni su cui essi sorgono devono
avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e
larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non
inferiore al 20 per cento, con misurazione effettuata dalla
base esterna dei fusti. E' fatta salva la definizione bosco
a sughera di cui alla legge 18 luglio 1956, n. 759. Sono
altresi' assimilati a bosco i fondi gravati dall'obbligo di
rimboschimento per le finalita' di difesa idrogeologic a
del territorio, qualita' dell'aria, salvaguardia del
patrimonio idrico, conservazione della biodiversita',
protezione del paesaggio e dell'ambiente in generale,
nonche' le radure e tutte le altre superfici d'estensione
inferiore a 2000 metri quadri che interrompono la
continuita' del bosco».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo
1976, n. 448, recante: «Esecuzione della convenzione
relativa alle zone umide d'importanza internazionale,
soprattutto come `habitat' degli uccelli acquatici, firmata
a Ramsar il 2 febbraio 1971», e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 173 del 3 luglio 1976.
- Il decreto ministeriale 2 aprile 1968, 1444, recante:
«Limiti inderogabili di densita' edilizia, di altezza, di
distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi
destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e
spazi pubblici o riservati alle attivita' collettive, al
verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della
formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della
revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della
legge 6 agosto 1967, n. 765», e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968.
- L'art. 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865,
recante «Programmi e coordinamento dell'edilizia
residenziale pubblica; norme sulla espropriazione per
pubblica utilita'; modifiche ed integrazioni alle leggi
17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n. 167;
29 settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione di spesa per
interventi straordinari nel settore dell'edilizia
residenziale, agevolata e convenzionata», pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 276 del 30 ottobre 1971, dispone:
«Art. 18. - Entro il termine di sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, i comuni, ai fini
dell'applicazione del precedente art. 16 procedono alla
delimitazione dei centri edificati con deliberazione
adottata dal consiglio comunale. In pendenza dell'adozione
di tale deliberazione, il comune dichiara con delibera
consigliare, agli effetti del procedimento espropriativo in
corso, se l'area ricade o meno nei centri edificati.
Il centro edificato e' delimitato, per ciascun centro o
nucleo abitato, dal perimetro continuo che comprende tutte
le aree edificate con continuita' ed i lotti interclusi.
Non possono essere compresi nel perimetro dei centri
edificati gli insediamenti sparsi e le aree esterne, anche
se interessate dal processo di urbanizzazione.
Ove decorra inutilmente il termine previsto al primo
comma del presente articolo, alla delimitazione dei centri
edificati provvede la regione».
Nota all'art. 144:
- Per il testo dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986,
n. 349, si veda in nota all'art. 139.
Nota all'art. 145:
- L'art. 52 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, recante «Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti
locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997,
n. 59», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 92 del 21 aprile 1998, dispone:
«Art. 52 (Compiti di rilievo nazionale). - 1. Ai sensi
dell'art. 1, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo
1997, n. 59, hanno rilievo nazionale i compiti relativi
alla identificazione delle linee fondamentali dell'assetto
del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali
e ambientali, alla difesa del suolo e alla articolazione
territoriale delle reti infrastrutturali e delle opere di
competenza statale, nonche' al sistema delle citta' e delle
aree metropolitane, anche ai fini dello sviluppo del
Mezzogiorno e delle aree depresse del paese.
2. Spettano allo Stato i rapporti con gli organismi
internazionali e il coordinamento con l'Unione europea di
cui all'art. 1, comma 4, lettera e), della legge 15 marzo
1997, n. 59, in materia di politiche urbane e di assetto
territoriale.
3. I compiti di cui al comma 1 del presente articolo
sono esercitati attraverso intese nella Conferenza
unificata.
4. All'art. 81, comma primo, del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, la lettera a) e'
abrogata».
Note all'art. 146:
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, recante: «Nuove norme
in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi», e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 192 del 18 agosto 1990.
- Per il testo dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986,
n. 349, si veda in nota all'art. 139.
Note all'art. 147:
- Gli articoli 14, 14-bis, 14-ter e 14-quater della
legge 7 agosto 1990, n. 241, recante: «Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi», pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 192 del 18 agosto 1990, dispongono:
- «Art. 14. - 1. Qualora sia opportuno effettuare un
esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in
un procedimento amministrativo, l'amministrazione
procedente indice di regola una conferenza di servizi.
2. La conferenza di servizi e' sempre indetta quando
l'amministrazione procedente deve acquisire intese,
concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre
amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro quindici
giorni dall'inizio del procedimento, avendoli formalmente
richiesti.
3. La conferenza di servizi puo' essere convocata anche
per l'esame contestuale di interessi coinvolti in piu'
procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi
attivita' o risultati. In tal caso, la conferenza e'
indetta dall'amministrazione o, previa informale intesa, da
una delle amministrazioni che curano l'interesse pubblico
prevalente. Per i lavori pubblici si continua ad applicare
l'art. 7 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive
modificazioni. L'indizione della conferenza puo' essere
richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta.
4. Quando l'attivita' del privato sia subordinata ad
atti di consenso, comunque denominati, di competenza di
piu' amministrazioni pubbliche, la conferenza di servizi e'
convocata, anche su richiesta dell'interessato,
dall'amministrazione competente per l'adozione del
provvedimento finale.
5. In caso di affidamento di concessione di lavori
pubblici la conferenza di servizi e' convocata dal
concedente entro quindici giorni fatto salvo quanto
previsto dalle leggi regionali in materia di valutazione di
impatto ambientale (VIA).
Art. 14-bis. - 1. La conferenza di servizi puo' essere
convocata per progetti di particolare complessita', su
motivata e documentata richiesta dell'interessato, prima
della presentazione di una istanza o di un progetto
definitivi, al fine di verificare quali siano le condizioni
per ottenere, alla loro presentazione, i necessari atti di
consenso. In tale caso la conferenza si pronuncia entro
trenta giorni dalla data della richiesta e i relativi costi
sono a carico del richiedente.
2. Nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche
e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si
esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali
siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo,
le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le
licenze, i nulla osta e gli assensi, comunque denominati,
richiesti dalla normativa vigente. In tale sede, le
amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale, del patrimonio
storico-artistico o alla tutela della salute, si
pronunciano, per quanto riguarda l'interesse da ciascuna
tutelato, sulle soluzioni progettuali prescelte. Qualora
non emergano, sulla base della documentazione disponibile,
elementi comunque preclusivi della realizzazione del
progetto, le suddette amministrazioni indicano, entro
quarantacinque giorni, le condizioni e gli elementi
necessari per ottenere, in sede di presentazione del
progetto definitivo, gli atti di consenso.
3. Nel caso in cui sia richiesta VIA, la conferenza di
servizi si esprime entro trenta giorni dalla conclusione
della fase preliminare di definizione dei contenuti dello
studio d'impatto ambientale, secondo quanto previsto in
materia di VIA. Ove tale conclusione non intervenga entro
novanta giorni dalla richiesta di cui al comma 1, la
conferenza di servizi si esprime comunque entro i
successivi trenta giorni. Nell'ambito di tale conferenza,
l'autorita' competente alla VIA si esprime sulle condizioni
per la elaborazione del progetto e dello studio di impatto
ambientale. In tale fase, che costituisce parte integrante
della procedura di VIA, la suddetta autorita' esamina le
principali alternative, compresa l'alternativa zero, e,
sulla base della documentazione disponibile, verifica
l'esistenza di eventuali elementi di incompatibilita',
anche con riferimento alla localizzazione prevista dal
progetto e, qualora tali elementi non sussistano, indica
nell'ambito della conferenza di servizi le condizioni per
ottenere , in sede di presentazione del progetto
definitivo, i necessari atti di consenso.
4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, la conferenza di
servizi si esprime allo stato degli atti a sua disposizione
e le indicazioni fornite in tale sede possono essere
motivatamente modificate o integrate solo in presenza di
significativi elementi emersi nelle fasi successive del
procedimento, anche a seguito delle osservazioni dei
privati sul progetto definitivo.
5. Nel caso di cui al comma 2, il responsabile unico
del procedimento trasmette alle amministrazioni interessate
il progetto definitivo, redatto sulla base delle condizioni
indicate dalle stesse amministrazioni in sede di conferenza
di servizi sul progetto preliminare, e convoca la
conferenza tra il trentesimo e il sessantesimo giorno
successivi alla trasmissione. In caso di affidamento
mediante appalto concorso o concessione di lavori pubblici,
l'amministrazione aggiudicatrice convoca la conferenza di
servizi sulla base del solo progetto preliminare, secondo
quanto previsto dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 e
successive modificazioni.
Art. 14-ter. - 1. La conferenza di servizi assume le
determinazioni relative all'organizzazione dei propri
lavori a maggioranza dei presenti.
2. La convocazione della prima riunione della
conferenza di servizi deve pervenire alle amministrazioni
interessate, anche per via telematica o informatica, almeno
dieci giorni prima della relativa data. Entro i successivi
cinque giorni, le amministrazioni convocate possono
richiedere, qualora impossibilitate a partecipare,
l'effettuazione della riunione in una diversa data; in tale
caso, l'amministrazione procedente concorda una nuova data,
comunque entro i dieci giorni successivi alla prima.
3. Nella prima riunione della conferenza di servizi, o
comunque in quella immediatamente successiva alla
trasmissione dell'istanza o del progetto definitivo ai
sensi dell'art. 14-bis, le amministrazioni che vi
partecipano determinano il termine per l'adozione della
decisione conclusiva. I lavori della conferenza non possono
superare i novanta giorni, salvo quanto previsto dal comma
4. Decorsi inutilmente tali termini, l'amministrazione
procedente provvede ai sensi dei commi 2 e seguenti
dell'art. 14-quater.
4. Nei casi in cui sia richiesta la VIA, la conferenza
di servizi si esprime dopo aver acquisito la valutazione
medesima. Se la VIA non interviene nel termine previsto per
l'adozione del relativo provvedimento, l'amministrazione
competente si esprime in sede di conferenza di servizi, la
quale si conclude nei trenta giorni successivi al termine
predetto. Tuttavia, a richiesta della maggioranza dei
soggetti partecipanti alla conferenza di servizi, il
termine di trenta giorni di cui al precedente periodo e'
prorogato di altri trenta giorni nel caso che si appalesi
la necessita' di approfondimenti istruttori.
5. Nei procedimenti relativamente ai quali sia gia'
intervenuta la decisione concernente la VIA le disposizioni
di cui al comma 3 dell'art. 14-quater, nonche' quelle di
cui agli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano
alle sole amministrazioni preposte alla tutela della salute
pubblica.
6. Ogni amministrazione convocata partecipa alla
conferenza di servizi attraverso un unico rappresentante
legittimato, dall'organo competente, ad esprimere in modo
vincolante la volonta' dell'amministrazione su tutte le
decisioni di competenza della stessa.
7. Si considera acquisito l'assenso
dell'amministrazione il cui rappresentante non abbia
espresso definitivamente la volonta' dell'amministrazione
rappresentata e non abbia notificato all'amministrazione
procedente, entro il termine di trenta giorni dalla data di
ricezione della determinazione di conclusione del
procedimento, il proprio motivato dissenso, ovvero nello
stesso termine non abbia impugnato la determinazione
conclusiva della conferenza di servizi.
8. In sede di conferenza di servizi possono essere
richiesti, per una sola volta, ai proponenti dell'istanza o
ai progettisti chiarimenti o ulteriore documentazione. Se
questi ultimi non sono forniti in detta sede, entro i
successivi trenta giorni, si procede all'esame del
provvedimento.
9. Il provvedimento finale conforme alla determinazione
conclusiva favorevole della conferenza di servizi
sostituisce, a tutti gli effetti, ogni autorizzazione,
concessione, nulla osta o atto di assenso comunque
denominato di competenza delle amministrazioni
partecipanti, o comunque invitate a partecipare, alla
predetta conferenza.
10. Il provvedimento finale concernente opere
sottoposte a VIA e' pubblicato, a cura del proponente,
unitamente all'estratto della predetta VIA, nella Gazzetta
Ufficiale o nel Bollettino regionale in caso di VIA
regionale e in un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla
data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono
i termini per eventuali impugnazioni in sede
giurisdizionale da parte dei soggetti interessati.
Art. 14-quater. - 1. Il dissenso di uno o piu'
rappresentanti delle amministrazioni, regolarmente
convocate alla conferenza di servizi, a pena di
inammissibilita', deve essere manifestato nella conferenza
di servizi, deve essere congruamente motivato, non puo'
riferirsi a questioni connesse che non costituiscono
oggetto della conferenza medesima e deve recare le
specifiche indicazioni delle modifiche progettuali
necessarie ai fini dell'assenso.
2. Se una o piu' amministrazioni hanno espresso
nell'ambito della conferenza il proprio dissenso sulla
proposta dell'amministrazione procedente, quest'ultima,
entro i termini perentori indicati dall'art. 14-ter, comma
3, assume comunque la determinazione di conclusione del
procedimento sulla base della maggioranza delle posizioni
espresse in sede di conferenza di servizi. La
determinazione e' immediatamente esecutiva.
3. Qualora il motivato dissenso sia espresso da
un'amministrazione preposta alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale, del patrimonio
storico-artistico o alla tutela della salute, la decisione
e' rimessa al Consiglio dei Ministri, ove l'amministrazione
dissenziente o quella procedente sia un'amministrazione
statale, ovvero ai competenti organi collegiali esecutivi
degli enti territoriali, nelle altre ipotesi. Il Consiglio
dei Ministri o gli organi collegiali esecutivi degli enti
territoriali deliberano entro trenta giorni, salvo che il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il presidente della
giunta regionale o il presidente della provincia o il
sindaco, valutata la complessita' dell'istruttoria,
decidano di prorogare tale termine per un ulteriore periodo
non superiore a sessanta giorni.
4. Quando il dissenso e' espresso da una regione, le
determinazioni di competenza del Consiglio dei Ministri
previste al comma 3 sono adottate con l'intervento del
presidente della giunta regionale interessata, al quale e'
inviata a tal fine la comunicazione di invito a partecipare
alla riunione, per essere ascoltato, senza diritto di voto.
5. Nell'ipotesi in cui l'opera sia sottoposta a VIA e
in caso di provvedimento negativo trova applicazione l'art.
5, comma 2, lettera c-bis), della legge 23 agosto 1988, n.
400, introdotta dall'art. 12, comma 2, del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 303».
- L'art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante:
«Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia
di danno ambientale», pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 1986, dispone:
«Art. 6. - 1. Entro sei mesi dall'entrata in vigore
della presente legge il Governo presenta al Parlamento il
disegno di legge relativo all'attuazione delle direttive
comunitarie in materia di impatto ambientale.
2. In attesa dell'attuazione legislativa delle
direttive comunitarie in materia di impatto ambientale, le
norme tecniche e le categorie di opere in grado di produrre
rilevanti modificazioni dell'ambiente ed alle quali si
applicano le disposizioni di cui ai successivi commi 3, 4 e
5, sono individuate con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio
dei Ministri, adottata su proposta del Ministro
dell'ambiente, sentito il Comitato scientifico di cui al
successivo art. 11, conformemente alla direttiva del
Consiglio delle comunita' europee n. 85/337 del 27 giugno
1985.
3. I progetti delle opere di cui al precedente comma 2
sono comunicati, prima della loro approvazione, al Ministro
dell'ambiente, al Ministro per i beni culturali e
ambientali e alla regione territorialmente interessata, ai
fini della valutazione dell'impatto sull'ambiente. La
comunicazione contiene l'indicazione della localizzazione
dell'intervento, la specificazione dei rifiuti liquidi e
solidi, delle emissioni ed immissioni inquinanti
nell'atmosfera e delle emissioni sonore prodotte
dall'opera, la descrizione dei dispositivi di eliminazione
o recupero dei danni all'ambiente ed i piani di prevenzione
dei danni all'ambiente e di monitoraggio ambientale.
L'annuncio dell'avvenuta comunicazione deve essere
pubblicato, a cura del committente, sul quotidiano piu'
diffuso nella regione territorialmente interessata, nonche'
su un quotidiano a diffusione nazionale.
4. Il Ministro dell'ambiente, sentita la regione
interessata, di concerto con il Ministro per i beni
culturali e ambientali, si pronuncia sulla compatibilita'
ambientale nei successivi novanta giorni, decorsi i quali
la procedura di approvazione del progetto riprende il suo
corso, salvo proroga deliberata dal Consiglio dei Ministri
in casi di particolare rilevanza. Per le opere incidenti su
aree sottoposte a vincolo di tutela culturale o
paesaggistica il Ministro dell'ambiente provvede di
concerto con il Ministro per i beni culturali e ambientali.
5. Ove il Ministro competente alla realizzazione
dell'opera non ritenga di uniformarsi alla valutazione del
Ministero dell'ambiente, la questione e' rimessa al
Consiglio dei Ministri.
6. Qualora, nell'esecuzione delle opere di cui al comma
3, il Ministro dell'ambiente ravvisi comportamenti
contrastanti con il parere sulla compatibilita' ambientale
espresso ai sensi del comma 4, o comunque tali da
compromettere fondamentali esigenze di equilibrio ecologico
e ambientale, ordina la sospensione dei lavori e rimette la
questione al Consiglio dei Ministri.
7. Restano ferme le attribuzioni del Ministro per i
beni culturali e ambientali nelle materie di sua
competenza.
8. Il Ministro per i beni culturali e ambientali nel
caso previsto dall'art. 1-bis, comma 2, del decreto-legge
27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni,
nella legge 8 agosto 1985, n. 431, esercita i poteri di cui
agli articoli 4 e 82 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, di concerto con il
Ministro dell'ambiente.
9. Qualsiasi cittadino, in conformita' delle leggi
vigenti, puo' presentare, in forma scritta, al Ministero
dell'ambiente, al Ministero per i beni culturali e
ambientali e alla regione interessata istanze, osservazioni
o pareri sull'opera soggetta a valutazione di impatto
ambientale, nel termine di trenta giorni dall'annuncio
della comunicazione del progetto».
Nota all'art. 153:
- L'art. 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile
1992, n. 285, recante il «Nuovo codice della strada»,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 114 del 18 maggio 1992, come modificato
dall'art. 13 del decreto legislativo 10 settembre 1993, n.
360, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 217 del 15 settembre 1993, dall'art. 30 della
legge 7 dicembre 1999, n. 472, pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 16 dicembre
1999 e dall'art. 1 del decreto-legge 27 giugno 2003, n.
151, pubblicato Gazzetta Ufficiale n. 149 del 30 giugno
2003 e convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto
2003, n. 214, pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 186 del 12 agosto 2003, dispone:
«4. La collocazione di cartelli e di altri mezzi
pubblicitari lungo le strade o in vista di esse e' soggetta
in ogni caso ad autorizzazione da parte dell'ente
proprietario della strada nel rispetto delle presenti
norme. Nell'interno dei centri abitati la competenza e' dei
comuni, salvo il preventivo nulla osta tecnico dell'ente
proprietario se la strada e' statale, regionale o
provinciale».
Note all'art. 156:
- L'art. 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999,
n. 490, recante: «testo unico delle disposizioni
legislative in materia di beni culturali e ambientali, a
norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352»,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 1999, dispone:
«Art. 149 (Piani territoriali paesistici). - 1. Le
regioni sottopongono a specifica normativa d'uso e di
valorizzazione ambientale il territorio includente i beni
ambientali indicati all'art. 146 mediante la redazione di
piani territoriali paesistici o di piani
urbanistico-territoriali aventi le medesime finalita' di
salvaguardia dei valori paesistici e ambientali.
2. La pianificazione paesistica prescritta al comma 1
e' facoltativa per le vaste localita' indicate alle lettere
c) e d) dell'art. 139 incluse negli elenchi previsti
dall'art. 140 e dall'art. 144.
3. Qualora le regioni non provvedano agli adempimenti
previsti al comma 1, si procede a norma dell'art. 4 del
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.
616, come modificato dall'art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59.
4. Fermo il disposto dell'art. 164 il Ministero,
d'intesa con il Ministero dell'ambiente e con la Regione,
puo' adottare misure di recupero e di riqualificazione dei
beni tutelati a norma di questo titolo i cui valori siano
stati comunque compromessi».
Note all'art. 157:
- Per la legge 11 giugno 1922, n. 778, si veda in nota
all'art. 128.
- La legge 29 giugno 1939, n. 1497, concernente la
«Protezione delle bellezze naturali», e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 241 del 14 ottobre 1939.
- L'art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica
24 luglio 1977, n. 616, recante: «Attuazione della delega
di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382»,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 234 del 29 agosto 1977, come integrato
dall'art. 1 del decreto legge 27 giugno 1985, n. 312,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 29 giugno
1985 e convertito, con modificazioni, nella legge 8 agosto
1985, n. 431, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 197
del 22 agosto 1985, dispone:
«Art. 82 (Beni ambientali). - Sono delegate alle
regioni le funzioni amministrative esercitate dagli organi
centrali e periferici dello Stato per la protezione delle
bellezze naturali per quanto attiene alla loro
individuazione, alla loro tutela e alle relative sanzioni.
La delega riguarda tra l'altro le funzioni
amministrative concernenti:
a) l'individuazione delle bellezze naturali, salvo il
potere del Ministro per i beni culturali e ambientali,
sentito il Consiglio nazionale per i beni culturali e
ambientali, di integrare gli elenchi delle bellezze
naturali approvate dalle regioni;
b) la concessione delle autorizzazioni o nulla osta
per le loro modificazioni;
c) l'apertura di strade e cave;
d) la posa in opera di cartelli o di altri mezzi di
pubblicita';
e) la adozione di provvedimenti cautelari anche
indipendentemente dalla inclusione dei beni nei relativi
elenchi;
f) l'adozione dei provvedimenti di demolizione e la
irrogazione delle sanzioni amministrative;
g) le attribuzioni degli organi statali centrali e
periferici inerenti alle commissioni provinciali previste
dall'art. 2 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dell'art.
31 del decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre
1975, n. 805;
h) l'autorizzazione prevista dalla legge 29 novembre
1971, n. 1097, per la tutela dei Colli Euganei.
Le notifiche di notevole interesse pubblico delle
bellezze naturali e panoramiche eseguite in base alla legge
29 giugno 1939, n. 1497, non possono essere revocate o
modificate se non previo parere del Consiglio nazionale per
i beni culturali.
Il Ministro per i beni culturali e ambientali puo'
inibire lavori o disporne la sospensione, quando essi
rechino pregiudizio a beni qualificabili come bellezze
naturali anche indipendentemente dalla loro inclusione
negli elenchi.
Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della
legge 29 giugno 1939, n. 1497:
a) i territori costieri compresi in una fascia della
profondita' di 300 metri dalla linea di battigia, anche per
i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una
fascia della profondita' di 300 metri dalla linea di
battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti
negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di
legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con
regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative
sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri
ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1600 metri sul
livello del mare per la catena alpina e 1200 metri sul
livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali,
nonche' i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi,
ancorche' percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli
sottoposti a vincolo di rimboschimento;
h) le aree assegnate alle universita' agrarie e le
zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell'elenco di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n.
448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico.
Il vincolo di cui al precedente comma non si applica
alle zone A, B e - limitatamente alle parti ricomprese nei
piani pluriennali di attuazione - alle altre zone, come
delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto
ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, e, nei comuni
sprovvisti di tali strumenti, ai centri edificati
perimetrati ai sensi dell'art. 18 della legge 22 ottobre
1971, n. 865.
Sono peraltro sottoposti a vincolo paesaggistico, anche
nelle zone di cui al comma precedente, i beni di cui al n.
2) dell'art. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497.
Nei boschi e nelle foreste di cui alla lettera g) del
quinto comma del presente articolo sono consentiti il
taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le
opere di bonifica, antincendio e di conservazione previsti
ed autorizzati in base alle norme vigenti in materia.
L'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge
29 giugno 1939, n. 1497, deve essere rilasciata o negata
entro il termine perentorio di sessanta giorni. Le regioni
danno immediata comunicazione al Ministro per i beni
culturali e ambientali delle autorizzazioni rilasciate e
trasmettono contestualmente la relativa documentazione.
Decorso inutilmente il predetto termine, gli interessati,
entro trenta giorni, possono richiedere l'autorizzazione al
Ministro per i beni culturali e ambientali, che si
pronuncia entro sessanta giorni dalla data di ricevimento
della richiesta. Il Ministro per i beni culturali e
ambientali puo' in ogni caso annullare, con provvedimento
motivato, l'autorizzazione regionale entro i sessanta
giorni successivi alla relativa comunicazione.
Qualora la richiesta di autorizzazione riguardi opere
da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, il
Ministro per i beni culturali e ambientali puo' in ogni
caso rilasciare o negare entro sessanta giorni
l'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29 giugno
1939, n. 1497, anche in difformita' dalla decisione
regionale.
Per le attivita' di ricerca ed estrazione di cui al
regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, l'autorizzazione del
Ministero per i beni culturali e ambientali, prevista dal
precedente nono comma, e' rilasciata sentito il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
Non e' richiesta l'autorizzazione di cui all'art. 7
della legge 29 giugno 1939, n. 1497, per gli interventi di
manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento
statico e di restauro conservativo che non alterino lo
stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici,
nonche' per l'esercizio dell'attivita' agro-silvo-pastorale
che non comporti alterazione permanente dello stato dei
luoghi per costruzioni edilizie od altre opere civili, e
sempre che si tratti di attivita' ed opere che non alterino
l'assetto idrogeologico del territorio.
Le funzioni di vigilanza sull'osservanza del vincolo di
cui al quinto comma del presente articolo sono esercitate
anche dagli organi del Ministero per i beni culturali e
ambientali».
- Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
si veda in nota alle premesse.
Nota all'art. 158:
- Il regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, recante il
«Regolamento per l'applicazione della legge 29 giugno 1939,
n. 1497», e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 del
5 ottobre 1940.
Note all'art. 159:
- Per la legge 7 agosto 1990, n. 241, si veda in nota
all'art. 146.
- Il decreto ministeriale 13 giugno 1994, n. 495,
recante il «Regolamento concernente disposizioni di
attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, riguardanti i termini e i responsabili dei
procedimenti», pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 187 dell'11 agosto 1994, come
modificato dall'art. 3 del decreto ministeriale 19 giugno
2002, n. 165, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 180
del 2 agosto 2002, dispone:
«Art. 6 (Termine finale del procedimento). - 1. I
termini per la conclusione dei procedimenti si riferiscono
alla data di adozione del provvedimento, ovvero, nel caso
di provvedimenti recettizi, alla data in cui il
destinatario ne riceve comunicazione.
2. Ove nel corso del procedimento talune fasi, al di
fuori delle ipotesi previste dagli articoli 16 e 17 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, siano di competenza di
amministrazioni diverse dall'amministrazione per i beni
culturali e ambientali il termine finale del procedimento
deve intendersi comprensivo dei periodi di tempo necessari
per l'espletamento delle fasi stesse. A tale fine le
amministrazioni interessate verificano d'intesa, entro
sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente
regolamento, la congruita', per eccesso o per difetto, dei
tempi previsti, nell'ambito del termine finale, per il
compimento delle fasi medesime. Ove dalla verifica risulti
la non congruita' del termine finale, il Ministero per i
beni culturali e ambientali provvede, nella prescritta
forma regolamentare, alla variazione del termine, a meno
che lo stesso non sia fissato dalla legge.
3. I termini di cui ai commi 1 e 2 costituiscono
termini massimi e la loro scadenza non esonera
l'amministrazione dall'obbligo di provvedere con ogni
sollecitudine, fatta salva ogni altra conseguenza
dell'inosservanza del termine.
4. Nei casi in cui il controllo sugli atti
dell'amministrazione procedente abbia carattere preventivo,
il periodo di tempo relativo alla fase d'integrazione
dell'efficacia del provvedimento non e' computato ai fini
del termine di conclusione del procedimento. In calce al
provvedimento soggetto a controllo il responsabile del
procedimento indica l'organo competente al controllo
medesimo e i termini, ove previsti, entro cui lo stesso
deve essere esercitato.
5. Ove non sia diversamente disposto, per i
procedimenti di modifica di provvedimenti gia' emanati si
applicano gli stessi termini finali indicati per il
procedimento principale.
6. Quando la legge preveda che la domanda
dell'interessato si intenda respinta o accolta dopo
l'inutile decorso di un determinato tempo dalla
presentazione della domanda stessa, il termine previsto
dalla legge o dal regolamento per la formazione del
silenzio-rifiuto o del silenzio-assenso costituisce
altresi' il termine entro il quale l'amministrazione deve
adottare la propria determinazione. Quando la legge
stabilisca nuovi casi o nuovi termini di silenzio-assenso o
di silenzio-rifiuto, i termini contenuti nelle tabelle
allegate si intendono integrati o modificati in
conformita'.
6-bis. Qualora, in sede di istruttoria, emerga la
necessita' di ottenere chiarimenti o di acquisire elementi
integrativi di giudizio, ovvero di procedere ad
accertamenti di natura tecnica, il responsabile del
procedimento ne da' immediata comunicazione ai soggetti
indicati all'art. 4, comma 1, nonche', ove opportuno,
all'amministrazione che ha trasmesso la documentazione da
integrare. In tal caso, il termine per la conclusione del
procedimento e' interrotto, per una sola volta e per un
periodo non superiore a trenta giorni, dalla data della
comunicazione e riprende a decorrere dal ricevimento della
documentazione o dall'acquisizione delle risultanze degli
accertamenti tecnici.
- L'art. 1-quinquies del decreto-legge 27 giugno 1985,
n. 312, recante: «Disposizioni urgenti per la tutela delle
zone di particolare interesse ambientale. Integrazione
dell'art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica
24 luglio 1977, n. 616», pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 152 del 29 giugno 1985 e convertito, con
modificazioni, nella legge 8 agosto 1985, n. 431,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 22 agosto
1985, dispone:
«Art. 1-quinquies. - 1. Le aree e i beni individuati ai
sensi dell'art. 2 del decreto ministeriale 21 settembre
1984 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del
26 settembre 1984, sono inclusi tra quelli in cui e'
vietata, fino all'adozione da parte delle regioni dei piani
di cui al precedente art. 1-bis, ogni modificazione
dell'assetto del territorio, nonche' qualsiasi opera
edilizia, con esclusione degli interventi di manutenzione
ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di
restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi
e l'aspetto esteriore degli edifici».
Nota all'art. 162:
- Per il testo dell'art. 23 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, si veda in nota all'art. 153.
Note all'art. 166:
- Per il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio,
del 9 dicembre 1992, si veda in nota all'art. 71.
- Il regolamento (CEE) n. 752/93 della Commissione, del
30 marzo 1993, recante «Disposizioni d'applicazione del
regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio, relativo
all'esportazione di beni culturali, e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale - 2a serie speciale - n. 39 del
20 maggio 1993; e' stato modificato dal regolamento (CE) n.
1526/98 della Commissione, del 16 luglio 1998, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale - 2a serie speciale - n. 87 del
5 novembre 1998.
Nota all'art. 168:
- Per il testo dell'art. 23 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, si veda in nota all'art. 153.
Nota all'art. 180:
- L'art. 650 del codice penale, approvato con regio
decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 251 del
26 ottobre 1930, dispone:
«Art. 650 (Inosservanza dei provvedimenti
dell'autorita). - Chiunque non osserva un provvedimento
legalmente dato dall'autorita' per ragione di giustizia o
di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene, e'
punito, se il fatto non costituisce un piu' grave reato,
con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire
quattrocentomila».
Note all'art. 181:
- L'art. 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
recante: «Norme in materia di controllo dell'attivita'
urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle
opere edilizie», pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 53 del 2 marzo 1985, come modificato
dall'art. 7-bis del decreto legge 23 aprile 1985, n. 146,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 24 aprile
1985 e convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno
1985, n. 298, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 146
del 22 giugno 1985, dispone:
«Art. 20 (Sanzioni penali). - Salvo che il fatto
costituisca piu' grave reato e ferme le sanzioni
amministrative, si applica:
a) l'ammenda fino a lire 20 milioni per
l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalita'
esecutive previste dalla presente legge, dalla legge
17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni e
integrazioni, in quanto applicabili, nonche' dai
regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dalla
concessione;
b) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da lire 10
milioni a lire 100 milioni nei casi di esecuzione dei
lavori in totale difformita' o assenza della concessione o
di prosecuzione degli stessi nonostante l'ordine di
sospensione;
c) l'arresto fino a due anni e l'ammenda da lire 30
milioni a lire 100 milioni nel caso di lottizzazione
abusiva di terreni a scopo edilizio, come previsto dal
primo comma dell'art. 18. La stessa pena si applica anche
nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a
vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico,
ambientale, in variazione essenziale, in totale difformita'
o in assenza della concessione.
Le disposizioni di cui al comma precedente
sostituiscono quelle di cui all'art. 17 della legge
28 gennaio 1977, n. 10».
Note all'art. 182:
- L'art. 7 del decreto ministeriale 3 agosto 2000, n.
294, recante: «Regolamento concernente individuazione dei
requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori dei
lavori di restauro e manutenzione dei beni mobili e delle
superfici decorate di beni architettonici», pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 246 del 20 ottobre 2000, come
sostituito dal decreto ministeriale 24 ottobre 2001, n.
420, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del
1° dicembre 2001, dispone:
«Art. 7 (Restauratore di beni culturali). - 1. Ai fini
del presente regolamento, nonche' ai fini di cui all'art.
224 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre
1999, n. 554, per restauratore di beni culturali si intende
colui che ha conseguito un diploma presso una scuola di
restauro statale di cui all'art. 9 del decreto legislativo
20 ottobre 1998, n. 368, di durata non inferiore a quattro
anni, ovvero un diploma di laurea universitaria
specialistica in conservazione e restauro del patrimonio
storico-artistico.
2. Per restauratore di beni culturali s'intende
altresi' colui che alla data di entrata in vigore del
presente regolamento:
a) ha conseguito un diploma presso una scuola di
restauro statale o regionale di durata non inferiore a due
anni e ha svolto attivita' di restauro dei beni stessi,
direttamente e in proprio ovvero in rapporto di lavoro
dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa
con responsabilita' diretta nella gestione tecnica
dell'intervento, con regolare esecuzione certificata da
parte dell'autorita' preposta alla tutela del bene o della
superficie decorata, per un periodo di tempo almeno doppio
rispetto a quello scolare mancante, e comunque non
inferiore a due anni;
b) ha svolto attivita' di restauro dei beni predetti,
direttamente e in proprio ovvero in rapporto di lavoro
dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa
con responsabilita' diretta nella gestione tecnica
dell'intervento, per non meno di otto anni, con regolare
esecuzione certificata dall'autorita' preposta alla tutela
dei beni sui quali e' stato eseguito il restauro;
c) ha conseguito un diploma presso una scuola di
restauro statale o regionale di durata non inferiore a due
anni ovvero ha svolto attivita' di restauro di beni mobili
o superfici decorate per un periodo almeno pari a quattro
anni, direttamente e in proprio ovvero in rapporto di
lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e
continuativa con responsabilita' diretta nella gestione
tecnica dell'intervento, con regolare esecuzione
certificata dall'autorita' di tutela, ove ne venga
accertata l'idoneita' o venga completato il percorso
formativo secondo modalita' stabilite con decreto del
Ministro per i beni e le attivita' culturali, da adottarsi
entro il 31 dicembre 2001».
- Per il testo dell'art. 117 della Costituzione della
Repubblica italiana, si veda in nota alle premesse.
Note all'art. 183:
- Per l'art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20,
recante: «Disposizioni in materia di giurisdizione e
controllo della Corte dei conti», pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 1994, come modificato
dall'art. 2 del decreto legge 23 ottobre 1996, n. 543,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 23 ottobre
1996 e convertito, con modificazioni, nella legge
20 dicembre 1996, n. 639, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 299 del 21 dicembre 1996; dall'art. 43 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 82
dell'8 aprile 1998; dall'art. 27 della legge 24 novembre
2000, n. 340, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 275
del 24 novembre 2000; dall'art. 49 della legge 23 dicembre
2000, n. 388, pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2000; e dall'art.
72 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 106 del 9 maggio 200 1, dispone:
«Art. 3 (Norme in materia di controllo della Corte dei
conti). - 1. Il controllo preventivo di legittimita' della
Corte dei conti si esercita esclusivamente sui seguenti
atti non aventi forza di legge:
a) provvedimenti emanati a seguito di deliberazione
del Consiglio dei Ministri;
b) atti del Presidente del Consiglio dei Ministri e
atti dei Ministri aventi ad oggetto la definizione delle
piante organiche, il conferimento di incarichi di funzioni
dirigenziali e le direttive generali per l'indirizzo e per
lo svolgimento dell'azione amministrativa;
c) atti normativi a rilevanza esterna, atti di
programmazione comportanti spese ed atti generali attuativi
di norme comunitarie;
d) provvedimenti dei comitati interministeriali di
riparto o assegnazione di fondi ed altre deliberazioni
emanate nelle materie di cui alle lettere b) e c);
e) [lettera abrogata];
f) provvedimenti di disposizione del demanio e del
patrimonio immobiliare;
g) decreti che approvano contratti delle
amministrazioni dello Stato, escluse le aziende autonome:
attivi, di qualunque importo, ad eccezione di quelli per i
quali ricorra l'ipotesi prevista dall'ultimo comma
dell'art. 19 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440;
di appalto d'opera, se di importo superiore al valore in
ECU stabilito dalla normativa comunitaria per
l'applicazione delle procedure di aggiudicazione dei
contratti stessi; altri contratti passivi, se di importo
superiore ad un decimo del valore suindicato;
h) decreti di variazione del bilancio dello Stato, di
accertamento dei residui e di assenso preventivo del
Ministero del tesoro all'impegno di spese correnti a carico
di esercizi successivi;
i) atti per il cui corso sia stato impartito l'ordine
scritto del Ministro;
l) atti che il Presidente del Consiglio dei Ministri
richieda di sottoporre temporaneamente a controllo
preventivo o che la Corte dei conti deliberi di
assoggettare, per un periodo determinato, a controllo
preventivo in relazione a situazioni di diffusa e ripetuta
irregolarita' rilevate in sede di controllo successivo.
2. I provvedimenti sottoposti al controllo preventivo
acquistano efficacia se il competente ufficio di controllo
non ne rimetta l'esame alla sezione del controllo nel
termine di trenta giorni dal ricevimento. Il termine e'
interrotto se l'ufficio richiede chiarimenti o elementi
integrativi di giudizio. Decorsi trenta giorni dal
ricevimento delle controdeduzioni dell'amministrazione, il
provvedimento acquista efficacia se l'ufficio non ne
rimetta l'esame alla sezione del controllo. La sezione del
controllo si pronuncia sulla conformita' a legge entro
trenta giorni dalla data di deferimento dei provvedimenti o
dalla data di arrivo degli elementi richiesti con ordinanza
istruttoria. Decorso questo termine i provvedimenti
divengono esecutivi.
3. Le sezioni riunite della Corte dei conti possono,
con deliberazione motivata, stabilire che singoli atti di
notevole rilievo finanziario, individuati per categorie ed
amministrazioni statali, siano sottoposti all'esame della
Corte per un periodo determinato. La Corte puo' chiedere il
riesame degli atti entro quindici giorni dalla loro
ricezione, ferma rimanendone l'esecutivita'. Le
amministrazioni trasmettono gli atti adottati a seguito del
riesame alla Corte dei conti, che ove rilevi
illegittimita', ne da' avviso al Ministro.
4. La Corte dei conti svolge, anche in corso di
esercizio, il controllo successivo sulla gestione del
bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche,
nonche' sulle gestioni fuori bilancio e sui fondi di
provenienza comunitaria, verificando la legittimita' e la
regolarita' delle gestioni, nonche' il funzionamento dei
controlli interni a ciascuna amministrazione. Accerta,
anche in base all'esito di altri controlli, la rispondenza
dei risultati dell'attivita' amministrativa agli obiettivi
stabiliti dalla legge, valutando comparativamente costi,
modi e tempi dello svolgimento dell'azione amministrativa.
La Corte definisce annualmente i programmi ed i criteri di
riferimento del controllo.
5. Nei confronti delle amministrazioni regionali, il
controllo della gestione concerne il perseguimento degli
obiettivi stabiliti dalle leggi di principio e di
programma.
6. La Corte dei conti riferisce, almeno annualmente, al
Parlamento ed ai consigli regionali sull'esito del
controllo eseguito. Le relazioni della Corte sono altresi'
inviate alle amministrazioni interessate, alle quali la
Corte formula, in qualsiasi altro momento, le proprie
osservazioni. Le amministrazioni comunicano alla Corte ed
agli organi elettivi le misure conseguenzialmente adottate.
7. Restano ferme, relativamente agli enti locali, le
disposizioni di cui al decreto legge 22 dicembre 1981, n.
786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio
1982, n. 51, e successive modificazioni ed integrazioni,
nonche', relativamente agli enti cui lo Stato contribuisce
in via ordinaria, le disposizioni della legge 21 marzo
1958, n. 259. Le relazioni della Corte contengono anche
valutazioni sul funzionamento dei controlli interni.
8. Nell'esercizio delle attribuzioni di cui al presente
articolo, la Corte dei conti puo' richiedere alle
amministrazioni pubbliche ed agli organi di controllo
interno qualsiasi atto o notizia e puo' effettuare e
disporre ispezioni e accertamenti diretti. Si applica il
comma 4 dell'art. 2 del decreto legge 15 novembre 1993, n.
453. Puo' richiedere alle amministrazioni pubbliche non
territoriali il riesame di atti ritenuti non conformi a
legge. Le amministrazioni trasmettono gli atti adottati a
seguito del riesame alla Corte dei conti, che, ove rilevi
illegittimita', ne da' avviso all'organo generale di
direzione. E' fatta salva, in quanto compatibile con le
disposizioni della presente legge, la disciplina in materia
di controlli successivi previsti dal decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e dal
decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, nonche'
dall'art. 166 della legge 11 luglio 1980, n. 312.
9. Per l'esercizio delle attribuzioni di controllo, si
applicano, in quanto compatibili con le disposizioni della
presente legge, le norme procedurali di cui al testo unico
delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con regio
decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive
modificazioni.
10. La sezione del controllo e' composta dal presidente
della Corte dei conti che la presiede, dai presidenti di
sezione preposti al coordinamento e da tutti i magistrati
assegnati a funzioni di controllo. La sezione e' ripartita
annualmente in quattro collegi dei quali fanno parte, in
ogni caso, il presidente della Corte dei conti e i
presidenti di sezione preposti al coordinamento. I collegi
hanno distinta competenza per tipologia di controllo o per
materia e deliberano con un numero minimo di undici
votanti. L'adunanza plenaria e' presieduta dal presidente
della Corte dei conti ed e' composta dai presidenti di
sezione preposti al coordinamento e da trentacinque
magistrati assegnati a funzioni di controllo, individuati
annualmente dal Consiglio di presidenza in ragione di
almeno tre per ciascun collegio della sezione e uno per
ciascuna delle sezioni di controllo sulle amministrazioni
delle regioni a statuto speciale e delle province autonome
di Trento e di Bolzano. L'adunanza plenaria delibera con un
numero minimo di ventuno votanti.
10-bis. La sezione del controllo in adunanza plenaria
stabilisce annualmente i programmi di attivita' e le
competenze dei collegi, nonche' i criteri per la loro
composizione da parte del presidente della Corte dei conti.
11. Ferme restando le ipotesi di deferimento previste
dall'art. 24 del citato testo unico delle leggi sulla Corte
dei conti come sostituito dall'art. 1 della legge 21 marzo
1953, n. 161, la sezione del controllo si pronuncia in ogni
caso in cui insorge il dissenso tra i competenti magistrati
circa la legittimita' di atti. Del collegio viene chiamato
a far parte in qualita' di relatore il magistrato che
deferisce la questione alla sezione.
12. I magistrati addetti al controllo successivo di cui
al comma 4 operano secondo i previsti programmi annuali, ma
da questi possono temporaneamente discostarsi, per motivate
ragioni, in relazione a situazioni e provvedimenti che
richiedono tempestivi accertamenti e verifiche, dandone
notizia alla sezione del controllo.
13. Le disposizioni del comma 1 non si applicano agli
atti ed ai provvedimenti emanati nelle materie monetaria,
creditizia, mobiliare e valutaria.
- L'art. 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468, recante:
«Riforma di alcune norme di contabilita' generale dello
Stato in materia di bilancio», pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 233 del 22 agosto 1978, dispone:
«Art.13 (Garanzie statali). - In allegato allo stato di
previsione della spesa del Ministero del tesoro sono
elencate le garanzie principali e sussidiarie prestate
dallo Stato a favore di enti o altri soggetti».
Note all'art. 184:
- La legge 1° giugno 1939, n. 1089, concernente la
«Tutela delle cose d'interesse artistico e storico», e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 184 dell'8 agosto
1939.
- Il decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409, recante: «Norme relative
all'ordinamento ed al personale degli Archivi di Stato», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 del 31 ottobre
1963.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio
1972, n. 3, recante: «Trasferimento alle regioni a statuto
ordinario delle funzioni amministrative statali in materia
di assistenza scolastica e di musei e biblioteche di enti
locali e dei relativi personali ed uffici», e' pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 15 del
19 gennaio 1972.
- La legge 15 maggio 1997, n. 127, recante: «Misure
urgenti per lo snellimento dell'attivita' amministrativa e
dei procedimenti di decisione e di controllo», e'
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 113 del 17 maggio 1997.
- La legge 8 ottobre 1997, n. 352, recante:
«Disposizioni sui beni culturali», e' pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 243 del
17 ottobre 1997.
- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
recante: «Conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione
del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59», e' pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 92 del
21 aprile 1998.
- La legge 12 luglio 1999, n. 237, recante:
«Istituzione del Centro per la documentazione e la
valorizzazione delle arti contemporanee e di nuovi musei,
nonche' modifiche alla normativa sui beni culturali ed
interventi a favore delle attivita' culturali», e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio
1999.
- Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 281,
recante: «Disposizioni in materia di trattamento dei dati
personali per finalita' storiche, statistiche e di ricerca
scientifica», e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191
del 16 agosto 1999.
- Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490,
si veda in nota alle premesse.
- Il decreto del Presidente della Repubblica del
7 settembre 2000, n. 283, concernente il «Regolamento
recante disciplina delle alienazioni di beni immobili del
demanio storico e artistico», e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 240 del 13 ottobre 2000.
- Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
recante il «Codice in materia di protezione dei dati
personali», e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2003.
- La legge 8 luglio 2003, n. 172, recante:
«Disposizioni per il riordino e il rilancio della nautica
da diporto e del turismo nautico», e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 161 del 14 luglio 2003.


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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