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Gazzetta Ufficiale N. 235 del 08 Ottobre 2005

 

DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2005, n.206

Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229.


Parte I

DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI E FINALITA'
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 153 del Trattato della Comunita' europea;
Visto l'articolo 117 della Costituzione, come sostituito dalla
legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, con riferimento ai
principi di unita', continuita' e completezza dell'ordinamento
giuridico, nel rispetto dei valori di sussidiarieta' orizzontale e
verticale;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 29 luglio 2003, n. 229, recante interventi urgenti
in materia di qualita' della regolazione, riassetto normativo e
semplificazione - legge di semplificazione per il 2001, ed in
particolare l'articolo 7 che delega il Governo ad adottare uno o piu'
decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in
materia di tutela dei consumatori ai sensi e secondo i principi e i
criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, come sostituito dall'articolo 1 della citata legge n. 229 del
2003, e nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi ivi
richiamati;
Visto l'articolo 2 della legge 27 luglio 2004, n. 186, di
conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 maggio 2004, n.
136, nonche' l'articolo 7 della legge 27 dicembre 2004, n. 306;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
224, recante attuazione della direttiva 85/374/CEE relativa al
ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative degli Stati membri in materia di responsabilita' per
danno da prodotti difettosi, ai sensi dell'articolo 15 della legge
16 aprile 1987, n. 183;
Vista la legge 10 aprile 1991, n. 126, recante norme per
l'informazione del consumatore, e successive modificazioni, nonche'
il relativo regolamento di attuazione di cui al decreto del Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato 8 febbraio 1997, n.
101;
Visto il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, recante
attuazione della direttiva 85/577/CEE in materia di contratti
negoziati fuori dei locali commerciali;
Visto il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, recante
attuazione della direttiva 84/450/CEE in materia di pubblicita'
ingannevole;
Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, come
modificato dai decreti legislativi 4 agosto 1999, n. 333, e 4 agosto
1999, n. 342;
Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, recante
attuazione della direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le
vacanze ed i circuiti tutto compreso;
Vista la legge 6 febbraio 1996, n. 52, recante attuazione della
direttiva 93/13/CEE concernente le clausole abusive nei contratti
stipulati con i consumatori ed in particolare l'articolo 25, e
successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma
della disciplina relativa al settore del commercio, ed in particolare
gli articoli 18 e 19;
Vista la legge 30 luglio 1998, n. 281, recante disciplina dei
diritti dei consumatori e degli utenti e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 9 novembre 1998, n. 427, recante
attuazione della direttiva 94/47/CE concernente la tutela
dell'acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi
all'acquisizione di un diritto di godimento a tempo parziale di beni
immobili;
Visto il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185, recante
attuazione della direttiva 97/7/CE relativa alla protezione dei
consumatori in materia di contratti a distanza;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 63, recante
attuazione della direttiva 98/7/CE, che modifica la direttiva
87/102/CEE, in materia di credito al consumo;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67, recante
attuazione della direttiva 97/55/CE, che modifica la direttiva
84/450/CEE, in materia di pubblicita' ingannevole e comparativa;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 84, recante
attuazione della direttiva 98/6/CE relativa alla protezione dei
consumatori, in materia di indicazione dei prezzi offerti ai
medesimi;
Visto il decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 253, recante
attuazione della direttiva 97/5/CEE sui bonifici transfrontalieri;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2001, n.
218, regolamento recante disciplina delle vendite sottocosto, a norma
dell'articolo 15, comma 8, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
114;
Visto il decreto legislativo 23 aprile 2001, n. 224, come
modificato dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 25, recante
attuazione della direttiva 98/27/CE relativa a provvedimenti
inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, nonche' il
decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
19 gennaio 1999, n. 20, recante norme per l'iscrizione nell'elenco
delle Associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a
livello nazionale;
Visto il decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 24, recante
attuazione della direttiva 1999/44/CE su taluni aspetti della vendita
e delle garanzie di consumo;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante codice
in materia di protezione dei dati personali e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172, recante
attuazione della direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza
generale dei prodotti;
Vista la legge 6 aprile 2005, n. 49, recante modifiche
all'articolo 7 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, in
materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi
di comunicazione;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 28 ottobre 2004;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso
nella seduta del 16 dicembre 2004;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nella sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza generale del
20 dicembre 2004;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari del
Senato della Repubblica, espresso il 9 marzo 2005, e della Camera dei
deputati, espresso il 10 marzo 2005;
Vista la segnalazione del Garante della concorrenza e del mercato
in data 10 maggio 2005;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 22 luglio 2005;
Sulla proposta del Ministro delle attivita' produttive e del
Ministro per le politiche comunitarie, di concerto con i Ministri per
la funzione pubblica, della giustizia, dell'economia e delle finanze
e della salute;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Finalita' ed oggetto

1. Nel rispetto della Costituzione ed in conformita' ai principi
contenuti nei trattati istitutivi delle Comunita' europee, nel
trattato dell'Unione europea, nella normativa comunitaria con
particolare riguardo all'articolo 153 del Trattato istitutivo della
Comunita' economica europea, nonche' nei trattati internazionali, il
presente codice armonizza e riordina le normative concernenti i
processi di' acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato
livello di tutela dei consumatori e degli utenti.

Avvertenza
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE) o nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione
europea (GUUE).

Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione regola la delega al
Governo dell'esercizio della funzione legislativa e
stabilisce che essa non puo' avvenire, se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto
per tempo limitato e per oggetti definiti.
- L'art. 87, comma quinto, della Costituzione
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
- Il testo dell'art. 153 del Trattato che istituisce la
Comunita' economica europea, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunita' europee del 24 dicembre 2002, n.
C 325, e' il seguente:
«Art. 153 (Protezione dei consumatori). - 1. Al fine di
promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un
livello elevato di protezione dei consumatori, la Comunita'
contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli
interessi economici dei consumatori nonche' a promuovere il
loro diritto all'informazione, all'educazione e
all'organizzazione per la salvaguardia dei propri
interessi.
2. Nella definizione e nell'attuazione di altre
politiche o attivita' comunitarie sono prese in
considerazione le esigenze inerenti alla protezione dei
consumatori.
3. La Comunita' contribuisce al conseguimento degli
obiettivi di cui al paragrafo 1 mediante:
a) misure adottate a norma dell'art. 95 nel quadro
della realizzazione del mercato interno;
b) misure di sostegno, di integrazione e di controllo
della politica svolta dagli Stati membri.
4. Il Consiglio, deliberando secondo la procedura di
cui all'art. 251 e previa consultazione del Comitato
economico e sociale, adotta le misure di cui al
paragrafo 3, lettera b).
5. Le misure adottate a norma del paragrafo 4 non
impediscono ai singoli Stati membri di mantenere o di
introdurre misure di protezione piu' rigorose. Tali misure
devono essere compatibili con il presente trattato. Esse
sono notificate alla Commissione.».

- Il testo dell'art. 117 della Costituzione e' il
seguente:

«Art. 117. - La potesta' legislativa e' esercitata
dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche' dei vincoli derivanti
dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
d) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta' regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
- Il testo dell'art. 14 della legge 23 agosto 1988, n.
400 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988,
n. 214, supplemento ordinario) concernente «Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri», e' il seguente:

«Art. 14 (Decreti legislativi). - 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di «decreto legislativo» e
con l'indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei Ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e'
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita' di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo' esercitarla mediante piu' atti
successivi per uno o piu' degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell'organizzazione dell'esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l'esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e'
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e' espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni.».
- Il testo dell'art. 20 della legge 15 marzo 1997, n.
59 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1997, n.
63, supplemento ordinario) concernente la «Delega al
Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle
regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa»,
e' il seguente:

«Art. 20. - 1. Il Governo, sulla base di un programma
di priorita' di interventi, definito, con deliberazione del
Consiglio dei Ministri, in relazione alle proposte
formulate dai Ministri competenti, sentita la Conferenza
unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, entro la data del 30 aprile,
presenta al Parlamento, entro il 31 maggio di ogni anno, un
disegno di legge per la semplificazione e il riassetto
normativo, volto a definire, per l'anno successivo, gli
indirizzi, i criteri, le modalita' e le materie di
intervento, anche ai fini della ridefinizione dell'area di
incidenza delle pubbliche funzioni con particolare riguardo
all'assetto delle competenze dello Stato, delle regioni e
degli enti locali. In allegato al disegno di legge e'
presentata una relazione sullo stato di attuazione della
semplificazione e del riassetto.
2. Il disegno di legge di cui al comma 1 prevede
l'emanazione di decreti legislativi, relativamente alle
norme legislative sostanziali e procedimentali, nonche' di
regolamenti ai sensi dell'art. 17, commi 1 e 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, per le
norme regolamentari di competenza dello Stato.
3. Salvi i principi e i criteri direttivi specifici per
le singole materie, stabiliti con la legge annuale di
semplificazione e riassetto normativo, l'esercizio delle
deleghe legislative di cui ai commi 1 e 2 si attiene ai
seguenti principi e criteri direttivi:
a) definizione del riassetto normativo e
codificazione della normativa primaria regolante la
materia, previa acquisizione del parere del Consiglio di
Stato, reso nel termine di novanta giorni dal ricevimento
della richiesta, con determinazione dei principi
fondamentali nelle materie di legislazione concorrente;
b) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta
salva l'applicazione dell'art. 15 delle disposizioni sulla
legge in generale premesse al codice civile;
c) indicazione dei principi generali, in particolare
per quanto attiene alla informazione, alla partecipazione,
al contraddittorio, alla trasparenza e pubblicita' che
regolano i procedimenti amministrativi ai quali si
attengono i regolamenti previsti dal comma 2 del presente
articolo, nell'ambito dei principi stabiliti dalla legge
7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
d) eliminazione degli interventi amministrativi
autorizzatori e delle misure di condizionamento della
liberta' contrattuale, ove non vi contrastino gli interessi
pubblici alla difesa nazionale, all'ordine e alla sicurezza
pubblica, all'amministrazione della giustizia, alla
regolazione dei mercati e alla tutela della concorrenza,
alla salvaguardia del patrimonio culturale e dell'ambiente,
all'ordinato assetto del territorio, alla tutela
dell'igiene e della salute pubblica;
e) sostituzione degli atti di autorizzazione,
licenza, concessione, nulla osta, permesso e di consenso
comunque denominati che non implichino esercizio di
discrezionalita' amministrativa e il cui rilascio dipenda
dall'accertamento dei requisiti e presupposti di legge, con
una denuncia di inizio di attivita' da presentare da parte
dell'interessato all'amministrazione competente corredata
dalle attestazioni e dalle certificazioni eventualmente
richieste;
f) determinazione dei casi in cui le domande di
rilascio di un atto di consenso, comunque denominato, che
non implichi esercizio di discrezionalita' amministrativa,
corredate dalla documentazione e dalle certificazioni
relative alle caratteristiche tecniche o produttive
dell'attivita' da svolgere, eventualmente richieste, si
considerano accolte qualora non venga comunicato apposito
provvedimento di diniego entro il termine fissato per
categorie di atti in relazione alla complessita' del
procedimento, con esclusione, in ogni caso,
dell'equivalenza tra silenzio e diniego o rifiuto;
g) revisione e riduzione delle funzioni
amministrative non direttamente rivolte:
1) alla regolazione ai fini dell'incentivazione
della concorrenza;
2) alla eliminazione delle rendite e dei diritti di
esclusivita', anche alla luce della normativa comunitaria;
3) alla eliminazione dei limiti all'accesso e
all'esercizio delle attivita' economiche e lavorative;
4) alla protezione di interessi primari,
costituzionalmente rilevanti, per la realizzazione della
solidarieta' sociale;
5) alla tutela dell'identita' e della qualita'
della produzione tipica e tradizionale e della
professionalita';
h) promozione degli interventi di autoregolazione per
standard qualitativi e delle certificazioni di conformita'
da parte delle categorie produttive, sotto la vigilanza
pubblica o di organismi indipendenti, anche privati, che
accertino e garantiscano la qualita' delle fasi delle
attivita' economiche e professionali, nonche' dei processi
produttivi e dei prodotti o dei servizi;
i) per le ipotesi per le quali sono soppressi i
poteri amministrativi autorizzatori o ridotte le funzioni
pubbliche condizionanti l'esercizio delle attivita'
private, previsione dell'autoconformazione degli
interessati a modelli di regolazione, nonche' di adeguati
strumenti di verifica e controllo successivi. I modelli di
regolazione vengono definiti dalle amministrazioni
competenti in relazione all'incentivazione della
concorrenzialita', alla riduzione dei costi privati per il
rispetto dei parametri di pubblico interesse, alla
flessibilita' dell'adeguamento dei parametri stessi alle
esigenze manifestatesi nel settore regolato;
l) attribuzione delle funzioni amministrative ai
comuni, salvo il conferimento di funzioni a province,
citta' metropolitane, regioni e Stato al fine di
assicurarne l'esercizio unitario in base ai principi di
sussidiarieta', differenziazione e adeguatezza;
determinazione dei principi fondamentali di attribuzione
delle funzioni secondo gli stessi criteri da parte delle
regioni nelle materie di competenza legislativa
concorrente;
m) definizione dei criteri di adeguamento
dell'organizzazione amministrativa alle modalita' di
esercizio delle funzioni di cui al presente comma;
n) indicazione esplicita dell'autorita' competente a
ricevere il rapporto relativo alle sanzioni amministrative,
ai sensi dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
4. I decreti legislativi e i regolamenti di cui al
comma 2, emanati sulla base della legge di semplificazione
e riassetto normativo annuale, per quanto concerne le
funzioni amministrative mantenute, si attengono ai seguenti
principi:
a) semplificazione dei procedimenti amministrativi, e
di quelli che agli stessi risultano strettamente connessi o
strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi
procedimentali e delle amministrazioni intervenienti, anche
riordinando le competenze degli uffici, accorpando le
funzioni per settori omogenei, sopprimendo gli organi che
risultino superflui e costituendo centri interservizi dove
ricollocare il personale degli organi soppressi e
raggruppare competenze diverse ma confluenti in un'unica
procedura, nel rispetto dei principi generali indicati ai
sensi del comma 3, lettera c), e delle competenze riservate
alle regioni;
b) riduzione dei termini per la conclusione dei
procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione
previsti per procedimenti tra loro analoghi;
c) regolazione uniforme dei procedimenti dello stesso
tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o
presso diversi uffici della medesima amministrazione;
d) riduzione del numero di procedimenti
amministrativi e accorpamento dei procedimenti che si
riferiscono alla medesima attivita';
e) semplificazione e accelerazione delle procedure di
spesa e contabili, anche mediante l'adozione di
disposizioni che prevedano termini perentori, prorogabili
per una sola volta, per le fasi di integrazione
dell'efficacia e di controllo degli atti, decorsi i quali i
provvedimenti si intendono adottati;
f) adeguamento delle procedure alle nuove tecnologie
informatiche.
5. I decreti legislativi di cui al comma 2 sono emanati
su proposta del Ministro competente, di concerto con il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per la
funzione pubblica, con i Ministri interessati e con il
Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione
del parere della Conferenza unificata di cui all'art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e,
successivamente, dei pareri delle Commissioni parlamentari
competenti che sono resi entro il termine di sessanta
giorni dal ricevimento della richiesta.
6. I regolamenti di cui al comma 2 sono emanati con
decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per la
funzione pubblica, di concerto con il Ministro competente,
previa acquisizione del parere della Conferenza unificata
di cui all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, quando siano coinvolti interessi delle regioni e
delle autonomie locali, del parere del Consiglio di Stato
nonche' delle competenti Commissioni parlamentari. I pareri
della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato sono
resi entro novanta giorni dalla richiesta; quello delle
Commissioni parlamentari e' reso, successivamente ai
precedenti, entro sessanta giorni dalla richiesta. Per la
predisposizione degli schemi di regolamento la Presidenza
del Consiglio dei Ministri, ove necessario, promuove, anche
su richiesta del Ministro competente, riunioni tra le
amministrazioni interessate. Decorsi sessanta giorni dalla
richiesta di parere alle Commissioni parlamentari, i
regolamenti possono essere comunque emanati.
7. I regolamenti di cui al comma 2, ove non
diversamente previsto dai decreti legislativi, entrano in
vigore il quindicesimo giorno successivo alla data della
loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Con effetto
dalla stessa data sono abrogate le norme, anche di legge,
regolatrici dei procedimenti.
8. I regolamenti di cui al comma 2 si conformano, oltre
ai principi di cui al comma 4, ai seguenti criteri e
principi:
a) trasferimento ad organi monocratici o ai dirigenti
amministrativi di funzioni anche decisionali, che non
richiedono, in ragione della loro specificita', l'esercizio
in forma collegiale, e sostituzione degli organi collegiali
con conferenze di servizi o con interventi, nei relativi
procedimenti, dei soggetti portatori di interessi diffusi;
b) individuazione delle responsabilita' e delle
procedure di verifica e controllo;
e) soppressione dei procedimenti che risultino non
piu' rispondenti alle finalita' e agli obiettivi
fondamentali definiti dalla legislazione di settore o che
risultino in contrasto con i principi generali
dell'ordinamento giuridico nazionale o comunitario;
d) soppressione dei procedimenti che comportino, per
l'amministrazione e per i cittadini, costi piu' elevati dei
benefici conseguibili, anche attraverso la sostituzione
dell'attivita' amministrativa diretta con forme di
autoregolamentazione da parte degli interessati,
prevedendone comunque forme di controllo;
e) adeguamento della disciplina sostanziale e
procedimentale dell'attivita' e degli atti amministrativi
ai principi della normativa comunitaria, anche sostituendo
al regime concessorio quello autorizzatorio;
f) soppressione dei procedimenti che derogano alla
normativa procedimentale di carattere generale, qualora non
sussistano piu' le ragioni che giustifichino una difforme
disciplina settoriale;
g) regolazione, ove possibile, di tutti gli aspetti
organizzativi e di tutte le fasi del procedimento.
9. I Ministeri sono titolari del potere di iniziativa
della semplificazione e del riassetto normativo nelle
materie di loro competenza, fatti salvi i poteri di
indirizzo e coordinamento della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, che garantisce anche l'uniformita' e
l'omogeneita' degli interventi di riassetto e
semplificazione. La Presidenza del Consiglio dei Ministri
garantisce, in caso di inerzia delle amministrazioni
competenti, l'attivazione di specifiche iniziative di
semplificazione e di riassetto normativo.
10. Gli organi responsabili di direzione politica e di
amministrazione attiva individuano forme stabili di
consultazione e di partecipazione delle organizzazioni di
rappresentanza delle categorie economiche e produttive e di
rilevanza sociale, interessate ai processi di regolazione e
di semplificazione.
11. I servizi di controllo interno compiono
accertamenti sugli effetti prodotti dalle norme contenute
nei regolamenti di semplificazione e di accelerazione dei
procedimenti amministrativi e possono formulare
osservazioni e proporre suggerimenti per la modifica delle
norme stesse e per il miglioramento dell'azione
amministrativa.».
- Il testo dell'art. 2 della legge 27 luglio 2004, n.
186, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge
28 maggio 2004, n. 136, recante «Disposizioni urgenti per
garantire la funzionalita' di taluni settori della pubblica
amministrazione. Disposizioni per la rideterminazione di
deleghe legislative e altre disposizioni connesse»;
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 28 luglio 2004, n.
175, supplemento ordinario), e' il seguente:
«Art. 2 (Disposizioni per la rideterminazione di
deleghe legislative e altre disposizioni connesse). - 1. Il
Governo delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri
per il bilancio dello Stato, entro il termine di dodici
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,
uno o piu' decreti legislativi integrativi e correttivi dei
decreti legislativi 30 luglio 1999, n. 300, 20 ottobre
1998, n. 368, 29 gennaio 1998, n. 19, 20 luglio 1999, n.
273, 16 luglio 1997, n. 264, 16 luglio 1997, n. 265,
28 novembre 1997, n. 459, e 28 novembre 1997, n. 464,
attenendosi alle procedure e ai principi e criteri
direttivi di cui all'art. 1, commi 2 e 3, all'art. 5,
commi 2 e 3, e all'art. 7 della legge 6 luglio 2002, n.
137.
2. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o
maggiori oneri per il bilancio dello Stato, entro il
termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, uno o piu' decreti legislativi
correttivi o modificativi dei decreti legislativi gia'
emanati ai sensi dell'art. 21, comma 15, della legge
15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni,
attenendosi ai principi e criteri direttivi contenuti nel
citato comma 15.
3. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine
di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu' decreti legislativi per il
riassetto delle disposizioni legislative in materia di:
a) teatro, musica, danza ed altre forme di spettacolo
dal vivo;
b) sport;
c) proprieta' letteraria e diritto d'autore.
4. I decreti legislativi di cui al comma 3 sono
adottati secondo le procedure ed i principi e criteri
direttivi di cui all'art. 10, commi 2, 3 e 4, della legge
6 luglio 2002, n. 137, e successive modificazioni.
5. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine
di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu' decreti legislativi per il
riordino delle disposizioni in tema di parita' e pari
opportunita' tra uomo e donna, attenendosi ai principi e
criteri direttivi di cui all'art. 13, comma 2, della legge
6 luglio 2002, n. 137.
6. All'art. 6, comma 1, della legge 6 luglio 2002, n.
137, la parola: "diciotto" e' sostituita dalla seguente:
"trentasei".
7. Alla legge 29 luglio 2003, n. 229, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) agli articoli 2, comma 1, alinea, 4, comma 1,
alinea, e 5, comma 1, alinea, le parole: "un anno" sono
sostituite dalle seguenti: "due anni";
b) all'art. 3, comma 1, alinea, le parole: "un anno"
sono sostituite dalle seguenti: "diciotto mesi";
c) agli articoli 7, comma 1, alinea, 8, comma 1,
alinea, e 9, comma 1, alinea, le parole: "sei mesi" sono
sostituite dalle seguenti: "diciotto mesi";
d) all'art. 11, comma 1, alinea, le parole: "entro
diciotto mesi" sono sostituite dalle seguenti: "entro
trenta mesi".
8. All'art. 15, comma 1, alinea, della legge
12 dicembre 2002, n. 273, le parole: "diciotto mesi" sono
sostituite dalle seguenti: "due anni".
9. All'art. 6, comma 1, alinea, della legge 8 luglio
2003, n. 172, le parole: "un anno" sono sostituite dalle
seguenti: "due anni".
10. Il termine di cui all'art. 13-nonies del
decreto-legge 25 ottobre 2002, n. 236, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 284, e'
differito al 20 luglio 2004.
13. All'art. 5 del decreto legislativo 19 dicembre
2003, n. 379, al comma 4, la parola: "nonche'" e'
sostituita dalle seguenti: "ma non".».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 224, abrogato dal presente decreto, reca:
«Attuazione della direttiva CEE numero 85/374 relativa al
ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati membri in
materia di responsabilita' per danno da prodotti difettosi,
ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183».
- La legge 10 aprile 1991, n. 126, recante «Norme per
l'informazione del consumatore», e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1991, n. 89.
- Il decreto del Ministro dell'industria, del commercio
e dell'artigianato 8 febbraio 1997, n. 101 «Regolamento di
attuazione della legge 10 aprile 1991, n. 126, recante
norme per l'informazione del consumatore», e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 19 aprile 1997, n. 91.
- Il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50,
recante «Attuazione della direttiva n. 85/577/CEE
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Comunita'
europea del 31 dicembre 1985, n. L 372), in materia di
contratti negoziati fuori dei locali commerciali», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 1992, n. 27,
S.O.».
- Il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74,
abrogato dal presene decreto, reca «Attuazione della
direttiva n. 84/450/CEE come modificata dalla direttiva n.
97/55/CE in materia di pubblicita' ingannevole e
comparativa».
- Il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385,
recante: «Testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia.», e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
30 settembre 1993, n. 230, S.O.
- Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 333, recante
«Attuazione della direttiva n. 95/26/CE (pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Comunita' europea del 18 luglio
1995, n. L 168), in materia di rafforzamento della
vigilanza prudenziale nel settore degli enti creditizi», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 settembre 1999, n.
228.
- Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342
(Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.
385, recante il testo unico delle leggi in materia bancaria
e creditizia) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
4 ottobre 1999, n. 233.
- Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111,
abrogato dal presente decreto, reca: «Attuazione della
direttiva n. 90/314/CEE, concernente i viaggi, le vacanza
ed i circuiti "tutto compreso"».
- L'art. 25 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, recante
«Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee -
legge comunitaria 1994» (pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 10 febbraio 1996, n. 34, S.O.), aggiunge il capo
XIV-bis e gli articoli da 1469-bis a 1469-sexies dopo il
capo XIV del titolo II del libro quarto del codice civile.
- Il testo degli articoli 18 e 19 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante «Riforma della
disciplina relativa al settore del commercio, a norma
dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59,
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 aprile 1998, n. 95,
S.O.), come modificati dal presente decreto e' il seguente:
«Art. 18 (Vendita per corrispondenza, televisione o
altri sistemi di comunicazione). - 1. La vendita al
dettaglio per tramite televisione o altri sistemi di
comunicazione e' soggetta a previa comunicazione al comune
nel quale l'esercente ha la residenza, se persona fisica, o
la sede legale. L'attivita' puo' essere iniziata decorsi
trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.
2. E' vietato inviare prodotti al consumatore se non a
seguito di specifica richiesta. E' consentito l'invio di
campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per
il consumatore.
3. Nella comunicazione di cui al comma i deve essere
dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui
all'art. 5 e il settore merceologico.
4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono
effettuate tramite televisione, l'emittente televisiva deve
accertare, prima di metterle in onda, che il titolare
dell'attivita' e' in possesso dei requisiti prescritti dal
presente decreto per l'esercizio della vendita al
dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati
il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede
del venditore, il numero di iscrizione al registro delle
imprese ed il numero della partita I.V.A. Agli organi di
vigilanza e' consentito il libero accesso al locale
indicato come sede del venditore.
5. Le operazioni di vendita all'asta realizzate per
mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione
sono vietate.
6. Chi effettua le vendite tramite televisione per
conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista
dall'articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773.
7. (Abrogato).».
19 (Vendite effettuate presso il domicilio dei
consumatori). - 1. La vendita al dettaglio o la raccolta di
ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori,
e' soggetta a previa comunicazione al comune nel quale
l'esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede
legale.
2. L'attivita' puo' essere iniziata decorsi trenta
giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma
1.
3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la
sussistenza dei requisiti di cui all'art. 5 e il settore
merceologico.
4. Il soggetto di cui al comma 1, che intende avvalersi
per l'esercizio dell'attivita' di incaricati, ne comunica
l'elenco all'autorita' di pubblica sicurezza del luogo nel
quale ha la residenza o la sede legale e risponde agli
effetti civili dell'attivita' dei medesimi. Gli incaricati
devono essere in possesso dei requisiti di cui all'art. 5,
comma 2.
5. L'impresa di cui al comma 1 rilascia un tesserino di
riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare
non appena esse perdano i requisiti richiesti dall'art. 5,
comma 2.
6. Il tesserino di riconoscimento di cui al comma 5
deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve
contenere le generalita' e la fotografia dell'incaricato,
l'indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto
dell'attivita' dell'impresa, nonche' del nome del
responsabile dell'impresa stessa, e la firma di
quest'ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante
le operazioni di vendita.
7. Le disposizioni concernenti gli incaricati si
applicano anche nel caso di operazioni di vendita a
domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle
aree pubbliche in forma itinerante.
8. Il tesserino di riconoscimento di cui ai commi 5 e 6
e' obbligatorio anche per l'imprenditore che effettua
personalmente le operazioni disciplinate dal presente
articolo.
9. (Abrogato).
- La legge 30 luglio 1998, n. 281, recante «Disciplina
dei diritti dei consumatori e degli utenti» e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 14 agosto 1998, n. 189.
- Il decreto legislativo 9 novembre 1998, n. 427,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva n. 94/47/CE concernente la tutela dell'acquirente
per taluni aspetti dei contratti relativi all'acquisizione
di un diritto di godimento a tempo parziale di beni
immobili.».
- Il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva 97/7/CE relativa alla protezione dei consumatori
in materia di contratti a distanza.».
- Il decreto-legge 25 febbraio 2000, n. 63, abrogato
dal presente decreto, recava: «Attuazione della direttiva
98/7/CE che modifica la direttiva 87/102/CEE in materia di
credito al consumo.».
- Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva 97/55/CE che modifica la direttiva 84/450/CEE in
materia di pubblicita' ingannevole e comparativa.».
- Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 84,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva 98/6/CE relativa alla protezione dei consumatori
in materia di indicazione dei prezzi offerti ai medesimi.».
- Il decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 253
concernente «Attuazione della direttiva 97/5/CEE sui
bonifici transfrontalieri», e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 11 settembre 2000, n. 212.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile
2001, n. 218, «Regolamento recante disciplina delle vendite
sottocosto, a norma dell'art. 15, comma 8, del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 12 giugno 2001, n. 134.
- L'art. 15, comma 8 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114 recante: «Riforma della disciplina relativa al
settore del commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della
legge 15 marzo 1997, n. 59, (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 24 aprile 1998, n. 95, S.O.), e' il seguente:
«8. Ai fini della disciplina delle vendite sotto costo
il Governo si avvale della facolta' prevista dall'art. 20,
comma 11, della legge 15 marzo 1997, n. 59. Per gli aspetti
sanzionatori, fermo restando quanto disposto dalla legge
10 ottobre 1990, n. 287, si applicano le disposizioni di
cui all'art. 22, commi 2 e 3.
- Il decreto legislativo 23 aprile 2001, n. 224,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva 98/27/CE relativa a provvedimenti inibitori a
tutela degli interessi dei consumatori».
- Il decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 24,
recante «Attuazione della direttiva 1999/44/CE su taluni
aspetti della vendita e delle garanzie di consumo», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8 marzo 2002, n. 57,
S.O.
- Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
recante «Codice in materia di protezione dei dati
personali» e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio
2003. n. 174, S.O.
- Il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172,
abrogato dal presente decreto, recava: «Attuazione della
direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei
prodotti».
- La legge 6 aprile 2005, n. 49, abrogata dal presente
decreto, recava: «Modifiche all'art. 7 del decreto
legislativo 25 gennaio 1992, n. 74 in materia di messaggi
pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi di
comunicazione».
- Il testo dell'art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, recante «Definizione ed ampliamento
delle attribuzioni della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i
compiti di interesse comune delle regioni, delle province e
dei comuni, con la Conferenza Stato-citta' ed autonomie
1ocali», (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 30 agosto
1997, n. 202), e' il seguente:
«Art. 8 (Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali
e Conferenza unificata). - 1. La Conferenza Stato - citta'
ed autonomie locali e' unificata per le materie ed i
compiti di interesse comune delle regioni, delle province,
dei comuni e delle comunita' montane, con la Conferenza
Stato - regioni.
2. La Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali e'
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per
gli affari regionali; ne fanno parte altresi il Ministro
del tesoro e del bilancio e della programmazione economica,
il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici,
il Ministro della sanita', il presidente dell'Associazione
nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente
dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti montani -
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque
rappresentano le citta' individuate dall'art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche' rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali e'
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e'
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno
Note all'art. 1:
- Per l'art. 153 del trattato che istituisce la
Comunita' economica europea, vedi le note alle premesse.

Art. 2.
Diritti dei consumatori

1. Sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi
individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne e'
promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma
collettiva e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a
perseguire tali finalita', anche attraverso la disciplina dei
rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le
pubbliche amministrazioni.
2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come
fondamentali i diritti:
a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualita' dei prodotti e dei servizi;
c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicita';
d) all'educazione al consumo;
e) alla correttezza, alla trasparenza ed all'equita' nei rapporti
contrattuali;
f) alla promozione e allo sviluppo dell'associazionismo libero,
volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti;
g) all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di
qualita' e di efficienza.

Art. 3.
Definizioni

1. Ai fini del presente codice si intende per:
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi
estranei all'attivita' imprenditoriale o professionale eventualmente
svolta;
b) associazioni dei consumatori e degli utenti: le formazioni
sociali che abbiano per scopo statutario esclusivo la tutela dei
diritti e degli interessi dei consumatori o degli utenti;
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce
nell'esercizio della propria attivita' imprenditoriale o
professionale, ovvero un suo intermediario;
d) produttore: fatto salvo quanto stabilito nell'articolo 103,
comma 1, lettera d), e nell'articolo 115, comma 1, il fabbricante del
bene o il fornitore del servizio, o un suo intermediario, nonche'
l'importatore del bene o del servizio nel territorio dell'Unione
europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che si presenta
come produttore identificando il bene o il servizio con il proprio
nome, marchio o altro segno distintivo;
e) prodotto: fatto salvo quanto stabilito nell'articolo 115,
comma 1, qualsiasi prodotto destinato al consumatore, anche nel
quadro di una prestazione di servizi, o suscettibile, in condizioni
ragionevolmente prevedibili, di essere utilizzato dal consumatore,
anche se non a lui destinato, fornito o reso disponibile a titolo
oneroso o gratuito nell'ambito di un'attivita' commerciale,
indipendentemente dal fatto che sia nuovo, usato o rimesso a nuovo;
tale definizione non si applica ai prodotti usati, forniti come pezzi
d'antiquariato, o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo
prima dell'utilizzazione, purche' il fornitore ne informi per
iscritto la persona cui fornisce il prodotto;
f) codice: il presente decreto legislativo di riassetto delle
disposizioni vigenti in materia di tutela dei consumatori.


Parte II
EDUCAZIONE, INFORMAZIONE, PUBBLICITA'
Titolo I
EDUCAZIONE DEL CONSUMATORE

Art. 4.
Educazione del consumatore

1. L'educazione dei consumatori e degli utenti e' orientata a
favorire la consapevolezza dei loro diritti e interessi, lo sviluppo
dei rapporti associativi, la partecipazione ai procedimenti
amministrativi, nonche' la rappresentanza negli organismi
esponenziali.
2. Le attivita' destinate all'educazione dei consumatori, svolte da
soggetti pubblici o privati, non hanno finalita' promozionale, sono
dirette ad esplicitare le caratteristiche di beni e servizi e a
rendere chiaramente percepibili benefici e costi conseguenti alla
loro scelta; prendono, inoltre, in particolare considerazione le
categorie di consumatori maggiormente vulnerabili.


Titolo II
INFORMAZIONI AI CONSUMATORI


Capo I
Disposizioni Generali


Art. 5.
Obblighi generali

1. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 3, comma 1,
lettera a), ai fini del presente titolo, si intende per consumatore o
utente anche la persona fisica alla quale sono dirette le
informazioni commerciali.
2. Sicurezza, composizione e qualita' dei prodotti e dei servizi
costituiscono contenuto essenziale degli obblighi informativi.
3. Le informazioni al consumatore, da chiunque provengano, devono
essere adeguate alla tecnica di comunicazione impiegata ed espresse
in modo chiaro e comprensibile, tenuto anche conto delle modalita' di
conclusione del contratto o delle caratteristiche del settore, tali
da assicurare la consapevolezza del consumatore.


Capo II
Indicazione dei prodotti

Art. 6.
Contenuto minimo delle informazioni

1. I prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al
consumatore, commercializzati sul territorio nazionale, riportano,
chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni relative:
a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto;
b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del
produttore o di un importatore stabilito nell'Unione europea;
c) al Paese di origine se situato fuori dell'Unione europea;
d) all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possono
arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente;
e) ai materiali impiegati ed ai metodi di lavorazione ove questi
siano determinanti per la qualita' o le caratteristiche merceologiche
del prodotto;
f) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla
destinazione d'uso, ove utili ai fini di fruizione e sicurezza del
prodotto.

Art. 7.
Modalita' di indicazione

1. Le indicazioni di cui all'articolo 6 devono figurare sulle
confezioni o sulle etichette dei prodotti nel momento in cui sono
posti in vendita al consumatore. Le indicazioni di cui al comma 1,
lettera f), dell'articolo 6 possono essere riportate, anziche' sulle
confezioni o sulle etichette dei prodotti, su altra documentazione
illustrativa che viene fornita in accompagnamento dei prodotti
stessi.

Art. 8.
Ambito di applicazione

1. Sono esclusi dall'applicazione del presente capo i prodotti
oggetto di specifiche disposizioni contenute in direttive o in altre
disposizioni comunitarie e nelle relative norme nazionali di
recepimento.
2. Per i prodotti oggetto di disposizioni nazionali in materia di
informazione del consumatore, le norme del presente capo si applicano
per gli aspetti non disciplinati.

Art. 9.
Indicazioni in lingua italiana

1. Tutte le informazioni destinate ai consumatori e agli utenti
devono essere rese almeno in lingua italiana.
2. Qualora le indicazioni di cui al presente titolo siano apposte
in piu' lingue, le medesime sono apposte anche in lingua italiana e
con caratteri di visibilita' e leggibilita' non inferiori a quelli
usati per le altre lingue.
3. Sono consentite indicazioni che utilizzino espressioni non in
lingua italiana divenute di uso comune.

Art. 10.
Attuazione

1. Con decreto del Ministro delle attivita' produttive, di concerto
con il Ministro per le politiche comunitarie e con il Ministro della
giustizia, sentito il parere della Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono
adottate le norme di attuazione dell'articolo 6, al fine di
assicurare, per i prodotti provenienti da Paesi dell'Unione europea,
una applicazione compatibile con i principi del diritto comunitario,
precisando le categorie di prodotti o le modalita' di presentazione
per le quali non e' obbligatorio riportare le indicazioni di cui al
comma 1, lettere a) e b), dell'articolo 6. Tali disposizioni di
attuazione disciplinano inoltre i casi in cui sara' consentito
riportare in lingua originaria alcuni dati contenuti nelle
indicazioni di cui all'articolo 6.
2. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al
comma 1, restano in vigore le disposizioni di cui al decreto del
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 8 febbraio
1997, n. 101.

Note all'art. 10:
- Per il testo dell'art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281 vedi le note alle premesse.
- Il decreto del Ministro dell'industria del commercio
e dell'artigianato, 8 febbraio 1997, n. 101 «Regolamento di
attuazione della legge 10 aprile 1991, n. 126, recante
norme per l'informazione del consumatore», e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 19 aprile 1997, n. 91.

Art. 11.
Divieti di commercializzazione

1. E' vietato il commercio sul territorio nazionale di qualsiasi
prodotto o confezione di prodotto che non riporti, in forme
chiaramente visibili e leggibili, le indicazioni di cui agli
articoli 6, 7 e 9 del presente capo.

Art. 12.
Sanzioni

1. Fatto salvo quanto previsto nella parte IV, titolo II, e salvo
che il fatto costituisca reato, per quanto attiene alle
responsabilita' del produttore, ai contravventori al divieto di cui
all'articolo 11 si applica una sanzione amministrativa da 516 euro a
25.823 euro. La misura della sanzione e' determinata, in ogni singolo
caso, facendo riferimento al prezzo di listino di ciascun prodotto ed
al numero delle unita' poste in vendita.
2. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre
1981, n. 689. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di
accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria
dall'articolo 13 della predetta legge 24 novembre 1981, n. 689,
all'accertamento delle violazioni provvedono d'ufficio o su denunzia,
gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto previsto
dall'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e' presentato
all'ufficio della camera di commercio, industria, artigianato e
agricoltura della provincia in cui vi e' la residenza o la sede
legale del professionista.

Note all'art. 12:
- Si riporta il testo degli articoli 13 e 17 della
legge 24 novembre 1981, n. 689, recante «Modifiche al
sistema penale», e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
30 novembre 1981, n. 329, S.O.
«Art. 13 (Atti di accertamento). - Gli organi addetti
al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui
violazione e' prevista la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma di denaro possono, per
l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza,
assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di
luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici,
descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione
tecnica.
Possono altresi' procedere al sequestro cautelare delle
cose che possono formare oggetto di confisca
amministrativa, nei modi e con i limiti con cui il Codice
di procedura penale consente il sequestro alla polizia
giudiziaria.
E' sempre disposto il sequestro del veicolo a motore o
del natante posto in circolazione senza essere coperto
dall'assicurazione obbligatoria e del veicolo posto in
circolazione senza che per lo stesso sia stato rilasciato
il documento di circolazione. All'accertamento delle
violazioni punite con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma di denaro possono procedere anche
gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, i quali,
oltre che esercitare i poteri indicati nei precedenti
commi, possono procedere, quando non sia possibile
acquisire altrimenti gli elementi di prova, a perquisizioni
in luoghi diversi dalla privata dimora, previa
autorizzazione motivata del pretore del luogo ove le
perquisizioni stesse dovranno essere effettuate. Si
applicano le disposizioni del primo comma dell'art. 333 e
del primo e secondo comma dell'art. 334 del Codice di
procedura penale.
E' fatto salvo l'esercizio degli specifici poteri di
accertamento previsti dalle leggi vigenti».
«Art. 17 (Obbligo del rapporto). - Qualora non sia
stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il
funzionario o 1'agente che ha accertato la violazione,
salvo che ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve
presentare rapporto, con la prova delle eseguite
contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico cui
sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella
cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce
la violazione o, in mancanza, al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo
alle violazioni previste dal testo unico delle norme sulla
circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, dal testo unico
per la tutela della strada, approvato con regio decreto
8 dicembre 1933, n. 1740, e dalla legge 20 giugno 1935, n.
1349, sui servizi di trasporto merci.
Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri
casi, per le funzioni amministrative ad esse delegate, il
rapporto e' presentato all'ufficio regionale competente.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il
rapporto e' presentato, rispettivamente, al presidente
della Giunta provinciale o al sindaco.
L'ufficio territorialmente competente e' quello del
luogo in cui e' stata commessa la violazione.
Il funzionario o l'agente che ha proceduto al sequestro
previsto dall'art. 13 deve immediatamente informare
l'autorita' amministrativa competente a norma dei
precedenti commi, inviandole il processo verbale di
sequestro.
Con decreto del Presidente della Repubblica, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, da
emanare entro centottanta giorni dalla pubblicazione della
presente legge, in sostituzione del decreto del Presidente
della Repubblica 13 maggio 1976, n. 407, saranno indicati
gli uffici periferici dei singoli Ministeri, previsti nel
primo comma, anche per i casi in cui leggi precedenti
abbiano regolato diversamente la competenza.
Con il decreto indicato nel comnma precedente saranno
stabilite le modalita' relative alle esecuzioni del
sequestro previsto dall'art. 13, al trasporto ed alla
consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed alla
eventuale alienazione o distruzione delle stesse; sara'
altresi' stabilita la destinazione delle cose confiscate.
Le regioni, per le materie di loro competenza,
provvederanno con legge nel termine previsto dal comma
precedente».

Capo III
Particolari modalita' di informazione
Sezione I
Indicazione dei prezzi per unita' di misura


Art. 13.
Definizioni

1. Ai fini del presente capo si intende per:
a) prezzo di vendita: il prezzo finale, valido per una unita' di
prodotto o per una determinata quantita' del prodotto, comprensivo
dell'IVA e di ogni altra imposta;
b) prezzo per unita' di misura: il prezzo finale, comprensivo
dell'IVA e di ogni altra imposta, valido per una quantita' di un
chilogrammo, di un litro, di un metro, di un metro quadrato o di un
metro cubo del prodotto o per una singola unita' di quantita'
diversa, se essa e' impiegata generalmente e abitualmente per la
commercializzazione di prodotti specifici;
c) prodotto commercializzato sfuso: un prodotto che non
costituisce oggetto di alcuna confezione preliminare ed e' misurato
alla presenza del consumatore;
d) prodotto venduto al pezzo: un prodotto che non puo' essere
frazionato senza subire una modifica della sua natura o delle sue
proprieta';
e) prodotto venduto a collo: insieme di pezzi omogenei contenuti
in un imballaggio;
f) prodotto preconfezionato: l'unita' di vendita destinata ad
essere presentata come tale al consumatore ed alle collettivita',
costituita da un prodotto e dall'imballaggio in cui e' stato immesso
prima di essere posto in vendita, avvolta interamente o in parte in
tale imballaggio ma comunque in modo che il contenuto non possa
essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata.

Art. 14.
Campo di applicazione

1. Al fine di migliorare l'informazione del consumatore e di
agevolare il raffronto dei prezzi, i prodotti offerti dai
commercianti ai consumatori recano, oltre alla indicazione del prezzo
di vendita, secondo le disposizioni vigenti, l'indicazione del prezzo
per unita' di misura, fatto salvo quanto previsto all'articolo 16.
2. Il prezzo per unita' di misura non deve essere indicato quando
e' identico al prezzo di vendita.
3. Per i prodotti commercializzati sfusi e' indicato soltanto il
prezzo per unita' di misura.
4. La pubblicita' in tutte le sue forme ed i cataloghi recano
l'indicazione del prezzo per unita' di misura quando e' indicato il
prezzo di vendita, fatti salvi i casi di esenzione di cui
all'articolo 16.
5. Il codice non si applica:
a) ai prodotti forniti in occasione di una prestazione di
servizi, ivi compresa la somninistrazione di alimenti e bevande;
b) ai prodotti offerti nelle vendite all'asta;
c) agli oggetti d'arte e d'antiquariato.

Art. 15.
Modalita' di indicazione del prezzo per unita' di misura

1. Il prezzo per unita' di misura si riferisce ad una quantita'
dichiarata conformemente alle disposizioni in vigore.
2. Per le modalita' di indicazione del prezzo per unita' di misura
si applica quanto stabilito dall'articolo 14 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al
settore del commercio.
3. Per i prodotti alimentari preconfezionati immersi in un liquido
di governo, anche congelati o surgelati, il prezzo per unita' di
misura si riferisce al peso netto del prodotto sgocciolato.
4. E' ammessa l'indicazione del prezzo per unita' di misura di
multipli o sottomultipli, decimali delle unita' di misura, nei casi
in cui taluni prodotti sono generalmente ed abitualmente
commercializzati in dette quantita'.
5. I prezzi dei prodotti petroliferi per uso di autotrazione,
esposti e pubblicizzati presso gli impianti automatici di
distribuzione dei carburanti, devono essere esclusivamente quelli
effettivamente praticati ai consumatori. E' fatto obbligo di esporre
in modo visibile dalla carreggiata stradale i prezzi praticati al
consumo.

Note all'art. 15:
- Il testo dell'art. 14 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114, recante «Riforma della disciplina
relativa al settore del commercio, a norma dell'art. 4,
comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59» (pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 24 aprile 1998, n. 95, S.O.), e'
il seguente:
«Art. 14 (Pubblicita' dei prezzi). - 1. I prodotti
esposti per la vendita al dettaglio nelle vetrine esterne o
all'ingresso del locale e nelle immediate adiacenze
dell'esercizio o su aree pubbliche o sui banchi di vendita,
ovunque collocati, debbono indicare, in modo chiaro e ben
leggibile, il prezzo di vendita al pubblico, mediante l'uso
di un cartello o con altre modalita' idonee allo scopo.
2. Quando siano esposti insieme prodotti identici dello
stesso valore e' sufficiente l'uso di un unico cartello.
Negli esercizi di vendita e nei reparti di tali esercizi
organizzati con il sistema di vendita del libero servizio
l'obbligo dell'indicazione del prezzo deve essere osservato
in ogni caso per tutte le merci comunque esposte al
pubblico.
3. I prodotti sui quali il prezzo di vendita al
dettaglio si trovi gia' impresso in maniera chiara e con
caratteri ben leggibili, in modo che risulti facilmente
visibile al pubblico, sono esclusi dall'applicazione del
comma 2.
4. Restano salve le disposizioni vigenti circa
l'obbligo dell'indicazione del prezzo di vendita al
dettaglio per unita' di misura.».

Art. 16.
Esenzioni

1. Sono esenti dall'obbligo dell'indicazione del prezzo per unita'
di misura i prodotti per i quali tale indicazione non risulti utile a
motivo della loro natura o della loro destinazione, o sia di natura
tale da dare luogo a confusione. Sono da considerarsi tali i seguenti
prodotti:
a) prodotti commercializzati sfusi che, in conformita' alle
disposizioni di esecuzione della legge 5 agosto 1981, n. 441, e
successive modificazioni, recante disposizioni sulla vendita a peso
netto delle merci, possono essere venduti a pezzo o a collo;
b) prodotti di diversa natura posti in una stessa confezione;
c) prodotti commercializzati nei distributori automatici;
d) prodotti destinati ad essere mescolati per una preparazione e
contenuti in un unico imballaggio;
e) prodotti preconfezionati che siano esentati dall'obbligo di
indicazione della quantita' netta secondo quanto previsto
dall'articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e
successive modificazioni, concernenti l'attuazione delle direttive
comunitarie in materia di etichettatura dei prodotti alimentari;
f) alimenti precucinati o preparati o da preparare, costituiti da
due o piu' elementi separati, contenuti in un unico imballaggio, che
necessitano di lavorazione da parte del consumatore per ottenere
l'alimento finito;
g) prodotti di fantasia;
h) gelati monodose;
i) prodotti non alimentari che possono essere venduti unicamente
al pezzo o a collo.
2. Il Ministro delle attivita' produttive, con proprio decreto,
puo' aggiornare l'elenco delle esenzioni di cui al comma 1, nonche'
indicare espressamente prodotti o categorie di prodotti non
alimentari ai quali non si applicano le predette esenzioni.

Note all'art. 16:
- La legge 5 agosto 1981, n. 441, recante «Vendita a
peso netto delle merci» e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 10 agosto 1971, n. 218.
- Il testo dell'art. 9 del decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 109, recante «Attuazione delle
direttive 89/395/CEE 89/396 CEE concernenti
l'etichettatura, la presentazione e la pubblicita' dei
prodotti alimentari», (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
17 febbraio 1992, n. 39, S.O.) e' il seguente:
«Art. 9 (Quantita). - 1. La quantita' netta di un
preimballaggio e' la quantita' che esso contiene al netto
della tara.
2. La quantita' nominale di un preimballaggio e' quella
definita dall'art. 2 del decreto-legge 3 luglio 1976, n.
451, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 agosto
1976, n. 614, dall'art. 2 della legge 25 ottobre 1978, n.
690, e dall'art. 2 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 maggio 1980, n. 391.
3. La quantita' dei prodotti alimentari preconfezionati
deve essere espressa in unita' di volume per i prodotti
liquidi ed in unita' di massa per gli altri prodotti,
utilizzando per i primi il litro (I o L), il centilitro
(cl) o il millilitro (ml) e per gli altri il chilogrammo
(kg) o il grammo (g), salvo deroghe stabilite da norme
specifiche.
4. Nel caso di imballaggio, costituito da due o piu'
preimballaggi individuali contenenti la stessa quantita'
dello stesso prodotto, l'indicazione della quantita' e'
fornita menzionando il numero totale dei preimballaggi
individuali e la quantita' nominale di ciascuno di essi.
5. Le indicazioni di cui al comma 4 non sono
obbligatorie quando il numero totale dei preimballaggi
individuali puo' essere visto chiaramente e contato
facilmente dall'esterno e la quantita' contenuta in ciascun
preimballaggio individuale puo' essere chiaramente vista
dall'esterno almeno su uno di essi.
6. Nel caso di imballaggi preconfezionati, costituiti
da due o piu' preimballaggi individuali che non sono
considerati unita' di vendita, l'indicazione della
quantita' e' fornita menzionando la quantita' totale ed il
numero totale dei preimballaggi individuali. Tuttavia, per
i prodotti da forno, quali fette biscottate, crakers,
biscotti, prodotti lievitati monodose, e per i prodotti a
base di zucchero e' sufficiente l'indicazione della
quantita' totale.
7. Se un prodotto alimentare solido e' presentato
immerso in un liquido di governo, deve essere indicata
anche la quantita' di prodotto sgocciolato; per liquido di
governo si intendono i seguenti prodotti, eventualmente
mescolati anche quando si presentano congelati o surgelati,
purche' il liquido sia soltanto accessorio rispetto agli
elementi essenziali della preparazione alimentare e non
sia, pertanto, decisivo per l'acquisto:
a) acqua, soluzioni acquose di sale, salamoia;
b) soluzioni acquose di acidi alimentari, aceto;
c) soluzioni acquose di zuccheri, soluzioni acquose
di altre sostanze o materie edulcoranti;
d) succhi di frutta e di ortaggi nel caso delle
conserve di frutta e di ortaggi.
8. L'indicazione della quantita' non e' obbligatoria:
a) per i prodotti generalmente venduti a pezzo o a
collo; qualora contenuti in un imballaggio globale, il
numero dei pezzi deve essere chiaramente visto dall'esterno
e facilmente contato ovvero indicato sull'imballaggio
stesso;
b) per i prodotti dolciari la cui quantita' non sia
superiore a 30 g;
c) per i prodotti la cui quantita' sia inferiore a 5
g o 5 ml, salvo per le spezie e le piante aromatiche.
9. I prodotti soggetti a notevoli cali di massa o di
volume devono essere pesati alla presenza dell'acquirente
ovvero riportare l'indicazione della quantita' netta al
momento in cui sono esposti per la vendita al consumatore.
10. La quantita' di prodotti alimentari, per i quali
sono previste gamme di quantita' a volume, puo' essere
espressa utilizzando il solo volume».

Art. 17.
Sanzioni

1. Chiunque omette di indicare il prezzo per unita' di misura o non
lo indica secondo quanto previsto dal presente capo e' soggetto alla
sanzione di cui all'articolo 22, comma 3, del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114, da irrogare con le modalita' ivi previste.

Note all'art. 17:
- Il testo dell'art. 22, comma 3 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
«3. Chiunque viola le disposizioni di cui agli
articoli 11, 14, 15 e 26, comma 5, del presente decreto e'
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da lire 1.000.000 a lire 6.000.000».


Titolo III
PUBBLICITA' E ALTRE COMUNICAZIONI COMMERCIALI

Capo I
Disposizioni generali

Art. 18.
Ambito di applicazione

1. Le disposizioni del presente titolo si applicano ad ogni forma
di comunicazione commerciale in qualsiasi modo effettuata.
2. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 3, comma 1,
lettera a), ai fini del presente titolo, si intende per consumatore o
utente anche la persona fisica o giuridica cui sono dirette le
comunicazioni commerciali o che ne subisce le conseguenze.

Capo II
Caratteri della pubblicita'Sezione IPubblicita' ingannevole e comparativa


Art. 19.
Finalita'

1. Le disposizioni della presente sezione hanno lo scopo di
tutelare dalla pubblicita' ingannevole e dalle sue conseguenze sleali
i soggetti che esercitano un'attivita' commerciale, industriale,
artigianale o professionale, i consumatori e, in genere, gli
interessi del pubblico nella fruizione di messaggi pubblicitari,
nonche' di stabilire le condizioni di liceita' della pubblicita'
comparativa.
2. La pubblicita' deve essere palese, veritiera e corretta.

Art. 20.
Definizioni

1. Ai fini della presente sezione si intende:
a) per pubblicita': qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso,
in qualsiasi modo, nell'esercizio di un'attivita' commerciale,
industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere la
vendita di beni mobili o immobili, la costituzione o il trasferimento
di diritti ed obblighi su di essi oppure la prestazione di opere o di
servizi;
b) per pubblicita' ingannevole: qualsiasi pubblicita' che in
qualunque modo, compresa la sua presentazione sia idonea ad indurre
in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali e' rivolta o che
essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa
pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo
motivo, sia idonea ledere un concorrente;
c) per pubblicita' comparativa: qualsiasi pubblicita' che
identifica in modo esplicito o implicito un concorrente o beni o
servizi offerti da un concorrente;
d) per operatore pubblicitario: il committente del messaggio
pubblicitario ed il suo autore, nonche', nel caso in cui non consenta
all'identificazione di costoro, il proprietario del mezzo con cui il
messaggio pubblicitario e' diffuso ovvero il responsabile della
programmazione radiofonica o televisiva.

Art. 21.
Elementi di valutazione

1. Per determinare se la pubblicita' sia ingannevole se ne devono
considerare tutti gli elementi, con riguardo in particolare ai suoi
riferimenti:
a) alle caratteristiche dei beni o dei servizi, quali la loro
disponibilita', la natura, l'esecuzione, la composizione, il metodo e
la data di fabbricazione o della prestazione, l'idoneita' allo scopo,
gli usi, la quantita', la descrizione, l'origine geografica o
commerciale, o i risultati che si possono ottenere con il loro uso, o
i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli
effettuati sui beni o sui servizi;
b) al prezzo o al modo in cui questo viene calcolato ed alle
condizioni alle quali i beni o i servizi vengono forniti;
c) alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell'operatore
pubblicitario, quali l'identita', il patrimonio, le capacita', i
diritti di proprieta' intellettuale e industriale, ogni altro diritto
su beni immateriali relativi all'impresa ed i premi o riconoscimenti.

Art. 22.
Condizioni di liceita' della pubblicita' comparativa

1. Per quanto riguarda il confronto, la pubblicita' comparativa e'
lecita se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
a) non e' ingannevole ai sensi del presente codice;
b) confronta beni o servizi che soddisfano gli stessi bisogni o
si propongono gli stessi obiettivi;
c) confronta oggettivamente una o piu' caratteristiche
essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative, compreso
eventualmente il prezzo, di tali beni e servizi;
d) non ingenera confusione sul mercato fra l'operatore
pubblicitario ed un concorrente o tra i marchi, le denominazioni
commerciali, altri segni distintivi, i beni o i servizi
dell'operatore pubblicitario e quelli di un concorrente;
e) non causa discredito o denigrazione di marchi, denominazioni
commerciali, altri segni distintivi, beni, servizi, attivita' o
circostanze di un concorrente;
f) per i prodotti recanti denominazione di origine, si riferisce
in ogni caso a prodotti aventi la stessa denominazione;
g) non trae indebitamente vantaggio dalla notorieta' connessa al
marchio, alla denominazione commerciale ovvero ad altro segno
distintivo di un concorrente o alle denominazioni di origine di
prodotti concorrenti;
h) non presenta un bene o un servizio come imitazione o
contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio o da una
denominazione commerciale depositati.
2. Il requisito della verificabilita' di cui al comma 1,
lettera c), si intende soddisfatto quando i dati addotti ad
illustrazione della caratteristica del bene o servizio pubblicizzato
sono suscettibili di dimostrazione.
3. Qualunque raffronto che fa riferimento a un'offerta speciale
deve indicare in modo chiaro e non equivoco il termine finale
dell'offerta oppure, nel caso in cui l'offerta speciale non sia
ancora cominciata, la data di inizio del periodo nel corso del quale
si applicano il prezzo speciale o altre condizioni particolari o, se
del caso, che l'offerta speciale dipende dalla disponibilita' dei
beni e servizi.

Art. 23.
Trasparenza della pubblicita'

1. La pubblicita' deve essere chiaramente riconoscibile come tale.
La pubblicita' a mezzo di stampa deve essere distinguibile dalle
altre forme di comunicazione al pubblico, con modalita' grafiche di
evidente percezione.
2. I termini «garanzia», «garantito» e simili possono essere usati
solo se accompagnati dalla precisazione del contenuto e delle
modalita' della garanzia offerta. Quando la brevita' del messaggio
pubblicitario non consente di riportare integralmente tali
precisazioni, il riferimento sintetico al contenuto ed alle modalita'
della garanzia offerta deve essere integrato dall'esplicito rinvio ad
un testo facilmente conoscibile dal consumatore in cui siano
riportate integralmente le precisazioni medesime.
3. E' vietata ogni forma di pubblicita' subliminale.

Art. 24.
Pubblicita' di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza dei
consumatori


1. E' considerata ingannevole la pubblicita' che, riguardando
prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza
dei consumatori, ometta di darne notizia in modo da indurre i
consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.

Art. 25.
Bambini e adolescenti

1. E' considerata ingannevole la pubblicita', che, in quanto
suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti, possa, anche
indirettamente, minacciare la loro sicurezza o che abusi della loro
naturale credulita' o mancanza di esperienza o che, impiegando
bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari, salvo il divieto di
cui all'articolo 10, comma 3, della legge 3 maggio 2004, n. 112,
abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i piu' giovani.

Note all'art. 25:
- Il testo dell'art. 10 della legge 3 maggio 2004, n.
112, recante «Norme di principio in materia di assetto del
sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione
italiana Spa, nonche' delega al Governo per l'emanazione
del testo unico della radiotelevisione,» pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 5 maggio 2004, n. 104, S.O., e' il
seguente:
«Art. 10 (Tutela dei minori nella programmazione
televisiva). - 1. Fermo restando il rispetto delle norme
comunitarie e nazionali vigenti a tutela dei minori e in
particolare delle norme contenute nell'art. 8, comma 1, e
nell'art. 15, comma 10, della legge 6 agosto 1990, n. 223,
le emittenti televisive devono osservare le disposizioni
per la tutela dei minori previste dal Codice di
autoregolamentazione TV e minori approvato il 29 novembre
2002. Eventuali integrazioni, modifiche o adozione di nuovi
documenti di autoregolamentazione sono recepiti con decreto
del Ministro delle comunicazioni, emanato ai sensi
dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
previo parere della Commissione parlamentare di cui alla
legge 23 dicembre 1997, n. 451.
2. Le emittenti televisive sono altresi' tenute a
garantire, anche secondo quanto stabilito nel Codice di cui
al comma 1, l'applicazione di specifiche misure a tutela
dei minori nella fascia oraria di programmazione dalle ore
16,00 alle ore 19,00 e all'interno dei programmi
direttamente rivolti ai minori, con particolare riguardo ai
messaggi pubblicitari, alle promozioni e ad ogni altra
forma di comunicazione commerciale e pubblicitaria.
Specifiche misure devono essere osservate nelle
trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi, in
particolare calcistici, anche al fine di contribuire alla
diffusione tra i giovani dei valori di una competizione
sportiva leale e rispettosa dell'avversario, per prevenire
fenomeni di violenza legati allo svolgimento di
manifestazioni sportive.
3. L'impiego di minori di anni quattordici in programmi
radiotelevisivi, oltre che essere vietato per messaggi
pubblicitari e spot, e' disciplinato con regolamento
adottato ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro delle comunicazioni,
di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali e con il Ministro per le pari opportunita', entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
4. Alla verifica dell'osservanza delle disposizioni di
cui al presente articolo, e di cui ai commi da 10 a 13
dell'art. 15 della legge 6 agosto 1990, n. 223, provvede la
Commissione per i servizi e i prodotti dell'Autorita' per
le garanzie nelle comunicazioni, in collaborazione con il
Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione
TV e minori, anche sulla base delle segnalazioni effettuate
dal medesimo Comitato. Conseguentemente, all'art. 1, comma
6, lettera b), numero 6), della legge 31luglio 1997, n.
249, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «In caso
di inosservanza delle norme in materia di tutela dei
minori, ivi comprese quelle previste dal Codice di
autoregolamentazione TV e minori approvato il 29 novembre
2002, e successive modificazioni, la Commissione per i
servizi e i prodotti dell'Autorita' delibera l'irrogazione
delle sanzioni previste dall'art. 31 della legge 6 agosto
1990, n. 223. Le sanzioni si applicano anche se il fatto
costituisce reato e indipendentemente dall'azione penale.
Alle sanzioni inflitte sia dall'Autorita' che dal Comitato
di applicazione del Codice di autoregolamentazione TV e
minori viene data adeguata pubblicita' e la emittente
sanzionata ne deve dare notizia nei notiziari diffusi in
ore di massimo o di buon ascolto».
5. In caso di violazione delle norme in materia di
tutela dei minori, le sanzioni sono applicate direttamente
secondo le procedure previste dal comma 3 dell'art. 31
della legge 6 agosto 1990, n. 223, e non secondo quelle
indicate dai commi 1 e 2 dell'art. 31 della medesima legge
n. 223 del 1990, e dalle sezioni I e II del Capo I della
legge 24 novembre 1981, n. 689. Il Ministero delle
comunicazioni fornisce supporto organizzativo e logistico
all'attivita' del Comitato di applicazione del Codice di
autoregolamentazione TV e minori mediante le proprie
risorse strumentali e di personale, senza ulteriori oneri a
carico del bilancio dello Stato.
6. I limiti minimo e massimo della sanzione pecuniaria
prevista al comma 3 dell'art. 31 della legge 6 agosto 1990,
n. 223, sono elevati, in caso di violazione di norme in
materia di tutela dei minori, rispettivamente a 25.000 e
350.000 euro.
7. L'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni
presenta al Parlamento, entro il 31 marzo di ogni anno, una
relazione in materia di tutela dei diritti dei minori, sui
provvedimenti adottati e sulle eventuali sanzioni irrogate.
Ogni sei mesi, l'Autorita' per le garanzie nelle
comunicazioni invia alla Commissione parlamentare per
l'infanzia di cui alla legge 23 dicembre 1997, n. 451, una
relazione informativa sullo svolgimento delle attivita' di
sua competenza in materia di tutela dei diritti dei minori,
con particolare riferimento a quelle previste dal presente
articolo, corredata da eventuali segnalazioni, suggerimenti
o osservazioni.
8. All'art. 114, comma 6, del codice di procedura
penale, dopo il primo periodo, e' inserito il seguente: «E'
altresi' vietata la pubblicazione di elementi che anche
indirettamente possano comunque portare alla
identificazione dei suddetti minorenni».
9. Il Ministro delle comunicazioni, d'intesa con il
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca,
con decreto da emanare entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, dispone la
realizzazione di campagne scolastiche per un uso corretto e
consapevole del mezzo televisivo, nonche' di trasmissioni
con le stesse finalita' rivolte ai genitori, utilizzando a
tale fine anche la diffusione sugli stessi mezzi
radiotelevisivi in orari di buon ascolto, con particolare
riferimento alle trasmissioni effettuate dalla
concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.
10. Le quote di riserva per la trasmissione di opere
europee, previste dall'art. 2, comma 1, della legge
30 aprile 1998, n. 122, devono comprendere anche opere
cinematografiche o per la televisione, comprese quelle di
animazione, specificamente rivolte ai minori, nonche'
produzioni e programmi adatti ai minori ovvero idonei alla
visione da parte dei minori e degli adulti. Il tempo minimo
di trasmissione riservato a tali opere e programmi e'
determinato dall'Autorita' per le garanzie nelle
comunicazioni».

Art. 26.
Tutela amministrativa e giurisdizionale

1. L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, istituita
dall'articolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, di seguito
chiamata Autorita' nella presente sezione, esercita le attribuzioni
disciplinate dal presente articolo.
2. I concorrenti, i consumatori, le loro associazioni ed
organizzazioni, il Ministro delle attivita' produttive, nonche' ogni
altra pubblica amministrazione che ne abbia interesse in relazione ai
propri compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico, possono
chiedere all'Autorita' che siano inibiti gli atti di pubblicita'
ingannevole o di pubblicita' comparativa ritenuta illecita ai sensi
della presente sezione, che sia inibita la loro continuazione e che
ne siano eliminati gli effetti.
3. L'Autorita' puo' disporre con provvedimento motivato la
sospensione provvisoria della pubblicita' ingannevole o della
pubblicita' comparativa ritenuta illecita, in caso di particolare
urgenza. In ogni caso, comunica l'apertura dell'istruttoria
all'operatore pubblicitario e, se il committente non e' conosciuto,
puo' richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio
pubblicitario ogni informazione idonea ad identificarlo. L'Autorita'
puo' inoltre richiedere all'operatore pubblicitario, ovvero al
proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario, di
esibire copia del messaggio pubblicitario ritenuto ingannevole o
illecito, anche avvalendosi, nei casi di inottemperanza, dei poteri
previsti dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4, della legge 10 ottobre
1990, n. 287.
4. L'Autorita' puo' disporre che l'operatore pubblicitario fornisca
prove sull'esattezza materiale dei dati di fatto contenuti nella
pubblicita' se, tenuto conto dei diritti o interessi legittimi
dell'operatore pubblicitario e di qualsiasi altra parte nella
procedura, tale esigenza risulti giustificata, date le circostanze
del caso specifico. Se tale prova e' omessa o viene ritenuta
insufficiente, i dati di fatto dovranno essere considerati inesatti.
5. Quando il messaggio pubblicitario e' stato o deve essere diffuso
attraverso la stampa periodica o quotidiana ovvero per via
radiofonica o televisiva o altro mezzo di telecomunicazione,
l'Autorita', prima di provvedere, richiede il parere dell'Autorita'
per le garanzie nelle comunicazioni.
6. L'Autorita' provvede con decisione motivata. Se ritiene la
pubblicita' ingannevole o il messaggio di pubblicita' comparativa
illecito accoglie il ricorso vietando la pubblicita' non ancora
portata a conoscenza del pubblico o la continuazione di quella gia'
iniziata. Con la decisione di accoglimento puo' essere disposta la
pubblicazione della pronuncia, anche per estratto, nonche',
eventualmente, di un'apposita dichiarazione rettificativa in modo da
impedire che la pubblicita' ingannevole o il messaggio di pubblicita'
comparativa ritenuto illecito, continuino a produrre effetti.
7. Con la decisione che accoglie il ricorso l'Autorita' dispone
inoltre l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da
1.000 euro a 100.000 euro, tenuto conto della gravita' e della durata
della violazione. Nel caso dei messaggi pubblicitari ingannevoli di
cui agli articoli 5 e 6 la sanzione non puo' essere inferiore a
25.000 euro.
8. Nei casi riguardanti messaggi pubblicitari inseriti sulle
confezioni di prodotti, l'Autorita', nell'adottare i provvedimenti
indicati nei commi 3 e 5, assegna per la loro esecuzione un termine
che tenga conto dei tempi tecnici necessari per l'adeguamento.
9. La procedura istruttoria e' stabilita, con regolamento emanato
ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.
400, in modo da garantire il contraddittorio, la piena cognizione
degli atti e la verbalizzazione.
10. In caso di inottemperanza ai provvedimenti d'urgenza e a quelli
inibitori o di rimozione degli effetti, l'Autorita' applica una
sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 50.000 euro. Nei
casi di reiterata inottemperanza l'Autorita' puo' disporre la
sospensione dell'attivita' di impresa per un periodo non superiore a
trenta giorni.
11. In caso di inottemperanza alle richieste di fornire le
informazioni o la documentazione di cui al comma 3, l'Autorita'
applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 20.000
euro. Qualora le informazioni o la documentazione fornite non siano
veritiere, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa pecuniaria
da 4.000 euro a 40.000 euro.
12. I ricorsi avverso le decisioni adottate dall'Autorita'
rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Per le sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni
del presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni contenute nel capo I, sezione I, e negli articoli 26,
27, 28 e 29 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive
modificazioni. Il pagamento delle sanzioni amministrative di cui al
presente articolo deve essere effettuato entro trenta giorni dalla
notifica del provvedimento dell'Autorita'.
13. Ove la pubblicita' sia stata assentita con provvedimento
amministrativo, preordinato anche alla verifica del carattere non
ingannevole della stessa o di liceita' del messaggio di pubblicita'
comparativa, la tutela dei concorrenti, dei consumatori e delle loro
associazioni e organizzazioni e' esperibile in via giurisdizionale
con ricorso al giudice amministrativo avverso il predetto
provvedimento.
14. E' comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario
in materia di atti di concorrenza sleale, a norma dell'articolo 2598
del codice civile, nonche', per quanto concerne la pubblicita'
comparativa, in materia di atti compiuti in violazione della
disciplina sul diritto d'autore protetto dalla legge 22 aprile 1941,
n. 633, e successive modificazioni, e del marchio d'impresa protetto
a norma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e successive
modificazioni, nonche' delle denominazioni di origine riconosciute e
protette in Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e
servizi concorrenti.

Note all'art. 26:
- Il testo dell'articoli 10 e 14, commi 2, 3 e 4 della
legge 10 ottobre 1990 n, 287 - Norme per la tutela della
concorrenza e del mercato, (pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 13 ottobre 1990 n 240), il seguente:
«Art. 10 (Autorita' garante della concorrenza e del
mercato). - 1. E' istituita l'Autorita' garante della
concorrenza e del mercato, denominata ai fini della
presente legge Autorita', con sede in Roma.
2. L'Autorita' opera in piena autonomia e con
indipendenza di giudizio e di valutazione ed e' organo
collegiale costituito dal presidente e da quattro membri,
nominati con determinazione adottata d'intesa dai
Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica. Il presidente e' scelto tra persone di notoria
indipendenza che abbiano ricoperto incarichi istituzionali
di grande responsabilita' e rilievo. I quattro membri sono
scelti tra persone di notoria indipendenza da individuarsi
tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei
conti o della Corte di cassazione, professori universitari
ordinari di materie economiche o giuridiche, e personalita'
provenienti da settori economici dotate di alta e
riconosciuta professionalita'.
3. I membri dell'Autorita' sono nominati per sette anni
e non possono essere confermati. Essi non possono
esercitare, a pena di decadenza, alcuna attivita'
professionale o di consulenza, ne' possono essere
amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, ne'
ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura. I
dipendenti statali sono collocati fuori ruolo per l'intera
durata del mandato.
4. L'Autorita' ha diritto di corrispondere con tutte le
pubbliche amministrazioni e con gli enti di diritto
pubblico, e di chiedere ad essi, oltre a notizie ed
informazioni, la collaborazione per l'adempimento delle sue
funzioni. L'Autorita', in quanto autorita' nazionale
competente per la tutela della concorrenza e del mercato,
intrattiene con gli organi delle Comunita' europee i
rapporti previsti dalla normativa comunitaria in materia.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, sentito il Ministro del
tesoro, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
sono stabilite procedure istruttorie che garantiscono agli
interessati la piena conoscenza degli atti istrutton, il
contraddittorio e la verbalizzazione.
6. L'Autorita' delibera le norme concernenti la propria
organizzazione e il proprio funzionamento, quelle
concernenti il trattamento giuridico ed economico del
personale e l'ordinamento delle carriere, nonche' quelle
dirette a disciplinare la gestione delle spese nei limiti
previsti dalla presente legge, anche in deroga alle
disposizioni sulla contabilita' generale dello Stato.
7. L'Autorita' provvede all'autonoma gestione delle
spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo
stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto,
con unico capitolo, nello stato di previsione della spesa
del Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato. La gestione finanziaria si svolge in base
al bilancio di previsione approvato dall'Autorita' entro il
31 dicembre dell'anno precedente a quello cui il bilancio
si riferisce. Il contenuto e la struttura del bilancio di
previsione, il quale deve comunque contenere le spese
indicate entro i limiti delle entrate previste, sono
stabiliti dal regolamento di cui al comma 6, che disciplina
anche le modalita' per le eventuali variazioni. Il
rendiconto della gestione finanziaria, approvato entro il
30 aprile dell'anno successivo, e' soggetto al controllo
della Corte dei conti. Il bilancio preventivo e il
rendiconto della gestione finanziaria sono pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, d'intesa con il Ministro del
tesoro, sono determinate le indennita' spettanti al
presidente e ai membri dell'Autorita'.».
«Art. 14 (Istruttoria). - 1. (Omissis).
2. L'Autorita' puo' in ogni momento dell'istruttoria
richiedere alle imprese, enti o persone che ne siano in
possesso, di fornire informazioni e di esibire documenti
utili ai fini dell'istruttoria; disporre ispezioni al fine
di controllare i documenti aziendali e di prenderne copia,
anche avvalendosi della collaborazione di altri organi
dello Stato; disporre perizie e analisi economiche e
statistiche nonche' la consultazione di esperti in ordine a
qualsiasi elemento rilevante ai fini dell'istruttoria.
3. Tutte le notizie, le informazioni o i dati
riguardanti le imprese oggetto di istruttoria da parte
dell'Autorita' sono tutelati dal segreto d'ufficio anche
nei riguardi delle pubbliche amministrazioni.
4. I funzionari dell'Autorita' nell'esercizio delle
loro funzioni sono pubblici ufficiali. Essi sono vincolati
dal segreto d'ufficio.».
- Il testo dell'art. 17, comma 1, della legge 23 agosto
1988, n. 400, recante «Disciplina dell'attivita' di Governo
e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Miistri
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n.
214, S.O.) e' il seguente:
«17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
iielli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e) l'organizzazione del lavoro ed i rapporti di
lavoro dei pubblici dipendenti in base agli accordi
sindacali.».
Si riporta il etsto degli artt. 26, 27, 28 e 29 della
l. n. 689 del 1981:
«Art. 26 (Pagamento rateale della sanzione pecuniaria).
- L'autorita' giudiziaria o amministrativa che ha applicato
la sanzione pecuniaria puo' disporre, su richiesta
dell'interessato che si trovi in condizioni economiche
disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate
mensili da tre a trenta; ciascuna rata non puo' essere
inferiore a lire trentamila. In ogni momento il debito puo'
essere estinto mediante un unico pagamento.
Decorso inutilmente, anche per una sola rata, il
termine fissato dall'autorita' giudiziaria o
amministrativa, l'obbligato e' tenuto al pagamento del
residuo ammontare della sanzione in un unica soluzione.».
«Art. 27 (Esecuzione forzata). - Salvo quanto disposto
nell'ultimo comma dell'art. 22, decorso inutilmente il
termine fissato per il pagamento, l'autorita' che ha emesso
l'ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle
somme dovute in base alle norme previste per la esazione
delle imposte dirette, trasmettendo il ruolo all'intendenza
di fmanza che lo da' in carico all'esattore per la
riscossione in unica soluzione, senza l'obbligo del non
riscosso come riscosso.
E' competente l'intendenza di finanza del luogo ove ha
sede l'autorita' che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione.
Gli esattori, dopo aver trattenuto l'aggio nella misura
ridotta del 50% rispetto a quella ordinaria e comunque non
superiore al 2% delle somme riscosse, effettuano il
versamento delle somme medesime ai destinatari dei
proventi.
Le regioni possono avvalersi anche delle procedure
previste per la riscossione delle proprie entrate. Se la
somma e' dovuta in virtu' di una sentenza o di un decreto
penale di condanna ai sensi dell'art. 24, si procede alla
riscossione con l'osservanza delle norme sul recupero delle
spese processuali. Salvo quanto previsto nell'art. 26, in
caso di ritardo nel pagamento la somma dovuta e' maggiorata
di un decmio per ogni semestre a decorrere da quello in cui
la sanzione e' divenuta esigibile e fino a quello in cui il
ruolo e' trasmesso all'esattore. La maggiorazione assorbe
gli interessi eventualmente previsti dalle disposizioni
vigenti.
Le disposizioni relative alla competenza dell'esattore
si applicano fino alla riforma del sistema di riscossione
delle imposte dirette.».
«Art. 28 (Prescrizione). - Il diritto a riscuotere le
somme dovute per le violazioni indicate dalla presente
legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in
cui e' stata commessa la violazione.
L'interruzione della prescrizione e' regolata dalle
norme del codice civile.».
«Art. 29 (Devoluzione dei proventi) - I proventi delle
sanzioni sono devoluti agli enti a cui era attribuito,
secondo le leggi anteriori, l'ammontare della multa o
dell'ammenda.
Il provento delle sanzioni per le violazioni previste
dalla legge 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di
trasporto merci, e' devoluto allo Stato. Nei casi previsti
dal terzo comma dell'art. 17 i proventi spettano alle
regioni.
Continuano ad applicarsi, se previsti, i criteri di
ripartizione attualmente vigenti. Sono tuttavia escluse
dalla ripartizione le autorita' competenti ad emanare
l'ordinanza-ingiunzione di pagamento e la quota loro
spettante e' ripartita tra gli altri aventi diritto, nella
proporzione attribuita a ciascuno di essi».
- L'art. 2598 del codice civile, e' il seguente:
«Art. 2598 (Atti di concorrenza sleale) - Ferme le
disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi
e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza
sleale chiunque:
1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre
confusione con i nomi o con i segni distintivi
legittimamente usati da altri, o imita servilmente i
prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro
mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con
l'attivita' di un concorrente;
2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e
sull'attivita' di un concorrente, idonei a determinare il
discredito o si appropria di pregi dei prodotti o
dell'impresa di un concorrente;
3) si vale direttamente o indirettamente di ogni
altro mezzo non conforme ai principi della correttezza
professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda».
- La legge 22 aprile 1941 n. 633 recante: «Protezione
del diritto d'autore e di altri diritti concessi al suo
esercizi» e' pubblciata nella Gazzetta Ufficiale 16 luglio
1941, n. 166.
- Il decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30,
recante: «Codice della proprieta' industriale, a norma
dell'art. 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273» e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 marzo 2005, n. 52,
S.O.

Art. 27.
Autodisciplina

1. Le parti interessate possono richiedere che sia inibita la
continuazione degli atti di pubblicita' ingannevole o di pubblicita'
comparativa ritenuta illecita, ricorrendo ad organismi volontari e
autonomi di autodisciplina.
2. Iniziata la procedura davanti ad un organismo di autodisciplina,
le parti possono convenire di astenersi dall'adire l'Autorita' fino
alla pronuncia definitiva.
3. Nel caso in cui il ricorso all'Autorita' sia stato gia' proposto
o venga proposto successivamente da altro soggetto legittimato, ogni
interessato puo' richiedere all'Autorita' la sospensione del
procedimento in attesa della pronuncia dell'organismo di
autodisciplina. L'Autorita', valutate tutte le circostanze, puo'
disporre la sospensione del procedimento per un periodo non superiore
a trenta giorni.


Capo III
Particolari modalita' della comunicazione pubblicitaria

Sezione I
Rafforzamento della tutela del consumatore in materia di televendite


Art. 28.
Ambito di applicazione

1. Le disposizioni del presente capo si applicano alle televendite,
come definite nel regolamento in materia di pubblicita'
radiotelevisiva e televendite, adottato dall'Autorita' per le
garanzie nelle comunicazioni con delibera n. 538/01/CSP del 26 luglio
2001, comprese quelle di astrologia, di cartomanzia ed assimilabili e
di servizi relativi a concorsi o giochi comportanti ovvero
strutturati in guisa di pronostici. Le medesime disposizioni si
applicano altresi' agli spot di televendita.

Note all'art. 28:
- La delibera dell'Autorita' garante per le
comunicazioni 26 luglio 2001, n. 538/01/CSP, recante:
«Regolamento in materia di pubblicita' radiotelevisiva e
televendite.», e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
8 agosto 2001, n. 183.

Art. 29.
Prescrizioni

1. Le televendite devono evitare ogni forma di sfruttamento della
superstizione, della credulita' o della paura, non devono contenere
scene di violenza fisica o morale o tali da offendere il gusto e la
sensibilita' dei consumatori per indecenza, volgarita' o ripugnanza.

Art. 30.
Divieti

1. E' vietata la televendita che offenda la dignita' umana,
comporti discriminazioni di razza, sesso o nazionalita', offenda
convinzioni religiose e politiche, induca a comportamenti
pregiudizievoli per la salute o la sicurezza o la protezione
dell'ambiente. E' vietata la televendita di sigarette o di altri
prodotti a base di tabacco.
2. Le televendite non devono contenere dichiarazioni o
rappresentazioni che possono indurre in errore gli utenti o i
consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguita' o esagerazioni,
in particolare per cio' che riguarda le caratteristiche e gli effetti
del servizio, il prezzo, le condizioni di vendita o di pagamento, le
modalita' della fornitura, gli eventuali premi, l'identita' delle
persone rappresentate.

Art. 31.
Tutela dei minori

1. La televendita non deve esortare i minorenni a stipulare
contratti di compravendita o di locazione di prodotti e di servizi.
La televendita non deve arrecare pregiudizio morale o fisico ai
minorenni e deve rispettare i seguenti criteri a loro tutela:
a) non esortare i minorenni ad acquistare un prodotto o un
servizio, sfruttandone l'inesperienza o la credulita';
b) non esortare i minorenni a persuadere genitori o altri ad
acquistare tali prodotti o servizi;
c) non sfruttare la particolare fiducia che i minorenni ripongono
nei genitori, negli insegnanti o in altri;
d) non mostrare minorenni in situazioni pericolose.

Art. 32.
Sanzioni

1. Salvo che il fatto costituisca reato, e fatte salve le
disposizioni ed il regime sanzionatorio stabiliti per i contratti a
distanza, cosi' come disciplinati alla parte III, titolo III, capo
II, sezione II, dall'articolo 50 all'articolo 61, del codice, nonche'
le ulteriori disposizioni stabilite in materia di pubblicita', alle
televendite sono applicabili altresi' le sanzioni di cui
all'articolo 2, comma 20, lettera c), della legge 14 novembre 1995,
n. 481, e di cui all'articolo 1, comma 31, della legge 31 luglio
1997, n. 249.

Note all'art. 32:
- Il testo dell'art. 2, comma 20, lettera c) della
legge 14 novembre 1995, n. 481 recante: «Norme per la
concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica
utilita'. Istituzione delle Autorita' di regolazione dei
servizi di pubblica utilita» pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 8 novembre 1995, n. 270, S.O, e' il seguente:
«20. Per lo svolgimento delle proprie funzioni,
ciascuna Autorita':
a) - b) (Omissis).
c)irroga, salvo che il fatto costituisca reato, in
caso di inosservanza dei propri provvedimenti o in caso di
mancata ottemperanza da parte dei soggetti esercenti il
servizio, alle richieste di informazioni o a quelle
connesse all'effettuazione dei controlli, ovvero nel caso
in cui le informazioni e i documenti acquisiti non siano
veritieri, sanzioni amministrative pecuniarie non inferiori
nel minimo a lire 50 milioni e non superiori nel massimo a
lire 300 miliardi; in caso di reiterazione delle violazioni
ha la facolta', qualora cio' non comprometta la fruibilita'
del servizio da parte degli utenti, di sospendere
l'attivita' di impresa fino a 6 mesi ovvero proporre al
Ministro competente la sospensione o la decadenza della
concessione.».
- Il testo dell'art. 1, comma 31 della legge 31 luglio
1997, n. 249 recante «Istituzione dell'Autorita' per le
garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle
telecomunicazioni e radiotelevisivo», pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 31 luglio 1997, n. 177, S.O., e' il
seguente:
«31. I soggetti che non ottemperano agli ordini e alle
diffide dell'Autorita', impartiti ai sensi della presente
legge, sono puniti con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire venti milioni a lire cinquecento
milioni. Se l'inottemperanza riguarda provvedimenti
adottati in ordine alla violazione delle norme sulle
posizioni dominanti, si applica a ciascun soggetto
interessato una sanzione amministrativa pecuniaria non
inferiore al 2 per cento e non superiore al 5 per cento del
fatturato realizzato dallo stesso soggetto nell'ultimo
esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della
contestazione. Le sanzioni amministrative pecuniarie
previste dal presente comma sono irrogate dall'Autorita'.».

Parte III
IL RAPPORTO DI CONSUMO
Titolo I
DEI CONTRATTI DEL CONSUMATORE IN GENERALE


Art. 33.
Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore

1. Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista
si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede,
determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei
diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
2. Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che
hanno per oggetto, o per effetto, di:
a) escludere o limitare la responsabilita' del professionista in
caso di morte o dando alla persona del consumatore, risultante da un
fatto o da un'omissione del professionista;
b) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei
confronti del professionista o di un'altra parte in caso di
inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte
del professionista;
c) escludere o limitare l'opportunita' da parte del consumatore
della compensazione di un debito nei confronti del professionista con
un credito vantato nei confronti di quest'ultimo;
d) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre
l'esecuzione della prestazione del professionista e' subordinata ad
una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua
volonta';
e) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro
versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o
recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere
dal professionista il doppio della somma corrisposta se e'
quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
f) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo
nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di
risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo
manifestamente eccessivo;
g) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore
la facolta' di recedere dal contratto, nonche' consentire al
professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal
consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora
adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
h) consentire al professionista di recedere da contratti a tempo
indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di
giusta causa;
i) stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla
scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare
la tacita proroga o rinnovazione;
l) prevedere l'estensione dell'adesione del consumatore a
clausole che non ha avuto la possibilita' di conoscere prima della
conclusione del contratto;
m) consentire al professionista di modificare unilateralmente le
clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del
servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel
contratto stesso;
n) stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato
al momento della consegna o della prestazione;
o) consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o
del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo
finale e' eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente
convenuto;
p) riservare al professionista il potere di accertare la
conformita' del bene venduto o del servizio prestato a quello
previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo
d'interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
q) limitare la responsabilita' del professionista rispetto alle
obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai
mandatari o subordinare l'adempimento delle suddette obbligazioni al
rispetto di particolari formalita';
r) limitare o escludere l'opponibilita' dell'eccezione
d'inadempimento da parte del consumatore;
s) consentire al professionista di sostituire a se' un terzo nei
rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo
consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei
diritti di quest'ultimo;
t) sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della
facolta' di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell'autorita'
giudiziaria, limitazioni all'adduzione di prove, inversioni o
modificazioni dell'onere della prova, restrizioni alla liberta'
contrattuale nei rapporti con i terzi;
u) stabilire come sede del foro competente sulle controversie
localita' diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del
consumatore;
v) prevedere l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un
obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente
dalla mera volonta' del professionista a fronte di un'obbligazione
immediatamente efficace del consumatore. E' fatto salvo il disposto
dell'articolo 1355 del codice civile.
3. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi
finanziari a tempo indeterminato il professionista puo', in deroga
alle lettere h) e m) del comma 2:
a) recedere, qualora vi sia un giustificato motivo, senza
preavviso, dandone immediata comunicazione al consumatore;
b) modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le
condizioni del contratto, preavvisando entro un congruo termine il
consumatore, che ha diritto di recedere dal contratto.
4. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi
finanziari il professionista puo' modificare, senza preavviso,
sempreche' vi sia un giustificato motivo in deroga alle lettere n) e
o) del comma 2, il tasso di interesse o l'importo di qualunque altro
onere relativo alla prestazione finanziaria originariamente
convenuti, dandone immediata comunicazione al consumatore che ha
diritto di recedere dal contratto.
5. Le lettere h), m), n) e o) del comma 2 non si applicano ai
contratti aventi ad oggetto valori mobiliari, strumenti finanziari ed
altri prodotti o servizi il cui prezzo e' collegato alle fluttuazioni
di un corso e di un indice di borsa o di un tasso di mercato
finanziario non controllato dal professionista, nonche' la
compravendita di valuta estera, di assegni di viaggio o di vaglia
postali internazionali emessi in valuta estera.
6. Le lettere n) e o) del comma 2 non si applicano alle clausole di
indicizzazione dei prezzi, ove consentite dalla legge, a condizione
che le modalita' di variazione siano espressamente descritte.

Art. 34.
Accertamento della vessatorieta' delle clausole

1. La vessatorieta' di una clausola e' valutata tenendo conto della
natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo
riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua
conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un
altro collegato o da cui dipende.
2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non
attiene alla determinazione dell'oggetto del contratto, ne'
all'adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purche'
tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
3. Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di
legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di
principi contenuti in convenzioni internazionali delle quali siano
parti contraenti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o
l'Unione europea.
4. Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che
siano stati oggetto di trattativa individuale.
5. Nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o
formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme
determinati rapporti contrattuali, incombe sul professionista l'onere
di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado
siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto
di specifica trattativa con il consumatore.

Art. 35.
Forma e interpretazione

1. Nel caso di contratti di cui tutte le clausole o talune clausole
siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono
sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile.
2. In caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale
l'interpretazione piu' favorevole al consumatore.
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei casi di cui
all'articolo 37.

Art. 36.
Nullita' di protezione

1. Le clausole considerate vessatorie ai sensi degli articoli 33 e
34 sono nulle mentre il contratto rimane valido per il resto.
2. Sono nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa,
abbiano per oggetto o per effetto di:
a) escludere o limitare la responsabilita' del professionista in
caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un
fatto o da un'omissione del professionista;
b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti
del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento
totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del
professionista;
c) prevedere l'adesione del consumatore come estesa a clausole
che non ha avuto, di fatto, la possibilita' di conoscere prima della
conclusione del contratto.
3. La nullita' opera soltanto a vantaggio del consumatore e puo'
essere rilevata d'ufficio dal giudice.
4. Il venditore ha diritto di regresso nei confronti del fornitore
per i danni che ha subito in conseguenza della declaratoria di
nullita' delle clausole dichiarate abusive.
5. E' nulla ogni clausola contrattuale che, prevedendo
l'applicabilita' al contratto di una legislazione di un Paese
extracomunitario, abbia l'effetto di privare il consumatore della
protezione assicurata dal presente capo, laddove il contratto
presenti un collegamento piu' stretto con il territorio di uno Stato
membro dell'Unione europea.

Art. 37.
Azione inibitoria

1. Le associazioni rappresentative dei consumatori, di cui
all'articolo 137, le associazioni rappresentative dei professionisti
e le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,
possono convenire in giudizio il professionista o l'associazione di
professionisti che utilizzano, o che raccomandano l'utilizzo di
condizioni generali di contratto e richiedere al giudice competente
che inibisca l'uso delle condizioni di cui sia accertata l'abusivita'
ai sensi del presente capo.
2. L'inibitoria puo' essere concessa, quando ricorrono giusti
motivi di urgenza, ai sensi degli articoli 669-bis e seguenti del
codice di procedura civile.
3. Il giudice puo' ordinare che il provvedimento sia pubblicato in
uno o piu' giornali, di cui uno almeno a diffusione nazionale.
4. Per quanto non previsto dal presente articolo, alle azioni
inibitorie esercitate dalle associazioni dei consumatori di cui al
comma 1, si applicano le disposizioni dell'articolo 140.

Note all'art. 37:
- L'art. 669-bis del codice di procedura civile e' il
seguente;
«Art. 669-bis (Forma della domanda). - La domanda si
propone con ricorso depositato nella cancelleria del
giudice competente».

Art. 38.
Rinvio

1. Per quanto non previsto dal codice, ai contratti conclusi tra il
consumatore ed il professionista si applicano le disposizioni del
codice civile.

Titolo II
ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' COMMERCIALE
Capo I
Disposizioni generali


Art. 39.
Regole nelle attivita' commerciali

1. Le attivita' commerciali sono improntate al rispetto dei
principi di buona fede, di correttezza e di lealta', valutati anche
alla stregua delle esigenze di protezione delle categorie di
consumatori.


Capo II
Promozione delle vendite
Sezione I
Credito al consumo


Art. 40.
Credito al consumo

1. Il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio
(CICR) provvede ad adeguare la normativa nazionale alla direttiva
98/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998,
che modifica la direttiva 87/102/CEE, relativa al ravvicinamento
delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli
Stati membri in materia di credito al consumo, con particolare
riguardo alla previsione di indicare il Tasso annuo effettivo globale
(TAEG) mediante un esempio tipico.

Art. 41.
Tasso annuo effettivo globale e pubblicita'

1. Ai fini di cui all'articolo 40, il CICR, apporta, ai sensi degli
articoli 122, comma 2, e 123, comma 2, del testo unico della legge in
materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, le necessarie
modifiche alla disciplina recata dal decreto del Ministro del tesoro
in data 8 luglio 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana n. 169 del 20 luglio 1992.

Note all'art. 41:
- Il testo dell'art. 122, comma 2 ed il testo dell'art.
123, comma 2 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.
385, recante «Testo unico delle leggi in materi bancaria e
creditizia», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
30 settembre 1993, n. 230, S.O. , e' il seguente:
«Art. 122 (Tasso annuo effettivo globale). - 1.
(Omissis).
2. Il CICR stabilisce le modalita' di calcolo del TAEG,
individuando in particolare gli elementi da computare e la
formula di calcolo».
«Art. 123 (Pubblicita). - 1. (Omissis).
2. Gli annunci pubblicitari e le offerte, effettuati
con qualsiasi mezzo, con cui un soggetto dichiara il tasso
d'interesse o altre cifre concernenti il costo del credito,
indicano il TAEG e il relativo periodo di validita'. Il
CICR individua i casi in cui, per motivate ragioni
tecniche, il TAEG puo' essere indicato mediante un esempio
tipico.».

Art. 42.
Inadempimento del fornitore

1. Nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il
consumatore che abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora
ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del credito
concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al
finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del
fornitore. La responsabilita' si estende anche al terzo, al quale il
finanziatore abbia ceduto i diritti derivanti dal contratto di
concessione del credito.

Art. 43.
Rinvio al testo unico bancario

Per la restante disciplina del credito al consumo si fa rinvio ai
capi II e III del titolo VI del citato decreto legislativo n. 385 del
1993, e successive modificazioni, nonche' agli articoli 144 e 145 del
medesimo testo unico per l'applicazione delle relative sanzioni.

Note all'art. 43:
- I Capi II e III del Titolo VI del testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 30 settembre 1993, n. 230, recano,
rispettivamente: «Credito al consumo» e «Regole generali e
controlli».

Titolo III
MODALITA' CONTRATTUALI


Art. 44.
Contratti negoziati nei locali commerciali. Rinvio
1. Ove non diversamente disciplinato dal presente codice, per la
disciplina del settore del commercio si fa rinvio al decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina
relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4,
della legge 15 marzo 1997, n. 59.

Note all'art. 44:
- Per il d.lgs. n. 114 del 1998 si vedano le note alle
premesse.

Capo I
Particolari modalita' di conclusione del contratto
Sezione I
Contratti negoziati fuori dei locali commerciali


Art. 45.
Campo di applicazione

1. La presente sezione disciplina i contratti tra un professionista
ed un consumatore, riguardanti la fornitura di beni o la prestazione
di servizi, in qualunque forma conclusi, stipulati:
a) durante la visita del professionista al domicilio del
consumatore o di un altro consumatore ovvero sul posto di lavoro del
consumatore o nei locali nei quali il consumatore si trovi, anche
temporaneamente, per motivi di lavoro, di studio o di cura;
b) durante una escursione organizzata dal professionista al di
fuori dei propri locali commerciali;
c) in area pubblica o aperta al pubblico, mediante la
sottoscrizione di una nota d'ordine, comunque denominata;
d) per corrispondenza o, comunque, in base ad un catalogo che il
consumatore ha avuto modo di consultare senza la presenza del
professionista.
2. Le disposizioni della presente sezione si applicano anche nel
caso di proposte contrattuali sia vincolanti che non vincolanti
effettuate dal consumatore in condizioni analoghe a quelle
specificate nel comma 1, per le quali non sia ancora intervenuta
l'accettazione del professionista.
3. Ai contratti di cui al comma 1, lettera d), si applicano, se
piu' favorevoli, le disposizioni di cui alla sezione II.

Art. 46.
Esclusioni

1. Sono esclusi dall'applicazione delle disposizioni della presente
sezione:
a) i contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni
immobili ed i contratti relativi ad altri diritti concernenti beni
immobili, con eccezione dei contratti relativi alla fornitura di
merci e alla loro incorporazione in beni immobili e dei contratti
relativi alla riparazione di beni immobili;
b) i contratti relativi alla fornitura di prodotti alimentari o
bevande o di altri prodotti di uso domestico corrente consegnati a
scadenze frequenti e regolari;
c) i contratti di assicurazione;
d) i contratti relativi a strumenti finanziari.
2. Sono esclusi dall'applicazione della presente sezione anche i
contratti aventi ad oggetto la fornitura di beni o la prestazione di
servizi per i quali il corrispettivo globale che deve essere pagato
da parte del consumatore non supera l'importo di 26 euro, comprensivo
di oneri fiscali ed al netto di eventuali spese accessorie che
risultino specificamente individuate nella nota d'ordine o nel
catalogo o altro documento illustrativo, con indicazione della
relativa causale. Si applicano comunque le disposizioni della
presente sezione nel caso di piu' contratti stipulati contestualmente
tra le medesime parti, qualora l'entita' del corrispettivo globale,
indipendentemente dall'importo dei singoli contratti, superi
l'importo di 26 euro.

Art. 47.
Informazione sul diritto di recesso

1. Per i contratti e per le proposte contrattuali soggetti alle
disposizioni della presente sezione, il professionista deve informare
il consumatore del diritto di cui agli articoli da 64 a 67.
L'informazione deve essere fornita per iscritto e deve contenere:
a) l'indicazione dei termini, delle modalita' e delle eventuali
condizioni per l'esercizio del diritto di recesso;
b) l'indicazione del soggetto nei cui riguardi va esercitato il
diritto di recesso ed il suo indirizzo o, se si tratti di societa' o
altra persona giuridica, la denominazione e la sede della stessa,
nonche' l'indicazione del soggetto al quale deve essere restituito il
prodotto eventualmente gia' consegnato, se diverso.
2. Qualora il contratto preveda che l'esercizio del diritto di
recesso non sia soggetto ad alcun termine o modalita', l'informazione
deve comunque contenere gli elementi indicati nella lettera b) del
comma 1.
3. Per i contratti di cui all'articolo 45, comma 1, lettere a), b)
e c), qualora sia sottoposta al consumatore, per la sottoscrizione,
una nota d'ordine, comunque denominata, l'informazione di cui al
comma 1 deve essere riportata nella suddetta nota d'ordine,
separatamente dalle altre clausole contrattuali e con caratteri
tipografici uguali o superiori a quelli degli altri elementi indicati
nel documento. Una copia della nota d'ordine, recante l'indicazione
del luogo e della data di sottoscrizione, deve essere consegnata al
consumatore.
4. Qualora non venga predisposta una nota d'ordine, l'informazione
deve essere comunque fornita al momento della stipulazione del
contratto ovvero all'atto della formulazione della proposta,
nell'ipotesi prevista dall'articolo 45, comma 2, ed il relativo
documento deve contenere, in caratteri chiaramente leggibili, oltre
agli elementi di cui al comma 1, l'indicazione del luogo e della data
in cui viene consegnato al consumatore, nonche' gli elementi
necessari per identificare il contratto. Di tale documento il
professionista puo' richiederne una copia sottoscritta dal
consumatore.
5. Per i contratti di cui all'articolo 45, comma 1, lettera d),
l'informazione sul diritto di recesso deve essere riportata nel
catalogo o altro documento illustrativo della merce o del servizio
oggetto del contratto, o nella relativa nota d'ordine, con caratteri
tipografici uguali o superiori a quelli delle altre informazioni
concernenti la stipulazione del contratto, contenute nel documento.
Nella nota d'ordine, comunque, in luogo della indicazione completa
degli elementi di cui al comma 1, puo' essere riportato il solo
riferimento al diritto di esercitare il recesso, con la
specificazione del relativo termine e con rinvio alle indicazioni
contenute nel catalogo o altro documento illustrativo della merce o
del servizio per gli ulteriori elementi previsti nell'informazione.
6. Il professionista non potra' accettare, a titolo di
corrispettivo, effetti cambiari che abbiano una scadenza inferiore a
quindici giorni dalla stipulazione del contratto e non potra'
presentali allo sconto prima di tale termine.

Art. 48.
Esclusione del recesso

1. Per i contratti riguardanti la prestazione di servizi, il
diritto di recesso non puo' essere esercitato nei confronti delle
prestazioni che siano state gia' eseguite.

Art. 49.
Norme applicabili

1. Alle vendite di cui alla presente sezione si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 18, 19 e 20 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al
settore del commercio.

Note all'art. 49:
- Il testo degli articoli 18, 19 e 20 del decreto
legislativo 31 marzo 1998 n. 114, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 24 aprile 1998, n. 95, S.O., e' il seguente:
«Art. 18 (Vendita per corrispondenza, televisione o
altri sistemi di comunicazione). - 1. La vendita al
dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri
sistemi di comunicazione e' soggetta a previa comunicazione
al comune nel quale l'esercente ha la residenza, se persona
fisica, o la sede legale. L'attivita' puo' essere iniziata
decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.
2. E' vietato inviare prodotti al consumatore se non a
seguito di specifica richiesta. E' consentito l'invio di
campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per
il consumatore.
3. Nella comunicazione di cui al comma 1 deve essere
dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui
all'art. 5 e il settore merceologico.
4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono
effettuate tramite televisione, l'emittente televisiva deve
accertare, prima di metterle in onda, che il titolare
dell'attivita' e' in possesso dei requisiti prescritti dal
presente decreto per l'esercizio della vendita al
dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati
il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede
del venditore, il numero di iscrizione al registro delle
imprese ed il numero della partita IVA. Agli organi di
vigilanza e' consentito il libero accesso al locale
indicato come sede del venditore.
5. Le operazioni di vendita all'asta realizzate per
mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione
sono vietate.
6. Chi effettua le vendite tramite televisione per
conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista
dall'art. 115 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773.
7. Alle vendite di cui al presente articolo si
applicano altresi' le disposizioni di cui al decreto
legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti
negoziati fuori dei locali commerciali.».
«Art. 19 (Vendite effettuate presso il domicilio dei
consumatori). - 1. La vendita al dettaglio o la raccolta di
ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori,
e' soggetta a previa comunicazione al comune nel quale
l'esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede
legale.
2. L'attivita' puo' essere iniziata decorsi trenta
giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma
1.
3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la
sussistenza dei requisiti di cui all'art. 5 e il settore
merceologico.
4. Il soggetto di cui al comma 1, che intende avvalersi
per l'esercizio dell'attivita' di incaricati, ne comunica
l'elenco all'autorita' di pubblica sicurezza del luogo nel
quale ha la residenza o la sede legale e risponde agli
effetti civili dell'attivita' dei medesimi. Gli incaricati
devono essere in possesso dei requisiti di cui all'art. 5,
comma 2.
5. L'impresa di cui al comma 1 rilascia un tesserino di
riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare
non appena esse perdano i requisiti richiesti dall'art. 5,
comma 2.
6. Il tesserino di riconoscimento di cui al comma 5
deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve
contenere le generalita' e la fotografia dell'incaricato,
l'indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto
dell'attivita' dell'impresa, nonche' del nome del
responsabile dell'impresa stessa, e la firma di
quest'ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante
le operazioni di vendita.
7. Le disposizioni concernenti gli incaricati si
applicano anche nel caso di operazioni di vendita a
domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle
aree pubbliche in forma itinerante.
8. Il tesserino di riconoscimento di cui ai commi 5 e 6
e' obbligatorio anche per l'imprenditore che effettua
personalmente le operazioni disciplinate dal presente
articolo.
9. Alle vendite di cui al presente articolo si applica
altresi' la disposizione dell'art. 18, comma 7.».
«Art. 20 (Propaganda a fini commerciali). - 1.
L'esibizione o illustrazione di cataloghi e l'effettuazione
di qualsiasi altra forma di propaganda commerciale presso
il domicilio del consumatore o nei locali nei quali il
consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi di
lavoro, studio, cura o svago, sono sottoposte alle
disposizioni sugli incaricati e sul tesserino di
riconoscimento di cui all'art. 19, commi 4, 5, 6 e 8.».


Sezione II
Contratti a distanza


Art. 50.
Definizioni

1. Ai fini della presente sezione si intende per:
a) contratto a distanza: il contratto avente per oggetto beni o
servizi stipulato tra un professionista e un consumatore nell'ambito
di un sistema di vendita o di prestazione di servizi a distanza
organizzato dal professionista che, per tale contratto, impiega
esclusivamente una o piu' tecniche di comunicazione a distanza fino
alla conclusione del contratto, compresa la conclusione del contratto
stesso;
b) tecnica di comunicazione a distanza: qualunque mezzo che,
senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del
consumatore, possa impiegarsi per la conclusione del contratto tra le
dette parti;
c) operatore di tecnica di comunicazione: la persona fisica o
giuridica, pubblica o privata, la cui attivita' professionale
consiste nel mettere a disposizione dei professionisti una o piu'
tecniche di comunicazione a distanza.

Art. 51.
Campo di applicazione

1. Le disposizioni della presente sezione si applicano ai contratti
a distanza, esclusi i contratti:
a) relativi ai servizi finanziari, un elenco indicativo dei quali
e' riportato nell'allegato I;
b) conclusi tramite distributori automatici o locali commerciali
automatizzati;
c) conclusi con gli operatori delle telecomunicazioni impiegando
telefoni pubblici;
d) relativi alla costruzione e alla vendita o ad altri diritti
relativi a beni immobili, con esclusione della locazione;
e) conclusi in occasione di una vendita all'asta.

Art. 52.
Informazioni per il consumatore

1. In tempo utile, prima della conclusione di qualsiasi contratto a
distanza, il consumatore deve ricevere le seguenti informazioni:
a) identita' del professionista e, in caso di contratti che
prevedono il pagamento anticipato, l'indirizzo del professionista;
b) caratteristiche essenziali del bene o del servizio;
c) prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse e le
imposte;
d) spese di consegna;
e) modalita' del pagamento, della consegna del bene o della
prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del
contratto;
f) esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso,
ai sensi dell'articolo 55, comma 2;
g) modalita' e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso
di esercizio del diritto di recesso;
h) costo dell'utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza,
quando e' calcolato su una base diversa dalla tariffa di base;
i) durata della validita' dell'offerta e del prezzo;
l) durata minima del contratto in caso di contratti per la
fornitura di prodotti o la prestazione di servizi ad esecuzione
continuata o periodica.
2. Le informazioni di cui al comma 1, il cui scopo commerciale deve
essere inequivocabile, devono essere fornite in modo chiaro e
comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla tecnica di comunicazione
a distanza impiegata, osservando in particolare i principi di buona
fede e di lealta' in materia di transazioni commerciali, valutati
alla stregua delle esigenze di protezione delle categorie di
consumatori particolarmente vulnerabili.
3. In caso di comunicazioni telefoniche, l'identita' del
professionista e lo scopo commerciale della telefonata devono essere
dichiarati in modo inequivocabile all'inizio della conversazione con
il consumatore, a pena di nullita' del contratto. In caso di utilizzo
della posta elettronica si applica la disciplina prevista
dall'articolo 9 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.
4. Nel caso di utilizzazione di tecniche che consentono una
comunicazione individuale, le informazioni di cui al comma 1 sono
fornite, ove il consumatore lo richieda, in lingua italiana. In tale
caso, sono fornite nella stessa lingua anche la conferma e le
ulteriori informazioni di cui all'articolo 53.
5. In caso di commercio elettronico gli obblighi informativi dovuti
dal professionista vanno integrati con le informazioni previste
dall'articolo 12 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70.

Note all'art. 52:
- Il testo degli articoli 9 e 12 del decreto
legislativo 9 aprile 2003, n. 70, recante «Attuazione della
direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici
dei servizi della societa' dell'informazione nel mercato
interno, con particolare riferimento al commercio
elettronico», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile
2003, n. 87, S.O., e' il seguente:
Art. 9 (Comunicazione commerciale non sollecitata). -
1. Fatti salvi gli obblighi previsti dal decreto
legislativo 22 maggio 1999, n. 185, e dal decreto
legislativo 13 maggio 1998, n. 171, le comunicazioni
commerciali non sollecitate trasmesse da un prestatore per
posta elettronica devono, in modo chiaro e inequivocabile,
essere identificate come tali fin dal momento in cui il
destinatario le riceve e contenere l'indicazione che il
destinatario del messaggio puo' opporsi al ricevimento in
futuro di tali comunicazioni.
2. La prova del carattere sollecitato delle
comunicazioni commerciali e' onere del prestatore.».
«Art. 12 (Informazioni dirette alla conclusione del
contratto). 1. Oltre agli obblighi informativi previsti per
specifici beni e servizi, nonche' a quelli stabiliti
dall'art. 3 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 185,
il prestatore, salvo diverso accordo tra parti che non
siano consumatori, deve fornire in modo chiaro,
comprensibile ed inequivocabile, prima dell'inoltro
dell'ordine da parte del destinatario del servizio, le
seguenti informazioni:
a) le varie fasi tecniche da seguire per la
conclusione del contratto;
b) il modo in cui il contratto concluso sara'
archiviato e le relative modalita' di accesso;
c) i mezzi tecnici messi a disposizione del
destinatario per individuare e correggere gli errori di
inserimento dei dati prima di inoltrare l'ordine al
prestatore;
d) gli eventuali codici di condotta cui aderisce e
come accedervi per via telematica;
e) le lingue a disposizione per concludere il
contratto oltre all'italiano;
f) l'indicazione degli strumenti di composizione
delle controversie.
2. Il comma 1 non e' applicabile ai contratti conclusi
esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta
elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.
3. Le clausole e le condizioni generali del contratto
proposte al destinatario devono essere messe a sua
disposizione in modo che gli sia consentita la
memorizzazione e la riproduzione.».

Art. 53.
Conferma scritta delle informazioni

1. Il consumatore deve ricevere conferma per iscritto o, a sua
scelta, su altro supporto duraturo a sua disposizione ed a lui
accessibile, di tutte le informazioni previste dall'articolo 52,
comma 1, prima od al momento della esecuzione del contratto. Entro
tale momento e nelle stesse forme devono comunque essere fornite al
consumatore anche le seguenti informazioni:
a) un'informazione sulle condizioni e le modalita' di esercizio
del diritto di recesso, ai sensi della sezione IV del presente capo,
inclusi i casi di cui all'articolo 65, comma 3;
b) l'indirizzo geografico della sede del professionista a cui il
consumatore puo' presentare reclami;
c) le informazioni sui servizi di assistenza e sulle garanzie
commerciali esistenti;
d) le condizioni di recesso dal contratto in caso di durata
indeterminata o superiore ad un anno.
2. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai
servizi la cui esecuzione e' effettuata mediante una tecnica di
comunicazione a distanza, qualora i detti servizi siano forniti in
un'unica soluzione e siano fatturati dall'operatore della tecnica di
comunicazione. Anche in tale caso il consumatore deve poter disporre
dell'indirizzo geografico della sede del professionista cui poter
presentare reclami.

Art. 54.
Esecuzione del contratto

1. Salvo diverso accordo tra le parti, il professionista deve
eseguire l'ordinazione entro trenta giorni a decorrere dal giorno
successivo a quello in cui il consumatore ha trasmesso l'ordinazione
al professionista.
2. In caso di mancata esecuzione dell'ordinazione da parte del
professionista, dovuta alla indisponibilita', anche temporanea, del
bene o del servizio richiesto, il professionista, entro il termine di
cui al comma 1, informa il consumatore, secondo le modalita' di cui
all'articolo 53, comma 1, e provvede al rimborso delle somme
eventualmente gia' corrisposte per il pagamento della fornitura.
Salvo consenso del consumatore, da esprimersi prima o al momento
della conclusione del contratto, il professionista non puo' adempiere
eseguendo una fornitura diversa da quella pattuita, anche se di
valore e qualita' equivalenti o superiori.

Art. 55.
Esclusioni

1. Il diritto di recesso previsto agli articoli 64 e seguenti,
nonche' gli articoli 52 e 53 ed il comma 1 dell'articolo 54 non si
applicano:
a) ai contratti di fornitura di generi alimentari, di bevande o
di altri beni per uso domestico di consumo corrente forniti al
domicilio del consumatore, al suo luogo di residenza o al suo luogo
di lavoro, da distributori che effettuano giri frequenti e regolari;
b) ai contratti di fornitura di servizi relativi all'alloggio, ai
trasporti, alla ristorazione, al tempo libero, quando all'atto della
conclusione del contratto il professionista si impegna a fornire tali
prestazioni ad una data determinata o in un periodo prestabilito.
2. Salvo diverso accordo tra le parti, il consumatore non puo'
esercitare il diritto di recesso previsto agli articoli 64 e seguenti
nei casi:
a) di fornitura di servizi la cui esecuzione sia iniziata, con
l'accordo del consumatore, prima della scadenza del termine previsto
dall'articolo 64, comma 1;
b) di fornitura di beni o servizi il cui prezzo e' legato a
fluttuazioni dei tassi del mercato finanziario che il professionista
non e' in grado di controllare;
d) di fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente
personalizzati o che, per loro natura, non possono essere rispediti o
rischiano di deteriorarsi o alterarsi rapidamente;
d) di fornitura di prodotti audiovisivi o di software informatici
sigillati, aperti dal consumatore;
e) di fornitura di giornali, periodici e riviste;
f) di servizi di scommesse e lotterie.

Art. 56.
Pagamento mediante carta

1. Il consumatore puo' effettuare il pagamento mediante carta ove
cio' sia previsto tra le modalita' di pagamento, da comunicare al
consumatore ai sensi dell'articolo 52, comma 1, lettera e).
2. L'istituto di emissione della carta di pagamento riaccredita al
consumatore i pagamenti dei quali questi dimostri l'eccedenza
rispetto al prezzo pattuito ovvero l'effettuazione mediante l'uso
fraudolento della propria carta di pagamento da parte del
professionista o di un terzo, fatta salva l'applicazione
dell'articolo 12 del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito,
con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197. L'istituto di
emissione della carta di pagamento ha diritto di addebitare al
professionista le somme riaccreditate al consumatore.

Note all'art. 56:
- Il testo dell'art. 12 del decreto-legge 3 maggio
1991, n. 143, recante «Provvedimenti urgenti per limitare
l'uso del contante e dei titoli al portatore nelle
transazioni e prevenire l'utilizzazione del sistema
finanziario a scopo di riciclaggio», pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 8 maggio 1991, n. 106 e convertito in
legge, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 luglio 1991, n.
157), e' il seguente:
«Art. 12 (Carte di credito, di pagamento e documenti
che abilitano al prelievo di denaro contante). - 1.
Chiunque, al fine di trarne profitto per se' o per altri,
indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di
credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento
analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o
all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, e'
punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la
multa da lire seicentomila a lire tre milioni. Alla stessa
pena soggiace chi, al fine di trarne profitto per se' o per
altri, falsifica o altera carte di credito o di pagamento o
qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo
di denaro contante o all'acquisto di beni o alla
prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce
tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque
falsificati o alterati, nonche' ordini di pagamento
prodotti con essi.».

Art. 57.
Fornitura non richiesta

1. E' vietata la fornitura di beni o servizi al consumatore in
mancanza di una sua previa ordinazione nel caso in cui la fornitura
comporti una richiesta di pagamento.
2. Il consumatore non e' tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva
in caso di fornitura non richiesta. In ogni caso la mancata risposta
non significa consenso.

Art. 58.
Limiti all'impiego di talune tecniche di comunicazione a distanza

1. L'impiego da parte di un professionista del telefono, della
posta elettronica, di sistemi automatizzati di chiamata senza
l'intervento di un operatore o di fax richiede il consenso preventivo
del consumatore.
2. Tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle di cui al
comma 1, qualora consentano una comunicazione individuale, possono
essere impiegate dal professionista se il consumatore non si dichiara
esplicitamente contrario.

Art. 59.
Vendita tramite mezzo televisivo o altri mezzi audiovisivi

1. Nel caso di contratti a distanza riguardanti la fornitura di
beni o la prestazione di servizi, sulla base di offerte effettuate al
pubblico tramite il mezzo televisivo o altri mezzi audiovisivi e
finalizzate ad una diretta stipulazione del contratto stesso, nonche'
nel caso di contratti conclusi mediante l'uso di strumenti
informatici e telematici, l'informazione sul diritto di recesso di
cui all'articolo 52, comma 1, lettere f) e g), come disciplinato agli
articoli 64 e seguenti, deve essere fornita nel corso della
presentazione del prodotto o del servizio oggetto del contratto,
compatibilmente con le particolari esigenze poste dalle
caratteristiche dello strumento impiegato e dalle relative evoluzioni
tecnologiche. Per i contratti negoziati sulla base di una offerta
effettuata tramite il mezzo televisivo l'informazione deve essere
fornita all'inizio e nel corso della trasmissione nella quale sono
contenute le offerte. L'informazione sul diritto di recesso deve
essere altresi' fornita per iscritto, con le modalita' previste
dall'articolo 52, non oltre il momento in cui viene effettuata la
consegna della merce. Il termine per l'invio della comunicazione per
l'esercizio del diritto di recesso decorre, ai sensi
dell'articolo 65, dalla data di ricevimento della merce.

Art. 60.
Riferimenti

1. Il contratto a distanza deve contenere il riferimento alle
disposizioni della presente sezione.

Art. 61.
Rinvio

1. Ai contratti a distanza si applicano altresi' le disposizioni di
cui all'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114,
recante riforma della disciplina relativa al commercio.

Note all'art. 61:
- Per il testo dell'art. 18 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114, vedi note all'art. 49.

Sezione III
Disposizioni comuni


Art. 62.
Sanzioni

1. Salvo che il fatto costituisca reato il professionista che
contravviene alle norme di cui al presente capo, ovvero non fornisce
l'informazione al consumatore, ovvero ostacola l'esercizio del
diritto di recesso ovvero fornisce informazione incompleta o errata o
comunque non conforme sul diritto di recesso da parte del consumatore
secondo le modalita' di cui agli articoli 64 e seguenti, ovvero non
rimborsa al consumatore le somme da questi eventualmente pagate,
nonche' nei casi in cui abbia presentato all'incasso o allo sconto
gli effetti cambiari prima che sia trascorso il termine di cui
all'articolo 64, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria
da euro cinquecentosedici a euro cinquemilacentosessantacinque.
2. Nei casi di particolare gravita' o di recidiva, i limiti minimo
e massimo della sanzione indicata al comma 1 sono raddoppiati. La
recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione
per due volte in un anno, anche se si e' proceduto al pagamento della
sanzione mediante oblazione.
3. Le sanzioni sono applicate ai sensi della legge 24 novembre
1981, n. 689. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di
accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria
dall'articolo 13 della predetta legge n. 689 del 1981,
all'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su
denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto previsto
dall'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e' presentato
alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della
provincia in cui vi e' la residenza o la sede legale del
professionista, ovvero, limitatamente alla violazione di cui
all'articolo 58, al Garante per la protezione dei dati personali.

Note all'art. 62:
- Per gli articoli 13 e 17 della legge n. 689 del 1981,
vedi le note all'art. 12.

Art. 63.
Foro competente

1. Per le controversie civili inerenti all'applicazione del
presente capo la competenza territoriale inderogabile e' del giudice
del luogo di residenza o di domicilio del consumatore, se ubicati nel
territorio dello Stato.

Sezione IV
Diritto di recesso


Art. 64.
Esercizio del diritto di recesso

1. Per i contratti e per le proposte contrattuali a distanza ovvero
negoziati fuori dai locali commerciali, il consumatore ha diritto di
recedere senza alcuna penalita' e senza specificarne il motivo, entro
il termine di dieci giorni lavorativi, salvo quanto stabilito
dall'articolo 65, commi 3, 4 e 5.
2. Il diritto di recesso si esercita con l'invio, entro i termini
previsti dal comma 1, di una comunicazione scritta alla sede del
professionista mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento. La comunicazione puo' essere inviata, entro lo stesso
termine, anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a
condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con
avviso di ricevimento entro le quarantotto ore successive; la
raccomandata si intende spedita in tempo utile se consegnata
all'ufficio postale accettante entro i termini previsti dal codice o
dal contratto, ove diversi. L'avviso di ricevimento non e', comunque,
condizione essenziale per provare l'esercizio del diritto di recesso.
3. Qualora espressamente previsto nell'offerta o nell'informazione
concernente il diritto di recesso, in luogo di una specifica
comunicazione e' sufficiente la restituzione, entro il termine di cui
al comma 1, della merce ricevuta.

Art. 65.
Decorrenze

1. Per i contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dei
locali commerciali, il termine per l'esercizio del diritto di recesso
di cui all'articolo 64 decorre:
a) dalla data di sottoscrizione della nota d'ordine contenente
l'informazione di cui all'articolo 47 ovvero, nel caso in cui non sia
predisposta una nota d'ordine, dalla data di ricezione
dell'informazione stessa, per i contratti riguardanti la prestazione
di servizi ovvero per i contratti riguardanti la fornitura di beni,
qualora al consumatore sia stato preventivamente mostrato o
illustrato dal professionista il prodotto oggetto del contratto;
b) dalla data di ricevimento della merce, se successiva, per i
contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora l'acquisto sia
stato effettuato senza la presenza del professionista ovvero sia
stato mostrato o illustrato un prodotto di tipo diverso da quello
oggetto del contratto.
2. Per i contratti a distanza, il termine per l'esercizio del
diritto di recesso di cui all'articolo 64 decorre:
a) per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del
consumatore ove siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione
di cui all'articolo 52 o dal giorno in cui questi ultimi siano stati
soddisfatti, qualora cio' avvenga dopo la conclusione del contratto
purche' non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;
b) per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o
dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di
informazione di cui all'articolo 52, qualora cio' avvenga dopo la
conclusione del contratto purche' non oltre il termine di tre mesi
dalla conclusione stessa.
3. Nel caso in cui il professionista non abbia soddisfatto, per i
contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dei locali
commerciali gli obblighi di informazione di cui all'articolo 47,
ovvero, per i contratti a distanza, gli obblighi di informazione di
cui agli articoli 52, comma 1, lettere f) e g), e 53, il termine per
l'esercizio del diritto di recesso e', rispettivamente, di sessanta o
di novanta giorni e decorre, per i beni, dal giorno del loro
ricevimento da parte del consumatore, per i servizi, dal giorno della
conclusione del contratto.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano anche nel caso in
cui il professionista fornisca una informazione incompleta o errata
che non consenta il corretto esercizio del diritto di recesso.
5. Le parti possono convenire garanzie piu' ampie nei confronti dei
consumatori rispetto a quanto previsto dal presente articolo.

Art. 66.
Effetti del diritto di recesso

1. Con la ricezione da parte del professionista della comunicazione
di cui all'articolo 64, le parti sono sciolte dalle rispettive
obbligazioni derivanti dal contratto o dalla proposta contrattuale,
fatte salve, nell'ipotesi in cui le obbligazioni stesse siano state
nel frattempo in tutto o in parte eseguite, le ulteriori obbligazioni
di cui all'articolo 67.

Art. 67.
Ulteriori obbligazioni delle parti

1. Qualora sia avvenuta la consegna del bene il consumatore e'
tenuto a restituirlo o a metterlo a disposizione del professionista o
della persona da questi designata, secondo le modalita' ed i tempi
previsti dal contratto. Il termine per la restituzione del bene non
puo' comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti
dalla data del ricevimento del bene. Ai fini della scadenza del
termine la merce si intende restituita nel momento in cui viene
consegnata all'ufficio postale accettante o allo spedizioniere.
2. Per i contratti riguardanti la vendita di beni, qualora vi sia
stata la consegna della merce, la sostanziale integrita' del bene da
restituire e' condizione essenziale per l'esercizio del diritto di
recesso. E' comunque sufficiente che il bene sia restituito in
normale stato di conservazione, in quanto sia stato custodito ed
eventualmente adoperato con l'uso della normale diligenza.
3. Le sole spese dovute dal consumatore per l'esercizio del diritto
di recesso a norma del presente articolo sono le spese dirette di
restituzione del bene al mittente, ove espressamente previsto dal
contratto.
4. Se il diritto di recesso e' esercitato dal consumatore
conformemente alle disposizioni della presente sezione, il
professionista e' tenuto al rimborso delle somme versate dal
consumatore, ivi comprese le somme versate a titolo di caparra. Il
rimborso deve avvenire gratuitamente, nel minor tempo possibile e in
ogni caso entro trenta giorni dalla data in cui il professionista e'
venuto a conoscenza dell'esercizio del diritto di recesso da parte
del consumatore. Le somme si intendono rimborsate nei termini qualora
vengano effettivamente restituite, spedite o riaccreditate con valuta
non posteriore alla scadenza del termine precedentemente indicato.
5. Nell'ipotesi in cui il pagamento sia stato effettuato per mezzo
di effetti cambiari, qualora questi non siano stati ancora presentati
all'incasso, deve procedersi alla loro restituzione. E' nulla
qualsiasi clausola che preveda limitazioni al rimborso nei confronti
del consumatore delle somme versate in conseguenza dell'esercizio del
diritto di recesso.
6. Qualora il prezzo di un bene o di un servizio, oggetto di un
contratto di cui al presente titolo, sia interamente o parzialmente
coperto da un credito concesso al consumatore, dal professionista
ovvero da terzi in base ad un accordo tra questi e il professionista,
il contratto di credito si intende risolto di diritto, senza alcuna
penalita', nel caso in cui il consumatore eserciti il diritto di
recesso conformemente alle disposizioni di cui al presente articolo.
E' fatto obbligo al professionista di comunicare al terzo concedente
il credito l'avvenuto esercizio del diritto di recesso da parte del
consumatore. Le somme eventualmente versate dal terzo che ha concesso
il credito a pagamento del bene o del servizio fino al momento in cui
ha conoscenza dell'avvenuto esercizio del diritto di recesso da parte
del consumatore sono rimborsate al terzo dal professionista, senza
alcuna penalita', fatta salva la corresponsione degli interessi
legali maturati.

Capo II
Commercio elettronico


Art. 68.
Rinvio

1. Alle offerte di servizi della societa' dell'informazione,
effettuate ai consumatori per via elettronica, si applicano, per gli
aspetti non disciplinati dal presente codice, le disposizioni di cui
al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, recante attuazione della
direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell'8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi
della societa' dell'informazione, in particolare il commercio
elettronico, nel mercato interno.

Note all'art. 68:
- Per il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, vedi
le note all'art. 52.

Titolo IV
DISPOSIZIONI RELATIVE A SINGOLI CONTRATTI
Capo I
Contratti relativi all'acquisizione di un diritto di godimento ripartito di beni immobili


Art. 69.
Definizioni

1. Ai fini del presente capo si intende per:
a) contratto: uno o piu' contratti della durata di almeno tre
anni con i quali, verso pagamento di un prezzo globale, si
costituisce, si trasferisce o si promette di costituire o trasferire,
direttamente o indirettamente, un diritto reale ovvero un altro
diritto avente ad oggetto il godimento di uno o piu' beni immobili,
per un periodo determinato o determinabile dell'anno non inferiore ad
una settimana;
b) acquirente: il consumatore in favore del quale si costituisce,
si trasferisce o si promette di costituire o di trasferire il diritto
oggetto del contratto;
c) venditore: la persona fisica o giuridica che, nell'ambito
della sua attivita' professionale, costituisce, trasferisce o
promette di costituire o di trasferire il diritto oggetto del
contratto; al venditore e' equiparato ai fini dell'applicazione del
codice colui che, a qualsiasi titolo, promuove la costituzione, il
trasferimento o la promessa di trasferimento del diritto oggetto del
contratto;
d) bene immobile: un immobile, anche con destinazione
alberghiera, o parte di esso, per uso abitazione o per uso
alberghiero o per uso turistico-ricettivo, su cui verte il diritto
oggetto del contratto.

Art. 70.
Documento informativo

1. Il venditore e' tenuto a consegnare ad ogni persona che richiede
informazioni sul bene immobile un documento informativo in cui sono
indicati con precisione i seguenti elementi:
a) il diritto oggetto del contratto, con specificazione della
natura e delle condizioni di esercizio di tale diritto nello Stato in
cui e' situato l'immobile; se tali ultime condizioni sono soddisfatte
o, in caso contrario, quali occorre soddisfare;
b) l'identita' ed il domicilio del venditore, con specificazione
della sua qualita' giuridica, l'identita' ed il domicilio del
proprietario;
c) se l'immobile e' determinato:
1) la descrizione dell'immobile e la sua ubicazione;
2) gli estremi del permesso di costruire ovvero di altro titolo
edilizio e delle leggi regionali che regolano l'uso dell'immobile con
destinazione turistico-ricettiva e, per gli immobili situati
all'estero, gli estremi degli atti che garantiscano la loro
conformita' alle prescrizioni vigenti in materia;
d) se l'immobile non e' ancora determinato:
1) gli estremi della concessione edilizia e delle leggi
regionali che regolano l'uso dell'immobile con destinazione
turistico-ricettiva e, per gli immobili situati all'estero, gli
estremi degli atti che garantiscano la loro conformita' alle
prescrizioni vigenti in materia, nonche' lo stato di avanzamento dei
lavori di costruzione dell'immobile e la data entro la quale e'
prevedibile il completamento degli stessi;
2) lo stato di avanzamento dei lavori relativi ai servizi,
quali il collegamento alla rete di distribuzione di gas,
elettricita', acqua e telefono;
3) in caso di mancato completamento dell'immobile, le garanzie
relative al rimborso dei pagamenti gia' effettuati e le modalita' di
applicazione di queste garanzie;
e) i servizi comuni ai quali l'acquirente ha o avra' accesso,
quali luce, acqua, manutenzione, raccolta di rifiuti, e le relative
condizioni di utilizzazione;
f) le strutture comuni alle quali l'acquirente ha o avra'
accesso, quali piscina, sauna, ed altre, e le relative condizioni di
utilizzazione;
g) le norme applicabili in materia di manutenzione e riparazione
dell'immobile, nonche' in materia di amministrazione e gestione dello
stesso;
h) il prezzo globale, comprensivo di IVA, che l'acquirente
versera' quale corrispettivo; la stima dell'importo delle spese, a
carico dell'acquirente, per l'utilizzazione dei servizi e delle
strutture comuni e la base di calcolo dell'importo degli oneri
connessi all'occupazione dell'immobile da parte dell'acquirente,
delle tasse e imposte, delle spese amministrative accessorie per la
gestione, la manutenzione e la riparazione, nonche' le eventuali
spese di trascrizione del contratto;
i) informazioni circa il diritto di recesso dal contratto con
l'indicazione degli elementi identificativi della persona alla quale
deve essere comunicato il recesso stesso, precisando le modalita'
della comunicazione e l'importo complessivo delle spese, specificando
quelle che l'acquirente in caso di recesso e' tenuto a rimborsare;
informazioni circa le modalita' per risolvere il contratto di
concessione di credito connesso al contratto, in caso di recesso;
l) le modalita' per ottenere ulteriori informazioni.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche quando il
venditore offre al pubblico un diritto che attribuisce il godimento
su uno o piu' beni immobili sulla base di liste, elenchi, cataloghi o
altre forme di comunicazione. In questo caso il documento informativo
deve essere consegnato per ciascuno dei beni immobili oggetto
dell'offerta.
3. Il venditore non puo' apportare modifiche agli elementi del
documento di cui al comma 1, a meno che le stesse non siano dovute a
circostanze indipendenti dalla sua volonta'; in tale caso le
modifiche devono essere comunicate alla parte interessata prima della
conclusione del contratto ed inserite nello stesso. Tuttavia, dopo la
consegna del documento informativo, le parti possono accordarsi per
modificare il documento stesso.
4. Il documento di cui al comma 1 deve essere redatto nella lingua
o in una delle lingue dello Stato membro in cui risiede la persona
interessata oppure, a scelta di quest'ultima, nella lingua o in una
delle lingue dello Stato di cui la persona stessa e' cittadina,
purche' si tratti di lingue ufficiali dell'Unione europea.
5. Restano salve le disposizioni previste dal codice dei beni
culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42.

Note all'art. 70.
- Il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,
recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai
sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n.
45, S.O.

Art. 71.
Requisiti del contratto

1. Il contratto deve essere redatto per iscritto a pena di
nullita'; esso e' redatto nella lingua italiana e tradotto nella
lingua o in una delle lingue dello Stato membro in cui risiede
l'acquirente oppure, a scelta di quest'ultimo, nella lingua o in una
delle lingue dello Stato di cui egli e' cittadino, purche' si tratti
di lingue ufficiali dell'Unione europea.
2. Il contratto contiene, oltre a tutti gli elementi di cui
all'articolo 70, comma 1, lettere da a) a i), i seguenti ulteriori
elementi:
a) l'identita' ed il domicilio dell'acquirente;
b) la durata del contratto ed il termine a partire dal quale il
consumatore puo' esercitare il suo diritto di godimento;
c) una clausola in cui si afferma che l'acquisto non comporta per
l'acquirente altri oneri, obblighi o spese diversi da quelli
stabiliti nel contratto;
d) la possibilita' o meno di partecipare ad un sistema di scambio
ovvero di vendita del diritto oggetto del contratto, nonche' i costi
eventuali qualora il sistema di scambio ovvero di vendita sia
organizzato dal venditore o da un terzo da questi designato nel
contratto;
e) la data ed il luogo di sottoscrizione del contratto.
3. Il venditore deve fornire all'acquirente la traduzione del
contratto nella lingua dello Stato membro in cui e' situato il bene
immobile, purche' si tratti di una delle lingue ufficiali dell'Unione
europea.

Art. 72.
Obblighi specifici del venditore

1. Il venditore utilizza il termine multiproprieta' nel documento
informativo, nel contratto e nella pubblicita' commerciale relativa
al bene immobile soltanto quando il diritto oggetto del contratto e'
un diritto reale.
2. La pubblicita' commerciale relativa al bene immobile deve fare
riferimento al diritto di ottenere il documento informativo,
indicando il luogo in cui lo stesso viene consegnato.

Art. 73.
Diritto di recesso

1. Entro dieci giorni lavorativi dalla conclusione del contratto
l'acquirente puo' recedere dallo stesso senza specificarne il motivo.
In tale caso l'acquirente non e' tenuto a pagare alcuna penalita' e
deve rimborsare al venditore solo le spese sostenute e documentate
per la conclusione del contratto e di cui e' fatta menzione nello
stesso, purche' si tratti di spese relative ad atti da espletare
tassativamente prima dello scadere del periodo di recesso.
2. Se il contratto non contiene uno degli elementi di cui
all'articolo 70, comma 1, lettere a), b), c), d), numero 1), h) e i),
ed all'articolo 71, comma 2, lettere b) e d), e non contiene la data
di cui all'articolo 71, comma 2, lettera e), l'acquirente puo'
recedere dallo stesso entro tre mesi dalla conclusione. In tale caso
l'acquirente non e' tenuto ad alcuna penalita' ne' ad alcun rimborso.
3. Se entro tre mesi dalla conclusione del contratto sono
comunicati gli elementi di cui al comma 2, l'acquirente puo'
esercitare il diritto di recesso alle condizioni di cui al comma 1,
ed il termine di dieci giorni lavorativi decorre dalla data di
ricezione della comunicazione degli elementi stessi.
4. Se l'acquirente non esercita il diritto di recesso di cui al
comma 2, ed il venditore non effettua la comunicazione di cui al
comma 3, l'acquirente puo' esercitare il diritto di recesso alle
condizioni di cui al comma 1, ed il termine di dieci giorni
lavorativi decorre dal giorno successivo alla scadenza dei tre mesi
dalla conclusione del contratto.
5. Il diritto di recesso si esercita dandone comunicazione alla
persona indicata nel contratto e, in mancanza, al venditore. La
comunicazione deve essere sottoscritta dall'acquirente e deve essere
inviata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro
il termine previsto. Essa puo' essere inviata, entro lo stesso
termine, anche mediante telegramma, telex e fax, a condizione che sia
confermata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro
le quarantotto ore successive.

Art. 74.
Divieto di acconti

1. E' fatto divieto al venditore di esigere o ricevere
dall'acquirente il versamento di somme di danaro a titolo di
anticipo, di acconto o di caparra, fino alla scadenza dei termini
concessi per l'esercizio del diritto di recesso di cui
all'articolo 73.

Art. 75.
Rinvio alla generale disciplina dei contratti con particolari
modalita' di conclusione


1. Salvo quanto specificamente disposto, ai contratti disciplinati
dal presente capo si applicano le disposizioni di cui agli
articoli da 64 a 67.
2. Ai contratti di cui al presente capo si applicano, ove ne
ricorrano i relativi presupposti, le piu' favorevoli disposizioni
dettate dal capo I del titolo III della parte III.

Art. 76.
Obbligo di fideiussione

1. Il venditore non avente la forma giuridica di societa' di
capitali ovvero con un capitale sociale versato inferiore a 5.164.569
euro e non avente sede legale e sedi secondarie nel territorio dello
Stato e' obbligato a prestare idonea fideiussione bancaria o
assicurativa a garanzia della corretta esecuzione del contratto.
2. Il venditore e' in ogni caso obbligato a prestare fideiussione
bancaria o assicurativa allorquando l'immobile oggetto del contratto
sia in corso di costruzione, a garanzia dell'ultimazione dei lavori.
3. Delle fideiussioni deve farsi espressa menzione nel contratto a
pena di nullita'.
4. Le garanzie di cui ai commi 1 e 2 non possono imporre
all'acquirente la preventiva esclusione del venditore.

Art. 77.
Risoluzione del contratto di concessione di credito

1. Il contratto di concessione di credito erogato dal venditore o
da un terzo in base ad un accordo tra questi ed il venditore,
sottoscritto dall'acquirente per il pagamento del prezzo o di una
parte di esso, si risolve di diritto, senza il pagamento di alcuna
penale, qualora l'acquirente abbia esercitato il diritto di recesso
ai sensi dell'articolo 73.

Art. 78.
Nullita' di clausole contrattuali o patti aggiunti

1. Sono nulle le clausole contrattuali o i patti aggiunti di
rinuncia dell'acquirente ai diritti previsti dal presente capo o di
limitazione delle responsabilita' previste a carico del venditore.

Art. 79.
Competenza territoriale inderogabile

1. Per le controversie derivanti dall'applicazione del presente
capo, la competenza territoriale inderogabile e' del giudice del
luogo di residenza o di domicilio dell'acquirente, se ubicati nel
territorio dello Stato.

Art. 80.
Diritti dell'acquirente nel caso di applicazione di legge straniera

1. Ove le parti abbiano scelto di applicare al contratto una
legislazione diversa da quella italiana, all'acquirente devono
comunque essere riconosciute le condizioni di tutela previste dal
presente capo, allorquando l'immobile oggetto del contratto sia
situato nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea.

Art. 81.
Sanzioni

1. Salvo che il fatto costituisca reato, il venditore che
contravviene alle norme di cui agli articoli 70, comma 1, lettere a),
b), c), numero 1), d), numeri 2) e 3), e), f), g), h) e i), 71,
comma 3, 72, 74 e 78, e' punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da 500 euro a 3.000 euro.
2. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della
sospensione dall'esercizio dell'attivita' da quindici giorni a tre
mesi al venditore che abbia commesso una ripetuta violazione delle
disposizioni di cui al comma 1.
3. Ai fini dell'accertamento dell'infrazione e dell'applicazione
della sanzione si applica l'articolo 62, comma 3.

Capo II
Servizi turistici

Art. 82.
Ambito di applicazione


1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai pacchetti
turistici definiti all'articolo 83, venduti od offerti in vendita nel
territorio nazionale dall'organizzatore o dal venditore, di cui
all'articolo 84.
2. Il presente capo si applica altresi' ai pacchetti turistici
negoziati al di fuori dai locali commerciali e a distanza, ferme
restando le disposizioni previste negli articoli da 64 a 67.

Art. 83.
Definizioni

1. Ai fini del presente capo si intende per:
a) organizzatore di viaggio, il soggetto che realizza la
combinazione degli elementi di cui all'articolo 84 e si obbliga in
nome proprio e verso corrispettivo forfetario a procurare a terzi
pacchetti turistici;
b) venditore, il soggetto che vende, o si obbliga a procurare
pacchetti turistici realizzati ai sensi dell'articolo 84 verso un
corrispettivo forfetario;
c) consumatore di pacchetti turistici, l'acquirente, il
cessionario di un pacchetto turistico o qualunque persona anche da
nominare, purche' soddisfi tutte le condizioni richieste per la
fruizione del servizio, per conto della quale il contraente
principale si impegna ad acquistare senza remunerazione un pacchetto
turistico.
2. L'organizzatore puo' vendere pacchetti turistici direttamente o
tramite un venditore.

Art. 84.
Pacchetti turistici

1. I pacchetti turistici hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i
circuiti tutto compreso, risultanti dalla prefissata combinazione di
almeno due degli elementi di seguito indicati, venduti od offerti in
vendita ad un prezzo forfetario, e di durata superiore alle
ventiquattro ore ovvero comprendente almeno una notte:
a) trasporto;
b) alloggio;
c) servizi turistici non accessori al trasporto o all'alloggio di
cui all'articolo 86, lettere i) e o), che costituiscano parte
significativa del pacchetto turistico.
2. La fatturazione separata degli elementi di uno stesso pacchetto
turistico non sottrae l'organizzatore o il venditore agli obblighi
della presente sezione.

Art. 85.
Forma del contratto di vendita di pacchetti turistici

1. Il contratto di vendita di pacchetti turistici e' redatto in
forma scritta in termini chiari e precisi.
2. Al consumatore deve essere rilasciata una copia del contratto
stipulato, sottoscritto o timbrato dall'organizzatore o venditore.

Art. 86.
Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici

1. Il contratto contiene i seguenti elementi:
a) destinazione, durata, data d'inizio e conclusione, qualora sia
previsto un soggiorno frazionato, durata del medesimo con relative
date di inizio e fine;
b) nome, indirizzo, numero di telefono ed estremi
dell'autorizzazione all'esercizio dell'organizzatore o venditore che
sottoscrive il contratto;
c) prezzo del pacchetto turistico, modalita' della sua revisione,
diritti e tasse sui servizi di atterraggio, sbarco ed imbarco nei
porti ed aeroporti e gli altri oneri posti a carico del viaggiatore;
d) importo, comunque non superiore al venticinque per cento del
prezzo, da versarsi all'atto della prenotazione, nonche' il termine
per il pagamento del saldo; il suddetto importo e' versato a titolo
di caparra ma gli effetti di cui all'articolo 1385 del codice civile
non si producono qualora il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non
imputabile, ovvero sia giustificato dal grave inadempimento della
controparte;
e) estremi della copertura assicurativa e delle ulteriori polizze
convenute con il viaggiatore;
f) presupposti e modalita' di intervento del fondo di garanzia di
cui all'articolo 100;
g) mezzi, caratteristiche e tipologie di trasporto, data, ora,
luogo della partenza e del ritorno, tipo di posto assegnato;
h) ove il pacchetto turistico includa la sistemazione in albergo,
l'ubicazione, la categoria turistica, il livello, l'eventuale
idoneita' all'accoglienza di persone disabili, nonche' le principali
caratteristiche, la conformita' alla regolamentazione dello Stato
membro ospitante, i pasti forniti;
i) itinerario, visite, escursioni o altri servizi inclusi nel
pacchetto turistico, ivi compresa la presenza di accompagnatori e
guide turistiche;
l) termine entro cui il consumatore deve essere informato
dell'annullamento del viaggio per la mancata adesione del numero
minimo dei partecipanti eventualmente previsto;
m) accordi specifici sulle modalita' del viaggio espressamente
convenuti tra l'organizzatore o il venditore e il consumatore al
momento della prenotazione;
n) eventuali spese poste a carico del consumatore per la cessione
del contratto ad un terzo;
o) termine entro il quale il consumatore deve presentare reclamo
per l'inadempimento o l'inesatta esecuzione del contratto;
p) termine entro il quale il consumatore deve comunicare la
propria scelta in relazione alle modifiche delle condizioni
contrattuali di cui all'articolo 91.

Note all'art. 86:
- L'art. 1385 del codice civile e' il seguente:
«Art. 1385 (Caparra confirmatoria). - Se al momento
della conclusione del contratto una parte da' all'altra, a
titolo di caparra, una somma di danaro, o una quantita' di
altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento,
deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.
Se la parte che ha dato la caparra e' inadempiente,
l'altra puo' recedere dal contratto, ritenendo la caparra;
se inadempiente e' invece la parte che l'ha ricevuta,
l'altra puo' recedere dal contratto ed esigere il doppio
della caparra.
Se pero' la parte che non e' inadempiente preferisce
domandare l'esecuzione o la risoluzione del contratto, il
risarcimento del danno e' regolato dalle norme generali.».

Art. 87.
Informazione del consumatore

1. Nel corso delle trattative e comunque prima della conclusione
del contratto, il venditore o l'organizzatore forniscono per iscritto
informazioni di carattere generale concernenti le condizioni
applicabili ai cittadini dello Stato membro dell'Unione europea in
materia di passaporto e visto con l'indicazione dei termini per il
rilascio, nonche' gli obblighi sanitari e le relative formalita' per
l'effettuazione del viaggio e del soggiorno.
2. Prima dell'inizio del viaggio l'organizzatore ed il venditore
comunicano al consumatore per iscritto le seguenti informazioni:
a) orari, localita' di sosta intermedia e coincidenze;
b) generalita' e recapito telefonico di eventuali rappresentanti
locali dell'organizzatore o venditore ovvero di uffici locali
contattabili dal viaggiatore in caso di difficolta';
c) recapito telefonico dell'organizzatore o venditore
utilizzabile in caso di difficolta' in assenza di rappresentanti
locali;
d) per i viaggi ed i soggiorni di minorenne all'estero, recapiti
telefonici per stabilire un contatto diretto con questi o con il
responsabile locale del suo soggiorno;
e) circa la sottoscrizione facoltativa di un contratto di
assicurazione a copertura delle spese sostenute dal consumatore per
l'annullamento del contratto o per il rimpatrio in caso di incidente
o malattia.
3. Quando il contratto e' stipulato nell'imminenza della partenza,
le indicazioni contenute nel comma 1 devono essere fornite
contestualmente alla stipula del contratto.
4. E' fatto comunque divieto di fornire informazioni ingannevoli
sulle modalita' del servizio offerto, sul prezzo e sugli altri
elementi del contratto qualunque sia il mezzo mediante il quale dette
informazioni vengono comunicate al consumatore.

Art. 88.
Opuscolo informativo

1. L'opuscolo, ove posto a disposizione del consumatore, indica in
modo chiaro e preciso:
a) la destinazione, il mezzo, il tipo, la categoria di trasporto
utilizzato;
b) la sistemazione in albergo o altro tipo di alloggio,
l'ubicazione, la categoria o il livello e le caratteristiche
principali, la sua approvazione e classificazione dello Stato
ospitante;
c) i pasti forniti;
d) l'itinerario;
e) le informazioni di carattere generale applicabili al cittadino
di uno Stato membro dell'Unione europea in materia di passaporto e
visto con indicazione dei termini per il rilascio, nonche' gli
obblighi sanitari e le relative formalita' da assolvere per
l'effettuazione del viaggio e del soggiorno;
f) l'importo o la percentuale di prezzo da versare come acconto e
le scadenze per il versamento del saldo;
g) l'indicazione del numero minimo di partecipanti eventualmente
necessario per l'effettuazione del viaggio tutto compreso e del
termine entro il quale il consumatore deve essere informato
dell'annullamento del pacchetto turistico;
h) i termini, le modalita', il soggetto nei cui riguardi si
esercita il diritto di recesso ai sensi degli articoli da 64 a 67,
nel caso di contratto negoziato fuori dei locali commerciali o a
distanza.
2. Le informazioni contenute nell'opuscolo vincolano
l'organizzatore e il venditore in relazione alle rispettive
responsabilita', a meno che le modifiche delle condizioni ivi
indicate non siano comunicate per iscritto al consumatore prima della
stipulazione del contratto o vengano concordate dai contraenti,
mediante uno specifico accordo scritto, successivamente alla
stipulazione.

Art. 89.
Cessione del contratto

1. Il consumatore puo' sostituire a se' un terzo che soddisfi tutte
le condizioni per la fruizione del servizio, nei rapporti derivanti
dal contratto, ove comunichi per iscritto all'organizzatore o al
venditore, entro e non oltre quattro giorni lavorativi prima della
partenza, di trovarsi nell'impossibilita' di usufruire del pacchetto
turistico e le generalita' del cessionario.
2. Il cedente ed il cessionario sono solidamente obbligati nei
confronti dell'organizzatore o del venditore al pagamento del prezzo
e delle spese ulteriori eventualmente derivanti dalla cessione.

Art. 90.
Revisione del prezzo

1. La revisione del prezzo forfetario di vendita di pacchetto
turistico convenuto dalle parti e' ammessa solo quando sia stata
espressamente prevista nel contratto, anche con la definizione delle
modalita' di calcolo, in conseguenza della variazione del costo del
trasporto, del carburante, dei diritti e delle tasse quali quelle di
atterraggio, di sbarco o imbarco nei porti o negli aeroporti, del
tasso di cambio applicato. I costi devono essere adeguatamente
documentati dal venditore.
2. La revisione al rialzo non puo' in ogni caso essere superiore al
dieci per cento del prezzo nel suo originario ammontare.
3. Quando l'aumento del prezzo supera la percentuale di cui al
comma 2, l'acquirente puo' recedere dal contratto, previo rimborso
delle somme gia' versate alla controparte.
4. Il prezzo non puo' in ogni caso essere aumentato nei venti
giorni che precedono la partenza.

Art. 91.
Modifiche delle condizioni contrattuali

1. Prima della partenza l'organizzatore o il venditore che abbia
necessita' di modificare in modo significativo uno o piu' elementi
del contratto, ne da' immediato avviso in forma scritta al
consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo
che ne consegue, ai sensi dell'articolo 90.
2. Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il
consumatore puo' recedere, senza pagamento di penali, ed ha diritto a
quanto previsto nell'articolo 92.
3. Il consumatore comunica la propria scelta all'organizzatore o al
venditore entro due giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto
l'avviso indicato al comma 2.
4. Dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi
previsti dal contratto non puo' essere effettuata, l'organizzatore
predispone adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del
viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico
del consumatore, oppure rimborsa quest'ultimo nei limiti della
differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle
effettuate, salvo il risarcimento del danno.
5. Se non e' possibile alcuna soluzione alternativa o il
consumatore non l'accetta per un giustificato motivo, l'organizzatore
gli mette a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il
ritorno al luogo di partenza o ad altro luogo convenuto, e gli
restituisce la differenza tra il costo delle prestazioni previste e
quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro
anticipato.

Art. 92.
Diritti del consumatore in caso di recesso o annullamento del
servizio


1. Quando il consumatore recede dal contratto nei casi previsti
dagli articoli 90 e 91, o il pacchetto turistico viene cancellato
prima della partenza per qualsiasi motivo, tranne che per colpa del
consumatore, questi ha diritto di usufruire di un altro pacchetto
turistico di qualita' equivalente o superiore senza supplemento di
prezzo, o di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore previa
restituzione della differenza del prezzo, oppure gli e' rimborsata,
entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della
cancellazione, la somma di danaro gia' corrisposta.
2. Nei casi previsti dal comma 1 il consumatore ha diritto ad
essere risarcito di ogni ulteriore danno dipendente dalla mancata
esecuzione del contratto.
3. Il comma 2 non si applica quando la cancellazione del pacchetto
turistico dipende dal mancato raggiungimento del numero minimo di
partecipanti eventualmente richiesto ed il consumatore sia stato
informato in forma scritta almeno venti giorni prima della data
prevista per la partenza, oppure da causa di forza maggiore, escluso
in ogni caso l'eccesso di prenotazioni.

Art. 93.
Mancato o inesatto adempimento

1. Fermi restando gli obblighi previsti dall'articolo precedente,
in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte
con la vendita del pacchetto turistico, l'organizzatore e il
venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le
rispettive responsabilita', se non provano che il mancato o inesatto
adempimento e' stato determinato da impossibilita' della prestazione
derivante da causa a loro non imputabile.
2. L'organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori
di servizi e' comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal
consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti.

Art. 94.
Responsabilita' per danni alla persona

1. Il danno derivante alla persona dall'inadempimento o dalla
inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del
pacchetto turistico e' risarcibile nei limiti stabiliti delle
convenzioni internazionali che disciplinano la materia, di cui sono
parte l'Italia o l'Unione europea, ed, in particolare, nei limiti
previsti dalla convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929 sul
trasporto aereo internazionale, resa esecutiva con legge 19 maggio
1932, n. 841, dalla convenzione di Berna del 25 febbraio 1961 sul
trasporto ferroviario, resa esecutiva con legge 2 marzo 1963, n. 806,
e dalla convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 (C.C.V.), resa
esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, per ogni altra ipotesi
di responsabilita' dell'organizzatore e del venditore, cosi' come
recepite nell'ordinamento ovvero nei limiti stabiliti dalle ulteriori
convenzioni, rese esecutive nell'ordinamento italiano, alle quali
aderiscono i Paesi dell'Unione europea ovvero la stessa Unione
europea.
2. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in tre anni
dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo
il termine di diciotto o dodici mesi per quanto attiene
all'inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto
turistico per le quali si applica l'articolo 2951 del codice civile.
3. E' nullo ogni accordo che stabilisca limiti di risarcimento
inferiori a quelli di cui al comma 1.

Note all'art. 94:
- La legge 19 maggio 1932, n. 841, recante
«Approvazione della Convenzione per l'unificazione di
alcune regole relative al trasporto aereo internazionale
stipulata a Varsavia il 12 ottobre 1929», e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 26 luglio 1932, n. 171.
- La legge 2 marzo 1963, n. 806, recante «Ratifica ed
esecuzione dei seguenti Accordi internazionali firmati a
Berna il 25 febbraio 1961: Convenzione internazionale
concernente il trasporto di viaggiatori e di bagagli per
ferrovia (C.I.V.) con relativi annessi; Convenzione
internazionale concernente il trasporto di merci per
ferrovia (C.I.M.) con relativi annessi; Protocollo
addizionale alle Convenzioni internazionali concernenti il
trasporto per ferrovia di viaggiatori e di bagagli (C.I.V.)
e di merci (C.I.M.)», e' pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 15 giugno 1963, n. 158.
- La legge 27 dicembre 1977, n. 1084, recante «Ratifica
ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al
contratto di viaggio (CCV), firmata a Bruxelles il
23 aprile 1970», e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
17 febbraio 1978, n. 48, S.O.
- L'art. 2951 del codice civile e' il seguente:
«Art. 2951 (Pescrizione in materia di spedizione e di
trasporto). - Si prescrivono in un anno i diritti derivanti
dal contratto di spedizione e dal contratto di trasporto.
La prescrizione si compie con il decorso di diciotto mesi
se il trasporto ha inizio o termine fuori d'Europa.
Il termine decorre dall'arrivo a destinazione della
persona o, in caso di sinistro, dal giorno di questo,
ovvero dal giorno in cui e' avvenuta o sarebbe dovuta
avvenire la riconsegna della cosa al luogo di destinazione.
Si prescrivono parimenti in un anno dalla richiesta del
trasporto i diritti verso gli esercenti pubblici servizi di
linea indicati dall'art. 1679.».

Art. 95.
Responsabilita' per danni diversi da quelli alla persona

1. Le parti contraenti possono convenire in forma scritta, fatta
salva in ogni caso l'applicazione degli articoli 1341 del codice
civile e degli articoli da 33 a 37 del codice, limitazioni al
risarcimento del danno, diverso dal danno alla persona, derivante
dall'inadempimento o dall'inesatta esecuzione delle prestazioni che
formano oggetto del pacchetto turistico.
2. La limitazione di cui al comma 1 non puo' essere, a pena di
nullita', comunque inferiore a quanto previsto dall'articolo 13 della
convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.),
firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalla legge
29 dicembre 1977, n. 1084.
3. In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno
e' ammesso nei limiti previsti dall'articolo 13 della convenzione
internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a
Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva dalla legge 29 dicembre
1977, n. 1084, e dagli articoli dal 1783 al 1786 del codice civile.
4. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal
rientro del viaggiatore nel luogo della partenza.

Note all'art. 95:
- L'art. 1341 del codice civile e' il seguente:
«Art. 1341 (Condizioni generali di contratto). - Le
condizioni generali di contratto predisposte da uno dei
contraenti sono efficaci nei confronti dell'altro, se al
momento della conclusione del contratto questi le ha
conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria
diligenza.
In ogni caso non hanno effetto, se non sono
specificamente approvate per iscritto, le condizioni che
stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte,
limitazioni di responsabilita', facolta' di recedere dal
contratto o di sospenderne l'esecuzione, ovvero sanciscono
a carico dell'altro contraente decadenze, limitazioni alla
facolta' di opporre eccezioni, restrizioni alla liberta'
contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o
innovazione del contratto, clausole compromissorie o
deroghe alla competenza dell'autorita' giudiziaria.».
- Per la legge 29 dicembre 1977, n. 1084, vedi le note
all'art. 94.
- Gli articoli 1783 e 1786 del codice civile, sono i
seguenti:
«Art. 1783 (Responsabilita' per le cose portate in
albergo). - Gli albergatori sono responsabili di ogni
deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose
portate dal cliente in albergo.
Sono considerate cose portate in albergo:
1) le cose che vi si trovano durante il tempo nel
quale il cliente dispone dell'alloggio;
2) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua
famiglia o un suo ausiliario assumono la custodia, fuori
dell'albergo durante il periodo di tempo in cui il cliente
dispone dell'alloggio;
3) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua
famiglia o un suo ausiliario assumono la custodia sia
nell'albergo, sia fuori dell'albergo, durante un periodo di
tempo ragionevole, precedente o successivo a quello in cui
il cliente dispone dell'alloggio.
La responsabilita' di cui al presente articolo e'
limitata al valore di quanto sia deteriorato, distrutto o
sottratto, sino all'equivalente di cento volte il prezzo di
locazione dell'alloggio per giornata.».
«Art. 1786 (Stabilimenti e locali assimilati agli
alberghi). - Le norme di questa sezione si applicano anche
agli imprenditori di case di cura, stabilimenti di pubblici
spettacoli, stabilimenti balneari, pensioni, trattorie,
carrozze letto e simili.».

Art. 96.
Esonero di responsabilita'

1. L'organizzatore ed il venditore sono esonerati dalla
responsabilita' di cui agli articoli 94 e 95, quando la mancata o
inesatta esecuzione del contratto e' imputabile al consumatore o e'
dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile,
ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore.
2. L'organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni
rimedio utile al soccorso del consumatore al fine di consentirgli la
prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il diritto al
risarcimento del danno nel caso in cui l'inesatto adempimento del
contratto sia a questo ultimo imputabile.

Art. 97.
Diritto di surrogazione

1. L'organizzatore o il venditore che hanno risarcito il
consumatore sono surrogati in tutti i diritti e azioni di
quest'ultimo verso i terzi responsabili.
2. Il consumatore fornisce all'organizzatore o al venditore tutti i
documenti, le informazioni e gli elementi in suo possesso utili per
l'esercizio del diritto di surroga.

Art. 98.
Reclamo

1. Ogni mancanza nell'esecuzione del contratto deve essere
contestata dal consumatore senza ritardo affinche' l'organizzatore,
il suo rappresentante locale o l'accompagnatore vi pongano
tempestivamente rimedio.
2. Il consumatore puo' altresi' sporgere reclamo mediante l'invio
di una raccomandata, con avviso di ricevimento, all'organizzatore o
al venditore, entro e non oltre dieci giorni lavorativi dalla data
del rientro nel luogo di partenza.

Art. 99.
Assicurazione

1. L'organizzatore e il venditore devono essere coperti
dall'assicurazione per la responsabilita' civile verso il consumatore
per il risarcimento dei danni di cui agli articoli 94 e 95.
2. E' fatta salva la facolta' di stipulare polizze assicurative di
assistenza al turista.

Art. 100.
Fondo di garanzia

1. E' istituito presso il Ministero delle attivita' produttive un
fondo nazionale di garanzia, per consentire, in caso di insolvenza o
di fallimento del venditore o dell'organizzatore, il rimborso del
prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi
all'estero, nonche' per fornire una immediata disponibilita'
economica in caso di rientro forzato di turisti da Paesi
extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al
comportamento dell'organizzatore.
2. Il fondo e' alimentato annualmente da una quota pari al due per
cento dell'ammontare del premio delle polizze di assicurazione
obbligatoria di cui all'articolo 99, che e' versata all'entrata del
bilancio dello Stato per essere riassegnata, con decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze, al fondo di cui al comma 1.
3. Il fondo interviene, per le finalita' di cui al comma 1, nei
limiti dell'importo corrispondente alla quota cosi' come determinata
ai sensi del comma 2.
4. Il fondo potra' avvalersi del diritto di rivalsa nei confronti
del soggetto inadempiente.
5. Le modalita' di gestione e di funzionamento del fondo sono
determinate con decreto del Ministro delle attivita' produttive, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Titolo V
EROGAZIONE DI SERVIZI PUBBLICI
Capo I
Servizi pubblici


Art. 101.
Norma di rinvio

1. Lo Stato e le regioni, nell'ambito delle rispettive competenze,
garantiscono i diritti degli utenti dei servizi pubblici attraverso
la concreta e corretta attuazione dei principi e dei criteri previsti
della normativa vigente in materia.
2. Il rapporto di utenza deve svolgersi nel rispetto di standard di
qualita' predeterminati e adeguatamente resi pubblici.
3. Agli utenti e' garantita, attraverso forme rappresentative, la
partecipazione alle procedure di definizione e di valutazione degli
standard di qualita' previsti dalle leggi.
4. La legge stabilisce per determinati enti erogatori di servizi
pubblici l'obbligo di adottare, attraverso specifici meccanismi di
attuazione diversificati in relazione ai settori, apposite carte dei
servizi.

Parte IV
SICUREZZA E QUALITA'Titolo ISICUREZZA DEI PRODOTTI


Art. 102.
Finalita' e campo di applicazione

1. Il presente titolo intende garantire che i prodotti immessi sul
mercato ovvero in libera pratica siano sicuri.
2. Le disposizioni del presente titolo si applicano a tutti i
prodotti definiti all'articolo 103, comma 1, lettera a). Ciascuna
delle sue disposizioni si applica laddove non esistono, nell'ambito
della normativa vigente, disposizioni specifiche aventi come
obiettivo la sicurezza dei prodotti.
3. Se taluni prodotti sono soggetti a requisiti di sicurezza
prescritti da normativa comunitaria, le disposizioni del presente
titolo si applicano unicamente per gli aspetti ed i rischi o le
categorie di rischio non soggetti a tali requisiti.
4. Ai prodotti di cui al comma 3 non si applicano l'articolo 103,
comma 1, lettere b) e c), e gli articoli 104 e 105.
5. Ai prodotti di cui al comma 3 si applicano gli articoli da 104 a
108 se sugli aspetti disciplinati da tali articoli non esistono
disposizioni specifiche riguardanti lo stesso obiettivo.
6. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai prodotti
alimentari di cui al regolamento (CE) n. 178/2002, del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002.

Note all'art. 102:
- Il regolamento (CE) 28 gennaio 2002 n. 178 del
Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i
principi e i requisiti generali della legislazione
alimentare, istituisce l'Autorita' europea per la sicurezza
alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza
alimentare, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Comunita' europea 1° febbraio 2002, n. L 31.

Art. 103.
Definizioni

1. Ai fini del presente titolo si intende per:
a) prodotto sicuro: qualsiasi prodotto, come definito
all'articolo 3, comma 1, lettera e), che, in condizioni di uso
normali o ragionevolmente prevedibili, compresa la durata e, se del
caso, la messa in servizio, l'installazione e la manutenzione, non
presenti alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi,
compatibili con l'impiego del prodotto e considerati accettabili
nell'osservanza di un livello elevato di tutela della salute e della
sicurezza delle persone in funzione, in particolare, dei seguenti
elementi:
1) delle caratteristiche del prodotto, in particolare la sua
composizione, il suo imballaggio, le modalita' del suo assemblaggio
e, se del caso, della sua installazione e manutenzione;
2) dell'effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia
ragionevolmente prevedibile l'utilizzazione del primo con i secondi;
3) della presentazione del prodotto, della sua etichettatura,
delle eventuali avvertenze e istruzioni per il suo uso e la sua
eliminazione, nonche' di qualsiasi altra indicazione o informazione
relativa al prodotto;
4) delle categorie di consumatori che si trovano in condizione
di rischio nell'utilizzazione del prodotto, in particolare dei minori
e degli anziani;
b) prodotto pericoloso: qualsiasi prodotto che non risponda alla
definizione di prodotto sicuro di cui alla lettera a);
c) rischio grave: qualsiasi rischio grave compreso quello i cui
effetti non sono immediati, che richiede un intervento rapido delle
autorita' pubbliche;
d) produttore: il fabbricante del prodotto stabilito nella
Comunita' e qualsiasi altra persona che si presenti come fabbricante
apponendo sul prodotto il proprio nome, il proprio marchio o un altro
segno distintivo, o colui che rimette a nuovo il prodotto; il
rappresentante del fabbricante se quest'ultimo non e' stabilito nella
Comunita' o, qualora non vi sia un rappresentante stabilito nella
Comunita', l'importatore del prodotto; gli altri operatori
professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui
la loro attivita' possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza
dei prodotti;
e) distributore: qualsiasi operatore professionale della catena
di commercializzazione, la cui attivita' non incide sulle
caratteristiche di sicurezza dei prodotti;
f) richiamo: le misure volte ad ottenere la restituzione di un
prodotto pericoloso che il fabbricante o il distributore ha gia'
fornito o reso disponibile ai consumatori;
g) ritiro: qualsiasi misura volta a impedire la distribuzione e
l'esposizione di un prodotto pericoloso, nonche' la sua offerta al
consumatore.
2. La possibilita' di raggiungere un livello di sicurezza superiore
o di procurarsi altri prodotti che presentano un rischio minore non
costituisce un motivo sufficiente per considerare un prodotto come
non sicuro o pericoloso.

Art. 104.
Obblighi del produttore e del distributore

1. Il produttore immette sul mercato solo prodotti sicuri.
2. Il produttore fornisce al consumatore tutte le informazioni
utili alla valutazione e alla prevenzione dei rischi derivanti
dall'uso normale o ragionevolmente prevedibile del prodotto, se non
sono immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, e alla
prevenzione contro detti rischi. La presenza di tali avvertenze non
esenta, comunque, dal rispetto degli altri obblighi previsti nel
presente titolo.
3. Il produttore adotta misure proporzionate in funzione delle
caratteristiche del prodotto fornito per consentire al consumatore di
essere informato sui rischi connessi al suo uso e per intraprendere
le iniziative opportune per evitare tali rischi, compresi il ritiro
del prodotto dal mercato, il richiamo e l'informazione appropriata ed
efficace dei consumatori.
4. Le misure di cui al comma 3 comprendono:
a) l'indicazione in base al prodotto o al suo imballaggio,
dell'identita' e degli estremi del produttore; il riferimento al tipo
di prodotto o, eventualmente, alla partita di prodotti di cui fa
parte, salva l'omissione di tale indicazione nei casi in cui sia
giustificata;
b) i controlli a campione sui prodotti commercializzati, l'esame
dei reclami e, se del caso, la tenuta di un registro degli stessi,
nonche' l'informazione ai distributori in merito a tale sorveglianza.
5. Le misure di ritiro, di richiamo e di informazione al
consumatore, previste al comma 3, hanno luogo su base volontaria o su
richiesta delle competenti autorita' a norma dell'articolo 107. Il
richiamo interviene quando altre azioni non siano sufficienti a
prevenire i rischi del caso, ovvero quando i produttori lo ritengano
necessario o vi siano tenuti in seguito a provvedimenti
dell'autorita' competente.
6. Il distributore deve agire con diligenza nell'esercizio della
sua attivita' per contribuire a garantire l'immissione sul mercato di
prodotti sicuri; in particolare e' tenuto:
a) a non fornire prodotti di cui conosce o avrebbe dovuto
conoscere la pericolosita' in base alle informazioni in suo possesso
e nella sua qualita' di operatore professionale;
b) a partecipare al controllo di sicurezza del prodotto immesso
sul mercato, trasmettendo le informazioni concernenti i rischi del
prodotto al produttore e alle autorita' competenti per le azioni di
rispettiva competenza;
c) a collaborare alle azioni intraprese di cui alla lettera b),
conservando e fornendo la documentazione idonea a rintracciare
l'origine dei prodotti per un periodo di dieci anni dalla data di
cessione al consumatore finale.
7. Qualora i produttori e i distributori sappiano o debbano sapere,
sulla base delle informazioni in loro possesso e in quanto operatori
professionali, che un prodotto da loro immesso sul mercato o
altrimenti fornito al consumatore presenta per il consumatore stesso
rischi incompatibili con l'obbligo generale di sicurezza, informano
immediatamente le amministrazioni competenti, di cui
all'articolo 106, comma 1, precisando le azioni intraprese per
prevenire i rischi per i consumatori.
8. In caso di rischio grave, le informazioni da fornire comprendono
almeno:
a) elementi specifici che consentano una precisa identificazione
del prodotto o del lotto di prodotti in questione;
b) una descrizione completa del rischio presentato dai prodotti
interessati;
c) tutte le informazioni disponibili che consentono di
rintracciare il prodotto;
d) una descrizione dei provvedimenti adottati per prevenire i
rischi per i consumatori.
9. Nei limiti delle rispettive attivita', produttori e distributori
collaborano con le Autorita' competenti, ove richiesto dalle
medesime, in ordine alle azioni intraprese per evitare i rischi
presentati dai prodotti che essi forniscono o hanno fornito.

Art. 105.
Presunzione e valutazione di sicurezza

1. In mancanza di specifiche disposizioni comunitarie che
disciplinano gli aspetti di sicurezza, un prodotto si presume sicuro
quando e' conforme alla legislazione vigente nello Stato membro in
cui il prodotto stesso e' commercializzato e con riferimento ai
requisiti cui deve rispondere sul piano sanitario e della sicurezza.
2. Si presume che un prodotto sia sicuro, per quanto concerne i
rischi e le categorie di rischi disciplinati dalla normativa
nazionale, quando e' conforme alle norme nazionali non cogenti che
recepiscono le norme europee i cui riferimenti sono stati pubblicati
dalla Commissione europea nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee a norma dell'articolo 4 della direttiva 2001/95/CE, del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001.
3. In assenza delle norme di cui ai commi 1 e 2, la sicurezza del
prodotto e' valutata in base alle norme nazionali non cogenti che
recepiscono norme europee, alle norme in vigore nello Stato membro in
cui il prodotto e' commercializzato, alle raccomandazioni della
Commissione europea relative ad orientamenti sulla valutazione della
sicurezza dei prodotti, ai codici di buona condotta in materia di
sicurezza vigenti nel settore interessato, agli ultimi ritrovati
della tecnica, al livello di sicurezza che i consumatori possono
ragionevolmente attendersi.
4. Fatte salve le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, le
Autorita' competenti adottano le misure necessarie per limitare o
impedire l'immissione sul mercato o chiedere il ritiro o il richiamo
dal mercato del prodotto, se questo si rivela, nonostante la
conformita', pericoloso per la salute e la sicurezza del consumatore.

Note all'art. 105:
- La direttiva 3 dicembre 2001 n. 95 del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa alla sicurezza generale
dei prodotti pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Comunita'
europea del 15 gennaio 2002, n. L 11.

Art. 106.
Procedure di consultazione e coordinamento

1. I Ministeri delle attivita' produttive, della salute, del lavoro
e delle politiche sociali, dell'interno, dell'economia e delle
finanze, delle infrastrutture e trasporti, nonche' le altre
amministrazioni pubbliche di volta in volta competenti per materia
alla effettuazione dei controlli di cui all'articolo 107, provvedono,
nell'ambito delle ordinarie disponibilita' di bilancio e secondo le
rispettive competenze, alla realizzazione di un sistema di scambio
rapido di informazioni mediante un adeguato supporto informativo
operante in via telematica, anche attraverso il Sistema pubblico di
connettivita', in conformita' alle prescrizioni stabilite in sede
comunitaria che consenta anche l'archiviazione e la diffusione delle
informazioni.
2. I criteri per il coordinamento dei controlli previsti
dall'articolo 107 sono stabiliti in una apposita conferenza di
servizi fra i competenti uffici dei Ministeri e delle amministrazioni
di cui al comma 1, convocata almeno due volte l'anno dal Ministro
delle attivita' produttive; alla conferenza partecipano anche il
Ministro della giustizia e le altre amministrazioni di cui al comma 1
di volta in volta competenti per materia.
3. La conferenza di cui al comma 2, tiene conto anche dei dati
raccolti ed elaborati nell'ambito del sistema comunitario di
informazione sugli incidenti domestici e del tempo libero.
4. Alla conferenza di cui al comma 2, possono presentare
osservazioni gli organismi di categoria della produzione e della
distribuzione, nonche' le associazioni di tutela degli interessi dei
consumatori e degli utenti iscritte all'elenco di cui
all'articolo 137, secondo modalita' definite dalla conferenza
medesima.

Art. 107.
Controlli

1. Le amministrazioni di cui all'articolo 106, comma 1, controllano
che i prodotti immessi sul mercato siano sicuri. Il Ministero delle
attivita' produttive comunica alla Commissione europea l'elenco delle
amministrazioni di cui al periodo che precede, nonche' degli uffici e
degli organi di cui esse si avvalgono, aggiornato annualmente su
indicazione delle amministrazioni stesse.
2. Le amministrazioni di cui all'articolo 106 possono adottare tra
l'altro le misure seguenti:
a) per qualsiasi prodotto:
1) disporre, anche dopo che un prodotto e' stato immesso sul
mercato come prodotto sicuro, adeguate verifiche delle sue
caratteristiche di sicurezza fino allo stadio dell'utilizzo o del
consumo, anche procedendo ad ispezioni presso gli stabilimenti di
produzione e di confezionamento, presso i magazzini di stoccaggio e
presso i magazzini di vendita;
2) esigere tutte le informazioni necessarie dalle parti
interessate;
3) prelevare campioni di prodotti per sottoporli a prove ed
analisi volte ad accertare la sicurezza, redigendone processo verbale
di cui deve essere rilasciata copia agli interessati;
b) per qualsiasi prodotto che possa presentare rischi in
determinate condizioni:
1) richiedere l'apposizione sul prodotto, in lingua italiana,
di adeguate avvertenze sui rischi che esso puo' presentare, redatte
in modo chiaro e facilmente comprensibile;
2) sottoporne l'immissione sul mercato a condizioni preventive,
in modo da renderlo sicuro;
c) per qualsiasi prodotto che possa presentare rischi per
determinati soggetti:
1) disporre che tali soggetti siano avvertiti tempestivamente
ed in una forma adeguata di tale rischio, anche mediante la
pubblicazione di avvisi specifici;
d) per qualsiasi prodotto che puo' essere pericoloso:
1) vietare, per il tempo necessario allo svolgimento dei
controlli, delle verifiche o degli accertamenti sulla sicurezza del
prodotto, di fornirlo, di proporne la fornitura o di esporlo;
2) disporre, entro un termine perentorio, l'adeguamento del
prodotto o di un lotto di prodotti gia' commercializzati agli
obblighi di sicurezza previsti dal presente titolo, qualora non vi
sia un rischio imminente per la salute e l'incolumita' pubblica;
e) per qualsiasi prodotto pericoloso:
1) vietarne l'immissione sul mercato e adottare le misure
necessarie a garantire l'osservanza del divieto;
f) per qualsiasi prodotto pericoloso gia' immesso sul mercato
rispetto al quale l'azione gia' intrapresa dai produttori e dai
distributori sia insoddisfacente o insufficiente:
1) ordinare o organizzare il suo ritiro effettivo e immediato e
l'informazione dei consumatori circa i rischi da esso presentati. I
costi relativi sono posti a carico del produttore e, ove cio' non sia
in tutto o in parte possibile, a carico del distributore;
2) ordinare o coordinare o, se del caso, organizzare con i
produttori e i distributori, il suo richiamo anche dai consumatori e
la sua distruzione in condizioni opportune. I costi relativi sono
posti a carico dei produttori e dei distributori.
3. Nel caso di prodotti che presentano un rischio grave le
amministrazioni di cui all'articolo 106 intraprendono le azioni
necessarie per applicare, con la dovuta celerita', opportune misure
analoghe a quelle previste al comma 2, lettere da b) a f), tenendo
conto delle linee-guida che riguardano la gestione del RAPEX di cui
all'allegato II.
4. Le amministrazioni competenti quando adottano misure analoghe a
quelle di cui al comma 2 ed in particolare a quelle di cui alle
lettere d), e) e f), tenendo conto del principio di precauzione,
agiscono nel rispetto del Trattato istitutivo della Comunita'
europea, in particolare degli articoli 28 e 30, per attuarle in modo
proporzionato alla gravita' del rischio.
5. Le amministrazioni competenti, nell'ambito delle misure adottate
sulla base del principio di precauzione e, senza maggiori oneri per
la finanza pubblica, incoraggiano e favoriscono l'azione volontaria
dei produttori e dei distributori di adeguamento agli obblighi
imposti dal presente titolo, anche mediante l'eventuale elaborazione
di codici di buona condotta ed accordi con le categorie di settore.
6. Per le finalita' di cui al presente titolo e senza oneri
aggiuntivi per la finanza pubblica, le amministrazioni di cui
all'articolo 106, comma 1, si avvalgono della collaborazione
dell'Agenzia delle dogane e della Guardia di finanza, le quali hanno
accesso al sistema di scambio rapido delle informazioni gestite dal
sistema RAPEX, di cui all'allegato II, ed agiscono secondo le norme e
le facolta' ad esse attribuite dall'ordinamento.

7. Le misure di cui al presente articolo possono riguardare,
rispettivamente:

a) il produttore;
b) il distributore, e, in particolare, il responsabile della
prima immissione in commercio;
c) qualsiasi altro detentore del prodotto, qualora cio' sia
necessario al fine di collaborare alle azioni intraprese per evitare
i rischi derivanti dal prodotto stesso.
8. Per armonizzare l'attivita' di controllo derivante dal presente
titolo con quella attuata per i prodotti per i quali gli obblighi di
sicurezza sono disciplinati dalla normativa antincendio, il Ministero
dell'interno si avvale, per gli aspetti di coordinamento, del proprio
Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della
difesa civile-direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza
tecnica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonche' degli
organi periferici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per gli
interventi sul territorio, nell'ambito delle dotazioni organiche
esistenti e, comunque, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio
dello Stato.
9. Il Ministero della salute, ai fini degli adempimenti comunitari
derivanti dalle norme sulla sicurezza dei prodotti e dal presente
titolo, si avvale anche dei propri uffici di sanita' marittima, aerea
e di frontiera nell'ambito delle dotazioni organiche esistenti e,
comunque, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
10. Fatti salvi gli obblighi previsti dalla normativa vigente, i
soggetti di cui al comma 1 sono tenuti a non divulgare le
informazioni acquisite che, per loro natura, sono coperte dal segreto
professionale, a meno che la loro divulgazione sia necessaria alla
tutela della salute o della pubblica o privata incolumita'.


Note all'art. 107:

- Il Trattato che istituisce la Comunita' economica
europea, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunita' europea del 24 dicembre 2002, n. C 325.
- La legge 16 giugno 1998 n. 209, recante «Ratifica ed
esecuzione del Trattato di Amsterdam che modifica il
Trattato sull'Unione europea, i trattati che istituiscono
le Comunita' europee ed alcuni atti connessi, con allegato
e protocolli, fatto ad Amsterdam il 2 ottobre 1997», e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6 luglio 1998, n. 155,
S.O.

Art. 108.
Disposizioni procedurali

1. Il provvedimento adottato ai sensi dell'articolo 107 che limita
l'immissione sul mercato di un prodotto o ne dispone il ritiro o il
richiamo, deve essere adeguatamente motivato, con l'indicazione dei
termini e delle Autorita' competenti cui e' possibile ricorrere e
deve essere notificato entro sette giorni dall'adozione.
2. Fatti salvi i casi di grave o immediato pericolo per la salute o
per la pubblica o privata incolumita', prima dell'adozione delle
misure di cui all'articolo 107, commi 2 e 3, agli interessati deve
essere consentito di partecipare alla fase del procedimento
amministrativo e di presenziare agli accertamenti riguardanti i
propri prodotti, in base agli articoli 7 e seguenti della legge
7 agosto 1990, n. 241; in particolare, gli interessati possono
presentare all'Autorita' competente osservazioni scritte e documenti.
3. Gli interessati possono presentare osservazioni scritte anche in
seguito all'emanazione del provvedimento, anche quando, a causa
dell'urgenza della misura da adottare, non hanno potuto partecipare
al procedimento.

Art. 109.
Sorveglianza del mercato

1. Per esercitare un'efficace sorveglianza del mercato, volta a
garantire un elevato livello di protezione della salute e della
sicurezza dei consumatori, le amministrazioni di cui
all'articolo 106, anche indipendentemente dalla conferenza di
servizi, assicurano:
a) l'istituzione, l'aggiornamento periodico e l'esecuzione di
programmi settoriali di sorveglianza per categorie di prodotti o di
rischi, nonche' il monitoraggio delle attivita' di sorveglianza,
delle osservazioni e dei risultati;
b) l'aggiornamento delle conoscenze scientifiche e tecniche
relative alla sicurezza dei prodotti;
c) esami e valutazioni periodiche del funzionamento delle
attivita' di controllo e della loro efficacia, come pure, se del
caso, la revisione dei metodi dell'organizzazione della sorveglianza
messa in opera.
2. Le Amministrazioni di cui all'articolo 106 assicurano, altresi',
la gestione dei reclami presentati dai consumatori e dagli altri
interessati con riguardo alla sicurezza dei prodotti e alle attivita'
di controllo e sorveglianza. Le modalita' operative di cui al
presente comma vengono concordate in sede di conferenza di servizi.
3. Le strutture amministrative competenti a svolgere l'attivita' di
cui al comma 2 vanno rese note in sede di conferenza di servizi
convocata dopo la data di entrata in vigore del codice. In quella
sede sono definite le modalita' per informare i consumatori e le
altre parti interessate delle procedure di reclamo.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 110.
Notificazione e scambio di informazioni

1. Il Ministero delle attivita' produttive notifica alla
Commissione europea, precisando le ragioni che li hanno motivati, i
provvedimenti di cui all'articolo 107, commi 2, lettere b), c), d),
e) e f), e 3, nonche' eventuali modifiche e revoche, fatta salva
l'eventuale normativa comunitaria specifica vigente sulla procedura
di notifica.
2. I provvedimenti, anche concordati con produttori e distributori,
adottati per limitare o sottoporre a particolari condizioni la
commercializzazione o l'uso di prodotti che presentano un rischio
grave per i consumatori, vanno notificati alla Commissione europea
secondo le prescrizioni del sistema RAPEX, tenendo conto
dell'allegato II della direttiva 2001/95/CE, di cui all'allegato II.
3. Se il provvedimento adottato riguarda un rischio che si ritiene
limitato al territorio nazionale, il Ministero delle attivita'
produttive procede, anche su richiesta delle altre amministrazioni
competenti, alla notifica alla Commissione europea qualora il
provvedimento contenga informazioni suscettibili di presentare un
interesse, quanto alla sicurezza dei prodotti, per gli altri Stati
membri, in particolare se tale provvedimento risponde ad un rischio
nuovo, non ancora segnalato in altre notifiche.
4. Ai fini degli adempimenti di cui al comma 1, i provvedimenti
adottati dalle amministrazioni competenti di cui all'articolo 106
devono essere comunicati tempestivamente al Ministero delle attivita'
produttive; analoga comunicazione deve essere data a cura delle
cancellerie ovvero delle segreterie degli organi giurisdizionali,
relativamente ai provvedimenti, sia a carattere provvisorio, sia a
carattere definitivo, emanati dagli stessi nell'ambito degli
interventi di competenza.
5. Il Ministero delle attivita' produttive comunica
all'amministrazione competente le decisioni eventualmente adottate
dalla Commissione europea relativamente a prodotti che presentano un
rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori in diversi
Stati membri e che quindi necessitano, entro un termine di venti
giorni, dell'adozione di provvedimenti idonei. E' fatto salvo il
rispetto del termine eventualmente inferiore previsto nella decisione
della Commissione europea.
6. Le Autorita' competenti assicurano alle parti interessate la
possibilita' di esprimere entro un mese dall'adozione della decisione
di cui al comma 5, pareri ed osservazioni per il successivo inoltro
alla Commissione.
7. Sono vietate le esportazioni al di fuori dell'Unione europea di
prodotti pericolosi oggetto di una decisione di cui al comma 5, a
meno che la decisione non disponga diversamente.

Note all'art. 110:
- Direttiva 3 dicembre 2001, n. 95 del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa alla sicurezza generale
dei prodotti, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Comunita' europea del 15 gennaio 2002, n. L 11.
Note all'art. 110:
- Per la direttiva 3 dicembre 2001, n. 95 del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla sicurezza
generale dei prodotti, vedi le note all'art. 107.

Art. 111.
Responsabilita' del produttore

1. Sono fatte salve le disposizioni di cui al titolo secondo in
materia di responsabilita' per danno da prodotti difettosi.

Art. 112.
Sanzioni

1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il produttore o
il distributore che immette sul mercato prodotti pericolosi in
violazione del divieto di cui all'articolo 107, comma 2, lettera e),
e' punito con l'arresto da sei mesi ad un anno e con l'ammenda da
10.000 euro a 50.000 euro.
2. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il produttore
che immette sul mercato prodotti pericolosi, e' punito con l'arresto
fino ad un anno e con l'ammenda da 10.000 euro a 50.000 euro.
3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il produttore o
il distributore che non ottempera ai provvedimenti emanati a norma
dell'articolo 107, comma 2, lettere b), numeri 1) e 2), c) e d),
numeri 1) e 2), e' punito con l'ammenda da 10.000 euro a 25.000 euro.
4. Il produttore o il distributore che non assicura la dovuta
collaborazione ai fini dello svolgimento delle attivita' di cui
all'articolo 107, comma 2, lettera a), e' soggetto alla sanzione
amministrativa da 2.500 euro a 40.000 euro.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che violi le
disposizioni di cui all'articolo 104, commi 2, 3, 5, 7, 8 e 9, ed il
distributore che violi le disposizioni di cui al medesimo art. 104,
commi 6, 7, 8 e 9, sono soggetti ad una sanzione amministrativa
compresa fra 1.500 euro e 30.000 euro.

Art. 113.
Rinvio

1. Sono fatte salve le specifiche norme di settore che, con
riferimento a particolari categorie merceologiche, obbligano a
specifici standard di sicurezza.
2. Sono fatte salve le disposizioni regionali che disciplinano i
controlli di competenza.

Titolo II
RESPONSABILITA' PER DANNO DA PRODOTTI DIFETTOSI


Art. 114.
Responsabilita' del produttore
1. Il produttore e' responsabile del danno cagionato da difetti del
suo prodotto.

Art. 115.
Prodotto

1. Prodotto, ai fini del presente titolo, e' ogni bene mobile,
anche se incorporato in altro bene mobile o immobile.
2. Si considera prodotto anche l'elettricita'.

Art. 116.
Responsabilita' del fornitore

1. Quando il produttore non sia individuato, e' sottoposto alla
stessa responsabilita' il fornitore che abbia distribuito il prodotto
nell'esercizio di un'attivita' commerciale, se ha omesso di
comunicare al danneggiato, entro il termine di tre mesi dalla
richiesta, l'identita' e il domicilio del produttore o della persona
che gli ha fornito il prodotto.
2. La richiesta deve essere fatta per iscritto e deve indicare il
prodotto che ha cagionato il danno, il luogo e, con ragionevole
approssimazione, la data dell'acquisto; deve inoltre contenere
l'offerta in visione del prodotto, se ancora esistente.
3. Se la notificazione dell'atto introduttivo del giudizio non e'
stata preceduta dalla richiesta prevista dal comma 2, il convenuto
puo' effettuare la comunicazione entro i tre mesi successivi.
4. In ogni caso, su istanza del fornitore presentata alla prima
udienza del giudizio di primo grado, il giudice, se le circostanze lo
giustificano, puo' fissare un ulteriore termine non superiore a tre
mesi per la comunicazione prevista dal comma 1.
5. Il terzo indicato come produttore o precedente fornitore puo'
essere chiamato nel processo a norma dell'articolo 106 del codice di
procedura civile e il fornitore convenuto puo' essere estromesso, se
la persona indicata comparisce e non contesta l'indicazione.
Nell'ipotesi prevista dal comma 3, il convenuto puo' chiedere la
condanna dell'attore al rimborso delle spese cagionategli dalla
chiamata in giudizio.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano al prodotto
importato nella Unione europea, quando non sia individuato
l'importatore, anche se sia noto il produttore.

Note all'art. 116:
- L'art. 106 del codice di procedura civile e' il
seguente:
«Art. 106 (Intervento su istanza di parte). - Ciascuna
parte puo' chiamare nel processo un terzo al quale ritiene
comune la causa o dal quale pretende essere garantita.».

Art. 117.
Prodotto difettoso

1. Un prodotto e' difettoso quando non offre la sicurezza che ci si
puo' legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze,
tra cui:
a) il modo in cui il prodotto e' stato messo in circolazione, la
sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le
avvertenze fornite;
b) l'uso al quale il prodotto puo' essere ragionevolmente
destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono
ragionevolmente prevedere;
c) il tempo in cui il prodotto e' stato messo in circolazione.
2. Un prodotto non puo' essere considerato difettoso per il solo
fatto che un prodotto piu' perfezionato sia stato in qualunque tempo
messo in commercio.
3. Un prodotto e' difettoso se non offre la sicurezza offerta
normalmente dagli altri esemplari della medesima serie.

Art. 118.
Esclusione della responsabilita'

1. La responsabilita' e' esclusa:
a) se il produttore non ha messo il prodotto in circolazione;
b) se il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il
produttore ha messo il prodotto in circolazione;
c) se il produttore non ha fabbricato il prodotto per la vendita
o per qualsiasi altra forma di distribuzione a titolo oneroso, ne' lo
ha fabbricato o distribuito nell'esercizio della sua attivita'
professionale;
d) se il difetto e' dovuto alla conformita' del prodotto a una
norma giuridica imperativa o a un provvedimento vincolante;
e) se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al
momento in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto,
non permetteva ancora di considerare il prodotto come difettoso;
f) nel caso del produttore o fornitore di una parte componente o
di una materia prima, se il difetto e' interamente dovuto alla
concezione del prodotto in cui e' stata incorporata la parte o
materia prima o alla conformita' di questa alle istruzioni date dal
produttore che la ha utilizzata.

Art. 119.
Messa in circolazione del prodotto

1. Il prodotto e' messo in circolazione quando sia consegnato
all'acquirente, all'utilizzatore, o a un ausiliario di questi, anche
in visione o in prova.
2. La messa in circolazione avviene anche mediante la consegna al
vettore o allo spedizioniere per l'invio all'acquirente o
all'utilizzatore.
3. La responsabilita' non e' esclusa se la messa in circolazione
dipende da vendita forzata, salvo che il debitore abbia segnalato
specificamente il difetto con dichiarazione resa all'ufficiale
giudiziario all'atto del pignoramento o con atto notificato al
creditore procedente e depositato presso la cancelleria del giudice
dell'esecuzione entro quindici giorni dal pignoramento stesso.

Art. 120.
Prova

1. Il danneggiato deve provare il difetto, il danno, e la
connessione causale tra difetto e danno.
2. Il produttore deve provare i fatti che possono escludere la
responsabilita' secondo le disposizioni dell'articolo 118. Ai fini
dell'esclusione da responsabilita' prevista nell'articolo 118,
comma 1, lettera b), e' sufficiente dimostrare che, tenuto conto
delle circostanze, e' probabile che il difetto non esistesse ancora
nel momento in cui il prodotto e' stato messo in circolazione.
3. Se e' verosimile che il danno sia stato causato da un difetto
del prodotto, il giudice puo' ordinare che le spese della consulenza
tecnica siano anticipate dal produttore.

Art. 121.
Pluralita' di responsabili

1. Se piu' persone sono responsabili del medesimo danno, tutte sono
obbligate in solido al risarcimento.
2. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro gli altri
nella misura determinata dalle dimensioni del rischio riferibile a
ciascuno, dalla gravita' delle eventuali colpe e dalla entita' delle
conseguenze che ne sono derivate. Nel dubbio la ripartizione avviene
in parti uguali.

Art. 122.
Colpa del danneggiato

1. Nelle ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato il
risarcimento si valuta secondo le disposizioni dell'articolo 1227 del
codice civile.
2. Il risarcimento non e' dovuto quando il danneggiato sia stato
consapevole del difetto del prodotto e del pericolo che ne derivava e
nondimeno vi si sia volontariamente esposto.
3. Nell'ipotesi di danno a cosa, la colpa del detentore di questa
e' parificata alla colpa del danneggiato.

Note all'art. 122:
- L'art. 1227 del codice civile e' il seguente:
«Art. 1227 (Concorso del fatto colposo del creditore).
- Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare
il danno, il risarcimento e' diminuito secondo la gravita'
della colpa e l'entita' delle conseguenze che ne sono
derivate il risarcimento non e' dovuto per i danni che il
creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria
diligenza».

Art. 123.
Danno risarcibile

1. E' risarcibile in base alle disposizioni del presente titolo:
a) il danno cagionato dalla morte o da lesioni personali;
b) la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal
prodotto difettoso, purche' di tipo normalmente destinato all'uso o
consumo privato e cosi' principalmente utilizzata dal danneggiato.
2. Il danno a cose e' risarcibile solo nella misura che ecceda la
somma di euro trecentottantasette.

Art. 124.
Clausole di esonero da responsabilita'

1. E' nullo qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente,
nei confronti del danneggiato, la responsabilita' prevista dal
presente titolo.

Art. 125.
Prescrizione

1. Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni dal giorno
in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza del
danno, del difetto e dell'identita' del responsabile.
2. Nel caso di aggravamento del danno, la prescrizione non comincia
a decorrere prima del giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe
dovuto avere conoscenza di un danno di gravita' sufficiente a
giustificare l'esercizio di un'azione giudiziaria.

Art. 126.
Decadenza

1. Il diritto al risarcimento si estingue alla scadenza di dieci
anni dal giorno in cui il produttore o l'importatore nella Unione
europea ha messo in circolazione il prodotto che ha cagionato il
danno.
2. La decadenza e' impedita solo dalla domanda giudiziale, salvo
che il processo si estingua, dalla domanda di ammissione del credito
in una procedura concorsuale o dal riconoscimento del diritto da
parte del responsabile.
3. L'atto che impedisce la decadenza nei confronti di uno dei
responsabili non ha effetto riguardo agli altri.

Art. 127.
Responsabilita' secondo altre disposizioni di legge

1. Le disposizioni del presente titolo non escludono ne' limitano i
diritti attribuiti al danneggiato da altre leggi.
2. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai danni
cagionati dagli incidenti nucleari previsti dalla legge 31 dicembre
1962, n. 1860, e successive modificazioni.
3. Le disposizioni del presente titolo non si applicano ai prodotti
messi in circolazione prima del 30 luglio 1988.

Note all'art. 127:
- La legge 31 dicembre 1962, n. 1860, recante «Impiego
pacifico dell'energia nucleare» e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1963, n. 27.

Titolo III
GARANZIA LEGALE DI CONFORMITA' E GARANZIE COMMERCIALI PER I BENI DICONSUMO
Capo I
Della vendita dei beni di consumo


Art. 128.
Ambito di applicazione e definizioni

1. Il presente capo disciplina taluni aspetti dei contratti di
vendita e delle garanzie concernenti i beni di consumo. A tali fini
ai contratti di vendita sono equiparati i contratti di permuta e di
somministrazione nonche' quelli di appalto, di opera e tutti gli
altri contratti comunque finalizzati alla fornitura di beni di
consumo da fabbricare o produrre.
2. Ai fini del presente capo si intende per:
a) beni di consumo: qualsiasi bene mobile, anche da assemblare,
tranne:
1) i beni oggetto di vendita forzata o comunque venduti secondo
altre modalita' dalle autorita' giudiziarie, anche mediante delega ai
notai;
2) l'acqua e il gas, quando non confezionati per la vendita in
un volume delimitato o in quantita' determinata;
3) l'energia elettrica;
b) venditore: qualsiasi persona fisica o giuridica pubblica o
privata che, nell'esercizio della propria attivita' imprenditoriale o
professionale, utilizza i contratti di cui al comma 1;
c) garanzia convenzionale ulteriore: qualsiasi impegno di un
venditore o di un produttore, assunto nei confronti del consumatore
senza costi supplementari, di rimborsare il prezzo pagato,
sostituire, riparare, o intervenire altrimenti sul bene di consumo,
qualora esso non corrisponda alle condizioni enunciate nella
dichiarazione di garanzia o nella relativa pubblicita';
d) riparazione: nel caso di difetto di conformita', il ripristino
del bene di consumo per renderlo conforme al contratto di vendita.
3. Le disposizioni del presente capo si applicano alla vendita di
beni di consumo usati, tenuto conto del tempo del pregresso utilizzo,
limitatamente ai difetti non derivanti dall'uso normale della cosa.

Art. 129.
Conformita' al contratto

1. Il venditore ha l'obbligo di consegnare al consumatore beni
conformi al contratto di vendita.
2. Si presume che i beni di consumo siano conformi al contratto se,
ove pertinenti, coesistono le seguenti circostanze:
a) sono idonei all'uso al quale servono abitualmente beni dello
stesso tipo;
b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e
possiedono le qualita' del bene che il venditore ha presentato al
consumatore come campione o modello;
c) presentano la qualita' e le prestazioni abituali di un bene
dello stesso tipo, che il consumatore puo' ragionevolmente
aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle
dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni
fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o
rappresentante, in particolare nella pubblicita' o
sull'etichettatura;
d) sono altresi' idonei all'uso particolare voluto dal
consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del
venditore al momento della conclusione del contratto e che il
venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.
3. Non vi e' difetto di conformita' se, al momento della
conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del
difetto non poteva ignorarlo con l'ordinaria diligenza o se il
difetto di conformita' deriva da istruzioni o materiali forniti dal
consumatore.
4. Il venditore non e' vincolato dalle dichiarazioni pubbliche di
cui al comma 2, lettera c), quando, in via anche alternativa,
dimostra che:
a) non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva
conoscerla con l'ordinaria diligenza;
b) la dichiarazione e' stata adeguatamente corretta entro il
momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile
al consumatore;
c) la decisione di acquistare il bene di consumo non e' stata
influenzata dalla dichiarazione.
5. Il difetto di conformita' che deriva dall'imperfetta
installazione del bene di consumo e' equiparato al difetto di
conformita' del bene quando l'installazione e' compresa nel contratto
di vendita ed e' stata effettuata dal venditore o sotto la sua
responsabilita'. Tale equiparazione si applica anche nel caso in cui
il prodotto, concepito per essere installato dal consumatore, sia da
questo installato in modo non corretto a causa di una carenza delle
istruzioni di installazione.

Art. 130.
Diritti del consumatore

1. Il venditore e' responsabile nei confronti del consumatore per
qualsiasi difetto di conformita' esistente al momento della consegna
del bene.
2. In caso di difetto di conformita', il consumatore ha diritto al
ripristino, senza spese, della conformita' del bene mediante
riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad
una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto,
conformemente ai commi 7, 8 e 9.
3. Il consumatore puo' chiedere, a sua scelta, al venditore di
riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi,
salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o
eccessivamente oneroso rispetto all'altro.
4. Ai fini di cui al comma 3 e' da considerare eccessivamente
oneroso uno dei due rimedi se impone al venditore spese irragionevoli
in confronto all'altro, tenendo conto:
a) del valore che il bene avrebbe se non vi fosse difetto di
conformita';
b) dell'entita' del difetto di conformita';
c) dell'eventualita' che il rimedio alternativo possa essere
esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore.
5. Le riparazioni o le sostituzioni devono essere effettuate entro
un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli
inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e
dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene.
6. Le spese di cui ai commi 2 e 3 si riferiscono ai costi
indispensabili per rendere conformi i beni, in particolare modo con
riferimento alle spese effettuate per la spedizione, per la mano
d'opera e per i materiali.
7. Il consumatore puo' richiedere, a sua scelta, una congrua
riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una
delle seguenti situazioni:
a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o
eccessivamente onerose;
b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla
sostituzione del bene entro il termine congruo di cui al comma 6;
c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha
arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.
8. Nel determinare l'importo della riduzione o la somma da
restituire si tiene conto dell'uso del bene.
9. Dopo la denuncia del difetto di conformita', il venditore puo'
offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio disponibile, con i
seguenti effetti:
a) qualora il consumatore abbia gia' richiesto uno specifico
rimedio, il venditore resta obbligato ad attuarlo, con le necessarie
conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo di cui al
comma 6, salvo accettazione da parte del consumatore del rimedio
alternativo proposto;
b) qualora il consumatore non abbia gia' richiesto uno specifico
rimedio, il consumatore deve accettare la proposta o respingerla
scegliendo un altro rimedio ai sensi del presente articolo.
10. Un difetto di conformita' di lieve entita' per il quale non e'
stato possibile o e' eccessivamente oneroso esperire i rimedi della
riparazione o della sostituzione, non da' diritto alla risoluzione
del contratto.

Art. 131.
Diritto di regresso

1. Il venditore finale, quando e' responsabile nei confronti del
consumatore a causa di un difetto di conformita' imputabile ad
un'azione o ad un'omissione del produttore, di un precedente
venditore della medesima catena contrattuale distributiva o di
qualsiasi altro intermediario, ha diritto di regresso, salvo patto
contrario o rinuncia, nei confronti del soggetto o dei soggetti
responsabili facenti parte della suddetta catena distributiva.
2. Il venditore finale che abbia ottemperato ai rimedi esperiti dal
consumatore, puo' agire, entro un anno dall'esecuzione della
prestazione, in regresso nei confronti del soggetto o dei soggetti
responsabili per ottenere la reintegrazione di quanto prestato.

Art. 132.
Termini

1. Il venditore e' responsabile, a norma dell'articolo 130, quando
il difetto di conformita' si manifesta entro il termine di due anni
dalla consegna del bene.
2. Il consumatore decade dai diritti previsti dall'articolo 130,
comma 2, se non denuncia al venditore il difetto di conformita' entro
il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. La
denuncia non e' necessaria se il venditore ha riconosciuto
l'esistenza del difetto o lo ha occultato.
3. Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformita'
che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero
gia' a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la
natura del bene o con la natura del difetto di conformita'.
4. L'azione diretta a far valere i difetti non dolosamente
occultati dal venditore si' prescrive, in ogni caso, nel termine di
ventisei mesi dalla consegna del bene; il consumatore, che sia
convenuto per l'esecuzione del contratto, puo' tuttavia far valere
sempre i diritti di cui all'articolo 130, comma 2, purche' il difetto
di conformita' sia stato denunciato entro due mesi dalla scoperta e
prima della scadenza del termine di cui al periodo precedente.

Art. 133.
Garanzia convenzionale

1. La garanzia convenzionale vincola chi la offre secondo le
modalita' indicate nella dichiarazione di garanzia medesima o nella
relativa pubblicita'.
2. La garanzia deve, a cura di chi la offre, almeno indicare:
a) la specificazione che il consumatore e' titolare dei diritti
previsti dal presente paragrafo e che la garanzia medesima lascia
impregiudicati tali diritti;
b) in modo chiaro e comprensibile l'oggetto della garanzia e gli
elementi essenziali necessari per farla valere, compresi la durata e
l'estensione territoriale della garanzia, nonche' il nome o la ditta
e il domicilio o la sede di chi la offre.
3. A richiesta del consumatore, la garanzia deve essere disponibile
per iscritto o su altro supporto duraturo a lui accessibile.
4. La garanzia deve essere redatta in lingua italiana con caratteri
non meno evidenti di quelli di eventuali altre lingue.
5. Una garanzia non rispondente ai requisiti di cui ai commi 2, 3 e
4, rimane comunque valida e il consumatore puo' continuare ad
avvalersene ed esigerne l'applicazione.

Art. 134.
Carattere imperativo delle disposizioni

1. E' nullo ogni patto, anteriore alla comunicazione al venditore
del difetto di conformita', volto ad escludere o limitare, anche in
modo indiretto, i diritti riconosciuti dal presente paragrafo. La
nullita' puo' essere fatta valere solo dal consumatore e puo' essere
rilevata d'ufficio dal giudice.
2. Nel caso di beni usati, le parti possono limitare la durata
della responsabilita' di cui all'articolo 1519-sexies, comma primo,
del codice civile ad un periodo di tempo in ogni caso non inferiore
ad un anno.
3. E' nulla ogni clausola contrattuale che, prevedendo
l'applicabilita' al contratto di una legislazione di un Paese
extracomunitario, abbia l'effetto di privare il consumatore della
protezione assicurata dal presente paragrafo, laddove il contratto
presenti uno stretto collegamento con il territorio di uno Stato
membro dell'Unione europea.

Note all'art. 134:
- L'art. 1519-sexies del codice civile e' il seguente:
«Art. 1519-sexies (Termini). - Il venditore e'
responsabile, a norma dell'art. 1519-quater, quando il
difetto di conformita' si manifesta entro il termine di due
anni dalla consegna del bene.
Il consumatore decade dai diritti previsti dall'art.
1519-quater, comma secondo, se non denuncia al venditore il
difetto di conformita' entro il termine di due mesi dalla
data in cui ha scoperto il difetto. La denuncia non e'
necessaria se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del
difetto o l'ha occultato.
Salvo prova contraria, si presume che i difetti di
conformita' che si manifestano entro sei mesi dalla
consegna del bene esistessero gia' a tale data, a meno che
tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con
la natura del difetto di conformita'.
L'azione diretta a far valere i difetti non dolosamente
occultati dal venditore si prescrive, in ogni caso, nel
termine di ventisei mesi dalla consegna del bene; il
consumatore, che sia convenuto per l'esecuzione del
contratto, puo' tuttavia far valere sempre i diritti di cui
all'art. 1519-quater, comma secondo, purche' il difetto di
conformita' sia stato denunciato entro due mesi dalla
scoperta e prima della scadenza del termine di cui al
periodo precedente.».

Art. 135.
Tutela in base ad altre disposizioni

1. Le disposizioni del presente capo non escludono ne' limitano i
diritti che sono attribuiti al consumatore da altre norme
dell'ordinamento giuridico.
2. Per quanto non previsto dal presente titolo, si applicano le
disposizioni del codice civile in tema di contratto di vendita.


Parte V
ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI E ACCESSO ALLA GIUSTIZIATitolo ILE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE A LIVELLO NAZIONALE


Art. 136.
Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti

1. E' istituito presso il Ministero delle attivita' produttive il
Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di seguito
denominato: «Consiglio».
2. Il Consiglio, che si avvale, per le proprie iniziative, della
struttura e del personale del Ministero delle attivita' produttive,
e' composto dai rappresentanti delle associazioni dei consumatori e
degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 137 e da un
rappresentante designato dalla Conferenza di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 ed e' presieduto dal
Ministro delle attivita' produttive o da un suo delegato. Il
Consiglio e' nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro delle attivita' produttive, e dura
in carica tre anni.
3. Il Consiglio invita alle proprie riunioni rappresentanti delle
associazioni di tutela ambientale riconosciute e delle associazioni
nazionali delle cooperative dei consumatori. Possono altresi' essere
invitati i rappresentanti di enti ed organismi che svolgono funzioni
di regolamentazione o di normazione del mercato, delle categorie
economiche e sociali interessate, delle pubbliche amministrazioni
competenti, nonche' esperti delle materie trattate.
4. E' compito del Consiglio:
a) esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti
normativi che riguardino i diritti e gli interessi dei consumatori e
degli utenti;
b) formulare proposte in materia di tutela dei consumatori e
degli utenti, anche in riferimento ai programmi e alle politiche
comunitarie;
c) promuovere studi, ricerche e conferenze sui problemi del
consumo e sui diritti dei consumatori e degli utenti, ed il controllo
della qualita' e della sicurezza dei prodotti e dei servizi;
d) elaborare programmi per la diffusione delle informazioni
presso i consumatori e gli utenti;
e) favorire iniziative volte a promuovere il potenziamento
dell'accesso dei consumatori e degli utenti ai mezzi di giustizia
previsti per la soluzione delle controversie;
f) favorire ogni forma di raccordo e coordinamento tra le
politiche nazionali e regionali in materia di tutela dei consumatori
e degli utenti, assumendo anche iniziative dirette a promuovere la
piu' ampia rappresentanza degli interessi dei consumatori e degli
utenti nell'ambito delle autonomie locali. A tale fine il presidente
convoca una volta all'anno una sessione a carattere programmatico cui
partecipano di diritto i presidenti degli organismi rappresentativi
dei consumatori e degli utenti previsti dagli ordinamenti regionali e
delle province autonome di Trento e di Bolzano;
g) stabilire rapporti con analoghi organismi pubblici o privati
di altri Paesi e dell'Unione europea;
h) segnalare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Dipartimento della funzione pubblica, eventuali difficolta',
impedimenti od ostacoli, relativi all'attuazione delle disposizioni
in materia di semplificazione procedimentale e documentale nelle
pubbliche amministrazioni. Le segnalazioni sono verificate dal
predetto Dipartimento anche mediante l'Ispettorato della funzione
pubblica e l'Ufficio per l'attivita' normativa e amministrativa di
semplificazione delle norme e delle procedure.

Note all'art. 136:
- Per il testo dell'art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, vedi note alle premesse.

Art. 137.
Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti
rappresentative a livello nazionale


1. Presso il Ministero delle attivita' produttive e' istituito
l'elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti
rappresentative a livello nazionale.
2. L'iscrizione nell'elenco e' subordinata al possesso, da
comprovare con la presentazione di documentazione conforme alle
prescrizioni e alle procedure stabilite con decreto del Ministro
delle attivita' produttive, dei seguenti requisiti:
a) avvenuta costituzione, per atto pubblico o per scrittura
privata autenticata, da almeno tre anni e possesso di uno statuto che
sancisca un ordinamento a base democratica e preveda come scopo
esclusivo la tutela dei consumatori e degli utenti, senza fine di
lucro;
b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con
l'indicazione delle quote versate direttamente all'associazione per
gli scopi statutari;
c) numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille della
popolazione nazionale e presenza sul territorio di almeno cinque
regioni o province autonome, con un numero di iscritti non inferiore
allo 0,2 per mille degli abitanti di ciascuna di esse, da certificare
con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' resa dal legale
rappresentante dell'associazione con le modalita' di cui agli
articoli 46 e seguenti del testo unico delle disposizioni legislative
e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
d) elaborazione di un bilancio annuale delle entrate e delle
uscite con indicazione delle quote versate dagli associati e tenuta
dei libri contabili, conformemente alle norme vigenti in materia di
contabilita' delle associazioni non riconosciute;
e) svolgimento di un'attivita' continuativa nei tre anni
precedenti;
f) non avere i suoi rappresentanti legali subito alcuna condanna,
passata in giudicato, in relazione all'attivita' dell'associazione
medesima, e non rivestire i medesimi rappresentanti la qualifica di
imprenditori o di amministratori di imprese di produzione e servizi
in qualsiasi forma costituite, per gli stessi settori in cui opera
l'associazione.
3. Alle associazioni dei consumatori e degli utenti e' preclusa
ogni attivita' di promozione o pubblicita' commerciale avente per
oggetto beni o servizi prodotti da terzi ed ogni connessione di
interessi con imprese di produzione o di distribuzione.
4. Il Ministero delle attivita' produttive provvede annualmente
all'aggiornamento dell'elenco.
5. All'elenco di cui al presente articolo possono iscriversi anche
le associazioni dei consumatori e degli utenti operanti
esclusivamente nei territori ove risiedono minoranze linguistiche
costituzionalmente riconosciute, in possesso dei requisiti di cui al
comma 2, lettere a), b), d), e) e f), nonche' con un numero di
iscritti non inferiore allo 0,5 per mille degli abitanti della
regione o provincia autonoma di riferimento, da certificare con
dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' resa dal legale
rappresentante dell'associazione con le modalita' di cui agli
articoli 46 e seguenti del citato testo unico, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica n. 445 del 2000.
6. Il Ministero delle attivita' produttive comunica alla
Commissione europea l'elenco di cui al comma 1, comprensivo anche
degli enti di cui all'articolo 139, comma 2, nonche' i relativi
aggiornamenti al fine dell'iscrizione nell'elenco degli enti
legittimati a proporre azioni inibitorie a tutela degli interessi
collettivi dei consumatori istituito presso la stessa Commissione
europea.

Note all'art. 137:
- Il testo degli articoli 46, 47, 48 e 49 del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
recante «Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di documentazione amministrativa.
(Testo A)», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 febbraio
2001, n. 42, e' il seguente:
«Art. 46-(R) (Dichiarazioni sostitutive di
certificazioni). 1. Sono comprovati con dichiarazioni,
anche contestuali all'istanza, sottoscritte
dall'interessato e prodotte in sostituzione delle normali
certificazioni i seguenti stati, qualita' personali e
fatti:
a) data e il luogo di nascita;
b) residenza;
c) cittadinanza;
d) godimento dei diritti civili e politici;
e) stato di celibe, coniugato, vedovo o stato libero;
f) stato di famiglia;
g) esistenza in vita;
h) nascita del figlio, decesso del coniuge,
dell'ascendente o discendente;
i) iscrizione in albi, in elenchi tenuti da pubbliche
amministrazioni;
l) appartenenza a ordini professionali;
m) titolo di studio, esami sostenuti;
n) qualifica professionale posseduta, titolo di
specializzazione, di abilitazione, di formazione, di
aggiornamento e di qualificazione tecnica;
o) situazione reddituale o economica anche ai fini
della concessione dei benefici di qualsiasi tipo previsti
da leggi speciali;
p) assolvimento di specifici obblighi contributivi
con l'indicazione dell'ammontare corrisposto;
q) possesso e numero del codice fiscale, della
partita I.V.A. e di qualsiasi dato presente nell'archivio
dell'anagrafe tributaria;
r) stato di disoccupazione;
s) qualita' di pensionato e categoria di pensione;
t) qualita' di studente;
u) qualita' di legale rappresentante di persone
fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili;
v) iscrizione presso associazioni o formazioni
sociali di qualsiasi tipo;
z) tutte le situazioni relative all'adempimento degli
obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio
matricolare dello stato di servizio;
aa) di non aver riportato condanne penali e di non
essere destinatario di provvedimenti che riguardano
l'applicazione di misure di sicurezza e di misure di
prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti
amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi
della vigente normativa;
bb) di non essere a conoscenza di essere sottoposto a
procedimenti penali;
bb-bis) di non essere l'ente destinatario di
provvedimenti giudiziari che applicano le sanzioni
amministrative di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001,
n. 231;
cc) qualita' di vivenza a carico;
dd) tutti i dati a diretta conoscenza
dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile;
ee) di non trovarsi in stato di liquidazione o di
fallimento e di non aver presentato domanda di
concordato.».
«Art. 47 (R) (Dichiarazioni sostitutive dell'atto di
notorieta). 1. L'atto di notorieta' concernente stati,
qualita' personali o fatti che siano a diretta conoscenza
dell'interessato e' sostituito da dichiarazione resa e
sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalita'
di cui all'art. 38. (R).
2. La dichiarazione resa nell'interesse proprio del
dichiarante puo' riguardare anche stati, qualita' personali
e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia
diretta conoscenza. (R)
3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per
legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i
concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le
qualita' personali e i fatti non espressamente indicati
nell'art. 46 sono comprovati dall'interessato mediante la
dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta'. (R)
4. Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente
che la denuncia all'Autorita' di Polizia Giudiziaria e'
presupposto necessario per attivare il procedimento
amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di
riconoscimento o comunque attestanti stati e qualita'
personali dell'interessato, lo smarrimento dei documenti
medesimi e' comprovato da chi ne richiede il duplicato
mediante dichiarazione sostitutiva. (R).».
«Art. 48 (R) (Disposizioni generali in materia di
dichiarazioni sostitutive). - 1. Le dichiarazioni
sostitutive hanno la stessa validita' temporale degli atti
che sostituiscono.
2. Le singole amministrazioni predispongono i moduli
necessari per la redazione delle dichiarazioni sostitutive,
che gli interessati hanno facolta' di utilizzare. Nei
moduli per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive
le amministrazioni inseriscono il richiamo alle sanzioni
penali previste dall'art. 76, per le ipotesi di falsita' in
atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate. Il modulo
contiene anche l'informativa di cui all'art. 10 della legge
31 dicembre 1996, n. 675.
3. In tutti i casi in cui sono ammesse le dichiarazioni
sostitutive, le singole amministrazioni inseriscono la
relativa formula nei moduli per le istanze.».
«Art. 49 (R) (Limiti di utilizzo delle misure di
semplificazione). 1. I certificati medici, sanitari,
veterinari, di origine, di conformita' CE, di marchi o
brevetti non possono essere sostituiti da altro documento,
salvo diverse disposizioni della normativa di settore.
2. Tutti i certificati medici e sanitari richiesti
dalle istituzioni scolastiche ai fini della pratica non
agonistica di attivita' sportive da parte dei propri alunni
sono sostituiti con un unico certificato di idoneita' alla
pratica non agonistica di attivita' sportive rilasciato dal
medico di base con validita' per l'intero anno
scolastico.».

Art. 138.
Agevolazioni e contributi

1. Le agevolazioni e i contributi previsti dalla legge 5 agosto
1981, n. 416, e successive modificazioni, in materia di disciplina
delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria, sono estesi, con
le modalita' ed i criteri di graduazione definiti con apposito
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, alle attivita'
editoriali delle associazioni iscritte nell'elenco di cui
all'articolo 137.

Nota all'art. 138:
- La legge 5 agosto 1981, n. 416, recante «Disciplina
delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria» e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6 agosto 1981, n. 215.


Titolo II
LE AZIONI INIBITORIE E L'ACCESSO ALLA GIUSTIZIA


Art. 139.
Legittimazione ad agire

1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite
nell'elenco di cui all'articolo 137 sono legittimate ad agire a
tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti.
Oltre a quanto disposto dall'articolo 2, le dette associazioni sono
legittimate ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi
collettivi dei consumatori contemplati nelle materie disciplinate dal
presente codice, nonche' dalle seguenti disposizioni legislative:
a) legge 6 agosto 1990, n. 223, e legge 30 aprile 1998, n. 122,
concernenti l'esercizio delle attivita' televisive;
b) decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, come modificato
dal decreto legislativo 18 febbraio 1997, n. 44, e legge 14 ottobre
1999, n. 362, concernente la pubblicita' dei medicinali per uso
umano.
2. Gli organismi pubblici indipendenti nazionali e le
organizzazioni riconosciuti in altro Stato dell'Unione europea ed
inseriti nell'elenco degli enti legittimati a proporre azioni
inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei consumatori,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee, possono
agire, ai sensi del presente articolo e secondo le modalita' di cui
all'articolo 140, nei confronti di atti o comportamenti lesivi per i
consumatori del proprio Paese, posti in essere in tutto o in parte
sul territorio dello Stato.

Note all'art. 139:
- La legge 6 agosto 1990, n. 223, recante «Disciplina
del sistema radiotelevisivo pubblico e privato» e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 9 agosto 1990, n. 185,
S.O.
- La legge 30 aprile 1998, n. 122 recante «Differimento
di termini previsti dalla legge 31 luglio 1997, n. 249,
relativi all'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni,
nonche' norme in materia di programmazione e di
interruzioni pubblicitarie televisive pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 30 aprile 1998 n. 99.
- Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541,
recante «Attuazione della direttiva 92/28/CEE concernente
la pubblicita' dei medicinali per uso umano» e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1993, n. 7, S.O.
- La legge 14 ottobre 1999, n. 362 «Disposizioni
urgenti in materia sanitaria» e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 20 ottobre 1999, n. 247.

Art. 140.
Procedura

1. I soggetti di cui all'articolo 139 sono legittimati ad agire a
tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti
richiedendo al tribunale:
a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi
dei consumatori e degli utenti;
b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli
effetti dannosi delle violazioni accertate;
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o piu'
quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la
pubblicita' del provvedimento puo' contribuire a correggere o
eliminare gli effetti delle violazioni accertate.
2. Le associazioni di cui al comma 1, nonche' i soggetti di cui
all'articolo 139, comma 2, possono attivare, prima del ricorso al
giudice, la procedura di conciliazione dinanzi alla camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per
territorio, a norma dell'articolo 2, comma 4, lettera a), della legge
29 dicembre 1993, n. 580, nonche' agli altri organismi di
composizione extragiudiziale per la composizione delle controversie
in materia di consumo a norma dell'articolo 141. La procedura e', in
ogni caso, definita entro sessanta giorni.
3. Il processo verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e
dal rappresentante dell'organismo di composizione extragiudiziale
adito, e' depositato per l'omologazione nella cancelleria del
tribunale del luogo nel quale si e' svolto il procedimento di
conciliazione.
4. Il tribunale, in composizione monocratica, accertata la
regolarita' formale del processo verbale, lo dichiara esecutivo con
decreto. Il verbale di conciliazione omologato costituisce titolo
esecutivo.
5. In ogni caso l'azione di cui al comma 1 puo' essere proposta
solo dopo che siano decorsi quindici giorni dalla data in cui le
associazioni abbiano richiesto al soggetto da esse ritenuto
responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento,
la cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei
consumatori e degli utenti.
6. Il soggetto al quale viene chiesta la cessazione del
comportamento lesivo ai sensi del comma 5, o che sia stato chiamato
in giudizio ai sensi del comma 1, puo' attivare la procedura di
conciliazione di cui al comma 2 senza alcun pregiudizio per l'azione
giudiziale da avviarsi o gia' avviata. La favorevole conclusione,
anche nella fase esecutiva, del procedimento di conciliazione viene
valutata ai fini della cessazione della materia del contendere.
7. Con il provvedimento che definisce il giudizio di cui al comma 1
il giudice fissa un termine per l'adempimento degli obblighi
stabiliti e, anche su domanda della parte che ha agito in giudizio,
dispone, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di
denaro da 516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento ovvero giorno
di ritardo rapportati alla gravita' del fatto. In caso di
inadempimento degli obblighi risultanti dal verbale di conciliazione
di cui al comma 3 le parti possono adire il tribunale con
procedimento in camera di consiglio affinche', accertato
l'inadempimento, disponga il pagamento delle dette somme di denaro.
Tali somme di denaro sono versate all'entrata del bilancio dello
Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze al fondo da istituire nell'ambito di apposita unita'
previsionale di base dello stato di previsione del Ministero delle
attivita' produttive, per finanziare iniziative a vantaggio dei
consumatori.
8. Nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l'azione
inibitoria si svolge a norma degli articoli da 669-bis a
669-quaterdecies del codice di procedura civile.
9. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza,
sulla connessione e sulla riunione dei procedimenti, le disposizioni
di cui al presente articolo non precludono il diritto ad azioni
individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime
violazioni.
10. Per le associazioni di cui all'articolo 139 l'azione inibitoria
prevista dall'articolo 37 in materia di clausole vessatorie nei
contratti stipulati con i consumatori, si esercita ai sensi del
presente articolo.
11. Resta ferma la giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo in materia di servizi pubblici ai sensi
dell'articolo 33 del decreto legislativo 31 marzo 1988, n. 80.
12. Restano salve le procedure conciliative di competenza
dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni di cui
all'articolo 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249.


Note all'art. 140:
- Il comma 4 dell'art. 2 della legge 29 dicembre 1993,
n. 580, recante «Riordinamento delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 1° gennaio 1994, n. 7, S.O, e' il
seguente:
«4. Le camere di commercio, singolarmente o in forma
associata, possono tra l'altro:
a) promuovere la costituzione di commissioni
arbitrali e conciliative per la risoluzione delle
controversie tra imprese e tra imprese e consumatori ed
utenti.».
- Il testo dell'art. 1, comma 11 della legge 31 luglio
1997, n. 249, recante «Istituzione dell'Autorita' per le
garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle
telecomunicazioni e radiotelevisivo» (pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 31 luglio 1997 n. 177, S.O., e' il
seguente:
«11. L'Autorita' disciplina con propri provvedimenti le
modalita' per la soluzione non giurisdizionale delle
controversie che possono insorgere fra utenti o categorie
di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di
licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di
licenze tra loro. Per le predette controversie, individuate
con provvedimenti dell'Autorita', non puo' proporsi ricorso
in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito
un tentativo obbligatorio di conciliazione da ultimare
entro trenta giorni dalla proposizione dell'istanza
all'Autorita'. A tal fine, i termini per agire in sede
giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine
per la conclusione del procedimento di conciliazione.».

Art. 141.
Composizione extragiudiziale delle controversie

1. Nei rapporti tra consumatore e professionista, le parti possono
avviare procedure di composizione extragiudiziale per la risoluzione
delle controversie in materia di consumo, anche in via telematica.
2. Il Ministero delle attivita' produttive, d'intesa con il
Ministero della giustizia, comunica alla Commissione europea l'elenco
degli organi di composizione extragiudiziale delle controversie in
materia di consumo che si conformano ai principi della
raccomandazione 98/257/CE della Commissione, del 30 marzo 1998,
riguardante i principi applicabili agli organi responsabili per la
risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo
e della raccomandazione 2001/310/CE della Commissione, del 4 aprile
2001, concernente i principi applicabili agli organi extragiudiziali
che partecipano alla risoluzione extragiudiziale delle controversie
in materia di consumo. Il Ministero delle attivita' produttive,
d'intesa con il Ministero della giustizia, assicura, altresi', gli
ulteriori adempimenti connessi all'attuazione della risoluzione del
Consiglio dell'Unione europea del 25 maggio 2000, 2000/C 155/01,
relativa ad una rete comunitaria di organi nazionali per la
risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo.
3. In ogni caso, si considerano organi di composizione
extragiudiziale delle controversie ai sensi del comma 2 quelli
costituiti ai sensi dell'articolo 4 della legge 29 dicembre 1993, n.
580, dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
4. Non sono vessatorie le clausole inserite nei contratti dei
consumatori aventi ad oggetto il ricorso ad organi che si conformano
alle disposizioni di cui al presente articolo.
5. Il consumatore non puo' essere privato in nessun caso del
diritto di adire il giudice competente qualunque sia l'esito della
procedura di composizione extragiudiziale.

Note all'art. 141:
- Il testo della raccomandazione 30 marzo 1998, n.
257/CE, recante «Raccomandazione della Commissione
riguardante i principi applicabili agli organi responsabili
per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in
materia di consumo e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Comunita' Europea 17 aprile 1998, n. L 115.
- Il testo della raccomandazione 4 aprile 2001, n.
310/CE, recante «Raccomandazione della Commissione sui
principi applicabili agli organi extragiudiziali che
partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie
in materia di consumo» e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Comunita' Europea 19 aprile 2001, n. L 109.
- Il testo della risoluzione 25 maggio 2000, recante
«Risoluzione del Consiglio relativa ad una rete comunitaria
di organi nazionali per la risoluzione extragiudiziale
delle controversie in materia di consumo» e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale della Comunita' Europea 6 giugno
2000, n. C 155.
- il testo dell'art. 4, della legge 29 dicembre 1993,
n. 580, recante «Riordinamento delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura» e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 11 gennaio 1994, n. 7, S.O., e' il
seguente:
«Art. 4. (Vigilanza). - 1. La vigilanza sull'attivita'
delle camere di commercio e delle loro unioni spetta al
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
che ogni anno presenta al Parlamento una relazione generale
sulle attivita' delle camere di commercio e delle loro
unioni, con particolare riferimento agli interventi
realizzati e ai programmi attuati.
2. Le delibere di approvazione del bilancio preventivo
e del conto consuntivo, della dotazione complessiva del
personale nonche' quelle di, variazione del bilancio
preventivo e di costituzione di aziende speciali sono
trasmesse al Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, al Ministero del tesoro e alla regione
competente.
3. Il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, di concerto con il Ministro del tesoro,
stabilisce con proprio decreto le norme che disciplinano la
gestione patrimoniale e finanziaria delle camere di
commercio.
4. Le delibere di cui al comma 2 divengono esecutive
se, entro il termine di sessanta giorni dalla data di
ricezione, ridotto a trenta giorni per le delibere di
variazione del bilancio preventivo, il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato non ne
disponga, con provvedimento motivato, anche su richiesta
delle regioni competenti, l'annullamento per vizi di
legittimita' ovvero il rinvio alla camera di commercio per
il riesame.
5. Il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato puo' sospendere i termini di cui al comma
4 per una sola volta e per un periodo di pari durata.
6. Le delibere riesaminate dalle camere di commercio
sono soggette unicamente al controllo di legittimita',
limitatamente alle parti modificate.».


Parte VI
DISPOSIZIONI FINALI
Art. 142.
Modifiche al codice civile

1. Gli articoli 1469-bis, 1469-ter, l469-quater, 1469-quinquies e
1469-sexies del codice civile sono sostituiti dal seguente:
«Art. 1469-bis
Contratti del consumatore
Le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del
consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre
disposizioni piu' favorevoli per il consumatore.».

Art. 143.
Irrinunciabilita' dei diritti

1. I diritti attribuiti al consumatore dal codice sono
irrinunciabili. E' nulla ogni pattuizione in contrasto con le
disposizioni del codice.
2. Ove le parti abbiano scelto di applicare al contratto una
legislazione diversa da quella italiana, al consumatore devono
comunque essere riconosciute le condizioni minime di tutela previste
dal codice.

Art. 144.
Aggiornamenti

1. Ogni intervento normativo incidente sul codice, o sulle materie
dallo stesso disciplinate, va attuato mediante esplicita modifica,
integrazione, deroga o sospensione delle specifiche disposizioni in
esso contenute.

Art. 145.
Competenze delle regioni e delle province autonome

1. Sono fatte salve le disposizioni adottate dalle regioni e dalle
province autonome di Trento e di Bolzano nell'esercizio delle proprie
competenze legislative in materia di educazione e informazione del
consumatore.

Art. 146.
Abrogazioni

1. Dalla data di entrata in vigore del presente codice sono
abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
224, cosi' come modificato dal decreto legislativo 2 febbraio 2001,
n. 25, recante attuazione della direttiva 85/374/CEE, relativa al
ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative degli Stati membri in materia di responsabilita' per
danno da prodotti difettosi, ai sensi dell'articolo 15 della legge
16 aprile 1987, n. 183;
b) la legge 10 aprile 1991, n. 126, cosi' come modificata dalla
legge 22 febbraio 1994, n. 146, recante norme per l'informazione del
consumatore;
c) il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, recante
attuazione della direttiva 85/577/CEE, in materia di contratti
negoziati fuori dei locali commerciali;
d) decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, cosi' come
modificato dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67, recante
attuazione della direttiva 84/450/CEE, in materia di pubblicita'
ingannevole e comparativa;
e) decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111, cosi' come
modificato dalla legge 5 marzo 2001, n. 57, recante attuazione della
direttiva 90/314/CEE, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti
«tutto compreso»;
f) la legge 30 luglio 1998, n. 281, recante disciplina dei
diritti dei consumatori e degli utenti, cosi' come modificata dalla
legge 24 novembre 2000, n. 340, dal decreto legislativo 23 aprile
2001, n. 224, e dall'articolo 11 della legge 1° marzo 2002, n. 39,
recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee - legge
comunitaria 2001, sono fatte salve le disposizioni di cui
all'articolo 7, con riferimento alle attivita' promozionali del
Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti di cui
all'articolo 136 e alle agevolazioni di cui all'articolo 138;
g) il decreto legislativo 9 novembre 1998, n 427, recante
attuazione della direttiva 94/47/CE, concernente la tutela
dell'acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi
all'acquisizione di un diritto di godimento a tempo parziale di beni
immobili;
h) il decreto legislativo 22 maggio 1999, n 185, recante
attuazione della direttiva 97/7/CE, relativa alla protezione dei
consumatori in materia di contratti a distanza;
i) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n 63, recante
attuazione della direttiva 98/7/CE, che modifica la direttiva
87/102/CEE, in materia di credito al consumo;
l) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 67, recante
attuazione della direttiva 97/55/CE, che modifica la direttiva
84/450/CEE, in materia di pubblicita' ingannevole e comparativa;
m) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 84, recante
attuazione della direttiva 98/6/CE, relativa alla protezione dei
consumatori in materia di indicazione dei prezzi offerti ai medesimi;
n) il decreto legislativo 23 aprile 2001, n. 224, recante
attuazione della direttiva 98/27/CE, relativa a provvedimenti
inibitori a tutela degli interessi dei consumatori;
o) il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 172, recante
attuazione della direttiva 2001/95/CE, relativa alla sicurezza
generale dei prodotti;
p) il comma 7 dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al settore
del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo
1997, n. 59;
q) il comma 9 dell'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114, recante riforma della disciplina relativa al settore
del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo
1997, n. 59;
r) commi 4 e 5 dell'articolo 125 del testo unico delle leggi in
materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni;
s) gli articoli 1519-bis, 1519-ter, 1519-quater, 1519-quinquies,
1519-sexies, 1519-septies, 1519-octies e 1519-nonies del codice
civile;
t) la legge 6 aprile 2005, n. 49, recante modifiche
all'articolo 7 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, in
materia di messaggi pubblicitari ingannevoli diffusi attraverso mezzi
di comunicazione.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente codice restano
abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1982, n.
903, recante attuazione della direttiva 79/581/CEE, relativa alla
indicazione dei prezzi dei prodotti alimentari ai fini della
protezione dei consumatori;
b) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 76, recante
attuazione della direttiva 88/315/CEE, concernente l'indicazione dei
prezzi dei prodotti alimentari ai fini della protezione dei
consumatori;
c) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 78, recante
attuazione della direttiva 88/314/CEE, concernente l'indicazione dei
prezzi dei prodotti non alimentari ai fini della protezione dei
consumatori;
d) il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 115, recante
attuazione della direttiva 92/59/CEE, relativa alla sicurezza
generale dei prodotti.

Allegato I

Servizi finanziari di cui all'articolo 51, comma 1, lettera a):
servizi d'investimento;
operazioni di assicurazione e di riassicurazione;
servizi bancari;
operazioni riguardanti fondi di pensione;
servizi riguardanti operazioni a termine o di opzione.
Tali servizi comprendono in particolare:
i servizi di investimento di cui all'allegato della direttiva
93/22/CEE, i servizi di societa' di investimenti collettivi;
i servizi che rientrano nelle attivita' che beneficiano del
riconoscimento reciproco di cui si applica l'allegato della seconda
direttiva 89/646/CEE;
le operazioni che rientrano nelle attivita' di assicurazione e
riassicurazione di cui:
all'articolo 1 della direttiva 73/239/CEE;
all'allegato della direttiva 79/267/CEE;
alla direttiva 64/225/CEE;
alle direttive 92/49/CEE e 92/96/CEE.

Allegato II
(previsto dall'articolo 107, comma 3)
(riproduce l'allegato II della direttiva 2001/95/CE)

PROCEDURE PER L'APPLICAZIONE DEL RAPEX DELLE LINEE GUIDA PER LE
NOTIFICHE

1. Il sistema riguarda i prodotti, secondo la definizione
dell'articolo 3, comma 1, lettera e), che presentano un rischio grave
per la salute e la sicurezza dei consumatori. I prodotti farmaceutici
previsti nelle direttive 2001/83/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell'11 novembre 2001, e 2001/82/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 6 novembre 2001, sono esclusi dall'applicazione
del RAPEX.
2. Il RAPEX mira essenzialmente a permettere un rapido scambio di
informazioni in presenza di un rischio grave. Le linee guida di cui
al punto 8 definiscono criteri specifici per l'individuazione di
rischi gravi.
3. Gli Stati membri che hanno effettuato la notifica a norma
dell'articolo 12 forniscono tutte le precisazioni disponibili. In
particolare, la notifica contiene le informazioni stabilite dalle
linee guida di cui al punto 8 e almeno:
a) le informazioni che permettono di identificare il prodotto;
b) una descrizione del rischio incontrato, ivi compresa una
sintesi dei risultati di qualsiasi prova o di qualsiasi analisi e
delle loro conclusioni che permettano di valutare l'importanza del
rischio;
c) la natura e la durata delle misure o azioni prese o decise, se
del caso;
d) informazioni sui canali di commercializzazione e sulla
distribuzione del prodotto, in particolare sui Paesi destinatari.
Tali informazioni devono essere trasmesse valendosi dello speciale
formulario tipo di notifica e degli strumenti stabiliti dalle linee
guida di cui al punto 8.
Quando la misura notificata a norma degli articoli 11 o 12 e'
intesa a limitare la commercializzazione o l'uso di una sostanza
chimica o di un preparato chimico, gli Stati membri forniscono quanto
prima possibile una sintesi o i riferimenti dei pertinenti dati della
sostanza o del preparato in questione e dei sostituti conosciuti,
qualora tale informazione sia disponibile. Essi comunicano inoltre
gli effetti previsti del provvedimento sulla salute e la sicurezza
dei consumatori, nonche' la valutazione del rischio effettuata in
conformita' dei principi generali di valutazione dei rischi delle
sostanze chimiche di cui all'articolo 10, paragrafo 4, del
regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio, del 23 marzo 1993, nel
caso di sostanze esistenti o all'articolo 3, paragrafo 2, della
direttiva n. 67/548/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1967, nel caso
di nuove sostanze. Le linee guida di cui al punto 8 definiscono i
particolari e le procedure relativi alle informazioni richieste a
tale riguardo.
4. Quando uno Stato membro ha informato la Commissione, in virtu'
dell'articolo 12, paragrafo 1, terzo comma, in merito ad un rischio
grave, prima di decidere in merito a eventuali provvedimenti informa
la Commissione, entro un termine di quarantacinque giorni, se intende
confermare o modificare tale informazione.
5. La Commissione verifica, nel piu' breve tempo possibile, la
conformita' con le disposizioni della direttiva delle informazioni
ricevute in base al RAPEX e, qualora lo ritenga necessario ed al fine
di valutare la sicurezza del prodotto, puo' svolgere un'indagine di
propria iniziativa. Qualora abbia luogo tale indagine, gli Stati
membri devono fornire alla Commissione nella misura del possibile, le
informazioni richieste.
6. Ricevuta una notifica a norma dell'articolo 12, gli Stati membri
sono invitati ad informare la Commissione, entro e non oltre il
termine stabilito dalle linee guida di cui al punto 8, sui
punti seguenti:
a) se il prodotto e' stato immesso sul mercato nel loro
territorio;
b) quali provvedimenti nei confronti del prodotto in questione
adotteranno eventualmente in funzione della situazione nel loro
Paese, motivandone le ragioni, in specie la diversa valutazione del
rischio o qualsiasi altra circostanza particolare che giustifica la
decisione, in particolare che giustifica l'assenza di provvedimento o
di seguito;
c) le informazioni supplementari pertinenti ottenute in merito al
rischio implicato, compresi i risultati di prove o analisi.
Le linee guida di cui al punto 8 propongono criteri precisi di
notifica delle misure la cui portata e' limitata al territorio
nazionale e come trattare le notifiche sui rischi che lo Stato membro
ritiene limitati al proprio territorio.
7. Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione di
eventuali modifiche o della revoca delle misure o azioni in
questione.
8. Le linee guida che riguardano la gestione del RAPEX da parte
della Commissione e degli Stati membri vengono elaborate e
regolarmente aggiornate dalla Commissione secondo la procedura di cui
all'articolo 15, paragrafo 3.
9. La Commissione puo' informare i punti di contatto nazionali
riguardo ai prodotti che presentano rischi gravi, importati nella
Comunita' e nello Spazio economico europeo o esportati a partire da
tali territori.
10. La responsabilita' delle informazioni fornite incombe allo
Stato membro che ha effettuato la notifica.
11. La Commissione assicura l'opportuno funzionamento del sistema,
provvedendo in particolare a classificare e a catalogare le notifiche
in base al grado di urgenza. Le modalita' saranno stabilite dalle
linee guida di cui al punto 8.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 6 settembre 2005

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Scajola, Ministro delle attivita'
produttive
La Malfa, Ministro per le politiche
comunitarie
Baccini, Ministro per la funzione
pubblica
Castelli, Ministro della giustizia
Siniscalco, Ministro del-l'economia e
delle finanze
Storace, Ministro della salute

Visto, il Guardasigilli: Castelli

Note all'art. 146:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica
24 maggio 1988, n. 224, vedi la nota alle premesse.
- La legge 10 aprile 1991, n. 126, abrogata dal
presente decreto, reca «Norme per l'informazione del
consumatore».
- Il decreto legislativo 15 gennaio1992, n. 50,
abrogato dal presente decreto, reca: «Attuazione della
direttiva n. 85/577/CEE in materia di contratti negoziati
fuori dei locali commerciali.».
- Per il decreto legislativo 22 gennaio 1992, n. 74,
vedi le note alle premesse.
- Per il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111,
vedi le note alle premesse.
- La legge 30 luglio 1998, n. 281, recante «Disciplina
dei diritti dei consumatori e degli utenti», e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 14 agosto 1998, n. 189.
- Per il testo del decreto legislativo 6 aprile 2005,
n. 49, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 9 novembre 1998,
n. 427, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 22 maggio 1999,
n. 185, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 63, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 67, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 84, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 23 aprile 2001,
n. 224, vedi le note alle premesse.
- Per il testo del decreto legislativo 21 maggio 2004,
n. 172, vedi le note alle premesse.
- Per i testi degli articoli 18 e 19 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, vedi le note alle
premesse.
- Il testo dell'art. 125 del decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, recante «Testo unico delle leggi
in materia bancaria e creditizia», (pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 30 settembre 1993, n. 230, S.O., come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
«Art. 125 (Disposizioni varie a tutela dei
consumatori). - 1. Le norme dettate dall'art. 1525 del
codice civile si applicano anche a tutti i contratti di
credito al consumo a fronte dei quali sia stato concesso un
diritto reale di garanzia sul bene acquistato con il denaro
ricevuto in prestito.
2. Le facolta' di adempiere in via anticipata o di
recedere dal contratto senza penalita' spettano unicamente
al consumatore senza possibilita' di patto contrario. Se il
consumatore esercita la facolta' di adempimento anticipato,
ha diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del
credito, secondo le modalita' stabilite dal CICR.
3. In caso di cessione dei crediti nascenti da un
contratto di credito al consumo, il consumatore puo' sempre
opporre al cessionario tutte le eccezioni che poteva far
valere nei confronti del cedente, ivi compresa la
compensazione, anche in deroga al disposto dell'art. 1248
del codice civile.
4 - 5. (Abrogati).».


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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