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Gazzetta Ufficiale N. 251 del 27 Ottobre 2005

 

LEGGE 21 ottobre 2005, n.219

Nuova disciplina delle attivita' trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga
la seguente legge:


La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 21 ottobre 2005
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Castelli

Allegato 1
(Art. 1, comma 3)

LAVORI PREPARATORI

Senato della Repubblica (atto n. 255):
Presentato dal sen. Bastianoni il 20 giugno 2001.
Assegnato alla 12ª commissione (Sanita), in sede
referente, il 23 agosto 2001 con pareri delle commissioni
1ª, 2ª, 4ª, 5ª, 6ª, 10ª, 11ª, della giunta per gli affari
delle Comunita' europee e della commissione parlamentare
per le questioni regionali.
Esaminato dalla 12ª commissione, in sede referente, il
18 dicembre 2001; il 23 gennaio 2001; il 20, 26, 27
febbraio 2002; il 10, 17 aprile 2002.
Presentata la relazione l'8 maggio 2002 (atto S.255-A)
del sen. Tomassini.
Esaminato in aula e deliberato il rinvio in commissione
il 25 febbraio 2003.
Esaminato dalla 12ª commissione, in sede referente, il
13, 14, 15 maggio 2003.
Nuovamente assegnato alla 12ª commissione, in sede
deliberante, il 31 luglio 2003 con pareri delle commissioni
1ª, 2ª, 4ª, 5ª, 6ª, 10ª, 11ª, della giunta per gli affari
delle Comunita' europee e della commissione parlamentare
per le questioni regionali.
Esaminato dalla 12ª commissione, in sede deliberante,
ed approvato in un testo unificato con atti n. 379 (sen.
Mulas ed altri); n. 623 (sen. Tomassini); n. 640 (sen.
Carella); n. 658 (sen. Carella); n. 660 (sen. Mascioni ed
altri) il 31 luglio 2003.
Camera dei deputati (atto n. 4265):
Assegnato alla XII commissione (Affari sociali), in
sede referente, il 4 settembre 2003 con pareri delle
commissioni I, II, IV, V, VI, VII, X, XI, XIV e della
commissione parlamentare per le questioni regionali.
Esaminato dalla XII commissione, in sede referente, il
25 settembre 2003; il 7, 14, 15, 21, 22, 29 ottobre 2003;
il 3, 10 dicembre 2003; il 27 gennaio 2004; il 4, 11, 25
febbraio 2004; il 3, 10, 17, 24 marzo 2004; il 1° aprile
2004; il 19 maggio 2004; il 15 giugno 2004; il 6, 8, 13, 29
luglio 2004; il 2 febbraio 2005.
Esaminato in aula il 9 maggio 2005 ed approvato, con
modificazioni, l'11 maggio 2005.
Senato della Repubblica (atto n.
255-379-623-640-658-660-B):
Assegnato alla 12ª commissione (Sanita), in sede
referente, il 17 maggio 2005 con pareri delle commissioni
1ª, 2ª, 4ª, 5ª, 11ª e della commissione parlamentare per le
questioni regionali.
Esaminato dalla 12ª commissione, in sede referente, il
24 maggio 2005 e il 22 giugno 2005.
Esaminato in aula il 29 settembre 2005; il 4 ottobre
2005 ed approvato l'11 ottobre 2005.

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazione ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note all'art. 5:
- Il testo del punto 6.4 dell'accordo tra Governo,
regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, sancito
il 22 novembre 2001 dalla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano in sede di adeguamento dei livelli
essenziali di assistenza sanitaria di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001,
e' il seguente: «6.4 Resta fermo quanto sancito
dall'accordo 8 agosto 2001, al punto 15 dello stesso, con
particolare riferimento all'impegno assunto dal Governo di
accompagnare eventuali variazioni in incremento dei livelli
essenziali di assistenza sanitaria, decise a livello
centrale, con le necessarie risorse aggiuntive».
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario
della Gazzetta Ufficiale 8 febbraio 2002, n. 33, concerne:
«Definizione dei livelli essenziali di assistenza».
- Gli articoli 2 e 4 della legge 6 marzo 2001, n. 52
(Riconoscimento del Registro nazionale italiano dei
donatori di midollo osseo) recano, rispettivamente, il
seguente testo:

«Art. 2 (Registro nazionale italiano dei donatori di
midollo osseo).
- 1. Il Registro nazionale italiano dei
donatori di midollo osseo, di seguito denominato "Registro
nazionale", gia' istituito e gestito dall'ente ospedaliero
"Ospedale Galliera" di Genova, presso cui ha sede, e'
riconosciuto quale unica struttura di interesse nazionale.
2. Il Registro nazionale coordina le attivita' dei
registri istituiti a livello regionale e corrisponde agli
analoghi organismi istituiti in altri Paesi.
3. Il Registro promuove la ricerca di donatori non
consanguinei e tiene il registro nazionale dei donatori.».

«Art. 4 (Donazione di midollo osseo). - 1. La donazione
di midollo osseo e' un atto volontario e gratuito ai sensi
dell'art. 3, comma 1, della legge 4 maggio 1990, n. 107.
2. Possono essere donatori di midollo osseo i cittadini
maggiorenni, iscritti nel Registro nazionale, che siano
stati sottoposti, presso una struttura abilitata, ad un
prelievo di sangue periferico per la definizione del
sistema genetico HLA.

3. (Abrogato).».
Note all'art. 6:

- Comma 1. Gli articoli 2, comma 1, lettera b) e 4 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta'
ed autonomie locali) recano, rispettivamente, il seguente
testo:
«Art. 2 (Compiti). - 1. Al fine di garantire la
partecipazione delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano a tutti i processi decisionali di
interesse regionale, interregionale ed infraregionale, la
Conferenza Stato-regioni:

a) (omissis);
b) promuove e sancisce accordi di cui all'art. 4;».
«Art. 4 (Accordi tra Governo, regioni e province
autonome di Trento e Bolzano). - 1. Governo, regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione del
principio di leale collaborazione e nel perseguimento di
obiettivi di funzionalita', economicita' ed efficacia
dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di
Conferenza Stato-regioni accordi, al fine di coordinare
l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere
attivita' di interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione
dell'assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano.».
- Per quanto concerne il decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, vedasi le note
all'art. 5.
Nota all'art. 7:

- Il testo dell'art. 120, secondo comma della
Costituzione e' il seguente:
«La regione non puo' istituire dazi di importazione o
esportazione o transito tra le regioni, ne' adottare
provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera
circolazione delle persone e delle cose tra le regioni, ne'
limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque
parte del territorio nazionale. Il Governo puo' sostituirsi
a organi delle regioni, delle citta' metropolitane, delle
province e dei comuni nel caso di mancato rispetto di norme
e trattati internazionali o della normativa comunitaria
oppure di pericolo grave per l'incolumita' e la sicurezza
pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unita'
giuridica o dell'unita' economica e in particolare la
tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti
i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini
territoriali dei governi locali. La legge definisce le
procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano
esercitati nel rispetto del principio di sussidiarieta' e
del principio di leale collaborazione».
Note all'art. 8:
- Il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
reca: «Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e
mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n.
30.».
- Si riporta il testo dell'art. 8 della legge 23 aprile
1981, n. 155 (Adeguamento delle strutture e delle procedure
per la liquidazione urgente delle pensioni e per i
trattamenti di disoccupazione, e misure urgenti in materia
previdenziale e pensionistica):

«Art. 8 (Contributi figurativi). - Ai fini del calcolo
della retribuzione annua pensionabile, il valore
retributivo da attribuire per ciascuna settimana ai periodi
riconosciuti figurativamente per gli eventi previsti dalle
disposizioni in vigore e' determinato sulla media delle
retribuzioni settimanali percepite in costanza di lavoro
nell'anno solare in cui si collocano i predetti periodi o,
nell'anno di decorrenza della pensione, nel periodo
compreso sino alla data di decorrenza della pensione
stessa. Dal calcolo suddetto sono escluse le retribuzioni
settimanali percepite in misura ridotta per uno degli
eventi che, in base alle disposizioni vigenti, danno
diritto all'accredito di contribuzione figurativa o per i
trattamenti di integrazione salariale.
Nei casi in cui nell'anno solare non risultino
retribuzioni effettive, il valore retributivo da attribuire
ai periodi riconosciuti figurativamente e' determinato con
riferimento all'anno solare immediatamente precedente nel
quale risultino percepite retribuzioni in costanza di
lavoro. Per i periodi anteriori all'iscrizione
nell'assicurazione generale obbligatoria il valore
retributivo da attribuire e' determinato con riferimento
alla retribuzione percepita nell'anno solare in cui ha
inizio l'assicurazione.
Qualora in corrispondenza degli eventi di cui al primo
comma sia richiesto il riconoscimento figurativo ad
integrazione della retribuzione, la media retributiva
dell'anno solare e' determinata escludendo le retribuzioni
settimanali percepite in misura ridotta. In tale ipotesi
ciascuna settimana a retribuzione ridotta e' integrata
figurativamente fino a concorrenza del valore retributivo
riconoscibile, in caso di totale mancanza di retribuzione,
ai sensi dei precedenti commi.
I periodi di sospensione, per i quali e' ammessa
l'integrazione salariale, sono riconosciuti utili d'ufficio
per il conseguimento del diritto alla pensione per
l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti e per la
determinazione della sua misura. Per detti periodi il
contributo figurativo e' calcolato sulla base della
retribuzione cui e' riferita l'integrazione salariale.
Le somme occorrenti alla copertura della contribuzione
figurativa relativamente ai periodi di sospensione e di
riduzione d'orario, per i quali e' ammessa l'integrazione
salariale, sono versate, a carico della cassa integrazione
guadagni, al Fondo pensioni lavoratori dipendenti.
Il datore di lavoro e' tenuto a fornire i dati
necessari per il calcolo dei valori retributivi di cui ai
precedenti commi secondo criteri e modalita' stabiliti dal
consiglio di amministrazione dell'Istituto nazionale della
previdenza sociale.
Per gli operai agricoli dipendenti, ai fini della
determinazione dei requisiti contributivi per il diritto a
pensione e per il calcolo della retribuzione annua
pensionabile ciascuna settimana di contribuzione figurativa
e' pari a sei giornate. La retribuzione da calcolare per
ciascuna giornata e' quella determinata ai sensi dell'art.
28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1968, n. 488, per l'anno solare in cui si collocano i
periodi riconosciuti figurativamente.
In deroga a quanto previsto dal primo comma del
presente articolo ai lavoratori collocati in aspettativa ai
sensi dell'art. 31 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e
successive modificazioni, le retribuzioni da riconoscere ai
fini del calcolo della pensione sono commisurate della
retribuzione della categoria e qualifica professionale
posseduta dall'interessato al momento del collocamento in
aspettativa e di volta in volta adeguate in relazione alla
dinamica salariale e di carriera della stessa categoria e
qualifica. Per i lavoratori collocati in aspettativa che
non abbiano regolato mediante specifiche normative interne
o contrattuali il trattamento economico del personale, si
prendono in considerazione ai fini predetti le retribuzioni
fissate dai contratti nazionali collettivi di lavoro per
gli impiegati delle imprese metalmeccaniche.
Restano ferme in materia le disposizioni dell'art. 1
della legge 15 febbraio 1974, n. 36, e della legge 10 marzo
1955, n. 96, e successive modificazioni e integrazioni.
Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano anche per il trasferimento dei contributi
figurativi ad altri enti previdenziali per richieste
presentate dai lavoratori dopo l'entrata in vigore della
presente legge.».
Note all'art. 11:
- Comma 2. Il testo dell'art. 9-bis del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni (Riordino della disciplina in materia
sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992,
n. 421), e' il seguente:
«Art. 9-bis (Sperimentazioni gestionali). - 1. Le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
autorizzano programmi di sperimentazione aventi a oggetto
nuovi modelli gestionali che prevedano forme di
collaborazione tra strutture del Servizio sanitario
nazionale e soggetti privati, anche attraverso la
costituzione di societa' miste a capitale pubblico e
privato.
2. Il programma di sperimentazione e' adottato dalla
regione o dalla provincia autonoma interessata, motivando
le ragioni di convenienza economica del progetto
gestionale, di miglioramento della qualita' dell'assistenza
e di coerenza con le previsioni del Piano sanitario
regionale ed evidenziando altresi' gli elementi di
garanzia, con particolare riguardo ai seguenti criteri:
a) privilegiare nell'area del settore privato il
coinvolgimento delle organizzazioni non lucrative di
utilita' sociale individuate dall'art. 10 del decreto
legislativo 4 dicembre 1997, n. 460;
b) fissare limiti percentuali alla partecipazione di
organismi privati in misura non superiore al quarantanove
per cento;
c) prevedere forme idonee di limitazione alla
facolta' di cessione della propria quota sociale nei
confronti dei soggetti privati che partecipano alle
sperimentazioni;
d) disciplinare le forme di risoluzione del rapporto
contrattuale con privati che partecipano alla
sperimentazione in caso di gravi inadempienze agli obblighi
contrattuali o di accertate esposizioni debitorie nei
confronti di terzi;
e) definire partitamente i compiti, le funzioni e i
rispettivi obblighi di tutti i soggetti pubblici e privati
che partecipano alla sperimentazione gestionale, avendo
cura di escludere in particolare il ricorso a forme
contrattuali, di appalto o subappalto, nei confronti di
terzi estranei alla convenzione di sperimentazione, per la
fornitura di opere e servizi direttamente connessi
all'assistenza alla persona;
f) individuare forme e modalita' di pronta attuazione
per la risoluzione della convenzione di sperimentazione e
scioglimento degli organi societari in caso di mancato
raggiungimento del risultato della avviata sperimentazione.
3. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, avvalendosi dell'Agenzia per i servizi sanitari
regionali, verifica annualmente i risultati conseguiti sia
sul piano economico sia su quello della qualita' dei
servizi, ivi comprese le forme di collaborazione in atto
con soggetti privati per la gestione di compiti diretti di
tutela della salute. Al termine del primo triennio di
sperimentazione, sulla base dei risultati conseguiti, il
Governo e le regioni adottano i provvedimenti conseguenti.
4. Al di fuori dei programmi di sperimentazione di cui
al presente articolo, e' fatto divieto alle aziende del
Servizio sanitario nazionale di costituire societa' di
capitali aventi per oggetto sociale lo svolgimento di
compiti diretti di tutela della salute.».
- Il testo dell'art. 1, comma 34-bis della legge
23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della
finanza pubblica - legge finanziaria 1997) e' il seguente:
«34-bis. Per il perseguimento degli obiettivi di
carattere prioritario e di rilievo nazionale indicati nel
Piano sanitario nazionale le regioni elaborano specifici
progetti sulla scorta di criteri e parametri fissati dal
Piano stesso. La Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, su proposta del Ministro della sanita', individua
i progetti ammessi a finanziamento utilizzando le quote a
tal fine vincolate del Fondo sanitario nazionale ai sensi
del comma 34. Si applica l'ultimo comma dell'art. 9-bis del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni.».
Nota all'art. 12:
- Il testo dell'art. 3 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e' il
seguente:
«Art. 3. (Organizzazione delle unita' sanitarie
locali). - 1. Le regioni, attraverso le unita' sanitarie
locali, assicurano i livelli essenziali di assistenza di
cui all'art. 1, avvalendosi anche delle aziende di cui
all'art. 4.
1-bis. In funzione del perseguimento dei loro fini
istituzionali, le unita' sanitarie locali si costituiscono
in aziende con personalita' giuridica pubblica e autonomia
imprenditoriale; la loro organizzazione ed il funzionamento
sono disciplinati con atto aziendale di diritto privato,
nel rispetto dei principi e criteri previsti da
disposizioni regionali. L'atto aziendale individua le
strutture operative dotate di autonomia gestionale o
tecnico-professionale, soggette a rendicontazione
analitica.
1-ter. Le aziende di cui ai commi 1 e 1-bis informano
la propria attivita' a criteri di efficacia, efficienza ed
economicita' e sono tenute al rispetto del vincolo di
bilancio, attraverso l'equilibrio di costi e ricavi,
compresi i trasferimenti di risorse finanziarie. Agiscono
mediante atti di diritto privato. I contratti di fornitura
di beni e servizi, il cui valore sia inferiore a quello
stabilito dalla normativa comunitaria in materia, sono
appaltati o contrattati direttamente secondo le norme di
diritto privato indicate nell'atto aziendale di cui al
comma 1-bis.
1-quater. Sono organi dell'azienda il direttore
generale e il collegio sindacale. Il direttore generale
adotta l'atto aziendale di cui al comma 1-bis; e'
responsabile della gestione complessiva e nomina i
responsabili delle strutture operative dell'azienda. Il
direttore generale e' coadiuvato, nell'esercizio delle
proprie funzioni, dal direttore amministrativo e dal
direttore sanitario. Le regioni disciplinano forme e
modalita' per la direzione e il coordinamento delle
attivita' socio-sanitarie a elevata integrazione sanitaria.
Il direttore generale si avvale del Collegio di direzione
di cui all'art. 17 per le attivita' ivi indicate.
1-quinquies. Il direttore amministrativo e il direttore
sanitario sono nominati dal direttore generale. Essi
partecipano, unitamente al direttore generale, che ne ha la
responsabilita', alla direzione dell'azienda, assumono
diretta responsabilita' delle funzioni attribuite alla loro
competenza e concorrono, con la formulazione di proposte e
di pareri, alla formazione delle decisioni della direzione
generale.

2.
3. L'unita' sanitaria locale puo' assumere la gestione
di attivita' o servizi socio-assistenziali su delega dei
singoli enti locali con oneri a totale carico degli stessi,
ivi compresi quelli relativi al personale, e con specifica
contabilizzazione. L'unita' sanitaria locale procede alle
erogazioni solo dopo l'effettiva acquisizione delle
necessarie disponibilita' finanziarie.
4.
5. Le regioni disciplinano, entro il 31 marzo 1994,
nell'ambito della propria competenza le modalita'
organizzative e di funzionamento delle unita' sanitarie
locali prevedendo tra l'altro:
a) - f) (abrogate);
g) i criteri per la definizione delle dotazioni
organiche e degli uffici dirigenziali delle unita'
sanitarie locali e delle aziende ospedaliere nonche' i
criteri per l'attuazione della mobilita' del personale
risultato in esubero, ai sensi delle disposizioni di cui al
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni ed integrazioni .
6. Tutti i poteri di gestione, nonche' la
rappresentanza dell'unita' sanitaria locale, sono riservati
al direttore generale. Al direttore generale compete in
particolare, anche attraverso l'istituzione dell'apposito
servizio di controllo interno di cui all'art. 20, decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni ed integrazioni, verificare, mediante
valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti e dei
risultati, la corretta ed economica gestione delle risorse
attribuite ed introitate nonche' l'imparzialita' ed il buon
andamento dell'azione amministrativa. I provvedimenti di
nomina dei direttori generali delle aziende unita'
sanitarie locali e delle aziende ospedaliere sono adottati
esclusivamente con riferimento ai requisiti di cui all'art.
1 del decreto-legge 27 agosto 1994, n. 512, convertito
dalla legge 17 ottobre 1994, n. 590, senza necessita' di
valutazioni comparative.
I contenuti di tale contratto, ivi compresi i criteri
per la determinazione degli emolumenti, sono fissati entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta dei Ministri della sanita', del
tesoro, del lavoro e della previdenza sociale e per gli
affari regionali sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome.
Il direttore generale e' tenuto a motivare i provvedimenti
assunti in difformita' dal parere reso dal direttore
sanitario, dal direttore amministrativo e dal consiglio dei
sanitari. In caso di vacanza dell'ufficio o nei casi di
assenza o di impedimento del direttore generale, le
relative funzioni sono svolte dal direttore amministrativo
o dal direttore sanitario su delega del direttore generale
o, in mancanza di delega, dal direttore piu' anziano per
eta'. Ove l'assenza o l'impedimento si protragga oltre sei
mesi si procede alla sostituzione.
7. Il direttore sanitario e' un medico che non abbia
compiuto il sessantacinquesimo anno di eta' e che abbia
svolto per almeno cinque anni qualificata attivita' di
direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie,
pubbliche o private, di media o grande dimensione. Il
direttore sanitario dirige i servizi sanitari ai fini
organizzativi ed igienico-sanitari e fornisce parere
obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi alle
materie di competenza. Il direttore amministrativo e' un
laureato in discipline giuridiche o economiche che non
abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di eta' e che
abbia svolto per almeno cinque anni una qualificata
attivita' di direzione tecnica o amministrativa in enti o
strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande
dimensione. Il direttore amministrativo dirige i servizi
amministrativi dell'unita' sanitaria locale.
Sono soppresse le figure del coordinatore
amministrativo, del coordinatore sanitario e del
sovrintendente sanitario, nonche' l'ufficio di direzione.
8.
9. Il direttore generale non e' eleggibile a membro dei
consigli comunali, dei consigli provinciali, dei consigli e
assemblee delle regioni e del Parlamento, salvo che le
funzioni esercitate non siano cessate almeno centottanta
giorni prima della data di scadenza dei periodi di durata
dei predetti organi. In caso di scioglimento anticipato dei
medesimi, le cause di ineleggibilita' non hanno effetto se
le funzioni esercitate siano cessate entro i sette giorni
successivi alla data del provvedimento di scioglimento. In
ogni caso il direttore generale non e' eleggibile nei
collegi elettorali nei quali sia ricompreso, in tutto o in
parte, il territorio dell'unita' sanitaria locale presso la
quale abbia esercitato le sue funzioni in un periodo
compreso nei sei mesi antecedenti la data di accettazione
della candidatura. Il direttore generale che sia stato
candidato e non sia stato eletto non puo' esercitare per un
periodo di cinque anni le sue funzioni in unita' sanitarie
locali comprese, in tutto o in parte, nel collegio
elettorale nel cui ambito si sono svolte le elezioni. La
carica di direttore generale e' incompatibile con quella di
membro del consiglio e delle assemblee delle regioni e
delle province autonome, di consigliere provinciale, di
sindaco, di assessore comunale, di presidente o di
assessore di comunita' montana, di membro del Parlamento,
nonche' con l'esistenza di rapporti anche in regime
convenzionale con la unita' sanitaria locale presso cui
sono esercitate le funzioni o di rapporti economici o di
consulenza con strutture che svolgono attivita'
concorrenziali con la stessa. La predetta normativa si
applica anche ai direttori amministrativi ed ai direttori
sanitari. La carica di direttore generale e' altresi'
incompatibile con la sussistenza di un rapporto di lavoro
dipendente, ancorche' in regime di aspettativa senza
assegni, con l'unita' sanitaria locale presso cui sono
esercitate le funzioni.
10.
11. Non possono essere nominati direttori generali,
direttori amministrativi o direttori sanitari delle unita'
sanitarie locali:
a) coloro che hanno riportato condanna, anche non
definitiva, a pena detentiva non inferiore ad un anno per
delitto non colposo ovvero a pena detentiva non inferiore a
sei mesi per delitto non colposo commesso nella qualita' di
pubblico ufficiale o con abuso dei poteri o violazione dei
doveri inerenti ad una pubblica funzione, salvo quanto
disposto dal secondo comma dell'art. 166 del codice penale;
b) coloro che sono sottoposti a procedimento penale
per delitto per il quale e' previsto l'arresto obbligatorio
in flagranza;
c) coloro che sono stati sottoposti, anche con
provvedimento non definitivo ad una misura di prevenzione,
salvi gli effetti della riabilitazione prevista dall'art.
15 della legge 3 agosto l988, n. 327, e dall'art. 14, legge
19 marzo 1990 n. 55;
d) coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza
detentiva o a liberta' vigilata.
12. Il consiglio dei sanitari e' organismo elettivo
dell'unita' sanitaria locale con funzioni di consulenza
tecnico-sanitaria ed e' presieduto dal direttore sanitario.
Fanno parte del consiglio medici in maggioranza ed altri
operatori sanitari laureati, con presenza maggioritaria
della componente ospedaliera medica se nell'unita'
sanitaria locale e' presente un presidio ospedaliero,
nonche' una rappresentanza del personale infermieristico e
del personale tecnico sanitario. Nella componente medica e'
assicurata la presenza del medico veterinario. Il consiglio
dei sanitari fornisce parere obbligatorio al direttore
generale per le attivita' tecnico-sanitarie, anche sotto il
profilo organizzativo, e per gli investimenti ad esse
attinenti. Il consiglio dei sanitari si esprime altresi'
sulle attivita' di assistenza sanitaria. Tale parere e' da
intendersi favorevole ove non formulato entro il termine
fissato dalla legge regionale. La regione provvede a
definire il numero dei componenti nonche' a disciplinare le
modalita' di elezione e la composizione ed il funzionamento
del consiglio.
13. Il direttore generale dell'unita' sanitaria locale
nomina i revisori con specifico provvedimento e li convoca
per la prima seduta. Il presidente del collegio viene
eletto dai revisori all'atto della prima seduta. Ove a
seguito di decadenza, dimissioni o decessi il collegio
risultasse mancante di uno o piu' componenti, il direttore
generale provvede ad acquisire le nuove designazioni dalle
amministrazioni competenti. In caso di mancanza di piu' di
due componenti dovra' procedersi alla ricostituzione
dell'intero collegio. Qualora il direttore generale non
proceda alla ricostituzione del collegio entro trenta
giorni, la regione provvede a costituirlo in via
straordinaria con un funzionario della regione e due
designati dal Ministro del tesoro. Il collegio
straordinario cessa le proprie funzioni all'atto
dell'insediamento del collegio ordinario. L'indennita'
annua lorda spettante ai componenti del collegio dei
revisori e' fissata in misura pari al 10 per cento degli
emolumenti del direttore generale dell'unita' sanitaria
locale. Al presidente del collegio compete una
maggiorazione pari al 20 per cento dell'indennita' fissata
per gli altri componenti.
14. Nelle unita' sanitarie locali il cui ambito
territoriale coincide con quello del comune, il sindaco, al
fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della
popolazione, provvede alla definizione, nell'ambito della
programmazione regionale, delle linee di indirizzo per
l'impostazione programmatica dell'attivita', esamina il
bilancio pluriennale di previsione ed il bilancio di
esercizio e rimette alla regione le relative osservazioni,
verifica l'andamento generale dell'attivita' e contribuisce
alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le
proprie valutazioni e proposte al direttore generale ed
alla regione. Nelle unita' sanitarie locali il cui ambito
territoriale non coincide con il territorio del comune, le
funzioni del sindaco sono svolte dalla conferenza dei
sindaci o dei presidenti delle circoscrizioni di
riferimento territoriale tramite una rappresentanza
costituita nel suo seno da non piu' di cinque componenti
nominati dalla stessa conferenza con modalita' di esercizio
delle funzioni dettate con normativa regionale.».
Note all'art. 13:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio
1956, n. 5, concerne: «Compensi ai componenti delle
commissioni, consigli, comitati o collegi operanti nelle
Amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo e
delle commissioni giudicatrici dei concorsi di ammissione e
di promozione nelle carriere statali».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 16 gennaio
1978, n. 513, concerne: «Trattamento economico di missione
e di trasferimento dei dipendenti civili dello Stato».
- La legge 26 luglio 1978, n. 417, e successive
modificazioni, concerne: «Adeguamento del trattamento
economico di missione e di trasferimento dei dipendenti
statali».
Note all'art. 23:
- Il decreto del Ministro della sanita' 27 gennaio
1976, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del
30 gennaio 1976, concerne: «Equiparazione dei servizi e
delle qualifiche del personale sanitario in servizio presso
organismi diversi dagli enti ospedalieri a quello
ospedaliero.».
- Il decreto del Presidente della Repubblica
20 dicembre 1979, n. 761, e successive modificazioni,
concerne: «Stato giuridico del personale delle unita'
sanitarie locali».
Nota all'art. 26:
- Il testo dell'art. 56, comma 1, della legge
27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge
finanziaria 2003) e' il seguente:
«Art. 56 (Fondo per progetti di ricerca). - 1. E'
istituito un fondo finalizzato al finanziamento di progetti
di ricerca, di rilevante valore scientifico, anche con
riguardo alla tutela della salute e all'innovazione
tecnologica, con una dotazione finanziaria di 225 milioni
di euro per l'anno 2003 e di 100 milioni di euro a
decorrere dall'anno 2004. Alla ripartizione del fondo,
istituito nello stato di previsione del Ministero
dell'economia e delle finanze, tra le diverse finalita'
provvede il Presidente del Consiglio dei Ministri, con
proprio decreto, su proposta del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, sentiti i Ministri
dell'economia e delle finanze, della salute e per
l'innovazione tecnologica. Con lo stesso decreto sono
stabiliti procedure, modalita' e strumenti per l'utilizzo
delle risorse, assicurando in via prioritaria il
finanziamento dei progetti presentati da soggetti che
abbiano ottenuto, negli anni precedenti, un eccellente
risultato nell'utilizzo e nella capacita' di spesa delle
risorse comunitarie assegnate e delle risorse finanziarie
provenienti dai programmi quadro di ricerca dell'Unione
europea o dai Fondi strutturali».
Note all'art. 27:
- La legge 4 maggio 1990, n. 107, concerne: «Disciplina
per le attivita' trasfusionali relative al sangue umano ed
ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati».
- Il testo dell'art. 23 della legge 4 maggio 1990, n.
107, e' il seguente:
«Art. 23. - 1. All'onere derivante dall'attuazione
della presente legge per le attivita' ordinarie si fa
fronte a carico del capitolo 5941 dello stato di previsione
della spesa del Ministero del tesoro relativo al Fondo
sanitario nazionale di parte corrente per gli anni 1990 e
seguenti, rientrando le spese per tali attivita' gia' tra
le spese indistinte.
2. All'onere derivante dall'attuazione della presente
legge relativamente alla razionalizzazione ed al
potenziamento delle strutture preposte alle attivita'
trasfusionali, laddove le stesse siano carenti, si provvede
entro i limiti dello stanziamento di lire 30 miliardi per
ciascuno degli anni 1990, 1991 e 1992. Al relativo onere si
provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo 6856
dello stato di previsione del Ministero del tesoro per il
1990 all'uopo utilizzando l'apposito accantonamento.
3. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare,
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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