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Gazzetta Ufficiale N. 37 del 15 Febbraio 2005

 

LEGGE 4 febbraio 2005, n.11

Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:

Art. 1.

Finalita'

1. La presente legge disciplina il processo di formazione della
posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti
comunitari e dell'Unione europea e garantisce l'adempimento degli
obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea,
sulla base dei principi di sussidiarieta', di proporzionalita', di
efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica.
2. Gli obblighi di cui al comma 1 conseguono:
a) all'emanazione di ogni atto comunitario e dell'Unione europea
che vincoli la Repubblica italiana ad adottare provvedimenti di
attuazione;
b) all'accertamento giurisdizionale, con sentenza della Corte di
giustizia delle Comunita' europee, della incompatibilita' di norme
legislative e regolamentari dell'ordinamento giuridico nazionale con
le disposizioni dell'ordinamento comunitario;
c) all'emanazione di decisioni-quadro e di decisioni adottate
nell'ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia
penale.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia ai sensi
dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.

Art. 2.
Comitato interministeriale per
gli affari comunitari europei


1. Al fine di concordare le linee politiche del Governo nel
processo di formazione della posizione italiana nella fase di
predisposizione degli atti comunitari e dell'Unione europea e di
consentire il puntuale adempimento dei compiti di cui alla presente
legge, e' istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei
(CIACE), che e' convocato e presieduto dal Presidente del Consiglio
dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie e al quale
partecipano il Ministro degli affari esteri, il Ministro per gli
affari regionali e gli altri Ministri aventi competenza nelle materie
oggetto dei provvedimenti e delle tematiche inseriti all'ordine del
giorno.
2. Alle riunioni del CIACE, quando si trattano questioni che
interessano anche le regioni e le province autonome, possono chiedere
di partecipare il presidente della Conferenza dei presidenti delle
regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano o un
presidente di regione o di provincia autonoma da lui delegato e, per
gli ambiti di competenza degli enti locali, i presidenti delle
associazioni rappresentative degli enti locali.
3. Il CIACE svolge i propri compiti nel rispetto delle competenze
attribuite dalla Costituzione e dalla legge al Parlamento, al
Consiglio dei Ministri e alla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano.
4. Per la preparazione delle proprie riunioni, il CIACE si avvale
di un comitato tecnico permanente istituito presso il Dipartimento
per le politiche comunitarie, coordinato e presieduto dal Ministro
per le politiche comunitarie o da un suo delegato. Di tale comitato
tecnico fanno parte direttori generali o alti funzionari con
qualificata specializzazione in materia, designati da ognuna delle
amministrazioni del Governo. Quando si trattano questioni che
interessano anche le regioni e le province autonome, il comitato
tecnico, integrato dagli assessori regionali competenti per le
materie in trattazione o loro delegati, e' convocato e presieduto dal
Ministro per le politiche comunitarie, in accordo con il Ministro per
gli affari regionali, presso la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano. Il funzionamento del CIACE e del comitato tecnico permanente
sono disciplinati, rispettivamente, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri e con decreto del Ministro per le politiche
comunitarie.
5. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 3.
Partecipazione del Parlamento al processo di formazione

delle decisioni comunitarie e dell'Unione europea
1. I progetti di atti comunitari e dell'Unione europea, nonche' gli
atti preordinati alla formulazione degli stessi, e le loro
modificazioni, sono trasmessi alle Camere dal Presidente del
Consiglio dei Ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie,
contestualmente alla loro ricezione, per l'assegnazione ai competenti
organi parlamentari, con l'indicazione della data presunta per la
loro discussione o adozione.
2. Tra i progetti e gli atti di cui al comma 1 sono compresi i
documenti di consultazione, quali libri verdi, libri bianchi e
comunicazioni, predisposti dalla Commissione delle Comunita' europee.
3. La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le
politiche comunitarie assicura alle Camere un'informazione
qualificata e tempestiva sui progetti e sugli atti trasmessi,
curandone il costante aggiornamento.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa tempestivamente i competenti organi
parlamentari sulle proposte e sulle materie che risultano inserite
all'ordine del giorno delle riunioni del Consiglio dei Ministri
dell'Unione europea.
5. Il Governo, prima dello svolgimento delle riunioni del Consiglio
europeo, riferisce alle Camere, illustrando la posizione che intende
assumere e, su loro richiesta, riferisce ai competenti organi
parlamentari prima delle riunioni del Consiglio dei Ministri
dell'Unione europea.
6. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie riferisce semestralmente alle Camere
illustrando i temi di maggiore interesse decisi o in discussione in
ambito comunitario e informa i competenti organi parlamentari sulle
risultanze delle riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione
europea e del Consiglio europeo, entro quindici giorni dallo
svolgimento delle stesse.
7. Sui progetti e sugli atti di cui ai commi 1 e 2 i competenti
organi parlamentari possono formulare osservazioni e adottare ogni
opportuno atto di indirizzo al Governo. A tale fine possono
richiedere al Governo, per il tramite del Presidente del Consiglio
dei Ministri ovvero del Ministro per le politiche comunitarie, una
relazione tecnica che dia conto dello stato dei negoziati, delle
eventuali osservazioni espresse da soggetti gia' consultati nonche'
dell'impatto sull'ordinamento, sull'organizzazione delle
amministrazioni pubbliche e sull'attivita' dei cittadini e delle
imprese.

Art. 4.
Riserva di esame parlamentare

1. Qualora le Camere abbiano iniziato l'esame di progetti o di atti
di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, il Governo puo' procedere alle
attivita' di propria competenza per la formazione dei relativi atti
comunitari e dell'Unione europea soltanto a conclusione di tale
esame, e comunque decorso il termine di cui al comma 3, apponendo in
sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea la riserva di
esame parlamentare.
2. In casi di particolare importanza politica, economica e sociale
di progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3, il
Governo puo' apporre, in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione
europea, una riserva di esame parlamentare sul testo o su una o piu'
parti di esso. In tale caso, il Governo invia alle Camere il testo
sottoposto alla decisione affinche' su di esso si esprimano i
competenti organi parlamentari.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, il Presidente del Consiglio dei
Ministri ovvero il Ministro per le politiche comunitarie comunica
alle Camere di avere apposto una riserva di esame parlamentare in
sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. Decorso il
termine di venti giorni dalla predetta comunicazione, il Governo puo'
procedere anche in mancanza della pronuncia parlamentare alle
attivita' dirette alla formazione dei relativi atti comunitari e
dell'Unione europea.

Art. 5.
Partecipazione delle regioni e delle province autonome alle
decisioni relative alla formazione di atti normativi comunitari


1. I progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3 sono
trasmessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro
per le politiche comunitarie, contestualmente alla loro ricezione,
alla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti
dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province autonome, ai
fini dell'inoltro alle Giunte e ai Consigli regionali e delle
province autonome, indicando la data presunta per la loro discussione
o adozione.
2. Con le stesse modalita' di cui al comma 1, la Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie
assicura alle regioni e alle province autonome un'informazione
qualificata e tempestiva sui progetti e sugli atti trasmessi che
rientrano nelle materie di competenza delle regioni e delle province
autonome, curandone il costante aggiornamento.
3. Ai fini della formazione della posizione italiana, le regioni e
le province autonome, nelle materie di loro competenza, entro venti
giorni dalla data del ricevimento degli atti di cui ai commi 1 e 2
dell'articolo 3, possono trasmettere osservazioni al Presidente del
Consiglio dei Ministri o al Ministro per le politiche comunitarie,
per il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano o della Conferenza dei
presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province
autonome.
4. Qualora un progetto di atto normativo comunitario riguardi una
materia attribuita alla competenza legislativa delle regioni o delle
province autonome e una o piu' regioni o province autonome ne
facciano richiesta, il Governo convoca la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, ai fini del raggiungimento dell'intesa ai sensi
dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro
il termine di venti giorni. Decorso tale termine, ovvero nei casi di
urgenza motivata sopravvenuta, il Governo puo' procedere anche in
mancanza dell'intesa.
5. Nei casi di cui al comma 4, qualora lo richieda la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, il Governo appone una riserva di
esame in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea. In tale
caso il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per
le politiche comunitarie comunica alla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano di avere apposto una riserva di esame in sede di Consiglio
dei Ministri dell'Unione europea. Decorso il termine di venti giorni
dalla predetta comunicazione, il Governo puo' procedere anche in
mancanza della pronuncia della predetta Conferenza alle attivita'
dirette alla formazione dei relativi atti comunitari.
6. Salvo il caso di cui al comma 4, qualora le osservazioni delle
regioni e delle province autonome non siano pervenute al Governo
entro la data indicata all'atto di trasmissione dei progetti o, in
mancanza, entro il giorno precedente quello della discussione in sede
comunitaria, il Governo puo' comunque procedere alle attivita'
dirette alla formazione dei relativi atti comunitari.
7. Nelle materie di competenza delle regioni e delle province
autonome, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per
le politiche comunitarie, nell'esercizio delle competenze di cui
all'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.
303, convoca ai singoli tavoli di coordinamento nazionali i
rappresentanti delle regioni e delle province autonome, individuati
in base a criteri da stabilire in sede di Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, ai
fini della successiva definizione della posizione italiana da
sostenere, d'intesa con il Ministero degli affari esteri e con i
Ministeri competenti per materia, in sede di Unione europea.
8. Dall'attuazione del comma 7 non devono derivare nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica.
9. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa tempestivamente le regioni e le
province autonome, per il tramite della Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, delle
proposte e delle materie di competenza delle regioni e delle province
autonome che risultano inserite all'ordine del giorno delle riunioni
del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea.
10. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie, prima dello svolgimento delle riunioni del
Consiglio europeo, riferisce alla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, in sessione comunitaria, sulle proposte e sulle materie
di competenza delle regioni e delle province autonome che risultano
inserite all'ordine del giorno, illustrando la posizione che il
Governo intende assumere. Il Governo riferisce altresi', su richiesta
della predetta Conferenza, prima delle riunioni del Consiglio dei
Ministri dell'Unione europea, alla Conferenza stessa, in sessione
comunitaria, sulle proposte e sulle materie di competenza delle
regioni e delle province autonome che risultano inserite all'ordine
del giorno, illustrando la posizione che il Governo intende assumere.
11. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa le regioni e le province autonome, per
il tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, delle risultanze delle
riunioni del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea e del
Consiglio europeo con riferimento alle materie di loro competenza,
entro quindici giorni dallo svolgimento delle stesse.
12. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 5 della legge
5 giugno 2003, n. 131.

Note all'art. 5:
- L'art. 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali), cosi' recita:
«Art. 3 (Intese). - 1. Le disposizioni del presente
articolo si applicano a tutti i procedimenti in cui la
legislazione vigente prevede un'intesa nella Conferenza
Stato-regioni.
2. Le intese si perfezionano con l'espressione
dell'assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Quando un'intesa espressamente prevista dalla legge
non e' raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta
della Conferenza Stato-regioni in cui l'oggetto e' posto
all'ordine del giorno, il Consiglio dei Ministri provvede
con deliberazione motivata.
4. In caso di motivata urgenza il Consiglio dei
Ministri puo' provvedere senza l'osservanza delle
disposizioni del presente articolo. I provvedimenti
adottati sono sottoposti all'esame della Conferenza
Stato-regioni nei successivi quindici giorni. Il Consiglio
dei Ministri e' tenuto ad esaminare le osservazioni della
Conferenza Stato-regioni ai fini di eventuali deliberazioni
successive».
- L'art. 3, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo
1997, n. 59), cosi' recita:
«Art. 3 (Partecipazione all'Unione europea). - 1.
(Omissis).
2. Compete al Presidente del Consiglio la
responsabilita' per l'attuazione degli impegni assunti
nell'ambito dell'Unione europea. A tal fine, il Presidente
si avvale di un apposito Dipartimento della Presidenza del
Consiglio. Di tale struttura si avvale, altresi', per il
coordinamento, nella fase di predisposizione della
normativa comunitaria, delle amministrazioni dello Stato
competenti per settore, delle regioni, degli operatori
privati e delle parti sociali interessate, ai fini della
definizione della posizione italiana da sostenere, di
intesa con il Ministero degli affari esteri, in sede di
Unione europea.
3. (Omissis)».
- L'art. 5 della legge 5 giugno 2003, n. 131
(Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della
Repubblica alla legge Cost. 18 ottobre 2001, n.3), cosi'
recita:
«Art. 5 (Attuazione dell'art. 117, quinto comma, della
Costituzione sulla partecipazione delle regioni in materia
comunitaria). - 1. Le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano concorrono direttamente, nelle materie
di loro competenza legislativa, alla formazione degli atti
comunitari, partecipando, nell'ambito delle delegazioni del
Governo, alle attivita' del Consiglio e dei gruppi di
lavoro e dei comitati del Consiglio e della Commissione
europea, secondo modalita' da concordare in sede di
Conferenza Stato-regioni che tengano conto della
particolarita' delle autonomie speciali e, comunque,
garantendo l'unitarieta' della rappresentazione della
posizione italiana da parte del Capo delegazione designato
dal Governo. Nelle delegazioni del Governo deve essere
prevista la partecipazione di almeno un rappresentante
delle regioni a statuto speciale e delle province autonome
di Trento e di Bolzano. Nelle materie che spettano alle
regioni ai sensi dell'art. 117, quarto comma, della
Costituzione, il Capo delegazione, che puo' essere anche un
Presidente di Giunta regionale o di provincia autonoma, e'
designato dal Governo sulla base di criteri e procedure
determinati con un accordo generale di cooperazione tra
Governo, regioni a statuto ordinario e a statuto speciale
stipulato in sede di Conferenza Stato-regioni. In attesa o
in mancanza di tale accordo, il Capo delegazione e'
designato dal Governo. Dall'attuazione del presente art.
non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
2. Nelle materie di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano,
il Governo puo' proporre ricorso dinanzi alla Corte di
giustizia delle Comunita' europee avverso gli atti
normativi comunitari ritenuti illegittimi anche su
richiesta di una delle regioni o delle province autonome.
Il Governo e' tenuto a proporre tale ricorso qualora esso
sia richiesto dalla Conferenza Stato-regioni a maggioranza
assoluta delle regioni e delle province autonome».

Art. 6.
Partecipazione degli enti locali alle decisioni relative
alla formazione di atti normativi comunitari


1. Qualora i progetti e gli atti di cui ai commi 1 e 2
dell'articolo 3 riguardino questioni di particolare rilevanza negli
ambiti di competenza degli enti locali, la Presidenza del Consiglio
dei Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie li trasmette
alla Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali. Tali progetti e
atti sono altresi' trasmessi, per il tramite della Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali, alle associazioni rappresentative
degli enti locali. Su tutti i progetti e gli atti di loro interesse
le associazioni rappresentative degli enti locali, per il tramite
della Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, possono
trasmettere osservazioni al Presidente del Consiglio dei Ministri o
al Ministro per le politiche comunitarie e possono richiedere che gli
stessi siano sottoposti all'esame della Conferenza stessa.
2. Nelle materie che investono le competenze degli enti locali, la
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche
comunitarie convoca alle riunioni di cui al comma 7 dell'articolo 5
esperti designati dagli enti locali secondo modalita' da stabilire in
sede di Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali. Dall'attuazione
del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.
3. Qualora le osservazioni degli enti locali non siano pervenute al
Governo entro la data indicata all'atto di trasmissione dei progetti
o degli atti o, in mancanza, entro il giorno precedente quello della
discussione in sede comunitaria, il Governo puo' comunque procedere
alle attivita' dirette alla formazione dei relativi atti comunitari.

Art. 7.
Partecipazione delle parti sociali e delle categorie produttive
alle decisioni relative alla formazione di atti comunitari


1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie trasmette al Consiglio nazionale dell'economia
e del lavoro (CNEL) i progetti e gli atti di cui al comma 1
dell'articolo 3 riguardanti materie di particolare interesse
economico e sociale. Il CNEL puo' fare pervenire alle Camere e al
Governo le valutazioni e i contributi che ritiene opportuni, ai sensi
degli articoli 10 e 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 936. A tale
fine, il CNEL puo' istituire, secondo le norme del proprio
ordinamento, uno o piu' comitati per l'esame degli atti comunitari.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie, al fine di assicurare un piu' ampio
coinvolgimento delle categorie produttive e delle parti sociali,
organizza, in collaborazione con il CNEL, apposite sessioni di studio
ai cui lavori possono essere invitati anche le associazioni nazionali
dei comuni, delle province e delle comunita' montane e ogni altro
soggetto interessato.

Note all'art. 7:
- Si riporta il testo degli articoli 10 e 12 della
legge 30 dicembre 1986, n. 936 (Norme sul Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro):
«Art. 10 (Attribuzioni). - 1. In conformita' a quanto
previsto dall'art. 99, secondo e terzo comma, della
Costituzione, il CNEL:
a) esprime, su richiesta del Governo, valutazioni e
proposte sui piu' importanti documenti ed atti di politica
e di programmazione economica e sociale, anche con
riferimento alle politiche comunitarie;
b) esamina, in apposita sessione, la relazione
previsionale e programmatica che il Ministro del bilancio e
della programmazione economica e il Ministro del tesoro
sono tenuti a presentare al Parlamento a norma dell'art. 15
della legge 5 agosto 1978, n. 468;
c) approva in apposite sessioni con periodicita' da
esso stesso stabilita, ovvero, in relazione ad esigenze
specifiche, su richiesta delle Camere o del Governo,
rapporti predisposti da apposito comitato o dalla
commissione di cui all'art. 16 sugli andamenti generali,
settoriali e locali del mercato del lavoro, sugli assetti
normativi e retributivi espressi dalla contrattazione
collettiva, procedendo ad un esame critico dei dati
disponibili e delle loro fonti, al fine di agevolare
l'elaborazione di risultati univoci sui singoli fenomeni;
d) esprime proprie valutazioni sull'andamento della
congiuntura economica in sessioni semestrali, dettando a
tal fine proprie direttive agli istituti incaricati di
redigere il rapporto di base;
e) esamina, sulla base dei rapporti predisposti dal
Governo, le politiche comunitarie e la loro attuazione e a
tal fine mantiene i contatti con i corrispondenti organismi
delle Comunita' europee e degli altri Stati membri;
f) contribuisce all'elaborazione della legislazione
che comporta indirizzi di politica economica e sociale
esprimendo pareri e compiendo studi e indagini su richiesta
delle Camere o del Governo o delle regioni o delle province
autonome;
g) puo' formulare osservazioni e proposte di propria
iniziativa sulle materie di cui ai punti precedenti, previa
presa in considerazione da parte dell'assemblea con le
stesse modalita' previste per la propria iniziativa
legislativa;
h) compie studi e indagini di propria iniziativa,
sulle materie di cui ai punti precedenti;
i) ha l'iniziativa legislativa;
l) esercita tutte le altre funzioni ad esso
attribuite dalla legge».
«Art. 12 (Contributo all'elaborazione della
legislazione). - 1. Le osservazioni e le proposte del CNEL
vengono trasmesse al Governo, nonche' alle Camere e alle
regioni e alle province autonome, che ne disciplinano le
modalita' di utilizzazione nell'ambito dei rispettivi
ordinamenti.
2. Nelle materie di cui all'art. 10 il CNEL puo' far
pervenire alle Camere e al Governo i contributi che ritiene
opportuni anche in riferimento all'attivita' delle
Comunita' europee e di organismi internazionali ai quali
l'Italia partecipa».

Art. 8.
Legge comunitaria

1. Lo Stato, le regioni e le province autonome, nelle materie di
propria competenza legislativa, danno tempestiva attuazione alle
direttive comunitarie.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie informa con tempestivita' le Camere e, per il
tramite della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei
presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province
autonome, le regioni e le province autonome, degli atti normativi e
di indirizzo emanati dagli organi dell'Unione europea e delle
Comunita' europee.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie verifica, con la collaborazione delle
amministrazioni interessate, lo stato di conformita' dell'ordinamento
interno e degli indirizzi di politica del Governo in relazione agli
atti di cui al comma 2 e ne trasmette le risultanze tempestivamente,
e comunque ogni quattro mesi, anche con riguardo alle misure da
intraprendere per assicurare tale conformita', agli organi
parlamentari competenti, alla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli
regionali e delle province autonome, per la formulazione di ogni
opportuna osservazione. Nelle materie di loro competenza le regioni e
le province autonome verificano lo stato di conformita' dei propri
ordinamenti in relazione ai suddetti atti e ne trasmettono le
risultanze alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per le politiche comunitarie con riguardo alle misure da
intraprendere.
4. All'esito della verifica e tenuto conto delle osservazioni di
cui al comma 3, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il
Ministro per le politiche comunitarie, di concerto con il Ministro
degli affari esteri e con gli altri Ministri interessati, entro il
31 gennaio di ogni anno presenta al Parlamento un disegno di legge
recante: «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee»; tale titolo e'
completato dall'indicazione: «Legge comunitaria» seguita dall'anno di
riferimento.
5. Nell'ambito della relazione al disegno di legge di cui al comma
4 il Governo:
a) riferisce sullo stato di conformita' dell'ordinamento interno
al diritto comunitario e sullo stato delle eventuali procedure di
infrazione dando conto, in particolare, della giurisprudenza della
Corte di giustizia delle Comunita' europee relativa alle eventuali
inadempienze e violazioni degli obblighi comunitari da parte della
Repubblica italiana;
b) fornisce l'elenco delle direttive attuate o da attuare in via
amministrativa;
c) da' partitamente conto delle ragioni dell'eventuale omesso
inserimento delle direttive il cui termine di recepimento e' gia'
scaduto e di quelle il cui termine di recepimento scade nel periodo
di riferimento, in relazione ai tempi previsti per l'esercizio della
delega legislativa;
d) fornisce l'elenco delle direttive attuate con regolamento ai
sensi dell'articolo 11, nonche' l'indicazione degli estremi degli
eventuali regolamenti di attuazione gia' adottati;
e) fornisce l'elenco degli atti normativi con i quali nelle
singole regioni e province autonome si e' provveduto a dare
attuazione alle direttive nelle materie di loro competenza, anche con
riferimento a leggi annuali di recepimento eventualmente approvate
dalle regioni e dalle province autonome. L'elenco e' predisposto
dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano e trasmesso alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie in
tempo utile e, comunque, non oltre il 25 gennaio di ogni anno.

Art. 9.
Contenuti della legge comunitaria

1. Il periodico adeguamento dell'ordinamento nazionale
all'ordinamento comunitario e' assicurato dalla legge comunitaria
annuale, che reca:
a) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali
vigenti in contrasto con gli obblighi indicati all'articolo 1;
b) disposizioni modificative o abrogative di disposizioni statali
vigenti oggetto di procedure di infrazione avviate dalla Commissione
delle Comunita' europee nei confronti della Repubblica italiana;
c) disposizioni occorrenti per dare attuazione o assicurare
l'applicazione degli atti del Consiglio o della Commissione delle
Comunita' europee di cui alle lettere a) e c) del comma 2
dell'articolo 1, anche mediante il conferimento al Governo di delega
legislativa;
d) disposizioni che autorizzano il Governo ad attuare in via
regolamentare le direttive, sulla base di quanto previsto
dall'articolo 11;
e) disposizioni occorrenti per dare esecuzione ai trattati
internazionali conclusi nel quadro delle relazioni esterne
dell'Unione europea;
f) disposizioni che individuano i principi fondamentali nel
rispetto dei quali le regioni e le province autonome esercitano la
propria competenza normativa per dare attuazione o assicurare
l'applicazione di atti comunitari nelle materie di cui all'articolo
117, terzo comma, della Costituzione;
g) disposizioni che, nelle materie di competenza legislativa
delle regioni e delle province autonome, conferiscono delega al
Governo per l'emanazione di decreti legislativi recanti sanzioni
penali per la violazione delle disposizioni comunitarie recepite
dalle regioni e dalle province autonome;
h) disposizioni emanate nell'esercizio del potere sostitutivo di
cui all'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, in
conformita' ai principi e nel rispetto dei limiti di cui all'articolo
16, comma 3.
2. Gli oneri relativi a prestazioni e controlli da eseguire da
parte di uffici pubblici, ai fini dell'attuazione delle disposizioni
comunitarie di cui alla legge comunitaria per l'anno di riferimento,
sono posti a carico dei soggetti interessati, secondo tariffe
determinate sulla base del costo effettivo del servizio, ove cio' non
risulti in contrasto con la disciplina comunitaria. Le tariffe di cui
al precedente periodo sono predeterminate e pubbliche.

Note all'art. 9:
- L'art. 117 della Costituzione, cosi' recita:
«Art. 117. - La potesta' legislativa e' esercitata
dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche' dei vincoli derivanti
dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
apportenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezioni del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di Governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologia e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
meterie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta' regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinanti da leggi dello Stato.».

Art. 10.
Misure urgenti per l'adeguamento agli
obblighi derivanti dall'ordinamento comunitario


1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie puo' proporre al Consiglio dei Ministri
l'adozione dei provvedimenti, anche urgenti, necessari a fronte di
atti normativi e di sentenze degli organi giurisdizionali delle
Comunita' europee e dell'Unione europea che comportano obblighi
statali di adeguamento solo qualora la scadenza risulti anteriore
alla data di presunta entrata in vigore della legge comunitaria
relativa all'anno in corso.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per i
rapporti con il Parlamento assume le iniziative necessarie per
favorire un tempestivo esame parlamentare dei provvedimenti di cui al
comma 1.
3. Nei casi di cui al comma 1, qualora gli obblighi di adeguamento
ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario riguardino materie
di competenza legislativa o amministrativa delle regioni e delle
province autonome, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il
Ministro per le politiche comunitarie informa gli enti interessati
assegnando un termine per provvedere e, ove necessario, chiede che la
questione venga sottoposta all'esame della Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano per concordare le iniziative da assumere. In caso di
mancato tempestivo adeguamento da parte dei suddetti enti, il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le politiche
comunitarie propone al Consiglio dei Ministri le opportune iniziative
ai tini dell'esercizio dei poteri sostitutivi di cui agli
articoli 117, quinto comma, e 120, secondo comma, della Costituzione,
secondo quanto previsto dagli articoli 11, comma 8, 13, comma 2, e
16, comma 3, della presente legge e dalle altre disposizioni
legislative in materia.
4. I decreti legislativi di attuazione di normative comunitarie o
di modifica di disposizioni attuative delle medesime, la cui delega
e' contenuta in leggi diverse dalla legge comunitaria annuale, sono
adottati nel rispetto dei principi e criteri direttivi generali
previsti dalla stessa legge per l'anno di riferimento, su proposta
del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per le
politiche comunitarie e del Ministro con competenza istituzionale
prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari
esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e con gli
altri Ministri interessati.
5. La disposizione di cui al comma 4 si applica, altresi',
all'emanazione di testi unici per il riordino e 1'armonizzazione di
normative di settore nel rispetto delle competenze delle regioni e
delle province autonome.

Note all'art. 10:
- Per l'art. 117 della Costituzione, vedi le note
all'art. 9.
- L'art. 120 della Costituzione, secondo comma, cosi'
recita:
«Il Governo puo' sostituirsi a organi delle regioni,
delle citta' metropolitane, delle province e dei comuni nel
caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali
o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per
l'incolumita' e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo
richiedono la tutela dell'unita' giuridica o dell'unita'
economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali,
prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.
La legge definisce le procedure atte a garantire che i
poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del
principio di sussidiarieta' e del principio di leale
collaborazione».

Art. 11.
Attuazione in via regolamentare e amministrativa

1. Nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della
Costituzione, gia' disciplinate con legge, ma non coperte da riserva
assoluta di legge, le direttive possono essere attuate mediante
regolamento se cosi' dispone la legge comunitaria. Il Governo
presenta alle Camere, in allegato al disegno di legge comunitaria, un
elenco delle direttive per l'attuazione delle quali chiede
l'autorizzazione di cui all'articolo 9, comma 1, lettera d).
2. I regolamenti di cui al comma 1 sono adottati ai sensi
dell'articolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni, su proposta del Presidente del Consiglio
dei Ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con gli altri Ministri interessati. Sugli schemi di
regolamento e' acquisito il parere del Consiglio di Stato, che deve
esprimersi entro quarantacinque giorni dalla richiesta. Sugli schemi
di regolamento e' altresi' acquisito, se cosi' dispone la legge
comunitaria, il parere dei competenti organi parlamentari, ai quali
gli schemi di regolamento sono trasmessi con apposite relazioni cui
e' allegato il parere del Consiglio di Stato e che si esprimono entro
quaranta giorni dall'assegnazione. Decorsi i predetti termini, i
regolamenti sono emanati anche in mancanza di detti pareri.
3. I regolamenti di cui al comma 1 si conformano alle seguenti
norme generali, nel rispetto dei principi e delle disposizioni
contenuti nelle direttive da attuare:
a) individuazione della responsabilita' e delle funzioni
attuative delle amministrazioni, nel rispetto del principio di
sussidiarieta';
b) esercizio dei controlli da parte degli organismi gia' operanti
nel settore e secondo modalita' che assicurino efficacia, efficienza,
sicurezza e celerita';
c) esercizio delle opzioni previste dalle direttive in
conformita' alle peculiarita' socio-economiche nazionali e locali e
alla normativa di settore;
d) fissazione di termini e procedure, nel rispetto dei principi
di cui all'articolo 20, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e
successive modificazioni.
4. I regolamenti di cui al comma 1 tengono conto anche delle
eventuali modificazioni della disciplina comunitaria intervenute sino
al momento della loro adozione.
5. Nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della
Costituzione, non disciplinate dalla legge o da regolamento emanato
ai sensi dell'articolo 17, commi 1 e 2, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, e successive modificazioni, e non coperte da riserva di
legge, le direttive possono essere attuate con regolamento
ministeriale o interministeriale, ai sensi dell'articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, o con atto amministrativo
generale da parte del Ministro con competenza prevalente per la
materia, di concerto con gli altri Ministri interessati. Con le
medesime modalita' sono attuate le successive modifiche e
integrazioni delle direttive.
6. In ogni caso, qualora le direttive consentano scelte in ordine
alle modalita' della loro attuazione, la legge comunitaria o altra
legge dello Stato detta i principi e criteri direttivi. Con legge
sono dettate, inoltre, le disposizioni necessarie per introdurre
sanzioni penali o amministrative o individuare le autorita' pubbliche
cui affidare le funzioni amministrative inerenti all'applicazione
della nuova disciplina.
7. La legge comunitaria provvede in ogni caso, ai sensi
dell'articolo 9, comma 1, lettera c), ove l'attuazione delle
direttive comporti:
a) l'istituzione di nuovi organi o strutture amministrative;
b) la previsione di nuove spese o minori entrate.
8. In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma,
della Costituzione, gli atti normativi di cui al presente articolo
possono essere adottati nelle materie di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome al fine di porre rimedio
all'eventuale inerzia dei suddetti enti nel dare attuazione a norme
comunitarie. In tale caso, gli atti normativi statali adottati si
applicano, per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a decorrere
dalla scadenza del termine stabilito per l'attuazione della
rispettiva normativa comunitaria, perdono comunque efficacia dalla
data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna
regione e provincia autonoma e recano l'esplicita indicazione della
natura sostitutiva del potere esercitato e del carattere cedevole
delle disposizioni in essi contenute. I predetti atti normativi sono
sottoposti al preventivo esame della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano.

Note all'art. 11:
- Per l'art. 117 della Costituzione, vedi le note
all'art. 9.
- L'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400
(Disciplina l'attivita' di Governo e rdinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri), cosi' recita:
«Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta'
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle
norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione».
- L'art. 20, comma 5; della legge 15 marzo 1997, n. 59
(Delega al Governo per il conferimento di funzioni e
compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della
Pubblica Amministrazione e per la semplificazione
amministrativa), cosi' recita:
«5. I decreti legislativi di cui al comma 2 sono
emanati su proposta del Ministro competente, di concerto
con il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro
per la funzione pubblica, con i Ministri interessati e con
il Ministro dell'economia e delle finanze, previa
acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui
all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
e, successivamente, dei pareri delle Commissioni
parlamentari competenti che sono resi entro il termine di
sessanta giorni dal ricevimento della richiesta».

Art. 12.
Attuazione delle modifiche alle direttive
comunitarie recepite in via regolamentare


1. Fermo quanto previsto dall'articolo 13, la legge comunitaria
puo' disporre che, all'attuazione di ciascuna modifica delle
direttive da attuare mediante regolamento ai sensi dell'articolo 11,
si provveda con la procedura di cui al comma 2 del medesimo articolo
11.

Art. 13.
Adeguamenti tecnici

1. Alle norme comunitarie non autonomamente applicabili, che
modificano modalita' esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia' recepite nell'ordinamento nazionale, e' data
attuazione, nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma,
della Costituzione, con decreto del Ministro competente per materia,
che ne da' tempestiva comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma,
della Costituzione, i provvedimenti di cui al presente articolo
possono essere adottati nelle materie di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome al fine di porre rimedio
all'eventuale inerzia dei suddetti enti nel dare attuazione a norme
comunitarie. In tale caso, i provvedimenti statali adottati si
applicano, per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a decorrere
dalla scadenza del termine stabilito per l'attuazione della
rispettiva normativa comunitaria e perdono comunque efficacia dalla
data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna
regione e provincia autonoma. I provvedimenti recano l'esplicita
indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato e del
carattere cedevole delle disposizioni in essi contenute.

Note all'art. 13:
- Per l'art. 117 della Costituzione, vedi le note
all'art. 9.

Art. 14.
Decisioni delle Comunita' europee

1. A seguito della notificazione di decisioni adottate dal
Consiglio o dalla Commissione delle Comunita' europee, destinate alla
Repubblica italiana, che rivestono particolare importanza per gli
interessi nazionali o comportano rilevanti oneri di esecuzione, il
Ministro per le politiche comunitarie, consultati il Ministro degli
affari esteri e i Ministri interessati e d'intesa con essi, ne
riferisce al Consiglio dei Ministri.
2. Il Consiglio dei Ministri, se non delibera l'eventuale
impugnazione della decisione, emana le direttive opportune per
l'esecuzione della decisione a cura delle autorita' competenti.
3. Se l'esecuzione della decisione investe le competenze di una
regione o di una provincia autonoma, il presidente della regione o
della provincia autonoma interessata interviene alla riunione del
Consiglio dei Ministri, con voto consultivo, salvo quanto previsto
dagli statuti speciali.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie trasmette il testo delle decisioni adottate dal
Consiglio o dalla Commissione delle Comunita' europee alle Camere per
la formulazione di eventuali osservazioni e atti di indirizzo ai fini
della loro esecuzione. Nelle materie di competenza delle regioni e
delle province autonome le stesse decisioni sono trasmesse altresi'
agli enti interessati per il tramite della Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e
della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei Consigli
regionali e delle province autonome, per la formulazione di eventuali
osservazioni.

Art. 15.
Relazione annuale al Parlamento

1. Entro il 31 gennaio di ogni anno il Governo presenta al
Parlamento una relazione sui seguenti temi:
a) gli sviluppi del processo di integrazione europea, con
particolare riferimento alle attivita' del Consiglio europeo e del
Consiglio dei Ministri dell'Unione europea, alle questioni
istituzionali, alle relazioni esterne dell'Unione europea, alla
cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni e
agli orientamenti generali delle politiche dell'Unione;
b) la partecipazione dell'Italia al processo normativo
comunitario con l'esposizione dei principi e delle linee
caratterizzanti della politica italiana nei lavori preparatori in
vista dell'emanazione degli atti normativi comunitari e, in
particolare, degli indirizzi del Governo su ciascuna politica
comunitaria, sui gruppi di atti normativi riguardanti la stessa
materia e su singoli atti normativi che rivestono rilievo di politica
generale;
c) l'attuazione in Italia delle politiche di coesione economica e
sociale, l'andamento dei flussi finanziari verso l'Italia e la loro
utilizzazione, con riferimento anche alle relazioni della Corte dei
conti delle Comunita' europee per cio' che concerne l'Italia;
d) i pareri, le osservazioni e gli atti di indirizzo delle
Camere, nonche' le osservazioni della Conferenza dei presidenti delle
regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano e della Conferenza dei
presidenti dell'Assemblea, dei Consigli regionali e delle province
autonome, con l'indicazione delle iniziative assunte e dei
provvedimenti conseguentemente adottati;
e) l'elenco e i motivi delle impugnazioni di cui all'articolo 14,
comma 2.
2. Nella relazione di cui al comma 1 sono chiaramente distinti i
resoconti delle attivita' svolte e gli orientamenti che il Governo
intende assumere per l'anno in corso.

Art. 16.
Attuazione delle direttive comunitarie da parte
delle regioni e delle province autonome


1. Le regioni e le province autonome, nelle materie di propria
competenza, possono dare immediata attuazione alle direttive
comunitarie. Nelle materie di competenza concorrente la legge
comunitaria indica i principi fondamentali non derogabili dalla legge
regionale o provinciale sopravvenuta e prevalenti sulle contrarie
disposizioni eventualmente gia' emanate dalle regioni e dalle
province autonome.
2. I provvedimenti adottati dalle regioni e dalle province autonome
per dare attuazione alle direttive comunitarie, nelle materie di
propria competenza legislativa, devono recare nel titolo il numero
identificativo della direttiva attuata e devono essere immediatamente
trasmessi in copia conforme alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento per le politiche comunitarie.
3. Ai fini di cui all'articolo 117, quinto comma, della
Costituzione, le disposizioni legislative adottate dallo Stato per
l'adempimento degli obblighi comunitari, nelle materie di competenza
legislativa delle regioni e delle province autonome, si applicano,
per le regioni e le province autonome, alle condizioni e secondo la
procedura di cui all'articolo 11, comma 8, secondo periodo.
4. Nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, della
Costituzione, cui hanno riguardo le direttive, il Governo indica i
criteri e formula le direttive ai quali si devono attenere le regioni
e le province autonome ai fini del soddisfacimento di esigenze di
carattere unitario, del perseguimento degli obiettivi della
programmazione economica e del rispetto degli impegni derivanti dagli
obblighi internazionali. Detta funzione, fuori dai casi in cui sia
esercitata con legge o con atto avente forza di legge o, sulla base
della legge comunitaria, con i regolamenti previsti dall'articolo 11,
e' esercitata mediante deliberazione del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per
le politiche comunitarie, d'intesa con i Ministri competenti secondo
le modalita' di cui all'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

Note all'art. 16:
- Per l'art. 117 della Costituzione, vedi le note
all'art. 9.
- L'art. 8 della citata legge n. 59 del 1997, cosi'
recita:
«Art. 8. - 1. Gli atti di indirizzo e coordinamento
delle funzioni amministrative regionali, gli atti di
coordinamento tecnico, nonche' le direttive relative
all'esercizio delle funzioni delegate, sono adottati previa
intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, o con la singola regione interessata.
2. Qualora nel termine di quarantacinque giorni dalla
prima consultazione l'intesa non sia stata raggiunta, gli
atti di cui al comma 1 sono adottati con deliberazione del
Consiglio dei ministri, previo parere della Commissione
parlamentare per le questioni regionali da esprimere entro
trenta giorni dalla richiesta.
3. In caso di urgenza il Consiglio dei Ministri puo'
provvedere senza l'osservanza delle procedure di cui ai
commi 1 e 2. I provvedimenti in tal modo adottati sono
sottoposti all'esame degli organi di cui ai commi 1 e 2
entro i successivi quindici giorni. Il Consiglio dei
ministri e' tenuto a riesaminare i provvedimenti in ordine
ai quali siano stati espressi pareri negativi.
4. Gli atti di indirizzo e coordinamento, gli atti di
coordinamento tecnico, nonche' le direttive adottate con
deliberazione del Consiglio dei ministri, sono trasmessi
alle competenti Commissioni parlamentari.
5. Sono abrogate le seguenti disposizioni concernenti
funzioni di indirizzo e coordinamento dello Stato:
a) l'art. 3, legge 22 luglio 1975, n. 382;
b) l'art. 4, secondo comma, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, il
primo comma del medesimo articolo limitatamente alle parole
da: "nonche' la funzione di indirizzo" fino a: "n. 382" e
alle parole "e con la Comunita' economica europea", nonche'
il terzo comma del medesimo articolo, limitatamente alle
parole: "impartisce direttive per l'esercizio delle
funzioni amministrative delegate alle regioni, che sono
tenute ad osservarle, ed";
c) l'art. 2, comma 3, lettera d), della legge
23 agosto 1988, n. 400, limitatamente alle parole: "gli
atti di indirizzo e coordinamento dell'attivita'
amministrativa delle regioni e, nel rispetto delle
disposizioni statutarie, delle regioni a statuto speciale e
delle province autonome di Trento e Bolzano";
d) l'art. 13, comma 1, lettera e), della legge
23 agosto 1988, n. 400, limitatamente alle parole: "anche
per quanto concerne le funzioni statali di indirizzo e
coordinamento";
e) l'art. 1, comma 1, lettera hh), della legge
12 gennaio 1991, n. 13.
6. E' soppresso l'ultimo periodo della lettera a) del
primo comma dell'art. 17 della legge 16 maggio 1970. n.
281».

Art. 17.
Sessione comunitaria della Conferenza Stato-regioni

1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri convoca almeno ogni sei
mesi, o anche su richiesta delle regioni e delle province autonome,
una sessione speciale della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
dedicata alla trattazione degli aspetti delle politiche comunitarie
di interesse regionale e provinciale. Il Governo informa
tempestivamente le Camere sui risultati emersi da tale sessione.
2. La Conferenza, in particolare, esprime parere:
a) sugli indirizzi generali relativi all'elaborazione e
all'attuazione degli atti comunitari che riguardano le competenze
regionali;
b) sui criteri e le modalita' per conformare l'esercizio delle
funzioni regionali all'osservanza e all'adempimento degli obblighi di
cui all'articolo 1, comma 1;
c) sullo schema del disegno di legge di cui all'articolo 8 sulla
base di quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni.
3. Il Ministro per le politiche comunitarie riferisce al Comitato
interministeriale per la programmazione economica per gli aspetti di
competenza di cui all'articolo 2 della legge 16 aprile 1987, n. 183.

Note all'art. 17:
- L'art. 5, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta'
ed autonomie locali), cosi' recita:
«Art. 5 (Rapporti tra regioni e Unione europea). - 1.
La Conferenza Stato-regioni, anche su richiesta delle
regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano,
si riunisce in apposita sessione almeno due volte all'anno
al fine di:
a) raccordare le linee della politica nazionale
relativa all'elaborazione degli atti comunitari con le
esigenze rappresentate dalle regioni e dalle province
autonome di Trento e di Bolzano nelle materie di competenza
di queste ultime;
b) esprimere parere sullo schema dell'annuale disegno
di legge che reca: «Disposizioni per l'adempimento di
obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione
europea». Decorso il termine di venti giorni dalla
richiesta del parere, il disegno di legge e' presentato al
Parlamento anche in mancanza di tale parere».
- L'art. 2 della legge 16 aprile 1987, n. 183
(Coordinamento delle politiche riguardanti l'appartenenza
dell'Italia alle Comunita' europee ed adeguamento
dell'ordinamento interno agli atti normativi comunitari),
cosi' recita:
«Art. 2 (Competenze del comitato interministeriale per
la programmazione economica). - 1. Il comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE),
salve le attribuzioni del Consiglio dei ministri,
nell'ambito dell'azione necessaria per armonizzare la
politica economica nazionale con le politiche comunitarie:
a) esamina le connessioni fra le politiche delle
Comunita' europee e la programmazione economica nazionale;
b) elabora gli indirizzi generali da adottare per
l'azione italiana in sede comunitaria per il coordinamento
delle iniziative delle amministrazioni ad essa interessate
nonche' per la partecipazione finanziaria dello Stato al
bilancio comunitario;
c) adotta direttive generali per il proficuo utilizzo
dei flussi finanziari, sia comunitari che nazionali,
indicandone le quote per amministrazioni competenti,
dettando altresi' i criteri generali per il controllo della
spesa.
2. Agli indirizzi ed alle direttive generali di cui al
comma 1 si attengono, nelle materie di rispettiva
competenza, il comitato interministeriale per il
coordinamento della politica industriale (CIPI) e il
comitato interministeriale per la politica economica estera
(CIPES).
3. Il Ministro delegato per il coordinamento delle
politiche comunitarie fa parte dei comitati indicati nei
commi 1 e 2, nonche' del comitato interministeriale del
credito e del risparmio. Le funzioni attribuite a tali
comitati sono esercitate su iniziativa dei Ministri
competenti d'intesa col suddetto Ministro».

Art. 18.
Sessione comunitaria della Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali


1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche comunitarie convoca almeno una volta l'anno, o anche su
richiesta delle associazioni rappresentative degli enti locali ovvero
degli enti locali interessati, una sessione speciale della Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali, dedicata alla trattazione degli
aspetti delle politiche comunitarie di interesse degli enti locali.
Il Governo informa tempestivamente le Camere e la Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di
Bolzano sui risultati emersi durante tale sessione. La Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali, in particolare, esprime parere sui
criteri e le modalita' per conformare l'esercizio delle funzioni di
interesse degli enti locali all'osservanza e all'adempimento degli
obblighi di cui all'articolo 1, comma 1.

Art. 19.
Utilizzo di strumenti informatici

1. Per l'adempimento degli obblighi di trasmissione e di
informazione di cui alla presente legge, il Presidente del Consiglio
dei Ministri o il Ministro per le politiche comunitarie puo'
avvalersi di strumenti informatici.

Art. 20.
Regioni a statuto speciale e province autonome

1. Per le regioni a statuto speciale e le province autonome resta
fermo quanto previsto nei rispettivi statuti speciali e nelle
relative norme di attuazione.

Art. 21.
Modifica, deroga, sospensione
o abrogazione della legge


1. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 117, primo comma, della
Costituzione, le disposizioni della presente legge possono essere
modificate, derogate, sospese o abrogate da successive leggi solo
attraverso l'esplicita indicazione delle disposizioni da modificare,
derogare, sospendere o abrogare.

Nota all'art. 21:
- Per l'art. 117 della Costituzione, si vedano le note
all'art. 9.

Art. 22.
Abrogazioni

1. Gli articoli 11 e 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183, sono
abrogati.
2. La legge 9 marzo 1989, n. 86, e successive modificazioni, e'
abrogata.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 4 febbraio 2005
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Buttiglione, Ministro per le politiche
comunitarie
Visto, il Guardasigilli: Castelli

LAVORI PREPARATORI
Camera dei deputati (atto n. 3071):
Presentato dall'on. Stucchi il 25 luglio 2002.
Assegnato alla XIV commissione (Politiche dell'Unione
europea), in sede referente, l'8 ottobre 2002, con pareri
delle Commissioni I, III e Parlamentare per le questioni
regionali.
Esaminato dalla III commissione il 6, 20, 27 novembre
2002; 27 marzo 2003; 15 e 28 maggio 2003; 11 giugno 2003.
Relazione scritta presentata il 16 giugno 2003 (atto n.
3071-3123-3310-A relatore on. Stucchi).
Esaminato in aula il 23 giugno 2003 ed approvato in un
Testo unificato il 3 luglio 2003, con i nn. 3123 (Ministro
per le politiche comunitarie, Buttiglione) 3310 on. Bova ed
altri.
Senato della Repubblica (atto n. 2386):
Assegnato alla 1ª commissione (Affari costituzionali),
in sede referente, il 9 luglio 2003 con pareri delle
commissioni 2ª, 3ª, 5ª 14ª, Giunta per gli affari delle
Comunita' europee e parlamentare per le questioni
regionali.
Esaminato dalla commissione il 30 settembre 2003; 2
ottobre 2003; 22 gennaio 2004.
Relazione scritta presentata il 27 ottobre 2004 (atto
n. 2386-A relatore sen. Basile).
Esaminato in aula il 18 gennaio 2005 e approvato il 19
gennaio 2005.

Note all'art. 22:
- Gli articoli 11 e 20 della legge 16 aprile 1987, n.
183 (Coordinamento delle politiche riguardanti
l'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee ed
adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi
comunitari), abrogati dalla presente legge, recavano
rispettivamente:
«Attuazione amministrativa degli atti normativi
comunitari».
«Adeguamenti tecnici»
- La legge 9 marzo 1989, n. 86, abrogata dalla presente
legge, recava «Norme generali sulla partecipazione
dell'Italia al processo normativo comunitario e sulle
procedure di esecuzione degli obblighi comunitari».


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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