Comune di Jesi Rete civica Aesinet
Home Mappa E-mail facile Ricerca

scegli la categoria...
Il Comune - Relazioni con il pubblico - Informagiovani - Dati statistici - Informacittà - Gazzette leggi e normative - Cultura e tempo libero - Economia e lavoro - Turismo - Portale delle associazioni - Istruzione e formazione - Trasporti e mobilità - Sanità, ambiente

Gazzetta Ufficiale N. 96 del 27 Aprile 2005

 

LEGGE 18 aprile 2005, n.62

Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee. Legge comunitaria 2004.


CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI SUI PROCEDIMENTIPER L'ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI COMUNITARI
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga
la seguente legge:

Art. 1.
(Delega al Governo per l'attuazione di direttive comunitarie)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di diciotto
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i decreti
legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle
direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell'articolo 14
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e
del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia,
di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia,
dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in
relazione all'oggetto della direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive comprese nell'elenco di cui all'allegato B, nonche',
qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali, quelli relativi
all'attuazione delle direttive elencate nell'allegato A, sono
trasmessi, dopo l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla
legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche'
su di essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari.
Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono
emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per
l'espressione del parere parlamentare di cui al presente comma,
ovvero i diversi termini previsti dai commi 4 e 8, scadano nei trenta
giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o 5
o successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive 2003/10/CE, 2003/20/CE, 2003/35/CE, 2003/42/CE, 2003/59/CE,
2003/85/CE, 2003/87/CE, 2003/99/CE, 2003/122/Euratom, 2004/8/CE,
2004/12/CE, 2004/17/CE, 2004/18/CE, 2004/22/CE, 2004/25/CE,
2004/35/CE, 2004/38/CE, 2004/39/CE, 2004/67/CE e 2004/101/CE sono
corredati della relazione tecnica di cui all'articolo 11-ter, comma
2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Su
di essi e' richiesto anche il parere delle Commissioni parlamentari
competenti per i profili finanziari. Il Governo, ove non intenda
conformarsi alle condizioni formulate con riferimento all'esigenza di
garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della
Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei
necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri
definitivi delle Commissioni competenti per i profili finanziari che
devono essere espressi entro venti giorni.
5. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno
dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei principi
e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo puo'
emanare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni
integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del
comma 1.
6. In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma,
della Costituzione, i decreti legislativi eventualmente adottati
nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano entrano in vigore, per le
regioni e le province autonome nelle quali non sia ancora in vigore
la propria normativa di attuazione, alla data di scadenza del termine
stabilito per l'attuazione della normativa comunitaria e perdono
comunque efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della
normativa di attuazione adottata da ciascuna regione e provincia
autonoma nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento
comunitario e, nelle materie di competenza concorrente, dei principi
fondamentali stabiliti dalla legislazione dello Stato. A tale fine i
decreti legislativi recano l'esplicita indicazione della natura
sostitutiva e cedevole delle disposizioni in essi contenute.
7. Il Ministro per le politiche comunitarie, nel caso in cui una o
piu' deleghe di cui al comma 1 non risulti ancora esercitata
trascorsi quattro mesi dal termine previsto dalla direttiva per la
sua attuazione, trasmette alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica una relazione che dia conto dei motivi addotti dai
Ministri con competenza istituzionale prevalente per la materia a
giustificazione del ritardo. Il Ministro per le politiche comunitarie
ogni quattro mesi informa altresi' la Camera dei deputati e il Senato
della Repubblica sullo stato di attuazione delle direttive da parte
delle regioni e delle province autonome.
8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri parlamentari
di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali contenute negli schemi
di decreti legislativi recanti attuazione delle direttive comprese
negli allegati A e B, ritrasmette con le sue osservazioni e con
eventuali modificazioni i testi alla Camera dei deputati ed al Senato
della Repubblica per il parere definitivo che deve essere espresso
entro venti giorni.

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia ai sensi
dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).
Note all'art. 1:
- Si riporta il testo dell'art. 14 della legge
23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina l'attivita' di Governo e
l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri):
«Art. 14 (Decreti legislativi). - 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di "decreto legislativo" e
con l'indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei Ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e'
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita' di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo' esercitarla mediante piu' atti
successivi per uno o piu' degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell'organizzazione dell'esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l'esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e'
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e' espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni.».
- La direttiva 2003/10/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
15 febbraio 2003, n. L 42.
- La direttiva 2003/20/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
9 maggio 2003, n. L 115.
- La direttiva 2003/35/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
25 giugno 2003, n. L 156.
- La direttiva 2003/42/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
4 luglio 2003, n. L 167.
- La direttiva 2003/59/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
10 settembre 2003, n. L 226.
- La direttiva 2003/85/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
22 novembre 2003, n. L 306.
- La direttiva 2003/87/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
25 ottobre 2003, n. L 275.
- La direttiva 2003/99/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
12 dicembre 2003, n. L 325.
- La direttiva 2003/122/Euratom e' pubblicata nella
G.U.U.E. 31 dicembre 2003, n. L 346.
- La direttiva 2004/8/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
21 febbraio 2004, n. L 52.
- La direttiva 2004/12/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
18 febbraio 2004, n. L 47.
- La direttiva 2004/17/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 134.
- La direttiva 2004/18/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 134.
- La direttiva 2004/22/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 135.
- La direttiva 2004/25/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 142.
- La direttiva 2004/35/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 143.
- La direttiva 2004/38/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 158.
- La direttiva 2004/39/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 145.
- La direttiva 2004/67/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
29 aprile 2004, n. L 127.
- La direttiva 2004/101/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
13 novembre 2004, n. L 338.
- Si riporta il testo del comma 2 dell'art. 11-ter
della legge 5 agosto 1978, n. 468 (Riforma di alcune norme
di contabilita' generale dello Stato in materia di
bilancio):
«2. I disegni di legge, gli schemi di decreto
legislativo e gli emendamenti di iniziativa governativa che
comportino conseguenze finanziarie devono essere corredati
da una relazione tecnica, predisposta dalle amministrazioni
competenti e verificata dal Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica sulla
quantificazione delle entrate e degli oneri recati da
ciascuna disposizione, nonche' delle relative coperture,
con la specificazione, per la spesa corrente e per le
minori entrate, degli oneri annuali fino alla completa
attuazione delle norme e, per le spese in conto capitale,
della modulazione relativa agli anni compresi nel bilancio
pluriennale e dell'onere complessivo in relazione agli
obiettivi fisici previsti. Nella relazione sono indicati i
dati e i metodi utilizzati per la quantificazione, le loro
fonti e ogni elemento utile per la verifica tecnica in sede
parlamentare secondo le norme da adottare con i regolamenti
parlamentari.».
- L'art. 81 della Costituzione, cosi' recita:
«Art. 81. Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il
rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L'esercizio provvisorio del bilancio non puo' essere
concesso se non per legge e per periodi non superiori
complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si
possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese
deve indicare i mezzi per farvi fronte.».
- L'art. 117 della Costituzione, quinto comma, cosi'
recita:
«Le Regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.».

Art. 2.
(Principi e criteri direttivi generali della delega legislativa)

1. Salvi gli specifici principi e criteri direttivi stabiliti dalle
disposizioni di cui al capo II ed in aggiunta a quelli contenuti
nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all'articolo
1 sono informati ai seguenti principi e criteri direttivi generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate provvedono
all'attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture
amministrative;
b) ai fini di un migliore coordinamento con le discipline vigenti per
i singoli settori interessati dalla normativa da attuare, sono
introdotte le occorrenti modificazioni alle discipline stesse, fatte
salve le materie oggetto di delegificazione ovvero i procedimenti
oggetto di semplificazione amministrativa;
c) salva l'applicazione delle norme penali vigenti, ove necessario
per assicurare l'osservanza delle disposizioni contenute nei decreti
legislativi, sono previste sanzioni amministrative e penali per le
infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali,
nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda fino a 103.291 euro e
dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in via alternativa o
congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledano o espongano a
pericolo interessi costituzionalmente protetti. In tali casi sono
previste: la pena dell'ammenda alternativa all'arresto per le
infrazioni che espongano a pericolo o danneggino l'interesse
protetto; la pena dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda per le
infrazioni che rechino un danno di particolare gravita'. La sanzione
amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a 103 euro e
non superiore a 103.291 euro e' prevista per le infrazioni che ledano
o espongano a pericolo interessi diversi da quelli sopra indicati.
Nell'ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni sopra
indicate sono determinate nella loro entita', tenendo conto della
diversa potenzialita' lesiva dell'interesse protetto che ciascuna
infrazione presenta in astratto, di specifiche qualita' personali del
colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di
prevenzione, controllo o vigilanza, nonche' del vantaggio
patrimoniale che l'infrazione puo' recare al colpevole o alla persona
o all'ente nel cui interesse egli agisce. In ogni caso sono previste
sanzioni identiche a quelle eventualmente gia' comminate dalle leggi
vigenti per le violazioni omogenee e di pari offensivita' rispetto
alle infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi;
d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non
riguardano l'attivita' ordinaria delle amministrazioni statali o
regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti le
norme occorrenti per dare attuazione alle direttive nei soli limiti
occorrenti per l'adempimento degli obblighi di attuazione delle
direttive stesse; alla relativa copertura, nonche' alla copertura
delle minori entrate eventualmente derivanti dall'attuazione delle
direttive, in quanto non sia possibile fare fronte con i fondi gia'
assegnati alle competenti amministrazioni, si provvede a carico del
fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987,
n. 183, per un ammontare complessivo non superiore a 50 milioni di
euro;
e) all'attuazione di direttive che modificano precedenti direttive
gia' attuate con legge o con decreto legislativo si procede, se la
modificazione non comporta ampliamento della materia regolata,
apportando le corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto
legislativo di attuazione della direttiva modificata;
f) i decreti legislativi assicurano in ogni caso che, nelle materie
oggetto delle direttive da attuare, la disciplina sia pienamente
conforme alle prescrizioni delle direttive medesime, tenuto anche
conto delle eventuali modificazioni comunque intervenute fino al
momento dell'esercizio della delega;
g) quando si verifichino sovrapposizioni di competenze fra
amministrazioni diverse o comunque siano coinvolte le competenze di
piu' amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano,
attraverso le piu' opportune forme di coordinamento, rispettando i
principi di sussidiarieta', differenziazione e adeguatezza e le
competenze delle regioni e degli altri enti territoriali, le
procedure per salvaguardare l'unitarieta' dei processi decisionali,
la trasparenza, la celerita', l'efficacia e l'economicita'
nell'azione amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti
responsabili.
h) i decreti legislativi assicurano che sia garantita una effettiva
parita' di trattamento dei cittadini italiani rispetto a quelli degli
altri Stati membri dell'Unione europea, facendo in modo di assicurare
il massimo livello di armonizzazione possibile tra le legislazioni
interne dei vari Stati membri ed evitando l'insorgere di situazioni
discriminatorie a danno dei cittadini italiani nel momento in cui gli
stessi sono tenuti a rispettare, con particolare riferimento ai
requisiti richiesti per l'esercizio di attivita' commerciali e
professionali, una disciplina piu' restrittiva di quella applicata ai
cittadini degli altri Stati membri.

Nota all'art. 2:
- Si riporta il testo dell'art. 5 della legge 16 aprile
1987, n. 183 (Coordinamento delle politiche riguardanti
l'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee ed
adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi
comunitari):
«Art. 5 (Fondo di rotazione). - 1. E' istituito,
nell'ambito del Ministero del tesoro - Ragioneria generale
dello Stato, un fondo di rotazione con amministrazione
autonoma e gestione fuori bilancio, ai sensi dell'art. 9
della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
2. Il fondo di rotazione di cui al comma 1 si avvale di
un apposito conto corrente infruttifero, aperto presso la
tesoreria centrale dello Stato denominato "Ministero del
tesoro - fondo di rotazione per l'attuazione delle
politiche comunitarie", nel quale sono versate:
a) le disponibilita' residue del fondo di cui alla
legge 3 ottobre 1977, n. 863, che viene soppresso a
decorrere dalla data di inizio della operativita' del fondo
di cui al comma 1;
b) le somme erogate dalle istituzioni delle Comunita'
europee per contributi e sovvenzioni a favore dell'Italia;
c) le somme da individuare annualmente in sede di
legge finanziaria, sulla base delle indicazioni del
comitato interministeriale per la programmazione economica
(CIPE) ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera c),
nell'ambito delle autorizzazioni di spesa recate da
disposizioni di legge aventi le stesse finalita' di quelle
previste dalle norme comunitarie da attuare;
d) le somme annualmente determinate con la legge di
approvazione del bilancio dello Stato, sulla base dei dati
di cui all'art. 7.
3. Restano salvi i rapporti finanziari direttamente
intrattenuti con le Comunita' europee dalle amministrazioni
e dagli organismi di cui all'art. 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 16 aprile 1971, n. 321, ed alla
legge 26 novembre 1975, n. 748.».

Art. 3.
(Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di
disposizioni comunitarie)

1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme
comunitarie nell'ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le
norme penali vigenti, e' delegato ad adottare, entro due anni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti
sanzioni penali o amministrative per le violazioni di direttive
comunitarie attuate in via regolamentare o amministrativa, ai sensi
della legge 22 febbraio 1994, n. 146, della legge 24 aprile 1998, n.
128, e della presente legge, e di regolamenti comunitari vigenti alla
data di entrata in vigore della presente legge, per i quali non siano
gia' previste sanzioni penali o amministrative.
2. La delega di cui al comma 1 e' esercitata con decreti legislativi
adottati ai sensi dell'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n.
400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del
Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro della giustizia,
di concerto con i Ministri competenti per materia. I decreti
legislativi si informeranno ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera c).
3. Gli schemi di decreto legislativo di cui al presente articolo sono
trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per
l'espressione del parere da parte dei competenti organi parlamentari
con le modalita' e nei termini previsti dai commi 3 e 8 dell'articolo
1.

Note all'art. 3:
- La legge 22 febbraio 1994, n. 146, reca:
«Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee -
legge comunitaria 1993».
- La legge 24 aprile 1998, n. 128, reca: «Disposizioni
per l'adempimento di obblighi derivanti dalla appartenenza,
dell'Italia alle Comunita' europee. (Legge comunitaria
1995-1997)».
- Per l'art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400,
vedi le note all'art. 1.

Art. 4.
(Oneri relativi a prestazioni e controlli)

1. Gli oneri per prestazioni e controlli da eseguire da parte di
uffici pubblici nell'attuazione delle normative comunitarie sono
posti a carico dei soggetti interessati, ove cio' non risulti in
contrasto con la disciplina comunitaria, secondo tariffe determinate
sulla base del costo effettivo del servizio. Le suddette tariffe sono
predeterminate e pubbliche.
2. Le entrate derivanti dalle tariffe di cui al comma 1, qualora
riferite all'attuazione delle direttive di cui agli allegati A e B
della presente legge, nonche' di quelle da recepire con lo strumento
regolamentare, sono attribuite alle amministrazioni che effettuano le
prestazioni ed i controlli, mediante riassegnazione ai sensi del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10
novembre 1999, n. 469.

Nota all'art. 4:
- Il decreto del Presidente della Repubblica
10 novembre 1999, n. 469, reca: «Regolamento recante norme
di semplificazione del procedimento per il versamento di
somme all'entrata e la riassegnazione alle unita'
previsionali di base per la spesa del bilancio dello Stato,
con particolare riferimento ai finanziamenti dell'Unione
europea, ai sensi dell'art. 20, comma 8, della legge
15 marzo 1997, n. 59».

Art. 5.
(Delega al Governo per il riordino normativo nelle materie
interessate dalle direttive comunitarie)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui ai
commi 2 e 3 dell'articolo 1, entro il termine di diciotto mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, testi unici delle
disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite per il
recepimento di direttive comunitarie, al fine di coordinare le
medesime con le norme legislative vigenti nelle stesse materie,
apportando le sole modificazioni necessarie a garantire la
semplificazione e la coerenza logica, sistematica e lessicale della
normativa.
2. I testi unici di cui al comma 1 riguardano materie o settori
omogenei. Fermo restando quanto disposto al comma 5, le disposizioni
contenute nei testi unici non possono essere abrogate, derogate,
sospese o comunque modificate, se non in modo esplicito mediante
l'indicazione puntuale delle disposizioni da abrogare, derogare,
sospendere o modificare.
3. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui al
comma 3 dell'articolo 1, entro il termine di diciotto mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente
del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche
comunitarie e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto
con il Ministro per la funzione pubblica, il Ministro della giustizia
e il Ministro dell'interno, un testo unico in materia di disposizioni
finalizzate a prevenire l'utilizzazione del sistema finanziario a
scopo di riciclaggio, inteso a riordinare la legislazione vigente in
materia e ad apportarvi le modifiche necessarie in conformita' dei
seguenti principi:
a) garantire la semplificazione e la coerenza logica, sistematica e
lessicale della normativa;
b) garantire l'economicita', l'efficienza e l'efficacia del
procedimento ove siano previste sanzioni amministrative per la
violazione della normativa antiriciclaggio.
4. Dall'attuazione del comma 3 non devono derivare nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica.
5. Per le disposizioni adottate ai sensi del presente articolo si
applica quanto previsto al comma 6 dell'articolo 1.
6. Il presente articolo non si applica alla materia della sicurezza e
igiene del lavoro.


CAPO II
DISPOSIZIONI PARTICOLARI DI ADEMPIMENTO,CRITERI SPECIFICI DI DELEGA LEGISLATIVA


Art. 6.
(Abrogazione della legge 11 gennaio 2001, n. 7, sul settore
fieristico)

1. La legge 11 gennaio 2001, n. 7, sul settore fieristico, e'
abrogata, in esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle
Comunita' europee del 15 gennaio 2002 nella causa C439/99.

Nota all'art. 6:
- La legge 11 gennaio 2001, n. 7, abrogata dalla
presente legge, recava: «Legge quadro sul settore
fieristico».

Art. 7.
(Modifica dell'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 30 maggio
1995, n. 342, in materia di ordinamento della professione di
consulente in proprieta' industriale)

1. In esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle
Comunita' europee del 13 febbraio 2003 nella causa C131/01,
l'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato 30 maggio 1995, n.
342, recante l'ordinamento della professione di consulente in
proprieta' industriale e la formazione del relativo Albo, e'
sostituito dal seguente:
"Art. 2. - (Requisiti per l'iscrizione all'Albo). - 1. Puo' essere
iscritta all'Albo dei consulenti in proprieta' industriale abilitati
qualsiasi persona fisica che:
a) abbia il godimento dei diritti civili nel proprio ordinamento
nazionale e sia persona di buona condotta civile e morale;
b) sia cittadino italiano ovvero cittadino degli Stati membri
dell'Unione europea ovvero cittadino di Stati esteri nei cui
confronti vige un regime di reciprocita';
c) abbia la residenza ovvero un domicilio professionale in Italia
salvo che si tratti di cittadino di Stati che consentano ai cittadini
italiani l'iscrizione a corrispondenti albi senza tale requisito;
d) abbia superato l'esame di abilitazione di cui all'articolo 6 o
abbia superato la prova attitudinale prevista per i consulenti in
proprieta' industriale all'articolo 6, comma 2, del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n. 115.
2. Sono altresi' ammessi all'attivita' di rappresentanza
professionale di fronte all'Ufficio italiano brevetti e marchi, con
carattere di temporaneita', previa dichiarazione all'Ufficio italiano
brevetti e marchi e al Consiglio dell'Ordine, i cittadini di Stati
membri dell'Unione europea in possesso delle qualifiche professionali
richieste dallo Stato membro nel quale essi esercitano stabilmente e
legalmente la professione corrispondente a quella di consulente in
proprieta' industriale.
3. La prestazione di servizi di cui al comma 2 comporta l'iscrizione
temporanea e automatica all'Albo dei consulenti in proprieta'
industriale al fine di assicurare l'applicazione delle disposizioni
relative al godimento dei diritti e all'osservanza degli obblighi
previsti dall'ordinamento professionale, in quanto compatibili.
4. Per l'iscrizione temporanea non si applicano i requisiti di cui
alle lettere c) e d) del comma 1. Gli iscritti a titolo temporaneo
non partecipano all'assemblea degli iscritti all'Albo e non possono
essere eletti quali componenti del Consiglio dell'Ordine.
L'iscrizione decade con il decorso del periodo per il quale
l'iscrizione e' stata effettuata.
5. La prestazione di servizi di cui al comma 2 e' effettuata
utilizzando, in lingua originale, o il titolo professionale, se
esistente, o il titolo di formazione prevista dallo Stato membro di
cui allo stesso comma.
6. L'iscrizione e' effettuata dal Consiglio dell'Ordine su
presentazione di un'istanza accompagnata dai documenti comprovanti il
possesso dei requisiti di cui al comma 1 ovvero includente le
autocertificazioni previste per legge. L'avvenuta iscrizione e'
prontamente comunicata dal Consiglio dell'Ordine all'Ufficio italiano
brevetti e marchi".

Note all'art. 7:
- Il decreto ministeriale del 30 maggio 1995, n. 342,
reca: «Regolamento recante l'ordinamento della professione
di consulente in proprieta' industriale e la formazione del
relativo Albo».
- Per opportuna conoscenza si riporta il comma 2
dell'art. 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115
(Attuazione della direttiva n. 89/48/CEE relativa ad un
sistema generale di riconoscimento dei diplomi di
istruzione superiore che sanzionano formazioni
professionali di una durata minima di tre anni):
«2. Il riconoscimento e' subordinato al superamento di
una prova attitudinale se riguarda le professioni di
procuratore legale, di avvocato, di commercialista e di
consulente per la proprieta' industriale.».

Art. 8.
(Modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 538, in materia di distribuzione all'ingrosso dei medicinali per
uso umano)

1. All'articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 538,
dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:
"4-bis. L'autorita' competente che ha concesso l'autorizzazione di
cui al comma 1, qualora modifichi, sospenda o revochi la stessa, in
quanto sono venuti meno i requisiti sulla cui base detta
autorizzazione e' stata concessa, informa immediatamente il Ministero
della salute inviando copia del provvedimento di sospensione o
revoca.
4-ter. Il Ministero della salute, acquisita copia dei provvedimento
di sospensione o revoca di cui al comma 4-bis, adottati dalle regioni
e dalle province autonome o dalle autorita' da loro delegate, ne
informa la Commissione europea e gli altri Stati membri.
4-quater. Su richiesta della Commissione europea o di uno Stato
membro, il Ministero della salute fornisce qualunque informazione
utile relativa all'autorizzazione di cui al presente articolo".

Note all'art. 8:
- Si riporta il testo dell'art. 5 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 538 (Attuazione della
direttiva 92/25/CEE riguardante la distribuzione
all'ingrosso dei medicinali per uso umano), come modificato
dalla presente legge:
«Art. 5 (Procedura di autorizzazione). - 1. Entro
novanta giorni dalla presentazione della domanda di
autorizzazione, l'autorita' competente comunica
all'interessato l'esito della stessa. Se i dati forniti
dall'interessato non sono sufficienti a dimostrare il
rispetto delle condizioni previste dall'art. 3, la stessa
autorita' puo' richiedere le necessarie integrazioni; in
tal caso il termine di novanta giorni e' sospeso fino alla
presentazione dei dati complementari richiesti.
2. L'autorizzazione, da rilasciarsi previa ispezione
del magazzino, deve specificare:
a) la sede del magazzino;
b) le generalita' della persona responsabile ai sensi
dell'art. 3;
c) i medicinali o il tipo di medicinali che possono
essere oggetto dell'attivita' di distribuzione
all'ingrosso, in relazione alle attrezzature di cui dispone
il magazzino;
d) il territorio geografico entro il quale il
grossista ha dichiarato di essere in grado di operare nel
rispetto del disposto del comma 2, dell'art. 7.
3. Contemporaneamente alla notifica all'interessato,
l'autorita' competente provvede ad inviare copia
dell'autorizzazione al Ministero della sanita'.
4. In caso di diniego dell'autorizzazione, che deve
essere in ogni caso motivato, sono comunicati agli
interessati i mezzi di ricorso previsti dalla legislazione
in vigore e il termine entro cui il ricorso deve essere
proposto.
4-bis. L'autorita' competente che ha concesso
l'autorizzazione di cui al comma 1, qualora modifichi,
sospenda o revochi la stessa, in quanto sono venuti meno i
requisiti sulla cui base detta autorizzazione e' stata
concessa, informa immediatamente il Ministero della salute
inviando copia del provvedimento di sospensione o revoca.
4-ter. Il Ministero della salute, acquisita copia del
provvedimento di sospensione o revoca di cui al comma
4-bis, adottati dalle regioni e dalle province autonome o
dalle autorita' da loro delegate, ne informa la Commissione
europea e gli altri Stati membri.
4-quater. Su richiesta della Commissione europea o di
uno Stato membro, il Ministero della salute fornisce
qualunque informazione utile relativa all'autorizzazione di
cui al presente articolo.».

Art. 9.
(Recepimento della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 28 gennaio 2003, relativa all'abuso di informazioni
privilegiate e alla manipolazione del mercato - abusi di mercato - e
delle direttive della Commissione di attuazione 2003/124/CE,
2003/125/CE e 2004/72/CE)

1. Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 4:
1) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
"4. Le informazioni ricevute dalla Banca d'Italia e dalla CONSOB ai
sensi dei commi 1, 2 e 3 non possono essere trasmesse a terzi ne' ad
altre autorita' italiane, ivi incluso il Ministro dell'economia e
delle finanze, senza il consenso dell'autorita' che le ha fornite";
2) al comma 5-bis, le parole "equivalenti a quelle vigenti in Italia"
sono soppresse;
3) al comma 7, sono aggiunti i seguenti periodi: "Le autorita'
competenti di Stati comunitari o extracomunitari possono chiedere
alla Banca d'Italia e alla CONSOB di effettuare per loro conto,
secondo le norme previste nel presente decreto, un'indagine sul
territorio dello Stato. Le predette autorita' possono chiedere che
venga consentito ad alcuni membri del loro personale di accompagnare
il personale della Banca d'Italia e della CONSOB durante
l'espletamento dell'indagine";
b) all'articolo 64, comma 1, dopo la lettera b) e' inserita la
seguente:
"b-bis) adotta le disposizioni e gli atti necessari a prevenire e
identificare abusi di informazioni privilegiate e manipolazioni del
mercato;";
c) all'articolo 97, comma 1, la lettera a) e' sostituita dalla
seguente:
"a) l'articolo 114, commi 5 e 6, dalla data di pubblicazione del
prospetto fino alla conclusione della sollecitazione;";
d) all'articolo 103, comma 2, la lettera a) e' sostituita dalla
seguente:
"a) l'articolo 114, commi 5 e 6, dalla data della pubblicazione del
documento d'offerta e fino alla chiusura della stessa;";
e) l'articolo 114 e' sostituito dal seguente:
"Art. 114. - (Comunicazioni al pubblico) - 1. Fermi gli obblighi di
pubblicita' previsti da specifiche disposizioni di legge, gli
emittenti quotati e i soggetti che li controllano comunicano al
pubblico, senza indugio, le informazioni privilegiate di cui
all'articolo 181 che riguardano direttamente detti emittenti e le
societa' controllate. La CONSOB stabilisce con regolamento le
modalita' e i termini di comunicazione delle informazioni, detta
disposizioni per coordinare le funzioni attribuite alla societa' di
gestione del mercato con le proprie e puo' individuare compiti da
affidarle per il corretto svolgimento delle funzioni previste
dall'articolo 64, comma 1, lettera b).
2. Gli emittenti quotati impartiscono le disposizioni occorrenti
affinche' le societa' controllate forniscano tutte le notizie
necessarie per adempiere gli obblighi di comunicazione previsti dalla
legge. Le societa' controllate trasmettono tempestivamente le notizie
richieste.
3. I soggetti indicati nel comma 1 possono, sotto la propria
responsabilita', ritardare la comunicazione al pubblico delle
informazioni privilegiate, nelle ipotesi e alle condizioni stabilite
dalla CONSOB con regolamento, sempre che cio' non possa indurre in
errore il pubblico su fatti e circostanze essenziali e che gli stessi
soggetti siano in grado di garantirne la riservatezza. La CONSOB, con
regolamento, puo' stabilire che l'emittente informi senza indugio la
stessa autorita' della decisione di ritardare la divulgazione al
pubblico di informazioni privilegiate e puo' individuare le misure
necessarie a garantire che il pubblico sia correttamente informato.
4. Qualora i soggetti indicati al comma 1, o una persona che agisca
in loro nome o per loro conto, comunichino nel normale esercizio del
lavoro, della professione, della funzione o dell'ufficio le
informazioni indicate al comma 1 ad un terzo che non sia soggetto ad
un obbligo di riservatezza legale, regolamentare, statutario o
contrattuale, gli stessi soggetti indicati al comma 1 ne danno
integrale comunicazione al pubblico, simultaneamente nel caso di
divulgazione intenzionale e senza indugio in caso di divulgazione non
intenzionale.
5. La CONSOB puo', anche in via generale, richiedere ai soggetti
indicati nel comma 1 che siano resi pubblici, con le modalita' da
essa stabilite, notizie e documenti necessari per l'informazione del
pubblico. In caso di inottemperanza la CONSOB provvede direttamente a
spese degli interessati.
6. Qualora i soggetti indicati nel comma 1 oppongano, con reclamo
motivato, che dalla comunicazione al pubblico delle informazioni,
richiesta ai sensi del comma 5, possa derivare loro grave danno, gli
obblighi di comunicazione sono sospesi. La CONSOB, entro sette
giorni, puo' escludere anche parzialmente o temporaneamente la
comunicazione delle informazioni, sempre che cio' non possa indurre
in errore il pubblico su fatti e circostanze essenziali. Trascorso
tale termine, il reclamo si intende accolto.
7. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, di controllo
o di direzione in un emittente quotato e i dirigenti che abbiano
regolare accesso a informazioni privilegiate indicate al comma 1 e
detengano il potere di adottare decisioni di gestione che possono
incidere sull'evoluzione e sulle prospettive future dell'emittente
quotato, chiunque detenga azioni in misura almeno pari al 10 per
cento del capitale sociale, nonche' ogni altro soggetto che controlla
l'emittente quotato, devono comunicare alla CONSOB e al pubblico le
operazioni, aventi ad oggetto azioni emesse dall'emittente o altri
strumenti finanziari ad esse collegati, da loro effettuate, anche per
interposta persona. Tale comunicazione deve essere effettuata anche
dal coniuge non separato legalmente, dai figli, anche del coniuge, a
carico, nonche' dai genitori, i parenti e gli affini conviventi dei
soggetti sopra indicati, nonche' negli altri casi individuati dalla
CONSOB con regolamento, in attuazione della direttiva 2004/72/CE
della Commissione, del 29 aprile 2004. La CONSOB individua con lo
stesso regolamento le operazioni, le modalita' e i termini delle
comunicazioni, le modalita' e i termini di diffusione al pubblico
delle informazioni, nonche' i casi in cui detti obblighi si applicano
anche con riferimento alle societa' in rapporto di controllo con
l'emittente nonche' ad ogni altro ente nel quale i soggetti sopra
indicati svolgono le funzioni previste dal primo periodo del presente
comma.
8. I soggetti che producono o diffondono ricerche o valutazioni,
comprese le societa' di rating, riguardanti strumenti finanziari
indicati all'articolo 180, comma 1, lettera a), o gli emittenti di
tali strumenti, nonche' i soggetti che producono o diffondono altre
informazioni che raccomandano o propongono strategie di investimento
destinate ai canali di divulgazione o al pubblico, devono presentare
l'informazione in modo corretto e comunicare l'esistenza di ogni loro
interesse o conflitto di interessi riguardo agli strumenti finanziari
cui l'informazione si riferisce.
9. La CONSOB stabilisce con regolamento:
a) disposizioni di attuazione del comma 8;
b) le modalita' di pubblicazione delle ricerche e delle informazioni
indicate al comma 8 prodotte o diffuse da emittenti quotati o da
soggetti abilitati, nonche' da soggetti in rapporto di controllo con
essi.
10. Fatto salvo il disposto del comma 8, le disposizioni emanate ai
sensi del comma 9, lettera a), non si applicano ai giornalisti
soggetti a norme di autoregolamentazione equivalenti purche' la loro
applicazione consenta di conseguire gli stessi effetti. La CONSOB
valuta, preventivamente e in via generale, la sussistenza di dette
condizioni.
11. Le istituzioni che diffondono al pubblico dati o statistiche
idonei ad influenzare sensibilmente il prezzo degli strumenti
finanziari indicati all'articolo 180, comma 1, lettera a), devono
divulgare tali informazioni in modo corretto e trasparente.
12. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai
soggetti italiani ed esteri che emettono strumenti finanziari per i
quali sia stata presentata una richiesta di ammissione alle
negoziazioni nei mercati regolamentati italiani";
f) all'articolo 115, comma 1, e' aggiunta la seguente lettera:
"c-bis) esercitare gli ulteriori poteri previsti dall'articolo
187-octies";
g) dopo l'articolo 115, e' inserito il seguente:
"Art. 115-bis. - (Registri delle persone che hanno accesso ad
informazioni privilegiate) - 1. Gli emittenti quotati e i soggetti in
rapporto di controllo con essi, o le persone che agiscono in loro
nome o per loro conto, devono istituire, e mantenere regolarmente
aggiornato, un registro delle persone che, in ragione dell'attivita'
lavorativa o professionale ovvero in ragione delle funzioni svolte,
hanno accesso alle informazioni indicate all'articolo 114, comma 1.
La CONSOB determina con regolamento le modalita' di istituzione,
tenuta e aggiornamento dei registri";
h) all'articolo 116, comma 1, dopo le parole: "Gli articoli 114" sono
inserite le seguenti: ", ad eccezione del comma 7,";
i) all'articolo 132, il comma 1 e' sostituito dal seguente:
"1. Gli acquisti di azioni proprie, operati ai sensi degli articoli
2357 e 2357-bis, primo comma, numero 1), del codice civile, da
societa' con azioni quotate, devono essere effettuati in modo da
assicurare la parita' di trattamento tra gli azionisti, secondo
modalita' stabilite dalla CONSOB con proprio regolamento";
l) nella parte V, titolo I, capo I, dopo l'articolo 170, e' inserito
il seguente:
"Art. 170-bis. - (Ostacolo alle funzioni di vigilanza della CONSOB) -
1. Fuori dai casi previsti dall'articolo 2638 del codice civile,
chiunque ostacola le funzioni di vigilanza attribuite alla CONSOB e'
punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro
diecimila ad euro duecentomila";
m) all'articolo 190, comma 1, dopo le parole: "50, comma 1; 65" sono
inserite le seguenti: "; 187-nonies";
n) all'articolo 193:
1) al comma 1, dopo le parole: "tenuti a effettuare le comunicazioni
previste dagli articoli 113, 114 e 115" sono inserite le seguenti: "o
soggetti agli obblighi di cui all'articolo 115-bis" e le parole: "da
lire dieci milioni a lire duecento milioni" sono sostituite dalle
seguenti: "da euro cinquemila ad euro cinquecentomila";
2) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
"1-bis. Alla stessa sanzione di cui al comma 1 soggiacciono coloro i
quali esercitano funzioni di amministrazione, di direzione e di
controllo presso le societa' e gli enti che svolgono le attivita'
indicate all'articolo 114, commi 8 e 11, nonche' i loro dipendenti, e
i soggetti indicati nell'articolo 114, comma 7, in caso di
inosservanza delle disposizioni ivi previste nonche' di quelle di
attuazione emanate dalla CONSOB.
1-ter. La stessa sanzione di cui al comma 1 e' applicabile in caso di
inosservanza delle disposizioni previste dall'articolo 114, commi 8 e
11, nonche' di quelle di attuazione emanate dalla CONSOB, nei
confronti della persona fisica che svolge le attivita' indicate nel
comma 1-bis e, quando non ricorra la causa di esenzione prevista
dall'articolo 114, comma 10, nei confronti della persona fisica che
svolge l'attivita' di giornalista";
3) al comma 2, le parole: "da lire dieci milioni a lire duecento
milioni" sono sostituite dalle seguenti: "da euro cinquemila ad euro
cinquecentomila";
4) dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente:
"3-bis. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente
articolo non si applica l'articolo 16 della legge 24 novembre 1981,
n. 689".
2. Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche
recanti nuove disposizioni in materia di abuso di informazioni
privilegiate e manipolazione del mercato:
a) nella parte V, titolo I, la partizione "Capo IV - Abusi di
informazioni privilegiate e aggiotaggio su strumenti finanziari"
comprendente gli articoli da 180 a 187-bis e' sostituita dal seguente
titolo:

"TITOLO I-BIS
ABUSO DI INFORMAZIONI PRIVILEGIATE E MANIPOLAZIONE DEL MERCATO
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 180. - (Definizioni) - 1. Ai fini del presente titolo si
intendono per:
a) ''strumenti finanziari'': gli strumenti finanziari di cui
all'articolo 1, comma 2, ammessi alla negoziazione o per i quali e'
stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un
mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea,
nonche' qualsiasi altro strumento ammesso o per il quale e' stata
presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un
mercato regolamentato di un Paese dell'Unione europea;
b) "derivati su merci": gli strumenti finanziari di cui all'articolo
1, comma 3, relativi a merci, ammessi alle negoziazioni o per i quali
e' stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in
un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione
europea, nonche' qualsiasi altro strumento derivato relativo a merci
ammesso o per il quale e' stata presentata una richiesta di
ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato di un Paese
dell'Unione europea;
c) "prassi di mercato ammesse": prassi di cui e' ragionevole
attendersi l'esistenza in uno o piu' mercati finanziari e ammesse o
individuate dalla CONSOB in conformita' alle disposizioni di
attuazione della direttiva 2003/6/CE, del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 28 gennaio 2003;
d) "ente": uno dei soggetti indicati nell'articolo 1 del decreto
legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
Art. 181. - (Informazione privilegiata) - 1. Ai fini del presente
titolo per informazione privilegiata si intende un'informazione di
carattere preciso, che non e' stata resa pubblica, concernente,
direttamente o indirettamente, uno o piu' emittenti strumenti
finanziari o uno o piu' strumenti finanziari, che, se resa pubblica,
potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti
finanziari.
2. In relazione ai derivati su merci, per informazione privilegiata
si intende un'informazione di carattere preciso, che non e' stata
resa pubblica, concernente, direttamente o indirettamente, uno o piu'
derivati su merci, che i partecipanti ai mercati su cui tali derivati
sono negoziati si aspettano di ricevere secondo prassi di mercato
ammesse in tali mercati.
3. Un'informazione si ritiene di carattere preciso se:
a) si riferisce ad un complesso di circostanze esistente o che si
possa ragionevolmente prevedere che verra' ad esistenza o ad un
evento verificatosi o che si possa ragionevolmente prevedere che si
verifichera';
b) e' sufficientemente specifica da consentire di trarre conclusioni
sul possibile effetto del complesso di circostanze o dell'evento di
cui alla lettera a) sui prezzi degli strumenti finanziari.
4. Per informazione che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo
sensibile sui prezzi di strumenti finanziari si intende
un'informazione che presumibilmente un investitore ragionevole
utilizzerebbe come uno degli elementi su cui fondare le proprie
decisioni di investimento.
5. Nel caso delle persone incaricate dell'esecuzione di ordini
relativi a strumenti finanziari, per informazione privilegiata si
intende anche l'informazione trasmessa da un cliente e concernente
gli ordini del cliente in attesa di esecuzione, che ha un carattere
preciso e che concerne, direttamente o indirettamente, uno o piu'
emittenti di strumenti finanziari o uno o piu' strumenti finanziari,
che, se resa pubblica, potrebbe influire in modo sensibile sui prezzi
di tali strumenti finanziari.
Art. 182. - (Ambito di applicazione). - 1. I reati e gli illeciti
previsti dal presente titolo sono puniti secondo la legge italiana
anche se commessi all'estero, qualora attengano a strumenti
finanziari ammessi o per i quali e' stata presentata una richiesta di
ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano.
2. Salvo quanto previsto dal comma 1, le disposizioni degli articoli
184, 185, 187-bis e 187-ter si applicano ai fatti concernenti
strumenti finanziari ammessi alla negoziazione o per i quali e' stata
presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un
mercato regolamentato italiano o di altri Paesi dell'Unione europea.
Art. 183. - (Esenzioni). - 1. Le disposizioni di cui al presente
titolo non si applicano:
a) alle operazioni attinenti alla politica monetaria, alla politica
valutaria o alla gestione del debito pubblico compiute dallo Stato
italiano, da uno Stato membro dell'Unione europea, dal Sistema
europeo delle Banche centrali, da una Banca centrale di uno Stato
membro dell'Unione europea, o da qualsiasi altro ente ufficialmente
designato ovvero da un soggetto che agisca per conto degli stessi;
b) alle negoziazioni di azioni, obbligazioni e altri strumenti
finanziari propri quotati, effettuate nell'ambito di programmi di
riacquisto da parte dell'emittente o di societa' controllate o
collegate, ed alle operazioni di stabilizzazione di strumenti
finanziari che rispettino le condizioni stabilite dalla CONSOB con
regolamento.

CAPO II
SANZIONI PENALI

Art. 184. - (Abuso di informazioni privilegiate). - 1. E' punito con
la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a
euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni
privilegiate in ragione della sua qualita' di membro di organi di
amministrazione, direzione o controllo dell'emittente, della
partecipazione al capitale dell'emittente, ovvero dell'esercizio di
un'attivita' lavorativa, di una professione o di una funzione, anche
pubblica, o di un ufficio:
a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o
indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti
finanziari utilizzando le informazioni medesime;
b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale
esercizio del lavoro, della professione, della funzione o
dell'ufficio;
c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di
taluna delle operazioni indicate nella lettera a).
2. La stessa pena di cui al comma 1 si applica a chiunque essendo in
possesso di informazioni privilegiate a motivo della preparazione o
esecuzione di attivita' delittuose compie taluna delle azioni di cui
al medesimo comma 1.
3. Il giudice puo' aumentare la multa fino al triplo o fino al
maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito
dal reato quando, per la rilevante offensivita' del fatto, per le
qualita' personali del colpevole o per l'entita' del prodotto o del
profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se
applicata nel massimo.
4. Ai fini del presente articolo per strumenti finanziari si
intendono anche gli strumenti finanziari di cui all'articolo 1, comma
2, il cui valore dipende da uno strumento finanziario di cui
all'articolo 180, comma 1, lettera a).
Art. 185. - (Manipolazione del mercato). - 1. Chiunque diffonde
notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi
concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo
di strumenti finanziari, e' punito con la reclusione da uno a sei
anni e con la multa da euro ventimila a euro cinque milioni.
2. Il giudice puo' aumentare la multa fino al triplo o fino al
maggiore importo di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito
dal reato quando, per la rilevante offensivita' del fatto, per le
qualita' personali del colpevole o per l'entita' del prodotto o del
profitto conseguito dal reato, essa appare inadeguata anche se
applicata nel massimo.
Art. 186. (Pene accessorie). - 1. La condanna per taluno dei delitti
previsti dal presente capo importa l'applicazione delle pene
accessorie previste dagli articoli 28, 30, 32-bis e 32-ter del codice
penale per una durata non inferiore a sei mesi e non superiore a due
anni, nonche' la pubblicazione della sentenza su almeno due
quotidiani, di cui uno economico, a diffusione nazionale.
Art. 187. (Confisca). - 1. In caso di condanna per uno dei reati
previsti dal presente capo e' disposta la confisca del prodotto o del
profitto conseguito dal reato e dei beni utilizzati per commetterlo.
2. Qualora non sia possibile eseguire la confisca a norma del comma
1, la stessa puo' avere ad oggetto una somma di denaro o beni di
valore equivalente.
3. Per quanto non stabilito nei commi 1 e 2 si applicano le
disposizioni dell'articolo 240 del codice penale.

CAPO III
SANZIONI AMMINISTRATIVE

Art. 187-bis. - (Abuso di informazioni privilegiate). - 1. Salve le
sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, e' punito con la
sanzione amministrativa pecuniaria da euro ventimila a euro tre
milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in
ragione della sua qualita' di membro di organi di amministrazione,
direzione o controllo dell'emittente, della partecipazione al
capitale dell'emittente, ovvero dell'esercizio di un'attivita'
lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o
di un ufficio:
a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o
indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi su strumenti
finanziari utilizzando le informazioni medesime;
b) comunica informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio
del lavoro, della professione, della funzione o dell'ufficio;
c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di
taluna delle operazioni indicate nella lettera a).
2. La stessa sanzione di cui al comma 1 si applica a chiunque essendo
in possesso di informazioni privilegiate a motivo della preparazione
o esecuzione di attivita' delittuose compie taluna delle azioni di
cui al medesimo comma 1.
3. Ai fini del presente articolo per strumenti finanziari si
intendono anche gli strumenti finanziari di cui all'articolo 1, comma
2, il cui valore dipende da uno strumento finanziario di cui
all'articolo 180, comma 1, lettera a).
4. La sanzione prevista al comma 1 si applica anche a chiunque, in
possesso di informazioni privilegiate, conoscendo o potendo conoscere
in base ad ordinaria diligenza il carattere privilegiato delle
stesse, compie taluno dei fatti ivi descritti.
5. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dai commi 1, 2 e 4
sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore importo di dieci
volte il prodotto o il profitto conseguito dall'illecito quando, per
le qualita' personali del colpevole ovvero per l'entita' del prodotto
o del profitto conseguito dall'illecito, esse appaiono inadeguate
anche se applicate nel massimo.
6. Per le fattispecie previste dal presente articolo il tentativo e'
equiparato alla consumazione.
Art. 187-ter. - (Manipolazione del mercato). - 1. Salve le sanzioni
penali quando il fatto costituisce reato, e' punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro ventimila a euro cinque milioni
chiunque, tramite mezzi di informazione, compreso INTERNET o ogni
altro mezzo, diffonde informazioni, voci o notizie false o fuorvianti
che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni false
ovvero fuorvianti in merito agli strumenti finanziari.
2. Per i giornalisti che operano nello svolgimento della loro
attivita' professionale la diffusione delle informazioni va valutata
tenendo conto delle norme di autoregolamentazione proprie di detta
professione, salvo che tali soggetti traggano, direttamente o
indirettamente, un vantaggio o un profitto dalla diffusione delle
informazioni.
3. Salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, e'
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di cui al comma 1
chiunque pone in essere:
a) operazioni od ordini di compravendita che forniscano o siano
idonei a fornire indicazioni false o fuorvianti in merito
all'offerta, alla domanda o al prezzo di strumenti finanziari;
b) operazioni od ordini di compravendita che consentono, tramite
l'azione di una o di piu' persone che agiscono di concerto, di
fissare il prezzo di mercato di uno o piu' strumenti finanziari ad un
livello anomalo o artificiale;
c) operazioni od ordini di compravendita che utilizzano artifizi od
ogni altro tipo di inganno o di espediente;
d) altri artifizi idonei a fornire indicazioni false o fuorvianti in
merito all'offerta, alla domanda o al prezzo di strumenti finanziari.
4. Per gli illeciti indicati al comma 3, lettere a) e b), non puo'
essere assoggettato a sanzione amministrativa chi dimostri di avere
agito per motivi legittimi e in conformita' alle prassi di mercato
ammesse nel mercato interessato.
5. Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dai commi
precedenti sono aumentate fino al triplo o fino al maggiore importo
di dieci volte il prodotto o il profitto conseguito dall'illecito
quando, per le qualita' personali del colpevole, per l'entita' del
prodotto o del profitto conseguito dall'illecito ovvero per gli
effetti prodotti sul mercato, esse appaiono inadeguate anche se
applicate nel massimo.
6. Il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la CONSOB
ovvero su proposta della medesima, puo' individuare, con proprio
regolamento, in conformita' alle disposizioni di attuazione della
direttiva 2003/6/CE adottate dalla Commissione europea, secondo la
procedura di cui all'articolo 17, paragrafo 2, della stessa
direttiva, le fattispecie, anche ulteriori rispetto a quelle previste
nei commi precedenti, rilevanti ai fini dell'applicazione del
presente articolo.
7. La CONSOB rende noti, con proprie disposizioni, gli elementi e le
circostanze da prendere in considerazione per la valutazione dei
comportamenti idonei a costituire manipolazioni di mercato, ai sensi
della direttiva 2003/6/CE e delle disposizioni di attuazione della
stessa.
Art. 187-quater. - (Sanzioni amministrative accessorie). - 1.
L'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente capo importa la perdita temporanea dei requisiti di
onorabilita' per gli esponenti aziendali ed i partecipanti al
capitale dei soggetti abilitati, delle societa' di gestione del
mercato, nonche' per i revisori e i promotori finanziari e, per gli
esponenti aziendali di societa' quotate, l'incapacita' temporanea ad
assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo
nell'ambito di societa' quotate e di societa' appartenenti al
medesimo gruppo di societa' quotate.
2. La sanzione amministrativa accessoria di cui al comma 1 ha una
durata non inferiore a due mesi e non superiore a tre anni.
3. Con il provvedimento di applicazione delle sanzioni amministrative
pecuniarie previste dal presente capo la CONSOB, tenuto conto della
gravita' della violazione e del grado della colpa, puo' intimare ai
soggetti abilitati, alle societa' di gestione del mercato, agli
emittenti quotati e alle societa' di revisione di non avvalersi,
nell'esercizio della propria attivita' e per un periodo non superiore
a tre anni, dell'autore della violazione, e richiedere ai competenti
ordini professionali la temporanea sospensione del soggetto iscritto
all'ordine dall'esercizio dell'attivita' professionale.
Art. 187-quinquies. - (Responsabilita' dell'ente). - 1. L'ente e'
responsabile del pagamento di una somma pari all'importo della
sanzione amministrativa irrogata per gli illeciti di cui al presente
capo commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di
amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unita'
organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale nonche' da
persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo
dello stesso;
b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei
soggetti di cui alla lettera a).
2. Se, in seguito alla commissione degli illeciti di cui al comma 1,
il prodotto o il profitto conseguito dall'ente e' di rilevante
entita', la sanzione e' aumentata fino a dieci volte tale prodotto o
profitto.
3. L'ente non e' responsabile se dimostra che le persone indicate nel
comma 1 hanno agito esclusivamente nell'interesse proprio o di terzi.
4. In relazione agli illeciti di cui al comma 1 si applicano, in
quanto compatibili, gli articoli 6, 7, 8 e 12 del decreto legislativo
8 giugno 2001, n. 231. Il Ministero della giustizia formula le
osservazioni di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno
2001, n. 231, sentita la CONSOB, con riguardo agli illeciti previsti
dal presente titolo.
Art. 187-sexies. - (Confisca). - 1. L'applicazione delle sanzioni
amministrative pecuniarie previste dal presente capo importa sempre
la confisca del prodotto o del profitto dell'illecito e dei beni
utilizzati per commetterlo.
2. Qualora non sia possibile eseguire la confisca a norma del comma
1, la stessa puo' avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre
utilita' di valore equivalente.
3. In nessun caso puo' essere disposta la confisca di beni che non
appartengono ad una delle persone cui e' applicata la sanzione
amministrativa pecuniaria.
Art. 187-septies. - (Procedura sanzionatoria). - 1. Le sanzioni
amministrative previste dal presente capo sono applicate dalla CONSOB
con provvedimento motivato, previa contestazione degli addebiti agli
interessati e valutate le deduzioni da essi presentate nei successivi
trenta giorni. Nello stesso termine gli interessati possono altresi'
chiedere di essere sentiti personalmente.
2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi del
contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della
verbalizzazione nonche' della distinzione tra funzioni istruttorie e
funzioni decisorie.
3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e' pubblicato per
estratto nel Bollettino della CONSOB. Avuto riguardo alla natura
delle violazioni e degli interessi coinvolti, possono essere
stabilite dalla CONSOB modalita' ulteriori per dare pubblicita' al
provvedimento, ponendo le relative spese a carico dell'autore della
violazione. La CONSOB, anche dietro richiesta degli interessati, puo'
differire ovvero escludere, in tutto o in parte, la pubblicazione del
provvedimento, quando da questa possa derivare grave pregiudizio alla
integrita' del mercato ovvero questa possa arrecare un danno
sproporzionato alle parti coinvolte.
4. Avverso il provvedimento di applicazione delle sanzioni previste
dal presente capo puo' proporsi, nel termine di sessanta giorni dalla
comunicazione, ricorso in opposizione alla corte d'appello nella cui
circoscrizione e' la sede legale o la residenza dell'opponente. Se
l'opponente non ha la sede legale o la residenza nello Stato, e'
competente la corte d'appello del luogo in cui e' stata commessa la
violazione. Quando tali criteri non risultano applicabili, e'
competente la corte d'appello di Roma. Il ricorso deve essere
notificato alla CONSOB e depositato presso la cancelleria della corte
d'appello nel termine di trenta giorni dalla notificazione.
5. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento. La
corte d'appello, se ricorrono gravi motivi, puo' disporre la
sospensione con decreto motivato.
6. Il giudizio di opposizione si svolge nelle forme previste
dall'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto
compatibili.
7. Copia della sentenza e' trasmessa a cura della cancelleria della
corte d'appello alla CONSOB ai fini della pubblicazione per estratto
nel Bollettino di quest'ultima.
8. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente capo
non si applica l'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

CAPO IV
POTERI DELLA CONSOB

Art. 187-octies. - (Poteri della CONSOB). - 1. La CONSOB vigila sulla
osservanza delle disposizioni di cui al presente titolo e di tutte le
altre disposizioni emanate in attuazione della direttiva 2003/6/CE.
2. La CONSOB compie tutti gli atti necessari all'accertamento delle
violazioni delle disposizioni di cui al presente titolo, utilizzando
i poteri ad essa attribuiti dal presente decreto.
3. La CONSOB puo' nei confronti di chiunque possa essere informato
sui fatti:
a) richiedere notizie, dati o documenti sotto qualsiasi forma
stabilendo il termine per la relativa comunicazione;
b) richiedere le registrazioni telefoniche esistenti stabilendo il
termine per la relativa comunicazione;
c) procedere ad audizione personale;
d) procedere al sequestro dei beni che possono formare oggetto di
confisca ai sensi dell' articolo 187-sexies;
e) procedere ad ispezioni;
f) procedere a perquisizioni nei modi previsti dall'articolo 33 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e
dall'articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633.
4. La CONSOB puo' altresi':
a) avvalersi della collaborazione delle pubbliche amministrazioni,
richiedendo la comunicazione di dati ed informazioni anche in deroga
ai divieti di cui all'articolo 25, comma 1, del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196, ed accedere al sistema informativo
dell'anagrafe tributaria secondo le modalita' previste dagli articoli
2 e 3, comma 1, del decreto legislativo 12 luglio 1991, n. 212;
b) chiedere l'acquisizione presso il fornitore dei dati relativi al
traffico di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;
c) richiedere la comunicazione di dati personali anche in deroga ai
divieti di cui all'articolo 25, comma 1, del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196;
d) avvalersi, ove necessario, dei dati contenuti nell'anagrafe dei
conti e dei depositi di cui all'articolo 20, comma 4, della legge 30
dicembre 1991, n. 413, secondo le modalita' indicate dall'articolo 3,
comma 4, lettera b), del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197,
nonche' acquisire anche mediante accesso diretto i dati contenuti
nell'archivio indicato all'articolo 13 del decreto-legge 15 dicembre
1979, n. 625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio
1980, n. 15;
e) accedere direttamente, mediante apposita connessione telematica,
ai dati contenuti nella Centrale dei rischi della Banca d'Italia, di
cui alla deliberazione del Comitato interministeriale per il credito
e il risparmio del 29 marzo 1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 91 del 20 aprile 1994.
5. I poteri di cui al comma 3, lettere d) e f), e al comma 4, lettera
b), sono esercitati previa autorizzazione del procuratore della
Repubblica. Detta autorizzazione e' necessaria anche in caso di
esercizio dei poteri di cui al comma 3, lettere b) ed e), e al comma
4, lettera c), nei confronti di soggetti diversi dai soggetti
abilitati, dai soggetti indicati nell'articolo 114, commi 1, 2 e 8, e
dagli altri soggetti vigilati ai sensi del presente decreto.
6. Qualora sussistano elementi che facciano presumere l'esistenza di
violazioni delle norme del presente titolo, la CONSOB puo' in via
cautelare ordinare di porre termine alle relative condotte.
7. E' fatta salva l'applicazione delle disposizioni degli articoli
199, 200, 201, 202 e 203 del codice di procedura penale, in quanto
compatibili.
8. Nei casi previsti dai commi 3, lettere c), d), e) e f), e 12 viene
redatto processo verbale dei dati e delle informazioni acquisite o
dei fatti accertati, dei sequestri eseguiti e delle dichiarazioni
rese dagli interessati, i quali sono invitati a firmare il processo
verbale e hanno diritto di averne copia.
9. Quando si e' proceduto a sequestro ai sensi del comma 3, lettera
d), gli interessati possono proporre opposizione alla CONSOB.
10. Sull'opposizione la decisione e' adottata con provvedimento
motivato emesso entro il trentesimo giorno successivo alla sua
proposizione.
11. I valori sequestrati devono essere restituiti agli aventi diritto
quando:
a) e' deceduto l'autore della violazione;
b) viene provato che gli aventi diritto sono terzi estranei
all'illecito;
c) l'atto di contestazione degli addebiti non e' notificato nei
termini prescritti dall'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n.
689;
d) la sanzione amministrativa pecuniaria non e' stata applicata entro
il termine di due anni dall'accertamento della violazione.
12. Nell'esercizio dei poteri previsti dai commi 2, 3 e 4 la CONSOB
puo' avvalersi della Guardia di finanza che esegue gli accertamenti
richiesti agendo con i poteri di indagine ad essa attribuiti ai fini
dell'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte
sui redditi.
13. Tutte le notizie, le informazioni e i dati acquisiti dalla
Guardia di finanza nell'assolvimento dei compiti previsti dal comma
12 sono coperti dal segreto d'ufficio e vengono, senza indugio,
comunicati esclusivamente alla CONSOB.
14. Il provvedimento della CONSOB che infligge la sanzione pecuniaria
ha efficacia di titolo esecutivo. Decorso inutilmente il termine
fissato per il pagamento, la CONSOB procede alla esazione delle somme
dovute in base alle norme previste per la riscossione, mediante
ruolo, delle entrate dello Stato, degli enti territoriali, degli enti
pubblici e previdenziali.
15. Quando l'autore della violazione esercita un'attivita'
professionale, il provvedimento che infligge la sanzione e' trasmesso
al competente ordine professionale.
Art. 187-novies. - (Operazioni sospette). - 1. I soggetti abilitati,
gli agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale e le societa'
di gestione del mercato devono segnalare senza indugio alla CONSOB le
operazioni che, in base a ragionevoli motivi, possono ritenersi
configurare una violazione delle disposizioni di cui al presente
titolo. La CONSOB stabilisce, con regolamento, le categorie di
soggetti tenuti a tale obbligo, gli elementi e le circostanze da
prendere in considerazione per la valutazione dei comportamenti
idonei a costituire operazioni sospette, nonche' le modalita' e i
termini di tali segnalazioni.

CAPO V
RAPPORTI TRA PROCEDIMENTI

Art. 187-decies. - (Rapporti con la magistratura). - 1. Quando ha
notizia di uno dei reati previsti dal capo II il pubblico ministero
ne informa senza ritardo il Presidente della CONSOB.
2. Il Presidente della CONSOB trasmette al pubblico ministero, con
una relazione motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento
dell'attivita' di accertamento nel caso in cui emergano elementi che
facciano presumere la esistenza di un reato. La trasmissione degli
atti al pubblico ministero avviene al piu' tardi al termine
dell'attivita' di accertamento delle violazioni delle disposizioni di
cui al presente titolo, capo III.
3. La CONSOB e l'autorita' giudiziaria collaborano tra loro, anche
mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare l'accertamento
delle violazioni di cui al presente titolo anche quando queste non
costituiscono reato. A tale fine la CONSOB puo' utilizzare i
documenti, i dati e le notizie acquisiti dalla Guardia di finanza nei
modi e con le forme previsti dall'articolo 63, primo comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e
dall'articolo 33, terzo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
Art. 187-undecies. - (Facolta' della CONSOB nel procedimento penale).
- 1. Nei procedimenti per i reati previsti dagli articoli 184 e 185,
la CONSOB esercita i diritti e le facolta' attribuiti dal codice di
procedura penale agli enti e alle associazioni rappresentativi di
interessi lesi dal reato.
2. La CONSOB puo' costituirsi parte civile e richiedere, a titolo di
riparazione dei danni cagionati dal reato all'integrita' del mercato,
una somma determinata dal giudice, anche in via equitativa, tenendo
comunque conto dell'offensivita' del fatto, delle qualita' personali
del colpevole e dell'entita' del prodotto o del profitto conseguito
dal reato.
Art. 187-duodecies. - (Rapporti tra procedimento penale e
procedimento amministrativo e di opposizione). - 1. Il procedimento
amministrativo di accertamento e il procedimento di opposizione di
cui all'articolo 187-septies non possono essere sospesi per la
pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti o
fatti dal cui accertamento dipende la relativa definizione.
Art. 187-terdecies. - (Esecuzione delle pene pecuniarie e delle
sanzioni pecuniarie nel processo penale). - 1. Quando per lo stesso
fatto e' stata applicata a carico del reo o dell'ente una sanzione
amministrativa pecuniaria ai sensi dell'articolo 195, la esazione
della pena pecuniaria e della sanzione pecuniaria dipendente da reato
e' limitata alla parte eccedente quella riscossa dall'Autorita'
amministrativa.
Art. 187-quaterdecies. - (Procedure consultive). - 1. La CONSOB
definisce entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione, con proprio regolamento, le modalita' e i
tempi delle procedure consultive da attivare, mediante costituzione
di un Comitato, con organismi rappresentativi dei consumatori e dei
prestatori di servizi finanziari e degli altri soggetti vigilati, in
occasione delle modifiche regolamentari in materia di abusi di
mercato e in altre materie rientranti nelle proprie competenze
istituzionali";
b) nella parte V, titolo II, prima dell'articolo 188, e' inserito il
seguente:
"Art. 187-quinquiesdecies. - (Tutela dell'attivita' di vigilanza
della CONSOB). - 1. Fuori dai casi previsti dall'articolo 2638 del
codice civile, chiunque non ottempera nei termini alle richieste
della CONSOB ovvero ritarda l'esercizio delle sue funzioni e' punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila ad euro
duecentomila";
c) l'articolo 195 e' sostituito dal seguente:
"Art. 195. - (Procedura sanzionatoria). - 1. Salvo quanto previsto
dall'articolo 196, le sanzioni amministrative previste nel presente
titolo sono applicate dalla Banca d'Italia o dalla CONSOB, secondo le
rispettive competenze, con provvedimento motivato, previa
contestazione degli addebiti agli interessati e valutate le deduzioni
dagli stessi presentate nei successivi trenta giorni.
2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi del
contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della
verbalizzazione nonche' della distinzione tra funzioni istruttorie e
funzioni decisorie.
3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e' pubblicato per
estratto nel Bollettino della Banca d'Italia o della CONSOB. La Banca
d'Italia o la CONSOB, tenuto conto della natura della violazione e
degli interessi coinvolti, possono stabilire modalita' ulteriori per
dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le relative spese a carico
dell'autore della violazione.
4. Avverso il provvedimento di applicazione delle sanzioni previste
dal presente titolo e' ammessa opposizione alla corte d'appello del
luogo in cui ha sede la societa' o l'ente cui appartiene l'autore
della violazione ovvero, nei casi in cui tale criterio non sia
applicabile, del luogo in cui la violazione e' stata commessa.
L'opposizione deve essere notificata all'Autorita' che ha adottato il
provvedimento entro trenta giorni dalla sua comunicazione e deve
essere depositata presso la cancelleria della corte d'appello entro
trenta giorni dalla notifica.
5. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento. La
corte d'appello, se ricorrono gravi motivi, puo' disporre la
sospensione con decreto motivato.
6. La corte d'appello, su istanza delle parti, puo' fissare termini
per la presentazione di memorie e documenti, nonche' consentire
l'audizione anche personale delle parti.
7. La corte d'appello decide sull'opposizione in camera di consiglio,
sentito il pubblico ministero, con decreto motivato.
8. Copia del decreto e' trasmessa a cura della cancelleria della
corte d'appello all'Autorita' che ha adottato il provvedimento ai
fini della pubblicazione, per estratto, nel Bollettino di
quest'ultima.
9. Le societa' e gli enti ai quali appartengono gli autori delle
violazioni rispondono, in solido con questi, del pagamento della
sanzione e delle spese di pubblicita' previste dal secondo periodo
del comma 3 e sono tenuti ad esercitare il diritto di regresso verso
i responsabili".
3. Dopo l'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno
2001, n. 231, e' inserito il seguente:
"Art. 25-sexies. - (Abusi di mercato). - 1. In relazione ai reati di
abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato
previsti dalla parte V, titolo I-bis, capo II, del testo unico di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, si applica all'ente
la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
2. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, il
prodotto o il profitto conseguito dall'ente e' di rilevante entita',
la sanzione e' aumentata fino a dieci volte tale prodotto o
profitto".
4. All'articolo 2637 del codice civile, le parole: "strumenti
finanziari, quotati o non quotati," sono sostituite dalle seguenti:
"strumenti finanziari non quotati o per i quali non e' stata
presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un
mercato regolamentato,".
5. Alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 266 del codice di
procedura penale, dopo le parole: "reati di ingiuria, minaccia,
usura, abusiva attivita' finanziaria," sono inserite le seguenti:
"abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato,".
6. Le disposizioni previste dalla parte V, titolo I-bis, del testo
unico di cui al decreto legislativo 28 febbraio 1998, n. 58, si
applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di
entrata in vigore della presente legge che le ha depenalizzate,
quando il relativo procedimento penale non sia stato definito. Per
ogni altro effetto si applica l'articolo 2 del codice penale.
L'autorita' giudiziaria, in relazione ai procedimenti penali per le
violazioni non costituenti piu' reato, pendenti alla data di entrata
in vigore della presente legge, se non deve pronunciare decreto di
archiviazione o sentenza di assoluzione o di proscioglimento con
formula che esclude la rilevanza penale del fatto, dispone la
trasmissione degli atti alla CONSOB. Da tale momento decorre il
termine di centottanta giorni per la notifica dell'atto di
contestazione delle violazioni.
7. Le disposizioni recate dall'articolo 195 del testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, come sostituito dal
comma 2, lettera c), del presente articolo, si applicano ai
procedimenti sanzionatori avviati con lettere di contestazione
inoltrate successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge. Le disposizioni del citato articolo 195 nel testo
vigente alla data di entrata in vigore della presente legge
continuano ad essere applicate ai procedimenti sanzionatori avviati
prima della suddetta data.
8. Al fine di adeguare la dotazione di personale della CONSOB ai
nuovi compiti derivanti dal presente articolo, il numero complessivo
dei posti della pianta organica prevista dall'articolo 2 del
decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, e successive modificazioni, e'
aumentato da 450 a 600 unita'. La ripartizione dei posti suddetti tra
l'aliquota del personale di ruolo a tempo indeterminato e quella del
personale a contratto a tempo determinato e' stabilita con apposita
deliberazione adottata dalla CONSOB con la maggioranza prevista dal
nono comma dell'articolo 1 del citato decreto-legge 8 aprile 1974, n.
95. Resta fermo il disposto di cui al settimo comma del citato
articolo 2. Gli oneri derivanti sono coperti secondo i criteri, le
procedure e con le risorse previsti dall'articolo 40, comma 3, della
legge 23 dicembre 1994, n. 724.

Note all'art. 9:
- La direttiva 2003/6/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
12 aprile 2003, n. L 96.
- La direttiva 2003/124/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
24 dicembre 2003, n. L 339.
- La direttiva 2003/125/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
24 dicembre 2003, n. L 339.
- La direttiva 2004/72/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 162.
- Si riporta il testo degli articoli 4, 64, 97, 103,
115, 116, 132, 190 e 193 del decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli
articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52), come
modificati dalla presente legge:
«Art. 4 (Collaborazione tra autorita' e segreto
d'ufficio). - 1. La Banca d'Italia, la CONSOB, la
Commissione di vigilanza sui fondi pensione, l'ISVAP e
l'Ufficio italiano dei cambi collaborano tra loro, anche
mediante scambio di informazioni, al fine di agevolare le
rispettive funzioni. Dette autorita' non possono
reciprocamente opporsi il segreto d'ufficio.
2. La Banca d'Italia e la CONSOB collaborano, anche
mediante scambio di informazioni, con le autorita'
competenti dell'Unione europea e dei singoli Stati
comunitari, al fine di agevolare le rispettive funzioni.
3. Al medesimo fine, la Banca d'Italia e la CONSOB
possono cooperare, anche mediante scambio di informazioni,
con le autorita' competenti degli Stati extracomunitari.
4. Le informazioni ricevute dalla Banca d'Italia e
dalla CONSOB ai sensi dei commi 1, 2 e 3 non possono essere
trasmesse a terzi ne' ad altre autorita' italiane, ivi
incluso il Ministro dell'economia e delle finanze, senza il
consenso dell'autorita' che le ha fornite.
5. La Banca d'Italia e la CONSOB possono scambiare
informazioni:
a) con autorita' amministrative e giudiziarie
nell'ambito di procedimenti di liquidazione o di
fallimento, in Italia o all'estero, relativi a soggetti
abilitati;
b) con gli organismi preposti all'amministrazione dei
sistemi di indennizzo;
c) con gli organismi preposti alla compensazione o al
regolamento delle negoziazioni dei mercati;
d) con le societa' di gestione dei mercati, al fine
di garantire il regolare funzionamento nei mercati da esse
gestiti.
5-bis. Lo scambio di informazioni con autorita' di
Paesi extracomunitari e' subordinato all'esistenza di norme
in materia di segreto di ufficio.
6. Le informazioni indicate nel comma 5, lettere b), c)
e d), possono essere rivelate a terzi con il consenso del
soggetto che le ha fornite. Si puo' prescindere dal
consenso se le informazioni siano fornite in ottemperanza a
obblighi di cooperazione e collaborazione internazionale.
7. La Banca d'Italia e la CONSOB possono esercitare i
poteri a esse assegnati dall'ordinamento anche ai fini
della cooperazione con altre autorita' e su richiesta delle
medesime. Le autorita' competenti di Stati comunitari o
extracomunitari possono cedere alla Banca d'Italia e alla
CONSOB di effettuare per loro conto, secondo le norme
previste nel presente decreto, un'indagine sul territorio
dello Stato. Le predette autorita' possono chiedere che
venga consentito ad alcuni membri del loro personale di
accompagnare il personale della Banca d'Italia e della
CONSOB durante l'espletamento dell'indagine.
8. Restano ferme e norme che disciplinano il segreto
d'ufficio sulle notizie, i dati e le informazioni in
possesso della Banca d'Italia.
9. La Banca d'Italia puo' concordare con le autorita'
di vigilanza di altri Stati comunitari forme di
collaborazione, ivi compresa la ripartizione dei compiti di
ciascuna autorita', per l'esercizio della vigilanza su base
consolidata nei confronti di gruppi operanti in piu' paesi.
10. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in
possesso della CONSOB in ragione della sua attivita' di
vigilanza sono coperti dal segreto d'ufficio anche nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del
Ministro dell'economia e delle finanze. Sono fatti salvi i
casi previsti dalla legge per le indagini relative a
violazioni sanzionate penalmente.
11. I dipendenti della CONSOB, nell'esercizio delle
funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno
l'obbligo di riferire esclusivamente alla Commissione tutte
le irregolarita' constatate, anche quando integrino ipotesi
di reato.
12. I dipendenti della CONSOB, i consulenti e gli
esperti dei quali la stessa si avvale sono vincolati dal
segreto d'ufficio.
13. Le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici
forniscono dati, notizie e documenti e ogni ulteriore
collaborazione richiesta dalla CONSOB, in conformita' delle
leggi disciplinanti i rispettivi ordinamenti.».
«Art. 64 (Organizzazione e funzionamento del mercato).
- 1. La societa' di gestione:
a) predispone le strutture, fornisce i servizi del
mercato e determina i corrispettivi a essa dovuti;
b) adotta tutti gli atti necessari per il buon
funzionamento del mercato e verifica il rispetto del
regolamento;
b-bis) adotta le disposizioni e gli atti necessari a
prevenire e identificare abusi di informazioni privilegiate
e manipolazioni del mercato;
c) dispone l'ammissione, l'esclusione e la
sospensione degli strumenti finanziari e degli operatori
dalle negoziazioni;
d) comunica alla CONSOB le violazioni del regolamento
del mercato, segnalando le iniziative assunte;
e) provvede alla gestione e alla diffusione al
pubblico delle informazioni e dei documenti indicati nei
regolamenti previsti dagli articoli 65 e 114;
f) provvede agli altri compiti a essa eventualmente
affidati dalla CONSOB».
«Art. 97 (Obblighi informativi). - 1. Fermo quanto
previsto dal titolo III, capo I, agli emittenti si
applicano:
a) l'articolo 114, commi 5 e 6, dalla data di
pubblicazione del prospetto fino alla conclusione della
sollecitazione;
b) l'articolo 115, dalla data della comunicazione
prevista dall'art. 94 fino a un anno dalla conclusione
della sollecitazione.
2. La CONSOB individua con regolamento quali delle
disposizioni richiamate nel comma 1 si applicano, nei
medesimi periodi, agli altri soggetti indicati nell'art.
95, comma 2, nonche' ai soggetti che prestano i servizi
indicati nell'art. 1, comma 6, lettera e).
3. Gli emittenti sottopongono al giudizio di una
societa' di revisione ai sensi dell'art. 156 il bilancio
d'esercizio e quello consolidato eventualmente approvati o
redatti nel periodo della sollecitazione.
4. Qualora sussista fondato sospetto di violazione
delle disposizioni contenute nel presente capo o delle
relative norme regolamentari, la CONSOB, allo scopo di
acquisire elementi conoscitivi, puo' richiedere, entro un
anno dall'acquisto o dalla sottoscrizione, la comunicazione
di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti
agli acquirenti o sottoscrittori dei prodotti finanziari,
fissando i relativi termini. Il potere di richiesta puo'
essere esercitato anche nei confronti di coloro per i quali
vi e' fondato sospetto che svolgano attivita' di
sollecitazione all'investimento in violazione delle
disposizioni previste dall'art. 94.».
«Art. 103 (Svolgimento dell'offerta). - 1. L'offerta e'
irrevocabile. Ogni clausola contraria e' nulla. L'offerta
e' rivolta a parita' di condizioni a tutti i titolari dei
prodotti finanziari che ne formano oggetto.
2. Fermo quanto previsto dal titolo III, capo I, agli
emittenti si applicano:
a) l'articolo 114, commi 5 e 6, dalla data della
pubblicazione del documento d'offerta e fino alla chiusura
della stessa;
b) l'art. 115, dalla data della comunicazione
prevista dall'art. 102, comma 1, e fino a un anno dalla
chiusura dell'offerta.
3. L'emittente diffonde un comunicato contenente ogni
dato utile per l'apprezzamento dell'offerta e la propria
valutazione sull'offerta.
4. La CONSOB detta con regolamento disposizioni di
attuazione della presente sezione e, in particolare,
disciplina:
a) il contenuto del documento da pubblicare nonche'
le modalita' per la pubblicazione del documento e per lo
svolgimento dell'offerta;
b) la correttezza e la trasparenza delle operazioni
sui prodotti finanziari oggetto dell'offerta;
c) le offerte di aumento e quelle concorrenti, senza
limitare il numero dei rilanci, effettuabili fino alla
scadenza di un termine massimo.
5. La CONSOB individua con regolamento quali delle
disposizioni richiamate nel comma 2 si applicano, nei
periodi ivi indicati, agli offerenti, ai soggetti in
rapporto di controllo con gli offerenti e con l'emittente
nonche' agli intermediari incaricati di raccogliere le
adesioni.
«Art. 115 (Comunicazioni alla CONSOB). - 1. La CONSOB,
al fine di vigilare sulla correttezza delle informazioni
fornite al pubblico puo', anche in via generale:
a) richiedere agli emittenti quotati, ai soggetti che
li controllano e alle societa' dagli stessi controllate, la
comunicazione di notizie e documenti, fissandone le
relative modalita';
b) assumere notizie dagli amministratori, dai
sindaci, dalle societa' di revisione e dai dirigenti delle
societa' e dei soggetti indicati nella lettera a);
c) eseguire ispezioni presso i soggetti indicati
nella lettera a);
c-bis) esercitare gli ulteriori poteri previsti
dall'art. 187-octies.
2. I poteri previsti dalle lettere a) e b) possono
essere esercitati nei confronti dei soggetti che detengono
una partecipazione rilevante ai sensi dell'art. 120 o che
partecipano a un patto previsto dall'art. 122.
3. La CONSOB puo' altresi' richiedere alle societa' o
agli enti che partecipano direttamente o indirettamente a
societa' con azioni quotate l'indicazione nominativa, in
base ai dati disponibili, dei soci e, nel caso di societa'
fiduciarie, dei fiducianti.».
«Art. 116 (Strumenti finanziari diffusi tra il
pubblico). - 1. Gli articoli 114, ad eccezione del comma 7,
e 115 si applicano anche agli emittenti strumenti
finanziari che, ancorche' non quotati in mercati
regolamentati italiani, siano diffusi tra il pubblico in
misura rilevante. La CONSOB stabilisce con regolamento i
criteri per l'individuazione di tali emittenti e puo'
dispensare, in tutto o in parte, dall'osservanza degli
obblighi previsti dai predetti articoli emittenti strumenti
finanziari quotati in mercati regolamentati di altri Paesi
dell'Unione europea o in mercati di Paesi extracomunitari,
in considerazione degli obblighi informativi a cui sono
tenuti in forza della quotazione.
2. Gli emittenti indicati nel comma 1 sottopongono il
bilancio di esercizio e quello consolidato, ove redatto, al
giudizio di una societa' di revisione iscritta nel registro
dei revisori contabili. Si applicano le disposizioni degli
articoli 155, comma 2, 156, 162, commi 1 e 2, 163, commi 1
e 4.».
«Art. 132 (Acquisto di azioni proprie e della societa'
controllante). - 1. Gli acquisti di azioni proprie, operati
ai sensi degli articoli 2357 e 2357-bis, primo comma, n. 1,
del codice civile, da societa' con azioni quotate, devono
essere effettuati in modo da assicurare la parita' di
trattamento tra gli azionisti, secondo modalita' stabilite
dalla CONSOB con proprio regolamento.
2. Il comma 1 si applica anche agli acquisti di azioni
quotate effettuati ai sensi dell'art. 2359-bis del codice
civile da parte di una societa' controllata.
3. I commi 1 e 2 non si applicano agli acquisti di
azioni proprie o della societa' controllante possedute da
dipendenti della societa' emittente, di societa'
controllate o della societa' controllante e assegnate o
sottoscritte a norma degli articoli 2349 e 2441, ottavo
comma, del codice civile.».
«Art. 190. (Altre sanzioni amministrative pecuniarie in
tema di disciplina degli intermediari e dei mercati). - 1.
I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione o di
direzione e i dipendenti di societa' o enti, i quali non
osservano le disposizioni previste dagli articoli 6; 7,
commi 2 e 3; 8, comma 1; 9; 10; 12; 13, comma 2; 21; 22;
24, comma l; 25; 27, commi 3 e 4; 28, comma 3; 30, commi 3,
4 e 5; 31, commi 1, 2, 5, 6 e 7; 32, comma 2; 36, commi 2,
3, 4, 6 e 7; 37; 38, commi 3 e 4; 39, commi 1 e 2; 40,
comma 1; 41, commi 2 e 3; 42, commi 2, 3, 4, 6, 7 e 8; 43,
commi 7 e 8; 50, comma 1; 65; 187-nonies ovvero le
disposizioni generali o particolari emanate dalla Banca
d'Italia o dalla CONSOB in base ai medesimi articoli, sono
puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un
milione a lire cinquanta milioni.
2. La stessa sanzione si applica:
a) ai soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione o di direzione e ai dipendenti delle
societa' di gestione del mercato, nel caso di inosservanza
delle disposizioni previste dal capo I del titolo I della
parte III e di quelle emanate in base ad esse;
b) ai soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione o di direzione e ai dipendenti delle
societa' di gestione accentrata, nel caso di inosservanza
delle disposizioni previste dal titolo II della parte III e
di quelle emanate in base ad esse;
c) agli organizzatori, agli emittenti e agli
operatori, nel caso di inosservanza delle disposizioni
previste dagli articoli 78 e 79;
d) ai soggetti che gestiscono sistemi indicati negli
articoli 68, 69, comma 2, e 70 o che svolgono funzioni di
amministrazione o di direzione della societa' indicata
nell'art. 69, comma 1, nel caso di inosservanza delle
disposizioni previste dagli articoli 68, 69, 70 e 77, comma
1, e di quelle applicative delle medesime.
3. Le sanzioni previste dai commi 1 e 2 si applicano
anche ai soggetti che svolgono funzioni di controllo nelle
societa' o negli enti ivi indicati, i quali abbiano violato
le disposizioni indicate nei medesimi commi o non abbiano
vigilato, in conformita' dei doveri inerenti al loro
ufficio, affinche' le disposizioni stesse non fossero da
altri violate. La stessa sanzione si applica nel caso di
violazione delle disposizioni previste dall'art. 8, commi
da 2 a 6.
4. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente articolo non si applica l'art. 16 della legge
24 novembre 1981, n. 689.».
«Art. 193 (Informazione societaria e doveri dei sindaci
e delle societa' di revisione). - 1. Nei confronti di chi
svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo
presso societa', enti o associazioni tenuti a effettuare le
comunicazioni previste dagli articoli 113, 114 e 115 o
soggetti agli obblighi di cui all'articolo 115-bis e'
applicabile la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
cinquemila ad euro cinquecentomila per l'inosservanza delle
disposizioni degli articoli medesimi o delle relative
disposizioni applicative. Se le comunicazioni sono dovute
da una persona fisica, in caso di violazione la sanzione si
applica nei confronti di quest'ultima.
1-bis. Alla stessa sanzione di cui al comma 1
soggiacciono coloro i quali esercitano funzioni di
amministrazione, di direzione e di controllo presso le
societa' e gli enti che svolgono le attivita' indicate
all'art. 114, commi 8 e 11, nonche' i loro dipendenti, e i
soggetti indicati nell'art. 114, comma 7, in caso di
inosservanza delle disposizioni ivi previste nonche' di
quelle di attuazione emanate dalla CONSOB.
1-ter. La stessa sanzione di cui al comma 1 e'
applicabile in caso di inosservanza delle disposizioni
previste dall'art. 114, commi 8 e 11, nonche' di quelle di
attuazione emanate dalla CONSOB, nei confronti della
persona fisica che svolge le attivita' indicate nel comma
1-bis e, quando non ricorra la causa di esenzione prevista
dall'articolo 114, comma 10, nei confronti della persona
fisica che svolge l'attivita' di giornalista;
2. L'omissione delle comunicazioni delle partecipazioni
rilevanti e dei patti parasociali previste rispettivamente
dagli articoli 120, commi 2, 3, e 4, e 122, commi 1 e 2 e
5, nonche' la violazione dei divieti previsti dall'art.
120, comma 5, 121, commi 1 e 3, e 122, comma 4, sono punite
con la sanzione amministrativa pecunaria da euro cinquemila
ad euro cinquecentomila.
3. La sanzione indicata nel comma 2 si applica:
a) ai sindaci che omettono le comunicazioni previste
dall'art. 149, comma 3;
b) agli amministratori delle societa' di revisione
che violano le disposizioni contenute nell'art. 162, comma
3.
3-bis. Alle sanzioni amministrative pecunarie previste
dal presente articolo non si applica l'art. 16 della legge
24 novembre 1981, n. 689».
- Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, reca:
«Disciplina della responsabilita' amministrativa delle
persone giuridiche, delle societa' e delle associazioni
anche prive di personalita' giuridica, a norma dell'art. 11
della legge 29 settembre 2000, n. 300».
- La legge 24 novembre 1981, n. 689, reca: «Modifiche
al sistema penale».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, reca: «Disposizioni comuni in
materia di accertamento delle imposte sui redditi.».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, reca: «Istituzione e disciplina dell'imposta
sul valore aggiunto».
- Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, reca:
«Codice in materia di protezione dei dati personali.».
- Il decreto legislativo 12 luglio 1991, n. 212, reca:
«Disciplina delle modalita' di accesso delle
amministrazioni pubbliche al sistema informativo
dell'anagrafe tributaria».
- La legge 30 dicembre 1991, n. 413 reca: «Disposizioni
per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare,
facilitare e potenziare l'attivita' di accertamento;
disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni
immobili delle imprese, nonche' per riformare il
contenzioso per la definizione agevolata dei rapporti
tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica
per la concessione di amnistia per reati tributari;
istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto
fiscale».
- La legge 5 luglio 1991, n. 197, reca: «Provvedimenti
urgenti per limitare l'uso del contante e dei titoli al
portatore nelle transazioni e prevenire l'utilizzazione del
sistema finanziario a scopo di riciclaggio.».
- La legge 6 febbraio 1980, n. 15, reca: «Misure
urgenti per la tutela dell'ordine democratico e della
sicurezza pubblica».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, reca: «Istituzione e disciplina dell'imposta
sul valore aggiunto».
- Si riporta il testo dell'art. 2637 del codice civile,
come modificato dalla presente legge:
«Art. 2637 (Aggiotaggio). - Chiunque diffonde notizie
false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri
artifici concretamente idonei a provocare una sensibile
alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati
o per i quali non e' stata presentata una richiesta di
ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato,
ovvero ad incidere in modo significativo sull'affidamento
che il pubblico ripone nella stabilita' patrimoniale di
banche o di gruppi bancari, e' punito con la pena della
reclusione da uno a cinque anni.»
- Si riporta il testo dell'art. 266 c.p.p., come
modificato dalla presente legge:
«Art. 266 (Limiti di ammissibilita). - 1.
L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni
telefoniche e di altre forme di telecomunicazione e'
consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati:
a) delitti non colposi per i quali e' prevista la
pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel
massimo a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i
quali e' prevista la pena della reclusione non inferiore
nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o
psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze
esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva
attivita' finanziaria, abuso di informazioni privilegiate,
manipolazioni del mercato, molestia o disturbo alle persone
col mezzo del telefono;
f-bis) delitti previsti dall'art. 600-ter, terzo
comma, del codice penale.
2. Negli stessi casi e' consentita l'intercettazione di
comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste
avvengano nei luoghi indicati dall'art. 614 del codice
penale l'intercettazione e' consentita solo se vi e'
fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo
l'attivita' criminosa.».
- Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, reca:
«Testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21
della legge 6 febbraio 1996, n. 52».
- Si riporta il testo degli articoli 1 e 2 del
decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95 (Disposizioni relative
al mercato mobiliare ed al trattamento fiscale dei titoli
azionari), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 aprile
1974, n. 94, e convertito in legge con l'art. 1, legge 7
giugno 1974, n. 216:
«Art. 1. - 1. E' istituita con sede in Roma la
Commissione nazionale per le societa' e la borsa. La
Commissione ha in Milano la sede secondaria operativa.
La Commissione nazionale per le societa' e la borsa ha
personalita' giuridica di diritto pubblico e piena
autonomia nei limiti stabiliti dalla legge.
La Commissione e' composta da un presidente e da
quattro membri, scelti tra persone di specifica e
comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa
moralita' e indipendenza, nominati con decreto del
Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio
stesso. Essi durano in carica 5 anni e possono essere
confermati una sola volta. Le disposizioni degli
articoli 1, 2, primo comma, 3, 4, 6 7 e 8 della legge 24
gennaio 1978, n. 14, si applicano nei confronti del
presidente e dei membri della Commissione. Le Commissioni
parlamentari competenti possono procedere alla audizione
delle persone designate quando non vi ostino i rispettivi
regolamenti parlamentari.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,
su proposta del Ministro del tesoro, sono determinate le
indennita' spettanti al presidente e ai membri.
Il presidente e i membri della Commissione non possono
esercitare, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna
attivita' professionale, neppure di consulenza, ne' essere
amministratori, ovvero soci a responsabilita' illimitata,
di societa' commerciali, sindaci revisori o dipendenti di
imprese commerciali o di enti pubblici o privati, ne'
ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ne'
essere imprenditori commerciali. Per tutta la durata del
mandato i dipendenti statali sono collocati fuori ruolo e i
dipendenti di enti pubblici sono collocati d'ufficio in
aspettativa. Il rapporto di lavoro dei dipendenti privati
e' sospeso ed i dipendenti stessi hanno diritto alla
conservazione del posto.
Le deliberazioni della Commissione sono adottate
collegialmente, salvo casi di urgenza previsti dalla legge,
il presidente sovrintende all'attivita' istruttoria e cura
l'esecuzione delle deliberazioni; non e' ammessa delega
permanente di funzioni ai commissari.
La Commissione provvede all'autonoma gestione delle
spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo
stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto,
con unico capitolo, nello stato di previsione della spesa
del Ministero del tesoro. La gestione finanziaria si svolge
in base al bilancio di previsione approvato dalla
Commissione entro il 31 dicembre dell'anno precedente a
quello cui il bilancio si riferisce. Il contenuto e la
struttura del bilancio di previsione, il quale deve
comunque contenere le spese indicate entro i limiti delle
entrate previste, sono stabiliti dal regolamento, di cui al
successivo comma, che disciplina anche le modalita' per le
eventuali variazioni. Il rendiconto della gestione
finanziaria, approvato entro il 30 aprile dell'anno
successivo, e' soggetto al controllo della Corte dei conti.
Il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione
finanziaria sono pubblicati nel Bollettino della
Commissione.
La Commissione delibera le norme concernenti la propria
organizzazione ed il proprio funzionamento, disciplinando
in ogni caso i rapporti tra il presidente ed i commissari
anche ai fini della relazione in Commissione su singoli
affari; quelle concernenti il trattamento giuridico ed
economico del personale e l'ordinamento delle carriere,
nonche' quelle dirette a disciplinare la gestione delle
spese nei limiti previsti dal presente decreto, anche in
deroga alle disposizioni sulla contabilita' generale dello
Stato.
Le deliberazioni della Commissione concernenti i
regolamenti di cui ai precedenti commi sono adottate con
non meno di quattro voti favorevoli. I predetti regolamenti
sono sottoposti al Presidente del Consiglio dei Ministri,
il quale, sentito il Ministro del tesoro, ne verifica la
legittimita' in relazione alle norme del presente decreto,
e successive modificazioni e integrazioni, e li rende
esecutivi, con proprio decreto, entro il termine di venti
giorni dal ricevimento, ove non intenda formulare, entro il
termine suddetto, proprie eventuali osservazioni. Queste
ultime devono essere effettuate, in unico contesto,
sull'insieme del regolamento e sulle singole disposizioni.
In ogni caso, trascorso il termine di venti giorni dal
ricevimento senza che siano state formulate osservazioni, i
regolamenti divengono esecutivi.
Per la rappresentanza e la difesa nei giudizi attivi e
passivi avanti l'autorita' giudiziaria, le giurisdizioni
amministrative e speciali ed i collegi arbitrali, la
Commissione puo' avvalersi anche dell'Avvocatura dello
Stato.
Il presidente della Commissione tiene informato il
Ministro del tesoro sugli atti e sugli eventi di maggior
rilievo e gli trasmette le notizie e i dati di volta in
volta richiesti; in ogni caso gli comunica gli atti di
natura regolamentare diversi da quelli disciplinati dai
commi ottavo e nono del presente articolo e dal terzo comma
dell'art. 2 del presente decreto. Il Ministro del tesoro
puo' formulare le proprie valutazioni alla Commissione,
informando il Parlamento. Il Ministro del tesoro informa
altresi' il Parlamento degli atti e degli eventi di maggior
rilievo dei quali abbia avuto notizia o comunicazione
quando li ritenga rilevanti al fine del corretto
funzionamento del mercato dei valori mobiliari.
Entro il 31 marzo di ciascun anno la Commissione
trasmette al Ministro del tesoro una relazione
sull'attivita' svolta, sulle questioni in corso e sugli
indirizzi e le linee programmatiche che intende seguire.
Entro 31 maggio successivo il Ministro del tesoro trasmette
detta relazione al Parlamento con le proprie eventuali
valutazioni.
Nel caso di impossibilita' di funzionamento o di
continuata inattivita', il Presidente del Consiglio dei
Ministri, sentito il Ministro del tesoro, ove intenda
proporre lo scioglimento della Commissione ne da' motivata
comunicazione al Parlamento. Lo scioglimento, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, e' disposto con
decreto del Presidente della Repubblica. Con il decreto di
scioglimento e' nominato un commissario straordinario per
l'esercizio dei poteri e delle attribuzioni della
Commissione. Sono esclusi dalla nomina il presidente ed i
membri della Commissione disciolta. Al commissario
straordinario, scelto tra persone di specifica e comprovata
competenza ed esperienza e di indiscussa moralita' ed
indipendenza, si applicano, in materia di incompatibilita',
le disposizioni di cui al precedente quinto comma e quelle
previste dall'art. 7 della legge 24 gennaio 1978, n. 14.
Entro quarantacinque giorni dallo scioglimento si procede
alla nomina del presidente e dei membri della Commissione.
Il commissario straordinario resta in carica fino
all'insediamento della Commissione. Il decreto di
scioglimento della Commissione e di nomina del commissario
straordinario determina il compenso dovuto al commissario
medesimo ed e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica.».
«Art. 2. - E' istituito un apposito ruolo del personale
dipendente della Commissione nazionale per le societa' e la
borsa.
Il numero dei posti previsti dalla pianta organica e'
aumentato fino a trecentocinquanta unita'.
Il trattamento giuridico ed economico del personale e
l'ordinamento delle carriere sono stabiliti dal regolamento
di cui al precedente art. 1, ottavo comma, in base ai
criteri fissati dal contratto collettivo di lavoro in
vigore per la Banca d'Italia, tenuto conto delle specifiche
esigenze funzionali ed organizzative della Commissione. Il
regolamento detta altresi' norme per l'adeguamento alle
modificazioni del trattamento giuridico ed economico che
intervengano nel predetto contratto collettivo, in quanto
applicabili.
Il regolamento indicato nel precedente comma puo'
prevedere, per il coordinamento degli uffici, la qualifica
di direttore generale, determinandone le funzioni. Il
direttore generale risponde del proprio operato alla
Commissione. La deliberazione relativa alla sua nomina e'
adottata con non meno di quattro voti favorevoli.
Gli incarichi e le qualifiche dirigenziali sono
attribuiti dalla Commissione, anche in sede di
inquadramento, con deliberazione adottata con non meno di
quattro voti favorevoli.
Al personale in servizio presso la Commissione e' in
ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o
incarico o esercitare attivita' professionali, commerciali
o industriali.
L'assunzione del personale avviene per pubblici
concorsi per titoli ed esami con richiesta di rigorosi
requisiti di competenza ed esperienza nei settori di
attivita' istituzionali della Commissione. I concorsi sono
indetti dalla stessa Commissione nazionale e si svolgono
secondo i bandi appositamente emanati.
La Commissione, per l'esercizio delle proprie
attribuzioni, puo' assumere direttamente dipendenti con
contratto a tempo determinato, disciplinato dalle norme di
diritto privato, in numero di centoventicinque unita'. Le
relative deliberazioni sono adottate con non meno di
quattro voti favorevoli.
La Commissione puo' inoltre avvalersi, quando
necessario, di esperti da consultare su specifici temi e
problemi e da remunerare secondo le tariffe professionali.
La Commissione adotta i provvedimenti di sua
competenza, previa contestazione agli interessati e tenuto
conto delle deduzioni eventualmente presentate, nel termine
di trenta giorni.».
- Si riporta il testo dell'art. 40, comma 3 della legge
23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione delta
finanza pubblica):
«3. Entro il limite del fabbisogno finanziario di cui
al comma 1, la CONSOB determina in ciascun anno l'ammontare
delle contribuzioni dovute dai soggetti sottoposti alla sua
vigilanza. Nella determinazione delle predette
contribuzioni la CONSOB adotta criteri di parametrazione
che tengono conto dei costi derivanti dal complesso delle
attivita' svolte relativamente a ciascuna categoria di
soggetti.».

Art. 10.
(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2003/89/CE in
materia di indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti
alimentari)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, con le modalita' di cui
all'articolo 1, un decreto legislativo per il recepimento della
direttiva 2003/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10
novembre 2003, che modifica la direttiva 2000/13/CE, in materia di
indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari. Con
specifico riferimento alla disciplina relativa all'indicazione degli
ingredienti che possono provocare allergie o intolleranze, come
individuati dall'allegato III-bis della direttiva 2003/89/CE, il
Governo nell'adozione del suddetto decreto legislativo si conforma ai
seguenti principi e criteri direttivi:
a) stabilire, anche mediante rinvio ad un decreto del Ministro della
salute, sulla base dei sistemi di rilevazione analitica disponibili,
la soglia al di sopra della quale deve essere indicata in etichetta
la presenza dei suddetti ingredienti;
b) qualora sia accertato, sulla base dei migliori studi scientifici
disponibili a livello internazionale, che la soglia di tossicita'
degli ingredienti di cui all'alinea, per i soggetti affetti da
allergia o intolleranza, sia superiore a quella di cui alla lettera
a), nelle etichette dei prodotti alimentari puo' essere indicato che
i suddetti ingredienti sono presenti, ma in misura inferiore alla
soglia di tossicita';
c) stabilire le procedure di autocertificazione che le imprese devono
adottare per la verifica della presenza degli ingredienti di cui
all'alinea nei propri prodotti, in relazione alle materie prime ed ai
processi di lavorazione utilizzati;
d) stabilire la disciplina relativa all'indicazione delle
informazioni di cui al presente comma in etichetta, al fine di
garantire l'agevole leggibilita' delle medesime da parte dei
consumatori.

Note all'art. 10:
- La direttiva 2003/89/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
25 novembre 2003, n. L 308.
- La direttiva 2000/13/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
6 maggio 2000, n. L 109.

Art. 11.
(Modifica all'articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, in
materia di accesso alla professione notarile)

1. All'articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, e' aggiunto,
in fine, il seguente comma:
"I requisiti di cui ai numeri 4° e 5° del primo comma possono essere
sostituiti dal possesso del decreto di riconoscimento professionale
emanato in applicazione del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
115".

Nota all'art. 11:
- Si riporta il testo dell'art. 5 della legge 16
febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli
archivi notarili), come modificato dalla presente legge:
«Art. 5. Per ottenere la nomina a notaro e' necessario:
1° essere cittadino italiano o di un altro Stato
membro dell'Unione europea ed aver compiuto l'eta' di anni
21;
2° essere di moralita' e di condotta sotto ogni
rapporto incensurate;
3° non aver subito condanna per un reato non colposo
punito con pena non inferiore nel minimo a sei mesi,
ancorche' sia stata inflitta una pena di durata minore;
l'esercizio dell'azione penale per uno dei predetti reati
comporta la sospensione della iscrizione nel ruolo dei
notai sino al definitivo proscioglimento o sino alla
declaratoria di estinzione del reato;
4° essere fornito della laurea in giurisprudenza data
o confermata in una universita' italiana o di un titolo
riconosciuto equipollente ai sensi della legge 11 luglio
2002, n. 148;
5° avere ottenuto, dopo conseguita la laurea,
l'iscrizione fra i praticanti presso un Consiglio notarile
ed avere fatto la pratica per due anni continui, dopo
l'iscrizione, presso un notaro del distretto, designato dal
praticante, col consenso del notaro stesso e
coll'approvazione del Consiglio.
Per coloro che sono stati funzionari dell'ordine
giudiziario almeno per due anni, per gli avvocati in
esercizio e per i procuratori pure in esercizio da almeno
due anni, basta la pratica per un anno continuo.
La pratica incominciata in un distretto puo' essere
continuata in un altro distretto; nel qual caso il
praticante dovra' trasferire presso il Consiglio notarile
di quest'ultimo distretto la iscrizione gia' ottenuta
nell'altro e fare la pratica presso il notaro del distretto
in cui intende proseguirla;
6° avere sostenuto con approvazione un esame di
idoneita', dopo compiuta la pratica notarile.
I requisiti di cui ai numeri 4° e 5° del primo comma
possono essere sostituiti dal possesso del decreto di
riconoscimento professionale emanato in applicazione del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115».

Art. 12.
(Delega al Governo per la piena attuazione della direttiva 91/414/CEE
del Consiglio, del 15 luglio 1991, concernente i prodotti
fitosanitari)

1. Al fine di pervenire alla piena attuazione della direttiva
91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, recante norme in
materia di immissione in commercio dei prodotti fitosanitari, il
Governo e' delegato, fatte salve le norme penali vigenti, ad
adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu' decreti legislativi recanti sanzioni
penali o amministrative per violazioni al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si
attiene ai principi ed ai criteri direttivi generali indicati
dall'articolo 2, comma 1, lettera c).
3. Gli schemi di decreto legislativo di cui al presente articolo sono
trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per
l'espressione del parere da parte dei competenti organi parlamentari
con le modalita' e nei termini previsti dal comma 3 dell'articolo 1.

Note all'art. 12:
- La direttiva 91/414/CEE pubblicata nella G.U.C.E.
19 agosto 1991, n. L 230.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile
2001, n. 290, reca: «Regolamento di semplificazione dei
procedimenti di autorizzazione alla produzione, alla
immissione in commercio e alla vendita di prodotti
fitosanitari e relativi coadiuvanti (n. 46, allegato 1,
legge n. 59/1997).»

Art. 13.
(Delega al Governo per la revisione della disciplina in materia di
fertilizzanti)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di dodici
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu'
decreti legislativi di riordino e revisione della disciplina in
materia di fertilizzanti, di cui alla legge 19 ottobre 1984, n. 748,
in conformita' ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) adeguamento e ammodernamento delle definizioni di "concime" e
delle sue molteplici specificazioni, di "fabbricante" e di
"immissione sul mercato", ai sensi dell'articolo 2 del regolamento
(CE) n. 2003/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13
ottobre 2003;
b) utilizzo della forma delle indicazioni obbligatorie come stabilita
dall'articolo 6 del citato regolamento (CE) n. 2003/2003 per i
concimi immessi sul mercato con l'indicazione "concimi CE";
c) individuazione delle misure ufficiali di controllo per valutare la
conformita' dei concimi, ai sensi dell'articolo 29, paragrafo 1, del
regolamento (CE) n. 2003/2003;
d) revisione delle sanzioni da irrogare in base ai principi di
effettivita', proporzionalita' e dissuasivita', ai sensi
dell'articolo 36 del regolamento (CE) n. 2003/2003.
2. Per le disposizioni adottate ai sensi del presente articolo si
applica quanto previsto al comma 6 dell'articolo 1.

Note all'art. 13:
- La legge 19 ottobre 1984 n. 748, reca: «Nuove norme
per la disciplina dei fertilizzanti».
- Il regolamento (CE) 2003/2003 pubblicato nella
G.U.U.E. 21 novembre 2003, n. L 304.

Art. 14.
(Disposizioni per l'attuazione della direttiva 2003/87/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che
istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a
effetto serra nella Comunita' e che modifica la direttiva 96/61/CE
del Consiglio)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui
all'articolo 1, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle
finanze e delle attivita' produttive, un decreto legislativo di
recepimento della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 ottobre 2003, nel rispetto dei seguenti principi e
criteri direttivi:
a) considerare la sicurezza energetica nazionale e la salvaguardia
della competitivita' del sistema industriale nazionale incentivando,
nell'ambito del processo di liberalizzazione del mercato dell'energia
elettrica, la diffusione di impianti e tecnologie finalizzati
all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, secondo quanto
previsto dalle direttive comunitarie in materia;
b) evitare effetti distorsivi sulla concorrenza tra le imprese;
c) assicurare la trasparenza e il pieno accesso del pubblico alle
informazioni relative all'assegnazione delle quote e ai risultati del
controllo delle emissioni, fatti salvi unicamente i limiti previsti
dalla direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione
ambientale;
d) prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per le
violazioni della normativa in materia di emissioni e scambio delle
relative quote, assicurando anche la pubblicita' delle infrazioni
stesse e delle relative sanzioni;
e) assicurare la coerenza del piano nazionale di assegnazione delle
quote di emissione, previsto all'articolo 9 della direttiva da
recepire, con il piano di azione nazionale per la riduzione dei
livelli di emissione dei gas serra e per l'aumento del loro
assorbimento, mediante il riconoscimento e la valorizzazione dei
livelli di efficienza gia' raggiunti dal sistema industriale
nazionale, con particolare riferimento al settore elettrico, e
tenendo conto sia del rapporto costo ed efficacia delle diverse
opzioni tecnologiche per la riduzione delle emissioni per le
attivita' contemplate nell'allegato I della direttiva, sia delle
potenzialita' di abbattimento dei costi di riduzione delle emissioni,
attraverso l'impiego dei meccanismi di progetto del Protocollo di
Kyoto, Clean Development Mechanism e Joint Implementation, secondo
quanto previsto dall'articolo 30, paragrafo 3, della direttiva, sia
del contenimento dei costi amministrativi per le imprese anche
mediante l'utilizzo delle tecnologie informatiche;
f) conformare il piano nazionale di assegnazione delle quote di
emissione, di cui alla lettera e), al piano di azione nazionale per
la riduzione dei livelli di emissione di gas a effetto serra e per
l'aumento del loro assorbimento, preventivamente revisionato, secondo
le modalita' stabilite dalla delibera del CIPE del 19 dicembre 2002,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 marzo 2003, allo
scopo di individuare livelli massimi di emissione consentiti ai
settori coinvolti nella direttiva nel periodo 2008-2012; tali livelli
devono tenere conto sia degli obiettivi conseguibili, sia
dell'efficienza gia' raggiunta dal sistema produttivo nazionale nel
confronto con gli altri Stati membri dell'Unione europea;
g) valorizzare, attraverso opportune iniziative, gli strumenti di
programmazione negoziata al fine di rendere efficaci dal punto di
vista economico e ambientale le misure di attuazione della direttiva.
2. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, di
concerto con il Ministero delle attivita' produttive, entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
individua, con proprio decreto, il formato e le modalita' di
comunicazione dei dati necessari ai fini dell'attuazione della
direttiva 2003/87/CE, da parte dei gestori degli impianti in
esercizio rientranti nelle categorie di attivita' elencate
nell'allegato I della citata direttiva, nonche' le modalita' di
informazione e di accesso del pubblico.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Note all'art. 14:
- La direttiva 2003/87/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
25 ottobre 2003, n. L 275.
- La direttiva 1996/61/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
10 ottobre 1996, n. L 257.
- La direttiva 2003/4/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
14 febbraio 2003, n. L 41.

Art. 15.
(Disposizioni per l'attuazione della direttiva 2003/54/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa a
norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica e che
abroga la direttiva 96/92/CE).

1. Al fine di completare il processo di liberalizzazione del settore
elettrico, il Governo e' delegato ad adottare, entro un anno dalla
data di entrata in vigore della presente legge, con le modalita' di
cui all'articolo 1, uno o piu' decreti legislativi, per dare
attuazione alla direttiva 2003/54/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato
interno dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 96/92/CE, e
ridefinire conseguentemente tutti gli aspetti connessi della
normativa sul sistema elettrico nazionale, nel rispetto delle
competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome
di Trento e di Bolzano secondo i rispettivi statuti e le relative
norme di attuazione e nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) prevedere che l'apertura del mercato anche ai clienti civili si
attui secondo i tempi previsti dalla direttiva 2003/54/CE ed in
condizioni di trasparenza e di reciprocita', promuovendo idonee
misure per la riduzione dei costi dell'energia e per la fornitura del
servizio di ultima istanza;
b) assicurare ai clienti un'informazione chiara sulle condizioni
della fornitura, l'accesso non discriminatorio alle reti di
distribuzione e al servizio di misura prevedendone la separazione
almeno amministrativa dalle attivita' di produzione e di vendita
dell'energia elettrica;
c) promuovere la realizzazione di un mercato concorrenziale
dell'offerta di energia elettrica che tenga conto delle esigenze di
diversificazione delle fonti e delle aree di approvvigionamento e
della sostenibilita' sotto il profilo ambientale, con la chiara
identificazione degli obblighi di servizio pubblico imposti
nell'interesse economico generale ed in maniera omogenea, efficiente
e non discriminatoria alle imprese che operano nel settore, evitando
effetti distorsivi dovuti a ritardi nello sviluppo delle reti
dell'energia elettrica e del gas naturale;
d) definire indirizzi e priorita' che, nel rispetto delle regole di
libera concorrenza, sono impartiti per la loro attuazione
all'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e al Gestore della
rete di trasmissione nazionale ai fini della gestione degli scambi e
dello sviluppo delle interconnessioni con altri Paesi; garantire,
attraverso l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, la
regolazione unitaria delle condizioni tecnico-economiche di accesso
alle reti di trasmissione e distribuzione, secondo criteri di
efficienza, qualita' del servizio e non discriminazione;
e) monitorare il funzionamento della borsa dell'energia elettrica e
della contrattazione bilaterale, anche definendo idonee misure per la
promozione della concorrenza tra operatori;
f) sviluppare l'impiego delle nuove fonti rinnovabili di energia e
della cogenerazione attraverso strumenti di mercato, prevedendo il
riordino degli interventi esistenti con misure anche differenziate
per tipologie di impianto e introducendo meccanismi di incentivazione
basati su gare per la promozione delle soluzioni tecnologiche piu'
avanzate e ancora lontane dalla competitivita' commerciale, e ferma
restando, alla scadenza delle convenzioni in essere, la cessazione,
senza possibilita' di proroghe, di ogni incentivazione per gli
impianti funzionanti con fonti assimilate alle rinnovabili;
g) definire la durata delle concessioni per le grandi derivazioni
d'acqua a scopo idroelettrico, in relazione all'eliminazione di
clausole di preferenza nel rinnovo delle concessioni, anche allo
scopo di porre le imprese nazionali in linea con la media europea, e
alla realizzazione da parte delle stesse imprese di adeguati
interventi di ammodernamento degli impianti;
h) prevedere che il Ministero delle attivita' produttive, in materia
di sicurezza degli approvvigionamenti, organizzi e progetti strumenti
operativi per migliorare la sicurezza del sistema elettrico nazionale
e l'economicita' delle forniture, salvaguardando la competitivita'
del sistema produttivo nazionale nell'ambito del contesto europeo;
i) promuovere lo sviluppo e la diffusione degli impianti di
produzione di energia elettrica di potenza inferiore a 1 MW
attraverso la semplificazione e la riduzione degli adempimenti
previsti per la loro realizzazione, ivi comprese le procedure di
valutazione di impatto ambientale;
l) promuovere la penetrazione delle imprese nazionali sui mercati
esteri dell'energia anche agevolando la definizione di accordi tra
imprese italiane ed estere e di iniziative di collaborazione e di
partecipazione in programmi europei per lo sviluppo di nuove
tecnologie e sistemi per la produzione dell'energia elettrica, ivi
incluse le tecnologie nucleari, nonche' lo svolgimento di attivita'
di realizzazione e di esercizio di impianti, ivi compresi gli
impianti elettronucleari, localizzati all'estero.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nota all'art. 15:
- La direttiva 2003/54/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
15 luglio 2003, n. L 176.

Art. 16.
(Disposizioni per l'attuazione della direttiva 2003/55/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa a
norme comuni per il mercato interno del gas naturale e che abroga la
direttiva 98/30/CE)

1. Al fine di completare il processo di liberalizzazione del mercato
del gas naturale, il Governo e' delegato ad adottare, entro un anno
dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le
modalita' di cui all'articolo 1, uno o piu' decreti legislativi per
dare attuazione alla direttiva 2003/55/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il
mercato interno del gas naturale e che abroga la direttiva 98/30/CE,
e per integrare e aggiornare conseguentemente le disposizioni vigenti
concernenti tutte le componenti rilevanti del sistema del gas
naturale, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti, promuovendo la
realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento,
trasporto e stoccaggio di gas naturale in sotterraneo, il
potenziamento di quelle esistenti, anche mediante la semplificazione
dei procedimenti autorizzativi, e la diversificazione delle fonti di
approvvigionamento;
b) stabilire norme affinche' il mercato nazionale del gas risulti
sempre piu' integrato nel mercato interno europeo del gas naturale,
promuovendo la formazione di un'offerta concorrenziale e l'adozione
di regole comuni per l'accesso al sistema del gas europeo, e
garantendo effettive condizioni di reciprocita' nel settore con le
imprese degli altri Stati membri dell'Unione europea, soprattutto se
in posizione dominante nei rispettivi mercati nazionali, anche
individuando obiettive e non discriminatorie procedure per il
rilascio di autorizzazioni o concessioni, ove previsto dalle norme
vigenti;
c) prevedere lo sviluppo delle capacita' di stoccaggio di gas
naturale in sotterraneo necessarie per il funzionamento del sistema
nazionale del gas, in relazione allo sviluppo della domanda e
all'integrazione dei sistemi europei del gas naturale, definendo le
componenti dello stoccaggio relative alla prestazione dei servizi
essenziali al sistema e quelle funzionali al mercato;
d) integrare le disposizioni vigenti in materia di accesso al sistema
nazionale del gas naturale relativamente alle nuove importanti
infrastrutture e all'aumento significativo della capacita' di quelle
esistenti, e alle loro modifiche che consentano lo sviluppo di nuove
fonti di approvvigionamento, per assicurarne la conformita' alla
disciplina comunitaria;
e) promuovere una effettiva concorrenza, anche rafforzando le misure
relative alla separazione societaria, organizzativa e decisionale tra
le imprese operanti nelle attivita' di trasporto, distribuzione e
stoccaggio e le imprese operanti nelle attivita' di produzione,
approvvigionamento, misura e commercializzazione, promuovendo la
gestione delle reti di trasporto del gas naturale da parte di imprese
indipendenti;
f) incentivare le operazioni di aggregazione territoriale delle
attivita' di distribuzione del gas, a vantaggio della riduzione dei
costi di distribuzione, in base a criteri oggettivi, trasparenti e
non discriminatori, prevedendo meccanismi che tengano conto degli
investimenti effettuati e incentivi, anche di natura fiscale, per la
rivalutazione delle attivita' delle imprese concessionarie, anche a
favore dell'efficienza complessiva del sistema;
g) stabilire misure per lo sviluppo di strumenti multilaterali di
scambio di capacita' e di volumi di gas, al fine di accrescere gli
scambi e la liquidita' del mercato nazionale, avviando ad
operativita', con l'apporto dell'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas, la borsa nazionale del gas, anche considerando i risultati
della prima esperienza di funzionamento del punto virtuale di
scambio;
h) rafforzare le funzioni del Ministero delle attivita' produttive in
materia di indirizzo e valutazione degli investimenti in nuove
infrastrutture di approvvigionamento affinche' gli stessi siano
commisurati alle previsioni di sviluppo della domanda interna di gas
nonche' in materia di sicurezza degli approvvigionamenti, prevedendo
strumenti per migliorare la sicurezza del sistema nazionale del gas,
l'economicita' delle forniture, anche promuovendo le attivita' di
esplorazione e di sfruttamento di risorse nazionali e la costruzione
di nuove interconnessioni con altri Paesi e mercati.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nota all'art. 16:
- La direttiva 2003/55/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
15 luglio 2003, n. L 176.

Art. 17.
(Disposizioni per l'attuazione della direttiva 2004/67/CE del
Consiglio, del 26 aprile 2004, concernente misure volte a garantire
la sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale)

1. Al fine di garantire un adeguato livello di sicurezza
dell'approvvigionamento di gas naturale, il Governo e' delegato ad
adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con le modalita' di cui all'articolo 1, uno o piu'
decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2004/67/CE del
Consiglio, del 26 aprile 2004, concernente misure volte a garantire
la sicurezza dell'approvvigionamento di gas naturale, nel rispetto
dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) stabilire norme per la sicurezza degli approvvigionamenti
trasparenti e non discriminatorie cui devono conformarsi i soggetti
operanti nel sistema nazionale del gas, specificandone i ruoli e le
responsabilita';
b) stabilire misure atte ad assicurare un adeguato livello di
sicurezza per i clienti civili nelle eventualita' di una parziale
interruzione degli approvvigionamenti o di avversita' climatiche o di
altri eventi eccezionali, nonche' la sicurezza del sistema elettrico
nazionale nelle stesse circostanze;
c) stabilire gli obiettivi minimi indicativi in relazione al
contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti che deve essere
fornito dal sistema nazionale degli stoccaggi di gas naturale in
sotterraneo;
d) definire strumenti ed accordi con altri Stati membri per
l'utilizzo condiviso, qualora le condizioni tecniche, geologiche e
infrastrutturali lo consentano, di stoccaggi di gas naturale in
sotterraneo tra piu' Stati;
e) stabilire procedure per la redazione e l'aggiornamento dei piani
di emergenza nazionali per il sistema del gas naturale, per il loro
coordinamento a livello di Unione europea e per la gestione di
emergenze dei sistemi nazionali del gas naturale di uno o piu' Stati
membri;
f) prevedere che il Ministero delle attivita' produttive predisponga
ogni tre anni il programma pluriennale per la sicurezza degli
approvvigionamenti di gas naturale e che tale programma venga
presentato al Parlamento prevedendo strumenti per migliorare la
sicurezza del sistema nazionale del gas e misure per lo sviluppo
delle capacita' di stoccaggio di gas naturale in sotterraneo.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.


Nota all'art. 17:
- La direttiva 2004/67/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
29 aprile 2004, n. L 127.

Art. 18.
(Obblighi a carico dei detentori di apparecchi contenenti
policlorodifenili e policlorotrifenili, ivi compresi i difenili mono
e diclorurati di cui all'allegato, punto 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 216, soggetti ad
inventario ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 22 maggio
1999, n. 209, nonche' a carico dei soggetti autorizzati a ricevere
detti apparecchi ai fini del loro smaltimento)

1. Lo smaltimento degli apparecchi contenenti policlorodifenili e
policlorotrifenili, ivi compresi i difenili mono e diclorurati di cui
all'allegato, punto 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988, n. 216, di seguito denominati: "PCB", soggetti ad
inventario ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 22 maggio
1999, n. 209, e dei PCB in essi contenuti e' effettuato nel rispetto
del seguente programma temporale:
a) la dismissione di almeno il 50 per cento degli apparecchi detenuti
alla data del 31 dicembre 2002 avviene entro il 31 dicembre 2005;
b) la dismissione di almeno il 70 per cento degli apparecchi detenuti
alla data del 31 dicembre 2002 avviene entro il 31 dicembre 2007;
c) la dismissione di tutti gli apparecchi detenuti alla data del 31
dicembre 2002 avviene entro il 31 dicembre 2009;
d) i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB
compresa tra lo 0,05 per cento e lo 0,005 per cento in peso possono
essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa nel rispetto
delle condizioni stabilite dall'articolo 5, comma 4, del citato
decreto legislativo n. 209 del 1999.
2. Gli apparecchi dismessi ed i PCB in essi contenuti sono conferiti,
entro le scadenze di cui al comma 1, a soggetti autorizzati a
riceverli ai fini del loro smaltimento.
3. I soggetti autorizzati, ai sensi del decreto legislativo 5
febbraio 1997, n. 22, allo stoccaggio ed al trattamento di rifiuti
costituiti da apparecchi contenenti PCB e dai PCB in essi contenuti
avviano allo smaltimento finale detti rifiuti entro sei mesi dalla
data del loro conferimento.
4. Fermi restando gli obblighi di cui al decreto legislativo 22
maggio 1999, n. 209, e le sanzioni previste dalla normativa vigente,
il mancato smaltimento finale nei tempi previsti dal comma 3 e'
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro
50.000.
5. Le comunicazioni previste dall'articolo 3 del citato decreto
legislativo n. 209 del 1999 sono integrate con l'indicazione del
programma temporale di cui al comma 1, nonche' con l'indicazione
dell'intero percorso di smaltimento degli apparecchi contenenti PCB e
dei PCB in essi contenuti.

Note all'art. 18:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 216, reca: «Attuazione della direttiva CEE numero
85/467 recante sesta modifica (PCB/PCT) della direttiva CEE
n. 76/769 concernente il ravvicinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati
membri relative alle restrizioni in materia di immissione
sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati
pericolosi, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile
1987, n. 183.».
- Si riporta il testo dell'art. 3 del decreto
legislativo 22 maggio 1999, n. 209 (Attuazione della
direttiva 96/59/CE relativa allo smaltimento dei
policlorodifenili e dei policlorotrifenili):
«Art. 3 (Inventario). - 1. I detentori di apparecchi
contenenti PCB per un volume superiore a 5 dm (elevato a)
3, inclusi i condensatori di potenza per i quali il limite
di 5 dm (elevato a) 3 deve essere inteso come comprendente
il totale dei singoli elementi di un insieme composito,
sono tenuti a comunicare alle sezioni regionali e delle
province autonome del catasto dei rifiuti le seguenti
informazioni:
a) nome e indirizzo;
b) collocazione e descrizione degli apparecchi;
c) quantitativo e concentrazione di PCB contenuto
negli apparecchi;
d) date e tipi di trattamento o sostituzione
effettuati o previsti;
e) quantitativo e concentrazione di PCB detenuto;
f) data della denuncia effettuata ai sensi dell'art.
5 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 216.
2. I detentori di apparecchi di cui al comma 1
comunicano solo le informazioni di cui alle lettere a) e b)
del medesimo comma 1, nel caso in cui gli apparecchi
contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa tra
lo 0,05% e lo 0,005% in peso.
3. La comunicazione di cui ai commi 1 e 2 deve essere
effettuata con cadenza biennale e deve in ogni caso essere
ripresentata entro dieci giorni dal verificarsi di un
qualsiasi cambiamento del numero di apparecchi contenenti
PCB o delle quantita' di PCB detenuti. Tale comunicazione
e' effettuata per la prima volta entro il 31 dicembre 1999.
4. Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 sono trasmesse
dalle sezioni regionali e delle province autonome del
catasto dei rifiuti all'Agenzia nazionale per la protezione
dell'ambiente che provvede all'elaborazione dei dati cosi'
raccolti ed alla predisposizione dell'inventario degli
apparecchi soggetti a comunicazione e dei PCB in essi
contenuti. I dati e l'inventario sono trasmessi al
Ministero dell'ambiente, alle regioni ed alle province
autonome.».

Art. 19.
(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2001/42/CE,
concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e
programmi sull'ambiente)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo di
recepimento della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli
effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, nel rispetto
dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere l'applicazione della valutazione ambientale strategica
ai piani e programmi che possono avere effetti significativi
sull'ambiente, nonche' alle loro modifiche;
b) garantire l'informazione, lo svolgimento di consultazioni e
l'accesso al pubblico, nonche' la valutazione del risultato delle
consultazioni e la messa a disposizione delle informazioni sulla
decisione;
c) assicurare la valutazione delle opzioni alternative;
d) garantire la partecipazione al processo decisionale delle
istituzioni preposte alla tutela ambientale e paesaggistica;
e) attuare forme di monitoraggio sugli effetti ambientali dei piani e
dei programmi, anche al fine della tempestiva individuazione degli
effetti negativi e della adozione delle misure correttive;
f) garantire adeguate consultazioni nei casi in cui un piano o un
programma possa avere effetti sull'ambiente di un altro Stato membro;
g) assicurare la complementarieta' con gli altri strumenti di
valutazione d'impatto ambientale, ove previsti;
h) prevedere forme di coordinamento con piani e strumenti di
pianificazione urbanistica e di gestione territoriale esistenti;
i) garantire la definizione di scadenze temporali definite ed
adeguate per il procedimento.
2. All'attuazione del presente articolo si provvede nell'ambito degli
ordinari stanziamenti di bilancio e senza nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica.


Nota all'art. 19:
- La direttiva 2001/42/CE e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Comunita' europea 21 luglio 2001, n. L 197.

Art. 20.
(Delega al Governo per la piena attuazione della direttiva 96/82/CE,
come modificata dalla direttiva 2003/105/CE, sul controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze
pericolose)

1. Per dare organico e corretto recepimento alla direttiva 96/82/CE
sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose, il Governo e' delegato ad adottare,
entro il 1° luglio 2005, con le modalita' di cui all'articolo 1, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per
le politiche comunitarie e del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio, un decreto legislativo per recepire la direttiva
2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre
2003, che modifica la citata direttiva 96/82/CE, nonche' per
introdurre, contestualmente, le disposizioni correttive necessarie
per superare i rilievi formulati dalla Commissione europea
nell'ambito della procedura d'infrazione 2003/2014 avviata per
recepimento non conforme della predetta direttiva 96/82/CE,
apportando a tali fini le necessarie modifiche al decreto legislativo
17 agosto 1999, n. 334.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Note all'art. 20:
- La direttiva 2003/105/CE e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale dell'Unione europea 31 dicembre 2003, n. L 345.
- Il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, reca:
«Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo
dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose».

Art. 21.
(Disposizioni per l'attuazione della direttiva 2004/8/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, sulla
promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile
nel mercato interno dell'energia e che modifica la direttiva
92/42/CEE)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui
all'articolo 1, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro delle
attivita' produttive, di concerto con i Ministri degli affari esteri,
della giustizia, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e
della tutela del territorio, un decreto legislativo per il
recepimento della direttiva 2004/8/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell'11 febbraio 2004, sulla promozione della
cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato
interno dell'energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE, nel
rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) individuare le misure di promozione e sviluppo della cogenerazione
ad alto rendimento, basate sulla domanda di calore utile e sul
risparmio di energia primaria, secondo obiettivi di accrescimento
della sicurezza dell'approvvigionamento energetico e dell'efficienza
energetica, nonche' di tutela dell'ambiente;
b) assicurare la coerenza delle misure di promozione e sviluppo della
cogenerazione di cui alla lettera a) con il quadro normativo e
regolatorio nazionale sul mercato interno dell'energia elettrica e
con le misure per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto
serra, garantendo altresi' la stabilita' del quadro normativo per gli
investimenti effettuati;
c) prevedere l'avvio di un regime di garanzia d'origine
dell'elettricita' prodotta dalla cogenerazione ad alto rendimento e,
in coordinamento con le amministrazioni territoriali interessate,
l'istituzione di un sistema nazionale per l'analisi delle
potenzialita' della cogenerazione e per il monitoraggio sulle
realizzazioni e sull'efficacia delle misure adottate, anche ai fini
di cui agli articoli 6 e 10 della direttiva 2004/8/CE;
d) agevolare l'accesso alla rete dell'elettricita' da cogenerazione
ad alto rendimento e semplificare gli adempimenti amministrativi e
fiscali, a parita' di gettito complessivo, per la realizzazione di
unita' di piccola cogenerazione e di microcogenerazione.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nota all'art. 21:
- La direttiva 2004/8/CE e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale dell'Unione europea 21 febbraio 2004, n. L 52.

Art. 22.
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2004/22/CE
relativa agli strumenti di misura)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui
all'articolo 1, un decreto legislativo per il recepimento della
direttiva 2004/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31
marzo 2004, relativa agli strumenti di misura, secondo i seguenti
principi e criteri direttivi:
a) prevedere la prescrizione dell'utilizzo, per le funzioni di misura
di cui all'articolo 2, paragrafo 1, della direttiva, di tutti i
dispositivi e sistemi con funzioni di misura definiti agli allegati
specifici MI-001, MI-002, MI-003, MI-004, M1-005, MI-006, MI-007,
MI-008, MI-009 e MI-010;
b) prevedere, per tutti gli strumenti di misura di cui agli allegati
della direttiva, la valutazione della conformita', come previsto
dall'articolo 9 della direttiva stessa;
c) prevedere l'obbligo dell'utilizzo di strumenti di misura recanti
la marcatura di conformita', di cui all'articolo 7 della direttiva,
nel caso la funzione della misura investa motivi di interesse
pubblico, sanita' pubblica, sicurezza pubblica, ordine pubblico,
protezione dell'ambiente, tutela dei consumatori, imposizione di
tasse e diritti, lealta' delle transazioni commerciali;
d) prevedere per il Ministero delle attivita' produttive la qualita'
di autorita' competente per gli adempimenti connessi alla
designazione, nel rispetto dei criteri previsti dall'articolo 12
della direttiva, nonche' alla relativa notifica, agli Stati membri e
alla Commissione europea, degli organismi nazionali abilitati ai
compiti previsti dai moduli di valutazione della conformita', di cui
all'articolo 9 della direttiva;
e) prevedere che gli strumenti di misura, soggetti a controlli
metrologici legali, non conformi alle prescrizioni della direttiva,
non possono essere commercializzati ne' utilizzati per le funzioni di
cui alla lettera c);
f) prevedere che, qualora venga accertata l'indebita apposizione
della marcatura "CE", nel rispetto delle disposizioni previste
dall'articolo 21 della direttiva, vengano introdotte misure
finalizzate a stabilire l'obbligo di:
1) conformarsi alle disposizioni comunitarie in materia di marcatura
"CE";
2) limitare o vietare l'utilizzo o la commercializzazione dello
strumento di misura non conforme;
3) ritirare dal mercato, ove necessario, lo strumento non conforme;
g) prevedere sanzioni amministrative volte a dissuadere la
commercializzazione e la messa in servizio di strumenti di misura non
conformi alle disposizioni della direttiva;
h) prevedere l'armonizzazione della disciplina dei controlli
metrologici legali intesi a verificare che uno strumento di misura
sia in grado di svolgere le funzioni cui e' destinato.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nota all'art. 22:
- La direttiva 2004/22/CE e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale dell'Unione europea 30 aprile 2004, n. L 135.

Art. 23.
(Disposizioni in materia di rinnovo dei contratti delle pubbliche
amministrazioni per la fornitura di beni e servizi)

1. L'ultimo periodo dell'articolo 6, comma 2, della legge 24 dicembre
1993, n. 537, e successive modificazioni, e' soppresso.
2. I contratti per acquisti e forniture di beni e servizi, gia'
scaduti o che vengano a scadere nei sei mesi successivi alla data di
entrata in vigore della presente legge, possono essere prorogati per
il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti a seguito di
espletamento di gare ad evidenza pubblica a condizione che la proroga
non superi comunque i sei mesi e che il bando di gara venga
pubblicato entro e non oltre novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
3. I contratti che hanno ad oggetto lo svolgimento di funzioni e
servizi pubblici non ricadenti nell'ambito di applicazione
dell'articolo 113 del testo unico di cui al decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, in scadenza entro
sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,
possono essere prorogati per una sola volta per un periodo di tempo
non superiore alla meta' della originaria durata contrattuale, a
condizione che venga concordata una riduzione del corrispettivo di
almeno il 5 per cento. Resta fermo che la durata dei contratti
prorogati ai sensi del presente comma in ogni caso non puo' superare
la data del 31 dicembre 2008.

Note all'art. 23:
- Il testo del comma 2 dell'art. 6 della legge
24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza
pubblica), come modificato dalla presente legge, e' il
seguente:
«Art. 6 (Contratti pubblici). - 1. (Omissis).
2. E' vietato il rinnovo tacito dei contratti delle
pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e
servizi, ivi compresi quelli affidati in concessione a
soggetti iscritti in appositi albi. I contratti stipulati
in violazione del predetto divieto sono nulli.».
- Si riporta il testo dell'art. 113 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali):
«Art. 113 (Gestione delle reti ed erogazione dei
servizi pubblici locali di rilevanza economica). - 1. Le
disposizioni del presente articolo che disciplinano le
modalita' di gestione ed affidamento dei servizi pubblici
locali concernono la tutela della concorrenza e sono
inderogabili ed integrative delle discipline di settore.
Restano ferme le altre disposizioni di settore e quelle di
attuazione di specifiche normative comunitarie. Restano
esclusi dal campo di applicazione del presente articolo i
settori disciplinati dai decreti legislativi 16 marzo 1999,
n. 79, e 23 maggio 2000, n. 164.
1-bis. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano al settore del trasporto pubblico locale che
resta disciplinato dal decreto legislativo 19 novembre
1997, n. 422, e successive modificazioni.
2. Gli enti locali non possono cedere la proprieta'
degli impianti, delle reti e delle altre dotazioni
destinati all'esercizio dei servizi pubblici di cui al
comma 1, salvo quanto stabilito dal comma 13.
2-bis. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano agli impianti di trasporti a fune per la
mobilita' turistico-sportiva eserciti in aree montane.
3. Le discipline di settore stabiliscono i casi nei
quali l'attivita' di gestione delle reti e degli impianti
destinati alla produzione dei servizi pubblici locali di
cui al comma 1 puo' essere separata da quella di erogazione
degli stessi. E', in ogni caso, garantito l'accesso alle
reti a tutti i soggetti legittimati all'erogazione dei
relativi servizi.
4. Qualora sia separata dall'attivita' di erogazione
dei servizi, per la gestione delle reti, degli impianti e
delle altre dotazioni patrimoniali gli enti locali, anche
in forma associata, si avvalgono:
a) di soggetti allo scopo costituiti, nella forma di
societa' di capitali con la partecipazione totalitaria di
capitale pubblico cui puo' essere affidata direttamente
tale attivita', a condizione che gli enti pubblici titolari
del capitale sociale esercitino sulla societa' un controllo
analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la
societa' realizzi la parte piu' importante della propria
attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano;
b) di imprese idonee, da individuare mediante
procedure ad evidenza pubblica, ai sensi del comma 7.
5. L'erogazione del servizio avviene secondo le
discipline di settore e nel rispetto della normativa
dell'Unione europea, con conferimento della titolarita' del
servizio:
a) a societa' di capitali individuate attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
b) a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato venga scelto attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica
che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e
comunitarie in materia di concorrenza secondo le linee di
indirizzo emanate dalle autorita' competenti attraverso
provvedimenti o circolari specifiche;
c) a societa' a capitale interamente pubblico a
condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del
capitale sociale esercitino sulla societa' un controllo
analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la
societa' realizzi la parte piu' importante della propria
attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano.
5-bis. Le normative di settore, al fine di superare
assetti monopolistici, possono introdurre regole che
assicurino concorrenzialita' nella gestione dei servizi da
esse disciplinati prevedendo, nel rispetto delle
disposizioni di cui al comma 5, criteri di gradualita'
nella scelta della modalita' di conferimento del servizio.
5-ter. In ogni caso in cui la gestione della rete,
separata o integrata con l'erogazione dei servizi, non sia
stata affidata con gara ad evidenza pubblica, i soggetti
gestori di cui ai precedenti commi provvedono
all'esecuzione dei lavori comunque connessi alla gestione
della rete esclusivamente mediante contratti di appalto o
di concessione di lavori pubblici, aggiudicati a seguito di
procedure di evidenza pubblica, ovvero in economia nei
limiti di cui all'art. 24 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, e all'art. 143 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.
Qualora la gestione della rete, separata o integrata con la
gestione dei servizi, sia stata affidata con procedure di
gara, il soggetto gestore puo' realizzare direttamente i
lavori connessi alla gestione della rete, purche'
qualificato ai sensi della normativa vigente e purche' la
gara espletata abbia avuto ad oggetto sia la gestione del
servizio relativo alla rete, sia l'esecuzione dei lavori
connessi. Qualora, invece, la gara abbia avuto ad oggetto
esclusivamente la gestione del servizio relativo alla rete,
il gestore deve appaltare i lavori a terzi con le procedure
ad evidenza pubblica previste dalla legislazione vigente.
6. Non sono ammesse a partecipare alle gare di cui al
comma 5 le societa' che, in Italia o all'estero, gestiscono
a qualunque titolo servizi pubblici locali in virtu' di un
affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza
pubblica, o a seguito dei relativi rinnovi; tale divieto si
estende alle societa' controllate o collegate, alle loro
controllanti, nonche' alle societa' controllate o collegate
con queste ultime. Sono parimenti esclusi i soggetti di cui
al comma 4.
7. La gara di cui al comma 5 e' indetta nel rispetto
degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di
equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti
dalla competente Autorita' di settore o, in mancanza di
essa, dagli enti locali. La gara e' aggiudicata sulla base
del migliore livello di qualita' e sicurezza e delle
condizioni economiche e di prestazione del servizio, dei
piani di investimento per lo sviluppo e il potenziamento
delle reti e degli impianti, per il loro rinnovo e
manutenzione, nonche' dei contenuti di innovazione
tecnologica e gestionale. Tali elementi fanno parte
integrante del contratto di servizio. Le previsioni di cui
al presente comma devono considerarsi integrative delle
discipline di settore.
8. Qualora sia economicamente piu' vantaggioso, e'
consentito l'affidamento contestuale con gara di una
pluralita' di servizi pubblici locali diversi da quelli del
trasporto collettivo. In questo caso, la durata
dell'affidamento, unica per tutti i servizi non puo' essere
superiore alla media calcolata sulla base della durata
degli affidamenti indicata dalle discipline di settore.
9. Alla scadenza del periodo di affidamento, e in esito
alla successiva gara di affidamento, le reti, gli impianti
e le altre dotazioni patrimoniali di proprieta' degli enti
locali o delle societa' di cui al comma 13 sono assegnati
al nuovo gestore. Sono, inoltre, assegnati al nuovo gestore
le reti o loro porzioni, gli impianti e le altre dotazioni
realizzate, in attuazione dei piani di investimento di cui
al comma 7, dal gestore uscente. A quest'ultimo e' dovuto
da parte del nuovo gestore un indennizzo pari al valore dei
beni non ancora ammortizzati, il cui ammontare e' indicato
nel bando di gara.
10. E' vietata ogni forma di differenziazione nel
trattamento dei gestori di pubblico servizio in ordine al
regime tributario, nonche' alla concessione da chiunque
dovuta di contribuzioni o agevolazioni per la gestione del
servizio.
11. I rapporti degli enti locali con le societa' di
erogazione del servizio e con le societa' di gestione delle
reti e degli impianti sono regolati da contratti di
servizio, allegati ai capitolati di gara, che dovranno
prevedere i livelli dei servizi da garantire e adeguati
strumenti di verifica del rispetto dei livelli previsti.
12. L'ente locale puo' cedere tutto o in parte la
propria partecipazione nelle societa' erogatrici di servizi
mediante procedure ad evidenza pubblica da rinnovarsi alla
scadenza del periodo di affidamento. Tale cessione non
comporta effetti sulla durata delle concessioni e degli
affidamenti in essere.
13. Gli enti locali, anche in forma associata, nei casi
in cui non sia vietato dalle normative di settore, possono
conferire la proprieta' delle reti, degli impianti, e delle
altre dotazioni patrimoniali a societa' a capitale
interamente pubblico, che e' incedibile. Tali societa'
pongono le reti, gli impianti e le altre dotazioni
patrimoniali a disposizione dei gestori incaricati della
gestione del servizio o, ove prevista la gestione separata
della rete, dei gestori di quest'ultima, a fronte di un
canone stabilito dalla competente Autorita' di settore, ove
prevista, o dagli enti locali. Alla societa' suddetta gli
enti locali possono anche assegnare, ai sensi della lettera
a) del comma 4, la gestione delle reti, nonche' il compito
di espletare le gare di cui al comma 5.
14. Fermo restando quanto disposto dal comma 3, se le
reti, gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali per la
gestione dei servizi di cui al comma 1 sono di proprieta'
di soggetti diversi dagli enti locali, questi possono
essere autorizzati a gestire i servizi o loro segmenti, a
condizione che siano rispettati gli standard di cui al
comma 7 e siano praticate tariffe non superiori alla media
regionale, salvo che le discipline di carattere settoriale
o le relative autorita' dispongano diversamente. Tra le
parti e' in ogni caso stipulato, ai sensi del comma 11, un
contratto di servizio in cui sono definite, tra l'altro, le
misure di coordinamento con gli eventuali altri gestori.
15. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano alle regioni a statuto speciale e alle province
autonome di Trento e di Bolzano, se incompatibili con le
attribuzioni previste dallo statuto e dalle relative norme
di attuazione.
15-bis. Nel caso in cui le disposizioni previste per i
singoli settori non stabiliscano un congruo periodo di
transizione, ai fini dell'attuazione delle disposizioni
previste nel presente articolo, le concessioni rilasciate
con procedure diverse dall'evidenza pubblica cessano
comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2006,
senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente
affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni
affidate a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure
ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto
delle norme interne e comunitarie in materia di
concorrenza, nonche' quelle affidate a societa' a capitale
interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici
titolari del capitale sociale esercitino sulla societa' un
controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e
che la societa' realizzi la parte piu' importante della
propria attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano. Sono altresi' escluse dalla cessazione le
concessioni affidate alla data del 1° ottobre 2003 a
societa' gia' quotate in borsa e a quelle da esse
direttamente partecipate a tale data a condizione che siano
concessionarie esclusive del servizio, nonche' a societa'
originariamente a capitale interamente pubblico che entro
la stessa data abbiano provveduto a collocare sul mercato
quote di capitale attraverso procedure ad evidenza
pubblica, ma, in entrambe le ipotesi indicate, le
concessioni cessano comunque allo spirare del termine
equivalente a quello della durata media delle concessioni
aggiudicate nello stesso settore a seguito di procedure di
evidenza pubblica, salva la possibilita' di determinare
caso per caso la cessazione in una data successiva qualora
la stessa risulti proporzionata ai tempi di recupero di
particolari investimenti effettuati da parte del gestore.
15-ter. Il termine del 31 dicembre 2006, di cui al
comma 15-bis, puo' essere differito ad una data successiva,
previo accordo, raggiunto caso per caso, con la Commissione
europea, alle condizioni sotto indicate:
a) nel caso in cui, almeno dodici mesi prima dello
scadere del suddetto termine si dia luogo, mediante una o
piu' fusioni, alla costituzione di una nuova societa'
capace di servire un bacino di utenza complessivamente non
inferiore a due volte quello originariamente servito dalla
societa' maggiore; in questa ipotesi il differimento non
puo' comunque essere superiore ad un anno;
b) nel caso in cui, entro il termine di cui alla
lettera a), un'impresa affidataria, anche a seguito di una
o piu' fusioni, si trovi ad operare in un ambito
corrispondente almeno all'intero territorio provinciale
ovvero a quello ottimale, laddove previsto dalle norme
vigenti; in questa ipotesi il differimento non puo'
comunque essere superiore a due anni;
15-quater. A decorrere dal 1° gennaio 2007 si applica
il divieto di cui al comma 6, salvo nei casi in cui si
tratti dell'espletamento delle prime gare aventi ad oggetto
i servizi forniti dalle societa' partecipanti alla gara
stessa. Con regolamento da emanare ai sensi dell'art. 17,
comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, sentite le autorita' indipendenti del
settore e la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il Governo
definisce le condizioni per l'ammissione alle gare di
imprese estere, o di imprese italiane che abbiano avuto
all'estero la gestione del servizio senza ricorrere a
procedure di evidenza pubblica, a condizione che, nel primo
caso, sia fatto salvo il principio di reciprocita' e siano
garantiti tempi certi per l'effettiva apertura dei relativi
mercati.».

Art. 24.
(Modificazioni alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, recante legge
quadro in materia di lavori pubblici, al decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 157, recante attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia
di appalti pubblici di servizi, al decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, recante regolamento di
attuazione della legge n. 109 del 1994 e al decreto legislativo 20
agosto 2002, n. 190, in materia di infrastrutture e insediamenti
produttivi strategici e di interesse nazionale)

1. L'articolo 8, comma 11-quater, della legge 11 febbraio 1994, n.
109, e' sostituito dal seguente:
"11-quater. Le imprese alle quali venga rilasciata da organismi
accreditati, ai sensi delle norme europee della serie UNI CEI EN
45000, la certificazione di sistema di qualita' conforme alle norme
europee della serie UNI CEI ISO 9000 ovvero la dichiarazione della
presenza di elementi significativi e tra loro correlati di tale
sistema, usufruiscono del beneficio che la cauzione e la garanzia
fidejussoria, previste rispettivamente dal comma 1 e dal comma 2
dell'articolo 30 della presente legge, sono ridotte, per le imprese
certificate, del 50 per cento".
2. All'articolo 2, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, il
secondo periodo e' sostituito dai seguenti: "Nei contratti misti di
lavori, forniture e servizi e nei contratti di forniture o di servizi
quando comprendono lavori si applicano le norme della presente legge
qualora i lavori assumano rilievo superiore al 50 per cento.
Quest'ultima disposizione non si applica ove i lavori abbiano
carattere meramente accessorio rispetto all'oggetto principale
dedotto in contratto".
3. All'articolo 3 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, il
comma 3 e' sostituito dal seguente:
"3. Nei contratti misti di lavori e servizi e nei contratti di
servizi quando comprendono lavori si applicano le norme della legge
11 febbraio 1994, n. 109, qualora i lavori assumano rilievo economico
superiore al 50 per cento. Questa disposizione non si applica ove i
lavori abbiano carattere meramente accessorio rispetto all'oggetto
principale dedotto in contratto".
4. All'articolo 17, comma 6, lettera b), della legge 11 febbraio
1994, n. 109, dopo le parole: "codice civile" sono inserite le
seguenti: "ovvero nella forma di societa' cooperative di cui al capo
I del titolo VI del libro quinto del codice civile che non abbiano i
requisiti di cui alla lettera a)".
5. L'articolo 17, comma 12, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e'
sostituito dal seguente:
"12. Per l'affidamento di incarichi di progettazione ovvero della
direzione dei lavori il cui importo stimato sia inferiore a 100.000
euro, le stazioni appaltanti, per il tramite del responsabile del
procedimento, possono procedere all'affidamento ai soggetti di cui al
comma 1, lettere d), e), f) e g), nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e
trasparenza".
6. All'articolo 30, comma 6-bis, della legge 11 febbraio 1994, n.
109, il secondo periodo e' sostituito dal seguente: "Gli incarichi di
verifica di ammontare inferiore alla soglia comunitaria possono
essere affidati a soggetti scelti nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e
trasparenza".
7. L'articolo 17, comma 14, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e'
sostituito dal seguente:
"14. Nel caso in cui il valore delle attivita' di progettazione e
direzione lavori superi complessivamente la soglia di applicazione
della direttiva comunitaria in materia, l'affidamento diretto della
direzione dei lavori al progettista e' consentito soltanto ove
espressamente previsto dal bando di gara della progettazione".
8. All'articolo 188 del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, sono abrogati i commi 8,
9, 10 e 11.
9. All'articolo 37-bis, comma 2-bis, della legge 11 febbraio 1994, n.
109, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "L'avviso deve
contenere i criteri, nell'ambito di quelli indicati dall'articolo
37-ter, in base ai quali si procede alla valutazione comparativa tra
le diverse proposte. L'avviso deve, altresi', indicare espressamente
che e' previsto il diritto a favore del promotore ad essere preferito
ai soggetti previsti dall'articolo 37-quater, comma 1, lettera b),
ove lo stesso intenda adeguare il proprio progetto alle offerte
economicamente piu' vantaggiose presentate dai predetti soggetti
offerenti. Con apposito decreto del Ministro delle infrastrutture e
dei trasporti sono disciplinati gli effetti sulle procedure in corso
che non si siano ancora chiuse a seguito di aggiudicazione alla data
di adozione del predetto decreto, i cui avvisi indicativi pubblicati
prima della data del 31 gennaio 2005 non contengano quest'ultima
indicazione espressa".
10. L'amministrazione aggiudicatrice ovvero il soggetto aggiudicatore
di un appalto pubblico, all'atto di una aggiudicazione definitiva, ne
invia comunicazione ai concorrenti non aggiudicatari, provvedendo
allo svincolo delle garanzie provvisorie eventualmente prestate da
questi soggetti per la partecipazione alla gara.
11. All'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 20 agosto 2002,
n. 190, le parole: ", prima dell'avvio dei lavori" sono sostituite
dalle seguenti: "; il formale provvedimento di autorizzazione a
costruire non puo' essere rilasciato se non e' concluso il
procedimento di valutazione di impatto ambientale".
12. All'articolo 20, comma 5, del decreto legislativo 20 agosto 2002,
n. 190, le parole: "che puo' disporre" sono sostituite dalle
seguenti: "il quale, ove ritenga, previa valutazione della
Commissione stessa, che le varianti abbiano significativo impatto
sull'ambiente, dispone".

Note all'art. 24:
- Il testo vigente del comma 1 dell'art. 2 della legge
11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori
pubblici), come modificato dalla presente legge, e' il
seguente:
«Art. 2 (Ambito oggettivo e soggettivo di applicazione
della legge). - 1. Ai sensi e per gli effetti della
presente legge e del regolamento di cui all'art. 3, comma
2, si intendono per lavori pubblici, se affidati dai
soggetti di cui al comma 2 del presente articolo, le
attivita' di costruzione, demolizione, recupero,
ristrutturazione, restauro e manutenzione di opere ed
impianti, anche di presidio e difesa ambientale e di
ingegneria naturalistica. Nei contratti misti i lavori,
forniture e servizi e nei contratti di forniture o di
servizi quando comprendono lavori si applicano le norme
della presente legge qualora i lavori assumano rilievo
superiore al 50 per cento. Quest'ultima disposizione non si
applica ove i lavori abbiano carattere meramente accessorio
rispetto all'oggetto principale dedotto in contratto.».
- Il testo vigente dell'art. 3 del decreto legislativo
17 marzo 1995, n. 157 (Attuazione della direttiva 92/50/CEE
in materia di appalti pubblici di servizi), come modificato
dalla presente legge e' il seguente:
«Art. 3 (Appalti pubblici di servizi). - 1. Gli appalti
pubblici di servizi sono contratti a titolo oneroso,
conclusi per iscritto tra un prestatore di servizi e
un'amministrazione aggiudicatrice di cui all'art. 2, aventi
ad oggetto la prestazione dei servizi elencati negli
allegati 1 e 2.
2. Per gli appalti di servizi di cui all'allegato 2 e
per quelli in cui il valore di tali servizi prevalga
rispetto a quello dei servizi di cui all'allegato 1, il
presente decreto si applica limitatamente ai soli
articoli 8, comma 3, 20 e 21.
3. Nei contratti misti di lavori e servizi e nei
contratti di servizi quando comprendono lavori si applicano
le norme della legge 11 febbraio 1994, n. 109, qualora i
lavori assumano rilievo economico superiore al 50 per
cento. Questa disposizione non si applica ove i lavori
abbiano carattere meramente accessorio rispetto all'oggetto
principale dedotto in contratto.
4. Gli appalti che includono forniture e servizi sono
considerati appalti di servizi quando il valore totale di
questi e' superiore al valore delle forniture comprese
nell'appalto.
5. Il presente decreto si applica anche agli appalti di
servizi sovvenzionati, in misura superiore al 50 per cento,
da un'amministrazione aggiudicatrice ed aggiudicati
dall'ente o soggetto sovvenzionato e collegati agli appalti
di lavori di cui all'art. 3, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 19 dicembre 1991, n. 406.».
- Il testo vigente dell'art. 17, commi 6, 12 e 14 della
citata legge n. 109 del 1994, e' il seguente:
«Art. 17 (Effettuazione delle attivita' di
progettazione, direzione dei lavori e accessorie). - 1. -
5. (Omissis).
6. Si intendono per:
a) (omissis).
b) societa' di ingegneria le societa' di capitali di
cui ai capi V, VI e VII del titolo V del libro quinto del
codice civile, ovvero nella forma di societa' cooperative
di cui al capo I del titolo VI del libro quinto del codice
civile che non abbiano i requisiti di cui alla lettera a)
che eseguono studi di fattibilita', ricerche, consulenze,
progettazioni o direzioni dei lavori, valutazioni di
congruita' tecnico-economica o studi di' impatto
ambientale. Ai corrispettivi relativi alle predette
attivita' professionali si applica il contributo
integrativo qualora previsto dalle norme legislative che
regolano la Cassa di previdenza di categoria cui ciascun
firmatario del progetto fa riferimento in forza della
iscrizione obbligatoria al relativo albo professionale.
Detto contributo dovra' essere versato pro quota alle
rispettive Casse secondo gli ordinamenti statutari e i
regolamenti vigenti.
7 - 11. (omissis).
12. Per l'affidamento di incarichi di progettazione
ovvero della direzione dei lavori il cui importo stimato
sia inferiore a 100.000 euro, le stazioni appaltanti, per
il tramite del responsabile del procedimento, possono
procedere all'affidamento ai soggetti di cui al comma 1,
lettere d), e), f) e g), nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e
trasparenza.
12-bis - 13. (omissis).
14. Nel caso in cui il valore delle attivita' di
progettazione e direzione lavori superi complessivamente la
soglia di applicazione della direttiva comunitaria in
materia, l'affidamento diretto della direzione dei lavori
al progettista e' consentito soltanto ove espressamente
previsto dal bando di gara della progettazione.
14-bis - 14-septies (omissis).».
- Il testo vigente del comma 6-bis dell'art. 30 della
citata legge n. 109 del 1994 come modificato dalla presente
legge, e' il seguente:
«Art. 30 (Garanzie e coperture assicurative). - 1 - 6.
(omissis).
6-bis. Sino alla data di entrata in vigore del
regolamento di cui al comma 6, la verifica puo' essere
effettuata dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti o
dagli organismi di controllo di cui alla lettera a) del
medesimo comma. Gli incarichi di verifica di ammontare
inferiore alla soglia comunitaria possono essere affidati a
soggetti scelti nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parita' di trattamento, proporzionalita' e
trasparenza.».
- Si riporta il testo dell'art. 188 del decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554
(Regolamento di attuazione della legge 11 febbraio 1994, n.
109, legge quadro in materia di lavori pubblici e
successive modificazioni), come modificato dalla presente
legge:
«Art. 188 (Nomina del collaudatore). - 1. Le stazioni
appaltanti entro trenta giorni dalla data di ultimazione
dei lavori, ovvero dalla data di consegna dei lavori in
caso di collaudo in corso d'opera, attribuiscono l'incarico
del collaudo a soggetti di specifica qualificazione
professionale commisurata alla tipologia e categoria degli
interventi, alla loro complessita' ed al relativo importo.
2. Costituiscono requisito abilitante allo svolgimento
dell'incarico di collaudo le lauree in ingegneria,
architettura, e, limitatamente a un solo componente della
commissione, le lauree in geologia, scienze agrarie e
forestali, l'abilitazione all'esercizio della professione
nonche', ad esclusione dei dipendenti delle amministrazioni
aggiudicatrici, l'iscrizione da almeno cinque anni nel
rispettivo albo professionale.
3. Il collaudatore e' nominato dalle stazioni
appaltanti all'interno delle proprie strutture sulla base
dei criteri che le stesse sono tenute a fissare
preventivamente. Nell'ipotesi di carenza nel proprio
organico di soggetti in possesso dei necessari requisiti,
accertata e certificata dal responsabile del procedimento,
l'incarico di collaudatore e' affidato a soggetti esterni
scelti ai sensi del comma 11.
4. Non possono essere affidati incarichi di collaudo:
a) ai magistrati ordinari, amministrativi e
contabili, e agli avvocati e procuratori dello Stato;
b) a coloro che nel triennio antecedente hanno avuto
rapporti di lavoro autonomo o subordinato con l'appaltatore
o con i subappaltatori dei lavori da collaudare;
c) a coloro che hanno comunque svolto o svolgono
attivita' di controllo, progettazione, approvazione,
autorizzazione vigilanza o direzione dei lavori da
collaudare;
d) a soggetti che facciano parte di organismi con
funzioni di vigilanza o di controllo nei riguardi
dell'intervento da collaudare.
5. Nel caso dei lavori che richiedono l'apporto di piu'
professionalita' diverse in ragione della particolare
tipologia e categoria dell'intervento, il collaudo e'
affidato ad una commissione composta da tre membri. La
commissione non puo' essere composta congiuntamente da
soggetti appartenenti all'organico della stazione
appaltante e da soggetti esterni. La stazione appaltante
designa altresi' il membro della commissione che assume la
funzione di presidente.
6. Per i lavori comprendenti strutture, al soggetto
incaricato del collaudo o ad uno dei componenti della
commissione di collaudo e' affidato anche il collaudo
statico, purche' essi abbiano i requisiti specifici
previsti dalla legge. Per i lavori eseguiti in zone
classificate come sismiche, il collaudo e' esteso alla
verifica dell'osservanza delle norme sismiche.
7. Ai fini del divieto di cui al comma 4 si intende per
attivita' di controllo e vigilanza quella di cui all'art.
16, comma 6 e all'art. 30, comma 6 della legge.
8 - 11 (abrogati).
12. Il soggetto che e' stato incaricato di un collaudo
in corso d'opera da una stazione appaltante, non puo'
essere incaricato dalla medesima di un nuovo collaudo se
non sono trascorsi almeno sei mesi dalla chiusura delle
operazioni del precedente collaudo. Per i collaudi non in
corso d'opera il divieto e' stabilito in un anno. Nel caso
di stazioni appaltanti nazionali la cui struttura
organizzativa e' articolata su basi locali, il divieto e'
limitato alla singola articolazione locale. I suddetti
divieti si riferiscono alla sola ipotesi di collaudatori
non appartenenti all'organico delle stazioni appaltanti.
13. In sede di prima applicazione del presente
regolamento, gli elenchi dei collaudatori devono essere
predisposti entro tre mesi dalla data della sua entrata in
vigore. In assenza dell'elenco, le stazioni appaltanti
possono affidare discrezionalmente gli incarichi di
collaudo a soggetti comunque in possesso dei requisiti
prescritti e alle condizioni previste dal comma 12.».
- Il testo vigente del comma 2-bis dell'art. 37-bis
della citata legge n. 109 del 1994, come modificato dalla
presente legge, e' il seguente:
«2-bis. Entro venti giorni dalla avvenuta redazione dei
programmi di' cui al comma 1, le amministrazioni
aggiudicatrici rendono pubblica la presenza negli stessi
programmi di interventi realizzabili con capitali privati,
in quanto suscettibili di gestione economica, pubblicando
un avviso indicativo con le modalita' di cui all'art. 80
del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, mediante affissione
presso la propria sede per almeno sessanta giorni
consecutivi, nonche' pubblicando lo stesso avviso, a
decorrere dalla sua istituzione, sul sito informatico
individuato con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri ai sensi dell'art. 24 della legge 24 novembre
2000, n. 340, e, ove istituito, sul proprio sito
informatico. L'avviso e' trasmesso all'Osservatorio dei
lavori pubblici che ne da' pubblicita'. Fermi tali obblighi
di pubblicazione, le amministrazioni aggiudicatrici hanno
facolta' di pubblicare lo stesso avviso facendo ricorso a
differenti modalita', nel rispetto dei principi di cui
all'art. 1, comma 1, della presente legge. L'avviso deve
contenere i criteri, nell'ambito di quelli indicati
dall'articolo 37-ter, in base ai quali si procede alla
valutazione comparativa tra le diverse proposte. L'avviso
deve, altresi', indicare espressamente che e' previsto il
diritto a favore del promotore ad essere preferito ai
soggetti previsti dall'articolo 37-quater, comma 1, lettera
b), ove lo stesso intenda adeguare il proprio progetto alle
offerte economicamente piu' vantaggiose presentate dai
predetti soggetti offerenti. Con apposito decreto del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono
disciplinati gli effetti sulle procedure in corso che non
si' siano ancora chiuse a seguito di aggiudicazione alla
data di adozione del predetto decreto, i cui avvisi
indicativi pubblicati prima della data del 31 gennaio 2005
non contengano quest'ultima indicazione espressa.».
- Il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, reca:
«Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la
realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti
produttivi strategici e di interesse nazionale.».
- Il testo vigente del comma 2 dell'art. 17 e del comma
5 dell'art. 20 del citato decreto legislativo n. 190 del
2002, come modificato dalla presente legge, e' il seguente:
«2. Il procedimento di valutazione di impatto
ambientale e' obbligatorio e vincolante per tutte le opere
ad esso soggette a norma delle vigenti disposizioni ed e'
concluso, secondo le previsioni del presente capo; il
formale provvedimento di autorizzazione a costruire non
puo' essere rilasciato se non e' concluso il procedimento
di valutazione di impatto ambientale.».
«5. Qualora il progetto definitivo sia sensibilmente
diverso da quello preliminare, la Commissione riferisce al
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio il
quale, ove ritenga, previa valutazione della Commissione
stessa, che le varianti abbiano significativo impatto
sull'ambiente, dispone, nei trenta giorni dalla
comunicazione fatta dal soggetto aggiudicatore,
concessionario o contraente generale, l'aggiornamento dello
studio di impatto ambientale e la nuova pubblicazione dello
stesso, anche ai fini dell'eventuale invio di osservazioni
da parte dei soggetti pubblici e privati interessati.».

Art. 25.
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2004/17/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina
le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia,
degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, e
della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di
aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di
servizi)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, con le modalita' di cui
all'articolo 1, uno o piu' decreti legislativi volti a definire un
quadro normativo finalizzato al recepimento della direttiva
2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004,
che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e
di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi
postali, e della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle
procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di
forniture e di servizi, nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) compilazione di un unico testo normativo recante le disposizioni
legislative in materia di procedure di appalto disciplinate dalle due
direttive coordinando anche le altre disposizioni in vigore nel
rispetto dei principi del Trattato istitutivo dell'Unione europea;
b) semplificazione delle procedure di affidamento che non
costituiscono diretta applicazione delle normative comunitarie,
finalizzata a favorire il contenimento dei tempi e la massima
flessibilita' degli strumenti giuridici;
c) conferimento all'Autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici,
in attuazione della normativa comunitaria, dei compiti di vigilanza
nei settori oggetto della presente disciplina; l'Autorita',
caratterizzata da indipendenza funzionale e autonomia organizzativa,
si dota, nei modi previsti dal proprio ordinamento, di forme e metodi
di organizzazione e di analisi dell'impatto della normazione per
l'emanazione di atti di competenza e, in particolare, di atti
amministrativi generali, di programmazione o pianificazione. I
compiti di cui alla presente lettera sono svolti nell'ambito delle
competenze istituzionali dell'Autorita', che vi provvede con le
strutture umane e strumentali disponibili sulla base delle
disposizioni normative vigenti e senza nuovi o maggiori oneri per il
bilancio dello Stato;
d) adeguare la normativa alla sentenza della Corte di giustizia delle
Comunita' europee del 7 ottobre 2004 nella causa C-247/02.
2. I decreti legislativi previsti dal comma 1 sono emanati sentito il
parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che si pronunzia entro trenta
giorni; decorso tale termine i decreti legislativi sono emanati anche
in mancanza di detto parere.
3. Entro due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti
legislativi previsti dal comma 1 possono essere emanate disposizioni
correttive ed integrative nel rispetto delle procedure di cui
all'articolo 1, commi 2, 3 e 4.
4. In attesa dell'emanazione dei decreti legislativi di cui al comma
1, al settore postale si applica la disciplina di cui al decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 158, e successive modificazioni.


Note all'art. 25:
- La direttiva 2004/17/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 134;
- La direttiva 2004/18/CE e' pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 134;
- Il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reca:
«Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali.».
- L'art. 8 del citato decreto, cosi' recita:
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
Conferenza unificata). - 1. La Conferenza Stato-citta' ed
autonomie locali e' unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita' montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per
gli affari regionali; ne fanno parte altresi' il Ministro
del tesoro e del bilancio e della programmazione economica,
il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici,
il Ministro della sanita', il presidente dell'Associazione
nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente
dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti montani -
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque
rappresentano le citta' individuate dall'art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche' rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e'
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno.».
- Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158, reca:
«Attuazione delle direttive n. 90/531/CEE e n. 93/38/CEE
relative alle procedure di appalti nei settori esclusi».

Art. 26.
(Modificazioni all'articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre
1995, n. 549, recante misure di razionalizzazione della finanza
pubblica)

1. All'articolo 3, comma 29, primo periodo, della legge 28 dicembre
1995, n. 549, le parole: "in misura non inferiore a lire 2 e non
superiore a lire 20 per i rifiuti dei settori minerario, estrattivo,
edilizio, lapideo e metallurgico; in misura non inferiore a lire 10 e
non superiore a lire 20 per gli altri rifiuti speciali; in misura non
inferiore a lire 20 e non superiore a lire 50 per i restanti tipi di
rifiuti" sono sostituite dalle seguenti: "in misura non inferiore ad
euro 0,001 e non superiore ad euro 0,01 per i rifiuti ammissibili al
conferimento in discarica per i rifiuti inerti ai sensi dell'articolo
2 del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio 13 marzo 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67
del 21 marzo 2003; in misura non inferiore ad euro 0,00517 e non
superiore ad euro 0,02582 per i rifiuti ammissibili al conferimento
in discarica per rifiuti non pericolosi e pericolosi ai sensi degli
articoli 3 e 4 del medesimo decreto".

Note all'art. 26:
- La legge 28 dicembre 1995, n. 549, reca: «Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica».
- Il testo vigente del comma 29 dell'art. 3 della
citata legge, e' il seguente:
«29. L'ammontare dell'imposta e' fissato, con legge
della regione entro il 31 luglio di ogni anno per l'anno
successivo, per chilogrammo di rifiuti conferiti: in misura
non inferiore ad euro 0,001 e non superiore ad euro 0,01
per i rifiuti ammissibili al conferimento in discarica per
i rifiuti inerti ai sensi dell'art. 2 del decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
13 marzo 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67
del 21 marzo 2003; in misura non inferiore ad euro 0,00517
e non superiore ad euro 0,02582 per i rifiuti ammissibili
al conferimento in discarica per rifiuti non pericolosi e
pericolosi ai sensi degli articoli 3 e 4 del medesimo
decreto. In caso di mancata determinazione dell'importo da
parte delle regioni entro 31 luglio di ogni anno per l'anno
successivo, si intende prorogata la misura vigente. Il
tributo e' determinato moltiplicando l'ammontare
dell'imposta per il quantitativo, espresso in chilogrammi,
dei rifiuti conferiti in discarica, nonche' per un
coefficiente di correzione che tenga conto del peso
specifico, della qualita' e delle condizioni di
conferimento dei rifiuti ai fini della commisurazione
dell'incidenza sul costo ambientale da stabilire con
decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i
Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e
della sanita', entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge.».

Art. 27.
(Procedura per il recupero degli aiuti di Stato dichiarati
illegittimi dalla decisione 2003/193/CE della Commissione, del 5
giugno 2002)

1. In attesa della definizione dei ricorsi promossi innanzi alla
Corte di giustizia delle Comunita' europee, il recupero degli importi
delle imposte non corrisposte in conseguenza del regime di esenzione
fiscale reso disponibile, per effetto degli articoli 3, comma 70,
della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e 66, comma 14, del
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, in favore delle societa' per
azioni a partecipazione pubblica maggioritaria, esercenti servizi
pubblici locali, costituite ai sensi della legge 8 giugno 1990, n.
142, si effettua secondo le disposizioni del presente articolo, in
attuazione della decisione 2003/193/CE della Commissione, del 5
giugno 2002.
2. Il recupero delle minori imposte corrisposte e' eseguito, fatto
salvo quanto stabilito dalle presenti disposizioni, secondo i
principi e le ordinarie procedure di accertamento e riscossione dei
tributi. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, gli enti locali individuano i beneficiari del regime
di esenzione di cui al comma 1 e ne comunicano gli estremi alle
Direzioni regionali dell'Agenzia delle entrate territorialmente
competenti in funzione dei relativi domicili fiscali.
3. Entro il termine di cui al comma 2, i beneficiari di cui al
medesimo comma, indipendentemente dalla comunicazione ivi prevista,
presentano alle Direzioni regionali dell'Agenzia delle entrate
territorialmente competenti una dichiarazione dei redditi dei periodi
d'imposta nei quali il regime di esenzione e' stato fruito, con
l'autoliquidazione delle imposte dovute. Il modello e' presentato
anche in caso di autoliquidazione negativa.
4. Il recupero non si applica nelle ipotesi in cui i singoli casi
rientrano nella categoria de minimis e in quelle nelle quali, per
ragioni attinenti al caso specifico, le esenzioni non rientrano
nell'ambito di applicazione della decisione della Commissione di cui
al comma 1.
5. L'Agenzia delle entrate provvede, in deroga alle disposizioni di
cui all'articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, e
all'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, in materia di termini per l'effettuazione
degli accertamenti, entro e non oltre sei mesi successivi al termine
di cui al comma 2, alla notifica di avvisi di accertamento contenenti
la determinazione delle imposte corrispondenti all'aiuto vietato, e
dei relativi interessi secondo quanto disposto dall'articolo 3, terzo
comma, della decisione di cui al comma 1. La motivazione, oltre agli
elementi previsti dalla legge, si basa sulle operazioni compiute ai
sensi del comma 2 e deve indicare le ragioni per le quali la
decisione e' applicabile nei confronti del destinatario. Non si fa
luogo, in ogni caso, all'applicazione di sanzioni per violazioni di
natura tributaria comunque connesse alle procedure disciplinate dalle
presenti disposizioni. Le imposte dovute sono riscosse secondo le
ordinarie procedure, anche mediante compensazione senza limitazioni
quantitative. E' fatta in ogni caso salva la restituzione, anche
mediante compensazione, delle imposte corrisposte ai sensi delle
presenti disposizioni in ogni caso di annullamento, perdita di
efficacia o inapplicabilita' della decisione della Commissione di cui
al comma 1.
6. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono
stabilite le modalita' applicative delle presenti disposizioni. Con
decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze e con il Ministro per le politiche
comunitarie, sono stabilite le linee guida per una corretta
valutazione dei casi di non applicazione delle norme di cui al comma
4.
7. Le maggiori entrate derivanti dalle presenti disposizioni
affluiscono in apposita contabilita' speciale intestata al Ministero
dell'economia e delle finanze-Dipartimento per le politiche fiscali.
Il conto speciale e' impignorabile.
8. In attuazione della decisione della Commissione di cui al comma 1,
sono definite ai commi successivi le modalita' per il recupero delle
somme relative a prestiti a tassi agevolati concessi dalla Cassa
depositi e prestiti Spa, ai sensi dell'articolo 9-bis del
decreto-legge 1° luglio 1986, n. 318, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 agosto 1986, n. 488, alle societa' per azioni a
prevalente capitale pubblico, istituite ai sensi della legge 8 giugno
1990, n. 142.
9. Il recupero e' effettuato dal Ministero dell'economia e delle
finanze.
10. Le societa' per azioni a prevalente capitale pubblico che hanno
ottenuto la concessione di mutui dalla Cassa depositi e prestiti Spa
a decorrere dal 1° gennaio 1994 e fino al 31 dicembre 1998, o quelle
attualmente titolari, a seguito di trasformazioni, di fusioni o di
altre operazioni, dei finanziamenti indicati, sono tenute, entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a
comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze il numero
identificativo dei mutui ottenuti. Il Ministero dell'economia e delle
finanze, avvalendosi della Cassa depositi e prestiti Spa, ridetermina
i piani di ammortamento di ciascun mutuo in base ai tassi di
interesse indicati dalla Commissione e quantifica i benefici goduti
in relazione a ciascuno di essi, risultanti dalla differenza tra il
tasso applicato per ciascuna operazione di prestito e il tasso di
riferimento indicato dalla Commissione.
11. Il Ministero dell'economia e delle finanze provvede, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
ad eccezione delle fattispecie rientranti nella categoria de minimis
e degli ulteriori casi che per ragioni attinenti al caso specifico
non rientrano nell'ambito di applicazione della decisione della
Commissione di cui al comma 1, a richiedere espressamente il
pagamento delle somme equivalenti ai benefici goduti nei riguardi
delle societa' di cui al comma 10, calcolate a far data dalla prima
rata di ammortamento e fino all'ultima rata scaduta prima della
richiesta di pagamento, maggiorate degli interessi calcolati sulla
base del tasso di riferimento utilizzato per il calcolo
dell'equivalente sovvenzione nell'ambito degli aiuti a finalita'
regionale. Contestualmente, il Ministero dell'economia e delle
finanze invia alle societa' di cui al comma 10 il nuovo piano di
ammortamento per ciascun mutuo, che sara' vincolante, per le stesse,
a partire dalla prima rata immediatamente successiva alla richiesta
di pagamento. Il pagamento deve essere effettuato entro trenta giorni
dalla richiesta e versato su apposita contabilita' speciale intestata
al Ministero dell'economia e delle finanze-Dipartimento del tesoro.
Il conto speciale e' impignorabile. Con decreto del Ministro
dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze e con il Ministro per le politiche comunitarie, sono
stabilite le linee guida per una corretta valutazione delle eccezioni
ed esenzioni dall'applicazione delle presenti disposizioni.
12. In caso di mancato versamento nei termini stabiliti e' dovuta,
oltre agli interessi di cui al comma 11, una sanzione pari allo 0,5
per cento per semestre o sua frazione, calcolata sulle somme dovute.
13. Le societa' interessate possono chiedere, prima della scadenza
del termine per il pagamento, al Ministero dell'economia e delle
finanze - Dipartimento del tesoro, Direzione VI, la rateizzazione in
non piu' di ventiquattro mesi delle somme dovute, maggiorate degli
interessi al saggio legale. Salvo rifiuto motivato, la rateizzazione
si intende accordata.
14. Il Ministero dell'economia e delle finanze-Dipartimento del
tesoro, in caso di mancato o incompleto versamento, provvede, anche
avvalendosi dell'Agenzia delle entrate, alla riscossione coattiva
degli importi dovuti ai sensi dell'articolo 17, comma 1, del decreto
legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.
15. Alle societa' che omettono di effettuare la comunicazione di cui
al comma 10, in aggiunta agli interessi di cui al comma 11, e'
applicata una sanzione pari al 30 per cento delle somme dovute.
16. E' fatta in ogni caso salva la restituzione, anche mediante
compensazione, delle somme corrisposte ai sensi del comma 11 in ogni
caso di annullamento, perdita di efficacia o inapplicabilita' della
decisione della Commissione di cui al comma 1.

Note all'art. 27:
- Il comma 70 dell'art. 3 della citata legge n. 569 del
1995, cosi' recita:
«70. Le disposizioni dell'art. 66, comma 14, del
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, si
applicano a decorrere dalla data di acquisto della
personalita' giuridica o di trasformazione in aziende
speciali consortili fino al 31 dicembre del terzo anno
successivo a quello in corso alle predette date e,
comunque, non oltre il 31 dicembre 1999.».
- Si riporta il testo del comma 14 dell'art. 66 del
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 (Armonizzazione delle
disposizioni in materia di imposte sugli oli minerali,
sull'alcole, sulle bevande alcoliche, sui tabacchi lavorati
e in materia di IVA con quelle recate da direttive CEE e
modificazioni conseguenti a detta armonizzazione, nonche'
disposizioni concernenti la disciplina dei centri
autorizzati di assistenza fiscale, le procedure dei
rimborsi di imposta, l'esclusione dal-l'ILOR dei redditi di
impresa fino all'ammontare corrispondente al contributo
diretto lavorativo, l'istituzione per il 1993 di un'imposta
erariale straordinaria su taluni beni ed altre disposizioni
tributarie), convertito nella legge 29 ottobre 1993, n.
427:
«14. Nei confronti delle societa' per azioni e delle
aziende speciali istituite ai sensi degli articoli 22 e 23
della legge 8 giugno 1990, n. 142, nonche' nei confronti
dei nuovi consorzi costituiti a norma degli articoli 25 e
60 della medesima legge si applicano, fino al termine del
terzo anno dell'esercizio successivo a quello
rispettivamente di acquisizione della personalita'
giuridica o della trasformazione in, aziende speciali
consortili, le disposizioni tributarie applicabili all'ente
territoriale di appartenenza.».
- La legge 8 giugno 1990, n. 142, reca: «Ordinamento
delle autonomie locali».
- La legge 27 luglio 2000, n. 212, reca: «Disposizioni
in materia di statuto dei diritti del contribuente».
- L'art. 3 della citata legge n. 212 del 2000, cosi'
recita:
«Art. 3 (Efficacia temporale delle norme tributarie). -
1. Salvo quanto previsto dall'art. 1, comma 2, le
disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo.
Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte
si applicano solo a partire dal periodo d'imposta
successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore
delle disposizioni che le prevedono.
2. In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono
prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui
scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno
dalla data della loro entrata in vigore o dell'adozione dei
provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti.
3. I termini di prescrizione e di decadenza per gli
accertamenti di imposta non possono essere prorogati.».
- Il decreto del Presidente della Repubblica del
29 settembre 1973, n. 600, reca: «Disposizioni comuni in
materia di accertamento delle imposte sui redditi».
- L'art. 43 del citato decreto del Presidente della
Repubblica n. 600 del 1973, cosi' recita:
Art. 43 (Termine per l'accertamento). - Gli avvisi di
accertamento devono essere notificati, a pena, di
decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo
a quello in cui e' stata presentata la dichiarazione.
Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o
di presentazione di dichiarazione nulla ai sensi delle
disposizioni del titolo I l'avviso di accertamento puo'
essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno
successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto
essere presentata.
Fino alla scadenza del termine stabilito nei commi
precedenti l'accertamento puo' essere integrato o
modificato in aumento mediante la notificazione di nuovi
avvisi, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi
elementi. Nell'avviso devono essere specificatamente
indicati, a pena di nullita', i nuovi elementi e gli atti o
fatti attraverso i quali sono venuti a conoscenza
dell'ufficio delle imposte.».
- La legge 9 agosto 1986, n. 488, reca: «Provvedimenti
urgenti per la finanza locale».
- L'art. 9-bis della citata legge n. 488 del 1986 cosi'
recita:
Art. 9-bis (Contrazione di mutui da parte di aziende
speciali municipalizzate, provincializzate o consortili). -
1. Le aziende speciali municipalizzate, provincializzate o
consortili, previa deliberazione del consiglio o
dell'assemblea dell'ente proprietario, e le societa' per
azioni a prevalente capitale di enti locali territoriali
che gestiscono pubblici servizi sono autorizzate a
contrarre mutui direttamente con la Cassa depositi e
prestiti, con gli istituti di previdenza e con gli altri
istituti di credito che concedono mutui agli enti locali.
Ai mutui di cui sopra si applicano le norme di cui ai commi
1, 2 e 3 dell'art. 9.
2. Ai mutui di cui al comma 1 si applicano le
disposizioni di cui alla legge 4 luglio 1967, n. 537,
modificata, da ultimo, dalla legge 3 novembre 1971, n.
1069.
3. Sino all'entrata in vigore della legge di riforma
dell'ordinamento dei servizi pubblici degli enti locali, e'
consentita la costituzione di nuove aziende speciali per la
gestione di servizi in concessione o appaltati a terzi
ovvero gestiti direttamente in economia, esclusivamente
qualora si accresca l'efficienza del servizio qualora si
produca lievitazione degli oneri a carico degli enti
locali.
4. E' in ogni caso consentita l'assegnazione di nuovi
servizi, comunque gestiti, a preesistenti aziende speciali,
nonche' la costituzione di nuove aziende speciali
consorziali in sostituzione di una o piu' preesistenti
aziende speciali municipalizzate da porre, contestualmente,
in liquidazione.».
- Il decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, reca:
«Riordino della disciplina della riscossione mediante
ruolo, a norma dell'art. 1, della legge 28 settembre 1998,
n. 337».
- Il comma 1 dell'art. 17 del citato decreto
legislativo n. 46 del 1999, cosi' recita:
«Art. 17 (Entrate riscosse mediante ruolo). - 1. Salvo
quanto previsto dal comma 2, si effettua mediante ruolo la
riscossione coattiva delle entrate dello Stato, anche
diverse dalle imposte sui redditi, e di quelle degli altri
enti pubblici, anche previdenziali, esclusi quelli
economici.».

Art. 28. (Modifica all'articolo 18-bis della legge 23 marzo 1981, n. 91, in
materia di bilanci delle societa' sportive)

1. All'articolo 18-bis, comma 2, della legge 23 marzo 1981, n. 91, le
parole: "ai fini civilistici e fiscali" sono sostituite dalle
seguenti: "ai soli fini civilistici".

Note all'art. 28:
- La legge 23 marzo 1981, n. 91, reca: «Norme in
materia di rapporti tra societa' e sportivi
professionisti».
- Il testo del vigente del comma 2 dell'art. 18-bis
della legge n. 91 del 1981, e' il seguente:
«Art. 18-bis (Disposizioni in materia di bilanci). -
1. (Omissis).
2. Le societa' che si avvalgono della facolta' di cui
al comma 1 devono procedere ai soli fini civilistici
all'ammortamento della svalutazione iscritta in dieci rate
annuali di' pari importo.».

Art. 29.
(Modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in
materia di sicurezza dei lavoratori, in esecuzione della sentenza
della Corte di giustizia delle Comunita' europee del 10 aprile 2003,
nella causa C-65/01)

1. All'articolo 36 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
"8-quinquies. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di cui al
paragrafo 2-bis dell'allegato XV le attrezzature di lavoro gia' messe
a disposizione dei lavoratori alla data del 31 dicembre 1996 e non
soggette a norme nazionali di attuazione di direttive comunitarie
concernenti requisiti di sicurezza di carattere costruttivo.
8-sexies. Fino a quando non siano completati gli adeguamenti
richiesti per dare attuazione alle disposizioni del comma
8-quinquies, il datore di lavoro adotta misure alternative che
garantiscano un livello di sicurezza equivalente.
8-septies. Le modifiche apportate alle macchine definite all'articolo
1, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, a seguito dell'applicazione delle
disposizioni del comma 8-quinquies, non configurano immissione sul
mercato ai sensi dell'articolo 1, comma 3, secondo periodo, del
predetto regolamento".
2. All'allegato XV del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
dopo il paragrafo 2 e' aggiunto il seguente:
"2-bis. Ulteriori prescrizioni minime di carattere generale per le
attrezzature di lavoro.
2-bis.1 La persona esposta deve avere il tempo e/o i mezzi di
sottrarsi rapidamente ad eventuali rischi causati dalla messa in moto
e/o dall'arresto dell'attrezzatura di lavoro.
2-bis.2 La rimessa in moto di un'attrezzatura dopo un arresto,
indipendentemente dalla sua origine, e il comando di una modifica
rilevante delle condizioni di funzionamento di un'attrezzatura
(velocita', pressione, eccetera) devono poter essere effettuati
soltanto mediante un'azione volontaria su un organo di comando
concepito a tale fine, salvo che la rimessa in moto o la modifica
rilevante delle condizioni di funzionamento dell'attrezzatura non
presenti alcun pericolo per il lavoratore esposto.
2-bis.3 L'ordine di arresto dell'attrezzatura di lavoro deve essere
prioritario rispetto agli ordini di messa in moto. Ottenuto l'arresto
dell'attrezzatura di lavoro, o dei suoi elementi pericolosi,
l'alimentazione degli azionatori deve essere interrotta.
2-bis.4 Se gli elementi mobili di un'attrezzatura di lavoro
presentano rischi di contatto meccanico che possono causare
incidenti, essi devono essere dotati di protezioni o di sistemi
protettivi che:
a) devono essere di costruzione robusta;
b) non devono provocare rischi supplementari;
c) non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci;
d) devono essere situati ad una sufficiente distanza dalla zona
pericolosa;
e) non devono limitare piu' del necessario l'osservazione del ciclo
di lavoro".
3. Il datore di lavoro adegua le attrezzature ai sensi del comma
8-quinquies dell'articolo 36 del decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, introdotto dal comma 1 del presente articolo, entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. All'attuazione del presente articolo si provvede a carico del
fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987,
n. 183, nei limiti delle risorse indicate all'articolo 2, comma 1,
lettera d), della presente legge.

Note all'art. 29:
- Il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
reca: «Attuazione della direttiva 89/391/CEE, della
direttiva 89/654/CEE, della direttiva 89/655/CEE, della
direttiva 89/656/CEE, della direttiva 90/269/CEE, della
direttiva 90/270/CEE, della direttiva 90/394/CEE, della
direttiva 90/679/CEE, della direttiva 93/88/CEE, della
direttiva 95/63/CE, della direttiva 97/42/CE, della
direttiva 98/24/CE, della direttiva 99/38/CE e della
direttiva 99/92/CE riguardanti il miglioramento della
sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro».
- Il testo del vigente art. 36 del citato decreto
legislativo n. 626 del 1994, e' il seguente:
«Art. 36 (Disposizioni concernenti le attrezzature di
lavoro). - 1. - 7. (Omissis).
8. Le disposizioni del presente articolo entrano in
vigore tre mesi dopo la pubblicazione del presente decreto
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
8-bis. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di cui
all'allegato XV, entro il 30 giugno 2001, le attrezzature
di lavoro indicate nel predetto allegato, gia' messe a
disposizione dei lavoratori alla data del 5 dicembre 1998 e
non soggette a norme nazionali di attuazione di direttive
comunitarie concernenti disposizioni di carattere
costruttivo allorche' esiste per l'attrezzatura di lavoro
considerata un rischio corrispondente.
8-ter. Fino a che le attrezzature di lavoro di cui al
comma 8-bis non vengono adeguate il datore di lavoro adotta
misure alternative che garantiscano un livello di sicurezza
equivalente.
8-quater. Le modifiche apportate alle macchine definite
all'art. 1, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, a seguito
dell'applicazione delle disposizioni del comma 8-bis, e
quelle effettuate per migliorare le condizioni di sicurezza
sempre che non comportino modifiche delle modalita' di
utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore, non
configurano immissione sul mercato ai sensi dell'art. 1,
comma 3, secondo periodo, del predetto decreto.
8-quinquies. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di
cui al paragrafo 2-bis dell'allegato XV le attrezzature di
lavoro gia' messe a disposizione dei lavoratori alla data
del 31 dicembre 1996 e non soggette a norme nazionali di
attuazione di direttive comunitarie concernenti requisiti
di sicurezza di carattere costruttivo.
8-sexies. Fino a quando non siano completati gli
adeguamenti richiesti per dare attuazione alle disposizioni
del comma 8-quinquies, il datore di lavoro adotta misure
alternative che garantiscano un livello di sicurezza
equivalente.
8-septies. Le modifiche apportate alle macchine
definite all'art. 1, comma 2, del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n.
459, a seguito dell'applicazione delle disposizioni del
comma 8-quinquies, non configurano immissione sul mercato
ai sensi dell'art. 1, comma 3, secondo periodo, del
predetto regolamento.».
- La legge 16 aprile 1987, n. 183, reca: «Coordinamento
delle politiche riguardanti l'appartenenza dell'Italia alle
Comunita' europee ed adeguamento dell'ordinamento interno
agli atti normativi comunitari».
- L'art. 5 della citata legge n. 183 del 1997, cosi'
recita:
«Art. 5 (Fondo di rotazione). - 1. E' istituito,
nell'ambito del Ministero del tesoro - Ragioneria generale
dello Stato, un fondo di rotazione con amministrazione
autonoma e gestione fuori bilancio, ai sensi dell'art. 9
della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
2. Il fondo di rotazione di cui al comma 1 si avvale
di' un apposito conto corrente infruttifero, aperto presso
la tesoreria centrale dello Stato denominato «Ministero del
tesoro - fondo di rotazione per l'attuazione delle
politiche comunitarie», nel quale sono versate:
a) le disponibilita' residue del fondo di cui alla
legge 3 ottobre 1977, n. 863, che viene soppresso a
decorrere dalla data di inizio della operativita' del fondo
di cui al comma 1;
b) le somme erogate dalle istituzioni delle Comunita'
europee per contributi e sovvenzioni a favore dell'Italia;
c) le somme da individuare annualmente in sede di
legge finanziaria, sulla base delle indicazioni del
comitato interministeriale per la programmazione economica
(CIPE) ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera c),
nell'ambito delle autorizzazioni di spesa recate da
disposizioni di legge aventi le stesse finalita' di quelle
previste dalle norme comunitarie da attuare;
d) le somme annualmente determinate con la legge di
approvazione del bilancio dello Stato, sulla base dei dati
di cui all'art. 7.
3. Restano salvi i rapporti finanziari direttamente
intrattenuti con le Comunita' europee dalle amministrazioni
e dagli organismi di cui all'art. 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 16 aprile 1971, n. 321, ed alla
legge 26 novembre 1975, n. 748.».

Art. 30.
(Recepimento dell'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 85/337/CEE
del Consiglio, del 27 giugno 1985, in materia di valutazione di
impatto ambientale)

1. Per i progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale e'
facolta' del proponente, prima dell'avvio del procedimento di
valutazione di impatto ambientale, richiedere alla competente
direzione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
un parere in merito alle informazioni che devono essere contenute
nello studio di impatto ambientale. A tale fine il proponente
presenta una relazione che, sulla base dell'identificazione degli
impatti ambientali attesi, definisce il piano di lavoro per la
redazione dello studio di impatto ambientale, le metodologie che
intende adottare per l'elaborazione delle informazioni in esso
contenute e il relativo livello di approfondimento. Il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, anche nel caso in cui
detto parere sia stato reso, puo' chiedere al proponente,
successivamente all'avvio della procedura di valutazione di impatto
ambientale, chiarimenti e integrazioni in merito alla documentazione
presentata.

Nota all'art. 30:
- La direttiva 85/337/CEE e' pubblicata nella G.U.C.E.
5 luglio 1985, n. L 175;

Allegato A
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre
2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso
umano.


2003/38/CE del Consiglio, del 13 maggio 2003, che modifica la
direttiva 78/660/CEE relativa ai conti annuali di taluni tipi di
societa' per quanto concerne gli importi espressi in euro.
2003/73/CE della Commissione, del 24 luglio 2003, recante modifica
dell'allegato III della direttiva 1999/94/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio.
2003/93/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003, che modifica la
direttiva 77/799/CEE relativa alla reciproca assistenza fra le
autorita' competenti degli Stati membri nel settore delle imposte
dirette e indirette.
2003/94/CE della Commissione, dell'8 ottobre 2003, che stabilisce i
principi e le linee direttrici delle buone prassi di fabbricazione
relative ai medicinali per uso umano e ai medicinali per uso umano in
fase di sperimentazione.
2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre
2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico.
2003/122/Euratom del Consiglio, del 22 dicembre 2003, sul controllo
delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attivita' e delle
sorgenti orfane.
2004/6/CE della Commissione, del 20 gennaio 2004, che deroga alla
direttiva 2001/15/CE al fine di differire l'applicazione del divieto
di commercio di taluni prodotti.
2004/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004,
che modifica la direttiva 2001/82/CE recante un codice comunitario
relativo ai medicinali veterinari.
2004/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile
2004, relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici
volatili dovute all'uso di solventi organici in talune pitture e
vernici e in taluni prodotti per carrozzeria e recante modifica della
direttiva 1999/13/CE.

Allegato B
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno
2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e
programmi sull'ambiente.
2001/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre
2001, relativa al diritto dell'autore di un'opera d'arte sulle
successive vendite dell'originale.
2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo
2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e
alla consultazione dei lavoratori.
2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo
2002, concernente l'organizzazione dell'orario di lavoro delle
persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto.
2003/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 febbraio
2003, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative
all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti
fisici (rumore) (diciassettesima direttiva particolare ai sensi
dell'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE).
2003/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 marzo 2003,
che modifica la direttiva 83/477/CEE del Consiglio sulla protezione
dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione
all'amianto durante il lavoro.
2003/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 aprile
2003, che modifica la direttiva 91/671/CEE del Consiglio per il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'uso
obbligatorio delle cinture di sicurezza sugli autoveicoli di peso
inferiore a 3,5 tonnellate.
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio
2003, che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di
taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le
direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla
partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia.
2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 giugno 2003,
relativa alle attivita' e alla supervisione degli enti pensionistici
aziendali o professionali.
2003/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno
2003, relativa alla segnalazione di taluni eventi nel settore
dell'aviazione civile.
2003/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno
2003, che modifica le direttive 78/660/CEE, 83/349/CEE, 86/635/CEE e
91/674/CEE relative ai conti annuali e ai conti consolidati di taluni
tipi di societa', delle banche e altri istituti finanziari e delle
imprese di assicurazione.
2003/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno
2003, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia
elettrica e che abroga la direttiva 96/92/CE.
2003/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno
2003, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale
e che abroga la direttiva 98/30/CE.
2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio
2003, che modifica la direttiva 68/151/CEE del Consiglio per quanto
riguarda i requisiti di pubblicita' di taluni tipi di societa'.
2003/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio
2003, sulla qualificazione iniziale e formazione periodica dei
conducenti di taluni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o
passeggeri, che modifica il regolamento (CEE) n. 3820/85 del
Consiglio e la direttiva 91/439/CEE del Consiglio e che abroga la
direttiva 76/914/CEE del Consiglio.
2003/72/CE del Consiglio, del 22 luglio 2003, che completa lo statuto
della societa' cooperativa europea per quanto riguarda il
coinvolgimento dei lavoratori.
2003/74/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre
2003, che modifica la direttiva 96/22/CE del Consiglio concernente il
divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica,
tireostatica e delle sostanze ß-agoniste nelle produzioni animali.
2003/85/CE del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativa a misure
comunitarie di lotta contro l'afta epizootica, che abroga la
direttiva 85/511/CEE e le decisioni 89/531/CEE e 91/665/CEE e recante
modifica della direttiva 92/46/CEE.
2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativa al diritto
al ricongiungimento familiare.
2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre
2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni
dei gas a effetto serra nella Comunita' e che modifica la direttiva
96/61/CE del Consiglio.
2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre
2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di
lavoro.
2003/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 novembre
2003, che modifica la direttiva 2000/13/CE per quanto riguarda
l'indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari.
2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003, che modifica la
direttiva 77/388/CEE relativamente alle norme sul luogo di cessione
di gas e di energia elettrica.
2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il
quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e
dell'elettricita'.
2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre
2003, sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti
zoonotici, recante modifica della decisione 90/424/CEE del Consiglio
e che abroga la direttiva 92/117/CEE del Consiglio.
2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre
2003, che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio sul controllo
dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze
pericolose.
2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status
dei cittadini dei paesi terzi che siano soggiornanti di lungo
periodo.
2003/110/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa
all'assistenza durante il transito nell'ambito di provvedimenti di
espulsione per via aerea.
2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio
2004, sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di
calore utile nel mercato interno dell'energia e che modifica la
direttiva 92/42/CEE.
2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio
2004, che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti
di imballaggio.
2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004,
che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e
di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi
postali.
2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004,
relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli
appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi.
2004/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004,
relativa agli strumenti di misura.
2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile
2004, concernente le offerte pubbliche di acquisto.
2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile
2004, sulla responsabilita' ambientale in materia di prevenzione e
riparazione del danno ambientale.
2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile
2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro
familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio
degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed
abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE,
75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE.
2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile
2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, che modifica le
direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva
2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la
direttiva 93/22/CEE del Consiglio.
2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile
2004, sul rispetto dei diritti di proprieta' intellettuale.
2004/67/CE del Consiglio, del 26 aprile 2004, concernente misure
volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas
naturale.
2004/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre
2004, recante modifica della direttiva 2003/87/CE che istituisce un
sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra
nella Comunita', riguardo ai meccanismi di progetto del Protocollo di
Kyoto.

LAVORI PREPARATORI

Senato della Repubblica (atto n. 2742):

Presentato dal Ministro senza portafoglio per le
politiche comunitarie (Buttiglione) il 6 febbraio 2004.
Assegnato alla 14ª commissione (Politiche dell'Unione
europea), in sede referente, il 17 febbraio 2004 con pareri
delle commissioni 1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ª, 8ª, 9ª, 10ª,
11ª, 12ª, 13ª e della commissione parlamentare per le
questioni regionali.
Esaminato dalla 14ª commissione il 18, 23, 24, 25, 30,
31 marzo 2004; il 6, 21 e 22 aprile 2004.
Relazione scritta annunciata l'11 maggio 2004 (atto n.
2742-A relatore sen. Basile).
Esaminato in aula il 17, 22, 29 giugno 2004; il 7, 14,
15 luglio 2004 ed approvato il 20 luglio 2004.

Camera dei deputati (atto n. 5179-bis):


Assegnato alla XIV commissione (Politiche dell'Unione
europea), in sede referente, il 23 luglio 2004 con pareri
delle commissioni I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X,
XI, XII, XIII e della commissione parlamentare per le
questioni regionali.
Esaminato dalla XIV commissione, in sede referente, il
14, 15, 21, 22, 28, 29 settembre 2004; il 21, 26 e
27 ottobre 2004.
Relazione scritta presentata il 1° ottobre 2004 (atto
n. 5179-A) ed il 27 ottobre 2004 (atto n. 5179-A-R relatore
on. Strano).
Esaminato in aula l'11, 20 e 28 ottobre 2004 ed
approvato il 2 dicembre 2004, previa deliberazione dello
stralcio dell'art. 9 (che forma l'atto 5179-ter). Gli
articoli da 1 a 8 e da 10 a 30 formano l'atto Camera
5179-bis.

Senato della Repubblica (atto n. 2742-B):


Assegnato alla 14ª commissione (Politiche dell'Unione
europea), in sede referente, 7 dicembre 2004 con pareri
delle commissioni 1ª, 2ª, 3ª, 5ª, 6ª, 7ª, 8ª, 9ª, 10ª, 11ª,
12ª, 13ª e della commissione parlamentare per le questioni
regionali.
Esaminato dalla 14ª commissione il 18, 19, 25,
26 gennaio 2005, il 2 e 3 febbraio 2005.
Esaminato in aula il 10, 15 febbraio 2005; il 7 aprile
2005 ed approvato il 13 aprile 2005.


 

Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

Il Comune - Relazioni con il pubblico - Informagiovani - Dati statistici - Informacittà - Gazzette leggi e normative
Cultura e tempo libero - Economia e lavoro - Turismo - Portale delle associazioni - Istruzione e formazione - Trasporti e mobilità - Sanità, ambiente
Staff redazionale: staff@aesinet.it