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Gazzetta Ufficiale N. 98 del 29 Aprile 2005

 

LEGGE 22 aprile 2005, n.69

Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

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La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 22 aprile 2005

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: Castelli

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 4246):

Presentato dai deputati Kessler, Finocchiaro, Bonito,
Carboni e Ranieri il 30 luglio 2003.
In data 19 aprile 2004 i deputati hanno ritirato la
propria sottoscrizione alla proposta di legge.
Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 15 settembre 2003 con pareri delle
commissioni I, V e XIV.
Esaminato dalla II commissione il 24 settembre 2003; 1,
7 e 8 ottobre 2003; 13 e 20 novembre 2003; 4, 16 e 17 marzo
2004.
Esaminato in aula il 19 e 27 aprile 2004; 5, 6,
11 maggio 2004 e approvato il 12 maggio 2004.

Senato della Repubblica (atto n. 2958):

Assegnato alla 2ª commissione (Giustizia), in sede
referente, il 18 maggio 2004 con pareri delle commissioni
1ª 3ª, 5ª, 14ª commissione speciale in materia di infanzia
e di minori e commissione straordinaria per la tutela e la
promozione dei diritti umani.
Esaminato dalla 2ª commissione il 14 e 16 settembre
2004; 7, 12 e 13 ottobre 2004.
Esaminato in aula il 20 ottobre 2004; 2 novembre 2004 e
approvato con modificazioni, il 26 gennaio 2005.

Camera dei deputati (atto n. 4246/B):

Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 31 gennaio 2005, con il parere delle
commissioni I e XIV.
Esaminato dalla II commissione il 2, 8, 9 e 10 febbraio
2005.
Esaminato in aula il 14 e 17 febbraio 2005 e approvato
con modificazioni il 22 febbraio 2005.

Senato della Repubblica (atto n. 2958/B):

Assegnato alla 2ª commissione (Giustizia), in sede
referente, il 24 febbraio 2005 con parere della commissione
1ª.
Esaminato dalla 2ª commissione in sede referente il 10
e 16 marzo 2005.
Nuovamente assegnato alla 2ª commissione (Giustizia),
in sede deliberante, il 16 marzo 2005 con parere della 1ª
commissione.
Esaminato dalla 2ª commissione, in sede deliberante, il
10 e 16 marzo 2005 e approvato con modificazioni il
17 marzo 2005.

Camera dei deputati (atto n. 4246/D):

Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 22 marzo 2005 con il parere delle commissioni
I e XIV.
Esaminato dalla II commissione in sede referente il
22 marzo 2005 ed il 6 aprile 2005.
Esaminato in aula l'11 aprile 2005 e approvato il
12 aprile 2005.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e' operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Nota all'art. 2:
- La legge 4 agosto 1955, n. 848 reca: (Ratifica ed
esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali firmata a
Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla
Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952) ed
e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 settembre
1955 n. 221.

Nota all'art. 8:
- Si riporta il testo dell'art. 583 del codice penale:
«Art. 583 (Circostanze aggravanti). - La lesione
personale e' grave e si applica la reclusione da tre a
sette anni:
1. se dal fatto deriva una malattia che metta in
pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia
o un'incapacita' di attendere alle ordinarie occupazioni
per un tempo superiore ai quaranta giorni;
2. se il fatto produce l'indebolimento permanente di
un senso o di un organo;
3.
La lesione personale e' gravissima, e si applica la
reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva:
1. una malattia certamente o probabilmente
insanabile;
2. la perdita di un senso;
3. la perdita di un arto, o una mutilazione che renda
l'arto inservibile, ovvero la perdita dell'uso di un organo
o della capacita' di procreare, ovvero una permanente e
grave difficolta' della favella;
4. la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del
viso;
5.».

Note all'art. 9:
- Il titolo I del Libro IV del codice di procedura
penale reca: (Misure cautelari personali).
- Si riporta il testo degli articoli 273, 274, 280, e
719 del codice di procedura penale:
«Art. 273 (Condizioni generali di applicabilita' delle
misure). - 1. Nessuno puo' essere sottoposto a misure
cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di
colpevolezza.
1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di
colpevolezza si applicano le disposizioni degli articoli
192, commi 3 e 4, 195, comma 7, 203 e 271, comma 1.
2. Nessuna misura puo' essere applicata se risulta che
il fatto e' stato compiuto in presenza di una causa di
giustificazione o di non punibilita' o se sussiste una
causa di estinzione del reato ovvero una causa di
estinzione della pena che si ritiene possa essere
irrogata.».
«Art. 274 (Esigenze cautelari). -1. Le misure cautelari
sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili
esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i
quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed
attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinita' della
prova, fondate su circostanze di fatto espressamente
indicate nel provvedimento a pena di nullita' rilevabile
anche d'ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale
pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della
persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere
dichiarazioni ne' nella mancata ammissione degli addebiti;
b) quando l'imputato si e' dato alla fuga o sussiste
concreto pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il
giudice ritenga che possa essere irrogata una pena
superiore a due anni di reclusione;
c) quando, per specifiche modalita' e circostanze del
fatto e per la personalita' della persona sottoposta alle
indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti
concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto
pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi
o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro
l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalita'
organizzata o della stessa specie di quello per cui si
procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti
della stessa specie di quello per cui si procede, le misure
di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di
delitti per i quali e' prevista la pena della reclusione
non inferiore nel massimo a quattro anni.».
«Art. 280 (Condizioni di applicabilita' delle misure
coercitive). - 1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del
presente articolo e dall'art. 391, le misure previste in
questo capo possono essere applicate solo quando si procede
per delitti per i quali la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a
tre anni.
2. La custodia cautelare in carcere puo' essere
disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali
sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel
massimo a quattro anni.
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei
confronti di chi abbia trasgredito alle prescrizioni
inerenti ad una misura cautelare.».
«Art. 719 (Impugnazione dei provvedimenti relativi alle
misure cautelari). - 1. Copia dei provvedimenti emessi dal
presidente della Corte di appello o dalla Corte di appello
a norma degli articoli precedenti e' comunicata e
notificata, dopo la loro esecuzione, al procuratore
generale presso la Corte di appello, alla persona
interessata e al suo difensore, i quali possono proporre
ricorso per cassazione per violazione di legge.».

Nota all'art. 10:
- Si riporta il testo degli articoli 97 e 702 del
codice di procedura penale:
«Art. 97 (Difensore di ufficio). - 1. L'imputato che
non ha nominato un difensore di fiducia o ne e' rimasto
privo e' assistito da un difensore di ufficio.
2. I consigli dell'ordine forense di ciascun distretto
di Corte d'appello, mediante un apposito ufficio
centralizzato, al fine di garantire l'effettivita' della
difesa d'ufficio, predispongono gli elenchi dei difensori
che a richiesta dell'autorita' giudiziaria o della polizia
giudiziaria sono indicati ai fini della nomina. I consigli
dell'ordine fissano i criteri per la nomina dei difensori
sulla base delle competenze specifiche, della prossimita'
alla sede del procedimento e della reperibilita'.
3. Il giudice, il pubblico ministero e la polizia
giudiziaria, se devono compiere un atto per il quale e'
prevista l'assistenza del difensore e la persona sottoposta
alle indagini o l'imputato ne sono privi, danno avviso
dell'atto al difensore il cui nominativo e' comunicato
dall'ufficio di cui al comma 2.
4. Quando e' richiesta la presenza del difensore e
quello di fiducia o di ufficio nominato a norma dei commi 2
e 3 non e' stato reperito, non e' comparso o ha abbandonato
la difesa, il giudice designa come sostituto un altro
difensore immediatamente reperibile per il quale si
applicano le disposizioni di cui all'art. 102. Il pubblico
ministero e la polizia giudiziaria, nelle medesime
circostanze, richiedono un altro nominativo all'ufficio di
cui al comma 2, salva, nei casi di urgenza, la designazione
di un altro difensore immediatamente reperibile, previa
adozione di un provvedimento motivato che indichi le
ragioni dell'urgenza. Nel corso del giudizio puo' essere
nominato sostituto solo un difensore iscritto nell'elenco
di cui al comma 2.
5. Il difensore di ufficio ha l'obbligo di prestare il
patrocinio e puo' essere sostituito solo per giustificato
motivo.
6. Il difensore di ufficio cessa dalle sue funzioni se
viene nominato un difensore di fiducia.».
«Art. 702 (Intervento dello Stato richiedente). - 1. A
condizione di reciprocita', lo Stato richiedente ha la
facolta' di intervenire nel procedimento davanti alla Corte
di appello e alla Corte di cassazione facendosi
rappresentare da un avvocato abilitato al patrocinio
davanti all'autorita' giudiziaria italiana.».

Nota all'art. 12:
- Per il testo dell'art. 97 del codice di procedura
penale vedi note all'art. 10.

Nota all'art. 15:
- Si riporta il testo degli articoli 64, 65, 66 e 294
del codice di procedura penale:
«Art. 64 (Regole generali per l'interrogatorio). - 1.
La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di
custodia cautelare o se detenuta per altra causa,
interviene libera all'interrogatorio, salve le cautele
necessarie per prevenire il pericolo di fuga o di violenze.
2. Non possono essere utilizzati, neppure con il
consenso della persona interrogata, metodi o tecniche
idonei a influire sulla liberta' di autodeterminazione o ad
alterare la capacita' di ricordare e di valutare i fatti.
3. Prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona
deve essere avvertita che:
a) le sue dichiarazioni potranno sempre essere
utilizzate nei suoi confronti;
b) salvo quanto disposto dall'art. 66, comma 1, ha
facolta' di non rispondere ad alcuna domanda, ma comunque
il procedimento seguira' il suo corso;
c) se rendera' dichiarazioni su fatti che concernono
la responsabilita' di altri, assumera', in ordine a tali
fatti, l'ufficio di testimone, salve le incompatibilita'
previste dall'art. 197 e le garanzie di cui all'art.
197-bis.
3-bis. L'inosservanza delle disposizioni di cui al
comma 3, lettere a) e b), rende inutilizzabili le
dichiarazioni rese dalla persona interrogata. In mancanza
dell'avvertimento di cui al comma 3, lettera c), le
dichiarazioni eventualmente rese dalla persona interrogata
su fatti che concernono la responsabilita' di altri non
sono utilizzabili nei loro confronti e la persona
interrogata non potra' assumere, in ordine a detti fatti,
l'ufficio di testimone.».
«Art. 65 (Interrogatorio nel merito). - 1. L'autorita'
giudiziaria contesta alla persona sottoposta alle indagini
in forma chiara e precisa il fatto che le e' attribuito, le
rende noti gli elementi di prova esistenti contro di lei e,
se non puo' derivarne pregiudizio per le indagini, gliene
comunica le fonti.
2. Invita, quindi, la persona ad esporre quanto ritiene
utile per la sua difesa e le pone direttamente domande.
3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne e' fatta
menzione nel verbale. Nel verbale e' fatta anche menzione,
quando occorre, dei connotati fisici e di eventuali segni
particolari della persona.».
«Art. 66 (Verifica dell'identita' personale
dell'imputato). - 1. Nel primo atto cui e' presente
l'imputato, l'autorita' giudiziaria lo invita a dichiarare
le proprie generalita' e quant'altro puo' valere a
identificarlo, ammonendolo circa le conseguenze cui si
espone chi si rifiuta di dare le proprie generalita' o le
da' false.
2. L'impossibilita' di attribuire all'imputato le sue
esatte generalita' non pregiudica il compimento di alcun
atto da parte dell'autorita' procedente, quando sia certa
l'identita' fisica della persona.
3. Le erronee generalita' attribuite all'imputato sono
rettificate nelle forme previste dall'art. 130.».
«Art. 294 (Interrogatorio della persona sottoposta a
misura cautelare personale). - 1. Fino alla dihiarazione di
apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in
ordine all'applicazione della misura cautelare se non vi ha
proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto
o del fermo di indiziato di delitto procede
all'interrogatorio della persona in stato di custodia
cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre
cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia,
salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita.
1-bis. Se la persona e' sottoposta ad altra misura
cautelare, sia coercitiva che interdittiva,
l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla
esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione.
1-ter. L'interrogatorio della persona in stato di
custodia cautelare deve avvenire entro il termine di
quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza
nella richiesta di custodia cautelare.
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne da'
atto con decreto motivato e il termine per l'interrogatorio
decorre nuovamente dalla data in cui il giudice riceve
comunicazione della cessazione dell'impedimento o comunque
accerta la cessazione dello stesso.
3. Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se
permangono le condizioni di applicabilita' e le esigenze
cautelari previste dagli articoli 273, 274 e 275. Quando ne
ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell'art. 299,
alla revoca o alla sostituzione della misura disposta.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3,
l'interrogatorio e' condotto dal giudice con le modalita'
indicate negli articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e al
difensore, che ha obbligo di intervenire, e' dato
tempestivo avviso del compimento dell'atto.
4-bis. Quando la misura cautelare e' stata disposta
dalla Corte di assise o dal tribunale, all'interrogatorio
procede il presidente del collegio o uno dei componenti da
lui delegato.
5. Per gli interrogatori da assumere nella
circoscrizione di altro tribunale, il giudice o il
presidente, nel caso di organo collegiale, qualora non
ritenga di procedere personalmente, richiede il giudice per
le indagini preliminari del luogo.
6. L'interrogatorio della persona in stato di custodia
cautelare da parte del pubblico ministero non puo'
precedere l'interrogatorio del giudice.

Note all'art. 18:
- La legge 14 febbraio 2003, n. 34 reca: (Ratifica ed
esecuzione della Convenzione internazionale per la
repressione degli attentati terroristici mediante utilizzo
di esplosivo, adottata dall'Assemblea generale delle
Nazioni Unite a New York il 15 dicembre 1997, e norme di
adeguamento dell'ordinamento interno) ed e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale dell'11 marzo 2003, n. 58,
supplemento ordinario.
- La legge 26 novembre 1985, n. 719 reca: (Ratifica ed
esecuzione della convenzione europea sul terrorismo, aperta
alla firma a Strasburgo il 27 gennaio 1977) e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 12 dicembre 1985, n. 292, del
supplemento ordinario.
- Si riporta il testo dell'articolo unico della legge
costituzionale 21 giugno 1967, n. 1 (Estradizione per i
delitti di genocidio).
«Articolo unico. - L'ultimo comma dell'art. 10 e
l'ultimo comma dell'art. 26 della Costituzione non si
applicano ai delitti di genocidio.».
- Per il titolo della legge 4 agosto 1955, n. 848 vedi
nota all'art. 2.
- La legge 9 aprile 1990, n. 98 reca: (Ratifica ed
esecuzione del protocollo n. 7 alla convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta'
fondamentali, concernente l'estensione della lista dei
diritti civili e politici, adottato a Strasburgo il
22 novembre 1984) ed e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 2 maggio 1990, n. 100, supplemento ordinario.
- Si riporta il testo dell'art. 434 del codice di
procedura penale:
«Art. 434 (Casi di revoca). - 1. Se dopo la pronuncia
di una sentenza di non luogo a procedere sopravvengono o si
scoprono nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a
quelle gia' acquisite, possono determinare il rinvio a
giudizio, il giudice per le indagini preliminari, su
richiesta del pubblico ministero, dispone la revoca della
sentenza.».

Nota all'art. 22:
- Si riporta il testo dell'art. 127 del codice di
procedura penale:
«Art. 127 (Procedimento in camera di consiglio). - 1.
Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice
o il presidente del collegio fissa la data dell'udienza e
ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone
interessate e ai difensori. L'avviso e' comunicato o
notificato almeno dieci giorni prima della data predetta.
Se l'imputato e' privo di difensore, l'avviso e' dato a
quello di ufficio.
2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono
essere presentate memorie in cancelleria.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari
dell'avviso nonche' i difensori sono sentiti se compaiono.
Se l'interessato e' detenuto o internato in luogo posto
fuori della circoscrizione del giudice e ne fa richiesta,
deve essere sentito prima del giorno dell'udienza, dal
magistrato di sorveglianza del luogo.
4. L'udienza e' rinviata se sussiste un legittimo
impedimento dell'imputato o del condannato che ha chiesto
di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o
internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il
giudice.
5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4, sono previste a
pena di nullita'.
6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.
7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o
notificata senza ritardo ai soggetti indicati nel comma 1,
che possono proporre ricorso per cassazione.
8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza,
a meno che il giudice che l'ha emessa disponga diversamente
con decreto motivato.
9. L'inammissibilita' dell'atto introduttivo del
procedimento e' dichiarata dal giudice con ordinanza, anche
senza formalita' di procedura, salvo che sia altrimenti
stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8.
10. Il verbale di udienza e' redatto soltanto in forma
riassuntiva a norma dell'art. 140 comma 2.».

Nota all'art. 25:
- Si riporta il testo dell'art. 711 del codice di
procedura penale:
«Art. 711 (Riestradizione). - 1. Le disposizioni
dell'art. 710 si applicano anche nel caso in cui lo Stato
al quale la persona e' stata consegnata domanda il consenso
alla riestradizione della stessa persona verso un altro
Stato.».

Nota all'art. 28:
- Si riporta il testo degli articoli 665, 656 e 658 del
codice di procedura penale:
«Art. 665 (Giudice competente). - 1. Salvo diversa
disposizione di legge, competente a conoscere
dell'esecuzione di un provvedimento e' il giudice che lo ha
deliberato.
2. Quando e' stato proposto appello, se il
provvedimento e' stato confermato o riformato soltanto in
relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle
disposizioni civili, e' competente il giudice di primo
grado; altrimenti e' competente il giudice di appello.
3. Quando vi stato ricorso per cassazione e questo e'
stato dichiarato inammissibile o rigettato ovvero quando la
corte ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato,
e' competente il giudice di primo grado, se il ricorso fu
proposto contro provvedimento inappellabile ovvero a norma
dell'art. 569, e il giudice indicato nel comma 2 negli
altri casi. Quando e' stato pronunciato l'annullamento con
rinvio, e' competente il giudice di rinvio.
4. Se l'esecuzione concerne piu' provvedimenti emessi
da giudici diversi, e' competente il giudice che ha emesso
il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo.
Tuttavia, se i provvedimenti sono stati emessi da giudici
ordinari o giudici speciali, e' competente in ogni caso il
giudice ordinario.
4-bis. Se l'esecuzione concerne piu' provvedimenti
emessi dal tribunale in composizione monocratica e
collegiale, l'esecuzione e' attribuita in ogni caso al
collegio.».
«Art. 656 (Esecuzione delle pene detentive). - 1.
Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena
detentiva, il pubblico ministero emette ordine di
esecuzione con il quale, se il condannato non e' detenuto,
ne dispone la carcerazione. Copia dell'ordine e' consegnata
all'interessato.
2. Se il condannato e' gia' detenuto, l'ordine di
esecuzione e' comunicato al Ministro di grazia e giustizia
e notificato all'interessato.
3. L'ordine di esecuzione contiene le generalita' della
persona nei cui confronti deve essere eseguito e
quant'altro valga a identificarla, l'imputazione, il
dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie
all'esecuzione. L'ordine e' notificato al difensore del
condannato.
4. L'ordine che dispone la carcerazione e' eseguito
secondo le modalita' previste dall'art. 277.
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo
di maggiore pena, non e' superiore a tre anni ovvero a
quattro anni nei casi di cui agli articoli 90 e 94 del
testo unico approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive
modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto
dai commi 7 e 9, ne sospende l'esecuzione L'ordine di
esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al
condannato e al difensore nominato per la fase
dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha
assistito nella fase del giudizio, con l'avviso che entro
trenta giorni puo' essere presentata istanza, corredata
dalle indicazioni e dalla documentazione necessarie, volta
ad ottenere la concessione di una delle misure alternative
alla detenzione di cui agli articoli 47, 47-ter e 50, comma
1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive
modificazioni, e di cui all'art. 94 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9
ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ovvero la
sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'art. 90
dello stesso testo unico. L'avviso informa altresi' che,
ove non sia presentata l'istanza nonche' la certificazione
da allegare ai sensi degli articoli 91, comma 2, e 94,
comma 1, del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,
l'esecuzione della pena avra' corso immediato.
6. L'istanza deve essere presentata dal condannato o
dal difensore di cui al comma 5 ovvero allo scopo nominato
dal pubblico ministero, il quale la trasmette, unitamente
alla documentazione, al tribunale di sorveglianza
competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio
del pubblico ministero. Se l'istanza non e' corredata dalla
documentazione prescritta o necessaria, questa puo' essere
depositata nella cancelleria del tribunale di sorveglianza
fino a cinque giorni prima dell'udienza fissata a norma
dell'art. 666, comma 3. Resta salva, in ogni caso, la
facolta' del tribunale di sorveglianza di procedere anche
d'ufficio alla richiesta di documenti o di informazioni, o
all'assunzione di prove a norma dell'art. 666, comma 5. Il
tribunale di sorveglianza decide entro quarantacinque
giorni dal ricevimento dell'istanza.
7. La sospensione dell'esecuzione per la stessa
condanna non puo' essere disposta piu' di una volta, anche
se il condannato ripropone nuova istanza sia in ordine a
diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima,
diversamente motivata, sia in ordine alla sospensione
dell'esecuzione della pena di cui all'art. 90 del testo
unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica
9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
8. Salva la disposizione del comma 8-bis, qualora
l'istanza non sia tempestivamente presentata, o il
tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la
respinga, il pubblico ministero revoca immediatamente il
decreto di sospensione dell'esecuzione.
8-bis. Quando e' provato o appare probabile che il
condannato non abbia avuto effettiva conoscenza dell'avviso
di cui al comma 5, il pubblico ministero puo' assumere,
anche presso il difensore, le opportune informazioni,
all'esito delle quali puo' disporre la rinnovazione della
notifica.
9. La sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 non
puo' essere disposta:
a) nei confronti dei condannati per i delitti di cui
all'art. 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e
successive modificazioni;
b) nei confronti di coloro che, per il fatto oggetto
della condanna da eseguire, si trovano in stato di custodia
cautelare in carcere nel momento in cui la sentenza diviene
definitiva.
10. Nella situazione considerata dal comma 5, se il
condannato si trova agli arresti domiciliari per il fatto
oggetto della condanna da eseguire, il pubblico ministero
sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e
trasmette gli atti senza ritardo al tribunale di
sorveglianza perche' provveda alla eventuale applicazione
di una delle misure alternative di cui al comma 5. Fino
alla decisione del tribunale di sorveglianza, il condannato
permane nello stato detentivo nel quale si trova e il tempo
corrispondente e' considerato come pena espiata a tutti gli
effetti. Agli adempimenti previsti dall'art. 47-ter della
legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni,
provvede in ogni caso il magistrato di sorveglianza.».
«Art. 658 (Esecuzione delle misure di sicurezza
ordinate con sentenza). - 1. Quando deve essere eseguita
una misura di sicurezza, diversa dalla confisca, ordinata
con sentenza, il pubblico ministero presso il giudice
indicato nell'art. 665 trasmette gli atti al pubblico
ministero presso il magistrato di sorveglianza competente
per i provvedimenti previsti dall'art. 679. Le misure di
sicurezza di cui sia stata ordinata l'applicazione
provvisoria a norma dell'art. 312 sono eseguite dal
pubblico ministero presso il giudice che ha emesso il
provvedimento, il quale provvede a norma dell'art. 659,
comma 2.».

Nota all'art. 29:
- La legge 30 settembre 1993, n. 388, reca: (Ratifica
ed esecuzione: a) del protocollo di adesione del Governo
della Repubblica italiana all'accordo di Schengen del
14 giugno 1985 tra i Governi degli Stati dell'Unione
economica del Benelux, della Repubblica federale di
Germania e della Repubblica francese relatiyo
all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere
comuni, con due dichiarazioni comuni; b) dell'accordo di
adesione della Repubblica italiana alla convenzione del
19 giugno 1990 di applicazione del summenzionato accordo di
Schengen, con allegate due dichiarazioni unilaterali
dell'Italia e della Francia, nonche' la convenzione, il
relativo atto finale, con annessi l'atto finale, il
processo verbale e la dichiarazione comune dei Ministri e
Segretari di Stato firmati in occasione della firma dela
citata convenzione del 1990, e la dichiarazione comune
relativa agli articoli 2 e 3 dell'accordo di adesione
summenzionato; c) dell'accordo tra il Governo della
Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica francese
relativo agli articoli 2 e 3 dell'accordo di cui alla
lettera b); tutti atti firmati a Parigi il 27 novembre
1990) ed e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del
2 ottobre 1993, n. 232, supplemento ordinario.

Nota all'art. 33:
- Si riporta il testo degli articoli 303, 304 e 657 del
codice di procedura penale:
«Art. 303 (Termini di durata massima della custodia
cautelare). - 1. La custodia cautelare perde efficacia
quando:
a) dall'inizio della sua esecuzione sono decorsi i
seguenti termini senza che sia stato emesso il
provvedimento che dispone il giudizio o l'ordinanza con cui
il giudice dispone il giudizio abbreviato ai sensi
dell'art. 438, ovvero senza che sia stata pronunciata la
sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena della reclusione
superiore nel massimo a sei anni, salvo quanto previsto dal
numero 3);
3) un anno, quando si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o la pena
della reclusione non inferiore nel massimo a venti anni
ovvero per uno dei delitti indicati nell'art. 407, comma 2,
lettera a), sempre che per lo stesso la legge preveda la
pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni;
b) dall'emissioine del provvedimento che dispone il
giudizio o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia
sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata
pronunciata sentenza di condanna di primo grado:
1) sei mesi, qundo si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a sei anni;
2) un anno, quando si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto
dal numero 1);
3) un anno e si mesi, quando si procede per un
delitto per il quale la legge stabilisce la pena
dell'ergastolo o la pena della reclusione superiore nel
massimo a venti anni;
3-bis) qualora si proceda per i delitti di cui
all'art. 407, comma 2, lettera a), i termini di cui ai
numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a sei mesi. Tale
termine e' imputato a quello della fase precedente ove non
completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla
lettera d) per la parte eventualmente residua. In
quest'ultimo caso i termini di cui alla lettera d) sono
proporzionalmente ridotti;
b-bis) dall'emissione dell'ordinanza con cui il
giudice dispone il giudizio abbreviato o dalla sopravvenuta
esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini
senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna ai
sensi dell'art. 442:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto
nel numero 1;
3) nove mesi, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o la
pena della reclusione superiore nel massimo a venti anni;
c) dalla pronuncia della sentenza di condanna di
primo grado o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia
sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata
pronunciata sentenza di condanna in grado di appello:
1) nove mesi, se vi e' stata condanna alla pena
della reclusione non superiore a tre anni;
2) un anno, se vi e' stata condanna alla pena della
reclusione non superiore a dieci anni;
3) un anno e sei mesi, se vi e' stata condanna alla
pena dell'ergastolo o della reclusione superiore a dieci
anni;
d) dalla pronuncia della sentenza di condanna in
grado di appello o dalla sopravvenuta esecuzione della
custodia sono decorsi gli stessi termini previsti dalla
lettera c) senza che sia stata pronunciata sentenza
irrevocabile di condanna, salve le ipotesi di cui alla
lettera b), numero 3-bis). Tuttavia, se vi e' stata
condanna in primo grado, ovvero se la impugnazione e' stata
proposta esclusivamente dal pubblico ministero, si applica
soltanto la disposizione del comma 4.
2. Nel caso in qui, a seguito di annullamento con
rinvio da parte della Corte di cassazione o per altra
causa, il procedimento regredisca a una fase o a un grado
di giudizio diversi ovvero sia rinviato ad altro giudice,
dalla data del procedimento che dispone il regresso o il
rinvio ovvero dalla sopravvenuta esecuzione della custodia
cautelare decorrono di nuovo i termini previsti dal comma 1
relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento.
3. Nel caso di evasione dell'imputato sottoposto a
custodia cautelare, i termini previsti dal comma 1
decorrono di nuovo, relativamente a ciascuno stato e grado
del procedimento, dal momento in cui venga ripristinata la
custodia cautelare.
4. La durata complessiva della custodia cautelare,
considerate anche le proroghe previste dall'art. 305, non
puo' superare i seguenti termini:
a) due anni, quando si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a sei anni;
b) quattro anni, quando si procede per un delitto per
il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto previsto
dalla lettera a);
c) sei anni, quando si procede per un delitto per il
quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della
reclusione superiore nel massimo a venti anni.».
«Art. 304 (Sospensione dei termini di durata massima
della custodia cautelare). - 1. I termini previsti
dall'art. 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile a
norma dell'art. 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui
il dibattimento e' sospeso o rinviato per impedimento
dell'imputato o del suo difensore ovvero su richiesta
dell'imputato o del suo difensore, sempre che la
sospensione o il rinvio non siano stati disposti per
esigenze di acquisizione della prova o a seguito di
concessione di termini per la difesa;
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui
il dibattimento e' sospeso o rinviato a causa della mancata
presentazione, dell'allontanamento o della mancata
partecipazione di uno o piu' difensori che rendano privo di
assistenza uno o piu' imputati;
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei
termini previsti dall'art. 544, commi 2 e 3;
c-bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in
cui l'udienza e' sospesa o rinviata per taluno dei casi
indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei
termini previsti dall'art. 544, commi 2 e3.
2. I termini previsti dall'art. 303 possono essere
altresi' sospesi quando si procede per taluno dei reati
indicati nell'art. 407, comma 2, lettera a), nel caso di
dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente
complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o
si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel
giudizio sulle impugnazioni.
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione e'
disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero,
con ordinanza appellabile a norma dell'art. 310.
4. I termini previsti dall'art. 303, comma 1, lettera
a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma
dell'art. 310, se l'udienza preliminare e' sospesa o
rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere
a) e b), del presente articolo.
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del
comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, e di cui
al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi
di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si
proceda nei loro confronti previa separazione dei processi.
6. La durata della custodia cautelare non puo' comunque
superare il doppio dei termini previsti dall'art. 303,
commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell'ulteriore termine
previsto dall'art. 303, comma 1, lettera b), numero 3-bis)
e i termini aumentati della meta' previsti dall'art. 303,
comma 4, ovvero, se piu' favorevole, i due terzi del
massimo della pena temporanea prevista per il reato
contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena
dell'ergastolo e' equiparata alla pena massima temporanea.
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che
per il limite relativo alla durata complessiva della
custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di
sospensione di cui al comma 1, lettera b).».
«Art. 657 (Computo della custodia cautelare e delle
pene espiate senza titolo). - 1. Il pubblico ministero, nel
determinare la pena detentiva da eseguire, computa il
periodo di custodia cauteare subita per lo stesso o per
altro reato, anche se la custodia e' ancora in corso. Allo
stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di
una misura di sicurezza detentiva, se questa non e' stata
applicata definitivamente.
2. Il pubblico ministero computa altresi' il periodo di
pena detentiva espiata per un reato diverso, quando la
relativa condanna e' stata revocata, quando per il reato e'
stata concessa amnistia o quando e' stato concesso indulto,
nei limiti dello stesso.
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, il condannato
puo' chiedere al pubblico ministero che i periodi di
custodia cautelare e di pena detentiva espiata, operato il
ragguaglio, siano computati per la determinazione della
pena pecuniaria o della sanzione sostitutiva da eseguire;
nei casi previsti dal comma 2, puo' altresi' chiedere che
le sanzioni sostitutive espiate siano computate nelle
sanzioni sostitutive da eseguire per altro reato.
4. In ogni caso sono computate soltanto la custodia
cautelare subita o le pene espiate dopo la commissione del
reato per il quale deve essere determinata la pena da
eseguire.
5. Il pubblico ministero provvede con decreto, che deve
essere notificato al condannato e al suo difensore.».

Note all'art. 35:
- Si riporta il testo degli articoli 253, 254, 255,
256, 258, 259 e 260 del codice di procedura penale:
«Art. 253 (Oggetto e formalita' del sequestro). - 1.
L'autorita' giudiziaria dispone con decreto motivato il
sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al
reato necessarie per l'accertamento dei fatti.
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante
le quali il reato e' stato commesso nonche' le cose che ne
costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.
3. Al sequestro procede personalmente l'autorita'
giudiziaria ovvero un ufficiale di polizia giudiziaria
delegato con lo stesso decreto.
4. Copia del decreto di sequestro e' consegnata
all'interessato, se presente.».
«Art. 254 (Sequestro di corrispondenza). - 1. Negli
uffici postali o telegrafici e' consentito procedere al
sequestro di lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi e
altri oggetti di corrispondenza che l'autorita' giudiziaria
abbia fondato motivo di ritenere spediti dall'imputato o a
lui diretti, anche sotto nome diverso o per mezzo di
persona diversa o che comunque possono avere relazione con
il reato.
2. Quando al sequestro procede un ufficiale di polizia
giudiziaria, questi deve consegnare all'autorita'
giudiziaria gli oggetti di corrispondenza sequestrati,
senza aprirli e senza prendere altrimenti conoscenza del
loro contenuto.
3. Le carte e gli altri documenti sequestrati che non
rientrano fra la corrispondenza sequestrabile sono
immediamente restituiti all'avente diritto e non possono
comunque essere utilizzati.».
«Art. 255 (Sequestro presso banche). - 1. L'autorita'
giudiziaria puo' procedere al sequestro presso banche di
documenti, titoli, valori, somme depositate in conto
corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in
cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di
ritenere che siano pertinenti al reato, quantunque non
appartengano all'imputato o non siano iscritti al suo
nome.».
«Art. 256 (Dovere di esibizione e segreti). - 1. Le
persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare
immediatamente all'autorita' giudiziaria, che ne faccia
richiesta, gli atti e i documenti, anche in originale se
cosi' e' ordinato, e ogni altra cosa esistente presso di
esse per ragioni del loro ufficio, incarico, ministero,
professione o arte, salvo che dichiarino per iscritto che
si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto inerente al
loro ufficio o professione.
2. Quando la dichiarazione concerne un segreto di
ufficio o professionale, l'autorita' giudiziaria, se ha
motivo di dubitare della fondatezza di essa e ritiene di
non potere procedere senza acquisire gli atti, i documenti
o le cose indicati nel comma 1, provvede agli accertamenti
necessari. Se la dichiarazione risulta infondata,
l'autorita' giudiziaria dispone il sequestro.
3. Quando la dichiarazione concerne un segreto di
Stato, l'autorita' giudiziaria ne informa il Presidente del
Consiglio dei Ministri, chiedendo che ne sia data conferma.
Qualora il segreto sia confermato e la prova sia essenziale
per la definizione del processo, il giudice dichiara non
doversi procedere per l'esistenza di un segreto di Stato.
4. Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione
della richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri
non dia conferma del segreto, l'autorita' giudiziaria
dispone il sequestro.
5. Si applica la disposizione dell'art. 204.».
«Art. 258 (Copie dei documenti sequestrati). - 1.
L'autorita' giudiziaria puo' fare estrarre copia degli atti
e dei documenti sequestrati, restituendo gli originali, e,
quando il sequestro di questi e' mantenuto, puo'
autorizzare la cancelleria o la segreteria a rilasciare
gratuitamente copia autentica a coloro che li detenevano
legittimamente.
2. I pubblici ufficiali possono rilasciare copie,
estratti o certificati dei documenti loro restituiti
dall'autorita' giudiziaria in originale o in copia, ma
devono fare menzione in tali copie, estratti o certificati
del sequestro esistente.
3. In ogni caso la persona o l'ufficio presso cui fu
eseguito il sequestro ha diritto di avere copia del verbale
dell'avvenuto sequestro.
4. Se il documento sequestrato fa parte di un volume o
di un registro da cui non possa essere separato e
l'autorita' giudiziaria non ritiene di farne estrarre
copia, l'intero volume o registro rimane in deposito
giudiziario. Il pubblico ufficiale addetto, con
l'autorizzazione dell'autorita' giudiziaria, rilascia agli
interessati che li richiedono copie, estratti o certificati
delle parti del volume o del registro non soggette al
sequestro, facendo menzione del sequestro parziale nelle
copie, negli estratti e nei certificati.».
«Art. 259 (Custodia delle cose sequestrate). - 1. Le
cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria
o alla segreteria. Quando cio' non e' possibile o non e'
opportuno, l'autorita' giudiziaria dispone che la custodia
avvenga in luogo diverso, determinandone il modo e
nominando un altro custode, idoneo a norma dell'art. 120.
2. All'atto della consegna, il custode e' avvertito
dell'obbligo di conservare e di presentare le cose a ogni
richiesta dell'autorita' giudiziaria nonche' delle pene
previste dalla legge penale per chi trasgredisce ai doveri
della custodia. Al custode puo' essere imposta una
cauzione. Dell'avvenuta consegna, dell'avvertimento dato e
della cauzione imposta e' fatta menzione nel verbale. La
cauzione e' ricevuta, con separato verbale, nella
cancelleria o nella segreteria.».
«Art. 260 (Apposizione dei sigilli alle cose
sequestrate. Cose deperibili). - 1. Le cose sequestrate si
assicurano con il sigillo dell'ufficio giudiziario e con le
sottoscrizioni dell'autorita' giudiziaria e dell'ausiliario
che la assiste ovvero, in relazione alla natura delle cose,
con altro mezzo idoneo a indicare il vincolo imposto a fini
di giustizia.
2. L'autorita' giudiziaria fa estrarre copia dei
documenti e fa eseguire fotografie o altre riproduzioni
delle cose sequestrate che possono alterarsi o che sono di
difficile custodia, le unisce agli atti e fa custodire in
cancelleria o segreteria gli originali dei documenti,
disponendo, quanto alle cose, in conformita' dell'art. 259.
3. Se si tratta di cose che possono alterarsi,
l'autorita' giudiziaria ne ordina, secondo i casi,
l'alienazione o la distruzione.».
- Per il testo dall'art. 719 del codice di procedura
penale vedi note all'art. 9.

Nota all'art. 36:
- Si riporta il testo degli articoli 670 e 671 del
codice di procedura civile:
«Art. 670 (Sequestro giudiziario). - Il giudice puo'
autorizzare il sequestro giudiziario:
1) di beni mobili o immobili, aziende o altre
universalita' di beni, quando ne e' controversa la
proprieta' o il possesso, ed e' opportuno provvedere alla
loro custodia o alla loro gestione temporanea;
2) di libri, registri, documenti, campioni e di ogni
altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova,
quando e' controverso il diritto alla esibizione o alla
comunicazione, ed e' opportuno provvedere alla loro
custodia temporanea.».
«Art. 671 (Sequestro conservativo). - Il giudice, su
istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la
garanzia del proprio credito, puo' autorizzare il sequestro
conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle
somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne
permette il pignoramento.».

Nota all'art. 39:
- La legge 7 ottobre 1969, n. 742, reca: Sospensione
dei termini processuali nel periodo feriale ed e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 1969, n.
281.


 

Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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