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Gazzetta Ufficiale N. 213 del 13 Settembre 2006

MINISTERO DELL'INTERNO

DECRETO 31 agosto 2006
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.

IL MINISTRO DELL'INTERNO

Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante
riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11 della
legge 29 luglio 2003, n. 229;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998,
n. 37, concernente il regolamento per i procedimenti relativi alla
prevenzione incendi;
Acquisito il parere del Comitato centrale tecnico scientifico per
la prevenzione incendi di cui all'art. 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, come modificato dall'art. 3
del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 200;
Rilevata la necessita' di emanare disposizioni di prevenzione
incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti
di distribuzione di idrogeno per autotrazione;
Espletata la procedura di informazione ai sensi della direttiva n.
98/34/CE, come modificata dalla direttiva n. 98/48/CE;
Decreta:

Art. 1.
Scopo e campo di applicazione

1. Il presente decreto ha per scopo l'emanazione di disposizioni di
prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio
degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.

Art. 2.
Obiettivi

1. Ai fini della prevenzione degli incendi ed allo scopo di
raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla
salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni, gli impianti di
distribuzione idrogeno per autotrazione sono realizzati e gestiti in
modo da garantire i seguenti obiettivi:
a) rendere minime le cause di rilascio accidentale di idrogeno,
di incendio e di esplosione;
b) limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
c) limitare, in caso di evento incidentale, danni ad edifici e/o
locali contigui all'impianto;
d) permettere ai soccorritori di operare in condizioni di
sicurezza.

Art. 3.
Disposizioni tecniche

1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2, e'
approvata la regola tecnica allegata al presente decreto.

Art. 4.
Ubicazione

1. Gli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione non
possono sorgere:
a) nella zona territoriale omogenea totalmente edificata,
individuata come zona A nel piano regolatore generale o nel programma
di fabbricazione, ai sensi dell'art. 2 del decreto ministeriale
2 aprile 1968, n. 1444 e, nei comuni sprovvisti dei predetti
strumenti urbanistici, all'interno del perimetro del centro abitato,
delimitato a norma dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765,
quando, nell'uno e nell'altro caso, la densita' media
dell'edificazione esistente nel raggio di 200 m dal perimetro degli
elementi pericolosi dell'impianto, come definiti al punto 1.2.3
dell'allegato al presente decreto, risulti superiore a 3 m(elevato)3
per m(elevato)2;
b) nelle zone di completamento e di espansione dell'aggregato
urbano indicato nel piano regolatore generale o nel programma di
fabbricazione, nelle quali sia previsto un indice di edificabilita'
superiore a 3 m(elevato)3 per m(elevato)2;
c) nelle aree, ovunque ubicate, destinate a verde pubblico.
2. Il divieto di cui al precedente comma 1, lettera b), non si
applica agli impianti di distribuzione alimentati da condotta che
siano dotati di capacita' di smorzamento/accumulo non superiore a 500
Nm(elevato)3 di gas; in tali impianti non e' consentita la produzione
in sito superiore alla capacita' di 50 Nm(elevato)3/h ne' l'uso dei
carri bombolai, neanche per l'alimentazione di emergenza.
3. Il divieto di cui al precedente comma 1, lettera c), non si
applica agli impianti di distribuzione alimentati da condotta che
siano dotati di capacita' di smorzamento/accumulo non superiore a 500
Nm(elevato)3 di gas nel caso in cui gli strumenti urbanistici
comunali ammettano la presenza di distributori di carburanti nelle
aree destinate a verde pubblico; in tali impianti non e' consentita
la produzione in sito superiore alla capacita' di 50 Nm(elevato)3/h
ne' l'uso dei carri bombolai, neanche per l'alimentazione di
emergenza.
4. L'attestazione che l'area prescelta per l'installazione
dell'impianto non ricada in alcuna delle zone o aree precedentemente
indicate e' rilasciata dal competente ufficio dell'amministrazione
comunale. Qualora dovessero decadere i requisiti specificati nei
precedenti commi decade il certificato di prevenzione incendi.

Art. 5.
Commercializzazione CE

1. I prodotti provenienti da uno degli Stati membri dell'Unione
europea o dalla Turchia, ovvero da uno degli Stati aderenti
all'Associazione europea di libero scambio (EFTA), firmatari
dell'accordo SEE, legalmente riconosciuti sulla base di norme o
regole tecniche applicate in tali Stati che permettono di garantire
un livello di protezione, ai fini della sicurezza antincendio,
equivalente a quello perseguito dalla presente regola tecnica,
possono essere impiegati nel campo di applicazione disciplinato dal
presente decreto.

Art. 6.
Disposizioni complementari e finali

Il presente decreto entra in vigore il trentesimo giorno successivo
alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.

Roma, 31 agosto 2006

Il Ministro: Amato

Allegato

REGOLA TECNICA DI PREVENZIONE INCENDI PER LA PROGETTAZIONE,
COSTRUZIONE ED ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI DISTRIBUZIONE DI IDROGENO
PER AUTOTRAZIONE.

Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI

1.1. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali.
Per i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali si
rimanda a quanto stabilito con decreto ministeriale 30 novembre 1983
(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983).
Inoltre, ai fini della presente regola tecnica, si definisce:
idrogeno gassoso: idrogeno che e' stato prodotto in forma
gassosa con grado di purezza caratterizzato da una frazione molare
minima del 98%. La relativa produzione puo' avvenire con diverse
modalita' (processi petrolchimici, termochimici, elettrolitici,
biologici, ecc.);
linea di alta pressione: parte dell'impianto gas compresa tra
la mandata del compressore, o l'attacco di prelievo dallo stoccaggio,
e la pistola di erogazione dell'idrogeno al veicolo;
linea di bassa pressione: parte dell'impianto gas compresa tra
il dispositivo di intercettazione generale di alimentazione
dell'impianto di distribuzione e l'aspirazione del primo stadio del
compressore dell'idrogeno (tratto a monte del compressore fino al
dispositivo di intercettazione sulla tubazione di uscita
dall'impianto di produzione e/o sulla condotta di fornitura del gas);
elettrolizzatore: impianto per la produzione di idrogeno
mediante elettrolisi;
steam reformer (SR): impianto per la produzione idrogeno
mediante reforming a vapore di idrocarburi;
impianto di produzione in sito: impianto dedicato
esclusivamente alla produzione di idrogeno per l'alimentazione di un
apparecchio di distribuzione collocato nell'area di pertinenza
dell'impianto di distribuzione;
stoccaggio di idrogeno compresso: modalita' di detenzione in
sito del quantitativo di idrogeno compresso necessario per
l'alimentazione dell'impianto, attuabile mediante pacchi bombole;
carro bombolaio: insieme di bombole, in numero variabile in
relazione alla consistenza del carro, montate su semirimorchio e tra
loro collegate in parallelo, con unico collettore di scarico che
raccoglie le singole uscite dalle bombole;
pacco bombole: insieme di bombole collegate fra loro in
parallelo e poste in orizzontale o verticale, supportate da una
struttura in carpenteria metallica e dotate di unico collettore di
scarico che raccoglie le singole uscite dalle bombole;
locali: strutture di alloggiamento delle apparecchiature
costituenti la stazione di rifornimento;
piazzali: aree dove accedono e sostano gli autoveicoli per il
rifornimento;
area di pertinenza dell'impianto di distribuzione: area di
pertinenza sulla quale insistono gli elementi costitutivi
dell'impianto;
pistola di erogazione del gas: dispositivo montato
all'estremita' di una tubazione semirigida che si innesta al
dispositivo di carico posto sul veicolo e atto a realizzare la
connessione in modo sicuro ed ermetico;
valvola di intercettazione comandata a distanza: valvola
normalmente chiusa il cui azionamento puo' avvenire anche da un punto
predeterminato distante dal punto di installazione della valvola.
1.2. Elementi costitutivi.
I vari elementi che costituiscono l'impianto di distribuzione
devono avere le caratteristiche, i dispositivi di sicurezza e le
apparecchiature di cui al successivo titolo II.
1.2.1. Impianti alimentati da condotta esterna o da impianto di
produzione in sito.
La condotta di alimentazione degli impianti puo' provenire da una
rete di distribuzione o essere direttamente collegata all'impianto di
produzione in sito. Gli impianti di questo genere sono costituiti da:
a) impianto per la produzione in sito di idrogeno;
b) cabina di riduzione della pressione e di misura del gas
idrocarburo;
c) dispositivo di misurazione del gas idrogeno (nel solo caso
di alimentazione da condotta esterna);
d) locale compressori;
e) locale contenente recipienti di accumulo;
f) uno o piu' apparecchi di distribuzione automatici per il
rifornimento degli autoveicoli;
g) box per i carri bombolai;
h) cabina per la trasformazione dell'energia elettrica;
i) locali destinati a servizi accessori (ufficio del gestore,
locale vendita, magazzino, servizi igienici, impianto di lavaggio,
officina senza utilizzo di fiamme libere, posto di ristoro,
abitazione del gestore, ecc.).
1.2.2. Impianti alimentati da carro bombolaio.
Gli impianti di questo genere sono costituiti da:
a) locale contenente recipienti di accumulo;
b) locale compressori;
c) uno o piu' apparecchi di distribuzione automatici per il
rifornimento degli autoveicoli;
d) uno o piu' box per i carri bombolai;
e) cabina per la trasformazione dell'energia elettrica;
f) locali destinati a servizi accessori (ufficio del gestore,
locale vendita, magazzino, servizi igienici, impianto di lavaggio,
officina senza utilizzo di fiamme libere, posto di ristoro,
abitazione del gestore, ecc.).
1.2.3. Elementi pericolosi dell'impianto.
Sono considerati elementi pericolosi dell'impianto, ai fini della
determinazione delle distanze di sicurezza, quelli indicati al punto
1.2.1 con esclusione delle lettere c), h), i) ed al punto 1.2.2 con
esclusione delle lettere e), f).
1.3. Gradi di sicurezza.
Agli elementi costituenti l'impianto, elencati al punto 1.2.1,
lettere a), b), d), e), g), nonche' al punto 1.2.2
lettere a), b), d), possono essere conferite caratteristiche di
sicurezza di due diversi gradi:
a) sicurezza di 1° grado: quando le caratteristiche costruttive
dei manufatti sono tali da garantire, in caso di scoppio, il
contenimento dei materiali sia lateralmente che verso l'alto;
b) sicurezza di 2° grado: quando le caratteristiche costruttive
dei manufatti sono tali da garantire solo lateralmente il
contenimento di materiali che venissero proiettati a seguito di un
eventuale scoppio.
I gradi di sicurezza sopra menzionati si conseguono realizzando
le protezioni secondo le indicazioni contenute nel successivo Titolo
II.

Titolo II
MODALITA' COSTRUTTIVE

2.1. Generalita'.
Per la realizzazione dei manufatti di cui al punto 1.3 e'
consentito l'impiego di elementi prefabbricati, a condizione che
siano soddisfatti, oltre a quanto prescritto dal decreto ministeriale
3 dicembre 1987, i seguenti requisiti:
a) le fondazioni devono essere realizzate con getti eseguiti in
loco;
b) i pannelli impiegati per il tamponamento delle pareti devono
essere connessi fra loro e nei pilastri o nelle travi di fondazione;
se realizzati in calcestruzzo, l'armatura metallica deve essere
doppia;
c) le travi di sostegno delle coperture devono essere vincolate
ai pilastri portanti e non semplicemente appoggiate;
d) gli elementi costituenti la copertura devono essere
vincolati fra loro; se realizzati in calcestruzzo, devono essere
previste apposite armature di collegamento e getti integrativi.
E' altresi' consentito l'impiego di manufatti prefabbricati
monoblocco a condizione che siano resi solidali alla platea di
fondazione eseguita in loco.
2.2. Recinzione.
Le aree su cui sorgono gli elementi pericolosi dell'impianto di
cui al punto 1.2.3., fatta eccezione per gli apparecchi di
distribuzione automatici, devono essere recintate.
La recinzione deve essere realizzata alla distanza di protezione
di cui al successivo punto 3.1.
La recinzione, di altezza non inferiore a 1,8 m, puo' essere
realizzata in muratura o in pannelli prefabbricati di calcestruzzo o
con rete metallica sostenuta da pali su cordolo di calcestruzzo.
Nel caso in cui le strutture perimetrali degli elementi
dell'impianto di cui al primo capoverso abbiano i requisiti di
sicurezza di 1° grado, le pareti costituiscono recinzione anche se
prospicienti gli elementi pericolosi di altri impianti. In tal caso,
le pareti devono essere prive di porte nonche' di aperture il cui
limite inferiore sia ad una altezza dal suolo inferiore a 2,5 m.
Dette pareti, costituenti recinzione, devono comunque rispettare
la distanza di protezione dal confine dell'area del distributore. Nel
caso in cui l'insieme degli elementi dell'impianto di cui al primo
capoverso, realizzati con sicurezza di 1° grado, siano interrati, la
recinzione fuori terra puo' essere posta in corrispondenza delle
pareti perimetrali dei locali contenenti i suddetti elementi.
Possono essere realizzate eventuali recinzioni aggiuntive a
quelle innanzi indicate anche con caratteristiche diverse da quelle
sopra indicate.
2.3. Impianto di produzione in sito.
L'impianto per la produzione in sito dell'idrogeno, laddove
previsto, deve essere oggetto di specifica valutazione di rischio, da
condursi secondo le modalita' di cui all'allegato I del decreto
ministeriale 4 maggio 1998, essendo molteplici le modalita' e le
tecniche adottabili per la sua realizzazione. Detto sistema e' da
intendersi parte integrante dell'impianto di distribuzione
dell'idrogeno nel caso in cui insista all'interno dell'area di
pertinenza dello stesso impianto distributore, significando che, ove
l'impianto di produzione sia delocalizzato rispetto all'area di
pertinenza, e' da intendersi attivita' isolata. In tal caso
l'impianto deve intendersi alimentato da condotta.
2.4. Cabina di riduzione con dispositivo di misura.
La cabina, con sicurezza sia di 1° che di 2° grado, puo' avere
uno o due dei quattro lati completamente aperti a condizione che tali
aperture non siano rivolte verso zone ove e' prevista o consentita la
presenza di persone estranee all'impianto e/o di parti vulnerabili
dell'impianto e delle relative pertinenze.
Gli eventuali apparecchi di riscaldamento a fiamma libera di
impianti di riduzione e regolazione della pressione devono risultare
separati dal locale degli apparecchi di riduzione e di misura del gas
a mezzo di strutture di resistenza al fuoco non inferiore a REI 120,
al fine di evitare la propagazione dell'incendio. Qualora non
necessiti la riduzione di pressione, l'installazione del dispositivo
di misura puo' essere realizzata secondo quanto previsto al
successivo punto 2.8.1.
a) Sicurezza di 1° grado.
Per conferire all'impianto caratteristiche di sicurezza di 1°
grado, la cabina di riduzione e di misura del gas idrocarburo deve
essere costruita con muri in calcestruzzo armato dello spessore
minimo di 15 cm o in altro materiale incombustibile di equivalente
resistenza meccanica.
Per i lati in adiacenza ad altre parti dell'impianto, i muri
divisori devono avere uno spessore di almeno 20 cm e devono essere
privi di aperture. Sono consentiti i fori di passaggio di componenti
di impianti tecnologici di collegamento.
La copertura deve essere costituita da elementi di travi o da
soletta continua, in calcestruzzo cementizio armato o in acciaio,
tali da assicurare il contenimento di eventuali schegge proiettate
verso l'alto.
Nel caso di copertura con soletta continua, devono essere
realizzate aperture collocate in posizioni tali da consentire una
naturale ventilazione del locale.
In corrispondenza delle aperture di aerazione deve essere
realizzata una protezione antintrusione con cancellata o rete
metallica. La somma delle superfici aperte, al netto degli ingombri
delle protezioni antintrusione, deve essere pari ad almeno 1/10 della
superficie in pianta del locale, disposte in modo tale da consentire
una efficace ventilazione naturale delle stesse.
b) Sicurezza di 2° grado.
Per conferire all'impianto caratteristiche di sicurezza di 2°
grado, i muri perimetrali della cabina di riduzione e di misura
devono essere costruiti in calcestruzzo armato di spessore non
inferiore a 15 cm, o in altro materiale incombustibile di equivalente
resistenza meccanica.
La cabina deve avere la copertura di tipo leggero in materiali
incombustibili; devono essere realizzate aperture collocate in
posizioni tali da consentire una naturale ventilazione del locale.
In corrispondenza delle aperture di aerazione deve essere
realizzata una protezione antintrusione con cancellata o rete
metallica. La somma delle superfici aperte, al netto degli ingombri
delle protezioni antintrusione, deve essere pari ad almeno 1/10 della
superficie in pianta del locale.
2.5. Locale compressori.
Il locale compressori, con sicurezza sia di 1° che di 2° grado,
puo' avere uno o due dei quattro lati completamente aperti a
condizione che tali aperture non siano rivolte verso zone ove e'
prevista o consentita la presenza di persone estranee all'impianto
e/o di parti vulnerabili dell'impianto e delle relative pertinenze.
Nel locale compressori i recipienti adibiti a smorzare le pulsazioni
di pressione devono avere capacita' non superiore a 300 Nm(elevato)3
di gas.
a) Sicurezza di 1° grado.
Il locale deve avere le stesse caratteristiche indicate al
precedente punto 2.4, lettera a), per la cabina di riduzione e di
misura.
b) Sicurezza di 2° grado.
Il locale deve avere le stesse caratteristiche indicate al
precedente punto 2.4, lettera b), per la cabina di riduzione e di
misura.
2.6. Locale recipienti di accumulo.
Il locale recipienti di accumulo puo' avere uno o due dei quattro
lati completamente aperti a condizione che tali aperture non siano
rivolte verso zone ove e' prevista o consentita la presenza di
persone estranee all'impianto e/o di parti vulnerabili dell'impianto
e delle relative pertinenze.
Deve essere realizzato con sicurezza di 1° grado, con muri in
calcestruzzo armato su ambo le facce dello spessore minimo di 15 cm e
copertura costituita da elementi di travi o da soletta continua in
calcestruzzo armato o in acciaio, tale da assicurare il contenimento
di eventuali schegge proiettate verso l'alto.
Nel caso di copertura con soletta continua, devono essere
realizzate aperture collocate in posizioni tali da consentire una
naturale ventilazione del locale.
In corrispondenza delle aperture di aerazione deve essere
realizzata una protezione antintrusione con cancellata o rete
metallica. La somma delle superfici aperte, al netto degli ingombri
delle protezioni antintrusione, deve essere pari ad almeno un decimo
della superficie in pianta del locale.
L'altezza dei muri, lungo tutti i lati del locale, deve essere
maggiore di almeno 1 m rispetto al punto piu' alto dei recipienti.
Qualora le aperture siano schermate da strutture in calcestruzzo
armato dello spessore di 15 cm o in acciaio e posizionate in modo
tale da impedire la proiezione di eventuali schegge verso l'esterno,
non si rende necessario che l'altezza dei muri sia maggiore di 1 m
rispetto al punto piu' alto dei recipienti. Per i lati in adiacenza
ad altre parti dell'impianto, i muri divisori devono avere uno
spessore di almeno 20 cm e devono essere privi di aperture, tranne
quelle consentite per il passaggio delle condotte di collegamento
delle componenti dell'impianto.
Se il locale contiene recipienti con capacita' di accumulo
complessiva superiore a 2.000 Nm(elevato)3 di gas, deve essere
suddiviso in box e, all'interno di ciascun box, non deve essere
accumulata una quantita' di gas superiore a 2.000 Nm(elevato)3.
2.7. Box per i carri bombolai.
Sono box impiegati per alloggiare i carri bombolai presso gli
impianti alimentati con questi mezzi, o per l'alimentazione di
emergenza di impianti alimentati da condotta nel caso di temporanee
interruzioni del flusso di idrogeno. Le aperture dei box non devono
essere rivolte verso zone ove e' prevista o consentita la presenza di
persone estranee all'impianto e/o di parti vulnerabili dell'impianto
e delle relative pertinenze.
a) Sicurezza di 1° grado.
I box devono essere delimitati da due muri paraschegge in
calcestruzzo armato su ambo le facce, dello spessore minimo di 15 cm.
L'altezza di detti muri deve essere tale da superare almeno di 1 m la
massima altezza a cui si trovano i recipienti del carro bombolaio.
Inoltre, la lunghezza dei muri dei box deve essere, ad entrambe le
estremita', eccedente di almeno 1 m l'ingombro dei recipienti.
I muri paraschegge devono essere orientati in modo da far
risultare gli apparecchi di distribuzione automatici completamente
defilati dai carri bombolai.
Per i lati in adiacenza ad altre parti dell'impianto, i muri
devono avere uno spessore di almeno 20 cm ed essere privi di
aperture. Devono essere protetti con una copertura costruita secondo
i criteri di cui al punto 2.4, lettera a).
b) Sicurezza di 2° grado.
I box devono essere delimitati da due muri paraschegge in
calcestruzzo armato su ambo le facce, dello spessore minimo di 15 cm.
L'altezza di detti muri deve essere tale da superare almeno di 1 m la
massima altezza a cui si trovano i recipienti del carro bombolaio.
Inoltre, la lunghezza dei muri del box deve essere, ad entrambe le
estremita', eccedente di almeno 1 m l'ingombro dei recipienti.
I muri paraschegge devono essere orientati in modo da far
risultare gli apparecchi di distribuzione automatici completamente
defilati dai carri bombolai.
Per i lati in adiacenza ad altri box, i muri devono avere uno
spessore di almeno 20 cm ed essere privi di aperture. Il box puo'
essere scoperto oppure dotato di copertura di tipo leggero realizzata
con materiale incombustibile.
2.8. Impianto gas.
E' l'Impianto costituito dall'insieme di tubazioni, valvole di
intercettazione, di scarico e di sicurezza, nonche' di
apparecchiature che compongono la rete di alimentazione,
compressione, smorzamento, accumulo, distribuzione del gas e sistema
di emergenza.
I materiali impiegati devono rispondere ai requisiti di cui al
punto 4 dell'allegato I al decreto legislativo 25 febbraio 2000, n.
93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a
pressione».
Le pressioni di progetto dell'impianto devono essere almeno del
10% superiori alle massime pressioni nominali di esercizio e, in ogni
caso, non inferiori alle pressioni di intervento delle valvole di
sicurezza. La sovrappressione nella linea di alimentazione della
pistola di erogazione gas non deve essere superiore all'1% della
pressione di erogazione, con pulsazioni della pressione non superiori
al 4%.
Le macchine installate debbono essere conformi alle vigenti
norme.
2.8.1. Dispositivo di misura.
Quando non esiste riduzione di pressione, il dispositivo di
misura puo' essere installato all'aperto, con adeguata protezione
dagli agenti atmosferici. La distanza di protezione tra il
dispositivo di misura e la recinzione deve essere non inferiore a 3
m.
2.8.2. Tubazioni rigide.
Le installazioni dal punto di consegna del gas fino alla rete di
adduzione ai compressori devono essere progettate, costruite e
collaudate secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo
25 febbraio 2000, n. 93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in
materia di attrezzature a pressione».
Le tubazioni rigide, relative alla linea di alta pressione,
devono essere sistemate:
a) in cunicoli carrabili dotati alle estremita' di griglie di
aerazione con superficie almeno pari alla sezione del cunicolo;
b) nel sottosuolo, a profondita' di interramento non inferiore
a 0,50 m e protette in analogia a quanto prescritto dal decreto
ministeriale 24 novembre 1984, parte prima, sezione 2a, punto 2.6.1;
le giunzioni non saldate devono essere ispezionabili.
Le tubazioni rigide devono essere sottoposte a pressione di prova
idrostatica secondo il punto 7.4 dell'allegato I al decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 93 «Attuazione della direttiva
97/23/CE in materia di attrezzature a pressione».
Le tubazioni facenti capo agli apparecchi di distribuzione devono
essere ancorate alla base degli apparecchi stessi e munite ciascuna
di una valvola di eccesso di flusso inserita in adiacenza al punto di
ancoraggio.
La valvola deve essere idonea ad impedire la fuoriuscita di gas
anche in caso di asportazione accidentale dell'apparecchio di
distribuzione.
Il collettore di scarico in atmosfera deve essere dimensionato in
modo che l'intervento di una valvola non provochi l'apertura
prematura delle altre valvole di sicurezza.
Gli scarichi devono essere convogliati in apposita tubazione di
dispersione in atmosfera, in area sicura. L'estremita' superiore del
collettore di scarico in atmosfera deve essere situata ad una
distanza dal piano di calpestio non minore di 2,50 m e protetta da
dispositivo taglia fiamma inossidabile.
2.8.3. Tubazioni flessibili.
Le tubazioni flessibili, utilizzabili unicamente per i
collegamenti dei compressori e dei carri bombolai, devono essere
resistenti internamente all'idrogeno ed esternamente alle abrasioni e
all'invecchiamento. La loro pressione di esercizio non deve essere
inferiore a quella del sistema di condotte in cui vengono inserite.
Le tubazioni devono essere progettate secondo le disposizioni di cui
al punto 2 dell'allegato I al decreto legislativo 25 febbraio 2000,
n. 93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature
a pressione».
2.8.4. Dispositivi di limitazione della pressione ed accessori di
sicurezza.
I dispositivi di limitazione della pressione e gli accessori di
sicurezza devono essere progettati secondo le disposizioni di cui al
punto 2 dell'allegato I al decreto legislativo 25 febbraio 2000, n.
93 «Attuazione della direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature a
pressione».
I dispositivi di limitazione della pressione devono intervenire
prima che la pressione effettiva abbia superato la pressione massima
di esercizio stabilita per non piu' dell'1%.
Gli accessori di sicurezza (valvole di sicurezza) con scarico in
atmosfera devono essere tarati a non piu' del 110% della pressione
massima di esercizio stabilita.
Gli accessori di sicurezza (valvole di sicurezza) installati a
valle dei compressori, a garanzia che non siano superate le pressioni
massime di esercizio, devono essere montati indipendentemente da
quelli esistenti nei compressori stessi.
Ogni compressore deve essere inoltre dotato di un dispositivo di
arresto automatico tarato per le massime pressioni di esercizio.
Le pressioni di erogazione non devono essere superiori a 350 bar.
Negli impianti nei quali la compressione e' realizzata con
pressione superiore a 350 bar, la linea che adduce il gas agli
erogatori deve essere dotata di un limitatore di carica con pressione
di taratura pari a 350 bar.
Deve anche essere assicurato, con adatte apparecchiature, che le
pressioni massime di esercizio stabilite non vengano superate. A tale
scopo, in testa alle condotte, a valle delle unita' di compressione,
deve essere installato, oltre all'apparecchio principale di riduzione
della pressione, un idoneo dispositivo di sicurezza (come, ad
esempio: secondo riduttore in serie, dispositivo di blocco, valvola
di sicurezza, ecc.), che intervenga prima che la pressione effettiva
abbia superato la pressione massima di esercizio stabilita. Negli
impianti nei quali la compressione e' realizzata con pressione non
superiore a 350 bar, la linea che adduce il gas agli erogatori deve
essere dotata di idonei dispositivi per l'arresto automatico dei
compressori alla pressione di 350 bar, oltre a quello proprio del
compressore.
Deve inoltre essere installato un dispositivo di scarico in
atmosfera tarato a non piu' del 110% della pressione massima di
esercizio stabilita e con condotta di valle di sezione non inferiore
a 20 volte la sezione di calcolo del dispositivo di sicurezza stesso.
2.8.5. Apparecchi di distribuzione automatici.
Gli apparecchi di distribuzione devono essere provvisti della
marcatura CE e devono soddisfare ai requisiti essenziali di sicurezza
della direttiva 94/9/CE.
Il collegamento dell'apparecchio di distribuzione alla linea di
adduzione del gas deve essere effettuato tramite una valvola di
eccesso di flusso.
Prima della pistola di erogazione gas al veicolo deve essere
inserita una valvola di non ritorno.
L'impianto di scarico in atmosfera deve essere in grado di
resistere alle sollecitazioni meccaniche prodotte dal gas effluente
alla pressione di esercizio.
L'estremita' superiore del condotto di scarico in atmosfera deve
essere situata ad una distanza dal piano di calpestio non minore di
2,50 m e protetta da dispositivo taglia fiamma inossidabile.
Gli apparecchi di distribuzione devono essere collegati
elettricamente a terra secondo quanto prescritto al punto 2.10.
Ogni apparecchio di distribuzione deve fare capo ad un
dispositivo di intercettazione posto alla radice dell'apparecchio
stesso.
Al fine di impedire l'erogazione a pressione superiore a 220 bar
ovvero a 350 bar per gli impianti che erogano a tale pressione, su
ciascun punto di erogazione degli apparecchi di distribuzione deve
essere inserito un sistema di controllo automatico della pressione
che interagisca con la testata contometrica, oppure un sistema di
equivalente efficacia e non manomissibilita'.
2.8.6. Organi di intercettazione e scarico dell'impianto gas.
Gli organi di intercettazione e scarico delle linee di
alimentazione dei compressori e gli organi di intercettazione delle
linee di collegamento tra i compressori e gli apparecchi di
distribuzione, devono essere ubicati all'esterno del locale
compressori, in posizione protetta rispetto allo stesso, ed in punti
facilmente accessibili all'operatore.
Le valvole di intercettazione e scarico devono essere chiaramente
individuate da apposite targhette di identificazione.
Le linee del gas di bassa pressione, quelle di alta pressione e
le linee adducenti l'acqua del sistema di raffreddamento devono
essere contrassegnate con colori diversi per l'identificazione dei
fluidi secondo le normative vigenti.
2.9. Sistema di emergenza.
Sistema comandato da pulsanti di sicurezza, con riarmo manuale,
collocati in prossimita' del locale compressori, della zona
rifornimento veicoli e del locale gestore, in grado di:
a) isolare completamente le tubazioni di mandata agli
apparecchi di distribuzione mediante valvole di intercettazione
comandate a distanza, poste a valle di qualsiasi serbatoio di
accumulo o smorzamento con capacita' complessiva superiore a 50
Nm(elevato)3;
b) isolare completamente la linea di bassa pressione
dall'aspirazione dei compressori;
c) interrompere integralmente il circuito elettrico
dell'impianto e delle installazioni accessorie, ad esclusione delle
linee preferenziali che alimentano impianti di sicurezza.
2.10. Impianti elettrici, di terra e di protezione delle scariche
atmosferiche.
L'impianto di distribuzione di idrogeno deve essere dotato di
impianti elettrici, di terra e di protezione dalle scariche
elettriche atmosferiche realizzati secondo quanto indicato dalla
legge n. 186 del 1° marzo 1968.
L'alimentazione delle varie utenze, fatta eccezione per gli
impianti idrici antincendio, deve essere intercettabile, oltre che
dalla cabina elettrica, anche da un altro comando ubicato in
posizione protetta. Le tubazioni e le strutture metalliche devono
essere connesse con l'impianto generale di messa a terra.
Qualora dal calcolo probabilistico di fulminazione, da eseguire
secondo quanto prescritto dalla norma vigente, le installazioni
considerate nei punti 2.3, 2.4, 2.5, 2.6 e 2.7 non dovessero
risultare autoprotette, le stesse devono essere protette con impianti
parafulmini, preferibilmente del tipo a gabbia.
2.11. Protezione antincendio.
In prossimita' di ogni elemento pericoloso dell'impianto deve
essere posizionato almeno un estintore portatile di capacita'
estinguente non inferiore a 21A, 113BC e carica nominale non
inferiore a 6 kg. Gli estintori devono essere disposti in posizione
visibile, facilmente accessibile e rapidamente raggiungibile.
Deve essere inoltre realizzata una apposita rete naspi/idranti le
cui caratteristiche prestazionali e di alimentazione sono quelle
definite per la protezione interna dalla norma UNI 10779 con
riferimento al livello di rischio 2. Per quanto riguarda i componenti
degli impianti, le modalita' di installazione, i collaudi e le
verifiche periodiche, le alimentazioni idriche e i criteri di calcolo
idraulico delle tubazioni, si applicano le norme di buona tecnica
vigenti.
Nei locali contenenti recipienti di accumulo con capacita'
complessiva superiore o uguale a 2.000 Nm(elevato)3 di gas deve
essere installato un impianto di estinzione automatico a pioggia,
avente portata non inferiore a 5 l/min. per m(elevato)2 di superficie
da proteggere e autonomia non inferiore a 30 minuti.
2.12. Sistemi di rilevazione.
Tutti gli elementi pericolosi dell'impianto devono essere
sorvegliati mediante l'installazione di un impianto di rilevazione di
idrogeno nonche' mediante l'installazione di un impianto di
rilevazione di fumo, di fiamma e di scintilla. Detti impianti devono
essere collegati con il sistema di emergenza di cui al precedente
punto 2.9.

Titolo III
DISTANZE DI SICUREZZA

3.1. Entita' delle distanze di sicurezza.
In relazione al grado di sicurezza con cui gli elementi sono
realizzati, devono essere rispettate le seguenti distanze di
sicurezza, fatto salvo quanto disposto per gli impianti misti al
successivo Titolo VI. Per gli impianti nei quali viene adottata una
pressione di erogazione superiore a 220 bar e comunque non superiore
a 350 bar, le distanze di sicurezza stabilite dal presente Titolo
devono essere aumentate del 50%.
A) Elementi con sicurezza di 1° grado

=====================================================================
   |                |   Distanza di   |   Distanza di
   |  Distanza di   |sicurezza interna|sicurezza esterna
        Elemento    | protezione (m)  |       (m)     |       (m)
   =====================================================================
   Cabina di       |                |                 |
   riduzione e     |                |                 |
   misura del gas  |                |                 |
   idrocarburo     |       2        |        -        |       10
   ---------------------------------------------------------------------
   Locale          |                |                 |
   compressori     |       5        |        -        |       20 (*)
   ---------------------------------------------------------------------
   Locale          |                |                 |
   recipienti di   |                |                 |
   accumulo        |       5        |        -        |       20
   ---------------------------------------------------------------------
   Box carro       |                |                 |
   bombolaio       |       5        |        -        |       20

(*) Per il locale compressori la distanza di sicurezza
esterna, ad eccezione di quella computata rispetto ad
edifici destinati alla collettivita', puo' essere ridotta
del 50% qualora risulti verificata una delle seguenti
condizioni:
a) le aperture dei locali non siano rivolte verso
edifici esterni all'impianto;
b) tra le aperture del locale compressori e le
costruzioni esterne all'impianto siano realizzate idonee
schermature di tipo continuo con muri in calcestruzzo
armato su ambo le facce, aventi spessore minimo di 15 cm ed
altezza non inferiore a 2,5 m, tali da assicurare il
contenimento di eventuali schegge proiettate verso le
costruzioni esterne.

B) Elementi con sicurezza di 2° grado

=====================================================================
   |                |   Distanza di   |   Distanza di
   |  Distanza di   |sicurezza interna|sicurezza esterna
        Elemento     | protezione (m) |       (m)      |       (m)
   =====================================================================
   Cabina di       |                |                 |
   riduzione e     |                |                 |
   misura del gas  |                |                 |
   idrocarburo     |        2       |       10        |       10
   ---------------------------------------------------------------------
   Locale          |                |                 |
   compressori     |       10       |       10        |       20
   ---------------------------------------------------------------------
   Box carro       |                |                 |
   bombolaio       |       10       |       10        |       20
C) Apparecchi di distribuzione automatici.
=====================================================================
   |                |   Distanza di   |   Distanza di
   |  Distanza di   |sicurezza interna|sicurezza esterna
        Elemento    | protezione (m)  |       (m)     |       (m)
   =====================================================================
   Apparecchi di   |                |                 |
   distribuzione   |     10 (*)     |        8        |     20 (*)

(*) Le distanze di sicurezza esterna e di protezione
degli apparecchi di distribuzione automatici possono essere
ridotte del 50% qualora tra gli stessi e le costruzioni
esterne all'impianto, tranne quelle adibite alla
collettivita', siano realizzate idonee schermature di tipo
continuo con muri in calcestruzzo armato su ambo le facce
aventi spessore minimo di 15 cm ed altezza non inferiore a
2,5 m, tali da assicurare il contenimento di eventuali
schegge proiettate verso le costruzioni esterne.

D) Altre distanze di sicurezza.
Tra gli elementi pericolosi di cui al punto 1.2.3 ed i sotto
elencati locali destinati a servizi accessori, devono essere
rispettate le seguenti distanze di sicurezza:
a) ufficio del gestore, magazzino, servizi igienici, officina
senza utilizzo di fiamme libere e impianto lavaggio: distanze di
sicurezza di cui alle precedenti lettere A), B) e C);
b) cabina energia elettrica: 15 m;
c) abitazione gestore: distanza di sicurezza esterna;
d) posti di ristoro e/o vendita:
fino a 50 m(elevato)2 di superficie coperta complessiva: si
applicano le distanze di sicurezza interna di cui alle precedenti
lettere A), B), C);
fino a 200 m(elevato)2 di superficie lorda accessibile al
pubblico (e' consentita inoltre una superficie aggiuntiva destinata a
servizi e deposito non eccedente 50 m(elevato)2): 10 m rispetto alla
cabina di riduzione e misura del gas idrocarburo e 15 m rispetto agli
altri elementi pericolosi dell'impianto;
nel caso di superfici superiori a quelle sopra indicate: 20
m.
Ove i posti di ristoro ed i locali di vendita risultino contigui
su una o piu' pareti, o sottostanti o sovrastanti tra loro ma non
direttamente comunicanti, ovvero risultino non contigui e separati
tra loro da semplici passaggi coperti, le rispettive superfici non
vanno cumulate.
Le aperture dei locali contenenti gli elementi pericolosi
dell'impianto di cui al punto 1.2.3, con esclusione degli apparecchi
di distribuzione automatici, devono essere schermate con muri
paraschegge qualora siano rivolte verso locali destinati a servizi
accessori di cui al punto 1.2.1, lettera i), ed al punto 1.2.2,
lettera f).
Rispetto ad edifici destinati alla collettivita' come scuole,
ospedali, uffici, edifici per il culto, locali di pubblico
spettacolo, impianti sportivi, complessi ricettivi
turistico-alberghieri, supermercati e centri commerciali, caserme e
rispetto a luoghi in cui suole verificarsi affluenza di persone quali
stazioni di linee di trasporto pubblico, aree per fiere, mercati e
simili, la distanza di sicurezza esterna deve essere raddoppiata. Nel
computo delle distanze di sicurezza esterna possono comprendersi
anche le larghezze di strade, fiumi, torrenti e canali.
Inoltre, quando la distanza di sicurezza esterna e' riferita ad
aree edificabili, e' consentito comprendere in essa anche la
prescritta distanza di rispetto, nei casi in cui i regolamenti
edilizi locali vietino la costruzione sul confine.
Tra gli elementi pericolosi dell'impianto e le linee elettriche
aeree, con valori di tensione maggiori di 400 V efficaci per corrente
alternata e di 600 V per corrente continua, deve essere osservata,
rispetto alla proiezione in pianta, una distanza di 30 m.
I piazzali dell'impianto non devono comunque essere attraversati
da linee elettriche aeree con valori di tensione superiori a quelli
sopra indicati.

Titolo IV
NORME DI ESERCIZIO

4.1. Generalita'.
Nell'esercizio degli impianti fissi di distribuzione stradale di
idrogeno per autotrazione devono essere osservati, oltre agli
obblighi di cui all'art. 5, commi 1 e 2, del decreto del Presidente
della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, e alle disposizioni
riportate nel decreto ministeriale 10 marzo 1998, le prescrizioni
specificate nei punti seguenti.
L'azione di sorveglianza (definita all'allegato VI del decreto
ministeriale 10 marzo 1998) sugli impianti di rilevazione deve essere
effettuata con cadenza quotidiana.
Il responsabile dell'attivita' e' normalmente individuato nel
titolare dell'autorizzazione amministrativa prevista per l'esercizio
dell'impianto, tuttavia alcuni obblighi gestionali possono essere
affidati, sulla base di specifici accordi contrattuali, al gestore.
In tale circostanza il titolare dell'attivita' deve comunicare, al
competente Comando provinciale dei Vigili del fuoco, quali obblighi
ricadono sul titolare medesimo e quali sul gestore, allegando al
riguardo apposita dichiarazione di quest'ultimo attestante
l'assunzione delle connesse responsabilita' e l'attuazione dei
relativi obblighi.
4.1.1. Sorveglianza dell'esercizio.
L'esercizio e' ammesso solo sotto sorveglianza di una o piu'
persone formalmente designate al controllo dell'esercizio stesso e
che abbiano una conoscenza della conduzione dell'impianto, dei
pericoli e degli inconvenienti che possono derivare dai prodotti
utilizzati o stoccati.
4.1.2. Rifornimento.
Il rifornimento degli autoveicoli deve essere eseguito da
personale addetto all'impianto.
4.2. Operazione di erogazione.
Durante le operazioni di erogazione e di normale esercizio
dell'impianto il personale addetto deve osservare e far osservare le
seguenti prescrizioni:
a) posizionare almeno un estintore, pronto all'uso, in
dotazione all'impianto, nelle vicinanze dell'apparecchio di
distribuzione e a portata di mano;
b) accertarsi che i motori degli autoveicoli da rifornire siano
spenti;
c) durante le operazioni di erogazione, rispettare e far
rispettare il divieto di fumare, anche a bordo del veicolo e comunque
impedire che vengano accese o fatte circolare fiamme libere entro il
raggio di almeno 6 m dal perimetro degli apparecchi di distribuzione;
d) rispettare e far rispettare il divieto di rifornimento di
recipienti mobili.
4.3. Prescrizioni generali di emergenza.
Il personale addetto all'impianto deve:
a) essere edotto sulle norme contenute nel presente allegato,
sul regolamento interno di sicurezza e sul piano di emergenza
predisposto;
b) intervenire immediatamente in caso di incendio o di pericolo
agendo sui dispositivi e sulle attrezzature di emergenza in dotazione
all'impianto, nonche' impedire, attraverso segnalazioni, sbarramenti
ed ogni altro mezzo idoneo, che altri veicoli o persone accedano
all'impianto, ed avvisare i servizi di soccorso.
4.4. Documenti tecnici.
Presso l'impianto devono essere disponibili i seguenti documenti:
a) un manuale operativo contenente le istruzioni per
l'esercizio dell'impianto;
b) uno schema di flusso semplificato degli impianti di
stoccaggio e/o di produzione, di misura, compressione e distribuzione
dell'idrogeno per autotrazione;
c) una planimetria riportante l'ubicazione degli impianti e
delle attrezzature antincendio, nonche' l'indicazione delle aree
protette dai singoli impianti antincendio;
d) gli schemi degli impianti elettrici, di segnalazione e
allarme.
4.5. Segnaletica di sicurezza.
Devono essere osservate le disposizioni sulla segnaletica di
sicurezza di cui al decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 493
(supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 223 del
23 settembre 1996). Inoltre nell'ambito dell'impianto ed in posizione
ben visibile deve essere esposta idonea cartellonistica riproducente
uno schema di flusso dell'impianto gas ed una planimetria
dell'impianto di distribuzione.
In particolare devono essere affisse istruzioni per gli addetti
inerenti:
a) il comportamento da tenere in caso di emergenza;
b) la posizione dei dispositivi di sicurezza;
c) le manovre da eseguire per mettere in sicurezza l'impianto
(azionamento dei pulsanti di emergenza, funzionamento dei presidi
antincendio, ecc.).
In prossimita' degli apparecchi di distribuzione idonea
cartellonistica dovra' indicare le prescrizioni ed i divieti per gli
automobilisti, fra cui anche i cartelli indicanti che il veicolo puo'
essere messo in moto soltanto dopo che la pistola di erogazione e'
stata disinserita da parte dell'addetto al rifornimento.
4.6. Chiamata di soccorso.
I servizi di soccorso (Vigili del fuoco, servizio di assistenza
tecnica, ecc.) devono poter essere avvertiti in caso di emergenza
tramite rete telefonica fissa. La procedura di chiamata deve essere
chiaramente indicata a fianco di ciascun apparecchio telefonico dal
quale questa sia possibile.

Titolo V
IMPIANTI PER IL RIFORNIMENTO DI FLOTTE AZIENDALI

5.1. Premessa.
Gli impianti regolamentati al presente titolo sono destinati
unicamente al rifornimento di flotte aziendali, con produzione di
idrogeno inferiore a 50 Nm(elevato)3/h.
Per quanto non menzionato al presente titolo, si applicano le
disposizioni indicate ai titoli I, II, III e IV della presente regola
tecnica.
5.2. Caratteristiche costruttive.
Gli elementi costituenti gli impianti di rifornimento di flotte
aziendali devono essere realizzati esclusivamente con caratteristiche
di sicurezza di 1° grado, stabilite al punto 1.3 e con aperture
completamente schermate.
5.3. Recinzione.
Se l'impianto e' ubicato all'interno di una struttura aziendale
la cui recinzione e' realizzata con le caratteristiche indicate al
terzo capoverso del punto 2.2 del presente allegato, non si rende
necessaria una ulteriore recinzione dei locali contenenti gli
elementi pericolosi di cui al punto 1.2.3, qualora siano soddisfatti
entrambi i seguenti requisiti:
a) l'area sia accessibile unicamente al personale incaricato
del rifornimento;
b) le aperture dei locali sopraindicati siano protette da
infissi metallici antintrusione.
5.4. Distanze di sicurezza.
5.4.1. Distanze di protezione.
Devono essere rispettate le distanze di protezione indicate al
punto 3.1.
5.4.2. Distanze di sicurezza interne.
Tra gli elementi costituenti l'impianto di distribuzione e tra
questi e gli altri elementi costituenti la struttura dell'azienda
entro la quale e' ubicato l'impianto, devono essere rispettate le
distanze di sicurezza interne indicate al punto 3.1, ad eccezione
della distanza tra gli apparecchi di distribuzione che puo' essere
ridotta fino a 4 m.
5.4.3. Distanze di sicurezza esterne.
Devono essere rispettate le distanze di sicurezza esterne
indicate al punto 3.1.
Le distanze di sicurezza esterne devono essere rispettate anche
nei confronti di elementi che costituiscono la struttura aziendale
ove si svolgono attivita' ricomprese nell'elenco allegato al decreto
ministeriale 16 febbraio 1982.
5.5. Prescrizioni di sicurezza.
Gli apparecchi di distribuzione devono essere dotati di giunto
antistrappo sulla manichetta di carico.
Le linee di carico ad alta pressione devono essere frazionate in
tronchi che alimentino contemporaneamente non piu' di 20 veicoli.

Titolo VI
IMPIANTI MISTI DI DISTRIBUZIONE STRADALE PER AUTOTRAZIONE

E' consentita la costruzione di impianti di distribuzione di
idrogeno per autotrazione installati nell'ambito di stazioni di
distribuzione stradale di altri carburanti, a condizione che siano
rispettate le seguenti distanze di sicurezza:
a) tra gli elementi pericolosi dell'impianto di distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto 1.2.3 ed i serbatoi di
benzina e gasolio: 10 m;
b) tra gli elementi pericolosi dell'impianto di distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto 1.2.3 ed i serbatoi di
gas di petrolio liquefatti: 20 m; per gli apparecchi di distribuzione
di idrogeno tale distanza e' ridotta a 10 m;
c) tra gli elementi pericolosi dell'impianto di distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto 1.2.3 e gli elementi
pericolosi dell'impianto di distribuzione di gas naturale: 15 m; per
gli apparecchi di distribuzione di idrogeno tale distanza e' ridotta
a 8 m;
d) tra gli apparecchi di distribuzione deve essere rispettata
la distanza di sicurezza interna di 8 m.
Tra gli elementi pericolosi di cui al punto 1.2.3, ad eccezione
degli apparecchi di distribuzione automatici, e gli altri elementi
pericolosi dei diversi impianti che costituiscono il complesso,
debbono essere realizzate idonee schermature di tipo continuo in
muratura o con elementi prefabbricati in calcestruzzo o in altro
materiale incombustibile di equivalente resistenza meccanica.
Costituiscono schermatura le strutture perimetrali dei suddetti
elementi pericolosi aventi caratteristiche costruttive di 1° grado.
Tali strutture non devono avere aperture il cui limite inferiore
disti meno di 2,5 m dal piano di campagna.
Per gli impianti nei quali viene adottata una pressione di
erogazione superiore a 220 bar e comunque non superiore a 350 bar, le
distanze di sicurezza stabilite dal presente Titolo devono essere
aumentate del 50%.


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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