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Gazzetta Ufficiale N. 88 del 14 Aprile 2006

DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n.152

Norme in materia ambientale.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 15 dicembre 2004, n. 308, recante delega al Governo
per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione
in materia ambientale e misure di diretta applicazione;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante
conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15
marzo 1997, n. 59;
Viste le direttive 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli
effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, e 85/337/CEE
del Consiglio, del 27 giugno 1985, come modificata dalle direttive
97/11/CE del Consiglio, del 3 marzo 1997, e 2003/35/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, concernente la
valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e
privati, nonche' riordino e coordinamento delle procedure per la
valutazione di impatto ambientale (VIA), per la valutazione
ambientale strategica (VAS) e per la prevenzione e riduzione
integrate dell'inquinamento (IPPC);
Vista la direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996,
sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento;
Vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione
comunitaria in materia di acque;
Vista la direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del 18 marzo 1991, che
modifica la direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti;
Vista la direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991,
relativa ai rifiuti pericolosi;
Vista la direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio;
Vista la direttiva 84/360/CEE del Consiglio, del 28 giugno 1984,
concernente la lotta contro l'inquinamento atmosferico provocato
dagli impianti industriali;
Vista la direttiva 94/63/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 20 dicembre 1994, sul controllo delle emissioni di composti
organici volatili (COV) derivanti dal deposito della benzina e dalla
sua distribuzione dai terminali alle stazioni di servizio;
Vista la direttiva 1999/13/CE del Consiglio, dell'11 marzo 1999,
concernente la limitazione delle emissioni di composti organici
volatili dovute all'uso di solventi organici in talune attivita' e in
taluni impianti;
Vista la direttiva 1999/32/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999,
relativa alla riduzione del tenore di zolfo di alcuni combustibili
liquidi e recante modifica della direttiva 93/12/CEE;
Vista la direttiva 2001/80/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 ottobre 2001, concernente la limitazione delle
emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi
impianti di combustione;
Vista la direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilita' ambientale in
materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, che, in
vista di questa finalita', "istituisce un quadro per la
responsabilita' ambientale" basato sul principio "chi inquina paga";
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 18 novembre 2005;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 19 gennaio 2006;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Viste le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
riunioni del 10 febbraio e del 29 marzo 2006;
Sulla proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con i Ministri per le politiche comunitarie,
per la funzione pubblica, per gli affari regionali, dell'interno,
della giustizia, della difesa, dell'economia e delle finanze, delle
attivita' produttive, della salute, delle infrastrutture e dei
trasporti e delle politiche agricole e forestali;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:

----> Vedere DECRETO da pag. 13 a pag. 110 <----

----> Vedere DECRETO da pag. 111 a pag. 166 <----

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 3 aprile 2006

CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Matteoli, Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio
La Malfa, Ministro per le politiche
comunitarie
Baccini, Ministro per la funzione
pubblica
La Loggia, Ministro per gli affari
regionali
Pisanu, Ministro dell'interno
Castelli, Ministro della giustizia
Martino, Ministro della difesa
Tremonti, Ministro dell'economia e
delle finanze
Scajola, Ministro delle attivita'
produttive
Berlusconi, Ministro della salute ad
interim
Lunardi, Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti
Alemanno, Ministro delle politiche
agricole e forestali
Visto, il Guardasigilli: Castelli

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto ai
sensi dell'art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e' operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).
Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione regola la delega al
Governo dell'esercizio della funzione legislativa e
stabilisce che essa non puo' avvenire, se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto
per tempo limitato e per oggetti definiti.
- L'art. 87, comma quinto, della Costituzione
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
- Si riporta il testo dell'art. 117 della Costituzione:
"Art. 117. La potesta' legislativa e' esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonche' dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all'Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull'istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta'
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell'ingegno;
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea
delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita'
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrar io a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta'
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta' legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita' di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta' regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta' regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta'
metropolitane hanno potesta' regolamentare in ordine alla
disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita' degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita' di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo'
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.".
- La legge 15 dicembre 2004, n. 308, recante delega al
Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione
della legislazione in materia ambientale e misure di
diretta applicazione, e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 27 dicembre 2004, n. 302, S.O.
- L'art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
disciplina dell'attivita' di governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O., e' il
seguente:
"Art. 14 (Decreti legislativi). - 1. I decreti
legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'art. 76
della Costituzione sono emanati dal Presidente della
Repubblica con la denominazione di "decreto legislativo" e
con l'indicazione, nel preambolo, della legge di
delegazione, della deliberazione del Consiglio dei Ministri
e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla
legge di delegazione.
2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire
entro il termine fissato dalla legge di delegazione; il
testo del decreto legislativo adottato dal Governo e'
trasmesso al Presidente della Repubblica, per la
emanazione, almeno venti giorni prima della scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una
pluralita' di oggetti distinti suscettibili di separata
disciplina, il Governo puo' esercitarla mediante piu' atti
successivi per uno o piu' degli oggetti predetti. In
relazione al termine finale stabilito dalla legge di
delegazione, il Governo informa periodicamente le Camere
sui criteri che segue nell'organizzazione dell'esercizio
della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per
l'esercizio della delega ecceda i due anni, il Governo e'
tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei
decreti delegati. Il parere e' espresso dalle Commissioni
permanenti delle due Camere competenti per materia entro
sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali
disposizioni non ritenute corrispondenti alle direttive
della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta giorni
successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni, i testi alle
Commissioni per il parere definitivo che deve essere
espresso entro trenta giorni.".
- Il decreto legislativo 31 marzo 1988, n. 112, recante
conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59, e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n. 92, S.O.
- La direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione
degli effetti di determinati piani e programmi
sull'ambiente, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunita' europee n. L 197/30 del 21 luglio 2001.
- La direttiva 85/337/CEE del 27 giugno 1985, come
modificata dalle direttive 97/11/CE del 3 marzo 1997 e
2003/35/CE del 26 maggio 2003, concernente la valutazione
dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e
privati, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunita' europee n. L 175 del 5 luglio 1985.
- La direttiva 96/61/CE del 24 settembre 1996, sulla
prevenzione e la riduzione integrante dell'inquinamento, e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee
n. L 257 del 10 ottobre 1996.
- La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per
l'azione comunitaria in materia acque, e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 327 del 22
dicembre 2000.
- La direttiva 91/156/CEE del Consiglio del 18 marzo
1991, che modifica la direttiva 75/442/CEE relativa ai
rifiuti, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunita' europee n. L 078 del 26 marzo 1991.
- La direttiva 91/689/CEE del Consiglio del 12 dicembre
1991, relativa ai rifiuti pericolosi, e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 337 del 31
dicembre 1991.
- La direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 23 ottobre 2000, sugli imballaggi e i rifiuti
di imballaggio, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita' europee n. L 365 del 31 dicembre 1994.
- La direttiva 84/360/CEE del 28 giugno 1984,
concernente la lotta contro l'inquinamento atmosferico
provocato dagli impianti industriali, e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 188 del 16
luglio 1984.
- La direttiva 94/63/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 20 dicembre 1994, sul controllo delle
emissioni di composti organici volatili (con) derivanti dal
deposito della benzina e dalla sua distribuzione dai
terminali alle stazioni di servizio, e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee n. L 365 del 31
dicembre 1994.
- La direttiva 1999/13/CE dell'11 marzo 1999, sulla
limitazione delle emissioni di composti organici volatili
dovute all'uso di solventi organici in talune attivita' e
in taluni impianti, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita' europee n. L 85 del 29 marzo 1999.
- La direttiva 1999/32/CE del 26 aprile 1999, relativa
alla riduzione del tenore di zolfo di alcuni combustibili
liquidi e che modifica la direttiva 93/12/CEE, e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee
n. L 121 dell'11 maggio 1999.
- La direttiva 2001/80/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, concernente la limitazione delle emissioni
nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi
impianti di combustione, e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunita' europee n. L 309 del 27 novembre
2001.
- La direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilita'
ambientale in materia di prevenzione e riparazione del
danno ambientale, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
delle Comunita' europee n. L 143 del 30 aprile 2004.
Nota all'art. 1:
- La legge 15 dicembre 2004, n. 308, recante: Delega al
Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione
della legislazione in materia ambientale e misure di
diretta applicazione, e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 302, del 27 dicembre 2004 (S.O.).
Note all'art. 2:
- I commi 8 e 9 dell'art. 1 della citata legge 15
dicembre 2004, n. 308, sono i seguenti:
"8. I decreti legislativi di cui al comma 1 si
conformano, nel rispetto dei principi e delle norme
comunitarie e delle competenze per materia delle
amministrazioni statali, nonche' delle attribuzioni delle
regioni e degli enti locali, come definite ai sensi
dell'art. 117 della Costituzione, della legge 15 marzo
1997, n. 59, e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, e fatte salve le norme statutarie e le relative norme
di attuazione delle regioni a statuto speciale e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, e del principio
di sussidiarieta', ai seguenti principi e criteri direttivi
generali:
a) garanzia della salvaguardia, della tutela e del
miglioramento della qualita' dell'ambiente, della
protezione della salute umana, dell'utilizzazione accorta e
razionale delle risorse naturali, della promozione sul
piano internazionale delle norme destinate a risolvere i
problemi dell'ambiente a livello locale, regionale,
nazionale, comunitario e mondiale, come indicato dall'art.
174 del Trattato istitutivo della Comunita' europea, e
successive modificazioni;
b) conseguimento di maggiore efficienza e
tempestivita' dei controlli ambientali, nonche' certezza
delle sanzioni in caso di violazione delle disposizioni a
tutela dell'ambiente;
c) invarianza degli oneri a carico della finanza
pubblica;
d) sviluppo e coordinamento, con l'invarianza del
gettito, delle misure e degli interventi che prevedono
incentivi e disincentivi, finanziari o fiscali, volti a
sostenere, ai fini della compatibilita' ambientale,
l'introduzione e l'adozione delle migliori tecnologie
disponibili, come definite dalla direttiva 96/61/CE del 24
settembre 1996 del Consiglio, nonche' il risparmio e
l'efficienza energetica, e a rendere piu' efficienti le
azioni di tutela dell'ambiente e di sostenibilita' dello
sviluppo, anche attraverso strumenti economici, finanziari
e fiscali;
e) piena e coerente attuazione delle direttive
comunitarie, al fine di garantire elevati livelli di tutela
dell'ambiente e di contribuire in tale modo alla
competitivita' dei sistemi territoriali e delle imprese,
evitando fenomeni di distorsione della concorrenza;
f) affermazione dei principi comunitari di
prevenzione, di precauzione, di correzione e riduzione
degli inquinamenti e dei danni ambientali e del principio
"chi inquina paga";
g) previsione di misure che assicurino la
tempestivita' e l'efficacia dei piani e dei programmi di
tutela ambientale, estendendo, ove possibile, le procedure
previste dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443;
h) previsione di misure che assicurino l'efficacia
dei controlli e dei monitoraggi ambientali, incentivando in
particolare i programmi di controllo sui singoli impianti
produttivi, anche attraverso il potenziamento e il
miglioramento dell'efficienza delle autorita' competenti;
i) garanzia di una piu' efficace tutela in materia
ambientale anche mediante il coordinamento e l'integrazione
della disciplina del sistema sanzionatorio, amministrativo
e penale, fermi restando i limiti di pena e l'entita' delle
sanzioni amministrative gia' stabiliti dalla legge;
l) semplificazione, anche mediante l'emanazione di
regolamenti, ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, delle procedure relative agli obblighi
di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia o di
notificazione in materia ambientale. Resta fermo quanto
previsto per le opere di interesse strategico individuate
ai sensi dell'art. 1, comma 1, della legge 21 dicembre
2001, n. 443, e successive modificazioni;
m) riaffermazione del ruolo delle regioni, ai sensi
dell'art. 117 della Costituzione, nell'attuazione dei
principi e criteri direttivi ispirati anche alla
interconnessione delle normative di settore in un quadro,
anche procedurale, unitario, alla valorizzazione del
controllo preventivo del sistema agenziale rispetto al
quadro sanzionatorio amministrativo e penale, nonche' alla
promozione delle componenti ambientali nella formazione e
nella ricerca;
n) adozione di strumenti economici volti ad
incentivare le piccole e medie imprese ad aderire ai
sistemi di certificazione ambientale secondo le norme EMAS
o in base al regolamento (CE) n. 76112001 del 19 marzo 2001
del Parlamento europeo e del Consiglio, e introduzione di
agevolazioni amministrative negli iter autorizzativi e di
controllo per le imprese certificate secondo le predette
norme EMAS o in base al citato regolamento (CE) n. 761/2001
prevedendo, ove possibile, il ricorso
all'autocertificazione.
9. I decreti legislativi di cui al comma 1 devono
essere informati agli obiettivi di massima economicita' e
razionalita', anche utilizzando tecniche di raccolta,
gestione ed elaborazione elettronica di dati e, se
necessario, mediante ricorso ad interventi sostitutivi,
sulla base dei seguenti principi e criteri specifici:
a) assicurare un'efficace azione per l'ottimizzazione
quantitativa e qualitativa della produzione dei rifiuti,
finalizzata, comunque, a ridurne la quantita' e la
pericolosita'; semplificare, anche mediante l'emanazione di
regolamenti, ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400, e razionalizzare le procedure di
gestione dei rifiuti speciali, anche al fine di renderne
piu' efficace il controllo durante l'intero ciclo di vita e
di contrastare l'elusione e la violazione degli obblighi di
smaltimento; promuovere il riciclo e il riuso dei rifiuti,
anche utilizzando le migliori tecniche di differenziazione
e di selezione degli stessi, nonche' il recupero di
energia, garantendo il pieno recepimento della direttiva
2000/76/CE del 4 dicembre 2000 del Parlamento europeo e del
Consiglio, relativa all'incenerimento dei rifiuti, ed
innovando le norme previste dal decreto ministeriale 5
febbraio 1998 del Ministro dell'ambiente, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16
aprile 1998, e successive modificazioni, con particolare
riguardo agli scarti delle produzioni agricole; prevedere i
necessari interventi per garantire la piena operativita'
delle attivita' di riciclaggio anche attraverso l'eventuale
transizione dal regime di obbligatorieta' al regime di
volontarieta' per l'adesione a tutti i consorzi costituiti
ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
razionalizzare il sistema di raccolta e di smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, mediante la definizione di ambiti
territoriali di adeguate dimensioni all'interno dei quali
siano garantiti la costituzione del soggetto amministrativo
competente, il graduale passaggio allo smaltimento secondo
forme diverse dalla discarica e la gestione affidata
tramite procedure di evidenza pubblica; prevedere
l'attribuzione al presidente della giunta regionale dei
poteri sostitutivi nei confronti del soggetto competente
che non abbia provveduto ad espletare le gare entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legisl
ativi di cui al comma 1, tramite la nomina di commissari ad
acta e di poteri sostitutivi al Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio senza altri obblighi nel caso
in cui il presidente della giunta regionale non provveda
entro quarantacinque giorni; prevedere possibili deroghe,
rispetto al modello di definizione degli ambiti ottimali,
laddove la regione predisponga un piano regionale dei
rifiuti che dimostri l'adeguatezza di un differente modello
per il raggiungimento degli obiettivi strategici previsti;
assicurare tempi certi per il ricorso a procedure
concorrenziali come previste dalle normative comunitarie e
nazionali e definire termini certi per la durata dei
contratti di affidamento delle attivita' di gestione dei
rifiuti urbani; assicurare una maggiore certezza della
riscossione della tariffa sui rifiuti urbani, anche
mediante una piu' razionale definizione dell'istituto;
promuovere la specializzazione tecnologica delle operazioni
di recupero e di smaltimento dei rifiuti speciali, al fine
di as sicurare la complessiva autosufficienza a livello
nazionale; garantire adeguati incentivi e forme di sostegno
ai soggetti riciclatori dei rifiuti e per l'utilizzo di
prodotti costituiti da materiali riciclati, con particolare
riferimento al potenziamento degli interventi di riutilizzo
e riciclo del legno e dei prodotti da esso derivati;
incentivare il ricorso a risorse finanziarie private per la
bonifica ed il riuso anche ai fini produttivi dei siti
contaminati, in applicazione della normativa vigente;
definire le norme tecniche da adottare per l'utilizzo
obbligatorio di contenitori di rifiuti urbani adeguati, che
consentano di non recare pregiudizio all'ambiente
nell'esercizio delle operazioni di raccolta e recupero dei
rifiuti nelle aree urbane; promuovere gli interventi di
messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati da
amianto; introdurre differenti previsioni a seconda che le
contaminazioni riguardino siti con attivita' produttive in
esercizio ovvero siti dismessi; prevedere che gli obiettivi
di qua lita' ambientale dei suoli, dei sottosuoli e delle
acque sotterranee dei siti inquinati, che devono essere
conseguiti con la bonifica, vengano definiti attraverso la
valutazione dei rischi sanitari e ambientali connessi agli
usi previsti dei siti stessi, tenendo conto dell'approccio
tabellare; favorire la conclusione di accordi di programma
tra i soggetti privati e le amministrazioni interessate per
la gestione degli interventi di bonifica e messa in
sicurezza;
b) dare piena attuazione alla gestione del ciclo
idrico integrato, semplificando i procedimenti, anche
mediante l'emanazione di regolamenti, ai sensi dell'art.
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di
renderli rispondenti alle finalita' e agli obiettivi
fondamentali definiti dalla legge 5 gennaio 1994, n. 36,
promuovere il risparmio idrico favorendo l'introduzione e
la diffusione delle migliori tecnologie per l'uso e il
riutilizzo della risorsa; pianificare, programmare e
attuare interventi diretti a garantire la tutela e il
risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei,
previa ricognizione degli stessi; accelerare la piena
attuazione della gestione del ciclo idrico integrato a
livello di ambito territoriale ottimale, nel rispetto dei
principi di regolazione e vigilanza, come previsto dalla
citata legge n. 36 del 1994, semplificando i procedimenti,
precisando i poteri sostitutivi e rendendone semplice e
tempestiva l'utilizzazione; prevedere, nella costruzione o
sostituzione d i nuovi impianti di trasporto e
distribuzione dell'acqua, l'obbligo di utilizzo di sistemi
anticorrosivi di protezione delle condotte, sia interni che
esterni; favorire il ricorso alla finanza di progetto per
le costruzioni di nuovi impianti; prevedere, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, le modalita' per la
definizione dei meccanismi premiali in favore dei comuni
compresi nelle aree ad elevata presenza di impianti di
energia idroelettrica;
c) rimuovere i problemi di carattere organizzativo,
procedurale e finanziario che ostacolino il conseguimento
della piena operativita' degli organi amministrativi e
tecnici preposti alla tutela e al risanamento del suolo e
del sottosuolo, superando la sovrapposizione tra i diversi
piani settoriali di rilievo ambientale e coordinandoli con
i piani urbanistici; valorizzare il ruolo e le competenze
svolti dagli organismi a composizione mista statale e
regionale; adeguare la disciplina sostanziale e procedurale
dell'attivita' di pianificazione, programmazione e
attuazione di interventi di risanamento idrogeologico del
territorio e della messa in sicurezza delle situazioni a
rischio; prevedere meccanismi premiali a favore dei
proprietari delle zone agricole e dei boschi che investono
per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico, nel
rispetto delle linee direttrici del piano di bacino;
adeguare la disciplina sostanziale e procedurale della
normativa e delle iniziative finalizzate a combattere la
desertifica zione, anche mediante l'individuazione di
programmi utili a garantire maggiore disponibilita' della
risorsa idrica e il riuso della stessa; semplificare il
procedimento di adozione e approvazione degli strumenti di
pianificazione con la garanzia della partecipazione di
tutti i soggetti istituzionali coinvolti e la certezza dei
tempi di conclusione dell'iter procedimentale;
d) confermare le finalita' della legge 6 dicembre
1991, n. 394; estendere, nel rispetto dell'autonomia degli
enti locali e della volonta' delle popolazioni residenti e
direttamente interessate, la percentuale di territorio
sottoposto a salvaguardia e valorizzazione ambientale,
mediante inserimento di ulteriori aree, terrestri e marine,
di particolare pregio; articolare, con adeguata
motivazione, e differenziare le misure di salvaguardia in
relazione alle specifiche situazioni territoriali; favorire
lo sviluppo di forme di autofinanziamento tenendo in
considerazione le diverse situazioni geografiche,
territoriali e ambientali delle aree protette; favorire
l'uso efficiente ed efficace delle risorse assegnate alle
aree protette dallo Stato, dalle regioni e dagli enti
locali; favorire la conclusione di accordi di programma con
le organizzazioni piu' rappresentative dei settori
dell'industria, dell'artigianato, dell'agricoltura, del
commercio e del terzo settore, finalizzati allo sviluppo
economico-sociale e al la conservazione e valorizzazione
del patrimonio naturale delle aree; prevedere che, nei
territori compresi nei parchi nazionali e nei parchi
naturali regionali, i vincoli disposti dalla pianificazione
paesistica e quelli previsti dall'art. 1-quinquies del
decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, decadano
con l'approvazione del piano del parco o delle misure di
salvaguardia ovvero delle misure di salvaguardia disposte
in attuazione di leggi regionali; nei territori residuali
dei comuni parzialmente compresi nei parchi nazionali e nei
parchi naturali regionali, provvedere ad una nuova
individuazione delle aree e dei beni soggetti alla
disciplina di cui all'art. 1-quinquies del citato
decreto-legge n. 312 del 1985, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 431 del 1985; armonizzare e
coordinare le funzioni e le competenze previste dalle
convenzioni internazionali e dalla normativa comunitaria
per la conservazione della biodiversita';
e) conseguire l'effettivita' delle sanzioni
amministrative per danno ambientale mediante l'adeguamento
delle procedure di irrogazione e delle sanzioni medesime;
rivedere le procedure relative agli obblighi di ripristino,
al fine di garantire l'efficacia delle prescrizioni delle
autorita' competenti e il risarcimento del danno; definire
le modalita' di quantificazione del danno; prevedere, oltre
a sanzioni a carico dei soggetti che danneggiano
l'ambiente, anche meccanismi premiali per coloro che
assumono comportamenti ed effettuano investimenti per il
miglioramento della qualita' dell'ambiente sul territorio
nazionale;
f) garantire il pieno recepimento della direttiva
85/337/CEE del 27 giugno 1985 del Consiglio, e della
direttiva 97/11/CE del 3 marzo 1997 del Consiglio, in
materia di VIA e della direttiva 2001/42/CE del 27 giugno
2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, in materia di
VAS e, fatto salvo quanto previsto dall'art. 1, comma 2,
della legge 21 dicembre 2001, n. 443, semplificare, anche
mediante l'emanazione di regolamenti, ai sensi dell'art.
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le
procedure di VIA che dovranno tenere conto del rapporto
costi-benefici del progetto dal punto di vista ambientale,
economico e sociale; anticipare le procedure di VIA alla
prima presentazione del progetto dell'intervento da
valutare; introdurre un sistema di controlli idoneo ad
accertare l'effettivo rispetto delle prescrizioni impartite
in sede di valutazione; garantire il completamento delle
procedure in tempi certi; introdurre meccanismi di
coordinamento tra la procedura di VIA e quella di VAS e
promuovere l'util izzo della VAS nella stesura dei piani e
dei programmi statali, regionali e sovracomunali; prevedere
l'estensione della procedura di IPPC ai nuovi impianti,
individuando le autorita' competenti per il rilascio
dell'autorizzazione unica e identificando i provvedimenti
autorizzatori assorbiti da detta autorizzazione; adottare
misure di coordinamento tra le procedure di VIA e quelle di
IPPC nel caso di impianti sottoposti ad entrambe le
procedure, al fine di evitare duplicazioni e
sovrapposizioni; accorpare in un unico provvedimento di
autorizzazione le diverse autorizzazioni ambientali, nel
caso di impianti non rientranti nel campo di applicazione
della direttiva 96/61/CE del 24 settembre 1996 del
Consiglio ma sottoposti a piu' di un'autorizzazione
ambientale settoriale;
g) riordinare la normativa in materia di tutela
dell'aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera,
mediante una revisione della disciplina per le emissioni di
gas inquinanti in atmosfera, nel rispetto delle norme
comunitarie e, in particolare, della direttiva 2001/81/CE
del 23 ottobre 2001 del Parlamento europeo e del Consiglio,
e degli accordi internazionali sottoscritti in materia,
prevedendo:
1) l'integrazione della disciplina relativa alle
emissioni provenienti dagli impianti di riscaldamento per
uso civile;
2) l'incentivazione della produzione di energia da
fonti rinnovabili o alternative anche mediante la
disciplina della vendita dell'energia prodotta in eccedenza
agli operatori del mercato elettrico nazionale, prolungando
sino a dodici anni il periodo di validita' dei certificati
verdi previsti dalla normativa vigente;
3) una disciplina in materia di controllo delle
emissioni derivanti dalle attivita' agricole e zootecniche;
4) strumenti economici volti ad incentivare l'uso
di veicoli, combustibili e carburanti che possono
contribuire significativamente alla riduzione delle
emissioni e al miglioramento della qualita' dell'aria;
5) strumenti di promozione dell'informazione ai
consumatori sull'impatto ambientale del ciclo di vita dei
prodotti che in ragione della loro composizione possono
causare inquinamento atmosferico;
6) predisposizione del piano nazionale di riduzione
di cui all'art. 4, paragrafo 6, della direttiva 2001/80/CE
del 23 ottobre 2001 del Parlamento europeo e del Consiglio,
che stabilisca prescrizioni per i grandi impianti di
combustione esistenti.".
Note all'art. 3:
- Si riporta il testo dei commi 2 e 3 dell'art. 17
della citata legge 23 agosto 1988, n. 400:
"2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta'
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle
norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione".
- L'art. 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante
norme generali sulla partecipazione dell'Italia al Progetto
normativo dell'Unione europea e sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 37 del 15 febbraio 2005, e' il
seguente:
"Art. 13 (Adeguamenti tecnici). - 1. Alle norme
comunitarie non autonomamente applicabili, che modificano
modalita' esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia' recepite nell'ordinamento nazionale, e' data
attuazione, nelle materie di cui all'art. 117, secondo
comma, della Costituzione, con decreto del Ministro
competente per materia, che ne da' tempestiva comunicazione
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto disposto dall'art. 117, quinto
comma, della Costituzione, i provvedimenti di cui al
presente articolo possono essere adottati nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome al fine di porre rimedio all'eventuale inerzia dei
suddetti enti nel dare attuazione a norme comunitarie. In
tale caso, i provvedimenti statali adottati si applicano,
per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a
decorrere dalla scadenza del termine stabilito per
l'attuazione della rispettiva normativa comunitaria e
perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore
della normativa di attuazione di ciascuna regione e
provincia autonoma. I provvedimenti recano l'esplicita
indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato
e del carattere cedevole delle disposizioni in essi
contenute.".
Note all'art. 4:
- La direttiva 2001/12/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione
degli effetti di determinati piani e programmi
sull'ambiente e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 197 del 21
luglio 2001.
- La direttiva 85/337/CEE, del consiglio, del 27 giugno
1985, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di
determinati progetti pubblici e privati, e' pubblicata
nella G.U.C.E. n. L 175 del 5 luglio 1985.
- La direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997,
che modifica la Direttiva 85/337/CEE concernente la
valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti
pubblici e privati e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 073
del 14 marzo 1997.
- La direttiva 2003/35/CE, del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 maggio 2003, che prevede la partecipazione
del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi
in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio
85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del
pubblico e all'accesso alla giustizia - Dichiarazione della
commissione - e' pubblicata nella G.U.C.E n. L 156 del 25
giugno 2003.
- La direttiva 96/61/CE, del Consiglio del 24 settembre
1996, sulla prevenzione e la riduzione integrale
dell'inquinamento, e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 257
del 10 ottobre 1996.
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
recante attuazione integrale della direttiva 96/61/CE,
relativa alla prevenzione e riduzione integrante
dell'inquinamento, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 93, del 22 aprile 2005 (S.O.).
- Il comma 2, dell'art. 1, della legge 21 dicembre
2001, n. 443, recante delega al Governo in materia di
infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed
altri interventi per il rilancio delle attivita'
produttive, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 299, del
27 dicembre 2001, e' il seguente:
"2. Il Governo e' delegato ad emanare, nel rispetto
delle attribuzioni costituzionali delle regioni, entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, uno o piu' decreti legislativi volti a definire un
quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione
delle infrastrutture e degli insediamenti individuati ai
sensi del comma 1, a tal fine riformando le procedure per
la valutazione di impatto ambientale (VIA) e
l'autorizzazione integrata ambientale, limitatamente alle
opere di cui al comma 1 e comunque nel rispetto del
disposto dell'art. 2 della direttiva 85/337/CEE del
Consiglio del 27 giugno 1985, come modificata dalla
direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e
introducendo un regime speciale, anche in deroga agli
articoli 2, da 7 a 16, 19, 20, 21, da 23 a 30, 32, 34,
37-bis, 37-ter e 37-quater della legge 11 febbraio 1994, n.
109, e successive modificazioni, nonche' alle ulteriori
disposizioni della medesima legge che non siano necessaria
ed immediata applicazione delle di rettive comunitarie, nel
rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) disciplina della tecnica di finanza di progetto
per finanziare e realizzare, con il concorso del capitale
privato, le infrastrutture e gli insediamenti di cui al
comma 1;
b) definizione delle procedure da seguire in
sostituzione di quelle previste per il rilascio dei
provvedimenti concessori o autorizzatori di ogni specie;
definizione della durata delle medesime non superiore a sei
mesi per la approvazione dei progetti preliminari,
comprensivi di quanto necessario per la localizzazione
dell'opera d'intesa con la regione o la provincia autonoma
competente, che, a tal fine, provvede a sentire
preventivamente i comuni interessati, e, ove prevista,
della VIA; definizione delle procedure necessarie per la
dichiarazione di pubblica utilita', indifferibilita' ed
urgenza e per la approvazione del progetto definitivo, la
cui durata non puo' superare il termine di ulteriori sette
mesi; definizione di termini perentori per la risoluzione
delle interferenze con servizi pubblici e privati, con
previsione di responsabilita' patrimoniali in caso di
mancata tempestiva risoluzione;
c) attribuzione al CIPE, integrato dai presidenti
delle regioni e delle province autonome interessate, del
compito di valutare le proposte dei promotori, di approvare
il progetto preliminare e definitivo, di vigilare sulla
esecuzione dei progetti approvati, adottando i
provvedimenti concessori ed autorizzatori necessari,
comprensivi della localizzazione dell'opera e, ove
prevista, della VIA istruita dal competente Ministero. Il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti cura le
istruttorie, formula le proposte ed assicura il supporto
necessario per l'attivita' del CIPE, avvalendosi,
eventualmente, di una apposita struttura tecnica, di
advisor e di commissari straordinari, che agiscono con i
poteri di cui all'art. 13 del decreto-legge 25 marzo 1997,
n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio
1997, n. 135, nonche' della eventuale ulteriore
collaborazione richiesta al Ministero dell'economia e delle
finanze nel settore della finanza di progetto, ovvero
offerta dalle regioni o province au tonome interessate, con
oneri a proprio carico;
d) modificazione della disciplina in materia di
conferenza di servizi, con la previsione della facolta', da
parte di tutte le amministrazioni competenti a rilasciare
permessi e autorizzazioni comunque denominati, di proporre,
in detta conferenza, nel termine perentorio di novanta
giorni, prescrizioni e varianti migliorative che non
modificano la localizzazione e le caratteristiche
essenziali delle opere; le prescrizioni e varianti
migliorative proposte in conferenza sono valutate dal CIPE
ai fini della approvazione del progetto definitivo;
e) affidamento, mediante gara ad evidenza pubblica
nel rispetto delle direttive dell'Unione europea, della
realizzazione delle infrastrutture strategiche ad un unico
soggetto contraente generale o concessionario;
f) disciplina dell'affidamento a contraente generale,
con riferimento all'art. 1 della direttiva 93/37/CEE del
Consiglio del 14 giugno 1993, definito come esecuzione con
qualsiasi mezzo di un'opera rispondente alle esigenze
specificata dal soggetto aggiudicatore; il contraente
generale e' distinto dal concessionario di opere pubbliche
per l'esclusione dalla gestione dell'opera eseguita ed e'
qualificato per specifici connotati di capacita'
organizzativa e tecnico-realizzativa, per l'assunzione
dell'onere relativo all'anticipazione temporale del
finanziamento necessario alla realizzazione dell'opera in
tutto o in parte con mezzi finanziari privati, per la
liberta' di forme nella realizzazione dell'opera, per la
natura prevalente di obbligazione di risultato complessivo
del rapporto che lega detta figura al soggetto
aggiudicatore e per l'assunzione del relativo rischio;
previsione dell'obbligo, da parte del contraente generale,
di prestazione di adeguate garanzie e di partecipazione
diretta al finanziamento d ell'opera o di reperimento dei
mezzi finanziari occorrenti;
g) previsione dell'obbligo per il soggetto
aggiudicatore, nel caso in cui l'opera sia realizzata
prevalentemente con fondi pubblici, di rispettare la
normativa europea in tema di evidenza pubblica e di scelta
dei fornitori di beni o servizi, ma con soggezione ad un
regime derogatorio rispetto alla citata legge n. 109 del
1994 per tutti gli aspetti di essa non aventi necessaria
rilevanza comunitaria;
h) introduzione di specifiche deroghe alla vigente
disciplina in materia di aggiudicazione di lavori pubblici
e di realizzazione degli stessi, fermo il rispetto della
normativa comunitaria, finalizzate a favorire il
contenimento dei tempi e la massima flessibilita' degli
strumenti giuridici; in particolare, in caso di ricorso ad
un contraente generale, previsione che lo stesso, ferma
restando la sua responsabilita', possa liberamente affidare
a terzi l'esecuzione delle proprie prestazioni con
l'obbligo di rispettare, in ogni caso, la legislazione
antimafia e quella relativa ai requisiti prescritti per gli
appaltatori; previsione della possibilita' di costituire
una societa' di progetto ai sensi dell'articolo
37-quinquies della citata legge n. 109 del 1994, anche con
la partecipazione di istituzioni finanziarie, assicurative
e tecnico-operative gia' indicate dallo stesso contraente
generale nel corso della procedura di affidamento;
previsione della possibilita' di emettere titoli
obbligazionari ai sensi dell'a rt. 37-sexies della legge n.
109 del 1994, ovvero di avvalersi di altri strumenti
finanziari, con la previsione del relativo regime di
garanzia di restituzione, anche da parte di soggetti
aggiudicatori, ed utilizzazione dei medesimi titoli e
strumenti finanziari per la costituzione delle riserve
bancarie o assicurative previste dalla legislazione
vigente;
i) individuazione di adeguate misure atte a valutare,
ai fini di una migliore realizzazione dell'opera, il
regolare assolvimento degli obblighi assunti dal contraente
generale nei confronti di terzi ai quali abbia affidato
l'esecuzione di proprie prestazioni;
l) previsione, in caso di concessione di opera
pubblica unita a gestione della stessa, e tenuto conto
della redditivita' potenziale della stessa, della
possibilita' di corrispondere al concessionario, anche in
corso d'opera e nel rispetto dei limiti determinati in sede
di gara, un prezzo in aggiunta al diritto di sfruttamento
economico dell'opera, anche a fronte della prestazione
successiva di beni o servizi allo stesso soggetto
aggiudicatore relativamente all'opera realizzata, nonche'
della possibilita' di fissare la durata della concessione
anche oltre trenta anni, in relazione alle caratteristiche
dell'opera, e di consentire al concessionario di affidare a
terzi i lavori, con il solo vincolo delle disposizioni
della citata direttiva 93/37/CEE relative agli appalti del
concessionario e nel limite percentuale eventualmente
indicato in sede di gara a norma della medesima direttiva;
m) previsione del rispetto dei piani finanziari
allegati alle concessioni in essere per i concessionari di
pubblici servizi affidatari di nuove concessioni;
n) previsione, dopo la stipula dei contratti di
progettazione, appalto, concessione o affidamento a
contraente generale, di forme di tutela risarcitoria per
equivalente, con esclusione della reintegrazione in forma
specifica; restrizione, per tutti gli interessi
patrimoniali, della tutela cautelare al pagamento di una
provvisionale;
o) previsione di apposite procedure di collaudo delle
opere entro termini perentori che consentano, ove richiesto
da specifiche esigenze tecniche, il ricorso anche a
strutture tecniche esterne di supporto alle commissioni di
collaudo".
- Il comma 2, dell'art. 17, della citata legge 23
agosto 1988, n. 400, e' riportato nella nota all'art. 3.
- L'art. 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n.
259, recante codice delle comunicazioni elettroniche,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre
2003, e' il seguente:
"Art. 87 (Procedimenti autorizzatori relativi alle
infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti
radio elettrici). - 1. L'installazione di infrastrutture
per impianti radioelettrici e la modifica delle
caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie,
l'installazione di torri, di tralicci, di impianti
radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di
comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti
di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS, per reti di
diffusione, distribuzione e contribuzione dedicate alla
televisione digitale terrestre, per reti a radiofrequenza
dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione
civile, nonche' per reti radio a larga banda
punto-multipunto nelle bande di frequenza all'uopo
assegnate, viene autorizzata dagli Enti locali, previo
accertamento, da parte dell'organismo competente ad
effettuare i controlli, di cui all'art. 14 della legge 22
febbraio 2001, n. 36, della compatibilita' del progetto con
i limiti di esposizione, i valori di attenzi one e gli
obiettivi di qualita', stabiliti uniformemente a livello
nazionale in relazione al disposto della citata legge 22
febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di
attuazione.
2. L'istanza di autorizzazione alla installazione di
infrastrutture di cui al comma 1 e' presentata all'Ente
locale dai soggetti a tale fine abilitati. Al momento della
presentazione della domanda, l'ufficio abilitato a
riceverla indica al richiedente il nome del responsabile
del procedimento.
3. L'istanza, conforme al modello A dell'allegato n.
13, realizzato al fine della sua acquisizione su supporti
informatici e destinato alla formazione del catasto
nazionale delle sorgenti elettromagnetiche di origine
industriale, deve essere corredata della documentazione
atta a comprovare il rispetto dei limiti di esposizione,
dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualita',
relativi alle emissioni elettromagnetiche, di cui alla
legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di
attuazione, attraverso l'utilizzo di modelli predittivi
conformi alle prescrizioni della CEI, non appena emanate.
In caso di pluralita' di domande, viene data precedenza a
quelle presentate congiuntamente da piu' operatori. Nel
caso di installazione di impianti, con tecnologia UMTS od
altre, con potenza in singola antenna uguale od inferiore
ai 20 watt, fermo restando il rispetto dei limiti di
esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di
qualita' sopra indicati, e' sufficiente la denuncia di
inizio attivit a', conforme ai modelli predisposti dagli
Enti locali e, ove non predisposti, al modello B di cui
all'allegato n. 13.
3-bis. Al fine di accelerare la realizzazione degli
investimenti per il completamento della rete di
telecomunicazione GSM-R dedicata esclusivamente alla
sicurezza ed al controllo del traffico ferroviario, nonche'
al fine di contenere i costi di realizzazione della rete
stessa, all'installazione sul sedime ferroviario ovvero in
area immediatamente limitrofa dei relativi impianti ed
apparati si procede con le modalita' proprie degli impianti
di sicurezza e segnalamento ferroviario, nel rispetto dei
limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli
obiettivi di qualita', stabiliti uniformemente a livello
nazionale in relazione al disposto della legge 22 febbraio
2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione.
4. Copia dell'istanza ovvero della denuncia viene
inoltrata contestualmente all'organismo di cui al comma 1,
che si pronuncia entro trenta giorni dalla comunicazione.
Lo sportello locale competente provvede a pubblicizzare
l'istanza, pur senza diffondere i dati caratteristici
dell'impianto.
5. Il responsabile del procedimento puo' richiedere,
per una sola volta, entro quindici giorni dalla data di
ricezione dell'istanza, il rilascio di dichiarazioni e
l'integrazione della documentazione prodotta. Il termine di
cui al comma 9 inizia nuovamente a decorrere dal momento
dell'avvenuta integrazione documentale.
6. Nel caso una Amministrazione interessata abbia
espresso motivato dissenso, il responsabile del
procedimento convoca, entro trenta giorni dalla data di
ricezione della domanda, una conferenza di servizi, alla
quale prendono parte i rappresentanti delle Amministrazioni
degli Enti locali interessati, nonche' dei soggetti
preposti ai controlli di cui all'art. 14 della legge 22
febbraio 2001, n. 36, ed un rappresentante
dell'Amministrazione dissenziente.
7. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro
trenta giorni dalla prima convocazione. L'approvazione,
adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni
effetto gli atti di competenza delle singole
Amministrazioni e vale altresi' come dichiarazione di
pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza dei lavori.
Della convocazione e dell'esito della conferenza viene
tempestivamente informato il Ministero.
8. Qualora il motivato dissenso, a fronte di una
decisione positiva assunta dalla conferenza di servizi, sia
espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela
ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del
patrimonio storico-artistico, la decisione e' rimessa al
Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto
compatibili con il Codice, le disposizioni di cui agli
articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
successive modificazioni.
9. Le istanze di autorizzazione e le denunce di
attivita' di cui al presente articolo, nonche' quelle
relative alla modifica delle caratteristiche di emissione
degli impianti gia' esistenti, si intendono accolte
qualora, entro novanta giorni dalla presentazione del
progetto e della relativa domanda, fatta eccezione per il
dissenso di cui al comma 8, non sia stato comunicato un
provvedimento di diniego. Gli Enti locali possono prevedere
termini piu' brevi per la conclusione dei relativi
procedimenti ovvero ulteriori forme di semplificazione
amministrativa, nel rispetto delle disposizioni stabilite
dal presente comma.
10. Le opere debbono essere realizzate, a pena di
decadenza, nel termine perentorio di dodici mesi dalla
ricezione del provvedimento autorizzatorio espresso, ovvero
dalla formazione del silenzio-assenso.".
- La legge 6 dicembre 1991, n. 394, recante legge
quadro sulle aree protette, e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 292 del 13 dicembre 1991 (S.O.).
- La Direttiva 85/337/CEE, del Consiglio del 27 giugno
1985 concernente la valutazione dell'impatto ambientale di
determinati progetti pubblici e privati, e' pubblicato
nella G.U.C.E. n. L 175 del 5 luglio 1985.
- L'art. 4, del decreto legislativo 17 gennaio 2005, n.
13, recante attuazione della direttiva 2002/30/CE relativa
all'introduzione di restrizioni operative ai fini del
contenimento del rumore negli aeroporti comunitari,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 39, del 17 febbraio
2005, e' il seguente:
"Art. 4 (Criteri generali relativi all'adozione di
restrizioni operative). - 1. Le restrizioni operative
disciplinate dal presente decreto sono adottate previa
valutazione da effettuare in conformita' alle prescrizioni
dell'allegato 2, tenuto conto del rapporto tra costi e
benefici probabili connessi alle misure da attuare, nonche'
delle caratteristiche dell'aeroporto interessato.
2. Per i progetti aeroportuali assoggettati alla
procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi
della normativa vigente, la valutazione di cui al comma 1
e' ricompresa nell'ambito di detta procedura qualora la
stessa tenga conto, per quanto possibile, delle
prescrizioni definite nell'allegato 2.
3. E' fatto divieto di introdurre restrizioni operative
basate sulla nazionalita' o sull'identita' del vettore
aereo o del costruttore di velivoli.
4. Ai fini dell'adozione di restrizioni operative
basate sulle prestazioni di un velivolo si fa riferimento
ai limiti di certificazione definiti nell'annesso 16,
volume 1, della citata Convenzione sull'aviazione civile
internazionale, terza edizione del luglio 1993, e
successive modificazioni.
5. Le restrizioni operative sono adottate, tenuto conto
dell'approccio equilibrato, come definito all'art. 3, comma
1, lettera h), esclusivamente nel caso in cui la
valutazione effettuata ai sensi del comma 1, abbia
dimostrato che l'attuazione di ogni altra misura di
contenimento dell'inquinamento acustico prevista dalla
normativa vigente in attuazione della citata legge n. 447
del 1995 non consente di raggiungere gli obiettivi
stabiliti dal presente decreto.
6. Fatto salvo quanto previsto al comma 5, le
restrizioni operative intese a ridurre o vietare l'accesso
di velivoli marginalmente conformi sono adottate solo
successivamente all'introduzione di restrizioni operative
parziali.
7. Nell'introdurre restrizioni operative parziali si
tiene conto, in particolare, della fascia oraria relativa
ai voli notturni. A tale fine sono utilizzati i descrittori
acustici notturni relativi ai disturbi del sonno previsti
dalla normativa comunitaria vigente nell'ordinamento
nazionale, i cui metodi di valutazione ed i valori limite
sono stabiliti con decreto del Presidente della Repubblica,
emanato a norma dell'art. 17, comma 1, della legge 23
agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri
delle infrastrutture e dei trasporti e della salute.
8. Fino all'adozione dei provvedimenti di cui al comma
7 sono utilizzati i descrittori acustici previsti dalle
norme nazionali vigenti".
- L'allegato 2 al citato decreto legislativo 17 gennaio
2005, n. 13, e' il seguente:
"Allegato 2 (art. 4, comma 1)
PRESCRIZIONI RELATIVE ALLA VALUTAZIONE DI CUI ALL'ART. 4,
COMMA 1
Ai fini della valutazione prevista all'art. 4, comma 1,
il Comitato di cui all'art. 6, comma 1, redige una
relazione di valutazione contenente:
1. Situazione aeroportuale attuale.
1.1. Descrizione dell'aeroporto con indicazione delle
sue capacita', della sua ubicazione, dell'intorno
aeroportuale, del volume e della composizione del traffico
aereo, nonche' della composizione ed utilizzo delle piste.
1.2. Descrizione degli obiettivi ambientali fissati per
l'aeroporto nel contesto nazionale.
1.3. Presentazione delle curve isofoniche degli anni
precedenti e dell'anno in corso, compresa una stima del
numero delle persone disturbate dal rumore degli
aeromobili, con la descrizione del metodo di calcolo
utilizzato per la loro individuazione.
1.4. Descrizione del clima acustico aeroportuale che
dovra' in particolare evidenziare se sono in corso
eventuali aggravamenti e descrizione delle misure adottate
per attenuare l'impatto acustico, quali ad esempio:
a) mappe di zonizzazione acustica aeroportuale, ove
esistenti;
b) programmi di isolamento acustico;
c) interventi di risanamento acustico;
d) informazioni sulla pianificazione e gestione del
territorio, ivi inclusi i piani di zonizzazione acustica,
ove esistenti, dei comuni interessati alle attivita'
aeroportuali;
e) impiego di piste preferenziali;
f) rotte preferenziali da mantenere ai fini acustici;
g) procedure di avvicinamento e decollo pubblicate in
Aeronautical Information Publication (AIP);
h) restrizioni esistenti quali limitazioni del
livello sonoro, limitazione o divieto dei voli notturni,
imposte sul rumore;
i) monitoraggio del rumore.
2. Previsioni in assenza di nuove misure.
2.1. Descrizione di eventuali modifiche ed ampliamenti
dell'aeroporto gia' approvati ed in programma, come ad
esempio l'aumento della capacita' e l'ampliamento delle
piste e dei terminali, nonche' descrizione della
composizione futura del traffico e della crescita prevista.
2.2. Nell'eventualita' delle modifiche ed ampliamenti
di cui al punto 2.1, indicazione dei conseguenti vantaggi e
descrizione degli effetti sul clima acustico in assenza di
ulteriori misure, nonche' descrizione delle misure gia'
programmate allo scopo di attenuare tale impatto acustico.
2.3. Previsione delle curve isofoniche, a seguito delle
variazioni di cui al punto 2.1 e stima del numero di
persone che saranno probabilmente soggette al rumore degli
aeromobili, facendo distinzione fra aree residenziali
preesistenti ed aree residenziali recenti.
2.4. Valutazione delle conseguenze e dei costi dovuti
all'assenza di misure volte ad attenuare gli effetti di un
eventuale peggioramento dell'inquinamento acustico.
3. Valutazione delle misure diverse dalle restrizioni
operative.
3.1. Succinta esposizione delle misure, diverse dalle
restrizioni operative, cui si puo' fare ricorso in accordo
alle opzioni previste dal metodo dell'approccio equilibrato
di cui all'art. 3, comma 1, lettera h), anche prendendo in
considerazione, se del caso, incentivi di ordine economico,
con indicazione delle principali ragioni che ne hanno
motivato la scelta; analisi approfondita di tali misure ed
informazioni dettagliate sul costo inerente la loro
adozione; indicazione del numero di persone che dovrebbero
beneficiarne e dell'arco temporale in cui verranno attuate;
valutazione dell'efficacia globale delle singole misure.
3.2. Valutazione dell'efficacia dell'adozione di tali
misure rispetto ai costi e del rapporto costi/benefici,
tenuto conto dei relativi effetti socio-economici sugli
operatori aerei, sui viaggiatori e sugli enti locali.
3.3. Panoramica dei possibili effetti che le misure
proposte potrebbero avere sul clima acustico e sull'assetto
concorrenziale relativo agli altri aeroporti, agli
operatori ed alle altre parti interessate.
3.4. Motivazione delle scelte operate e definizione di
linee guida ai fini della individuazione delle suddette
misure da parte delle competenti Commissioni aeroportuali.
4. Valutazione delle restrizioni operative.
4.1. Nel caso in cui si valuti la necessita'
dell'introduzione di restrizioni operative: individuazione
dei necessari piani di intervento, in funzione dei
differenti scenari analizzati; nonche' descrizione delle
principali ragioni che motivano la scelta, tenuto conto dei
rapporti costi/benefici e costo/efficacia, anche in
relazione alle esigenze di sviluppo del mercato del
trasporto aereo.
5. Riepilogo di natura non tecnica.
6. Valutazione dell'esposizione al rumore.
6.1. La valutazione dell'esposizione al rumore (curve
isofoniche e numero delle persone colpite) e' effettuata
utilizzando gli indicatori di rumore previsti dal normativa
comunitaria vigente nell'ordinamento nazionale".
Note all'art. 34:
- I commi 1 e 2 dell'art. 5, del decreto legislativo 18
febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della Direttiva
96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrale
dell'inquinamento), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22
aprile 2005, n. 93, S.O., sono i seguenti:
"Art. 5 (Procedura ai fini del rilascio
dell'Autorizzazione integrata ambientale). - 1. Ai fini
dell'esercizio di nuovi impianti, della modifica
sostanziale e dell'adeguamento del funzionamento degli
impianti esistenti alle disposizioni del presente decreto,
si provvede al rilascio dell'autorizzazione integrata
ambientale di cui all'art. 7. Fatto salvo quanto disposto
dal comma 5 e ferme restando le informazioni richieste
dalla normativa concernente aria, acqua, suolo e rumore, la
domanda deve comunque descrivere:
a) l'impianto, il tipo e la portata delle sue
attivita';
b) le materie prime e ausiliarie, le sostanze e
l'energia usate o prodotte dall'impianto;
c) le fonti di emissione dell'impianto;
d) lo stato del sito di ubicazione dell'impianto;
e) il tipo e l'entita' delle emissioni dell'impianto
in ogni settore ambientale, nonche' un'identificazione
degli effetti significativi delle emissioni sull'ambiente;
f) la tecnologia utilizzata e le altre tecniche in
uso per prevenire le emissioni dall'impianto oppure per
ridurle;
g) le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti
prodotti dall'impianto;
h) le misure previste per controllare le emissioni
nell'ambiente;
i) le eventuali principali alternative prese in esame
dal gestore, in forma sommaria;
j) le altre misure previste per ottemperare ai
principi di cui all'art. 3.
2. La domanda di autorizzazione integrata ambientale
deve contenere anche una sintesi non tecnica dei dati di
cui alle lettere da a) ad l) del comma 1 e l'indicazione
delle informazioni che ad avviso del gestore non devono
essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale,
commerciale o personale, di tutela della proprieta'
intellettuale e, tenendo conto delle indicazioni contenute
nell'art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, di
pubblica sicurezza o di difesa nazionale. In tale caso il
richiedente fornisce all'autorita' competente anche una
versione della domanda priva delle informazioni riservate,
ai fini dell'accessibilita' al pubblico".
- I commi 10 e 11 dell'art. 5, del citato decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, sono i seguenti:
"10. L'autorita' competente, ai fini del rilascio
dell'autorizzazione integrata ambientale, convoca apposita
conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter,
commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita
le amministrazioni competenti in materia ambientale e
comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i
Ministeri dell'interno, della salute e delle attivita'
produttive.
11. Nell'ambito della conferenza dei servizi di cui al
comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui
agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934,
n. 1265. In presenza di circostanze intervenute
successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al
presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario
nell'interesse della salute pubblica, chiede all'autorita'
competente di verificare la necessita' di riesaminare
l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'art. 9, comma
4".
- L'art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 7 febbraio
2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
aprile 2002, n. 55, recante misure urgenti per garantire la
sicurezza del Sistema elettrico nazionale, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 9 febbraio 2002, n. 34, e' il seguente:
"Art. 1 (Misure urgenti per garantire la sicurezza del
sistema elettrico nazionale). - 1. Al fine di evitare il
pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica
su tutto il territorio nazionale e di garantire la
necessaria copertura del fabbisogno nazionale, sino alla
determinazione dei principi fondamentali della materia in
attuazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione,
e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, previa intesa in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia
elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli
interventi di modifica o ripotenziamento, nonche' le opere
connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio
degli stessi, sono dichiarati opere di pubblica utilita' e
soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dal
Ministero delle attivita' produttive, la quale sostituisce
autorizzazioni, concessioni ed atti di assenso comunque
denominati, previsti dalle norme vigenti, fatto salvo
quanto previsto al comma 4, costituendo titolo a costruire
e ad esercire l'impianto in conformita' al progetto
approvato. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di
cui all'art. 63, commi 3 e 4, del testo unico delle
disposizioni legislative concernenti le imposte sulla
produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e
amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre
1995, n. 504 e successive modificazioni.
2. L'autorizzazione di cui al comma 1 e' rilasciata a
seguito di un procedimento unico, al quale partecipano le
amministrazioni statali e locali interessate, svolto nel
rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita'
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, d'intesa con la regione interessata. Ai soli
fini del rilascio della valutazione di impatto ambientale
(VIA), alle opere di cui al presente articolo si applicano
le disposizioni di cui alla legge 8 luglio 1986, n. 349, e
al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10
agosto 1988, n. 377, e successive modificazioni. Fino al
recepimento della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24
settembre 1996, tale autorizzazione comprende
l'autorizzazione ambientale integrata e sostituisce, ad
ogni effetto, le singole autorizzazioni ambientali di
competenza delle amministrazioni interessate e degli enti
pubblici territoriali. L'esito positivo della VIA
costituisce parte integrante e condizione necessaria del
procedimen to autorizzatorio. L'istruttoria si conclude una
volta acquisita la VIA in ogni caso entro il termine di
centottanta giorni dalla data di presentazione della
richiesta, comprensiva del progetto preliminare e dello
studio di impatto ambientale".
Note all'art. 48:
- La legge 8 luglio 1986, n. 349, recante: istituzione
del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno
ambientale e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 15 luglio
1986, n. 162 (S.O.).
- La legge 11 marzo 1988, n. 67, recante disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della
Stato (Legge finanziaria 1988) e' pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 14 marzo
1988, n. 61.
- L'art. 22 della legge 30 aprile 1999, n. 136, recante
norme per il sostegno ed il rilancio dell'edilizia
residenziale pubblica e per interventi in materia di aree a
carattere ambientale, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
18 maggio 1999, n. 114, (S.O.), abrogato dal presente
decreto, recava: "Interventi in materia di ambiente.".
- L'art. 6 della legge 23 marzo 2001, n. 93
(Disposizioni in campo ambientale), pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2001, abrogata dal
presente decreto, recava: "Commissione per le valutazioni
dell'impatto ambientale".
- Si riporta il testo dell'art. 19 del decreto
legislativo 20 agosto 2002, n. 190 (Attuazione della legge
21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle
infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e
di interesse nazionale), pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 26 agosto 2002, n. 199, S.O., come modificato dal
presente decreto:
"Art. 19 (Contenuto della valutazione di impatto
ambientale). - 1. La valutazione di impatto ambientale
individua gli effetti diretti ed indiretti di un progetto e
delle sue principali alternative, compresa l'alternativa
zero, sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle
acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima,
sul paesaggio e sull'interazione fra detti fattori, nonche'
sui beni materiali e sul patrimonio culturale, sociale ed
ambientale e valuta inoltre le condizioni per la
realizzazione e l'esercizio delle opere e degli impianti.
2. (abrogato).
3. (abrogato)".
- Si riporta il testo dell'art. 77 della legge 27
dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato, legge
finanziaria 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31
dicembre 2002, n. 305, S.O., come modificato dal presente
decreto:
"Art. 77 (Interventi ambientali). - 1. (abrogato).
2. (abrogato).
3. - 5.
6. Al fine della bonifica e del risanamento ambientale
dell'area individuata alla lettera p-quater) del comma 4
dell'art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, e'
autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2003,
di 1 milione di euro per l'anno 2004 e di 1 milione di euro
per l'anno 2005.
7. (Omissis)".
- Il decreto-legge 14 novembre 2003, n. 315, convertito
in legge con modificazioni, dall'art. 1, legge 16 gennaio
2004, n. 5, reca: "Disposizioni urgenti di composizione
delle commissioni per la valutazione di impatto ambientale
e di procedimenti di autorizzatori per le infrastrutture di
comunicazione elettronica".
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
(Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa
alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento),
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 aprile 2005, n.
93, S.O.
- L'art. 30 della legge 18 aprile 2005, n. 62, relative
disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee -
Legge comunitaria 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 96 del 27 aprile 2005, S.O., abrogato dal presente
decreto, recava: "Recepimento dell'art. 5, paragrafo 2,
della direttiva 85/337/CEE del 27 giugno 1985 del
Consiglio, in materia di valutazione di impatto
ambientale".
Note all'art. 49:
- Per riferimenti della legge 11 marzo 1988, n. 67, del
decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 e dalla legge 23 marzo
2001, n. 93, si veda nelle note all'art. 48.
- Il comma 2 dell'art. 18 del citato decreto
legislativo n. 59/2005, e' il seguente:
"2. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle
attivita' produttive e con il Ministro dell'economia e
delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, sono disciplinate le
modalita', anche contabili, e le tariffe da applicare in
relazione alle istruttorie e ai controlli previsti dal
presente decreto, nonche' i compensi spettanti ai membri
della commissione istruttoria di cui all'art. 5, comma 9.
Gli oneri per l'istruttoria e per i controlli sono
quantificati in relazione alla complessita', delle
attivita' svolte dall'autorita' competente, sulla base del
numero e della tipologia delle emissioni e delle componenti
ambientali interessate, nonche' della eventuale presenza di
sistemi di gestione registrati o certificati e delle spese
di funzionamento della commissione di cui all'articolo 5,
comma 9. Tali oneri, posti a carico del gestore, sono
utilizzati esclusivamente per le predette spese. A tale
fine gli importi delle tariffe vengono versati all'entrata
del bilancio dello Stato per essere riassegnati allo stato
di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio".
Note all'art. 51:
- Il comma 2, dell'art. 17, della citata legge 23
agosto 1988, n. 400, e' il seguente:
"2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la
disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta
di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi
della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potesta'
regolamentare del Governo, determinano le norme generali
regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle
norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle
norme regolamentari.".
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
10 agosto 1988, n. 377, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 204 del 31 agosto 1988, reca: "Regolamentazione delle
pronunce di compatibilita' ambientale di cui all'art. 6
della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante istituzione del
Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno
ambientale".
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
27 dicembre 1988, recante norme tecniche per la redazione
degli studi di impatto ambientale e la formazione del
giudizio di compatibilita' di cui all'art. 6, legge 8
luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto
1988, n. 377, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5
gennaio 1989, n. 4.
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
recante attuazione integrale della direttiva 96/61/CE
relativa alla prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento, e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 93 del 22 aprile 2005 (S.O.).
Note all'art. 55:
- L'art. 38 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.
300, recante "Riforma dell'organizzazione del Governo, a
norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59" e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 agosto 1999, n.
203, S.O., e' il seguente:
"Art. 38 (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per
i servizi tecnici). - 1. E' istituita l'agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici nelle
forme disciplinate dagli articoli 8 e 9.
2. L'agenzia svolge i compiti e le attivita'
tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la
protezione dell'ambiente, per la tutela delle risorse
idriche e della difesa del suolo, ivi compresi
l'individuazione e delimitazione dei bacini idrografici
nazionali e interregionali.
3. All'agenzia sono trasferite le attribuzioni
dell'agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente,
quelle dei servizi tecnici nazionale istituiti presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, ad eccezione di
quelle del servizio sismico nazionale.
4. Lo statuto dell'Agenzia, emanato ai sensi dell'art.
8, comma 4, prevede l'istituzione di un consiglio federale
rappresentativo delle agenzie regionali per la protezione
dell'ambiente, con funzioni consultive nei confronti del
direttore generale e del comitato direttivo. Lo statuto
prevede altresi' che il comitato direttivo sia composto di
quattro membri, di cui due designati dal Ministero
dell'ambiente e due designati dalla Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano. Lo statuto disciplina
inoltre le funzioni e le competenze degli organismi sopra
indicati e la loro durata, nell'ambito delle finalita'
indicate dagli articoli 03, comma 5, e 1, comma 1, lettera
b), del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito,
con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
5. Sono soppressi l'agenzia nazionale per la protezione
dell'ambiente, i servizi tecnici nazionali istituiti presso
la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il relativo
personale e le relative risorse sono assegnate
all'agenzia.".
- Gli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 19 agosto
2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE
sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 23 settembre 2005, n.
222, sono i seguenti:
"Art. 8 (Diffusione dell'informazione ambientale). - 1.
Fatto salvo quanto previsto all'art. 5, l'autorita'
pubblica rende disponibile l'informazione ambientale
detenuta rilevante ai fini delle proprie attivita'
istituzionali avvalendosi, ove disponibili, delle
tecnologie di telecomunicazione informatica e delle
tecnologie elettroniche disponibili.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, l'autorita'
pubblica stabilisce, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, un piano per rendere
l'informazione ambientale progressivamente disponibile in
banche dati elettroniche facilmente accessibili al pubblico
tramite reti di telecomunicazione pubbliche, da aggiornare
annualmente.
3. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, l'autorita' pubblica, per quanto di
competenza, trasferisce nelle banche dati istituite in
attuazione dei piani di cui al comma 2, almeno:
a) i testi di trattati, di convenzioni e di accordi
internazionali, atti legislativi comunitari, nazionali,
regionali o locali, aventi per oggetto l'ambiente;
b) le politiche, i piani ed i programmi relativi
all'ambiente;
c) le relazioni sullo stato d'attuazione degli
elementi di cui alle lettere a) e b), se elaborati o
detenuti in forma elettronica dalle autorita' pubbliche;
d) la relazione sullo stato dell'ambiente, prevista
dall'art. 1, comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, e
successive modificazioni, e le eventuali relazioni sullo
stato dell'ambiente a livello regionale o locale, laddove
predisposte;
e) i dati o le sintesi di dati ricavati dal
monitoraggio di attivita' che incidono o possono incidere
sull'ambiente;
f) le autorizzazioni e i pareri rilasciati dalle
competenti autorita' in applicazione delle norme sulla
valutazione d'impatto ambientale e gli accordi in materia
ambientale, ovvero un riferimento al luogo in cui puo'
essere richiesta o reperita l'informazione, a norma
dell'art. 3;
g) gli studi sull'impatto ambientale, le valutazioni
dei rischi relativi agli elementi dell'ambiente, di cui
all'art. 2, comma 1, lettera a), ovvero il riferimento al
luogo in cui l'informazione ambientale puo' essere
richiesta o reperita a norma dell'art. 3.
4. Fermo restando quanto previsto al comma 3,
l'informazione ambientale puo' essere resa disponibile
creando collegamenti a sistemi informativi e a banche dati
elettroniche, anche gestiti da altre autorita' pubbliche,
da rendere facilmente accessibili al pubblico.
5. In caso di minaccia imminente per la salute umana e
per l'ambiente, causata da attivita' umane o dovuta a cause
naturali, le autorita' pubbliche, nell'ambito
dell'espletamento delle attivita' di protezione civile
previste dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive
modificazioni, e dalle altre disposizioni in materia,
diffondono senza indugio le informazioni detenute che
permettono, a chiunque possa esserne colpito, di adottare
misure atte a prevenire o alleviare i danni derivanti da
tale minaccia.
6. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si
applicano all'informazione raccolta dall'autorita' pubblica
precedentemente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, a meno che tale informazione non sia gia'
disponibile in forma elettronica.".
"Art. 9 (Qualita' dell'informazione ambientale). - 1.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio
garantisce, se possibile, che l'informazione ambientale
detenuta dall'autorita' pubblica sia aggiornata, precisa e
confrontabile.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, l'Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici elabora,
se necessario, apposite specifiche tecniche da approvare
con le modalita' di cui all'art. 15, comma 5, del decreto
del Presidente della Repubblica 8 agosto 2002, n. 207.".
- L'art. 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144, recante
"Misure in materia di investimenti, delega al Governo per
il riordino degli incentivi all'occupazione e della
normativa che disciplina l'INAIL, nonche' diposizioni per
il riordino degli enti previdenziali, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 22 maggio 1999, n. 118, (S.O.) e' il
seguente:
"Art. 1 (Costituzione di unita' tecniche di supporto
alla programmazione, alla valutazione e al monitoraggio
degli investimenti pubblici). - 1. Al fine di migliorare e
dare maggiore qualita' ed efficienza al processo di
programmazione delle politiche di sviluppo, le
amministrazioni centrali e regionali, previa intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
istituiscono e rendono operativi, entro il 31 ottobre 1999,
propri nuclei di valutazione e verifica degli investimenti
pubblici che, in raccordo fra loro e con il Nucleo di
valutazione e verifica degli investimenti pubblici del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, garantiscono il supporto tecnico nelle fasi di
programmazione, valutazione, attuazione e verifica di
piani, programmi e politiche di intervento promossi e
attuati da ogni singola amministrazione. E' assicurata
l'integrazione dei nuclei di valutazione e verifica degli
investimenti pubblici con il Sistema statistico nazionale,
secondo quanto previsto dall'art. 6 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112.
2. I nuclei di valutazione e verifica di cui al comma 1
operano all'interno delle rispettive amministrazioni, in
collegamento con gli uffici di statistica costituiti ai
sensi del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, ed
esprimono adeguati livelli di competenza tecnica ed
operativa al fine di poter svolgere funzioni tecniche a
forte contenuto di specializzazione, con particolare
riferimento per:
a) l'assistenza e il supporto tecnico per le fasi di
programmazione, formulazione e valutazione di documenti di
programma, per le analisi di opportunita' e fattibilita'
degli investimenti e per la valutazione ex ante di progetti
e interventi, tenendo conto in particolare di criteri di
qualita' ambientale e di sostenibilita' dello sviluppo
ovvero dell'indicazione della compatibilita' ecologica
degli investimenti pubblici;
b) la gestione del Sistema di monitoraggio di cui al
comma 5, da realizzare congiuntamente con gli uffici di
statistica delle rispettive amministrazioni;
c) l'attivita' volta alla graduale estensione delle
tecniche proprie dei fondi strutturali all'insieme dei
programmi e dei progetti attuati a livello territoriale,
con riferimento alle fasi di programmazione, valutazione,
monitoraggio e verifica.
3. Le attivita' volte alla costituzione dei nuclei di
valutazione e verifica di cui al comma 1 sono attuate
autonomamente sotto il profilo amministrativo,
organizzativo e funzionale dalle singole amministrazioni
tenendo conto delle strutture similari gia' esistenti e
della necessita' di evitare duplicazioni. Le
amministrazioni provvedono a tal fine ad elaborare, anche
sulla base di un'adeguata analisi organizzativa, un
programma di attuazione comprensivo delle connesse
attivita' di formazione e aggiornamento necessarie alla
costituzione e all'avvio dei nuclei.
4. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, sono indicate le caratteristiche
organizzative comuni dei nuclei di cui al presente
articolo, ivi compresa la spettanza di compensi agli
eventuali componenti estranei alla pubblica
amministrazione, nonche' le modalita' e i criteri per la
formulazione e la realizzazione dei programmi di attuazione
di cui al comma 3.
5. E' istituito presso il Comitato interministeriale
per la programmazione economica (CIPE) il "Sistema di
monitoraggio degli investimenti pubblici" (MIP), con il
compito di fornire tempestivamente informazioni
sull'attuazione delle politiche di sviluppo, con
particolare riferimento ai programmi cofinanziati con i
fondi strutturali europei, sulla base dell'attivita' di
monitoraggio svolta dai nuclei di cui al comma 1. Tale
attivita' concerne le modalita' attuative dei programmi di
investimento e l'avanzamento tecnico-procedurale,
finanziario e fisico dei singoli interventi. Il Sistema di
monitoraggio degli investimenti pubblici e' funzionale
all'alimentazione di una banca dati tenuta nell'ambito
dello stesso CIPE, anche con l'utilizzazione del Sistema
informativo integrato del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica. Il CIPE, con
propria deliberazione, costituisce e definisce la
strutturazione del Sistema di monitoraggio degli
investimenti pubblici disciplina il suo funzionamento ed
emana indirizzi per la sua attivita', previa intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
6. Il Sistema di monitoraggio degli investimenti
pubblici deve essere flessibile ed integrabile in modo tale
da essere funzionale al progetto "Rete unitaria della
pubblica amministrazione", di cui alla direttiva del
Presidente del Consiglio dei Ministri 5 settembre 1995,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 272 del 21 novembre
1995. Le informazioni derivanti dall'attivita' di
monitoraggio sono trasmesse dal CIPE alla Cabina di regia
nazionale di cui all'art. 6 del decreto-legge 23 giugno
1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8
agosto 1995, n. 341, alla sezione centrale
dell'Osservatorio dei lavori pubblici e, in relazione alle
rispettive competenze, a tutte le amministrazioni centrali
e regionali. Il CIPE invia un rapporto semestrale al
Parlamento.
7. Per le finalita' di cui al presente articolo, ivi
compreso il ruolo di coordinamento svolto dal CIPE, e'
istituito un fondo da ripartire, previa deliberazione del
CIPE sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica. Per la dotazione del
fondo e' autorizzata la spesa di lire 8 miliardi per l'anno
1999 e di lire 10 miliardi annue a decorrere dall'anno
2000.
8. All'onere derivante dall'attuazione del presente
articolo, pari a 8 miliardi di lire per l'anno 1999 e 10
miliardi di lire per ciascuno degli anni 2000 e 2001, si
provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo
speciale" dello stato di previsione del Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno 1999, parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al medesimo Ministero.
9. Per le finalita' di cui al comma 1, il CIPE, sentita
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e
previo parere delle competenti Commissioni parlamentari
permanenti, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge, indica i criteri ai quali
dovranno attenersi le regioni e le province autonome al
fine di suddividere il rispettivo territorio in Sistemi
locali del lavoro, individuando tra questi i distretti
economico-produttivi sulla base di una metodologia e di
indicatori elaborati dall'Istituto nazionale di statistica
(ISTAT), che ne curera' anche l'aggiornamento periodico.
Tali indicatori considereranno fenomeni demografici,
sociali, economici, nonche' la dotazione infrastrutturale e
la presenza di fattori di localizzazione, situazione
orografica e condizione ambientale ai fini della
programmazione delle politiche di sviluppo di cui al comma
1. Sono fatte salve le competenze in materia delle regioni,
delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti
locali.".
Note all'art. 58:
- L'art. 1 della legge 8 luglio 1986, n. 349 recante
"Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia
di danno ambientale, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 15
luglio 1986, n. 162 (S.O.) e' il seguente:
"Art. 1. - 1. E' istituito il Ministero dell'ambiente.
2. E' compito del Ministero assicurare, in un quadro
organico, la promozione, la conservazione ed il recupero
delle condizioni ambientali conformi agli interessi
fondamentali della collettivita' ed alla qualita' della
vita, nonche' la conservazione e la valorizzazione del
patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse
naturali dall'inquinamento.
3. Il Ministero compie e promuove studi, indagini e
rilevamenti interessanti l'ambiente; adotta, con i mezzi
dell'informazione, le iniziative idonee a sensibilizzare
l'opinione pubblica alle esigenze ed ai problemi
dell'ambiente, anche attraverso la scuola, di concerto con
il Ministro della pubblica istruzione.
4. Il Ministero instaura e sviluppa, previo
coordinamento con il Ministero degli affari esteri e con
gli altri Ministeri interessati, rapporti di cooperazione
con gli organismi internazionali e delle Comunita' europee.
5. Il Ministero promuove e cura l'adempimento di
convenzioni internazionali, delle direttive e dei
regolamenti comunitari concernenti l'ambiente e il
patrimonio naturale.
6. Il Ministero presenta al Parlamento ogni due anni
una relazione sullo stato dell'ambiente".
- L'art. 2 commi 5 e 6 della citata legge n. 349 del
1986 e' il seguente:
"5. Il Ministro dell'ambiente interviene, per il
concerto, nella predisposizione dei piani di settore a
carattere nazionale che abbiano rilevanza di impatto
ambientale.
6. Il Ministro dell'ambiente adotta, d'intesa con il
Ministro dei lavori pubblici, le iniziative necessarie per
assicurare il coordinamento, ad ogni livello di
pianificazione, delle funzioni di tutela dell'ambiente di
cui alla presente legge con gli interventi per la difesa
del suolo e per la tutela e utilizzazione delle acque".
Note all'art. 61:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 1°
novembre 1959, n. 1363, recante "Approvazione del
regolamento per la compilazione dei progetti, la
costruzione e l'esercizio delle dighe da ritenuta" e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 marzo 1960, n. 72.
- Il regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, recante
"Riordinamento e riforma della legislazione in materia di
boschi e di terreni montani" pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 17 maggio 1924, n. 117.
Nota all'art. 63:
- La legge 18 maggio 1989, n. 183, recante "Norme per
il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del
suolo" e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 25 maggio
1989, n. 120 (S.O.).
Nota all'art. 65:
- Il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante
"Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi
dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 febbraio 2004, n. 45
(S.O.).
Note all'art. 67:
- L'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 recante
"Istituzione del Servizio nazionale della protezione
civile" e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 marzo
1992, n. 64 (S.O.) e' il seguente:
"Art. 5 (Stato di emergenza e potere di ordinanza). -
1. Al verificarsi degli eventi di cui all'art. 2, comma 1,
lettera c), il Consiglio dei Ministri, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, per sua
delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, del Ministro per il
coordinamento della protezione civile, delibera lo stato di
emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale
in stretto riferimento alla qualita' ed alla natura degli
eventi. Con le medesime modalita' si procede alla eventuale
revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi
presupposti.
2. Per l'attuazione degli interventi di emergenza
conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si
provvede, nel quadro di quanto previsto dagli articoli 12,
13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad
ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi
generali dell'ordinamento giuridico.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, puo' emanare
altresi' ordinanze finalizzate ad evitare situazioni di
pericolo o maggiori danni a persone o a cose. Le predette
ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei
Ministri, qualora non siano di diretta sua emanazione.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, per
l'attuazione degli interventi di cui ai commi 2 e 3 del
presente articolo, puo' avvalersi di commissari delegati.
Il relativo provvedimento di delega deve indicare il
contenuto della delega dell'incarico, i tempi e le
modalita' del suo esercizio.
5. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti
devono contenere l'indicazione delle principali norme a cui
si intende derogare e devono essere motivate.
6. Le ordinanze emanate ai sensi del presente articolo
sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana, nonche' trasmesse ai sindaci interessati
affinche' vengano pubblicate ai sensi dell'art. 47, comma
1, della legge 8 giugno 1990, n. 142".
- L'art. 86, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112, recante "Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti
locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997,
n. 59, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998,
n. 92 S.O., e' il seguente:
"2. I proventi dei canoni ricavati dalla utilizzazione
del demanio idrico sono introitati dalla regione".
Nota all'art. 70:
- L'art. 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267 recante "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28
settembre 2000, n. 227, S.O. e' il seguente:
"Art. 34 (Accordi di programma). - 1. Per la
definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di
programmi di intervento che richiedono, per la loro
completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di
comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e
di altri soggetti pubblici, o comunque di due o piu' tra i
soggetti predetti, il presidente della regione o il
presidente della provincia o il sindaco, in relazione alla
competenza primaria o prevalente sull'opera o sugli
interventi o sui programmi di intervento, promuove la
conclusione di un accordo di programma, anche su richiesta
di uno o piu' dei soggetti interessati, per assicurare il
coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le
modalita', il finanziamento ed ogni altro connesso
adempimento.
2. L'accordo puo' prevedere altresi' procedimenti di
arbitrato, nonche' interventi surrogatori di eventuali
inadempienze dei soggetti partecipanti.
3. Per verificare la possibilita' di concordare
l'accordo di programma, il presidente della regione o il
presidente della provincia o il sindaco convoca una
conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni
interessate.
4. L'accordo, consistente nel consenso unanime del
presidente della Regione, del presidente della provincia,
dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, e'
approvato con atto formale del presidente della regione o
del presidente della provincia o del sindaco ed e'
pubblicato nel Bollettino ufficiale della regione.
L'accordo, qualora adottato con decreto del presidente
della regione, produce gli effetti della intesa di cui
all'art. 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24
luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e
conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e
sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia
l'assenso del comune interessato.
5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti
urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere
ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni a
pena di decadenza.
6. Per l'approvazione di progetti di opere pubbliche
comprese nei programmi dell'amministrazione e per le quali
siano immediatamente utilizzabili i relativi finanziamenti
si procede a norma dei precedenti commi. L'approvazione
dell'accordo di programma comporta la dichiarazione di
pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza delle
medesime opere; tale dichiarazione cessa di avere efficacia
se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni.
7. La vigilanza sull'esecuzione dell'accordo di
programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono
svolti da un collegio presieduto dal presidente della
regione o dal presidente della provincia o dal sindaco e
composto da rappresentanti degli enti locali interessati,
nonche' dal commissario del Governo nella regione o dal
prefetto nella provincia interessata se all'accordo
partecipano amministrazioni statali o enti pubblici
nazionali.
8. Allorche' l'intervento o il programma di intervento
comporti il concorso di due o piu' regioni finitime, la
conclusione dell'accordo di programma e' promossa dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui spetta
convocare la conferenza di cui al comma 3. Il collegio di
vigilanza di cui al 7 dicembre 2005
http://bd01.deaprofessionale.it/cgi-bin/FulShow comma 7 e'
in tal caso presieduto da un rappresentante della
Presidenza del Consiglio dei Ministri ed e' composto dai
rappresentanti di tutte le regioni che hanno partecipato
all'accordo. La Presidenza del Consiglio dei Ministri
esercita le funzioni attribuite dal comma 7 al Commissario
del Governo ed al prefetto".
Nota all'art. 72:
- L'art. 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto
1978, n. 468, recante "Riforma di alcune norme di
contabilita' generale dello Stato in materia di bilancio",
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 22 agosto 1978, n. 233,
e' il seguente:
"3. La legge finanziaria non puo' contenere norme di
delega o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio.
Essa contiene esclusivamente norme tese a realizzare
effetti finanziari con decorrenza dal primo anno
considerato nel bilancio pluriennale e in particolare:
a)-c) (omissis);
d) la determinazione, in apposita tabella, della
quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni
considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa
permanente, di natura corrente e in conto capitale, la cui
quantificazione e' rinviata alla legge finanziaria;".
Note all'art. 74:
- L'art. 2 della legge 24 ottobre 2000, n. 323, recante
"Riordino del settore termale", pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 8 novembre 2000, n. 261, e' il seguente:
"Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini della presente
legge si intendono per:
a) acque termali: le acque minerali naturali, di cui
al regio decreto 28 settembre 1919, n. 1924, e successive
modificazioni, utilizzate a fini terapeutici;
b) cure termali: le cure, che utilizzano acque
termali o loro derivati, aventi riconosciuta efficacia
terapeutica per la tutela globale della salute nelle fasi
della prevenzione, della terapia e della riabilitazione
delle patologie indicate dal decreto di cui all'art. 4,
comma 1, erogate negli stabilimenti termali definiti ai
sensi della lettera d);
c) patologie: le malattie, indicate dal decreto di
cui all'art. 4, comma 1, che possono essere prevenute o
curate, anche a fini riabilitativi, con le cure termali;
d) stabilimenti termali: gli stabilimenti individuati
ai sensi dell'art. 3, ancorche' annessi ad alberghi,
istituti termali o case di cura in possesso delle
autorizzazioni richieste dalla legislazione vigente per
l'esercizio delle attivita' diverse da quelle disciplinate
dalla presente legge;
e) aziende termali: le aziende, definite ai sensi
dell'art. 2555 del codice civile, o i rispettivi rami,
costituiti da uno o piu' stabilimenti termali;
f) territori termali: i territori dei comuni nei
quali sono presenti una o piu' concessioni minerarie per
acque minerali e termali.
2. I termini "terme", "termale", "acqua termale",
"fango termale", "idrotermale", "idrominerale", "thermae",
"spa (salus per aquam)" sono utilizzati esclusivamente con
riferimento alle fattispecie aventi riconosciuta efficacia
terapeutica ai sensi del comma 1, lettera b).".
- La legge 19 ottobre 1984, n. 748, recante "Nuove
norme per la disciplina dei fertilizzanti" e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 6 novembre 1984, n. 305, S.O.
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE
relativa alla prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
22 aprile 2005, n. 93, S.O.
- Il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31,
recante "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla
qualita' delle acque destinate al consumo umano", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2001, n. 52,
S.O.
Note all'art. 75:
- L'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, e' il seguente:
"3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.".
- L'art. 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 recante
"Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al
processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari" pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 2005, n. 37, e' il seguente:
"Art. 13 (Adeguamenti tecnici). - 1. Alle norme
comunitarie non autonomamente applicabili, che modificano
modalita' esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia' recepite nell'ordinamento nazionale, e' data
attuazione, nelle materie di cui all'art. 117, secondo
comma, della Costituzione, con decreto del Ministro
competente per materia, che ne da' tempestiva comunicazione
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto disposto dall'art. 117, quinto
comma, della Costituzione, i provvedimenti di cui al
presente articolo possono essere adottati nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome al fine di porre rimedio all'eventuale inerzia dei
suddetti enti nel dare attuazione a norme comunitarie. In
tale caso, i provvedimenti statali adottati si applicano,
per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a
decorrere dalla scadenza del termine stabilito per
l'attuazione della rispettiva normativa comunitaria e
perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore
della normativa di attuazione di ciascuna regione e
provincia autonoma. I provvedimenti recano l'esplicita
indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato
e del carattere cedevole delle disposizioni in essi
contenute.".
Note all'art. 78:
- Il decreto ministeriale 6 novembre 2003, n. 367,
recante "Regolamento concernente la fissazione di standard
di qualita' nell'ambiente acquatico per le sostanze
pericolose, ai sensi dell'art. 3, comma 4, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152", e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 8 gennaio 2004, n. 5.
- La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro
per l'azione comunitaria in materia di acque e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale L 327 del 22 dicembre 2000.
Nota all'art. 83:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno
l982, n. 470, recante "Attuazione della direttiva
76/160/CEE relativa alla qualita' delle acque di
balneazione" e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26
luglio 1982, n. 203.
Note all'art. 84:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo
1976, n. 448, recante "Esecuzione della convenzione
relativa alle zone umide d'importanza internazionale,
soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a
Ramsar il 2 febbraio 1971", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 3 luglio 1976, n. 173.
- La legge 11 febbraio l992, n. 157, recante "Norme per
la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il
prelievo venatorio" e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
25 febbraio 1992, n. 46, S.O.
Nota all'art. 92:
- Il decreto ministeriale del Ministero per le
politiche agricole e forestali del 19 aprile 1999, recante
"Approvazione del codice di buona pratica agricola" e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102, S.O. 4 maggio
1999.
Nota all'art. 93:
L'art. 5, comma 21, del decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 194, recante: Attuazione della direttiva
91/414/CEE in materia di immissione in commercio di
prodotti fitosanitari, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
27 maggio 1995, n. 122, S.O. e' il seguente:
"21. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro dell'ambiente, sentite le
regioni e le province autonome, definisce i criteri per
l'individuazione delle aree vulnerabili, nelle quali le
regioni e le province autonome possono chiedere
l'applicazione delle limitazioni e delle esclusioni di
impiego di cui al comma 20.".
Nota all'art. 95:
- L'art. 4 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775,
recante "Testo unico delle disposizioni di legge sulle
acque e impianti elettrici", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1934, e' il seguente:
"Art. 4. - Per le acque pubbliche, le quali, non
comprese in precedenti elenchi, siano incluse in elenchi
suppletivi, gli utenti che non siano in grado di chiedere
il riconoscimento del diritto all'uso dell'acqua ai termini
dell'art. 3, hanno diritto alla concessione limitatamente
al quantitativo di acqua e di forza motrice effettivamente
utilizzata, con esclusione di qualunque concorrente, salvo
quanto e' disposto dall'art. 45. La domanda deve essere
presentata entro i termini stabiliti dall'art. 3 per i
riconoscimenti e sara' istruita con la procedura delle
concessioni.".
Note all'art. 96:
- Il testo degli articoli 7 e 9 del regio decreto 11
dicembre 1933, n. 1775, recante "Testo unico delle
disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici",
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio
1934, come modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 7. - Le domande per nuove concessioni e
utilizzazioni corredate dei progetti di massima delle opere
da eseguire per la raccolta, regolazione, estrazione,
derivazione, condotta, uso, restituzione e scolo delle
acque sono dirette al Ministro dei lavori pubblici e
presentate all'Ufficio del Genio civile alla cui
circoscrizione appartengono le opere di presa.
Le domande di cui al primo comma relative sia alle
grandi sia alle piccole derivazioni sono altresi' trasmesse
alle Autorita' di bacino territorialmente competenti che,
entro il termine perentorio di quaranta giorni dalla data
di ricezione ove si tratti di domande relative a piccole
derivazioni, comunicano il proprio parere vincolante al
competente Ufficio Istruttore in ordine alla compatibilita'
della utilizzazione con le previsioni del Piano di tutela,
ai fini del controllo sull'equilibrio del bilancio idrico o
idrologico, anche in attesa di approvazione del Piano
anzidetto. Qualora le domande siano relative a grandi
derivazioni, il termine per la comunicazione del suddetto
parere e' elevato a novanta giorni dalla data di ricezione
delle domande medesime. Decorsi i predetti termini senza
che sia intervenuta alcuna pronuncia, il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio nomina un
Commissario ad acta che provvede entro i medesimi termini
decorrenti dalla data della nomina.
Ogni richiedente di nuove concessioni deve depositare,
con la domanda, una somma pari ad un quarantesimo del
canone annuo e in ogni caso non inferiore a lire cinquanta.
Le somme cosi' raccolte sono versate in Tesoreria in conto
entrate dello Stato.
L'Ufficio del Genio civile ordina la pubblicazione
della domanda mediante avviso nel Foglio degli annunzi
legali delle province nel cui territorio ricadono le opere
di presa e di restituzione delle acque.
Nell'avviso sono indicati il nome del richiedente e i
dati principali della richiesta derivazione, e cioe': luogo
di presa, quantita' di acqua, luogo di restituzione ed uso
della derivazione.
L'avviso e' pubblicato anche nella Gazzetta Ufficiale
del Regno.
Nei territori che ricadono nella circoscrizione del
Magistrato alle acque per le province venete e di Mantova,
questo deve essere sentito sull'ammissibilita' delle
istanze prima della loro istruttoria.
Se il Ministro ritiene senz'altro inammissibile una
domanda perche' inattuabile o contraria al buon regime
delle acque o ad altri interessi generali, la respinge con
suo decreto sentito il parere del Consiglio superiore dei
lavori pubblici.
Le domande che riguardano derivazioni tecnicamente
incompatibili con quelle previste da una o piu' domande
anteriori, sono accettate e dichiarate concorrenti con
queste, se presentate non oltre trenta giorni dall'avviso
nella Gazzetta Ufficiale relativo alla prima delle domande
pubblicate incompatibili con la nuova. Di tutte le domande
accettate si da' pubblico avviso nei modi sopra indicati.
Dopo trenta giorni dall'avviso, la domanda viene
pubblicata, col relativo progetto, mediante ordinanza del
Genio civile.
In ogni caso l'ordinanza stabilisce il termine, non
inferiore a quindici e non superiore a trenta giorni, entro
il quale possono presentarsi le osservazioni e le
opposizioni scritte avverso la derivazione richiesta.
Se le opere di derivazione interessano la
circoscrizione di piu' uffici del Genio civile, l'ordinanza
di istruttoria e' emessa dal Ministro dei lavori pubblici.
Nel caso di domande concorrenti la istruttoria e'
estesa a tutte le domande se esse sono tutte incompatibili
con la prima; se invece alcune furono accettate al di la'
dei termini relativi alla prima, per essere compatibili con
questa e non con le successive, l'istruttoria e' intanto
limitata a quelle che sono state presentate ed accettate
entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale dell'avviso relativo alla prima domanda.".
"Art. 9. - 1. Tra piu' domande concorrenti, completata
l'istruttoria di cui agli articoli 7 e 8, e' preferita
quella che da sola, o in connessione con altre utenze
concesse o richieste, presenta la piu' razionale
utilizzazione delle risorse idriche in relazione ai
seguenti criteri:
a) l'attuale livello di soddisfacimento delle
esigenze essenziali dei concorrenti anche da parte dei
servizi pubblici di acquedotto o di irrigazione e la
prioritaria destinazione delle risorse qualificate all'uso
potabile;
b) le effettive possibilita' di migliore utilizzo
delle fonti in relazione all'uso;
c) le caratteristiche quantitative e qualitative del
corpo idrico oggetto di prelievo;
d) la quantita' e la qualita' dell'acqua restituita
rispetto a quella prelevata.
1-bis. E' preferita la domanda che, per lo stesso tipo
di uso, garantisce la maggior restituzione d'acqua in
rapporto agli obiettivi di qualita' dei corpi idrici. In
caso di piu' domande concorrenti per usi produttivi e'
altresi' preferita quella del richiedente che aderisce al
sistema ISO 14001 ovvero al sistema di cui al regolamento
(CEE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 marzo 2001, sull'adesione volontaria delle
organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e
audit (EMAS).
1-ter. Per lo stesso tipo di uso e' preferita la
domanda che garantisce che i minori prelievi richiesti
siano integrati dai volumi idrici derivati da attivita' di
recupero e di riciclo.".
- L'art. 54 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, recante "Testo unico delle disposizioni di legge
sulle acque e impianti elettrici", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1934, e' il
seguente:
"Art. 54. - Nelle grandi derivazioni che riguardino
rilevanti interessi pubblici, qualora si verifichino
interruzioni o sospensioni ingiustificate, il Ministro dei
lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore, fatti
eseguire i controlli e le contestazioni del caso, diffida
l'utente ad eseguire, entro un congruo termine, le
riparazioni necessarie. Ove l'utente non provveda entro il
termine prefisso, il Ministro dei lavori pubblici, sentito
il Consiglio superiore e di concerto col Ministro delle
finanze, puo' disporre l'esercizio di ufficio a spese
dell'utente, previa presa di possesso delle opere
principali ed accessorie, ricadenti entro e fuori l'ambito
demaniale.
L'utente e' obbligato a porre a disposizione del
Ministero dei lavori pubblici il personale addetto al
funzionamento dell'impianto.
Prima che sia iniziato l'esercizio di ufficio, il Genio
civile redige, in contraddittorio con l'interessato, o, in
mancanza, con l'assistenza di due testimoni, l'inventario
dell'impianto.
Il rendiconto dell'esercizio di ufficio e' approvato
dal Ministro dei lavori pubblici, che dispone il pagamento
all'utente dei proventi netti quando la gestione sia stata
attiva. Quando invece la gestione sia stata passiva, il
rendiconto e' approvato dal Ministro dei lavori pubblici di
concerto con quello delle finanze, il quale ultimo dispone
la riscossione, a carico dell'utente, delle maggiori spese
occorse, con le norme indicate nell'art. 39 della presente
legge.
Nel caso previsto al secondo comma del presente
articolo, i proventi netti sono depositati alla Cassa
depositi e prestiti, fino al definitivo regolamento dei
rapporti tra l'amministrazione e colui che ha esercitato
irregolarmente o abusivamente la derivazione.
Quando trattisi di impianti in servizio delle Ferrovie
dello Stato, l'esercizio degli impianti stessi puo' essere
affidato al Ministero delle comunicazioni ed in tal caso
esso provvede a quanto e' disposto nei comma quarto, quinto
e sesto.
Contro i provvedimenti emanati a termini del presente
articolo non e' ammesso altro ricorso che quello per
legittimita' dinanzi al Tribunale superiore delle acque
pubbliche.".
- L'art. 17 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, e' il seguente:
"Art. 17. - 1. Salvo quanto previsto dall'art. 93 e
dall'art. 28, commi 3 e 4, della legge 5 gennaio 1994, n.
36, e' vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza
un provvedimento autorizzativo o concessorio dell'autorita'
competente. Nel caso di violazione del disposto del comma
1, l'amministrazione competente dispone la cessazione
dell'utenza abusiva e il contravventore, fatti salvi ogni
altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi
vigenti, e' tenuto al pagamento di una sanzione
amministrativa pecuniaria da 5 a 50 milioni di lire. Nei
casi di particolare tenuita' si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da 500 mila lire 3 milioni. Alla
sanzione prevista dal presente articolo non si applica il
pagamento in misura ridotta di cui all'art. 16 della legge
24 novembre 1981, n. 689. E' in ogni caso dovuta una somma
pari ai canoni non corrisposti. L'autorita' competente, con
espresso provvedimento nel quale sono stabilite le
necessarie cautele, puo' eccezionalmente consentire la
continuazione p rovvisoria del prelievo in presenza di
particolari ragioni di interesse pubblico generale, purche'
l'utilizzazione non risulti in palese contrasto con i
diritti di terzi e con il buon regime delle acque.".
- Gli articoli 3 e 4 del regio decreto 11 dicembre
1933, n. 1775, sono i seguenti:
"Art. 3. - Gli utenti di acqua pubblica menzionati alle
lettere a) e b) e nell'ultimo comma dell'articolo
precedente, che non abbiano gia' ottenuto il riconoscimento
all'uso dell'acqua debbono chiederlo, sotto pena di
decadenza, entro un anno dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale del Regno dell'elenco in cui l'acqua e'
inscritta.
Coloro che hanno ottenuto la concessione ai sensi delle
leggi 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F e 10 agosto 1884,
n. 2644, e leggi successive non hanno l'obbligo di chiedere
il riconoscimento dell'utenza.
Sulla domanda di riconoscimento si provvede, a spese
dell'interessato, nel caso di piccole derivazioni in merito
alle quali non siano sorte opposizioni, con decreto
dell'ingegnere capo dell'ufficio del Genio civile alla cui
circoscrizione appartengono le opere di presa.
Negli altri casi si provvede con decreto del Ministro
dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore.
Avverso il decreto dell'ingegnere capo del Genio civile
e' ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla notifica
all'interessato, al Ministero dei lavori pubblici, che
provvede sentito il Consiglio superiore.
Entro sessanta giorni dalla notificazione del
provvedimento definitivo, l'interessato puo' ricorrere ai
tribunali delle acque pubbliche.".
"Art. 4. - Per le acque pubbliche, le quali, non
comprese in precedenti elenchi, siano incluse in elenchi
suppletivi, gli utenti che non siano in grado di chiedere
il riconoscimento del diritto all'uso dell'acqua ai termini
dell'art. 3, hanno diritto alla concessione limitatamente
al quantitativo di acqua e di forza motrice effettivamente
utilizzata, con esclusione di qualunque concorrente, salvo
quanto e' disposto dall'art. 45.
La domanda deve essere presentata entro i termini
stabiliti dall'art. 3 per i riconoscimenti e sara' istruita
con la procedura delle concessioni.".
- L'art. 1, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36,
recante "Disposizioni in materia di risorse idriche",
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 14 del 19 gennaio 1994, e' il seguente:
"Art. 1 (Tutela e uso delle risorse idriche). - 1.
Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorche' non
estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una
risorsa che e' salvaguardata ed utilizzata secondo criteri
di solidarieta'.
2. Qualsiasi uso delle acque e' effettuato
salvaguardando le aspettative ed i diritti delle
generazioni future a fruire di un integro patrimonio
ambientale.
3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e
al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio
idrico, la vivibilita' dell'ambiente, l'agricoltura, la
fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e
gli equilibri idrologici.
4. Le acque termali, minerali e per uso geotermico sono
disciplinate da leggi speciali.".
- L'art. 10 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n.
275, recante "Riordino in materia di concessione di acque
pubbliche", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 agosto
1993, n. 182, e' il seguente:
"Art. 10 (Pozzi). - 1. Tutti i pozzi esistenti, a
qualunque uso adibiti, ancorche' non utilizzati, sono
denunciati dai proprietari, possessori o utilizzatori alla
regione o provincia autonoma nonche' alla provincia
competente per territorio, entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto legislativo. A
seguito della denuncia, l'ufficio competente procede agli
adempimenti di cui all'art. 103 del testo unico approvato
con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775. La omessa
denuncia dei pozzi diversi da quelli previsti dall'art. 93
del citato testo unico nel termine di cui sopra e' punita
con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da lire duecentomila a lire unmilioneduecentomila; il pozzo
puo' essere sottoposto a sequestro ed e' comunque soggetto
a chiusura a spese del trasgressore allorche' divenga
definitivo il provvedimento che applica la sanzione.
Valgono le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n.
689.".
- L'art. 21 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, recante "Testo unico delle disposizioni di legge
sulle acque e impianti elettrici", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1934, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 21. - Tutte le concessioni di derivazione sono
temporanee. La durata delle concessioni, fatto salvo quanto
disposto dal secondo comma, non puo' eccedere i trenta anni
ovvero i quaranta per uso irriguo e per la piscicoltura, ad
eccezione di quelle di grande derivazione idroelettrica,
per le quali resta ferma la disciplina di cui all'art. 12,
commi 6, 7 e 8 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n.
79.
Le concessioni di grandi derivazioni ad uso industriale
sono stipulate per una durata non superiore ad anni
quindici e possono essere condizionate alla attuazione di
risparmio idrico mediante il riciclo o il riuso dell'acqua,
nei termini quantitativi e temporali che dovranno essere
stabiliti in sede di concessione, tenuto conto delle
migliori tecnologie applicabili al caso specifico
Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio
superiore, tenuto conto dello scopo prevalente, determina
la specie e la durata di ciascuna concessione.
Le concessioni di derivazioni per uso irriguo devono
tener conto delle tipologie delle colture in funzione della
disponibilita' della risorsa idrica, della quantita' minima
necessaria alla coltura stessa, prevedendo se necessario
specifiche modalita' di irrigazione; le stesse sono
assentite o rinnovate solo qualora non risulti possibile
soddisfare la domanda d'acqua attraverso le strutture
consortili gia' operanti sul territorio.
Giusta il disposto dell'art. 8 del testo unico sulle
ferrovie concesse alla industria privata, approvato con
regio decreto 9 maggio 1912, n. 1447; le derivazioni
posteriori alla legge 12 luglio 1908, n. 444, accordate ad
un concessionario di ferrovia pubblica per la applicazione
della trazione elettrica, conservano la durata della
concessione della ferrovia e ne costituiscono parte
integrante.
La stessa disposizione e' applicabile alle tramvie a
trazione meccanica in virtu' dell'art. 273 del citato testo
unico e alle derivazioni concesse per trazione elettrica di
funicolari, funivie, filovie ed ascensori in servizio
pubblico.".
- L'art. 93 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, e' il seguente:
"Art. 93. - Il proprietario di un fondo, anche nelle
zone soggette a tutela della pubblica amministrazione, a
norma degli articoli seguenti, ha facolta', per gli usi
domestici, di estrarre ed utilizzare liberamente, anche con
mezzi meccanici, le acque sotterranee nel suo fondo,
purche' osservi le distanze e le cautele prescritte dalla
legge.
Sono compresi negli usi domestici l'innaffiamento di
giardini ed orti inservienti direttamente al proprietario
ed alla sua famiglia e l'abbeveraggio del bestiame".
Nota all'art. 108:
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005 n. 59 recante
"Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa
alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento"
e' pubblicato nella Gazzetta Uffiiale 22 aprile 2005, n.
93, S.O.
Note all'art. 112:
- Per i riferimenti del decreto legislativo n. 59 del
2005 si veda nelle note all'art. 108.
- La legge 11 novembre 1996, n. 574, recante "Nuove
norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di
vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari" e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 12 novembre 1996, n. 265.
Note all'art. 114:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 1°
novembre 1959, n. 1363 recante "Approvazione del
regolamento per la compilazione dei progetti, la
costruzione e l'esercizio delle dighe di ritenuta" e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana n. 72 del 24 marzo 1960.
- Gli art. 89 e 91 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112 recante: "Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti
locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997,
n. 59" sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del
21 aprile 1998 - Supplemento Ordinario n. 77 (Rettifica
Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 1997) sono i
seguenti:
"Art. 89 (Funzioni conferite alle regioni e agli enti
locali). - 1. Sono conferite alle regioni e agli enti
locali, ai sensi dell'art. 4, comma 1 della legge 15 marzo
1997, n. 59, tutte le funzioni non espressamente indicate
nell'art. 88 e tra queste in particolare, sono trasferite
le funzioni relative:
a) alla progettazione, realizzazione e gestione delle
opere idrauliche di qualsiasi natura;
b) alle dighe non comprese tra quelle indicate
all'art. 91, comma 1;
c) ai compiti di polizia idraulica e di pronto
intervento di cui al regio decreto 25 luglio 1904, n. 523 e
al regio decreto 9 dicembre 1937, n. 2669, ivi comprese
l'imposizione di limitazioni e divieti all'esecuzione di
qualsiasi opera o intervento anche al di fuori dell'area
demaniale idrica, qualora questi siano in grado di influire
anche indirettamente sul regime dei corsi d'acqua;
d) alle concessioni di estrazione di materiale
litoide dai corsi d'acqua;
e) alle concessioni di spiagge lacuali, superfici e
pertinenze dei laghi;
f) alle concessioni di pertinenze idrauliche e di
aree fluviali anche ai sensi dell'art. 8 della legge 5
gennaio 1994, n. 37;
g) alla polizia delle acque, anche con riguardo alla
applicazione del testo unico approvato con regio decreto 11
dicembre 1933, n. 1775;
h) alla programmazione, pianificazione e gestione
integrata degli interventi di difesa delle coste e degli
abitati costieri;
i) alla gestione del demanio idrico, ivi comprese
tutte le funzioni amministrative relative alle derivazioni
di acqua pubblica, alla ricerca, estrazione e utilizzazione
delle acque sotterranee, alla tutela del sistema idrico
sotterraneo nonche' alla determinazione dei canoni di
concessione e all'introito dei relativi proventi, fatto
salvo quanto disposto dall'art. 29, comma 3, del presente
decreto legislativo;
l) alla nomina di regolatori per il riparto delle
disponibilita' idriche qualora tra piu' utenti debba farsi
luogo delle disponibilita' idriche di un corso d'acqua
sulla base dei singoli diritti e concessioni ai sensi
dell'art. 43, comma 3, del testo unico approvato con regio
decreto 11 dicembre 1933, n. 1775. Qualora il corso d'acqua
riguardi il territorio di piu' regioni la nomina dovra'
avvenire di intesa tra queste ultime;
2. Sino all'approvazione del bilancio idrico su scala
di bacino, previsto dall'art. 3 della legge 5 gennaio 1994,
n. 36, le concessioni di cui al comma 1, lettera i), del
presente articolo che interessino piu' regioni sono
rilasciate d'intesa tra le regioni interessate. In caso di
mancata intesa nel termine di sei mesi dall'istanza, ovvero
di altro termine stabilito ai sensi dell'art. 2 della legge
n. 241 del 1990, il provvedimento e' rimesso allo Stato.
3. Fino alla adozione di apposito accordo di programma
per la definizione del bilancio idrico, le funzioni di cui
al comma 1, lettera i), del presente articolo sono
esercitate dallo Stato, d'intesa con le regioni
interessate, nei casi in cui il fabbisogno comporti il
trasferimento di acqua tra regioni diverse e cio'
travalichi i comprensori di riferimento dei bacini
idrografici.
4. Le funzioni conferite con il presente articolo sono
esercitate in modo da garantire l'unitaria considerazione
delle questioni afferenti ciascun bacino idrografico.
5. Per le opere di rilevante importanza e suscettibili
di interessare il territorio di piu' regioni, lo Stato e le
regioni interessate stipulano accordi di programma con i
quali sono definite le appropriate modalita', anche
organizzative, di gestione.".
Art. 91 (Registro italiano dighe - RID) - 1. Ai sensi
dell'art. 3, lettera d) della legge 15 marzo 1997, n. 59,
il servizio nazionale dighe e' soppresso quale servizio
tecnico nazionale e trasformato in Registro italiano dighe
- RID, che provvede, ai fini della tutela della pubblica
incolumita', all'approvazione tecnica dei progetti ed alla
vigilanza sulla costruzione e sulle operazioni di controllo
spettanti ai concessionari sulle dighe di ritenuta aventi
le caratteristiche indicate all'art. 1, comma 1, del
decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito con
modificazioni dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584.
2. Le regioni e le province autonome possono delegare
al RID l'approvazione tecnica dei progetti delle dighe di
loro competenza e richiedere altresi' consulenza ed
assistenza anche relativamente ad altre opere tecnicamente
assimilabili alle dighe, per lo svolgimento dei compiti ad
esse assegnati.
3. Ai sensi dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n.
59, con specifico provvedimento da adottarsi su proposta
del Ministro dei lavori pubblici d'intesa con la conferenza
Stato-regioni, sono definiti l'organizzazione, anche
territoriale, del RID, i suoi compiti e la composizione dei
suoi organi, all'interno dei quali dovra' prevedersi
adeguata rappresentanza regionale.".
- L'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica
1° novembre 1959, n. 1363, e' il seguente:
"Art. 6 (Foglio di condizioni). - Il foglio di
condizioni, all'osservanza del quale e' vincolata
l'esecuzione dell'opera, e' predisposto con riferimento al
progetto esecutivo e contiene le norme:
a) per l'esecuzione e la manutenzione degli accessi
allo sbarramento durante la costruzione e il successivo
esercizio;
b) per la deviazione provvisoria del corso d'acqua,
durante i lavori di costruzione;
c) per l'esecuzione dell'opera, specificando le
modalita' di costruzione, i lavori da eseguire per
l'impermeabilizzazione e l'eventuale consolidamento della
fondazione, le caratteristiche e le provenienze dei
materiali da adoperare e le prove di controllo alle quali
questi dovranno essere sottoposti durante i lavori, sia
nell'eventuale laboratorio di cantiere, sia presso
laboratori specializzati, con indicazione del numero e
della frequenza dei saggi da prelevare sotto il controllo
dell'Amministrazione;
d) per le osservazioni e misure da compiere per il
controllo del comportamento dello sbarramento, con
indicazione degli apparecchi dei vari tipi da disporre
nella struttura e fuori di essa;
e) per la vigilanza dell'opera da parte del
richiedente la concessione o concessionario, e il controllo
dell'Amministrazione durante la costruzione e l'esercizio;
f) per le prestazioni relative al collaudo;
g) per il collegamento della casa dei guardiani con i
centri abitati a valle e con la piu' prossima sede del
richiedente la concessione o concessionario, e per le
segnalazioni da fare in caso di temuto pericolo e di ordine
di immediato svaso del serbatoio;
h) per gli altri provvedimenti che fossero
eventualmente ritenuti necessari per la buona riuscita e la
sicurezza dell'opera.
Lo schema del foglio di condizioni, approvato dalla
Presidenza della competente Sezione del Consiglio superiore
dei lavori pubblici, sara' restituito al Genio civile per
la firma da parte del richiedente la concessione o
concessionario e per il successivo perfezionamento
amministrativo.".
- Il decreto ministeriale 30 giugno 2004 recante
"Criteri per la redazione del progetto di gestione degli
invasi, ai sensi dell'art. 40, comma 2, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modifiche
ed integrazioni, nel rispetto degli obiettivi di qualita'
fissati dal medesimo decreto legislativo" e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 16 novembre 2004, n. 269.
Nota all'art. 115:
- Il regio decreto 25 luglio 1904, n. 523, recante
"Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere
idrauliche delle diverse categorie" e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 7 ottobre 1904.
- La legge 5 gennaio 1994, n. 37, recante "Norme per la
tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei
torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche" e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 19 gennaio 1994, n. 14
(S.O.)
Nota all'art. 119:
- La gia' citata direttiva 2000/60/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che
istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di
acque pubblicato nella Gazzetta Ufficiale L. 327 del 22
dicembre 2000.
Nota all'art. 120:
- Il decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito
con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61
recante "Disposizioni urgenti sulla riorganizzazione dei
controlli ambientali e istituzionali dell'agenzia nazionale
per la protezione dell'ambiente, e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 4 dicembre 1993, n. 285.
Nota all'art. 124:
- Il decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59
recante "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE
relativa alla prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento" e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
22 aprile 2005, n. 93, S.O.
Nota all'art. 127:
- Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99 recante
"Attuazione della direttiva 86/278/CEE concernente la
protezione dell'ambiente, in particolare del suolo,
nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 1992, n.
38, S.O.
Note all'art. 135:
- La legge 24 novembre 1981, n. 689 recante "Modifiche
al sistema penale" e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
30 novembre 1981, n. 329, S.O.
- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante
"Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59, e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1998, n. 92, S.O.
- L'art. 16, della legge 24 novembre 1981, n. 689 e' il
seguente:
"Art. 16 (Pagamento in misura ridotta). - E' ammesso il
pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza
parte del massimo della sanzione prevista per la violazione
commessa, o, se piu' favorevole e qualora sia stabilito il
minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo
importo, oltre alle spese del procedimento, entro il
termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o,
se questa non vi e' stata, dalla notificazione degli
estremi della violazione. Nei casi di violazione [del testo
unico delle norme sulla circolazione stradale e] dei
regolamenti comunali e provinciali continuano ad
applicarsi, [rispettivamente l'art. 138 del testo unico
approvato con d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, con le
modifiche apportate dall'art. 11 della legge 14 febbraio
1974, n. 62, e] l'art. 107 del testo unico delle leggi
comunali e provinciali approvato con regio decreto 3 marzo
1934, n. 383. Il pagamento in misura ridotta e' ammesso
anche nei casi in cui le norme antecedenti all'entrata in
vigore del la presente legge non consentivano
l'oblazione.".
Note all'art. 137:
- L'art. 13, della legge 24 novembre 1981, n. 689 e' il
seguente:
"Art. 13 (Atti di accertamento). - Gli organi addetti
al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui
violazione e' prevista la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma di denaro possono, per
l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza,
assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di
luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici,
descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione
tecnica. Possono altresi' procedere al sequestro cautelare
delle cose che possono formare oggetto di confisca
amministrativa, nei modi e con i limiti con cui il codice
di procedura penale consente il sequestro alla polizia
giudiziaria. E' sempre disposto il sequestro del veicolo a
motore o del natante posto in circolazione senza essere
coperto dall'assicurazione obbligatoria e del veicolo posto
in circolazione senza che per lo stesso sia stato
rilasciato il documento di circolazione. All'accertamento
delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del
pagamento di un a somma di denaro possono procedere anche
gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, i quali,
oltre che esercitare i poteri indicati nei precedenti
commi, possono procedere, quando non sia possibile
acquisire altrimenti gli elementi di prova, a perquisizioni
in luoghi diversi dalla privata dimora, previa
autorizzazione motivata del pretore del luogo ove le
perquisizioni stesse dovranno essere effettuate. Si
applicano le disposizioni del primo comma dell'art. 333 e
del primo e secondo comma dell'art. 334 del codice di
procedura penale. E' fatto salvo l'esercizio degli
specifici poteri di accertamento previsti dalle leggi
vigenti.".
- L'art. 55 del codice di procedura penale e' il
seguente:
"Art. 55 (Funzioni della polizia giudiziaria). - 1. La
polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa,
prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a
conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli
atti necessari per assicurare le fonti di prova e
raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione
della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attivita' disposta o delegata
dall'autorita' giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte
dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria".
- L'art. 354 del codice di procedura penale e' il
seguente:
"Art. 354 (Accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose
e sulle persone. Sequestro). - 1. Gli ufficiali e gli
agenti di polizia giudiziaria curano che le tracce e le
cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato
dei luoghi e delle cose non venga mutato prima
dell'intervento del pubblico ministero.
2. Se vi e' pericolo che le cose, le tracce e i luoghi
indicati nel comma 1 si alterino o si disperdano o comunque
si modifichino e il pubblico ministero non puo' intervenire
tempestivamente, ovvero non ha ancora assunto la direzione
delle indagini, gli ufficiali di polizia giudiziaria
compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei
luoghi e delle cose. Se del caso, sequestrano il corpo del
reato e le cose a questo pertinenti.
3. Se ricorrono i presupposti previsti dal comma 2, gli
ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari
accertamenti e rilievi sulle persone diversi dalla
ispezione personale. Se gli accertamenti comportano il
prelievo di materiale biologico, si osservano le
disposizioni del comma 2-bis dell'art. 349."
Nota all'art. 138:
- L'art. 444 del codice di procedura penale e' il
seguente:
"Art. 444 (Applicazione della pena su richiesta). - 1.
L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al
giudice l'applicazione, nella specie e nella misura
indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena
pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena
detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e
diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i
procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis
e 3-quater, nonche' quelli contro coloro che siano stati
dichiarati delinquenti abituali, professionali e per
tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, quarto comma,
del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
2. Se vi e' il consenso anche della parte che non ha
formulato la richiesta e non deve essere pronunciata
sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, il
giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la
qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la
comparazione delle circostanze prospettate dalle parti,
nonche' congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza
l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi e' stata
la richiesta delle parti. Se vi e' costituzione di parte
civile, il giudice non decide sulla relativa domanda;
l'imputato e' tuttavia condannato al pagamento delle spese
sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti
motivi per la compensazione totale o parziale. Non si
applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, puo'
subordinarne l'efficacia, alla concessione della
sospensione condizionale della pena. In questo caso il
giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non
puo' essere concessa, rigetta la richiesta".
Nota all'art. 139:
- L'art. 444 del codice di procedura penale e'
riportato alle note dell'art. 138.
Note all'art. 143:
- L'art. 822 del codice civile e' il seguente:
"Art. 822 (Demanio pubblico). - Appartengono allo Stato
e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la
spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e
le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia;
le opere destinate alla difesa nazionale. Fanno parimenti
parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le
strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi;
gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d'interesse
storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in
materia, le raccolte dei musei, delle pinacoteche degli
archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che
sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio
pubblico.".
- L'art. 823, secondo comma, del codice civile e' il
seguente:
"Spetta all'autorita' amministrativa la tutela dei beni
che fanno parte del demanio pubblico. Essa ha facolta' sia
di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei
mezzi ordinari a difesa della proprieta' e del possesso
regolati dal presente codice.".
Nota all'art. 150:
- L'art. 113, commi 5 e 7, del decreto legislativo 18
agosto 2000 n. 267 recante "Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali"" pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 2000, n. 227, S.O, e'
il seguente:
"5. L'erogazione del servizio avviene secondo le
discipline di settore e nel rispetto della normativa
dell'Unione europea, con conferimento della titolarita' del
servizio:
a) a societa' di capitali individuate attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
b) a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato venga scelto attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica
che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e
comunitarie in materia di concorrenza secondo le linee di
indirizzo emanate dalle autorita' competenti attraverso
provvedimenti o circolari specifiche;
c) a societa' a capitale interamente pubblico a
condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del
capitale sociale esercitino sulla societa' un controllo
analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la
societa' realizzi la parte piu' importante della propria
attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano.
6. (Omissis).
La gara di cui al comma 5 e' indetta nel rispetto degli
standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa
distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla
competente Autorita' di settore o, in mancanza di essa,
dagli enti locali. La gara e' aggiudicata sulla base del
migliore livello di qualita' e sicurezza e delle condizioni
economiche e di prestazione del servizio, dei piani di
investimento per lo sviluppo e il potenziamento delle reti
e degli impianti, per il loro rinnovo e manutenzione,
nonche' dei contenuti di innovazione tecnologica e
gestionale. Tali elementi fanno parte integrante del
contratto di servizio. Le previsioni di cui al presente
comma devono considerarsi integrative delle discipline di
settore".
Nota all'art. 156:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602 recante " Disposizioni sulla
riscossione delle imposte sul reddito" e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 16 ottobre, n. 268 (S.O.).
Nota all'art. 158:
- L'art. 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n.
267 recante "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28
settembre 2000, n. 227, S.0. e' il seguente:
"Art. 34 (Accordi di programma). - 1. Per la
definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di
programmi di intervento che richiedono, per la loro
completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di
comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e
di altri soggetti pubblici, o comunque di due o piu' tra i
soggetti predetti, il presidente della Regione o il
presidente della provincia o il sindaco, in relazione alla
competenza primaria o prevalente sull'opera o sugli
interventi o sui programmi di intervento, promuove la
conclusione di un accordo di programma, anche su richiesta
di uno o piu' dei soggetti interessati, per assicurare il
coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le
modalita', il finanziamento ed ogni altro connesso
adempimento.
2. L'accordo puo' prevedere altresi' procedimenti di
arbitrato, nonche' interventi surrogatori di eventuali
inadempienze dei soggetti partecipanti.
3. Per verificare la possibilita' di concordare
l'accordo di programma, il presidente della Regione o il
presidente della provincia o il sindaco convoca una
conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni
interessate.
4. L'accordo, consistente nel consenso unanime del
presidente della Regione, del presidente della provincia,
dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, e'
approvato con atto formale del presidente della Regione o
del presidente della provincia o del sindaco ed e'
pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione.
L'accordo, qualora adottato con decreto del presidente
della Regione, produce gli effetti della intesa di cui
all'art. 81 del decreto del Presidente della Repubblica 24
luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e
conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e
sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia
l'assenso del comune interessato.
5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti
urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere
ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni a
pena di decadenza.
6. Per l'approvazione di progetti di opere pubbliche
comprese nei programmi dell'amministrazione e per le quali
siano immediatamente utilizzabili i relativi finanziamenti
si procede a norma dei precedenti commi. L'approvazione
dell'accordo di programma comporta la dichiarazione di
pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza delle
medesime opere; tale dichiarazione cessa di avere efficacia
se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni.
7. La vigilanza sull'esecuzione dell'accordo di
programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono
svolti da un collegio presieduto dal presidente della
Regione o dal presidente della provincia o dal sindaco e
composto da rappresentanti degli enti locali interessati,
nonche' dal Commissario del Governo nella Regione o dal
prefetto nella provincia interessata se all'accordo
partecipano amministrazioni statali o enti pubblici
nazionali.
8. Allorche' l'intervento o il programma di intervento
comporti il concorso di due o piu' regioni finitime, la
conclusione dell'accordo di programma e' promossa dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui spetta
convocare la conferenza di cui al comma 3. Il collegio di
vigilanza di cui al comma 7 e' in tal caso presieduto da un
rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri
ed e' composto dai rappresentanti di tutte le regioni che
hanno partecipato all'accordo. La Presidenza del Consiglio
dei Ministri esercita le funzioni attribuite dal comma 7 al
Commissario del Governo ed al prefetto.".
Note all'art. 159:
- La legge 5 gennaio 1994 n. 37 recante "Norme per la
tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei
torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 19 gennaio 1994, n.
14, S.O.
- Il comma 3 dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988,
n. 400 e' il seguente:
"3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.".
- Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
recante "Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti,
della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della
direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di
imballaggio", e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 38 del 15 febbraio 1997.
Note all'art. 160:
- L'art. 26 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, recante "Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui
rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi
e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti
di imballaggio", pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 38 del 15 febbraio 1997, e' il
seguente:
"Art. 26. - 1. Al fine di garantire l'attuazione delle
norme di cui al presente decreto legislativo, con
particolare riferimento alla prevenzione della produzione
della quantita' e della pericolosita' dei rifiuti ed
all'efficacia, all'efficienza ed all'economicita' della
gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio, nonche' alla tutela della salute pubblica e
dell'ambiente, e' istituito, presso il Ministero
dell'ambiente, l'Osservatorio nazionale sui rifiuti, in
appresso denominato Osservatorio. L'Osservatorio svolge, in
particolare, le seguenti funzioni:

a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
b) provvede all'elaborazione ed all'aggiornamento
permanente di criteri e specifici obiettivi d'azione,
nonche' alla definizione ed all'aggiornamento permanente di
un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei
rifiuti;
c) esprime il proprio parere sul Programma generale
di prevenzione di cui all'art. 42 e lo trasmette per
l'adozione definitiva al Ministro dell'ambiente ed al
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
ed alla Conferenza Stato-regioni;
d) predispone il Programma generale di prevenzione di
cui all'art. 42 qualora il Consorzio nazionale imballaggi
non provveda nei termini previsti;
e) verifica l'attuazione del Programma Generale di
cui all'art. 42 ed il raggiungimento degli obiettivi di
recupero e di riciclaggio;
f) verifica i costi di recupero e smaltimento;
g) elabora il metodo normalizzato di cui all'art. 49,
comma 5, e lo trasmette per l'approvazione al Ministro
dell'ambiente ed al Ministro dell'industria, del commercio
e dell'artigianato;
h) verifica livelli di qualita' dei servizi erogati;
i) predispone un rapporto annuale sulla gestione dei
rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne
cura la trasmissione ai Ministri dell'ambiente,
dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della
sanita'.
2. L'Osservatorio e' costituito con decreto del
Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro
dell'industria del commercio e dell'artigianato, ed e'
composto da nove membri, scelti tra persone esperte in
materia, di cui:
a) tre designati dal Ministro dell'ambiente, di cui
uno con funzioni di Presidente;
b) due designati dal Ministro dell'industria, di cui
uno con funzioni di vice-presidente;".
Nota all'art. 162:
- L'art. 7 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775,
e' il seguente:
"Art. 7. - Le domande per nuove concessioni e
utilizzazioni corredate dei progetti di massima delle opere
da eseguire per la raccolta, regolazione, estrazione,
derivazione, condotta, uso, restituzione e scolo delle
acque sono dirette al Ministro dei lavori pubblici e
presentate all'Ufficio del Genio civile alla cui
circoscrizione appartengono le opere di presa.
Le domande di cui al primo comma relative sia alle
grandi sia alle piccole derivazioni sono altresi' trasmesse
alle Autorita' di bacino territorialmente interessate che,
nel termine massimo di quaranta giorni dalla ricezione,
comunicano il proprio parere all'ufficio istruttore in
ordine alla compatibilita' della utilizzazione con le
previsioni del piano di tutela e, anche in attesa di
approvazione dello stesso, ai fini del controllo
sull'equilibrio del bilancio idrico o idrologico. Decorso
il predetto termine senza che sia intervenuta alcuna
pronuncia, il parere si intende espresso in senso
favorevole. (Comma cosi' sostituito dall'art. 23, comma 1,
decreto legislativo n. 152 del 1999).
Ogni richiedente di nuove concessioni deve depositare,
con la domanda, una somma pari ad un quarantesimo del
canone annuo e in ogni caso non inferiore a lire cinquanta.
Le somme cosi' raccolte sono versate in tesoreria in conto
entrate dello Stato.
L'Ufficio del Genio civile ordina la pubblicazione
della domanda mediante avviso nel Foglio degli annunzi
legali delle province nel cui territorio ricadono le opere
di presa e di restituzione delle acque.
Nell'avviso sono indicati il nome del richiedente e i
dati principali della richiesta derivazione, e cioe': luogo
di presa, quantita' di acqua, luogo di restituzione ed uso
della derivazione.
L'avviso e' pubblicato anche nella Gazzetta Ufficiale
del Regno.
Nei territori che ricadono nella circoscrizione del
Magistrato alle acque per le province venete e di Mantova,
questo deve essere sentito sull'ammissibilita' delle
istanze prima della loro istruttoria.
Se il Ministro ritiene senz'altro inammissibile una
domanda perche' inattuabile o contraria al buon regime
delle acque o ad altri interessi generali, la respinge con
suo decreto sentito il parere del Consiglio superiore dei
lavori pubblici.
Le domande che riguardano derivazioni tecnicamente
incompatibili con quelle previste da una o piu' domande
anteriori, sono accettate e dichiarate concorrenti con
queste, se presentate non oltre trenta giorni dall'avviso
nella Gazzetta Ufficiale relativo alla prima delle domande
pubblicate incompatibili con la nuova. Di tutte le domande
accettate si da' pubblico avviso nei modi sopra indicati.
Dopo trenta giorni dall'avviso, la domanda viene
pubblicata, col relativo progetto, mediante ordinanza del
Genio civile.
In ogni caso l'ordinanza stabilisce il termine, non
inferiore a quindici e non superiore a trenta giorni, entro
il quale possono presentarsi le osservazioni e le
opposizioni scritte avverso la derivazione richiesta.
Se le opere di derivazione interessano la
circoscrizione di piu' Uffici del Genio civile, l'ordinanza
di istruttoria e' emessa dal Ministro dei lavori pubblici.
Nel caso di domande concorrenti la istruttoria e'
estesa a tutte le domande se esse sono tutte incompatibili
con la prima; se invece alcune furono accettate al di la'
dei termini relativi alla prima, per essere compatibili con
questa e non con le successive, l'istruttoria e' intanto
limitata a quelle che sono state presentate ed accettate
entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale dell'avviso relativo alla prima domanda.".
Nota all'art. 165:
- L'art. 19 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n.
31, recante "Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa
alla qualita' delle acque destinate al consumo umano",
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 3 marzo 2001
e' il seguente:
"Art. 19 (Sanzioni). - 1. Chiunque fornisce acqua
destinata al consumo umano, in violazione delle
disposizioni di cui all'art. 4, comma 2, e' punito con la
sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a
lire centoventi milioni.
2. La violazione delle disposizioni di cui all'art. 5,
comma 2, secondo periodo, e' punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a lire
sessanta milioni.
3. Si applica la stessa sanzione prevista al comma 2 a
chiunque utilizza, in imprese alimentari, mediante
incorporazione o contatto per la fabbricazione, il
trattamento, la conservazione, l'immissione sul mercato di
prodotti o sostanze destinate al consumo umano, acqua che,
pur conforme al punto di consegna alle disposizioni di cui
all'art. 4, comma 2, non lo sia al punto in cui essa
fuoriesce dal rubinetto, se l'acqua utilizzata ha
conseguenze per la salubrita' del prodotto alimentare
finale.
4. L'inosservanza delle prescrizioni imposte, ai sensi
degli articoli 5, comma 3, o 10, commi 1 e 2, con i
provvedimenti adottati dalle competenti autorita' e'
punita:
a) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
cinquecentomila a lire tre milioni se i provvedimenti
riguardano edifici o strutture in cui l'acqua non e'
fornita al pubblico;
b) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
dieci milioni a lire sessanta milioni se i provvedimenti
riguardano edifici o strutture in cui l'acqua e' fornita al
pubblico;
c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
venti milioni a lire centoventi milioni se i provvedimenti
riguardano la fornitura di acqua destinata al consumo
umano.
5. La violazione delle disposizioni di cui all'art. 9
e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire
venti milioni a lire centoventi milioni.".
Nota all'art. 166:
- L'art. 36 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, recante "Testi unico delle disposizioni di legge
sulle acque e impianti elettrici", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1934, e' il
seguente:
"Art. 36. - Per le concessioni di derivazioni d'acqua a
uso promiscuo di irrigazione e di bonificazione, il canone
e' ridotto alla meta' di quello stabilito per la
irrigazione senza obbligo di restituzione delle colature o
residui di acqua, ed al quinto per quelle aventi per unico
scopo la bonificazione per colmata.
Alle concessioni di derivazione ad uso promiscuo di
irrigazione e di forza motrice si applica il canone piu'
elevato. Se l'uso promiscuo riguarda una parte dell'acqua
derivata, il canone piu' elevato si applica a questa parte
soltanto e all'altra il canone normale.
Per le concessioni a scopo di irrigazione delle acque
jemali, il cui uso e' limitato dall'equinozio di autunno a
quello di primavera, il canone e' ridotto alla meta'.".
Note all'art. 167:
- La legge 5 febbraio 1992, n. 102, recante "Norme
concernenti l'attivita' di acquicoltura", e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 1992.
- L'art. 93 del regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, recante "Testo unico delle disposizioni di legge
sulle acque e impianti elettrici", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1934, e' il
seguente:
"Art. 93. - Il proprietario di un fondo, anche nelle
zone soggette a tutela della pubblica amministrazione, a
norma degli articoli seguenti, ha facolta', per gli usi
domestici, di estrarre ed utilizzare liberamente. anche con
mezzi meccanici, le acque sotterranee nel suo fondo,
purche' osservi le distanze e le cautele prescritte dalla
legge.
Sono compresi negli usi domestici l'innaffiamento di
giardini ed orti inservienti direttamente al proprietario
ed alla sua famiglia e l'abbeveraggio del bestiame.".
Note all'art. 170:
- La legge 18 maggio 1989, n. 183, recante "Norme per
il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del
suolo", e' pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 120 del 25 maggio 1989.
- L'art. 1 del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279,
recante "Interventi urgenti per le aree a rischio
idrogeologico molto elevato e in materia di protezione
civile, nonche' a favore di zone colpite da calamita'
naturali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del
12 ottobre 2000, e convertito in legge, con modificazioni,
dall'art. 1, legge 11 dicembre 2000, n. 365 (Gazzetta
Ufficiale n. 288 dell'11 dicembre 2000), e' il seguente:
"Art. 1 (Procedura per l'adozione dei progetti di piani
stralcio). - 1. I progetti di piano stralcio per la tutela
dal rischio idrogeologico di cui all'art. 1, comma 1, del
decreto-legge n. 180 del 1998, sono adottati entro il
termine perentorio del 30 aprile 2001, per i bacini di
rilievo nazionale con le modalita' di cui all'art. 18,
comma 1, della legge 18 maggio 1989, n. 183, per i restanti
bacini con le modalita' di cui all'art. 20 della medesima
legge, e successive modificazioni.
2. L'adozione dei piani stralcio per l'assetto
idrogeologico e' effettuata, sulla base degli atti e dei
pareri disponibili, entro e non oltre sei mesi dalla data
di adozione del relativo progetto di piano, ovvero entro e
non oltre il termine perentorio del 30 aprile 2001 per i
progetti di piano adottati antecedentemente alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto.
3. Ai fini dell'adozione ed attuazione dei piani
stralcio e della necessaria coerenza tra pianificazione di
bacino e pianificazione territoriale, le regioni convocano
una conferenza programmatica, articolata per sezioni
provinciali, o per altro ambito territoriale deliberato
dalle regioni stesse, alle quali partecipano le province ed
i comuni interessati, unitamente alla regione e ad un
rappresentante dell'Autorita' di bacino.
4. La conferenza di cui al comma 3 esprime un parere
sul progetto di piano con particolare riferimento alla
integrazione a scala provinciale e comunale dei contenuti
del piano, prevedendo le necessarie prescrizioni
idrogeologiche ed urbanistiche. Il parere tiene luogo di
quello di cui all'art. 18, comma 9, della legge 18 maggio
1989, n. 183. Il comitato istituzionale, di cui all'art.
12, comma 2, lettera a), della legge 18 maggio 1989, n.
183, sulla base dell'unitarieta' della pianificazione di
bacino, tiene conto delle determinazioni della Conferenza,
in sede di adozione del piano.
5. Le determinazioni assunte in sede di comitato
istituzionale, a seguito di esame nella conferenza
programmatica, costituiscono variante agli strumenti
urbanistici.".
- L'art. 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180,
recante "Misure urgenti per la prevenzione del rischio
idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri
franosi nella regione Campania", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 134 dell'11 giugno 1998, e convertito in
legge, con modificazioni, dall'art. 1, legge 3 agosto 1998,
n. 267 (Gazzetta Ufficiale n. 183 7 agosto 1998), e' il
seguente:
"Art. 1 (Piani stralcio per la tutela dai rischio
idrogeologico e misure di prevenzione per le aree a
rischio). - 1. Entro il termine perentorio del 30 giugno
2001, le autorita' di bacino di rilievo nazionale e
interregionale e le regioni per i restanti bacini,
adottano, ove non si sia gia' provveduto, piani stralcio di
bacino per l'assetto idrogeologico redatti ai sensi del
comma 6-ter dell'art. 17 della legge 18 maggio 1989, n.
183, e successive modificazioni, che contengano in
particolare l'individuazione delle aree a rischio
idrogeologico e la perimetrazione delle aree da sottoporre
a misure di salvaguardia, nonche' le misure medesime.".
- Il decreto ministeriale 28 luglio 2004 recante "Linee
guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino,
comprensive dei criteri per il censimento delle
utilizzazioni in atto e per la definizione del minimo
deflusso vitale, di cui all'art. 22, comma 4, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 2004.
- Il decreto ministeriale 12 giugno 2003, n. 185,
recante "Regolamento recante norme tecniche per il
riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell'art. 26,
comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 23 luglio
2003.
- Il decreto ministeriale 6 luglio 2005 recante
"Criteri e norme tecniche generali per la disciplina
regionale dell'utilizzazione agronomica delle acque di
vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui
all'art. 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n.
152", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 166 del 19
luglio 2005.
- Il decreto ministeriale 30 giugno 2004 recante
"Criteri per la redazione del progetto di gestione degli
invasi, ai sensi dell'art. 40, comma 2, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modifiche
ed integrazioni, nel rispetto degli obiettivi di qualita'
fissati dal medesimo decreto legislativo", e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 16 novembre 2004.
- Il decreto ministeriale 18 settembre 2002 recante
"Modalita' di informazione sullo stato di qualita' delle
acque, ai sensi dell'art. 3, comma 7, del decreto
legislativo 11 maggio 1999, n. 152", e' pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 18
ottobre 2002.
- Il decreto ministeriale 19 agosto 2003 recante
"Modalita' di trasmissione delle informazioni sullo stato
di qualita' dei corpi idrici e sulla classificazione delle
acque", e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre 2003.
- Il decreto ministeriale 8 gennaio 1997, n. 99,
recante "Regolamento sui criteri e sul metodo in base ai
quali valutare le perdite degli acquedotti e delle
fognature", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90
del 18 aprile 1997.
- Il decreto ministeriale 22 novembre 2001 recante
"Modalita' di affidamento in concessione a terzi della
gestione del servizio idrico integrato, a norma dell'art.
20, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 1° dicembre
2001.
- Le Circolari del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio del 6 dicembre 2004 recanti
"Affidamento in house del servizio idrico integrato" e
"Affidamento del servizio idrico integrato a societa' a
capitale misto pubblico-privato" sono pubblicate nella
Gazzetta Ufficiale n. 291 del 13 dicembre 2004.
- Il decreto ministeriale 1° agosto 1996 recante
"Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di
costo e la determinazione della tariffa di riferimento del
servizio idrico integrato", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 243 del 16 ottobre 1996.
- La Direttiva 75/440/CEE del Consiglio, del 16 giugno
1975, concernente "Qualita' delle acque superficiali
destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati
membri", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 194 del 25
luglio 1975.
- La Direttiva 76/464/CEE del Consiglio, del 4 maggio
1976, concernente "L'inquinamento provocato da certe
sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della
Comunita", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 129 del 18
maggio 1976.
- La Direttiva 78/659/CEE del Consiglio, del 18 luglio
1978, concernente "Qualita' delle acque dolci che
richiedono protezione o miglioramento per essere idonee
alla vita dei pesci", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 222
del 14 agosto 1978.
- La Direttiva 79/869/CEE del Consiglio, del 9 ottobre
1979, relativa ai "Metodi di misura, alla frequenza dei
campionamenti e delle analisi delle acque superficiali
destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati
membri", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 271 del 29
ottobre 1979.
- La Direttiva 79/923/CEE del Consiglio, del 30 ottobre
1979, concernente "I requisiti di qualita' delle acque
destinate alla molluschicoltura", e' pubblicata nella
G.U.C.E. n. L 281 del 10 novembre 1979.
- La Direttiva 80/68/CEE, del 17 dicembre 1979,
concernente "La protezione delle acque sotterranee
dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose",
e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 020 del 26 gennaio 1980.
- La Direttiva 82/176/CEE, del Consiglio, del 22 marzo
1982, concernente "I valori limite e gli obiettivi di
qualita' per gli scarichi di mercurio del settore
dell'elettrolisi dei cloruri alcalini", e' pubblicata nella
G.U.C.E. n. L 81 del 27 marzo 1982.
- La Direttiva 83/513/CEE del Consiglio, del 26
settembre 1983, concernente "I valori limite e gli
obiettivi di qualita' per gli scarichi di cadmio", e'
pubblicata nella G.U.C.E. n. L 291 del 24 ottobre 1983.
- La Direttiva 84/156/CEE del Consiglio, dell'8 marzo
1984, concernente "I valori limite e gli obiettivi di
qualita' per gli scarichi di mercurio provenienti da
settori diversi da quello dell'elettrolisi dei cloruri
alcalini", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 74 del 17
marzo 1984.
- La Direttiva 84/491/CEE del Consiglio, del 9 ottobre
1984, concernente "I valori limite e gli obiettivi di
qualita' per gli scarichi di esaclorocicloesano", e'
pubblicata nella G.U.C.E. n. L 274 del 17 ottobre 1984.
- La Direttiva 88/347/CEE del Consiglio, del 16 giugno
1988 che "Modifica l'allegato II della direttiva
86/280/CEE, concernente i valori limite e gli obiettivi di
qualita' per gli scarichi di talune sostanze pericolose che
figurano nell'elenco I dell'allegato della direttiva
76/464/CEE", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 158 del 25
giugno 1988.
- La Direttiva 86/280/CEE del Consiglio, del 12 giugno
1986, concernente "I valori limite e gli obiettivi di
qualita' per gli scarichi di talune sostanze pericolose che
figurano nell'elenco I dell'allegato della direttiva
76/464/CEE", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 181 del 4
luglio 1986.
- La Direttiva 76/464/CEE del Consiglio, del 4 maggio
1976, concernente "L'inquinamento provocato da certe
sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della
Comunita", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 129 del 18
maggio 1976.
- La Direttiva 90/415/CEE del Consiglio, del 27 luglio
1990 che "Modifica l'allegato II della direttiva 86/280/CEE
concernente i valori limite e gli obiettivi di qualita' per
gli scarichi di talune sostanze pericolose che figurano
nell'elenco I dell'allegato della direttiva 76/464/CEE", e'
pubblicata nella G.U.C.E. n. L 219 14 agosto 1990.
- La Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio
1991, concernente "Il trattamento delle acque reflue
urbane", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 135 del 30
maggio 1991.
- La Direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12
dicembre 1991, concernente "La protezione delle acque
dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da
fonti agricole", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 375 del
31 dicembre 1991.
- La Direttiva 98/15/CE della Commissione, del 27
febbraio 1998, recante "Modifica della direttiva 91/271/CEE
del Consiglio per quanto riguarda alcuni requisiti
dell'allegato I", e' pubblicata nella G.U.C.E. n. L 67 del
7 marzo 1998.
- La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 ottobre 2000, concernente "Un quadro per
l'azione comunitaria in materia di acque", e' pubblicata
nella G.U.C.E. n. L 327 del 22 dicembre 2000.
- L'art. 36 della legge 24 aprile 1998, n. 128, recante
"Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dalla
appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee. (Legge
comunitaria 1995-1997), e pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 104 del 7 maggio 1998,
e' il seguente:
"Art. 36 (Norme per il mercato dell'energia elettrica).
- 1. Al fine di promuovere la liberalizzazione del settore
energetico, il Governo e' delegato ad emanare, entro un
anno dalla data di entrata in vigore della presente legge,
uno o piu' decreti legislativi, per dare attuazione alla
direttiva 96/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
recante norme comuni per il mercato interno per l'energia
elettrica, e ridefinire conseguentemente tutti gli aspetti
rilevanti del sistema elettrico nazionale, nel rispetto dei
seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere che la liberalizzazione del mercato
avvenga nel quadro di regole che garantiscano lo
svolgimento del servizio pubblico, l'universalita', la
qualita' e la sicurezza del medesimo, in particolare con
l'applicazione al mercato dei clienti vincolati di una
tariffa unica nazionale e l'istituzione dell'acquirente
unico al fine di garantire la disponibilita' della
capacita' produttiva necessaria, la gestione dei contratti,
la fornitura e la tariffa unica;
b) prevedere che il gestore della rete di
trasmissione sia anche il dispacciatore, garantendo sia la
funzione pubblicistica sia la neutralita' di tale servizio
al fine di assicurare l'accesso paritario a tutti gli
utilizzatori;
c) attribuire al Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, sentiti il Ministro del
commercio con l'estero e l'Autorita' per l'energia
elettrica ed il gas, la responsabilita' di salvaguardare la
sicurezza e l'economicita' del sistema di generazione
elettrica nazionale per quanto riguarda l'utilizzo e
l'approvvigionamento delle fonti energetiche primarie,
operando per ridurre la vulnerabilita' complessiva del
sistema stesso; a tal fine individuare gli strumenti
operativi atti ad influenzare l'evoluzione coerente del
sistema di generazione nazionale;
d) favorire nell'ambito della distribuzione, laddove
sono attualmente presenti piu' soggetti operanti nello
stesso territorio, iniziative che, in base a criteri di
massima trasparenza, attraverso normali regole di mercato
portino alla loro aggregazione, valorizzando le imprese
degli enti locali;
e) incentivare, attraverso un'adeguata politica di
sostegno e di stimolo, l'uso delle energie rinnovabili e il
risparmio energetico, anche con l'obiettivo di una
riduzione delle emissioni di C02;
f) definire le misure per assicurare condizioni di
reciprocita' nei confronti degli Stati membri dell'Unione
europea, in relazione al grado di apertura dei loro
mercati, anche al fine di assicurare la parita' competitiva
sul mercato europeo delle aziende elettriche italiane e
dell'industria dell'indotto;
g) collocare la liberalizzazione del mercato
elettrico nazionale nell'ottica dell'integrazione europea
dei mercati nazionali dell'energia elettrica prevista dalla
direttiva comunitaria, finalizzando i decreti legislativi
anche all'obiettivo di facilitare la transizione
dell'industria nazionale ai nuovi assetti europei.".
- L'art. 22, comma 6, della legge 5 gennaio 1994, n.
36, recante "Disposizioni in materia di risorse idriche",
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 14 del 19 gennaio 1994, e' il seguente:
"6. All'onere derivante dalla costituzione e dal
funzionamento del Comitato e dell'Osservatorio, pari a lire
700 milioni per il 1993 e a lire 1.750 milioni annue a
decorrere dal 1994, si provvede mediante riduzione dello
stanziamento iscritto al capitolo 1124 dello stato di
previsione del Ministero dei lavori pubblici per l'anno
1993 e corrispondenti capitoli per gli esercizi
successivi.".
Note all'art. 172:
- Il comma 15-bis dell'art. 113 del decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267 recante "Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 28 settembre 2000, n. 227, S.O., e' il
seguente:
"15-bis. Nel caso in cui le disposizioni previste per i
singoli settori non stabiliscano un congruo periodo di
transizione, ai fini dell'attuazione delle disposizioni
previste nel presente articolo, le concessioni rilasciate
con procedure diverse dall'evidenza pubblica cessano
comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2006,
senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente
affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni
affidate a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure
ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto
delle norme interne e comunitarie in materia di
concorrenza, nonche' quelle affidate a societa' a capitale
interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici
titolari del capitale sociale esercitino sulla societa' un
controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e
che la societa' realizzi la parte piu' importante della
propria attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano. Sono altresi' escluse dalla cessazione le
concessioni affidate alla data del 1° ottobre 2003 a
societa' gia' quotate in borsa e a quelle da esse
direttamente partecipate a tale data a condizione che siano
concessionarie esclusive del servizio, nonche' a societa'
originariamente a capitale interamente pubblico che entro
la stessa data abbiano provveduto a collocare sul mercato
quote di capitale attraverso procedure ad evidenza
pubblica, ma, in entrambe le ipotesi indicate, le
concessioni cessano comunque allo spirare del termine
equivalente a quello della durata media delle concessioni
aggiudicate nello stesso settore a seguito di procedure di
evidenza pubblica, salva la possibilita' di determinare
caso per caso la cessazione in una data successiva qualora
la stessa risulti proporzionata ai tempi di recupero di
particolari investimenti effettuati da parte del gestore.".
- Il decreto del Presidente della Repubblica n. 218 del
6 marzo 1978, recante "Testo unico delle leggi sugli
interventi nel Mezzogiorno" e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 146 del 29 maggio 1978.
Note all'art. 173:
- L'art. 12, comma 3, della legge 5 gennaio 1994, n.
36, e' il seguente:
"3. Le regioni e, compatibilmente con le attribuzioni
previste dai rispettivi statuti e dalle relative norme di
attuazione, le regioni a statuto speciale e le province
autonome di Trento e di Bolzano disciplinano forme e
modalita' per il trasferimento ai soggetti gestori del
servizio idrico integrato del personale appartenente alle
amministrazioni comunali, dei consorzi, delle aziende
speciali e di altri enti pubblici gia' adibito ai servizi
di cui all'art. 4, comma 1, lettera f), della presente
legge, alla data del 31 dicembre 1992. Le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano provvedono con
legge al trasferimento del personale ai nuovi gestori del
servizio idrico integrato; tale trasferimento avviene nella
posizione giuridica rivestita dal personale stesso presso
l'ente di provenienza. Nel caso di passaggio di dipendenti
di enti pubblici e di aziende municipalizzate o consortili
a societa' private che esercitano le medesime funzioni, si
applica, ai sensi dell'art. 62 del decreto legislativo 3 f
ebbraio 1993, n. 29, la disciplina del trasferimento di
azienda di cui all'art. 2112 del codice civile.".
- L'art. 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, e' il seguente:
"Art. 31 (Passaggio di dipendenti per effetto di
trasferimento di attivita). (Art. 34 del decreto
legislativo n. 29 del 1993, come sostituito dall'art. 19
del decreto legislativo n. 80 del 1998). - 1. Fatte salve
le disposizioni speciali, nel caso di trasferimento o
conferimento di attivita', svolte da pubbliche
amministrazioni, enti pubblici o loro aziende o strutture,
ad altri soggetti, pubblici o privati, al personale che
passa alle dipendenze di tali soggetti si applicano l'art.
2112 del codice civile e si osservano le procedure di
informazione e di consultazione di cui all'art. 47, commi
da 1 a 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428.".
- L'art. 2112 del codice civile e' il seguente:
"Art. 2112 (Mantenimento dei diritti dei lavoratori in
caso di trasferimento d'azienda). - In caso di
trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con
il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti
che ne derivano.
Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido,
per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del
trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e
411 del codice di procedura civile il lavoratore puo'
consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni
derivanti dal rapporto di lavoro.
Il cessionario e' tenuto ad applicare i trattamenti
economici e normativi previsti dai contratti collettivi
nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del
trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano
sostituiti da altri contratti collettivi applicabili
all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si
produce esclusivamente fra contratti collettivi del
medesimo livello.
Ferma restando la facolta' di esercitare il recesso ai
sensi della normativa in materia di licenziamenti, il
trasferimento d'azienda non costituisce di per se' motivo
di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di
lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi
successivi al trasferimento d'azienda, puo' rassegnare le
proprie dimissioni con gli effetti di cui all'art. 2119,
primo comma.
Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo
si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione
che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti
il mutamento nella titolarita' di un'attivita' economica
organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al
trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria
identita' a prescindere dalla tipologia negoziale o dal
provvedimento sulla base del quale il trasferimento e'
attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Le
disposizioni del presente articolo si applicano altresi' al
trasferimento di parte dell'azienda, intesa come
articolazione funzionalmente autonoma di un'attivita'
economica organizzata, identificata come tale dal cedente e
dal cessionario al momento del suo trasferimento.
Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un
contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando
il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra appaltante e
appaltatore opera un regime di solidarieta' di cui all'art.
29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276.".
Nota all'art. 178:
- La legge 21 giugno 1986, n. 317, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 2 luglio 1986, n. 151, reca:
"Procedura d'informazione nel settore delle norme e
regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai
servizi della societa' dell'informazione in attuazione
della direttiva n. 98/34/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 giugno 1998, modificata dalla direttiva n.
98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20
luglio 1998".
Note all'art. 181:
- L'art. 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, e' il
seguente:
"Art. 14. - Presso il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato e' istituito il Fondo speciale
rotativo per l'innovazione tecnologica. Il Fondo e'
amministrato con gestione fuori bilancio ai sensi dell'art.
9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041.
Gli interventi del Fondo hanno per oggetto programmi di
imprese destinati ad introdurre rilevanti avanzamenti
tecnologici finalizzati a nuovi prodotti o processi
produttivi o al miglioramento di prodotti o processi
produttivi gia' esistenti. Tali programmi riguardano le
attivita' di progettazione, sperimentazione, sviluppo e
preindustrializzazione, unitariamente considerate.
Il Ministro delle attivita' produttive provvede con
proprio decreto, adottato previo parere delle regioni
interessate, a stabilire annualmente la percentuale delle
risorse riservate in via prioritaria ai programmi di
sviluppo precompetitivo presentati dalle piccole e medie
imprese. Tale quota non puo' essere inferiore al 25 per
cento delle riserve annuali disponibili.".
- Il decreto ministeriale 5 febbraio 1998, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1998, n. 88, S.O. reca:
"Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle
procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli
31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22".
- Il decreto ministeriale 12 giugno 2002, n. 161,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 luglio 2002, n. 177,
reca: "Regolamento attuativo degli articoli 31 del 33 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, relativo
all'individuazione dei rifiuti pericolosi che e' possibile
ammettere alle procedure semplificate.".
Nota all'art. 182:
- Il decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 luglio 2005, n. 163,
S.O., reca: "Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in
materia di incenerimento dei rifiuti".
- Il decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2003, n. 59,
S.O., reca: "Attuazione della direttiva 1999/31/CE,
relativa alle discariche di rifiuti".
Nota all'art. 183:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio
2000, n. 34 (Regolamento recante istituzione del sistema di
qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici, ai
sensi dell'art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive modificazioni) e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 29 febbraio 2000, n. 49, S.O.
Note all'art. 185:
- La legge 14 agosto 1991, n. 281, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1991, n. 203, reca: "Legge
quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del
randagismo".
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 25 ottobre
1999, n. 471, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15
dicembre 1999, n. 293, S.O., reca: "Regolamento recante
criteri, procedure e modalita' per la messa in sicurezza,
la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati,
ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni.".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno
1976, n. 1076, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2
settembre 1977, n. 239, S.O., reca: "Approvazione del
regolamento per l'amministrazione e le contabilita' degli
organismi dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica.".
Note all'art. 186:
- L'allegato 1, tabella 1, colonna B, del decreto del
Ministero dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471, e' il
seguente:
"Tabella 1: Valori di concentrazione limite accettabili nel
suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione
d'uso di siti da bonificare

----> Vedere tabelle da pag. 395 a pag. 397 <----

[1] In Tabella sono selezionate, per ogni
categoria chimica, alcune sostanze frequentemente rilevate
nei siti contaminati. Per le sostanze non esplicitamente
indicate in Tabella i valori di concentrazione limite
accettabili sono ricavati adottando quelli indicati per la
sostanza tossicologicamente piu' affine.
* Corrisponde al limite di rilevabilita'
della tecnica analitica (difrattometria a raggi X oppure
I.R.-Trasformata di Fourier).".
- L'art. 47 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
di documentazione amministrativa), pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 20 febbraio 2001, n. 42, supplemento
ordinario, e' il seguente:
"Art. 47 (R) (Dichiarazioni sostitutive
dell'atto di notorieta). - 1. L'atto di notorieta'
concernente stati, qualita' personali o fatti che a diretta
conoscenza dell'interessato e' sostituito da dichiarazione
resa e sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle
modalita' di cui all'art. 38. (R)
2. La dichiarazione resa nell'interesse
proprio del dichiarante puo' riguardare anche stati,
qualita' personali e fatti relativi ad altri soggetti di
cui egli abbia diretta conoscenza. (R)
3. Fatte salve le eccezioni espressamente
previste per legge, nei rapporti con la pubblica
amministrazione e con i concessionari di pubblici servizi,
tutti gli stati, le qualita' personali e i fatti non
espressamente indicati nell'art. 46 sono comprovati
dall'interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di
atto di notorieta'. (R)
4. Salvo il caso in cui la legge preveda
espressamente che la denuncia all'Autorita' di Polizia
Giudiziaria e' presupposto necessario per attivare il
procedimento amministrativo di rilascio del duplicato di
documenti di riconoscimento o comunque attestanti stati e
qualita' personali dell'interessato, lo smarrimento dei
documenti medesimi e' comprovato da chi ne richiede il
duplicato mediante dichiarazione sostitutiva. (R)".
- Il decreto-legge 9 settembre 1988, n.
397 (Disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei
rifiuti industriali), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
10 settembre 1988, n. 213, e' convertito in legge, con
modificazioni, con legge 9 novembre 1988, n. 475.
- Il decreto ministeriale 4 agosto 1998,
n. 372, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 ottobre
1998, n. 252, supplemento ordinario, reca: "Regolamento
recante norme sulla riorganizzazione del catasto dei
rifiuti.".
- Si riporta l'art. 2, comma 2, della
legge 25 gennaio 1994, n. 70, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 31 gennaio 1994, n. 24 (Norme per la
semplificazione degli adempimenti in materia ambientale,
sanitaria e di sicurezza pubblica, nonche' per l'attuazione
del sistema di ecogestione e di audit ambientale):
"2. La camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura entro trenta giorni dal
ricevimento provvede a trasmettere il modello unico di
dichiarazione alle diverse amministrazioni, per le parti di
rispettiva competenza, e all'Unione italiana delle camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura
(Unioncamere).".
- La Decisione 94/3/CE del 20 dicembre
1993 e' pubblicata nella G.U.C.E. 7 gennaio 1994, n. L 5.
Nota all'art. 190:
- Si riporta l'Allegato 6.C1, sezione III, lettera c)
del decreto ministeriale 1° aprile 1998, n. 148, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 14 maggio 1998, n. 110, e recante
"Regolamento recante approvazione del modello dei registri
di carico e scarico dei rifiuti ai sensi degli articoli 12,
18, comma 2, lettera m), e 18, comma 4, del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22":
"c) Nella terza colonna devono essere trascritti i
dati relativi alla quantita' di rifiuti prodotti
all'interno dell'unita' locale o presi in carico (in kg o
in litri e in metri cubi).".
Nota all'art. 191:
- L'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1992, n. 64,
supplemento ordinario (Istituzione del Servizio nazionale
della protezione civile), e' il seguente:
"Art. 5 (Stato di emergenza e potere di ordinanza). -
1. Al verificarsi degli eventi di cui all'art. 2, comma 1,
lettera c), il Consiglio dei Ministri, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, per sua
delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, del Ministro per il
coordinamento della protezione civile, delibera lo stato di
emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale
in stretto riferimento alla qualita' ed alla natura degli
eventi. Con le medesime modalita' si procede alla eventuale
revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi
presupposti.
2. Per l'attuazione degli interventi di emergenza
conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si
provvede, nel quadro di quanto previsto dagli articoli 12,
13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga ad
ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi
generali dell'ordinamento giuridico.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, puo' emanare
altresi' ordinanze finalizzate ad evitare situazioni di
pericolo o maggiori danni a persone o a cose. Le predette
ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei
Ministri, qualora non siano di diretta sua emanazione.
4. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero,
per sua delega ai sensi dell'art. 1, comma 2, il Ministro
per il coordinamento della protezione civile, per
l'attuazione degli interventi di cui ai commi 2 e 3 del
presente articolo, puo' avvalersi di commissari delegati.
Il relativo provvedimento di delega deve indicare il
contenuto della delega dell'incarico, i tempi e le
modalita' del suo esercizio.
5. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti
devono contenere l'indicazione delle principali norme a cui
si intende derogare e devono essere motivate.
6. Le ordinanze emanate ai sensi del presente articolo
sono pubblicate nella GazzettaUfficiale della Repubblica
italiana, nonche' trasmesse ai sindaci interessati
affinche' vengano pubblicate ai sensi dell'art. 47, comma
1, della legge 8 giugno 1990, n. 142.".
Nota all'art. 192:
- Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 giugno 2001, n. 140,
reca: "Disciplina della responsabilita' amministrativa
delle persone giuridiche, delle societa' e delle
associazioni anche prive di personalita' giuridica, a norma
dell'art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300".
Note all'art. 193:
- Il decreto ministeriale 1° aprile 1998, n. 145,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 maggio 1998, n. 109,
reca: "Regolamento recante la definizione del modello e dei
contenuti del formulario di accompagnamento dei rifiuti ai
sensi degli articoli 15, 18, comma 2, lettera e), e comma
4, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22".
- Il decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 luglio 1996, n. 173,
reca: "Regolamento recante norme tecniche relative alla
eliminazione degli olii usati".
Nota all'art. 194:
- Il regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259 e'
pubblicato nella G.U.C.E. 6 febbraio 1993, n. L 30.
Note all'art. 195:
- L'art. 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al
Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle
regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1997, n. 63,
supplemento ordinario, e' il seguente:
"Art. 8. - 1. Gli atti di indirizzo e coordinamento
delle funzioni amministrative regionali, gli atti di
coordinamento tecnico, nonche' le direttive relative
all'esercizio delle funzioni delegate, sono adottati previa
intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, o con la singola regione interessata.
2. Qualora nel termine di quarantacinque giorni dalla
prima consultazione l'intesa non sia stata raggiunta, gli
atti di cui al comma 1 sono adottati con deliberazione del
Consiglio dei Ministri, previo parere della Commissione
parlamentare per le questioni regionali da esprimere entro
trenta giorni dalla richiesta.
3. In caso di urgenza il Consiglio dei Ministri puo'
provvedere senza l'osservanza delle procedure di cui ai
commi 1 e 2. I provvedimenti in tal modo adottati sono
sottoposti all'esame degli organi di cui ai commi 1 e 2
entro i successivi quindici giorni. Il Consiglio dei
Ministri e' tenuto a riesaminare i provvedimenti in ordine
ai quali siano stati espressi pareri negativi.
4. Gli atti di indirizzo e coordinamento, gli atti di
coordinamento tecnico, nonche' le direttive adottate con
deliberazione del Consiglio dei Ministri, sono trasmessi
alle competenti Commissioni parlamentari.
5. Sono abrogate le seguenti disposizioni concernenti
funzioni di indirizzo e coordinamento dello Stato:
a) l'art. 3, legge 22 luglio 1975, n. 382;
b) l'art. 4, secondo comma, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, il
primo comma del medesimo articolo limitatamente alle parole
da: "nonche' la funzione di indirizzo" fino a: "n. 382" e
alle parole "e con la Comunita' economica europea", nonche'
il terzo comma del medesimo articolo, limitatamente alle
parole: "impartisce direttive per l'esercizio delle
funzioni amministrative delegate alle regioni, che sono
tenute ad osservarle, ed";
c) l'art. 2, comma 3, lettera d), della legge 23
agosto 1988, n. 400, limitatamente alle parole: "gli atti
di indirizzo e coordinamento dell'attivita' amministrativa
delle regioni e, nel rispetto delle disposizioni
statutarie, delle regioni a statuto speciale e delle
province autonome di Trento e Bolzano";
d) l'art. 13, comma 1, lettera e), della legge 23
agosto 1988, n. 400, limitatamente alle parole: "anche per
quanto concerne le funzioni statali di indirizzo e
coordinamento";
e) l'art. 1, comma 1, lettera hh), della legge 12
gennaio 1991, n. 13.
6. E' soppresso l'ultimo periodo della lettera a) del
primo comma dell'art. 17 della legge 16 maggio 1970, n.
281.".
- L'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131
(Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della
Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.
3), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 10 giugno 2003, n.
132, e' il seguente:
"6. Il Governo puo' promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l'armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e' esclusa
l'applicazione dei commi 3 e 4 dell'art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all'art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59 e all'art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.".
- L'art. 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468 (Riforma
di alcune norme di contabilita' generale dello Stato in
materia di bilancio), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
22 agosto 1978, n. 233, e' il seguente:
"Art. 11 (Legge finanziaria). - 1. Il Ministro del
tesoro, di concerto con il Ministro del bilancio e della
programmazione economica e con il Ministro delle finanze,
presenta al Parlamento, entro il mese di settembre, il
disegno di legge finanziaria.
2. La legge finanziaria, in coerenza con gli obiettivi
di cui al comma 2 dell'art. 3, dispone annualmente il
quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso
nel bilancio pluriennale e provvede, per il medesimo
periodo, alla regolazione annuale delle grandezze previste
dalla legislazione vigente al fine di adeguarne gli effetti
finanziari agli obiettivi.
3. La legge finanziaria non puo' contenere norme di
delega o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio.
Essa contiene esclusivamente norme tese a realizzare
effetti finanziari con decorrenza dal primo anno
considerato nel bilancio pluriennale e in particolare:
a) il livello massimo del ricorso al mercato
finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di
competenza, per ciascuno degli anni considerati dal
bilancio pluriennale comprese le eventuali regolazioni
contabili pregresse specificamente indicate;
b) le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e
degli scaglioni, le altre misure che incidono sulla
determinazione del quantum della prestazione, afferenti
imposte indirette, tasse, canoni, tariffe e contributi in
vigore, con effetto, di norma, dal 1° gennaio dell'anno cui
essa si riferisce, nonche' le correzioni delle imposte
conseguenti all'andamento dell'inflazione;
c) la determinazione, in apposita tabella, per le
leggi che dispongono spese a carattere pluriennale, delle
quote destinate a gravare su ciascuno degli anni
considerati;
d) la determinazione, in apposita tabella, della
quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni
considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa
permanente, di natura corrente e in conto capitale, la cui
quantificazione e' rinviata alla legge finanziaria;
e) la determinazione, in apposita tabella, delle
riduzioni, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio
pluriennale, di autorizzazioni legislative di spesa;
f) gli stanziamenti di spesa, in apposita tabella,
per il rifinanziamento, per non piu' di un anno, di norme
vigenti classificate tra le spese in conto capitale e per
le quali nell'ultimo esercizio sia previsto uno
stanziamento di competenza, nonche' per il rifinanziamento,
qualora la legge lo preveda, per uno o piu' degli anni
considerati dal bilancia pluriennale, di norme vigenti che
prevedono interventi di sostegno dell'economia classificati
tra le spese in conto capitale;
g) gli importi dei fondi speciali previsti dall'art.
11-bis e le corrispondenti tabelle;
h) l'importo complessivo massimo destinato, in
ciascuno degli anni compresi nel bilancio pluriennale, al
rinnovo dei contratti del pubblico impiego, a norma
dell'art. 15 della legge 29 marzo 1983, n. 93, ed alle
modifiche del trattamento economico e normativo del
personale dipendente da pubbliche amministrazioni non
compreso nel regime contrattuale;
i) altre regolazioni meramente quantitative rinviate
alla legge finanziaria dalle leggi vigenti;
i-bis) norme che comportano aumenti di entrata o
riduzioni di spesa, restando escluse quelle a carattere
ordinamentale ovvero organizzatorio, salvo che esse si
caratterizzino per un rilevante contenuto di miglioramento
dei saldi di cui alla lettera a);
i-ter) norme che comportano aumenti di spesa o
riduzioni di entrata ed il cui contenuto sia finalizzato
direttamente al sostegno o al rilancio dell'economia, con
esclusione di interventi di carattere localistico o
microsettoriale;
i-quater) norme recanti misure correttive degli
effetti finanziari delle leggi di cui all'art. 11-ter,
comma 7.".
- La legge 28 dicembre 2001, n. 448, (Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato - legge finanziaria 2002), e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301, supplemento
ordinario.
- Il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio 8 maggio 2003, n. 203, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 5 agosto 2003, n. 180, reca: "Norme
affinche' gli uffici pubblici e le societa' a prevalente
capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di
manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da
materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del
fabbisogno medesimo".
- La legge 19 ottobre 1984, n. 748, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 6 novembre 1984, n. 305, supplemento
ordinario, reca: "Nuove norme per la disciplina dei
fertilizzanti".
Note all'art. 197:
- L'art. 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti
locali), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 settembre
2000, n. 227, supplemento ordinario, e' il seguente:
"Art. 19 (Funzioni). - 1. Spettano alla provincia le
funzioni amministrative di interesse provinciale che
riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio
provinciale nei seguenti settori:
a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione
dell'ambiente e prevenzione delle calamita';
b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed
energetiche;
c) valorizzazione dei beni culturali;
d) viabilita' e trasporti;
e) protezione della flora e della fauna parchi e
riserve naturali;
f) caccia e pesca nelle acque interne;
g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a
livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo
degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e
sonore;
h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica,
attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
i) compiti connessi alla istruzione secondaria di
secondo grado ed artistica ed alla formazione
professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti
dalla legislazione statale e regionale;
l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza
tecnico-amministrativa agli enti locali.
2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla
base di programmi da essa proposti, promuove e coordina
attivita', nonche' realizza opere di rilevante interesse
provinciale sia nel settore economico, produttivo,
commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e
sportivo.
3. La gestione di tali attivita' ed opere avviene
attraverso le forme previste dal presente testo unico per
la gestione dei servizi pubblici locali.".
- L'art. 20 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, e' il seguente:
"Art. 20 (Compiti di programmazione). - 1. La
provincia:
a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai
comuni, ai fini della programmazione economica,
territoriale ed ambientale della regione;
b) concorre alla determinazione del programma
regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani
regionali secondo norme dettate dalla legge regionale;
c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni
e agli obiettivi del programma regionale di sviluppo,
propri programmi pluriennali sia di carattere generale che
settoriale e promuove il coordinamento dell'attivita'
programmatoria dei comuni.
2. La provincia, inoltre, ferme restando le competenze
dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei
programmi regionali, predispone ed adotta il piano
territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi
generali di assetto del territorio e, in particolare,
indica:
a) le diverse destinazioni del territorio in
relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
b) la localizzazione di massima delle maggiori
infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica,
idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il
consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi
o riserve naturali.
3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di
coordinamento sono trasmessi alla regione ai fini di
accertarne la conformita' agli indirizzi regionali della
programmazione socio-economica e territoriale.
4. La legge regionale detta le procedure di
approvazione, nonche' norme che assicurino il concorso dei
comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei
piani territoriali di coordinamento.
5. Ai fini del coordinamento e dell'approvazione degli
strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai
comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa
attribuite dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di
accertare la compatibilita' di detti strumenti con le
previsioni del piano territoriale di coordinamento.
6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche,
nell'esercizio delle rispettive competenze, si conformano
ai piani territoriali di coordinamento delle province e
tengono conto dei loro programmi pluriennali.".
- L'art. 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349,
istitutiva del Ministero dell'ambiente (Istituzione del
Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno
ambientale), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 15 luglio
1986, n. 162, S.O., e' il seguente:
"Art. 8. - 1. Per l'esercizio delle funzioni previste
dalla presente legge il Ministro dell'ambiente si avvale
dei servizi tecnici dello Stato previa intesa con i
Ministri competenti, e di quelli delle unita' sanitarie
locali previa intesa con la regione, nonche' della
collaborazione degli istituti superiori, degli organi di
consulenza tecnico-scientifica dello Stato, degli enti
pubblici specializzati operanti a livello nazionale e degli
istituti e dei dipartimenti universitari con i quali puo'
stipulare apposite convenzioni.
2. Il Ministro dell'ambiente puo' disporre verifiche
tecniche sullo stato di inquinamento dell'atmosfera, delle
acque e del suolo e sullo stato di conservazione di
ambienti naturali. Per l'accesso nei luoghi dei soggetti
incaricati si applica l'art. 7, comma primo, della legge 25
giugno 1865, n. 2359.
3. In caso di mancata attuazione o di inosservanza da
parte delle regioni, delle province o dei comuni, delle
disposizioni di legge relative alla tutela dell'ambiente e
qualora possa derivarne un grave danno ecologico, il
Ministro dell'ambiente, previa diffida ad adempiere entro
congruo termine da indicarsi nella diffida medesima, adotta
con ordinanza cautelare le necessarie misure provvisorie di
salvaguardia, anche a carattere inibitorio di opere, di
lavoro o di attivita' antropiche, dandone comunicazione
preventiva alle amministrazioni competenti. Se la mancata
attuazione o l'inosservanza di cui al presente comma e'
imputabile ad un ufficio periferico dello Stato, il
Ministro dell'ambiente informa senza indugio il Ministro
competente da cui l'ufficio dipende, il quale assume le
misure necessarie per assicurare l'adempimento. Se permane
la necessita' di un intervento cautelare per evitare un
grave danno ecologico, l'ordinanza di cui al presente comma
e' adottata dal Ministro competente, di concerto con il Mi
nistro dell'ambiente.
4. Per la vigilanza, la prevenzione e la repressione
delle violazioni compiute in danno dell'ambiente, il
Ministro dell'ambiente si avvale del nucleo operativo
ecologico dell'Arma dei carabinieri, che viene posto alla
dipendenza funzionale del Ministro dell'ambiente, nonche'
del Corpo forestale dello Stato, con particolare riguardo
alla tutela del patrimonio naturalistico nazionale, degli
appositi reparti della Guardia di finanza e delle forze di
polizia, previa intesa con i Ministri competenti, e delle
capitanerie di porto, previa intesa con il Ministro della
marina mercantile.".
Nota all'art. 198:
- L'art. 113, comma 5, del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali) pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 28 settembre 2000, n. 227, S.O., e' il
seguente:
"5. L'erogazione del servizio avviene secondo le
discipline di settore e nel rispetto della normativa
dell'Unione europea, con conferimento della titolarita' del
servizio:
a) a societa' di capitali individuate attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
b) a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato venga scelto attraverso
l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica
che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e
comunitarie in materia di concorrenza secondo le linee di
indirizzo emanate dalle autorita' competenti attraverso
provvedimenti o circolari specifiche;
c) a societa' a capitale interamente pubblico a
condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del
capitale sociale esercitino sulla societa' un controllo
analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la
societa' realizzi la parte piu' importante della propria
attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano.".
Note all'art. 202:
- Il testo dell'art. 113, comma 7, del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 28 settembre 2000, n. 227, S.O. (Testo
unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), e'
il seguente:
"7. La gara di cui al comma 5 e' indetta nel rispetto
degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di
equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti
dalla competente Autorita' di settore o, in mancanza di
essa, dagli enti locali. La gara e' aggiudicata sulla base
del migliore livello di qualita' e sicurezza e delle
condizioni economiche e di prestazione del servizio, dei
piani di investimento per lo sviluppo e il potenziamento
delle reti e degli impianti, per il loro rinnovo e
manutenzione, nonche' dei contenuti di innovazione
tecnologica e gestionale. Tali elementi fanno parte
integrante del contratto di servizio. Le previsioni di cui
al presente comma devono considerarsi integrative delle
discipline di settore.".
- Si riporta l'art. 113, comma 5-ter, del predetto
decreto n. 267/2000:
"5-ter. In ogni caso in cui la gestione della rete,
separata o integrata con l'erogazione dei servizi, non sia
stata affidata con gara ad evidenza pubblica, i soggetti
gestori di cui ai precedenti commi provvedono
all'esecuzione dei lavori comunque connessi alla gestione
della rete esclusivamente mediante contratti di appalto o
di concessione di lavori pubblici, aggiudicati a seguito di
procedure di evidenza pubblica, ovvero in economia nei
limiti di cui all'art. 24 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, e all'art. 143 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.
Qualora la gestione della rete, separata o integrata con la
gestione dei servizi, sia stata affidata con procedure di
gara, il soggetto gestore puo' realizzare direttamente i
lavori connessi alla gestione della rete, purche'
qualificato ai sensi della normativa vigente e purche' la
gara espletata abbia avuto ad oggetto sia la gestione del
servizio relativo alla rete, sia l'esecuzione dei lavori
connessi. Qualora, invece, la gara abbia avuto ad oggetto
esclusivamente la gestione del servizio relativo alla rete,
il gestore deve appaltare i lavori a terzi con le procedure
ad evidenza pubblica previste dalla legislazione vigente.".
- Si riporta il testo dell'art. 37-bis della legge
11 febbraio 1994, n. 109:
"Art. 37-bis (Promotore). - 1. I soggetti di cui al
comma 2, di seguito denominati "promotori", possono
presentare alle amministrazioni aggiudicatrici proposte
relative alla realizzazione di lavori pubblici o di lavori
di pubblica utilita', inseriti nella programmazione
triennale di cui all'art. 14, comma 2, ovvero negli
strumenti di programmazione formalmente approvati
dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della
normativa vigente, tramite contratti di concessione, di cui
all'art. 19, comma 2, con risorse totalmente o parzialmente
a carico dei promotori stessi. Le proposte sono presentate
entro il 30 giugno di ogni anno oppure, nel caso in cui
entro tale scadenza non siano state presentate proposte per
il medesimo intervento, entro il 31 dicembre. Le proposte
devono contenere uno studio di inquadramento territoriale e
ambientale, uno studio di fattibilita', un progetto
preliminare, una bozza di convenzione, un piano
economico-finanziario asseverato da un istituto di credito
o da societa' di servizi costituite dall'istituto di
credito stesso ed iscritte nell'elenco generale degli
intermediari finanziari, ai sensi dell'art. 106 del testo
unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui
al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o da una
societa' di revisione ai sensi dell'art. 1 della legge 23
novembre 1939, n. 1966, una specificazione delle
caratteristiche del servizio e della gestione nonche'
l'indicazione degli elementi di cui all'art. 21, comma 2,
lettera b), e delle garanzie offerte dal promotore
all'amministrazione aggiudicatrice; il regolamento detta
indicazioni per chiarire ed agevolare le attivita' di
asseverazione. Le proposte devono inoltre indicare
l'importo delle spese sostenute per la loro predisposizione
comprensivo anche dei diritti sulle opere d'ingegno di cui
all'art. 2578 del codice civile. Tale importo, soggetto
all'accettazione da parte della amministrazione
aggiudicatrice, non puo' superare il 2,5 per cento del
valore dell'investimento, come desumibile dal piano
economic o-finanziario. I soggetti pubblici e privati
possono presentare alle amministrazioni aggiudicatrici,
nell'ambito della fase di programmazione di cui all'art. 14
della presente legge, proposte d'intervento relative alla
realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilita' e
studi di fattibilita'. Tale presentazione non determina, in
capo alle amministrazioni, alcun obbligo di esame e
valutazione. Le amministrazioni possono adottare,
nell'ambito dei propri programmi, le proposte di intervento
e gli studi ritenuti di pubblico interesse; l'adozione non
determina alcun diritto del proponente al compenso per le
prestazioni compiute o alla realizzazione degli interventi
proposti.".
- L'art. 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 9 maggio 2001, n.
106, S.O. (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche), e' il
seguente:
"Art. 31 (Passaggio di dipendenti per effetto di
trasferimento di attivita). - (Art. 34 del decreto
legislativo n. 29 del 1993, come sostituito dall'art. 19
del decreto legislativo n. 80 del 1998). - 1. Fatte salve
le disposizioni speciali, nel caso di trasferimento o
conferimento di attivita', svolte da pubbliche
amministrazioni, enti pubblici o loro aziende o strutture,
ad altri soggetti, pubblici o privati, al personale che
passa alle dipendenze di tali soggetti si applicano l'art.
2112 del codice civile e si osservano le procedure di
informazione e di consultazione di cui all'art. 47, commi
da 1 a 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428.".
- Si riporta il testo dell'art. 2112 del codice civile:
"Art. 2112 (Mantenimento dei diritti dei lavoratori in
caso di trasferimento d'azienda). - In caso di
trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con
il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti
che ne derivano.
Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido,
per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del
trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e
411 del codice di procedura civile il lavoratore puo'
consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni
derivanti dal rapporto di lavoro.
Il cessionario e' tenuto ad applicare i trattamenti
economici e normativi previsti dai contratti collettivi
nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del
trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano
sostituiti da altri contratti collettivi applicabili
all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si
produce esclusivamente fra contratti collettivi del
medesimo livello.
Ferma restando la facolta' di esercitare il recesso ai
sensi della normativa in materia di licenziamenti, il
trasferimento d'azienda non costituisce di per se' motivo
di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di
lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi
successivi al trasferimento d'azienda, puo' rassegnare le
proprie dimissioni con gli effetti di cui all'art. 2119,
primo comma.
Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo
si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione
che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti
il mutamento nella titolarita' di un'attivita' economica
organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al
trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria
identita' a prescindere dalla tipologia negoziale o dal
provvedimento sulla base del quale il trasferimento e'
attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Le
disposizioni del presente articolo si applicano altresi' al
trasferimento di parte dell'azienda, intesa come
articolazione funzionalmente autonoma di un'attivita'
economica organizzata, identificata come tale dal cedente e
dal cessionario al momento del suo trasferimento.
Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un
contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando
il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra appaltante e
appaltatore opera un regime di solidarieta' di cui all'art.
29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276.".
Nota all'art. 203:
- Il titolo I, capo II, del decreto del Presidente
della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1986, n. 299, S.O.
(Approvazione del nuovo regolamento delle aziende di
servizi dipendenti dagli enti locali) e' il seguente:
"Riscatto dei servizi affidati in concessione".
Nota all'art. 204:
- Il testo dell'art. 113, comma 15-bis, del citato
decreto n. 267/2000, e' il seguente:
"15-bis. Nel caso in cui le disposizioni previste per i
singoli settori non stabiliscano un congruo periodo di
transizione, ai fini dell'attuazione delle disposizioni
previste nel presente articolo, le concessioni rilasciate
con procedure diverse dall'evidenza pubblica cessano
comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2006,
senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente
affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni
affidate a societa' a capitale misto pubblico privato nelle
quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure
ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto
delle norme interne e comunitarie in materia di
concorrenza, nonche' quelle affidate a societa' a capitale
interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici
titolari del capitale sociale esercitino sulla societa' un
controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e
che la societa' realizzi la parte piu' importante della
propria attivita' con l'ente o gli enti pubblici che la
controllano. Sono altresi' escluse dalla cessazione le
concessioni affidate alla data del 1° ottobre 2003 a
societa' gia' quotate in borsa e a quelle da esse
direttamente partecipate a tale data a condizione che siano
concessionarie esclusive del servizio, nonche' a societa'
originariamente a capitale interamente pubblico che entro
la stessa data abbiano provveduto a collocare sul mercato
quote di capitale attraverso procedure ad evidenza
pubblica, ma, in entrambe le ipotesi indicate, le
concessioni cessano comunque allo spirare del termine
equivalente a quello della durata media delle concessioni
aggiudicate nello stesso settore a seguito di procedure di
evidenza pubblica, salva la possibilita' di determinare
caso per caso la cessazione in una data successiva qualora
la stessa risulti proporzionata ai tempi di recupero di
particolari investimenti effettuati da parte del gestore."
Note all'art. 205:
- Si riportano i commi da 24 a 40 della legge 28
dicembre 1995, n. 549, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
29 dicembre 1995, n. 302, S.O. (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica).
"24. Al fine di favorire la minore produzione di
rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima e di
energia, a decorrere dal 1° gennaio 1996 e' istituito il
tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti
solidi, cosi' come definiti e disciplinati dall'art. 2 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982,
n. 915.
25. Presupposto dell'imposta e' il deposito in
discarica dei rifiuti solidi, compresi i fanghi palabili.
26. Soggetto passivo dell'imposta e' il gestore
dell'impresa di stoccaggio definitivo con obbligo di
rivalsa nei confronti di colui che effettua il
conferimento.
27. Il tributo e' dovuto alle regioni; una quota del 10
per cento di esso spetta alle province. Il 20 per cento del
gettito derivante dall'applicazione del tributo, al netto
della quota spettante alle province, affluisce in un
apposito fondo della regione destinato a favorire la minore
produzione di rifiuti, le attivita' di recupero di materie
prime e di energia, con priorita' per i soggetti che
realizzano sistemi di smaltimento alternativi alle
discariche, nonche' a realizzare la bonifica dei suoli
inquinati, ivi comprese le aree industriali dismesse, il
recupero delle aree degradate per l'avvio ed il
finanziamento delle agenzie regionali per l'ambiente e la
istituzione e manutenzione delle aree naturali protette.
L'impiego delle risorse e' disposto dalla regione,
nell'ambito delle destinazioni sopra indicate, con propria
deliberazione, ad eccezione di quelle derivanti dalla
tassazione dei fanghi di risulta che sono destinate ad
investimenti di tipo ambientale riferibili ai rifiuti del
settore produttivo sogg etto al predetto tributo.
28. La base imponibile e' costituita dalla quantita'
dei rifiuti conferiti in discarica sulla base delle
annotazioni nei registri tenuti in attuazione degli
articoli 11 e 19 del decreto del Presidente della
Repubblica 10 settembre 1982, n. 915.
29. L'ammontare dell'imposta e' fissato, con legge
della regione entro il 31 luglio di ogni anno per l'anno
successivo, per chilogrammo di rifiuti conferiti: in misura
non inferiore ad euro 0,001 e non superiore ad euro 0,01
per i rifiuti ammissibili al conferimento in discarica per
i rifiuti inerti ai sensi dell'art. 2 del decreto
ministeriale 13 marzo 2003 del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2003; in misura non inferiore
ad euro 0,00517 e non superiore ad euro 0,02582 per i
rifiuti ammissibili al conferimento in discarica per
rifiuti non pericolosi e pericolosi ai sensi degli articoli
3 e 4 del medesimo decreto. In caso di mancata
determinazione dell'importo da parte delle regioni entro il
31 luglio di ogni anno per l'anno successivo, si intende
prorogata la misura vigente. Il tributo e' determinato
moltiplicando l'ammontare dell'imposta per il quantitativo,
espresso in chilogrammi, dei rifiuti conferiti in
discarica, nonche' per un coefficiente di correzione che
tenga conto del peso specifico, della qualita' e delle
condizioni di conferimento dei rifiuti ai fini della
commisurazione dell'incidenza sul costo ambientale da
stabilire con decreto del Ministro dell'ambiente, di
concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e della sanita', entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge.
30. Il tributo e' versato alla regione in apposito
capitolo di bilancio dal gestore della discarica entro il
mese successivo alla scadenza del trimestre solare in cui
sono state effettuate le operazioni di deposito. Entro i
termini previsti per il versamento relativo all'ultimo
trimestre dell'anno il gestore e' tenuto a produrre alla
regione in cui e' ubicata la discarica una dichiarazione
contenente l'indicazione delle quantita' complessive dei
rifiuti conferiti nell'anno nonche' dei versamenti
effettuati. La regione trasmette copia della predetta
dichiarazione alla provincia nel cui territorio e' ubicata
la discarica. Con legge della regione sono stabilite le
modalita' di versamento del tributo e di presentazione
della dichiarazione. Per l'anno 1996 il termine per il
versamento del tributo alle regioni, relativo alle
operazioni di deposito effettuate nel primo trimestre, e'
differito al 31 luglio 1996.
31. Per l'omessa o infedele registrazione delle
operazioni di conferimento in discarica, ferme restando le
sanzioni stabilite per le violazioni di altre norme, si
applica la sanzione amministrativa dal duecento al
quattrocento per cento del tributo relativo all'operazione.
Per l'omessa o infedele dichiarazione si applica la
sanzione da lire duecentomila a lire un milione. Le
sanzioni sono ridotte ad un quarto se, entro il termine per
ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione
del contribuente e contestuale pagamento del tributo, se
dovuto, e della sanzione
32. Fermi restando l'applicazione della disciplina
sanzionatoria per la violazione della normativa sullo
smaltimento dei rifiuti di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 10 settembre 1982. n. 915 e successive
modificazioni, e l'obbligo di procedere alla bonifica e
alla rimessa in pristino dell'area, chiunque esercita,
ancorche' in via non esclusiva, l'attivita' di discarica
abusiva e chiunque abbandona, scarica o effettua deposito
incontrollato di rifiuti, e' soggetto al pagamento del
tributo determinato ai sensi della presente legge e di una
sanzione amministrativa pari a tre volte l'ammontare del
tributo medesimo. Si applicano a carico di chi esercita
l'attivita' le sanzioni di cui al comma 31. L'utilizzatore
a qualsiasi titolo o, in mancanza, il proprietario dei
terreni sui quali' insiste la discarica abusiva, e' tenuto
in solido agli oneri di bonifica, al risarcimento del danno
ambientale e al pagamento del tributo e delle sanzioni
pecuniarie ai sensi della presente legge, ove non dimostri
di aver presentato denuncia di discarica abusiva ai
competenti organi della regione, prima della costatazione
delle violazioni di legge. Le discariche abusive non
possono essere oggetto di autorizzazione regionale, ai
sensi dell'art. 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 10 settembre 1982, n. 915.
33. Le violazioni ai commi da 24 a 41 del presente
articolo sono constatate con processo verbale dai
funzionari provinciali addetti ai controlli ai sensi
dell'art. 14 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e dell'art.
7 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre
1982, n. 915 muniti di speciale tessera di riconoscimento
rilasciata dal presidente della provincia. Per
l'assolvimento dei loro compiti i funzionari possono
accedere, muniti di apposita autorizzazione del capo
dell'ufficio, nei luoghi adibiti all'esercizio
dell'attivita' e negli altri luoghi ove devono essere
custoditi i registri e la documentazione inerente
l'attivita', al fine di procedere alla ispezione dei luoghi
ed alla verifica della relativa documentazione. Qualora nel
corso dell'ispezione o della verifica emergano inosservanze
di obblighi regolati da disposizioni di leggi concernenti
tributi diversi da quelli previsti dai commi da 24 a 41 del
presente articolo, i funzionari predetti devono comunicarle
alla Guardia di finanza secon do le modalita' previste
dall'ultimo comma dell'art. 36 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto
dall'art. 19, comma 1, lettera d), della legge 30 dicembre
1991 n. 413. La Guardia di finanza coopera con i funzionari
provinciali per l'acquisizione ed il reperimento degli
elementi utili ai fini dell'accertamento dell'imposta e per
la repressione delle connesse violazioni, procedendo di
propria iniziativa o su richiesta delle regioni o province
nei modi e con le facolta' di cui all'art. 63 del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e
successive modificazioni.
34. L'accertamento, la riscossione, i rimborsi, il
contenzioso amministrativo e quanto non previsto dai commi
da 24 a 41 del presente articolo sono disciplinati con
legge della regione.
35. Le disposizioni dei commi da 24 a 41 del presente
articolo costituiscono principi fondamentali ai sensi
dell'art. 119 della Costituzione. Le regioni a statuto
speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano
provvedono con propria legge secondo le disposizioni dei
rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.
36-37 (Omissis).
38. Per l'anno 1996 il tributo e' dovuto nella misura
minima, esclusi i rifiuti dei settori minerario,
estrattivo, edilizio, lapideo e metallurgico, per i quali
la misura minima del tributo e' determinata tra lire 2 e
lire 5 con decreto del Ministro dell'ambiente di concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, da emanare entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge in relazione alla
possibilita' di recupero e riutilizzo e alle incidenze del
tributo sui costi di produzione. In sede di prima
applicazione delle disposizioni del comma 32 l'utilizzatore
o, in mancanza, il proprietario del terreno su cui insiste
la discarica abusiva e' esente dalla responsabilita'
relativamente, alle sanzioni amministrative previste al
comma 32 qualora provveda entro il 30 giugno 1996 alla
relativa denuncia agli organi della regione.
39. A decorrere dell'anno 1996 i proventi delle
addizionali erariali di cui al regio decreto-legge 30
novembre 1937, n. 2145, convertito dalla legge 25 aprile
1938, n. 614 e alla legge 10 dicembre 1961, n. 1346,
applicate alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi
urbani interni, comprese le riscossioni relativa agli anni
precedenti sono devoluti direttamente ai comuni dal
concessionario della riscossione. La maggiore spesa del
servizio di nettezza urbana derivante dal pagamento del
tributo di cui al comma 24 costituisce costo ai sensi
dell'art. 61 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n.
507 e successive modificazioni. Con decreto del Ministro
delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e
del tesoro, sono stabilite le modalita' di attuazione delle
disposizioni del presente comma.
40. Per i rifiuti smaltiti tal quali in impianti di
incenerimento senza recupero di energia, per gli scarti ed
i sovvalli di impianti di selezione automatica, riciclaggio
e compostaggio, nonche' per i fanghi anche palabili si
applicano le disposizioni dei commi da 24 a 41 del presente
articolo. Il tributo e' dovuto nella misura del 20 per
cento dell'ammontare determinato ai sensi dei commi 29 e
38.".
Note all'art. 206:
- Il regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento
europeo del Consiglio del 19 marzo 2001 e' pubblicato nella
GUCE n. L 114/1 del 24 aprile 2001.
Note all'art. 207:
- L'art. 26 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22 e' il seguente:
"Art. 26 (Osservatorio nazionale sui rifiuti). - 1. Al
fine di garantire l'attuazione delle norme di cui al
presente decreto legislativo, con particolare riferimento
alla prevenzione della produzione della quantita' e della
pericolosita' dei rifiuti ed all'efficacia, all'efficienza
ed all'economicita' della gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonche' alla
tutela della salute pubblica e dell'ambiente, e' istituito,
presso il Ministero dell'ambiente, l'Osservatorio nazionale
sui rifiuti, in appresso denominato Osservatorio.
L'Osservatorio svolge, in particolare, le seguenti
funzioni:
a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
b) provvede all'elaborazione ed all'aggiornamento
permanente di criteri e specifici obiettivi d'azione,
nonche' alla definizione ed all'aggiornamento permanente di
un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione
dei rifiuti;
c) esprime il proprio parere sul Programma generale
di prevenzione di cui all'art. 42 e lo trasmette per
l'adozione definitiva al Ministro dell'ambiente ed al
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
ed alla Conferenza Stato-regioni;
d) predispone il Programma generale di prevenzione di
cui all'art. 42 qualora il Consorzio nazionale imballaggi
non provveda nei termini previsti;
e) verifica l'attuazione del Programma generale, di
cui all'art. 42 ed il raggiungimento degli obiettivi di
recupero e di riciclaggio;
f) verifica i costi di recupero e smaltimento;
g) elabora il metodo normalizzato di cui all'art. 49,
comma 5, e lo trasmette per l'approvazione al Ministro
dell'ambiente ed al Ministro dell'industria, del commercio
e dell'artigianato;
h) verifica livelli di qualita' dei servizi erogati;
i) predispone un rapporto annuale sulla gestione dei
rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne
cura la trasmissione ai Ministri dell'ambiente,
dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della
sanita'.
2. L'Osservatorio e' costituito con decreto del
Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro
dell'industria del commercio e dell'artigianato, ed e'
composto da nove membri, scelti tra persone esperte in
materia, di cui:
a) tre designati dal Ministro dell'ambiente, di cui
uno con funzioni di Presidente;
b) due designati dal Ministro dell'industria, di cui
uno con funzioni di vicepresidente;
c) uno designato dal Ministro della sanita';
d) uno designato dal Ministro delle risorse agricole,
alimentari e forestali;
d-bis) uno designato dal Ministro del tesoro;
d-ter) uno designato dalla Conferenza Stato regioni.
3. I membri durano in carica cinque anni. Il
trattamento economico spettante ai membri dell'Osservatorio
e della segreteria tecnica e' determinato con decreto del
Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro
dell'ambiente ed il Ministro dell'industria, del commercio
e dell'artigianato.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e della sanita', e del tesoro da emanarsi
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono definite le modalita' organizzative e di
funzionamento dell'Osservatorio e della Segreteria tecnica.
5. All'onere derivante dalla costituzione e dal
funzionamento dell'Osservatorio e della segreteria tecnica
pari a lire due miliardi, aggiornate annualmente in
relazione al tasso di inflazione, provvede il Consorzio
nazionale imballaggi di cui all'art. 41 con un contributo
di pari importo a carico dei consorziati. Dette somme sono
versate dal Comitato nazionale imballaggi all'entrata del
bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del
Ministro del tesoro ad apposito capitolo dello stato di
previsione del Ministero dell'ambiente. Le spese per il
funzionamento del predetto Osservatorio sono subordinate
alle entrate.
5-bis. Al fine di consentire l'avviamento ed il
funzionamento dell'attivita' dell'Osservatorio nazionale
sui rifiuti, in attesa dell'attuazione di quanto disposto
al comma 5, e' autorizzata la spesa di lire 1.000 milioni
per l'anno 1998 da iscrivere in apposita unita'
previsionale di base dello stato di previsione del
Ministero dell'ambiente.".
- L'art. 1, norma 42, della legge 15 dicembre 2004, n.
308 e' il seguente:
"42. Al fine di migliorare, incrementare ed adeguare
agli standard europei, alle migliori tecnologie disponibili
ed alle migliori pratiche ambientali gli interventi in
materia di tutela delle acque interne, di rifiuti e di
bonifica dei siti inquinati, nonche' di aumentare
l'efficienza di detti interventi anche sotto il profilo
della capacita' di utilizzare le risorse derivanti da
cofinanziamenti dell'Unione europea, e' istituita, presso
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
una segreteria tecnica composta da non piu' di ventuno
esperti di elevata qualificazione, nominati con decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con
il quale ne e' stabilito anche il funzionamento della
predetta segreteria e' autorizzata la spesa di 450.000 euro
per l'anno 2004, di 500.000 euro per l'anno 2005 e di un
milione di euro a decorrere dall'anno 2006.".
Note all'art. 208:
- L'art. 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004,
n. 42, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 febbraio
2004, n. 45, S.O. (codice dei beni culturali e del
paesaggio, ai sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002,
n. 137) e' il seguente:
"Art. 146 (Autorizzazione). - 1. I proprietari,
possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili e
aree oggetto dei provvedimenti elencati all'art. 157,
oggetto di proposta formulata ai sensi degli articoli 138 e
141, tutelati ai sensi dell'art. 142, ovvero sottoposti a
tutela dalle disposizioni del piano paesaggistico, non
possono distruggerli, ne' introdurvi modificazioni che
rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di
protezione.
2. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi
titolo dei beni indicati al comma 1, hanno l'obbligo di
sottoporre alla regione o all'ente locale al quale la
regione ha affidato la relativa competenza i progetti delle
opere che intendano eseguire, corredati della
documentazione prevista, al fine di ottenere la preventiva
autorizzazione.
3. Entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente
decreto legislativo, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza
Stato-regioni, e' individuata la documentazione necessaria
alla verifica di compatibilita' paesaggistica degli
interventi proposti.
4. La domanda di autorizzazione dell'intervento indica
lo stato attuale del bene interessato, gli elementi di
valore paesaggistico presenti, gli impatti sul paesaggio
delle trasformazioni proposte e gli elementi di mitigazione
e di compensazione necessari.
5. L'amministrazione competente, nell'esaminare la
domanda di autorizzazione, verifica la conformita'
dell'intervento alle prescrizioni contenute nei piani
paesaggistici e ne accerta:
a) la compatibilita' rispetto ai valori paesaggistici
riconosciuti dal vincolo;
b) la congruita' con i criteri di gestione
dell'immobile o dell'area;
c) la coerenza con gli obiettivi di qualita'
paesaggistica.
6. L'amministrazione, accertata la compatibilita'
paesaggistica dell'intervento ed acquisito il parere della
commissione per il paesaggio, entro il termine di quaranta
giorni dalla ricezione dell'istanza, trasmette la proposta
di autorizzazione, corredata dal progetto e dalla relativa
documentazione, alla competente soprintendenza, dandone
notizia agli interessati. Tale ultima comunicazione
costituisce avviso di inizio del relativo procedimento, ai
sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Qualora l'amministrazione verifichi che la documentazione
allegata non corrisponde a quella prevista al comma 3,
chiede le necessarie integrazioni; in tal caso, il predetto
termine e' sospeso dalla data della richiesta fino a quella
di ricezione della documentazione. Qualora
l'amministrazione ritenga necessario acquisire
documentazione ulteriore rispetto a quella prevista al
comma 3, ovvero effettuare accertamenti, il termine e'
sospeso, per una sola volta, dalla data della richiesta
fino a quella di ricez ione della documentazione, ovvero
dalla data di comunicazione della necessita' di
accertamenti fino a quella di effettuazione degli stessi,
per un periodo comunque non superiore a trenta giorni.
7. La soprintendenza comunica il parere entro il
termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione della
proposta di cui al comma 6. Decorso inutilmente il termine
per l'acquisizione del parere, l'amministrazione assume
comunque le determinazioni in merito alla domanda di
autorizzazione.
8. L'autorizzazione e' rilasciata o negata
dall'amministrazione competente entro il termine di venti
giorni dalla ricezione del parere della soprintendenza e
costituisce atto distinto e presupposto della concessione o
degli altri titoli legittimanti l'intervento edilizio. I
lavori non possono essere iniziati in difetto di essa.
9. Decorso inutilmente il termine indicato al comma 8,
e' data facolta' agli interessati di richiedere
l'autorizzazione alla regione, che provvede anche mediante
un commissario ad acta entro il termine di sessanta giorni
dalla data di ricevimento della richiesta. Qualora venga
ritenuto necessario acquisire documentazione ulteriore o
effettuare accertamenti, il termine e' sospeso per una sola
volta fino alla data di ricezione della documentazione
richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli
accertamenti. Laddove la regione non abbia affidato agli
enti locali la competenza al rilascio dell'autorizzazione
paesaggistica, la richiesta di rilascio in via sostitutiva
e' presentata alla competente soprintendenza.
10. L'autorizzazione paesaggistica:
a) diventa efficace dopo il decorso di venti giorni
dalla sua emanazione;
b) e' trasmessa in copia, senza indugio, alla
soprintendenza che ha emesso il parere nel corso del
procedimento, nonche', unitamente al parere, alla regione
ed alla provincia e, ove esistenti, alla comunita' montana
e all'ente parco nel cui territorio si trova l'immobile o
l'area sottoposti al vincolo;
c) non puo' essere rilasciata in sanatoria
successivamente alla realizzazione, anche parziale degli
interventi.
11. L'autorizzazione paesaggistica e' impugnabile con
ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso
straordinario al Presidente della Repubblica, dalle
associazioni ambientaliste portatrici di interessi diffusi
individuate ai sensi dell'art. 13 della legge 8 luglio
1986, n. 349 e da qualsiasi altro soggetto pubblico o
privato che ne abbia interesse. Il ricorso e' deciso anche
se, dopo la sua proposizione ovvero in grado di appello, il
ricorrente dichiari di rinunciare o di non avervi piu'
interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale
amministrativo regionale possono essere impugnate da chi
sia legittimato a ricorrere avverso l'autorizzazione
paesaggistica, anche se non abbia proposto il ricorso di
primo grado.
12. Presso ogni comune e' istituito un elenco,
aggiornato almeno ogni sette giorni e liberamente
consultabile, in cui e' indicata la data di rilascio di
ciascuna autorizzazione paesaggistica, con la annotazione
sintetica del relativo oggetto e con la precisazione se
essa sia stata rilasciata in difformita' dal parere della
Soprintendenza. Copia dell'elenco e' trasmessa
trimestralmente alla regione e alla soprintendenza, ai fini
dell'esercizio delle funzioni di vigilanza di cui all'art.
155.
13. Le disposizioni dei precedenti commi si applicano
anche alle istanze concernenti le attivita' minerarie di
ricerca ed estrazione.
14. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano alle autorizzazioni per le attivita' di
coltivazione di cave e torbiere. Per tali attivita' restano
ferme le potesta' del Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio ai sensi della normativa in materia,
che sono esercitate tenendo conto delle valutazioni
espresse, per quanto attiene ai profili paesaggistici,
dalla competente soprintendenza.".
L'art. 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
e' il seguente:
"Art. 5 (Poteri sostitutivi). - 1. Con riferimento alle
funzioni e ai compiti spettanti alle regioni e agli enti
locali, in caso di accertata inattivita' che comporti
inadempimento agli obblighi derivanti dall'appartenenza
alla Unione europea o pericolo di grave pregiudizio agli
interessi nazionali, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro competente per materia,
assegna all'ente inadempiente un congruo termine per
provvedere.
2. Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei
Ministri, sentito il soggetto inadempiente, nomina un
commissario che provvede in via sostitutiva.
3. In casi di assoluta urgenza, non si applica la
procedura di cui al comma 1 e il Consiglio dei Ministri
puo' adottare il provvedimento di cui al comma 2, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro competente. Il provvedimento in
tal modo adottato ha immediata esecuzione ed e'
immediatamente comunicato rispettivamente alla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito
denominata "Conferenza Stato-regioni" e alla Conferenza
Stato-Citta' e autonomie locali allargata ai rappresentanti
delle comunita' montane, che ne possono chiedere il
riesame, nei termini e con gli effetti previsti dall'art.
8, comma 3, della legge 15 marzo 1997. n. 59.
4. Restano ferme le disposizioni in materia di poteri
sostitutivi previste dalla legislazione vigente.".
- L'art. 14 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n.
36, e' il seguente:
"Art. 14 (Garanzie finanziarie). - 1. La garanzia per
l'attivazione e la gestione operativa della discarica,
comprese le procedure di chiusura, assicura l'adempimento
delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione e deve
essere prestata per una somma commisurata alla capacita'
autorizzata della discarica ed alla classificazione della
stessa ai sensi dell'art. 4. In caso di autorizzazione per
lotti della discarica, come previsto dall'art. 10, comma 3,
la garanzia puo' essere prestata per lotti.
2. La garanzia per la gestione successiva alla chiusura
della discarica assicura che le procedure di cui all'art.
13 siano eseguite ed e' commisurata al costo complessivo
della gestione post-operativa. In caso di autorizzazione
della discarica per lotti la garanzia per la post-chiusura
puo' essere prestata per lotti.
3. Fermo restando che le garanzie di cui ai commi 1 e
2, nel loro complesso, devono essere trattenute per tutto
il tempo necessario alle operazioni di gestione operativa e
di gestione successiva alla chiusura della discarica e
salvo che l'autorita' competente non preveda un termine
maggiore qualora ritenga che sussistano rischi per
l'ambiente:
a) la garanzia di cui al comma 1 e' trattenuta per
almeno due anni dalla data della comunicazione di cui
all'art. 12, comma 3;
b) la garanzia di cui al comma 2 e' trattenuta per
almeno trenta anni dalla data della comunicazione di cui
all'art. 12, comma 3.
4. Le garanzie di cui ai commi 1 e 2 sono costituite ai
sensi dell'art. 1 della legge 10 giugno 1982, n. 348, e
devono essere prestate in misura tale da garantire la
realizzazione degli obiettivi indicati nei citati commi.
5. Nel caso di impianti di discarica la cui
coltivazione ha raggiunto, alla data di entrata in vigore
del presente decreto, l'80 % della capacita' autorizzata,
il massimale da garantire secondo i parametri previsti e'
ridotto nella misura del 40 %.
6. Le Regioni possono prevedere, per gli impianti
realizzati e gestiti secondo le modalita' previste dal
presente decreto, che la garanzia finanziaria di cui al
comma 2 non si applichi alle discariche per rifiuti inerti.
7. Gli oneri afferenti alle garanzie previste dal
presente articolo, allorquando le regioni e gli enti di cui
all'art. 2 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
gestiscono direttamente la discarica, sono coperti dalla
tariffa con le modalita' di cui all'art. 15.".
- La legge 28 gennaio 1994, n. 84, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 4 febbraio 1994, n. 28, S.O., reca il
riordino della legislazione in materia portuale.
- Il decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 luglio 2003, n. 168,
reca: Attuazione della direttiva 2000/59/CE relativa agli
impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle
navi ed i residui del carico.
Note all'art. 209:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile
1992, n. 300, Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 maggio
1992, n. 123, reca: "Regolamento concernente le attivita'
private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20
della legge 7 agosto 1990, n. 241.".
- L'art. 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e' il
seguente:
"Art. 21 (Disposizioni sanzionatorie). - 1. Con la
denuncia o con la domanda di cui agli articoli 19 e 20
l'interessato deve dichiarare la sussistenza dei
presupposti e dei requisiti di legge richiesti. In caso di
dichiarazioni mendaci o di false attestazioni non e'
ammessa la conformazione dell'attivita' e dei suoi effetti
a legge o la sanatoria prevista dagli articoli medesimi ed
il dichiarante e' punito con la sanzione prevista dall'art.
483 del codice penale, salvo che il fatto costituisca piu'
grave reato.
2. Le sanzioni attualmente previste in caso di
svolgimento dell'attivita' in carenza dell'atto di assenso
dell'amministrazione o in difformita' di esso si applicano
anche nei riguardi di coloro i quali diano inizio
all'attivita' ai sensi degli articoli 19 e 20 in mancanza
dei requisiti richiesti o, comunque, in contrasto con la
normativa vigente.
2-bis. Restano ferme le attribuzioni di vigilanza,
prevenzione e controllo su attivita' soggette ad atti di
assenso da parte di pubbliche amministrazioni previste da
leggi vigenti, anche se e' stato dato inizio all'attivita'
ai sensi degli articoli 19 e 20.".
Note all'art. 210:
- L'art. 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112, e' il seguente:
"Art. 5 (Poteri sostitutivi). - 1. Con riferimento alle
funzioni e ai compiti spettanti alle regioni e agli enti
locali, in caso di accertata inattivita' che comporti
inadempimento agli obblighi derivanti dall'appartenenza
alla Unione europea o pericolo di grave pregiudizio agli
interessi nazionali, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro competente per materia,
assegna all'ente inadempiente un congruo termine per
provvedere.
2. Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei
Ministri, sentito il soggetto inadempiente, nomina un
commissario che provvede in via sostitutiva.
3. In casi di assoluta urgenza, non si applica la
procedura di cui al comma 1 e il Consiglio dei Ministri
puo' adottare il provvedimento di cui al comma 2, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro competente. Il provvedimento in
tal modo adottato ha immediata esecuzione ed e'
immediatamente comunicato rispettivamente alla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito
denominata "Conferenza Stato-regioni" e alla Conferenza
Stato-Citta' e autonomie locali allargata ai rappresentanti
delle comunita' montane, che ne possono chiedere il
riesame, nei termini e con gli effetti previsti dall'art.
8, comma 3, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
4. Restano ferme le disposizioni in materia di poteri
sostitutivi previste dalla legislazione vigente.".
Note all'art. 212:
- L'art. 30 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, e' il seguente:
"Art. 30 (Imprese sottoposte ad iscrizione). - 1.
L'Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di
smaltimento dei rifiuti istituito ai sensi dell'art. 10 del
decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, assume
la denominazione di Albo nazionale delle imprese che
effettuano la gestione dei rifiuti, di seguito denominato
Albo, ed e' articolato in un comitato nazionale, con sede
presso il Ministero dell'ambiente, ed in Sezioni regionali,
istituite presso le Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura dei capoluoghi di regione. I
componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali
durano in carica cinque anni.
2. Il Comitato nazionale dell'Albo ha potere
deliberante ed e' composto da 15 membri esperti nella
materia nominati con decreto del Ministro dell'ambiente, di
concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, e designati rispettivamente:
a) due dal Ministro dell'ambiente, di cui uno con
funzioni di Presidente;
b) uno dal Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, con funzioni di vicepresidente;
c) uno dal Ministro della sanita';
d) uno dal Ministro dei trasporti e della
navigazione;
e) tre dalle Regioni;
j) uno dell'Unione italiana delle Camere di
commercio;
g) sei dalle categorie economiche, di cui due delle
categorie degli autotrasportatori.
3. Le Sezioni regionali dell'Albo sono istituite con
decreto del Ministro dell'ambiente da emanarsi entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e sono composte:
a) dal Presidente della Camera di commercio o da un
membro del Consiglio camerale all'uopo designato, con
funzioni di presidente;
b) da un funzionario o dirigente esperto in
rappresentanza della giunta regionale con funzioni di
vicepresidente;
c) da un funzionario o dirigente esperto in
rappresentanza delle province designato dall'Unione
regionale delle Province;
d) da un esperto designato dal Ministro
dell'ambiente.
4. Le imprese che svolgono attivita' di raccolta e
trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti da terzi e le
imprese che raccolgono e trasportano rifiuti pericolosi,
esclusi i trasporti di rifiuti pericolosi che non eccedano
la quantita' di trenta chilogrammi al giorno o di trenta
litri al giorno effettuati dal produttore degli stessi
rifiuti, nonche' le imprese che intendono effettuare
attivita' di bonifica dei siti, di bonifica dei beni
contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei
rifiuti, di gestione di impianti di smaltimento e di
recupero di titolarita' di terzi, e di gestione di impianti
mobili di smaltimento e di recupero di rifiuti, devono
essere iscritte all'Albo. L'iscrizione deve essere
rinnovata ogni cinque anni e sostituisce l'autorizzazione
all'esercizio delle attivita' di raccolta, di trasporto, di
commercio e di intermediazione dei rifiuti; per le altre
attivita' l'iscrizione abilita alla gestione degli impianti
il cui esercizio sia stato autorizzato ai sensi del
presente decreto.
5. L'iscrizione di cui al comma 4 ed i provvedimenti di
sospensione, di revoca, di decadenza e di annullamento
dell'iscrizione, nonche', dal 1° gennaio 1998,
l'accettazione delle garanzie finanziarie sono deliberati
dalla sezione regionale dell'Albo della regione ove ha sede
legale l'interessato, in conformita' alla normativa vigente
ed alle direttive emesse dal Comitato nazionale.
6. Con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, dei trasporti e della navigazione e del
tesoro, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono definite le
attribuzioni e le modalita' organizzative dell'Albo,
nonche' i requisiti, i termini, le modalita' ed i diritti
d'iscrizione, le modalita' e gli importi delle garanzie
finanziarie, che devono essere prestate a favore dello
Stato dalle imprese di cui al comma 4, in conformita' ai
seguenti principi:
a) individuazione di requisiti univoci per
l'iscrizione, al fine di semplificare le procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa
sull'autotrasporto, in coerenza con la finalita' di cui
alla lettera a);
c) trattamento uniforme dei componenti delle Sezioni
regionali, per garantire l'efficienza operativa;
d) effettiva copertura delle spese attraverso i
diritti di segreteria e i diritti annuali d'iscrizione.
7. In attesa dell'emanazione dei decreti, di cui ai
commi 2 e 3 continuano ad operare, rispettivamente, il
Comitato nazionale e le Sezioni regionali dell'Albo
nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento
dei rifiuti di cui all'art. 1 del decreto-legge 31 agosto
1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre 1987, n. 441. L'iscrizione all'Albo e' deliberata
ai sensi della legge 11 novembre 1996, n. 575.
8. Fino all'emanazione dei decreti di cui al comma 6
continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti. Le
imprese che intendono effettuare attivita' di bonifica dei
siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio
ed intermediazione dei rifiuti devono iscriversi all'albo
entro sessanta giorni dall'entrata in vigore delle relative
norme tecniche.
9. Restano valide ed efficaci le iscrizioni effettuate
e le domande d'iscrizione presentate all'Albo nazionale
delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti
di cui all'art. 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n.
361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre
1987, n. 441, e successive modificazioni ed integrazioni e
delle relative disposizioni di attuazione, alla data di
entrata in vigore del presente decreto.
10. Il possesso dei requisiti di idoneita' tecnica e di
capacita' finanziaria per l'iscrizione all'Albo delle
aziende speciali, dei consorzi e delle societa' di cui
all'art. 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142, che
esercitano i servizi di gestione dei rifiuti, e' garantito
dal comune o dal consorzio di comuni. L'iscrizione all'Albo
e' effettuata sulla base di apposita comunicazione di
inizio di attivita' del comune o del consorzio di comuni
alla sezione regionale dell'Albo territorialmente
competente ed e' efficace solo per le attivita' svolte
nell'interesse del comune medesimo o dei consorzi ai quali
il comune stesso partecipa.
11. Avverso i provvedimenti delle sezioni regionali
dell'Albo gli interessati possono promuovere, entro trenta
giorni dalla notifica dei provvedimenti stessi, ricorso al
Comitato nazionale dell'Albo.
12. Alla segreteria dell'Albo e' destinato personale
comandato da amministrazioni dello Stato ed enti pubblici,
secondo criteri stabiliti con decreto del Ministro
dell'ambiente, di concerto con il Ministro del tesoro.
13. Agli oneri per il funzionamento del Comitato
nazionale e delle Sezioni regionali si provvede con le
entrate derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti
annuali d'iscrizione, secondo le modalita' previste dal
decreto del Ministro dell'ambiente 20 dicembre 1993 e
successive modifiche.
14. Il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio
1994, n. 407, non si applica alle domande di iscrizione e
agli atti di competenza dell'Albo.
15. Per le attivita' di cui al comma 4, le
autorizzazioni rilasciate ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in
scadenza, sono prorogate, a cura delle amministrazioni che
le hanno rilasciate, fino alla data di efficacia
dell'iscrizione all'Albo o a quella della decisione
definitiva sul provvedimento di diniego di iscrizione. Le
stesse amministrazioni adottano i provvedimenti di diffida,
di variazione, di sospensione o di revoca delle predette
autorizzazioni.
16. Le imprese che effettuano attivita' di raccolta e
trasporto dei rifiuti sottoposti a procedure semplificate
ai sensi dell'art. 33, ed effettivamente avviati al
riciclaggio ed al recupero, non sono sottoposte alle
garanzie finanziarie di cui al comma 6 e sono iscritte
all'Albo previa comunicazione di inizio di attivita' alla
sezione regionale territorialmente competente. Detta
comunicazione deve essere rinnovata ogni due anni e deve
essere corredata da idonea documentazione predisposta ai
sensi del decreto ministeriale 21 giugno 1991, n. 324, e
successive modifiche ed integrazioni, nonche' delle
deliberazioni del Comitato nazionale dalla quale risultino
i seguenti elementi:
a) la quantita', la natura, l'origine e la
destinazione dei rifiuti;
b) la frequenza media della raccolta;
c) la rispondenza delle caratteristiche tecniche e
della tipologia del mezzo utilizzato ai requisiti stabiliti
dall'Albo in relazione ai tipi di rifiuti da trasportare;
d) il rispetto delle condizioni ed il possesso dei
requisiti soggettivi, di idoneita' tecnica e di capacita'
finanziaria.
16-bis. Entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione di inizio di attivita' le sezioni regionali e
provinciali iscrivono le imprese di cui al comma 1 in
appositi elenchi dandone comunicazione al Comitato
nazionale, alla provincia territorialmente competente ed
all'interessato. Le imprese che svolgono attivita' di
raccolta e trasporto di rifiuti sottoposti a procedure
semplificate ai sensi dell'art. 33 devono conformarsi alle
disposizioni di cui al comma 16 entro il 15 gennaio 1998.
17. Alla comunicazione di cui al comma 16 si applicano
le disposizioni di cui all'art. 21 della legge 7 agosto
1990, n. 241.
17-bis. Sono esonerati dall'obbligo di cui al comma 4
consorzi di cui agli articoli 40, 41, 47 e 48 del presente
decreto e i consorzi di cui all'art. 9-quinquies del
decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, e
all'art. 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95.
- L'art. 21 del decreto del Ministro dell'ambiente
28 aprile 1998, n. 406, e' il seguente:
"Art. 21 (Risorse finanziarie). - 1. Le domande
d'iscrizione, variazione o cancellazione dall'Albo sono
assoggettate all'assolvimento di un diritto di segreteria.
Tale diritto e' fissato nella misura prevista per le
denunce del registro delle imprese delle camere di
commercio.
2. Successivamente all'assegnazione del numero
d'iscrizione all'Albo, le imprese possono richiedere presso
qualsiasi camera di commercio il rilascio di certificati
d'iscrizione o visure. Tali documenti sono soggetti al
pagamento degli importi previsti per il rilascio della
certificazione del registro delle imprese della camera di
commercio.
3. Il pagamento di tutti i diritti di segreteria dovra'
essere effettuato tramite versamento su conto corrente
postale intestato alla sezione regionale o direttamente
presso gli sportelli della sezione regionale in cui viene
richiesto il servizio.
4. Le imprese iscritte all'Albo sono tenute alla
corresponsione di un diritto annuale d'iscrizione secondo i
seguenti ammontari:
a) imprese che effettuano attivita' di gestione di
rifiuti di cui all'art. 8, comma 1, lettera a) (per
popolazione servita):
superiore o uguale a 500.000 abitanti, lire
3.500.000;
inferiore a 500.000 abitanti e superiore o uguale a
100.000 abitanti, L. 2.500.000;
inferiore a 100.000 abitanti e superiore o uguale a
50.000 abitanti, L. 2.000.000;
inferiore a 50.000 abitanti e superiore o uguale a
20.000 abitanti, L. 1.500.000;
inferiore a 20.000 abitanti e superiore o uguale a
5.000 abitanti, L. 700.000;
inferiore a 5.000 abitanti, L. 300.000;
b) le imprese che effettuano attivita' di gestione
dei rifiuti di cui all'art. 8, comma 1, lettere b), c), d),
e), f), g) ed h), sono suddivise nelle seguenti classi in
funzione delle tonnellate annue di rifiuti trattati:
quantita' annua complessivamente trattata superiore
o uguale a 200.000 tonnellate, L. 3.500.000;
quantita' annua complessivamente trattata superiore
o uguale a 60.000 tonnellate e inferiore a 200.000
tonnellate, L. 2.500.000;
quantita' annua complessivamente trattata superiore
o uguale a 15.000 tonnellate e inferiore a 60.000
tonnellate, L. 2.000.000;
quantita' annua complessivamente trattata superiore
o uguale a 6.000 tonnellate e inferiore a 15.000
tonnellate, L. 1.500.000;
quantita' anima complessivamente trattata superiore
o uguale a 3.000 tonnellate e inferiore a 6.000 tonnellate,
L. 700.000;
quantita' annua complessivamente trattata inferiore
a 3.000 tonnellate, L. 300.000;
c) le imprese che effettuano attivita' di gestione
dei rifiuti di cui all'art. 8, comma 1, lettere i) ed l)
(importi dei lavori cantierabili):
oltre lire quindici miliardi, L. 6.000.000;
fino a lire quindici miliardi, L. 4.000.000;
fino a lire tre miliardi, L. 2.500.000;
fino a lire ottocento milioni, L. 1.300.000;
fino a lire cento milioni, L. 600.000.
5. Il diritto annuale deve essere riscosso da ciascuna
sezione regionale mediante appositi bollettini di conto
corrente postale, approvati dal comitato nazionale ed
emessi su moduli e con scadenze uniformi sul territorio
nazionale.
6. Al fine di garantire l'effettiva copertura delle
spese di funzionamento dell'Albo, i diritti d'iscrizione
sono rideterminati e aggiornati con decreto del Ministro
dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria,
del commercio e dell'artigianato, dei trasporti e della
navigazione e del tesoro. A tali fini i diritti
d'iscrizione sono rideterminati trascorsi due anni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, e,
successivamente, ogniqualvolta si renda necessario. Ai
medesimi fini si procede all'aggiornamento dei diritti di
segreteria simultaneamente e conformemente all'adeguamento
dei diritti del registro delle imprese.
7. L'omissione del pagamento del diritto annuo nei
termini previsti comporta la sospensione d'ufficio
dall'Albo, che permane fino a quando non venga effettuato
il pagamento.
8. Con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, dei trasporti e della navigazione e del
tesoro sono stabiliti la quota del diritto d'iscrizione da
destinare alle spese di funzionamento del Comitato
nazionale e delle sezioni regionali e provinciali, e
potranno essere apportate modifiche al decreto del Ministro
dell'ambiente 20 dicembre 1993, di cui all'art. 30, comma
13, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, che
disciplina le modalita' di gestione e di rendicontazione
delle quote dei diritti di iscrizione da destinare alle
spese di funzionamento del Comitato nazionale e delle
sezioni dell'Albo nazionale delle imprese che effettuano la
gestione dei rifiuti.".
- Il decreto del Ministro dell'ambiente 5 febbraio
1998, (Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti
alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli
articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 aprile
1998, n. 88, S.O.
- Il decreto ministeriale 13 dicembre 1995, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 1° marzo 1996, n. 51, reca:
"Modalita' di versamento dei diritti di iscrizione all'Albo
nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento
dei rifiuti".
- Gli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n.
241, sono i seguenti:
"Art. 19 (Dichiarazione di inizio attivita). - 1. Ogni
atto di autorizzazione, licenza, concessione non
costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato,
comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli
richieste per l'esercizio di attivita' imprenditoriale,
commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda
esclusivamente dall'accertamento dei requisiti e
presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto
generale e non sia previsto alcun limite o contingente
complessivo o specifici strumenti di programmazione
settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola
esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni
preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza,
all'immigrazione, all'amministrazione della giustizia, alla
amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti
concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche
derivante dal gioco, alla tutela della salute e della
pubblica incolumita', del patrimonio culturale e
paesaggistico e dell'ambiente, nonche' degli att i imposti
dalla normativa comunitaria, e' sostituito da una
dichiarazione dell'interessato corredata, anche per mezzo
di autocertificazioni, delle certificazioni e delle
attestazioni normativamente richieste. L'amministrazione
competente puo' richiedere informazioni o certificazioni
relative a fatti, stati o qualita' soltanto qualora non
siano attestati in documenti gia' in possesso
dell'amministrazione stessa o non siano direttamente
acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.
2. L'attivita' oggetto della dichiarazione puo' essere
iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione
della dichiarazione all'amministrazione competente.
Contestualmente all'inizio dell'attivita', l'interessato ne
da' comunicazione all'amministrazione competente.
3. L'amministrazione competente, in caso di accertata
carenza delle condizioni, modalita' e fatti legittimanti,
nel termine di trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione di cui al comma 2, adotta motivati
provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attivita' e
di rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove cio' sia
possibile, l'interessato provveda a conformare alla
normativa vigente detta attivita' ed i suoi effetti entro
un termine fissato dall'amministrazione, in ogni caso non
inferiore a trenta giorni. E' fatto comunque salvo il
potere dell'amministrazione competente di assumere
determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli
articoli 21-quinquies e 21-nonies. Nei casi in cui la legge
prevede l'acquisizione di pareri di organi o enti appositi,
il termine per l'adozione dei provvedimenti di divieto di
prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi effetti
sono sospesi, fino all'acquisizione dei pareri, fino a un
massimo di trenta giorni, scaduti i quali l'amministrazione
puo' adottare i propr i provvedimenti indipendentemente
dall'acquisizione del parere. Della sospensione e' data
comunicazione all'interessato.
4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che
prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3
per l'inizio dell'attivita' e per l'adozione da parte
dell'amministrazione competente di provvedimenti di divieto
di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi
effetti.
5. Ogni controversia relativa all'applicazione dei
commi 1, 2 e 3 e' devoluta alla giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo.".
"Art. 20 (Silenzio assenso) - 1. Fatta salva
l'applicazione dell'art. 19, nei procedimenti ad istanza di
parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il
silenzio dell'amministrazione competente equivale a
provvedimento di accoglimento della domanda, senza
necessita' di ulteriori istanze o diffide, se la medesima
amministrazione non comunica all'interessato, nel termine
di cui all'art. 2, commi 2 o 3, il provvedimento di
diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2.
2. L'amministrazione competente puo' indire, entro
trenta giorni dalla presentazione dell'istanza di cui al
comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV,
anche tenendo conto delle situazioni giuridiche soggettive
dei controinteressati.
3. Nei casi in cui il silenzio dell'amministrazione
equivale ad accoglimento della domanda, l'amministrazione
competente puo' assumere determinazioni in via di
autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e
21-nonies.
4. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano agli atti e procedimenti riguardanti il
patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la difesa
nazionale, la pubblica sicurezza e l'immigrazione, la
salute e la pubblica incolumita', ai casi in cui la
normativa comunitaria impone l'adozione di provvedimenti
amministrativi formali, ai casi in cui la legge qualifica
il silenzio dell'amministrazione come rigetto dell'istanza,
nonche' agli atti e procedimenti individuati con uno o piu'
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro per la funzione pubblica, di concerto
con i Ministri competenti.
5. Si applicano gli articoli 2, comma 4, e 10-bis.".
- L'art. 13 del decreto del Ministro dell'ambiente
28 aprile 1998, n. 406, recita:
"Art. 13 (Procedure semplificate) - 1. I seguenti enti
ed imprese sono iscritti all'Albo sulla base di una
comunicazione di inizio di attivita' presentata alla
sezione regionale o provinciale territorialmente competente
ai sensi dell'art. 12, comma 1:
a) aziende speciali, consorzi e societa' di cui
all'art. 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142, che svolgono
attivita' di gestione di rifiuti urbani e assimilati
nell'interesse di comuni o consorzi di comuni;
b) imprese che effettuano attivita' di raccolta e
trasporto dei rifiuti individuati ai sensi dell'art. 33,
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 ed
effettivamente avviati al riciclaggio e al recupero.
2. La comunicazione d'inizio di attivita' per
l'iscrizione degli enti e delle imprese di cui al comma 1,
lettera a) e' effettuata dal comune o da uno dei comuni o
dal consorzio di comuni nel cui interesse e' svolta
l'attivita', il quale garantisce il possesso dei requisiti
di idoneita' tecnica e di capacita' finanziaria richiesti
ai sensi dell'art. 11. Tale comunicazione deve essere
corredata dalla seguente documentazione:
a) dichiarazione di accettazione, con firma
autenticata, del responsabile tecnico;
b) foglio notizie fornito dalla sezione regionale o
provinciale;
c) attestazione comprovante il pagamento del diritto
di segreteria e del diritto di iscrizione.
3. Le imprese di cui al comma 1, lettera b), devono
corredare la comunicazione di inizio di attivita' con la
seguente documentazione:
a) dichiarazione, resa dal soggetto interessato, che
attesti sotto la propria responsabilita' il possesso dei
requisiti di cui all'art. 10;
b) nominativo e dichiarazione di accettazione, con
firma autenticata, del responsabile tecnico;
c) un foglio notizie per ogni categoria per cui si
chiede l'iscrizione, fornito dalla sezione regionale o
provinciale competente, nel quale sono indicati la
quantita', la natura, l'origine, la destinazione dei
rifiuti, la frequenza media della raccolta e i mezzi
utilizzati;
d) documentazione di cui all'art. 12, comma 3;
e) attestazione comprovante il pagamento del diritto
di segreteria e del diritto di iscrizione;
f) certificazioni comprovanti i requisiti di
idoneita' tecnica e di capacita' finanziaria di cui
all'art. 11.
4. Entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione di inizio di attivita', completa della
documentazione richiesta ai sensi dei commi 2 e 3, le
sezioni regionali e provinciali iscrivono le imprese di cui
al comma 1 in appositi elenchi dandone comunicazione al
Comitato nazionale, alla provincia territorialmente
competente ed all'interessato.
5. L'iscrizione delle imprese ed enti di cui al comma
1, lettera a), e' efficace solo per le attivita' svolte
nell'interesse del comune o dei consorzi al quale il comune
partecipa.
6. Le sezioni regionali e provinciali procedono a
verificare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti
richiesti per l'esercizio dell'attivita' da parte delle
imprese e delle aziende iscritte ai sensi del comma 4.
7. Qualora le sezioni regionali e provinciali accertino
il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti
richiesti dispongono con provvedimento motivato il divieto
di prosecuzione dell'attivita', salvo che l'interessato non
provveda a conformarsi alla normativa vigente entro il
termine prefissato dalle sezioni medesime.
8. Alla comunicazione di inizio di attivita' si
applicano le disposizioni di cui all'art. 21 della legge 7
agosto 1990, n. 241.".
- Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174,
S.O., reca: "Codice in materia di protezione dei dati
personali.".
Note all'art. 213:
- Si riporta la categoria 5 dell'Allegato 1 del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59.
"5. Gestione dei rifiuti.
Salvi l'art. 11 della direttiva 75/442/CEE e l'art. 3
della direttiva 91/689/CEE, del 12 dicembre 1991 del
Consiglio, relativa ai rifiuti pericolosi.
5.1. Impianti per l'eliminazione o il ricupero di
rifiuti pericolosi, della lista di cui all'art. 1,
paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE quali definiti
negli allegati II A e II B (operazioni R 1, R 5, R 6, R 8 e
R 9) della direttiva 75/442/CEE e nella direttiva
75/439/CEE del 16 giugno 1975 del Consiglio, concernente
l'eliminazione degli oli usati, con capacita' di oltre 10
tonnellate al giorno.
5.2. Impianti di incenerimento dei rifiuti urbani quali
definiti nella direttiva 89/369/CEE dell'8 giugno 1989 del
Consiglio, concernente la prevenzione dell'inquinamento
atmosferico provocato dai nuovi impianti di incenerimento
dei rifiuti urbani, e nella direttiva 89/429/CEE del 21
giugno 1989 del Consiglio, concernente la riduzione
dell'inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di
incenerimento dei rifiuti urbani, con una capacita'
superiore a 3 tonnellate all'ora.
5.3. Impianti per l'eliminazione dei rifiuti non
pericolosi quali definiti nell'allegato 11 A della
direttiva 75/442/CEE ai punti D 8, D 9 con capacita'
superiore a 50 tonnellate al giorno.
5.4. Discariche che ricevono piu' di 10 tonnellate al
giorno o con una capacita' totale di oltre 25.000
tonnellate, ad esclusione delle discariche per i rifiuti
inerti.)".
- Il regolamento (CEE) n. 259/93 del 1° febbraio 1993
e' stato pubblicato nella G.U.C.E. 6 febbraio 1993, n. L.
30.
Note all'art. 214:
Il decreto legislativo 11 maggio 2005, n. 133,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 luglio 2005, n. 163,
S.O. reca: "Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in
materia di incenerimento dei rifiuti.".
- Il regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259
relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni
di rifiuti all'interno della Comunita' europea, nonche' in
entrata e in uscita dal suo territorio e' pubblicato nella
GUCE n. 30 del 6 febbraio 1993, serie L.
Note all'art. 216:
L'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22 e' il seguente:
"Art. 33 (Operazioni di recupero) - 1. A condizione che
siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni
specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell'art.
31, l'esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti
possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla
comunicazione di inizio di attivita' alla Provincia
territorialmente competente.".
Note all'art. 219:
- La decisione 97/129/CE del 28 gennaio 1997 e'
pubblica nella GUCE 20 febbraio 1997, n. 50.
Note all'art. 220:
- L'art. 1 della legge 25 gennaio 1994, n. 70, e' il
seguente:
"Art. 1 (Modello unico di dichiarazione) - 1. Con
decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi
dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, di concerto con il Ministro
dell'ambiente, sentiti il Ministro della sanita' e il
Ministro dell'interno, entro centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite
norme finalizzate a:
a) individuare, ai fini della predisposizione di un
modello unico di dichiarazione, le disposizioni di legge e
le relative norme di attuazione che stabiliscono obblighi
di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia o di
notificazione in materia ambientale, sanitaria e di
sicurezza pubblica;
b) fissare un termine per la presentazione del
modello unico di dichiarazione di cui al comma 2, che
sostituisce ogni altro diverso termine previsto dalle
disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione
di cui alla lettera a).
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri adotta con
proprio decreto, da emanare entro i trenta giorni
successivi al termine di cui al comma 1, il modello unico
di dichiarazione.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri dispone con
proprio decreto gli aggiornamenti del modello unico di
dichiarazione, anche in relazione a nuove disposizioni
individuate con la medesima procedura di cui al comma 1.".
- La decisione 2005/270/CE della Commissione del 22
marzo 2005 e' pubblicata nella GUCE del 5 aprile 2005, n. L
86/6.
Note all'art. 226:
- La decisione 2001/171/CE del 19 febbraio 2001 e'
pubblicata nella GUCE 2 marzo 2001, n. L 62.
- La decisione 1999/177/CE dell'8 febbraio 1999 e'
pubblicata nella GUCE 4 marzo 1999, n. L 56.
Note all'art. 227:
- L'art. 44 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22, e' il seguente:
"Art. 44 (Beni durevoli). - 1. I beni durevoli per uso
domestico che hanno esaurito la loro durata operativa
devono essere consegnati ad un rivenditore contestualmente
all'acquisto di un bene durevole di tipologia equivalente
ovvero devono essere conferiti alle imprese pubbliche o
private che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei
rifiuti urbani o agli appositi centri di raccolta
individuati ai sensi del comma 2, a cura del detentore. Ai
fini della corretta attuazione degli obiettivi e delle
priorita' stabilite dal presente decreto, i produttori e
gli importatori devono provvedere al ritiro, al recupero e
allo smaltimento dei beni durevoli consegnati dal detentore
al rivenditore, sulla base di appositi accordi di programma
stipulati ai sensi dell'art. 25.
2. Il Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
promuove accordi di programma tra le imprese che producono
i beni di cui al comma 1, quelle che li immettono al
consumo, anche in qualita' di importatori, ed i soggetti,
pubblici e privati, che ne gestiscono la raccolta, il
recupero, il riciclaggio e lo smaltimento. Gli accordi
prevedono:
a) la messa a punto dei prodotti per le finalita' di
cui agli articoli 3 e 4;
b) l'individuazione di centri di raccolta, diffusi su
tutto il territorio nazionale;
c) il recupero ed il riciclo dei materiali
costituenti i beni;
d) lo smaltimento di quanto non recuperabile da parte
dei soggetti che gestiscono il servizio pubblico.
3. Al fine di favorire la restituzione dei beni di cui
al comma 1 ai rivenditori, i produttori, gli importatori ed
i distributori, e le loro associazioni di categoria,
possono altresi' stipulare accordi e contratti di programma
ai sensi dell'art. 25, comma 2. Ai medesimi fini il ritiro,
il trasporto e lo stoccaggio dei beni durevoli da parte dei
rivenditori firmatari, tramite le proprie associazioni di
categoria, dei citati accordi e contratti di programma non
sono sottoposti agli obblighi della comunicazione annuale
al catasto, della tenuta dei registri di carico e scarico,
della compilazione e tenuta dei formulari, della preventiva
autorizzazione e della iscrizione all'Albo di cui agli
articoli 11, 12, 15, 28 e 30 del presente decreto.
4. Decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, nel caso si manifestino particolari
necessita' di tutela della salute pubblica e dell'ambiente
relativamente allo smaltimento dei rifiuti costituiti dai
beni oggetto del presente articolo al termine della loro
vita operativa, puo' essere introdotto, con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, un
sistema di cauzionamento obbligatorio. La cauzione, in
misura pari al 10% del prezzo effettivo di vendita del
prodotto e con il limite massimo di lire duecentomila, e'
svincolata all'atto della restituzione, debitamente
documentata, di un bene oggetto del presente articolo ai
centri di raccolta, ai servizi pubblici di nettezza urbana
o ad un rivenditore contestualmente all'acquisto di un bene
durevole di tipologia equivalente. Non sono tenuti a
versare la cauzione gli acquirenti che, contestualmente
all'acquisto, prov vedano alla restituzione al venditore di
un bene durevole di tipologia equivalente o documentino
l'avvenuta restituzione dello stesso alle imprese o ai
centri di raccolta di cui al comma 1.
5. In fase di prima applicazione i beni durevoli di cui
al comma 1, sottoposti alle disposizioni del presente
articolo, sono:
a) frigoriferi, surgelatori e congelatori;
b) televisori;
c) computer;
d) lavatrici e lavastoviglie;
e) condizionatori d'aria.".
Note all'art. 227:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio
2003, n. 254, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11
settembre 2003, n. 211, reca: "Regolamento recante
disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma
dell'art. 24 della legge 31 luglio 2002, n. 179.".
- Il decreto ministeriale 29 luglio 2004, n. 248, e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 del 5 ottobre
2004.
Note all'art. 228:
- Il decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 agosto 2003, n. 182,
S.O., reca attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa
ai veicoli fuori uso.
Note all'art. 229:
- Si riportano gli articoli 2, comma 1, lettera a, e
17, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.
387:
"Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini del presente
decreto si intende per:
a) fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili:
le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica,
solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice,
idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai
processi di depurazione e biogas). In particolare, per
biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti,
rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura
(comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla
silvicoltura e dalle industrie connesse, nonche' la parte
biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;".
"Art. 17 (Inclusione dei rifiuti tra le fonti
energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle
fonti rinnovabili). - 1. Ai sensi di quanto previsto
dall'art. 43, comma 1, lettera e), della legge 1° marzo
2002, n. 39, e nel rispetto della gerarchia di trattamento
dei rifiuti di cui al decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22, sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle
fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa,
anche tramite il ricorso a misure promozionali, la frazione
non biodegradabile ed i combustibili derivati dai rifiuti,
di cui ai decreti previsti dagli articoli 31 e 33 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 92 e alle norme
tecniche UNI 9903-1. Pertanto, agli impianti, ivi incluse
le centrali ibride, alimentati dai suddetti rifiuti e
combustibili, si applicano le disposizioni del presente
decreto, fatta eccezione, limitatamente alla frazione non
biodegradabile, di quanto previsto all'art. 11. Sono fatti
salvi i diritti acquisiti a seguito dell'applicazione dell
e disposizioni di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999,
n. 79, e successivi provvedimenti attuativi.".
Note all'art. 231:
- Il decreto ministeriale 22 ottobre 1999, n. 460,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 dicembre 1999, n.
287, reca: "regolamento recante disciplina dei casi e delle
procedure di conferimento ai centri di raccolta dei veicoli
a motore o rimorchi rinvenuti da organi pubblici o non
reclamati dai proprietari e di quelli acquisiti ai sensi
degli articoli 927-929 e 923 del codice civile.".
- Si riportano gli articoli 103, comma 1, 159 e 215,
comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
(Nuovo Codice della Strada):
"Art. 103 (Obblighi conseguenti alla cessazione della
circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi). - 1. La
parte interessata, intestataria di un autoveicolo,
motoveicolo o rimorchio, o l'avente titolo deve comunicare
al competente ufficio del P.R.A., entro sessanta giorni, la
cessazione della circolazione di veicoli a motore e di
rimorchi non avviati alla demolizione o la definitiva
esportazione all'estero del veicolo stesso, restituendo il
certificato di proprieta', la carta di circolazione e le
targhe. L'ufficio del P.R.A. ne da' immediata comunicazione
all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti
terrestri provvedendo altresi' alla restituzione al
medesimo ufficio della carta di circolazione e delle
targhe. Con il regolamento di esecuzione sono stabilite le
modalita' per lo scambio delle informazioni tra il P.R.A. e
il Dipartimento per i trasporti terrestri.".
"Art. 159 (Rimozione e blocco dei veicoli). - 1. Gli
organi di polizia, di cui all'art. 12, dispongono la
rimozione dei veicoli:
a) nelle strade e nei tratti di esse in cui con
ordinanza dell'ente proprietario della strada sia stabilito
che la sosta dei veicoli costituisce grave intralcio o
pericolo per la circolazione stradale e il segnale di
divieto di sosta sia integrato dall'apposito pannello
aggiuntivo;
b) nei casi di cui agli articoli 157, comma 4 e 158,
commi 1, 2 e 3;
c) in tutti gli altri casi in cui la sosta sia
vietata e costituisca pericolo o grave intralcio alla
circolazione;
d) quando il veicolo sia lasciato in sosta in
violazione alle disposizioni emanate dall'ente proprietario
della strada per motivi di manutenzione o pulizia delle
strade e del relativo arredo.
2. Gli enti proprietari della strada sono autorizzati a
concedere il servizio della rimozione dei veicoli
stabilendone le modalita' nel rispetto delle norme
regolamentari. I veicoli adibiti alla rimozione devono
avere le caratteristiche prescritte nel regolamento. Con
decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
puo' provvedersi all'aggiornamento delle caratteristiche
costruttive funzionali dei veicoli adibiti alla rimozione,
in relazione ad esigenze determinate dall'evoluzione della
tecnica di realizzazione dei veicoli o di sicurezza della
circolazione.
3. In alternativa alla rimozione e' consentito, anche
previo spostamento del veicolo, il blocco dello stesso con
attrezzo a chiave applicato alle ruote, senza onere di
custodia, le cui caratteristiche tecniche e modalita' di
applicazione saranno stabilite nel regolamento.
L'applicazione di detto attrezzo non e' consentita ogni
qual volta il veicolo in posizione irregolare costituisca
intralcio o pericolo alla circolazione.
4. La rimozione dei veicoli o il blocco degli stessi
costituiscono sanzione amministrativa accessoria alle
sanzioni amministrative pecuniarie previste per la
violazione dei comportamenti di cui al comma 1, ai sensi
delle norme del capo I, sezione II, del titolo VI.
5. Gli organi di polizia possono, altresi', procedere
alla rimozione dei veicoli in sosta, ove per il loro stato
o per altro fondato motivo si possa ritenere che siano
stati abbandonati. Alla rimozione puo' provvedere anche
l'ente proprietario della strada, sentiti preventivamente
gli organi di polizia. Si applica in tal caso l'art. 15 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982,
n. 915.
5-bis. Nelle aree portuali e marittime come definite
dalla legge 28 gennaio 1994, n. 84, e' autorizzato il
sequestro conservativo degli automezzi in sosta vietata che
ostacolano la regolare circolazione viaria e ferroviaria o
l'operativita' delle strutture portuali.".
"Art. 215 (Sanzione accessoria della rimozione o blocco
del veicolo). - 4. Trascorsi centottanta giorni dalla
notificazione del verbale contenente la contestazione della
violazione e l'indicazione della effettuata rimozione o
blocco, senza che il proprietario o l'intestatario del
documento di circolazione si siano presentati all'ufficio o
comando da cui dipende l'organo che ha effettuato la
rimozione o il blocco, il veicolo puo' essere alienato o
demolito secondo le modalita' stabilite dal regolamento.
Nell'ipotesi di alienazione, il ricavato serve alla
soddisfazione della sanzione pecuniaria se non versata,
nonche' delle spese di rimozione, di custodia e di blocco.
L'eventuale residuo viene restituito all'avente diritto.".
- La legge 5 febbraio 1992, n. 122 (Disposizioni in
materia di sicurezza della circolazione stradale e
disciplina dell'attivita' di autoriparazione) e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 19 febbraio 1992, n. 41.
- Si riporta l'allegato I del decreto legislativo 24
giugno 2003, n. 209.
"Allegato I (art. 6, commi 1 e 2)
REQUISITI RELATIVI AL CENTRO DI RACCOLTA E ALL'IMPIANTO DI
TRATTAMENTO DEI VEICOLI FUORI USO
1. Ubicazione dell'impianto di trattamento.
1.1. Al fine del rilascio dell'autorizzazione agli
impianti di trattamento disciplinati dal presente decreto,
l'autorita' competente tiene conto dei seguenti principi
generali relativi alla localizzazione degli stessi
impianti:
1.1.1. Il centro di raccolta e l'impianto di
trattamento non devono ricadere:
a) in aree individuate nei piani di bacino, ai
sensi dell'art. 17, comma 3, lettera m), della legge 18
maggio 1989. n. 183, e successive modifiche;
b) in aree individuate ai sensi dell'art. 3 del
decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997,
n. 357, e successive modificazioni, fatto salvo il caso in
cui la localizzazione e' consentita a seguito della
valutazione di impatto ambientale o della valutazione di
incidenza, effettuate ai sensi dell'art. 5 del medesimo
decreto;
c) in aree naturali protette sottoposte a misure di
salvaguardia ai sensi dell'art. 6, comma 3, della legge 6
dicembre 1991, n. 394, e successive modifiche;
d) in aree site nelle zone di rispetto di cui
all'art. 21, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio
1999, n. 152, e successive modifiche;
e) nei territori sottoposti a vincolo paesaggistico
ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e
successive modifiche, salvo specifica autorizzazione
regionale, ai sensi dell'art. 151 del citato decreto.
1.1.2. Il centro di raccolta e l'impianto di
trattamento non devono essere ubicati in aree esondabili,
instabili e alluvionabili comprese nelle fasce A e B
individuate nei piani di assetto idrogeologico di cui alla
legge n. 183 del 1989.
1.1.3. Per ciascun sito di ubicazione sono valutate
le condizioni locali di accettabilita' dell'impianto in
relazione ai seguenti parametri:
a) distanza dai centri abitati; a tal fine, per
centro abitato si intende un insieme di edifici costituenti
un raggruppamento continuo, ancorche' intervallato da
strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno
di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con
accessi veicolari o pedonali sulla strada;
b) presenza di beni storici, artistici,
archeologici e paleontologici.
1.1.4. Nell'individuazione dei siti idonei alla
localizzazione sono da privilegiare:
1) le aree industriali dismesse;
2) le aree per servizi e impianti tecnologici;
3) le aree per insediamenti industriali ed
artigianali.
1.2. Le regioni devono favorire la rilocalizzazione del
centro di raccolta e dell'impianto di trattamento ubicati
in aree non idonee, individuando, a tal fine, appositi
strumenti di agevolazione.
1.3. L'area prescelta per la localizzazione del centro
di raccolta e dell'impianto di trattamento deve essere
servita dalla rete viaria di scorrimento urbano ed essere
facilmente accessibile da parte di automezzi pesanti.
2. Requisiti del centro di raccolta e dell'impianto di
trattamento.
2.1. Il centro di raccolta e l'impianto di trattamento
sono dotati di:
a) area adeguata, dotata di superficie impermeabile e
di sistemi di raccolta dello spillaggio, di decantazione e
di sgrassaggio;
b) adeguata viabilita' interna per un'agevole
movimentazione, anche in caso di incidenti;
c) sistemi di convogliamento delle acque meteoriche
dotati di pozzetti per il drenaggio, vasche di raccolta e
di decantazione, muniti di separatori per oli,
adeguatamente dimensionati;
d) adeguato sistema di raccolta e di trattamento dei
reflui, conformemente a quanto previsto dalla normativa
vigente in materia ambientale e sanitaria;
e) deposito per le sostanze da utilizzare per
l'assorbimento dei liquidi in caso di sversamenti
accidentali e per la neutralizzazione di soluzioni acide
fuoriuscite dagli accumulatori;
f) idonea recinzione lungo tutto il loro perimetro.
2.2. Il centro di raccolta e' strutturato in modo da
garantire:
a) l'adeguato stoccaggio dei pezzi smontati e lo
stoccaggio su superficie impermeabile dei pezzi contaminati
da oli;
b) lo stoccaggio degli accumulatori in appositi
contenitori, effettuando, sul posto o altrove, la
neutralizzazione elettrolitica dei filtri dell'olio e dei
condensatori contenenti policlorobifenili o
policlorotrifenili;
c) lo stoccaggio separato, in appositi serbatoi, dei
liquidi e dei fluidi derivanti dal veicolo fuori uso, quali
carburante, olio motore, olio del cambio, olio della
trasmissione, olio idraulico, liquido di raffreddamento,
antigelo, liquido dei freni, acidi degli accumulatori,
fluidi dei sistemi di condizionamento e altri fluidi o
liquidi contenuti nel veicolo fuori uso;
d) l'adeguato stoccaggio dei pneumatici fuori uso.
2.3. Al fine di minimizzare l'impatto visivo
dell'impianto e la rumorosita' verso l'esterno, il centro
di raccolta e' dotato di adeguata barriera esterna di
protezione ambientale, realizzata con siepi o alberature o
schermi mobili.
2.4. Il titolare del centro di raccolta garantisce la
manutenzione nel tempo della barriera di protezione
ambientale.
3. Organizzazione del centro di raccolta.
3.1. Il centro di raccolta e' organizzato, in relazione
alle attivita' di gestione poste in essere, nei seguenti
specifici settori corrispondenti, per quanto possibile,
alle diverse fasi di gestione del veicolo fuori uso:
a) settore di conferimento e di stoccaggio del
veicolo fuori uso prima del trattamento;
b) settore di trattamento del veicolo fuori uso;
c) settore di deposito delle parti di ricambio;
d) settore di rottamazione per eventuali operazioni
di riduzione volumetrica;
e) settore di stoccaggio dei rifiuti pericolosi;
f) settore di stoccaggio dei rifiuti recuperabili;
g) settore di deposito dei veicoli trattati.
3.2. I settori di raccolta dei veicoli trattati e di
stoccaggio dei veicoli fuori uso prima del trattamento
possono essere utilizzati indifferentemente per entrambe le
categorie di veicoli alle seguenti condizioni:
a) i veicoli devono essere tenuti separati;
b) entrambi i settori devono presentare idonee
caratteristiche di impermeabilita' e di resistenza.
3.3. Qualora, in un impianto in esercizio alla data di
entrata in vigore del presente decreto, il settore
destinato al deposito dei veicoli trattati non presenti
idonee caratteristiche di impermeabilita' e di resistenza
non puo' essere utilizzato, nelle more dell'adeguamento
dell'impianto ai sensi dell'art. 15, comma 1, per il
deposito dei veicoli ancora da trattare.
3.4. I settori di cui al punto 3.1 devono avere un'area
adeguata allo svolgimento delle operazioni da effettuarvi e
devono avere superfici impermeabili, costruite con
materiali resistenti alle sostanze liquide contenute nei
veicoli. Detti settori devono essere dotati di apposita
rete di drenaggio e di raccolta dei reflui, munita di
decantatori con separatori per oli.
3.5. I settori di trattamento, di deposito di parti di
ricambio e di stoccaggio dei rifiuti pericolosi devono
essere dotati di apposita copertura.
4. Criteri per lo stoccaggio.
4.1. I contenitori o i serbatoi fissi o mobili,
compresi le vasche ed i bacini utilizzati per lo stoccaggio
dei rifiuti, devono possedere adeguati requisiti di
resistenza, in relazione alle proprieta' chimico-fisiche ed
alle caratteristiche di pericolosita' dei rifiuti stessi.
4.2. I contenitori o i serbatoi fissi o mobili devono
essere provvisti di sistemi di chiusura, di accessori e di
dispositivi atti ad effettuare, in condizioni di sicurezza,
le operazioni di riempimento, di travaso e di svuotamento.
4.3. Le manichette ed i raccordi dei tubi utilizzati
per il carico e lo scarico dei rifiuti liquidi contenuti
nelle cisterne sono mantenuti in perfetta efficienza, al
fine di evitare dispersioni nell'ambiente.
4.4. Il serbatoio fisso o mobile deve riservare un
volume residuo di sicurezza pari al 10% ed essere dotato di
dispositivo antitraboccamento o di tubazioni di troppo
pieno e di indicatore di livello.
4.5. Qualora lo stoccaggio dei rifiuti liquidi
pericolosi e' effettuato in un bacino fuori terra, questo
deve essere dotato di un bacino di contenimento di
capacita' pari al serbatoio stesso, oppure, nel caso che
nello stesso bacino di contenimento vi siano piu' serbatoi,
pari ad almeno 1/3 del volume totale dei serbatoi e, in
ogni caso, non inferiore al volume del serbatoio di
maggiore capacita'. Sui recipienti fissi e mobili deve
essere apposta apposita etichettatura, con l'indicazione
del rifiuto stoccato conformemente alle norme vigenti in
materia di etichettatura di sostanze pericolose.
4.6. Lo stoccaggio degli accumulatori e' effettuato in
appositi contenitori stagni dotati di sistemi di raccolta
di eventuali liquidi che possono fuoriuscire dalle batterie
stesse e che devono essere neutralizzati in loco.
4.7. La gestione del CFC e degli HCF avviene in
conformita' a quanto previsto dal decreto ministeriale 20
settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana del 2 ottobre 2002, n. 231.
4.8. Per i rifiuti pericolosi sono, altresi',
rispettate le norme che disciplinano il deposito delle
sostanze pericolose in essi contenute.
4.9. Qualora lo stoccaggio avvenga in cumuli, detti
cumuli devono essere realizzati su basamenti impermeabili
resistenti all'attacco chimico dei rifiuti, che permettono
la separazione dei rifiuti dal suolo sottostante. L'area
deve avere una pendenza tale da convogliare gli eventuali
liquidi in apposite canalette e in pozzetti di raccolta. Lo
stoccaggio in cumuli di rifiuti deve avvenire in aree
confinate e i rifiuti pulvirulenti devono essere protetti a
mezzo di appositi sistemi di copertura.
4.10. Lo stoccaggio degli oli usati e' realizzato nel
rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 95, e successive modificazioni, e al
decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392. I pezzi
smontati contaminati da oli devono essere stoccati su
basamenti impermeabili.
4.11. I recipienti, fissi o mobili, utilizzati
all'interno dell'impianto di trattamento e non destinati ad
essere reimpiegati per le stesse tipologie di rifiuti, sono
sottoposti a trattamenti di bonifica idonei a consentire le
nuove utilizzazioni. Detti trattamenti sono effettuati
presso idonea area dell'impianto appositamente allestita o
presso centri autorizzati.
5. Operazioni per la messa in sicurezza del veicolo
fuori uso.

5.1. Le operazioni per la messa in sicurezza del
veicolo fuori uso sono effettuate secondo le seguenti
modalita' e prescrizioni:
a) rimozione degli accumulatori, neutralizzazione
delle soluzioni acide eventualmente fuoriuscite e
stoccaggio in appositi contenitori stagni dotati di sistemi
di raccolta di eventuali liquidi che possono fuoriuscire
dalle batterie stesse; la neutralizzazione elettrolitica
puo' essere effettuata sul posto o in altro luogo;
b) rimozione dei serbatoi di gas compresso ed
estrazione, stoccaggio e combustione dei gas ivi contenuti
nel rispetto della normativa vigente per gli stessi
combustibili;
c) rimozione o neutralizzazione dei componenti che
possono esplodere, quali airbag;
d) prelievo del carburante e avvio a riuso;
e) rimozione, con raccolta e deposito separati in
appositi contenitori, secondo le modalita' e le
prescrizioni fissate per lo stoccaggio dei rifiuti
pericolosi, di olio motore, di olio della trasmissione, di
olio del cambio, di olio del circuito idraulico, di
antigelo, di liquido refrigerante, di liquido dei freni, di
fluidi refrigeranti dei sistemi di condizionamento e di
altri liquidi e fluidi contenuti nel veicolo fuori uso, a
meno che non siano necessari per il reimpiego delle parti
interessate. Durante l'asportazione devono essere evitati
sversamenti e adottati opportuni accorgimenti e utilizzate
idonee attrezzature al fine di evitare rischi per gli
operatori addetti al prelievo;
f) rimozione del filtro-olio che deve essere privato
dell'olio, previa scolatura; l'olio prelevato deve essere
stoccato con gli oli lubrificanti; il filtro deve essere
depositato in apposito contenitore, salvo che il filtro
stesso non faccia parte di un motore destinato al
reimpiego;
g) rimozione e stoccaggio dei condensatori contenenti
PCB;
h) rimozione, per quanto fattibile, di tutti i
componenti identificati come contenenti mercurio.
6. Attivita' di demolizione.
6.1. L'attivita' di demolizione si compone delle
seguenti fasi:
a) smontaggio dei componenti del veicolo fuori uso od
altre operazioni equivalenti, volte a ridurre gli eventuali
effetti nocivi sull'ambiente;
b) rimozione, separazione e deposito dei materiali e
dei componenti pericolosi in modo selettivo, cosi' da non
contaminare i successivi residui della frantumazione
provenienti dal veicolo fuori uso;
c) eventuale smontaggio e deposito dei pezzi di
ricambio commercializzabili, nonche' dei materiali e dei
componenti recuperabili, in modo da non compromettere le
successive possibilita' di reimpiego, di riciclaggio e di
recupero.
7. Operazioni di trattamento per la promozione del
riciclaggio.
7.1. Le operazioni di trattamento per la promozione del
riciclaggio consistono:
a) nella rimozione del catalizzatore e nel deposito
del medesimo in apposito contenitore, adottando i necessari
provvedimenti per evitare la fuoriuscita di materiali e per
garantire la sicurezza degli operatori;
b) nella rimozione dei componenti metallici
contenenti rame, alluminio e magnesio, qualora tali metalli
non sono separati nel processo di frantumazione;
c) nella rimozione dei pneumatici, qualora tali
materiali non vengono separati nel processo di
frantumazione, in modo tale da poter essere effettivamente
riciclati come materiali;
d) nella rimozione dei grandi componenti in plastica,
quali paraurti, cruscotto e serbatoi contenitori di
liquidi, se tali materiali non vengono separati nel
processo di frantumazione, in modo tale da poter essere
effettivamente riciclati come materiali;
e) nella rimozione dei componenti in vetro.
8. Criteri di gestione.
8.1. Nell'area di conferimento non e' consentito
l'accatastamento dei veicoli.
8.2. Per lo stoccaggio del veicolo messo in sicurezza e
non ancora sottoposto a trattamento e' consentita la
sovrapposizione massima di tre veicoli, previa verifica
delle condizioni di stabilita' e valutazione dei rischi per
la sicurezza dei lavoratori.
8.3. L'accatastamento delle carcasse gia' sottoposte
alle operazioni di messa in sicurezza ed il cui trattamento
e' stato completato non deve essere superiore ai cinque
metri di altezza.
8.4. Le parti di ricambio destinate alla
commercializzazione sono stoccate prendendo gli opportuni
accorgimenti, per evitare il loro deterioramento ai fini
del successivo reimpiego.
8.5. Lo stoccaggio dei rifiuti recuperabili e'
realizzato in modo tale da non modificare le
caratteristiche del rifiuto e da non comprometterne il
successivo recupero.
8.6. Le operazioni di stoccaggio sono effettuate
evitando danni ai componenti che contengono liquidi e
fluidi.
8.7. I pezzi smontati sono stoccati in luoghi adeguati
ed i pezzi contaminati da oli sono stoccati su basamenti
impermeabili.".
Note all'art. 232:
- Il decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 luglio 2003, n. 168,
reca attuazione della direttiva 2000/59/CE relativa agli
impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle
navi ed i residui del carico.
- Si riportano i punti 2.4 dell'allegato 1 e 6.6.4
dell'allegato 3 del decreto 17 novembre 2005, n. 269,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2005, n.
302, reca regolamento attuativo degli articoli 31 e 33 del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, relativo
all'individuazione dei rifiuti pericolosi provenienti dalle
navi, che e' possibile ammettere alle procedure
semplificate:
"2.4. Caratteristiche delle materie prime e/o dei
prodotti ottenuti: combustibili con caratteristiche
conformi alla norma UNI-CTI 6579 e al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 e
successive modifiche."
"6.6.4. Caratteristiche delle materie prime e/o dei
prodotti ottenuti: combustibili con caratteristiche
conformi alla norma UNI-CTI 6579 e al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 e
successive modifiche.".
Note all'art. 235:
- Si riporta l'art. 9-quinquies del decreto-legge 9
settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni,
dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, come modificato dal
presente decreto legislativo:
"Art. 9-quinquies (Raccolta e riciclaggio delle
batterie esauste). - 1. E' obbligatoria la raccolta e lo
smaltimento mediante riciclaggio delle batterie al piombo
esauste.
2. E' istituito il consorzio obbligatorio delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi, al quale
e' attribuita la personalita' giuridica. Il consorzio
svolge per tutto il territorio nazionale i seguenti
compiti:
a) assicurare la raccolta delle batterie al piombo
esauste e dei rifiuti piombosi e organizzare lo stoccaggio;
b) cedere i prodotti di cui alla lettera a) alle
imprese che ne effettuano lo smaltimento tramite il
riciclaggio;
c) assicurare l'eliminazione dei prodotti stessi, nel
caso non sia possibile o economicamente conveniente il
riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni contro
l'inquinamento;
d) promuovere lo svolgimento di indagini di mercato e
azioni di ricerca tecnico-scientifica per il miglioramento
tecnologico del ciclo di smaltimento;
d-bis) promuovere la sensibilizzazione dell'opinione
pubblica e dei consumatori sulle tematiche della raccolta e
dell'eliminazione delle batterie al piombo esauste e dei
rifiuti piombosi.
3. Al Consorzio, che e' dotato di personalita'
giuridica di diritto privato senza scopo di lucro,
partecipano:
a) le imprese che effettuano il riciclo delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi mediante
la produzione di piombo secondario raffinato od in lega;
b) le imprese che svolgono attivita' di fabbricazione
oppure di importazione di batterie al piombo;
c) le imprese che effettuano la raccolta delle
batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi;
d) le imprese che effettuano la sostituzione e la
vendita delle batterie al piombo.
3-bis. Nell'ambito di ciascuna categoria, le quote di
partecipazione da attribuire ai singoli soci sono
determinate come segue:
a) per le imprese di riciclo di cui alla lettera a)
del comma 3 sono determinate in base al rapporto fra la
capacita' produttiva di piombo secondario del singolo
soggetto consorziato e quella complessiva di tutti i
consorziati appartenenti alla stessa categoria;
b) per le imprese che svolgono attivita' di
fabbricazione, oppure d'importazione delle batterie al
piombo di cui alla lettera b) del comma 3, sono determinate
sulla base del sovrapprezzo versato al netto dei rimborsi;
c) le quote di partecipazione delle imprese e loro
associazioni di cui alle lettere c) e d) del comma 3 del
presente articolo sono attribuite alle associazioni
nazionali dei raccoglitori di batterie al piombo esauste,
in proporzione ai quantitativi conferiti al Consorzio dai
rispettivi associati, e alle associazioni dell'artigianato
che installano le batterie di avviamento al piombo.
4. Il consorzio non ha fini di lucro ed e' retto da uno
statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente.
5. Le deliberazioni degli organi del consorzio,
adottate in relazione agli scopi del presente decreto ed a
norma dello statuto, sono obbligatorie per tutte le imprese
partecipanti.
6. A decorrere dalla scadenza del termine di novanta
giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
del decreto ministeriale di approvazione dello statuto del
consorzio, chiunque detiene batterie al piombo esauste o
rifiuti piombosi e' obbligato al loro conferimento al
consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti
incaricati del consorzio o autorizzati, in base alla
normativa vigente, a esercitare le attivita' di gestione di
tali rifiuti. L'obbligo di conferimento non esclude la
facolta' per il detentore di cedere le batterie esauste ed
i rifiuti piombosi ad imprese di altro Stato membro della
Comunita' europea.
6-bis. I soggetti non incaricati dal consorzio che
effettuano attivita' di raccolta di batterie esauste o di
rifiuti piombosi, devono trasmettere al consorzio,
contestualmente alla comunicazione di cui all'art. 11,
comma 3, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e
successive modificazioni, copia della comunicazione stessa.
Alla violazione dell'obbligo si applicano le medesime
sanzioni previste per la mancata comunicazione di cui al
citato art. 11, comma 3.
7. Al fine di assicurare al consorzio i mezzi
finanziari per lo svolgimento dei propri compiti e'
istituito un sovrapprezzo di vendita delle batterie in
relazione al contenuto a peso di piombo da applicarsi da
parte dei produttori e degli importatori delle batterie
stesse, con diritto di rivalsa sugli acquirenti in tutte le
successive fasi della commercializzazione. I produttori e
gli importatori verseranno direttamente al consorzio i
proventi del sovrapprezzo.
8. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, sono determinati: il sovrapprezzo; la
percentuale dei costi da coprirsi con l'applicazione del
sovrapprezzo: le capacita' produttive delle singole
imprese, ed e' approvato lo statuto del consorzio.
9. Restano comunque applicabili le disposizioni
nazionali e regionali che disciplinano la materia dei
rifiuti.
10. Chiunque, in ragione della propria attivita' ed in
attesa del conferimento al consorzio, detenga batterie
esauste, e' obbligato a stoccare le batterie stesse in
apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in
materia di smaltimento dei rifiuti.".
Note all'art. 236:
- L'art. 11 del decreto-legislativo 27 gennaio 1992, n.
95 (Attuazione delle direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE
relative alla eliminazione degli olii usati) pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 1992, n. 38, S.O., e'
il seguente:
"Art. 11 (Consorzio obbligatorio degli oli usati). - 1.
Al Consorzio obbligatorio degli oli usati partecipano tutte
le imprese che immettono al consumo oli lubrificanti di
base e finiti. Le quote di partecipazione sono determinate
di anno in anno in proporzione alle quantita' di basi
lubrificanti immesse al consumo nel corso dell'anno
precedente.
2. Il Consorzio non ha fini di lucro ed e' retto da uno
statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente,
di concerto con il Ministro dell'industria del commercio e
dell'artigianato.
3. Le deliberazioni degli organi del Consorzio adottate
in relazione agli scopi del presente decreto e da norma
dello statuto sono obbligatorie per tutte le imprese
partecipanti.
4. Il Consorzio determina annualmente, con riferimento
ai costi sopportati nell'anno al netto dei ricavi per
l'assolvimento degli obblighi di cui al successivo comma
10, il contributo per chilogrammo dell'olio lubrificante
che sara' messo a consumo nell'anno successivo. Ai fini del
presente decreto si considerano immessi al consumo gli oli
lubrificanti di base e finiti all'atto del pagamento
dell'imposta di fabbricazione o della corrispondente
sovraimposta di confine.
5. Le imprese partecipanti sono tenute a versare al
Consorzio i contributi dovuti da ciascuna di esse secondo
le modalita' ed i termini fissati ai sensi del comma 6.
6. Le modalita' e i termini di accertamento,
riscossione e versamento dei contributi di cui al comma 5,
sono stabiliti con decreto del Ministro delle finanze, di
concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, dell'ambiente e del tesoro, da
pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale entro un mese
dall'approvazione dello statuto del Consorzio.
7. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto il Consorzio provvede ad apportare allo
statuto vigente tutte le modificazioni necessarie per
adeguano alle disposizioni del presente decreto. Con il
decreto che approva il nuovo statuto il Ministro
dell'ambiente, di concerto con quello dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, puo' apportare le modifiche
eventualmente necessarie al previsto adeguamento e fissa la
data della prima riunione dell'assemblea per il rinnovo
degli organi consortili. Nel caso di mancata adozione del
nuovo statuto da parte del Consorzio nei termini previsti,
il Ministro dell'ambiente, previa diffida a provvedere
entro l'ulteriore termine massimo di giorni quindici,
adotta con decreto, di concerto con il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, il nuovo
statuto e fissa la data della prima riunione dell'assemblea
per il rinnovo degli organi consortili.
8. Lo statuto prevede, in particolare, che sono organi
del Consorzio, nominati dall'assemblea dei consorziati:
il presidente e il vicepresidente;
il consiglio di amministrazione;
il collegio sindacale.
Il consiglio di amministrazione e' composto di sedici
membri. Di esso fanno parte il presidente, il
vicepresidente, quattro membri nominati, ai sensi dell'art.
2459 codice civile, uno ciascuno dai Ministri
dell'ambiente, dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, della sanita' e delle finanze, nonche' da
due espressi esclusivamente dai soci che immettono in
consumo oli rigenerati.
Il collegio sindacale e' composto di cinque membri, dei
quali tre, nominati ai sensi dell'art. 2459 codice civile,
uno ciascuno dai Ministri del tesoro, delle finanze e
dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
9. Il Consorzio deve trasmettere ai Ministeri
dell'industria, del commercio e dell'artigianato e
dell'ambiente, entro un mese dall'approvazione, il bilancio
consuntivo delle gestioni annuali sottoposto a revisione da
parte di societa' a cio' autorizzata ai sensi e per gli
effetti del decreto del Presidente della Repubblica 31
marzo 1975, n. 136.
10. Il Consorzio esplica le sue funzioni su tutto il
territorio nazionale. Esso e' tenuto a:
a) promuovere la sensibilizzazione dell'opinione
pubblica sulle tematiche della raccolta e dell'eliminazione
degli oli usati;
b) assicurare ed incentivare la raccolta degli oli
usati ritirandoli dai detentori e dalle imprese
autorizzate;
c) espletare direttamente le attivita' di raccolta
degli oli usati dai detentori che ne facciano direttamente
richiesta, nelle province ove manchi o risulti
insufficiente o economicamente difficoltosa la raccolta
rispetto alla quantita' di oli lubrificanti immessi al
consumo;
d) selezionare gli oli usati raccolti ai fini della
loro corretta eliminazione;
e) cedere gli oli usati alle imprese autorizzate alla
loro eliminazione, osservando le priorita' previste
dall'art. 3, comma 3;
f) proseguire ed incentivare lo studio, la
sperimentazione e la realizzazione di nuovi processi di
trattamento e di impiego alternativi;
g) operare nel rispetto dei principi di concorrenza,
di libera circolazione di beni, di economicita' della
gestione, nonche' della tutela della salute e dell'ambiente
da ogni inquinamento dell'aria, delle acque e del suolo;
h) annotare ed elaborare tutti i dati tecnici
relativi alla raccolta ed eliminazione degli oli usati e
comunicarli annualmente ai Ministeri che esercitano il
controllo, corredati da una relazione illustrativa;
i) garantire ai rigeneratori, nei limiti degli oli
usati rigenerabili raccolti e della produzione
dell'impianto i quantitativi di oli usati richiesti a
prezzo equo e, comunque, non superiore al costo diretto
della raccolta.
11. Il Consorzio obbligatorio degli oli usati puo'
svolgere le proprie funzioni sia direttamente che tramite
mandati conferiti ad imprese per determinati e limitati
settori di attivita' o determinate aree territoriali.
L'attivita' dei mandatari e' svolta sotto la direzione e la
responsabilita' del Consorzio stesso.".
Note all'art. 238:
- L'art. 15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n.
36 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle
discariche di rifiuti), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
12 marzo 2003, n. 59, S.O. e' il seguente:
"Art. 15 (Costi dello smaltimento dei rifiuti nelle
discariche). - 1. Il prezzo corrispettivo per lo
smaltimento in discarica deve coprire i costi di
realizzazione e di esercizio dell'impianto, i costi
sostenuti per la prestazione della garanzia finanziaria ed
i costi stimati di chiusura, nonche' i costi di gestione
successiva alla chiusura per un periodo pari a quello
indicato dall'art. 10, comma 1, lettera i).".
- L'art. 49 del citato decreto legislativo 5 febbraio
1997, n. 22, e' il seguente:
"Art. 49 (Istituzione della tariffa). - 1. La tassa per
lo smaltimento dei rifiuti di cui alla sezione II dal Capo
XVIII del titolo III del testo unico della finanza locale,
approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175,
come sostituito dall'art. 21 del decreto del Presidente
della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, ed al capo III
del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e'
soppressa a decorrere dai termini previsti dal regime
transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma
5, entro i quali i comuni devono provvedere alla integrale
copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti
urbani attraverso la tariffa di cui al comma 2.
1-bis. Resta, comunque, ferma la possibilita', in via
sperimentale, per i comuni di deliberare l'applicazione
della tariffa ai sensi del comma 16.
2. I costi per i servizi relativi alla gestione dei
rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o
provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e
soggette ad uso pubblico, sono coperti dai comuni mediante
l'istituzione di una tariffa.
3. La tariffa deve essere applicata nei confronti di
chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad
uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei
locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle
zone del territorio comunale.
4. La tariffa e' composta da una quota determinata in
relazione alle componenti essenziali del costo del
servizio, riferite in particolare agli investimenti per le
opere e dai relativi ammortamenti, e da una quota
rapportata alle quantita' di rifiuti conferiti, al servizio
fornito, e all'entita' dei costi di gestione, in modo che
sia assicurata la copertura integrale dei costi di
investimento e di esercizio.
4-bis. A decorrere dall'esercizio finanziario che
precede i due anni dall'entrata in vigore della tariffa, i
comuni sono tenuti ad approvare e a presentare
all'Osservatorio nazionale sui rifiuti il piano finanziario
e la relazione di cui all'art. 8 del decreto del Presidente
della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
5. Il Ministro dell'ambiente di concerto con il
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano elabora un metodo normalizzato per definire le
componenti dei costi e determinare la tariffa di
riferimento, prevedendo disposizioni transitorie per
garantire la graduale applicazione del metodo normalizzato
e della tariffa ed il graduale raggiungimento
dell'integrale copertura dei costi del servizio di gestione
dei rifiuti urbani da parte dei comuni.
6. La tariffa di riferimento e' articolata per fasce di
utenza e territoriali.
7. La tariffa di riferimento costituisce la base per la
determinazione della tariffa nonche' per orientare e
graduare nel tempo gli adeguamenti tariffari derivanti
dall'applicazione del presente decreto.
8. La tariffa e' determinata dagli enti locali, anche
in relazione al piano finanziario degli interventi relativi
al servizio.
9. La tariffa e' applicata dai soggetti gestori nel
rispetto della convenzione e del relativo disciplinare.
10. Nella modulazione della tariffa sono assicurate
agevolazioni per le utenze domestiche e per la raccolta
differenziata delle frazioni umide e delle altre frazioni,
ad eccezione della raccolta differenziata dei rifiuti di
imballaggio che resta a carico dei produttori e degli
utilizzatori. E' altresi' assicurata la gradualita' degli
adeguamenti derivanti dalla applicazione del presente
decreto.
11. Per le successive determinazioni della tariffa si
tiene conto degli obiettivi di miglioramento della
produttivita' e della qualita' del servizio fornito e del
tasso di inflazione programmato.
12. L'eventuale modulazione della tariffa tiene conto
degli investimenti effettuati dai comuni che risultino
utili ai fini dell'organizzazione del servizio.
13. La tariffa e' riscossa dal soggetto che gestisce il
servizio.
14. Sulla tariffa e' applicato un coefficiente di
riduzione proporzionale alle quantita' di rifiuti
assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al
recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che
effettua l'attivita' di recupero dei rifiuti stessi.
15. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa
puo' essere effettuata con l'obbligo del non riscosso per
riscosso, tramite ruolo secondo le disposizioni del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602,
e del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio
1988, n. 43.
16. In via sperimentale i comuni possono attivare il
sistema tariffario anche prima del termine di cui al comma
1.
17. E' fatta salva l'applicazione del tributo
ambientale di cui all'art. 19 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504.".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
16 ottobre 1973, n. 268, S.O. n. 2, reca: "Disposizioni
sulla riscossione delle imposte sul reddito".
Nota all'art. 252:
- Il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 2004, n.
47, reca: "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai
sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137.".
Note all'art. 253:
- Si riporta l'art. 2748, secondo comma, del codice
civile: "I creditori che hanno privilegio sui beni immobili
sono preferiti ai creditori ipotecari se la legge non
dispone diversamente".
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1990, n. 192, reca: "Nuove
norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi".
Nota all'art. 256:
- Si riporta il testo dell'art. 444 del codice di
procedura penale.
"Art. 444 (Applicazione della pena su richiesta). - 1.
L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al
giudice l'applicazione, nella specie e nella misura
indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena
pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena
detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e
diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i
procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis
e 3-quater, nonche' quelli contro coloro che siano stati
dichiarati delinquenti abituali, professionali e per
tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, quarto comma,
del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
2. Se vi e' il consenso anche della parte che non ha
formulato la richiesta e non deve essere pronunciata
sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, il
giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la
qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la
comparazione delle circostanze prospettate dalle parti,
nonche' congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza
l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi e' stata
la richiesta delle parti. Se vi e' costituzione di parte
civile, il giudice non decide sulla relativa domanda;
l'imputato e' tuttavia condannato al pagamento delle spese
sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti
motivi per la compensazione totale o parziale. Non si
applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, puo'
subordinarne l'efficacia, alla concessione della
sospensione condizionale della pena. In questo caso il
giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non
puo' essere concessa, rigetta la richiesta.".
Nota all'art. 258:
- Si riporta il testo dell'art. 483 del codice penale.
"Art. 483 (Falsita' ideologica commessa dal privato in
atto pubblico). - Chiunque attesta falsamente al pubblico
ufficiale in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto e'
destinato a provare la verita, e' punito con la reclusione
fino a due anni.
Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato
civile la reclusione non puo' essere inferiore a tre
mesi.".
Nota all'art. 259:
- Il regolamento (CEE) n. 259/93 del Consiglio del 1°
febbraio 1993, e' pubblicato nella G.U.C.E. 6 febbraio
1993, serie L n. 30.
Nota all'art. 262:
- Si riporta l'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n.
689, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 novembre 1981,
n. 329 supplemento ordinario (modifiche al sistema penale):
"Art. 23 (Giudizio di opposizione). - Il giudice, se il
ricorso e' proposto oltre il termine previsto dal primo
comma dell'art. 22, ne dichiara l'inammissibilita' con
ordinanza ricorribile per cassazione.
Se il ricorso e' tempestivamente proposto, il giudice
fissa l'udienza di comparizione con decreto, steso in calce
al ricorso ordinando all'autorita' che ha emesso il
provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci
giorni prima della udienza fissata, copia del rapporto con
gli atti relativi all'accertamento, nonche' alla
contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso
ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria,
all'opponente o, nel caso sia stato indicato, al suo
procuratore, e all'autorita' che ha emesso l'ordinanza.
Tra il giorno della notificazione e l'udienza di
comparizione devono intercorrere i termini previsti
dall'art. 163-bis del codice di procedura civile.
L'opponente e l'autorita' che ha emesso l'ordinanza
possono stare in giudizio personalmente, l'autorita' che ha
emesso l'ordinanza puo' avvalersi anche di funzionari
appositamente delegati.
Se alla prima udienza l'opponente o il suo procuratore
non si presentano senza addurre alcun legittimo
impedimento, il giudice, con ordinanza ricorribile per
cassazione, convalida il provvedimento opposto, ponendo a
carico dell'opponente anche le spese successive
all'opposizione.
Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche
d'ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e puo'
disporre la citazione di testimoni anche senza la
formulazione di capitoli.
Appena terminata l'istruttoria il giudice invita le
parti a precisare le conclusioni ed a procedere nella
stessa udienza alla discussione della causa, pronunciando
subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo.
Tuttavia, dopo la precisazione delle conclusioni, il
giudice, se necessario, concede alle parti un termine non
superiore a dieci giorni per il deposito di note difensive
e rinvia la causa all'udienza immediatamente successiva
alla scadenza del termine per la discussione e la pronuncia
della sentenza.
Il giudice puo' anche redigere e leggere, unitamente al
dispositivo, la motivazione della sentenza, che e' subito
dopo depositata in cancelleria.
A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti si
provvede d'ufficio.
Gli atti del processo e la decisione sono esenti da
ogni tassa e imposta.
Con la sentenza il giudice puo' rigettare
l'opposizione, ponendo a carico dell'opponente le spese del
procedimento o accoglierla, annullando in tutto o in parte
l'ordinanza o modificandola anche limitatamente all'entita'
della sanzione dovuta. Nel giudizio davanti al giudice di
pace non si applica l'art. 113, secondo comma, del codice
di procedura civile.
Il giudice accoglie l'opposizione quando non vi sono
prove sufficienti della responsabilita' dell'opponente.
La sentenza e' inappellabile ma e' ricorribile per
cassazione.".
Note all'art. 264:
- Si riportano gli articoli 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater e
1-quinquies del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987,
n. 441:
"Art. 1. - 1. I comuni, i consorzi di comuni e le
comunita' montane sono autorizzati ad assumere mutui
ventennali con la Cassa depositi e prestiti, fino ad un
limite massimo complessivo di lire 1.350 miliardi, per
l'adeguamento alle disposizioni del decreto del Presidente
della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, e per il
potenziamento degli impianti esistenti alla data del 31
dicembre 1986, nonche' per la realizzazione di nuovi
impianti e relative attrezzature e infrastrutture per il
trattamento e lo stoccaggio definitivo dei rifiuti solidi
urbani. Gli oneri di ammortamento sono a totale carico
dello Stato.
2. Il Ministro dell'ambiente, entro trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, inoltra alla Cassa depositi e prestiti
l'elenco dei progetti che, sulla base delle indicazioni
tecniche gia' fornite dalla commissione tecnico-scientifica
per la valutazione dei progetti di protezione o risanamento
ambientale di cui al comma 7 dell'art. 14 della legge 28
febbraio 1986, n. 41, risultano da finanziare con
priorita'. La Cassa depositi e prestiti provvede alla
concessione del mutuo previa domanda dei soggetti di cui al
comma 1, da presentarsi entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, fino ad un importo complessivo massimo di lire 275
miliardi.".
"Art. 1-bis. - 1. Entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, i soggetti di cui al comma 1 dell'art. 1
presentano alle regioni i progetti per l'adeguamento ed il
potenziamento degli impianti esistenti alla data del 31
dicembre 1986 con l'indicazione dei tempi e delle modalita'
di attuazione dei lavori nonche' dei costi previsti,
accompagnati dalla relativa richiesta di mutuo indirizzata
alla Cassa depositi e prestiti e da uno studio di impatto
ambientale.
2. Entro i successivi novanta giorni la regione, o
altro ente delegato a tale funzione in base a leggi
regionali, approva il progetto, previo accertamento
dell'idoneita' delle soluzioni proposte e delle loro
compatibilita' ambientali, al fine di assicurare
l'osservanza delle disposizioni vigenti nonche'
l'efficienza della gestione e la continuita' del servizio
di smaltimento dei rifiuti.
3. Entro ulteriori trenta giorni, la regione predispone
e trasmette al Ministro dell'ambiente l'elenco dei progetti
approvati e le relative richieste di mutuo in ordine di
priorita'.
4. Il Ministro dell'ambiente, entro i successivi
quindici giorni, provvede alla ripartizione dei fondi
disponibili tra le regioni, fino ad un importo complessivo
massimo di 650 miliardi di lire, assicurando priorita' ai
progetti che realizzano recupero di energia, di calore e di
materie seconde, e trasmette alla Cassa depositi e prestiti
le domande di mutuo relative ai progetti ammessi al
finanziamento.".
"Art. 1-ter. - 1. Entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, il Ministro dell'ambiente definisce, ai sensi
dell'art. 4, primo comma, lettera a), del decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, per
le finalita' del presente articolo, criteri per la
elaborazione e la predisposizione dei piani per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani, relativi alla
realizzazione di nuovi impianti, con particolare
riferimento alle soluzioni indicate all'art. 3, comma 1.
2. Le regioni, entro i successivi sessanta giorni,
trasmettono al Ministro dell'ambiente i piani di cui al
comma 1, ai fini della ripartizione dei fondi disponibili,
che e' effettuata con decreto del medesimo Ministro entro
gli ulteriori trenta giorni.
3. I soggetti, di cui al comma 1 dell'art. 1,
individuati dai piani regionali, predispongono i progetti e
li inoltrano, corredati dalle relative richieste di mutuo,
alla regione, entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, per l'approvazione secondo le procedure di cui
all'art. 3-bis.
4. Entro i successivi centocinquanta giorni le regioni
trasmettono alla Cassa depositi e prestiti ed al Ministero
dell'ambiente l'elenco dei progetti approvati e le relative
richieste di mutuo in ordine di priorita'.".
"Art. 1-quater. - 1. I lavori di adeguamento degli
impianti o di realizzazione di nuovi impianti di
smaltimento devono iniziare entro centoventi giorni dalla
data di concessione del mutuo da parte della Cassa depositi
e prestiti e devono essere ultimati entro diciotto mesi dal
loro inizio. L'affidamento dei lavori puo' avvenire sulla
base di gare esplorative volte ad identificare l'offerta
economicamente e tecnicamente piu' vantaggiosa in base ad
una pluralita' di elementi prefissati dall'amministrazione
secondo i criteri di cui all'art. 24, primo comma, lettera
b), della legge 8 agosto 1977, n. 584.
2. La provincia territorialmente competente esercita
funzioni di controllo sullo stato di avanzamento dei lavori
e sulla rispondenza dei medesimi al progetto approvato,
riferendo semestralmente alla regione.".
"Art. 1-quinquies. - 1. All'onere derivante
dall'applicazione dell'art. 1, valutato in lire 150
miliardi a decorrere dall'anno 1988, si fa fronte mediante
riduzione degli stanziamenti iscritti, ai fini del bilancio
triennale 1987-1989, al capitolo 9001 dello stato di
previsione della spesa del Ministero del tesoro per il
1987, quanto a lire 100 miliardi, parzialmente utilizzando
l'accantonamento "Giacimenti ambientali" e, quanto a lire
50 miliardi, parzialmente utilizzando l'accantonamento
"Fondo per gli interventi destinati alla tutela
ambientale"".
- Si riportano i commi 3, 4 e 5 dell'art. 103 del
citato decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285:
"3. I gestori di centri di raccolta e di vendita di
motoveicoli, autoveicoli e rimorchi da avviare allo
smontaggio ed alla successiva riduzione in rottami non
possono alienare, smontare o distruggere i suddetti mezzi
senza aver prima adempiuto, qualora gli intestatari o gli
aventi titolo non lo abbiano gia' fatto, ai compiti di cui
al comma 1. Gli estremi della ricevuta della avvenuta
denuncia e consegna delle targhe e dei documenti agli
uffici competenti devono essere annotati su appositi
registri di entrata e di uscita dei veicoli, da tenere
secondo le norme del regolamento.
4. Agli stessi obblighi di cui al comma 3 sono soggetti
i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di
custodia di veicoli rimossi ai sensi dell'art. 159 nel caso
di demolizione del veicolo prevista dall'art. 215, comma 4.
5. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 e'
soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da euro 143 a euro 573. La sanzione e' da euro 357 a
euro 1.433 se la violazione e' commessa ai sensi dei commi
3 e 4.".
- Si riporta l'art. 5, comma 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 8 agosto 1994:
"Art. 5 (Armonizzazione dei piani di smaltimento dei
rifiuti di amianto con i piani di organizzazione dei
servizi di smaltimento dei rifiuti di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915). -
1. I rifiuti di amianto classificati sia speciali che
tossici e nocivi, ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, devono essere
destinati esclusivamente allo smaltimento mediante
stoccaggio definitivo in discarica controllata.".
- Il decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138 (Interventi
urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di
contenimento della spesa farmaceutica e per li sostegno
dell'economia anche nelle aree svantaggiate.), pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 8 luglio 2002, n. 158 e convertito
in legge, con modificazioni, dall'art. 1, legge 8 agosto
2002, n. 178.
- Si riporta l'art. 9, comma 2-bis, della legge 21
novembre 2000, n. 342, che aggiunge il comma 2-bis all'art.
41 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, come
modificato dal presente decreto:
"2-bis. Per il raggiungimento degli obiettivi
pluriennali di recupero e riciclaggio, gli eventuali avanzi
di gestione accantonati dal CONAI e dai consorzi di cui
all'art. 40 nelle riserve costituenti il loro patrimonio
netto non concorrono alla formazione del reddito a
condizione che sia rispettato il divieto di distribuzione,
sotto qualsiasi forma, ai consorziati di tali avanzi e
riserve, anche in caso di scioglimento dei consorzi e del
CONAI.".
Note all'art. 266:
- L'art. 4, secondo comma, lettera g), della legge 29
settembre 1964, n. 847 (Autorizzazione ai comuni e loro
consorzi a contrarre mutui per l'acquisizione delle aree ai
sensi della legge 18 aprile 1962, n. 167), pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 8 ottobre 1964, n. 248, e' il seguente:
"Le opere di cui all'art. 1, lettera c), sono le
seguenti:
a - f) (Omissis);
g) centri sociali e attrezzature culturali e
sanitarie;".
- L'art. 9 del citato decreto-legge 9 settembre 1988,
n. 397, e' il seguente:
"Art. 9 (Personale). - 1. Per le attivita' del Servizio
di prevenzione degli inquinamenti e risanamento ambientale
nello svolgimento dei compiti di natura tecnica connessi
all'attuazione del presente decreto, il Ministro
dell'ambiente puo' attribuire, per un contingente massimo
di quindici unita', incarichi a tempo determinato, di
durata non superiore a due anni e rinnovabili per eguale
periodo, a personale particolarmente qualificato nella
materia, appartenente ai ruoli delle amministrazioni dello
Stato o di enti pubblici, anche economici. Il personale in
parola e' collocato in posizioni di comando o di fuori
ruolo presso il Ministero dell'ambiente. A tale personale
e' corrisposta, per la durata dell'incarico, una specifica
indennita' da determinare con decreto del Ministro
dell'ambiente, di concerto con il Ministro del tesoro.
2. Le relative spese, che si quantificano in lire 105
milioni per l'anno 1988 e in lire 360 milioni per ciascuno
degli anni 1989 e 1990 sono imputate, nei limiti della
capienza, per gli anni 1988-1990, sul capitolo 1062 dello
stato di previsione del Ministero dell'ambiente.".
- Si riportano gli articoli 48, comma 2, e 51, commi
6-bis, 6-ter e 6-quinquies, del citato decreto legislativo
5 febbraio 1997, n. 22:
"2. Al Consorzio partecipano:
a) i produttori e gli importatori di beni in
polietilene;
b) i trasformatori di beni in polietilene;
c) le associazioni nazionali di categoria
rappresentative delle imprese che effettuano la raccolta,
il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti di beni in
polietilene;
d) le imprese che riciclano e recuperano rifiuti di
beni in polietilene.".
"6-bis. Chiunque viola gli obblighi di cui agli
articoli 46, commi 6-bis, 6-ter e 6-quater, 47, commi 11 e
12 e 48, comma 9, e' punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire cinquecentomila a lire tremilioni.
6-ter. I soggetti di cui all'art. 48, comma 2, che non
adempiono all'obbligo di partecipazione ivi previsto entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione sono puniti:
a) nelle ipotesi di cui alla lettera a) del comma 2
dell'art. 48, con la sanzione amministrativa pecuniaria di
lire 50 mila per tonnellata di beni in polietilene
importati o prodotti ed immessi sul mercato interno;
b) nelle ipotesi di cui alla lettera b) del comma 2
dell'art. 48, con la sanzione amministrativa pecuniaria di
lire diecimila per tonnellata di beni in polietilene
importati o prodotti ed immessi sul mercato interno;
c) nelle ipotesi di cui alle lettere c) e d) del
comma 2 dell'art. 48, con la sanzione amministrativa
pecuniaria di lire 100 per tonnellata di rifiuti di beni in
polietilene.".
(Omissis).
6-quinquies. I soggetti di cui all'art. 48, comma 2,
sono tenuti a versare un contributo annuo superiore a lire
centomila. In caso di omesso versamento di tale contributo
essi sono puniti:
a) nelle ipotesi di cui alla lettera a) del comma 2
dell'art. 48, con la sanzione amministrativa pecuniaria di
lire 50 mila per tonnellata di beni in polietilene
importati o prodotti ed immessi sul mercato interno;
b) nelle ipotesi di cui alla lettera b) del comma 2
dell'art. 48, con la sanzione amministrativa pecuniaria di
lire 10 mila per tonnellata di beni in polietilene
importati o prodotti ed immessi sul mercato interno;
c) nelle ipotesi di cui alle lettere c) e d) del
comma 2 dell'art. 48, con la sanzione amministrativa
pecuniaria di lire 100 per tonnellata di rifiuti di beni in
polietilene.".
Note all'art. 267:
- L'art. 16 del decreto legislativo 29 dicembre 2003,
n. 387, recante "Attuazione della direttiva 2001/77/CE
relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da
fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno
dell'elettricita", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31
gennaio 2004, n. 25, SO., e' il seguente:
"Art. 16 (Osservatorio nazionale sulle fonti
rinnovabili e l'efficienza negli usi finali dell'energia).
- 1. E' istituito l'Osservatorio nazionale sulle fonti
rinnovabili e l'efficienza negli usi finali dell'energia.
L'Osservatorio, svolge attivita' di monitoraggio e
consultazione sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza
negli usi finali dell'energia, allo scopo di:
a) verificare la coerenza tra le misure incentivanti
e normative promosse a livello statale e a livello
regionale;
b) effettuare il monitoraggio delle iniziative di
sviluppo del settore;
c) valutare gli effetti delle misure di sostegno,
nell'ambito delle politiche e misure nazionali per la
riduzione delle emissioni dei gas serra;
d) esaminare le prestazioni delle varie tecnologie;
e) effettuare periodiche audizioni degli operatori
del settore;
f) proporre le misure e iniziative eventualmente
necessarie per migliorare la previsione dei flussi di cassa
dei progetti finalizzati alla costruzione e all'esercizio
di impianti alimentati da fonti rinnovabili e di centrali
ibride;
g) proporre le misure e iniziative eventualmente
necessarie per salvaguardare la produzione di energia
elettrica degli impianti alimentati a biomasse e rifiuti,
degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non
programmabili e degli impianti alimentati da fonti
rinnovabili di potenza inferiore a 10 MVA, prodotta
successivamente alla scadenza delle convenzioni richiamate
all'art. 13, commi 2 e 3, ovvero a seguito della cessazione
del diritto ai certificati verdi.
2. L'Osservatorio di cui al comma 1 e' composto da non
piu' di venti esperti della materia di comprovata
esperienza.
3. Con decreto del Ministro delle attivita' produttive
e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e
degli Affari regionali, sentita la Conferenza unificata, da
emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo, sono nominati i
membri l'Osservatorio e ne sono organizzate le attivita'.
4. Il decreto stabilisce altresi' le modalita' di
partecipazione di altre amministrazioni nonche' le
modalita' con le quali le attivita' di consultazione e
monitoraggio sono coordinate con quelle eseguite da altri
organismi di consultazione operanti nel settore energetico.
5. I membri dell'Osservatorio durano in carica cinque
anni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al
comma 3.
6. Le spese per il funzionamento dell'Osservatorio,
trovano copertura, nel limite massimo di 750.000 Euro
all'anno, aggiornato annualmente in relazione al tasso di
inflazione, sulle tariffe per il trasporto dell'energia
elettrica, secondo modalita' stabilite dall'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas, fatta salva la remunerazione
del capitale riconosciuta al Gestore della rete dalla
regolazione tariffaria in vigore, entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo. L'esatta quantificazione degli oneri
finanziari di cui al presente comma e' effettuata
nell'ambito del decreto di cui al comma 3.
7. Dall'attuazione del presente articolo non derivano
nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Fermo
restando quanto previsto al comma 6, le amministrazioni
provvedono ai relativi adempimenti con le strutture fisiche
disponibili.".
- Il comma 71, dell'art. 1, della legge 23 agosto 2004,
n. 239, recante "Riordino del settore energetico, nonche'
delega al Governo per il riassetto delle disposizioni
vigenti in materia di energia", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 13 settembre 2004, n. 215, e' il seguente:
"71. Hanno diritto alla emissione dei certificati verdi
previsti ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo 16
marzo 1999, n. 79, e successive modificazioni, l'energia
elettrica prodotta con l'utilizzo dell'idrogeno e l'energia
prodotta in impianti statici con l'utilizzo dell'idrogeno
ovvero con celle a combustibile nonche' l'energia prodotta
da impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento,
limitatamente alla quota di energia termica effettivamente
utilizzata per il teleriscaldamento.".
- L'art. 11, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n.
79, recante "Attuazione della direttiva 96/92/CE recante
norme comuni per il mercato interno dell'energia
elettrica", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 marzo
1999, n. 75, e' il seguente:
"Art. 11 (Energia elettrica da fonti rinnovabili). - 1.
Al fine di incentivare l'uso delle energie rinnovabili, il
risparmio energetico, la riduzione delle emissioni di
anidride carbonica e l'utilizzo delle risorse energetiche
nazionali, a decorrere dall'anno 2001 gli importatori e i
soggetti responsabili degli impianti che, in ciascun anno,
importano o producono energia elettrica da fonti non
rinnovabili hanno l'obbligo di immettere nel sistema
elettrico nazionale, nell'anno successivo, una quota
prodotta da impianti da fonti rinnovabili entrati in
esercizio o ripotenziati, limitatamente alla producibilita'
aggiuntiva, in data successiva a quella di entrata in
vigore del presente decreto.
2. L'obbligo di cui al comma 1 si applica alle
importazioni e alle produzioni di energia elettrica, al
netto della cogenerazione, degli autoconsumi di centrale e
delle esportazioni, eccedenti i 100 GWh, nonche' al netto
dell'energia elettrica prodotta da impianti di
gassificazione che utilizzino anche carbone di origine
nazionale, l'uso della quale fonte e' altresi' esentato
dall'imposta di consumo e dall'accisa di cui all'art. 8
della legge 23 dicembre 1998, n. 488; la quota di cui al
comma 1 e' inizialmente stabilita nel due per cento della
suddetta energia eccedente i 100 GWh.
3. Gli stessi soggetti possono adempiere al suddetto
obbligo anche acquistando, in tutto o in parte,
l'equivalente quota o i relativi diritti da altri
produttori, purche' immettano l'energia da fonti
rinnovabili nel sistema elettrico nazionale, o dal gestore
della rete di trasmissione nazionale. I diritti relativi
agli impianti di cui all'art. 3, comma 7, della legge 14
novembre 1995, n. 481, sono attribuiti al gestore della
rete di trasmissione nazionale. Il gestore della rete di
trasmissione nazionale, al fine di compensare le
fluttuazioni produttive annuali o l'offerta insufficiente,
puo' acquistare e vendere diritti di produzione da fonti
rinnovabili, prescindendo dalla effettiva disponibilita',
con l'obbligo di compensare su base triennale le eventuali
emissioni di diritti in assenza di disponibilita'.
4. Il gestore della rete di trasmissione nazionale
assicura la precedenza all'energia elettrica prodotta da
impianti che utilizzano, nell'ordine, fonti energetiche
rinnovabili, sistemi di cogenerazione, sulla base di
specifici criteri definiti dall'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas, e fonti nazionali di energia
combustibile primaria, queste ultime per una quota massima
annuale non superiore al quindici per cento di tutta
l'energia primaria necessaria per generare l'energia
elettrica consumata.
5. Con decreto del Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro
dell'ambiente, sono adottate le direttive per l'attuazione
di quanto disposto dai commi 1, 2 e 3, nonche' gli
incrementi della percentuale di cui al comma 2 per gli anni
successivi al 2002, tenendo conto delle variazioni connesse
al rispetto delle norme volte al contenimento delle
emissioni di gas inquinanti, con particolare riferimento
agli impegni internazionali previsti dal protocollo di
Kyoto.
6. Al fine di promuovere l'uso delle diverse tipologie
di fonti rinnovabili, con deliberazione del CIPE, adottata
su proposta del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, sentita la Conferenza unificata,
istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, sono determinati per ciascuna fonte gli obiettivi
pluriennali ed e' effettuata la ripartizione tra le regioni
e le province autonome delle risorse da destinare
all'incentivazione. Le regioni e le province autonome,
anche con proprie risorse, favoriscono il coinvolgimento
delle comunita' locali nelle iniziative e provvedono,
attraverso procedure di gara, all'incentivazione delle
fonti rinnovabili.".
- La lettera a), del comma 1, dell'art. 2, del decreto
legislativo n. 387 del 2003 recante "Attuazione della
direttiva 2001/77/CE relativa alta promozione dell'energia
elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel
mercato interno dell'elettricita", pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 31 gennaio 2004, n. 25, supplemento
ordinario, e' la seguente:
"Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini del presente
decreto si intende per:
a) fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili:
le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica,
solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice,
idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai
processi di depurazione e biogas). In particolare, per
biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti,
rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura
(comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla
silvicoltura e dalle industrie connesse, nonche' la parte
biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;".
- L'art. 20, comma 5, del citato decreto legislativo 29
dicembre 2003, n. 387, come modificato dal presente
decreto, e' il seguente:
"5. Il periodo di riconoscimento dei certificati verdi
e' fissato in dodici anni, al netto dei periodi di fermata
degli impianti causati da eventi calamitosi dichiarati tali
dalle autorita' competenti.".
Note all'art. 268:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, recante "Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita' dell'aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 18", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 16 giugno 1988, n. 140, supplemento ordinario.
- L'art. 11 del citato decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e' il seguente:
"Art. 11. - 1. Le prescrizioni dell'autorizzazione
possono essere modificate in seguito all'evoluzione della
migliore tecnologia disponibile, nonche' alla evoluzione
della situazione ambientale.".
- La legge 23 agosto 2004, n. 239, recante "Riordino
del settore energetico, nonche' delega al Governo per il
riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia"
e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 settembre
2004, n. 215.
Note all'art. 269:
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, recante "Nuove norme
in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi", pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno
2001, n. 380, recante "Testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia edilizia", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 ottobre 2001, n.
245, supplemento ordinario.
- Il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, recante
"Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 agosto 1934, n.
186, supplemento ordinario.
- L'art. 2, comma 5, della citata legge 7 agosto 1990,
n. 241, e' il seguente:
"5. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i termini
di cui ai commi 2 o 3, il ricorso avverso il silenzio
dell'amministrazione, ai sensi dell'art. 21-bis della legge
6 dicembre 1971, n. 1034, puo' essere proposto anche senza
necessita' di diffida all'amministrazione inadempiente,
fintanto che perdura l'inadempimento e comunque non oltre
un anno dalla scadenza dei termini di cui ai predetti commi
2 o 3. Il giudice amministrativo puo' conoscere della
fondatezza dell'istanza. E fatta salva la riproponibilita'
dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i
presupposti".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, recante "Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita' dell'aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 18", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
16 giugno 1988, n. 140, supplemento ordinario.
- L'art. 12 del citato decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e' il seguente:
" Art. 12. - 1. Per gli impianti esistenti deve essere
presentata domanda di autorizzazione alla regione o alla
provincia autonoma competente entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, corredata da una
relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo
produttivo, le tecnologie adottate per prevenire
l'inquinamento, la quantita' e la qualita' delle emissioni,
nonche' un progetto di adeguamento delle emissioni redatto
sulla base dei parametri indicati nell'art. 13, comma 1".
Note all'art. 271:
- L'art. 8, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
351, recante "Attuazione della direttiva 96/62/CE in
materia di valutazione e di gestione della qualita'
dell'aria ambiente", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 13 ottobre 1999, n. 241, e' il seguente:
"Art. 8 (Misure da applicare nelle zone in cui i
livelli sono piu' alti dei valori limite). - 1. Le regioni
provvedono, sulla base della valutazione preliminare di cui
all'art. 5, in prima applicazione, e, successivamente,
sulla base della valutazione di cui all'art. 6, alla
definizione di una lista di zone e di agglomerati nei
quali:
a) i livelli di uno o piu' inquinanti eccedono il
valore limite aumentato del margine di tolleranza;
b) i livelli di uno o piu' inquinanti sono compresi
tra il valore limite ed il valore limite aumentato del
margine di tolleranza.
2. Nel caso che nessun margine di tolleranza sia stato
fissato per uno specifico inquinante, le zone e gli
agglomerati nei quali il livello di tale inquinante supera
il valore limite, sono equiparate alle zone ed agglomerati
di cui al comma 1, lettera a).
3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni adottano un piano o un programma per il
raggiungimento dei valori limite entro i termini stabiliti
ai sensi dell'art. 4, comma 1, lettera c). Nelle zone e
negli agglomerati in cui il livello di piu' inquinanti
supera i valori limite, le regioni predispongono un piano
integrato per tutti gli inquinanti in questione.
4. I piani e programmi, devono essere resi disponibili
al pubblico e agli organismi di cui all'art. 11, comma 1, e
riportare almeno le informazioni di cui all'allegato V.
5. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto
con il Ministro della sanita', sentita la Conferenza
unificata, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri per
l'elaborazione dei piani e dei programmi di cui al comma 3.
6. Allorche' il livello di un inquinante e' superiore o
rischia di essere superiore al valore limite aumentato del
margine di tolleranza o, se del caso, alla soglia di
allarme, in seguito ad un inquinamento significativo avente
origine da uno Stato dell'Unione europea, il Ministero
dell'ambiente, sentite le regioni e gli enti locali
interessati, provvede alla consultazione con le autorita'
degli Stati dell'Unione europea coinvolti allo scopo di
risolvere la situazione.
7. Qualora le zone di cui ai commi 1 e 2 interessino
piu' regioni, la loro estensione viene individuata d'intesa
fra le regioni interessate che coordinano i rispettivi
piani.".
- L'art. 3 del decreto legislativo 21 maggio 2004, n.
183, recante "Attuazione della direttiva 202/3/CE relativa
all'ozono nell'aria", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 23 luglio 2004, n. 171, S.O. e' il seguente:
"Art. 3 (Valori bersaglio). - 1. I valori bersaglio,
per i livelli di ozono nell'aria ambiente da conseguire,
per quanto possibile, a partire dal 2010, sono stabiliti
all'allegato I, parte II.
2. Le regioni e le province autonome competenti, sulla
base delle valutazioni effettuate ai sensi dell'art. 6,
definiscono un elenco delle zone e degli agglomerati nei
quali i livelli di ozono nell'aria superano i valori
bersaglio di cui al comma 1.
3. Le regioni e le province autonome competenti, entro
due anni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, adottano, nelle zone e negli agglomerati di cui al
comma 2, un piano o programma coerente con il piano
nazionale delle emissioni predisposto in attuazione della
direttiva 2001/81/CE, al fine di raggiungere i valori
bersaglio previsti al comma 1, sempreche' il raggiungimento
di detti valori bersaglio sia realizzabile attraverso
misure proporzionate.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio, di concerto con il Ministro della
salute, sentito il Ministro delle attivita' produttive e
sentita la Conferenza unificata, entro dodici mesi dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, sono
stabiliti i criteri per l'elaborazione dei piani e dei
programmi di cui al comma 3 ed i criteri per
l'individuazione delle misure proporzionate previste allo
stesso comma.
5. Qualora le zone e gli agglomerati di cui al comma 2
coincidono, anche in parte, con zone e agglomerati nei
quali sono adottati, ai sensi dall'art. 8 del decreto
legislativo 4 agosto 1999, n. 351, piani o programmi per
inquinanti diversi dall'ozono, le regioni e le province
autonome competenti, se necessario, al fine di conseguire
il valore bersaglio di cui al comma 1, adottano piani o
programmi integrati per l'ozono e per detti inquinanti.
6. I piani o programmi di cui ai commi 3 e 5 contengono
almeno le informazioni descritte nell'allegato V del
decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351.".
- L'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica
24 maggio 1988, n. 203, recante "Attuazione delle direttive
CEE numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti
norme in materia di qualita' dell'aria, relativamente a
specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto
dagli impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della
legge 16 aprile 1987, n. 18", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 16 giugno 1988, n. 140, S.O., e' il seguente:
"Art. 4. - 1. Fatte salve le competenze dello Stato, la
tutela dell'ambiente dall'inquinamento atmosferico spetta
alle regioni, che la esercitano nell'ambito dei principi
contenuti nel presente decreto e delle altre leggi dello
Stato. In particolare e' di competenza delle regioni:
a) la formulazione dei piani di rilevamento,
prevenzione, conservazione e risanamento del proprio
territorio, nel rispetto dei valori limite di qualita'
dell'aria;
b) la fissazione di valori limite di qualita'
dell'aria, compresi tra i valori limite e i valori guida
ove determinati dallo Stato, nell'ambito dei piani di
conservazione per zone specifiche nelle quali ritengono
necessario limitare o prevenire un aumento
dell'inquinamento dell'aria derivante da sviluppi urbani o
industriali;
c) la fissazione dei valori di qualita' dell'aria
coincidenti o compresi nei valori guida, ovvero ad essi
inferiori, nell'ambito dei piani di protezione ambientale
per zone determinate, nelle quali e' necessario assicurare
una speciale protezione dell'ambiente;
d) la fissazione dei valori delle emissioni di
impianti, sulla base della migliore tecnologia disponibile
e tenendo conto delle linee guida fissate dallo Stato e dei
relativi valori di emissione. In assenza di determinazioni
regionali, non deve comunque essere superato il piu'
elevato dei valori di emissione definiti nelle linee guida,
fatti salvi i poteri sostitutivi degli organi statali;
e) la fissazione per zone particolarmente inquinate o
per specifiche esigenze di tutela ambientale, nell'ambito
dei piani di cui al punto a), di valori limite delle
emissioni piu' restrittivi dei valori minimi di emissione
definiti nelle linee guida, nonche' per talune categorie di
impianti la determinazione di particolari condizioni di
costruzione o di esercizio;
f) l'indirizzo ed il coordinamento dei sistemi di
controllo e di rilevazione degli inquinanti atmosferici e
l'organizzazione dell'inventario regionale delle emissioni;
g) la predisposizione di relazioni annuali sulla
qualita' dell'aria da trasmettere ai Ministeri
dell'ambiente e della sanita', per i fini indicati all'art.
3, comma 4, lettera d).".
- L'art. 9 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e' il seguente:
"Art. 9 (Requisiti applicabili alle zone con i livelli
inferiori ai valori limite). - 1. Le regioni provvedono,
sulla base della valutazione preliminare di cui all'art. 5,
in prima applicazione, e, successivamente, sulla base
dell'art. 6, alla definizione delle zone e degli
agglomerati in cui i livelli degli inquinanti sono
inferiori ai valori limite e tali da non comportare il
rischio di superamento degli stessi.
2. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni adottano un piano di mantenimento della qualita'
dell'aria al fine di conservare i livelli degli inquinanti
al di sotto dei valori limite e si adoperano al fine di
preservare la migliore qualita' dell'aria ambiente
compatibile con lo sviluppo sostenibile secondo le
direttive emanate con decreto del Ministro dell'ambiente,
di concerto con il Ministro della sanita', sentita la
Conferenza unificata.".
Note all'art. 272:
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
21 luglio 1989, recante "Atto di indirizzo e coordinamento
alle regioni, ai sensi dell'art. 9 della legge 8 luglio
1986, n. 349, per l'attuazione e l'interpretazione del
decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
203 recante norme in materia di qualita' dell'aria
relativamente a specifici agenti inquinanti e di
inquinamento prodotto da impianti industriali", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 1989, n.
171.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio
1991, recante "Modifiche dell'atto di indirizzo e
coordinamento in materia di emissioni poco significative e
di attivita' a ridotto inquinamento atmosferico, emanato
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21
luglio 1989", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27
luglio 1991, n. 175.
- Il decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52,
recante "Attuazione della direttiva 92/32/CEE concernente
classificazione, imballaggio ed etichettatura delle
sostanze pericolose", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale dell'11 marzo 1997, n. 58, S.O.
Note all'art. 273:
- L'art. 3, comma 1, del decreto ministeriale ambiente
8 maggio 1989, recante "Limitazione delle emissioni
nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi
impianti di combustione", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 30 maggio 1989, n. 124, e' il seguente:
"Art. 3 (Valori limite di emissione). - 1. I valori
limite di emissione per il biossido di zolfo, per gli
ossidi di azoto e per le polveri, dei nuovi impianti di
combustione sono fissati, in relazione a ciascun tipo di
combustibile, dagli allegati 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 del
presente decreto.
- L'art. 6, comma 2, del citato decreto ministeriale
ambiente 8 maggio 1989, e' il seguente:
"2. Per gli impianti nuovi che consumano combustibili
solidi indigeni, qualora non sia possibile rispettare il
valore limite di emissione per il biossido di zolfo,
fissato per tali impianti, a causa delle particolari
caratteristiche del combustibile, senza dover ricorrere ad
una tecnologia eccessivamente costosa, l'autorita'
competente puo' consentire che i valori limite stabiliti
nell'allegato 1 possano essere superati. Detti impianti
devono almeno raggiungere i tassi di desolforazione
stabiliti nell'allegato 9.".
- L'art. 14, comma 3, del citato decreto ministeriale
ambiente 8 maggio 1989, e' il seguente:
"Art. 14 (Rispetto valori limite). 1. - 2. (Omissis).
3. Nei casi di cui all'art. 6, comma 2, i tassi di
desolforazione si considerano rispettati se la valutazione
delle misurazioni effettuate a norma dell'allegato 9 indica
che tutti i valori medi dei mesi civili o tutti i valori
medi calcolati mensilmente raggiungono i tassi di
desolforazione richiesti. Non si tiene conto dei periodi di
cui all'art. 8 ne' dei periodi di avvio e di arresto
definiti in sede di autorizzazione ai sensi degli articoli
6 e 17 del decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988, n. 203.".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, recante "Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita' dell'aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 18", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 16 giugno 1988, n. 140, S.O.
- La legge 3 novembre 1994, n. 640, recante "Ratifica
ed esecuzione della convenzione sulla valutazione
dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero,
con annessi, fatto a Espoo il 25 febbraio 1991", e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 22 novembre 1994,
n. 273, S.O.
Note all'art. 275:
- Il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio 16 gennaio 2004, n. 44, recante "Recepimento
della direttiva 1999/13/CE relativa alla limitazione delle
emissioni di composti organici volatili di talune attivita'
industriali, ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2004,
n. 47.
- L'art. 9 del citato decreto ministeriale ambiente 16
gennaio 2004, n. 44, e' il seguente:
"Art. 9 (Disposizioni transitorie e finali) - 1. Il
decreto ministeriale 12 luglio 1990 si applica alle
emissioni di COV degli impianti esistenti al 1° luglio 1988
rientranti nel campo di applicazione del presente decreto
fino alle date previste all'art. 6, comma 2, ovvero fino
alla data di effettivo adeguamento degli stessi impianti,
se anteriore a quelle previste al citato art. 6, comma 2.
2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto le autorita' competenti provvedono a
rilasciare autorizzazioni di carattere generale per gli
impianti a ciclo chiuso di pulizia a secco di tessuti e di
pellami, escluse le pellicce, e per le pulitintolavanderie
a ciclo chiuso. Per detti impianti nelle autorizzazioni di
carattere generale e' previsto che il gestore sia esentato
dall'applicazione dell'art. 4, comma 2.
3. Le disposizioni di cui all'art. 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 25 luglio 1991, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 27 luglio 1991, si
applicano agli impianti e alle pulitintolavanderie di cui
al comma 2 fino alla data in cui i gestori degli stessi
impianti comunicano all'autorita' competente di avvalersi
dell'autorizzazione di carattere generale e, comunque, non
oltre il dodicesimo mese dalla data di entrata in vigore
del presente decreto.
4. Al fine di valutare e di proporre revisioni della
normativa riguardante le emissioni di composti organici
volatili, anche nella fase di predisposizione delle
normative comunitarie, e con l'obiettivo, in particolare,
di prevedere la fissazione di limiti massimi di COV nelle
materie prime e l'introduzione di sistemi di incentivazione
alla riduzione delle emissioni di COV, e' costituito,
nell'ambito della Conferenza unificata, un tavolo tecnico
di coordinamento dai Ministeri dell'ambiente e della tutela
del territorio, della salute, delle attivita' produttive e
dell'economia e delle finanze, dalle regioni, dall'Unione
delle province d'Italia e dall'Associazione nazionale
comuni italiani. Al tavolo tecnico possono essere invitate
a partecipare le associazioni di impresa interessate.".
- La decisione n. 2002/529/CE del 27 giugno 2002 della
Commissione europea recante "Decisione della Commissione
concernente il questionario relativo alle relazioni degli
Stati membri sull'attuazione della direttiva 1999/13/CE del
Consiglio sulla limitazione delle emissioni di composti
organici volatili dovute all'uso di solventi organici in
talune attivita' e in taluni impianti", e' pubblicata nella
G.U.C.E. del 2 luglio 2002, n. L 172.
Nota all'art. 277:
- Il decreto ministeriale 31 luglio 1934, recante
"Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione,
l'immagazzinamento, l'impiego o la vendita di oli minerali,
e per il trasporto degli oli stessi" e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 1934, n. 228.
Nota all'art. 280:
- L'art. 14 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
351, recante "Attuazione della direttiva 96/62/CE in
materia di valutazione e di gestione della qualita'
dell'aria ambiente", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 13 ottobre 1999, n. 241, e' il seguente:
"Art. 14 (Disposizioni transitorie) - 1. Fino al
termine stabilito ai sensi dell'art. 4, comma 1, lettera
c), restano in vigore i valori limite fissati nel decreto
del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.
2. Fino alla data di entrata in vigore dei pertinenti
decreti di cui all'art. 4, comma 1, restano in vigore i
valori guida, i livelli di attenzione e di allarme, gli
obiettivi di qualita', i livelli per la protezione della
salute e della vegetazione, nonche' le disposizioni
sull'informazione della popolazione stabiliti:
a) dal decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 28 marzo 1983 concernente i limiti massimi di
accettabilita' delle concentrazioni e di esposizione
relativi ad inquinanti dell'aria nell'ambiente esterno,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 28 maggio 1983, n. 145;
b) dal decreto del Presidente della Repubblica 24
maggio 1988, n. 203, concernente norme in materia di
qualita' dell'aria relativamente a specifici agenti
inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti
industriali, e suoi decreti attuativi;
c) dal decreto del Ministro dell'ambiente 15 aprile
1994, recante "Norme tecniche in materia di livelli e di
stati di attenzione e di allarme per gli inquinanti
atmosferici nelle aree urbane, ai sensi degli articoli 3 e
4 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, e dell'art. 9 del decreto del Ministro
dell'ambiente 20 maggio 1991", pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 10 maggio 1994, n. 107;
d) dal decreto del Ministro dell'ambiente 16 maggio
1996 sull'attivazione di un sistema di sorveglianza di
inquinamento da ozono, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 13 luglio 1996, n. 163;
e) dal decreto del Ministro dell'ambiente 25 novembre
1994, recante "l'aggiornamento delle norme tecniche in
materia di limiti di concentrazione e di livelli di
attenzione e di allarme per gli inquinanti atmosferici
nelle aree urbane e disposizioni per la misura di alcuni
inquinanti di cui al decreto ministeriale 15 aprile 1994",
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 13 dicembre 1994, n. 290.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e per il periodo transitorio individuato
dal comma 1, le regioni, entro sei mesi dalla fine di
ciascun anno, trasmettono al Ministero dell'ambiente e al
Ministero della sanita', per il tramite dell'ANPA, le
informazioni indicate in allegato VI relative agli
inquinanti per i quali sono fissati valori limite di
qualita' dell'aria dal decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.".
Note all'art. 281:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, recante "Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in
materia di qualita' dell'aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della legge 16
aprile 1987, n. 18", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 16 giugno 1988, n. 140, S.O.
- La legge 13 luglio 1966, n. 615, recante
"Provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico", e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 1966, n.
201.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1970, n. 1391, concernente "Regolamento per
l'esecuzione della legge 13 luglio 1966, n. 615, recante
provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico,
limitatamente al settore degli impianti termici", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 marzo 1971, n.
59, S.O.
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
8 marzo 2002, recante "Disciplina delle caratteristiche
merceologiche dei combustibili aventi rilevanza ai fini
dell'inquinamento atmosferico, nonche' delle
caratteristiche tecnologiche degli impianti di
combustione", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12
marzo 2002, n. 60.
- Il decreto del Presidente della Repubblica del 25
luglio 1991, recante "Modifiche dell'atto di indirizzo e
coordinamento in materia di emissioni poco significative e
di attivita' a ridotto inquinamento atmosferico, emanato
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 21 luglio 1989", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 27 luglio 1991, n. 175.
- L'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, recante "Definizione ed ampliamento delle attribuzioni
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse
comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la
Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali", pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 30 agosto 1997, n. 202, e' il
seguente:
"Art. 8 (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
Conferenza unificata). - 1. La Conferenza Stato-citta' ed
autonomie locali e' unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita' montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per
gli affari regionali; ne fanno parte altresi' il Ministro
del tesoro e del bilancio e della programmazione economica,
il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici,
il Ministro della sanita', il presidente dell'Associazione
nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente
dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti montani -
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque
rappresentano le citta' individuate dall'art. 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche' rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e'
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno.".
- L'art. 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, recante
"Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al
processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2005, n. 37, e' il
seguente:
"Art. 13 (Adeguamenti tecnici). - 1. Alle norme
comunitarie non autonomamente applicabili, che modificano
modalita' esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia' recepite nell'ordinamento nazionale, e' data
attuazione, nelle materie di cui all'art. 117, secondo
comma, della Costituzione, con decreto del Ministro
competente per materia, che ne da' tempestiva comunicazione
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per le politiche comunitarie.
2. In relazione a quanto disposto dall'art. 117, quinto
comma, della Costituzione, i provvedimenti di cui al
presente articolo possono essere adottati nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome al fine di porre rimedio all'eventuale inerzia dei
suddetti enti nel dare attuazione a norme comunitarie. In
tale caso, i provvedimenti statali adottati si applicano,
per le regioni e le province autonome nelle quali non sia
ancora in vigore la propria normativa di attuazione, a
decorrere dalla scadenza del termine stabilito per
l'attuazione della rispettiva normativa comunitaria e
perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore
della normativa di attuazione di ciascuna regione e
provincia autonoma. I provvedimenti recano l'esplicita
indicazione della natura sostitutiva del potere esercitato
e del carattere cedevole delle disposizioni in essi
contenute.".
- Il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195,
recante "Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso
del pubblico", e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
23 settembre 2005, n. 222.
Note all'art. 283:
- Gli articoli 9 e 10 della legge 13 luglio 1966, n.
615, recante "Provvedimenti contro l'inquinamento
atmosferico", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13
agosto 1966, n. 201, sono i seguenti:
"Art. 9. - Per l'installazione di un nuovo impianto
termico di cui al precedente art. 8 o per la trasformazione
o l'ampliamento di un impianto preesistente, il
proprietario o possessore deve presentare domanda corredata
da un progetto particolareggiato dell'impianto - con
l'indicazione della potenzialita' in Kcal/h - al comando
provinciale dei vigili del fuoco, che lo approva dopo avere
constatato la corrispondenza dell'impianto alle norme
stabilite dal regolamento. Avverso la mancata approvazione
del progetto dell'impianto, e' ammesso ricorso, entro
trenta giorni dalla notifica, al prefetto. Il provvedimento
del prefetto e' definitivo.
Chiunque installa, trasforma o amplia un impianto
termico di cui al precedente art. 8, senza la preventiva
approvazione di cui al presente articolo, e' punito con
l'ammenda da L. 300.000 a L. 3.000.000.".
"Art. 10. - Entro quindici giorni dalla installazione o
dalla trasformazione o dall'ampliamento dell'impianto,
l'utente deve fare denuncia, indicando anche la
potenzialita' in Kcal/h, al comando provinciale dei vigili
del fuoco che provvedera' ad effettuare il collaudo
verificandone la rispondenza con le norme stabilite nel
regolamento.
Avverso l'esito negativo di tale collaudo e' ammesso
ricorso entro trenta giorni dalla notifica al prefetto. Il
provvedimento del prefetto e' definitivo.
Chiunque ometta nel termine prescritto di fare la
denuncia di cui sopra, e' punito con l'ammenda da L. 30.000
a L. 150.000.
Chiunque metta in funzione, senza attendere il collaudo
di cui al primo comma del presente articolo, un impianto
termico e' punito con l'ammenda da L. 150.000 a L.
450.000.".
- L'art. 108 del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante "Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
edilizia", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20
ottobre 2001, n. 245, S.O., e' il seguente:
"Art. 108 (L) (Soggetti abilitati). (Legge 18 maggio
1990, n. 46, art. 2; al comma 3, e' l'art. 22 della legge
30 aprile 1999, n. 136). - 1. Sono abilitate
all'installazione, alla trasformazione, all'ampliamento e
alla manutenzione degli impianti di cui all'art. 107 tutte
le imprese, singole o associate, regolarmente iscritte nel
registro delle ditte di cui al regio decreto 20 settembre
1934, n. 2011, e successive modificazioni ed integrazioni,
o nell'albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla
legge 8 agosto 1985, n. 443.
2. L'esercizio delle attivita' di cui al comma 1 e'
subordinato al possesso dei requisiti
tecnico-professionali, di cui all'art. 109, da parte
dell'imprenditore, il quale, qualora non ne sia in
possesso, prepone all'esercizio delle attivita' di cui al
medesimo comma 1 un responsabile tecnico che abbia tali
requisiti.
3. Sono, in ogni caso abilitate all'esercizio delle
attivita' di cui al comma 1, le imprese in possesso di
attestazione per le relative categorie rilasciata da una
Societa' organismo di attestazione (SOA), debitamente
autorizzata ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34.
4. Possono effettuare il collaudo ed accertare la
conformita' alla normativa vigente degli impianti di cui
all'art. 107, comma 1, lettera f), i professionisti
iscritti negli albi professionali, inseriti negli appositi
elenchi della camera di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, formati annualmente secondo quanto previsto
dall'art. 9, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 6 dicembre 1991, n. 447.".
- L'art. 11, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, recante "Regolamento
recante norme per la progettazione, l'installazione,
l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli
edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in
attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio
1991, n. 10", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14
ottobre 1993, n. 242, supplemento ordinario, e' il
seguente:
"Art. 11 (Esercizio e manutenzione degli impianti
termici e controlli relativi). - 1. L'esercizio e la
manutenzione degli impianti termici sono affidati al
proprietario, definito come alla lettera j) dell'art. 1,
comma 1, o per esso ad un terzo, avente i requisiti
definiti alla lettera o) dell'art. 1, comma 1, che se ne
assume la responsabilita'. L'eventuale atto di assunzione
di responsabilita' da parte del terzo, che lo espone
altresi' alle sanzioni amministrative previste dal comma 5
dell'art. 34 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, deve essere
redatto in forma scritta e consegnato al proprietario. Il
terzo eventualmente incaricato, non puo' delegare ad altri
le responsabilita' assunte, e puo' ricorrere solo
occasionalmente al subappalto delle attivita' di sua
competenza, fermo restando il rispetto della legge 5 marzo
1990, n. 46, per le attivita' di manutenzione
straordinaria, e ferma restando la propria diretta
responsabilita' ai sensi degli articoli 1667 e seguenti del
codice civile. Il ruolo di terzo responsa bile di un
impianto e' incompatibile con il ruolo di fornitore di
energia per il medesimo impianto, a meno che la fornitura
sia effettuata nell'ambito di un contratto servizio
energia, con modalita' definite con decreto del Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di
concerto con il Ministro delle finanze.".
Nota all'art. 284:
- Gli articoli 9 e 10 della legge 13 luglio 1966, n.
615, sono riportati nelle note all'art. 283.
Nota all'art. 286:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto
1993, n. 412, recante "Regolamento recante norme per la
progettazione, l'installazione, l'esercizio e la
manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini
del contenimento dei consumi di energia, in attuazione
dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10",
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 ottobre 1993,
n. 242, supplemento ordinario.
Note all'art. 287:
- L'art. 11, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, recante "Regolamento
recante norme per la progettazione, l'installazione,
l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli
edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in
attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio
1991, n. 10", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14
ottobre 1993, n. 242, supplemento ordinario, e' il
seguente:
"Art. 11 (Esercizio e manutenzione degli impianti
termici e controlli relativi). - 1.-2. (Omissis).
3. Nel caso di impianti termici con potenza nominale al
focolare superiore a 350 kW, ferma restando la normativa
vigente in materia di appalti pubblici, il possesso dei
requisiti richiesti al "terzo responsabile dell'esercizio e
della manutenzione dell'impianto termico" e' dimostrato
mediante l'iscrizione ad albi nazionali tenuti dalla
pubblica amministrazione e pertinenti per categoria quali,
ad esempio, l'albo nazionale dei costruttori - categoria
gestione e manutenzione degli impianti termici di
ventilazione e condizionamento, oppure mediante
l'iscrizione ad elenchi equivalenti dell'Unione europea,
oppure mediante certificazione del soggetto, ai sensi delle
norme UNI EN ISO della serie 9000, per l'attivita' di
gestione e manutenzione degli impianti termici, da parte di
un organismo accreditato e riconosciuto a livello italiano
o europeo. In ogni caso il terzo responsabile o il
responsabile tecnico preposto deve possedere conoscenze
tecniche adeguate alla complessita' dell'impianto o degli
impianti a lui a ffidati.".
- Il regio decreto 12 maggio 1927, n. 824, recante
"Approvazione del regolamento per la esecuzione del regio
decreto-legge 9 luglio 1926, n. 1331, che costituisce
l'Associazione nazionale per il controllo della
combustione" e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4
luglio 1927, n. 152.
- Gli articoli 31 e 32 del citato regio decreto 12
maggio 1927, n. 824, sono i seguenti:
"Art. 31. - Gli agenti tecnici dell'Associazione
debbono accertare se il personale addetto alla condotta dei
generatori di vapore possieda i requisiti prescritti
dall'art. 27 ed in quale modo disimpegni le proprie
mansioni.
Anche gli ispettori del lavoro hanno facolta' di
procedere agli accertamenti di cui al precedente comma.
Qualora il conduttore non adempia abitualmente con
diligenza le sue mansioni o abbia determinato, per dolo o
per negligenza, notevoli avarie al generatore da lui
condotto, anche se non siavi stato infortunio ovvero abbia
comunque posto in pericolo l'incolumita' di altri
lavoratori, il capo circolo dell'Ispettorato del lavoro,
con ordinanza motivata e previa contestazione degli
addebiti, puo', senza pregiudizio delle altre sanzioni
previste dalla legge e dal contratto di lavoro, sospenderlo
fino a sei mesi dall'esercizio delle sue mansioni od anche
revocare il certificato di abilitazione.
Contro l'ordinanza del capo circolo e' ammesso ricorso
entro trenta giorni dalla sua comunicazione al Ministero
dell'economia nazionale che decide definitivamente.
Art. 32. - Salvo i casi di forza maggiore, il
conduttore non puo' abbandonare il servizio senza preavviso
di almeno cinque giorni, fermo restando i termini e le
altre condizioni stabiliti dal contratto di lavoro o dalla
consuetudine che non contraddicano a tale disposizione.
In caso di contravvenzione da parte del conduttore
all'obbligo suddetto, il capo circolo dell'Ispettorato del
lavoro puo', con ordinanza motivata e previa contestazione
degli addebiti ed indipendentemente dalle altre sanzioni
penali e delle azioni civili, sospendere il conduttore
stesso, per un periodo non superiore a due mesi,
dall'abilitazione alla condotta dei generatori ed, in caso
di recidiva o nei casi di pericolo di infortunio, puo'
anche ordinare detta sospensione per un periodo fino a sei
mesi o revocare l'abilitazione.
Contro i suddetti provvedimenti e' dato ricorso entro
trenta giorni dalla comunicazione al Ministero
dell'economia nazionale che decide definitivamente.".
- Il decreto ministeriale 12 agosto 1968, recante
"Disciplina dei corsi per il conseguimento del patentino di
abilitazione alla conduzione di impianti termici", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 agosto 1968, n.
217.
Note all'art. 288:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto
1993, n. 412, recante "Regolamento recante norme per la
progettazione, l'installazione, l'esercizio e la
manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini
del contenimento dei consumi di energia, in attuazione
dell'art. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10",
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 ottobre 1993,
n. 242, supplemento ordinario.
- L'art. 11, comma 19, del citato decreto del
Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e' il
seguente:
"19. In caso di affidamento ad organismi esterni dei
controlli di cui al comma 18, i comuni e le province
competenti dovranno stipulare con detti organismi apposite
convenzioni, previo accertamento che gli stessi soddisfino,
con riferimento alla specifica attivita' prevista, i
requisiti minimi di cui all'allegato I al presente decreto.
L'ENEA, nell'ambito dell'accordo di programma con il
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato
di cui all'art. 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, o su
specifica commessa, fornisce agli enti locali che ne
facciano richiesta assistenza per l'accertamento
dell'idoneita' tecnica dei predetti organismi.".
Note all'art. 290:
- L'art. 8 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n.
351, recante "Attuazione della direttiva 96/62/CE in
materia di valutazione e di gestione della qualita'
dell'aria ambiente, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
13 ottobre 1999, n. 241, e' il seguente:
"Art. 8 (Misure da applicare nelle zone in cui i
livelli sono piu' alti dei valori limite). - 1. Le regioni
provvedono, sulla base della valutazione preliminare di cui
all'art. 5, in prima applicazione, e, successivamente,
sulla base della valutazione di cui all'art. 6, alla
definizione di una lista di zone e di agglomerati nei
quali:
a) i livelli di uno o piu' inquinanti eccedono il
valore limite aumentato del margine di tolleranza;
b) i livelli di uno o piu' inquinanti sono compresi
tra il valore limite ed il valore limite aumentato del
margine di tolleranza.
2. Nel caso che nessun margine di tolleranza sia stato
fissato per uno specifico inquinante, le zone e gli
agglomerati nei quali il livello di tale inquinante supera
il valore limite, sono equiparate alle zone ed agglomerati
di cui al comma 1, lettera a).
3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni adottano un piano o un programma per il
raggiungimento dei valori limite entro i termini stabiliti
al sensi dell'art. 4, comma 1, lettera c). Nelle zone e
negli agglomerati in cui il livello di piu' inquinanti
supera i valori limite, le regioni predispongono un piano
integrato per tutti gli inquinanti in questione.
4. I piani e programmi, devono essere resi disponibili
al pubblico e agli organismi di cui all'art. 11, comma 1, e
riportare almeno le informazioni di cui all'allegato V.
5. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto
con il Ministro della sanita', sentita la Conferenza
unificata, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri per
l'elaborazione dei piani e dei programmi di cui al comma 3.
6. Allorche' il livello di un inquinante e' superiore o
rischia di essere superiore al valore limite aumentato del
margine di tolleranza o, se del caso, alla soglia di
allarme, in seguito ad un inquinamento significativo avente
origine da uno Stato dell'Unione europea, il Ministero
dell'ambiente, sentite le regioni e gli enti locali
interessati, provvede alla consultazione con le autorita'
degli Stati dell'Unione europea coinvolti allo scopo di
risolvere la situazione.
7. Qualora le zone di cui ai commi 1 e 2 interessino
piu' regioni, la loro estensione viene individuata d'intesa
fra le regioni interessate che coordinano i rispettivi
piani.".
- La legge 13 luglio 1966, n. 615, recante
"Provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico", e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 1966, n.
201.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1970, n. 1391, recante "Regolamento per
l'esecuzione della legge 13 luglio 1966, n. 615, recante
provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico,
limitatamente al settore degli impianti termici", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 marzo 1971, n.
59, supplemento ordinario.
- Il titolo II del decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 8 marzo 2002, recante "Disciplina delle
caratteristiche merceologiche dei combustibili aventi
rilevanza ai fini dell'inquinamento atmosferico, nonche'
delle caratteristiche tecnologiche degli impianti di
combustione", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12
marzo 2002, n. 60, reca: "Combustibili e caratteristiche
tecnologiche degli impianti di combustione per uso civile".
Nota all'art. 292:
- Il decreto legislativo 21 marzo 2005, n. 66, recante
"Attuazione della direttiva 2003/17/CE relativa alla
qualita' della benzina e del combustibile diesel", e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2005, n.
96, supplemento ordinario.
Note all'art. 296:
- L'art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689,
recante "Modifiche al sistema penale", pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 30 novembre 1981, n. 329,
supplemento ordinario, e' il seguente:
"Art. 16 (Pagamento in misura ridotta). E' ammesso il
pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza
parte del massimo della sanzione prevista per la violazione
commessa o, se piu' favorevole, al doppio del minimo della
sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro
il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata
o, se questa non vi e' stata, dalla notificazione degli
estremi della violazione.
Nei casi di violazione del testo unico delle norme
sulla circolazione stradale e dei regolamenti comunali e
provinciali continuano ad applicarsi, rispettivamente,
l'art. 138 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, con le
modifiche apportate dall'art. 11 della legge 14 febbraio
1974, n. 62, e l'art. 107 del testo unico delle leggi
comunali e provinciali approvato con regio decreto 3 marzo
1934, n. 383.
Il pagamento in misura ridotta e' ammesso anche nei
casi in cui le norme antecedenti all'entrata in vigore
della presente legge non consentivano l'oblazione.".
- L'art. 650 del codice penale e' il seguente:
"Art. 650 (Inosservanza dei provvedimenti
dell'Autorita). - Chiunque non osserva un provvedimento
legalmente dato dall'Autorita' per ragione di giustizia o
di sicurezza pubblica, o d'ordine pubblico o d'igiene, e'
punito, se il fatto non costituisce un piu' grave reato,
con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 206
euro.".
Nota all'art. 299:
- L'art. 34 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4,
recante "Misure urgenti in materia di organizzazione e
funzionamento della pubblica amministrazione", pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale dell'11 gennaio 2006, n. 8, e' il
seguente:
"Art. 34 (Funzionamento del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio). - 1. Per l'immediato
potenziamento del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e' istituita, senza aumenti di spesa a
carico del bilancio dello Stato, la Direzione generale per
il danno ambientale.
2. Alla nuova Direzione generale e' attribuito un posto
di funzione di livello dirigenziale generale. A tale fine
e' soppressa una unita' del contingente previsto dall'art.
1, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica del
17 giugno 2003, n. 261. Alla Direzione generale sono
attribuiti uffici di livello dirigenziale, con imputazione
alla corrispondente dotazione organica dei dirigenti
determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri in data 14 ottobre 2005, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 284 del 6 dicembre 2005, ai sensi dell'art. 1,
comma 93, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, da
individuarsi ai sensi dell'art. 4, comma 4, del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
3. La Direzione generale svolge le funzioni di
competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio in materia di danno ambientale, nonche' quelle
inerenti alla gestione e sviluppo dei sistemi informativi e
statistici, ivi compresi quelli cartografici, utilizzati
dalle altre strutture ministeriali, con le correlate
attivita' di studio e ricerca ed a quelle per la
informazione e la comunicazione ambientale.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze e'
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni allo stato di previsione della spesa del
bilancio del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio.".
Note all'art. 300:
- La direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 aprile 2004, recante "Responsabilita'
ambientale in materia di prevenzione e riparazione del
danno ambientale", e' pubblicata nella G.U.C.E. del 30
aprile 2004, n. L 143.
- La legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante "Norme per
la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il
prelievo venatorio", e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 25 febbraio 1992, n. 46, supplemento ordinario.
- La direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile
1979, concernente "La conservazione degli uccelli
selvatici", e' pubblicata nella G.U.C.E. del 25 aprile
1979, n. L 103.
- La direttiva 85/411/CEE della Commissione, del 25
luglio 1985, recante "Modifica alla direttiva 79/409/CEE
del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli
selvatici", e' pubblicata nella G.U.C.E. del 30 agosto
1985, n. L 233.
- La Direttiva 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo
1991, recante "Modifica alla direttiva 79/409/CEE del
Consiglio concernente la conservazione degli uccelli
selvatici", e' pubblicata nella G.U.C.E. dell'8 maggio
1991, n. L 115.
- La Convenzione di Parigi, del 18 ottobre 1950,
relativa alla "Protezione degli uccelli", e' stata
ratificata con legge 24 novembre 1978, n. 812.
- La Convenzione di Berna, del 19 settembre 1979,
relativa alla "Conservazione della vita selvatica e
dell'ambiente naturale in Europa", e' stata ratificata con
legge 5 agosto 1981, n. 503.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 8
settembre 1997, n. 357, recante "Regolamento di attuazione
della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali, nonche' della flora e
della fauna selvatiche", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 23 ottobre 1997, n. 248, supplemento
ordinario.
- La direttiva 92/43/CEE recante "Conservazione degli
habitat naturali, e seminaturali, nonche' della flora e
della fauna selvatiche", e' pubblicata nella G.U.C.E. del
22 luglio 1992, n. L 206.
- La legge del 6 dicembre 1991, n. 394, recante "Legge
quadro sulle aree protette", e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 13 dicembre 1991, n. 292, supplemento
ordinario.
- La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 ottobre 2000, che "Istituisce un quadro
per l'azione comunitaria in materia di acque", e'
pubblicata nella G.U.C.E. del 22 dicembre 2000, n. L 327.
Note all'art. 303:
- La Convenzione del 1976 sulla "limitazione della
responsabilita' in materia di rivendicazioni marittime
(LLMC)". Conclusa a Londra il 19 novembre 1976. Approvata
dall'Assemblea federale il 20 marzo 1987. Strumento
d'adesione depositato dalla Svizzera il 15 dicembre 1987.
Entrata in vigore per la Svizzera il 1° aprile 1988. (Stato
5 aprile 2005).
- La Convenzione di Strasburgo del 4 novembre 1988
sulla "limitazione della responsabilita' nella navigazione
interna (CLNI)" e' stata ratificata il 21 maggio 1997.
Note all'art. 306:
- L'art. 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante
"Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi", pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192, e' il
seguente:
"Art. 11 (Accordi integrativi o sostitutivi del
provvedimento). - 1. In accoglimento di osservazioni e
proposte presentate a norma dell'art. 10, l'amministrazione
procedente puo' concludere, senza pregiudizio dei diritti
dei terzi, e in ogni caso nel perseguimento del pubblico
interesse, accordi con gli interessati al fine di
determinare il contenuto discrezionale del provvedimento
finale ovvero in sostituzione di questo.
1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi
di cui al comma 1, il responsabile del procedimento puo'
predisporre un calendario di incontri cui invita,
separatamente o contestualmente, il destinatario del
provvedimento ed eventuali controinteressati.
2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono
essere stipulati, a pena di nullita', per atto scritto,
salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si
applicano, ove non diversamente previsto, i principi del
codice civile in materia di obbligazioni e contratti in
quanto compatibili.
3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono
soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse
l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,
salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un
indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
4-bis. A garanzia dell'imparzialita' e del buon
andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in
cui una pubblica amministrazione conclude accordi nelle
ipotesi previste al comma 1, la stipulazione dell'accordo
e' preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe
competente per l'adozione del provvedimento.
5. Le controversie in materia di formazione,
conclusione ed esecuzione degli accordi di cui al presente
articolo sono riservate alla giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo.".
- La direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 aprile 2004, recante "Responsabilita'
ambientale in materia di prevenzione e riparazione del
danno ambientale", pubblicata nella G.U.C.E. del 30 aprile
2004, n. L 143.
Nota all'art. 309:
- L'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante
"Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia
di danno ambientale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 15 luglio 1986, n. 162, supplemento ordinario, e' il
seguente:
"Art. 13. - 1. Le associazioni di protezione ambientale
a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque
regioni sono individuate con decreto del Ministro
dell'ambiente sulla base delle finalita' programmatiche e
dell'ordinamento interno democratico previsti dallo
statuto, nonche' della continuita' dell'azione e della sua
rilevanza esterna, previo parere del Consiglio nazionale
per l'ambiente da esprimere entro novanta giorni dalla
richiesta. Decorso tale termine senza che il parere sia
stato espresso, il Ministro dell'ambiente decide.
2. Il Ministro, al solo fine di ottenere, per la prima
composizione del Consiglio nazionale per l'ambiente, le
terne di cui al precedente art. 12, comma 1, lettera c),
effettua, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della
presente legge, una prima individuazione delle associazioni
a carattere nazionale e di quelle presenti in almeno cinque
regioni, secondo i criteri di cui al precedente comma 1, e
ne informa il Parlamento.".
Nota all'art. 312:
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, recante "Nuove norme
in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi", e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192.
Note all'art. 313:
- L'art. 2058 del codice civile e' il seguente:
"Art. 2058. - Risarcimento in forma specifica. Il
danneggiato puo' chiedere la reintegrazione in forma
specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile.".
- L'art. 2947 del codice civile e' il seguente:
"Art. 2947 (Prescrizione del diritto al risarcimento
del danno). - 1. Il diritto al risarcimento del danno
derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal
giorno in cui il fatto si e' verificato.
2. Per il risarcimento del danno prodotto dalla
circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si
prescrive in due anni.
3. In ogni caso, se il fatto e' considerato dalla legge
come reato e per il reato e' stabilita una prescrizione
piu' lunga, questa si applica anche all'azione civile.
Tuttavia, se il reato e' estinto per causa diversa dalla
prescrizione o e' intervenuta sentenza irrevocabile nel
giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si
prescrive nei termini indicati dai primi due commi, con
decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data
in cui la sentenza e' divenuta irrevocabile.".
Note all'art. 314:
- L'art. 11 della citata legge 7 agosto 1990, n. 241,
recante "Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18
agosto 1990, n. 192, e' riportato nelle note dell'art. 306.
- L'art. 444 del codice di procedura penale e' il
seguente:
"Art. 444 (Applicazione della pena su richiesta). - 1.
L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al
giudice l'applicazione, nella specie e nella misura
indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena
pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena
detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e
diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i
procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis
e 3-quater, nonche' quelli contro coloro che siano stati
dichiarati delinquenti abituali, professionali e per
tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, quarto comma,
del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o
congiunti a pena pecuniaria.
2. Se vi e' il consenso anche della parte che non ha
formulato la richiesta e non deve essere pronunciata
sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, il
giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la
qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la
comparazione delle circostanze prospettate dalle parti,
nonche' congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza
l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi e' stata
la richiesta delle parti [c.p.p. 445]. Se vi e'
costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla
relativa domanda; l'imputato e' tuttavia condannato al
pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo
che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o
parziale. Non si applica la disposizione dell'art. 75,
comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, puo'
subordiname l'efficacia, alla concessione della sospensione
condizionale della pena. In questo caso il giudice, se
ritiene che la sospensione condizionale non puo' essere
concessa, rigetta la richiesta.".
Nota all'art. 317:
- Il decreto legislativo 13 aprile 1999, a. 112,
recante "Riordino del servizio nazionale della riscossione,
in attuazione della delega prevista dalla legge 28
settembre 1998, n. 337", e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 27 aprile 1999, n. 97.
Nota all'art. 318:
- La direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 aprile 2004, recante "Responsabilita'
ambientale in materia di prevenzione e riparazione del
danno ambientale", e' pubblicata nella G.U.C.E. del 30
aprile 2004, n. L 143.

Allegati

Per gli allegati fare riferimento al supporto cartaceo


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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