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Gazzetta Ufficiale N. 261 del 9 Novembre 2007

DECRETO LEGISLATIVO 9 Novembre 2007 , n. 206
Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonche' della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania.

 

Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo I
Ambito di applicazione e definizioni

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 25 gennaio 2006, n. 29, recante disposizioni per
l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia
alle Comunita' europee ed in particolare l'articolo 1, commi 1, 3 e 4
e l'allegato B;
Vista la direttiva n. 2005/36/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle
qualifiche professionali;
Vista la direttiva 2006/100/CE del Consiglio, del 20 novembre 2006,
che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle
persone a motivo dell'adesione della Bulgaria e della Romania;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, di attuazione
della direttiva 89/48/CEE relativa ad un sistema generale di
riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano
formazioni professionali di una durata minima di tre anni;
Visto il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319, recante
attuazione della direttiva 92/51/CEE relativa ad un secondo sistema
generale di riconoscimento della formazione professionale che integra
la direttiva 89/48/CEE;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante
approvazione del Codice in materia di protezione dei dati personali;
Visto il decreto legislativo 20 settembre 2002, n. 229, recante
attuazione della direttiva 99/42/CE che istituisce un meccanismo di
riconoscimento delle qualifiche per le attivita' professionali
disciplinate dalle direttive di liberalizzazione e dalle direttive
recanti misure transitorie e che completa il sistema generale di
riconoscimento delle qualifiche;
Visto il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, recante
attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione
dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi,
certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE,
98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE;
Vista la legge 13 giugno 1985, n. 296, relativa al diritto di
stabilimento e libera prestazione dei servizi da parte delle
ostetriche con cittadinanza di uno degli Stati membri della Comunita'
economica europea;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, relativo
all'attuazione delle direttive 85/384/CEE, n. 85/614/CEE e n.
86/17/CEE in materia di riconoscimento dei diplomi, delle
certificazioni e altri titoli nel settore dell'architettura;
Vista la legge 24 luglio 1985, n. 409, relativa alla istituzione
della professione sanitaria di odontoiatra e disposizioni relative al
diritto di stabilimento ed alla libera prestazione di servizi da
parte dei dentisti cittadini di Stati membri delle Comunita' europee;
Vista la legge 18 dicembre 1980, n. 905, relativa al diritto di
stabilimento e libera prestazione dei servizi da parte degli
infermieri professionali cittadini degli Stati membri della Comunita'
economica europea;
Vista la legge 8 novembre 1984, n. 750, relativa al diritto di
stabilimento e libera prestazione di servizi da parte dei veterinari
cittadini degli Stati membri della Comunita' economica europea;
Visto il decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 258, relativo alla
attuazione delle direttive 85/432/CEE, n. 85/433/CEE e n. 85/584/CEE,
in materia di formazione e diritto di stabilimento dei farmacisti a
norma dell'articolo 6 della legge 30 luglio 1990, n. 212;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 27 luglio 2007;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 23 ottobre 2007;
Sulla proposta dei Ministri per le politiche europee, della
pubblica istruzione, dell'universita' e della ricerca, della salute e
della giustizia, di concerto con i Ministri degli affari esteri,
dell'economia e delle finanze, del lavoro e della previdenza sociale,
dello sviluppo economico, per i beni e le attivita' culturali, dei
trasporti e per gli affari regionali e le autonomie locali;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
O g g e t t o
1. Il presente decreto disciplina il riconoscimento, per l'accesso
alle professioni regolamentate e il loro esercizio, con esclusione di
quelle il cui svolgimento sia riservato dalla legge a professionisti
in quanto partecipi sia pure occasionalmente dell'esercizio di
pubblici poteri ed in particolare le attivita' riservate alla
professione notarile, delle qualifiche professionali gia' acquisite
in uno o piu' Stati membri dell'Unione europea, che permettono al
titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di
origine la professione corrispondente.
2. Restano salve le disposizioni vigenti che disciplinano il
profilo dell'accesso al pubblico impiego.



Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia ai sensi
dell'articolo 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
- Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita'
europee (GUCE).
Note alle premesse:
- L'art. 76 della Costituzione stabilisce che
l'esercizio della funzione legislativa non puo' essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
- L'art. 87 della Costituzione conferisce, tra l'altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
- L'art. 1, commi 1, 3, 4 e l'allegato B, della legge
25 gennaio 2006, n. 29, pubblicata nella Gazz. Uff.
8 febbraio 2006, n. 32, S.O., cosi' recita:
�Art. 1 (Delega al Governo per l'attuazione di
direttive comunitarie.). - 1. Il Governo e' delegato ad
adottare, entro il termine di diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, i decreti
legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione
alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati
A e B.
2. (Omissis)
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell'elenco di cui
all'allegato B, nonche', qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all'attuazione delle
direttive elencate nell'allegato A, sono trasmessi, dopo
l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perche' su di essi sia espresso il parere dei competenti
organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di
trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del
parere. Qualora il termine per l'espressione del parere
parlamentare di cui al presente comma, ovvero i diversi
termini previsti dai commi 4 e 9, scadano nei trenta giorni
che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o
5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di
novanta giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione della direttiva 2003/123/CE, della direttiva
2004/9/CE, della direttiva 2004/36/CE, della direttiva
2004/49/CE, della direttiva 2004/50/CE, della direttiva
2004/54/CE, della direttiva 2004/80/CE, della direttiva
2004/81/CE, della direttiva 2004/83/CE, della direttiva
2004/113/CE della direttiva 2005/14/CE, della direttiva
2005/19/CE, della direttiva 2005/28/CE, della direttiva
2005/36/CE e della direttiva 2005/60/CE sono corredati
dalla relazione tecnica di cui all'art. 11-ter, comma 2,
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni. Su di essi e' richiesto anche il parere
delle Commissioni parlamentari competenti per i profili
finanziari. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle
condizioni formulate con riferimento all'esigenza di
garantire il rispetto dell'art. 81, quarto comma, della
Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati
dei necessari elementi integrativi di informazione, per i
pareri definitivi delle Commissioni competenti per i
profili finanziari, che devono essere espressi entro venti
giorni.
�Allegato B
98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 luglio 1998, sulla protezione giuridica delle invenzioni
biotecnologiche.
2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione
comunitaria in materia di acque.
2003/123/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2003, che
modifica la direttiva 90/435/CEE concernente il regime
fiscale comune applicabile alle societa' madri e figlie di
Stati membri diversi.
2004/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell'11 febbraio 2004, concernente l'ispezione e la
verifica della buona pratica di laboratorio (BPL).
2004/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, sulla sicurezza degli aeromobili di paesi
terzi che utilizzano aeroporti comunitari.
2004/40/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di
salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi
derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici)
(diciottesima direttiva particolare ai sensi dell'art. 16,
paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE).
2004/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, relativa alla sicurezza delle ferrovie
comunitarie e recante modifica della direttiva 95/18/CE del
Consiglio relativa alle licenze delle imprese ferroviarie e
della direttiva 2001/14/CE relativa alla ripartizione della
capacita' di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione
dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria
e alla certificazione di sicurezza (direttiva sulla
sicurezza delle ferrovie).
2004/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, che modifica la direttiva 96/48/CE del
Consiglio relativa all'interoperabilita' del sistema
ferroviario transeuropeo ad alta velocita' e la direttiva
2001/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
all'interoperabilita' del sistema ferroviario transeuropeo
convenzionale.
2004/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, che modifica la direttiva 91/440/CEE
relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie.
2004/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, relativa ai requisiti minimi di sicurezza
per le gallerie della rete stradale transeuropea.
2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa
all'indennizzo delle vittime di reato.
2004/81/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004,
riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai
cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri
umani o coinvolti in un'azione di favoreggiamento
dell'immigrazione illegale che cooperino con le autorita'
competenti.
2004/82/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004,
concernente l'obbligo dei vettori di comunicare i dati
relativi alle persone trasportate.
2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante
norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi
o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona
altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonche'
norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.
2004/108/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 dicembre 2004, concernente il ravvicinamento delle
legislazioni degli Stati membri relative alla
compatibilita' elettromagnetica e che abroga la direttiva
89/336/CEE.
2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di
trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i
cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un
mercato regolamentato e che modifica la direttiva
2001/34/CE.
2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che
attua il principio della parita' di trattamento tra uomini
e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la
loro fornitura.
2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell'11 maggio 2005, che modifica la direttiva 72/166/CEE,
la direttiva 84/5/CEE, la direttiva 88/357/CEE e la
direttiva 90/232/CEE tutte del Consiglio e la direttiva
2000/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
sull'assicurazione della responsabilita' civile risultante
dalla circolazione di autoveicoli.
2005/19/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, che
modifica la direttiva 90/434/CEE relativa al regime fiscale
comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, ai
conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti
societa' di Stati membri diversi.
2005/28/CE della Commissione, dell'8 aprile 2005, che
stabilisce i principi e le linee guida dettagliate per la
buona pratica clinica relativa ai medicinali in fase di
sperimentazione a uso umano nonche' i requisiti per
l'autorizzazione alla fabbricazione o importazione di tali
medicinali.
2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle
qualifiche professionali.
2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del
sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di
attivita' criminose e di finanziamento del terrorismo.�.
La direttiva 2005/36/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
30 settembre 2005, n. L 255.
La direttiva 2006/100/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
20 dicembre 2006, n. L 363.
Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, e'
pubblicato nella Gazz. Uff.18 febbraio 1992, n. 40.
La direttiva 89/48/CEE e' pubblicata nella G.U.C.E.
24 gennaio 1989, n. L 19.
Il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 28 maggio 94, n. 123 S.O.
La direttiva 92/51/CEE e' pubblicata nella G.U.C.E.
24 luglio 1992, n. L 209.
Il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 29 luglio 2003, n. 174, S.O.
Il decreto legislativo 20 settembre 2002, n. 229, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 22 ottobre 2002, n. 248.
La direttiva 99/42/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
31 luglio 1999, n. L 201.
Il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 23 ottobre 1999, n. 250, S.O.
La direttiva 93/16/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
7 luglio 1993, n. L 165.
La direttiva 97/50/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
24 ottobre 1997, n. L 291.
La direttiva 98/21/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
5 maggio 1998, n. L 131.
La direttiva 98/63/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
15 settembre 1998, n. L 253.
La direttiva 99/46/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
2 giugno 1999, n. L 139.
La legge 13 giugno 1985, n. 296, e' pubblicata nella
Gazz. Uff. . 22 giugno 1985, n. 146.
Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129, e'
pubblicato nella Gazz. Uff.19 febbraio 92 n. 41.
La direttiva 85/384/CEE e' pubblicata nella G.U.C.E.
21 agosto 1985, n. L 223.
La direttiva 85/614/CEE e' pubblicata nella G.U.C.E.
31 dicembre 1985, n. 376.
La direttiva 86/17/CEE e' pubblicata nella
G.U.C.E.1 febbraio 86 n. L. 27
La legge 24 luglio 1985, n. 409, e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 13 agosto 1985, n. 190, S.O.
La legge 18 dicembre 1980, n. 905, e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 2 gennaio 1981, n. 1.
La legge 8 novembre 1984, n. 750, e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 10 novembre 1984, n. 310.
Il decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 258, e'
pubblicato nella Gazz. Uff.5 novembre 1948 n. 258.
Le direttive 85/432/CEE e 85/433/CEE sono pubblicate
nella G.U.C.E. 24 settembre 1985, n. L 253.
La direttiva 85/584/CEE e' pubblicata nella
G.U.C.E.31 dicembre 1985 n. L. 372.
- Si riporta il testo dell'art. 6, della legge
30 luglio 1990, n. 212, recante: �Delega al Governo per
l'attuazione di direttive delle Comunita' europee in
materia di sanita' e di protezione dei lavoratori.�.
�Art. 6 (Farmacisti). - 1. Il decreto legislativo in
materia di formazione dei farmacisti sara' informato ai
seguenti principi e criteri direttivi, in aggiunta a quelli
contenuti nelle direttive da attuare:
a) individuare le procedure e le modalita' per
ottenere l'autorizzazione all'esercizio della professione
di farmacista da parte di cittadini degli Stati membri;
b) consentire il mantenimento dell'iscrizione
all'ordine provinciale dei farmacisti di coloro che si
trasferiscano in altro Stato membro.

Art. 2.
Ambito di applicazione
1. Il presente decreto si applica ai cittadini degli Stati membri
dell'Unione europea che vogliano esercitare sul territorio nazionale,
quali lavoratori subordinati o autonomi, compresi i liberi
professionisti, una professione regolamentata in base a qualifiche
professionali conseguite in uno Stato membro dell'Unione europea e
che, nello Stato d'origine, li abilita all'esercizio di detta
professione.
2. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai
cittadini degli Stati membri dell'Unione europea titolari di
qualifiche professionali non acquisite in uno Stato membro, per i
quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti. Per le
professioni che rientrano nel titolo III, capo IV, il riconoscimento
deve avvenire nel rispetto delle condizioni minime di formazione
elencate in tale capo.
3. Per il riconoscimento dei titoli di formazione acquisiti dai
cittadini dei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo e della
Confederazione Svizzera, si applicano gli accordi in vigore con
l'Unione europea.

Art. 3.
Effetti del riconoscimento
1. Il riconoscimento delle qualifiche professionali operato ai
sensi del presente decreto legislativo permette di accedere, se in
possesso dei requisiti specificamente previsti, alla professione
corrispondente per la quale i soggetti di cui all'articolo 2,
comma 1, sono qualificati nello Stato membro d'origine e di
esercitarla alle stesse condizioni previste dall'ordinamento
italiano.
2. Ai fini dell'articolo 1, comma 1, la professione che
l'interessato esercitera' sul territorio italiano sara' quella per la
quale e' qualificato nel proprio Stato membro d'origine, se le
attivita' sono comparabili.
3. Salvo quanto previsto dagli articoli 12 e 16, comma 10, con
riguardo all'uso del titolo professionale, il prestatore puo' usare
nella professione la denominazione del proprio titolo di studio, ed
eventualmente la relativa abbreviazione, nella lingua dello Stato
membro nel quale il titolo di studio e' stato conseguito. L'uso di
detta denominazione o dell'abbreviazione non e' tuttavia consentito
se idoneo ad ingenerare confusione con una professione regolamentata
nel territorio nazionale, per la quale l'interessato non ha ottenuto
il riconoscimento della qualifica professionale; in tal caso la
denominazione potra' essere utilizzata a condizione che ad essa siano
apportate le modifiche o aggiunte idonee alla differenziazione,
stabilite dall'autorita' competente di cui all'articolo 5.

Art. 4.
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto si applicano le seguenti
definizioni:
a) "professione regolamentata":
1) l'attivita', o l'insieme delle attivita', il cui esercizio
e' consentito solo a seguito di iscrizione in Ordini o Collegi o in
albi, registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti pubblici,
se la iscrizione e' subordinata al possesso di qualifiche
professionali o all'accertamento delle specifiche professionalita';
2) i rapporti di lavoro subordinato, se l'accesso ai medesimi
e' subordinato, da disposizioni legislative o regolamentari, al
possesso di qualifiche professionali;
3) l'attivita' esercitata con l'impiego di un titolo
professionale il cui uso e' riservato a chi possiede una qualifica
professionale;
4) le attivita' attinenti al settore sanitario nei casi in cui
il possesso di una qualifica professionale e' condizione determinante
ai fini della retribuzione delle relative prestazioni o della
ammissione al rimborso;
5) le professioni esercitate dai membri di un'associazione o di
un organismo di cui all'Allegato I.
b) "qualifiche professionali": le qualifiche attestate da un
titolo di formazione, un attestato di competenza di cui
all'articolo 19, comma 1, lettera a), numero 1), o un'esperienza
professionale; non costituisce qualifica professionale quella
attestata da una decisione di mero riconoscimento di una qualifica
professionale acquisita in Italia adottata da parte di un altro Stato
membro;
c) "titolo di formazione": diplomi, certificati e altri titoli
rilasciati da un'universita' o da altro organismo abilitato secondo
particolari discipline che certificano il possesso di una formazione
professionale acquisita in maniera prevalente sul territorio della
Comunita'. Hanno eguale valore i titoli di formazione rilasciati da
un Paese terzo se i loro possessori hanno maturato, nell'effettivo
svolgimento dell'attivita' professionale, un'esperienza di almeno tre
anni sul territorio dello Stato membro che ha riconosciuto tale
titolo, certificata dal medesimo;
d) "autorita' competente": qualsiasi autorita' o organismo
abilitato da disposizioni nazionali a rilasciare o a ricevere titoli
di formazione e altri documenti o informazioni, nonche' a ricevere le
domande e ad adottare le decisioni di cui al presente decreto;
e) "formazione regolamentata": la formazione che porta al
conseguimento degli attestati o qualifiche conseguiti ai sensi della
legge 21 dicembre 1978, n. 845 e della legge 28 febbraio 1987, n. 56,
nonche' qualsiasi formazione che, secondo le prescrizioni vigenti, e'
specificamente orientata all'esercizio di una determinata professione
e consiste in un ciclo di studi completato, eventualmente, da una
formazione professionale, un tirocinio professionale o una pratica
professionale, secondo modalita' stabilite dalla legge;
f) "esperienza professionale": l'esercizio effettivo e legittimo
della professione;
g) "tirocinio di adattamento": l'esercizio di una professione
regolamentata sotto la responsabilita' di un professionista
qualificato, accompagnato eventualmente da una formazione
complementare secondo modalita' stabilite dalla legge. Il tirocinio
e' oggetto di una valutazione da parte dell'autorita' competente;
h) "prova attitudinale": un controllo riguardante esclusivamente
le conoscenze professionali del richiedente effettuato dalle
autorita' competenti allo scopo di valutare l'idoneita' del
richiedente ad esercitare una professione regolamentata.
i) "dirigente d'azienda": qualsiasi persona che abbia svolto in
un'impresa del settore professionale corrispondente:
1) la funzione di direttore d'azienda o di filiale;
2) la funzione di institore o vice direttore d'azienda, se tale
funzione implica una responsabilita' corrispondente a quella
dell'imprenditore o del direttore d'azienda rappresentato;
3) la funzione di dirigente responsabile di uno o piu' reparti
dell'azienda, con mansioni commerciali o tecniche;
l) "Stato membro di stabilimento": lo stato membro dell'Unione
europea nel quale il prestatore e' legalmente stabilito per
esercitarvi una professione;
m) "Stato membro d'origine": lo Stato membro in cui il cittadino
dell'Unione europea ha acquisito le proprie qualifiche professionali;
n) "piattaforma comune": l'insieme dei criteri delle qualifiche
professionali in grado di colmare le differenze sostanziali
individuate tra i requisiti in materia di formazione esistenti nei
vari Stati membri per una determinata professione. Queste differenze
sostanziali sono individuate tramite il confronto tra la durata ed i
contenuti della formazione in almeno due terzi degli Stati membri,
inclusi tutti gli Stati membri che regolamentano la professione in
questione. Le differenze nei contenuti della formazione possono
risultare dalle differenze sostanziali nel campo di applicazione
delle attivita' professionali.

Note all'art. 4:
- La legge 21 dicembre 1978, n. 845, reca:
Legge-quadro in materia di formazione professionale.
- La legge 28 febbraio 1987, n. 56, reca: Norme
sull'organizzazione del mercato del lavoro.

Art. 5.
Autorita' competente
1. Ai fini del riconoscimento di cui al titolo II e al titolo III,
capi II e IV, sono competenti a ricevere le domande, a ricevere le
dichiarazioni e a prendere le decisioni:
a) la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le
politiche giovanili e le attivita' sportive, per le attivita' che
riguardano il settore sportivo ed, in particolare, quelle esercitate
con la qualifica di professionista sportivo;
b) la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per lo
sviluppo e competitivita' del turismo, per le attivita' che
riguardano il settore turistico;
c) il Ministero titolare della vigilanza per le professioni che
necessitano, per il loro esercizio, dell'iscrizione in Ordini,
Collegi, albi, registri o elenchi, fatto salvo quanto previsto alla
lettera g);
d) la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
funzione pubblica, per le professioni svolte in regime di lavoro
subordinato presso la pubblica amministrazione, salvo quanto previsto
alle lettere e), f) e g);
e) il Ministero della salute, per le professioni sanitarie;
f) il Ministero della pubblica istruzione, per i docenti di
scuole dell'infanzia, primaria, secondaria di primo grado e
secondaria superiore e per il personale amministrativo, tecnico e
ausiliario della scuola;
g) il Ministero dell'universita' e della ricerca per il personale
ricercatore e per le professioni di architetto, pianificatore
territoriale, paesaggista, conservatore dei beni architettonici ed
ambientali, architetto junior e pianificatore junior;
h) il Ministero dell'universita' e della ricerca per ogni altro
caso relativamente a professioni che possono essere esercitate solo
da chi e' in possesso di qualifiche professionali di cui
all'articolo 19, comma 1, lettere d) ed e), salvo quanto previsto
alla lettera c);
i) il Ministero per i beni e le attivita' culturali per le
attivita' afferenti al settore del restauro e della manutenzione dei
beni culturali, secondo quanto previsto dai commi 7, 8 e 9
dell'articolo 29 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e
successive modificazioni;
l) il Ministero del lavoro e della previdenza sociale per ogni
altro caso relativamente a professioni che possono essere esercitate
solo da chi e' in possesso di qualifiche professionali di cui
all'articolo 19, comma 1, lettere a), b) e c);
m) le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento
e di Bolzano per le professioni per le quali sussiste competenza
esclusiva, ai sensi dei rispettivi statuti.
2. Per le attivita' di cui al titolo III, capo III, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano individuano l'autorita'
competente a pronunciarsi sulle domande di riconoscimento presentate
dai beneficiari.
3. Fino all'individuazione di cui al comma 2, sulle domande di
riconoscimento provvedono:
a) la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le
politiche giovanili e le attivita' sportive, per le attivita' di cui
all'allegato IV, Lista III, punto 4), limitatamente alle attivita'
afferenti al settore sportivo;
b) la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per lo
sviluppo e la competitivita' del turismo, per le attivita' di cui
all'allegato IV, Lista II e III, e non comprese nelle
lettere c), d) e) ed f);
c) il Ministero dello sviluppo economico per le attivita' di cui
all'allegato IV, Lista I, Lista II e Lista III e non comprese nelle
lettere d), e) ed f);
d) il Ministero per i beni e le attivita' culturali per le
attivita' di cui all'allegato IV, Lista III, punto 4), limitatamente
alle attivita' riguardanti biblioteche e musei;
e) il Ministero del lavoro e della previdenza sociale per le
attivita' di cui all'allegato IV, Lista III, punto 4), classe ex 851
e 855;
f) il Ministero dei trasporti per le attivita' di cui
all'allegato IV, Lista II e Lista III, nelle parti afferenti ad
attivita' di trasporto.

Note all'art. 5:
- Si riporta il testo dell'art. 29, commi 7, 8 e 9, del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante:
�Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi
dell'art. 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137.
�Art. 29 (Conservazione). - 1.-6- (omissis)
7. I profili di competenza dei restauratori e degli
altri operatori che svolgono attivita' complementari al
restauro o altre attivita' di conservazione dei beni
culturali mobili e delle superfici decorate di beni
architettonici sono definiti con decreto del Ministro
adottato ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, d'intesa con la Conferenza
Stato-regioni.
8. Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell'art.
17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca,
sono definiti i criteri ed i livelli di qualita' cui si
adegua l'insegnamento del restauro.
9. L'insegnamento del restauro e' impartito dalle
scuole di alta formazione e di studio istituite ai sensi
dell'art. 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n.
368, nonche' dai centri di cui al comma 11 e dagli altri
soggetti pubblici e privati accreditati presso lo Stato.
Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell'art. 17,
comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca,
sono individuati le modalita' di accreditamento, i
requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei
soggetti di cui al presente comma, le modalita' della
vigilanza sullo svolgimento delle attivita' didattiche e
dell'esame finale, abilitante alle attivita' di cui al
comma 6 e avente valore di esame di Stato, cui partecipa
almeno un rappresentante del Ministero, il titolo
accademico rilasciato a seguito del superamento di detto
esame, che e' equiparato al diploma di laurea specialistica
o magistrale, nonche' le caratteristiche del corpo docente.
Il procedimento di accreditamento si conclude con
provvedimento adottato entro novanta giorni dalla
presentazione della domanda corredata dalla prescritta
documentazione.

Art. 6.
Punto di contatto
1. Il Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie
assolve i compiti di:
a) Coordinatore nazionale presso la Commissione europea;
b) Punto nazionale di contatto per le informazioni e l'assistenza
sui riconoscimenti di cui al presente decreto legislativo.
2. Il coordinatore di cui al comma 1, lettera a) promuove:
a) una applicazione uniforme del presente decreto da parte delle
autorita' di cui all'articolo 5;
b) la circolazione di ogni informazione utile ad assicurare
l'applicazione del presente decreto, in particolare quelle relative
alle condizioni d'accesso alle professioni regolamentate.
3. Le autorita' di cui all'articolo 5 mettono a disposizione del
coordinatore di cui al comma 1, lettera a) le informazioni e i dati
statistici necessari ai fini della predisposizione della relazione
biennale sull'applicazione del presente decreto da trasmettere alla
Commissione europea.
4. Il punto di contatto di cui al comma 1, lettera b):
a) assicura ai cittadini e ai punti di contatto degli altri Stati
membri le informazioni utili ai fini dell'applicazione del presente
decreto e in particolare informazioni sulla legislazione nazionale
che disciplina le professioni e il loro esercizio compresa la
legislazione sociale ed eventuali norme deontologiche ;
b) assiste, se del caso, i cittadini per l'ottenimento dei
diritti attribuiti loro dal presente decreto cooperando con le
autorita' competenti. Su richiesta della Commissione europea, entro
due mesi a partire dalla data di ricevimento di tale richiesta, il
punto di contatto assicura le informazioni sui risultati
dell'assistenza prestata;
c) valuta le questioni di particolare rilevanza o complessita',
congiuntamente con un rappresentante delle regioni e province
autonome designato in sede di Conferenza Stato-regioni e province
autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito delle risorse umane,
finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
5. L'Autorita' competente di cui all'articolo 5 puo' istituire un
proprio punto di contatto che, in relazione ai riconoscimenti di
propria competenza, assicura i compiti di cui alla lettera a) e b)
del comma 4. I casi trattati ai sensi del comma 4, lettera b) sono
comunicati al punto di contatto di cui al comma 1, lettera b).
6. Della attivazione del punto di contatto l'amministrazione
competente ai sensi dell'articolo 5 informa il Dipartimento per il
coordinamento delle politiche comunitarie, ai fini dell'esercizio
delle competenze a questo attribuite quale coordinatore nazionale.

Art. 7.
Conoscenze linguistiche
1. Fermi restando i requisiti di cui al titolo II ed al titolo III,
per l'esercizio della professione i beneficiari del riconoscimento
delle qualifiche professionali devono possedere le conoscenze
linguistiche necessarie.

Capo II
Rapporti con autorita' non nazionali

Art. 8.
Cooperazione amministrativa
1. Ogni autorita' di cui all'articolo 5 assicura che le
informazioni richieste dall'autorita' dello Stato membro d'origine
nel rispetto della disciplina nazionale relativa alla protezione dei
dati personali siano fornite non oltre trenta giorni. Lo scambio di
informazioni puo' avvenire anche per via telematica secondo modalita'
definite con l'Unione europea.
2. Lo scambio di informazioni di cui al comma 1 puo' riguardare, in
particolare, le azioni disciplinari e le sanzioni penali adottate nei
riguardi del professionista oggetto di specifica procedura di
riconoscimento professionale di cui al titolo II e al titolo III,
qualora suscettibili di incidere, anche indirettamente, sulla
attivita' professionale.
3. Al fine di cui al comma 1 gli Ordini e Collegi professionali
competenti, se esistenti, danno comunicazione all'autorita' di cui
all'articolo 5 di tutte le sanzioni che incidono sull'esercizio della
professione.
4. Nell'ambito della procedura di riconoscimento a norma del titolo
III l'autorita' di cui all'articolo 5, in caso di fondato dubbio,
puo' chiedere all'autorita' competente dello Stato membro d'origine
conferma sull'autenticita' degli attestati o dei titoli di formazione
da esso rilasciati e, per le attivita' previste dal titolo III,
capo IV, conferma che siano soddisfatte le condizioni minime di
formazione previste dalla legge.
5. Nei casi di cui al titolo III, in presenza di un titolo di
formazione rilasciato da una autorita' competente dello Stato membro
di origine a seguito di una formazione ricevuta in tutto o in parte
in un centro legalmente stabilito in Italia, ovvero nel territorio di
un altro Stato membro dell'Unione europea, l'autorita' competente di
cui all'articolo 5 assicura l'ammissione alla procedura di
riconoscimento previa verifica, presso la competente autorita' dello
stato membro d'origine, che:
a) il programma di formazione del centro che ha impartito la
formazione sia stato certificato nelle forme prescritte
dall'autorita' competente che ha rilasciato il titolo di formazione;
b) il titolo di formazione in oggetto sia lo stesso titolo
rilasciato dall'autorita' competente dello stato membro d'origine a
seguito del percorso formativo impartito integralmente nella propria
struttura d'origine;
c) i titoli di formazione di cui alla lettera b) conferiscano gli
stessi diritti d'accesso e di esercizio della relativa professione.

Titolo II
LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI
Capo I
Principi generali

Art. 9.
Libera prestazione di servizi e prestazione occasionale e temporanea
1. Fatti salvi gli articoli da 10 a 15, la libera prestazione di
servizi sul territorio nazionale non puo' essere limitata per ragioni
attinenti alle qualifiche professionali:
a) se il prestatore e' legalmente stabilito in un altro Stato
membro per esercitarvi la corrispondente professione;
b) in caso di spostamento del prestatore; in tal caso, se nello
Stato membro di stabilimento la professione non e' regolamentata, il
prestatore deve aver esercitato tale professione per almeno due anni
nel corso dei dieci anni che precedono la prestazione di servizi.
2. Le disposizioni del presente titolo si applicano esclusivamente
nel caso in cui il prestatore si sposta sul territorio dello Stato
per esercitare, in modo temporaneo e occasionale, la professione di
cui al comma 1.
3. Il carattere temporaneo e occasionale della prestazione e'
valutato, dall'autorita' di cui all'art. 5, caso per caso, tenuto
conto anche della natura della prestazione, della durata della
prestazione stessa, della sua frequenza, della sua periodicita' e
della sua continuita'.
4. In caso di spostamento, il prestatore e' soggetto alle norme che
disciplinano l'esercizio della professione che e' ammesso ad
esercitare, quali la definizione della professione, l'uso dei titoli
e la responsabilita' professionale connessa direttamente e
specificamente alla tutela e sicurezza dei consumatori, nonche' alle
disposizioni disciplinari applicabili ai professionisti che, sul
territorio italiano, esercitano la professione corrispondente.

Capo II
Adempimenti per l'esercizio della prestazione
di servizi temporanea e occasionale.

Art. 10.
Dichiarazione preventiva in caso di spostamento del prestatore
1. Il prestatore che ai sensi dell'articolo 9 si sposta per la
prima volta da un altro Stato membro sul territorio nazionale per
fornire servizi e' tenuto ad informare 30 giorni prima, salvo i casi
di urgenza, l'autorita' di cui all'articolo 5 con una dichiarazione
scritta, contenente informazioni sulla prestazione di servizi che
intende svolgere, nonche' sulla copertura assicurativa o analoghi
mezzi di protezione personale o collettiva per la responsabilita'
professionale. Tale dichiarazione ha validita' per l'anno in corso e
deve essere rinnovata, se il prestatore intende successivamente
fornire servizi temporanei o occasionali in tale Stato membro. Il
prestatore puo' fornire la dichiarazione con qualsiasi mezzo idoneo
di comunicazione.
2. In occasione della prima prestazione, o in qualunque momento
interviene un mutamento oggettivo della situazione attestata dai
documenti, la dichiarazione di cui al comma 1 deve essere corredata
di:
a) un certificato o copia di un documento che attesti la
nazionalita' del prestatore;
b) una certificazione dell'autorita' competente che attesti che
il titolare e' legalmente stabilito in uno Stato membro per
esercitare le attivita' in questione e che non gli e' vietato
esercitarle, anche su base temporanea, al momento del rilascio
dell'attestato;
c) un documento che comprovi il possesso delle qualifiche
professionali;
d) nei casi di cui all'articolo 9, comma 1, lettera b), una prova
con qualsiasi mezzo che il prestatore ha esercitato l'attivita' in
questione per almeno due anni nei precedenti dieci anni;
e) per le professioni nel settore della sicurezza la prova di
assenza di condanne penali.
3. Per i cittadini dell'Unione europea stabiliti legalmente in
Italia l'attestato di cui al comma 2, lettera b) e' rilasciato, a
richiesta dell'interessato e dopo gli opportuni accertamenti,
dall'autorita' competente di cui all'articolo 5.
4. Il prestatore deve informare della sua prestazione, prima
dell'esecuzione o, in caso di urgenza, immediatamente dopo, l'ente di
previdenza obbligatoria competente per la professione esercitata. La
comunicazione, che non comporta obblighi di iscrizione o di
contribuzione, puo' essere effettuata con qualsiasi mezzo idoneo.

Art. 11.
Verifica preliminare
1. Nel caso delle professioni regolamentate aventi ripercussioni in
materia di pubblica sicurezza o di sanita' pubblica, che non
beneficiano del riconoscimento ai sensi del titolo III, capo IV,
all'atto della prima prestazione di servizi le Autorita' di cui
all'articolo 5 possono procedere ad una verifica delle qualifiche
professionali del prestatore prima della prima prestazione di
servizi.
2. La verifica preliminare e' esclusivamente finalizzata ad evitare
danni gravi per la salute o la sicurezza del destinatario del
servizio per la mancanza di qualifica professionale del prestatore.
3. Entro un mese dalla ricezione della dichiarazione e dei
documenti che la corredano, l'autorita' di cui all'articolo 5 informa
il prestatore che non sono necessarie verifiche preliminari, ovvero
comunica l'esito del controllo ovvero, in caso di difficolta' che
causi un ritardo, il motivo del ritardo e la data entro la quale
sara' adottata la decisione definitiva, che in ogni caso dovra'
essere adottata entro il secondo mese dal ricevimento della
documentazione completa.
4. In caso di differenze sostanziali tra le qualifiche
professionali del prestatore e la formazione richiesta dalle norme
nazionali, nella misura in cui tale differenza sia tale da nuocere
alla pubblica sicurezza o alla sanita' pubblica, il prestatore puo'
colmare tali differenze attraverso il superamento di una specifica
prova attitudinale, con oneri a carico dell'interessato secondo
quanto previsto dall'articolo 25. La prestazione di servizi deve
poter essere effettuata entro il mese successivo alla decisione
adottata in applicazione del comma 3.
5. In mancanza di determinazioni da parte dell'autorita' competente
entro il termine fissato nei commi precedenti, la prestazione di
servizi puo' essere effettuata.

Art. 12.
Titolo professionale
1. Per le professioni di cui al titolo III, capo IV e nei casi in
cui le qualifiche sono state verificate ai sensi dell'articolo 11, la
prestazione di servizi e' effettuata con il titolo professionale
previsto dalla normativa italiana.
2. In tutti gli altri casi la prestazione e' effettuata con il
titolo professionale dello Stato membro di stabilimento allorche' un
siffatto titolo regolamentato esista in detto Stato membro per
l'attivita' professionale di cui trattasi.
3. Il titolo di cui al comma 2 e' indicato nella lingua ufficiale o
in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di stabilimento.
4. Nei casi in cui il suddetto titolo professionale non esista
nello Stato membro di stabilimento il prestatore indica il suo titolo
di formazione nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali
di detto Stato membro.

Art. 13.
Iscrizione automatica
1. Copia delle dichiarazioni di cui all'articolo 10, comma 1, e'
trasmessa dall'autorita' competente di cui all'articolo 5 al
competente Ordine o Collegio professionale, se esistente, che
provvede ad una iscrizione automatica in apposita sezione degli albi
istituiti e tenuti presso i consigli provinciali e il consiglio
nazionale con oneri a carico dell'Ordine o Collegio stessi.
2. Nel caso di professioni di cui all'articolo 11, comma 1, e di
cui al titolo III, capo IV, contestualmente alla dichiarazione e'
trasmessa copia della documentazione di cui all'articolo 10, comma 2.
3. L'iscrizione di cui al comma 1 e' assicurata per la durata di
efficacia della dichiarazione di cui all'articolo 10, comma 1.
4. L'iscrizione all'ordine non comporta l'iscrizione ad enti di
previdenza obbligatoria.

Art. 14.
Cooperazione tra autorita' competenti
1. Le informazioni pertinenti circa la legalita' dello stabilimento
e la buona condotta del prestatore, nonche' l'assenza di sanzioni
disciplinari o penali di carattere professionale sono richieste e
assicurate dalle autorita' di cui all'articolo 5.
2. Le autorita' di cui all'articolo 5 provvedono affinche' lo
scambio di tutte le informazioni necessarie per un reclamo del
destinatario di un servizio contro un prestatore avvenga
correttamente. I destinatari sono informati dell'esito del reclamo.

Art. 15.
Informazioni al destinatario della prestazione
1. Nei casi in cui la prestazione e' effettuata con il titolo
professionale dello Stato membro di stabilimento o con il titolo di
formazione del prestatore, il prestatore e' tenuto a fornire al
destinatario del servizio, in lingua italiana o in altra lingua
comprensibile dal destinatario del servizio, le seguenti
informazioni:
a) se il prestatore e' iscritto in un registro commerciale o in
un analogo registro pubblico, il registro in cui e' iscritto, il suo
numero d'iscrizione o un mezzo d'identificazione equivalente, che
appaia in tale registro;
b) se l'attivita' e' sottoposta a un regime di autorizzazione
nello Stato membro di stabilimento, gli estremi della competente
autorita' di vigilanza;
c) l'ordine professionale, o analogo organismo, presso cui il
prestatore e' iscritto;
d) il titolo professionale o, ove il titolo non esista, il titolo
di formazione del prestatore e lo Stato membro in cui e' stato
conseguito;
e) se il prestatore esercita un'attivita' soggetta all'IVA, il
numero d'identificazione IVA di cui agli articoli 214 e 215 della
direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa
al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto;
f) le prove di qualsiasi copertura assicurativa o analoghi mezzi
di tutela personale o collettiva per la responsabilita'
professionale.



Nota all'art. 15:
- La direttiva 2006/112/CE e' pubblicata nella G.U.C.E.
11 dicembre 2006, n. L 347.

Titolo III
LIBERTA' DI STABILIMENTO
Capo I
Norme procedurali

Art. 16.
Procedura di riconoscimento in regime di stabilimento
1. Ai fini del riconoscimento professionale come disciplinato dal
presente titolo, il cittadino di cui all'articolo 2 presenta apposita
domanda all'autorita' competente di cui all'articolo 5.
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al
comma 1 l'autorita' accerta la completezza della documentazione
esibita, e ne da' notizia all'interessato. Ove necessario,
l'Autorita' competente richiede le eventuali necessarie integrazioni.
3. Fuori dai casi previsti dall'articolo 5, comma 2, per la
valutazione dei titoli acquisiti, l'autorita' indice una conferenza
di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, previa
consultazione del Consiglio Universitario Nazionale per le attivita'
di cui al titolo III, capo IV, sezione VIII, alla quale partecipano
rappresentanti:
a) delle amministrazioni di cui all'articolo 5;
b) del Dipartimento per il coordinamento delle politiche
comunitarie;
c) del Ministero degli affari esteri.
4. Nella conferenza dei servizi sono sentiti un rappresentante
dell'Ordine o Collegio professionale ovvero della categoria
professionale interessata.
5. Il comma 3 non si applica se la domanda di riconoscimento ha per
oggetto titoli identici a quelli su cui e' stato provveduto con
precedente decreto e nei casi di cui al capo IV del presente titolo,
sezioni I, II, III, IV, V, VI e VII.
6. Sul riconoscimento provvede l'autorita' competente con decreto
motivato, da adottarsi nel termine di tre mesi dalla presentazione
della documentazione completa da parte dell'interessato. Il decreto
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per
le professioni di cui al capo II e al capo III del presente titolo il
termine e' di quattro mesi.
7. Nei casi di cui all'articolo 22, il decreto stabilisce le
condizioni del tirocinio di adattamento e della prova attitudinale,
individuando l'ente o organo competente a norma dell'articolo 24.
8. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nei
casi di cui all'articolo 5, comma 2, individuano le modalita'
procedimentali di valutazione dei titoli di loro competenza,
assicurando forme equivalenti di partecipazione delle altre autorita'
interessate. Le autorita' di cui all'articolo 5, comma 2, si
pronunciano con proprio provvedimento, stabilendo, qualora
necessario, le eventuali condizioni di cui al comma 7 del presente
articolo.
9. Se l'esercizio della professione in questione e' condizionato
alla prestazione di un giuramento o ad una dichiarazione solenne, al
cittadino interessato e' proposta una formula appropriata ed
equivalente nel caso in cui la formula del giuramento o della
dichiarazione non possa essere utilizzata da detto cittadino.
10. I beneficiari del riconoscimento esercitano la professione
facendo uso della denominazione del titolo professionale, e della sua
eventuale abbreviazione, prevista dalla legislazione italiana.


Nota all'art. 16:
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, reca: Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi.

Art. 17.
Domanda per il riconoscimento
1. La domanda di cui all'articolo 16 e' corredata dei seguenti
documenti:
a) un certificato o copia di un documento che attesti la
nazionalita' del prestatore;
b) una copia degli attestati di competenza o del titolo di
formazione che da' accesso alla professione ed eventualmente un
attestato dell'esperienza professionale dell'interessato;
c) nei casi di cui all'articolo 27, un attestato relativo alla
natura ed alla durata dell'attivita', rilasciato dall'autorita' o
dall'organismo competente dello Stato membro d'origine o dello Stato
membro da cui proviene il cittadino di cui all'articolo 2, comma 1.
2. Le autorita' competenti di cui all'articolo 5 possono invitare
il richiedente a fornire informazioni quanto alla sua formazione
nella misura necessaria a determinare l'eventuale esistenza di
differenze sostanziali rispetto alla formazione richiesta sul
territorio dello Stato italiano. Qualora sia impossibile per il
richiedente fornire tali informazioni, le autorita' competenti di cui
all'articolo 5 si rivolgono al punto di contatto, all'autorita'
competente o a qualsiasi altro organismo pertinente dello Stato
membro di origine.
3. Qualora l'accesso a una professione regolamentata sia
subordinato ai requisiti dell'onorabilita' e della moralita' o
all'assenza di dichiarazione di fallimento, o l'esercizio di tale
professione possa essere sospeso o vietato in caso di gravi mancanze
professionali o di condanne per reati penali, la sussistenza di tali
requisiti si considera provata da documenti rilasciati da competenti
autorita' dello Stato membro di origine o dello Stato membro da cui
proviene il cittadino di cui all'articolo 2, comma 1.
4. Nei casi in cui l'ordinamento dello Stato membro di origine o
dello Stato membro da cui proviene l'interessato non preveda il
rilascio dei documenti di cui al comma 3, questi possono essere
sostituiti da una dichiarazione giurata o, negli Stati membri in cui
tale forma di dichiarazione non e' contemplata, da una dichiarazione
solenne, prestata dall'interessato dinanzi ad un'autorita'
giudiziaria o amministrativa competente o, eventualmente, dinanzi ad
un notaio o a un organo qualificato dello Stato membro di origine o
dello Stato membro da cui proviene l'interessato.
5. Le certificazioni di cui al comma 3, nel caso in cui cittadini
stabiliti in Italia intendano stabilirsi in altri Stati membri,
devono essere fatte pervenire alle autorita' degli Stati membri
richiedenti entro due mesi.
6. Qualora l'accesso ad una professione regolamentata sia
subordinato al possesso di sana costituzione fisica o psichica, tale
requisito si considera dimostrato dal documento prescritto nello
Stato membro di origine o nello Stato membro da cui proviene
l'interessato. Qualora lo Stato membro di origine o di provenienza
non prescriva documenti del genere, le autorita' competenti di cui
all'articolo 5 accettano un attestato rilasciato da un'autorita'
competente di detti Stati.
7. Qualora l'esercizio di una professione regolamentata sia
subordinato al possesso di capacita' finanziaria del richiedente o di
assicurazione contro i danni derivanti da responsabilita'
professionale, tali requisiti si considerano dimostrati da un
attestato rilasciato da una banca o societa' di assicurazione con
sede in uno Stato membro.
8. I documenti di cui ai commi 3, 6 e 7 al momento della loro
presentazione non devono essere di data anteriore a tre mesi.
9. Nei casi previsti dal titolo III, capo IV, la domanda e'
corredata da un certificato dell'autorita' competente dello Stato
membro di origine attestante che il titolo di formazione soddisfa i
requisiti stabiliti dalla normativa comunitaria in materia di
riconoscimento dei titoli di formazione in base al coordinamento
delle condizioni minime di formazione.

Capo II
Regime generale di riconoscimento di titoli di formazione

Art. 18.
Ambito di applicazione
1. Il presente capo si applica a tutte le professioni non coperte
dai capi III e IV del presente titolo e nei seguenti casi:
a) alle attivita' elencate all'allegato IV, qualora il migrante
non soddisfi i requisiti di cui agli articoli da 28 a 30;
b) ai medici chirurghi con formazione di base, i medici chirurghi
specialisti, gli infermieri responsabili dell'assistenza generale,
gli odontoiatri, odontoiatri specialisti, i veterinari, le
ostetriche, i farmacisti e gli architetti, qualora il migrante non
soddisfi i requisiti di pratica professionale effettiva e lecita
previsti agli articoli 32, 37, 40, 43, 45, 47, 49 e 55.
c) agli architetti, qualora il migrante sia in possesso di un
titolo di formazione non elencato all'allegato V, punto 5.7;
d) fatti salvi gli articoli 31, comma 1, 32 e 35, ai medici, agli
infermieri, agli odontoiatri, ai veterinari, alle ostetriche, ai
farmacisti e agli architetti in possesso di titoli di formazione
specialistica, che devono seguire la formazione che porta al possesso
dei titoli elencati all'allegato V, punti 5.1.1, 5.2.2, 5.3.2, 5.4.2,
5.5.2, 5.6.2 e 5.7.1, e solamente ai fini del riconoscimento della
pertinente specializzazione;
e) agli infermieri responsabili dell'assistenza generale e agli
infermieri specializzati in possesso di titoli di formazione
specialistica, che seguono la formazione che porta al possesso dei
titoli elencati all'allegato V, punto 5.2.2, qualora il migrante
chieda il riconoscimento in un altro Stato membro in cui le
pertinenti attivita' professionali sono esercitate da infermieri
specializzati sprovvisti della formazione di infermiere responsabile
dell'assistenza generale;
f) agli infermieri specializzati sprovvisti della formazione di
infermiere responsabile dell'assistenza generale, qualora il migrante
chieda il riconoscimento in un altro Stato membro in cui le
pertinenti attivita' professionali sono esercitate da infermieri
responsabili dell'assistenza generale, da infermieri specializzati
sprovvisti della formazione di infermiere responsabile
dell'assistenza generale o da infermieri specializzati in possesso di
titoli di formazione specialistica, che seguono la formazione che
porta al possesso dei titoli elencati all'allegato V, punto 5.2.2;
g) ai migranti in possesso dei requisiti previsti all'articolo 4,
comma 1, lettera c), secondo periodo.

Art. 19.
Livelli di qualifica
1. Ai soli fini dell'applicazione delle condizioni di
riconoscimento professionale di cui all'articolo 21, le qualifiche
professionali sono inquadrate nei seguenti livelli:
a) attestato di competenza: attestato rilasciato da un'autorita'
competente dello Stato membro d'origine designata ai sensi delle
disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di tale
Stato membro, sulla base:
1) o di una formazione non facente parte di un certificato o
diploma ai sensi delle lettere b), c), d) o e), o di un esame
specifico non preceduto da una formazione o dell'esercizio a tempo
pieno della professione per tre anni consecutivi in uno Stato membro
o a tempo parziale per un periodo equivalente nei precedenti dieci
anni,
2) o di una formazione generale a livello d'insegnamento
elementare o secondario attestante che il titolare possiede
conoscenze generali;
b) certificato: certificato che attesta il compimento di un ciclo
di studi secondari,
1) o generale completato da un ciclo di studi o di formazione
professionale diversi da quelli di cui alla lettera c) o dal
tirocinio o dalla pratica professionale richiesti in aggiunta a tale
ciclo di studi,
2) o tecnico o professionale, completato eventualmente da un
ciclo di studi o di formazione professionale di cui al punto 1, o dal
tirocinio o dalla pratica professionale richiesti in aggiunta a tale
ciclo di studi;
c) diploma: diploma che attesta il compimento:
1) o di una formazione a livello di insegnamento
post-secondario diverso da quello di cui alle lettere d) ed e) di
almeno un anno o di una durata equivalente a tempo parziale, di cui
una delle condizioni di accesso e', di norma, il completamento del
ciclo di studi secondari richiesto per accedere all'insegnamento
universitario o superiore ovvero il completamento di una formazione
scolastica equivalente al secondo ciclo di studi secondari, nonche'
la formazione professionale eventualmente richiesta oltre al ciclo di
studi post-secondari;
2) o, nel caso di professione regolamentata, di una formazione
a struttura particolare inclusa nell'allegato II equivalente al
livello di formazione indicato al punto 1 che conferisce un analogo
livello professionale e prepara a un livello analogo di
responsabilita' e funzioni;
d) diploma: diploma che attesta il compimento di una formazione a
livello di insegnamento post-secondario di una durata minima di tre e
non superiore a quattro anni o di una durata equivalente a tempo
parziale, impartita presso un'universita' o un istituto
d'insegnamento superiore o un altro istituto che impartisce una
formazione di livello equivalente, nonche' la formazione
professionale eventualmente richiesta oltre al ciclo di studi
post-secondari;
e) diploma: diploma che attesta che il titolare ha completato un
ciclo di studi post-secondari della durata di almeno quattro anni, o
di una durata equivalente a tempo parziale, presso un'universita' o
un istituto d'insegnamento superiore ovvero un altro istituto di
livello equivalente e, se del caso, che ha completato con successo la
formazione professionale richiesta in aggiunta al ciclo di studi
post-secondari.

Art. 20.
Titoli di formazione assimilati
1. E' assimilato a un titolo di formazione che sancisce una
formazione di cui all'articolo 19, anche per quanto riguarda il
livello, ogni titolo di formazione o insieme di titoli di formazione
rilasciato da un'autorita' competente di un altro Stato membro, se
sancisce una formazione acquisita nella Comunita', riconosciuta da
tale Stato membro come formazione di livello equivalente al livello
in questione e tale da conferire gli stessi diritti d'accesso o di
esercizio alla professione o tale da preparare al relativo esercizio.
2. E' altresi' assimilata ad un titolo di formazione, alle stesse
condizioni del comma 1, ogni qualifica professionale che, pur non
rispondendo ai requisiti delle norme legislative, regolamentari o
amministrative dello Stato membro d'origine per l'accesso a una
professione o il suo esercizio, conferisce al suo titolare diritti
acquisiti in virtu' di tali disposizioni. La disposizione trova
applicazione se lo Stato membro d'origine eleva il livello di
formazione richiesto per l'ammissione ad una professione e per il suo
esercizio, e se una persona che ha seguito una precedente formazione,
che non risponde ai requisiti della nuova qualifica, beneficia dei
diritti acquisiti in forza delle disposizioni nazionali legislative,
regolamentari o amministrative; in tale caso, detta formazione
precedente e' considerata, ai fini dell'applicazione
dell'articolo 21, corrispondente al livello della nuova formazione.

Art. 21.
Condizioni per il riconoscimento
1.Al fine dell'applicazione dell'articolo 18, comma 1, per
l'accesso o l'esercizio di una professione regolamentata sono ammessi
al riconoscimento professionale le qualifiche professionali che sono
prescritte da un altro Stato membro per accedere alla corrispondente
professione ed esercitarla. Gli attestati di competenza o i titoli di
formazione ammessi al riconoscimento soddisfano le seguenti
condizioni:
a) essere stati rilasciati da un'autorita' competente in un altro
Stato membro, designata ai sensi delle disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative di tale Stato;
b) attestare un livello di qualifica professionale almeno
equivalente al livello immediatamente precedente a quella prevista
dalle normative nazionali.
2. L'accesso e l'esercizio della professione regolamentata di cui
al comma 1 sono consentiti anche ai richiedenti che abbiano
esercitato a tempo pieno tale professione per due anni, nel corso dei
precedenti dieci, in un altro Stato membro che non la regolamenti e
abbiano uno o piu' attestati di competenza o uno o piu' titoli di
formazione che soddisfino le seguenti condizioni:
a) essere stati rilasciati da un'autorita' competente in un altro
Stato membro, designata ai sensi delle disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative di tale Stato membro;
b) attestare un livello di qualifica professionale almeno
equivalente al livello immediatamente precedente a quello previsto
dalle normative nazionali;
c) attestare la preparazione del titolare all'esercizio della
professione interessata.
3. Non sono necessari i due anni di esperienza professionale di cui
al comma 2 se i titoli di formazione posseduti dal richiedente
attestano una formazione regolamentata ai sensi dell'articolo 4,
comma 1, lettera e), dei livelli di cui all'articolo 19, comma 1,
lettere b), c), d) ed e). Sono considerate formazioni regolamentate
del livello di cui all'articolo 19, comma 1, lettera c), quelle di
cui all'allegato III.
4. In deroga al comma 2, lettera b), e al comma 3, il
riconoscimento di cui al comma 1 e' assicurato nel caso in cui
l'accesso a detta professione e' subordinato al possesso di un titolo
di formazione che attesta il compimento di una formazione a livello
di insegnamento superiore o universitario di una durata pari a
quattro anni e se il richiedente possiede un titolo di formazione di
cui all'articolo 19, comma 1, lettera c).

Art. 22.
Misure compensative
1. Il riconoscimento di cui al presente capo puo' essere
subordinato al compimento di un tirocinio di adattamento non
superiore a tre anni o di una prova attitudinale, a scelta del
richiedente, in uno dei seguenti casi:
a) se la durata della formazione da lui seguita ai sensi
dell'articolo 21, comma 1 e 2, e' inferiore di almeno un anno a
quella richiesta in Italia;
b) se la formazione ricevuta riguarda materie sostanzialmente
diverse da quelle coperte dal titolo di formazione richiesto in
Italia;
c) se la professione regolamentata include una o piu' attivita'
professionali regolamentate, mancanti nella corrispondente
professione dello Stato membro d'origine del richiedente, e se la
differenza e' caratterizzata da una formazione specifica, richiesta
dalla normativa nazionale e relativa a materie sostanzialmente
diverse da quelle dell'attestato di competenza o del titolo di
formazione in possesso del richiedente.
2. Nei casi di cui al comma 1 per l'accesso alle professioni di
avvocato, dottore commercialista, ragioniere e perito commerciale,
consulente per la proprieta' industriale, consulente del lavoro,
attuario e revisore contabile, nonche' per l'accesso alle professioni
di maestro di sci e di guida alpina, il riconoscimento e' subordinato
al superamento di una prova attitudinale.
3. Con decreto dell'autorita' competente di cui all'articolo 5,
sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per
il coordinamento delle politiche comunitarie, sono individuate altre
professioni per le quali la prestazione di consulenza o assistenza in
materia di diritto nazionale costituisce un elemento essenziale e
costante dell'attivita'.
4. Nei casi di cui al comma 1 il riconoscimento e' subordinato al
superamento di una prova attitudinale se:
a) riguarda casi nei quali si applica l'articolo 18, lettere b) e
c), l'articolo 18, comma 1, lettera d), per quanto riguarda i medici
e gli odontoiatri, l'articolo 18, comma 1, lettera f), qualora il
migrante chieda il riconoscimento per attivita' professionali
esercitate da infermieri professionali e per gli infermieri
specializzati in possesso di titoli di formazione specialistica, che
seguono la formazione che porta al possesso dei titoli elencati
all'allegato V, punto 5.2.2 e l'articolo 18, comma 1, lettera g);
b) riguarda casi di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), per
quanto riguarda attivita' esercitate a titolo autonomo o con funzioni
direttive in una societa' per le quali la normativa vigente richieda
la conoscenza e l'applicazione di specifiche disposizioni nazionali.
5. Ai fini dell'applicazione del comma 1, lettere b) e c), per
"materie sostanzialmente diverse" si intendono materie la cui
conoscenza e' essenziale all'esercizio della professione
regolamentata e che in termini di durata o contenuto sono molto
diverse rispetto alla formazione ricevuta dal migrante.
6. L'applicazione del comma 1 comporta una successiva verifica
sull'eventuale esperienza professionale attestata dal richiedente al
fine di stabilire se le conoscenze acquisite nel corso di detta
esperienza professionale in uno Stato membro o in un Paese terzo
possano colmare la differenza sostanziale di cui al comma 3, o parte
di essa.
7. Con decreto del Ministro interessato, sentiti il Ministro per le
politiche europee e i Ministri competenti per materia, osservata la
procedura comunitaria di preventiva comunicazione agli altri Stati
membri e alla Commissione contenente adeguata giustificazione della
deroga, possono essere individuati altri casi per i quali in
applicazione del comma 1 e' richiesta la prova attitudinale.
8. Il decreto di cui al comma 7 e' efficace tre mesi dopo la sua
comunicazione alla Commissione europea, se la stessa nel detto
termine non chiede di astenersi dall'adottare la deroga.

Art. 23.
Tirocinio di adattamento e prova attitudinale
1. Nei casi di cui all'articolo 22, la durata e le materie oggetto
del tirocinio di adattamento e della prova attitudinale sono
stabilite dall'Autorita' competente a seguito della Conferenza di
servizi di cui all'articolo 16, se convocata. In caso di valutazione
finale sfavorevole il tirocinio puo' essere ripetuto. Gli obblighi, i
diritti e i benefici sociali di cui gode il tirocinante sono
stabiliti dalla normativa vigente, conformemente al diritto
comunitario applicabile.
2. La prova attitudinale si articola in una prova scritta o pratica
e orale o in una prova orale sulla base dei contenuti delle materie
stabilite ai sensi del comma 1. In caso di esito sfavorevole o di
mancata presentazione dell'interessato senza valida giustificazione,
la prova attitudinale non puo' essere ripetuta prima di sei mesi.
3. Ai fini della prova attitudinale le autorita' competenti di cui
all'articolo 5 predispongono un elenco delle materie che, in base ad
un confronto tra la formazione richiesta sul territorio nazionale e
quella posseduta dal richiedente, non sono contemplate dai titoli di
formazione del richiedente. La prova verte su materie da scegliere
tra quelle che figurano nell'elenco e la cui conoscenza e' una
condizione essenziale per poter esercitare la professione sul
territorio dello Stato. Lo status del richiedente che desidera
prepararsi per sostenere la prova attitudinale e' stabilito dalla
normativa vigente.

Art. 24.
Esecuzione delle misure compensative
1. Con riferimento all'articolo 5, comma 1, con decreto del
Ministro competente ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, sono definite, con riferimento alle singole
professioni, le procedure necessarie per assicurare lo svolgimento,
la conclusione, l'esecuzione e la valutazione delle misure di cui
agli articoli 23 e 11.



Nota all'art. 24:
- Si riporta il testo dell'art. 17, commi 3 e 4, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: �Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri.�:
�Art. 17 (Regolamenti). - 1.-2. (omissis)
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita' sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di �regolamento, sono adottati previo parere
del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale.

Art. 25.
Disposizioni finanziarie
1. Gli eventuali oneri aggiuntivi derivanti dall'attuazione delle
misure previste dagli articoli 11 e 23 sono a carico dell'interessato
sulla base del costo effettivo del servizio, secondo modalita' da
stabilire con decreto del Ministro competente da emanarsi entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 26.
Piattaforma comune
1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il
coordinamento delle politiche comunitarie, al fine di elaborare
proposte in materia di piattaforme comuni di cui all'articolo 4,
comma 1, lettera n), da sottoporre alla Commissione europea, convoca
apposite conferenze di servizi cui partecipano le autorita'
competenti di cui all'articolo 5. Sulla ipotesi di piattaforma
elaborata dall'autorita' competente di cui all'articolo 5 o, in
mancanza, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per il coordinamento delle politiche comunitarie, vengono sentiti, se
si tratta di professioni regolamentate, gli ordini, i collegi o gli
albi, ove esistenti, e, in mancanza, le associazioni rappresentative
sul territorio nazionale, se si tratta di professioni non
regolamentate in Italia, le associazioni rappresentative sul
territorio nazionale e, se si tratta di attivita' nell'area dei
servizi non intellettuali e non regolamentate, le associazioni di
categoria rappresentative a livello nazionale.
2. All'elaborazione di piattaforme comuni, proposte da altri Stati
membri, partecipano le autorita' competenti di cui all'articolo 5,
sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli ordini, i
collegi o gli albi, ove esistenti, e, in mancanza, le associazioni
rappresentative sul territorio nazionale, se si tratta di professioni
non regolamentate in Italia, le associazioni rappresentative sul
territorio nazionale e, se si tratta di attivita' nell'area dei
servizi non intellettuali e non regolamentate, le associazioni di
categoria rappresentative a livello nazionale. Analogamente si
procede in ogni altro caso in cui a livello europeo deve essere
espressa la posizione italiana in materia di piattaforma comune.
3. Al fine della valutazione in ordine alla rappresentativita' a
livello nazionale delle professioni non regolamentate si tiene conto:
a) della avvenuta costituzione per atto pubblico o per scrittura
privata autenticata o per scrittura privata registrata presso
l'ufficio del registro, da almeno quattro anni;
b) della adozione di uno statuto che sancisca un ordinamento a
base democratica, senza scopo di lucro, la precisa identificazione
delle attivita' professionali cui l'associazione si riferisce e dei
titoli professionali o di studi necessari per farne parte, la
rappresentativita' elettiva delle cariche interne e l'assenza di
situazioni di conflitto di interesse o di incompatibilita', la
trasparenza degli assetti organizzativi e l'attivita' dei relativi
organi, la esistenza di una struttura organizzativa, e
tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle
finalita' dell'associazione;
c) della tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato
annualmente con l'indicazione delle quote versate direttamente
all'associazione per gli scopi statutari;
d) di un sistema di deontologia professionale con possibilita' di
sanzioni;
e) della previsione dell'obbligo della formazione permanente;
f) della diffusione su tutto il territorio nazionale;
g) della mancata pronunzia nei confronti dei suoi rappresentanti
legali di condanna, passata in giudicato, in relazione all'attivita'
dell'associazione medesima.
4. Qualora le qualifiche professionali del richiedente rispondano
ai criteri stabiliti nel provvedimento comunitario di adozione della
piattaforma comune, il riconoscimento professionale non puo'
prevedere l'applicazione dei provvedimenti di compensazione di cui
all'articolo 22. Le associazioni in possesso dei requisiti di cui al
periodo precedente sono individuate, previo parere del Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro, con decreto del Ministro della
giustizia, di concerto con il Ministro per le politiche europee e del
Ministro competente per materia.
5. Se successivamente all'adozione da parte dell'Unione europea le
autorita' competenti di cui all'articolo 5 ritengono che i criteri
stabiliti nel provvedimento comunitario di adozione della piattaforma
comune non offrano piu' garanzie adeguate quanto alle qualifiche
professionali, ne informa il coordinatore di cui all'articolo 6 che
cura la trasmissione dell'informazione alla Commissione europea per
le iniziative del caso.

Capo III
Riconoscimento sulla base dell'esperienza professionale

Art. 27.
Requisiti in materia di esperienza professionale
1. Per le attivita' elencate nell'allegato IV il cui accesso o
esercizio e' subordinato al possesso di conoscenze e competenze
generali, commerciali o professionali, il riconoscimento
professionale e' subordinato alla dimostrazione dell'esercizio
effettivo dell'attivita' in questione in un altro Stato membro ai
sensi degli articoli 28, 29 e 30.

Art. 28.
Condizioni per il riconoscimento delle attivita'
di cui alla Lista I dell'allegato IV
1. In caso di attivita' di cui alla Lista I dell'allegato IV,
l'attivita' deve essere stata precedentemente esercitata:
a) per sei anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda; oppure
b) per tre anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda, se il beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto,
per l'attivita' in questione, una formazione di almeno tre anni
sancita da un certificato riconosciuto da uno Stato membro o
giudicata del tutto valida da un competente organismo professionale;
oppure
c) per quattro anni consecutivi come lavoratore autonomo o
dirigente d'azienda, se il beneficiario prova di aver in precedenza
ricevuto, per l'attivita' in questione, una formazione di almeno due
anni sancita da un certificato riconosciuto da uno Stato membro o
giudicata del tutto valida da un competente organismo professionale;
oppure
d) per tre anni consecutivi come lavoratore autonomo, se il
beneficiario prova di aver esercitato l'attivita' in questione per
almeno cinque anni come lavoratore subordinato; oppure
e) per cinque anni consecutivi in funzioni direttive, di cui
almeno tre anni con mansioni tecniche che implichino la
responsabilita' di almeno uno dei reparti dell'azienda, se il
beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto, per l'attivita' in
questione, una formazione di almeno tre anni sancita da un
certificato riconosciuto da uno Stato membro o giudicata del tutto
valida da un competente organismo professionale.
2. Nei casi di cui alle lettere a) e d) del comma 1 l'attivita' non
deve essere cessata da piu' di 10 anni alla data di presentazione
della documentazione completa dell'interessato alle autorita'
competenti di cui all'articolo 5.
3. Il comma 1, lettera e), non si applica alle attivita' del gruppo
ex 855 (parrucchieri) della nomenclatura ISIC.


Art. 29.
Condizioni per il riconoscimento delle attivita'
di cui alla Lista II dell'Allegato IV
1. In caso di attivita' di cui alla Lista II dell'allegato IV,
l'attivita' in questione deve essere stata precedentemente
esercitata:
a) per cinque anni consecutivi come lavoratore autonomo o
dirigente d'azienda; oppure
b) per tre anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda, se il beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto,
per l'attivita' in questione, una formazione di almeno tre anni
sancita da un certificato riconosciuto da uno Stato membro o
giudicata del tutto valida da un competente organismo professionale;
oppure
c) per quattro anni consecutivi come lavoratore autonomo o
dirigente d'azienda, se il beneficiario prova di aver in precedenza
ricevuto, per l'attivita' in questione, una formazione di almeno due
anni sancita da un certificato riconosciuto da uno Stato membro o
giudicata del tutto valida da un competente organismo professionale;
oppure
d) per tre anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda, se il beneficiario prova di aver esercitato l'attivita' in
questione per almeno cinque anni come lavoratore subordinato; oppure
e) per cinque anni consecutivi come lavoratore subordinato, se il
beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto, per l'attivita' in
questione, una formazione di almeno tre anni sancita da un
certificato riconosciuto da uno Stato membro o giudicata del tutto
valida da un competente organismo professionale; oppure
f) per sei anni consecutivi come lavoratore subordinato, se il
beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto, per l'attivita' in
questione, una formazione di almeno due anni sancita da un
certificato riconosciuto da uno Stato membro o giudicata del tutto
valida da un competente organismo professionale.
2. Nei casi di cui alle lettere a) e d) del comma 1, l'attivita'
non deve essere cessata da piu' di 10 anni alla data di presentazione
della documentazione completa dell'interessato alle autorita'
competenti di cui all'articolo 5.

Art. 30.
Condizioni per il riconoscimento delle attivita'
di cui alla Lista III dell'allegato IV
1. In caso di attivita' di cui alla Lista III dell'allegato IV,
l'attivita' in questione deve essere stata precedentemente
esercitata:
a) per tre anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda; oppure
b) per due anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda, se il beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto,
per l'attivita' in questione, una formazione sancita da un
certificato riconosciuto da uno Stato membro o giudicata del tutto
valida da un competente organismo professionale; oppure
c) per due anni consecutivi come lavoratore autonomo o dirigente
d'azienda se il beneficiario prova di aver in precedenza esercitato
l'attivita' in questione come lavoratore subordinato per almeno tre
anni; oppure
d) per tre anni consecutivi come lavoratore subordinato, se il
beneficiario prova di aver in precedenza ricevuto, per l'attivita' in
questione, una formazione sancita da un certificato riconosciuto da
uno Stato membro o giudicata del tutto valida da un competente
organismo professionale.
2. Nei casi di cui alle lettere a) e c) del comma 1, l'attivita'
non deve essere cessata da piu' di 10 anni alla data di presentazione
della documentazione completa dell'interessato alle autorita'
competenti di cui all'articolo 5.

Capo IV
Riconoscimento sulla base del coordinamento
delle condizioni minime di formazione
SEZIONE I
Disposizioni comuni

Art. 31.
Principio di riconoscimento automatico
1. I titoli di formazione di medico, che danno accesso alle
attivita' professionali di medico con formazione di base e medico
specialista, infermiere responsabile dell'assistenza generale,
odontoiatra, odontoiatra specialista, veterinario, farmacista e
architetto, di cui all'allegato V e rispettivamente ai punti 5.1.1,
5.1.2, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.6.2 e 5.7.1, conformi alle
condizioni minime di formazione di cui rispettivamente agli
articoli 33, 34, 38, 41, 42, 44, 46 e 50, rilasciati a cittadini di
cui all'articolo 2, comma 1, da altri Stati membri, sono riconosciuti
dalle autorita' di cui all'articolo 5 con gli stessi effetti dei
titoli rilasciati in Italia per l'accesso, rispettivamente,
all'attivita' di medico chirurgo, medico chirurgo specialista,
infermiere responsabile dell'assistenza generale, odontoiatra,
odontoiatra specialista, veterinario, farmacista e architetto.
2. I titoli di formazione di cui al comma 1 devono essere
rilasciati dalle autorita' competenti degli altri Stati membri e
essere accompagnati dai certificati di cui all'allegato V e
rispettivamente ai punti 5.1.1, 5.1.2, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2,
5.6.2 e 5.7.1.
3. Le disposizioni del primo e secondo comma, non pregiudicano,
rispettivamente, i diritti acquisiti di cui agli articoli 32, 35, 37,
40, 43, 45, 49 55.
4. I diplomi e i certificati rilasciati da altri Stati membri
conformemente all'articolo 36 ed elencati nell'allegato V punto
5.1.4, sono riconosciuti con gli stessi effetti dei diplomi
rilasciati in Italia per l'accesso all'attivita' di medico di
medicina generale nel quadro del regime nazionale di previdenza
sociale; sono fatti comunque salvi i diritti acquisiti di cui
all'articolo 37.
5. I titoli di formazione di ostetrica rilasciati ai cittadini di
cui all'articolo 2, comma 1, da altri Stati membri elencati
nell'allegato V punto 5.5.2, conformi alle condizioni minime di
formazione di cui all'articolo 46 e rispondenti alle modalita' di cui
all'articolo 47, sono riconosciuti dall'Autorita' di cui
all'articolo 5, con gli stessi effetti dei titoli rilasciati in
Italia per l'accesso all'attivita' di ostetrica; sono fatti comunque
salvi i diritti acquisiti di cui all'articolo 49.
6. I titoli di formazione di architetto oggetto di riconoscimento
automatico di cui al comma 1, attestano una formazione iniziata al
piu' presto nel corso dell'anno accademico indicato nell'allegato V,
punto 5.7.1.
7. L'accesso e l'esercizio delle attivita' professionali di medico
chirurgo, infermiere responsabile dell'assistenza generale, dentista,
veterinario, ostetrica e farmacista sono subordinati al possesso di
un titolo di formazione di cui all'allegato V, e rispettivamente ai
punti 5.1.1, 5.1.2, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2 e 5.6.2.
8. Il Ministero della salute e il Ministero dell'universita' e
della ricerca, rispettivamente per le professioni sanitarie e per le
professioni nel campo dell'architettura di cui al presente Capo,
notificano alla Commissione europea le disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative che adottano in materia di rilascio di
titoli di formazione nei settori coperti dal presente capo. Inoltre
per i titoli di formazione nel settore dell'architettura, questa
notifica e' inviata anche agli altri Stati membri.
9. Le informazioni notificate di cui al comma 8 sono pubblicate
nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea attraverso una
comunicazione della Commissione europea nella quale sono indicate le
denominazioni date dagli Stati membri ai titoli di formazione e,
eventualmente, l'organismo che rilascia il titolo di formazione, il
certificato che accompagna tale titolo e il titolo professionale
corrispondente, che compare nell'allegato V e, rispettivamente, nei
punti 5.1.1, 5.1.2, 5.1.3, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2,
5.6.2 e 5.7.1.
10. Gli elenchi di cui all'allegato V sono aggiornati e modificati,
in conformita' alle relative modifiche definite in sede comunitaria,
relativamente alle professioni sanitarie, con decreto del Ministro
della salute, di concerto con il Ministro dell'universita' e della
ricerca, e, relativamente alla professione di architetto, con decreto
del Ministero dell'universita' e della ricerca.
11. I beneficiari del riconoscimento sono tenuti ad assolvere gli
obblighi di formazione continua previsti dalla legislazione vigente.
12. Non hanno diritto al riconoscimento professionale ai sensi del
presente decreto come medico chirurgo e infermiere responsabile
dell'assistenza generale le persone in possesso del titolo bulgaro di
feldsher rilasciato in Bulgaria anteriormente al 31 dicembre 1999 e
che esercitavano questa professione nell'ambito del regime nazionale
di sicurezza sociale bulgaro alla data del 1° gennaio 2000.


Art. 32.
Diritti acquisiti
1. Fatti salvi i diritti acquisiti relativi alle professioni di cui
al presente capo i titoli di formazione che danno accesso alle
attivita' professionali di medico con formazione di medico di base e
di medico specialista, di infermiere responsabile dell'assistenza
generale, di odontoiatra, di odontoiatra specialista, di veterinario,
di farmacista in possesso dei cittadini di cui all'articolo 2, comma
1 e che non soddisfano l'insieme dei requisiti di formazione di cui
agli articoli 33, 34, 38, 41, 42, 44, 46 e 50 sono riconosciuti se
sanciscono il compimento di una formazione iniziata prima delle date
indicate nell'allegato V, punti 5.1.1., 5.1.2., 5.2.2., 5.3.2, 5.3.3,
5.4.2, 5.5.2, 5.6.2 e se sono accompagnati da un attestato che
certifica l'esercizio effettivo e lecito dell'attivita' in questione
per almeno tre anni consecutivi nei cinque anni che precedono il
rilascio dell'attestato stesso.
2. Il riconoscimento e' altresi' assicurato ai titoli di formazione
in medicina che danno accesso alle attivita' professionali di medico
con formazione di base e di medico specialista, di infermiere
responsabile dell'assistenza generale, di odontoiatra, di odontoiatra
specialista, di veterinario, di ostetrica e di farmacista acquisiti
sul territorio della ex Repubblica democratica tedesca, che non
soddisfano i requisiti minimi di formazione di cui agli articoli 33,
34, 38, 41, 42, 44, 46 e 50 se tali titoli sanciscono il
completamento di una formazione iniziata:
a) prima del 3 ottobre 1990 per i medici con formazione di base,
infermieri responsabile dell'assistenza generale, odontoiatri,
odontoiatri specialisti, veterinari, ostetriche e farmacisti;
b) prima del 3 aprile 1992 per i medici specialisti.
3. I titoli di formazione di cui al comma 2 consentono l'esercizio
delle attivita' professionali su tutto il territorio della Germania
alle stesse condizioni dei titoli di formazione rilasciati dalle
competenti autorita' tedesche di cui all'allegato V, 5.1.1., 5.1.2,
5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2, 5.6.2.
4. Sono altresi' riconosciuti i titoli di formazione in medicina,
che danno accesso alle attivita' professionali di medico con
formazione di base e di medico specialista, di infermiere
responsabile dell'assistenza generale, di veterinario, di ostetrica,
di farmacista e di architetto che sono in possesso dei cittadini di
cui all'articolo 2, comma 1, e che sono stati rilasciati nell'ex
Cecoslovacchia, o per i quali la corrispondente formazione e'
iniziata, per la Repubblica ceca e la Slovacchia, anteriormente al
1° gennaio 1993, qualora le autorita' dell'uno o dell'altro Stato
membro sopra indicato attestino che detti titoli di formazione hanno
sul loro territorio la stessa validita' giuridica dei titoli che esse
rilasciano e, per quanto riguarda gli architetti, la stessa validita'
giuridica dei titoli menzionati, per detti Stati membri, all'allegato
VI, punto 6), per quanto riguarda l'accesso e l'esercizio delle
attivita' professionali di medico con formazione di base, medico
specialista, infermiere responsabile dell'assistenza generale,
veterinario, ostetrica e farmacista, relativamente alle attivita' di
cui all'articolo 51, e di architetto, relativamente alle attivita' di
cui all'articolo 54. Detto attestato deve essere corredato da un
certificato rilasciato dalle medesime autorita', il quale dimostri
l'effettivo e lecito esercizio da parte dei cittadini in questione,
nel territorio di questi, delle attivita' in oggetto per almeno tre
anni consecutivi nei cinque anni precedenti il rilascio del
certificato.
5. Sono altresi' riconosciuti ai sensi dell'articolo 31 i titoli di
formazione in medicina, che danno accesso alle attivita'
professionali di medico con formazione di base e di medico
specialista, di infermiere responsabile dell'assistenza generale, di
odontoiatra, di odontoiatra specialista, di veterinario, di
ostetrica, di farmacista e di architetto che sono in possesso dei
cittadini di cui all'articolo 2, comma 1, e che sono stati rilasciati
nell'ex Unione Sovietica, o per cui la corrispondente formazione e'
iniziata: a) per l'Estonia, anteriormente al 20 agosto 1991; b) per
la Lettonia, anteriormente al 21 agosto 1991; c) per la Lituania,
anteriormente all'11 marzo 1990, qualora le autorita' di uno dei tre
Stati membri sopra citati attestino che detti titoli hanno sul loro
territorio la stessa validita' giuridica dei titoli che esse
rilasciano e, per quanto riguarda gli architetti, la stessa validita'
giuridica dei titoli menzionati, per detti Stati membri, all'allegato
VI, punto 6, per quanto riguarda l'accesso alle, e l'esercizio delle,
attivita' professionali di medico con formazione di base, medico
specialista, infermiere responsabile dell'assistenza generale,
dentista, dentista specialista, veterinario, ostetrica e farmacista,
relativamente alle attivita' di cui all'articolo 46, e di architetto,
relativamente alle attivita' di cui all'articolo 54. Detto attestato
deve essere corredato da un certificato rilasciato dalle medesime
autorita', il quale dimostri l'effettivo e lecito esercizio da parte
dei cittadini in questione, nel territorio di questi, delle attivita'
in oggetto per almeno tre anni consecutivi nei cinque anni precedenti
il rilascio del certificato.
6. Sono altresi' ammessi al riconoscimento di cui all'articolo 31 i
titoli di formazione in medicina, che danno accesso alle attivita'
professionali di medico con formazione di base e di medico
specialista, di infermiere responsabile dell'assistenza generale, di
odontoiatra, di odontoiatra specialista, di veterinario, di
ostetrica, di farmacista e di architetto che sono in possesso dei
cittadini di cui all'articolo 1 e che sono stati rilasciati nell'ex
Jugoslavia, o per i quali la corrispondente formazione e' iniziata,
per la Slovenia, anteriormente al 25 giugno 1991, qualora le
autorita' dello Stato membro sopra citato attestino che detti titoli
hanno sul loro territorio la stessa validita' giuridica dei titoli
che esse rilasciano e, per quanto riguarda gli architetti, la stessa
validita' giuridica dei titoli menzionati, per detto Stato membro,
all'allegato VI, punto 6, per quanto riguarda l'accesso alle, e
l'esercizio delle, attivita' professionali di medico con formazione
di base, medico specialista, infermiere responsabile dell'assistenza
generale, dentista, dentista specialista, veterinario, ostetrica e
farmacista, relativamente alle attivita' di cui all'articolo 51, e di
architetto, relativamente alle attivita' di cui all'articolo 54.
Detto attestato deve essere corredato da un certificato rilasciato
dalle medesime autorita', il quale dimostri l'effettivo e lecito
esercizio da parte dei cittadini di tale Stato membro, nel territorio
di questo, delle attivita' in questione per almeno tre anni
consecutivi nei cinque anni precedenti il rilascio del certificato.
7. I titoli di formazione di medico, di infermiere responsabile
dell'assistenza generale, di odontoiatra, di veterinario, di
ostetrica e di farmacista rilasciati ai cittadini di cui
all'articolo 2, comma 1, da un altro Stato membro e che non
corrispondono alle denominazioni che compaiono per tale Stato
all'allegato V, 5.1.1, 5.1.2, 5.1.3, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3,
5.4.2, 5.5.2, e 5.6.2 sono riconosciuti se accompagnati da un
certificato rilasciato da autorita' od organi competenti di detto
Stato membro che attesti che tali titoli di formazione sanciscono il
compimento di una formazione ai sensi degli articoli 33, 34, 36, 38,
41, 42, 44, 46 e 50 e che sono assimilati dallo Stato membro che li
ha rilasciati a quelli le cui denominazioni appaiono nell'allegato V,
punti 5.1.1, 5.1.2, 5.1.3, 5.1.4, 5.2.2, 5.3.2, 5.3.3, 5.4.2, 5.5.2 e
5.6.2.

SEZIONE II
Medico chirurgo

Art. 33.
Formazione dei medici chirurghi
1. L'ammissione alla formazione di medico chirurgo e' subordinata
al possesso del diploma di scuola secondaria superiore, che dia
accesso, per tali studi, alle universita'.
2. La formazione di medico chirurgo garantisce l'acquisizione da
parte dell'interessato delle seguenti conoscenze e competenze:
a) adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fonda l'arte
medica, nonche' una buona comprensione dei metodi scientifici,
compresi i principi relativi alla misura delle funzioni biologiche,
alla valutazione di fatti stabiliti scientificamente e all'analisi
dei dati;
b) adeguate conoscenze della struttura, delle funzioni e del
comportamento degli esseri umani, in buona salute e malati, nonche'
dei rapporti tra l'ambiente fisico e sociale dell'uomo ed il suo
stato di salute;
c) adeguate conoscenze dei problemi e delle metodologie cliniche
atte a sviluppare una concezione coerente della natura delle malattie
mentali e fisiche, dei tre aspetti della medicina: prevenzione,
diagnosi e terapia, nonche' della riproduzione umana;
d) adeguata esperienza clinica acquisita sotto opportuno
controllo in ospedale.
3. La formazione di cui al comma l comprende un percorso formativo
di durata minima di sei anni o un minimo di 5.500 ore di insegnamento
teoriche e pratiche impartite in una universita' o sotto il controllo
di una universita'.
4. Per coloro che hanno iniziato i loro studi prima del 1° gennaio
1972, la formazione di cui al comma 2 puo' comportare una formazione
pratica a livello universitario di 6 mesi effettuata a tempo pieno
sotto il controllo delle autorita' competenti.
5. Fermo restando il principio dell'invarianza della spesa, la
formazione continua, ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999,
n. 229, assicura la formazione professionale e l'aggiornamento
permanente di coloro che hanno completato i loro studi, per tutto
l'arco della vita professionale.


Nota all'art. 33:
- Il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, reca:
�Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario
nazionale, a norma dell'art. 1 della legge 30 novembre
1998, n. 419

Art. 34.
Formazione medica specialistica e denominazione medica specialistica
1. L'ammissione alla formazione medica specializzata e' subordinata
al compimento e alla convalida di sei anni di studi nel quadro del
ciclo di formazione di cui all'articolo 33 durante i quali sono state
acquisite appropriate conoscenze di medico chirurgo.
2. La formazione che permette di ottenere un diploma di medico
chirurgo specialista nelle specializzazioni indicate nell'allegato V,
punti 5.1.2, 5.1.3 risponde ai seguenti requisiti:
a) presupporre il conferimento e validita' del titolo conseguito
a seguito di un ciclo di formazione di cui all'articolo 33 nel corso
del quale siano state acquisite adeguate conoscenze nel campo della
medicina di base;
b) insegnamento teorico e pratico, effettuato in un centro
universitario, un centro ospedaliero universitario o anche un
istituto di cure sanitarie a tal fine autorizzato da autorita' od
organi competenti;
c) formazione a tempo pieno sotto il controllo delle autorita' o
enti competenti.
3. Il rilascio di un diploma di medico chirurgo specialista e'
subordinato al possesso di un diploma di medico chirurgo di cui
all'allegato V, punto 5.1.1.
4. Le durate minime della formazione specialistica non possono
essere inferiori a quelle indicate, per ciascuna di tale formazione,
nell'allegato V, punto 5.1.3.
5. I titoli di formazione di medico specialista di cui
all'articolo 31 sono quelli rilasciati dalle autorita' od organi
competenti di cui all'allegato V, punto 5.1.2 che corrispondono per
la formazione specialistica in questione alle denominazioni vigenti
negli Stati membri cosi' come riportato all'allegato V, 5.1.3.


Art. 35.
Diritti acquisiti specifici dei medici specialisti
1. I cittadini di cui all'articolo 2, comma 1, in possesso di un
diploma di medico specialista di cui all'allegato V, punti 5.1.2 e
5.1.3 conseguito in un altro Stato membro, la cui formazione medico
specialistica, svolta secondo le modalita' del tempo parziale, era
disciplinata da disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative vigenti alla data del 20 giugno 1975, che hanno
iniziato la loro formazione di specialisti entro il 31 dicembre 1983,
possono ottenere il riconoscimento del loro titolo di medico
specialista, purche' detto titolo di specializzazione sia
accompagnato da un attestato rilasciato dall'autorita' competente
dello Stato membro presso cui e' stato conseguito il titolo che
certifichi l'effettivo e lecito esercizio da parte degli interessati
dell'attivita' specialistica in questione per almeno tre anni
consecutivi nei cinque precedenti il rilascio dell'attestato.
2. E' riconosciuto il titolo di medico specialista rilasciato in
Spagna ai medici, cittadini di cui all'articolo 2, comma 1, che hanno
completato una formazione specialistica prima del 1° gennaio 1995
anche se tale formazione non soddisfa i requisiti minimi di
formazione di cui all'articolo 34, se ad esso si accompagna un
certificato rilasciato dalle competenti autorita' spagnole attestante
che gli interessati hanno superato la prova di competenza
professionale specifica organizzata nel contesto delle misure
eccezionali di regolarizzazione di cui al decreto reale 1497/99, al
fine di verificare se detti interessati possiedono un livello di
conoscenze e di competenze comparabile a quello dei medici che
possiedono titoli di medico specialista menzionati per la Spagna,
all'allegato V, punti 5.1.2 e 5.1.3.
3. Laddove siano state abrogate le disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative sul rilascio dei titoli di formazione
di medico specialista di cui all'allegato V, punti 5.1.2 e 5.1.3, e
siano stati adottati a favore dei cittadini italiani provvedimenti
sui diritti acquisiti, e' riconosciuto ai cittadini degli altri Stati
membri in possesso di un titolo di medico specialista conseguito in
un Paese dell'Unione il diritto di beneficiare delle stesse misure,
purche' i titoli di formazione specialistica in loro possesso siano
stati rilasciati dallo Stato di provenienza prima della data a
partire dalla quale l'Italia ha cessato di rilasciare i titoli di
formazione per la specializzazione interessata. Le date di
abrogazione di queste disposizioni si trovano all'allegato V. 5.1.3.


Art. 36.
Formazione specifica in medicina generale
1. L'ammissione alla formazione specifica in medicina generale
presuppone il compimento del ciclo di studi di cui all'articolo 33.
2. Il corso di formazione specifica in medicina generale della
durata di almeno tre anni e' riservato ai laureati in medicina e
chirurgia, abilitati all'esercizio professionale.
3. Al termine del suddetto corso e' rilasciato il diploma di
formazione specifica in medicina generale.
4. Fatto salvo quanto indicato dall'articolo 24, comma 3, del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, il corso di formazione
specifica in medicina generale comporta un impegno dei partecipanti a
tempo pieno con obbligo della frequenza alle attivita' didattiche
teoriche e pratiche, da svolgersi sotto il controllo delle regioni e
province autonome. Il corso si conclude con il rilascio di un diploma
di formazione in medicina generale da parte delle regioni e delle
province autonome, conforme al modello predisposto con decreto del
Ministro della salute.
5. La durata del corso di cui al comma 2, puo' essere ridotta per
un periodo massimo di un anno e comunque pari a quello della
formazione pratica impartita durante il corso di laurea in medicina e
chirurgia di cui all'articolo 33, se detta formazione e' stata
dispensata in un centro ospedaliero riconosciuto, che disponga di
attrezzature e di servizi adeguati di medicina generale o nell'ambito
di uno studio di medicina generale riconosciuto o in un centro
riconosciuto in cui i medici dispensano cure primarie. All'inizio di
ogni anno accademico, le universita' notificano l'attivazione di tali
periodi di formazione al Ministero della salute e al Ministero
dell'universita' e della ricerca.
6. Il corso di formazione specifica in medicina generale, che si
svolge a tempo pieno sotto il controllo delle regioni e province
autonome, e' di natura piu' pratica che teorica.



Nota all'art. 36:
- L'articolo 24, comma 3, del citato decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 368, cosi' recita: �3. La
formazione a tempo pieno, implica la partecipazione alla
totalita' delle attivita' mediche del servizio nel quale si
effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il
medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e
teorica tutta la sua attivita' professionale per l'intera
durata della normale settimana lavorativa e per tutta la
durata dell'anno. La frequenza del corso non comporta
l'instaurazione di un rapporto di dipendenza o lavoro
convenzionale ne' con il Servizio sanitario nazionale, ne'
con i medici tutori. Le regioni e le province autonome
possono organizzare corsi a tempo parziale purche' siano
soddisfatte le seguenti condizioni:
a) il livello della formazione corrisponda
qualitativamente a quello della formazione a tempo pieno;
b) la durata complessiva della formazione non sia
abbreviata rispetto quella a tempo pieno;
c) l'orario settimanale della formazione non sia
inferiore al 50% dell'orario settimanale a tempo pieno;
d) la formazione comporti un congruo numero di
periodi di formazione a tempo pieno sia per la parte
dispensata in un centro ospedaliero, che per la parte
effettuata in un ambulatorio di medicina generale
riconosciuto o in un centro riconosciuto nel quale i medici
dispensano cure primarie;
e) i periodi di formazione a tempo pieno,
sopraindicati, siano di numero e durata tali da preparare
in modo adeguato all'effettivo esercizio della medicina
generale.

Art. 37.
Diritti acquisiti specifici dei medici di medicina generale
1. Hanno altresi' diritto ad esercitare l'attivita' professionale
in qualita' di medico di medicina generale i medici chirurghi
abilitati all'esercizio professionale entro il 31 dicembre 1994.
2. Detto diritto e' esteso ai medici, cittadini di un altro Stato
membro gia' iscritti all'albo dei medici chirurghi ai sensi della
legge 22 maggio 1978, n. 217, e che erano titolari, alla data del
31 dicembre 1996 di un rapporto convenzionale per l'attivita' di
medico in medicina generale.
3. Ai cittadini di cui all'articolo 2, comma 1, in possesso di un
titolo di medico conseguito in uno Stato membro a seguito di un ciclo
di formazione di cui all'articolo 33, titolari di diritti acquisiti
nello Stato di origine o di provenienza secondo quanto stabilito da
ciascuno Stato membro ed indicato nell'allegato V, punto 5.1.4, e'
riconosciuto il diritto di esercitare in Italia l'attivita' di medico
di medicina generale senza il titolo di formazione di cui
all'allegato V, punto 5.1.4.
4. I cittadini comunitari di cui al comma 3, titolari di diritti
acquisiti, ai fini del suddetto riconoscimento devono produrre una
certificazione rilasciata dall'autorita' competente dello Stato
membro di provenienza attestante il diritto di esercitare in detto
Stato l'attivita' di medico di medicina generale nel quadro del
regime nazionale di previdenza sociale senza il titolo di formazione
di cui all'allegato V, punto 5.1.4.
5. I medici di cui ai commi 1 e 2 che intendono esercitare
l'attivita' professionale in qualita' di medico di medicina generale
nel regime nazionale di sicurezza sociale di uno degli altri Stati
membri anche se non sono in possesso di una formazione specifica in
medicina generale devono chiedere il rilascio del relativo
certificato al competente ordine provinciale dei medici chirurghi
previa presentazione della documentazione comprovante i diritti
acquisiti.
6. Il Ministero della salute fornisce a richiesta delle competenti
autorita' dei Paesi comunitari le informazioni inerenti alle istanze
dei medici chirurghi italiani tendenti ad ottenere l'ammissione
all'esercizio dell'attivita' specifica in medicina generale nei Paesi
dell'Unione europea e rilascia le certificazioni richieste, previa
acquisizione della relativa documentazione.


Nota all'art. 37:
- La legge 22 maggio 1978, n. 217, reca: �Diritto di
stabilimento e libera prestazione dei servizi da parte dei
medici cittadini di Stati membri delle Comunita' europee.

SEZIONE III
Infermiere responsabile dell'assistenza generale

Art. 38.
Formazione d'infermiere responsabile dell'assistenza generale
1. L'ammissione alla formazione d'infermiere responsabile
dell'assistenza generale e' subordinata al compimento di una
formazione scolastica generale di 10 anni sancita da un diploma,
certificato o altro titolo rilasciato da autorita' od organi
competenti di uno Stato membro o da un certificato attestante il
superamento di un esame d'ammissione, di livello equivalente, alle
scuole per infermieri.
2. La formazione d'infermiere responsabile dell'assistenza generale
avviene a tempo pieno con un programma che corrisponde almeno a
quello di cui all'allegato V, punto 5.2.1.
3. La formazione d'infermiere responsabile dell'assistenza generale
comprende almeno tre anni di studi o 4.600 ore d'insegnamento teorico
e clinico. L'insegnamento teorico rappresenta almeno un terzo e
quello clinico almeno la meta' della durata minima della formazione.
Possono essere accordate esenzioni parziali a persone che hanno
acquisito parte di questa formazione nel quadro di altre formazioni
di livello almeno equivalente.
4. L'insegnamento teorico e' la parte di formazione in cure
infermieristiche con cui il candidato infermiere acquisisce le
conoscenze, la comprensione, le competenze e gli atteggiamenti
professionali necessari a pianificare, dispensare e valutare cure
sanitarie globali. La formazione e' impartita da insegnanti di cure
infermieristiche e da altro personale competente, in scuole per
infermieri e in altri luoghi d'insegnamento scelti dall'ente di
formazione.
5. L'insegnamento clinico e' la parte di formazione in cure
infermieristiche con cui il candidato infermiere apprende,
nell'ambito di un gruppo e a diretto contatto con individui o
collettivita' sani o malati, a pianificare, dispensare e valutare le
necessarie cure infermieristiche globali in base a conoscenze e
competenze acquisite. Egli apprende non solo a lavorare come membro
di un gruppo, ma anche a essere un capogruppo che organizza cure
infermieristiche globali, e anche l'educazione alla salute per
singoli individui e piccoli gruppi in seno all'istituzione sanitaria
o alla collettivita'. L'istituzione incaricata della formazione
d'infermiere e' responsabile del coordinamento tra l'insegnamento
teorico e quello clinico per tutto il programma di studi. L'attivita'
d'insegnamento ha luogo in ospedali e altre istituzioni sanitarie e
nella collettivita', sotto la responsabilita' di infermieri
insegnanti e con la cooperazione e l'assistenza di altri infermieri
qualificati. All'attivita' dell'insegnamento potra' partecipare anche
altro personale qualificato. I candidati infermieri partecipano alle
attivita' dei servizi in questione nella misura in cui queste
contribuiscono alla loro formazione, consentendo loro di apprendere
ad assumersi le responsabilita' che le cure infermieristiche
implicano.
6. La formazione di infermiere responsabile dell'assistenza
generale garantisce l'acquisizione da parte dell'interessato delle
conoscenze e competenze seguenti:
a) un'adeguata conoscenza delle scienze che sono alla base
dell'assistenza infermieristica di carattere generale, compresa una
sufficiente conoscenza dell'organismo, delle funzioni fisiologiche e
del comportamento delle persone in buona salute e malate, nonche'
delle relazioni esistenti tra lo stato di salute e l'ambiente fisico
e sociale dell'essere umano;
b) una sufficiente conoscenza della natura e dell'etica della
professione e dei principi generali riguardanti la salute e
l'assistenza infermieristica;
c) un'adeguata esperienza clinica; tale esperienza, che dovrebbe
essere scelta per il suo valore formativo, dovrebbe essere acquisita
sotto il controllo di personale infermieristico qualificato e in
luoghi in cui il numero del personale qualificato e l'attrezzatura
siano adeguati all'assistenza infermieristica dei pazienti;
d) la capacita' di partecipare alla formazione del personale
sanitario e un'esperienza di collaborazione con tale personale;
e) un'esperienza di collaborazione con altre persone che svolgono
un'attivita' nel settore sanitario.

Art. 39.
Esercizio delle attivita' professionali d'infermiere responsabile
dell'assistenza generale
1. Le attivita' professionali d'infermiere responsabile
dell'assistenza generale sono le attivita' esercitate a titolo
professionale e indicate nell'allegato V, punto 5.2.2.

Art. 40.
Diritti acquisiti specifici agli infermieri responsabili
dell'assistenza generale
1. Se agli infermieri responsabili dell'assistenza generale si
applicano le norme generali sui diritti acquisiti, le attivita' da
essi svolte devono comprendere la piena responsabilita' della
programmazione, organizzazione e somministrazione delle cure
infermieristiche ai pazienti.
2. Per quanto riguarda i titoli polacchi di formazione di
infermiere responsabile dell'assistenza generale, si applicano solo
le seguenti disposizioni relative ai diritti acquisiti. Per i
cittadini degli Stati membri i cui titoli di formazione di infermiere
responsabile dell'assistenza generale sono stati rilasciati o la cui
corrispondente formazione e' iniziata in Polonia anteriormente al
1° maggio 2004 e che non soddisfano i requisiti minimi di formazione
di cui all'articolo 38 vengono riconosciuti come prova sufficiente i
seguenti titoli di formazione di infermiere responsabile
dell'assistenza generale se corredati di un certificato il quale
dimostri l'effettivo e lecito esercizio da parte dei cittadini di
tale Stato membro, nel territorio della Polonia, delle attivita' di
infermiere responsabile dell'assistenza generale per il periodo di
seguito specificato: a) titolo di formazione di grado licenza di
infermiere (dyplom licencjata pielêgniarstwa): almeno tre anni
consecutivi nei cinque anni precedenti il rilascio del certificato,
b) titolo di formazione di grado diploma di infermiere (dyplom
pielêgniarki albo pielêgniarki dyplomowanej) che attesta il
completamento dell'istruzione post-secondaria ottenuto da una scuola
professionale medica: almeno cinque anni consecutivi nei sette anni
precedenti il rilascio del certificato. Le suddette attivita' devono
aver incluso l'assunzione della piena responsabilita' per la
pianificazione, l'organizzazione e la prestazione delle attivita'
infermieristiche nei confronti del paziente.
3. Vengono riconosciuti, inoltre, i titoli di infermiere rilasciati
in Polonia ad infermieri che hanno completato anteriormente al
1 maggio 2004 la corrispondente formazione che non soddisfa i
requisiti minimi di formazione di cui all'articolo 32, sancita dal
titolo di "licenza di infermiere" ottenuto sulla base di uno speciale
programma di rivalorizzazione di cui all'articolo 11 della legge del
20 aprile 2004 che modifica la legge sulle professioni di infermiere
e ostetrica e taluni altri atti giuridici (Gazzetta Ufficiale della
Repubblica di Polonia del 30 aprile 2004 n. 92, pag. 885) e al
regolamento del Ministro della sanita' dell'11 maggio 2004 sulle
condizioni dettagliate riguardanti i corsi impartiti agli infermieri
e alle ostetriche, che sono titolari di un certificato di scuola
secondaria (esame finale - maturita) e che hanno conseguito un
diploma di infermiere e di ostetrica presso un liceo medico o una
scuola professionale medica (Gazzetta Ufficiale della Repubblica di
Polonia del 13 maggio 2004 n. 110, pag. 1170), allo scopo di
verificare che gli interessati sono in possesso di un livello di
conoscenze e di competenze paragonabile a quello degli infermieri in
possesso delle qualifiche che, per quanto riguarda la Polonia, sono
definite nell'allegato V, 5.2.2.
4. Per i cittadini degli Stati membri i cui titoli di infermiere
responsabile dell'assistenza generale sono stati rilasciati o la cui
corrispondente formazione e' iniziata in Romania anteriormente alla
data di adesione e la cui formazione non soddisfa i requisiti minimi
di formazione di cui all'articolo 38, e' riconosciuto il titolo di
formazione di infermiere responsabile dell'assistenza generale
(certificat de competente professionale de asistent medical
generalist) con istruzione post-secondaria ottenuta da una scoala
postliceala come prova sufficiente se corredato di un attestato il
quale dimostri l'effettivo e lecito esercizio da parte dei cittadini
di tale Stato membro, nel territorio della Romania, delle attivita'
di infermiere responsabile dell'assistenza generale per un periodo di
almeno cinque anni consecutivi nei sette anni precedenti la data di
rilascio dell'attestato. Le suddette attivita' devono aver incluso
l'assunzione della piena responsabilita' per la pianificazione,
l'organizzazione e lo svolgimento delle attivita' infermieristiche
nei confronti del paziente.

SEZIONE IV
Odontoiatra

Art. 41.
Formazione dell'odontoiatra
1. L'ammissione alla formazione di odontoiatra e' subordinata al
possesso di un diploma di scuola secondaria superiore che dia
accesso, per tali studi, alle universita'.
2. La formazione dell'odontoiatra comprende un percorso di studi
teorici e pratici della durata minima di cinque anni svolti a tempo
pieno. Il programma di studi, che permette il conseguimento del
diploma di laurea in odontoiatria e protesi dentaria, corrisponde
almeno a quello di cui all'allegato V, punto 5.3.1. Detti studi sono
effettuati presso un'universita' o sotto il controllo di
un'universita'.
3. La formazione dell'odontoiatra garantisce l'acquisizione da
parte dell'interessato delle sottoelencate conoscenze e competenze:
a) adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fonda
l'odontoiatria, nonche' una buona comprensione dei metodi scientifici
e, in particolare, dei principi relativi alla misura delle funzioni
biologiche, alla valutazione di fatti stabiliti scientificamente e
all'analisi dei dati;
b) adeguate conoscenze della costituzione, della fisiologia e del
comportamento di persone sane e malate, nonche' del modo in cui
l'ambiente naturale e sociale influisce sullo stato di salute
dell'uomo, nella misura in cui cio' sia correlato all'odontoiatria;
c) adeguate conoscenze della struttura e della funzione di denti,
bocca, mascelle e dei relativi tessuti, sani e malati, nonche' dei
loro rapporti con lo stato generale di salute ed il benessere fisico
e sociale del paziente;
d) adeguata conoscenza delle discipline e dei metodi clinici che
forniscano un quadro coerente delle anomalie, lesioni e malattie dei
denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonche'
dell'odontoiatria sotto l'aspetto preventivo, diagnostico e
terapeutico;
e) adeguata esperienza clinica acquisita sotto opportuno
controllo.
4. La formazione di odontoiatra conferisce le competenze necessarie
per esercitare tutte le attivita' inerenti alla prevenzione, alla
diagnosi e alla cura delle anomalie e delle malattie dei denti, della
bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti.
5. Le attivita' professionali dell'odontoiatra sono stabilite
dall'articolo 1 della legge 24 luglio 1985, n. 409.



Nota all'art. 41:
- L'articolo 1, della citata legge 24 luglio 1985, n.
409, cosi' recita: �Art. 1. E' istituita la professione
sanitaria di odontoiatra che viene esercitata da coloro che
sono in possesso del diploma di laurea in odontoiatria e
protesi dentaria e della relativa abilitazione
all'esercizio professionale, conseguita a seguito del
superamento di apposito esame di Stato.

Art. 42.
Formazione di odontoiatra specialista
1. L'ammissione alle scuole di specializzazione in odontoiatria
presuppone il possesso di un diploma di laurea in odontoiatria e
protesi dentaria, corredato della relativa abilitazione all'esercizio
professionale. Tale diploma attesta il compimento con successo di
cinque anni di studi teorici e pratici nell'ambito del ciclo di
formazione di cui all'articolo 41.
2 Accedono alle scuole di specializzazione in odontoiatria di cui
al comma 1 anche coloro i quali sono in possesso dei requisiti
previsti agli articoli 32 e 43.
3. La formazione dell'odontoiatra specialista comprende un
insegnamento teorico e pratico che si svolge presso una universita',
una azienda ospedaliera o un istituto accreditato a tale fine dalle
universita'.
4. La formazione di odontoiatra specialista si svolge a tempo
pieno, per un periodo non inferiore a tre anni, sotto il controllo
delle autorita' od organi competenti. Essa richiede la partecipazione
personale dello specializzando alle attivita' e responsabilita'
proprie della disciplina.

Art. 43.
Diritti acquisiti specifici degli odontoiatri
1. Ai fini dell'esercizio dell'attivita' professionale di
odontoiatra di cui all'allegato V, punto 5.3.2, ai cittadini di cui
all'articolo 2, comma 1, in possesso di un titolo di medico
rilasciato in Spagna, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania,
che hanno iniziato la formazione in medicina entro la data indicata
per ciascuno dei suddetti Stati nell'allegato V, punto 5.3.2, e'
riconosciuto il titolo di formazione di medico purche' accompagnato
da un attestato rilasciato dalla autorita' competente dello Stato di
provenienza.
2. Detto attestato deve certificare il contestuale rispetto delle
sottoelencate condizioni:
a) che tali cittadini hanno esercitato effettivamente,
lecitamente e a titolo principale nello Stato di provenienza
l'attivita' professionale di odontoiatra, per almeno tre anni
consecutivi nel corso dei cinque precedenti il rilascio
dell'attestato;
b) che tali persone sono autorizzate a esercitare la suddetta
attivita' alle stesse condizioni dei titolari del titolo di
formazione indicato per lo Stato di provenienza nell'allegato V,
punto 5.3.2.
3. E' dispensato dal requisito della pratica professionale di tre
anni, di cui al comma 2, lettera a), chi ha portato a termine studi
di almeno tre anni, che le autorita' competenti dello Stato di
provenienza dell'interessato certificano equivalenti alla formazione
di cui all'articolo 41.
4. Per quanto riguarda la Repubblica Ceca e la Slovacchia, i titoli
di formazione conseguiti nell'ex Cecoslovacchia sono riconosciuti al
pari dei titoli di formazione cechi e slovacchi e alle stesse
condizioni stabilite nei commi precedenti.
5. Il Ministero della salute, previi opportuni accertamenti ed in
collaborazione con gli Ordini dei medici chirurghi e degli
odontoiatri, attesta il possesso dei titoli di formazione in medicina
rilasciati in Italia a chi ha iniziato la formazione universitaria in
medicina dopo il 28 gennaio 1980 e prima del 31 dicembre 1984.
L'attestato deve certificare il rispetto delle tre seguenti
condizioni:
a) che tali persone hanno superato la specifica prova
attitudinale organizzata dalle competenti autorita' italiane per
verificare il possesso delle conoscenze e competenze di livello
paragonabile a quelle dei possessori del titolo di formazione
indicato per l'Italia all'allegato V, punto 5.3.2;
b) che tali persone hanno esercitato effettivamente, lecitamente
e a titolo principale in Italia l'attivita' professionale di
odontoiatra, per almeno tre anni consecutivi nel corso dei cinque
precedenti il rilascio dell'attestato;
c) che tali persone sono autorizzate a esercitare o esercitano
effettivamente, lecitamente e a titolo principale le attivita'
professionale di odontoiatra alle stesse condizioni dei possessori
del titolo di formazione indicato per l'Italia all'allegato V, punto
5.3.2.
6. E' dispensato dalla prova attitudinale, di cui al quinto comma,
lettera a), chi ha portato a termine studi di almeno tre anni, che il
Ministero della salute, previi gli opportuni accertamenti presso il
Ministero dell'universita' e della ricerca ed in collaborazione con
gli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri certificano
equivalenti alla formazione di cui all'articolo 41. Sono equiparati
ai predetti soggetti coloro che hanno iniziato la formazione
universitaria in Italia di medico dopo il 31 dicembre 1984, purche' i
tre anni di studio sopra citati abbiano avuto inizio entro il
31 dicembre 1994.

SEZIONE V
Veterinario

Art. 44.
Formazione del medico veterinario
1. L'ammissione alla formazione del medico veterinario e'
subordinata al possesso di un diploma di scuola secondaria superiore
che dia accesso, per tali studi, alle Universita'.
2. Il diploma di laurea in medicina veterinaria si consegue a
seguito di un corso di studi universitari teorici e pratici, della
durata minima di cinque anni, svolti a tempo pieno, effettuati presso
un'universita' o sotto il controllo di un'universita'.
3. Il ciclo di formazione per il conseguimento del titolo di medico
veterinario verte almeno sul programma indicato nell'allegato V,
punto 5.4.1.
4. La formazione di medico veterinario garantisce l'acquisizione da
parte dell'interessato delle sottoelencate conoscenze e competenze:
a) adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fondano le
attivita' di medico veterinario;
b) adeguate conoscenze della struttura e delle funzioni degli
animali in buona salute, del loro allevamento, della loro
riproduzione e della loro igiene in generale, come pure della loro
alimentazione, compresa la tecnologia impiegata nella fabbricazione e
conservazione degli alimenti rispondenti alle loro esigenze;
c) adeguate conoscenze nel settore del comportamento e della
protezione degli animali;
d) adeguate conoscenze delle cause, della natura,
dell'evoluzione,degli effetti, della diagnosi e della terapia delle
malattie degli animali, sia individualmente che collettivamente;fra
queste, una particolare conoscenza delle malattie trasmissibili
all'uomo;
e) adeguate conoscenze della medicina preventiva;
f) adeguate conoscenze dell'igiene e della tecnologia per
ottenere, fabbricare e immettere in commercio i prodotti alimentari
animali o di origine animale destinati al consumo umano;
g) adeguate conoscenze per quanto riguarda le disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative relative alle materie
summenzionate;
h) un'adeguata esperienza clinica e pratica sotto opportuno
controllo.

Art. 45.
Diritti acquisiti specifici dei medici veterinari
1. Fatto salvo l'articolo 32, ai cittadini di cui all'articolo 2,
comma 1, i cui titoli di formazione di veterinario sono stati
rilasciati in Estonia o per i quali la corrispondente formazione e'
iniziata in tale Stato anteriormente al 1 maggio 2004 e' riconosciuto
il titolo di medico veterinario se corredato di un certificato
rilasciato dall'autorita' competente dell'Estonia attestante che
detti cittadini hanno effettivamente e lecitamente svolto l'attivita'
professionale di medico veterinario in tale territorio per almeno
cinque anni consecutivi nei sette anni precedenti il rilascio di
detto certificato.

SEZIONE VI
Ostetrica

Art. 46.
Formazione di ostetrica
1. La formazione di ostetrica comprende almeno una delle formazioni
che seguono: a) una formazione specifica a tempo pieno di ostetrica
di almeno 3 anni di studi teorici e pratici (possibilita' I) vertente
almeno sul programma di cui all'allegato V, punto 5.5.1.; b) una
formazione specifica a tempo pieno di ostetrica di 18 mesi
(possibilita' II), vertente almeno sul programma di cui all'allegato
V, punto 5.5.1 le cui materie non siano comprese in un insegnamento
equivalente per la formazione di infermiere responsabile
dell'assistenza generale. L'ente incaricato della formazione delle
ostetriche e' responsabile del coordinamento tra teoria e pratica per
tutto il programma di studi.
2. L'accesso alla formazione di ostetrica e' subordinato a una
delle condizioni che seguono:
a) compimento almeno dei primi dieci anni di formazione
scolastica generale, per la possibilita' I, o
b) possesso di un titolo di formazione d'infermiere responsabile
dell'assistenza generale di cui all'allegato V, 5.5.1, per la
possibilita' II.
3. La formazione di ostetrica garantisce l'acquisizione da parte
dell'interessato delle conoscenze e competenze seguenti:
a) un'adeguata conoscenza delle scienze che sono alla base delle
attivita' di ostetrica, ed in special modo dell'ostetricia e della
ginecologia;
b) un'adeguata conoscenza della deontologia e della legislazione
professionale;
c) un'approfondita conoscenza delle funzioni biologiche,
dell'anatomia e della fisiologia nei settori dell'ostetricia e del
neonato, nonche' una conoscenza dei rapporti tra lo stato di salute e
l'ambiente fisico e sociale dell'essere umano e del suo
comportamento;
d) un'adeguata esperienza clinica acquisita sotto il controllo di
personale ostetrico qualificato e in istituti autorizzati;
e) la necessaria comprensione della formazione del personale
sanitario e un'esperienza di collaborazione con tale personale.

Art. 47.
Condizioni per il riconoscimento del titolo di formazione di
ostetrica
1. I titoli di formazione di ostetrica di cui all'allegato V, punto
5.5.2, beneficiano del riconoscimento automatico ai sensi
dell'articolo 31 se soddisfano uno dei seguenti requisiti:
a) una formazione a tempo pieno di ostetrica di almeno tre anni:
1) subordinata al possesso di un diploma, certificato o altro
titolo che dia accesso agli istituti universitari o di insegnamento
superiore o, in mancanza di esso, che garantisca un livello
equivalente di conoscenze, oppure
2) seguita da una pratica professionale di due anni al termine
della quale sia rilasciato un attestato ai sensi del comma 2;
b) una formazione a tempo pieno di ostetrica di almeno due anni o
3.600 ore subordinata al possesso di un titolo di formazione
d'infermiere responsabile dell'assistenza generale di cui
all'allegato V, punto 5.2.2;
c) una formazione a tempo pieno di ostetrica di almeno 18 mesi o
3.000 ore subordinata al possesso di un titolo di formazione
d'infermiere responsabile dell'assistenza generale di cui
all'allegato V, 5.22 e seguita da una pratica professionale di un
anno per la quale sia rilasciato un attestato ai sensi del comma 2.
2. L'attestato di cui al comma 1 e' rilasciato dalle autorita'
competenti dello Stato membro d'origine e certifica che il titolare,
dopo l'acquisizione del titolo di formazione di ostetrica, ha
esercitato in modo soddisfacente, in un ospedale o in un istituto di
cure sanitarie a tal fine autorizzato, tutte le attivita' di
ostetrica per il periodo corrispondente.

Art. 48.
Esercizio delle attivita' professionali di ostetrica
1. Le disposizioni della presente sezione si applicano alle
attivita' di ostetrica come definite dalla legislazione vigente,
fatto salvo il comma 2, ed esercitate con i titoli professionali di
cui all'allegato V, punto 5.5.2.
2. Le ostetriche sono autorizzate all'esercizio delle seguenti
attivita':
a) fornire una buona informazione e dare consigli per quanto
concerne i problemi della pianificazione familiare;
b) accertare la gravidanza e in seguito sorvegliare la gravidanza
diagnosticata come normale da un soggetto abilitato alla professione
medica, effettuare gli esami necessari al controllo dell'evoluzione
della gravidanza normale;
c) prescrivere gli esami necessari per la diagnosi quanto piu'
precoce di gravidanze a rischio;
d) predisporre programmi di preparazione dei futuri genitori ai
loro compiti, assicurare la preparazione completa al parto e fornire
consigli in materia di igiene e di alimentazione;
e) assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo
stato del feto nell'utero con i mezzi clinici e tecnici appropriati;
f) praticare il parto normale, quando si tratti di presentazione
del vertex, compresa, se necessario, l'episiotomia e, in caso di
urgenza, praticare il parto nel caso di una presentazione podalica;
g) individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che
richiedono l'intervento di un medico e assistere quest'ultimo in caso
d'intervento; prendere i provvedimenti d'urgenza che si impongono in
assenza del medico e, in particolare, l'estrazione manuale della
placenta seguita eventualmente dalla revisione uterina manuale;
h) esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa
che s'imponga in caso di necessita' e, eventualmente, praticare la
rianimazione immediata;
i) assistere la partoriente, sorvegliare il puerperio e dare alla
madre tutti i consigli utili affinche' possa allevare il neonato nel
modo migliore;
l) praticare le cure prescritte da un medico;
m) redigere i necessari rapporti scritti.

Art. 49.
Diritti acquisiti specifici alle ostetriche
1. Viene riconosciuta come prova sufficiente per i cittadini degli
altri Stati membri dell'Unione europea, i cui titoli di formazione in
ostetricia soddisfano tutti i requisiti minimi di formazione di cui
all'articolo 46 ma, ai sensi dell'articolo 47, sono riconoscibili
solo se accompagnati dall'attestato di pratica professionale di cui
al suddetto articolo 47, comma 2, i titoli di formazione rilasciati
dagli Stati membri prima della data di riferimento di cui
all'allegato V, punto 5.5.2, accompagnati da un attestato che
certifichi l'effettivo e lecito esercizio da parte di questi
cittadini delle attivita' in questione per almeno due anni
consecutivi nei cinque che precedono il rilascio dell'attestato.
2. Le condizioni di cui al comma 1 si applicano ai cittadini degli
Stati membri i cui titoli di formazione in ostetricia sanciscono una
formazione acquisita sul territorio della ex Repubblica democratica
tedesca e che soddisfa tutti i requisiti minimi di formazione di cui
all'articolo 46, ma, ai sensi dell'articolo 47, sono riconoscibili
solo se accompagnati dall'attestato di pratica professionale di cui
all'articolo 47, comma 2, se sanciscono una formazione iniziata prima
del 3 ottobre 1990.
3. Per i cittadini degli Stati membri i cui titoli di formazione in
ostetricia sono stati rilasciati o la cui corrispondente formazione
e' iniziata in Polonia anteriormente al 1 maggio 2004 e che non
soddisfano i requisiti minimi di formazione di cui all'articolo 41, i
seguenti titoli di formazione in ostetricia sono riconosciuti come
prova sufficiente se corredati da un certificato il quale dimostri
l'effettivo e lecito esercizio da parte degli interessati delle
attivita' di ostetrica per il periodo di seguito specificato:
a) titolo di formazione di grado licenza in ostetricia (dyplom
licencjata poloznictwa): almeno tre anni consecutivi nei cinque anni
precedenti il rilascio del certificato;
b) titolo di formazione di grado diploma in ostetricia che
certifichi il compimento di un ciclo di istruzione post-secondaria,
ottenuto da una scuola professionale medica (dyplom polonej): almeno
cinque anni consecutivi nei sette anni precedenti il rilascio del
certificato.
4. Vengono riconosciuti i titoli di ostetrica rilasciati in Polonia
ad ostetriche che hanno completato la corrispondente formazione
anteriormente al 1 maggio 2004, che non soddisfa i requisiti minimi
di formazione di cui all'articolo 41, sancita dal titolo di "licenza
di ostetrica" ottenuto sulla base di uno speciale programma di
rivalorizzazione di cui all'articolo 11 della legge del 20 aprile
2004 che modifica la legge sulle professioni di infermiere e
ostetrica e taluni altri atti giuridici (Gazzetta Ufficiale della
Repubblica di Polonia del 30 aprile 2004 n. 92, pag. 885) e al
regolamento del Ministro della sanita' dell'11 maggio 2004 sulle
condizioni dettagliate riguardanti i corsi impartiti agli infermieri
e alle ostetriche, che sono titolari di un certificato di scuola
secondaria (esame finale - maturita) e che hanno conseguito un
diploma di infermiere e di ostetrica presso un liceo medico o una
scuola professionale medica (Gazzetta Ufficiale della Repubblica di
Polonia del 13 maggio 2004 n. 110, pag. 1170), allo scopo di
verificare che gli interessati sono in possesso di un livello di
conoscenze e di competenze paragonabile a quello delle ostetriche in
possesso delle qualifiche che, per quanto riguarda la Polonia, sono
definite nell'allegato V, 5.5.2.
5. Per i cittadini degli Stati membri i cui titoli di formazione in
ostetricia (asistent medical obstetricã-ginecologie) sono stati
rilasciati dalla Romania anteriormente alla data di adesione
all'Unione europea e la cui formazione non soddisfa i requisiti
minimi di formazione di cui all'articolo 46, detti titoli sono
riconosciuti come prova sufficiente ai fini dell'esercizio delle
attivita' di ostetrica, se corredati da un attestato il quale
dimostri l'effettivo e lecito esercizio da parte degli interessati,
nel territorio della Romania, delle attivita' di ostetrica per un
periodo di almeno cinque anni consecutivi nei sette anni precedenti
il rilascio del certificato.

SEZIONE VII
Farmacista

Art. 50.
Formazione di farmacista
1. L'ammissione alla formazione di farmacista e' subordinata al
possesso di un diploma di scuola secondaria superiore che dia
accesso, per tali studi, alle universita'.
2. Il titolo di formazione di farmacista sancisce una formazione
della durata di almeno cinque anni, di cui almeno: a) quattro anni
d'insegnamento teorico e pratico a tempo pieno in una universita', un
istituto superiore di livello riconosciuto equivalente o sotto la
sorveglianza di una universita'; b) sei mesi di tirocinio in una
farmacia aperta al pubblico o in un ospedale sotto la sorveglianza
del servizio farmaceutico di quest'ultimo. Tale ciclo di formazione
verte almeno sul programma di cui all'allegato V, punto 5.6.1.
3. La formazione di farmacista garantisce l'acquisizione da parte
dell'interessato delle sottoelencate conoscenze e competenze:
a) un'adeguata conoscenza dei medicinali e delle sostanze
utilizzate per la loro fabbricazione;
b) un'adeguata conoscenza della tecnologia farmaceutica e del
controllo fisico, chimico, biologico e microbiologico dei medicinali;
c) un'adeguata conoscenza del metabolismo e degli effetti dei
medicinali, nonche' dell'azione delle sostanze tossiche e
dell'utilizzazione dei medicinali stessi;
d) un'adeguata conoscenza che consenta di valutare i dati
scientifici concernenti i medicinali in modo da potere su tale base
fornire le informazioni appropriate;
e) un'adeguata conoscenza delle norme e delle condizioni che
disciplinano l'esercizio delle attivita' farmaceutiche.

Art. 51.
Esercizio delle attivita' professionali di farmacista
1. I titolari del titolo di formazione universitaria di farmacista,
corredato del diploma di abilitazione all'esercizio della professione
di cui allegato V, punto 5.6.2, che soddisfi le condizioni di
formazione di cui all'articolo 50, sono autorizzati ad accedere e ad
esercitare almeno le sottoelencate attivita', fermo restando le
disposizioni che prevedono, nell'ordinamento nazionale, ulteriori
requisiti per l'esercizio delle stesse:
a) preparazione della forma farmaceutica dei medicinali;
b) fabbricazione e controllo dei medicinali;
c) controllo dei medicinali in un laboratorio di controllo dei
medicinali;
d) immagazzinamento, conservazione e distribuzione dei medicinali
nella fase di commercio all'ingrosso;
e) preparazione, controllo, immagazzinamento e distribuzione dei
medicinali nelle farmacie aperte al pubblico;
f) preparazione, controllo, immagazzinamento e distribuzione dei
medicinali negli ospedali;
g) diffusione di informazioni e consigli nel settore dei
medicinali.


SEZIONE VIII
Architetto

Art. 52.
Formazione di architetto
1. La formazione di architetto comprende almeno quattro anni di
studi a tempo pieno oppure sei anni di studi, di cui almeno tre a
tempo pieno, in un'universita' o un istituto di insegnamento
comparabile. Tale formazione deve essere sancita dal superamento di
un esame di livello universitario. Questo insegnamento di livello
universitario il cui elemento principale e' l'architettura, deve
mantenere un equilibrio tra gli aspetti teorici e pratici della
formazione in architettura e garantire l'acquisizione delle seguenti
conoscenze e competenze:
a) capacita' di creare progetti architettonici che soddisfino le
esigenze estetiche e tecniche;
b) adeguata conoscenza della storia e delle teorie
dell'architettura nonche' delle arti, tecnologie e scienze umane ad
essa attinenti;
c) conoscenza delle belle arti in quanto fattori che possono
influire sulla qualita' della concezione architettonica;
d) adeguata conoscenza in materia di urbanistica, pianificazione
e tecniche applicate nel processo di pianificazione;
e) capacita' di cogliere i rapporti tra uomo e opere
architettoniche e tra opere architettoniche e il loro ambiente,
nonche' la capacita' di cogliere la necessita' di adeguare tra loro
opere architettoniche e spazi, in funzione dei bisogni e della misura
dell'uomo;
f) capacita' di capire l'importanza della professione e delle
funzioni dell'architetto nella societa', in particolare elaborando
progetti che tengano conto dei fattori sociali;
g) conoscenza dei metodi d'indagine e di preparazione del
progetto di costruzione;
h) conoscenza dei problemi di concezione strutturale, di
costruzione e di ingegneria civile connessi con la progettazione
degli edifici;
i) conoscenza adeguata dei problemi fisici e delle tecnologie,
nonche' della funzione degli edifici, in modo da renderli
internamente confortevoli e proteggerli dai fattori climatici;
l) capacita' tecnica che consenta di progettare edifici che
rispondano alle esigenze degli utenti, nei limiti imposti dal fattore
costo e dai regolamenti in materia di costruzione;
m) conoscenza adeguata delle industrie, organizzazioni,
regolamentazioni e procedure necessarie per realizzare progetti di
edifici e per l'integrazione dei piani nella pianificazione generale.

Art. 53.
Deroghe alle condizioni della formazione di architetto
1. In deroga all'articolo 52, e' riconosciuta soddisfare
l'articolo 31 anche la formazione impartita in tre anni dalle
Fachhochschulen della Repubblica federale di Germania, in vigore al
5 agosto 1985, che da' accesso alle attivita' di cui all'articolo 54
in tale Stato membro con il titolo professionale di architetto,
purche' la formazione sia completata da un periodo di esperienza
professionale di quattro anni, nella Repubblica federale di Germania,
attestato da un certificato rilasciato dall'ordine professionale cui
e' iscritto l'architetto che desidera beneficiare delle disposizioni
della presente sezione.
2. L'ordine professionale deve preventivamente stabilire che i
lavori compiuti dall'architetto interessato in campo architettonico
sono applicazioni che provano il possesso di tutte le conoscenze e
competenze di cui all'articolo 52, comma 1. Il certificato e'
rilasciato con la stessa procedura che si applica all'iscrizione
all'ordine professionale.
3. In deroga all'articolo 52, e' riconosciuta soddisfare
l'articolo 31 anche la formazione acquisita nel quadro della
promozione sociale o di studi universitari a tempo parziale, nonche'
la formazione sancita dal superamento di un esame in architettura da
parte di chi lavori da sette anni o piu' nel settore
dell'architettura sotto il controllo di un architetto o di un ufficio
di architetti. L'esame deve essere di livello universitario ed
equivalente a quello di fine di studi di cui all'articolo 52, comma
1.


Art. 54.
Esercizio dell'attivita'
1. Il riconoscimento attribuisce ai diplomi, certificati ed altri
titoli, la stessa efficacia dei diplomi rilasciati dallo Stato
italiano per l'accesso all'attivita' nel settore dell'architettura e
per il suo esercizio con il titolo professionale di architetto.
2. Il riconoscimento attribuisce il diritto di far uso del titolo
di architetto secondo la legge italiana e consente di far uso del
titolo riconosciuto e della relativa abbreviazione, secondo la legge
dello Stato membro di origine o di provenienza e nella lingua di
questi.

Art. 55.
Diritti acquisiti specifici degli architetti
1. I titoli di formazione di architetto, di cui all'allegato VI,
punto 6, rilasciati dagli Stati membri, che sanciscono una formazione
iniziata entro l'anno accademico di riferimento di cui al suddetto
allegato, anche se non soddisfano i requisiti minimi di cui
all'articolo 47, attribuendo loro ai fini dell'accesso e
dell'esercizio delle attivita' professionali di architetto, lo stesso
effetto sul suo territorio dei titoli di formazione di architetto che
esso rilascia.
2. Sono riconosciuti gli attestati delle autorita' competenti della
Repubblica federale di Germania che sanciscono la rispettiva
equivalenza tra i titoli di formazione rilasciati a partire
dell'8 maggio 1945 dalle autorita' competenti della Repubblica
democratica tedesca e quelli al suddetto allegato.

Art. 56.
Esercizio della professione di architetto in altri Stati membri
1. Ai fini del riconoscimento in altri Stati dell'Unione europea o
negli altri Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico
europeo, il Ministero dell'universita' e della ricerca certifica il
valore abilitante all'esercizio della professione dei titoli
conseguiti in Italia.

Art. 57.
Servizi di informazione
1. I Consigli dell'ordine degli architetti, in collaborazione con
il Consiglio nazionale dell'ordine degli architetti, forniscono agli
interessati le necessarie informazioni sulla legislazione e
deontologia professionale.
2. Gli ordini possono attivare corsi, con oneri a carico degli
interessati, per fornire loro le conoscenze linguistiche necessarie
all'esercizio dell'attivita' professionale.

Art. 58.
Regolamento
1. Con decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca, di
concerto con il Ministro della giustizia, da adottarsi entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ai
sensi dell'articolo 17, commi 3 e 4, legge 23 agosto 1988, n. 400,
saranno emanate ulteriori norme ad integrazione della disciplina dei
procedimenti di riconoscimento e di iscrizione all'albo od al
registro e sulla tenuta di questo.


Nota all'art. 58:
- Per l'art. 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto
1988, n. 400, vedi note all'art. 24.

Titolo IV
DISPOSIZIONI FINALI

Art. 59.
Libera prestazione di servizi per l'attivita' di guida turistica e di
accompagnatore turistico
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito
il Ministro per le politiche europee, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano e secondo le modalita' di cui
all'articolo 2, comma 4, della legge 29 marzo 2001 n. 135, possono
essere adottati, nel rispetto del diritto comunitario e
dell'articolo 9, comma 3, criteri per rendere uniformi le valutazioni
ai fini della verifica della occasionalita' e della temporaneita'
delle prestazioni professionali per l'attivita' di guida turistica e
di accompagnatore turistico.


Nota all'art. 59:
- Si riporta il testo dell'art. 2, comma 4, della legge
29 marzo 2001, n. 135, recante: Riforma della legislazione
nazionale del turismo:
Art. 2 (Competenze). - 1.-3. (omissis)
4. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge il Presidente del Consiglio dei Ministri
definisce, ai sensi dell'art. 44 del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112, con proprio decreto, i principi e
gli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del
sistema turistico. Il decreto e' adottato d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sentite le associazioni di categoria degli operatori
turistici e dei consumatori. Lo schema di decreto e'
trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica ai fini della espressione del parere da parte
delle competenti Commissioni parlamentari permanenti. Il
decreto, al fine di assicurare l'unitarieta' del comparto
turistico e la tutela dei consumatori, delle imprese e
delle professioni turistiche, stabilisce:
a) le terminologie omogenee e lo standard minimo dei
servizi di informazione e di accoglienza ai turisti;
b) l'individuazione delle tipologie di imprese
turistiche operanti nel settore e delle attivita' di
accoglienza non convenzionale;
c) i criteri e le modalita' dell'esercizio su tutto
il territorio nazionale delle imprese turistiche per le
quali si ravvisa la necessita' di standard omogenei ed
uniformi;
d) gli standard minimi di qualita' delle camere di
albergo e delle unita' abitative delle residenze
turistico-alberghiere e delle strutture ricettive in
generale;
e) gli standard minimi di qualita' dei servizi
offerti dalle imprese turistiche cui riferire i criteri
relativi alla classificazione delle strutture ricettive;
f) per le agenzie di viaggio, le organizzazioni e le
associazioni che svolgono attivita' similare, il livello
minimo e massimo da applicare ad eventuali cauzioni, anche
in relazione ad analoghi standard utilizzati nei Paesi
dell'Unione europea;
g) i requisiti e le modalita' di esercizio su tutto
il territorio nazionale delle professioni turistiche per le
quali si ravvisa la necessita' di profili omogenei ed
uniformi, con particolare riferimento alle nuove
professionalita' emergenti nel settore;
h) i requisiti e gli standard minimi delle attivita'
ricettive gestite senza scopo di lucro;
i) i requisiti e gli standard minimi delle attivita'
di accoglienza non convenzionale;
l) i criteri direttivi di gestione dei beni demaniali
e delle loro pertinenze concessi per attivita'
turistico-ricreative, di determinazione, riscossione e
ripartizione dei relativi canoni, nonche' di durata delle
concessioni, al fine di garantire termini e condizioni
idonei per l'esercizio e lo sviluppo delle attivita'
imprenditoriali, assicurando comunque l'invarianza di
gettito per lo Stato;
m) gli standard minimi di qualita' dei servizi
forniti dalle imprese che operano nel settore del turismo
nautico;
n) i criteri uniformi per l'espletamento degli esami
di abilitazione all'esercizio delle professioni turistiche.

Art. 60.
Abrogazioni
1. A fare data dall'entrata in vigore del presente decreto, e'
abrogato il comma 5 dell'articolo 201 del decreto legislativo
10 febbraio 2005, n. 30, recante codice della proprieta' industriale.
2. A fare data dall'entrata in vigore del presente decreto sono
abrogati il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115, il decreto
legislativo 2 maggio 1994, n. 319, ed il decreto legislativo
20 settembre 2002, n. 229.
3. Il riferimento ai decreti legislativi 27 gennaio 1992, n. 115, e
2 maggio 1994, n. 319, contenuto nell'articolo 49, comma 2, del
decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, si
intende fatto al titolo III del presente decreto; tuttavia resta
attribuito all'autorita' competente di cui all'articolo 5 la scelta
della eventuale misura compensativa da applicare al richiedente.
4. Ogni riferimento contenuto in vigenti disposizioni di legge ai
decreti legislativi 27 gennaio 1992, n. 115, e 2 maggio 1994, n. 319,
si intende fatto alle corrispondenti disposizioni del presente
decreto.


Nota all'art. 60:
- Il testo dell'art. 201, del decreto legislativo
10 febbraio 2005, n. 30, pubblicato nella Gazz. Uff.
4 marzo 2005, n. 52, S.O., cosi' come modificato dal
presente decreto, cosi' recita:
�Art. 201 (Rappresentanza). - 1. Nessuno e' tenuto a
farsi rappresentare da un mandatario abilitato nelle
procedure di fronte all'Ufficio italiano brevetti e marchi;
le persone fisiche e giuridiche possono agire per mezzo di
un loro dipendente anche se non abilitato o per mezzo di un
dipendente di altra societa' collegata ai sensi dell'art.
205, comma 3.
2. La nomina di uno o piu' mandatari, qualora non sia
fatta nella domanda, oppure con separato atto, autentico o
autenticato, puo' farsi con apposita lettera d'incarico,
soggetta al pagamento della tassa prescritta.
3. L'atto di nomina o la lettera d'incarico puo'
riguardare una o piu' domande o in generale la
rappresentanza professionale per ogni procedura di fronte
all'Ufficio italiano brevetti e marchi ed alla commissione
dei ricorsi con esclusione delle procedure aventi carattere
giurisdizionale. In tale caso, in ogni successiva domanda,
istanza e ricorso, il mandatario dovra' fare riferimento
alla procura o lettera d'incarico.
4. Il mandato puo' essere conferito soltanto a
mandatari iscritti in un albo all'uopo istituito presso il
Consiglio dell'ordine dei consulenti in proprieta'
industriale.
5. (Abrogato)
6. Il mandato puo' essere anche conferito ad un
avvocato iscritto nel suo albo professionale.
Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 abrogato
dal presente decreto, recava: Attuazione della direttiva
89/48/CEE relativa ad un sistema generale di riconoscimento
dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano
formazioni professionali di una durata minima di tre
anni.�.
Il decreto legislativo 2 maggio 1994, n. 319, abrogato
dal presente decreto, recava: Attuazione della direttiva
92/51/CEE relativa ad un secondo sistema generale di
riconoscimento della formazione professionale che integra
la direttiva 89/48/CEE.
Il decreto legislativo 20 settembre 2002, n. 229,
abrogato dal presente decreto, recava: Attuazione della
direttiva 1999/42/CE che istituisce un meccanismo di
riconoscimento delle qualifiche per le attivita'
professionali disciplinate dalle direttive di
liberalizzazione e dalle direttive recanti misure
transitorie e che completa il sistema generale di
riconoscimento delle qualifiche.

Art. 61.
Clausola di invarianza finanziaria
1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Alle attivita' previste dal presente decreto i soggetti pubblici
interessati provvedono con le risorse finanziarie, umane e
strumentali previste dalla legislazione vigente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 9 novembre 2007
NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Bonino, Ministro per le politiche
europee
Fioroni, Ministro della pubblica
istruzione
Mussi, Ministro dell'universita' e dela
ricerca
Turco, Ministro della salute
Mastella, Ministro della giustizia
D'Alema, Ministro degli affari esteri
Padoa Schioppa, Ministro dell'economia
e delle finanze
Damiano, Ministro del lavoro e della
previdenza sociale
Bersani, Ministro dello sviluppo
economico
Rutelli, Ministro per i beni e le
attivita' culturali
Bianchi, Ministro dei trasporti
Lanzillotta, Ministro per gli affari
regionali e le autonomie locali
Visto, il Guardasigilli: Mastella


Per gli allegati consultare il supporto cartaceo.

 


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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