Comune di Jesi Rete civica Aesinet

Gazzetta Ufficiale N. 140 del 18 Giugno 2010

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 15 marzo 2010 , n. 90

Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246. (10G0091)




IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117, secondo comma, lettera d), della
Costituzione;
Vista la legge 28 novembre 2005, n. 246 e, in particolare, l'art.
14:
comma 14, cosi' come sostituito dall'art. 4, comma 1, lettera a),
della legge 18 giugno 2009, n. 69, con il quale e' stata conferita al
Governo la delega ad adottare, con le modalita' di cui all'art. 20
della legge 15 marzo 1997, n. 59, decreti legislativi che individuano
le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1°
gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle
quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i
principi e criteri direttivi fissati nello stesso comma 14, dalla
lettera a) alla lettera h);
comma 15, con cui si stabilisce che i decreti legislativi di cui al
citato comma 14, provvedono, altresi', alla semplificazione o al
riassetto della materia che ne e' oggetto, nel rispetto dei principi
e criteri direttivi di cui all'art. 20 della legge 15 marzo 1997, n.
59, anche al fine di armonizzare le disposizioni mantenute in vigore
con quelle pubblicate successivamente alla data del 1° gennaio 1970;
comma 22, con cui si stabiliscono i termini per l'acquisizione del
prescritto parere da parte della Commissione parlamentare per la
semplificazione;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante
riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art. 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59 e, in particolare, gli articoli da 20 a
22;
Visto il concerto reso dal Ministro per i rapporti con il
Parlamento, dal Ministro per i rapporti con le Regioni, dal Ministro
per le pari opportunita', dal Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione, dal Ministro per l'attuazione del
programma di Governo, dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro
dell'interno, dal Ministro della giustizia, dal Ministro
dell'economia e delle finanze, dal Ministro dello sviluppo economico,
dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, dal
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro della salute e dal
Ministro per i beni e le attivita' culturali;
Visti i pareri resi dal Sottosegretario di Stato con delega per la
famiglia, la droga e il servizio civile e dal Sottosegretario di
Stato e Capo del Dipartimento della protezione civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Visti altresi', i pareri resi dal Ministro per le riforme per il
federalismo, dal Ministro per le politiche europee, dal Ministro
della gioventu', dal Ministro del turismo, dal Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca;
Vista la richiesta di parere inviata in data 30 giugno 2009 alle
Conferenze Stato Regioni e Unificata;
Visto il parere reso dal Consiglio della magistratura militare
nella seduta del 7 luglio 2009;
Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione dell'11 dicembre 2009;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Commissione
speciale nell'Adunanza del 10 febbraio 2010;
Acquisita la proposta di parere della Commissione bicamerale per la
semplificazione, per la seduta del 24 febbraio 2010;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 12 marzo 2010;
Sulla proposta del Ministro della difesa e del Ministro per la
semplificazione normativa;

E m a n a


il seguente regolamento:

Parte di provvedimento in formato grafico

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Parte di provvedimento in formato grafico

Parte di provvedimento in formato grafico

Parte di provvedimento in formato grafico

Parte di provvedimento in formato grafico


Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Reccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 15 marzo 2010

NAPOLITANO


Berlusconi, Presidente del
Consiglio dei Ministri

La Russa, Ministro della difesa

Calderoli, Ministro della
semplificazione normativa

Visto, il Guardasigilli: Alfano

Registrato alla Corte dei conti l'8 giugno 2010
Ministeri istituzionali - Difesa registro n. 6, foglio n. 296


N O T E
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'Amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'articolo 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge alle quali e' operato
il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
- Il testo dell'art. 76 della Costituzione e' il
seguente: «L'esercizio della funzione legislativa non puo'
essere delegato al Governo se non con determinazione di
principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato
e per oggetti definiti.».
- L'art. 87 della Costituzione conferisce, tra l'altro,
al Presidente della Repubblicail potere di promulgare le
leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
- L'art. 117 della Costituzione, tra l'altro, elenca le
materie rientranti nella competenza esclusiva dello Stato,
tra cui, al secondo comma, lettera d), «difesa e Forze
armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed
esplosivi».
- Il testo degli artt. 17 e 17-bis della legge 23
agosto 1988 n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri),
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 12 settembre 1988, n. 214, e' il seguente:
«Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi,
nonche' dei regolamenti comunitari;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e)
2. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il
Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni
parlamentari competenti in materia, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per
le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo,
determinano le norme generali regolatrici della materia e
dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto
dall'entrata in vigore delle norme regolamentari.
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di
autorita' sottordinate al ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu' ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti
ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di «regolamento», sono adottati previo parere
del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla
registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale.
4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici
dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente
d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, con i contenuti e con l'osservanza dei
criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con
i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che
tali uffici hanno esclusive competenze di supporto
dell'organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l'amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale
generale, centrali e periferici, mediante diversificazione
tra strutture con funzioni finali e con funzioni
strumentali e loro organizzazione per funzioni omogenee e
secondo criteri di flessibilita' eliminando le duplicazioni
funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica periodica
dell'organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza
delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non
regolamentare per la definizione dei compiti delle unita'
dirigenziali nell'ambito degli uffici dirigenziali
generali.
4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma 1
del presente articolo, si provvede al periodico riordino
delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione
di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e
all'espressa abrogazione di quelle che hanno esaurito la
loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo
o sono comunque obsolete.».
«Art. 17-bis (Testi unici compilativi). - 1. Il Governo
provvede, mediante testi unici compilativi, a raccogliere
le disposizioni aventi forza di legge regolanti materie e
settori omogenei, attenendosi ai seguenti criteri:
a) puntuale individuazione del testo vigente delle
norme;
b) ricognizione delle norme abrogate, anche
implicitamente, da successive disposizioni;
c) coordinamento formale del testo delle disposizioni
vigenti in modo da garantire la coerenza logica e
sistematica della normativa;
d) ricognizione delle disposizioni, non inserite nel
testo unico, che restano comunque in vigore.
2. Lo schema di ciascun testo unico e' deliberato dal
Consiglio dei ministri, valutato il parere che il Consiglio
di Stato deve esprimere entro quarantacinque giorni dalla
richiesta. Ciascun testo unico e' emanato con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri, previa ulteriore deliberazione del
Consiglio dei ministri.
3. Il Governo puo' demandare la redazione degli schemi
di testi unici ai sensi dell'articolo 14, numero 2°, del
testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui al
regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, al Consiglio di
Stato, che ha facolta' di avvalersi di esperti, in
discipline non giuridiche, in numero non superiore a
cinque, nell'ambito dei propri ordinari stanziamenti di
bilancio e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico
del bilancio dello Stato. Sugli schemi redatti dal
Consiglio di Stato non e' acquisito il parere dello stesso,
previsto ai sensi dell'articolo 16, primo comma, numero 3°,
del citato testo unico di cui al regio decreto n. 1054 del
1924, dell'articolo 17, comma 25, della legge 15 maggio
1997, n. 127, e del comma 2 del presente articolo.».
- Il testo dei commi 14, 15 e 22 dell'art. 14, della
legge 28 novembre 2005, n. 246 (Semplificazione e riassetto
normativo per l'anno 2005), pubblicata nella Gazzetta
ufficiale del 1 dicembre 2005, n. 280, e' il seguente:
«Art. 14 - 1.-13. (omissis).
14. Entro ventiquattro mesi dalla scadenza del termine
di cui al comma 12, il Governo e' delegato ad adottare, con
le modalita' di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo
1997, n. 59, e successive modificazioni, decreti
legislativi che individuano le disposizioni legislative
statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, anche
se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si
ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) esclusione delle disposizioni oggetto di abrogazione
tacita o implicita;
b) esclusione delle disposizioni che abbiano esaurito
la loro funzione o siano prive di effettivo contenuto
normativo o siano comunque obsolete;
c) identificazione delle disposizioni la cui
abrogazione comporterebbe lesione dei diritti
costituzionali;
d) identificazione delle disposizioni indispensabili
per la regolamentazione di ciascun settore, anche
utilizzando a tal fine le procedure di analisi e verifica
dell'impatto della regolazione;
e) organizzazione delle disposizioni da mantenere in
vigore per settori omogenei o per materie, secondo il
contenuto precettivo di ciascuna di esse;
f) garanzia della coerenza giuridica, logica e
sistematica della normativa;
g) identificazione delle disposizioni la cui
abrogazione comporterebbe effetti anche indiretti sulla
finanza pubblica;
h) identificazione delle disposizioni contenute nei
decreti ricognitivi, emanati ai sensi dell'articolo 1,
comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, aventi per
oggetto i principi fondamentali della legislazione dello
Stato nelle materie previste dall'articolo 117, terzo
comma, della Costituzione.
15. I decreti legislativi di cui al comma 14 provvedono
altresi' alla semplificazione o al riassetto della materia
che ne e' oggetto, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e successive modificazioni, anche al fine di
armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle
pubblicate successivamente alla data del 1° gennaio 1970.
16.-21. (omissis).
22. Per l'acquisizione del parere, gli schemi dei
decreti legislativi di cui ai commi 14, 14-quater, 15, 18 e
18-bis sono trasmessi alla Commissione, che si pronuncia
entro trenta giorni. Il Governo, ove ritenga di non
accogliere, in tutto o in parte, le eventuali condizioni
poste, ritrasmette il testo, con le proprie osservazioni e
con le eventuali modificazioni, alla Commissione per il
parere definitivo, da rendere nel termine di trenta giorni.
Se il termine previsto per il parere della Commissione cade
nei trenta giorni che precedono la scadenza di uno dei
termini previsti dai commi 14, 14-quater, 15, 18 e 18-bis,
la scadenza medesima e' prorogata di novanta giorni.».
- Il testo dell'art. 20 della legge 15 marzo 1997, n.
59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e
compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della
Pubblica Amministrazione e per la semplificazione
amministrativa), pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 1997, n. 63, e' il
seguente:
«Art. 20 - 1. Il Governo, sulla base di un programma di
priorita' di interventi, definito, con deliberazione del
Consiglio dei Ministri, in relazione alle proposte
formulate dai Ministri competenti, sentita la Conferenza
unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, entro la data del 30 aprile, presenta
al Parlamento, entro il 31 maggio di ogni anno, un disegno
di legge per la semplificazione e il riassetto normativo,
volto a definire, per l'anno successivo, gli indirizzi, i
criteri, le modalita' e le materie di intervento, anche ai
fini della ridefinizione dell'area di incidenza delle
pubbliche funzioni con particolare riguardo all'assetto
delle competenze dello Stato, delle regioni e degli enti
locali. In allegato al disegno di legge e' presentata una
relazione sullo stato di attuazione della semplificazione e
del riassetto.
2. Il disegno di legge di cui al comma 1 prevede
l'emanazione di decreti legislativi, relativamente alle
norme legislative sostanziali e procedimentali, nonche' di
regolamenti ai sensi dell'articolo 17, commi 1 e 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni,
per le norme regolamentari di competenza dello Stato.
3. Salvi i principi e i criteri direttivi specifici per
le singole materie, stabiliti con la legge annuale di
semplificazione e riassetto normativo, l'esercizio delle
deleghe legislative di cui ai commi 1 e 2 si attiene ai
seguenti principi e criteri direttivi:
a) definizione del riassetto normativo e codificazione
della normativa primaria regolante la materia, previa
acquisizione del parere del Consiglio di Stato, reso nel
termine di novanta giorni dal ricevimento della richiesta,
con determinazione dei principi fondamentali nelle materie
di legislazione concorrente;
a-bis) coordinamento formale e sostanziale del testo
delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche
necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e
sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e
semplificare il linguaggio normativo;
b) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta
salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni
sulla legge in generale premesse al codice civile;
c) indicazione dei principi generali, in particolare
per quanto attiene alla informazione, alla partecipazione,
al contraddittorio, alla trasparenza e pubblicita' che
regolano i procedimenti amministrativi ai quali si
attengono i regolamenti previsti dal comma 2 del presente
articolo, nell'ambito dei principi stabiliti dalla legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
d) eliminazione degli interventi amministrativi
autorizzatori e delle misure di condizionamento della
liberta' contrattuale, ove non vi contrastino gli interessi
pubblici alla difesa nazionale, all'ordine e alla sicurezza
pubblica, all'amministrazione della giustizia, alla
regolazione dei mercati e alla tutela della concorrenza,
alla salvaguardia del patrimonio culturale e dell'ambiente,
all'ordinato assetto del territorio, alla tutela
dell'igiene e della salute pubblica;
e) sostituzione degli atti di autorizzazione, licenza,
concessione, nulla osta, permesso e di consenso comunque
denominati che non implichino esercizio di discrezionalita'
amministrativa e il cui rilascio dipenda dall'accertamento
dei requisiti e presupposti di legge, con una denuncia di
inizio di attivita' da presentare da parte dell'interessato
all'amministrazione competente corredata dalle attestazioni
e dalle certificazioni eventualmente richieste;
f) determinazione dei casi in cui le domande di
rilascio di un atto di consenso, comunque denominato, che
non implichi esercizio di discrezionalita' amministrativa,
corredate dalla documentazione e dalle certificazioni
relative alle caratteristiche tecniche o produttive
dell'attivita' da svolgere, eventualmente richieste, si
considerano accolte qualora non venga comunicato apposito
provvedimento di diniego entro il termine fissato per
categorie di atti in relazione alla complessita' del
procedimento, con esclusione, in ogni caso,
dell'equivalenza tra silenzio e diniego o rifiuto;
g) revisione e riduzione delle funzioni amministrative
non direttamente rivolte:
1) alla regolazione ai fini dell'incentivazione della
concorrenza;
2) alla eliminazione delle rendite e dei diritti di
esclusivita', anche alla luce della normativa comunitaria;
3) alla eliminazione dei limiti all'accesso e
all'esercizio delle attivita' economiche e lavorative;
4) alla protezione di interessi primari,
costituzionalmente rilevanti, per la realizzazione della
solidarieta' sociale;
5) alla tutela dell'identita' e della qualita' della
produzione tipica e tradizionale e della professionalita';
h) promozione degli interventi di autoregolazione per
standard qualitativi e delle certificazioni di conformita'
da parte delle categorie produttive, sotto la vigilanza
pubblica o di organismi indipendenti, anche privati, che
accertino e garantiscano la qualita' delle fasi delle
attivita' economiche e professionali, nonche' dei processi
produttivi e dei prodotti o dei servizi;
i) per le ipotesi per le quali sono soppressi i poteri
amministrativi autorizzatori o ridotte le funzioni
pubbliche condizionanti l'esercizio delle attivita'
private, previsione dell'autoconformazione degli
interessati a modelli di regolazione, nonche' di adeguati
strumenti di verifica e controllo successivi. I modelli di
regolazione vengono definiti dalle amministrazioni
competenti in relazione all'incentivazione della
concorrenzialita', alla riduzione dei costi privati per il
rispetto dei parametri di pubblico interesse, alla
flessibilita' dell'adeguamento dei parametri stessi alle
esigenze manifestatesi nel settore regolato;
l) attribuzione delle funzioni amministrative ai
comuni, salvo il conferimento di funzioni a province,
citta' metropolitane, regioni e Stato al fine di
assicurarne l'esercizio unitario in base ai principi di
sussidiarieta', differenziazione e adeguatezza;
determinazione dei principi fondamentali di attribuzione
delle funzioni secondo gli stessi criteri da parte delle
regioni nelle materie di competenza legislativa
concorrente;
m) definizione dei criteri di adeguamento
dell'organizzazione amministrativa alle modalita' di
esercizio delle funzioni di cui al presente comma;
n) indicazione esplicita dell'autorita' competente a
ricevere il rapporto relativo alle sanzioni amministrative,
ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n.
689.
3-bis. Il Governo, nelle materie di competenza
esclusiva dello Stato, completa il processo di
codificazione di ciascuna materia emanando, anche
contestualmente al decreto legislativo di riassetto, una
raccolta organica delle norme regolamentari regolanti la
medesima materia, se del caso adeguandole alla nuova
disciplina di livello primario e semplificandole secondo i
criteri di cui ai successivi commi.
4. I decreti legislativi e i regolamenti di cui al
comma 2, emanati sulla base della legge di semplificazione
e riassetto normativo annuale, per quanto concerne le
funzioni amministrative mantenute, si attengono ai seguenti
principi:
a) semplificazione dei procedimenti amministrativi, e
di quelli che agli stessi risultano strettamente connessi o
strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi
procedimentali e delle amministrazioni intervenienti, anche
riordinando le competenze degli uffici, accorpando le
funzioni per settori omogenei, sopprimendo gli organi che
risultino superflui e costituendo centri interservizi dove
ricollocare il personale degli organi soppressi e
raggruppare competenze diverse ma confluenti in un'unica
procedura, nel rispetto dei principi generali indicati ai
sensi del comma 3, lettera c), e delle competenze riservate
alle regioni;
b) riduzione dei termini per la conclusione dei
procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione
previsti per procedimenti tra loro analoghi;
c) regolazione uniforme dei procedimenti dello stesso
tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o
presso diversi uffici della medesima amministrazione;
d) riduzione del numero di procedimenti amministrativi
e accorpamento dei procedimenti che si riferiscono alla
medesima attivita';
e) semplificazione e accelerazione delle procedure di
spesa e contabili, anche mediante l'adozione di
disposizioni che prevedano termini perentori, prorogabili
per una sola volta, per le fasi di integrazione
dell'efficacia e di controllo degli atti, decorsi i quali i
provvedimenti si intendono adottati;
f) aggiornamento delle procedure, prevedendo la piu'
estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti
con i destinatari dell'azione amministrativa;
f-bis) generale possibilita' di utilizzare, da parte
delle amministrazioni e dei soggetti a queste equiparati,
strumenti di diritto privato, salvo che nelle materie o
nelle fattispecie nelle quali l'interesse pubblico non puo'
essere perseguito senza l'esercizio di poteri autoritativi;
f-ter) conformazione ai principi di sussidiarieta',
differenziazione e adeguatezza, nella ripartizione delle
attribuzioni e competenze tra i diversi soggetti
istituzionali, nella istituzione di sedi stabili di
concertazione e nei rapporti tra i soggetti istituzionali
ed i soggetti interessati, secondo i criteri
dell'autonomia, della leale collaborazione, della
responsabilita' e della tutela dell'affidamento;
f-quater) riconduzione delle intese, degli accordi e
degli atti equiparabili comunque denominati, nonche' delle
conferenze di servizi, previste dalle normative vigenti,
aventi il carattere della ripetitivita', ad uno o piu'
schemi base o modelli di riferimento nei quali, ai sensi
degli articoli da 14 a 14-quater della legge 7 agosto 1990,
n. 241, e successive modificazioni, siano stabilite le
responsabilita', le modalita' di attuazione e le
conseguenze degli eventuali inadempimenti;
f-quinquies) avvalimento di uffici e strutture tecniche
e amministrative pubbliche da parte di altre pubbliche
amministrazioni, sulla base di accordi conclusi ai sensi
dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
successive modificazioni.
5. I decreti legislativi di cui al comma 2 sono emanati
su proposta del Ministro competente, di concerto con il
Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per la
funzione pubblica, con i Ministri interessati e con il
Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione
del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e,
successivamente, dei pareri delle Commissioni parlamentari
competenti che sono resi entro il termine di sessanta
giorni dal ricevimento della richiesta.
6. I regolamenti di cui al comma 2 sono emanati con
decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per la
funzione pubblica, di concerto con il Ministro competente,
previa acquisizione del parere della Conferenza unificata
di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, quando siano coinvolti interessi delle
regioni e delle autonomie locali, del parere del Consiglio
di Stato nonche' delle competenti Commissioni parlamentari.
I pareri della Conferenza unificata e del Consiglio di
Stato sono resi entro novanta giorni dalla richiesta;
quello delle Commissioni parlamentari e' reso,
successivamente ai precedenti, entro sessanta giorni dalla
richiesta. Per la predisposizione degli schemi di
regolamento la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ove
necessario, promuove, anche su richiesta del Ministro
competente, riunioni tra le amministrazioni interessate.
Decorsi sessanta giorni dalla richiesta di parere alle
Commissioni parlamentari, i regolamenti possono essere
comunque emanati.
7. I regolamenti di cui al comma 2, ove non
diversamente previsto dai decreti legislativi, entrano in
vigore il quindicesimo giorno successivo alla data della
loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Con effetto
dalla stessa data sono abrogate le norme, anche di legge,
regolatrici dei procedimenti.
8. I regolamenti di cui al comma 2 si conformano, oltre
ai principi di cui al comma 4, ai seguenti criteri e
principi:
a) trasferimento ad organi monocratici o ai dirigenti
amministrativi di funzioni anche decisionali, che non
richiedono, in ragione della loro specificita', l'esercizio
in forma collegiale, e sostituzione degli organi collegiali
con conferenze di servizi o con interventi, nei relativi
procedimenti, dei soggetti portatori di interessi diffusi;
b) individuazione delle responsabilita' e delle
procedure di verifica e controllo;
c) soppressione dei procedimenti che risultino non piu'
rispondenti alle finalita' e agli obiettivi fondamentali
definiti dalla legislazione di settore o che risultino in
contrasto con i principi generali dell'ordinamento
giuridico nazionale o comunitario;
d) soppressione dei procedimenti che comportino, per
l'amministrazione e per i cittadini, costi piu' elevati dei
benefici conseguibili, anche attraverso la sostituzione
dell'attivita' amministrativa diretta con forme di
autoregolamentazione da parte degli interessati,
prevedendone comunque forme di controllo;
e) adeguamento della disciplina sostanziale e
procedimentale dell'attivita' e degli atti amministrativi
ai principi della normativa comunitaria, anche sostituendo
al regime concessorio quello autorizzatorio;
f) soppressione dei procedimenti che derogano alla
normativa procedimentale di carattere generale, qualora non
sussistano piu' le ragioni che giustifichino una difforme
disciplina settoriale;
g) regolazione, ove possibile, di tutti gli aspetti
organizzativi e di tutte le fasi del procedimento.
8-bis. Il Governo verifica la coerenza degli obiettivi
di semplificazione e di qualita' della regolazione con la
definizione della posizione italiana da sostenere in sede
di Unione europea nella fase di predisposizione della
normativa comunitaria, ai sensi dell'articolo 3 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 303. Assicura la
partecipazione italiana ai programmi di semplificazione e
di miglioramento della qualita' della regolazione interna e
a livello europeo.
9. I Ministeri sono titolari del potere di iniziativa
della semplificazione e del riassetto normativo nelle
materie di loro competenza, fatti salvi i poteri di
indirizzo e coordinamento della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, che garantisce anche l'uniformita' e
l'omogeneita' degli interventi di riassetto e
semplificazione. La Presidenza del Consiglio dei Ministri
garantisce, in caso di inerzia delle amministrazioni
competenti, l'attivazione di specifiche iniziative di
semplificazione e di riassetto normativo.
10. Gli organi responsabili di direzione politica e di
amministrazione attiva individuano forme stabili di
consultazione e di partecipazione delle organizzazioni di
rappresentanza delle categorie economiche e produttive e di
rilevanza sociale, interessate ai processi di regolazione e
di semplificazione.
11. I servizi di controllo interno compiono
accertamenti sugli effetti prodotti dalle norme contenute
nei regolamenti di semplificazione e di accelerazione dei
procedimenti amministrativi e possono formulare
osservazioni e proporre suggerimenti per la modifica delle
norme stesse e per il miglioramento dell'azione
amministrativa.».
- Il testo degli artt. 20, 21 e 22 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma
dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11
della legge 15 marzo 1997, n. 59), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 agosto
1999, n. 203, e' il seguente:
«Art. 20 (Attribuzioni). - 1. Al ministero della difesa
sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo
Stato in materia di difesa e sicurezza militare dello
Stato, politica militare e partecipazione a missioni a
supporto della pace, partecipazione ad organismi
internazionali di settore, pianificazione generale e
operativa delle forze armate e interforze, pianificazione
relativa all'area industriale di interesse della difesa.
2. Il ministero esercita in particolare le funzioni e i
compiti concernenti le seguenti aree:
a) area tecnico operativa: difesa e sicurezza dello
Stato, del territorio nazionale e delle vie di
comunicazione marittime ed aree, pianificazione generale
operative delle Forze armate e Interforze con i conseguenti
programmi tecnico finanziari; partecipazione a missioni
anche multinazionali per interventi a supporto della pace;
partecipazione agli organismi internazionali ed europei
competenti in materia di difesa e sicurezza militare o le
cui deliberazioni comportino effetti sulla difesa nazionale
ed attuazione delle decisioni da questi adottate; rapporti
con le autorita' militari degli altri Stati; informativa al
Parlamento sull'evoluzione del quadro strategico e degli
impegni operativi; classificazione, organizzazione e
funzionamento degli enti dell'area operativa: interventi di
tutela ambientale, concorso nelle attivita' di protezione
civile su disposizione del Governo, concorso alla
salvaguardia delle libere istituzioni ed il bene della
collettivita' nazionale nei casi di pubbliche calamita';
b) area tecnico amministrativa e tecnico industriale:
politica degli armamenti e relativi programmi di
cooperazione internazionale; conseguimento degli obiettivi
di efficienza fissati per lo strumento militare; bilancio
ed affari finanziari; ispezioni amministrative; affari
giuridici, economici, contenzioso, disciplinari e sociali
del personale militare e civile; armamenti terrestri,
navali ed aeronautici; telecomunicazioni, informatica e
tecnologie avanzate; lavori e demanio; commissariato e
servizi generali; leva e reclutamento; sanita' militare;
attivita' di ricerca e sviluppo, approvvigionamento dei
materiali e dei sistemi d'arma; programmi di studio nel
settore delle nuove tecnologie per lo sviluppo dei
programmi d'armamento; pianificazione dell'area industriale
pubblica e privata; classificazione, organizzazione e
funzionamento degli enti dell'area tecnico industriale.».
«Art. 21 (Ordinamento). - 1. Il ministero si articola
in direzioni generali in numero non superiore a undici,
coordinate da un segretario generale. 2. Sono fatte salve
le disposizioni contenute nella legge 18 febbraio 1997, n.
25 e nel decreto legislativo 16 luglio 1997, n. 264, nel
decreto legislativo 28 novembre 1997, n. 459 e nel decreto
legislativo 28 novembre 1997, n. 464, nonche' nell'articolo
2 del decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre
1965, n. 1478.».
«Art. 22 (Agenzia Industrie Difesa). - 1. E' istituita,
nelle forme disciplinate dagli articoli 8 e 9, l'Agenzia
Industrie Difesa, con personalita' giuridica di diritto
pubblico. L'agenzia e' posta sotto la vigilanza del
ministro della difesa, ed e' organizzata in funzione del
conseguimento dei suoi specifici obiettivi, ai sensi
dell'articolo 12, lettera r), della legge 15 marzo 1997, n.
59. Scopo dell'agenzia e' quello di gestire unitariamente
le attivita' delle unita' produttive ed industriali della
difesa di cui alla tabella C allegata al decreto 20 gennaio
1998 del ministro della difesa indicati con uno o piu'
decreti dello stesso ministro, da adottare entro il 31
marzo 2000. L'agenzia utilizza le risorse finanziarie
materiali ed umane delle unita' dalla stessa amministrate
nella misura stabilita dal regolamento di cui al comma 2.
2. Le norme concernenti l'organizzazione ed il
funzionamento dell'agenzia sono definite con regolamento da
emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge
23 agosto 1988, n. 400, nel rispetto dell'obiettivo
dell'economia gestione e dei principi che regolano la
concorrenza ed il mercato in quanto applicabili. Con
decreto del ministro della difesa, di concerto con il
ministro del tesoro, bilancio e programmazione economica,
possono essere aggiornati i termini di cui all'articolo 4,
comma 5, del decreto legislativo 28 novembre 1997, n. 459,
e ridefinita la procedura ivi prevista, nonche' definite le
modalita' per la trasformazione in societa' per azioni
delle unita' produttive ed industriali di cui al comma 1
ovvero per la loro alienazione, assicurando al personale il
diritto di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto
legislativo n. 283 del 1998.».
- Il testo del comma 1 dell'art. 26 del decreto-legge
25 giugno 2008 n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1,
comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 25 giugno
2008, n. 147, e' il seguente:
«1. Gli enti pubblici non economici con una dotazione
organica inferiore alle 50 unita', con esclusione degli
ordini professionali e loro federazioni, delle federazioni
sportive e degli enti non inclusi nell'elenco ISTAT
pubblicato in attuazione del comma 5 dell'articolo 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, degli enti la cui funzione
consiste nella conservazione e nella trasmissione della
memoria della Resistenza e delle deportazioni, anche con
riferimento alle leggi 20 luglio 2000, n. 211, istitutiva
della Giornata della memoria, e 30 marzo 2004, n. 92,
istitutiva del Giorno del ricordo, nonche' delle Autorita'
portuali, degli enti parco e degli enti di ricerca, sono
soppressi al novantesimo giorno dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, ad
eccezione di quelli confermati con decreto dei Ministri per
la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la
semplificazione normativa, da emanarsi entro il predetto
termine. Sono, altresi', soppressi tutti gli enti pubblici
non economici, per i quali, alla scadenza del 31 ottobre
2009, non siano stati emanati i regolamenti di riordino ai
sensi del comma 634 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre
2007, n. 244. Gli enti confermati ai sensi del primo
periodo possono essere oggetto di regolamenti di riordino
di enti ed organismi pubblici statali, di cui al comma 634
dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Il
termine di cui al secondo periodo si intende comunque
rispettato con l'approvazione preliminare del Consiglio dei
Ministri degli schemi dei regolamenti di riordino. Sono
soppressi gli enti pubblici non economici di cui al secondo
periodo i cui regolamenti di riordino, approvati in via
preliminare entro il 31 ottobre 2009, non siano stati
adottati in via definitiva entro il 31 ottobre 2010, con
esclusione di quelli che formano oggetto di apposite
previsioni legislative di riordino entrate in vigore nel
corso della XVI legislatura. Nei successivi novanta giorni
i Ministri vigilanti comunicano ai Ministri per la pubblica
amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione
normativa gli enti che risultano soppressi ai sensi del
presente comma.».
- Il testo degli artt. 20 e 21 del decreto legislativo
30 giugno 2003 n. 196 (Codice in materia di protezione dei
dati personali), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 2003, n. 174, e' il
seguente:
«Art. 20 (Principi applicabili al trattamento di dati
sensibili). - 1. Il trattamento dei dati sensibili da parte
di soggetti pubblici e' consentito solo se autorizzato da
espressa disposizione di legge nella quale sono specificati
i tipi di dati che possono essere trattati e di operazioni
eseguibili e le finalita' di rilevante interesse pubblico
perseguite.
2. Nei casi in cui una disposizione di legge specifica
la finalita' di rilevante interesse pubblico, ma non i tipi
di dati sensibili e di operazioni eseguibili, il
trattamento e' consentito solo in riferimento ai tipi di
dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura
dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione
alle specifiche finalita' perseguite nei singoli casi e nel
rispetto dei principi di cui all'articolo 22, con atto di
natura regolamentare adottato in conformita' al parere
espresso dal Garante ai sensi dell'articolo 154, comma 1,
lettera g), anche su schemi tipo.
3. Se il trattamento non e' previsto espressamente da
una disposizione di legge i soggetti pubblici possono
richiedere al Garante l'individuazione delle attivita', tra
quelle demandate ai medesimi soggetti dalla legge, che
perseguono finalita' di rilevante interesse pubblico e per
le quali e' conseguentemente autorizzato, ai sensi
dell'articolo 26, comma 2, il trattamento dei dati
sensibili. Il trattamento e' consentito solo se il soggetto
pubblico provvede altresi' a identificare e rendere
pubblici i tipi di dati e di operazioni nei modi di cui al
comma 2.
4. L'identificazione dei tipi di dati e di operazioni
di cui ai commi 2 e 3 e' aggiornata e integrata
periodicamente.».
«Art. 21 (Principi applicabili al trattamento di dati
giudiziari). - 1. Il trattamento di dati giudiziari da
parte di soggetti pubblici e' consentito solo se
autorizzato da espressa disposizione di legge o
provvedimento del Garante che specifichino le finalita' di
rilevante interesse pubblico del trattamento, i tipi di
dati trattati e di operazioni eseguibili.
2. Le disposizioni di cui all'articolo 20, commi 2 e 4,
si applicano anche al trattamento dei dati giudiziari.».
- Il testo del comma 2 dell'art. 3 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art.3 - 1. (omissis).
2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del
Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e
della difesa civile, dei servizi di protezione civile,
nonche' nell'ambito delle strutture giudiziarie,
penitenziarie, di quelle destinate per finalita'
istituzionali alle attivita' degli organi con compiti in
materia di ordine e sicurezza pubblica, delle universita',
degli istituti di istruzione universitaria, delle
istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica,
degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e
grado, degli uffici all'estero di cui all' articolo 30 del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le
disposizioni del presente decreto legislativo sono
applicate tenendo conto delle effettive particolari
esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarita'
organizzative ivi comprese quelle per la tutela della
salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed
attivita' condotte dalle Forze armate, compresa l'Arma dei
Carabinieri, nonche' dalle altre Forze di polizia e dal
Corpo dei Vigili del fuoco, nonche' dal Dipartimento della
protezione civile fuori dal territorio nazionale,
individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo con
decreti emanati, ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, dai Ministri competenti di
concerto con i Ministri del lavoro, della salute e delle
politiche sociali e per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione, acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sentite le organizzazioni sindacali comparativamente piu'
rappresentative sul piano nazionale nonche', relativamente
agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate,
compresa l'Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia
di finanza, gli organismi a livello nazionale
rappresentativi del personale militare; analogamente si
provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e
i musei solo nel caso siano sottoposti a particolari
vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali.
Con decreti, da emanare entro trentasei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, ai sensi
dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.
400, su proposta dei Ministri competenti, di concerto con
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, acquisito il parere della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, si provvede a dettare le
disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con
la disciplina recata dal presente decreto della normativa
relativa alle attivita' lavorative a bordo delle navi, di
cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, in
ambito portuale, di cui al decreto legislativo 27 luglio
1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui
al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e
l'armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai
titoli dal II al XII del medesimo decreto con la disciplina
in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26
aprile 1974, n. 191, e relativi decreti di attuazione.».
Note all'art. 3:
- La legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di
informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova
disciplina del segreto), e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 13 agosto 2007, n. 187.
Note all'art. 10:
- Per la legge 3 agosto 2007, n. 124, si vedano le note
all'art. 3.
Note all'art. 14:
- Il testo degli articoli 4 e 14 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2001, n.
106, e' il seguente:
«Art. 4 (Indirizzo politico-amministrativo. Funzioni e
responsabilita'). - 1. Gli organi di governo esercitano le
funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo
gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli
altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e
verificano la rispondenza dei risultati dell'attivita'
amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti.
Ad essi spettano, in particolare:
a) le decisioni in materia di atti normativi e
l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed
applicativo;
b) la definizione di obiettivi, priorita', piani,
programmi e direttive generali per l'azione amministrativa
e per la gestione;
c) la individuazione delle risorse umane, materiali ed
economico-finanziarie da destinare alle diverse finalita' e
la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale
generale;
d) la definizione dei criteri generali in materia di
ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe,
canoni e analoghi oneri a carico di terzi;
e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi
attribuiti da specifiche disposizioni;
f) le richieste di pareri alle autorita' amministrative
indipendenti ed al Consiglio di Stato;
g) gli altri atti indicati dal presente decreto.
2. Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e
provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che
impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonche' la
gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante
autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse
umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili
in via esclusiva dell'attivita' amministrativa, della
gestione e dei relativi risultati.
3. Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2
possono essere derogate soltanto espressamente e ad opera
di specifiche disposizioni legislative.
4. Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice
non siano direttamente o indirettamente espressione di
rappresentanza politica, adeguano i propri ordinamenti al
principio della distinzione tra indirizzo e controllo, da
un lato, e attuazione e gestione dall'altro. A tali
amministrazioni e' fatto divieto di istituire uffici di
diretta collaborazione, posti alle dirette dipendenze
dell'organo di vertice dell'ente.».
«Art. 14 (Indirizzo politico-amministrativo). - 1. Il
Ministro esercita le funzioni di cui all'articolo 4, comma
1. A tal fine periodicamente, e comunque ogni anno entro
dieci giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio,
anche sulla base delle proposte dei dirigenti di cui
all'articolo 16:
a) definisce obiettivi, priorita', piani e programmi da
attuare ed emana le conseguenti direttive generali per
l'attivita' amministrativa e per la gestione;
b) effettua, ai fini dell'adempimento dei compiti
definiti ai sensi della lettera a), l'assegnazione ai
dirigenti preposti ai centri di responsabilita' delle
rispettive amministrazioni delle risorse di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera c), del presente decreto,
ivi comprese quelle di cui all'articolo 3 del decreto
legislativo 7 agosto 1997, n. 279, e successive
modificazioni e integrazioni, ad esclusione delle risorse
necessarie per il funzionamento degli uffici di cui al
comma 2; provvede alle variazioni delle assegnazioni con le
modalita' previste dal medesimo decreto legislativo 7
agosto 1997, n. 279, tenendo altresi' conto dei
procedimenti e subprocedimenti attribuiti ed adotta gli
altri provvedimenti ivi previsti.
2. Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 il
Ministro si avvale di uffici di diretta collaborazione,
aventi esclusive competenze di supporto e di raccordo con
l'amministrazione, istituiti e disciplinati con regolamento
adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della
legge 23 agosto 1988, n. 400. A tali uffici sono assegnati,
nei limiti stabiliti dallo stesso regolamento: dipendenti
pubblici anche in posizione di aspettativa, fuori ruolo o
comando; collaboratori assunti con contratti a tempo
determinato disciplinati dalle norme di diritto privato;
esperti e consulenti per particolari professionalita' e
specializzazioni con incarichi di collaborazione coordinata
e continuativa. All'atto del giuramento del Ministro, tutte
le assegnazioni di personale, ivi compresi gli incarichi
anche di livello dirigenziale e le consulenze e i
contratti, anche a termine, conferiti nell'ambito degli
uffici di cui al presente comma, decadono automaticamente
ove non confermati entro trenta giorni dal giuramento del
nuovo Ministro. Per i dipendenti pubblici si applica la
disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge
15 maggio 1997, n. 127. Con lo stesso regolamento si
provvede al riordino delle segretarie particolari dei
Sottosegretari di Stato. Con decreto adottato
dall'autorita' di governo competente, di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, e' determinato, in attuazione dell'articolo 12,
comma 1, lettera n) della legge 15 marzo 1997, n. 59, senza
aggravi di spesa e, per il personale disciplinato dai
contratti collettivi nazionali di lavoro, fino ad una
specifica disciplina contrattuale, il trattamento economico
accessorio, da corrispondere mensilmente, a fronte delle
responsabilita', degli obblighi di reperibilita' e di
disponibilita' ad orari disagevoli, ai dipendenti assegnati
agli uffici dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato.
Tale trattamento, consiste in un unico emolumento, e'
sostitutivo dei compensi per il lavoro straordinario, per
la produttivita' collettiva e per la qualita' della
prestazione individuale. Con effetto dall'entrata in vigore
del regolamento di cui al presente comma sono abrogate le
norme del regio decreto legge 10 luglio 1924, n. 1100, e
successive modificazioni ed integrazioni, ed ogni altra
norma riguardante la costituzione e la disciplina dei
gabinetti dei Ministri e delle segretarie particolari dei
Ministri e dei Sottosegretari di Stato.
3. Il Ministro non puo' revocare, riformare, riservare
o avocare a se' o altrimenti adottare provvedimenti o atti
di competenza dei dirigenti. In caso di inerzia o ritardo
il Ministro puo' fissare un termine perentorio entro il
quale il dirigente deve adottare gli atti o i
provvedimenti. Qualora l'inerzia permanga, o in caso di
grave inosservanza delle direttive generali da parte del
dirigente competente, che determinano pregiudizio per
l'interesse pubblico, il Ministro puo' nominare, salvi i
casi di urgenza previa contestazione, un commissario ad
acta, dando comunicazione al Presidente del Consiglio dei
ministri del relativo provvedimento. Resta salvo quanto
previsto dall'articolo 2, comma 3, lett. p) della legge 23
agosto 1988, n. 400. Resta altresi' salvo quanto previsto
dall'articolo 6 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773, e successive modificazioni ed integrazioni, e
dall'articolo 10 del relativo regolamento emanato con regio
decreto 6 maggio 1940, n. 635. Resta salvo il potere di
annullamento ministeriale per motivi di legittimita'.».
Note all'art. 16:
- Il testo dell'art.19 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro
alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 9 maggio 2001, n. 106, e' il seguente:
«Art. 19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). - 1. Ai
fini del conferimento di ciascun incarico di funzione
dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e
alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla
complessita' della struttura interessata, delle attitudini
e delle capacita' professionali del singolo dirigente, dei
risultati conseguiti in precedenza nell'amministrazione di
appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche
competenze organizzative possedute, nonche' delle
esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero,
presso il settore privato o presso altre amministrazioni
pubbliche, purche' attinenti al conferimento dell'incarico.
Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi
diversi non si applica l'articolo 2103 del codice civile.
1-bis. L'amministrazione rende conoscibili, anche
mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito
istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di
funzione che si rendono disponibili nella dotazione
organica ed i criteri di scelta; acquisisce le
disponibilita' dei dirigenti interessati e le valuta.
1-ter. Gli incarichi dirigenziali possono essere
revocati esclusivamente nei casi e con le modalita' di cui
all'articolo 21, comma 1, secondo periodo.
L'amministrazione che, in dipendenza dei processi di
riorganizzazione ovvero alla scadenza, in assenza di una
valutazione negativa, non intende confermare l'incarico
conferito al dirigente, e' tenuta a darne idonea e motivata
comunicazione al dirigente stesso con un preavviso congruo,
prospettando i posti disponibili per un nuovo incarico.
2. Tutti gli incarichi di funzione dirigenziale nelle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
sono conferiti secondo le disposizioni del presente
articolo. Con il provvedimento di conferimento
dell'incarico, ovvero con separato provvedimento del
Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro
competente per gli incarichi di cui al comma 3, sono
individuati l'oggetto dell'incarico e gli obiettivi da
conseguire, con riferimento alle priorita', ai piani e ai
programmi definiti dall'organo di vertice nei propri atti
di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi che
intervengano nel corso del rapporto, nonche' la durata
dell'incarico, che deve essere correlata agli obiettivi
prefissati e che, comunque, non puo' essere inferiore a tre
anni ne' eccedere il termine di cinque anni. La durata
dell'incarico puo' essere inferiore a tre anni se coincide
con il conseguimento del limite di eta' per il collocamento
a riposo dell'interessato. Gli incarichi sono rinnovabili.
Al provvedimento di conferimento dell'incarico accede un
contratto individuale con cui e' definito il corrispondente
trattamento economico, nel rispetto dei principi definiti
dall'articolo 24. E' sempre ammessa la risoluzione
consensuale del rapporto. In caso di primo conferimento ad
un dirigente della seconda fascia di incarichi di uffici
dirigenziali generali o di funzioni equiparate, la durata
dell'incarico e' pari a tre anni. Resta fermo che per i
dipendenti statali titolari di incarichi di funzioni
dirigenziali ai sensi del presente articolo, ai fini
dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto
del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092,
e successive modificazioni, l'ultimo stipendio va
individuato nell'ultima retribuzione percepita in relazione
all'incarico svolto.
3. Gli incarichi di Segretario generale di ministeri,
gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro
interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello
equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della
Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti
della prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 o, con
contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle
specifiche qualita' professionali e nelle percentuali
previste dal comma 6.
4. Gli incarichi di funzione dirigenziale di livello
generale sono conferiti con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui
all'articolo 23 o, in misura non superiore al 70 per cento
della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti
ai medesimi ruoli ovvero, con contratto a tempo
determinato, a persone in possesso delle specifiche
qualita' professionali richieste dal comma 6.
4-bis. I criteri di conferimento degli incarichi di
funzione dirigenziale di livello generale, conferiti ai
sensi del comma 4 del presente articolo, tengono conto
delle condizioni di pari opportunita' di cui all'articolo
7.
5. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello
dirigenziale sono conferiti, dal dirigente dell'ufficio di
livello dirigenziale generale, ai dirigenti assegnati al
suo ufficio ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera c).
5-bis. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono
essere conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il
limite del 10 per cento della dotazione organica dei
dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui
all'articolo 23 e del 5 per cento della dotazione organica
di quelli appartenenti alla seconda fascia, anche a
dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui al medesimo
articolo 23, purche' dipendenti delle amministrazioni di
cui all'articolo 1, comma 2, ovvero di organi
costituzionali, previo collocamento fuori ruolo, comando o
analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti.
5-ter. I criteri di conferimento degli incarichi di
direzione degli uffici di livello dirigenziale, conferiti
ai sensi del comma 5 del presente articolo, tengono conto
delle condizioni di pari opportunita' di cui all'articolo
7.
6. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono
essere conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il
limite del 10 per cento della dotazione organica dei
dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui
all'articolo 23 e dell'8 per cento della dotazione organica
di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo
determinato ai soggetti indicati dal presente comma. La
durata di tali incarichi, comunque, non puo' eccedere, per
gli incarichi di funzione dirigenziale di cui ai commi 3 e
4, il termine di tre anni, e, per gli altri incarichi di
funzione dirigenziale il termine di cinque anni. Tali
incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione,
a persone di particolare e comprovata qualificazione
professionale, non rinvenibile nei ruoli
dell'Amministrazione, che abbiano svolto attivita' in
organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende
pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un
quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano
conseguito una particolare specializzazione professionale,
culturale e scientifica desumibile dalla formazione
universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni
scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate
per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni
statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli
incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso
alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca,
della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli
degli avvocati e procuratori dello Stato. Il trattamento
economico puo' essere integrato da una indennita'
commisurata alla specifica qualificazione professionale,
tenendo conto della temporaneita' del rapporto e delle
condizioni di mercato relative alle specifiche competenze
professionali. Per il periodo di durata dell'incarico, i
dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono collocati
in aspettativa senza assegni, con riconoscimento
dell'anzianita' di servizio.
6-bis. Fermo restando il contingente complessivo dei
dirigenti di prima o seconda fascia il quoziente derivante
dall'applicazione delle percentuali previste dai commi 4,
5-bis e 6, e' arrotondato all'unita' inferiore, se il primo
decimale e' inferiore a cinque, o all'unita' superiore, se
esso e' uguale o superiore a cinque.
6-ter. Il comma 6 ed il comma 6-bis si applicano alle
amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2.
8. Gli incarichi di funzione dirigenziale di cui al
comma 3 cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla
fiducia al Governo.
9. Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 e' data
comunicazione al Senato della Repubblica ed alla Camera dei
deputati, allegando una scheda relativa ai titoli ed alle
esperienze professionali dei soggetti prescelti.
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la
titolarita' di uffici dirigenziali svolgono, su richiesta
degli organi di vertice delle amministrazioni che ne
abbiano interesse, funzioni ispettive, di consulenza,
studio e ricerca o altri incarichi specifici previsti
dall'ordinamento, ivi compresi quelli presso i collegi di
revisione degli enti pubblici in rappresentanza di
amministrazioni ministeriali.
11. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per
il ministero degli affari esteri nonche' per le
amministrazioni che esercitano competenze in materia di
difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia,
la ripartizione delle attribuzioni tra livelli dirigenziali
differenti e' demandata ai rispettivi ordinamenti.
12. Per il personale di cui all'articolo 3, comma 1, il
conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali
continuera' ad essere regolato secondo i rispettivi
ordinamenti di settore. Restano ferme le disposizioni di
cui all'articolo 2 della legge 10 agosto 2000, n. 246.
12-bis. Le disposizioni del presente articolo
costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi
collettivi.».
Note all'art. 17:
- Per l'art.14 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 14.
- Il testo dell'art. 1, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 23 aprile 2004, n. 108
(Regolamento recante disciplina per l'istituzione,
l'organizzazione ed il funzionamento del ruolo dei
dirigenti presso le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 29 aprile 2004, n. 100, e' il seguente:
«Art. 1 (Ruolo dei dirigenti nelle amministrazioni
dello Stato). - 1. (omissis).
2. Il ruolo dei dirigenti si articola nella prima e
nella seconda fascia dirigenziale, nel limite della
dotazione organica di personale dirigenziale individuato
negli atti di organizzazione dell'amministrazione.».
- Per l'art.19 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 16.
Note all'art. 19:
- Per l'art.14 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 14.
- Il testo dell'art. 7, comma 2, della legge 7 giugno
2000, n. 150 (Disciplina delle attivita' di informazione e
di comunicazione delle pubbliche amministrazioni),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 giugno 2000, n.
136, e' il seguente:
«Art. 7 (Portavoce). - 1. (omissis).
2. Al portavoce e' attribuita una indennita'
determinata dall'organo di vertice nei limiti delle risorse
disponibili appositamente iscritte in bilancio da ciascuna
amministrazione per le medesime finalita'.».
Note all'art. 20:
- Il testo dell'art. 4, del decreto legislativo 7
agosto 1997, n. 279 (Individuazione delle unita'
previsionali di base del bilancio dello Stato, riordino del
sistema di tesoreria unica e ristrutturazione del
rendiconto generale dello Stato), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 22 agosto
1997, n. 195, e' il seguente:
«Art. 4 (Gestione unificata delle spese strumentali). -
1. Al fine del contenimento dei costi e di evitare
duplicazioni di strutture, la gestione di talune spese a
carattere strumentale, comuni a piu' centri di
responsabilita' amministrativa nell'ambito dello stesso
Ministero, puo' essere affidata ad un unico ufficio o
struttura di servizio.
2. L'individuazione delle spese che sono svolte con le
modalita' di cui al comma 1, nonche' degli uffici o
strutture di gestione unificata, e' effettuata dal Ministro
competente, con proprio decreto, di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica.
3. I titolari dei centri di responsabilita'
amministrativa ai quali le spese comuni sono riferite
provvedono a quanto necessario affinche' l'ufficio di
gestione unificata, possa procedere, anche in via
continuativa, all'esecuzione delle spese e all'imputazione
delle stesse all'unita' previsionale di rispettiva
pertinenza.».
Note all'art. 21:
- Il testo dell'art. 14 del decreto legislativo 27
ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009,
n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del
lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle
pubbliche amministrazioni), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre 2009, n.
254, e' il seguente:
«Art. 14 (Organismo indipendente di valutazione della
performance). - 1. Ogni amministrazione, singolarmente o in
forma associata, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, si dota di un Organismo indipendente di
valutazione della performance.
2. L'Organismo di cui al comma 1 sostituisce i servizi
di controllo interno, comunque denominati, di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, ed esercita, in
piena autonomia, le attivita' di cui al comma 4. Esercita,
altresi', le attivita' di controllo strategico di cui
all'articolo 6, comma 1, del citato decreto legislativo n.
286 del 1999, e riferisce, in proposito, direttamente
all'organo di indirizzo politico-amministrativo.
3. L'Organismo indipendente di valutazione e' nominato,
sentita la Commissione di cui all'articolo 13, dall'organo
di indirizzo politico-amministrativo per un periodo di tre
anni. L'incarico dei componenti puo' essere rinnovato una
sola volta.
4. L'Organismo indipendente di valutazione della
performance:
a) monitora il funzionamento complessivo del sistema
della valutazione, della trasparenza e integrita' dei
controlli interni ed elabora una relazione annuale sullo
stato dello stesso;
b) comunica tempestivamente le criticita' riscontrate
ai competenti organi interni di governo ed amministrazione,
nonche' alla Corte dei conti, all'Ispettorato per la
funzione pubblica e alla Commissione di cui all'articolo
13;
c) valida la Relazione sulla performance di cui
all'articolo 10 e ne assicura la visibilita' attraverso la
pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione;
d) garantisce la correttezza dei processi di
misurazione e valutazione, nonche' dell'utilizzo dei premi
di cui al Titolo III, secondo quanto previsto dal presente
decreto, dai contratti collettivi nazionali, dai contratti
integrativi, dai regolamenti interni all'amministrazione,
nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e
della professionalita';
e) propone, sulla base del sistema di cui all'articolo
7, all'organo di indirizzo politico-amministrativo, la
valutazione annuale dei dirigenti di vertice e
l'attribuzione ad essi dei premi di cui al Titolo III;
f) e' responsabile della corretta applicazione delle
linee guida, delle metodologie e degli strumenti
predisposti dalla Commissione di cui all'articolo 13;
g) promuove e attesta l'assolvimento degli obblighi
relativi alla trasparenza e all'integrita' di cui al
presente Titolo;
h) verifica i risultati e le buone pratiche di
promozione delle pari opportunita'.
5. L'Organismo indipendente di valutazione della
performance, sulla base di appositi modelli forniti dalla
Commissione di cui all'articolo 13, cura annualmente la
realizzazione di indagini sul personale dipendente volte a
rilevare il livello di benessere organizzativo e il grado
di condivisione del sistema di valutazione nonche' la
rilevazione della valutazione del proprio superiore
gerarchico da parte del personale, e ne riferisce alla
predetta Commissione.
6. La validazione della Relazione sulla performance di
cui al comma 4, lettera c), e' condizione inderogabile per
l'accesso agli strumenti per premiare il merito di cui al
Titolo III.
7. L'Organismo indipendente di valutazione e'
costituito da un organo monocratico ovvero collegiale
composto da 3 componenti dotati dei requisiti stabiliti
dalla Commissione ai sensi dell'articolo 13, comma 6,
lettera g), e di elevata professionalita' ed esperienza,
maturata nel campo del management, della valutazione della
performance e della valutazione del personale delle
amministrazioni pubbliche. I loro curricula sono comunicati
alla Commissione di cui all'articolo 13.
8. I componenti dell'Organismo indipendente di
valutazione non possono essere nominati tra soggetti che
rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti
politici o in organizzazioni sindacali ovvero che abbiano
rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con
le predette organizzazioni, ovvero che abbiano rivestito
simili incarichi o cariche o che abbiano avuto simili
rapporti nei tre anni precedenti la designazione.
9. Presso l'Organismo indipendente di valutazione e'
costituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, una struttura tecnica permanente per la
misurazione della performance, dotata delle risorse
necessarie all'esercizio delle relative funzioni.
10. Il responsabile della struttura tecnica permanente
deve possedere una specifica professionalita' ed esperienza
nel campo della misurazione della performance nelle
amministrazioni pubbliche.
11. Agli oneri derivanti dalla costituzione e dal
funzionamento degli organismi di cui al presente articolo
si provvede nei limiti delle risorse attualmente destinate
ai servizi di controllo interno.».
- Il testo dell'art. 8 del decreto del Presidente della
Repubblica 24 febbraio 2006, n. 162 (Regolamento di
organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del
Ministro della difesa), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 2 maggio 2006, n. 100, e' il seguente:
«Art. 8 (Trattamento economico). - 1. Ai responsabili
degli uffici di cui all'articolo 2, comma 2, spetta un
trattamento economico onnicomprensivo, determinato con le
modalita' di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto
legislativo n. 165 del 2001.
2. Il trattamento economico complessivo del Capo di
Gabinetto e' articolato in una voce retributiva non
superiore alla misura massima del trattamento economico
fondamentale dei dirigenti preposti ad ufficio dirigenziale
generale incaricati ai sensi dell'articolo 19 comma 3, del
decreto legislativo n. 165 del 2001, ed in un emolumento
accessorio, da fissare in un importo non superiore alla
misura massima del trattamento accessorio spettante per i
predetti incarichi presso il Ministero. Tale trattamento,
se piu' favorevole, integra, per la differenza, il
trattamento economico spettante.
3. Al capo dell'Ufficio per la politica militare, al
Presidente del collegio di cui all'articolo 4, comma 4, al
Consigliere diplomatico, al capo dell'Ufficio legislativo,
se militare, a tre vice Capo di Gabinetto, al Consigliere
giuridico, spetta un trattamento economico onnicomprensivo,
articolato in una voce retributiva non superiore alla
misura massima del trattamento economico fondamentale dei
dirigenti preposti ad ufficio dirigenziale generale
incaricati ai sensi dell'articolo 19, comma 4, del decreto
legislativo n. 165 del 2001, ed in un emolumento
accessorio, da fissare in un importo non superiore alla
misura massima del trattamento accessorio spettante per i
predetti incarichi presso il Ministero. Per i dipendenti
pubblici tale trattamento, se piu' favorevole, integra, per
la differenza, il trattamento economico spettante.
4. Al capo della segreteria del Ministro, al segretario
particolare del Ministro e ai capi delle segreterie dei
Sottosegretari, qualora nominati fra estranei alle
pubbliche amministrazioni, spetta un trattamento economico
onnicomprensivo, articolato in una voce retributiva non
superiore alla misura massima del trattamento economico
fondamentale dei dirigenti preposti ad ufficio dirigenziale
di livello non generale, esclusa la retribuzione di
posizione, ed in un emolumento accessorio determinato in un
importo non superiore alla misura massima del trattamento
accessorio spettante ai dirigenti titolari di ufficio
dirigenziale non generale del Ministero. Per i dipendenti
pubblici tale trattamento, se piu' favorevole, integra, per
la differenza, il trattamento economico spettante.
5. Al portavoce del Ministro, ove nominato, estraneo
alla pubblica amministrazione, e' corrisposto un
trattamento economico onnicomprensivo non superiore a
quello fondamentale ed accessorio previsto dal contratto
collettivo nazionale per i giornalisti con qualifica di
redattore capo, mentre, se appartenente alla pubblica
amministrazione, e' attribuita l'indennita' prevista
dall'articolo 7, comma 2, della legge 7 giugno 2000, n.
150. Tali trattamenti non possono essere superiori a quelli
riconosciuti al personale di cui al comma 3.
6. Ai soggetti di cui ai commi 2, 3 e 4 dipendenti da
pubbliche amministrazioni, che optino per il mantenimento
del proprio trattamento economico e' corrisposto un
emolumento accessorio correlato ai compiti di diretta
collaborazione di importo non superiore alla misura massima
del trattamento accessorio spettante rispettivamente ai
dirigenti generali con funzioni di coordinamento di altri
dirigenti generali, ai dirigenti di uffici dirigenziali
generali ed ai dirigenti di uffici dirigenziali non
generali.
7. Per il personale appartenente alle Forze armate, i
trattamenti di cui ai commi 2, 3, 4, e 5 sono determinati,
fermi restando i limiti ivi indicati, con decreto del
Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze.
8. Ai dirigenti di cui all'articolo 4, comma 5 ed
all'articolo 6, comma 2, assegnati agli uffici di diretta
collaborazione per lo svolgimento di funzioni di livello
dirigenziale non generale e' corrisposta una retribuzione
di posizione in misura equivalente ai valori economici
massimi attribuiti ai dirigenti della stessa fascia del
Ministero, nonche', in attesa di specifica disposizione
contrattuale, un'indennita' sostitutiva della retribuzione
di risultato, determinata con decreto del Ministro su
proposta del Capo di Gabinetto, di importo non superiore al
cinquanta per cento della retribuzione di posizione, a
fronte delle specifiche responsabilita' connesse
all'incarico attribuito, della specifica qualificazione
professionale posseduta, della disponibilita' ad orari
disagevoli, della qualita' della prestazione individuale.
9. Ai colonnelli e generali di brigata e gradi
corrispondenti di cui all'articolo 4, comma 5, ed
all'articolo 6, comma 2, assegnati agli uffici di diretta
collaborazione e' corrisposto un emolumento accessorio
determinato con decreto del Ministro, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, in un importo non
superiore al trattamento accessorio spettante ai dirigenti
di seconda fascia del ruolo dei dirigenti ai sensi del
comma 8.
10. Il trattamento economico del personale con
contratto a tempo determinato e di quello con rapporto di
collaborazione coordinata e continuativa e' determinato dal
Ministro, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, all'atto del conferimento dell'incarico. Al
trattamento economico del personale di cui al presente
comma si provvede nei limiti degli ordinari stanziamenti di
bilancio preordinati allo scopo nello stato di previsione
del Ministero della difesa.
11. Al personale non dirigenziale di cui agli articoli
4, comma 5, 6, comma 1, e 7, comma 1, assegnato agli uffici
di diretta collaborazione, a fronte delle responsabilita',
degli obblighi di reperibilita' e di disponibilita' ad
orari disagevoli eccedenti quelli stabiliti in via
ordinaria dalle disposizioni vigenti, e delle conseguenti
ulteriori prestazioni richieste dai responsabili degli
uffici, spetta un'indennita' accessoria di diretta
collaborazione, sostitutiva, per il personale civile, degli
istituti retributivi finalizzati alla incentivazione della
produttivita' e al miglioramento dei servizi. Il personale
beneficiario della predetta indennita' e determinato dal
Capo di Gabinetto, sentiti i responsabili degli uffici di
cui all'articolo 2, comma 2. In attesa di specifica
disposizione contrattuale, ai sensi dell'articolo 14, comma
2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive
modificazioni, la misura dell'indennita' e' determinata con
decreto del Ministro, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze. Per il personale
appartenente alle Forze armate, l'indennita' e' determinata
con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze.».
Note all'art. 22:
- Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE), e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 2 maggio 2006, n. 100.
Note all'art. 27:
- Il testo dell'art. 610 del regio decreto 24 maggio
1924, n. 827 (Regolamento per l'amministrazione del
patrimonio e per la contabilita' generale dello Stato),
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 1924, n.
130, e' il seguente:
«Art. 610. - Tutti gli agenti dell'amministrazione che
sono incaricati delle riscossioni e dei pagamenti, o che
ricevono somme dovute allo Stato, o altre delle quali lo
Stato medesimo diventa debitore, o hanno maneggio qualsiasi
di pubblico denaro, ovvero debito di materie, ed anche
coloro che si ingeriscono senza legale autorizzazione negli
incarichi attribuiti ai detti agenti, oltre alle
dimostrazioni ed ai conti amministrativi stabiliti dal
presente regolamento, devono rendere ogni anno alla Corte
dei conti il conto giudiziale della loro gestione.
Sono eccettuati i consigli d'amministrazione e gli
altri enti dipendenti dai ministeri della guerra e della
marina ed i funzionari di tutte le altre amministrazioni
delegati a pagare spese sopra aperture di credito, i quali
rendono i loro conti periodici, ai sensi e per gli effetti
dell'articolo 60 della legge, alle amministrazioni da cui
rispettivamente dipendono.
Nei casi pero' che taluno dei suindicati consigli, enti
o funzionari delegati sia imputabile di colpa o negligenza
nell'adempimento dell'incarico ad esso affidato, o di
morosita' alla presentazione dei conti periodici cui e'
tenuto, l'amministrazione competente puo' richiedere che la
Corte dei conti, sulla istanza del procuratore generale
della Corte medesima, sottoponga i presunti responsabili a
speciale giudizio in analogia a quanto pei conti giudiziali
e' stabilito dall'art. 35 della legge 14 agosto 1862, n.
800.».
- Il testo dell'art. 24 della legge 31 dicembre 2009,
n. 196 (Legge di contabilita' e finanza pubblica),
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 31 dicembre 2009, n. 303, e' il seguente:
«Art. 24 (Integrita', universalita' ed unita' del
bilancio). - 1. I criteri dell'integrita',
dell'universalita' e dell'unita' del bilancio dello Stato
costituiscono profili attuativi dell'articolo 81 della
Costituzione.
2. Sulla base del criterio dell'integrita', tutte le
entrate devono essere iscritte in bilancio al lordo delle
spese di riscossione e di altre eventuali spese ad esse
connesse. Parimenti, tutte le spese devono essere iscritte
in bilancio integralmente, senza alcuna riduzione delle
correlative entrate.
3. Sulla base dei criteri dell'universalita' e
dell'unita', e' vietato gestire fondi al di fuori del
bilancio, ad eccezione dei casi consentiti e regolati in
base all'articolo 40, comma 2, lettera p).
4. E' vietata altresi' l'assegnazione di qualsiasi
provento per spese o erogazioni speciali, salvo i proventi
e le quote di proventi riscossi per conto di enti, le
oblazioni e simili, fatte a scopo determinato.
5. Restano valide le disposizioni legislative che
prevedono la riassegnazione ai capitoli di spesa di
particolari entrate.».
Note all'art. 35:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile
1994, n. 367 (Regolamento recante semplificazione e
accelerazione delle procedure di spesa e contabili), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 13 giugno 1994, n. 136.
- Il testo dell'art. 1, commi 47, 48, 49, 50, 51, 52 e
53, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica), pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 29
dicembre 1995, n. 302, e' il seguente:
«Art. 1. - 1 - 46 (omissis).
47. Ferme restando le disposizioni in materia di
assunzione di impegni di spesa e' ammessa l'utilizzazione,
nell'ambito dei vigenti sistemi di pagamento, della carta
di credito da parte di dirigenti e funzionari pubblici per
l'esecuzione di spese, anche all'estero, rientranti nella
rispettiva competenza, qualora non sia possibile o
conveniente ricorrere alle ordinarie procedure.
48. L'utilizzo della carta di credito e' altresi'
ammesso per il pagamento delle spese di trasporto, vitto e
alloggio sostenute dal personale, inviato in missione in
Italia e all'estero.
49. E' altresi' consentito alle pubbliche
amministrazioni di dotare gli automezzi di servizio di
sistemi per il pagamento automatizzato dei pedaggi
autostradali, con la conseguente facolta' per le stesse
amministrazioni di stipulare i relativi contratti, nonche'
di aprire, anche in deroga alle vigenti normative, conti
correnti bancari destinati all'addebito di detti pedaggi.
50. Con regolamento da adottare dal Ministro del
tesoro, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400 , entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate
le procedure per la graduale attuazione della modalita' di
pagamento prevista dai commi 47, 48 e 49, e per
l'imputazione della spesa ai pertinenti capitoli di
bilancio, nonche' le procedure per la rendicontazione ed il
controllo.
51. Il regolamento di cui al comma 50 si ispira ai
seguenti criteri direttivi:
a) l'utilizzo della carta di credito rientra nel potere
discrezionale del dirigente generale, il quale puo'
autorizzarne l'uso al restante personale sulla base delle
disposizioni recate dal decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29 , e successive modificazioni;
b) i rapporti con gli istituti di credito, l'Ente poste
italiane e gli altri enti emittenti le carte di credito,
sono disciplinati con apposite convenzioni stipulate dal
Ministero del tesoro;
c) le situazioni debitorie con i soggetti di cui alla
lettere b) possono essere regolate, ove occorra, anche
mediante procedure in regime di contabilita' speciale.
52. Le spese per l'acquisto delle carte di credito e
quelle accessorie sono imputate ai capitoli per spese di
ufficio, nei casi previsti dal comma 47, ed ai capitoli per
missioni, nei casi previsti dal comma 48.
53. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1,
comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e
successive modificazioni ed integrazioni, possono avvalersi
della procedura di pagamento prevista dai commi da 47 a 52
del presente articolo.».
- Il decreto del Ministro del tesoro 9 dicembre 1996,
n. 701 (Regolamento recante norme per la graduale
introduzione della carta di credito, quale sistema di
pagamento, nell'ambito delle amministrazioni pubbliche, in
attuazione dell'art. 1, commi 47, 48, 49, 50, 51, 52 e 53,
della L. 28 dicembre 1995, n. 549), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1997, n. 38.
Note all'art. 40:
- Per il decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, si
vedano le note all'art. 20.
Note all'art. 42:
- Il testo degli articoli 4, 5, 6, e 22 della legge 7
agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18
agosto 1990, n. 192, e' il seguente:
«Art. 4 (Unita' organizzativa responsabile del
procedimento). - 1. Ove non sia gia' direttamente stabilito
per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni
sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento
relativo ad atti di loro competenza l'unita' organizzativa
responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento
procedimentale, nonche' dell'adozione del provvedimento
finale.
2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1 sono
rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli
ordinamenti.».
«Art. 5 (Responsabile del procedimento). - 1. Il
dirigente di ciascuna unita' organizzativa provvede ad
assegnare a se' o ad altro dipendente addetto all'unita' la
responsabilita' della istruttoria e di ogni altro
adempimento inerente il singolo procedimento nonche',
eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale.
2. Fino a quando non sia effettuata l'assegnazione di
cui al comma 1, e' considerato responsabile del singolo
procedimento il funzionario preposto alla unita'
organizzativa determinata a norma del comma 1 dell'articolo
4.
3. L'unita' organizzativa competente e il nominativo
del responsabile del procedimento sono comunicati ai
soggetti di cui all'articolo 7 e, a richiesta, a chiunque
vi abbia interesse.».
«Art. 6 (Compiti del responsabile del procedimento). -
1. Il responsabile del procedimento:
a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di
ammissibilita', i requisiti di legittimazione ed i
presupposti che siano rilevanti per l'emanazione di
provvedimento;
b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento
degli atti all'uopo necessari, e adotta ogni misura per
l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria. In
particolare, puo' chiedere il rilascio di dichiarazioni e
la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o
incomplete e puo' esperire accertamenti tecnici ed
ispezioni ed ordinare esibizioni documentali;
c) propone l'indizione o, avendone la competenza,
indice le conferenze di servizi di cui all'articolo 14;
d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le
notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti;
e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento
finale, ovvero trasmette gli atti all'organo competente per
l'adozione. L'organo competente per l'adozione del
provvedimento finale, ove diverso dal responsabile del
procedimento, non puo' discostarsi dalle risultanze
dell'istruttoria condotta dal responsabile del procedimento
se non indicandone la motivazione nel provvedimento
finale.».
«Art. 22 (Definizioni e principi in materia di
accesso). - 1. Ai fini del presente capo si intende:
a) per «diritto di accesso», il diritto degli
interessati di prendere visione e di estrarre copia di
documenti amministrativi;
b) per «interessati», tutti i soggetti privati,
compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi,
che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale,
corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e
collegata al documento al quale e' chiesto l'accesso;
c) per «controinteressati», tutti i soggetti,
individuati o facilmente individuabili in base alla natura
del documento richiesto, che dall'esercizio dell'accesso
vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza;
d) per «documento amministrativo», ogni
rappresentazione grafica, fotocinematografica,
elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto
di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico
procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e
concernenti attivita' di pubblico interesse,
indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica
della loro disciplina sostanziale;
e) per «pubblica amministrazione», tutti i soggetti di
diritto pubblico e i soggetti di diritto privato
limitatamente alla loro attivita' di pubblico interesse
disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.
2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue
rilevanti finalita' di pubblico interesse, costituisce
principio generale dell'attivita' amministrativa al fine di
favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialita'
e la trasparenza.
3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili,
ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1,
2, 3, 5 e 6.
4. Non sono accessibili le informazioni in possesso di
una pubblica amministrazione che non abbiano forma di
documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a
dati personali da parte della persona cui i dati si
riferiscono.
5. L'acquisizione di documenti amministrativi da parte
di soggetti pubblici, ove non rientrante nella previsione
dell'articolo 43, comma 2, del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si
informa al principio di leale cooperazione istituzionale.
6. Il diritto di accesso e' esercitabile fino a quando
la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i
documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere.».
Note all'art. 45:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 20 agosto
2001, n. 384 (Regolamento di semplificazione dei
procedimenti di spese in economia), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 24 ottobre 2001, n. 248.
Note all'art. 49:
- Il testo dell'art. 3 della legge 23 agosto 1998, n.
400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri), pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 12
settembre 1988, n. 214, e' il seguente:
«Art. 3 (Nomine alla presidenza di enti, istituti o
aziende di competenza dell'amministrazione statale). - 1.
Le nomine alla presidenza di enti, istituti o aziende di
carattere nazionale, di competenza dell'amministrazione
statale, fatta eccezione per le nomine relative agli enti
pubblici creditizi, sono effettuate con decreto del
Presidente della Repubblica emanato su proposta del
Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione
del Consiglio dei ministri adottata su proposta del
ministro competente.
2. Resta ferma la vigente disciplina in ordine
all'acquisizione del parere delle competenti Commissioni
parlamentari.».
- La legge 24 gennaio 1978, n. 14 (Norme per il
controllo parlamentare sulle nomine negli enti pubblici),
e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio
1978, n. 31.
Note all'art. 50:
- Il testo dell'art. 13 del decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 419 (Riordinamento del sistema degli enti
pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14 della L.
15 marzo 1997, n. 59), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 15 novembre 1999, n. 268, e' il seguente:
«Art. 13 (Revisione statutaria). - 1. Le
amministrazioni dello Stato che esercitano la vigilanza
sugli enti pubblici cui si applica il presente decreto
promuovono, con le modalita' stabilite per ogni ente dalle
norme vigenti, la revisione degli statuti. La revisione
adegua gli statuti stessi alle seguenti norme generali,
regolatrici della materia:
a) attribuzione di poteri di programmazione,
indirizzo e relativo controllo strategico:
1) al presidente dell'ente, nei casi in cui il
carattere monocratico dell'organo e' adeguato alla
dimensione organizzativa e finanziaria o rispondente al
prevalente carattere tecnico dell'attivita' svolta o
giustificato dall'inerenza di quest'ultima a competenze
conferite a regioni o enti locali;
2) in mancanza dei presupposti di cui al n. 1), ad un
organo collegiale, denominato consiglio di amministrazione,
presieduto dal presidente dell'ente e composto da un numero
di membri variabile da due a otto, in relazione al rilievo
ed alle dimensioni organizzative e finanziarie dell'ente,
fatta salva l'ipotesi della gratuita' degli incarichi;
b) previsione della nomina dei componenti del consiglio
di amministrazione dell'ente, con decreto del Ministro
vigilante, tra esperti di amministrazione o dei settori di
attivita' dell'ente, con esclusione di rappresentanti del
Ministero vigilante o di altre amministrazioni pubbliche,
di organizzazioni imprenditoriali e sindacali e di altri
enti esponenziali;
c) ridefinizione dei poteri di vigilanza secondo
criteri idonei a garantire l'effettiva autonomia dell'ente,
ferma restando l'attribuzione all'autorita' di vigilanza
del potere di approvazione dei bilanci e rendiconti,
nonche', per gli enti finanziati in misura prevalente con
trasferimenti a carico di bilanci pubblici, di approvazione
dei programmi di attivita';
d) previsione, quando l'ente operi in materia inerente
al sistema regionale o locale, di forme di intervento degli
enti territorialmente interessati, o della Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, ovvero della
Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, tali comunque da assicurare una
adeguata presenza, negli organi collegiali, di esperti
designati dagli enti stessi e dalla Conferenza;
e) eventuale attribuzione di compiti di definizione del
quadro programmatico generale o di sorveglianza, ovvero di
funzioni consultive, a organi assembleari, composti da
esperti designati da amministrazioni e organizzazioni
direttamente interessate all'attivita' dell'ente, ovvero,
per gli enti a vocazione scientifica o culturale, composti
in prevalenza da docenti o esperti del settore;
f) determinazione del compenso eventualmente spettante
ai componenti degli organi di amministrazione, ordinari o
straordinari, con decreto del Ministro competente, di
concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, sulla base di eventuali direttive
del Presidente del Consiglio dei Ministri; determinazione,
con analogo decreto, di gettoni di presenza per i
componenti dell'organo assembleare, salvo rimborso delle
spese di missione;
g) attribuzione al presidente dell'ente di poteri di
rappresentanza esterna e, negli enti con organo di vertice
collegiale, di poteri di convocazione del consiglio di
amministrazione; previsione, per i soli enti di grande
rilievo o di rilevante dimensione organizzativa o
finanziaria e fatta salva l'ipotesi della gratuita' degli
incarichi, di un vice-presidente, designato tra i
componenti del consiglio; previsione che il presidente
possa restare in carica, di norma, il tempo corrispondente
a non piu' di due mandati;
h) previsione di un collegio dei revisori composto di
tre membri, ovvero cinque per gli enti di notevole rilievo
o dimensione organizzativa o finanziaria, uno dei quali in
rappresentanza di autorita' ministeriale e gli altri scelti
tra iscritti al registro dei revisori contabili o tra
persone in possesso di specifica professionalita';
previsione di un membro supplente, ovvero due negli enti di
notevole rilievo o dimensione organizzativa o finanziaria;
i) esclusione del direttore generale dal novero degli
organi dell'ente ed attribuzione allo stesso, nonche' ad
altri dirigenti dell'ente, di poteri coerenti al principio
di distinzione tra attivita' di indirizzo e attivita' di
gestione, di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29, e successive modificazioni; previsione della
responsabilita' dei predetti dirigenti per il conseguimento
dei risultati previsti dal consiglio di amministrazione, o
organo di vertice, con riferimento, ove possibile,
all'assegnazione delle relative risorse finanziarie (budget
di spesa) predeterminate nell'ambito del bilancio;
l) istituzione, in aggiunta all'organo di revisione, di
un sistema di controlli interni, coerente con i principi
fissati dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286;
m) istituzione di un ufficio per le relazioni con il
pubblico, ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni;
n) determinazione del numero massimo degli uffici
dirigenziali e dei criteri generali di organizzazione
dell'ente, in coerenza alle esigenze di speditezza,
efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa,
rinviando la disciplina dei residui profili organizzativi,
in funzione anche delle dimensioni dell'ente, a regolamenti
interni, eventualmente soggetti all'approvazione
dell'autorita' di vigilanza, ovvero ad altri atti
organizzativi;
o) facolta' dell'ente di adottare regolamenti di
contabilita' ispirati a principi civilistici e recanti, ove
necessario, deroghe, anche in materia contrattuale, alle
disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 18
dicembre 1979, n. 696, e successive modificazioni; i
predetti regolamenti sono soggetti all'approvazione
dell'autorita' di vigilanza, di concerto con il Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
p) previsione della facolta' di attribuire, per
motivate esigenze ed entro un limite numerico
predeterminato, incarichi di collaborazione ad esperti
delle materie di competenza istituzionale;
q) previsione delle ipotesi di commissariamento
dell'ente e dei poteri del commissario straordinario,
nominato dall'autorita' di vigilanza, ovvero, per gli enti
di notevole rilievo o dimensione organizzativa e
finanziaria, con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta dell'autorita' di vigilanza;
previsione, per i soli enti di notevole rilievo o
dimensione organizzativa o finanziaria, della possibilita'
di nominare uno o piu' sub-commissari; previsione di
termini perentori di durata massima del commissariamento, a
pena di scioglimento dell'ente.
2. Nella revisione di cui al comma 1, sono fatte salve
le specifiche e motivate esigenze connesse alla natura ed
all'attivita' di singoli enti, con particolare riferimento
a quelli ad alto tasso di autonomia finanziaria in funzione
della prevalenza delle entrate proprie su quelle attinenti
a trasferimenti a carico di bilanci pubblici, nonche' le
esigenze specifiche degli enti a struttura associativa, ai
quali, in particolare, non si applicano i criteri di cui
alle lettere a) ed e) del comma 1 ed ai quali i criteri di
cui alla lettera b) del medesimo comma si applicano solo se
coerenti con la natura e l'attivita' dei singoli enti e per
motivate esigenze degli stessi.
3. Agli enti di cui al presente articolo, relativamente
ai quali la revisione statutaria non sia intervenuta alla
data del 30 giugno 2001, si applicano, con effetto dal 1°
gennaio 2002, le seguenti disposizioni:
a) i consigli di amministrazione sono sciolti, salvo
che risultino composti in conformita' ai criteri di cui al
comma 1, lettera a); il presidente dell'ente assume, sino a
che il regolamento non e' emanato e i nuovi organi non sono
nominati, i poteri di amministrazione ordinaria e
straordinaria, salva la possibilita' dell'autorita' di
vigilanza di nominare un commissario straordinario;
b) i collegi dei revisori, ove non conformi ai criteri
di cui al comma 1, lettera h), sono sciolti e le relative
competenze sono esercitate, sino alla nomina del nuovo
collegio, dai soli rappresentanti del Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica e
dell'autorita' di vigilanza, ove presenti, ovvero, in caso
contrario, dal solo presidente del collegio.
4. Negli enti di cui al presente articolo per i quali
la revisione statutaria risulti intervenuta alla data del
30 giugno 2001, il funzionamento degli organi preesistenti
e' prorogato sino alla nomina di quelli di nuova
istituzione.».
- Per il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165
(Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze
delle amministrazioni pubbliche), si vedano le note
all'art. 14.
Note all'art. 53:
- Il testo dell'art. 2 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97 (Regolamento concernente
l'amministrazione e la contabilita' degli enti pubblici di
cui alla L. 20 marzo 1975, n. 70), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 6 maggio
2003, n. 103, e' il seguente:
«Art. 2 (Ambito di applicazione). - 1. L'ordinamento
finanziario e contabile degli enti pubblici nazionali di
cui alla L. 20 marzo 1975, n. 70, e' regolato dalle
disposizioni contenute nel presente regolamento.
2. Gli enti destinatari, in ragione dell'assetto
dimensionale ed organizzativo, integrano con proprio
regolamento, adottato in armonia con le disposizioni
contenute nella L. 7 agosto 1990, n. 241 e nel D.Lgs. 30
marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni,
l'amministrazione e la contabilita' nelle materie non
specificatamente disciplinate dal presente regolamento.
3. Il regolamento di contabilita', deliberato
dall'organo di vertice, e' trasmesso all'amministrazione
vigilante ed al Ministero dell'economia e delle finanze
- Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.».
Note all'art. 55:
- Per l'art. 3 della legge 23 agosto 1998, n. 400, si
vedano le note all'art. 49.
Note all'art. 56:
- La legge 20 marzo 1975, n. 70 (Disposizioni sul
riordinamento degli enti pubblici e del rapporto di lavoro
del personale dipendente), e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 2 aprile 1975, n. 87.
- Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419,
si vedano le note all'art. 50.
- Per il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si
vedano le note all'art. 14.
- Il testo dell'art. 65 della legge 30 aprile 1969, n.
153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in
materia di sicurezza sociale), pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 1969, n.
111, e' il seguente:
«Art. 65. - Gli enti pubblici e le persone giuridiche
private, comunque denominate, i quali gestiscono forme di
previdenza e di assistenza sociale sono tenuti a compilare
annualmente il piano di impiego dei fondi disponibili. Per
fondi disponibili si intendono le somme eccedenti la
normale liquidita' di gestione.
La percentuale da destinare agli investimenti
immobiliari non puo' superare, comunque, il 40 per cento di
tali somme e non puo' essere inferiore al 20 per cento di
esse; le parti restanti possono essere impiegate negli
altri modi previsti, per ciascun ente, dalle leggi
istitutive, dai regolamenti e dagli statuti.
Le percentuali possono essere variate in relazione a
particolari esigenze di bilancio o alla forma di gestione
adottata da ciascun ente con decreto del Ministro per il
lavoro e della previdenza sociale emanato di concerto con
il Ministro per il tesoro ed il Ministro per il bilancio e
la programmazione economica.
I piani di impiego debbono essere presentati - entro 30
giorni dalla data d'inizio dell'esercizio cui si
riferiscono - al Ministero del lavoro e della previdenza
sociale ed alle altre amministrazioni vigilanti.
Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale
provvede all'approvazione di tali piani di concerto con il
Ministero del tesoro e con il Ministero del bilancio e
della programmazione economica entro i 60 giorni successivi
a quello di presentazione.
L'approvazione dei piani di impiego esonera gli enti
pubblici e le persone giuridiche private indicati nel primo
comma dalle procedure previste per l'autorizzazione
all'acquisto di beni e valori inclusi nei piani stessi, ivi
comprese le procedure previste nella legge 5 giugno 1850,
n. 1037, e nell'articolo 17 del codice civile e relativi
regolamenti di esecuzione e di attuazione.
Su richiesta del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale o dell'Istituto nazionale della
previdenza sociale, una quota non superiore al dieci per
cento dei fondi disponibili e' destinata, in aggiunta alle
quote percentuali di cui al secondo comma, all'acquisto e
alla costruzione di immobili per uso ufficio da assegnare
in locazione alle amministrazioni medesime.
L'acquisto e la costruzione di immobili e strutture per
uso degli uffici e per alloggi di servizio non rientrano
tra gli impieghi dei fondi disponibili di cui al presente
articolo. I piani relativi a tali investimenti sono
sottoposti all'approvazione del Ministero del lavoro e
della previdenza sociale, di concerto con il Ministero del
tesoro, con l'estensione dell'esonero di cui al sesto
comma.
E' abrogata ogni disposizione contraria alle presenti
norme.».
Note all'art. 58:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 27
febbraio 2003, n. 97, si vedano le note all'art. 53.
Note all'art. 59:
- Il decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242,
(Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano
- C.O.N.I., a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo
1997, n. 59), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29
luglio 1999, n. 176.
Note all'art. 61:
- Il regio decreto 6 maggio 1940, n. 635 (Approvazione
del regolamento per l'esecuzione del testo unico 18 giugno
1931, n. 773 delle leggi di pubblica sicurezza), e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 giugno 1940, n.
149.
- La legge 18 aprile 1975, n. 110 (Norme integrative
della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle
munizioni e degli esplosivi), e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 21 aprile 1975, n. 105.
- Il testo dell'art. 26 del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 21 agosto 2008, n. 195, e' il
seguente:
«Art. 26 (Taglia-enti). - 1. Gli enti pubblici non
economici con una dotazione organica inferiore alle 50
unita', con esclusione degli ordini professionali e loro
federazioni, delle federazioni sportive e degli enti non
inclusi nell'elenco ISTAT pubblicato in attuazione del
comma 5 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n.
311, degli enti la cui funzione consiste nella
conservazione e nella trasmissione della memoria della
Resistenza e delle deportazioni, anche con riferimento alle
leggi 20 luglio 2000, n. 211, istitutiva della Giornata
della memoria, e 30 marzo 2004, n. 92, istitutiva del
Giorno del ricordo, nonche' delle Autorita' portuali, degli
enti parco e degli enti di ricerca, sono soppressi al
novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, ad eccezione di
quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica
amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione
normativa, da emanarsi entro il predetto termine. Sono,
altresi', soppressi tutti gli enti pubblici non economici,
per i quali, alla scadenza del 31 ottobre 2009, non siano
stati emanati i regolamenti di riordino ai sensi del comma
634 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
Gli enti confermati ai sensi del primo periodo possono
essere oggetto di regolamenti di riordino di enti ed
organismi pubblici statali, di cui al comma 634
dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Il
termine di cui al secondo periodo si intende comunque
rispettato con l'approvazione preliminare del Consiglio dei
Ministri degli schemi dei regolamenti di riordino. Sono
soppressi gli enti pubblici non economici di cui al secondo
periodo i cui regolamenti di riordino, approvati in via
preliminare entro il 31 ottobre 2009, non siano stati
adottati in via definitiva entro il 31 ottobre 2010, con
esclusione di quelli che formano oggetto di apposite
previsioni legislative di riordino entrate in vigore nel
corso della XVI legislatura. Nei successivi novanta giorni
i Ministri vigilanti comunicano ai Ministri per la pubblica
amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione
normativa gli enti che risultano soppressi ai sensi del
presente comma.
2. Le funzioni esercitate da ciascun ente soppresso
sono attribuite all'amministrazione vigilante ovvero, nel
caso di pluralita' di amministrazioni vigilanti, a quella
titolare delle maggiori competenze nella materia che ne e'
oggetto. L'amministrazione cosi' individuata succede a
titolo universale all'ente soppresso, in ogni rapporto,
anche controverso, e ne acquisisce le risorse finanziarie,
strumentali e di personale. I rapporti di lavoro a tempo
determinato, alla prima scadenza successiva alla
soppressione dell'ente, non possono essere rinnovati o
prorogati.
3. Il comma 636 dell'articolo 2 e l' allegato A della
legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonche' i commi da 580 a
585 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
sono abrogati.
4. All'alinea del comma 634 del medesimo articolo 2
della predetta legge n. 244 del 2007 sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) le parole: «Ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione» sono sostituite dalle
seguenti: «Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione, del Ministro per la semplificazione
normativa»;
b) le parole: «amministrative pubbliche statali» sono
sostituite dalle seguenti: «pubbliche statali o partecipate
dallo Stato, anche in forma associativa,»;
c) le parole: «termine di centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore della presente legge» sono sostituite
dalle seguenti: «31 dicembre 2008».
5. All' articolo 1, comma 4, della legge 27 settembre
2007, n. 165, le parole: «e con il Ministro dell'economia e
delle finanze» sono sostituite dalle seguenti: «, il
Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per la
semplificazione normativa».
6. L'Unita' per il monitoraggio, istituita dall'
articolo 1, comma 724, della legge 27 dicembre 2006, n.
296, e' soppressa a decorrere dalla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto e la
relativa dotazione finanziaria, pari a due milioni di euro
annui, comprensiva delle risorse gia' stanziate, confluisce
in apposito fondo da istituire nel bilancio autonomo della
Presidenza del Consiglio dei Ministri.
7. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta del Ministro per i rapporti con
le regioni, sono determinate le finalita' e le modalita' di
utilizzazione delle risorse di cui al comma 6.».
Note all'art. 62:
- Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419,
si vedano le note all'art. 50.
- Per il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si
vedano le note all'art. 14.
Note all'art. 64:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 27
febbraio 2003, n. 97, si vedano le note all'art. 53.
Note all'art. 65:
- Il testo dell'art. 1 della legge 20 marzo 1975, n. 70
(Disposizioni sul riordinamento degli enti pubblici e del
rapporto di lavoro del personale dipendente), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 2 aprile 1975, n. 87, e' il
seguente:
«Art. 1 (Campo di applicazione). - Lo stato giuridico e
il trattamento economico d'attivita' e di fine servizio del
personale dipendente dagli enti pubblici individuati ai
sensi dei seguenti commi sono regolati in conformita' della
presente legge.
Sono esclusi dall'applicazione della presente legge gli
enti pubblici economici, gli enti locali e territoriali e
loro consorzi, le istituzioni pubbliche di assistenza e
beneficenza, gli enti ospedalieri e gli enti ecclesiastici,
le universita' e gli istituti di istruzione, gli istituti
di educazione, le opere universitarie, le scuole di
ostetricia autonome, gli osservatori astronomici e
vulcanologici, gli istituti geologici, le deputazioni di
storia patria e in genere le accademie e gli istituti
culturali di cui al decreto legislativo 27 marzo 1948, n.
472, e successive modificazioni, salvo quelli compresi
nella parte VII della tabella allegata alla presente legge,
gli ordini e i collegi professionali, le camere di
commercio e gli enti di patronato per l'assistenza dei
lavoratori, la Cassa per il Mezzogiorno.
La tabella allegata alla presente legge contiene
l'elenco degli enti individuali e classificati, sulla base
delle funzioni esercitate, in categorie omogenee, senza
pregiudizio per le soppressioni o fusioni di enti che
dovessero intervenire per effetto di successive leggi di
riforma.».
- L'art. 2 della legge 7 dicembre 2000, n. 383
(Disciplina delle associazioni di promozione sociale),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2000,
n. 300, e' il seguente:
«Art. 2 (Associazioni di promozione sociale). - 1. Sono
considerate associazioni di promozione sociale le
associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti,
i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al
fine di svolgere attivita' di utilita' sociale a favore di
associati o di terzi, senza finalita' di lucro e nel pieno
rispetto della liberta' e dignita' degli associati.
2. Non sono considerate associazioni di promozione
sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i
partiti politici, le organizzazioni sindacali, le
associazioni dei datori di lavoro, le associazioni
professionali e di categoria e tutte le associazioni che
hanno come finalita' la tutela esclusiva di interessi
economici degli associati.
3. Non costituiscono altresi' associazioni di
promozione sociale i circoli privati e le associazioni
comunque denominate che dispongono limitazioni con
riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di
qualsiasi natura in relazione all'ammissione degli
associati o prevedono il diritto di trasferimento, a
qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine,
collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale
alla titolarita' di azioni o quote di natura
patrimoniale.».
- La legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del
Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno
ambientale), e' pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 1986, n. 162.
Note all'art. 69:
- Per l'art. 3 della legge 23 agosto 1998, n. 400, si
vedano le note all'art. 49.
- Per la legge 24 gennaio 1978, n. 14, si vedano le
note all'art. 49.
- Il testo del comma 634 dell'art. 2 della legge 24
dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge
finanziaria 2008), pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2007, n. 300, e' il
seguente:
«634 Al fine di conseguire gli obiettivi di stabilita'
e crescita, di ridurre il complesso della spesa di
funzionamento delle amministrazioni pubbliche, di
incrementare l'efficienza e di migliorare la qualita' dei
servizi, con uno o piu' regolamenti, da emanare entro il 31
ottobre 2009, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro o
dei Ministri interessati, di concerto con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l'innovazione, il Ministro
per la semplificazione normativa, il Ministro per
l'attuazione del programma di Governo e il Ministro
dell'economia e delle finanze sentite le organizzazioni
sindacali in relazione alla destinazione del personale,
sono riordinati, trasformati o soppressi e messi in
liquidazione, enti ed organismi pubblici statali, nonche'
strutture pubbliche statali o partecipate dallo Stato,
anche in forma associativa, nel rispetto dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a) fusione di enti, organismi e strutture pubbliche
comunque denominate che svolgono attivita' analoghe o
complementari, con conseguente riduzione della spesa
complessiva e corrispondente riduzione del contributo
statale di funzionamento;
b) trasformazione degli enti ed organismi pubblici che
non svolgono funzioni e servizi di rilevante interesse
pubblico in soggetti di diritto privato, ovvero
soppressione e messa in liquidazione degli stessi secondo
le modalita' previste dalla legge 4 dicembre 1956, n. 1404,
e successive modificazioni, fermo restando quanto previsto
dalla lettera e) del presente comma, nonche' dall'articolo
9, comma 1-bis, lettera c), del decreto-legge 15 aprile
2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
giugno 2002, n. 112;
c) fusione, trasformazione o soppressione degli enti
che svolgono attivita' in materie devolute alla competenza
legislativa regionale ovvero attivita' relative a funzioni
amministrative conferite alle regioni o agli enti locali;
d) razionalizzazione degli organi di indirizzo
amministrativo, di gestione e consultivi e riduzione del
numero dei componenti degli organi collegiali almeno del 30
per cento, con salvezza della funzionalita' dei predetti
organi;
e) previsione che, per gli enti soppressi e messi in
liquidazione, lo Stato risponde delle passivita' nei limiti
dell'attivo della singola liquidazione in conformita' alle
norme sulla liquidazione coatta amministrativa;
f) abrogazione delle disposizioni legislative che
prescrivono il finanziamento, diretto o indiretto, a carico
del bilancio dello Stato o di altre amministrazioni
pubbliche, degli enti ed organismi pubblici soppressi e
posti in liquidazione o trasformati in soggetti di diritto
privato ai sensi della lettera b);
g) trasferimento, all'amministrazione che riveste
preminente competenza nella materia, delle funzioni di
enti, organismi e strutture soppressi;
h) la riduzione del numero degli uffici dirigenziali
esistenti presso gli enti con corrispondente riduzione
degli organici del personale dirigenziale e non
dirigenziale ed il contenimento delle spese relative alla
logistica ed al funzionamento;
i) la riduzione da parte delle amministrazioni
vigilanti del numero dei propri uffici dirigenziali con
corrispondente riduzione delle dotazioni organiche del
personale dirigenziale e non dirigenziale nonche' il
contenimento della spesa per la logistica ed il
funzionamento.».
- Il testo dell'art. 74 del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale 21 agosto 2008, n. 195, e' il
seguente:
«Art. 74 (Riduzione degli assetti organizzativi). - 1.
Le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, le agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui
agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 300 e successive modificazioni e integrazioni, gli
enti pubblici non economici, gli enti di ricerca, nonche'
gli enti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni ed integrazioni, provvedono entro il 30
novembre 2008, secondo i rispettivi ordinamenti:
a) a ridimensionare gli assetti organizzativi
esistenti, secondo principi di efficienza, razionalita' ed
economicita', operando la riduzione degli uffici
dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non
generale, in misura non inferiore, rispettivamente, al 20 e
al 15 per cento di quelli esistenti. A tal fine le
amministrazioni adottano misure volte:
- alla concentrazione dell'esercizio delle funzioni
istituzionali, attraverso il riordino delle competenze
degli uffici;
- all'unificazione delle strutture che svolgono
funzioni logistiche e strumentali, salvo specifiche
esigenze organizzative, derivanti anche dalle connessioni
con la rete periferica, riducendo, in ogni caso, il numero
degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli
di livello non generale adibiti allo svolgimento di tali
compiti.
Le dotazioni organiche del personale con qualifica
dirigenziale sono corrispondentemente ridotte, ferma
restando la possibilita' dell'immissione di nuovi
dirigenti, nei termini previsti dall'articolo 1, comma 404,
lettera a), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
b) a ridurre il contingente di personale adibito allo
svolgimento di compiti logistico-strumentali e di supporto
in misura non inferiore al dieci per cento con contestuale
riallocazione delle risorse umane eccedenti tale limite
negli uffici che svolgono funzioni istituzionali;
c) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del
personale non dirigenziale, ad esclusione di quelle degli
enti di ricerca, apportando una riduzione non inferiore al
dieci per cento della spesa complessiva relativa al numero
dei posti di organico di tale personale.
2. Ai fini dell'attuazione delle misure di cui al comma
1, le amministrazioni possono disciplinare, mediante
appositi accordi, forme di esercizio unitario delle
funzioni logistiche e strumentali, compresa la gestione del
personale, nonche' l'utilizzo congiunto delle risorse umane
in servizio presso le strutture centrali e periferiche.
3. Con i medesimi provvedimenti di cui al comma 1, le
amministrazioni dello Stato rideterminano la rete
periferica su base regionale o interregionale, oppure, in
alternativa, provvedono alla riorganizzazione delle
esistenti strutture periferiche nell'ambito delle
prefetture-uffici territoriali del Governo nel rispetto
delle procedure previste dall'articolo 1, comma 404,
lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
4. Ai fini dell'attuazione delle misure previste dal
comma 1, lettera a), da parte dei Ministeri possono essere
computate altresi' le riduzioni derivanti dai regolamenti
emanati, nei termini di cui al comma 1, ai sensi dell'
articolo 1, comma 404, lettera a), della legge 27 dicembre
2006, n. 296, avuto riguardo anche ai Ministeri esistenti
anteriormente alla data di entrata in vigore del
decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121. In ogni
caso per le amministrazioni che hanno gia' adottato i
predetti regolamenti resta salva la possibilita' di
provvedere alla copertura dei posti di funzione
dirigenziale generale previsti in attuazione delle relative
disposizioni, nonche' nelle disposizioni di rango primario
successive alla data di entrata in vigore della citata
legge n. 296 del 2006. In considerazione delle esigenze
generali di compatibilita' nonche' degli assetti
istituzionali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri
assicura il conseguimento delle economie, corrispondenti a
una riduzione degli organici dirigenziali pari al 7 per
cento della dotazione di livello dirigenziale generale e al
15 per cento di quella di livello non generale, con
l'adozione di provvedimenti specifici del Presidente del
Consiglio dei Ministri ai sensi del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, che
tengono comunque conto dei criteri e dei principi di cui al
presente articolo.
5. Sino all'emanazione dei provvedimenti di cui al
comma 1 le dotazioni organiche sono provvisoriamente
individuate in misura pari ai posti coperti alla data del
30 settembre 2008. Sono fatte salve le procedure
concorsuali e di mobilita' avviate alla data di entrata in
vigore del presente decreto.
5-bis. Al fine di assicurare il rispetto della
disciplina vigente sul bilinguismo e la riserva
proporzionale di posti nel pubblico impiego, gli uffici
periferici delle amministrazioni dello Stato, inclusi gli
enti previdenziali situati sul territorio della provincia
autonoma di Bolzano, sono autorizzati per l'anno 2008 ad
assumere personale risultato vincitore o idoneo a seguito
di procedure concorsuali pubbliche nel limite di spesa pari
a 2 milioni di euro a valere sul fondo di cui all' articolo
1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
6. Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a
quanto previsto dai commi 1 e 4 e' fatto divieto di
procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e
con qualsiasi contratto.
6-bis. Restano escluse dall'applicazione del presente
articolo le strutture del comparto sicurezza, delle Forze
Armate e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, fermi
restando gli obiettivi fissati ai sensi del presente
articolo da conseguire da parte di ciascuna
amministrazione.».
Note all'art. 70:
- Per la legge 20 marzo 1975, n. 70, si vedano le note
all'art. 56.
- Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419,
si vedano le note all'art. 50.
- Per il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si
vedano le note all'art. 14.
Note all'art. 72:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 27
febbraio 2003, n. 97, si vedano le note all'art. 53.
Note all'art. 77:
- Per l'art. 3 della legge 23 agosto 1998, n. 400, si
vedano le note all'art. 49.
Note all'art. 79:
Per il decreto del Presidente della Repubblica 27
febbraio 2003, n. 97, si vedano le note all'art. 53.
Note all'art. 82:
- Il testo dell'art. 41 del decreto del Presidente
della Repubblica 8 maggio 1987, n. 266 (Norme risultanti
dalla disciplina prevista dall'accordo del 26 marzo 1987
concernente il comparto del personale dipendente dai
Ministeri), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale dell'11 luglio 1987, n. 160, e' il
seguente:
«Art. 41 (Pari opportunita'). - 1. Nell'intento di
attivare misure e meccanismi tesi a consentire una reale
parita' tra uomini e donne all'interno del comparto di cui
all'art. 2 del D.P.R. 5 marzo 1986, n. 68, saranno
definiti, con la contrattazione decentrata di livello
nazionale e di area territoriale cosi' come individuata
nell'art. 17, specifici interventi che si concretizzino in
vere e proprie «azioni positive» a favore delle
lavoratrici.
2. Pertanto, al fine di consentire una reale parita'
uomini-donne, vengono istituiti, presso tutti i Ministeri,
con la presenza delle organizzazioni sindacali, appositi
comitati per le pari opportunita', che propongano misure
adatte a creare effettive condizioni di pari opportunita' e
relazionino almeno una volta all'anno, sulle condizioni
oggettive in cui si trovano le lavoratrici rispetto alle
attribuzioni, alle mansioni, alla partecipazione ai corsi
di formazione ed aggiornamento, ai nuovi ingressi, al
rispetto dell'applicazione della normativa per la
prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali,
alla promozione di misure idonee a tutelarne la salute in
relazione alle peculiarita' psicofisiche ed alla
prevedibilita' di rischi specifici per le donne con
particolare attenzione alle situazioni di lavoro che
possono rappresentare rischi per la salute riproduttiva.».
Note all'art. 88:
- Il testo dell'art. 29, comma 2-bis, del decreto-legge
4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio
economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi
in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale),
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006,
n. 248, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale dell'11 agosto 2006, n. 186, e' il seguente:
«Art. 29 (Contenimento spesa per commissioni comitati
ed altri organismi). - 1. Fermo restando il divieto
previsto dall'articolo 18, comma 1, della legge 28 dicembre
2001, n. 448, la spesa complessiva sostenuta dalle
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, per organi collegiali e altri organismi,
anche monocratici, comunque denominati, operanti nelle
predette amministrazioni, e' ridotta del trenta per cento
rispetto a quella sostenuta nell'anno 2005. Ai suddetti
fini le amministrazioni adottano con immediatezza, e
comunque entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, le necessarie misure di adeguamento
ai nuovi limiti di spesa. Tale riduzione si aggiunge a
quella prevista dall'articolo 1, comma 58, della legge 23
dicembre 2005, n. 266.
2. Per realizzare le finalita' di contenimento delle
spese di cui al comma 1, per le amministrazioni statali si
procede, entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, al riordino degli organismi,
anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture,
con regolamenti da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per gli organismi
previsti dalla legge o da regolamento e, per i restanti,
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su
proposta del Ministro competente. I provvedimenti tengono
conto dei seguenti criteri:
a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e
funzionali;
b) razionalizzazione delle competenze delle strutture
che svolgono funzioni omogenee;
c) limitazione del numero delle strutture di supporto a
quelle strettamente indispensabili al funzionamento degli
organismi;
d) diminuzione del numero dei componenti degli
organismi;
e) riduzione dei compensi spettanti ai componenti degli
organismi;
e-bis) indicazione di un termine di durata, non
superiore a tre anni, con la previsione che alla scadenza
l'organismo e' da intendersi automaticamente soppresso;
e-ter) previsione di una relazione di fine mandato
sugli obiettivi realizzati dagli organismi, da presentare
all'amministrazione competente e alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
2-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri valuta,
prima della scadenza del termine di durata degli organismi
individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3, di
concerto con l'amministrazione di settore competente, la
perdurante utilita' dell'organismo proponendo le
conseguenti iniziative per l'eventuale proroga della durata
dello stesso.
3. Le amministrazioni non statali sono tenute a
provvedere, entro lo stesso termine e sulla base degli
stessi criteri di cui al comma 2, con atti di natura
regolamentare previsti dai rispettivi ordinamenti, da
sottoporre alla verifica degli organi interni di controllo
e all'approvazione dell'amministrazione vigilante, ove
prevista. Nelle more dell'adozione dei predetti regolamenti
le stesse amministrazioni assicurano il rispetto del limite
di spesa di cui al comma 1 entro il termine ivi previsto.
4. Ferma restando la realizzazione degli obiettivi di
risparmio di spesa di cui al comma 1, gli organismi non
individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3
entro il 15 maggio 2007 sono soppressi. A tale fine, i
regolamenti ed i decreti di cui al comma 2, nonche' gli
atti di natura regolamentare di cui al comma 3, devono
essere trasmessi per l'acquisizione dei prescritti pareri,
ovvero per la verifica da parte degli organi interni di
controllo e per l'approvazione da parte
dell'amministrazione vigilante, ove prevista, entro il 28
febbraio 2007.
5. Scaduti i termini di cui ai commi 1, 2 e 3 senza che
si sia provveduto agli adempimenti ivi previsti e' fatto
divieto alle amministrazioni di corrispondere compensi ai
componenti degli organismi di cui al comma 1.
6. Le disposizioni del presente articolo non trovano
diretta applicazione alle regioni, alle province autonome,
agli enti locali e agli enti del Servizio sanitario
nazionale, per i quali costituiscono disposizioni di
principio ai fini del coordinamento della finanza pubblica.
7. Le disposizioni del presente articolo non si
applicano ai commissari straordinari del Governo di cui
all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e agli
organi di direzione, amministrazione e controllo.».
- Il testo dell'art. 68 del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale 21 agosto 2008, n. 195, e' il
seguente:
«Art. 68 (Riduzione degli organismi collegiali e di
duplicazioni di strutture). - 1. Ai fini dell'attuazione
del comma 2-bis dell'articolo 29 del decreto-legge 4 luglio
2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
agosto 2006, n. 248, improntato a criteri di rigorosa
selezione, per la valutazione della perdurante utilita'
degli organismi collegiali operanti presso la Pubblica
Amministrazione e per realizzare, entro il triennio
2009-2011, la graduale riduzione di tali organismi fino al
definitivo trasferimento delle attivita' ad essi demandate
nell'ambito di quelle istituzionali delle Amministrazioni,
vanno esclusi dalla proroga prevista dal comma 2-bis del
citato articolo 29 del decreto-legge n. 223 del 2006 gli
organismi collegiali:
istituiti in data antecedente al 30 giugno 2004 da
disposizioni legislative od atti amministrativi la cui
operativita' e' finalizzata al raggiungimento di specifici
obiettivi o alla definizione di particolari attivita'
previste dai provvedimenti di istituzione e non abbiano
ancora conseguito le predette finalita';
istituiti successivamente alla data del 30 giugno 2004
che non operano da almeno due anni antecedenti alla data di
entrata in vigore del presente decreto;
svolgenti funzioni riconducibili alle competenze
previste dai regolamenti di organizzazione per gli uffici
di struttura dirigenziale di 1° e 2° livello
dell'Amministrazione presso la quale gli stessi operano
ricorrendo, ove vi siano competenze di piu'
amministrazioni, alla conferenza di servizi.
2. Nei casi in cui, in attuazione del comma 2-bis
dell'articolo 29 del citato decreto-legge n. 223 del 2006
venga riconosciuta l'utilita' degli organismi collegiali di
cui al comma 1, la proroga e' concessa per un periodo non
superiore a due anni. In sede di concessione della proroga
prevista dal citato comma 2-bis dovranno inoltre prevedersi
ulteriori obiettivi di contenimento dei trattamenti
economici da corrispondere ai componenti privilegiando i
compensi collegati alla presenza rispetto a quelli
forfetari od onnicomprensivi e stabilendo l'obbligo, a
scadenza dei contratti, di nominare componenti la cui sede
di servizio coincida con la localita' sede dell'organismo.
3. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, su proposta del Ministro competente, sono
individuati gli organismi collegiali ritenuti utili sulla
base dei criteri di cui ai precedenti commi, in modo tale
da assicurare un ulteriore contenimento della spesa non
inferiore a quello conseguito in attuazione del citato
articolo 29 del decreto-legge n. 223 del 2006.
4. La riduzione di spesa prevista dal comma 1
dell'articolo 29 del citato decreto-legge n. 223 del 2006
riferita all'anno 2006 si applica agli organismi collegiali
ivi presenti istituiti dopo la data di entrata in vigore
del citato decreto-legge.
5. Al fine di eliminare duplicazioni organizzative e
funzionali nonche' di favorire una maggiore efficienza dei
servizi e la razionalizzazione delle procedure, le
strutture amministrative che svolgono prevalentemente
attivita' a contenuto tecnico e di elevata specializzazione
riconducibili a funzioni istituzionali attribuite ad
amministrazioni dello Stato centrali o periferiche, sono
soppresse e le relative competenze sono trasferite alle
Amministrazioni svolgenti funzioni omogenee.
6. In particolare sono soppresse le seguenti strutture:
a) Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto
della corruzione e delle altre forme di illecito
all'interno della pubblica amministrazione di cui
all'articolo 1 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 e
successive modificazioni.;
b) Alto Commissario per la lotta alla contraffazione di
cui all'articolo 1-quater del decreto-legge 14 marzo 2005,
n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio
2005, n. 80 e all'articolo 4-bis del decreto-legge 10
gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 marzo 2006, n. 81;
c) Commissione per l'inquadramento del personale gia'
dipendente da organismi militari operanti nel territorio
nazionale nell'ambito della Comunita' Atlantica di cui
all'articolo 2, comma 2, della legge 9 marzo 1971, n. 98 .
6-bis. Le funzioni delle strutture di cui al comma 6,
lettere a) e b), sono trasferite al Ministro competente che
puo' delegare un sottosegretario di Stato.
7. Le amministrazioni interessate trasmettono al
Dipartimento della Funzione Pubblica ed al Ministero
dell'economia e delle finanze - Dipartimento della
Ragioneria Generale dello Stato - i provvedimenti di
attuazione del presente articolo.
8. Gli organi delle strutture soppresse ai sensi del
presente articolo rimangono in carica per 60 giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto al fine di
gestire l'ordinato trasferimento delle funzioni. I risparmi
derivanti dal presente articolo sono destinati al
miglioramento dei saldi di finanza pubblica.».
Note all'art. 89:
- Il testo dell'art. 8 della legge 3 agosto 2007, n.
124 (Sistema di informazione per la sicurezza della
Repubblica e nuova disciplina del segreto), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 2007, n. 187, e' il
seguente:
«Art. 8 (Esclusivita' delle funzioni attribuite al DIS,
all'AISE e all'AISI). - 1. Le funzioni attribuite dalla
presente legge al DIS, all'AISE e all'AISI non possono
essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio.
2. Il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato
maggiore della difesa (RIS) svolge esclusivamente compiti
di carattere tecnico militare e di polizia militare, e in
particolare ogni attivita' informativa utile al fine della
tutela dei presidi e delle attivita' delle Forze armate
all'estero, e non e' parte del Sistema di informazione per
la sicurezza. Il RIS agisce in stretto collegamento con
l'AISE secondo la disciplina regolamentare approvata con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato
previa deliberazione del CISR, entro centottanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Note all'art. 97:
- Il testo dell'art. 4, comma 2, della legge 23 aprile
l959, n. 189 (Ordinamento del corpo della Guardia di
finanza), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 aprile
1959, n. 98, e' il seguente:
«Art. 4. - Il Comandante generale della guardia di
finanza e' scelto fra i generali di Corpo d'armata
dell'Esercito in servizio permanente effettivo ed e'
nominato con decreto del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro per le finanze di concerto col
Ministro per la difesa.
Il Comandante generale presiede a tutte le attivita'
concernenti l'organizzazione, il personale, l'impiego, i
servizi tecnici, logistici e amministrativi, i mezzi e gli
impianti della Guardia di finanza. Prende accordi con gli
stati maggiori delle Forze armate per quanto e' necessario
in relazione all'addestramento militare e al concorso dei
reparti del Corpo alle operazioni militari in caso di
emergenza. Ha rapporti col Comandante generale dei
carabinieri, col Capo della polizia e con tutti gli altri
organi centrali dell'Amministrazione dello Stato per
assicurare il coordinamento con essi dell'attivita' della
Guardia di finanza.
Il Comandante generale e' coadiuvato nell'esercizio
delle sue funzioni ed e' sostituito, in caso di assenza o
d'impedimento, dal Comandante in seconda, che attende
anche, in particolare, alla trattazione degli affari che
gli vengono delegati dal Comandante generale. Assume la
carica di Comandante in seconda il generale di divisione
piu' anziano della Guardia di finanza.».
Note agli artt. 98 e 99:
- Per l'art. 4 della legge 23 aprile l959, n. 189, si
vedano le note all'art. 97.
Note all'art. 106:
- Per l'art.19 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 16.
- Per il testo dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988,
n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri), si vedano le
note alle premesse.
Note all'art. 111:
- Il testo dell'art. 6 della legge 20 febbraio 1981, n.
30 (Istituzione di direzioni di amministrazione
dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 25 febbraio 1981, n. 55, e' il
seguente:
«Art. 6. (Istituzione di un reparto per il
coordinamento amministrativo). - Nell'ambito dell'ufficio
del segretario generale della Difesa e' istituito un
reparto per il coordinamento amministrativo, retto da un
ufficiale generale o ammiraglio dei servizi o corpi
tecnico-amministrativi.
La direzione di amministrazione istituita con il
precedente articolo 5 e' posta alle dipendenze del predetto
reparto.
Sono attribuite al capo del predetto reparto di
coordinamento amministrativo le funzioni previste dalla
normativa vigente per i comandanti di regione militare, di
dipartimento militare marittimo e di regione aerea in
ordine alla gestione degli enti dipendenti dalla direzione
di amministrazione di cui all'articolo precedente.
Il reparto per il coordinamento amministrativo tiene i
rapporti, nell'ambito delle proprie competenze, con la
ragioneria centrale del Ministero della difesa, sovrintende
alla chiusura a pareggio - eseguita dalla direzione
interforze - della contabilita' speciale di tutte le
direzioni di amministrazione, alla tempestiva comunicazione
di dati ed elementi chiesti dalla ragioneria centrale
nonche' al loro esame anche al fine di un controllo
statistico-economico delle spese in rapporto alla forza o
ad altri parametri di raffronto; coordina l'attivita' di
tutte le direzioni di amministrazione; emana, inoltre, le
disposizioni amministrative relative alla gestione in
denaro ed in materia degli enti militari.
Il predetto reparto per il coordinamento amministrativo
propone alla ragioneria centrale del Ministero della difesa
le pene pecuniarie previste dal regolamento per la
contabilita' generale dello Stato per ritardi nella
presentazione dei rendiconti del contante e del materiale;
mantiene altresi' i rapporti con gli organi di controllo
per le materie concernenti la gestione in denaro degli enti
direttamente dipendenti.».
Note all'art. 112:
- Il testo dell'art. 1, commi da 56 a 65 della legge 23
dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della
finanza pubblica), pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 1996, n. 303, e' il
seguente:
«Art. 1. (Misure in materia di sanita', pubblico
impiego, istruzione, finanza regionale e locale, previdenza
e assistenza). - 1-55 (omissis).
56. Le disposizioni di cui all'articolo 58, comma 1,
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , e
successive modificazioni ed integrazioni, nonche' le
disposizioni di legge e di regolamento che vietano
l'iscrizione in albi professionali non si applicano ai
dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di
lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non
superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.
56-bis. Sono abrogate le disposizioni che vietano
l'iscrizione ad albi e l'esercizio di attivita'
professionali per i soggetti di cui al comma 56. Restano
ferme le altre disposizioni in materia di requisiti per
l'iscrizione ad albi professionali e per l'esercizio delle
relative attivita'. Ai dipendenti pubblici iscritti ad albi
professionali e che esercitino attivita' professionale non
possono essere conferiti incarichi professionali dalle
amministrazioni pubbliche; gli stessi dipendenti non
possono assumere il patrocinio in controversie nelle quali
sia parte una pubblica amministrazione.
57. Il rapporto di lavoro a tempo parziale puo' essere
costituito relativamente a tutti i profili professionali
appartenenti alle varie qualifiche o livelli dei dipendenti
delle pubbliche amministrazioni, ad esclusione del
personale militare, di quello delle Forze di polizia e del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
58. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo
pieno a tempo parziale puo' essere concessa
dall'amministrazione entro sessanta giorni dalla domanda,
nella quale e' indicata l'eventuale attivita' di lavoro
subordinato o autonomo che il dipendente intende svolgere.
L'amministrazione, entro il predetto termine, nega la
trasformazione del rapporto nel caso in cui l'attivita'
lavorativa di lavoro autonomo o subordinato comporti un
conflitto di interessi con la specifica attivita' di
servizio svolta dal dipendente ovvero, nel caso in cui la
trasformazione comporti, in relazione alle mansioni e alla
posizione organizzativa ricoperta dal dipendente,
pregiudizio alla funzionalita' dell'amministrazione stessa.
La trasformazione non puo' essere comunque concessa qualora
l'attivita' lavorativa di lavoro subordinato debba
intercorrere con un'amministrazione pubblica. Il dipendente
e' tenuto, inoltre, a comunicare, entro quindici giorni,
all'amministrazione nella quale presta servizio,
l'eventuale successivo inizio o la variazione
dell'attivita' lavorativa. Fatte salve le esclusioni di cui
al comma 57, per il restante personale che esercita
competenze istituzionali in materia di giustizia, di difesa
e di sicurezza dello Stato, di ordine e di sicurezza
pubblica, con esclusione del personale di polizia
municipale e provinciale, le modalita' di costituzione dei
rapporti di lavoro a tempo parziale ed i contingenti
massimi del personale che puo' accedervi sono stabiliti con
decreto del Ministro competente, di concerto con il
Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e
con il Ministro dell'economia e delle finanze.
58-bis. Ferma restando la valutazione in concreto dei
singoli casi di conflitto di interesse, le amministrazioni
provvedono, con decreto del Ministro competente, di
concerto con il Ministro per la funzione pubblica, ad
indicare le attivita' che in ragione della interferenza con
i compiti istituzionali, sono comunque non consentite ai
dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con
prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di
quella a tempo pieno. I dipendenti degli enti locali
possono svolgere prestazioni per conto di altri enti previa
autorizzazione rilasciata dall'amministrazione di
appartenenza.
58-ter. Al fine di consentire la trasformazione del
rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, il
limite percentuale della dotazione organica complessiva di
personale a tempo pieno di ciascuna qualifica funzionale
prevista dall'articolo 22, comma 20, della legge 23
dicembre 1994, n. 724 , puo' essere arrotondato per eccesso
onde arrivare comunque all'unita'.
59. I risparmi di spesa derivanti dalla trasformazione
dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni da tempo pieno a tempo parziale
costituiscono per il 30 per cento economie di bilancio. Una
quota pari al 70 per cento dei predetti risparmi e'
destinata, secondo le modalita' ed i criteri stabiliti
dalla contrattazione integrativa, ad incentivare la
mobilita' del personale esclusivamente per le
amministrazioni che dimostrino di aver provveduto ad
attivare piani di mobilita' e di riallocazione mediante
trasferimento di personale da una sede all'altra
dell'amministrazione stessa. I risparmi eventualmente non
utilizzati per le predette finalita' costituiscono
ulteriori economie di bilancio.
60. Al di fuori dei casi previsti al comma 56, al
personale e' fatto divieto di svolgere qualsiasi altra
attivita' di lavoro subordinato o autonomo tranne che la
legge o altra fonte normativa ne prevedano l'autorizzazione
rilasciata dall'amministrazione di appartenenza e
l'autorizzazione sia stata concessa. La richiesta di
autorizzazione inoltrata dal dipendente si intende accolta
ove entro trenta giorni dalla presentazione non venga
adottato un motivato provvedimento di diniego.
61. La violazione del divieto di cui al comma 60, la
mancata comunicazione di cui al comma 58, nonche' le
comunicazioni risultate non veritiere anche a seguito di
accertamenti ispettivi dell'amministrazione costituiscono
giusta causa di recesso per i rapporti di lavoro
disciplinati dai contratti collettivi nazionali di lavoro e
costituiscono causa di decadenza dall'impiego per il
restante personale, sempreche' le prestazioni per le
attivita' di lavoro subordinato o autonomo svolte al di
fuori del rapporto di impiego con l'amministrazione di
appartenenza non siano rese a titolo gratuito, presso
associazioni di volontariato o cooperative a carattere
socio-assistenziale senza scopo di lucro. Le procedure per
l'accertamento delle cause di recesso o di decadenza devono
svolgersi in contraddittorio fra le parti.
62. Per effettuare verifiche a campione sui dipendenti
delle pubbliche amministrazioni, finalizzate
all'accertamento dell'osservanza delle disposizioni di cui
ai commi da 56 a 65, le amministrazioni si avvalgono dei
rispettivi servizi ispettivi, che, comunque, devono essere
costituiti entro il termine perentorio di trenta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Analoghe verifiche sono svolte dal Dipartimento della
funzione pubblica che puo' avvalersi, d'intesa con le
amministrazioni interessate, dei predetti servizi
ispettivi, nonche', d'intesa con il Ministero delle finanze
ed anche ai fini dell'accertamento delle violazioni
tributarie, della Guardia di finanza.
63. Le disposizioni di cui ai commi 61 e 62 entrano in
vigore il 1° marzo 1997. Entro tale termine devono cessare
tutte le attivita' incompatibili con il divieto di cui al
comma 60 e a tal fine gli atti di rinuncia all'incarico,
comunque denominati, producono effetto dalla data della
relativa comunicazione.
64. Per quanto disposto dai precedenti commi, viene
data precedenza ai familiari che assistono persone
portatrici di handicap non inferiore al 70 per cento,
malati di mente, anziani non autosufficienti, nonche' ai
genitori con figli minori in relazione al loro numero.
65. I commi da 56 a 65 non trovano applicazione negli
enti locali che non versino in situazioni strutturalmente
deficitarie e la cui pianta organica preveda un numero di
dipendenti inferiore alle cinque unita'.».
Note all'art. 113:
- Per l'art. 17 della legge 23 agosto 1998, n. 400, si
vedano le note all'art. 106.
Note all'art. 124:
- Il testo dell'art. 3 della legge 9 luglio 1990, n.
185 (Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 1990, n.
163, e' il seguente:
«Art. 3. (Registro nazionale delle imprese). - 1.
Presso il Ministero della difesa, ufficio del Segretario
generale - Direttore nazionale degli armamenti, e'
istituito il registro nazionale delle imprese e consorzi di
imprese operanti nel, settore della progettazione,
produzione, importazione, esportazione, manutenzione e
lavorazioni comunque connesse di materiale di armamento,
precisate e suddivise secondo le funzioni per le quali
l'iscrizione puo' essere accettata. Copie di tale registro
nazionale e dei suoi aggiornamenti sono trasmesse, per i
fini della presente legge, ai Ministeri degli affari
esteri, dell'interno, delle finanze, dell'industria, del
commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero.
2. Solo agli iscritti al registro nazionale possono
essere rilasciate le autorizzazioni ad iniziare trattative
contrattuali e ad effettuare operazioni di esportazione,
importazione, transito di materiale di armamento.
3. L'iscrizione al registro di cui al comma 1 tiene
luogo dell'autorizzazione di cui all'articolo 28, comma
secondo, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 , fermi
restando i requisiti indicati all'articolo 9 della legge 18
aprile 1975, n. 110 .
4. Le domande di iscrizione al registro nazionale,
corredate della documentazione necessaria a comprovare
l'esistenza dei requisiti richiesti, secondo le modalita'
che saranno prescritte con decreto del Ministro della
difesa di concerto con i Ministri degli affari esteri e del
commercio con l'estero, devono essere presentate dalle
imprese che vi abbiano interesse purche' in possesso dei
seguenti requisiti soggettivi:
a) per le imprese individuali e per le societa' di
persone, la cittadinanza italiana dell'imprenditore o del
legale rappresentante, ovvero la residenza in Italia dei
suddetti, purche' cittadini di Paesi legati all'Italia da
un trattato per la collaborazione giudiziaria;
b) per le societa' di capitali, purche' legalmente
costituite in Italia ed ivi esercitanti attivita'
concernenti materiali soggetti al controllo della presente
legge, la residenza in Italia dei soggetti titolari dei
poteri di rappresentanza ai fini della presente legge,
purche' cittadini italiani o di Paesi legati all'Italia da
un trattato per la collaborazione giudiziaria.
5. Possono essere altresi' iscritti al registro
nazionale i consorzi di imprese costituiti con la
partecipazione di una o piu' imprese iscritte al registro
nazionale purche' nessuna delle imprese partecipanti versi
nelle condizioni ostative di cui ai commi 8, 9, 10, 11 e
12, sempreche' il legale rappresentante del consorzio abbia
i requisiti soggettivi di cui al comma 4, lettera b).
6. Sono inoltre iscritti d'ufficio al registro
nazionale i consorzi industriali promossi a seguito di
specifiche intese intergovernative o comunque autorizzati
dai competenti organi dello Stato italiano.
7. Gli iscritti al registro nazionale devono Comunicare
al Ministero della difesa ogni variazione dei soggetti di
cui al comma 4, lettere a) e b), e al comma 5, il
trasferimento della sede, la istituzione di nuove sedi, la
trasformazione o l'estinzione dell'impresa.
8. Non sono iscrivibili o, se iscritte, decadono dalla
iscrizione le imprese dichiarate fallite.
9. Si applicano le norme di sospensione, decadenza e
non iscrivibilita' stabilite dalla legge 31 maggio 1965, n.
575 , nonche' dall'articolo 24 della legge 13 settembre
1982, n. 646 .
10. Non sono iscrivibili o, se iscritte, decadono dalla
iscrizione le imprese i cui rappresentanti indicati al
comma 4, lettere a) e b), siano stati definitivamente
riconosciuti come appartenuti o appartenenti ad
associazioni segrete ai sensi dell'articolo 1 della legge
25 gennaio 1982, n. 17 , o siano state condannate ai sensi
della legge 20 giugno 1952, n. 645, del testo unico delle
leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18
giugno 1931, n. 773 , e successive modificazioni, della
legge 18 aprile 1975, n. 110 , nonche' della presente
legge.
11. Non sono iscrivibili o, se iscritte, decadono dalla
iscrizione le imprese i cui legali rappresentanti siano
stati condannati, con sentenza passata in giudicato, per
reati di commercio illegale di materiali di armamento.
12. Non sono iscrivibili o, se iscritte, sono sospese
dalla iscrizione le imprese che, in violazione del divieto
di cui all'articolo 22, assumano con le funzioni ivi
elencate, ex dipendenti delle amministrazioni dello Stato
prima di tre anni dalla cessazione del loro servizio
attivo.
13. Il verificarsi delle condizioni di cui ai
precedenti commi 8, 9, 10 e 11 determina la sospensione o
la cancellazione dal registro nazionale, disposta con
decreto del Ministro della difesa, da comunicare al
Ministeri di cui al comma 1.
14. Qualora venga rimosso l'impedimento alla iscrizione
l'impresa potra' ottenere l'iscrizione stessa o, se
cancellata, la reiscrizione nel registro nazionale.
15. In pendenza dell'accertamento definitivo degli
impedimenti di cui ai commi 8, 9, 10, 11 e 12 l'impresa o
il consorzio potranno esercitare le normali attivita' nei
limiti delle autorizzazioni concesse e in corso di
validita', ad eccezione di quelle oggetto di contestazione.
Ad essi non potranno essere rilasciate nuove
autorizzazioni.».
Note all'art. 127:
- La legge 19 marzo 1990, n. 55 (Nuove disposizioni per
la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre
gravi forme di manifestazione di pericolosita' sociale), e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 1990, n.
69.
- Il testo dell'art. 1 della legge 25 gennaio 1982, n.
17 (Norme di attuazione dell'art. 18 della Costituzione in
materia di associazioni segrete e scioglimento della
associazione denominata Loggia P2), pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 28 gennaio 1982, n. 27, e' il
seguente:
«Art. 1. Si considerano associazioni segrete, come tali
vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche
all'interno di associazioni palesi, occultando la loro
esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalita' e
attivita' sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od
in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono
attivita' diretta ad interferire sull'esercizio delle
funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni
pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici
anche economici, nonche' di servizi pubblici essenziali di
interesse nazionale.».
- Il testo dell'art. 22 della legge 9 luglio 1990, n.
185 (Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 1990, n.
163, e' il seguente:
«Art. 22. (Divieti a conferire cariche). - 1. I
dipendenti pubblici civili e militari, preposti a qualsiasi
titolo all'esercizio di funzioni amministrative connesse
all'applicazione della presente legge nei due anni
precedenti alla cessazione del rapporto di pubblico impiego
non possono, per un periodo di tre anni successivo alla
cessazione del rapporto stesso, a qualunque causa dovuta,
far parte di consigli di amministrazione, assumere cariche
di presidente, vice presidente, amministratore delegato,
consigliere delegato, amministratore unico, e direttore
generale nonche' assumere incarichi di consulenza, fatti
salvi quelli di carattere specificamente tecnico-operativo,
relativi a progettazioni o collaudi, in imprese operanti
nel settore degli armamenti.
2. Le imprese che violano la disposizione del comma 1
sono sospese per due anni dal registro nazionale di cui
all'articolo 3.».
Note all'art. 128:
- Il testo dell'art. 28 del regio decreto 18 giugno
1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 26 giugno 1931, n. 146, e' il seguente:
«Art. 28. - Oltre i casi preveduti dal codice penale,
sono proibite la fabbricazione, la raccolta, la detenzione
e la vendita, senza licenza del Ministro per l'interno, di
armi da guerra e di armi ad esse analoghe, nazionali o
straniere, o di parti di esse, di munizioni, di uniformi
militari o di altri oggetti destinati all'armamento e
all'equipaggiamento di forze armate nazionali o straniere.
Con la licenza di fabbricazione sono consentite le
attivita' commerciali connesse e la riparazione delle armi
prodotte.
La licenza e' altresi' necessaria per l'importazione e
l'esportazione delle armi da fuoco diverse dalle armi
comuni da sparo non comprese nei materiali di armamento,
nonche' per la fabbricazione, l'importazione e
l'esportazione, la raccolta, la detenzione e la vendita
degli strumenti di autodifesa specificamente destinati
all'armamento dei Corpi armati o di polizia, nonche' per la
fabbricazione e la detenzione delle tessere di
riconoscimento e degli altri contrassegni di
identificazione degli ufficiali e degli agenti di pubblica
sicurezza e di polizia giudiziaria, fatte salve le
produzioni dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.
Per il trasporto delle armi stesse nell'interno dello
Stato e' necessario darne avviso al Prefetto.
Il contravventore e' punito, qualora il fatto non
costituisca un piu' grave reato, con la reclusione da uno a
tre anni e con la multa da euro cinquecento a euro
tremila».
- Il testo dell'art. 18 della legge 9 luglio 1990, n.
185 (Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 1990, n.
163, e' il seguente:
«Art. 18. (Lista dei materiali). - 1. Le imprese
esportatrici dei materiali di armamento indicati nella
presente legge, entro 120 giorni dalla data di entrata in
vigore del decreto di cui all'articolo 2, comma 3, sono
tenute a depositare presso la commissione di cui
all'articolo 4 la lista dei materiali di armamento oggetto
di esportazione con l'indicazione, per ognuno di essi,
dell'eventuale classifica di segretezza precedentemente
apposta dal Ministero della difesa. Allo stesso Ministero
sono altresi' comunicati, con gli stessi criteri, gli
eventuali aggiornamenti della lista.».
Note all'art. 131:
- Il testo dell'art. 2423 del codice civile e' il


(continuazione)

seguente:
«Art. 2423 (Redazione del bilancio). - Gli
amministratori devono redigere il bilancio di esercizio,
costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e
dalla nota integrativa.
Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve
rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della societa' e il risultato
economico dell'esercizio.
Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni
di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione
veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni
complementari necessarie allo scopo.
Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una
disposizione degli articoli seguenti e' incompatibile con
la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione
non deve essere applicata. La nota integrativa deve
motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria
e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti
dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non
distribuibile se non in misura corrispondente al valore
recuperato.
Il bilancio deve essere redatto in unita' di euro,
senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa
che puo' essere redatta in migliaia di euro.».
Note all'art. 132:
- Il testo dell'art. 8 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del
Governo, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997,
n. 59), pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 agosto 1999, n. 203, e' il seguente:
«Art. 8 (L'ordinamento). - 1. Le agenzie sono strutture
che, secondo le previsioni del presente decreto
legislativo, svolgono attivita' a carattere
tecnico-operativo di interesse nazionale, in atto
esercitate da ministeri ed enti pubblici. Esse operano al
servizio delle amministrazioni pubbliche, comprese anche
quelle regionali e locali.
2. Le agenzie hanno piena autonomia nei limiti
stabiliti dalla legge e sono sottoposte al controllo della
Corte dei conti, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della
legge 14 gennaio 1994, n. 20. Esse sono sottoposte ai
poteri di indirizzo e di vigilanza di un ministro secondo
le disposizioni del successivo comma 4, e secondo le
disposizioni generali dettate dagli articoli 3, comma 1, e
14 del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive
modificazioni.
3. L'incarico di direttore generale dell'agenzia viene
conferito in conformita' alle disposizioni dettate dal
precedente articolo 5 del presente decreto per il
conferimento dell'incarico di capo del dipartimento.
4. Con regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del presidente del consiglio dei ministri e dei ministri
competenti, di concerto con il ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, sono emanati gli
statuti delle agenzie istituite dal presente decreto
legislativo, in conformita' ai seguenti principi e criteri
direttivi:
a) definizione delle attribuzioni del direttore
generale dell'agenzia anche sulla base delle previsioni
contenute nel precedente articolo 5 del presente decreto
con riferimento al capo del dipartimento;
b) attribuzione al direttore generale e ai dirigenti
dell'agenzia dei poteri e della responsabilita' della
gestione, nonche' della responsabilita' per il
conseguimento dei risultati fissati dal ministro competente
nelle forme previste dal presente decreto; nell'ambito, ove
possibile, di massimali di spesa predeterminati dal
bilancio o, nell'ambito di questo, dal ministro stesso;
c) previsione di un comitato direttivo, composto da
dirigenti dei principali settori di attivita' dell'agenzia,
in numero non superiore a quattro, con il compito di
coadiuvare il direttore generale nell'esercizio delle
attribuzioni ad esso conferite;
d) definizione dei poteri ministeriali di vigilanza,
che devono comprendere, comunque, oltre a quelli
espressamente menzionati nel precedente comma 2:
d1) l'approvazione dei programmi di attivita'
dell'agenzia e di approvazione dei bilanci e rendiconti,
secondo modalita' idonee a garantire l'autonomia
dell'agenzia;
d2) l'emanazione di direttive con l'indicazione degli
obiettivi da raggiungere;
d3) l'acquisizione di dati e notizie e l'effettuazione
di ispezioni per accertare l'osservanza delle prescrizioni
impartite;
d4) l'indicazione di eventuali specifiche attivita' da
intraprendere;
e) definizione, tramite una apposita convenzione da
stipularsi tra il ministro competente e il direttore
generale dell'agenzia, degli obiettivi specificamente
attribuiti a questa ultima, nell'ambito della missione ad
essa affidata dalla legge; dei risultati attesi in un arco
temporale determinato; dell'entita' e delle modalita' dei
finanziamenti da accordare all'agenzia stessa; delle
strategie per il miglioramento dei servizi; delle modalita'
di verifica dei risultati di gestione; delle modalita'
necessarie ad assicurare al ministero competente la
conoscenza dei fattori gestionali interni all'agenzia,
quali l'organizzazione, i processi e l'uso delle risorse;
f) attribuzione all'agenzia di autonomia di bilancio,
nei limiti del fondo stanziato a tale scopo in apposita
unita' previsionale di base dello stato di previsione del
ministero competente; attribuzione altresi' all'agenzia di
autonomi poteri per la determinazione delle norme
concernenti la propria organizzazione ed il proprio
funzionamento, nei limiti fissati dalla successiva lettera
l);
g) regolazione su base convenzionale dei rapporti di
collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto,
promozione tra l'agenzia ed altre pubbliche
amministrazioni, sulla base di convenzioni quadro da
deliberarsi da parte del ministro competente;
h) previsione di un collegio dei revisori, nominato con
decreto del ministro competente, composto di tre membri,
due dei quali scelti tra gli iscritti all'albo dei revisori
dei conti o tra persone in possesso di specifica
professionalita'; previsione di un membro supplente;
attribuzione dei relativi compensi, da determinare con
decreto del ministro competente di concerto con quello del
tesoro;
i) istituzione di un apposito organismo preposto al
controllo di gestione ai sensi del decreto legislativo di
riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di
monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei
risultati dell'attivita' svolta dalle amministrazioni
pubbliche;
l) determinazione di una organizzazione dell'agenzia
rispondente alle esigenze di speditezza, efficienza ed
efficacia dell'adozione amministrativa; attribuzione a
regolamenti interni di ciascuna agenzia, adottati dal
direttore generale dell'agenzia e approvati dal ministro
competente, della possibilita' di adeguare l'organizzazione
stessa, nei limiti delle disponibilita' finanziarie, alle
esigenze funzionali, e devoluzione ad atti di
organizzazione di livello inferiore di ogni altro potere di
organizzazione; applicazione dei criteri di mobilita'
professionale e territoriale previsti dal decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive
modificazioni e integrazioni;
m) facolta' del direttore generale dell'agenzia di
deliberare e proporre all'approvazione del ministro
competente, di concerto con quello del tesoro, regolamenti
interni di contabilita' ispirati, ove richiesto
dall'attivita' dell'agenzia, a principi civilistici, anche
in deroga alle disposizioni sulla contabilita' pubblica.».
Note all'art. 133:
- Per l'art. 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, si vedano le note all'art. 132.
Note all'art. 135:
- Per l'art.19 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 16.
Note all'art. 136:
- Per l'art. 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, si vedano le note all'art. 132.
- Per l'art.19 del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, si vedano le note all'art. 16.
Note all'art. 138:
- Il testo dell'art. 2397 del codice civile e' il
seguente:
«Art. 2397 (Composizione del collegio). - Il collegio
sindacale si compone di tre o cinque membri effettivi, soci
o non soci. Devono inoltre essere nominati due sindaci
supplenti.
Almeno un membro effettivo ed uno supplente devono
essere scelti tra i revisori legali iscritti nell'apposito
registro. I restanti membri, se non iscritti in tale
registro, devono essere scelti fra gli iscritti negli albi
professionali individuati con decreto del Ministro della
giustizia, o fra i professori universitari di ruolo, in
materie economiche o giuridiche.».
Note all'art. 139:
- Il testo dell'art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 286 (Riordino e
potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e
valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati
dell'attivita' svolta dalle amministrazioni pubbliche, a
norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997, n. 59),
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1999, n.
193, e' il seguente:
«Art. 1 (Principi generali del controllo interno). - 1
(omissis). - 2. La progettazione d'insieme dei controlli
interni rispetta i seguenti principi generali, obbligatori
per i Ministeri, applicabili dalle regioni nell'ambito
della propria autonomia organizzativa e legislativa e
derogabili da parte di altre amministrazioni pubbliche,
fermo restando il principio di cui all'articolo 3 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni ed integrazioni, di qui in poi denominato
"decreto n. 29":
a) l'attivita' di valutazione e controllo strategico
supporta l'attivita' di programmazione strategica e di
indirizzo politico-amministrativo di cui agli articoli 3,
comma 1, lettere b) e c), e 14 del decreto n. 29. Essa e'
pertanto svolta da strutture che rispondono direttamente
agli organi di indirizzo politico-amministrativo. Le
strutture stesse svolgono, di norma, anche l'attivita' di
valutazione dei dirigenti direttamente destinatari delle
direttive emanate dagli organi di indirizzo
politico-amministrativo, in particolare dai Ministri, ai
sensi del successivo articolo 8;
b) il controllo di gestione e l'attivita' di
valutazione dei dirigenti, fermo restando quanto previsto
alla lettera a), sono svolte da strutture e soggetti che
rispondono ai dirigenti posti al vertice dell'unita'
organizzativa interessata;
c) l'attivita' di valutazione dei dirigenti utilizza
anche i risultati del controllo di gestione, ma e' svolta
da strutture o soggetti diverse da quelle cui e' demandato
il controllo di gestione medesimo;
d) le funzioni di cui alle precedenti lettere sono
esercitate in modo integrato;
e) e' fatto divieto di affidare verifiche di
regolarita' amministrativa e contabile a strutture addette
al controllo di gestione, alla valutazione dei dirigenti,
al controllo strategico.».
Note all'art. 141:
- Per l'art. 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, si vedano le note all'art. 132.
Note all'art. 142:
- Il testo dell'art. 3, comma 4, della legge 14 gennaio
1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e
controllo della Corte dei conti), pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 14 gennaio 1994, n. 10, e' il seguente:
«Art. 3 (Norme in materia di controllo della Corte dei
conti). - 1-3 (omissis). - 4. La Corte dei conti svolge,
anche in corso di esercizio, il controllo successivo sulla
gestione del bilancio e del patrimonio delle
amministrazioni pubbliche, nonche' sulle gestioni fuori
bilancio e sui fondi di provenienza comunitaria,
verificando la legittimita' e la regolarita' delle
gestioni, nonche' il funzionamento dei controlli interni a
ciascuna amministrazione. Accerta, anche in base all'esito
di altri controlli, la rispondenza dei risultati
dell'attivita' amministrativa agli obiettivi stabiliti
dalla legge, valutando comparativamente costi, modi e tempi
dello svolgimento dell'azione amministrativa. La Corte
definisce annualmente i programmi e i criteri di
riferimento del controllo sulla base delle priorita'
previamente deliberate dalle competenti Commissioni
parlamentari a norma dei rispettivi regolamenti, anche
tenendo conto, ai fini di referto per il coordinamento del
sistema di finanza pubblica, delle relazioni redatte dagli
organi, collegiali o monocratici, che esercitano funzioni
di controllo o vigilanza su amministrazioni, enti pubblici,
autorita' amministrative indipendenti o societa' a
prevalente capitale pubblico.».
Note all'art. 143:
- Il testo dell'art. 9 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del
Governo, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997,
n. 59), pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 agosto 1999, n. 203, e' il seguente:
«Art. 9 (Il personale e la dotazione finanziaria). - 1.
Alla copertura dell'organico delle agenzie, nei limiti
determinati per ciascuna di esse dai successivi articoli,
si provvede, nell'ordine:
a) mediante l'inquadramento del personale trasferito
dai ministeri e dagli enti pubblici, di cui al precedente
articolo 8, comma 1;
b) mediante le procedure di mobilita' di cui al capo
III del titolo II del decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni;
c) a regime, mediante le ordinarie forme di
reclutamento.
2. Al termine delle procedure di inquadramento di cui
al precedente comma 1, sono corrispondentemente ridotte le
dotazioni organiche delle amministrazioni e degli enti di
provenienza e le corrispondenti risorse finanziarie sono
trasferite all'agenzia. In ogni caso, le suddette dotazioni
organiche non possono essere reintegrate.
3. Al personale inquadrato nell'organico dell'agenzia,
ai sensi del precedente comma 1, e' mantenuto il
trattamento giuridico ed economico spettante presso gli
enti, le amministrazioni e gli organismi di provenienza al
momento dell'inquadramento, fino alla stipulazione del
primo contratto integrativo collettivo di ciascuna agenzia.
4. Gli oneri di funzionamento dell'agenzia sono
coperti:
a) mediante le risorse finanziarie trasferite da
amministrazioni, secondo quanto disposto dal precedente
comma 2;
b) mediante gli introiti derivanti dai contratti
stipulati con le amministrazioni per le prestazioni di
collaborazione, consulenza, assistenza, servizio, supporto,
promozione;
c) mediante un finanziamento annuale, nei limiti del
fondo a tale scopo stanziato in apposita unita'
previsionale di base dello stato di previsione del
ministero competente e suddiviso in tre capitoli,
distintamente riferiti agli oneri di gestione, calcolati
tenendo conto dei vincoli di servizio, alle spese di
investimento, alla quota incentivante connessa al
raggiungimento degli obiettivi gestionali.».
- Il testo degli articoli 33 e 34 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2001, n.
106, e' il seguente:
«Art. 33 (Eccedenze di personale e mobilita'
collettiva). - 1. Le pubbliche amministrazioni che rilevino
eccedenze di personale sono tenute ad informare
preventivamente le organizzazioni sindacali di cui al comma
3 e ad osservare le procedure previste dal presente
articolo. Si applicano, salvo quanto previsto dal presente
articolo, le disposizioni di cui alla legge 23 luglio 1991,
n. 223, ed in particolare l'articolo 4, comma 11 e
l'articolo 5, commi 1 e 2, e successive modificazioni ed
integrazioni.
1-bis. La mancata individuazione da parte del dirigente
responsabile delle eccedenze delle unita' di personale, ai
sensi del comma 1, e' valutabile ai fini della
responsabilita' per danno erariale.
2. Il presente articolo trova applicazione quando
l'eccedenza rilevata riguardi almeno dieci dipendenti. Il
numero di dieci unita' si intende raggiunto anche in caso
di dichiarazione di eccedenza distinte nell'arco di un
anno. In caso di eccedenze per un numero inferiore a 10
unita' agli interessati si applicano le disposizioni
previste dai commi 7 e 8.
3. La comunicazione preventiva di cui all'articolo 4,
comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, viene fatta
alle rappresentanze unitarie del personale e alle
organizzazioni sindacali firmatarie del contratto
collettivo nazionale del comparto o area. La comunicazione
deve contenere l'indicazione dei motivi che determinano la
situazione di eccedenza; dei motivi tecnici e organizzativi
per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee
a riassorbire le eccedenze all'interno della medesima
amministrazione; del numero, della collocazione, delle
qualifiche del personale eccedente, nonche' del personale
abitualmente impiegato, delle eventuali proposte per
risolvere la situazione di eccedenza e dei relativi tempi
di attuazione, delle eventuali misure programmate per
fronteggiare le conseguenze sul piano sociale
dell'attuazione delle proposte medesime.
4. Entro dieci giorni dal ricevimento della
comunicazione di cui al comma 1, a richiesta delle
organizzazioni sindacali di cui al comma 3, si procede
all'esame delle cause che hanno contribuito a determinare
l'eccedenza del personale e delle possibilita' di diversa
utilizzazione del personale eccedente, o di una sua parte.
L'esame e' diretto a verificare le possibilita' di
pervenire ad un accordo sulla ricollocazione totale o
parziale del personale eccedente o nell'ambito della stessa
amministrazione, anche mediante il ricorso a forme
flessibili di gestione del tempo di lavoro o a contratti di
solidarieta', ovvero presso altre amministrazioni comprese
nell'ambito della Provincia o in quello diverso determinato
ai sensi del comma 6. Le organizzazioni sindacali che
partecipano all'esame hanno diritto di ricevere, in
relazione a quanto comunicato dall'amministrazione, le
informazioni necessarie ad un utile confronto.
5. La procedura si conclude decorsi quarantacinque
giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di
cui al comma 3, o con l'accordo o con apposito verbale nel
quale sono riportate le diverse posizioni delle parti. In
caso di disaccordo, le organizzazioni sindacali possono
richiedere che il confronto prosegua, per le
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,
e gli enti pubblici nazionali, presso il Dipartimento della
funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei
ministri, con l'assistenza dell'Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni
- ARAN, e per le altre amministrazioni, ai sensi degli
articoli 3 e 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n.
469, e successive modificazioni ed integrazioni. La
procedura si conclude in ogni caso entro sessanta giorni
dalla comunicazione di cui al comma 1.
6. I contratti collettivi nazionali possono stabilire
criteri generali e procedure per consentire, tenuto conto
delle caratteristiche del comparto, la gestione delle
eccedenze di personale attraverso il passaggio diretto ad
altre amministrazioni nell'ambito della provincia o in
quello diverso che, in relazione alla distribuzione
territoriale delle amministrazioni o alla situazione del
mercato del lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi
nazionali. Si applicano le disposizioni dell'articolo 30.
7. Conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5,
l'amministrazione colloca in disponibilita' il personale
che non sia possibile impiegare diversamente nell'ambito
della medesima amministrazione e che non possa essere
ricollocato presso altre amministrazioni, ovvero che non
abbia preso servizio presso la diversa amministrazione che,
secondo gli accordi intervenuti ai sensi dei commi
precedenti, ne avrebbe consentito la ricollocazione.
8. Dalla data di collocamento in disponibilita' restano
sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di
lavoro e il lavoratore ha diritto ad un'indennita' pari
all'80 per cento dello stipendio e dell'indennita'
integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro
emolumento retributivo comunque denominato, per la durata
massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento
dell'indennita' sono riconosciuti ai fini della
determinazione dei requisiti di accesso alla pensione e
della misura della stessa. E' riconosciuto altresi' il
diritto all'assegno per il nucleo familiare di cui
all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988,
n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni.».
«Art. 34 (Gestione del personale in disponibilita'). -
1. Il personale in disponibilita' e' iscritto in appositi
elenchi secondo l'ordine cronologico di sospensione del
relativo rapporto di lavoro.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo e per gli enti pubblici non economici
nazionali, il Dipartimento della funzione pubblica della
Presidenza del Consiglio dei ministri forma e gestisce
l'elenco, avvalendosi anche, ai fini della riqualificazione
professionale del personale e della sua ricollocazione in
altre amministrazioni, della collaborazione delle strutture
regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469, e realizzando opportune forme di
coordinamento con l'elenco di cui al comma 3.
3. Per le altre amministrazioni, l'elenco e' tenuto
dalle strutture regionali e provinciali di cui al decreto
legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, e successive
modificazioni ed integrazioni, alle quali sono affidati i
compiti di riqualificazione professionale e ricollocazione
presso altre amministrazioni del personale. Le leggi
regionali previste dal decreto legislativo 23 dicembre
1997, n. 469, nel provvedere all'organizzazione del sistema
regionale per l'impiego, si adeguano ai principi di cui al
comma 2.
4. Il personale in disponibilita' iscritto negli
appositi elenchi ha diritto all'indennita' di cui
all'articolo 33, comma 8, per la durata massima ivi
prevista. La spesa relativa grava sul bilancio
dell'amministrazione di appartenenza sino al trasferimento
ad altra amministrazione, ovvero al raggiungimento del
periodo massimo di fruizione dell'indennita' di cui al
medesimo comma 8. Il rapporto di lavoro si intende
definitivamente risolto a tale data, fermo restando quanto
previsto nell'articolo 33. Gli oneri sociali relativi alla
retribuzione goduta al momento del collocamento in
disponibilita' sono corrisposti dall'amministrazione di
appartenenza all'ente previdenziale di riferimento per
tutto il periodo della disponibilita'.
5. I contratti collettivi nazionali possono riservare
appositi fondi per la riqualificazione professionale del
personale trasferito ai sensi dell'articolo 33 o collocato
in disponibilita' e per favorire forme di incentivazione
alla ricollocazione del personale, in particolare mediante
mobilita' volontaria.
6. Nell'ambito della programmazione triennale del
personale di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre
1997, n. 449, e successive modificazioni ed integrazioni,
le nuove assunzioni sono subordinate alla verificata
impossibilita' di ricollocare il personale in
disponibilita' iscritto nell'apposito elenco.
7. Per gli enti pubblici territoriali le economie
derivanti dalla minore spesa per effetto del collocamento
in disponibilita' restano a disposizione del loro bilancio
e possono essere utilizzate per la formazione e la
riqualificazione del personale nell'esercizio successivo.
8. Sono fatte salve le procedure di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, relative al
collocamento in disponibilita' presso gli enti che hanno
dichiarato il dissesto.».
Note all'art. 144:
- Per l'art. 2423 del codice civile, si vedano le note
all'art. 131.
Note all'art. 162:
- Il testo dell'art. 90 del decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 2 maggio 2006, n.
100, e' il seguente:
«Art. 90 (Progettazione interna ed esterna alle
amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori
pubblici). - 1. Le prestazioni relative alla progettazione
preliminare, definitiva ed esecutiva di lavori, nonche'
alla direzione dei lavori e agli incarichi di supporto
tecnico-amministrativo alle attivita' del responsabile del
procedimento e del dirigente competente alla formazione del
programma triennale dei lavori pubblici sono espletate:
a) dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti;
b) dagli uffici consortili di progettazione e di
direzione dei lavori che i comuni, i rispettivi consorzi e
unioni, le comunita' montane, le aziende unita' sanitarie
locali, i consorzi, gli enti di industrializzazione e gli
enti di bonifica possono costituire con le modalita' di cui
agli articoli 30, 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267;
c) dagli organismi di altre pubbliche amministrazioni
di cui le singole stazioni appaltanti possono avvalersi per
legge;
d) da liberi professionisti singoli od associati nelle
forme di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1815, e
successive modificazioni, ivi compresi, con riferimento
agli interventi inerenti al restauro e alla manutenzione di
beni mobili e delle superfici decorate di beni
architettonici, i soggetti con qualifica di restauratore di
beni culturali ai sensi della vigente normativa;
e) dalle societa' di professionisti;
f) dalle societa' di ingegneria;
f-bis) da prestatori di servizi di ingegneria ed
architettura di cui alla categoria 12 dell'allegato II A
stabiliti in altri Stati membri, costituiti conformemente
alla legislazione vigente nei rispettivi Paesi;
g) da raggruppamenti temporanei costituiti dai soggetti
di cui alle lettere d), e), f), f-bis) e h) ai quali si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 37 in quanto
compatibili;
h) da consorzi stabili di societa' di professionisti e
di societa' di ingegneria, anche in forma mista, formati da
non meno di tre consorziati che abbiano operato nel settore
dei servizi di ingegneria e architettura, per un periodo di
tempo non inferiore a cinque anni, e che abbiano deciso di
operare in modo congiunto secondo le previsioni del comma 1
dell'articolo 36. E' vietata la partecipazione a piu' di un
consorzio stabile. Ai fini della partecipazione alle gare
per l'affidamento di incarichi di progettazione e attivita'
tecnico-amministrative ad essa connesse, il fatturato
globale in servizi di ingegneria e architettura realizzato
da ciascuna societa' consorziata nel quinquennio o nel
decennio precedente e' incrementato secondo quanto
stabilito dall'articolo 36, comma 6, della presente legge;
ai consorzi stabili di societa' di professionisti e di
societa' di ingegneria si applicano altresi' le
disposizioni di cui all'articolo 36, commi 4 e 5 e di cui
all'articolo 253, comma 8.
2. Si intendono per:
a) societa' di professionisti le societa' costituite
esclusivamente tra professionisti iscritti negli appositi
albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali, nelle
forme delle societa' di persone di cui ai capi II, III e IV
del titolo V del libro quinto del codice civile ovvero
nella forma di societa' cooperativa di cui al capo I del
titolo VI del libro quinto del codice civile, che eseguono
studi di fattibilita', ricerche, consulenze, progettazioni
o direzioni dei lavori, valutazioni di congruita'
tecnico-economica o studi di impatto ambientale. I soci
delle societa' agli effetti previdenziali sono assimilati
ai professionisti che svolgono l'attivita' in forma
associata ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 novembre
1939, n. 1815. Ai corrispettivi delle societa' si applica
il contributo integrativo previsto dalle norme che
disciplinano le rispettive Casse di previdenza di categoria
cui ciascun firmatario del progetto fa riferimento in forza
della iscrizione obbligatoria al relativo albo
professionale. Detto contributo dovra' essere versato pro
quota alle rispettive Casse secondo gli ordinamenti
statutari e i regolamenti vigenti;
b) societa' di ingegneria le societa' di capitali di
cui ai capi V, VI e VII del titolo V del libro quinto del
codice civile ovvero nella forma di societa' cooperative di
cui al capo I del titolo VI del libro quinto del codice
civile che non abbiano i requisiti di cui alla lettera a),
che eseguono studi di fattibilita', ricerche, consulenze,
progettazioni o direzioni dei lavori, valutazioni di
congruita' tecnico-economica o studi di impatto ambientale.
Ai corrispettivi relativi alle predette attivita'
professionali si applica il contributo integrativo qualora
previsto dalle norme legislative che regolano la Cassa di
previdenza di categoria cui ciascun firmatario del progetto
fa riferimento in forza della iscrizione obbligatoria al
relativo albo professionale. Detto contributo dovra' essere
versato pro quota alle rispettive Casse secondo gli
ordinamenti statutari e i regolamenti vigenti.
3. Il regolamento stabilisce i requisiti organizzativi
e tecnici che devono possedere le societa' di cui al comma
2 del presente articolo.
4. I progetti redatti dai soggetti di cui al comma 1,
lettere a), b) e c), sono firmati da dipendenti delle
amministrazioni abilitati all'esercizio della professione.
I pubblici dipendenti che abbiano un rapporto di lavoro a
tempo parziale non possono espletare, nell'ambito
territoriale dell'ufficio di appartenenza, incarichi
professionali per conto di pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, se non
conseguenti ai rapporti d'impiego.
5. Il regolamento definisce i limiti e le modalita' per
la stipulazione per intero, a carico delle stazioni
appaltanti, di polizze assicurative per la copertura dei
rischi di natura professionale a favore dei dipendenti
incaricati della progettazione. Nel caso di affidamento
della progettazione a soggetti esterni, la stipulazione e'
a carico dei soggetti stessi.
6. Le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare
la redazione del progetto preliminare, definitivo ed
esecutivo, nonche' lo svolgimento di attivita'
tecnico-amministrative connesse alla progettazione, ai
soggetti di cui al comma 1, lettere d), e), f), f-bis), g)
e h), in caso di carenza in organico di personale tecnico,
ovvero di difficolta' di rispettare i tempi della
programmazione dei lavori o di svolgere le funzioni di
istituto, ovvero in caso di lavori di speciale complessita'
o di rilevanza architettonica o ambientale o in caso di
necessita' di predisporre progetti integrali, cosi' come
definiti dal regolamento, che richiedono l'apporto di una
pluralita' di competenze, casi che devono essere accertati
e certificati dal responsabile del procedimento.
7. Indipendentemente dalla natura giuridica del
soggetto affidatario dell'incarico di cui al comma 6, lo
stesso deve essere espletato da professionisti iscritti
negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti
professionali, personalmente responsabili e nominativamente
indicati gia' in sede di presentazione dell'offerta, con la
specificazione delle rispettive qualificazioni
professionali. Deve inoltre essere indicata, sempre
nell'offerta, la persona fisica incaricata
dell'integrazione tra le varie prestazioni specialistiche.
Il regolamento definisce le modalita' per promuovere la
presenza anche di giovani professionisti nei gruppi
concorrenti ai bandi relativi a incarichi di progettazione,
concorsi di progettazione, concorsi di idee. All'atto
dell'affidamento dell'incarico deve essere dimostrata la
regolarita' contributiva del soggetto affidatario.
8. Gli affidatari di incarichi di progettazione non
possono partecipare agli appalti o alle concessioni di
lavori pubblici, nonche' agli eventuali subappalti o
cottimi, per i quali abbiano svolto la suddetta attivita'
di progettazione; ai medesimi appalti, concessioni di
lavori pubblici, subappalti e cottimi non puo' partecipare
un soggetto controllato, controllante o collegato
all'affidatario di incarichi di progettazione. Le
situazioni di controllo e di collegamento si determinano
con riferimento a quanto previsto dall'articolo 2359 del
codice civile. I divieti di cui al presente comma sono
estesi ai dipendenti dell'affidatario dell'incarico di
progettazione, ai suoi collaboratori nello svolgimento
dell'incarico e ai loro dipendenti, nonche' agli affidatari
di attivita' di supporto alla progettazione e ai loro
dipendenti.».
Note all'art. 229:
- La tabella B di cui al decreto legge 24 ottobre 1979,
n. 511 (Istituzione presso il Ministero dei trasporti del
commissariato per l'assistenza al volo), convertito, con
modificazioni dalla legge 22 dicembre 1979, n. 635,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 1979,
n. 349, e' la seguente:
«Tabella B

Bari Palese; Padova;

Catania Fontanarossa; Pantelleria;

Falconara; Rieti.

Napoli Capodichino;

Note all'art. 232:
- Il testo dell'art. 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 luglio 1981, n. 484 (Uso dello spazio aereo,
in attuazione della delega prevista dalla legge 23 maggio
1980, n. 242), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26
agosto 1981, n. 233, e' il seguente:
«Art. 3 (Spazi aerei di competenza dell'Azienda
autonoma di assistenza al volo per il traffico aereo
generale). - Gli spazi aerei di competenza dell'Azienda
autonoma di assistenza al volo per il traffico aereo
generale sono i seguenti:
a) zone di aerodromo e di avvicinamento istituite su
aeroporti civili;
b) zone di aerodromo e di avvicinamento istituite su
aeroporti militari aperti al traffico aereo civile di cui
alla tabella B della L. 22 dicembre 1979, n. 635;
c) aerovie ed aree terminali di controllo;
d) spazi aerei non controllati, ai fini del traffico
aereo generale.
Entro gli spazi aerei di cui al precedente comma, i
servizi di assistenza al volo di competenza sono forniti
dalla Azienda autonoma di assistenza al volo per il
traffico aereo generale, con gli opportuni coordinamenti.».
Note all'art. 233:
- Il testo dell'art. 3 della legge 23 maggio 1980, n.
242 (Delega al Governo per la ristrutturazione dei servizi
di assistenza al volo), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 16 giugno 1980, n. 163, e' il seguente:
«Art. 3. - I decreti delegati di cui all'articolo 1
saranno emanati con l'osservanza dei seguenti principi e
criteri direttivi:
a) armonizzazione dell'Azienda di cui al primo comma
dell'articolo 1 con l'azione svolta dall'Aeronautica
militare, in base alle esigenze rappresentate dalla
Direzione generale dell'aviazione civile ed a quelle
derivanti dall'applicazione dei trattati e delle norme
internazionali, con l'attribuzione al Presidente del
Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri della difesa e
dei trasporti, dei poteri di coordinamento per la
ripartizione dello spazio aereo tra le esigenze della
difesa e quelle del traffico aereo generale;
b) mantenimento delle competenze dell'Aeronautica
militare in merito al servizio di assistenza al volo per
quanto concerne il traffico aereo militare che non segue le
procedure formulate dalla Organizzazione internazionale per
l'aviazione civile (ICAO) ed il traffico aereo militare
sugli aeroporti militari nonche', salvo accordi particolari
tra i Ministeri dei trasporti e della difesa, il traffico
aereo civile sugli aeroporti militari aperti al traffico
civile. Saranno al tal fine previsti appositi organismi di
coordinamento;
c) adeguamento degli organici degli ufficiali in
servizio permanente dell'Aeronautica militare, vigenti
all'atto dell'entrata in vigore della presente legge, per
consentire il soddisfacimento delle esigenze nel settore di
cui alla lettera b). Tenendo conto del ripianamento gia'
consentito dalle vacanze organiche determinatesi per
effetto dell'inquadramento del personale nei ruoli
transitori del Commissariato per l'assistenza al volo,
saranno definiti ruoli, organici e tempi del suddetto
adeguamento, nonche' tempi e modalita' dei relativi
concorsi;
d) articolazione dell'Azienda attraverso la graduale
formazione di una struttura territorialmente e
funzionalmente decentrata con la previsione di adeguati
strumenti di collegamento con gli organi periferici, ivi
compresi quelli dipendenti dal Ministero della difesa;
e) previsione di una dotazione patrimoniale e
finanziaria del servizio idonea ad assicurare un'autonomia
operativa e di gestione, anche in deroga alle disposizioni
contenute nella normativa sulla contabilita' di Stato,
nonche' trasferimento di materiali e impianti dal Ministero
della difesa e dal Commissariato per l'assistenza al volo
civile contemporaneamente al graduale passaggio delle
attribuzioni;
f) disciplina dello stato giuridico del personale sulla
base della natura giuridica dell'Azienda da costituire ai
sensi del primo comma dell'articolo 1, salvaguardando
altresi' alle donne e a coloro che non hanno prestato
servizio militare il diritto di accesso;
g) definizione della pianta organica e dei relativi
ruoli del personale occorrente ad assolvere i compiti di
cui all'articolo 2;
h) inserimento negli organici dell'Azienda del
personale inquadrato nei ruoli transitori del Commissariato
per l'assistenza al volo, nonche' a domanda, di quello
messo a disposizione del Commissariato stesso ai sensi
dell'articolo 3 del decreto-legge 24 ottobre 1979, n. 511 ,
come risulta modificato dalla legge 22 dicembre 1979, n.
635, di conversione del decreto stesso;
i) inquadramento a domanda nei ruoli direttivi e
dirigenziali, in sede di prima applicazione, nei limiti
delle disponibilita' organiche, fatte salve le esigenze
organiche e di servizio dell'Aeronautica militare e nel
rispetto delle norme previste per la cessazione dal
servizio a domanda, degli ufficiali superiori e generali
dell'Aeronautica militare, in servizio e non, in possesso
di specifica esperienza nel campo dell'assistenza al volo.
Negli stessi ruoli potranno essere trasferiti a domanda,
nei limiti delle disponibilita' organiche, dirigenti di
altre amministrazioni dello Stato che abbiano maturato
esperienze di servizio nel settore, nonche' dirigenti delle
amministrazioni medesime da destinare a mansioni
amministrative;
l) determinazione delle quote riservate nei ruoli di
cui alla lettera g), in sede di prima applicazione della
presente legge e in via definitiva, al personale
dell'Aeronautica militare stabilendone i requisiti di
specializzazione, di grado e di anzianita';
m) disciplina delle forme dei controlli interni ed
esterni sull'attivita' dell'Azienda;
n) previsione della facolta' di dare in concessione
agli enti gestori di aeroporti minori il servizio delle
informazioni di volo (AFIS) previa verifica del possesso di
idonee attrezzature tecniche e delle necessarie
abilitazioni da parte del personale da adibirvi;
o) previsione di una ricognizione delle funzioni, dei
servizi e del personale trasferibili a scopo di
organicita', completezza ed efficienza ai sensi del numero
7) dell'articolo 2.».
Note all'art. 234:
- Il testo dell'art. 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 27 luglio 1981, n. 484 (Uso dello spazio
aereo, in attuazione della delega prevista dalla legge 23
maggio 1980, n. 242), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 26 agosto 1981, n. 233, e' il seguente:
«Art. 10 (Comitato consultivo per l'utilizzazione dello
spazio aereo). - Per l'espletamento dei poteri di
coordinamento attribuiti al presidente del Consiglio dei
Ministri, di cui all'art. 3, lettera a), della L. 23 maggio
1980, n. 242 , e' istituito, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, il comitato consultivo per
l'utilizzazione dello spazio aereo.
Sono membri del comitato:
a) il direttore generale dell'Azienda autonoma di
assistenza al volo per il traffico aereo generale;
b) il direttore generale della Direzione generale
dell'aviazione civile;
c) il sottocapo di stato maggiore dell'Aeronautica;
d) l'ispettore delle telecomunicazioni ed assistenza al
volo dell'Aeronautica militare;
e) un esperto nominato dal Presidente del Consiglio dei
Ministri.
La presidenza del comitato e' assunta, per la durata di
un anno, alternativamente, da uno dei membri appartenenti
al Ministero dei trasporti ed al Ministero della difesa.
La nomina del presidente e dei membri del comitato e'
conferita con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri.
I membri possono essere assistiti da propri esperti
senza diritto di voto.».
Note all'art. 245:
- Il testo degli articoli 3, comma 2, e 74 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 3 (Campo di applicazione). - 1. (omissis).
2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del
Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e
della difesa civile, dei servizi di protezione civile,
nonche' nell'ambito delle strutture giudiziarie,
penitenziarie, di quelle destinate per finalita'
istituzionali alle attivita' degli organi con compiti in
materia di ordine e sicurezza pubblica, delle universita',
degli istituti di istruzione universitaria, delle
istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica,
degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e
grado, degli uffici all'estero di cui all' articolo 30 del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le
disposizioni del presente decreto legislativo sono
applicate tenendo conto delle effettive particolari
esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarita'
organizzative ivi comprese quelle per la tutela della
salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed
attivita' condotte dalle Forze armate, compresa l'Arma dei
Carabinieri, nonche' dalle altre Forze di polizia e dal
Corpo dei Vigili del fuoco, nonche' dal Dipartimento della
protezione civile fuori dal territorio nazionale,
individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo con
decreti emanati, ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, dai Ministri competenti di
concerto con i Ministri del lavoro, della salute e delle
politiche sociali e per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione, acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sentite le organizzazioni sindacali comparativamente piu'
rappresentative sul piano nazionale nonche', relativamente
agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate,
compresa l'Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia
di finanza, gli organismi a livello nazionale
rappresentativi del personale militare; analogamente si
provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e
i musei solo nel caso siano sottoposti a particolari
vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali.
Con decreti, da emanare entro trentasei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, ai sensi
dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.
400, su proposta dei Ministri competenti, di concerto con
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, acquisito il parere della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, si provvede a dettare le
disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con
la disciplina recata dal presente decreto della normativa
relativa alle attivita' lavorative a bordo delle navi, di
cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, in
ambito portuale, di cui al decreto legislativo 27 luglio
1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui
al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e
l'armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai
titoli dal II al XII del medesimo decreto con la disciplina
in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26
aprile 1974, n. 191, e relativi decreti di attuazione.».
«Art. 74 (Definizioni). - 1. Si intende per dispositivo
di protezione individuale, di seguito denominato «DPI»,
qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e
tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno
o piu' rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la
salute durante il lavoro, nonche' ogni complemento o
accessorio destinato a tale scopo.
2. Non costituiscono DPI:
a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non
specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la
salute del lavoratore;
b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di
salvataggio;
c) le attrezzature di protezione individuale delle
forze armate, delle forze di polizia e del personale del
servizio per il mantenimento dell'ordine pubblico;
d) le attrezzature di protezione individuale proprie
dei mezzi di trasporto;
e) i materiali sportivi quando utilizzati a fini
specificamente sportivi e non per attivita' lavorative;
f) i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione;
g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare
rischi e fattori nocivi.».
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
3 febbraio 2006 (Norme unificate per la protezione e la
tutela delle informazioni classificate), e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio 2006, n. 46.
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
8 aprile 2008 (Criteri per l'individuazione delle notizie,
delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle
attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere
oggetto di segreto di Stato), e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 16 aprile 2008, n. 90.
- Il testo dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n.
241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo
e di diritto di accesso ai documenti amministrativi),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n.
192, e' il seguente:
«Art. 24 (Esclusione dal diritto di accesso). - 1. Il
diritto di accesso e' escluso:
a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi
della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive
modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di
divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal
regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche
amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo;
b) nei procedimenti tributari, per i quali restano
ferme le particolari norme che li regolano;
c) nei confronti dell'attivita' della pubblica
amministrazione diretta all'emanazione di atti normativi,
amministrativi generali, di pianificazione e di
programmazione, per i quali restano ferme le particolari
norme che ne regolano la formazione;
d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei
documenti amministrativi contenenti informazioni di
carattere psicoattitudinale relativi a terzi.
2. Le singole pubbliche amministrazioni individuano le
categorie di documenti da esse formati o comunque
rientranti nella loro disponibilita' sottratti all'accesso
ai sensi del comma 1.
3. Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate
ad un controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche
amministrazioni.
4. L'accesso ai documenti amministrativi non puo'
essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di
differimento.
5. I documenti contenenti informazioni connesse agli
interessi di cui al comma 1 sono considerati segreti solo
nell'ambito e nei limiti di tale connessione. A tale fine
le pubbliche amministrazioni fissano, per ogni categoria di
documenti, anche l'eventuale periodo di tempo per il quale
essi sono sottratti all'accesso.
6. Con regolamento, adottato ai sensi dell'articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo
puo' prevedere casi di sottrazione all'accesso di documenti
amministrativi:
a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate
dall'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla
loro divulgazione possa derivare una lesione, specifica e
individuata, alla sicurezza e alla difesa nazionale,
all'esercizio della sovranita' nazionale e alla continuita'
e alla correttezza delle relazioni internazionali, con
particolare riferimento alle ipotesi previste dai trattati
e dalle relative leggi di attuazione;
b) quando l'accesso possa arrecare pregiudizio ai
processi di formazione, di determinazione e di attuazione
della politica monetaria e valutaria;
c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi,
le dotazioni, il personale e le azioni strettamente
strumentali alla tutela dell'ordine pubblico, alla
prevenzione e alla repressione della criminalita' con
particolare riferimento alle tecniche investigative, alla
identita' delle fonti di informazione e alla sicurezza dei
beni e delle persone coinvolte, all'attivita' di polizia
giudiziaria e di conduzione delle indagini;
d) quando i documenti riguardino la vita privata o la
riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche,
gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento
agli interessi epistolare, sanitario, professionale,
finanziario, industriale e commerciale di cui siano in
concreto titolari, ancorche' i relativi dati siano forniti
all'amministrazione dagli stessi soggetti cui si
riferiscono;
e) quando i documenti riguardino l'attivita' in corso
di contrattazione collettiva nazionale di lavoro e gli atti
interni connessi all'espletamento del relativo mandato.
7. Deve comunque essere garantito ai richiedenti
l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia
necessaria per curare o per difendere i propri interessi
giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili
e giudiziari, l'accesso e' consentito nei limiti in cui sia
strettamente indispensabile e nei termini previsti
dall'articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e
la vita sessuale.».
- Il testo dell'art. 1, comma 5, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459
(Regolamento per l'attuazione delle direttive 89/392/CEE,
91/368/CEE, 93/44/CEE e 93/68/CEE concernenti il
riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
relative alle macchine), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 6 settembre 1996, n.
209, e' il seguente:
«Art. 1 (Campo di applicazione e definizioni). - 1. -
4. (omissis).
5. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente
regolamento:
a) le macchine la cui unica fonte di energia sia quella
prodotta dalla forza umana direttamente applicata, ad
eccezione delle macchine per il sollevamento di carichi
ovvero di persone;
b) le macchine per uso medico destinate all'impiego
diretto sul paziente;
c) le attrezzature specifiche per i parchi di
divertimento;
d) le caldaie a vapore e i recipienti a pressione;
e) le macchine specificamente progettate o destinate ad
uso nucleare che, se difettose, possono provocare emissioni
di radioattivita';
f) le fonti radioattive incorporate in una macchina;
g) le armi da fuoco;
h) i serbatoi di immagazzinamento e le condutture per
il trasporto di benzina, gasolio per autotrazione, liquidi
infiammabili e sostanze pericolose;
i) i mezzi di trasporto aerei, stradali, ferroviari o
per via d'acqua destinati unicamente al trasporto di
persone e quelli destinati al trasporto delle merci per la
sola parte inerente la funzione del trasporto. Non sono
esclusi dal campo di applicazione del presente regolamento
i veicoli destinati all'industria estrattiva;
l) le navi e le unita' mobili offshore, nonche' le
attrezzature destinate ad essere utilizzate a bordo di tali
navi o unita';
m) gli impianti a fune, comprese le funicolari, per il
trasporto pubblico o non pubblico di persone;
n) i trattori agricoli e forestali quali definiti al
paragrafo 1 dell'art. 1 della direttiva 74/150/CEE,
concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli
Stati membri relative all'omologazione dei trattori
agricoli o forestali a ruote, modificata da ultimo dalla
direttiva 86/297/CEE;
o) le macchine appositamente progettate e costruite a
fini militari o di mantenimento dell'ordine;
p) gli ascensori che collegano in modo permanente piani
definiti di edifici e costruzioni mediante una cabina che
si sposta lungo guide rigide la cui inclinazione
sull'orizzontale e' superiore a 15 gradi, destinata al
trasporto:
1) di persone;
2) di persone e cose;
3) soltanto di cose se la cabina e' accessibile, ossia
se una persona puo' penetrarvi senza difficolta', e
attrezzata con elementi di comando situati al suo interno o
alla portata di una persona che si trovi al suo interno;
q) i mezzi destinati al trasporto di persone che
utilizzano veicoli a cremagliera;
r) gli ascensori utilizzati nei pozzi delle miniere;
s) gli elevatori di scenotecnica;
t) gli ascensori da cantiere per il trasporto di
persone o di persone e materiale.».
Note all'art. 246:
- Il testo dell'art. 2 del decreto legislativo 9 aprile
2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3
agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile
2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini ed agli effetti
delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo
si intende per:
a) «lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla
tipologia contrattuale, svolge un'attivita' lavorativa
nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro
pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo
fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione,
esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al
lavoratore cosi' definito e' equiparato: il socio
lavoratore di cooperativa o di societa', anche di fatto,
che presta la sua attivita' per conto delle societa' e
dell'ente stesso; l'associato in partecipazione di cui
all'articolo 2549, e seguenti del codice civile; il
soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini
formativi e di orientamento di cui all'articolo 18 della
legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche
disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di
realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di
agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza
diretta del mondo del lavoro; l'allievo degli istituti di
istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di
formazione professionale nei quali si faccia uso di
laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti
chimici, fisici e biologici, ivi comprese le
apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai
periodi in cui l'allievo sia effettivamente applicato alle
strumentazioni o ai laboratori in questione; i volontari
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione
civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1°
dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni;
b) «datore di lavoro»: il soggetto titolare del
rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il
soggetto che, secondo il tipo e l'assetto
dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la
propria attivita', ha la responsabilita'
dell'organizzazione stessa o dell'unita' produttiva in
quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle
pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore
di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i
poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente
qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo
sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale,
individuato dall'organo di vertice delle singole
amministrazioni tenendo conto dell'ubicazione e dell'ambito
funzionale degli uffici nei quali viene svolta l'attivita',
e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso
di omessa individuazione, o di individuazione non conforme
ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con
l'organo di vertice medesimo;
c) «azienda»: il complesso della struttura organizzata
dal datore di lavoro pubblico o privato;
d) «dirigente»: persona che, in ragione delle
competenze professionali e di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli,
attua le direttive del datore di lavoro organizzando
l'attivita' lavorativa e vigilando su di essa;
e) «preposto»: persona che, in ragione delle competenze
professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli,
sovrintende alla attivita' lavorativa e garantisce
l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la
corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando
un funzionale potere di iniziativa;
f) «responsabile del servizio di prevenzione e
protezione»: persona in possesso delle capacita' e dei
requisiti professionali di cui all'articolo 32 designata
dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il
servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
g) «addetto al servizio di prevenzione e protezione»:
persona in possesso delle capacita' e dei requisiti
professionali di cui all'articolo 32, facente parte del
servizio di cui alla lettera l);
h) «medico competente»: medico in possesso di uno dei
titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui
all'articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto
all'articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini
della valutazione dei rischi ed e' nominato dallo stesso
per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli
altri compiti di cui al presente decreto;
i) «rappresentante dei lavoratori per la sicurezza»:
persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori
per quanto concerne gli aspetti della salute e della
sicurezza durante il lavoro;
l) «servizio di prevenzione e protezione dai rischi»:
insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni
all'azienda finalizzati all'attivita' di prevenzione e
protezione dai rischi professionali per i lavoratori;
m) «sorveglianza sanitaria»: insieme degli atti medici,
finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza
dei lavoratori, in relazione all'ambiente di lavoro, ai
fattori di rischio professionali e alle modalita' di
svolgimento dell'attivita' lavorativa;
n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o
misure necessarie anche secondo la particolarita' del
lavoro, l'esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire
i rischi professionali nel rispetto della salute della
popolazione e dell'integrita' dell'ambiente esterno;
o) «salute»: stato di completo benessere fisico,
mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di
malattia o d'infermita';
p) «sistema di promozione della salute e sicurezza»:
complesso dei soggetti istituzionali che concorrono, con la
partecipazione delle parti sociali, alla realizzazione dei
programmi di intervento finalizzati a migliorare le
condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e
documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei
lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui
essi prestano la propria attivita', finalizzata ad
individuare le adeguate misure di prevenzione e di
protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a
garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute
e sicurezza;
r) «pericolo»: proprieta' o qualita' intrinseca di un
determinato fattore avente il potenziale di causare danni;
s) «rischio»: probabilita' di raggiungimento del
livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o
di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure
alla loro combinazione;
t) «unita' produttiva»: stabilimento o struttura
finalizzati alla produzione di beni o all'erogazione di
servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico
funzionale;
u) «norma tecnica»: specifica tecnica, approvata e
pubblicata da un'organizzazione internazionale, da un
organismo europeo o da un organismo nazionale di
normalizzazione, la cui osservanza non sia obbligatoria;
v) «buone prassi»: soluzioni organizzative o
procedurali coerenti con la normativa vigente e con le
norme di buona tecnica, adottate volontariamente e
finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi
di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il
miglioramento delle condizioni di lavoro, elaborate e
raccolte dalle regioni, dall'Istituto superiore per la
prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL),
dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici
di cui all'articolo 51, validate dalla Commissione
consultiva permanente di cui all'articolo 6, previa
istruttoria tecnica dell'ISPESL, che provvede a assicurarne
la piu' ampia diffusione;
z) «linee guida»: atti di indirizzo e coordinamento per
l'applicazione della normativa in materia di salute e
sicurezza predisposti dai Ministeri, dalle regioni,
dall'ISPESL e dall'INAIL e approvati in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano;
aa) «formazione»: processo educativo attraverso il
quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del
sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e
procedure utili alla acquisizione di competenze per lo
svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda
e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei
rischi;
bb) «informazione»: complesso delle attivita' dirette a
fornire conoscenze utili alla identificazione, alla
riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro;
cc) «addestramento»: complesso delle attivita' dirette
a fare apprendere ai lavoratori l'uso corretto di
attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi,
anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro;
dd) «modello di organizzazione e di gestione»: modello
organizzativo e gestionale per la definizione e
l'attuazione di una politica aziendale per la salute e
sicurezza, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera a),
del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a
prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo
comma, del codice penale, commessi con violazione delle
norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul
lavoro;
ee) «organismi paritetici»: organismi costituiti a
iniziativa di una o piu' associazioni dei datori e dei
prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative
sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: la
programmazione di attivita' formative e l'elaborazione e la
raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo
sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza
sul lavoro; l'assistenza alle imprese finalizzata
all'attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra
attivita' o funzione assegnata loro dalla legge o dai
contratti collettivi di riferimento;
ff) «responsabilita' sociale delle imprese»:
integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed
ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro
attivita' commerciali e nei loro rapporti con le parti
interessate.».
Note all'art. 247:
- Per l'art. 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 246.
Note all'art. 248:
- Il testo dell'art. 18, comma 1, del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 18 (Obblighi del datore di lavoro e del
dirigente). - 1. Il datore di lavoro, che esercita le
attivita' di cui all'articolo 3, e i dirigenti, che
organizzano e dirigono le stesse attivita' secondo le
attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
a) nominare il medico competente per l'effettuazione
della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente
decreto legislativo;
b) designare preventivamente i lavoratori incaricati
dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta
antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di
pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo
soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza;
c) nell'affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto
delle capacita' e delle condizioni degli stessi in rapporto
alla loro salute e alla sicurezza;
d) fornire ai lavoratori i necessari e idonei
dispositivi di protezione individuale, sentito il
responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il
medico competente, ove presente;
e) prendere le misure appropriate affinche' soltanto i
lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e
specifico addestramento accedano alle zone che li espongono
ad un rischio grave e specifico;
f) richiedere l'osservanza da parte dei singoli
lavoratori delle norme vigenti, nonche' delle disposizioni
aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e
di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi
di protezione individuali messi a loro disposizione;
g) inviare i lavoratori alla visita medica entro le
scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e
richiedere al medico competente l'osservanza degli obblighi
previsti a suo carico nel presente decreto;
g-bis) nei casi di sorveglianza sanitaria di cui all'
articolo 41, comunicare tempestivamente al medico
competente la cessazione del rapporto di lavoro;
h) adottare le misure per il controllo delle situazioni
di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinche'
i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed
inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona
pericolosa;
i) informare il piu' presto possibile i lavoratori
esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa
il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in
materia di protezione;
l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione
e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da
esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere
ai lavoratori di riprendere la loro attivita' in una
situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e
immediato;
n) consentire ai lavoratori di verificare, mediante il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,
l'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione
della salute;
o) consegnare tempestivamente al rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per
l'espletamento della sua funzione, copia del documento di
cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche su supporto
informatico come previsto dall'articolo 53, comma 5,
nonche' consentire al medesimo rappresentante di accedere
ai dati di cui alla lettera r). Il documento e' consultato
esclusivamente in azienda;
p) elaborare il documento di cui all'articolo 26, comma
3 anche su supporto informatico come previsto dall'
articolo 53, comma 5, e, su richiesta di questi e per
l'espletamento della sua funzione, consegnarne
tempestivamente copia ai rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza. Il documento e' consultato esclusivamente in
azienda;
q) prendere appropriati provvedimenti per evitare che
le misure tecniche adottate possano causare rischi per la
salute della popolazione o deteriorare l'ambiente esterno
verificando periodicamente la perdurante assenza di
rischio;
r) comunicare in via telematica all'INAIL e all'IPSEMA,
nonche' per loro tramite, al sistema informativo nazionale
per la prevenzione nei luoghi di lavoro di cui all'
articolo 8, entro 48 ore dalla ricezione del certificato
medico, a fini statistici e informativi, i dati e le
informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che
comportino l'assenza dal lavoro di almeno un giorno,
escluso quello dell'evento e, a fini assicurativi, quelli
relativi agli infortuni sul lavoro che comportino
un'assenza dal lavoro superiore a tre giorni. L'obbligo di
comunicazione degli infortuni sul lavoro che comportino
un'assenza dal lavoro superiore a tre giorni si considera
comunque assolto per mezzo della denuncia di cui all'
articolo 53 del testo unico delle disposizioni per
l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;
s) consultare il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza nelle ipotesi di cui all'articolo 50;
t) adottare le misure necessarie ai fini della
prevenzione incendi e dell'evacuazione dei luoghi di
lavoro, nonche' per il caso di pericolo grave e immediato,
secondo le disposizioni di cui all'articolo 43. Tali misure
devono essere adeguate alla natura dell'attivita', alle
dimensioni dell'azienda o dell'unita' produttiva, e al
numero delle persone presenti;
u) nell'ambito dello svolgimento di attivita' in regime
di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita
tessera di riconoscimento, corredata di fotografia,
contenente le generalita' del lavoratore e l'indicazione
del datore di lavoro;
v) nelle unita' produttive con piu' di 15 lavoratori,
convocare la riunione periodica di cui all'articolo 35;
z) aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai
mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai
fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al
grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della
protezione;
aa) comunicare in via telematica all'INAIL e
all'IPSEMA, nonche' per loro tramite, al sistema
informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di
lavoro di cui all' articolo 8, in caso di nuova elezione o
designazione, i nominativi dei rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza; in fase di prima applicazione
l'obbligo di cui alla presente lettera riguarda i
nominativi dei rappresentanti dei lavoratori gia' eletti o
designati;
bb) vigilare affinche' i lavoratori per i quali vige
l'obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla
mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio
di idoneita'.».
- Il testo dell'art. 54 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle
disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni sul lavoro e le malattie professionali),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 13 ottobre 1965, n. 257, e' il seguente:
«Art. 54. - Il datore di lavoro, anche se non soggetto
agli obblighi del presente titolo, deve, nel termine di due
giorni, dare notizia all'autorita' locale di pubblica
sicurezza di ogni infortunio sul lavoro che abbia per
conseguenza la morte o l'inabilita' al lavoro per piu' di
tre giorni.
La denuncia deve essere fatta all'autorita' di pubblica
sicurezza del Comune in cui e' avvenuto l'infortunio. Se
l'infortunio sia avvenuto in viaggio e in territorio
straniero, la denuncia e' fatta all'autorita' di pubblica
sicurezza nella cui circoscrizione e' compreso il primo
luogo di fermata in territorio italiano, e per la
navigazione marittima e la pesca marittima la denuncia e'
fatta, a norma del penultimo comma dell'art. 53, alla
autorita' portuale o consolare competente.
Gli uffici, ai quali e' presentata la denuncia, debbono
rilasciarne ricevuta e debbono tenere l'elenco degli
infortuni denunciati.
La denuncia deve indicare:
1) il nome e il cognome, la ditta, ragione o
denominazione sociale del datore di lavoro;
2) il luogo, il giorno e l'ora in cui e' avvenuto
l'infortunio;
3) la natura e la causa accertata o presunta
dell'infortunio e le circostanze nelle quali esso si e'
verificato, anche in riferimento ad eventuali deficienze di
misure di igiene e di prevenzione;
4) il nome e il cognome, l'eta', la residenza e
l'occupazione abituale della persona rimasta lesa;
5) lo stato di quest'ultima, le conseguenze probabili
dell'infortunio e il tempo in cui sara' possibile conoscere
l'esito definitivo;
6) il nome, il cognome e l'indirizzo dei testimoni
dell'infortunio.
Per i datori di lavoro soggetti all'obbligo
dell'assicurazione la denuncia deve essere fatta secondo il
modulo previsto dall'art. 13.».
Note all'art. 249:
- Il testo degli articoli 31e 32 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 31 (Servizio di prevenzione e protezione). - 1.
Salvo quanto previsto dall'articolo 34, il datore di lavoro
organizza il servizio di prevenzione e protezione
all'interno della azienda o della unita' produttiva, o
incarica persone o servizi esterni costituiti anche presso
le associazioni dei datori di lavoro o gli organismi
paritetici, secondo le regole di cui al presente articolo.
2. Gli addetti e i responsabili dei servizi, interni o
esterni, di cui al comma 1, devono possedere le capacita' e
i requisiti professionali di cui all'articolo 32, devono
essere in numero sufficiente rispetto alle caratteristiche
dell'azienda e disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo
svolgimento dei compiti loro assegnati. Essi non possono
subire pregiudizio a causa della attivita' svolta
nell'espletamento del proprio incarico.
3. Nell'ipotesi di utilizzo di un servizio interno, il
datore di lavoro puo' avvalersi di persone esterne alla
azienda in possesso delle conoscenze professionali
necessarie, per integrare, ove occorra, l'azione di
prevenzione e protezione del servizio.
4. Il ricorso a persone o servizi esterni e'
obbligatorio in assenza di dipendenti che, all'interno
dell'azienda ovvero dell'unita' produttiva, siano in
possesso dei requisiti di cui all'articolo 32.
5. Ove il datore di lavoro ricorra a persone o servizi
esterni non e' per questo esonerato dalla propria
responsabilita' in materia.
6. L'istituzione del servizio di prevenzione e
protezione all'interno dell'azienda, ovvero dell'unita'
produttiva, e' comunque obbligatoria nei seguenti casi:
a) nelle aziende industriali di cui all'articolo 2 del
decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e successive
modificazioni, soggette all'obbligo di notifica o rapporto,
ai sensi degli articoli 6 e 8 del medesimo decreto;
b) nelle centrali termoelettriche;
c) negli impianti ed installazioni di cui agli articoli
7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e
successive modificazioni;
d) nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito
separato di esplosivi, polveri e munizioni;
e) nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
g) nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e
private con oltre 50 lavoratori.
7. Nelle ipotesi di cui al comma 6 il responsabile del
servizio di prevenzione e protezione deve essere interno.
8. Nei casi di aziende con piu' unita' produttive
nonche' nei casi di gruppi di imprese, puo' essere
istituito un unico servizio di prevenzione e protezione. I
datori di lavoro possono rivolgersi a tale struttura per
l'istituzione del servizio e per la designazione degli
addetti e del responsabile.».
«Art. 32 (Capacita' e requisiti professionali degli
addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e
protezione interni ed esterni). - 1. Le capacita' ed i
requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai
servizi di prevenzione e protezione interni o esterni
devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul
luogo di lavoro e relativi alle attivita' lavorative.
2. Per lo svolgimento delle funzioni da parte dei
soggetti di cui al comma 1, e' necessario essere in
possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di
istruzione secondaria superiore nonche' di un attestato di
frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici
corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi
presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attivita'
lavorative. Per lo svolgimento della funzione di
responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre
ai requisiti di cui al precedente periodo, e' necessario
possedere un attestato di frequenza, con verifica
dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione in
materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di
natura ergonomica e da stress lavoro-correlato di cui
all'articolo 28, comma 1, di organizzazione e gestione
delle attivita' tecnico-amministrative e di tecniche di
comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. I corsi
di cui ai periodi precedenti devono rispettare in ogni caso
quanto previsto dall'accordo sancito il 26 gennaio 2006 in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio
2006, e successive modificazioni.
3. Possono altresi' svolgere le funzioni di
responsabile o addetto coloro che, pur non essendo in
possesso del titolo di studio di cui al comma 2, dimostrino
di aver svolto una delle funzioni richiamate,
professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro,
almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003 previo
svolgimento dei corsi secondo quanto previsto dall'accordo
di cui al comma 2.
4. I corsi di formazione di cui al comma 2 sono
organizzati dalle regioni e dalle province autonome di
Trento e di Bolzano, dalle universita', dall'ISPESL,
dall'INAIL, o dall'IPSEMA per la parte di relativa
competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
dall'amministrazione della Difesa, dalla Scuola superiore
della pubblica amministrazione e dalle altre Scuole
superiori delle singole amministrazioni, dalle associazioni
sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o dagli
organismi paritetici, nonche' dai soggetti di cui al punto
4 dell'accordo di cui al comma 2 nel rispetto dei limiti e
delle specifiche modalita' ivi previste. Ulteriori soggetti
formatori possono essere individuati in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.
5. Coloro che sono in possesso di laurea in una delle
seguenti classi: L7, L8, L9, L17, L23, e della laurea
magistrale LM26 di cui al decreto del Ministro
dell'universita' e della ricerca in data 16 marzo 2007,
pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6
luglio 2007, o nelle classi 8, 9, 10, 4, di cui al decreto
del Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica in data 4 agosto 2000, pubblicato nel S.O. alla
Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000, ovvero nella
classe 4 di cui al decreto del Ministro dell'universita' e
della ricerca scientifica e tecnologica in data 2 aprile
2001, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 128
del 5 giugno 2001, ovvero di altre lauree e lauree
magistrali riconosciute corrispondenti ai sensi della
normativa vigente con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, su parere conforme del
Consiglio universitario nazionale ai sensi della normativa
vigente, sono esonerati dalla frequenza ai corsi di
formazione di cui al comma 2, primo periodo. Ulteriori
titoli di studio possono essere individuati in sede di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
6. I responsabili e gli addetti dei servizi di
prevenzione e protezione sono tenuti a frequentare corsi di
aggiornamento secondo gli indirizzi definiti nell'accordo
Stato-regioni di cui al comma 2. E' fatto salvo quanto
previsto dall'articolo 34.
7. Le competenze acquisite a seguito dello svolgimento
delle attivita' di formazione di cui al presente articolo
nei confronti dei componenti del servizio interno sono
registrate nel libretto formativo del cittadino di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive
modificazioni, se concretamente disponibile in quanto
attivato nel rispetto delle vigenti disposizioni.
8. Negli istituti di istruzione, di formazione
professionale e universitari e nelle istituzioni dell'alta
formazione artistica e coreutica, il datore di lavoro che
non opta per lo svolgimento diretto dei compiti propri del
servizio di prevenzione e protezione dei rischi designa il
responsabile del servizio di prevenzione e protezione,
individuandolo tra:
a) il personale interno all'unita' scolastica in
possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si
dichiari a tal fine disponibile;
b) il personale interno ad una unita' scolastica in
possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si
dichiari disponibile ad operare in una pluralita' di
istituti.
9. In assenza di personale di cui alle lettere a) e b)
del comma 8, gruppi di istituti possono avvalersi in
maniera comune dell'opera di un unico esperto esterno,
tramite stipula di apposita convenzione, in via prioritaria
con gli enti locali proprietari degli edifici scolastici e,
in via subordinata, con enti o istituti specializzati in
materia di salute e sicurezza sul lavoro o con altro
esperto esterno libero professionista.
10. Nei casi di cui al comma 8 il datore di lavoro che
si avvale di un esperto esterno per ricoprire l'incarico di
responsabile del servizio deve comunque organizzare un
servizio di prevenzione e protezione con un adeguato numero
di addetti.».
Note all'art. 250:
- Il testo degli articoli 47, 48, 49, 50, 51 e 52 del
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione
dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in
materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi
di lavoro), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il
seguente:
«Art. 47 (Rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza). - 1. Il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza e' istituito a livello territoriale o di
comparto, aziendale e di sito produttivo. L'elezione dei
rappresentanti per la sicurezza avviene secondo le
modalita' di cui al comma 6.
2. In tutte le aziende, o unita' produttive, e' eletto
o designato il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza.
3. Nelle aziende o unita' produttive che occupano fino
a 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza e' di norma eletto direttamente dai lavoratori al
loro interno oppure e' individuato per piu' aziende
nell'ambito territoriale o del comparto produttivo secondo
quanto previsto dall'articolo 48.
4. Nelle aziende o unita' produttive con piu' di 15
lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza e' eletto o designato dai lavoratori nell'ambito
delle rappresentanze sindacali in azienda. In assenza di
tali rappresentanze, il rappresentante e' eletto dai
lavoratori della azienda al loro interno.
5. Il numero, le modalita' di designazione o di
elezione del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza, nonche' il tempo di lavoro retribuito e gli
strumenti per l'espletamento delle funzioni sono stabiliti
in sede di contrattazione collettiva.
6. L'elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la
sicurezza aziendali, territoriali o di comparto, salvo
diverse determinazioni in sede di contrattazione
collettiva, avviene di norma in corrispondenza della
giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro,
individuata, nell'ambito della settimana europea per la
salute e sicurezza sul lavoro, con decreto del Ministro del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, sentite le
confederazioni sindacali dei datori di lavoro e dei
lavoratori comparativamente piu' rappresentative sul piano
nazionale. Con il medesimo decreto sono disciplinate le
modalita' di attuazione del presente comma.
7. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di
cui al comma 2 e' il seguente: a) un rappresentante nelle
aziende ovvero unita' produttive sino a 200 lavoratori; b)
tre rappresentanti nelle aziende ovvero unita' produttive
da 201 a 1.000 lavoratori; c) sei rappresentanti in tutte
le altre aziende o unita' produttive oltre i 1.000
lavoratori. In tali aziende il numero dei rappresentanti e'
aumentato nella misura individuata dagli accordi
interconfederali o dalla contrattazione collettiva.
8. Qualora non si proceda alle elezioni previste dai
commi 3 e 4, le funzioni di rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza sono esercitate dai rappresentanti di cui
agli articoli 48 e 49, salvo diverse intese tra le
associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di
lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano
nazionale.».
«Art. 48 (Rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza territoriale). - 1. Il rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza territoriale di cui
all'articolo 47, comma 3, esercita le competenze del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di cui
all'articolo 50 e i termini e con le modalita' ivi previste
con riferimento a tutte le aziende o unita' produttive del
territorio o del comparto di competenza nelle quali non sia
stato eletto o designato il rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza.
2. Le modalita' di elezione o designazione del
rappresentante di cui al comma 1 sono individuate dagli
accordi collettivi nazionali, interconfederali o di
categoria, stipulati dalle associazioni dei datori di
lavoro e dei lavoratori comparativamente piu'
rappresentative sul piano nazionale. In mancanza dei
predetti accordi, le modalita' di elezione o designazione
sono individuate con decreto del Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali, sentite le associazioni
di cui al presente comma.
3. Tutte le aziende o unita' produttive nel cui ambito
non e' stato eletto o designato il rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza partecipano al Fondo di cui
all'articolo 52. Con uno o piu' accordi interconfederali
stipulati a livello nazionale dalle organizzazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente piu' rappresentative vengono individuati
settori e attivita', oltre all'edilizia, nei quali, in
ragione della presenza di adeguati sistemi di
rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza o di
pariteticita', le aziende o unita' produttive, a condizione
che aderiscano a tali sistemi di rappresentanza o di
pariteticita', non siano tenute a partecipare al Fondo di
cui all' articolo 52.
4. Per l'esercizio delle proprie attribuzioni, il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale
accede ai luoghi di lavoro nel rispetto delle modalita' e
del termine di preavviso individuati dagli accordi di cui
al comma 2. Il termine di preavviso non opera in caso di
infortunio grave. In tale ultima ipotesi l'accesso avviene
previa segnalazione all'organismo paritetico.
5. Ove l'azienda impedisca l'accesso, nel rispetto
delle modalita' di cui al presente articolo, al
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
territoriale, questi lo comunica all'organismo paritetico
o, in sua mancanza, all'organo di vigilanza
territorialmente competente.
6. L'organismo paritetico o, in mancanza, il Fondo di
cui all'articolo 52 comunica alle aziende e ai lavoratori
interessati il nominativo del rappresentante della
sicurezza territoriale.
7. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
territoriale ha diritto ad una formazione particolare in
materia di salute e sicurezza concernente i rischi
specifici esistenti negli ambiti in cui esercita la propria
rappresentanza, tale da assicurargli adeguate competenze
sulle principali tecniche di controllo e prevenzione dei
rischi stessi. Le modalita', la durata e i contenuti
specifici della formazione del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza territoriale sono stabiliti in
sede di contrattazione collettiva secondo un percorso
formativo di almeno 64 ore iniziali, da effettuarsi entro 3
mesi dalla data di elezione o designazione, e 8 ore di
aggiornamento annuale.
8. L'esercizio delle funzioni di rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza territoriale e' incompatibile
con l'esercizio di altre funzioni sindacali operative.».
«Art. 49 (Rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza di sito produttivo). - 1. Rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza di sito produttivo sono
individuati nei seguenti specifici contesti produttivi
caratterizzati dalla compresenza di piu' aziende o
cantieri:
a) i porti di cui all'articolo 4, comma 1, lettere b),
c) e d), della legge 28 gennaio 1994, n. 84, sedi di
autorita' portuale nonche' quelli sede di autorita'
marittima da individuare con decreto dei Ministri del
lavoro, della salute e delle politiche sociali e dei
trasporti, da adottare entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto;
b) centri intermodali di trasporto di cui alla
direttiva del Ministro dei trasporti del 18 ottobre 2006,
n. 3858;
c) impianti siderurgici;
d) cantieri con almeno 30.000 uomini-giorno, intesa
quale entita' presunta dei cantieri, rappresentata dalla
somma delle giornate lavorative prestate dai lavoratori,
anche autonomi, previste per la realizzazione di tutte le
opere;
e) contesti produttivi con complesse problematiche
legate alla interferenza delle lavorazioni e da un numero
complessivo di addetti mediamente operanti nell'area
superiore a 500.
2. Nei contesti di cui al comma precedente il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito
produttivo e' individuato, su loro iniziativa, tra i
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza delle
aziende operanti nel sito produttivo.
3. La contrattazione collettiva stabilisce le modalita'
di individuazione di cui al comma 2, nonche' le modalita'
secondo cui il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza di sito produttivo esercita le attribuzioni di
cui all'articolo 50 in tutte le aziende o cantieri del sito
produttivo in cui non vi siano rappresentanti per la
sicurezza e realizza il coordinamento tra i rappresentanti
dei lavoratori per la sicurezza del medesimo sito.».
«Art. 50 (Attribuzioni del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza). - 1. Fatto salvo quanto
stabilito in sede di contrattazione collettiva, il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:
a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le
lavorazioni;
b) e' consultato preventivamente e tempestivamente in
ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione,
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione
nella azienda o unita' produttiva;
c) e' consultato sulla designazione del responsabile e
degli addetti al servizio di prevenzione, alla attivita' di
prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione
dei luoghi di lavoro e del medico competente;
d) e' consultato in merito all'organizzazione della
formazione di cui all'articolo 37;
e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale
inerente alla valutazione dei rischi e le misure di
prevenzione relative, nonche' quelle inerenti alle sostanze
ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti,
alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli
infortuni ed alle malattie professionali;
f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di
vigilanza;
g) riceve una formazione adeguata e, comunque, non
inferiore a quella prevista dall'articolo 37;
h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e
l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare
la salute e l'integrita' fisica dei lavoratori;
i) formula osservazioni in occasione di visite e
verifiche effettuate dalle autorita' competenti, dalle
quali e', di norma, sentito;
l) partecipa alla riunione periodica di cui
all'articolo 35;
m) fa proposte in merito alla attivita' di prevenzione;
n) avverte il responsabile della azienda dei rischi
individuati nel corso della sua attivita';
o) puo' fare ricorso alle autorita' competenti qualora
ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai
rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i
mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire
la sicurezza e la salute durante il lavoro.
2. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
deve disporre del tempo necessario allo svolgimento
dell'incarico senza perdita di retribuzione, nonche' dei
mezzi e degli spazi necessari per l'esercizio delle
funzioni e delle facolta' riconosciutegli, anche tramite
l'accesso ai dati, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera
r), contenuti in applicazioni informatiche. Non puo' subire
pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria
attivita' e nei suoi confronti si applicano le stesse
tutele previste dalla legge per le rappresentanze
sindacali.
3. Le modalita' per l'esercizio delle funzioni di cui
al comma 1 sono stabilite in sede di contrattazione
collettiva nazionale.
4. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,
su sua richiesta e per l'espletamento della sua funzione,
riceve copia del documento di cui all'articolo 17, comma 1,
lettera a).
5. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza dei
lavoratori rispettivamente del datore di lavoro committente
e delle imprese appaltatrici, su loro richiesta e per
l'espletamento della loro funzione, ricevono copia del
documento di valutazione dei rischi di cui all'articolo 26,
comma 3.
6. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e'
tenuto al rispetto delle disposizioni di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e del segreto
industriale relativamente alle informazioni contenute nel
documento di valutazione dei rischi e nel documento di
valutazione dei rischi di cui all'articolo 26, comma 3,
nonche' al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui
vengono a conoscenza nell'esercizio delle funzioni.
7. L'esercizio delle funzioni di rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza e' incompatibile con la nomina
di responsabile o addetto al servizio di prevenzione e
protezione.».
«Art. 51 (Organismi paritetici). - 1. A livello
territoriale sono costituiti gli organismi paritetici di
cui all'articolo 2, comma 1, lettera ee).
2. Fatto salvo quanto previsto dalla contrattazione
collettiva, gli organismi di cui al comma 1 sono prima
istanza di riferimento in merito a controversie sorte
sull'applicazione dei diritti di rappresentanza,
informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti.
3. Gli organismi paritetici possono supportare le
imprese nell'individuazione di soluzioni tecniche e
organizzative dirette a garantire e migliorare la tutela
della salute e sicurezza sul lavoro.
3-bis. Gli organismi paritetici svolgono o promuovono
attivita' di formazione, anche attraverso l'impiego dei
fondi interprofessionali di cui all' articolo 118 della
legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni,
e dei fondi di cui all' articolo 12 del decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276, nonche', su richiesta delle
imprese, rilasciano una attestazione dello svolgimento
delle attivita' e dei servizi di supporto al sistema delle
imprese, tra cui l'asseverazione della adozione e della
efficace attuazione dei modelli di organizzazione e
gestione della sicurezza di cui all' articolo 30, della
quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini
della programmazione delle proprie attivita'.
3-ter. Ai fini di cui al comma 3-bis, gli organismi
paritetici istituiscono specifiche commissioni paritetiche,
tecnicamente competenti.
4. Sono fatti salvi, ai fini del comma 1, gli organismi
bilaterali o partecipativi previsti da accordi
interconfederali, di categoria, nazionali, territoriali o
aziendali.
5. Agli effetti dell'articolo 9 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, gli organismi di cui al comma 1 sono
parificati ai soggetti titolari degli istituti della
partecipazione di cui al medesimo articolo.
6. Gli organismi paritetici di cui al comma 1, purche'
dispongano di personale con specifiche competenze tecniche
in materia di salute e sicurezza sul lavoro, possono
effettuare, nei luoghi di lavoro rientranti nei territori e
nei comparti produttivi di competenza, sopralluoghi per le
finalita' di cui al comma 3.
7. Gli organismi di cui al presente articolo
trasmettono al Comitato di cui all'articolo 7 una relazione
annuale sull'attivita' svolta.
8. Gli organismi paritetici comunicano alle aziende di
cui all'articolo 48, comma 2, i nominativi dei
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
territoriale. Analoga comunicazione effettuano nei riguardi
degli organi di vigilanza territorialmente competenti.
8-bis. Gli organismi paritetici comunicano all'INAIL i
nominativi delle imprese che hanno aderito al sistema degli
organismi paritetici e il nominativo o i nominativi dei
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
territoriali.».
«Art. 52 (Sostegno alla piccola e media impresa, ai
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali
e alla pariteticita'). - 1. Presso l'Istituto nazionale per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e'
costituito il fondo di sostegno alla piccola e media
impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
territoriali e alla pariteticita'. Il fondo opera a favore
delle realta' in cui la contrattazione nazionale o
integrativa non preveda o costituisca, come nel settore
edile, sistemi di rappresentanza dei lavoratori e di
pariteticita' migliorativi o, almeno, di pari livello ed ha
quali obiettivi il:
a) sostegno ed il finanziamento, in misura non
inferiore al cinquanta per cento delle disponibilita' del
Fondo, delle attivita' delle rappresentanze dei lavoratori
per la sicurezza territoriali, anche con riferimento alla
formazione;
b) finanziamento della formazione dei datori di lavoro
delle piccole e medie imprese, dei piccoli imprenditori di
cui all'articolo 2083 del codice civile, dei lavoratori
stagionali del settore agricolo e dei lavoratori autonomi;
c) sostegno delle attivita' degli organismi paritetici.
2. Il fondo di cui al comma 1 e' finanziato:
a) da un contributo delle aziende di cui all'articolo
48, comma 3, in misura pari a due ore lavorative annue per
ogni lavoratore occupato presso l'azienda ovvero l'unita'
produttiva calcolate sulla base della retribuzione media
giornaliera per il settore industria e convenzionale per il
settore agricoltura determinate annualmente per il calcolo
del minimale e massimale delle prestazioni economiche
erogate dall'INAIL. Il computo dei lavoratori e' effettuato
in base all' articolo 4 e la giornata lavorativa
convenzionale e' stabilita in 8 ore.
3. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, adottato, previa intesa con
le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, entro il 31 dicembre 2009, sono definiti le
modalita' di funzionamento e di articolazione settoriale e
territoriale del Fondo di cui al comma 1, i criteri di
riparto delle risorse tra le finalita' di cui al medesimo
comma nonche' il relativo procedimento amministrativo e
contabile di alimentazione e la composizione e le funzioni
del comitato amministratore del fondo.
3-bis. In fase di prima attuazione il fondo e'
alimentato con i residui iscritti nel bilancio dell'INAIL
delle risorse previste per le finalita' di cui all'
articolo 23, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
23 febbraio 2000, n. 38.
4. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
territoriale redige una relazione annuale sulla attivita'
svolta, da inviare al Fondo.».
Note all'art. 251:
- Il testo degli articoli 11, 36 e 37 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 11 (Attivita' promozionali). - 1. Nell'ambito
della Commissione consultiva di cui all'articolo 6 sono
definite, in coerenza con gli indirizzi individuati dal
Comitato di cui all'articolo 5, le attivita' promozionali
della cultura e delle azioni di prevenzione con riguardo in
particolare a:
a) finanziamento, da parte dell'INAIL e previo
trasferimento delle necessarie risorse da parte del
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di progetti di investimento in materia di salute e
sicurezza sul lavoro da parte delle piccole, medie e micro
imprese; per l'accesso a tali finanziamenti deve essere
garantita la semplicita' delle procedure;
b) finanziamento, da parte dell'INAIL e delle Regioni,
previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di progetti formativi specificamente dedicati alle
piccole, medie e micro imprese, ivi compresi quelli di cui
all'articolo 52, comma 1, lettera b);
c) finanziamento, da parte del Ministero
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, previo
trasferimento delle necessarie risorse da parte del
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, delle attivita' degli istituti scolastici,
universitari e di formazione professionale finalizzata
all'inserimento in ogni attivita' scolastica ed
universitaria, nelle istituzioni dell'alta formazione
artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e
formazione professionale di specifici percorsi formativi
interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a
favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della
sicurezza nel rispetto delle autonomie didattiche.
2. Ai finanziamenti di cui al comma 1 si provvede con
oneri a carico delle risorse di cui all'articolo 1, comma
7-bis, della legge 3 agosto 2007, n. 123, come introdotto
dall'articolo 2, comma 533, della legge 24 dicembre 2007,
n. 244. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, di concerto con i Ministri
dell'economia e delle finanze, dell'istruzione e
dell'universita' e della ricerca, acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si
provvede al riparto annuale delle risorse tra le attivita'
di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 e dell'articolo
52, comma 2, lettera d).
3. Le amministrazioni centrali e le regioni e province
autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto delle proprie
competenze, concorrono alla programmazione e realizzazione
di progetti formativi in materia di salute e sicurezza sul
lavoro, attraverso modalita' operative da definirsi in sede
di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto legislativo. Alla realizzazione e allo
sviluppo di quanto previsto nel periodo precedente possono
altresi' concorrere le parti sociali, anche mediante i
fondi interprofessionali.
3-bis. Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nel rispetto delle proprie competenze e con
l'utilizzo appropriato di risorse gia' disponibili,
finanziano progetti diretti a favorire la diffusione di
soluzioni tecnologiche o organizzative avanzate in materia
di salute e sicurezza sul lavoro, sulla base di specifici
protocolli di intesa tra le parti sociali, o gli enti
bilaterali, e l'INAIL. Ai fini della riduzione del tasso
dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali di cui all' articolo 3,
del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, ferma
restando la verifica dei criteri di cui al comma 1 del
predetto articolo 3, si tiene anche conto dell'adozione, da
parte delle imprese, delle soluzioni tecnologiche o
organizzative di cui al precedente periodo, verificate
dall'INAIL.
4. Ai fini della promozione e divulgazione della
cultura della salute e sicurezza sul lavoro e' facolta'
degli istituti scolastici, universitari e di formazione
professionale inserire in ogni attivita' scolastica ed
universitaria nelle istituzioni dell'alta formazione
artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e
formazione professionale, percorsi formativi
interdisciplinari alle diverse materie scolastiche
ulteriori rispetto a quelli disciplinati dal comma 1,
lettera c) e volti alle medesime finalita'. Tale attivita'
e' svolta nell'ambito e nei limiti delle risorse
disponibili degli istituti.
5. L'INAIL finanzia con risorse proprie, anche
nell'ambito della bilateralita' e di protocolli con le
parti sociali e le associazioni nazionali di tutela degli
invalidi del lavoro, finanzia progetti di investimento e
formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro
rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese
e progetti volti a sperimentare soluzioni innovative e
strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai
principi di responsabilita' sociale delle imprese.
Costituisce criterio di priorita' per l'accesso al
finanziamento l'adozione da parte delle imprese delle buone
prassi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera v). L'INAIL
svolge tali compiti con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
5-bis. Al fine di garantire il diritto degli
infortunati e tecnopatici a tutte le cure necessarie ai
sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno
1965, n. 1124, e successive modificazioni, l'INAIL puo'
provvedere utilizzando servizi pubblici e privati, d'intesa
con le regioni interessate. L'INAIL svolge tali compiti con
le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e
senza incremento di oneri per le imprese.
6. Nell'ambito dei rispettivi compiti istituzionali, le
amministrazioni pubbliche promuovono attivita'
specificamente destinate ai lavoratori immigrati o alle
lavoratrici, finalizzate a migliorare i livelli di tutela
dei medesimi negli ambienti di lavoro.
7. In sede di prima applicazione, per il primo anno
dall'entrata in vigore del presente decreto, le risorse di
cui all'articolo 1, comma 7-bis, della legge 3 agosto 2007,
n. 123, come introdotto dall'articolo 2, comma 533, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono utilizzate, secondo le
priorita', ivi compresa una campagna straordinaria di
formazione, stabilite, entro sei mesi dall'entrata in
vigore del presente decreto, con accordo adottato, previa
consultazione delle parti sociali, in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.».
«Art. 36 (Informazione ai lavoratori). - 1. Il datore
di lavoro provvede affinche' ciascun lavoratore riceva una
adeguata informazione:
a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro
connessi alla attivita' della impresa in generale;
b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la
lotta antincendio, l'evacuazione dei luoghi di lavoro;
c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di
applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;
d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del
servizio di prevenzione e protezione e del medico
competente.
2. Il datore di lavoro provvede altresi' affinche'
ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:
a) sui rischi specifici cui e' esposto in relazione
all'attivita' svolta, le normative di sicurezza e le
disposizioni aziendali in materia;
b) sui pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei
preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di
sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di
buona tecnica;
c) sulle misure e le attivita' di protezione e
prevenzione adottate.
3. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui
al comma 1, lettera a), e al comma 2, lettere a), b) e c),
anche ai lavoratori di cui all'articolo 3, comma 9.
4. Il contenuto della informazione deve essere
facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire
loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la
informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene
previa verifica della comprensione della lingua utilizzata
nel percorso informativo.».
«Art. 37 (Formazione dei lavoratori e dei loro
rappresentanti). - 1. Il datore di lavoro assicura che
ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed
adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto
alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento
a:
a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione,
organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e
doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza,
controllo, assistenza;
b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e
alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e
protezione caratteristici del settore o comparto di
appartenenza dell'azienda.
2. La durata, i contenuti minimi e le modalita' della
formazione di cui al comma 1 sono definiti mediante accordo
in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali,
entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo.
3. Il datore di lavoro assicura, altresi', che ciascun
lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in
merito ai rischi specifici di cui ai titoli del presente
decreto successivi al I. Ferme restando le disposizioni
gia' in vigore in materia, la formazione di cui al periodo
che precede e' definita mediante l'accordo di cui al comma
2.
4. La formazione e, ove previsto, l'addestramento
specifico devono avvenire in occasione:
a) della costituzione del rapporto di lavoro o
dell'inizio dell'utilizzazione qualora si tratti di
somministrazione di lavoro;
b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;
c) della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o
di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati
pericolosi.
5. L'addestramento viene effettuato da persona esperta
e sul luogo di lavoro.
6. La formazione dei lavoratori e dei loro
rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in
relazione all'evoluzione dei rischi o all'insorgenza di
nuovi rischi.
7. I dirigenti e i preposti ricevono a cura del datore
di lavoro, un'adeguata e specifica formazione e un
aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in
materia di salute e sicurezza del lavoro. I contenuti della
formazione di cui al presente comma comprendono:
a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;
b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;
c) valutazione dei rischi;
d) individuazione delle misure tecniche, organizzative
e procedurali di prevenzione e protezione.
7-bis. La formazione di cui al comma 7 puo' essere
effettuata anche presso gli organismi paritetici di cui
all' articolo 51 o le scuole edili, ove esistenti, o presso
le associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei
lavoratori.
8. I soggetti di cui all'articolo 21, comma 1, possono
avvalersi dei percorsi formativi appositamente definiti,
tramite l'accordo di cui al comma 2, in sede di Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.
9. I lavoratori incaricati dell'attivita' di
prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei
luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di
salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione
dell'emergenza devono ricevere un'adeguata e specifica
formazione e un aggiornamento periodico; in attesa
dell'emanazione delle disposizioni di cui al comma 3
dell'articolo 46, continuano a trovare applicazione le
disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno in
data 10 marzo 1998, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta
Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998, attuativo dell'articolo
13 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.
10. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
ha diritto ad una formazione particolare in materia di
salute e sicurezza concernente i rischi specifici esistenti
negli ambiti in cui esercita la propria rappresentanza,
tale da assicurargli adeguate competenze sulle principali
tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi.
11. Le modalita', la durata e i contenuti specifici
della formazione del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza sono stabiliti in sede di contrattazione
collettiva nazionale, nel rispetto dei seguenti contenuti
minimi: a) principi giuridici comunitari e nazionali; b)
legislazione generale e speciale in materia di salute e
sicurezza sul lavoro; c) principali soggetti coinvolti e i
relativi obblighi; d) definizione e individuazione dei
fattori di rischio; e) valutazione dei rischi; f)
individuazione delle misure tecniche, organizzative e
procedurali di prevenzione e protezione; g) aspetti
normativi dell'attivita' di rappresentanza dei lavoratori;
h) nozioni di tecnica della comunicazione. La durata minima
dei corsi e' di 32 ore iniziali, di cui 12 sui rischi
specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di
prevenzione e protezione adottate, con verifica di
apprendimento. La contrattazione collettiva nazionale
disciplina le modalita' dell'obbligo di aggiornamento
periodico, la cui durata non puo' essere inferiore a 4 ore
annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e
a 8 ore annue per le imprese che occupano piu' di 50
lavoratori.
12. La formazione dei lavoratori e quella dei loro
rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli
organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel
territorio in cui si svolge l'attivita' del datore di
lavoro, durante l'orario di lavoro e non puo' comportare
oneri economici a carico dei lavoratori.
13. Il contenuto della formazione deve essere
facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire
loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in
materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ove la formazione
riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica
della comprensione e conoscenza della lingua veicolare
utilizzata nel percorso formativo.
14. Le competenze acquisite a seguito dello svolgimento
delle attivita' di formazione di cui al presente decreto
sono registrate nel libretto formativo del cittadino di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive
modificazioni, se concretamente disponibile in quanto
attivato nel rispetto delle vigenti disposizioni. Il
contenuto del libretto formativo e' considerato dal datore
di lavoro ai fini della programmazione della formazione e
di esso gli organi di vigilanza tengono conto ai fini della
verifica degli obblighi di cui al presente decreto.».
- Per l'art. 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 249.
- Il testo dell'art. 2, comma 1, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione
dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in
materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi
di lavoro), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il
seguente:
«Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini e agli effetti
delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo
si intende per:
a) «somministrazione di lavoro»: la fornitura
professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a
termine, ai sensi dell'articolo 20;
b) «intermediazione»: l'attivita' di mediazione tra
domanda e offerta di lavoro, anche in relazione
all'inserimento lavorativo dei disabili e dei gruppi di
lavoratori svantaggiati, comprensiva tra l'altro: della
raccolta dei curricula dei potenziali lavoratori; della
preselezione e costituzione di relativa banca dati; della
promozione e gestione dell'incontro tra domanda e offerta
di lavoro; della effettuazione, su richiesta del
committente, di tutte le comunicazioni conseguenti alle
assunzioni avvenute a seguito della attivita' di
intermediazione; dell'orientamento professionale; della
progettazione ed erogazione di attivita' formative
finalizzate all'inserimento lavorativo;
c) «ricerca e selezione del personale»: l'attivita' di
consulenza di direzione finalizzata alla risoluzione di una
specifica esigenza dell'organizzazione committente,
attraverso l'individuazione di candidature idonee a
ricoprire una o piu' posizioni lavorative in seno
all'organizzazione medesima, su specifico incarico della
stessa, e comprensiva di: analisi del contesto
organizzativo dell'organizzazione committente;
individuazione e definizione delle esigenze della stessa;
definizione del profilo di competenze e di capacita' della
candidatura ideale; pianificazione e realizzazione del
programma di ricerca delle candidature attraverso una
pluralita' di canali di reclutamento; valutazione delle
candidature individuate attraverso appropriati strumenti
selettivi; formazione della rosa di candidature
maggiormente idonee; progettazione ed erogazione di
attivita' formative finalizzate all'inserimento lavorativo;
assistenza nella fase di inserimento dei candidati;
verifica e valutazione dell'inserimento e del potenziale
dei candidati;
d) «supporto alla ricollocazione professionale»:
l'attivita' effettuata su specifico ed esclusivo incarico
dell'organizzazione committente, anche in base ad accordi
sindacali, finalizzata alla ricollocazione nel mercato del
lavoro di prestatori di lavoro, singolarmente o
collettivamente considerati, attraverso la preparazione, la
formazione finalizzata all'inserimento lavorativo,
l'accompagnamento della persona e l'affiancamento della
stessa nell'inserimento nella nuova attivita';
e) «autorizzazione»: provvedimento mediante il quale lo
Stato abilita operatori, pubblici e privati, di seguito
denominati «agenzie per il lavoro», allo svolgimento delle
attivita' di cui alle lettere da a) a d);
f) «accreditamento»: provvedimento mediante il quale le
regioni riconoscono a un operatore, pubblico o privato,
l'idoneita' a erogare i servizi al lavoro negli ambiti
regionali di riferimento, anche mediante l'utilizzo di
risorse pubbliche, nonche' la partecipazione attiva alla
rete dei servizi per il mercato del lavoro con particolare
riferimento ai servizi di incontro fra domanda e offerta;
g) «borsa continua del lavoro»: sistema aperto di
incontro domanda-offerta di lavoro finalizzato, in coerenza
con gli indirizzi comunitari, a favorire la maggior
efficienza e trasparenza del mercato del lavoro,
all'interno del quale cittadini, lavoratori, disoccupati,
persone in cerca di un lavoro, soggetti autorizzati o
accreditati e datori di lavoro possono decidere di
incontrarsi in maniera libera e dove i servizi sono
liberamente scelti dall'utente;
h) «enti bilaterali»: organismi costituiti a iniziativa
di una o piu' associazioni dei datori e dei prestatori di
lavoro comparativamente piu' rappresentative, quali sedi
privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro
attraverso: la promozione di una occupazione regolare e di
qualita'; l'intermediazione nell'incontro tra domanda e
offerta di lavoro; la programmazione di attivita' formative
e la determinazione di modalita' di attuazione della
formazione professionale in azienda; la promozione di buone
pratiche contro la discriminazione e per la inclusione dei
soggetti piu' svantaggiati; la gestione mutualistica di
fondi per la formazione e l'integrazione del reddito; la
certificazione dei contratti di lavoro e di regolarita' o
congruita' contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la
salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra attivita' o
funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti
collettivi di riferimento;
i) «libretto formativo del cittadino»: libretto
personale del lavoratore definito, ai sensi dell'accordo
Stato-regioni del 18 febbraio 2000, di concerto tra il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca, previa intesa con la Conferenza unificata
Stato-regioni e sentite le parti sociali, in cui vengono
registrate le competenze acquisite durante la formazione in
apprendistato, la formazione in contratto di inserimento,
la formazione specialistica e la formazione continua svolta
durante l'arco della vita lavorativa ed effettuata da
soggetti accreditati dalle regioni, nonche' le competenze
acquisite in modo non formale e informale secondo gli
indirizzi della Unione europea in materia di apprendimento
permanente, purche' riconosciute e certificate;
j) «lavoratore»: qualsiasi persona che lavora o che e'
in cerca di un lavoro;
k) «lavoratore svantaggiato»: qualsiasi persona
appartenente a una categoria che abbia difficolta' a
entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro ai sensi
dell'articolo 2, lettera f), del regolamento (CE) n.
2204/2002 del 12 dicembre 2002 della Commissione relativo
alla applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE
agli aiuti di Stato a favore della occupazione, nonche' ai
sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 8 novembre
1991, n. 381;
l) «divisioni operative»: soggetti polifunzionali
gestiti con strumenti di contabilita' analitica, tali da
consentire di conoscere tutti i dati economico-gestionali
specifici in relazione a ogni attivita';
m) «associazioni di datori e prestatori di lavoro»:
organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente piu'
rappresentative.».
Note all'art. 253:
- Il testo dell'art. 89 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge
3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile
2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 89 (Definizioni). - 1. Agli effetti delle
disposizioni di cui al presente capo si intendono per:
a) cantiere temporaneo o mobile, di seguito denominato:
«cantiere»: qualunque luogo in cui si effettuano lavori
edili o di ingegneria civile il cui elenco e' riportato
nell'allegato X.
b) committente: il soggetto per conto del quale
l'intera opera viene realizzata, indipendentemente da
eventuali frazionamenti della sua realizzazione. Nel caso
di appalto di opera pubblica, il committente e' il soggetto
titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla
gestione dell'appalto;
c) responsabile dei lavori: soggetto che puo' essere
incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso
attribuiti dal presente decreto; nel campo di applicazione
del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e
successive modificazioni, il responsabile dei lavori e' il
responsabile del procedimento;
d) lavoratore autonomo: persona fisica la cui attivita'
professionale contribuisce alla realizzazione dell'opera
senza vincolo di subordinazione;
e) coordinatore in materia di sicurezza e di salute
durante la progettazione dell'opera, di seguito denominato
coordinatore per la progettazione: soggetto incaricato, dal
committente o dal responsabile dei lavori, dell'esecuzione
dei compiti di cui all'articolo 91;
f) coordinatore in materia di sicurezza e di salute
durante la realizzazione dell'opera, di seguito denominato
coordinatore per l'esecuzione dei lavori: soggetto
incaricato, dal committente o dal responsabile dei lavori,
dell'esecuzione dei compiti di cui all'articolo 92, che non
puo' essere il datore di lavoro delle imprese affidatarie
ed esecutrici o un suo dipendente o il responsabile del
servizio di prevenzione e protezione (RSPP) da lui
designato. Le incompatibilita' di cui al precedente periodo
non operano in caso di coincidenza fra committente e
impresa esecutrice;
g) uomini-giorno: entita' presunta del cantiere
rappresentata dalla somma delle giornate lavorative
prestate dai lavoratori, anche autonomi, previste per la
realizzazione dell'opera;
h) piano operativo di sicurezza: il documento che il
datore di lavoro dell'impresa esecutrice redige, in
riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi
dell'articolo 17, comma 1, lettera a), i cui contenuti sono
riportati nell'allegato XV;
i) impresa affidataria: impresa titolare del contratto
di appalto con il committente che, nell'esecuzione
dell'opera appaltata, puo' avvalersi di imprese
subappaltatrici o di lavoratori autonomi. Nel caso in cui
titolare del contratto di appalto sia un consorzio tra
imprese che svolga la funzione di promuovere la
partecipazione delle imprese aderenti agli appalti pubblici
o privati, anche privo di personale deputato alla
esecuzione dei lavori, l'impresa affidataria e' l'impresa
consorziata assegnataria dei lavori oggetto del contratto
di appalto individuata dal consorzio nell'atto di
assegnazione dei lavori comunicato al committente o, in
caso di pluralita' di imprese consorziate assegnatarie di
lavori, quella indicata nell'atto di assegnazione dei
lavori come affidataria, sempre che abbia espressamente
accettato tale individuazione;
i-bis) impresa esecutrice: impresa che esegue un'opera
o parte di essa impegnando proprie risorse umane e
materiali;
l) idoneita' tecnico-professionale: possesso di
capacita' organizzative, nonche' disponibilita' di forza
lavoro, di macchine e di attrezzature, in riferimento ai
lavori da realizzare.».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile
2005, 170 (Regolamento concernente disciplina delle
attivita' del Genio militare, a norma dell'articolo 3,
comma 7-bis, della L. 11 febbraio 1994, n. 109), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 agosto 2005, n. 201.
Note all'art. 254:
- Per l'art. 18 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 248.
Note all'art. 255:
- Il testo degli articoli 17 e 28 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 17 (Obblighi del datore di lavoro non
delegabili). - 1. Il datore di lavoro non puo' delegare le
seguenti attivita':
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente
elaborazione del documento previsto dall'articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di
prevenzione e protezione dai rischi.».
«Art. 28 (Oggetto della valutazione dei rischi). - 1.
La valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a),
anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle
sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonche' nella
sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i
rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi
compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a
rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo
stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo
europeo dell'8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le
lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto
dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonche'
quelli connessi alle differenze di genere, all'eta', alla
provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica
tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la
prestazione di lavoro.
1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di
cui al comma 1 e' effettuata nel rispetto delle indicazioni
di cui all' articolo 6, comma 8, lettera m-quater), e il
relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette
indicazioni e comunque, anche in difetto di tale
elaborazione, a far data dal 1° agosto 2010.
2. Il documento di cui all'articolo 17, comma 1,
lettera a), redatto a conclusione della valutazione, puo'
essere tenuto, nel rispetto delle previsioni di cui all'
articolo 53, su supporto informatico e deve essere munito
anche tramite le procedure applicabili ai supporti
informatici di cui all' articolo 53, di data certa o
attestata dalla sottoscrizione del documento medesimo da
parte del datore di lavoro nonche', ai soli fini della
prova della data, dalla sottoscrizione del responsabile del
servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante
dei lavoratori per la sicurezza o del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza territoriale e del medico
competente, ove nominato, e contenere:
a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi
per la sicurezza e la salute durante l'attivita'
lavorativa, nella quale siano specificati i criteri
adottati per la valutazione stessa. La scelta dei criteri
di redazione del documento e' rimessa al datore di lavoro,
che vi provvede con criteri di semplicita', brevita' e
comprensibilita', in modo da garantirne la completezza e
l'idoneita' quale strumento operativo di pianificazione
degli interventi aziendali e di prevenzione;
b) l'indicazione delle misure di prevenzione e di
protezione attuate e dei dispositivi di protezione
individuali adottati a seguito della valutazione di cui
all'articolo 17, comma 1, lettera a);
c) il programma delle misure ritenute opportune per
garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di
sicurezza;
d) l'individuazione delle procedure per l'attuazione
delle misure da realizzare, nonche' dei ruoli
dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a
cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso
di adeguate competenze e poteri;
e) l'indicazione del nominativo del responsabile del
servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante
dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e
del medico competente che ha partecipato alla valutazione
del rischio;
f) l'individuazione delle mansioni che eventualmente
espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono
una riconosciuta capacita' professionale, specifica
esperienza, adeguata formazione e addestramento.
3.Il contenuto del documento di cui al comma 2 deve
altresi' rispettare le indicazioni previste dalle
specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nei
successivi titoli del presente decreto.
3-bis. In caso di costituzione di nuova impresa, il
datore di lavoro e' tenuto ad effettuare immediatamente la
valutazione dei rischi elaborando il relativo documento
entro novanta giorni dalla data di inizio della propria
attivita'.».
Note all'art. 256:
- Il testo dell'art. 26 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge
3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile
2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 26 (Obblighi connessi ai contratti d'appalto o
d'opera o di somministrazione). - 1. Il datore di lavoro,
in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture
all'impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi
all'interno della propria azienda, o di una singola unita'
produttiva della stessa, nonche' nell'ambito dell'intero
ciclo produttivo dell'azienda medesima, sempre che abbia la
disponibilita' giuridica dei luoghi in cui si svolge
l'appalto o la prestazione di lavoro autonomo:
a) verifica, con le modalita' previste dal decreto di
cui all'articolo 6, comma 8, lettera g), l'idoneita'
tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei
lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e
alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto
d'opera o di somministrazione. Fino alla data di entrata in
vigore del decreto di cui al periodo che precede, la
verifica e' eseguita attraverso le seguenti modalita':
1) acquisizione del certificato di iscrizione alla
camera di commercio, industria e artigianato;
2) acquisizione dell'autocertificazione dell'impresa
appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei
requisiti di idoneita' tecnico-professionale, ai sensi
dell'articolo 47 del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445;
b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate
informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente
in cui sono destinati ad operare e sulle misure di
prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla
propria attivita'.
2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro,
ivi compresi i subappaltatori:
a) cooperano all'attuazione delle misure di prevenzione
e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull'attivita'
lavorativa oggetto dell'appalto;
b) coordinano gli interventi di protezione e
prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori,
informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare
rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse
imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.
3. Il datore di lavoro committente promuove la
cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2,
elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che
indichi le misure adottate per eliminare o, ove cio' non e'
possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Tale
documento e' allegato al contratto di appalto o di opera e
va adeguato in funzione dell'evoluzione dei lavori, servizi
e forniture. Ai contratti stipulati anteriormente al 25
agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31 dicembre
2008, il documento di cui al precedente periodo deve essere
allegato entro tale ultima data. Le disposizioni del
presente comma non si applicano ai rischi specifici propri
dell'attivita' delle imprese appaltatrici o dei singoli
lavoratori autonomi. Nel campo di applicazione del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive
modificazioni, tale documento e' redatto, ai fini
dell'affidamento del contratto, dal soggetto titolare del
potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello
specifico appalto.
3-bis. Ferme restando le disposizioni di cui ai commi 1
e 2, l'obbligo di cui al comma 3 non si applica ai servizi
di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali o
attrezzature nonche' ai lavori o servizi la cui durata non
sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino
rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni,
biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi
particolari di cui all'allegato XI.
3-ter. Nei casi in cui il contratto sia affidato dai
soggetti di cui all' articolo 3, comma 34, del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o in tutti i casi in
cui il datore di lavoro non coincide con il committente, il
soggetto che affida il contratto redige il documento di
valutazione dei rischi da interferenze recante una
valutazione ricognitiva dei rischi standard relativi alla
tipologia della prestazione che potrebbero potenzialmente
derivare dall'esecuzione del contratto. Il soggetto presso
il quale deve essere eseguito il contratto, prima
dell'inizio dell'esecuzione, integra il predetto documento
riferendolo ai rischi specifici da interferenza presenti
nei luoghi in cui verra' espletato l'appalto;
l'integrazione, sottoscritta per accettazione
dall'esecutore, integra gli atti contrattuali.
4. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti in
materia di responsabilita' solidale per il mancato
pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali
e assicurativi, l'imprenditore committente risponde in
solido con l'appaltatore, nonche' con ciascuno degli
eventuali subappaltatori, per tutti i danni per i quali il
lavoratore, dipendente dall'appaltatore o dal
subappaltatore, non risulti indennizzato ad opera
dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro (INAIL) o dell'Istituto di previdenza
per il settore marittimo (IPSEMA). Le disposizioni del
presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei
rischi specifici propri dell'attivita' delle imprese
appaltatrici o subappaltatrici.
5. Nei singoli contratti di subappalto, di appalto e di
somministrazione, anche qualora in essere al momento della
data di entrata in vigore del presente decreto, di cui agli
articoli 1559, ad esclusione dei contratti di
somministrazione di beni e servizi essenziali, 1655, 1656 e
1677 del codice civile, devono essere specificamente
indicati a pena di nullita' ai sensi dell'articolo 1418 del
codice civile i costi delle misure adottate per eliminare
o, ove cio' non sia possibile, ridurre al minimo i rischi
in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dalle
interferenze delle lavorazioni. I costi di cui al primo
periodo non sono soggetti a ribasso. Con riferimento ai
contratti di cui al precedente periodo stipulati prima del
25 agosto 2007 i costi della sicurezza del lavoro devono
essere indicati entro il 31 dicembre 2008, qualora gli
stessi contratti siano ancora in corso a tale data. A tali
dati possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza e gli organismi locali delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente
piu' rappresentative a livello nazionale.
6. Nella predisposizione delle gare di appalto e nella
valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di
affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di
forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare
che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto
al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il
quale deve essere specificamente indicato e risultare
congruo rispetto all'entita' e alle caratteristiche dei
lavori, dei servizi o delle forniture. Ai fini del presente
comma il costo del lavoro e' determinato periodicamente, in
apposite tabelle, dal Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, sulla base dei valori economici
previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai
sindacati comparativamente piu' rappresentativi, delle
norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei
diversi settori merceologici e delle differenti aree
territoriali. In mancanza di contratto collettivo
applicabile, il costo del lavoro e' determinato in
relazione al contratto collettivo del settore merceologico
piu' vicino a quello preso in considerazione.
7. Per quanto non diversamente disposto dal decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come da ultimo
modificate dall'articolo 8, comma 1, della legge 3 agosto
2007, n. 123, trovano applicazione in materia di appalti
pubblici le disposizioni del presente decreto.
8. Nell'ambito dello svolgimento di attivita' in regime
di appalto o subappalto, il personale occupato dall'impresa
appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di
apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia,
contenente le generalita' del lavoratore e l'indicazione
del datore di lavoro.».
Note all'art. 257:
- Il testo degli articoli 25, 38 e 41 del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo
1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 25 (Obblighi del medico competente). - 1. Il
medico competente:
a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio
di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi,
anche ai fini della programmazione, ove necessario, della
sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della
attuazione delle misure per la tutela della salute e della
integrita' psico-fisica dei lavoratori, all'attivita' di
formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per
la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio
di primo soccorso considerando i particolari tipi di
lavorazione ed esposizione e le peculiari modalita'
organizzative del lavoro. Collabora inoltre alla attuazione
e valorizzazione di programmi volontari di «promozione
della salute», secondo i principi della responsabilita'
sociale;
b) programma ed effettua la sorveglianza sanitaria di
cui all'articolo 41 attraverso protocolli sanitari definiti
in funzione dei rischi specifici e tenendo in
considerazione gli indirizzi scientifici piu' avanzati;
c) istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria
responsabilita', una cartella sanitaria e di rischio per
ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria. Tale
cartella e' conservata con salvaguardia del segreto
professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per
l'esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione
dei relativi risultati, presso il luogo di custodia
concordato al momento della nomina del medico competente;
d) consegna al datore di lavoro, alla cessazione
dell'incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso,
nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto
legislativo del 30 giugno 2003, n. 196, e con salvaguardia
del segreto professionale;
e) consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto
di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio, e
gli fornisce le informazioni necessarie relative alla
conservazione della medesima. L'originale della cartella
sanitaria e di rischio va conservata, nel rispetto di
quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, da parte del datore di lavoro, per almeno dieci anni,
salvo il diverso termine previsto da altre disposizioni del
presente decreto;
g) fornisce informazioni ai lavoratori sul significato
della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel
caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine,
sulla necessita' di sottoporsi ad accertamenti sanitari
anche dopo la cessazione della attivita' che comporta
l'esposizione a tali agenti. Fornisce altresi', a
richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza;
h) informa ogni lavoratore interessato dei risultati
della sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41 e, a
richiesta dello stesso, gli rilascia copia della
documentazione sanitaria;
i) comunica per iscritto, in occasione delle riunioni
di cui all'articolo 35, al datore di lavoro, al
responsabile del servizio di prevenzione protezione dai
rischi, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza,
i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria
effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti
risultati ai fini della attuazione delle misure per la
tutela della salute e della integrita' psico-fisica dei
lavoratori;
l) visita gli ambienti di lavoro almeno una volta
all'anno o a cadenza diversa che stabilisce in base alla
valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicita'
diversa dall'annuale deve essere comunicata al datore di
lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di
valutazione dei rischi;
m) partecipa alla programmazione del controllo
dell'esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono
forniti con tempestivita' ai fini della valutazione del
rischio e della sorveglianza sanitaria;
n) comunica, mediante autocertificazione, il possesso
dei titoli e requisiti di cui all'articolo 38 al Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro il
termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto.».
«Art. 38 (Titoli e requisiti del medico competente). -
1. Per svolgere le funzioni di medico competente e'
necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti:
a) specializzazione in medicina del lavoro o in
medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
b) docenza in medicina del lavoro o in medicina
preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia
industriale o in igiene industriale o in fisiologia e
igiene del lavoro o in clinica del lavoro;
c) autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto
legislativo 15 agosto 1991, n. 277;
d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o
in medicina legale;
d-bis) con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari
delle Forze Armate, compresa l'Arma dei carabinieri, della
Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, svolgimento di
attivita' di medico nel settore del lavoro per almeno
quattro anni.
2. I medici in possesso dei titoli di cui al comma 1,
lettera d), sono tenuti a frequentare appositi percorsi
formativi universitari da definire con apposito decreto del
Ministero dell'universita' e della ricerca di concerto con
il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali. I soggetti di cui al precedente periodo i quali,
alla data di entrata in vigore del presente decreto,
svolgano le attivita' di medico competente o dimostrino di
avere svolto tali attivita' per almeno un anno nell'arco
dei tre anni anteriori all'entrata in vigore del presente
decreto legislativo, sono abilitati a svolgere le medesime
funzioni. A tal fine sono tenuti a produrre alla Regione
attestazione del datore di lavoro comprovante
l'espletamento di tale attivita'.
3. Per lo svolgimento delle funzioni di medico
competente e' altresi' necessario partecipare al programma
di educazione continua in medicina ai sensi del decreto
legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive
modificazioni e integrazioni, a partire dal programma
triennale successivo all'entrata in vigore del presente
decreto legislativo. I crediti previsti dal programma
triennale dovranno essere conseguiti nella misura non
inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina
«medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro».
4. I medici in possesso dei titoli e dei requisiti di
cui al presente articolo sono iscritti nell'elenco dei
medici competenti istituito presso il Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali.».
«Art. 41 (Sorveglianza sanitaria). - 1. La sorveglianza
sanitaria e' effettuata dal medico competente:
a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle
indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui
all'articolo 6;
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la
stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai
rischi lavorativi.
2. La sorveglianza sanitaria comprende:
a) visita medica preventiva intesa a constatare
l'assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore
e' destinato al fine di valutare la sua idoneita' alla
mansione specifica;
b) visita medica periodica per controllare lo stato di
salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneita'
alla mansione specifica. La periodicita' di tali
accertamenti, qualora non prevista dalla relativa
normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l'anno.
Tale periodicita' puo' assumere cadenza diversa, stabilita
dal medico competente in funzione della valutazione del
rischio. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato,
puo' disporre contenuti e periodicita' della sorveglianza
sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico
competente;
c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora
sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi
professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili
di peggioramento a causa dell'attivita' lavorativa svolta,
al fine di esprimere il giudizio di idoneita' alla mansione
specifica;
d) visita medica in occasione del cambio della mansione
onde verificare l'idoneita' alla mansione specifica;
e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro
nei casi previsti dalla normativa vigente;
e-bis) visita medica preventiva in fase preassuntiva;
e-ter) visita medica precedente alla ripresa del
lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata
superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di
verificare l'idoneita' alla mansione.
2-bis. Le visite mediche preventive possono essere
svolte in fase preassuntiva, su scelta del datore di
lavoro, dal medico competente o dai dipartimenti di
prevenzione delle ASL. La scelta dei dipartimenti di
prevenzione non e' incompatibile con le disposizioni dell'
articolo 39, comma 3.
3. Le visite mediche di cui al comma 2 non possono
essere effettuate:
a)
b) per accertare stati di gravidanza;
c) negli altri casi vietati dalla normativa vigente.
4. Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese
del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e
biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio
ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle
condizioni previste dall'ordinamento, le visite di cui al
comma 2, lettere a), b), d), e-bis) e e-ter) sono altresi'
finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol
dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e
stupefacenti.
4-bis. Entro il 31 dicembre 2009, con accordo in
Conferenza Stato-Regioni, adottato previa consultazione
delle parti sociali, vengono rivisitate le condizioni e le
modalita' per l'accertamento della tossicodipendenza e
della alcol dipendenza.
5. Gli esiti della visita medica devono essere allegati
alla cartella sanitaria e di rischio di cui all'articolo
25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi
contenuti nell'Allegato 3A e predisposta su formato
cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto
dall'articolo 53.
6. Il medico competente, sulla base delle risultanze
delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei
seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
a) idoneita';
b) idoneita' parziale, temporanea o permanente, con
prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneita' temporanea;
d) inidoneita' permanente.
6-bis. Nei casi di cui alle lettere a), b), c) e d) del
comma 6 il medico competente esprime il proprio giudizio
per iscritto dando copia del giudizio medesimo al
lavoratore e al datore di lavoro. (107)
7. Nel caso di espressione del giudizio di inidoneita'
temporanea vanno precisati i limiti temporali di validita'.
8.
9. Avverso i giudizi del medico competente, ivi
compresi quelli formulati in fase preassuntiva, e' ammesso
ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione
del giudizio medesimo, all'organo di vigilanza
territorialmente competente che dispone, dopo eventuali
ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la
revoca del giudizio stesso.».
Note all'art. 258:
- Il testo dell'art. 40 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge
3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile
2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 40 (Rapporti del medico competente con il
Servizio sanitario nazionale). - 1. Entro il primo
trimestre dell'anno successivo all'anno di riferimento il
medico competente trasmette, esclusivamente per via
telematica, ai servizi competenti per territorio le
informazioni, elaborate evidenziando le differenze di
genere, relative ai dati aggregati sanitari e di rischio
dei lavoratori, sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo
il modello in allegato 3B.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano trasmettono le informazioni di cui al comma 1,
aggregate dalle aziende sanitarie locali, all'ISPESL.
2-bis. Entro il 31 dicembre 2009, con decreto del
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome
di Trento e di Bolzano, sono definiti, secondo criteri di
semplicita' e certezza, i contenuti degli Allegati 3A e 3B
e le modalita' di trasmissione delle informazioni di cui al
comma 1. Gli obblighi di redazione e trasmissione relativi
alle informazioni di cui al comma 1 decorrono dall'entrata
in vigore del decreto di cui al primo periodo.».
- Il testo dell'art. 139 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle
disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni sul lavoro e le malattie professionali),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 13 ottobre 1965, n. 257, e' il seguente:
«Art. 139. - E' obbligatoria per ogni medico, che ne
riconosca l'esistenza, la denuncia delle malattie
professionali, che saranno indicate in un elenco da
approvarsi con decreto del Ministro per il lavoro e la
previdenza sociale di concerto con quello per la sanita',
sentito il Consiglio superiore di sanita'.
La denuncia deve essere fatta all'Ispettorato del
lavoro competente per territorio, il quale ne trasmette
copia all'Ufficio del medico provinciale.
I contravventori alle disposizioni dei commi precedenti
sono puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda
da lire cinquecentomila a lire due milioni.
Se la contravvenzione e' stata commessa dal medico di
fabbrica previsto dall'art. 33, D.P.R. 19 marzo 1956, n.
303, contenente norme generali per l'igiene del lavoro, la
pena e' dell'arresto da due a quattro mesi o dell'ammenda
da lire un milione a lire cinque milioni.».
Note all'art. 259:
- Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
12 giugno 2009 (Determinazione dell'ambito dei singoli
livelli di segretezza, dei soggetti con potere di
classifica, dei criteri d'individuazione delle materie
oggetto di classifica nonche' dei modi di accesso nei
luoghi militari o definiti di interesse per la sicurezza
della Repubblica - Decreto n. 7/2009), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2009, n. 154.
- Per l'art. 24 della 7 agosto 1990, n. 241, si vedano
le note all'art. 245.
Note all'art. 260:
- Il decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758
(Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di
lavoro), e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 26 gennaio 1995, n. 21.
- Il testo dell'art. 13 del decreto legislativo 9
aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge
3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile
2008, n. 101, e' il seguente:
«Art. 13 (Vigilanza). - 1. La vigilanza
sull'applicazione della legislazione in materia di salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro e' svolta dalla azienda
sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di
specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del
fuoco, nonche' per il settore minerario, fino all'effettiva
attuazione del trasferimento di competenze da adottarsi ai
sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e
successive modificazioni, dal Ministero dello sviluppo


(continuazione)

economico, e per le industrie estrattive di seconda
categoria e le acque minerali e termali dalle regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano. Le province
autonome di Trento e di Bolzano provvedono alle finalita'
del presente articolo, nell'ambito delle proprie
competenze, secondo quanto previsto dai rispettivi
ordinamenti.
1-bis. Nei luoghi di lavoro delle Forze armate, delle
Forze di polizia e dei vigili del fuoco la vigilanza sulla
applicazione della legislazione in materia di salute e
sicurezza sul lavoro e' svolta esclusivamente dai servizi
sanitari e tecnici istituiti presso le predette
amministrazioni.
2. Ferme restando le competenze in materia di vigilanza
attribuite dalla legislazione vigente al personale
ispettivo del Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali, ivi compresa quella in materia di salute
e sicurezza dei lavoratori di cui all' articolo 35 della
legge 26 aprile 1974, n. 191, lo stesso personale esercita
l'attivita' di vigilanza sull'applicazione della
legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di
lavoro nelle seguenti attivita', nel quadro del
coordinamento territoriale di cui all' articolo 7:
a) attivita' nel settore delle costruzioni edili o di
genio civile e piu' in particolare lavori di costruzione,
manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e
risanamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in
muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie,
idrauliche, scavi, montaggio e smontaggio di elementi
prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche
comportanti l'impiego di esplosivi;
b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori
subacquei;
c) ulteriori attivita' lavorative comportanti rischi
particolarmente elevati, individuate con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, adottato sentito il comitato di cui all'articolo 5
e previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, in relazione alle quali il personale ispettivo
del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali svolge attivita' di vigilanza sull'applicazione
della legislazione in materia di salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro, informandone preventivamente il servizio
di prevenzione e sicurezza dell'Azienda sanitaria locale
competente per territorio.
3. In attesa del complessivo riordino delle competenze
in tema di vigilanza sull'applicazione della legislazione
in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro,
restano ferme le competenze in materia di salute e
sicurezza dei lavoratori attribuite alle autorita'
marittime a bordo delle navi ed in ambito portuale, agli
uffici di sanita' aerea e marittima, alle autorita'
portuali ed aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza
dei lavoratori a bordo di navi e di aeromobili ed in ambito
portuale ed aeroportuale nonche' ai servizi sanitari e
tecnici istituiti per le Forze armate e per le Forze di
polizia e per i Vigili del fuoco; i predetti servizi sono
competenti altresi' per le aree riservate o operative e per
quelle che presentano analoghe esigenze da individuarsi,
anche per quel che riguarda le modalita' di attuazione, con
decreto del Ministro competente, di concerto con il
Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali. L'Amministrazione della giustizia puo' avvalersi
dei servizi istituiti per le Forze armate e di polizia,
anche mediante convenzione con i rispettivi Ministeri,
nonche' dei servizi istituiti con riferimento alle
strutture penitenziarie.
4. La vigilanza di cui al presente articolo e'
esercitata nel rispetto del coordinamento di cui agli
articoli 5 e 7.
5. Il personale delle pubbliche amministrazioni,
assegnato agli uffici che svolgono attivita' di vigilanza,
non puo' prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del
territorio nazionale, attivita' di consulenza.
6. L'importo delle somme che l'ASL, in qualita' di
organo di vigilanza, ammette a pagare in sede
amministrativa ai sensi dell'articolo 21, comma 2, primo
periodo, del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758,
integra l'apposito capitolo regionale per finanziare
l'attivita' di prevenzione nei luoghi di lavoro svolta dai
dipartimenti di prevenzione delle AA.SS.LL.
7. E' fatto salvo quanto previsto dall'articolo 64 del
decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n.
303, con riferimento agli organi di vigilanza competenti,
come individuati dal presente decreto.».
Note all'art. 262:
- Per l'art. 13 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 260.
- Il testo dell'art. 21 del decreto legislativo 19
dicembre 1994, n. 758 (Modificazioni alla disciplina
sanzionatoria in materia di lavoro), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 26
gennaio 1995, n. 21, e' il seguente:
«Art. 21 (Verifica dell'adempimento). - 1. Entro e non
oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato
nella prescrizione, l'organo di vigilanza verifica se la
violazione e' stata eliminata secondo le modalita' e nel
termine indicati dalla prescrizione.
2. Quando risulta l'adempimento alla prescrizione,
l'organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in
sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una
somma pari al quarto del massimo dell'ammenda stabilita per
la contravvenzione commessa. Entro centoventi giorni dalla
scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo
di vigilanza comunica al pubblico ministero l'adempimento
alla prescrizione, nonche' l'eventuale pagamento della
predetta somma.
3. Quando risulta l'inadempimento alla prescrizione,
l'organo di vigilanza ne da' comunicazione al pubblico
ministero e al contravventore entro novanta giorni dalla
scadenza del termine fissato nella prescrizione.».
Note all'art. 263:
- Il testo dell'art. 57 del codice di procedura penale
e' il seguente:
«Art. 57 (Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria). -
1. Salve le disposizioni delle leggi speciali, sono
ufficiali di polizia giudiziaria:
a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i
sovrintendenti e gli altri appartenenti alla polizia di
Stato ai quali l'ordinamento dell'amministrazione della
pubblica sicurezza riconosce tale qualita';
b) gli ufficiali superiori e inferiori e i
sottufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza,
degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato
nonche' gli altri appartenenti alle predette forze di
polizia ai quali l'ordinamento delle rispettive
amministrazioni riconosce tale qualita';
c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio
della polizia di Stato ovvero un comando dell'Arma dei
carabinieri o della Guardia di finanza.
2. Sono agenti di polizia giudiziaria:
a) il personale della polizia di Stato al quale
l'ordinamento dell'amministrazione della pubblica sicurezza
riconosce tale qualita';
b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di
custodia, le guardie forestali e, nell'ambito territoriale
dell'ente di appartenenza, le guardie delle province e dei
comuni quando sono in servizio.
3. Sono altresi' ufficiali e agenti di polizia
giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinate e
secondo le rispettive attribuzioni, le persone alle quali
le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste
dall'articolo 55.».
- Per l'art. 13 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 260.
Note all'art. 264:
- Per l'art. 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, si vedano le note all'art. 245.
Note all'art. 265:
- Il testo dell'art. 1 del decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 230 (Attuazione delle direttive 89/618/Euratom,
90/641/Euratom, 96/29/Euratom e 2006/117/Euratom in materia
di radiazioni ionizzanti), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 13 giugno 1995, n.
136, e' il seguente:
«Art. 1 (Campo di applicazione). - 1. Le disposizioni
del presente decreto si applicano:
a) alla costruzione, all'esercizio ed alla
disattivazione degli impianti nucleari;
b) a tutte le pratiche che implicano un rischio dovuto
a radiazioni ionizzanti provenienti da una sorgente
artificiale o da una sorgente naturale nei casi in cui i
radionuclidi naturali siano o siano stati trattati per le
loro proprieta' radioattive fissili o fertili e cioe':
1) alla produzione, trattamento, manipolazione,
detenzione, deposito, trasporto, importazione,
esportazione, impiego, commercio, cessazione della
detenzione, raccolta e smaltimento di materie radioattive;
2) al funzionamento di macchine radiogene;
3) alle lavorazioni minerarie secondo la specifica
disciplina di cui al capo IV;
b-bis) alle attivita' lavorative diverse dalle pratiche
di cui ai punti 1, 2 e 3 che implicano la presenza di
sorgenti naturali di radiazioni, secondo la specifica
disciplina di cui al capo III-bis;
b-ter) agli interventi in caso di emergenza radiologica
o nucleare o in caso di esposizione prolungata dovuta agli
effetti di un'emergenza oppure di una pratica o di
un'attivita' lavorativa non piu' in atto, secondo la
specifica disciplina di cui al capo X.
1-bis. Il presente decreto non si applica
all'esposizione al radon nelle abitazioni o al fondo
naturale di radiazioni, ossia non si applica ne' ai
radionuclidi contenuti nell'organismo umano, ne' alla
radiazione cosmica presente al livello del suolo, ne'
all'esposizione in superficie ai radionuclidi presenti
nella crosta terrestre non perturbata. Dal campo di
applicazione sono escluse le operazioni di aratura, di
scavo o di riempimento effettuate nel corso di attivita'
agricole o di costruzione, fuori dei casi in cui dette
operazioni siano svolte nell'ambito di interventi per il
recupero di suoli contaminati con materie radioattive.
2. Le condizioni per l'applicazione delle disposizioni
del presente decreto definite nell'allegato I sono
aggiornate, in relazione agli sviluppi della tecnica ed
alle direttive e raccomandazioni dell'Unione europea, con
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta dei Ministri dell'ambiente e della sanita', di
concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, del lavoro e della previdenza sociale e
per la funzione pubblica, sentita l'Agenzia nazionale per
la protezione dell'ambiente (ANPA), l'Istituto superiore
per la prevenzione e la sicurezza nel lavoro (ISPESL),
l'Istituto superiore di sanita' (ISS) e la Conferenza Stato
Regioni. Con gli stessi decreti sono altresi' individuate,
in relazione agli sviluppi della tecnica ed alle direttive
e raccomandazioni dell'Unione europea, specifiche modalita'
di applicazione per attivita' e situazioni particolari, tra
le quali quelle che comportano esposizioni a sorgenti
naturali di radiazioni.
2-bis. In attesa dell'emanazione dei decreti di cui al
comma 2 le condizioni di applicazione sono quelle fissate
negli allegati I e I-bis.
2-ter. Con decreti del Presidente del Consiglio dei
Ministri, da emanare entro i termini di applicazione
dell'articolo 10-ter, commi 1 e 3, secondo la procedura di
cui al comma 2, i valori dei livelli di azione di cui
all'allegato I-bis, paragrafo 4, sono aggiornati in base
alle indicazioni dell'Unione europea e agli sviluppi della
tecnica.».
Note all'art. 266:
- Per il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, si
vedano le note all'art. 265.
Note all'art. 267:
- Il testo degli articoli 28, 33 e 55 del decreto
legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (Attuazione delle
direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom e
2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 13 giugno 1995, n. 136, e' il seguente:
«Art. 28 (Impiego di categoria A). - 1. L'impiego di
categoria A e' soggetto a nulla osta preventivo da parte
del Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato di concerto con i Ministeri dell'ambiente,
dell'interno, del lavoro e della previdenza sociale, della
sanita', sentite l'ANPA e le regioni territorialmente
competenti, in relazione all'ubicazione delle
installazioni, all'idoneita' dei locali, delle strutture di
radioprotezione, delle modalita' di esercizio, delle
attrezzature e della qualificazione del personale addetto,
alle conseguenze di eventuali incidenti nonche' delle
modalita' dell'eventuale allontanamento o smaltimento
nell'ambiente dei rifiuti radioattivi. Copia del nulla osta
e' inviata dal Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato ai ministeri concertanti, al presidente
della regione o provincia autonoma interessata, al sindaco,
al prefetto, al comando provinciale dei vigili del fuoco
competenti per territorio e all'ANPA.
2. Nel nulla osta possono essere stabilite particolari
prescrizioni per gli aspetti connessi alla costruzione, per
le prove e per l'esercizio, nonche' per l'eventuale
disattivazione degli impianti.».
«Art. 33 (Nulla osta per installazioni di deposito o di
smaltimento di rifiuti radioattivi). - 1. Ferme restando le
disposizioni vigenti in materia di dichiarazione di
compatibilita' ambientale, la costruzione, o comunque la
costituzione, e l'esercizio delle installazioni per il
deposito o lo smaltimento nell'ambiente, nonche' di quelle
per il trattamento e successivo deposito o smaltimento
nell'ambiente, di rifiuti radioattivi provenienti da altre
installazioni, anche proprie, sono soggetti a nulla osta
preventivo del Ministero dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, di concerto con i Ministeri
dell'ambiente, dell'interno, del lavoro e della previdenza
sociale e della sanita', sentite la regione o la provincia
autonoma interessata e l'ANPA.
2. Con decreto del Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, d'intesa con i Ministri
dell'ambiente e della sanita' e di concerto con i Ministri
dell'interno e del lavoro e della previdenza sociale,
sentita l'ANPA, sono stabiliti i livelli di radioattivita'
o di concentrazione ed i tipi di rifiuti per cui si
applicano le disposizioni del presente articolo, nonche' le
disposizioni procedurali per il rilascio del nulla osta, in
relazione alle diverse tipologie di installazione. Nel
decreto puo' essere prevista, in relazione a tali
tipologie, la possibilita' di articolare in fasi distinte,
compresa quella di chiusura, il rilascio del nulla osta
nonche' di stabilire particolari prescrizioni per ogni
fase, ivi incluse le prove e l'esercizio.».
«Art. 55 (Autorizzazione per la disattivazione degli
impianti nucleari). - 1. L'esecuzione delle operazioni
connesse alla disattivazione di un impianto nucleare e'
soggetta ad autorizzazione preventiva da parte del
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
sentiti i Ministeri dell'ambiente, dell'interno, del lavoro
e della previdenza sociale e della sanita', la regione o
provincia autonoma interessata e l'ANPA, su istanza del
titolare della licenza. Detta autorizzazione e' rilasciata,
ove necessario, per singole fasi intermedie rispetto allo
stato ultimo previsto.
2. La suddivisione in fasi intermedie deve essere
giustificata nell'ambito di un piano globale di
disattivazione, da allegare all'istanza di autorizzazione
relativa alla prima fase.
3. Per ciascuna fase, copia dell'istanza di
autorizzazione deve essere inviata alle amministrazioni di
cui al comma 1 e all'ANPA, unitamente al piano delle
operazioni da eseguire, a una descrizione dello stato
dell'impianto, comprendente anche l'inventario delle
materie radioattive presenti, all'indicazione dello stato
dell'impianto stesso al termine della fase, alle analisi di
sicurezza concernenti le operazioni da eseguire e lo stato
dell'impianto a fine operazioni, all'indicazione della
destinazione dei materiali radioattivi di risulta, ad una
stima degli effetti sull'ambiente esterno ed a un programma
di radioprotezione anche per l'eventualita' di
un'emergenza. Nel piano il titolare della licenza di
esercizio propone altresi' i momenti a partire dai quali
vengono meno i presupposti tecnici per l'osservanza delle
singole disposizioni del presente decreto e delle
prescrizioni attinenti all'esercizio dell'impianto.».
Note all'art. 268:
- Per il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, si
vedano le note all'art. 265.
- Per il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si
vedano le note all'art. 245.
Note all'art. 269:
- Per il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, si
vedano le note all'art. 265.
Note all'art. 273:
- Il testo dell'art. 12 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 6 maggio 2005, n. 97 (Approvazione
del nuovo Statuto dell'Associazione italiana della Croce
rossa), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 8 giugno
2005, n. 131, e' il seguente:
«Art. 12 (Elettorato). - 1. Fermo quanto previsto
dall'articolo 5, comma 2, della legge 19 gennaio 2005, n.
1, sono titolari di elettorato attivo i soci attivi da
almeno due anni in regola con la quota sociale.
2. Sono titolari di elettorato passivo i soci attivi da
almeno due anni in regola con il versamento della quota
sociale, purche' abbiano compiuto la maggiore eta'.
3. Gli iscritti al corpo militare della Croce rossa
italiana in congedo, sono ammessi al voto, ricorrendo le
condizioni di cui al precedente comma, solo qualora
prestino gratuitamente attivita' di volontariato in favore
della Croce rossa italiana rinunciando espressamente ai
benefici previsti per il personale del corpo militare
richiamato in servizio attivo.».
Note all'art. 275:
- Il testo dell'art. 9 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 6 maggio 2005, n. 97 (Approvazione
del nuovo Statuto dell'Associazione italiana della Croce
rossa), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 8 giugno
2005, n. 131, e' il seguente:
«Art. 9 (Categorie di soci). - 1. I soci della Croce
rossa italiana si distinguono in:
a) soci ordinari: coloro che, manifestando adesione ai
principi fondamentali di Croce rossa ed al presente
statuto, versano la quota sociale annuale;
b) soci attivi: coloro i quali si impegnano a svolgere
gratuitamente, in maniera organizzata e con carattere
continuativo, conformemente ai regolamenti interni di
ciascuna componente, un'attivita' in favore della Croce
rossa italiana, oltre al versamento della quota annuale;
c) soci benemeriti: persone fisiche o giuridiche che si
siano distinte per particolari prestazioni o elargizioni in
favore della Croce rossa italiana;
d) soci onorari: persone fisiche o giuridiche che si
siano distinte per eccezionali meriti in campo
socio-sanitario o umanitario.
2. Rientrano nella categoria dei soci attivi gli
appartenenti ai seguenti organismi volontaristici della
Croce rossa italiana, purche' in regola con il versamento
delle quote associative:
1) corpo militare;
2) corpo infermiere volontarie;
3) volontari del soccorso;
4) comitato nazionale femminile;
5) pionieri;
6) donatori di sangue.».
Note all'art 283:
- Il testo dell'art. 302 del decreto del Presidente
della Repubblica 15 febbraio 1952 n. 328 (Approvazione del
regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione
(Navigazione marittima), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1952, n.
94, e' il seguente:
«Art. 302 (Distinzione fra navi maggiori e navi
minori). - Agli effetti del secondo comma dell'articolo 136
del codice, si considerano navi alturiere le navi a
propulsione meccanica o a vela, che per caratteristiche,
per dotazioni e per sistemazioni riservate all'equipaggio
siano atte a navigazione di altura. Si considerano navi
costiere tutte le navi che per caratteristiche, per
dotazioni e per sistemazioni riservate all'equipaggio siano
atte soltanto a navigazione costiera. Per navigazione
costiera si intende la navigazione lungo le coste
continentali e insulari dello Stato a distanza non
superiore alle venti miglia.».
Note all'art. 288:
- Il testo degli artt. 32, 96 e 236 della legge 2
dicembre 1994 n. 689 (Ratifica ed esecuzione della
Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, con
allegati e atto finale, fatta a Montego Bay il 10 dicembre
1982, nonche' dell'accordo di applicazione della parte XI
della convenzione stessa, con allegati, fatto a New York il
29 luglio 1994), pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 19 dicembre 1994, n. 295, e' il
seguente:
«Art. 32 (Immunita' delle navi da guerra e di altre
navi di Stato in servizio non commerciale). - Con le
eccezioni contenute nella sottosezione A e negli articoli
30 e 31, nessuna disposizione della presente Convenzione
pregiudica le immunita' delle navi da guerra e delle altre
navi di Stato in servizio non commerciale.».
«Art. 96 (Immunita' delle navi impiegate esclusivamente
per servizi governativi non commerciali). - Le navi di
proprieta' o al servizio di uno Stato, e da questo
impiegate esclusivamente per servizi governativi non
commerciali, godono nell'alto mare della completa immunita'
dalla giurisdizione di qualunque Stato che non sia lo Stato
di bandiera.».
«Art. 236 (Immunita' sovrana). - Le disposizioni della
presente Convenzione in materia di protezione e
preservazione dell'ambiente marino non si applicano alle
navi da guerra, alle navi ausiliarie e ad altre navi o
aeromobili di proprieta' dello Stato o da esso condotte e
impiegate, all'epoca in questione, esclusivamente per fini
governativi non commerciali. Tuttavia ogni Stato deve
adottare misure opportune, che non compromettano le
attivita' o le capacita' operative di tali navi o
aeromobili di Stato, per assicurare che essi agiscano in
maniera compatibile, per quanto e' possibile e ragionevole,
con la presente Convenzione.».
Note all'art. 289:
- Il decreto legislativo 5 maggio 1948 n. 535 (Foggia
ed uso dell'emblema dello Stato) e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 1948, n. 122.
Note all'art. 327:
- Il testo dell'art. 12 del decreto-legge 21 marzo 1978
n. 59 (Norme penali e processuali per la prevenzione e la
repressione di gravi reati), convertito, con modificazioni,
dalla legge 18 maggio 1978, n. 191, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 22 marzo 1978, n. 80, e' il
seguente:
«Art. 12. - Chiunque cede la proprieta' o il godimento
o a qualunque altro titolo consente, per un tempo superiore
a un mese, l'uso esclusivo di un fabbricato o di parte di
esso ha l'obbligo di comunicare all'autorita' locale di
pubblica sicurezza, entro quarantotto ore dalla consegna
dell'immobile, la sua esatta ubicazione, nonche' le
generalita' dell'acquirente, del conduttore o della persona
che assume la disponibilita' del bene e gli estremi del
documento di identita' o di riconoscimento, che deve essere
richiesto all'interessato.
Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto, i soggetti di cui al primo comma hanno
l'obbligo di provvedere alla comunicazione, all'autorita'
di pubblica sicurezza, di tutti i contratti, anche verbali,
stipulati successivamente alla data del 30 giugno 1977 e in
corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge.
La comunicazione di cui ai precedenti commi puo' essere
effettuata anche a mezzo di lettera raccomandata con avviso
di ricevimento. Ai fini dell'osservanza dei termini vale la
data della ricevuta postale.
Nel caso di violazione delle disposizioni indicate nei
commi precedenti si applica la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 103 a euro 1.549. La
violazione e' accertata dagli organi di polizia
giudiziaria, nonche' dai vigili urbani del comune ove si
trova l'immobile. La sanzione e' applicata dal sindaco ed i
proventi sono devoluti al comune. Si applicano, per quanto
non previsto le disposizioni della legge 24 dicembre 1975,
n. 706.».
- Il testo del comma 344 dell'articolo 1 della legge 30
dicembre 2004 n. 311 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2005)), pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2004, n. 306, e' il
seguente:
«344. Il modello per la comunicazione di cui
all'articolo 12 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978,
n. 191, approvato con decreto interdirigenziale del
Ministero dell'interno e della Agenzia delle entrate, e'
reso disponibile gratuitamente, in modalita' telematica,
dalla predetta Agenzia; la comunicazione e' effettuata,
anche avvalendosi degli intermediari di cui all'articolo 3
del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive
modificazioni, nonche' degli uffici dell'Agenzia delle
entrate, con la compilazione in formato elettronico del
relativo modello e con la sua trasmissione, in modalita'
telematica, alla predetta Agenzia, che provvede, con la
medesima modalita', a dare avviso di ricevimento. L'Agenzia
delle entrate, secondo intese con il Ministero
dell'interno, ordina i dati contenuti nelle comunicazioni
per la loro successiva trasmissione telematica al predetto
Ministero. La presentazione per la registrazione degli atti
di cessione di cui al predetto articolo 12 del
decreto-legge n. 59 del 1978 tiene luogo della
comunicazione di cui al medesimo articolo 12. Le predette
disposizioni, e quelle contenute nel comma 345, si
applicano a decorrere dalla data indicata nel decreto di
approvazione del modello per la comunicazione previsto dal
presente comma.».
Note all'art. 335:
- Il testo degli artt. 13, 19, 20 e 21 della legge 27
luglio 1978 n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili
urbani), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio
1978, n. 211, e' il seguente:
«Art. 13 (Superficie convenzionale). - La superficie
convenzionale e' data dalla somma dei seguenti elementi:
a) l'intera superficie dell'unita' immobiliare;
b) il 50 per cento della superficie delle autorimesse
singole;
c) il 20 per cento della superficie del posto macchina
in autorimesse di uso comune;
d) il 25 per cento della superficie di balconi,
terrazze, cantine ed altri accessori simili;
e) il 15 per cento della superficie scoperta di
pertinenza dell'immobile in godimento esclusivo del
conduttore;
f) il 10 per cento della superficie condominiale a
verde nella misura corrispondente alla quota millesimale
dell'unita' immobiliare.
E' detratto il 30 per cento dalla superficie dei vani
con altezza utile inferiore a metri 1.70.
Le superfici di cui alle lettere a), b) e d) si
misurano al netto dei muri perimetrali e di quelli interni.
L'elemento di cui alla lettera e) entra nel computo
della superficie convenzionale fino ad un massimo non
eccedente la superficie di cui alla lettera a).
Alla superficie di cui alla lettera a) si applicano i
seguenti coefficienti:
a) 1,00 per l'unita' immobiliare di superficie
superiore a metri quadrati 70;
b) 1,10 per l'unita' immobiliare di superficie compresa
fra metri quadrati 46 e metri quadrati 70;
c) 1,20 per l'unita' immobiliare inferiore a metri
quadrati 46. I coefficienti di cui alle lettere b) e c) del
quinto comma non si applicano agli immobili il cui stato di
conservazione e manutenzione e' scadente ai sensi
dell'articolo 21.».
«Art. 19 (Livello di piano). - In relazione al livello
di piano, limitatamente alle unita' immobiliari situate in
immobili costituiti da almeno tre piani fuori terra, si
applicano i seguenti coefficienti:
a) 0,80 per le abitazioni situate al piano
seminterrato;
b) 0,90 per le abitazioni situate al piano terreno;
c) 1,00 per le abitazioni situate nei piani intermedi e
all'ultimo piano;
d) 1,20 per le abitazioni situate al piano attico.
Per le abitazioni situate al quarto piano e superiori
di immobili sprovvisti di ascensore, i coefficienti
previsti alle lettere c) e d) del comma precedente sono
rispettivamente ridotti a 0,95 e 1,10.».
«Art. 20 (Vetusta'). - In relazione alla vetusta' si
applica un coefficiente di degrado per ogni anno decorrente
dal sesto anno successivo a quello di costruzione
dell'immobile e stabilito nel modo seguente:
a) 1 per cento per i successivi quindici anni;
b) 0,50 per cento per gli ulteriori trenta anni.
Se si e' proceduto a lavori di integrale
ristrutturazione o di completo restauro dell'unita'
immobiliare, anno di costruzione e' quello della
ultimazione di tali lavori comunque accertato.».
«Art. 21 (Stato di conservazione e manutenzione). - In
relazione allo stato di conservazione e manutenzione
dell'immobile si applicano i seguenti coefficienti:
a) 1,00 se lo stato e' normale;
b) 0,80 se lo stato e' mediocre;
c) 0,60 se lo stato e' scadente.
Per la determinazione dello stato di conservazione e
manutenzione si tiene conto dei seguenti elementi propri
dell'unita' immobiliare:
1) pavimenti;
2) pareti e soffitti;
3) infissi;
4) impianto elettrico;
5) impianto idrico e servizi igienico-sanitari;
6) impianto di riscaldamento;
nonche' dei seguenti elementi comuni:
1) accessi, scale e ascensore;
2) facciate, coperture e parti comuni in genere.
Lo stato dell'immobile si considera mediocre qualora
siano in scadenti condizioni tre degli elementi di cui
sopra, dei quali due devono essere propri dell'unita'
immobiliare.
Lo stato dell'immobile si considera scadente qualora
siano in scadenti condizioni almeno quattro degli elementi
di cui sopra, dei quali tre devono essere propri
dell'unita' immobiliare.
Lo stato dell'immobile si considera scadente in ogni
caso se l'unita' immobiliare non dispone di impianto
elettrico o dell'impianto idrico con acqua corrente nella
cucina e nei servizi, ovvero se non dispone di servizi
igienici privati o se essi sono comuni a piu' unita'
immobiliari.
Il Ministro dei lavori pubblici, con suo decreto da
emanarsi entro tre mesi dalla entrata in vigore della
presente legge, indichera' analiticamente gli elementi di
valutazione fissati nei commi precedenti.».
Note all'art. 346:
- Il testo del secondo comma dell'art. 823 e del
secondo comma dell'art. 828 del codice civile, e' il
seguente:
«Spetta all'autorita' amministrativa la tutela dei beni
che fanno parte del demanio pubblico. Essa ha facolta' sia
di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei
mezzi ordinari a difesa della proprieta' e del possesso
regolati dal presente codice.».
«I beni che fanno parte del patrimonio indisponibile
non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non
nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano.».
Note all'art. 360:
- Il regio decreto-legge 26 ottobre 1933 ,n. 1937
(Approvazione del regolamento per la gestione dei mobili e
degli arredi di proprieta' dello Stato adibiti ad uso degli
alloggi dei prefetti) e' pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 31 gennaio 1934, n. 25.
Note all'art. 374:
- Per il testo dell'art. 12 del decreto-legge 21 marzo
1978 n. 59, si vedano le note all'articolo 327.
- Per il testo del comma 344 dell'art. 1 della legge 30
dicembre 2004 n. 311, si vedano le note all'articolo 327.
Note all'art. 385:
- Per il testo del comma secondo dell'art. 823 del
codice civile, si vedano le note all'articolo 346.
- Il testo dell'art. 1609 del codice civile, e' il
seguente:
«Art. 1609 (Piccole riparazioni a carico
dell'inquilino). - Le riparazioni di piccola manutenzione,
che a norma dell'articolo 1576 devono essere eseguite
dall'inquilino a sue spese, sono quelle dipendenti da
deterioramenti prodotti dall'uso, e non quelle dipendenti
da vetusta' o da caso fortuito.
Le suddette riparazioni, in mancanza di patto, sono
determinate dagli usi locali.».
Note all'art. 398:
- Per il decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, si
vedano le note all'articolo 22.
Note all'art. 401:
- Il testo degli artt. 143 e 153 del citato d. lgs. n.
163 del 2006 e' il seguente:
«Art. 143 (Caratteristiche delle concessioni di lavori
pubblici). - 1. Le concessioni di lavori pubblici hanno, di
regola, ad oggetto la progettazione definitiva, la
progettazione esecutiva e l'esecuzione di opere pubbliche o
di pubblica utilita', e di lavori ad essi strutturalmente e
direttamente collegati, nonche' la loro gestione funzionale
ed economica.
2. Qualora la stazione appaltante disponga del progetto
definitivo ed esecutivo, ovvero del progetto definitivo,
l'oggetto della concessione, quanto alle prestazioni
progettuali, puo' essere circoscritto al completamento
della progettazione, ovvero alla revisione della medesima,
da parte del concessionario.
3. La controprestazione a favore del concessionario
consiste, di regola, unicamente nel diritto di gestire
funzionalmente e di sfruttare economicamente tutti i lavori
realizzati.
4. Tuttavia, il soggetto concedente stabilisce in sede
di gara anche un prezzo, qualora al concessionario venga
imposto di praticare nei confronti degli utenti prezzi
inferiori a quelli corrispondenti alla remunerazione degli
investimenti e alla somma del costo del servizio e
dell'ordinario utile di impresa, ovvero qualora sia
necessario assicurare al concessionario il perseguimento
dell'equilibrio economico - finanziario degli investimenti
e della connessa gestione in relazione alla qualita' del
servizio da prestare. Nella determinazione del prezzo si
tiene conto della eventuale prestazione di beni e servizi
da parte del concessionario allo stesso soggetto
aggiudicatore, relativamente all'opera concessa, secondo le
previsioni del bando di gara.
5. A titolo di prezzo, le amministrazioni
aggiudicatrici possono cedere in proprieta' o in diritto di
godimento beni immobili nella propria disponibilita', o
allo scopo espropriati, la cui utilizzazione sia
strumentale o connessa all'opera da affidare in
concessione, nonche' beni immobili che non assolvono piu' a
funzioni di interesse pubblico, gia' indicate nel programma
di cui all'articolo 128. Si applica l'articolo 53, commi 6,
7, 8, 11, 12.
6. La concessione ha di regola durata non superiore a
trenta anni.
7. L'offerta e il contratto devono contenere il piano
economico - finanziario di copertura degli investimenti e
della connessa gestione per tutto l'arco temporale
prescelto e devono prevedere la specificazione del valore
residuo al netto degli ammortamenti annuali, nonche'
l'eventuale valore residuo dell'investimento non
ammortizzato al termine della concessione, anche prevedendo
un corrispettivo per tale valore residuo.
8. La stazione appaltante, al fine di assicurare il
perseguimento dell'equilibrio economico - finanziario degli
investimenti del concessionario, puo' stabilire che la
concessione abbia una durata superiore a trenta anni,
tenendo conto del rendimento della concessione, della
percentuale del prezzo di cui ai commi 4 e 5 rispetto
all'importo totale dei lavori, e dei rischi connessi alle
modifiche delle condizioni di mercato. I presupposti e le
condizioni di base che determinano l'equilibrio economico
- finanziario degli investimenti e della connessa gestione,
da richiamare nelle premesse del contratto, ne
costituiscono parte integrante. Le variazioni apportate
dalla stazione appaltante a detti presupposti o condizioni
di base, nonche' le norme legislative e regolamentari che
stabiliscano nuovi meccanismi tariffari o nuove condizioni
per l'esercizio delle attivita' previste nella concessione,
quando determinano una modifica dell'equilibrio del piano,
comportano la sua necessaria revisione, da attuare mediante
rideterminazione delle nuove condizioni di equilibrio,
anche tramite la proroga del termine di scadenza delle
concessioni. In mancanza della predetta revisione il
concessionario puo' recedere dal contratto. Nel caso in cui
le variazioni apportate o le nuove condizioni introdotte
risultino piu' favorevoli delle precedenti per il
concessionario, la revisione del piano dovra' essere
effettuata a favore del concedente.
9. Le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare
in concessione opere destinate alla utilizzazione diretta
della pubblica amministrazione, in quanto funzionali alla
gestione di servizi pubblici, a condizione che resti a
carico del concessionario l'alea economico - finanziaria
della gestione dell'opera.
10. Il concessionario partecipa alla conferenza di
servizi finalizzata all'esame e all'approvazione dei
progetti di loro competenza, senza diritto di voto. Resta
ferma l'applicazione dell'articolo 14-quinquies della legge
7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.».
«Art. 153 (Finanza di progetto). - 1. Per la
realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica
utilita', inseriti nella programmazione triennale e
nell'elenco annuale di cui all'articolo 128, ovvero negli
strumenti di programmazione formalmente approvati
dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della
normativa vigente, finanziabili in tutto o in parte con
capitali privati, le amministrazioni aggiudicatrici
possono, in alternativa all'affidamento mediante
concessione ai sensi dell'articolo 143, affidare una
concessione ponendo a base di gara uno studio di
fattibilita', mediante pubblicazione di un bando
finalizzato alla presentazione di offerte che contemplino
l'utilizzo di risorse totalmente o parzialmente a carico
dei soggetti proponenti.
2. Il bando di gara e' pubblicato con le modalita' di
cui all'articolo 66 ovvero di cui all'articolo 122, secondo
l'importo dei lavori, ponendo a base di gara lo studio di
fattibilita' predisposto dall'amministrazione
aggiudicatrice o adottato ai sensi del comma 19.
3. Il bando, oltre al contenuto previsto dall'articolo
144, specifica: a) che l'amministrazione aggiudicatrice ha
la possibilita' di richiedere al promotore prescelto, di
cui al comma 10, lettera b), di apportare al progetto
preliminare, da esso presentato, le modifiche eventualmente
intervenute in fase di approvazione del progetto e che in
tal caso la concessione e' aggiudicata al promotore solo
successivamente all'accettazione, da parte di quest'ultimo,
delle modifiche progettuali nonche' del conseguente
eventuale adeguamento del piano economico-finanziario; b)
che, in caso di mancata accettazione da parte del promotore
di apportare modifiche al progetto preliminare,
l'amministrazione ha facolta' di chiedere progressivamente
ai concorrenti successivi in graduatoria l'accettazione
delle modifiche da apportare al progetto preliminare
presentato dal promotore alle stesse condizioni proposte al
promotore e non accettate dallo stesso.
4. Le amministrazioni aggiudicatrici valutano le
offerte presentate con il criterio dell'offerta
economicamente piu' vantaggiosa di cui all'articolo 83.
5. Oltre a quanto previsto dall'articolo 83 per il caso
delle concessioni, l'esame delle proposte e' esteso agli
aspetti relativi alla qualita' del progetto preliminare
presentato, al valore economico e finanziario del piano e
al contenuto della bozza di convenzione.
6. Il bando indica i criteri, secondo l'ordine di
importanza loro attribuita, in base ai quali si procede
alla valutazione comparativa tra le diverse proposte.
7. Il disciplinare di gara, richiamato espressamente
nel bando, indica, in particolare, l'ubicazione e la
descrizione dell'intervento da realizzare, la destinazione
urbanistica, la consistenza, le tipologie del servizio da
gestire, in modo da consentire che le proposte siano
presentate secondo presupposti omogenei.
8. Alla procedura sono ammessi solo i soggetti in
possesso dei requisiti previsti dal regolamento per il
concessionario anche associando o consorziando altri
soggetti, fermi restando i requisiti di cui all'articolo
38.
9. Le offerte devono contenere un progetto preliminare,
una bozza di convenzione, un piano economico-finanziario
asseverato da una banca nonche' la specificazione delle
caratteristiche del servizio e della gestione; il
regolamento detta indicazioni per chiarire e agevolare le
attivita' di asseverazione ai fini della valutazione degli
elementi economici e finanziari. Il piano
economico-finanziario comprende l'importo delle spese
sostenute per la predisposizione delle offerte, comprensivo
anche dei diritti sulle opere dell'ingegno di cui
all'articolo 2578 del codice civile. Tale importo non puo'
superare il 2,5 per cento del valore dell'investimento,
come desumibile dallo studio di fattibilita' posto a base
di gara.
10. L'amministrazione aggiudicatrice: a) prende in
esame le offerte che sono pervenute nei termini indicati
nel bando; b) redige una graduatoria e nomina promotore il
soggetto che ha presentato la migliore offerta; la nomina
del promotore puo' aver luogo anche in presenza di una sola
offerta; c) pone in approvazione il progetto preliminare
presentato dal promotore, con le modalita' indicate
all'articolo 97. In tale fase e' onere del promotore
procedere alle modifiche progettuali necessarie ai fini
dell'approvazione del progetto, nonche' a tutti gli
adempimenti di legge anche ai fini della valutazione di
impatto ambientale, senza che cio' comporti alcun compenso
aggiuntivo, ne' incremento delle spese sostenute per la
predisposizione delle offerte indicate nel piano
finanziario; d) quando il progetto non necessita di
modifiche progettuali, procede direttamente alla stipula
della concessione; e) qualora il promotore non accetti di
modificare il progetto, ha facolta' di richiedere
progressivamente ai concorrenti successivi in graduatoria
l'accettazione delle modifiche al progetto presentato dal
promotore alle stesse condizioni proposte al promotore e
non accettate dallo stesso.
11. La stipulazione del contratto di concessione puo'
avvenire solamente a seguito della conclusione, con esito
positivo, della procedura di approvazione del progetto
preliminare e della accettazione delle modifiche
progettuali da parte del promotore, ovvero del diverso
concorrente aggiudicatario.
12. Nel caso in cui risulti aggiudicatario della
concessione un soggetto diverso dal promotore, quest'ultimo
ha diritto al pagamento, a carico dell'aggiudicatario,
dell'importo delle spese di cui al comma 9, terzo periodo.
13. Le offerte sono corredate dalla garanzia di cui
all'articolo 75 e da un'ulteriore cauzione fissata dal
bando in misura pari al 2,5 per cento del valore
dell'investimento, come desumibile dallo studio di
fattibilita' posto a base di gara. Il soggetto
aggiudicatario e' tenuto a prestare la cauzione definitiva
di cui all'articolo 113. Dalla data di inizio
dell'esercizio del servizio, da parte del concessionario e'
dovuta una cauzione a garanzia delle penali relative al
mancato o inesatto adempimento di tutti gli obblighi
contrattuali relativi alla gestione dell'opera, da
prestarsi nella misura del 10 per cento del costo annuo
operativo di esercizio e con le modalita' di cui
all'articolo 113; la mancata presentazione di tale cauzione
costituisce grave inadempimento contrattuale.
14. Si applicano, ove necessario, le disposizioni di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno
2001, n. 327, e successive modificazioni.
15. Le amministrazioni aggiudicatrici, ferme restando
le disposizioni relative al contenuto del bando previste
dal comma 3, primo periodo, possono, in alternativa a
quanto prescritto dal comma 3, lettere a) e b), procedere
come segue: a) pubblicare un bando precisando che la
procedura non comporta l'aggiudicazione al promotore
prescelto, ma l'attribuzione allo stesso del diritto di
essere preferito al migliore offerente individuato con le
modalita' di cui alle successive lettere del presente
comma, ove il promotore prescelto intenda adeguare la
propria offerta a quella ritenuta piu' vantaggiosa; b)
provvedere alla approvazione del progetto preliminare in
conformita' al comma 10, lettera c); c) bandire una nuova
procedura selettiva, ponendo a base di gara il progetto
preliminare approvato e le condizioni economiche e
contrattuali offerte dal promotore, con il criterio della
offerta economicamente piu' vantaggiosa; d) ove non siano
state presentate offerte valutate economicamente piu'
vantaggiose rispetto a quella del promotore, il contratto
e' aggiudicato a quest'ultimo; e) ove siano state
presentate una o piu' offerte valutate economicamente piu'
vantaggiose di quella del promotore posta a base di gara,
quest'ultimo puo', entro quarantacinque giorni dalla
comunicazione dell'amministrazione aggiudicatrice, adeguare
la propria proposta a quella del migliore offerente,
aggiudicandosi il contratto. In questo caso
l'amministrazione aggiudicatrice rimborsa al migliore
offerente, a spese del promotore, le spese sostenute per la
partecipazione alla gara, nella misura massima di cui al
comma 9, terzo periodo; f) ove il promotore non adegui nel
termine indicato alla precedente lettera e) la propria
proposta a quella del miglior offerente individuato in
gara, quest'ultimo e' aggiudicatario del contratto e
l'amministrazione aggiudicatrice rimborsa al promotore, a
spese dell'aggiudicatario, le spese sostenute nella misura
massima di cui al comma 9, terzo periodo. Qualora le
amministrazioni aggiudicatrici si avvalgano delle
disposizioni del presente comma, non si applicano il comma
10, lettere d), e), il comma 11 e il comma 12, ferma
restando l'applicazione degli altri commi che precedono.
16. In relazione a ciascun lavoro inserito nell'elenco
annuale di cui al comma 1, per il quale le amministrazioni
aggiudicatrici non provvedano alla pubblicazione dei bandi
entro sei mesi dalla approvazione dello stesso elenco
annuale, i soggetti in possesso dei requisiti di cui al
comma 8 possono presentare, entro e non oltre quattro mesi
dal decorso di detto termine, una proposta avente il
contenuto dell'offerta di cui al comma 9, garantita dalla
cauzione di cui all'articolo 75, corredata dalla
documentazione dimostrativa del possesso dei requisiti
soggettivi e dell'impegno a prestare una cauzione nella
misura dell'importo di cui al comma 9, terzo periodo, nel
caso di indizione di gara ai sensi delle lettere a), b), c)
del presente comma. Entro sessanta giorni dalla scadenza
del termine di quattro mesi di cui al periodo precedente,
le amministrazioni aggiudicatrici provvedono, anche nel
caso in cui sia pervenuta una sola proposta, a pubblicare
un avviso con le modalita' di cui all'articolo 66 ovvero di
cui all'articolo 122, secondo l'importo dei lavori,
contenente i criteri in base ai quali si procede alla
valutazione delle proposte. Le eventuali proposte
rielaborate e ripresentate alla luce dei suddetti criteri e
le nuove proposte sono presentate entro novanta giorni
dalla pubblicazione di detto avviso; le amministrazioni
aggiudicatrici esaminano dette proposte, unitamente alle
proposte gia' presentate e non rielaborate, entro sei mesi
dalla scadenza di detto termine. Le amministrazioni
aggiudicatrici, verificato preliminarmente il possesso dei
requisiti, individuano la proposta ritenuta di pubblico
interesse, procedendo poi in via alternativa a: a) se il
progetto preliminare necessita di modifiche, qualora
ricorrano le condizioni di cui all'articolo 58, comma 2,
indire un dialogo competitivo ponendo a base di esso il
progetto preliminare e la proposta; b) se il progetto
preliminare non necessita di modifiche, previa approvazione
del progetto preliminare presentato dal promotore, bandire
una concessione ai sensi dell'articolo 143, ponendo lo
stesso progetto a base di gara ed invitando alla gara il
promotore; c) se il progetto preliminare non necessita di
modifiche, previa approvazione del progetto preliminare
presentato dal promotore, procedere ai sensi del comma 15,
lettere c), d), e), f), ponendo lo stesso progetto a base
di gara e invitando alla gara il promotore.
17. Se il soggetto che ha presentato la proposta
prescelta ai sensi del comma 16 non partecipa alle gare di
cui alle lettere a), b) e c) del comma 16,
l'amministrazione aggiudicatrice incamera la garanzia di
cui all'articolo 75. Nelle gare di cui al comma 16, lettere
a), b), c), si applica il comma 13.
18. Il promotore che non risulti aggiudicatario nella
procedura di cui al comma 16, lettera a), ha diritto al
rimborso, con onere a carico dell'affidatario, delle spese
sostenute nella misura massima di cui al comma 9, terzo
periodo. Al promotore che non risulti aggiudicatario nelle
procedure di cui al comma 16, lettere b) e c), si applica
quanto previsto dal comma 15, lettere e) ed f).
19. I soggetti in possesso dei requisiti di cui al
comma 8, nonche' i soggetti di cui al comma 20 possono
presentare alle amministrazioni aggiudicatrici, a mezzo di
studi di fattibilita', proposte relative alla realizzazione
di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilita' non
presenti nella programmazione triennale di cui all'articolo
128 ovvero negli strumenti di programmazione approvati
dall'amministrazione aggiudicatrice sulla base della
normativa vigente. Le amministrazioni sono tenute a
valutare le proposte entro sei mesi dal loro ricevimento e
possono adottare, nell'ambito dei propri programmi, gli
studi di fattibilita' ritenuti di pubblico interesse;
l'adozione non determina alcun diritto del proponente al
compenso per le prestazioni compiute o alla realizzazione
dei lavori, ne' alla gestione dei relativi servizi. Qualora
le amministrazioni adottino gli studi di fattibilita', si
applicano le disposizioni del presente articolo.
20. Possono presentare le proposte di cui al comma 19
anche i soggetti dotati di idonei requisiti tecnici,
organizzativi, finanziari e gestionali, specificati dal
regolamento, nonche' i soggetti di cui agli articoli 34 e
90, comma 2, lettera b), eventualmente associati o
consorziati con enti finanziatori e con gestori di servizi.
La realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilita'
rientra tra i settori ammessi di cui all'articolo 1, comma
1, lettera c-bis), del decreto legislativo 17 maggio 1999,
n. 153. Le Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, nell'ambito degli scopi di utilita' sociale e
di promozione dello sviluppo economico dalle stesse
perseguiti, possono presentare studi di fattibilita',
ovvero aggregarsi alla presentazione di proposte di
realizzazione di lavori pubblici di cui al comma 1, ferma
restando la loro autonomia decisionale.
21. Limitatamente alle ipotesi di cui i commi 16, 19 e
20, i soggetti che hanno presentato le proposte possono
recedere dalla composizione dei proponenti in ogni fase
della procedura fino alla pubblicazione del bando di gara
purche' tale recesso non faccia venir meno la presenza dei
requisiti per la qualificazione. In ogni caso, la mancanza
dei requisiti in capo a singoli soggetti comporta
l'esclusione dei soggetti medesimi senza inficiare la
validita' della proposta, a condizione che i restanti
componenti posseggano i requisiti necessari per la
qualificazione.».
- Il testo dell'art. 120 del decreto del Presidente
della Repubblica 19 aprile 2005 n. 170 (Regolamento
concernente disciplina delle attivita' del Genio militare,
a norma dell'articolo 3, comma 7-bis, della L. 11 febbraio
1994, n. 109), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 30 agosto 2005, n. 201, e' il
seguente:
«Art.120 (Appalto per l'esecuzione dei lavori congiunto
all'acquisizione di beni immobili, concessione di
costruzione e gestione di lavori della Difesa, promotore).
- 1. Se il corrispettivo dell'appalto dei lavori e'
costituito, in tutto o in parte, dal trasferimento in
favore dell'appaltatore delle proprieta' di beni immobili,
il bando di gara prevede l'importo minimo del prezzo che
l'offerente dovra' versare per l'acquisizione del bene,
nonche' il prezzo massimo posto a base di gara per
l'esecuzione dei lavori.
2. I concorrenti presenteranno offerta avente ad
oggetto alternativamente:
a) il prezzo per l'acquisizione del bene;
b) il prezzo per l'esecuzione dei lavori;
c) il prezzo per la congiunta acquisizione del bene e
l'esecuzione dei lavori.
3. Le buste contenenti le offerte specificano, a pena
di esclusione, a quale delle tre ipotesi di cui al comma 2,
l'offerta fa riferimento. Nessun concorrente puo'
presentare piu' offerte.
4. L'Amministrazione dichiara la gara deserta qualora
nessuna delle offerte pervenute abbia ad oggetto
l'acquisizione del bene.
5. Qualora le offerte pervenute riguardano:
a) esclusivamente l'acquisizione del bene, la
proprieta' dello stesso viene aggiudicata al miglior
offerente;
b) esclusivamente l'esecuzione di lavori ovvero
l'acquisizione del bene congiuntamente all'esecuzione dei
lavori, la vendita del bene e l'appalto dei lavori vengono
aggiudicati alla migliore offerta congiunta;
c) la sola acquisizione del bene ovvero la sola
esecuzione dei lavori ovvero l'acquisizione del bene
congiuntamente all'esecuzione dei lavori, la vendita del
bene e l'appalto per l'esecuzione dei lavori vengono
aggiudicati alla migliore offerta congiunta, sempre che
essa sia piu' conveniente delle due migliori offerte
separate. In caso contrario l'aggiudicazione avviene in
favore della migliore offerta relativa alla acquisizione
del bene e a quella relativa alla esecuzione dei lavori.
6. Il valore dei beni immobili da trasferire a seguito
della procedura di gara e' determinato dal responsabile del
procedimento sulla base dei criteri estimativi desumibili
dalle norme fiscali.
7. L'inserimento nel programma triennale di beni
appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, ai
fini della loro alienazione comporta il venir meno del
vincolo di destinazione ai sensi del secondo comma
dell'articolo 828 del codice civile.
8. Per la concessione di costruzione e gestione di
lavori pubblici si applicano gli articoli 84, 85, 86, 87 e
98 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre
1999, n. 554.
9. Ai fini della presentazione delle proposte e dei
requisiti del promotore, di cui all'articolo 37-bis, della
legge, si applica l'articolo 99 del decreto del Presidente
della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.».
- Il testo del comma 15-bis dell'art. 3 del
decreto-legge 25 settembre 2001 n. 351 (Disposizioni
urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del
patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi
comuni di investimento immobiliare) convertito, con
modificazioni dall'art. 1, della legge 23 novembre 2001, n.
410, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 settembre
2001, n. 224, e' il seguente:
«Art. 3 - 1.-15. (omissis).
15-bis. Per la valorizzazione di cui al comma 15,
l'Agenzia del demanio puo' individuare, d'intesa con gli
enti territoriali interessati, una pluralita' di beni
immobili pubblici per i quali e' attivato un processo di
valorizzazione unico, in coerenza con gli indirizzi di
sviluppo territoriale, che possa costituire, nell'ambito
del contesto economico e sociale di riferimento, elemento
di stimolo ed attrazione di interventi di sviluppo locale.
Per il finanziamento degli studi di fattibilita' dei
programmi facenti capo ai programmi unitari di
valorizzazione dei beni demaniali per la promozione e lo
sviluppo dei sistemi locali si provvede a valere sul
capitolo relativo alle somme da attribuire all'Agenzia del
demanio per l'acquisto dei beni immobili, per la
manutenzione, la ristrutturazione, il risanamento e la
valorizzazione dei beni del demanio e del patrimonio
immobiliare statale, nonche' per gli interventi sugli
immobili confiscati alla criminalita' organizzata. E'
elemento prioritario di individuazione, nell'ambito dei
predetti programmi unitari, la suscettivita' di
valorizzazione dei beni immobili pubblici mediante
concessione d'uso o locazione, nonche' l'allocazione di
funzioni di interesse sociale, culturale, sportivo,
ricreativo, per l'istruzione, la promozione delle attivita'
di solidarieta' e per il sostegno alle politiche per i
giovani, nonche' per le pari opportunita'.».
- Il testo dell'art. 2645-ter del codice civile, e' il
seguente:
«Art. 2645-ter (Trascrizione di atti di destinazione
per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela
riferibili a persone con disabilita', a pubbliche
amministrazioni, o ad altri enti o persone fisiche). - Gli
atti in forma pubblica con cui beni immobili o beni mobili
iscritti in pubblici registri sono destinati, per un
periodo non superiore a novanta anni o per la durata della
vita della persona fisica beneficiaria, alla realizzazione
di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con
disabilita', a pubbliche amministrazioni, o ad altri enti o
persone fisiche ai sensi dell'articolo 1322, secondo comma,
possono essere trascritti al fine di rendere opponibile ai
terzi il vincolo di destinazione; per la realizzazione di
tali interessi puo' agire, oltre al conferente, qualsiasi
interessato anche durante la vita del conferente stesso. I
beni conferiti e i loro frutti possono essere impiegati
solo per la realizzazione del fine di destinazione e
possono costituire oggetto di esecuzione, salvo quanto
previsto dall'articolo 2915, primo comma, solo per debiti
contratti per tale scopo.».
Note all'art. 402:
- Per il testo degli gli artt. 143 e 153 del decreto
legislativo 12 aprile 2006 n. 163, si vedano le note
all'articolo 401.
Note all'art. 404:
- Il testo del comma 6 dell'art. 3 del decreto-legge 25
settembre 2001 n. 351 convertito, con modificazioni dalla
legge 23 novembre 2001, n. 410 e' il seguente:
«Art. 6. - 1.-5. (omissis).
6. I diritti dei conduttori e degli affittuari dei
terreni sono riconosciuti se essi sono in regola con il
pagamento dei canoni e degli oneri accessori e sempre che
non sia stata accertata l'irregolarita' dell'affitto o
della locazione. Sono inoltre riconosciuti i diritti dei
conduttori delle unita' immobiliari ad uso residenziale
purche' essi o gli altri membri conviventi del nucleo
familiare non siano proprietari di altra abitazione
adeguata alle esigenze del nucleo familiare nel comune di
residenza. I diritti di opzione e di prelazione spettano
anche ai familiari conviventi, nonche' agli eredi del
conduttore con lui conviventi ed ai portieri degli stabili
oggetto della vendita, in caso di eliminazione del servizio
di portineria.».
- Il testo del comma 3 dell'art. 3 della legge 5
febbraio 1992 n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza,
l'integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate), pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 1992, n. 39, e' il
seguente:
«Art. 3. - 1.-2. (omissis).
3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia
ridotto l'autonomia personale, correlata all'eta', in modo
da rendere necessario un intervento assistenziale
permanente, continuativo e globale nella sfera individuale
o in quella di relazione, la situazione assume connotazione
di gravita'.».
- Il testo del comma 7 dell'art. 9 della legge 24
dicembre 1993 n. 537 (Interventi correttivi di finanza
pubblica), pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 1993, n. 303, e' il
seguente:
«Art. 9. - 1.-6. (omissis).
7. Entro il 31 marzo di ciascun anno, il Ministro della
difesa, sentite le competenti Commissioni permanenti della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica,
definisce con proprio decreto il piano annuale di gestione
del patrimonio abitativo della Difesa, con l'indicazione
dell'entita', dell'utilizzo e della futura destinazione
degli alloggi di servizio, nonche' degli alloggi non piu'
ritenuti utili nel quadro delle esigenze
dell'Amministrazione e quindi transitabili in regime di
locazione ovvero alienabili, anche mediante riscatto. Il
piano indica altresi' i parametri di reddito sulla base dei
quali gli attuali utenti degli alloggi di servizio,
ancorche' si tratti di personale in quiescenza o di vedove
non legalmente separate ne' divorziate, possono mantenerne
la conduzione, purche' non siano proprietari di altro
alloggio di certificata abitabilita'. I proventi derivanti
dalla gestione o vendita del patrimonio alloggiativo sono
utilizzati per la realizzazione di nuovi alloggi di
servizio e per la manutenzione di quelli esistenti.».
- La legge 10 giugno 1982 n. 348 (Costituzione di
cauzioni con polizze fidejussorie a garanzia di
obbligazioni verso lo Stato ed altri enti pubblici) e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 giugno 1982, n.
161.
- Il decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice
dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo
10 della L. 6 luglio 2002, n. 137) e' pubblicato nel
supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 24
febbraio 2004, n. 45.
- La legge 2 luglio 1949 n. 408 (Disposizioni per
l'incremento delle costruzioni edilizie) e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 18 luglio 1949, n. 162.
Note all'art. 405:
- La legge 10 giugno 1982 n. 348 (Costituzione di
cauzioni con polizze fidejussorie a garanzia di
obbligazioni verso lo Stato ed altri enti pubblici) e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 giugno 1982, n.
161.
Note all'art. 406:
- Per gli artt. 143 e 153 del decreto legislativo 12
aprile 2006 n. 163, si vedano le note all'articolo 401.
- Il testo dell'art. 128 del citato d. lgs. n. 163 del
2006 e' il seguente:
«Art. 128 (Programmazione dei lavori pubblici). - 1.
L'attivita' di realizzazione dei lavori di cui al presente
codice di singolo importo superiore a 100.000 euro si
svolge sulla base di un programma triennale e di suoi
aggiornamenti annuali che le amministrazioni aggiudicatrici
predispongono e approvano, nel rispetto dei documenti
programmatori, gia' previsti dalla normativa vigente, e
della normativa urbanistica, unitamente all'elenco dei
lavori da realizzare nell'anno stesso.
2. Il programma triennale costituisce momento attuativo
di studi di fattibilita' e di identificazione e
quantificazione dei propri bisogni che le amministrazioni
aggiudicatrici predispongono nell'esercizio delle loro
autonome competenze e, quando esplicitamente previsto, di
concerto con altri soggetti, in conformita' agli obiettivi
assunti come prioritari. Gli studi individuano i lavori
strumentali al soddisfacimento dei predetti bisogni,
indicano le caratteristiche funzionali, tecniche,
gestionali ed economico - finanziarie degli stessi e
contengono l'analisi dello stato di fatto di ogni
intervento nelle sue eventuali componenti storico
- artistiche, architettoniche, paesaggistiche, e nelle sue
componenti di sostenibilita' ambientale, socio -
economiche, amministrative e tecniche. In particolare le
amministrazioni aggiudicatrici individuano con priorita' i
bisogni che possono essere soddisfatti tramite la
realizzazione di lavori finanziabili con capitali privati,
in quanto suscettibili di gestione economica. Lo schema di
programma triennale e i suoi aggiornamenti annuali sono
resi pubblici, prima della loro approvazione, mediante
affissione nella sede delle amministrazioni aggiudicatrici
per almeno sessanta giorni consecutivi ed eventualmente
mediante pubblicazione sul profilo di committente della
stazione appaltante.
3. Il programma triennale deve prevedere un ordine di
priorita'. Nell'ambito di tale ordine sono da ritenere
comunque prioritari i lavori di manutenzione, di recupero
del patrimonio esistente, di completamento dei lavori gia'
iniziati, i progetti esecutivi approvati, nonche' gli
interventi per i quali ricorra la possibilita' di
finanziamento con capitale privato maggioritario.
4. Nel programma triennale sono altresi' indicati i
beni immobili pubblici che, al fine di quanto previsto
dall'articolo 53, comma 6, possono essere oggetto di
diretta alienazione anche del solo diritto di superficie,
previo esperimento di una gara; tali beni sono classificati
e valutati anche rispetto ad eventuali caratteri di
rilevanza storico-artistica, architettonica, paesaggistica
e ambientale e ne viene acquisita la documentazione
catastale e ipotecaria.
5. Le amministrazioni aggiudicatrici nel dare
attuazione ai lavori previsti dal programma triennale
devono rispettare le priorita' ivi indicate. Sono fatti
salvi gli interventi imposti da eventi imprevedibili o
calamitosi, nonche' le modifiche dipendenti da sopravvenute
disposizioni di legge o regolamentari ovvero da altri atti
amministrativi adottati a livello statale o regionale.
6. L'inclusione di un lavoro nell'elenco annuale e'
subordinata, per i lavori di importo inferiore a 1.000.000
di euro, alla previa approvazione di uno studio di
fattibilita' e, per i lavori di importo pari o superiore a
1.000.000 di euro, alla previa approvazione della
progettazione preliminare, redatta ai sensi dell'articolo
93, salvo che per i lavori di manutenzione, per i quali e'
sufficiente l'indicazione degli interventi accompagnata
dalla stima sommaria dei costi, nonche' per i lavori di cui
all'articolo 153 per i quali e' sufficiente lo studio di
fattibilita'.
7. Un lavoro puo' essere inserito nell'elenco annuale,
limitatamente ad uno o piu' lotti, purche' con riferimento
all'intero lavoro sia stata elaborata la progettazione
almeno preliminare e siano state quantificate le
complessive risorse finanziarie necessarie per la
realizzazione dell'intero lavoro. In ogni caso
l'amministrazione aggiudicatrice nomina, nell'ambito del
personale ad essa addetto, un soggetto idoneo a certificare
la funzionalita', fruibilita' e fattibilita' di ciascun
lotto.
8. I progetti dei lavori degli enti locali ricompresi
nell'elenco annuale devono essere conformi agli strumenti
urbanistici vigenti o adottati. Ove gli enti locali siano
sprovvisti di tali strumenti urbanistici, decorso
inutilmente un anno dal termine ultimo previsto dalla
normativa vigente per la loro adozione, e fino all'adozione
medesima, gli enti stessi sono esclusi da qualsiasi
contributo o agevolazione dello Stato in materia di lavori
pubblici. Resta ferma l'applicabilita' delle disposizioni
di cui agli articoli 9, 10, 11 e 19 del decreto del
Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 e di cui
all'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267.
9. L'elenco annuale predisposto dalle amministrazioni
aggiudicatrici deve essere approvato unitamente al bilancio
preventivo, di cui costituisce parte integrante, e deve
contenere l'indicazione dei mezzi finanziari stanziati
sullo stato di previsione o sul proprio bilancio, ovvero
disponibili in base a contributi o risorse dello Stato,
delle regioni a statuto ordinario o di altri enti pubblici,
gia' stanziati nei rispettivi stati di previsione o
bilanci, nonche' acquisibili ai sensi dell'articolo 3 del
decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n. 403, e
successive modificazioni. Un lavoro non inserito
nell'elenco annuale puo' essere realizzato solo sulla base
di un autonomo piano finanziario che non utilizzi risorse
gia' previste tra i mezzi finanziari dell'amministrazione
al momento della formazione dell'elenco, fatta eccezione
per le risorse resesi disponibili a seguito di ribassi
d'asta o di economie. Agli enti locali si applicano le
disposizioni previste dal decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267.
10. I lavori non ricompresi nell'elenco annuale o non
ricadenti nelle ipotesi di cui al comma 5, secondo periodo,
non possono ricevere alcuna forma di finanziamento da parte
di pubbliche amministrazioni.
11. Le amministrazioni aggiudicatrici sono tenute ad
adottare il programma triennale e gli elenchi annuali dei
lavori sulla base degli schemi tipo, che sono definiti con
decreto del Ministro delle infrastrutture; i programmi
triennali e gli elenchi annuali dei lavori sono pubblicati
sul sito informatico del Ministero delle infrastrutture di
cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 6 aprile
2001, n. 20 e per estremi sul sito informatico presso
l'Osservatorio.
12. I programmi triennali e gli aggiornamenti annuali,
fatta eccezione per quelli predisposti dagli enti e da
amministrazioni locali e loro associazioni e consorzi, sono
altresi' trasmessi al CIPE, entro trenta giorni
dall'approvazione per la verifica della loro compatibilita'
con i documenti programmatori vigenti.».
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 19
aprile 2005 n. 170, si vedano le note all'articolo 401.
- Il testo del comma 3 dell'art. 25 del citato d.P.R.
n. 170 del 2005 e' il seguente:
«3. Per ogni intervento inserito nel programma, di
importo superiore a 100.000 euro, e' redatto uno studio di
fattibilita' in cui sono definite:
a) la localizzazione e l'esigenza;
b) la motivazione dell'esigenza militare e la
priorita';
c) la valutazione sulla fattibilita' tecnica, tenendo
conto anche dell'impatto ambientale e delle azioni e
soluzioni atte a superare eventuali limitazioni;
d) la stima sommaria dei tempi di realizzazione e del
costo complessivo;
e) l'eventuale identificazione dei beni immobili da
cedere in proprieta', in sostituzione totale o parziale del
corrispettivo dell'appalto, ai sensi dell'articolo 19,
comma 5-ter, della legge;
f) l'eventuale necessita' di realizzazione in lotti e
di finanziamento pluriennale.».
Note all'art. 407:
- Per il testo dell'art. 153 del decreto legislativo 12
aprile 2006 n. 163, si vedano le note all'articolo 401.
- Il testo dell'art. 34 del decreto legislativo 18
agosto 2000 n. 267 (Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 28
settembre 2000, n. 227, e' il seguente:
«Art. 34 (Accordi di programma). - 1. Per la
definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di
programmi di intervento che richiedono, per la loro
completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di
comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e
di altri soggetti pubblici, o comunque di due o piu' tra i
soggetti predetti, il presidente della Regione o il
presidente della provincia o il sindaco, in relazione alla
competenza primaria o prevalente sull'opera o sugli
interventi o sui programmi di intervento, promuove la
conclusione di un accordo di programma, anche su richiesta
di uno o piu' dei soggetti interessati, per assicurare il
coordinamento delle azioni e per determinarne i tempi, le
modalita', il finanziamento ed ogni altro connesso
adempimento.
2. L'accordo puo' prevedere altresi' procedimenti di
arbitrato, nonche' interventi surrogatori di eventuali
inadempienze dei soggetti partecipanti.
3. Per verificare la possibilita' di concordare
l'accordo di programma, il presidente della Regione o il
presidente della provincia o il sindaco convoca una
conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni
interessate.
4. L'accordo, consistente nel consenso unanime del
presidente della Regione, del presidente della provincia,
dei sindaci e delle altre amministrazioni interessate, e'
approvato con atto formale del presidente della Regione o
del presidente della provincia o del sindaco ed e'
pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione.
L'accordo, qualora adottato con decreto del presidente
della Regione, produce gli effetti della intesa di cui
all'articolo 81 del decreto del Presidente della Repubblica
24 luglio 1977, n. 616, determinando le eventuali e
conseguenti variazioni degli strumenti urbanistici e
sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia
l'assenso del comune interessato.
5. Ove l'accordo comporti variazione degli strumenti
urbanistici, l'adesione del sindaco allo stesso deve essere
ratificata dal consiglio comunale entro trenta giorni a
pena di decadenza.
6. Per l'approvazione di progetti di opere pubbliche
comprese nei programmi dell'amministrazione e per le quali
siano immediatamente utilizzabili i relativi finanziamenti
si procede a norma dei precedenti commi. L'approvazione
dell'accordo di programma comporta la dichiarazione di
pubblica utilita', indifferibilita' ed urgenza delle
medesime opere; tale dichiarazione cessa di avere efficacia
se le opere non hanno avuto inizio entro tre anni.
7. La vigilanza sull'esecuzione dell'accordo di
programma e gli eventuali interventi sostitutivi sono
svolti da un collegio presieduto dal presidente della
Regione o dal presidente della provincia o dal sindaco e
composto da rappresentanti degli enti locali interessati,
nonche' dal commissario del Governo nella Regione o dal
prefetto nella provincia interessata se all'accordo
partecipano amministrazioni statali o enti pubblici
nazionali.
8. Allorche' l'intervento o il programma di intervento
comporti il concorso di due o piu' regioni finitime, la
conclusione dell'accordo di programma e' promossa dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui spetta
convocare la conferenza di cui al comma 3. Il collegio di
vigilanza di cui al comma 7 e' in tal caso presieduto da un
rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri
ed e' composto dai rappresentanti di tutte le regioni che
hanno partecipato all'accordo. La Presidenza del Consiglio
dei Ministri esercita le funzioni attribuite dal comma 7 al
commissario del Governo ed al prefetto.».
Note all'art. 409:
- Per il testo dell'art. 153 del decreto legislativo 12
aprile 2006 n. 163, si vedano le note all'articolo 401.
- Il testo dell'art. 144 del citato d. lgs. n. 163 del
2006 e' il seguente:
«Art. 144 (Procedure di affidamento e pubblicazione del
bando relativo alle concessioni di lavori pubblici). - 1.
Le stazioni appaltanti affidano le concessioni di lavori
pubblici con procedura aperta o ristretta, utilizzando il
criterio selettivo dell'offerta economicamente piu'
vantaggiosa.
2. Quale che sia la procedura prescelta, le stazioni
appaltanti pubblicano un bando in cui rendono nota
l'intenzione di affidare la concessione.
3. I bandi relativi alle concessioni di lavori pubblici
contengono gli elementi indicati nel presente codice, le
informazioni di cui all'allegato IX B e ogni altra
informazione ritenuta utile, secondo il formato dei modelli
di formulari adottati dalla Commissione in conformita' alla
procedura di cui all'articolo 77, paragrafo 2, direttiva
2004/18.
4. Alla pubblicita' dei bandi si applica l'articolo 66
ovvero l'articolo 122.».
Note all'art. 412:
- La legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di
informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova
disciplina del segreto) e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 13 agosto 2007, n. 187.
Note all'art. 416:
- La legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme
sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle
misure privative e limitative della liberta') e' pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 9
agosto 1975, n. 212.
Note all'art. 422:
- La legge 9 luglio 1990, n. 185 (Nuove norme sul
controllo dell'esportazione, importazione e transito dei
materiali di armamento) e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 14 luglio 1990, n. 163.
- Il testo del comma 4 dell'art. 49 della legge 23
dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
finanziaria 2001)), pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2000, n. 302, e' il
seguente:
«4. Le alienazioni di cui al comma 2 possono avere
luogo anche nei confronti delle imprese fornitrici dei
materiali e mezzi da alienare, eventualmente a fronte di
programmi di ammodernamento predisposti dalle imprese
stesse, anche ai fini della relativa esportazione nel
rispetto delle norme vigenti.».
Note all'art. 425:
- Per la legge 9 luglio 1990, n. 185, si vedano le note
all'articolo 422.
Note all'art. 451:
- La legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in
materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti)
e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14 gennaio 1994, n.
10
Note all'art. 453:
- Il testo dell'articolo 194 del regio decreto 23
maggio 1924, n. 827 e' il seguente:
«Art. 194 - 1. Le mancanze, deteriorazioni, o
diminuzione di denaro o di cose mobili avvenute per causa
di furto, di forza maggiore, o di naturale deperimento, non
sono ammesse a discarico degli agenti contabili, se essi
non esibiscono le giustificazioni stabilite nei regolamenti
dei rispettivi servizi, e non comprovano che ad essi non
sia imputabile il danno, ne' per negligenza, ne' per
indugio frapposto nel richiedere i provvedimenti necessari
per la conservazione del danaro o delle cose avute in
consegna.
2. Non possono neppure essere discaricati quando
abbiano usato irregolarita' o trascuratezza nella tenuta
delle scritture corrispondenti e nelle spedizioni o nel
ricevimento del danaro e delle cose mobili.
3. Quando viene accordato il discarico, questo deve
risultare da un decreto del ministro da cui l'agente
dipende.
4. Tale decreto, pero', vale a porre in regola la
gestione del contabile nei rapporti amministrativi, ma non
produce alcuno effetto di legale liberazione, rimanendo
integro e non pregiudicato il giudizio della Corte dei
conti sulla responsabilita' dell'agente.
5. I decreti ministeriali di discarico non sono
sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei
conti».
Note all'art. 469:
- Il testo dell'articolo 9, comma 2, del decreto-legge
8 agosto 1996, n. 437 (Disposizioni urgenti in materia di
imposizione diretta ed indiretta, di funzionalita'
dell'Amministrazione finanziaria, di gestioni fuori
bilancio, di fondi previdenziali e di contenzioso
tributario), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 agosto
1996, n. 199, convertito in legge, con modificazioni,
dall'art. 1, comma 1, L. 24 ottobre 1996, n. 556
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 25 ottobre 1996, n.
251), e' il seguente:
«Art. 9 (Gestioni fuori bilancio). - 1. (omissis).
2. Per la compiuta attuazione delle disposizioni di cui
all'articolo 5, commi 3 e 4, della legge 23 dicembre 1993,
n. 559 , con decreto dei Ministri competenti, da emanare di
concerto con il Ministro del tesoro, previa individuazione
degli enti e delle strutture che, per esigenze operative o
per assicurare la continuita' degli interventi, possono
costituire nel proprio ambito gestioni per l'esercizio
diretto di attivita' di protezione sociale, sono
disciplinati le modalita' esecutive delle stesse attivita'
e relativa regolamentazione amministrativa-contabile,
l'ammissione del personale e connesse contribuzioni,
nonche' il versamento dei contributi ai capitoli di entrata
del bilancio dello Stato per la riassegnazione ai
pertinenti capitoli di spesa delle amministrazioni
interessate».
Note all'art. 472:
- Per il testo dell'articolo 610 del regio decreto 23
maggio 1924, n. 827 si vedano le note all'articolo 27.
- Il testo dell'articolo 219 del citato regio decreto
23 maggio 1924, n. 827 e' il seguente:
«Art. 219 - 1. Le entrate dello Stato sono costituite
di tutti i redditi, proventi e crediti di qualsiasi natura
che lo Stato ha il diritto di riscuotere in virtu' di
leggi, decreti regolamenti, o altri titoli.
2.Tutte, le entrate dello Stato debbono essere
inscritte nel bilancio di previsione. Per quelle, tuttavia,
che non siano in esso previste rimane impregiudicato il
diritto dello Stato a riscuoterle e fermo il dovere, da
parte delle competenti amministrazioni e dei funzionari ed
agenti incaricati, di curarne l'accertamento e la
riscossione».
Note all'art. 474:
- Per il testo dell' articolo 219 del regio decreto 23
maggio 1924, n. 827, si vedano le note all'articolo 472.
Note all'art. 475:
- Per il regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, si
vedano le note all'articolo 27.
Note all'art. 511:
- Il testo dell'articolo 334 del regio decreto 23
maggio 1924, n. 827 e' il seguente:
«Art. 334 - 1. Gli enti militari rendono i conti delle
somme ricevute dagli uffici di contabilita' e di revisione
di corpo d'armata, ai sensi dell'art. 326, non piu' tardi
del giorno 30 del mese successivo al trimestre.
2. Tale termine e' portato al giorno quarantesimo
successivo al trimestre per le legioni dei Reali
carabinieri, per i depositi settoriali di guardia alla
frontiera e per i depositi dei reggimenti e dei gruppi
autonomi di artiglieria guardia alla frontiera, al giorno
settantacinquesimo per gli Enti militari di stanza nella
Libia e nelle Isole marine dell'Egeo ed al giorno
novantesimo per gli Enti militari di stanza nell'Africa
Orientale Italiana.
3. I rendiconti sono trasmessi ai predetti uffici di
corpo d'armata, che dopo effettuati i riscontri prescritti,
li rimettono all'amministrazione centrale.
4. Il termine per la presentazione dei rendiconti da
parte delle direzioni di commissariato, relativi alle spese
delle regie navi, non puo' oltrepassare il 40° giorno
successivo al trimestre».
Note all'art. 513:
- Il testo dell'articolo 15, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 21 febbraio 2006, n. 167
(Regolamento per l'amministrazione e la contabilita' degli
organismi della Difesa, a norma dell'articolo 7, comma 1,
della L. 14 novembre 2000, n. 331), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 10 maggio
2006, n. 107, e' il seguente:
«Art. 15 (Esecuzione degli acquisti in economia). - 1.
(omissis).
2. Sono eseguibili in amministrazione diretta:
a) i servizi per i quali non occorra l'intervento di
imprese; essi sono effettuati con materiali, utensili e
mezzi dell'amministrazione o appositamente noleggiati e con
personale dell'amministrazione;
b) le forniture a pronta consegna ed i servizi a
pronta esecuzione.».
Note all'art. 517:
- Il testo degli articoli 192 e 193 del regio decreto
23 maggio 1924, n. 827, citato nelle note all'articolo 453,
e' il seguente:
«Art. 192 - 1. Per le amministrazioni che hanno
contabili principali e contabili secondari, le riscossioni
fatte ed i versamenti e pagamenti eseguiti da questi ultimi
si concentrano nella contabilita' dei primi.
2. I contabili principali pero' non rispondono dei
fatti dei contabili secondari, se non in quanto essi stessi
siano imputabili di colpa o di trascuranza.
3. I contabili secondari sono al pari dei principali
sottoposti alla vigilanza del ministro delle finanze ed
alla giurisdizione della Corte dei conti, e debbono rendere
ad essa il loro conto giudiziale da unirsi a corredo di
quello del contabile principale.».
«Art. 193 - 1. Le disposizioni del precedente articolo
si applicano anche nel caso in cui esistano consegnatari di
materie dipendenti da altri consegnatari o enti tenuti a
rendere conto giudiziale a norma del presente regolamento».
Note all'art. 528:
- Il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme
per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale,
a norma dell'articolo 1 della L. 30 novembre 1998, n. 419)
e' pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale 16 luglio 1999, n. 165.
Note all'art. 531:
- Il testo degli articoli 16 e 79 della legge 1 aprile
1981, n. 121 (Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della
pubblica sicurezza), pubblicata nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale 10 aprile 1980, n. 100, e' il
seguente:
«Art. 16 (Forze di polizia). - 1 Ai fini della tutela
dell'ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla polizia
di Stato sono forze di polizia, fermi restando i rispettivi
ordinamenti e dipendenze:
a) l'Arma dei carabinieri, quale forza armata in
servizio permanente di pubblica sicurezza;
b) il Corpo della guardia di finanza, per il concorso
al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica.
2. Fatte salve le rispettive attribuzioni e le
normative dei vigenti ordinamenti, sono altresi' forze di
polizia e possono essere chiamati a concorrere
nell'espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica
il Corpo degli agenti di custodia e il Corpo forestale
dello Stato.
3. Le forze di polizia possono essere utilizzate anche
per il servizio di pubblico soccorso.».
«Art. 79 (Esecuzione delle pene detentive e delle
misure restrittive della liberta' personale). - 1. A
richiesta del condannato, la pena detentiva inflitta per
qualsiasi reato agli appartenenti alle forze di polizia di
cui all'articolo 16 e' scontata negli stabilimenti penali
militari.
2. La disposizione del comma precedente si applica
anche nei casi in cui i soggetti ivi contemplati sono posti
in stato di custodia o carcerazione preventiva. In questi
casi la richiesta puo' essere proposta agli ufficiali o
agenti della polizia giudiziaria o della forza pubblica nel
processo verbale di cui all'art. 266 del codice di
procedura penale».
Note all'art. 539:
- Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286
(Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di
monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei
risultati dell'attivita' svolta dalle amministrazioni
pubbliche, a norma dell'articolo 11 della L. 15 marzo 1997,
n. 59) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto
1999, n. 193.
Note all'art. 540:
- Il testo dell'articolo 12 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748 (Disciplina delle
funzioni dirigenziali nelle Amministrazioni dello Stato,
anche ad ordinamento autonomo), pubblicato nellaGazzetta
Ufficiale 11 dicembre 1972, n. 320, e' il seguente:
«Art. 12 (Attribuzioni particolari dei dirigenti con
funzioni ispettive). - 1. I dirigenti con funzioni
ispettive provvedono, secondo le direttive del Ministro, o
del competente direttore generale, alla vigilanza sugli
uffici dell'Amministrazione, al fine di accertarne la
regolarita' amministrativa e contabile ed il corretto
svolgimento dell'azione amministrativa; verificano la
razionale organizzazione dei servizi, l'adeguata
utilizzazione del personale e l'andamento generale
dell'ufficio, tenendo anche conto delle segnalazioni e dei
suggerimenti eventualmente formulati dai cittadini o dalle
organizzazioni di categoria; svolgono opera di consulenza e
orientamento nei confronti del personale degli uffici
sottoposti a visita ispettiva al fine di conseguire un
migliore coordinamento ed il perfezionamento dell'azione
amministrativa; riferiscono sull'esito delle ispezioni o
inchieste loro affidate all'organo dal quale dipendono ed
eventualmente a quello che le ha disposte, segnalando tutte
le irregolarita' accertate e formulando proposte sui
provvedimenti da adottare; in caso di urgenza adottano i
provvedimenti necessari, consentiti dalla legge, per
eliminare gli inconvenienti rilevati.
2. Comunicano all'ufficio organizzazione e metodo, e,
ove occorra, alla direzione generale competente per
materia, copia della relazione ispettiva, per la parte
relativa alle disfunzioni dovute a non razionale
organizzazione dei servizi o a inadeguate procedure
amministrative eventualmente riscontrate.
3. Riferiscono direttamente al capo del personale, per
i provvedimenti di competenza, tutti i fatti che possono
dar luogo a procedimento disciplinare.
4. Il disposto di cui all'art. 20, comma secondo, del
testo unico approvato condecreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, numero 3, si applica a tutti i
dirigenti che svolgono funzioni ispettive.
5. I dirigenti con funzioni ispettive che
nell'esercizio o a causa di tali loro funzioni accertano
fatti che presentano caratteri di reato per la cui
punibilita' non sia prescritta querela dell'offeso, sono
obbligati a farne rapporto direttamente alla competente
autorita' giudiziaria, ai sensi dell'art. 2 codice di
procedura penale. Il rapporto stesso deve essere inviato
per notizia all'organo dal quale gli ispettori dipendono ed
a quello che eventualmente ha disposto l'ispezione o
l'inchiesta.
6. Nel caso di ispezioni in cui siano accertati fatti
che possano interessare altri Ministeri o dar luogo a
responsabilita' a carico di personale da questi dipendenti,
la relazione ispettiva dev'essere comunicata anche al
Ministro interessato.
7. Restano ferme le speciali disposizioni che
concernono particolari controlli ispettivi da parte di
organi dell'Amministrazione dello Stato nei confronti di
enti e privati.
8. Gli ispettori sono solidalmente responsabili dei
danni derivanti da eventuali irregolarita' dagli stessi non
rilevate in sede d'ispezione, salvo che tali irregolarita'
non siano state commesse anteriormente a precedente visita
ispettiva effettuata da altri funzionari. In questi casi la
responsabilita' si estende solo se gli ispettori abbiano
ricevuto specifico incarico scritto di indagare anche sui
fatti anteriori o abbiano omesso di informare gli organi
competenti delle irregolarita' delle quali siano venuti
comunque a conoscenza».
Note all'art. 541:
- Il testo dell'articolo 10 del decreto legislativo 7
agosto 1997, n. 279 (Individuazione delle unita'
previsionali di base del bilancio dello Stato, riordino del
sistema di tesoreria unica e ristrutturazione del
rendiconto generale dello Stato), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 22 agosto
1997, n. 195, e' il seguente:
«Art. 10 (Sistema di contabilita' economica delle
pubbliche amministrazioni). - 1. Al fine di consentire la
valutazione economica dei servizi e delle attivita'
prodotti, le pubbliche amministrazioni adottano, anche in
applicazione dell'articolo 64 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed
integrazioni, e dell'articolo 25 della legge 5 agosto 1978,
n. 468 , e successive modificazioni e integrazioni, un
sistema di contabilita' economica fondato su rilevazioni
analitiche per centri di costo. Esso collega le risorse
umane, finanziarie e strumentali impiegate con i risultati
conseguiti e le connesse responsabilita' dirigenziali, allo
scopo di realizzare il monitoraggio dei costi, dei
rendimenti e dei risultati dell'azione svolta dalle singole
amministrazioni. Queste ultime provvedono alle rilevazioni
analitiche riguardanti le attivita' di propria competenza
secondo i criteri e le metodologie unitari previsti dal
sistema predetto, al quale adeguano anche le rilevazioni di
supporto al controllo interno, assicurando l'integrazione
dei sistemi informativi e il costante aggiornamento dei
dati.
2. Le componenti del sistema pubblico di contabilita'
economica per centri di costo sono: il piano dei conti; i
centri di costo e i servizi erogati.
3. Il piano dei conti, definito nella tabella B
allegata al presente decreto legislativo, costituisce lo
strumento per la rilevazione economica dei costi necessario
al controllo di gestione.
4. I centri di costo sono individuati in coerenza con
il sistema dei centri di responsabilita'
dell'amministrazione, ne rilevano i risultati economici e
ne seguono l'evoluzione, anche in relazione ai
provvedimenti di riorganizzazione.
5. I servizi esprimono le funzioni elementari, finali e
strumentali, cui danno luogo i diversi centri di costo per
il raggiungimento degli scopi dell'amministrazione. Essi
sono aggregati nelle funzioni-obiettivo che esprimono le
missioni istituzionali di ciascuna amministrazione
interessata. In base alla definizione dei servizi finali e
strumentali evidenziati nelle rilevazioni analitiche
elementari, il Ministro competente individua gli indicatori
idonei a consentire la valutazione di efficienza, di
efficacia e di economicita' del risultato della gestione,
anche ai fini delle valutazioni di competenza del Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
ai sensi dell'articolo 4-bis della legge 5 agosto 1978, n.
468 , aggiunto dall'articolo 3, comma 1, della legge 3
aprile 1997, n. 94 . Per le altre amministrazioni pubbliche
provvedono gli organi di direzione politica o di vertice.
6. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, con proprio decreto, puo'
apportare integrazioni e modifiche alla tabella di cui al
comma 3».
Note all'art. 542:
- Il testo dell'articolo 16 del decreto legislativo 12
febbraio 1993, n. 39 (Norme in materia di sistemi
informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche,
a norma dell'art. 2, comma 1, lettera mm), della L. 23
ottobre 1992, n. 421), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
20 febbraio 1993, n. 42, e' il seguente:
«Art. 16. - 1. Entro il 31 dicembre 1993 sono adottati,
su proposta dei Ministri competenti, d'intesa con
l'Autorita', uno o piu' regolamenti governativi emanati ai
sensi dell'art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.
400 , al fine di coordinare le disposizioni del presente
decreto con le esigenze di gestione dei sistemi informativi
automatizzati concernenti la sicurezza dello Stato, la
difesa nazionale, l'ordine e la sicurezza pubblica, lo
svolgimento di consultazioni elettorali nazionali ed
europee.
2. Le disposizioni del presente decreto si applicano ai
sistemi informativi automatizzati di cui al comma 1,
contestualmente ai regolamenti ivi previsti, a decorrere
dal 1° gennaio 1994. Restano comunque ferme le disposizioni
di cui agli articoli da 6 a 12 della legge 1° aprile 1981,
n. 121 , e dei relativi provvedimenti di attuazione
concernenti il funzionamento del centro elaborazione dati
di cui all'art. 8 della stessa legge.
3. Per ragioni di assoluta urgenza, le amministrazioni
di cui al comma 1 hanno facolta' di procedere
indipendentemente dal parere dell'Autorita' di cui all'art.
8, dandone comunicazione all'Autorita' medesima. In tali
casi le amministrazioni richiedono direttamente al
Consiglio di Stato il parere di competenza, che viene
espresso nei termini di cui all'art. 8, comma 4, ridotti
della meta'.
4. Le comunicazioni all'Autorita' concernenti la
progettazione, lo sviluppo e la gestione dei sistemi
informativi automatizzati di cui al comma 1 sono coperte
dal segreto d'ufficio o dal segreto di Stato, secondo
l'indicazione dell'amministrazione interessata.
5. Dall'applicazione del presente decreto sono esclusi
gli enti che svolgono la loro attivita' nelle materie di
cui all'art. 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 17 luglio 1947, n. 691.
6. Sono fatte salve le disposizioni di legge relative
al trattamento di dati personali.
7. Ai fini dell'integrazione e dell'interconnessione
dei sistemi informativi automatizzati resta fermo quanto
previsto dall'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
8. Con i regolamenti di cui al comma 1 sono altresi'
individuate particolari modalita' di applicazione del
presente decreto in relazione all'Amministrazione della
giustizia».
Note all'art. 543:
- Per il testo dell'articolo 16 del decreto legislativo
12 febbraio 1993, n. 39, si vedano le note all'articolo
542.
- Il testo dell'articolo 10, comma 1, del citato d.lgs.
n. 39 del 1993 e' il seguente:
«Art 10 - 1. Entro trenta giorni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, ogni amministrazione,
nell'ambito delle proprie dotazioni organiche, individua,
sulla base di specifiche competenze ed esperienze
professionali, un dirigente generale o equiparato, ovvero,
se tale qualifica non sia prevista, un dirigente di
qualifica immediatamente inferiore, quale responsabile per
i sistemi informativi automatizzati.».
- Il decreto legislativo 1 dicembre 2009, n. 177
(Riorganizzazione del Centro nazionale per l'informatica
nella pubblica amministrazione, a norma dell'articolo 24
della legge 18 giugno 2009, n. 69) e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2009, n. 290.
Note all'art. 544:
- Per il decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39,
si vedano le note all'articolo 542.
Note all'art. 545:
- Il testo dell'articolo 1 del citato decreto
legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, e' il seguente:
«Art. 1 - 1. Le disposizioni del presente decreto
disciplinano la progettazione, lo sviluppo e la gestione
dei sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni
dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e degli enti
pubblici non economici nazionali, denominate
amministrazioni ai fini del decreto medesimo.
2. L'utilizzazione dei sistemi informativi
automatizzati di cui al comma 1 risponde alle seguenti
finalita':
a) miglioramento dei servizi;
b) trasparenza dell'azione amministrativa;
c) potenziamento dei supporti conoscitivi per le
decisioni pubbliche;
d) contenimento dei costi dell'azione amministrativa.
3. Lo sviluppo dei sistemi informativi automatizzati di
cui al comma 1 risponde ai seguenti criteri:
a) integrazione ed interconnessione dei sistemi
medesimi;
b) rispetto degli standard definiti anche in armonia
con le normative comunitarie;
c) collegamento con il sistema statistico nazionale.
4. Allo scopo di conseguire l'integrazione e
l'interconnessione dei sistemi informativi di tutte le
amministrazioni pubbliche, le regioni, gli enti locali, i
concessionari di pubblici servizi sono destinatari di atti
di indirizzo e di raccomandazioni, nei modi previsti
dall'art. 7».
Note all'art. 547:
- Il testo degli articoli 3, comma 1 e 3, e 22, comma
1, del citato decreto legislativo 1 dicembre 2009, n. 177,
e' il seguente:
«Art. 3 (Funzioni). - 1. Al fine di conseguire le
finalita' di cui all'articolo 2, DigitPA opera, nell'ambito
delle direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri o
del Ministro delegato, ed in coerenza con il Piano ICT
nella pubblica amministrazione centrale, di cui
all'articolo 22, comma 1, sulla base di un Piano triennale
per la programmazione di propri obiettivi ed attivita',
aggiornato annualmente, nel quale sono determinate le
metodologie per il raggiungimento dei risultati attesi, le
risorse umane e finanziarie necessarie al fine. Il Piano
triennale e' approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato, di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze.
2. (omissis).
3. DigitPA esprime pareri tecnici, obbligatori e non
vincolanti, sugli schemi di contratti stipulati dalle
pubbliche amministrazioni centrali concernenti
l'acquisizione di beni e servizi relativi ai sistemi
informativi automatizzati per quanto concerne la congruita'
tecnico-economica, qualora il valore lordo di detti
contratti sia superiore a euro 1.000.000,00 nel caso di
procedura negoziata e a euro 2.000.000,00 nel caso di
procedura ristretta o di procedura aperta. Il parere
dell'Ente e' reso entro il termine di quarantacinque giorni
dal ricevimento della relativa richiesta. Si applicano le
disposizioni dell'articolo 16 della legge 7 agosto 1990, n.
241 e successive modificazioni. Copia dei pareri tecnici
attinenti a questioni di competenza dell'Autorita' per la
vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e
forniture e' trasmessa da DigitPA a detta Autorita'.»:
«Art. 22 (Trasferimento delle funzioni). - 1. La
funzione di coordinamento, attraverso la redazione di un
piano triennale annualmente riveduto, dei progetti e dei
principali interventi di sviluppo e gestione dei sistemi
informativi automatizzati delle amministrazioni, e'
trasferita al Presidente del Consiglio dei Ministri o al
Ministro delegato.».
- Per il testo dell'articolo 16 del decreto legislativo
12 febbraio 1993, n. 39, si vedano le note all'articolo
542.
Note all'art. 549:
- Per il decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39,
si vedano le note all'articolo 542.
- Il testo dell'articolo 13, comma 2, del citato d.
lgs. n. 39 del 1993 e' il seguente:
«Art. 13 - 1. (omissis).
2. L'esecuzione dei contratti di cui al comma 1 e'
oggetto di periodico monitoraggio, secondo criteri e
modalita' stabiliti dall'Autorita'. Il monitoraggio e'
avviato immediatamente a seguito della stipulazione dei
contratti di cui al comma 1, ovvero entro centoventi giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto se i
contratti siano gia' stati stipulati. Al monitoraggio
provvede l'amministrazione interessata ovvero, su sua
richiesta, l'Autorita'. In entrambi i casi l'esecuzione del
monitoraggio puo' essere affidata a societa' specializzata
inclusa in un elenco predisposto dall'Autorita' e che non
risulti collegata, ai sensi dell'art. 7 della legge 10
ottobre 1990, n. 287 , con le imprese parti dei contratti.
In caso d'inerzia dell'amministrazione, l'Autorita' si
sostituisce ad essa. Le spese di esecuzione del
monitoraggio sono a carico dell'Autorita', salve le ipotesi
in cui l'amministrazione provveda alla predetta esecuzione
direttamente o tramite societa' specializzata.».
Note all'art. 550:
- Il testo dell'articolo 17 del decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale 2 maggio 2006, n. 100, e'
il seguente:
«Art. 17 (Contratti segretati o che esigono particolari
misure di sicurezza). - 1. Le opere, i servizi e le
forniture destinati ad attivita' della Banca d'Italia,
delle forze armate o dei corpi di polizia per la difesa
della Nazione o per i compiti di istituto nonche'
dell'amministrazione della giustizia e dell'amministrazione
finanziaria relativamente alla gestione del sistema
informativo della fiscalita', o ad attivita' degli enti
aggiudicatori di cui alla parte III, nei casi in cui sono
richieste misure speciali di sicurezza o di segretezza in
conformita' a disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative vigenti o quando lo esiga la protezione
degli interessi essenziali della sicurezza dello Stato,
possono essere eseguiti in deroga alle disposizioni
relative alla pubblicita' delle procedure di affidamento
dei contratti pubblici, nel rispetto delle previsioni del
presente articolo.
2. Le amministrazioni e gli enti usuari dichiarano con
provvedimento motivato, le opere, servizi e forniture da
considerarsi «segreti» ai sensi del regio decreto 11 luglio
1941, n. 1161 e della legge 24 ottobre 1977, n. 801 o di
altre norme vigenti, oppure «eseguibili con speciali misure
di sicurezza».
3. I contratti sono eseguiti da operatori economici in
possesso, oltre che dei requisiti previsti dal presente
codice, dell'abilitazione di sicurezza.
4. L'affidamento dei contratti dichiarati segreti o
eseguibili con speciali misure di sicurezza avviene previo
esperimento di gara informale a cui sono invitati almeno
cinque operatori economici, se sussistono in tale numero
soggetti qualificati in relazione all'oggetto del contratto
e sempre che la negoziazione con piu' di un operatore
economico sia compatibile con le esigenze di segretezza.
5. L'operatore economico invitato puo' richiedere di
essere autorizzato a presentare offerta quale mandatario di
un raggruppamento temporaneo, del quale deve indicare i
componenti. La stazione appaltante o l'ente aggiudicatore
entro i successivi dieci giorni e' tenuto a pronunziarsi
sull'istanza; la mancata risposta nel termine equivale a
diniego di autorizzazione.
6. Gli incaricati della progettazione, della direzione
dell'esecuzione e del collaudo, qualora esterni
all'amministrazione, devono essere in possesso
dell'abilitazione di sicurezza.
7. I contratti di cui al presente articolo posti in
essere da amministrazioni statali sono sottoposti
esclusivamente al controllo successivo della Corte dei
conti, la quale si pronuncia altresi' sulla regolarita',
sulla correttezza e sull'efficacia della gestione.
Dell'attivita' di cui al presente comma e' dato conto entro
il 30 giugno di ciascun anno in una relazione al
Parlamento.
8.».
- Per il testo dell'articolo 3, comma 3, del decreto
legislativo 1 dicembre 2009, n. 177, si vedano le note
all'articolo 547.
Note all'art. 551:
- Per il decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39,
si vedano le note all'articolo 542.
- Il testo degli articoli 2, comma 2, e 15, del citato
d. lgs. n. 39 del 1993 e' il seguente:
«2. Ove sussistano particolari necessita' di natura
tecnica, adeguatamente motivate, le amministrazioni possono
conferire affidamenti a terzi, anche tramite concessione,
qualora la relativa proposta sia accolta nel piano
triennale di cui all'art. 9.».
«Art. 15 - 1. Le amministrazioni e le imprese
contraenti sono tenute a fornire all'Autorita' ogni
informazione richiesta. Ove l'Autorita' ravvisi atti o
comportamenti che possano ingenerare dubbi sulla loro
conformita' alle regole della concorrenza, ne riferisce
tempestivamente al presidente dell'Autorita' garante della
concorrenza e del mercato.
2. Ove risultino gravi inadempienze delle imprese nei
confronti delle amministrazioni, l'Autorita' invita le
amministrazioni competenti ad assumere i conseguenti
provvedimenti, ivi compresa l'esclusione delle imprese
inadempienti dalla partecipazione a procedure di
aggiudicazione di contratti di fornitura con le
amministrazioni».
- Il testo dell'articolo 9 del decreto-legge 31 luglio
1987, n. 320 (Interventi in materia di riforma del processo
penale), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 3 agosto 1987
n. 179, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 3
ottobre 1987, n. 401 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3
ottobre 1987, n. 231), e' il seguente:
«Art. 9 (Segreto d'ufficio). - 1. Anche i soggetti non
appartenenti alla pubblica amministrazione, di cui agli
articoli 3, 5, 6 e 8, sono obbligati al segreto d'ufficio
ai sensi dell'articolo 326 del codice penale per tutto cio'
che venga a loro conoscenza a causa o nell'esercizio
dell'attivita' di cui sono incaricati. Tali soggetti devono
possedere i requisiti richiesti ai dipendenti della
pubblica amministrazione.
2. All'atto del conferimento dell'incarico prestano
giuramento ai sensi degli articoli 142 e 316 del codice di
procedura penale. Nei loro confronti si applicano le
sanzioni previste dall'articolo 373 del codice penale».
Note all'art. 562:
- Il decreto del Presidente della Repubblica 15
febbraio 1952, n. 328 (Approvazione del regolamento per
l'esecuzione del codice della navigazione (Navigazione
marittima) e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1952, n. 94.
Note all'art. 566:
- Il testo dell'articolo 9 della legge 11 novembre
1986, n. 770 (Disciplina delle procedure contrattuali dello
Stato per l'esecuzione di programmi di ricerca e per
l'acquisizione e la manutenzione di prodotti ad alta
tecnologia), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24
novembre 1986, n. 273, e' il seguente:
«Art. 9 - 1. Salvo quanto stabilito dalla legge 30
marzo 1981, n. 113, e successive modificazioni, per
l'acquisizione sui mercati esteri di materiali, impianti,
macchinari ed apparecchiature di alta tecnologia, da
effettuarsi presso imprese, governi ed altri organismi
pubblici, con l'intermediazione degli addetti commerciali
e, per l'Amministrazione della difesa, dagli assistenti
amministrativi degli addetti militari, navali ed
aeronautici, si applicano le norme del diritto esterno e le
corrispondenti clausole d'uso sul mercato internazionale.
2. Alla stipulazione dei contratti di cui al comma 1
provvedono i soggetti ivi indicati, sulla base di apposita
autorizzazione ministeriale, che costituisce anche atto di
impegno, da sottoporre al controllo preventivo della Corte
dei conti. Non si applicano le disposizioni contenute
nell'articolo 5 della presente legge e negli articoli 6,
secondo comma, e 19 del regio decreto 18 novembre 1923, n.
2440 , e successive modificazioni.
3. I pagamenti relativi ai contratti di cui al presente
articolo possono essere effettuati, sulla base dei titoli
giustificativi dei crediti documentati, direttamente
dall'amministrazione centrale ovvero, previa rimessa dei
fondi occorrenti, dai soggetti indicati nel comma 1, i
quali, per tali adempimenti, sono assoggettati alla norma
prevista per i funzionari delegati.
4. Il termine di cui al sesto comma dell'articolo 60
del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440 , e successive
modificazioni, e' fissato in sei mesi decorrenti dalla data
di acquisizione da parte dei soggetti di cui al comma 1 dei
documenti giustificativi.
5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche
alle situazioni non ancora definite alla data di entrata in
vigore della presente legge».
Note all'art. 586:
- Il testo dell'art. 13 del decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle
leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei
relativi stati di tossicodipendenza), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 31
ottobre 1990, n. 255, e' il seguente:
«Art. 13 (Tabelle delle sostanze soggette a controllo).
- 1. Le sostanze stupefacenti o psicotrope sottoposte alla
vigilanza ed al controllo del Ministero della salute sono
raggruppate, in conformita' ai criteri di cui all'articolo
14, in due tabelle, allegate al presente testo unico. Il
Ministero della salute stabilisce con proprio decreto il
completamento e l'aggiornamento delle tabelle con le
modalita' di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e),
numero 2).
2. Le tabelle di cui al comma 1 devono contenere
l'elenco di tutte le sostanze e dei preparati indicati
nelle convenzioni e negli accordi internazionali e sono
aggiornate tempestivamente anche in base a quanto previsto
dalle convenzioni e accordi medesimi ovvero a nuove
acquisizioni scientifiche.
3.
4. Il decreto e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana e inserito nella successiva
edizione della Farmacopea ufficiale.
5. Il Ministero della salute, sentiti il Consiglio
superiore di sanita' e la Presidenza del Consiglio dei
Ministri-Dipartimento nazionale per le politiche antidroga,
ed in accordo con le convenzioni internazionali in materia
di sostanze stupefacenti o psicotrope, dispone con apposito
decreto l'esclusione da una o piu' misure di controllo di
quei medicinali e dispositivi diagnostici che per la loro
composizione qualitativa e quantitativa non possono trovare
un uso diverso da quello cui sono destinati.».
Note all'art. 588:
- Il testo dell'art. 5 del decreto ministeriale 22
ottobre 2004, n. 270 (Modifiche al regolamento recante
norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei,
approvato con D.M. 3 novembre 1999, n. 509 del Ministro
dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12
novembre 2004, n. 266, e' il seguente:
«Art. 5 (Crediti formativi universitari). - 1. Al
credito formativo universitario, di seguito denominato
credito, corrispondono 25 ore di impegno complessivo per
studente; con decreto ministeriale si possono motivatamente
determinare variazioni in aumento o in diminuzione delle
predette ore per singole classi, entro il limite del 20 per
cento.
2. La quantita' media di impegno complessivo di
apprendimento svolto in un anno da uno studente a tempo
pieno e' convenzionalmente fissata in 60 crediti.
3. I regolamenti didattici di ateneo determinano,
altresi', per ciascun corso di studio la frazione
dell'impegno orario complessivo che deve essere riservata
allo studio personale o ad altre attivita' formative di
tipo individuale.
4. I crediti corrispondenti a ciascuna attivita'
formativa sono acquisiti dallo studente con il superamento
dell'esame o di altra forma di verifica del profitto, fermo
restando che la valutazione del profitto e' effettuata con
le modalita' di cui all'articolo 11, comma 7, lettera d).
5. Il riconoscimento totale o parziale dei crediti
acquisiti da uno studente ai fini della prosecuzione degli
studi in altro corso della stessa universita' ovvero nello
stesso o altro corso di altra universita', compete alla
struttura didattica che accoglie lo studente, con procedure
e criteri predeterminati stabiliti nel regolamento
didattico di ateneo.
6. I regolamenti didattici di ateneo possono prevedere
forme di verifica periodica dei crediti acquisiti, al fine
di valutarne la non obsolescenza dei contenuti conoscitivi,
e il numero minimo di crediti da acquisire da parte dello
studente in tempi determinati, diversificato per studenti
impegnati a tempo pieno negli studi universitari o
contestualmente impegnati in attivita' lavorative.
7. Le universita' possono riconoscere come crediti
formativi universitari, secondo criteri predeterminati, le
conoscenze e abilita' professionali certificate ai sensi
della normativa vigente in materia, nonche' altre
conoscenze e abilita' maturate in attivita' formative di
livello postsecondario alla cui progettazione e
realizzazione l'universita' abbia concorso.».
Note all'art. 636:
- Il testo degli artt. 13 e 14, del decreto del
Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487
(Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle
pubbliche amministrazioni e le modalita' di svolgimento dei
concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di
assunzione nei pubblici impieghi), pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 9 agosto 1994, n. 185, e' il
seguente:
«Art. 13 (Adempimenti dei concorrenti durante lo
svolgimento delle prove scritte). - 1. Durante le prove
scritte non e' permesso ai concorrenti di comunicare tra
loro verbalmente o per iscritto, ovvero di mettersi in
relazione con altri, salvo che con gli incaricati della
vigilanza o con i membri della commissione esaminatrice.
2. Gli elaborati debbono essere scritti esclusivamente,
a pena di nullita', su carta portante il timbro d'ufficio e
la firma di un componente della commissione esaminatrice o,
nel caso di svolgimento delle prove in localita' diverse,
da un componente del comitato di vigilanza.
3. I candidati non possono portare carta da scrivere,
appunti manoscritti, libri o pubblicazioni di qualunque
specie. Possono consultare soltanto i testi di legge non
commentati ed autorizzati dalla commissione, se previsti
dal bando di concorso, ed i dizionari.
4. Il concorrente che contravviene alle disposizioni
dei commi precedenti o comunque abbia copiato in tutto o in
parte lo svolgimento del tema, e' escluso dal concorso. Nel
caso in cui risulti che uno o piu' candidati abbiano
copiato, in tutto o in parte, l'esclusione e' disposta nei
confronti di tutti i candidati coinvolti.
5. La commissione esaminatrice o il comitato di
vigilanza curano l'osservanza delle disposizioni stesse ed
hanno facolta' di adottare i provvedimenti necessari. A
tale scopo, almeno due dei rispettivi membri devono
trovarsi nella sala degli esami. La mancata esclusione
all'atto della prova non preclude che l'esclusione sia
disposta in sede di valutazione delle prove medesime.».
«Art. 14 (Adempimenti dei concorrenti e della
commissione al termine delle prove scritte). - 1. Al
candidato sono consegnate in ciascuno dei giorni di esame
due buste di eguale colore: una grande munita di linguetta
staccabile ed una piccola contenente un cartoncino bianco.
2. Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza
apporvi sottoscrizione, ne' altro contrassegno, mette il
foglio o i fogli nella busta grande. Scrive il proprio nome
e cognome, la data ed il luogo di nascita nel cartoncino e
lo chiude nella busta piccola. Pone, quindi, anche la busta
piccola nella grande che richiude e consegna al presidente
della commissione o del comitato di vigilanza od a chi ne
fa le veci. Il presidente della commissione o del comitato
di vigilanza, o chi ne fa le veci, appone trasversalmente
sulla busta, in modo che vi resti compreso il lembo della
chiusura e la restante parte della busta stessa, la propria
firma e l'indicazione della data della consegna.
3. Al termine di ogni giorno di esame e' assegnato alla
busta contenente l'elaborato di ciascun concorrente lo
stesso numero da apporsi sulla linguetta staccabile, in
modo da poter riunire, esclusivamente attraverso la
numerazione, le buste appartenenti allo stesso candidato.
4. Successivamente alla conclusione dell'ultima prova
di esame e comunque non oltre le ventiquattro ore si
procede alla riunione delle buste aventi lo stesso numero
in un unica busta, dopo aver staccata la relativa linguetta
numerata. Tale operazione e' effettuata dalla commissione
esaminatrice o dal comitato di vigilanza con l'intervento
di almeno due componenti della commissione stessa nel
luogo, nel giorno e nell'ora di cui e' data comunicazione
orale ai candidati presenti in aula all'ultima prova di
esame, con l'avvertimento che alcuni di essi, in numero non
superiore alle dieci unita', potranno assistere alle
anzidette operazioni.
5. I pieghi sono aperti alla presenza della commissione
esaminatrice quando essa deve procedere all'esame dei
lavori relativi a ciascuna prova di esame.
6. Il riconoscimento deve essere fatto a conclusione
dell'esame e del giudizio di tutti gli elaborati dei
concorrenti.
7. I pieghi contenenti i lavori svolti dai candidati
nelle sedi diverse da quelle della commissione esaminatrice
ed i relativi verbali sono custoditi dal presidente del
singolo comitato di vigilanza e da questi trasmessi in
plico raccomandato per il tramite del capo dell'ufficio
periferico al presidente della commissione
dell'amministrazione interessata, al termine delle prove
scritte.».
Note all'art. 669:
- Il testo dell'art. 15, della legge 3 agosto 1988, n.
327 (Norme in materia di misure di prevenzione personali),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 agosto 1988, n.
186, e' il seguente:
«Art. 15 - 1. Dopo tre anni dalla cessazione della
misura di prevenzione, l'interessato puo' chiedere la
riabilitazione. La riabilitazione e' concessa, se il
soggetto ha dato prova costante ed effettiva di buona
condotta, dalla corte di appello nel cui distretto ha sede
l'autorita' giudiziaria che dispone l'applicazione della
misura di prevenzione o dell'ultima misura di prevenzione.
2. La riabilitazione comporta la cessazione di tutti
gli effetti pregiudizievoli riconnessi allo stato di
persona sottoposta a misure di prevenzione.
3. Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni
del codice di procedura penale riguardanti la
riabilitazione.
3-bis. Quando e' stata applicata una misura di
prevenzione personale nei confronti dei soggetti di cui
all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, la
riabilitazione puo' essere richiesta dopo cinque anni dalla
cessazione della misura di prevenzione personale. La
riabilitazione comporta, altresi', la cessazione dei
divieti previsti dall'articolo 10 della legge 31 maggio
1965, n. 575.».
Note all'art. 683:
- Il testo degli artt. 23 e 71 del decreto legislativo
7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale),
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2005, n.
112, e' il seguente:
«Art 23. (Copie di atti e documenti informatici). - 1.
All'articolo 2712 del codice civile dopo le parole:
«riproduzioni fotografiche» e' inserita la seguente: «,
informatiche».
2. I duplicati, le copie, gli estratti del documento
informatico, anche se riprodotti su diversi tipi di
supporto, sono validi a tutti gli effetti di legge, se
conformi alle vigenti regole tecniche.
2-bis. Le copie su supporto cartaceo di documento
informatico, anche sottoscritto con firma elettronica
qualificata o con firma digitale, sostituiscono ad ogni
effetto di legge l'originale da cui sono tratte se la loro
conformita' all'originale in tutte le sue componenti e'
attestata da un pubblico ufficiale a cio' autorizzato.
3. I documenti informatici contenenti copia o
riproduzione di atti pubblici, scritture private e
documenti in genere, compresi gli atti e documenti
amministrativi di ogni tipo, spediti o rilasciati dai
depositari pubblici autorizzati e dai pubblici ufficiali,
hanno piena efficacia, ai sensi degli articoli 2714 e 2715
del codice civile, se ad essi e' apposta o associata, da
parte di colui che li spedisce o rilascia, una firma
digitale o altra firma elettronica qualificata.
4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi
tipologia di documenti analogici originali, formati in
origine su supporto cartaceo o su altro supporto non
informatico, sostituiscono ad ogni effetto di legge gli
originali da cui sono tratte se la loro conformita'
all'originale e' assicurata da chi lo detiene mediante
l'utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto
delle regole tecniche di cui all'articolo 71.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri possono essere individuate particolari tipologie
di documenti analogici originali unici per le quali, in
ragione di esigenze di natura pubblicistica, permane
l'obbligo della conservazione dell'originale analogico
oppure, in caso di conservazione ottica sostitutiva, la
loro conformita' all'originale deve essere autenticata da
un notaio o da altro pubblico ufficiale a cio' autorizzato
con dichiarazione da questi firmata digitalmente ed
allegata al documento informatico.
6. La spedizione o il rilascio di copie di atti e
documenti di cui al comma 3, esonera dalla produzione e
dalla esibizione dell'originale formato su supporto
cartaceo quando richieste ad ogni effetto di legge.
7. Gli obblighi di conservazione e di esibizione di
documenti previsti dalla legislazione vigente si intendono
soddisfatti a tutti gli effetti di legge a mezzo di
documenti informatici, se le procedure utilizzate sono
conformi alle regole tecniche dettate ai sensi
dell'articolo 71 di concerto con il Ministro dell'economia
e delle finanze.».
«Art. 71 (Regole tecniche). - 1. Le regole tecniche
previste nel presente codice sono dettate, con decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro
delegato per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con
il Ministro per la funzione pubblica e con le
amministrazioni di volta in volta indicate nel presente
codice, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ed il
Garante per la protezione dei dati personali nelle materie
di competenza, previa acquisizione obbligatoria del parere
tecnico del CNIPA in modo da garantire la coerenza tecnica
con le regole tecniche sul sistema pubblico di
connettivita' e con le regole di cui al disciplinare
pubblicato in allegato B al decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196.
1-bis. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, con uno o piu' decreti del Presidente
del Consiglio dei Ministri emanati su proposta del Ministro
delegato per l'innovazione e le tecnologie, sentito il
Ministro per la funzione pubblica, d'intesa con la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate le regole
tecniche e di sicurezza per il funzionamento del sistema
pubblico di connettivita'.
1-ter. Le regole tecniche di cui al presente codice
sono dettate in conformita' alle discipline risultanti dal
processo di standardizzazione tecnologica a livello
internazionale ed alle normative dell'Unione europea.
2. Le regole tecniche vigenti nelle materie del
presente codice restano in vigore fino all'adozione delle
regole tecniche adottate ai sensi del presente articolo.».
Note all'art. 684:
- Il testo dell'art. 112 del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei
dati personali.), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
29 luglio 2003, n. 174, e' il seguente:
«Art. 112 (Finalita' di rilevante interesse pubblico).
- 1. Si considerano di rilevante interesse pubblico, ai
sensi degli articoli 20 e 21, le finalita' di instaurazione
e gestione da parte di soggetti pubblici di rapporti di
lavoro di qualunque tipo, dipendente o autonomo, anche non
retribuito o onorario o a tempo parziale o temporaneo, e di
altre forme di impiego che non comportano la costituzione
di un rapporto di lavoro subordinato.
2. Tra i trattamenti effettuati per le finalita' di cui
al comma 1, si intendono ricompresi, in particolare, quelli
effettuati al fine di:
a) applicare la normativa in materia di collocamento
obbligatorio e assumere personale anche appartenente a
categorie protette;
b) garantire le pari opportunita';
c) accertare il possesso di particolari requisiti
previsti per l'accesso a specifici impieghi, anche in
materia di tutela delle minoranze linguistiche, ovvero la
sussistenza dei presupposti per la sospensione o la
cessazione dall'impiego o dal servizio, il trasferimento di
sede per incompatibilita' e il conferimento di speciali
abilitazioni;
d) adempiere ad obblighi connessi alla definizione
dello stato giuridico ed economico, ivi compreso il
riconoscimento della causa di servizio o dell'equo
indennizzo, nonche' ad obblighi retributivi, fiscali o
contabili, relativamente al personale in servizio o in
quiescenza, ivi compresa la corresponsione di premi e
benefici assistenziali;
e) adempiere a specifici obblighi o svolgere compiti
previsti dalla normativa in materia di igiene e sicurezza
del lavoro o di sicurezza o salute della popolazione,
nonche' in materia sindacale;
f) applicare, anche da parte di enti previdenziali ed
assistenziali, la normativa in materia di previdenza ed
assistenza ivi compresa quella integrativa, anche in
applicazione del decreto legislativo 29 luglio 1947, n. 804
del Capo provvisorio dello Stato, riguardo alla
comunicazione di dati, anche mediante reti di comunicazione
elettronica, agli istituti di patronato e di assistenza
sociale, alle associazioni di categoria e agli ordini
professionali che abbiano ottenuto il consenso
dell'interessato ai sensi dell'articolo 23 in relazione a
tipi di dati individuati specificamente;
g) svolgere attivita' dirette all'accertamento della
responsabilita' civile, disciplinare e contabile ed
esaminare i ricorsi amministrativi in conformita' alle
norme che regolano le rispettive materie;
h) comparire in giudizio a mezzo di propri
rappresentanti o partecipare alle procedure di arbitrato o
di conciliazione nei casi previsti dalla legge o dai
contratti collettivi di lavoro;
i) salvaguardare la vita o l'incolumita' fisica
dell'interessato o di terzi;
l) gestire l'anagrafe dei pubblici dipendenti e
applicare la normativa in materia di assunzione di
incarichi da parte di dipendenti pubblici, collaboratori e
consulenti;
m) applicare la normativa in materia di
incompatibilita' e rapporti di lavoro a tempo parziale;
n) svolgere l'attivita' di indagine e ispezione
presso soggetti pubblici;
o) valutare la qualita' dei servizi resi e dei
risultati conseguiti.
3. La diffusione dei dati di cui alle lettere m), n) ed
o) del comma 2 e' consentita in forma anonima e, comunque,
tale da non consentire l'individuazione dell'interessato.».
Note all'art. 686:
- Per il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
(Codice in materia di protezione dei dati personali.), si
vedano le note all'articolo 684.
Note all'art. 688:
- Il testo degli artt. 11 e 13 del decreto legislativo
30 giugno 2003, n. 196,e' il seguente:
«Art. 11 (Modalita' del trattamento e requisiti dei
dati). - 1. I dati personali oggetto di trattamento sono:
a) trattati in modo lecito e secondo correttezza;
b) raccolti e registrati per scopi determinati,
espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni
del trattamento in termini compatibili con tali scopi;
c) esatti e, se necessario, aggiornati;
d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle
finalita' per le quali sono raccolti o successivamente
trattati;
e) conservati in una forma che consenta
l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo
non superiore a quello necessario agli scopi per i quali
essi sono stati raccolti o successivamente trattati.
2. I dati personali trattati in violazione della
disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati
personali non possono essere utilizzati.».
«Art. 13 (Informativa). - 1. L'interessato o la persona
presso la quale sono raccolti i dati personali sono
previamente informati oralmente o per iscritto circa:
a) le finalita' e le modalita' del trattamento cui
sono destinati i dati;
b) la natura obbligatoria o facoltativa del
conferimento dei dati;
c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di
rispondere;
d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i
dati personali possono essere comunicati o che possono
venirne a conoscenza in qualita' di responsabili o
incaricati, e l'ambito di diffusione dei dati medesimi;
e) i diritti di cui all'articolo 7;
f) gli estremi identificativi del titolare e, se
designati, del rappresentante nel territorio dello Stato ai
sensi dell'articolo 5 e del responsabile. Quando il
titolare ha designato piu' responsabili e' indicato almeno
uno di essi, indicando il sito della rete di comunicazione
o le modalita' attraverso le quali e' conoscibile in modo
agevole l'elenco aggiornato dei responsabili. Quando e'
stato designato un responsabile per il riscontro
all'interessato in caso di esercizio dei diritti di cui
all'articolo 7, e' indicato tale responsabile.
2. L'informativa di cui al comma 1 contiene anche gli
elementi previsti da specifiche disposizioni del presente
codice e puo' non comprendere gli elementi gia' noti alla
persona che fornisce i dati o la cui conoscenza puo'
ostacolare in concreto l'espletamento, da parte di un
soggetto pubblico, di funzioni ispettive o di controllo
svolte per finalita' di difesa o sicurezza dello Stato
oppure di prevenzione, accertamento o repressione di reati.
3. Il Garante puo' individuare con proprio
provvedimento modalita' semplificate per l'informativa
fornita in particolare da servizi telefonici di assistenza
e informazione al pubblico.
4. Se i dati personali non sono raccolti presso
l'interessato, l'informativa di cui al comma 1, comprensiva
delle categorie di dati trattati, e' data al medesimo
interessato all'atto della registrazione dei dati o, quando
e' prevista la loro comunicazione, non oltre la prima
comunicazione.
5. La disposizione di cui al comma 4 non si applica
quando:
a) i dati sono trattati in base ad un obbligo
previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa
comunitaria;
b) i dati sono trattati ai fini dello svolgimento
delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre
2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un
diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano
trattati esclusivamente per tali finalita' e per il periodo
strettamente necessario al loro perseguimento;
c) l'informativa all'interessato comporta un impiego
di mezzi che il Garante, prescrivendo eventuali misure
appropriate, dichiari manifestamente sproporzionati
rispetto al diritto tutelato, ovvero si riveli, a giudizio
del Garante, impossibile.».
Note all'art. 695:
- Il testo del comma 2, dell'art. 19 del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e' il seguente:
«2. La comunicazione da parte di un soggetto pubblico
ad altri soggetti pubblici e' ammessa quando e' prevista da
una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale
norma la comunicazione e' ammessa quando e' comunque
necessaria per lo svolgimento di funzioni istituzionali e
puo' essere iniziata se e' decorso il termine di cui
all'articolo 39, comma 2, e non e' stata adottata la
diversa determinazione ivi indicata.».
Note all'art. 787:
- Il testo dell'art. 11 del codice penale, e' il
seguente:
«Art. 11 (Rinnovamento del giudizio). - Nel caso
indicato nell'art. 6, il cittadino o lo straniero e'
giudicato nello Stato, anche se sia stato giudicato
all'estero.
Nei casi indicati negli articoli 7, 8, 9 e 10, il
cittadino o lo straniero, che sia stato giudicato
all'estero, e' giudicato nuovamente nello Stato, qualora il
ministro della giustizia ne faccia richiesta».
Note all'art. 790:
- Il testo dell'art. 498 del codice penale, e' il
seguente:
«Art. 498 (Usurpazione di titoli o di onori). -
Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 497-ter,
abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni
distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo
politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una
professione per la quale e' richiesta una speciale
abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in
pubblico l'abito ecclesiastico, e' punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.
Alla stessa sanzione soggiace chi si arroga dignita' o
gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche
insegne onorifiche, ovvero qualita' inerenti ad alcuno
degli uffici, impieghi o professioni, indicati nella
disposizione precedente.
Per le violazioni di cui al presente articolo si
applica la sanzione amministrativa accessoria della
pubblicazione del provvedimento che accerta la violazione
con le modalita' stabilite dall'articolo 36 e non e'
ammesso il pagamento in misura ridotta previsto
dall'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.».
Note all'art. 841:
- Il testo dell'art. 8 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del
testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei
dipendenti civili e militari dello Stato), pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 1974, n. 120 , e' il
seguente:
«Art. 8 (Computo). - Tutti i servizi prestati in
qualita' di dipendente statale si computano ai fini del
trattamento di quiescenza, salve le disposizioni contenute
nel capo successivo.
Il computo si effettua dalla data di decorrenza del
rapporto d'impiego o di lavoro sino a quella di cessazione
di tale rapporto. Per il personale militare il computo si
effettua dalla data di assunzione del servizio sino a
quella di cessazione dal servizio stesso.
Non si tiene conto del tempo trascorso:
a) dal personale civile, eccettuati gli operai, in
aspettativa per motivi di famiglia nonche' dai militari in
aspettativa per motivi privati ovvero in licenza senza
assegni concessa a domanda ovvero in qualita' di richiamati
senza assegni;
b) dal personale civile durante la sospensione dalla
qualifica o in posizione corrispondente che comporti la
privazione dello stipendio o della paga;
c) durante la detenzione per condanna penale.
E' computato in ragione della meta' il tempo trascorso
dal militare durante la sospensione dall'impiego o dal
servizio, fermo il disposto di cui alla lettera c) del
comma precedente.».
Note all'art. 943:
- Il testo del comma 5, dell'art. 2 della legge 21
dicembre 1999, n. 508 (Riforma delle Accademie di belle
arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia
nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per
le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli
Istituti musicali pareggiati), pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 4 gennaio 2000, n. 2 , e' il seguente:
«5. Le istituzioni di cui all'articolo 1 istituiscono e
attivano corsi di formazione ai quali si accede con il
possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado,
nonche' corsi di perfezionamento e di specializzazione. Le
predette istituzioni rilasciano specifici diplomi
accademici di primo e secondo livello, nonche' di
perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla
ricerca in campo artistico e musicale. Ai titoli rilasciati
dalle predette istituzioni si applica il comma 5
dell'articolo 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341. Con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato
su proposta del Ministro dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro per
la funzione pubblica, previo parere del Consiglio nazionale
per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui
all'articolo 3, sono dichiarate le equipollenze tra i
titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e
i titoli di studio universitari al fine esclusivo
dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle
qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne
e' prescritto il possesso.».
- Il testo dell'art. 5, del decreto del Presidente
della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante
norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche
amministrazioni e le modalita' di svolgimento dei concorsi,
dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei
pubblici impieghi), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
9 agosto 1994, n. 185, e' il seguente:
«Art. 5 (Categorie riservatarie e preferenze). - 1. Nei
pubblici concorsi, le riserve di posti, di cui al
successivo comma 3 del presente articolo, gia' previste da
leggi speciali in favore di particolari categorie di
cittadini, non possono complessivamente superare la meta'
dei posti messi a concorso.
2. Se, in relazione a tale limite, sia necessaria una
riduzione dei posti da riservare secondo legge, essa si
attua in misura proporzionale per ciascuna categoria di
aventi diritto a riserva.
3. Qualora tra i concorrenti dichiarati idonei nella
graduatoria di merito ve ne siano alcuni che appartengono a
piu' categorie che danno titolo a differenti riserve di
posti, si tiene conto prima del titolo che da' diritto ad
una maggiore riserva nel seguente ordine:
1) riserva di posti a favore di coloro che
appartengono alle categorie di cui alla legge 2 aprile
1968, n. 482 , e successive modifiche ed integrazioni, o
equiparate, calcolata sulle dotazioni organiche dei singoli
profili professionali o categorie nella percentuale del
15%, senza computare gli appartenenti alle categorie stesse
vincitori del concorso;
2) riserva di posti ai sensi dell'articolo 3, comma
65, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, a favore dei
militari in ferma di leva prolungata e di volontari
specializzati delle tre Forze armate congedati senza
demerito al termine della ferma o rafferma contrattuale nel
limite del 20 per cento delle vacanze annuali dei posti
messi a concorso;
3) riserva del 2 per cento dei posti destinati a
ciascun concorso, ai sensi dell'articolo 40, secondo comma,
della legge 20 settembre 1980, n. 574, per gli ufficiali di
complemento dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica
che hanno terminato senza demerito la ferma biennale.
4. Le categorie di cittadini che nei pubblici
concorsi hanno preferenza a parita' di merito e a parita'
di titoli sono appresso elencate. A parita' di merito i
titoli di preferenza sono:
1) gli insigniti di medaglia al valor militare;
2) i mutilati ed invalidi di guerra ex combattenti;
3) i mutilati ed invalidi per fatto di guerra;
4) i mutilati ed invalidi per servizio nel settore
pubblico e privato;
5) gli orfani di guerra;
6) gli orfani dei caduti per fatto di guerra;
7) gli orfani dei caduti per servizio nel settore
pubblico e privato;
8) i feriti in combattimento;
9) gli insigniti di croce di guerra o di altra
attestazione speciale di merito di guerra, nonche' i capi
di famiglia numerosa;
10) i figli dei mutilati e degli invalidi di guerra
ex combattenti;
11) i figli dei mutilati e degli invalidi per fatto
di guerra;
12) i figli dei mutilati e degli invalidi per
servizio nel settore pubblico e privato;
13) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non
risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati
dei caduti di guerra;
14) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non
risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati
dei caduti per fatto di guerra;
15) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non
risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati
dei caduti per servizio nel settore pubblico o privato;
16) coloro che abbiano prestato servizio militare
come combattenti;
17) coloro che abbiano prestato lodevole servizio a
qualunque titolo, per non meno di un anno
nell'amministrazione che ha indetto il concorso;
18) i coniugati e i non coniugati con riguardo al
numero dei figli a carico;
19) gli invalidi ed i mutilati civili;
20) militari volontari delle Forze armate congedati
senza demerito al termine della ferma o rafferma.
5. A parita' di merito e di titoli la preferenza e'
determinata:
a) dal numero dei figli a carico, indipendentemente
dal fatto che il candidato sia coniugato o meno;
b) dall'aver prestato lodevole servizio nelle
amministrazioni pubbliche;
c) dalla maggiore eta'.».
Note all'art. 955:
- Il testo dell'art. 1 del decreto del Presidente della
Repubblica 25 ottobre 1981 n. 738 (Utilizzazione del
personale delle forze di polizia invalido per causa di
servizio), e' il seguente:
«Art. 1 (Utilizzazione del personale invalido). - Il
personale delle forze di polizia indicate nell'art. 16
della L. 10 aprile 1981, n. 121, che abbia riportato una
invalidita', che non comporti l'inidoneita' assoluta ai
servizi d'istituto, derivante da ferite, lesioni o altre
infermita' riportate in conseguenza di eventi connessi
all'espletamento dei compiti d'istituto, e' utilizzato,
d'ufficio o a domanda, in servizi d'istituto compatibili
con la ridotta capacita' lavorativa e in compiti di livello
possibilmente equivalenti a quelli previsti per la
qualifica ricoperta.».
Note all'art. 964:
- Il testo del comma 404, lett. a) dell'art.1 della
legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2007), pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2006, n.
299, e' il seguente:
«404. Al fine di razionalizzare e ottimizzare
l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento
dei Ministeri, con regolamenti da emanare, entro il 30
aprile 2007, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede:
a) alla riorganizzazione degli uffici di livello
dirigenziale generale e non generale, procedendo alla
riduzione in misura non inferiore al 10 per cento di quelli
di livello dirigenziale generale ed al 5 per cento di
quelli di livello dirigenziale non generale nonche' alla
eliminazione delle duplicazioni organizzative esistenti,
garantendo comunque nell'ambito delle procedure
sull'autorizzazione alle assunzioni la possibilita' della
immissione, nel quinquennio 2007-2011, di nuovi dirigenti
assunti ai sensi dell'articolo 28, commi 2, 3 e 4, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, in misura non inferiore al 10 per cento
degli uffici dirigenziali.».
- Il testo dell'art. 74, commi 1, lett. a) e 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 25 giugno
2008, n. 147, e' il seguente:
«Art. 74 - 1. Le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, le agenzie, incluse le agenzie
fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive
modificazioni e integrazioni, gli enti pubblici non
economici, gli enti di ricerca, nonche' gli enti pubblici
di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed
integrazioni, provvedono entro il 30 novembre 2008, secondo
i rispettivi ordinamenti:
a) a ridimensionare gli assetti organizzativi
esistenti, secondo principi di efficienza, razionalita' ed
economicita', operando la riduzione degli uffici
dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non
generale, in misura non inferiore, rispettivamente, al 20 e
al 15 per cento di quelli esistenti. A tal fine le
amministrazioni adottano misure volte:
alla concentrazione dell'esercizio delle funzioni
istituzionali, attraverso il riordino delle competenze
degli uffici;
all'unificazione delle strutture che svolgono
funzioni logistiche e strumentali, salvo specifiche
esigenze organizzative, derivanti anche dalle connessioni
con la rete periferica, riducendo, in ogni caso, il numero
degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli
di livello non generale adibiti allo svolgimento di tali
compiti. Le dotazioni organiche del personale con qualifica
dirigenziale sono corrispondentemente ridotte, ferma
restando la possibilita' dell'immissione di nuovi
dirigenti, nei termini previsti dall'articolo 1, comma 404,
lettera a), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
b) a ridurre il contingente di personale adibito allo
svolgimento di compiti logistico-strumentali e di supporto
in misura non inferiore al dieci per cento con contestuale
riallocazione delle risorse umane eccedenti tale limite
negli uffici che svolgono funzioni istituzionali;
c) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del
personale non dirigenziale, ad esclusione di quelle degli
enti di ricerca, apportando una riduzione non inferiore al
dieci per cento della spesa complessiva relativa al numero
dei posti di organico di tale personale.
2 - 3 (omissis)
4. Ai fini dell'attuazione delle misure previste dal
comma 1, lettera a), da parte dei Ministeri possono essere
computate altresi' le riduzioni derivanti dai regolamenti
emanati, nei termini di cui al comma 1, ai sensi dell'
articolo 1, comma 404, lettera a), della legge 27 dicembre
2006, n. 296, avuto riguardo anche ai Ministeri esistenti
anteriormente alla data di entrata in vigore del
decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121. In ogni
caso per le amministrazioni che hanno gia' adottato i
predetti regolamenti resta salva la possibilita' di
provvedere alla copertura dei posti di funzione
dirigenziale generale previsti in attuazione delle relative
disposizioni, nonche' nelle disposizioni di rango primario
successive alla data di entrata in vigore della citata
legge n. 296 del 2006. In considerazione delle esigenze
generali di compatibilita' nonche' degli assetti
istituzionali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri
assicura il conseguimento delle economie, corrispondenti a
una riduzione degli organici dirigenziali pari al 7 per
cento della dotazione di livello dirigenziale generale e al
15 per cento di quella di livello non generale, con
l'adozione di provvedimenti specifici del Presidente del
Consiglio dei Ministri ai sensi del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, che
tengono comunque conto dei criteri e dei principi di cui al
presente articolo.».
Note all'art. 965:
- Il testo dei commi 4 e 10 dell'art. 19 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2001, n.
106, e' il seguente:
«Art. 19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). - 1. -
3. (omissis). - 4. Gli incarichi di funzione dirigenziale
di livello generale sono conferiti con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei
ruoli di cui all'articolo 23 o, in misura non superiore al
70 per cento della relativa dotazione, agli altri dirigenti
appartenenti ai medesimi ruoli ovvero, con contratto a
tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche
qualita' professionali richieste dal comma 6.
5 - 9 (omissis)
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la
titolarita' di uffici dirigenziali svolgono, su richiesta
degli organi di vertice delle amministrazioni che ne
abbiano interesse, funzioni ispettive, di consulenza,
studio e ricerca o altri incarichi specifici previsti
dall'ordinamento, ivi compresi quelli presso i collegi di
revisione degli enti pubblici in rappresentanza di
amministrazioni ministeriali.».
- Per il testo del comma 404, lettera a) dell'art. 1
della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2007), si vedano le note all'art. 964.
- Il testo del comma 897 dell'art. 1 della legge 27
dicembre 2006, n. 296, e' il seguente:
«897. Gli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 6
ottobre 2005, n. 216, sono abrogati. Conseguentemente e'
ripristinata la Direzione generale di commissariato e di
servizi generali di cui all'articolo 15 del decreto
legislativo 16 luglio 1997, n. 264.».
- Per il testo dell'art. 74, commi 1, lett. a) e 4 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, si vedano le note
all'art. 964.
Note all'art. 1024:
- La legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi), e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile
2006, n. 184 (Regolamento recante disciplina in materia di
accesso ai documenti amministrativi), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 18 maggio 2006, n. 114.
Note all'art. 1026:
- Per il testo dell'art. 4, comma 1, della legge n. 241
del 1990, si vedano le note all'articolo 42.
Note all'art. 1027:
- Il testo degli articoli 6, 11 e 14-bis della legge n.
241 del 1990 e' il seguente:
«Art. 6 (Compiti del responsabile del procedimento). -
1. Il responsabile del procedimento:
a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di
ammissibilita', i requisiti di legittimazione ed i
presupposti che siano rilevanti per l'emanazione di
provvedimento;
b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il
compimento degli atti all'uopo necessari, e adotta ogni
misura per l'adeguato e sollecito svolgimento
dell'istruttoria. In particolare, puo' chiedere il rilascio
di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze
erronee o incomplete e puo' esperire accertamenti tecnici
ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali;
c) propone l'indizione o, avendone la competenza,
indice le conferenze di servizi di cui all'articolo 14;
d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le
notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti;
e) adotta, ove ne abbia la competenza, il
provvedimento finale, ovvero trasmette gli atti all'organo
competente per l'adozione. L'organo competente per
l'adozione del provvedimento finale, ove diverso dal
responsabile del procedimento, non puo' discostarsi dalle
risultanze dell'istruttoria condotta dal responsabile del
procedimento se non indicandone la motivazione nel
provvedimento finale.».
«Art. 11 (Accordi integrativi o sostitutivi del
provvedimento). - 1. In accoglimento di osservazioni e
proposte presentate a norma dell'articolo 10,
l'amministrazione procedente puo' concludere, senza
pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel
perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli
interessati al fine di determinare il contenuto
discrezionale del provvedimento finale ovvero in
sostituzione di questo.
1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi
di cui al comma 1, il responsabile del procedimento puo'
predisporre un calendario di incontri cui invita,
separatamente o contestualmente, il destinatario del
provvedimento ed eventuali controinteressati.
2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono
essere stipulati, a pena di nullita', per atto scritto,
salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si
applicano, ove non diversamente previsto, i principi del
codice civile in materia di obbligazioni e contratti in
quanto compatibili.
3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono
soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse
l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,
salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un
indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
4-bis. A garanzia dell'imparzialita' e del buon
andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in
cui una pubblica amministrazione conclude accordi nelle
ipotesi previste al comma l, la stipulazione dell'accordo
e' preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe
competente per l'adozione del provvedimento.
5. Le controversie in materia di formazione,
conclusione ed esecuzione degli accordi di cui al presente
articolo sono riservate alla giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo.».
«Art. 14-bis (Conferenza di servizi preliminare). - 1.
La conferenza di servizi puo' essere convocata per progetti
di particolare complessita' e di insediamenti produttivi di
beni e servizi, su motivata richiesta dell'interessato,
documentata, in assenza di un progetto preliminare, da uno
studio di fattibilita', prima della presentazione di una
istanza o di un progetto definitivi, al fine di verificare
quali siano le condizioni per ottenere, alla loro
presentazione, i necessari atti di consenso. In tale caso
la conferenza si pronuncia entro trenta giorni dalla data
della richiesta e i relativi costi sono a carico del


(continuazione)

richiedente.
2. Nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche
e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si
esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali
siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo,
le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le
licenze, i nulla osta e gli assensi, comunque denominati,
richiesti dalla normativa vigente. In tale sede, le
amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale, del patrimonio
storico-artistico o alla tutela della salute e della
pubblica incolumita', si pronunciano, per quanto riguarda
l'interesse da ciascuna tutelato, sulle soluzioni
progettuali prescelte. Qualora non emergano, sulla base
della documentazione disponibile, elementi comunque
preclusivi della realizzazione del progetto, le suddette
amministrazioni indicano, entro quarantacinque giorni, le
condizioni e gli elementi necessari per ottenere, in sede
di presentazione del progetto definitivo, gli atti di
consenso.
3. Nel caso in cui sia richiesta VIA, la conferenza di
servizi si esprime entro trenta giorni dalla conclusione
della fase preliminare di definizione dei contenuti dello
studio d'impatto ambientale, secondo quanto previsto in
materia di VIA. Ove tale conclusione non intervenga entro
novanta giorni dalla richiesta di cui al comma 1, la
conferenza di servizi si esprime comunque entro i
successivi trenta giorni. Nell'ambito di tale conferenza,
l'autorita' competente alla VIA si esprime sulle condizioni
per la elaborazione del progetto e dello studio di impatto
ambientale. In tale fase, che costituisce parte integrante
della procedura di VIA, la suddetta autorita' esamina le
principali alternative, compresa l'alternativa zero, e,
sulla base della documentazione disponibile, verifica
l'esistenza di eventuali elementi di incompatibilita',
anche con riferimento alla localizzazione prevista dal
progetto e, qualora tali elementi non sussistano, indica
nell'ambito della conferenza di servizi le condizioni per
ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo,
i necessari atti di consenso.
3-bis. Il dissenso espresso in sede di conferenza
preliminare da una amministrazione preposta alla tutela
ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio
storico-artistico, della salute o della pubblica
incolumita', con riferimento alle opere interregionali, e'
sottoposto alla disciplina di cui all'articolo 14-quater,
comma 3.
4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, la conferenza di
servizi si esprime allo stato degli atti a sua disposizione
e le indicazioni fornite in tale sede possono essere
motivatamente modificate o integrate solo in presenza di
significativi elementi emersi nelle fasi successive del
procedimento, anche a seguito delle osservazioni dei
privati sul progetto definitivo.
5. Nel caso di cui al comma 2, il responsabile unico
del procedimento trasmette alle amministrazioni interessate
il progetto definitivo, redatto sulla base delle condizioni
indicate dalle stesse amministrazioni in sede di conferenza
di servizi sul progetto preliminare, e convoca la
conferenza tra il trentesimo e il sessantesimo giorno
successivi alla trasmissione. In caso di affidamento
mediante appalto concorso o concessione di lavori pubblici,
l'amministrazione aggiudicatrice convoca la conferenza di
servizi sulla base del solo progetto preliminare, secondo
quanto previsto dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive modificazioni.».
- Il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice
dell'amministrazione digitale), e' pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio
2005, n. 112.
Note all'art. 1028:
- Il testo dell'art. 8 della legge n. 241 del 1990 e'
il seguente:
«Art. 8 (Modalita' e contenuti della comunicazione di
avvio del procedimento). - 1. L'amministrazione provvede a
dare notizia dell'avvio del procedimento mediante
comunicazione personale.
2. Nella comunicazione debbono essere indicati:
a) l'amministrazione competente;
b) l'oggetto del procedimento promosso;
c) l'ufficio e la persona responsabile del
procedimento;
c-bis) la data entro la quale, secondo i termini
previsti dall'articolo 2, commi 2 o 3, deve concludersi il
procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia
dell'amministrazione;
c-ter) nei procedimenti ad iniziativa di parte, la
data di presentazione della relativa istanza;
d) l'ufficio in cui si puo' prendere visione degli
atti.
3. Qualora per il numero dei destinatari la
comunicazione personale non sia possibile o risulti
particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede a
rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme
di pubblicita' idonee di volta in volta stabilite
dall'amministrazione medesima.
4. L'omissione di taluna delle comunicazioni prescritte
puo' essere fatta valere solo dal soggetto nel cui
interesse la comunicazione e' prevista.».
- Per il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, si
vedano le note all'art. 1027.
Note all'art. 1029:
- Il testo dell'art. 10 della legge n. 241 del 1990 e'
il seguente:
«Art. 10 (Diritti dei partecipanti al procedimento). -
1. I soggetti di cui all'articolo 7 e quelli intervenuti ai
sensi dell'articolo 9 hanno diritto:
a) di prendere visione degli atti del procedimento,
salvo quanto previsto dall'articolo 24;
b) di presentare memorie scritte e documenti, che
l'amministrazione ha l'obbligo di valutare ove siano
pertinenti all'oggetto del procedimento.».
Note all'art. 1031:
- Il testo dell'art. 2, comma 2, della legge n. 241 del
1990 e' il seguente:
«Art. 2 (Conclusione del procedimento). - 1. (omissis).
- 2. Nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i
provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non prevedono un
termine diverso, i procedimenti amministrativi di
competenza delle amministrazioni statali e degli enti
pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di
trenta giorni.».
Note all'art. 1033:
- Il testo dell'art. 65 del decreto legislativo n. 82
del 2005, e' il seguente:
«Art. 65 (Istanze e dichiarazioni presentate alle
pubbliche amministrazioni per via telematica). - 1. Le
istanze e le dichiarazioni presentate alle pubbliche
amministrazioni per via telematica ai sensi dell'articolo
38, commi 1 e 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sono valide:
a) se sottoscritte mediante la firma digitale, il cui
certificato e' rilasciato da un certificatore accreditato;
b) ovvero, quando l'autore e' identificato dal
sistema informatico con l'uso della carta d'identita'
elettronica o della carta nazionale dei servizi, nei limiti
di quanto stabilito da ciascuna amministrazione ai sensi
della normativa vigente;
c) ovvero quando l'autore e' identificato dal sistema
informatico con i diversi strumenti di cui all'articolo 64,
comma 2, nei limiti di quanto stabilito da ciascuna
amministrazione ai sensi della normativa vigente e fermo
restando il disposto dell'articolo 64, comma 3;
c-bis) ovvero quando l'autore e' identificato dal
sistema informatico attraverso le credenziali di accesso
relative all'utenza personale di posta elettronica
certificata di cui all'articolo 16-bis del decreto-legge 29
novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni, dalla
legge 28 gennaio 2009, n. 2.
2. Le istanze e le dichiarazioni inviate o compilate
sul sito secondo le modalita' previste dal comma 1 sono
equivalenti alle istanze e alle dichiarazioni sottoscritte
con firma autografa apposta in presenza del dipendente
addetto al procedimento; resta salva la facolta' della
pubblica amministrazione di stabilire i casi in cui e'
necessaria la sottoscrizione mediante la firma digitale.
3. Dalla data di cui all'articolo 64, comma 3, non e'
piu' consentito l'invio di istanze e dichiarazioni con le
modalita' di cui al comma 1, lettera c).
4. Il comma 2 dell'articolo 38 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e'
sostituito dal seguente:
«2. Le istanze e le dichiarazioni inviate per via
telematica sono valide se effettuate secondo quanto
previsto dall'articolo 65 del decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82».».
- Il testo degli articoli 7 e 18 della legge n. 241 del
1990 e' il seguente:
«Art. 7 (Comunicazione di avvio del procedimento). - 1.
Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da
particolari esigenze di celerita' del procedimento, l'avvio
del procedimento stesso e' comunicato, con le modalita'
previste dall'articolo 8, ai soggetti nei confronti dei
quali il provvedimento finale e' destinato a produrre
effetti diretti ed a quelli che per legge debbono
intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di
impedimento predette, qualora da un provvedimento possa
derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente
individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari,
l'amministrazione e' tenuta a fornire loro, con le stesse
modalita', notizia dell'inizio del procedimento.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la
facolta' dell'amministrazione di adottare, anche prima
della effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo
comma 1, provvedimenti cautelari.».
«Art. 18 (Autocertificazione). - 1. Entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge le
amministrazioni interessate adottano le misure
organizzative idonee a garantire l'applicazione delle
disposizioni in materia di autocertificazione e di
presentazione di atti e documenti da parte di cittadini a
pubbliche amministrazioni di cui alla legge 4 gennaio 1968,
n. 15, e successive modificazioni e integrazioni. [Delle
misure adottate le amministrazioni danno comunicazione alla
Commissione di cui all'articolo 27].
2. I documenti attestanti atti, fatti, qualita' e stati
soggettivi, necessari per l'istruttoria del procedimento,
sono acquisiti d'ufficio quando sono in possesso
dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti,
istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni.
L'amministrazione procedente puo' richiedere agli
interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei
documenti.
3. Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile
del procedimento i fatti, gli stati e le qualita' che la
stessa amministrazione procedente o altra pubblica
amministrazione e' tenuta a certificare.».
- Per il testo dell'art. 8 della legge n. 241 del 1990,
si vedano le note all'art. 1028.
- Il testo dell'art. 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68 (Regolamento recante
disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica
certificata, a norma dell'articolo 27 della L. 16 gennaio
2003, n. 3), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28
aprile 2005, n. 97, e' il seguente:
«Art. 3 (Trasmissione del documento informatico). - 1.
Il comma 1 dell'articolo 14 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e' sostituito
dal seguente:
«1. Il documento informatico trasmesso per via
telematica si intende spedito dal mittente se inviato al
proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se
reso disponibile all'indirizzo elettronico da questi
dichiarato, nella casella di posta elettronica del
destinatario messa a disposizione dal gestore.».».
- Il testo dell'art. 71 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
di documentazione amministrativa), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 20
febbraio 2001, n. 42, e' il seguente:
«Art. 71 (Modalita' dei controlli). - 1. Le
amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei
controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui
sorgono fondati dubbi, sulla veridicita' delle
dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47.
2. I controlli riguardanti dichiarazioni sostitutive di
certificazione sono effettuati dall'amministrazione
procedente con le modalita' di cui all'articolo 43
consultando direttamente gli archivi dell'amministrazione
certificante ovvero richiedendo alla medesima, anche
attraverso strumenti informatici o telematici, conferma
scritta della corrispondenza di quanto dichiarato con le
risultanze dei registri da questa custoditi.
3. Qualora le dichiarazioni di cui agli articoli 46 e
47 presentino delle irregolarita' o delle omissioni
rilevabili d'ufficio, non costituenti falsita', il
funzionario competente a ricevere la documentazione da'
notizia all'interessato di tale irregolarita'. Questi e'
tenuto alla regolarizzazione o al completamento della
dichiarazione; in mancanza il procedimento non ha seguito.
4. Qualora il controllo riguardi dichiarazioni
sostitutive presentate ai privati che vi consentono di cui
all'articolo 2, l'amministrazione competente per il
rilascio della relativa certificazione, previa definizione
di appositi accordi, e' tenuta a fornire, su richiesta del
soggetto privato corredata dal consenso del dichiarante,
conferma scritta, anche attraverso l'uso di strumenti
informatici o telematici, della corrispondenza di quanto
dichiarato con le risultanze dei dati da essa custoditi.».
Note all'art. 1034:
- Il testo degli articoli 16 e 17 della legge n. 241
del 1990 e' il seguente:
«Art. 16 (Attivita' consultiva). - 1. Gli organi
consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono tenuti a rendere i pareri ad essi
obbligatoriamente richiesti entro venti giorni dal
ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti di
pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata
comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine
entro il quale il parere sara' reso, che comunque non puo'
superare i venti giorni dal ricevimento della richiesta.
2. In caso di decorrenza del termine senza che sia
stato comunicato il parere obbligatorio o senza che
l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, e'
in facolta' dell'amministrazione richiedente di procedere
indipendentemente dall'espressione del parere. In caso di
decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il
parere facoltativo o senza che l'organo adito abbia
rappresentato esigenze istruttorie, l'amministrazione
richiedente procede indipendentemente dall'espressione del
parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere, il
responsabile del procedimento non puo' essere chiamato a
rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata
espressione dei pareri di cui al presente comma.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si
applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati
da amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini.
4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato
esigenze istruttorie, i termini di cui al comma 1 possono
essere interrotti per una sola volta e il parere deve
essere reso definitivamente entro quindici giorni dalla
ricezione degli elementi istruttori da parte delle
amministrazioni interessate.
5. I pareri di cui al comma 1 sono trasmessi con mezzi
telematici.
6. Gli organi consultivi dello Stato predispongono
procedure di particolare urgenza per l'adozione dei pareri
loro richiesti.
6-bis. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 127
del codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.».
«Art. 17 (Valutazioni tecniche). - 1. Ove per
disposizione espressa di legge o di regolamento sia
previsto che per l'adozione di un provvedimento debbano
essere preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di
organi od enti appositi e tali organi ed enti non
provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di
competenza dell'amministrazione procedente nei termini
prefissati dalla disposizione stessa o, in mancanza, entro
novanta giorni dal ricevimento della richiesta, il
responsabile del procedimento deve chiedere le suddette
valutazioni tecniche ad altri organi dell'amministrazione
pubblica o ad enti pubblici che siano dotati di
qualificazione e capacita' tecnica equipollenti, ovvero ad
istituti universitari.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in
caso di valutazioni che debbano essere prodotte da
amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini.
3. Nel caso in cui l'ente od organo adito abbia
rappresentato esigenze istruttorie all'amministrazione
procedente, si applica quanto previsto dal comma 4
dell'articolo 16.».
Nota agli articoli 1035 e 1036:

- Per il testo degli articoli 16 e 17 della legge n.
241 del 1990, si vedano le note all'art. 1034.
Note all'art. 1048:
- Il testo del comma 4 dell'art. 24, della legge n. 241
del 1990 e' il seguente:
«4. L'accesso ai documenti amministrativi non puo'
essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di
differimento.».
- Il testo dell'art. 9 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 184 del 2006 e' il seguente:
«Art. 9 (Non accoglimento della richiesta). - 1. Il
rifiuto, la limitazione o il differimento dell'accesso
richiesto in via formale sono motivati, a cura del
responsabile del procedimento di accesso, con riferimento
specifico alla normativa vigente, alla individuazione delle
categorie di cui all'articolo 24 della legge, ed alle
circostanze di fatto per cui la richiesta non puo' essere
accolta cosi' come proposta.
2. Il differimento dell'accesso e' disposto ove sia
sufficiente per assicurare una temporanea tutela agli
interessi di cui all'articolo 24, comma 6, della legge, o
per salvaguardare specifiche esigenze dell'amministrazione,
specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in
relazione a documenti la cui conoscenza possa compromettere
il buon andamento dell'azione amministrativa.
3. L'atto che dispone il differimento dell'accesso ne
indica la durata.».
- Il testo dell'art. 346, par. 1-B, del Trattato sul
funzionamento dell'Unione europea e' il seguente:
«Art. 346 - 1. Le disposizioni dei trattati non ostano
alle norme seguenti:
a) Omissis;
b) ogni Stato membro puo' adottare le misure che
ritenga necessarie alla tutela degli interessi essenziali
della propria sicurezza e che si riferiscano alla
produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale
bellico; tali misure non devono alterare le condizioni di
concorrenza nel mercato interno per quanto riguarda i
prodotti che non siano destinati a fini specificamente
militari.
2. Omissis».
Note all'art. 1049:
- Per il testo dell'art. 24, comma 4, della legge n.
241 del 1990 si vedano le note all'art. 1048.
- Per il testo dell'art. 9 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 184 del 2006 si vedano le note all'art.
1048.
- Il testo degli articoli 141, comma 1, lettera a),
142, 143 e 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267 (28 settembre 2000, n. 227), pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 2000, n.
227, e' il seguente:
«Art. 141 (Scioglimento e sospensione dei consigli
comunali e provinciali). - 1. I consigli comunali e
provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente
della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno:
a) quando compiano atti contrari alla Costituzione o
per gravi e persistenti violazioni di legge, nonche' per
gravi motivi di ordine pubblico;».
«Art. 142 (Rimozione e sospensione di amministratori
locali). - 1. Con decreto del Ministro dell'interno il
sindaco, il presidente della provincia, i presidenti dei
consorzi e delle comunita' montane, i componenti dei
consigli e delle giunte, i presidenti dei consigli
circoscrizionali possono essere rimossi quando compiano
atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti
violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.
1-bis. Nei territori in cui vige lo stato di emergenza
nel settore dello smaltimento dei rifiuti dichiarato ai
sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in caso di
grave inosservanza degli obblighi posti a carico delle
province inerenti alla programmazione ed organizzazione del
recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello
provinciale ed alla individuazione delle zone idonee alla
localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei
rifiuti, ovvero in caso di grave inosservanza di specifici
obblighi posti a carico dei comuni inerenti alla disciplina
delle modalita' del servizio di raccolta e trasporto dei
rifiuti urbani, della raccolta differenziata, della
promozione del recupero delle diverse frazioni di rifiuti,
della raccolta e trasporto dei rifiuti primari di
imballaggio ai sensi degli articoli 197 e 198 del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche come precisati
dalle ordinanze di protezione civile, il Sottosegretario di
Stato delegato alla gestione dell'emergenza assegna
all'ente interessato un congruo termine perentorio per
adottare i provvedimenti dovuti o necessari; decorso
inutilmente tale termine, su proposta motivata del medesimo
Sottosegretario, con decreto del Ministro dell'interno
possono essere rimossi il sindaco, il presidente della
provincia o i componenti dei consigli e delle giunte.
2. In attesa del decreto, il prefetto puo' sospendere
gli amministratori di cui al comma 1 qualora sussistano
motivi di grave e urgente necessita'.
3. Sono fatte salve le disposizioni dettate dagli
articoli 58 e 59.».
«Art. 143 (Scioglimento dei consigli comunali e
provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di
condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilita'
dei dirigenti e dipendenti). - 1. Fuori dai casi previsti
dall'articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono
sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati
a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono concreti,
univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o
indiretti con la criminalita' organizzata di tipo mafioso o
similare degli amministratori di cui all'articolo 77, comma
2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da
determinare un'alterazione del procedimento di formazione
della volonta' degli organi elettivi ed amministrativi e da
compromettere il buon andamento o l'imparzialita' delle
amministrazioni comunali e provinciali, nonche' il regolare
funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che
risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio
per lo stato della sicurezza pubblica.
2. Al fine di verificare la sussistenza degli elementi
di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario
comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti
ed ai dipendenti dell'ente locale, il prefetto competente
per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di
norma promuovendo l'accesso presso l'ente interessato. In
tal caso, il prefetto nomina una commissione d'indagine,
composta da tre funzionari della pubblica amministrazione,
attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di
accertamento di cui e' titolare per delega del Ministro
dell'interno ai sensi dell'articolo 2, comma 2-quater, del
decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Entro
tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per
un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione
termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie
conclusioni.
3. Entro il termine di quarantacinque giorni dal
deposito delle conclusioni della commissione d'indagine,
ovvero quando abbia comunque diversamente acquisito gli
elementi di cui al comma 1 ovvero in ordine alla
sussistenza di forme di condizionamento degli organi
amministrativi ed elettivi, il prefetto, sentito il
comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica
integrato con la partecipazione del procuratore della
Repubblica competente per territorio, invia al Ministro
dell'interno una relazione nella quale si da' conto della
eventuale sussistenza degli elementi di cui al comma 1
anche con riferimento al segretario comunale o provinciale,
al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti
dell'ente locale. Nella relazione sono, altresi', indicati
gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai
fenomeni di compromissione o interferenza con la
criminalita' organizzata o comunque connotati da
condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Nei casi
in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al
presente articolo o per eventi connessi sia pendente
procedimento penale, il prefetto puo' richiedere
preventivamente informazioni al procuratore della
Repubblica competente, il quale, in deroga all'articolo 329
del codice di procedura penale, comunica tutte le
informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per
le esigenze del procedimento.
4. Lo scioglimento di cui al comma 1 e' disposto con
decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del
Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della
relazione di cui al comma 3, ed e' immediatamente trasmesso
alle Camere. Nella proposta di scioglimento sono indicati
in modo analitico le anomalie riscontrate ed i
provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli
effetti piu' gravi e pregiudizievoli per l'interesse
pubblico; la proposta indica, altresi', gli amministratori
ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa
allo scioglimento. Lo scioglimento del consiglio comunale o
provinciale comporta la cessazione dalla carica di
consigliere, di sindaco, di presidente della provincia, di
componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico
comunque connesso alle cariche ricoperte, anche se
diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di
ordinamento e funzionamento degli organi predetti.
5. Anche nei casi in cui non sia disposto lo
scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la
sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con
riferimento al segretario comunale o provinciale, al
direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a
qualunque titolo dell'ente locale, con decreto del Ministro
dell'interno, su proposta del prefetto, e' adottato ogni
provvedimento utile a far cessare immediatamente il
pregiudizio in atto e ricondurre alla normalita' la vita
amministrativa dell'ente, ivi inclusa la sospensione
dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad
altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del
procedimento disciplinare da parte dell'autorita'
competente.
6. A decorrere dalla data di pubblicazione del decreto
di scioglimento sono risolti di diritto gli incarichi di
cui all'articolo 110, nonche' gli incarichi di revisore dei
conti e i rapporti di consulenza e di collaborazione
coordinata e continuativa che non siano stati rinnovati
dalla commissione straordinaria di cui all'articolo 144
entro quarantacinque giorni dal suo insediamento.
7. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo
scioglimento o l'adozione di altri provvedimenti di cui al
comma 5, il Ministro dell'interno, entro tre mesi dalla
trasmissione della relazione di cui al comma 3, emana
comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui
da' conto degli esiti dell'attivita' di accertamento. Le
modalita' di pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso
di insussistenza dei presupposti per la proposta di
scioglimento sono disciplinate dal Ministro dell'interno
con proprio decreto.
8. Se dalla relazione prefettizia emergono concreti,
univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra singoli
amministratori e la criminalita' organizzata di tipo
mafioso, il Ministro dell'interno trasmette la relazione di
cui al comma 3 all'autorita' giudiziaria competente per
territorio, ai fini dell'applicazione delle misure di
prevenzione previste nei confronti dei soggetti di cui
all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575.
9. Il decreto di scioglimento e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale. Al decreto sono allegate la proposta
del Ministro dell'interno e la relazione del prefetto,
salvo che il Consiglio dei ministri disponga di mantenere
la riservatezza su parti della proposta o della relazione
nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.
10. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti
per un periodo da dodici mesi a diciotto mesi prorogabili
fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi
eccezionali, dandone comunicazione alle Commissioni
parlamentari competenti, al fine di assicurare il regolare
funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni,
nel rispetto dei principi di imparzialita' e di buon
andamento dell'azione amministrativa. Le elezioni degli
organi sciolti ai sensi del presente articolo si svolgono
in occasione del turno annuale ordinario di cui
all'articolo 1 della legge 7 giugno 1991, n. 182, e
successive modificazioni. Nel caso in cui la scadenza della
durata dello scioglimento cada nel secondo semestre
dell'anno, le elezioni si svolgono in un turno
straordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15
ottobre e il 15 dicembre. La data delle elezioni e' fissata
ai sensi dell'articolo 3 della citata legge n. 182 del
1991, e successive modificazioni. L'eventuale provvedimento
di proroga della durata dello scioglimento e' adottato non
oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di
scadenza della durata dello scioglimento stesso, osservando
le procedure e le modalita' stabilite nel comma 4.
11. Fatta salva ogni altra misura interdittiva ed
accessoria eventualmente prevista, gli amministratori
responsabili delle condotte che hanno dato causa allo
scioglimento di cui al presente articolo non possono essere
candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e
circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui
territorio si trova l'ente interessato dallo scioglimento,
limitatamente al primo turno elettorale successivo allo
scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilita' sia
dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della
dichiarazione d'incandidabilita' il Ministro dell'interno
invia senza ritardo la proposta di scioglimento di cui al
comma 4 al tribunale competente per territorio, che valuta
la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con
riferimento agli amministratori indicati nella proposta
stessa. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure
di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di
procedura civile.
12. Quando ricorrono motivi di urgente necessita', il
prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende
gli organi dalla carica ricoperta, nonche' da ogni altro
incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria
amministrazione dell'ente mediante invio di commissari. La
sospensione non puo' eccedere la durata di sessanta giorni
e il termine del decreto di cui al comma 10 decorre dalla
data del provvedimento di sospensione.
13. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli
organi, a norma del presente articolo, quando sussistono le
condizioni indicate nel comma 1, ancorche' ricorrano le
situazioni previste dall'articolo 141.».
«Art. 146 (Norma finale). - 1. Le disposizioni di cui
agli articoli 143, 144, 145 si applicano anche agli altri
enti locali di cui all'articolo 2, comma 1, nonche' ai
consorzi di comuni e province, agli organi comunque
denominati delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere,
alle aziende speciali dei comuni e delle province e ai
consigli circoscrizionali, in quanto compatibili con i
relativi ordinamenti.
2. Il Ministro dell'interno presenta al Parlamento una
relazione annuale sull'attivita' svolta dalla gestione
straordinaria dei singoli comuni.».
Note all'art. 1050:
- Per il testo dell'art. 24, comma 4, della legge n.
241 del 1990 si vedano le note all'art. 1048.
- Per il testo dell'art. 9 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 184 del 2006 si vedano le note all'art.
1048.
Note all'art. 1053:
- Per il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 si
vedano le note all'articolo 684.
Note all'art. 1054:
- Per il testo dell'articolo 112 del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, si vedano le note
all'articolo 684. Il testo degli articoli 65, 66, 67, 68,
69, 71, 85 e 98 del citato d. lgs. n. 196 del 2003 e' il
seguente:
«Art. 65 (Diritti politici e pubblicita' dell'attivita'
di organi). - 1. Si considerano di rilevante interesse
pubblico, ai sensi degli articoli 20 e 21, le finalita' di
applicazione della disciplina in materia di:
a) elettorato attivo e passivo e di esercizio di
altri diritti politici, nel rispetto della segretezza del
voto, nonche' di esercizio del mandato degli organi
rappresentativi o di tenuta degli elenchi dei giudici
popolari;
b) documentazione dell'attivita' istituzionale di
organi pubblici.
2. I trattamenti dei dati sensibili e giudiziari per le
finalita' di cui al comma 1 sono consentiti per eseguire
specifici compiti previsti da leggi o da regolamenti fra i
quali, in particolare, quelli concernenti:
a) lo svolgimento di consultazioni elettorali e la
verifica della relativa regolarita';
b) le richieste di referendum, le relative
consultazioni e la verifica delle relative regolarita';
c) l'accertamento delle cause di ineleggibilita',
incompatibilita' o di decadenza, o di rimozione o
sospensione da cariche pubbliche, ovvero di sospensione o
di scioglimento degli organi;
d) l'esame di segnalazioni, petizioni, appelli e di
proposte di legge di iniziativa popolare, l'attivita' di
commissioni di inchiesta, il rapporto con gruppi politici;
e) la designazione e la nomina di rappresentanti in
commissioni, enti e uffici.
3. Ai fini del presente articolo, e' consentita la
diffusione dei dati sensibili e giudiziari per le finalita'
di cui al comma 1, lettera a), in particolare con riguardo
alle sottoscrizioni di liste, alla presentazione delle
candidature, agli incarichi in organizzazioni o
associazioni politiche, alle cariche istituzionali e agli
organi eletti.
4. Ai fini del presente articolo, in particolare, e'
consentito il trattamento di dati sensibili e giudiziari
indispensabili:
a) per la redazione di verbali e resoconti
dell'attivita' di assemblee rappresentative, commissioni e
di altri organi collegiali o assembleari;
b) per l'esclusivo svolgimento di una funzione di
controllo, di indirizzo politico o di sindacato ispettivo e
per l'accesso a documenti riconosciuto dalla legge e dai
regolamenti degli organi interessati per esclusive
finalita' direttamente connesse all'espletamento di un
mandato elettivo.
5. I dati sensibili e giudiziari trattati per le
finalita' di cui al comma 1 possono essere comunicati e
diffusi nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti.
Non e' comunque consentita la divulgazione dei dati
sensibili e giudiziari che non risultano indispensabili per
assicurare il rispetto del principio di pubblicita'
dell'attivita' istituzionale, fermo restando il divieto di
diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute.».
«Art. 66 (Materia tributaria e doganale). - 1. Si
considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli
articoli 20 e 21, le attivita' dei soggetti pubblici
dirette all'applicazione, anche tramite i loro
concessionari, delle disposizioni in materia di tributi, in
relazione ai contribuenti, ai sostituti e ai responsabili
di imposta, nonche' in materia di deduzioni e detrazioni e
per l'applicazione delle disposizioni la cui esecuzione e'
affidata alle dogane.
2. Si considerano inoltre di rilevante interesse
pubblico, ai sensi degli articoli 20 e 21, le attivita'
dirette, in materia di imposte, alla prevenzione e
repressione delle violazioni degli obblighi e alla adozione
dei provvedimenti previsti da leggi, regolamenti o dalla
normativa comunitaria, nonche' al controllo e alla
esecuzione forzata dell'esatto adempimento di tali
obblighi, alla effettuazione dei rimborsi, alla
destinazione di quote d'imposta, e quelle dirette alla
gestione ed alienazione di immobili statali, all'inventario
e alla qualificazione degli immobili e alla conservazione
dei registri immobiliari.».
«Art. 67 (Attivita' di controllo e ispettive). - 1. Si
considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli
articoli 20 e 21, le finalita' di:
a) verifica della legittimita', del buon andamento,
dell'imparzialita' dell'attivita' amministrativa, nonche'
della rispondenza di detta attivita' a requisiti di
razionalita', economicita', efficienza ed efficacia per le
quali sono, comunque, attribuite dalla legge a soggetti
pubblici funzioni di controllo, di riscontro ed ispettive
nei confronti di altri soggetti;
b) accertamento, nei limiti delle finalita'
istituzionali, con riferimento a dati sensibili e
giudiziari relativi ad esposti e petizioni, ovvero ad atti
di controllo o di sindacato ispettivo di cui all'articolo
65, comma 4..».
«Art. 68 (Benefici economici ed abilitazioni). - 1. Si
considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli
articoli 20 e 21, le finalita' di applicazione della
disciplina in materia di concessione, liquidazione,
modifica e revoca di benefici economici, agevolazioni,
elargizioni, altri emolumenti e abilitazioni.
2. Si intendono ricompresi fra i trattamenti regolati
dal presente articolo anche quelli indispensabili in
relazione:
a) alle comunicazioni, certificazioni ed informazioni
previste dalla normativa antimafia;
b) alle elargizioni di contributi previsti dalla
normativa in materia di usura e di vittime di richieste
estorsive;
c) alla corresponsione delle pensioni di guerra o al
riconoscimento di benefici in favore di perseguitati
politici e di internati in campo di sterminio e di loro
congiunti;
d) al riconoscimento di benefici connessi
all'invalidita' civile;
e) alla concessione di contributi in materia di
formazione professionale;
f) alla concessione di contributi, finanziamenti,
elargizioni ed altri benefici previsti dalla legge, dai
regolamenti o dalla normativa comunitaria, anche in favore
di associazioni, fondazioni ed enti;
g) al riconoscimento di esoneri, agevolazioni o
riduzioni tariffarie o economiche, franchigie, o al
rilascio di concessioni anche radiotelevisive, licenze,
autorizzazioni, iscrizioni ed altri titoli abilitativi
previsti dalla legge, da un regolamento o dalla normativa
comunitaria.
3. Il trattamento puo' comprendere la diffusione nei
soli casi in cui cio' e' indispensabile per la trasparenza
delle attivita' indicate nel presente articolo, in
conformita' alle leggi, e per finalita' di vigilanza e di
controllo conseguenti alle attivita' medesime, fermo
restando il divieto di diffusione dei dati idonei a
rivelare lo stato di salute.».
«Art. 69 (Onorificenze, ricompense e riconoscimenti). -
1. Si considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi
degli articoli 20 e 21, le finalita' di applicazione della
disciplina in materia di conferimento di onorificenze e
ricompense, di riconoscimento della personalita' giuridica
di associazioni, fondazioni ed enti, anche di culto, di
accertamento dei requisiti di onorabilita' e di
professionalita' per le nomine, per i profili di competenza
del soggetto pubblico, ad uffici anche di culto e a cariche
direttive di persone giuridiche, imprese e di istituzioni
scolastiche non statali, nonche' di rilascio e revoca di
autorizzazioni o abilitazioni, di concessione di patrocini,
patronati e premi di rappresentanza, di adesione a comitati
d'onore e di ammissione a cerimonie ed incontri
istituzionali.».
«Art. 71 (Attivita' sanzionatorie e di tutela). - 1. Si
considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli
articoli 20 e 21, le finalita':
a) di applicazione delle norme in materia di sanzioni
amministrative e ricorsi;
b) volte a far valere il diritto di difesa in sede
amministrativa o giudiziaria, anche da parte di un terzo,
anche ai sensi dell'articolo 391-quater del codice di
procedura penale, o direttamente connesse alla riparazione
di un errore giudiziario o in caso di violazione del
termine ragionevole del processo o di un'ingiusta
restrizione della liberta' personale.
2. Quando il trattamento concerne dati idonei a
rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il
trattamento e' consentito se il diritto da far valere o
difendere, di cui alla lettera b) del comma 1, e' di rango
almeno pari a quello dell'interessato, ovvero consiste in
un diritto della personalita' o in un altro diritto o
liberta' fondamentale e inviolabile.».
«Art. 85 (Compiti del Servizio sanitario nazionale). -
1. Fuori dei casi di cui al comma 2, si considerano di
rilevante interesse pubblico, ai sensi degli articoli 20 e
21, le finalita' che rientrano nei compiti del Servizio
sanitario nazionale e degli altri organismi sanitari
pubblici relative alle seguenti attivita':
a) attivita' amministrative correlate a quelle di
prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei soggetti
assistiti dal Servizio sanitario nazionale, ivi compresa
l'assistenza degli stranieri in Italia e dei cittadini
italiani all'estero, nonche' di assistenza sanitaria
erogata al personale navigante ed aeroportuale;
b) programmazione, gestione, controllo e valutazione
dell'assistenza sanitaria;
c) vigilanza sulle sperimentazioni, farmacovigilanza,
autorizzazione all'immissione in commercio e
all'importazione di medicinali e di altri prodotti di
rilevanza sanitaria;
d) attivita' certificatorie;
e) l'applicazione della normativa in materia di
igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro e di sicurezza e
salute della popolazione;
f) le attivita' amministrative correlate ai trapianti
d'organo e di tessuti, nonche' alle trasfusioni di sangue
umano, anche in applicazione della legge 4 maggio 1990, n.
107;
g) instaurazione, gestione, pianificazione e
controllo dei rapporti tra l'amministrazione ed i soggetti
accreditati o convenzionati del Servizio sanitario
nazionale.
2. Il comma 1 non si applica ai trattamenti di dati
idonei a rivelare lo stato di salute effettuati da
esercenti le professioni sanitarie o da organismi sanitari
pubblici per finalita' di tutela della salute o
dell'incolumita' fisica dell'interessato, di un terzo o
della collettivita', per i quali si osservano le
disposizioni relative al consenso dell'interessato o
all'autorizzazione del Garante ai sensi dell'articolo 76.
3. All'identificazione dei tipi di dati idonei a
rivelare lo stato di salute e di operazioni su essi
eseguibili e' assicurata ampia pubblicita', anche tramite
affissione di una copia o di una guida illustrativa presso
ciascuna azienda sanitaria e presso gli studi dei medici di
medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
4. Il trattamento di dati identificativi
dell'interessato e' lecito da parte dei soli soggetti che
perseguono direttamente le finalita' di cui al comma 1.
L'utilizzazione delle diverse tipologie di dati e'
consentita ai soli incaricati, preposti, caso per caso,
alle specifiche fasi delle attivita' di cui al medesimo
comma, secondo il principio dell'indispensabilita' dei dati
di volta in volta trattati.».
«Art. 98 (Finalita' di rilevante interesse pubblico). -
1. Si considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi
degli articoli 20 e 21, le finalita' relative ai
trattamenti effettuati da soggetti pubblici:
a) per scopi storici, concernenti la conservazione,
l'ordinamento e la comunicazione dei documenti detenuti
negli archivi di Stato e negli archivi storici degli enti
pubblici, secondo quanto disposto dal decreto legislativo
29 ottobre 1999, n. 490, di approvazione del testo unico in
materia di beni culturali e ambientali, come modificato dal
presente codice;
b) che fanno parte del sistema statistico nazionale
(Sistan) ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 1989,
n. 322, e successive modificazioni;
c) per scopi scientifici.».
Note all'art. 1055:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- Il testo dell'art. 43 del decreto legislativo n. 196
del 2003 e' il seguente:
«Art. 43 (Trasferimenti consentiti in Paesi terzi). -
1. Il trasferimento anche temporaneo fuori del territorio
dello Stato, con qualsiasi forma o mezzo, di dati personali
oggetto di trattamento, se diretto verso un Paese non
appartenente all'Unione europea e' consentito quando:
a) l'interessato ha manifestato il proprio consenso
espresso o, se si tratta di dati sensibili, in forma
scritta;
b) e' necessario per l'esecuzione di obblighi
derivanti da un contratto del quale e' parte l'interessato
o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a
specifiche richieste dell'interessato, ovvero per la
conclusione o per l'esecuzione di un contratto stipulato a
favore dell'interessato;
c) e' necessario per la salvaguardia di un interesse
pubblico rilevante individuato con legge o con regolamento
o, se il trasferimento riguarda dati sensibili o
giudiziari, specificato o individuato ai sensi degli
articoli 20 e 21;
d) e' necessario per la salvaguardia della vita o
dell'incolumita' fisica di un terzo. Se la medesima
finalita' riguarda l'interessato e quest'ultimo non puo'
prestare il proprio consenso per impossibilita' fisica, per
incapacita' di agire o per incapacita' di intendere o di
volere, il consenso e' manifestato da chi esercita
legalmente la potesta', ovvero da un prossimo congiunto, da
un familiare, da un convivente o, in loro assenza, dal
responsabile della struttura presso cui dimora
l'interessato. Si applica la disposizione di cui
all'articolo 82, comma 2;
e) e' necessario ai fini dello svolgimento delle
investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000,
n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto
in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trasferiti
esclusivamente per tali finalita' e per il periodo
strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto
della vigente normativa in materia di segreto aziendale e
industriale;
f) e' effettuato in accoglimento di una richiesta di
accesso ai documenti amministrativi, ovvero di una
richiesta di informazioni estraibili da un pubblico
registro, elenco, atto o documento conoscibile da chiunque,
con l'osservanza delle norme che regolano la materia;
g) e' necessario, in conformita' ai rispettivi codici
di deontologia di cui all'allegato A), per esclusivi scopi
scientifici o statistici, ovvero per esclusivi scopi
storici presso archivi privati dichiarati di notevole
interesse storico ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, di
approvazione del testo unico in materia di beni culturali e
ambientali o, secondo quanto previsto dai medesimi codici,
presso altri archivi privati;
h) il trattamento concerne dati riguardanti persone
giuridiche, enti o associazioni.».
Note all'art. 1056:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
Note all'art. 1057:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- Per il testo dell'art. 43 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1055.
Note all'art. 1058:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- La legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per
l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate), e' pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 1992, n.
39.
- Per il testo dell'art. 43 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1055.
Note all'art. 1059:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
Note all'art. 1060:
- Per il testo degli articoli 85 e 112 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
- La legge 30 aprile 1962, n. 283 (Modifica degli artt.
242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie
approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina
igienica della produzione e della vendita delle sostanze
alimentari e delle bevande), e' pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 4 giugno 1962, n. 139.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno
1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per
l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali), e' pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 13
ottobre 1965, n. 257.
- La legge 11 luglio 1980, n. 312 (Nuovo assetto
retributivo-funzionale del personale civile e militare
dello Stato), e' pubblicata nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 12 luglio 1980, n. 190.
- Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81
(Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n.
123, in materia di tutela della salute e della sicurezza
nei luoghi di lavoro), e' pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008, n.
101.
- Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230
(Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom,
96/29/Euratom e 2006/117/Euratom in materia di radiazioni
ionizzanti), e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 13 giugno 1995, n. 136.
- Il decreto legislativo 26 maggio 2000, n. 241
(Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di
protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori
contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 31 agosto 2000, n. 203.
- La legge 24 ottobre 2000, n. 323 (Riordino del
settore termale), e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 8 novembre 2000, n. 261.
- Il decreto-legge 29 dicembre 2000, n. 393 (Proroga
della partecipazione militare italiana a missioni
internazionali di pace, nonche' dei programmi delle Forze
di polizia italiane in Albania), e' stato convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2001, n. 27,
pubblicata nella Gazzetta ufficiale 1° marzo 2001, n. 50.
- La legge 16 gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni
ordinamentali in materia di pubblica amministrazione), e'
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 20 gennaio 2003, n. 15.
- Il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 193
(Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai
controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione
dei regolamenti comunitari nel medesimo settore), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 9 novembre 2007, n. 261.
- Per il testo dell'art. 43 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1055.
Note all'art. 1061:
- Per il testo degli articoli 85, 98 e 112 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
- Per il decreto-legge 29 dicembre 200, n. 393,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
2001, n. 27 si vedano le note all'art. 1060.
- Il decreto-legge 20 gennaio 2004, n. 9 (Proroga della
partecipazione italiana a operazioni internazionali), e'
stato convertito, con modificazioni, dalla legge 12 marzo
2004, n. 68, pubblicata nella Gazzetta ufficiale 18 marzo
2004, n. 65.
Note all'art. 1062:
- Il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265
(Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 9 agosto 1934, n. 186.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo
1969, n. 128 (Ordinamento interno dei servizi ospedalieri),
e' pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 23 aprile 1969, n. 104.
- La legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme
sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle
misure privative e limitative della liberta'), e'
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 9 agosto 1975, n. 212.
- La legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del
servizio sanitario nazionale), e' pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 28
dicembre 1978, n. 360.
- La legge 13 maggio 1980, n. 180 (Accertamenti e
trattamenti sanitari volontari e obbligatori), e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 1978, n.
133.
- Il decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322
(Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla
riorganizzazione dell'Istituto nazionale di statistica, ai
sensi dell'art. 24 della L. 23 agosto 1988, n. 400), e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 settembre 1989,
n. 222.
- La legge 4 maggio 1990, n. 107 (Disciplina per le
attivita' trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi
componenti e per la produzione di plasmaderivati), e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 11 maggio 1990, n.
108.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1990, n. 285 (Approvazione del regolamento di
polizia mortuaria), e' pubblicato nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 1990, n. 239.
- La legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a
favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo
irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie,
trasfusioni e somministrazione di emoderivati), e'
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 1992, n.
55.
- Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502
(Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma
dell'articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 dicembre 1992, n. 305.
- La legge 29 dicembre 1993, n. 578 (Norme per
l'accertamento e la certificazione di morte), e' pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 8 gennaio 1994, n. 5.
Per il decreto legislativo n. 230 del 1995 si vedano le
note all'art. 1060.
- La legge 3 aprile 2001, n. 120 (Utilizzo dei
defibrillatori semiautomatici in ambiente
extraospedaliero), e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 14 aprile 2001, n. 88.
- Il decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347
(Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria), e'
stato convertito, con modificazioni, dalla legge 16
novembre 2001, n. 405, pubblicata nella Gazzetta ufficiale
17 novembre 2001, n. 268.
- La legge 21 ottobre 2005, n. 219 (Nuova disciplina
delle attivita' trasfusionali e della produzione nazionale
degli emoderivati), e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 27 ottobre 2005, n. 251.
Note all'art. 1063:
- La legge 11 marzo 1926, n. 416 (Nuove disposizioni
sulle procedure da seguirsi negli accertamenti
medico-legali delle ferite, lesioni ed infermita' dei
personali dipendenti dalle amministrazioni militari e da
altre amministrazioni dello Stato), e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 1926, n. 64.
- Per la n. 833 del 1978 si vedano le note all'art.
1062.
- La legge 22 dicembre 1980, n. 913 (Norme per la
composizione del collegio medico-legale del Ministero della
difesa), e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5
gennaio 1981, n. 3.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre
1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di
disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,
prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza), e' pubblicato nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre 1990, n. 255.
- La legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema
pensionistico obbligatorio e complementare), e' pubblicata
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 16
agosto 1995, n. 190.
- Per la n. 219 del 2005 si vedano le note all'art.
1062.
Note all'art. 1064:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- Il testo dell'art. 75 del decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle
leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei
relativi stati di tossicodipendenza), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 31
ottobre 1990, n. 255, e' il seguente:
«Art. 75 (Condotte integranti illeciti amministrativi).
- 1. Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista,
riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze
stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui
all'articolo 73, comma 1-bis, o medicinali contenenti
sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella
II, sezioni B, C e D, limitatamente a quelli indicati nel
numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell'articolo
14, fuori delle condizioni di cui all'articolo 72, comma 2,
e' sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non
superiore a un anno, salvo quanto previsto dalla lettera
a), a una o piu' delle seguenti sanzioni amministrative:
a) sospensione della patente di guida, del
certificato di abilitazione professionale per la guida di
motoveicoli e del certificato di idoneita' alla guida di
ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a
tre anni;
b) sospensione della licenza di porto d'armi o
divieto di conseguirla;
c) sospensione del passaporto e di ogni altro
documento equipollente o divieto di conseguirli;
d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi
di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino
extracomunitario.
2. L'interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti,
e' invitato a seguire il programma terapeutico e
socio-riabilitativo di cui all'articolo 122 o altro
programma educativo e informativo personalizzato in
relazione alle proprie specifiche esigenze, predisposto dal
servizio pubblico per le tossicodipendenze competente per
territorio analogamente a quanto disposto al comma 13 o da
una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo
116.
3. Accertati i fatti di cui al comma 1, gli organi di
polizia procedono alla contestazione immediata, se
possibile, e riferiscono senza ritardo e comunque entro
dieci giorni, con gli esiti degli esami tossicologici sulle
sostanze sequestrate effettuati presso le strutture
pubbliche di cui al comma 10, al prefetto competente ai
sensi del comma 13. Ove, al momento dell'accertamento,
l'interessato abbia la diretta e immediata disponibilita'
di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono
altresi' all'immediato ritiro della patente di guida.
Qualora la disponibilita' sia riferita ad un ciclomotore,
gli organi accertatori ritirano anche il certificato di
idoneita' tecnica, sottoponendo il veicolo a fermo
amministrativo. Il ritiro della patente di guida, nonche'
del certificato di idoneita' tecnica e il fermo
amministrativo del ciclomotore hanno durata di trenta
giorni e ad essi si estendono gli effetti di quanto
previsto al comma 4. Si applicano, in quanto compatibili,
le disposizioni degli articoli 214 e 216 del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
modificazioni. La patente di guida e il certificato di
idoneita' tecnica sono trasmessi al prefetto competente ai
sensi del comma 13. In caso di guida di un veicolo durante
il periodo in cui la patente sia stata ritirata ovvero di
circolazione con il veicolo sottoposto a fermo
amministrativo, si applicano rispettivamente le sanzioni
previste dagli articoli 216 e 214 del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni.
4. Entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione
della segnalazione, il prefetto, se ritiene fondato
l'accertamento, adotta apposita ordinanza convocando, anche
a mezzo degli organi di polizia, dinanzi a se' o a un suo
delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di
colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro
durata nonche', eventualmente, per formulare l'invito di
cui al comma 2. In tale attivita' il prefetto e' assistito
dal personale del nucleo operativo costituito presso ogni
prefettura-ufficio territoriale del Governo. Nel caso in
cui l'interessato si avvalga delle facolta' previste
dall'articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e
successive modificazioni, e non venga emessa ordinanza
motivata di archiviazione degli atti, da comunicare
integralmente all'organo che ha effettuato la segnalazione,
contestualmente all'ordinanza con cui viene ritenuto
fondato l'accertamento, da adottare entro centocinquanta
giorni dalla ricezione degli scritti difensivi ovvero dallo
svolgimento dell'audizione ove richiesta, il prefetto
convoca la persona segnalata ai fini e con le modalita'
indicate nel presente comma. La mancata presentazione al
colloquio comporta l'irrogazione delle sanzioni di cui al
comma 1. Avverso l'ordinanza con cui il prefetto ritiene
fondato l'accertamento e convoca la persona segnalata puo'
essere proposta opposizione al giudice di pace, entro il
termine di dieci giorni dalla notifica all'interessato. Nel
caso di minore l'opposizione viene proposta al tribunale
per i minorenni. Valgono per la competenza territoriale in
merito all'opposizione gli stessi criteri indicati al comma
13.
5. Se l'interessato e' persona minore di eta', il
prefetto, qualora cio' non contrasti con le esigenze
educative del medesimo, convoca i genitori o chi ne
esercita la potesta', li rende edotti delle circostanze di
fatto e da' loro notizia circa le strutture di cui al comma
2.
6. Degli accertamenti e degli atti di cui ai commi da 1
a 5 puo' essere fatto uso soltanto ai fini
dell'applicazione delle misure e delle sanzioni previste
nel presente articolo e nell'articolo 75-bis.
7. L'interessato puo' chiedere di prendere visione e di
ottenere copia degli atti di cui al presente articolo che
riguardino esclusivamente la sua persona. Nel caso in cui
gli atti riguardino piu' persone, l'interessato puo'
ottenere il rilascio di estratti delle parti relative alla
sua situazione.
8. Qualora la condotta di cui al comma 1 sia stata
posta in essere da straniero maggiorenne, gli organi di
polizia ne riferiscono altresi' al questore competente per
territorio in relazione al luogo, come determinato al comma
13, per le valutazioni di competenza in sede di rinnovo del
permesso di soggiorno.
9. Al decreto con il quale il prefetto irroga le
sanzioni di cui al comma 1 e eventualmente formula l'invito
di cui al comma 2, che ha effetto dal momento della
notifica all'interessato, puo' essere fatta opposizione
entro il termine di dieci giorni dalla notifica stessa,
davanti al giudice di pace, e nel caso di minorenne al
tribunale per i minorenni, competente in relazione al luogo
come determinato al comma 13. Copia del decreto e'
contestualmente inviata al questore di cui al comma 8.
10. Gli accertamenti medico-legali e
tossicologico-forensi sono effettuati presso gli istituti
di medicina legale, i laboratori universitari di
tossicologia forense, le strutture delle Forze di polizia
ovvero presso le strutture pubbliche di base da individuare
con decreto del Ministero della salute.
11. Se risulta che l'interessato si sia sottoposto, con
esito positivo, al programma di cui al comma 2, il prefetto
adotta il provvedimento di revoca delle sanzioni, dandone
comunicazione al questore e al giudice di pace competente.
12. Si applicano, in quanto compatibili, le norme della
sezione II del capo I e il secondo comma dell'articolo 62
della legge 24 novembre 1981, n. 689.
13. Il prefetto competente per territorio in relazione
al luogo di residenza o, in mancanza, di domicilio
dell'interessato e, ove questi siano sconosciuti, in
relazione al luogo ove e' stato commesso il fatto, applica
le sanzioni di cui al comma 1 e formula l'invito di cui al
comma 2.
14. Se per i fatti previsti dal comma 1, nel caso di
particolare tenuita' della violazione, ricorrono elementi
tali da far presumere che la persona si asterra', per il
futuro, dal commetterli nuovamente, in luogo della
sanzione, e limitatamente alla prima volta, il prefetto
puo' definire il procedimento con il formale invito a non
fare piu' uso delle sostanze stesse, avvertendo il soggetto
delle conseguenze a suo danno.».
Note agli articoli 1065 e 1066:

- Per il testo degli articoli 67 e 112 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
Note all'art. 1067:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
Note all'art. 1068:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- Il testo dell'art. 50 del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del
lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 9 maggio 2001, n. 106, e' il seguente:
«Art. 50 (Aspettative e permessi sindacali). - 1. Al
fine del contenimento, della trasparenza e della
razionalizzazione delle aspettative e dei permessi
sindacali nel settore pubblico, la contrattazione
collettiva ne determina i limiti massimi in un apposito
accordo, tra l'ARAN e le confederazioni sindacali
rappresentative ai sensi dell'articolo 43.
2. La gestione dell'accordo di cui al comma 1, ivi
comprese le modalita' di utilizzo e distribuzione delle
aspettative e dei permessi sindacali tra le confederazioni
e le organizzazioni sindacali aventi titolo sulla base
della loro rappresentativita' e con riferimento a ciascun
comparto e area separata di contrattazione, e' demandata
alla contrattazione collettiva, garantendo a decorrere dal
1° agosto 1996 in ogni caso l'applicazione della legge 20
maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni ed
integrazioni. Per la provincia autonoma di Bolzano si
terra' conto di quanto previsto dall'articolo 9 del decreto
del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58.
3. Le amministrazioni pubbliche sono tenute a fornire
alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento
della funzione pubblica - il numero complessivo ed i
nominativi dei beneficiari dei permessi sindacali.
4. Oltre ai dati relativi ai permessi sindacali, le
pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire alla
Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della
funzione pubblica gli elenchi nominativi, suddivisi per
qualifica, del personale dipendente collocato in
aspettativa, in quanto chiamato a ricoprire una funzione
pubblica elettiva, ovvero per motivi sindacali. I dati
riepilogativi dei predetti elenchi sono pubblicati in
allegato alla relazione annuale da presentare al Parlamento
ai sensi dell'articolo 16 della legge 29 marzo 1983, n.
93.».
Note all'art. 1069:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
Note all'art. 1070:
- Per il testo degli articoli 68 e 112 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
- La legge 27 dicembre 2002, n. 288 (Provvidenze in
favore dei grandi invalidi), e' stata pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2002, n. 305.
Note all'art. 1071:
- Per il testo dell'art. 112 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
Note all'art. 1072:
- Per il testo dell'art. 66 del decreto legislativo n.
196 del 2003 si vedano le note all'art. 1054.
- La legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in
legge, con modificazioni, del D.L. 30 settembre 2003, n.
269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo
e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), e'
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 25 novembre 2003, n. 274.
Note all'art. 1073:
- Per il testo degli articoli 65 e 67 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
Note all'art. 1074:
- Per il testo degli articoli 66, 71 e 112 del decreto
legislativo n. 196 del 2003 si vedano le note all'art.
1054.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24
novembre 1971, n. 1199 (Semplificazione dei procedimenti in
materia di ricorsi amministrativi), e' pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 17 gennaio 1972, n. 13.
Note all'art. 1079:
- Il testo dell'articolo 6 della legge 13 agosto 1980,
n. 466 (Speciali elargizioni a favore di categorie di
dipendenti pubblici e di cittadini vittime del dovere o di
azioni terroristiche), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
22 agosto 1980, n. 230, e' il seguente:
«Art. 6 - 1. La speciale elargizione di cui alla
presente legge ed alle altre in essa richiamate, nei casi
in cui compete alle famiglie, e' corrisposta secondo il
seguente ordine:
1) coniuge superstite e figli se a carico;
2) figli, in mancanza del coniuge superstite o se lo
stesso non abbia diritto a pensione;
3) genitori;
4) fratelli e sorelle se conviventi a carico.
2. Fermo restando l'ordine sopraindicato per le
categorie di cui ai numeri 2), 3) e 4), nell'ambito di
ciascuna di esse, si applicano le disposizioni sulle
successioni legittime stabilite dal codice civile».
- Il testo degli articoli 1 e 4 della legge 20 ottobre
1990, n. 302 (Norme a favore delle vittime del terrorismo e
della criminalita' organizzata), pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 25 ottobre 1990, n. 250, e' il seguente:
«Art. 1 (Casi di elargizione). - 1. A chiunque subisca
un'invalidita' permanente, per effetto di ferite o lesioni
riportate in conseguenza dello svolgersi nel territorio
dello Stato di atti di terrorismo o di eversione
dell'ordine democratico, a condizione che il soggetto leso
non abbia concorso alla commissione degli atti medesimi
ovvero di reati a questi connessi ai sensi dell'articolo 12
del codice di procedura penale, e' corrisposta una
elargizione fino a euro 200.000, in proporzione alla
percentuale di invalidita' riscontrata, con riferimento
alla capacita' lavorativa, in ragione di euro 2.000 per
ogni punto percentuale.
1-bis. Le disposizioni del comma 1 non si applicano nei
casi in cui l'elargizione sia stata gia' richiesta o
corrisposta da altro Stato.
2. L'elargizione di cui al comma 1 e' altresi'
corrisposta a chiunque subisca un'invalidita' permanente,
per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza
dello svolgersi nel territorio dello Stato di fatti
delittuosi commessi per il perseguimento delle finalita'
delle associazioni di cui all'articolo 416-bis del codice
penale, a condizione che:
a) il soggetto leso non abbia concorso alla
commissione del fatto delittuoso lesivo ovvero di reati che
con il medesimo siano connessi ai sensi dell'articolo 12
del codice di procedura penale;
b) il soggetto leso risulti essere, del tutto
estraneo ad ambienti e rapporti delinquenziali, salvo che
si dimostri l'accidentalita' del suo coinvolgimento passivo
nell'azione criminosa lesiva, ovvero risulti che il
medesimo, al tempo dell'evento, si era gia' dissociato o
comunque estraniato dagli ambienti e dai rapporti
delinquenziali cui partecipava.
3. La medesima elargizione e' corrisposta anche a
chiunque subisca un'invalidita' permanente, per effetto di
ferite o lesioni riportate in conseguenza dello svolgersi
nel territorio dello Stato di operazioni di prevenzione o
repressione dei fatti delittuosi di cui ai commi 1 e 2, a
condizione che il soggetto leso sia del tutto estraneo alle
attivita' criminose oggetto delle operazioni medesime.
4. L'elargizione di cui al presente articolo e' inoltre
corrisposta a chiunque, fuori dai casi di cui al comma 3,
subisca un'invalidita' permanente, per effetto di ferite o
lesioni riportate in conseguenza dell'assistenza prestata,
e legalmente richiesta per iscritto ovvero verbalmente nei
casi di flagranza di reato o di prestazione di soccorso, ad
ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria o ad autorita',
ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, nel corso di
azioni od operazioni di cui al presente articolo, svoltesi
nel territorio dello Stato.
5. Ai fini del presente articolo, l'invalidita'
permanente che comporti la cessazione dell'attivita'
lavorativa o del rapporto di impiego e' equiparata
all'invalidita' permanente pari a quattro quinti della
capacita' lavorativa.».
«Art. 4 (Elargizione ai superstiti). - 1. Ai componenti
la famiglia di colui che perda la vita per effetto di
ferite o lesioni riportate in conseguenza dello svolgersi
delle azioni od operazioni di cui all'articolo 1 e'
corrisposta una elargizione complessiva, anche in caso di
concorso di piu' soggetti, di euro 200.000, secondo
l'ordine fissato dall'articolo 6 della legge 13 agosto
1980, n. 466, come sostituito dall'art. 2 della legge 4
dicembre 1981, n. 720.
2. L'elargizione di cui al comma 1 e' corrisposta
altresi' a soggetti non parenti ne' affini, ne' legati da
rapporto di coniugio, che risultino conviventi a carico
della persona deceduta negli ultimi tre anni precedenti
l'evento ed ai conviventi more uxorio; detti soggetti sono
all'uopo posti, nell'ordine stabilito dal citato articolo 6
della legge 13 agosto 1980, n. 466, dopo i fratelli e le
sorelle conviventi a carico».
- Il testo dell'articolo 1 della legge 23 novembre
1998, n. 407 (Nuove norme in favore delle vittime del
terrorismo e della criminalita' organizzata), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 26 novembre 1998, n. 277, e' il
seguente:
«Art. 1 - 1. All'articolo 1, commi 1, 2, 3 e 4, della
legge 20 ottobre 1990, n. 302 , le parole: «non inferiore
ad un quarto della capacita' lavorativa» sono soppresse.
Per l'attuazione del presente comma e' autorizzata la spesa
di lire 1.425 milioni per l'anno 1998 e di lire 95 milioni
a decorrere dall'anno 1999.
2. I soggetti di cui all'articolo 1 della legge 20
ottobre 1990, n. 302, come modificato dal comma 1 del
presente articolo, nonche' il coniuge e i figli superstiti,
ovvero i fratelli conviventi e a carico qualora siano gli
unici superstiti, dei soggetti deceduti o resi
permanentemente invalidi godono del diritto al collocamento
obbligatorio di cui alle vigenti disposizioni legislative,
con precedenza rispetto ad ogni altra categoria e con
preferenza a parita' di titoli. Per i soggetti di cui al
presente comma, compresi coloro che svolgono gia'
un'attivita' lavorativa, le assunzioni per chiamata diretta
sono previste per i profili professionali del personale
contrattualizzato del comparto Ministeri fino all'ottavo
livello retributivo. Ferme restando le percentuali di
assunzioni previste dalle vigenti disposizioni, per i
livelli retributivi dal sesto all'ottavo le assunzioni, da
effettuarsi previo espletamento della prova di idoneita' di
cui all'articolo 32 del decreto del Presidente della
Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, come sostituito
dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica
18 giugno 1997, n. 246, non potranno superare l'aliquota
del 10 per cento del numero di vacanze nell'organico.
3. (Omissis).
4. All'articolo 12, comma 2, della legge 20 ottobre
1990, n. 302 , il secondo periodo e' soppresso».
- Il testo dell'articolo 5, commi 1, 2 e 5, della legge
3 agosto 2004, n. 206 (Nuove norme in favore delle vittime
del terrorismo e delle stragi di tale matrice), pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2004, n. 187, e' il
seguente:
«Art. 5 - 1. L'elargizione di cui al comma 1
dell'articolo 1 della legge 20 ottobre 1990, n. 302, e
successive modificazioni, e' corrisposta nella misura
massima di 200.000 euro in proporzione alla percentuale di
invalidita' riportata, in ragione di 2.000 euro per ogni
punto percentuale.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche
alle elargizioni gia' erogate prima della data di entrata
in vigore della presente legge, considerando nel computo
anche la rivalutazione di cui all'articolo 6. A tale fine
e' autorizzata la spesa di 12.070.000 euro per l'anno 2004.
3. - 4.(Omissis)
5. L'elargizione di cui all'articolo 4, comma 1, e
all'articolo 12, comma 3, della legge 20 ottobre 1990, n.
302, come sostituito dall'articolo 3, comma 2, lettera b),
della legge 23 novembre 1998, n. 407, e' corrisposta nella
misura di 200.000 euro. Per le stesse finalita' e'
autorizzata la spesa di 34.300.000 euro per l'anno 2004».
Note all'art. 1081:
- Il testo degli articoli 10 e 11 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461
(Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per
il riconoscimento della dipendenza delle infermita' da
causa di servizio, per la concessione della pensione
privilegiata ordinaria e dell'equo indennizzo, nonche' per
il funzionamento e la composizione del comitato per le
pensioni privilegiate ordinarie), pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 7 gennaio 2002, n. 5, e' il seguente:
«Art. 10 (Comitato di verifica per le cause di
servizio). - 1. Il Comitato per le pensioni privilegiate
ordinarie assume, a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente regolamento, la denominazione di
Comitato di verifica per le cause di servizio.
2. Il Comitato e' formato da un numero di componenti
non superiore a quaranta e non inferiore a trenta, scelti
fra gli esperti della materia, provenienti dalle diverse
magistrature, dall'Avvocatura dello Stato e dal ruolo dei
dirigenti delle amministrazioni dello Stato, nonche' tra
gli ufficiali superiori medici delle Forze armate e
qualifiche equiparate delle Forze di polizia di Stato a
ordinamento civile e militare e tra funzionari medici delle
amministrazioni dello Stato preferibilmente specialisti in
medicina legale e delle assicurazioni. Per l'esame delle
domande relative a militari o appartenenti a corpi di
polizia, anche a ordinamento civile, il Comitato e' di
volta in volta integrato da un numero di ufficiali o
funzionari dell'arma, corpo o amministrazione di
appartenenza non superiore a due.
3. I componenti, nominati con decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze per un periodo di quattro
anni, prorogabili per non piu' di una volta, possono essere
collocati in posizione di comando o fuori ruolo presso il
Comitato, previa autorizzazione del relativo organo di
autogoverno, secondo quanto previsto dall'articolo 13,
comma 3, del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2001,
n. 317, senza aggravi di oneri e restando a carico
dell'organismo di provenienza la spesa relativa al
trattamento economico complessivo.
4. Con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze e' nominato, tra i componenti magistrati della
Corte dei conti, il Presidente del Comitato.
5. Con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze possono essere affidate le funzioni di Vice
Presidente a componenti del Comitato provenienti dalle
diverse magistrature.
6. Il Comitato, quando il Presidente non ravvisa
l'utilita' di riunione plenaria, funziona suddiviso in piu'
sezioni composte dal Presidente, o dal Vice Presidente, che
le presiedono, e da quattro membri, dei quali almeno due
scelti tra ufficiali medici superiori e funzionari medici.
7. Il Presidente del Comitato segnala al Ministro i
casi di inosservanza dei termini procedurali previsti dai
commi 2 e 4 dell'articolo 11 per le pronunce del Comitato,
con proposta di eventuale revoca degli incarichi dei
componenti responsabili di inadempienze o ritardi.
8. Il Comitato opera presso il Ministero dell'economia
e delle finanze e si avvale di una segreteria costituita da
un contingente di personale non superiore alle cento
unita', appartenente all'Amministrazione dell'economia e
delle finanze.
9. Con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze sono stabiliti criteri e modalita' di
organizzazione interna della segreteria del Comitato e dei
relativi compiti di supporto, anche in relazione
all'individuazione di uffici di livello dirigenziale non
superiori a tre, nell'ambito della dotazione di personale
dirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze, e
sono definiti modalita' e termini per la conclusione delle
procedure di trasferimento di personale, atti e mezzi della
predetta segreteria dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri al Ministero dell'economia e delle finanze.
10. Fino alla costituzione del nuovo Comitato ai sensi
del presente regolamento, continua ad operare il Comitato
di cui all'articolo 166 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, nella composizione
prevista dalla disciplina normativa previgente alla data di
entrata in vigore del presente regolamento.
11. Le domande pendenti alla data di entrata in vigore
del presente regolamento sono trattate dal Comitato entro
un termine non superiore a dodici mesi. Al fine di favorire
la sollecita definizione delle domande predette il
Presidente adotta gli opportuni provvedimenti organizzativi
e dispone la ripartizione dei carichi di lavoro tra le
sezioni costituite a norma del comma 6, fermo restando
quanto previsto dal comma 10.
12. Per l'accelerato smaltimento delle pratiche
arretrate, possono essere costituiti con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, in aggiunta al
Comitato di verifica, speciali Comitati stralcio, composti
di non oltre cinque componenti, scelti tra appartenenti
alle categorie indicate al comma 2, alle condizioni di cui
al comma 3 e con i criteri di composizione di cui al comma
6, per la trattazione, entro dodici mesi dalla data di
entrata in vigore del presente regolamento, di domande
ancora pendenti presso il Comitato per le pensioni
privilegiate ordinarie. Le domande pendenti sono assegnate
secondo criteri di ripartizione definiti negli stessi
decreti di costituzione, su proposta del Presidente del
Comitato di verifica in relazione alla specificita' di
materia o analogia di cause di servizio o infermita'. A
supporto dell'attivita' dei Comitati speciali e' utilizzato
l'ufficio di cui al comma 8, il cui contingente, a tal
fine, e' elevato a settanta unita', senza aggravi di oneri.
13. Il Presidente adotta le necessarie disposizioni per
l'attivazione dell'articolo 4.».
«Art. 11 (Pareri del Comitato). - 1. Il Comitato
accerta la riconducibilita' ad attivita' lavorativa delle
cause produttive di infermita' o lesione, in relazione a
fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e
l'infermita' o lesione.
2. Entro sessanta giorni dal ricevimento degli atti, il
Comitato, nel giorno fissato dal Presidente, sentito il
relatore, si pronuncia sulla dipendenza dell'infermita' o
lesione da causa di servizio con parere da comunicare entro
quindici giorni all'amministrazione.
3. Il parere e' motivato ed e' firmato dal Presidente e
dal Segretario.
4. Entro venti giorni dal ricevimento degli atti, il
Comitato puo' richiedere supplementi di accertamenti
sanitari alla Commissione medica prevista dall'articolo 6 o
ad una delle Commissioni di cui all'articolo 9, scelta in
modo da assicurare la diversita' dell'organismo rispetto a
quello che ha reso la prima diagnosi; la visita medica e'
effettuata nel rispetto dei termini e delle procedure di
cui ai predetti articoli. Salvi i casi di impossibilita' di
ulteriore corso del procedimento ai sensi dell'articolo 6,
commi 8 e 11, il verbale della visita medica e' trasmesso
direttamente al Comitato entro quindici giorni; il Comitato
si pronuncia ai sensi del comma 2 entro trenta giorni dalla
ricezione del verbale».
Note all'art. 1082:
- Il testo dell'articolo 3, comma 3, della legge 29
dicembre 1990, n. 407 (Disposizioni diverse per
l'attuazione della manovra di finanza pubblica 1991-1993),
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31 dicembre 1990, n.
303, e' il seguente:
«Art. 3 (Prestazioni pensionistiche a favore dei
minorati civili). - 1. - 2. (omissis).
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, il Ministro della sanita' provvede,
di concerto con i Ministri dell'interno e del tesoro, a
stabilire nuove tabelle per i gradi dell'invalidita'
civile, secondo i criteri della legislazione vigente.».
- Il decreto del Ministro della salute 5 febbraio 1992
(Approvazione della nuova tabella indicativa delle
percentuali d'invalidita' per le minorazioni e malattie
invalidanti) e' pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 1992, n. 47.
- Il testo delle tabelle A, B, E e F1 annesse al
decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978,
n. 915 (Testo unico delle norme in materia di pensioni di
guerra), pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale 29 gennaio 1979, n. 28, e' il seguente:
«Tabella A - (Lesioni ed infermita' che danno diritto a
pensione vitalizia o ad assegno temporaneo).
Prima categoria:
1) La perdita dei quattro arti fino al limite della
perdita totale delle due mani e dei due piedi insieme.
2) La perdita di tre arti fino al limite della perdita
delle due mani e di un piede insieme.
3) La perdita di ambo gli arti superiori fino al limite
della perdita totale delle due mani.
4) La perdita di due arti, superiore ed inferiore
(disarticolazione o amputazione del braccio e della
coscia).
5) La perdita totale di una mano e dei due piedi.
6) La perdita totale di una mano e di un piede.
7) La disarticolazione di un'anca; l'anchilosi completa
della stessa, se unita a grave alterazione funzionale del
ginocchio corrispondente.
8) La disarticolazione di un braccio o l'amputazione di
esso all'altezza del collo chirurgico dell'omero.
9) L'amputazione di coscia o gamba a qualunque altezza,
con moncone residuo improtesizzabile in modo assoluto e
permanente.
10) La perdita di una coscia a qualunque altezza con
moncone protesizzabile, ma con grave artrosi dell'anca o
del ginocchio dell'arto superstite.
11) La perdita di ambo gli arti inferiori sino al
limite della perdita totale dei piedi.
12) La perdita totale di tutte le dita delle mani
ovvero la perdita totale dei, due politici e di altre sette
o sei dita.
13) La perdita totale di un pollice e di altre otto
dita delle mani, ovvero la perdita totale delle cinque dita
di una mano e delle prime due dell'altra.
14) La perdita totale di sei dita delle mani compresi i
pollici e gli indici o la perdita totale di otto dita delle
mani compreso o non uno dei pollici.
15) Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei
mascellari e tutti gli altri esiti di lesioni grave della
faccia e della bocca tali da determinare grave ostacolo
alla masticazione e alla deglutizione si da costringere a
speciale alimentazione.
16) L'anchilosi temporo-mandibolare completa e
permanente.
17) L'immobilita' completa permanente del capo in
flessione o in estensione, oppure la rigidita' totale e
permanente del rachide con notevole incurvamento.
18) Le alterazioni polmonari ed extra polmonari di
natura tubercolare e tutte le altre infermita' organiche e
funzionali permanenti e gravi al punto da determinare una
assoluta incapacita' al lavoro proficuo.
19) Fibrosi polmonare diffusa con enfisema bolloso o
stato bronchiectasico e cuore polmonare grave.
20) Cardiopatie organiche in stato di permanente
scompenso o con grave e permanente insufficienza coronarica
ecg. accertata.
21) Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del collo e
del tronco, quando, per sede, volume o grado di evoluzione
determinano assoluta incapacita' lavorativa.
22) Tumori maligni a rapida evoluzione.
23) La fistola gastrica, intestinale, epatica,
pancreatica, splenica, rettovescica ribelle ad ogni cura e
l'ano preternaturale.
24) Incontinenza delle feci grave e permanente da
lesione organica.
25) Il diabete mellito ed il diabete insipido entrambi
di notevole gravita'.
26) Esiti di nefrectomia con grave compromissione
permanente del rene superstite (iperazotemia, ipertensione
e complicazioni cardiache) o tali da necessitare
trattamento emodialitico protratto nel tempo.
27) Castrazione e perdita pressoche' totale del pene.
28) Tutte le alterazioni delle facolta' mentali
(sindrome schizofrenica, demenza paralitica, demenze
traumatiche, demenza epilettica, distimie gravi, ecc.) che
rendano l'individuo incapace a qualsiasi attivita'.
29) Le lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e
midollo spinale) con conseguenze gravi e permanenti di
grado tale da apportare profondi e irreparabili
perturbamenti alle funzioni piu' necessarie alla vita
organica e sociale o da determinare incapacita' a lavoro
proficuo.
30) Sordita' bilaterale organica assoluta e permanente
accertata con esame audiometrico.
31) Sordita' bilaterale organica assoluta e permanente
quando si accompagni alla perdita o a disturbi gravi e
permanenti della favella o a disturbi della sfera psichica
e dell'equilibrio statico-dinamico.
32) Esiti di laringectomia totale.
33) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo
gli occhi che abbiano prodotto cecita' bilaterale assoluta
e permanente.
34) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo
gli occhi tali da ridurre l'acutezza visiva binoculare da
1/100 a meno di 1/50.
35) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio, che ne abbiano prodotto cecita' assoluta e
permanente con l'acutezza visiva dell'altro ridotta tra
1/50 e 3/50 della normale (vedansi avvertenze alle tabelle
A e B-c).
Seconda categoria
1) Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei
mascellari e tutti gli altri esiti di lesione grave della
faccia stessa e della bocca tali da menomare notevolmente
la masticazione, la deglutizione o la favella oppure da
apportare evidenti deformita', nonostante la protesi.
2) L'anchilosi temporo-mandibolare incompleta, ma grave
e permanente con notevole riduzione della funzione
masticatoria.
3) L'artrite cronica che, per la molteplicita' e
l'importanza delle articolazioni colpite, abbia menomato
gravemente la funzione di due o piu' arti.
4) La perdita di un braccio o avambraccio sopra il
terzo inferiore.
5) La perdita totale delle cinque dita di una mano e di
due delle ultime quattro dita dell'altra.
6) La perdita di una coscia a qualunque altezza.
7) L'amputazione medio tarsica o la sotto astragalica
dei due piedi.
8) Anchilosi completa dell'anca o quella in flessione
del ginocchio.
9) Le affezioni polmonari ed extra polmonari di natura
tubercolare che per la loro gravita' non siano tali da
ascrivere alla prima categoria.
10) Le lesioni gravi e permanenti dell'apparato
respiratorio o di altri apparati organici determinate
dall'azione di gas nocivi.
11) Bronchite cronica diffusa con bronchiestasie ed
enfisema di notevole grado.
12) Tutte le altre lesioni od affezioni organiche della
laringe, della trachea che arrechino grave e permanente
dissesto alla funzione respiratoria.
13) Cardiopatie con sintomi di scompenso di entita'
tali da non essere ascrivibili alla prima categoria.
14) Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del tronco
e del collo, quando per la loro gravita' non debbano
ascriversi alla prima categoria.
15) Le affezioni gastro-enteriche e delle ghiandole
annesse con grave e permanente deperimento organico.
16) Stenosi esofagee di alto grado, con deperimento
organico.
17) La perdita della lingua.
18) Le lesioni o affezioni gravi e permanenti
dell'apparato urinario salvo, che per la loro entita', non
siano ascrivibili alla categoria superiore.
19) Le affezioni gravi e permanenti degli organi
emopoietici.
20) Ipoacusia bilaterale superiore al 90% con voce di
conversazione gridata ad concham senza affezioni purulente
dell'orecchio medio.
21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo
gli occhi tali da ridurre l'acutezza visiva binoculare tra
i 1/50 e 3/50 della normale.
22) Castrazione o perdita pressoche' totale del pene.
23) Le paralisi permanenti sia di origine centrale che
periferica interessanti i muscoli o gruppi muscolari che
presiedono a funzioni essenziali della vita e che, per i
caratteri e la durata, si giudichino inguaribili.
Terza categoria:
1) La perdita totale di una mano o delle sue cinque
dita, ovvero la perdita totale di cinque dita tra le mani
compresi i due pollici.
2) La perdita totale del pollice e dell'indice delle
due mani.
3) La perdita totale di ambo gli indici e di altre
cinque dita fra le mani che non siano i pollici.
4) La perdita totale di un pollice insieme con quella
di un indice e di altre quattro dita fra le mani con
integrita' dell'altro pollice.
5) La perdita di una gamba sopra il terzo inferiore.
6) L'amputazione tarso-metatarsica dei due piedi.
7) L'anchilosi totale di una spalla in posizione
viziata e non parallela all'asse del corpo.
8) Labirintiti e labirintosi con stato vertiginoso
grave e permanente.
9) La perdita o i disturbi gravi della favella.
10) L'epilessia con manifestazioni frequenti.
11) Le alterazioni organiche e irreparabili di un
occhio, che abbiano prodotto cecita' assoluta e permanente,
con l'acutezza visiva dell'altro ridotta tra 4/50 e 1/10
della normale.
Quarta categoria:
1) L'anchilosi totale di una spalla in posizione
parallela all'asse del corpo.
2) La perdita totale delle ultime quattro dita di una
mano o delle prime tre dita di essa.
3) La perdita totale di tre dita tra le due mani
compresi ambo i pollici.
4) La perdita totale di un pollice e dei due indici.
5) La perdita totale di uno dei pollici e di altre
quattro dita fra le due mani esclusi gli indici e l'altro
pollice.
6) La perdita totale di un indice e di altre sei o
cinque dita fra le due mani che noti siano i pollici.
7) La perdita di una gamba al terzo inferiore.
8) La lussazione irriducibile di una delle grandi
articolazioni, ovvero gli esiti permanenti delle fratture
di ossa principali (pseudo artrosi, calli molto deformi,
ecc.) che ledario notevolmente le funzioni di un arto.
9) Le malattie di cuore senza sintomi di scompenso
evidenti, ma con stato di latente insufficienza del
miocardio.
10) Calcolosi renale e bilaterale con accessi dolorosi
frequenti e con persistente compromissione della funzione
emuntoria.
11) L'epilessia ammenoche' per la frequenza e la
gravita' delle sue manifestazioni non sia da ascriversi a
categorie superiori.
12) Psico-nevrosi gravi (fobie persistenti).
13) Le paralisi periferiche che comportino disturbi
notevoli della zona innervata.
14) Pansinusiti purulente croniche bilaterali con
nevralgia del trigemino.
15) Otite media purulenta cronica bilaterale con voce
di conversazione percepita ad concham.
16) Otite media purulenta cronica bilaterale con
complicazioni (carie degli ossicini, esclusa quella
limitata al manico del martello, coesteatomi,
granulazioni).
17) Labirintiti e labirintosi con stato vertiginoso di
media gravita'.
18) Le alterazioni organiche e irreparabili di ambo gli
occhi tali da ridurre l'acutezza visiva binoculare tra 4/50
e 1/10 della normale.
19) Le alterazioni organiche e irreparabili di un
occhio che rie abbiano prodotto cecita' assoluta e
permanente, con l'acutezza visiva dell'altro ridotta tra
2/10 e 3/10 della normale.
20) Le alterazioni irreparabili della visione
periferica sotto forma di emianopsia bilaterale.
21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio che ne abbiano prodotto cecita' assoluta e
permanente, con alterazioni pure irreversibili della
visione periferica dell'altro, sotto forma di
restringimento concentrico del campo visivo di tale grado
da lasciarne libera soltanto la zona centrale o le zone
piu' prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di
tale ampiezza da occupare una meta' del campo visivo stesso
o settori equivalenti.
Quinta categoria:
1) L'anchilosi totale di un gomito in estensione
completa o quasi.
2) La perdita totale del pollice e dell'indice di una
mano.
3) La perdita totale di ambo i pollici.
4) La perdita totale di uno dei pollici e di altre tre
dita tra le mani che non siano gli indici e l'altro
pollice.
5) La perdita totale di uno degli indici e di altre
quattro dita fra le mani che non siano il pollice e l'altro
indice.
6) La perdita di due falangi di otto e sette dita fra
le mani che non siano quelle dei pollici.
7) La perdita della falange ungueale di otto dita
compresa quella dei pollici.
8) La perdita di un piede ovvero l'amputazione
unilaterale medio-tarsica o la sotto astragalica.
9) La perdita totale delle dita dei piedi o di nove od
otto dita compresi gli alluci.
10) La tubercolosi polmonare allo stato di esiti
estesi, ma clinicamente stabilizzati, sempre previo
accertamento stratigrafico, quando essi per la loro entita'
non determinino grave dissesto alla funzione respiratoria.
11) Gli esiti di affezione tubercolare extra polmonare,
quando per la loro entita' e localizzazione non comportino
assegnazioni a categoria superiore o inferiore.
12) Le malattie organiche di cuore senza segno di
scompenso.
13) L'arteriosclerosi diffusa e manifesta.
14) Gli aneurismi arteriosi o arterovenosi degli arti
che ne ostacolano notevolmente la funzione.
15) Le nefriti o le nefrosi croniche.
16) Diabete mellito o insipido di media gravita'.
17) L'ernia viscerale molto voluminosa o che, a
prescindere dal suo volume, sia accompagnata da gravi e
permanenti complicazioni.
18) Otite media purulenta cronica bilaterale senza
complicazioni con voce di conversazione percepita a 50 cm
accertata con esame audiometrico. Otite media e cronica
unilaterale con complicazioni (carie degli ossicini,
esclusa quella limitata al manico del martello,
colesteatoma, granulazioni).
19) La diminuzione bilaterale permanente dell'udito non
accompagnata da affezioni purulente dell'orecchio medio,
quando l'audizione della voce di conversazione sia ridotta
ad concham.
20) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo
gli occhi tali da ridurre l'acutezza visiva binoculare, tra
2/10 e 3/10 della normale.
21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio, che ne abbiano prodotto cecita' assoluta e
permanente, con l'acutezza visiva dell'altro ridotta tra
4/10 e 7/10 della normale.
22) La perdita anatomica di un bulbo oculare, non
protesizzabile, essendo l'altro integro.
23) Le alterazioni organiche ed irreparabili della
visione periferica di entrambi gli occhi, sotto forma di
restringimento concentrico del campo visivo di tale grado
da lasciarne libera soltanto la zona centrale, o le zone
piu' prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di
tale ampiezza da occupare una meta' del campo visivo stesso
o settori equivalenti.
Sesta categoria:
1) Le cicatrici estese e profonde del cranio con
perdita di sostanza delle ossa in tutto il loro spessore,
senza disturbi funzionali del cervello.
2) L'anchilosi totale di un gomito in flessione
completa o quasi.
3) La perdita totale di un pollice insieme con quella
del corrispondente metacarpo ovvero insieme con la perdita
totale di una delle ultime tre dita della stessa mano.
4) La perdita totale di uno degli indici e di altre tre
dita fra le mani, che non siano i pollici e l'altro indice.
5) La perdita totale di cinque dita fra le mani che
siano le ultime tre dell'una e due delle ultime tre
dell'altra.
6) La perdita totale di uno dei pollici insieme con
quella di altre due dita fra le mani esclusi gli indici e
l'altro pollice.
7) La perdita totale delle tre ultime dita di una mano.
8) La perdita delle due ultime falangi delle ultime
quattro dita di una mano, ovvero la perdita delle due
ultime falangi di sei o cinque dita fra le mani, che non
siano quelle dei pollici.
9) La perdita della falange ungueale di sette o sei
dita fra le mani, compresa quella dei due pollici, oppure
la perdita della falange ungueale di otto dita fra le mani
compresa quella di uno dei due pollici.
10) L'amputazione tarso-metatarsica di un solo piede.
11) La perdita totale di sette o sei dita dei piedi
compresi i due alluci.
12) La perdita totale di nove od otto dita dei piedi
compreso un alluce.
13) La perdita totale dei due alluci e dei
corrispondenti metatarsi.
14) Ulcera gastrica o duodenale, radiologicamente
accertata, o gli esiti di gastroenterostomia con neostoma
ben funzionale.
15) Morbo di Basedow che per la sua entita' non sia da
scrivere a categoria superiore.
16) Nefrectomia con integrita' del rene superstite.
17) Psico-nevrosi di media entita'.
18) Le nevriti ed i loro esiti permanenti.
19) Sinusiti purulente croniche o vegetanti con
nevralgia.
20) La diminuzione bilaterale permanente dell'udito,
non accompagnata da affezioni purulente dell'orecchio
medio, quando l'audizione della voce di conversazione sia
ridotta alla distanza di 50 cm.
21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio che ne abbiano prodotto una riduzione dell'acutezza
visiva al di sotto di 1/50, con l'acutezza visiva
dell'altro normale, o ridotta fino a 7/10 della normale.
Settima categoria:
1) Le cicatrici della faccia che costituiscono notevole
deformita'. Le cicatrici di qualsiasi altra parte del corpo
estese e dolorose o aderenti o retratte che siano facili ad
ulcerarsi o comportino apprezzabili disturbi funzionali,
ammenoche' per la loro gravita' non siano da equipararsi ad
infermita' di cui alle categorie precedenti.
2) L'anchilosi completa dell'articolazione
radiocarpica.
3) La perdita totale di quattro dita fra le mani, che
non siano i pollici ne' gli indici.
4) La perdita totale dei due indici.
5) La perdita totale di un pollice.
6) La perdita totale di uno degli indici e di due altre
dita fra le mani che non siano i pollici o l'altro indice.
7) La perdita delle due falangi dell'indice e di quelle
di altre tre dita fra le mani che non siano quelle dei
pollici.
8) La perdita della falange ungueale di tutte le dita
di una mano, oppure la perdita della falange ungueale di
sette o sei dita tra le mani compresa quella di un pollice.
9) La perdita della falange ungueale di cinque, quattro
o tre dita delle mani compresa quella dei due pollici.
10) La perdita della falange ungueale di otto o sette
dita fra le mani che non sia quella dei pollici.
11) La perdita totale da cinque a tre dita dei piedi,
compresi gli alluci.
12) La perdita totale di sette o sei dita tra i piedi,
compreso un alluce, oppure di tutte o delle prime quattro
dita di un piede.
13) La perdita totale di otto o sette dita tra i piedi,
che non siano gli alluci.
14) La perdita delle due falangi o di quella ungueale
dei due alluci insieme con la perdita della falange
ungueale di altre dita comprese fra otto e cinque.
15) L'anchilosi completa dei piedi (tibio-tarsica)
senza deviazione e senza notevole disturbo della
deambulazione.
16) L'anchilosi in estensione del ginocchio.
17) Bronchite cronica diffusa con modico enfisema.
18) Esiti di pleurite basale bilaterale, oppure esiti
estesi di pleurite monolaterale di sospetta natura tbc.
19) Nevrosi cardiaca grave e persistente.
20) Le varici molto voluminose con molteplici grossi
nodi ed i loro esiti, nonche' i reliquati delle flebiti
dimostratisi ribelli alle cure.
21) Le emorroidi voluminose e ulcerate con prolasso
rettale; le fistole anali secernenti.
22) Laparocele voluminoso.
23) Gastroduodenite cronica.
24) Esiti di resezione gastrica.
25) Colecistite cronica con disfunzione epatica
persistente.
26) Calcolosi renale senza compromissione della
funzione emuntoria.
27) Isteronevrosi di media gravita'.
28) Perdita totale di due padiglioni auricolari.
29) La diminuzione bilaterale permanente dell'udito non
accompagnata da affezioni purulente dell'orecchio medio,
quando l'audizione della voce di conversazione sia ridotta
ad un metro, accertata con esame audiometrico.
30) Esito di intervento radicale (antroatticotomia) con
voce di conversazione percepita a non meno di un metro.
31) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio, essendo l'altro integro, che ne riducano l'acutezza
visiva fra 1/50 e 3/50 della normale.
32) Le alterazioni organiche ed irreparabili della
visione periferica di un occhio (avendo l'altro occhio
visione centrale o periferica normale), sotto forma di
restringimento concentrico del campo visivo di tale grado
da lasciarne libera soltanto la zona centrale, o le zone
piu' prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di
tale ampiezza da occupare una meta' del capo visivo stesso,
o settori equivalenti.
Ottava categoria:
1) Gli esiti delle lesioni boccali che producano
disturbi della masticazione, della deglutizione o della
parola, congiuntamente o separatamente che per la loro
entita' non siano da ascrivere a categorie superiori.
2) La perdita della maggior parte dei denti oppure la
perdita di tutti i denti della arcata inferiore. La
paradentosi diffusa, ribelle alle cure associata a parziale
perdita dentaria.
3) La perdita della falange ungueale dei due pollici.
4) La perdita totale di tre dita fra le mani che non
siano i pollici ne' gli indici.
5) La perdita totale di uno degli indici e di un dito
della stessa mano escluso il pollice.
6) La perdita di due falangi dell'indice insieme a
quella delle ultime falangi di altre due dita della stessa
mano escluso il pollice.
7) La perdita della falange ungueale delle prime tre
dita di una mano.
8) La perdita totale di cinque o quattro dita fra i
piedi compreso un alluce o delle ultime quattro dita di un
solo piede.
9) La perdita totale di sei o cinque dita fra i piedi
che non siano gli alluci.
10) La perdita di un alluce o della falange ungueale di
esso, insieme con la perdita della falange di altre dita
dei piedi comprese fra otto o sei.
11) La perdita di un alluce e del corrispondente
metatarso.
12) L'anchilosi tibio-tarsica di un solo piede senza
deviazione di esso e senza notevole disturbo della
deambulazione.
13) L'accorciamento non minore di tre centimetri di un
arto inferiore, a meno che non apporti disturbi tali nella
statica o nella deambulazione da essere compreso nelle
categorie precedenti.
14) Bronchite cronica.
15) Gli esiti di pleurite basale o apicale monolaterali
di sospetta natura tubercolare.
16) Gli esiti di empiema non tubercolare.
17) Disturbi funzionali cardiaci persistenti (nevrosi,
tachicardia, extra sistolia).
18) Gastrite cronica.
19) Colite catarrale cronica o colite spastica
postamebica.
20) Varici degli arti inferiori nodose e diffuse.
21) Emorroidi voluminose procidenti.
22) Colecistite cronica o esiti di colecistectomia con
persistente disepatismo.
23) Cistite cronica.
24) Sindromi nevrosiche lievi, ma persistenti.
25) Ritenzione parenchimale o endocavitaria di
proiettile o di schegge senza fatti reattivi apprezzabili.
26) Ernie viscerali non contenibili.
27) Emicastrazione.
28) Perdita totale di un padiglione auricolare.
29) Sordita' unilaterale assoluta e permanente o
ipoacusia unilaterale con perdita uditiva superiore al 90%
(voce gridata ad concham) accertata con esame audiometrico.
30) La diminuzione bilaterale permanente dell'udito,
non accompagnata da affezione purulenta dell'orecchio
medio, quando l'audizione della voce di conversazione sia
ridotta a due metri, accertata con esame audiometrico.
31) Otite media purulenta cronica semplice.
32) Stenosi bilaterale del naso di notevole grado.
33) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un
occhio, essendo l'altro integro, che ne riducano l'acutezza
visiva tra 4/50 e 3/10 della normale.
34) Dacriocistite purulenta cronica.
35) Congiuntiviti manifestamente croniche.
36) Le cicatrici delle palpebre congiuntivali,
provocanti disturbi oculari di rilievo (ectropion,
entropion, simblefaron, lagoftalmo).».
«Tabella B - Lesioni ed infermita' che danno diritto ad
indennita' per una volta tanto
1) La perdita totale di due delle ultime tre dita di
una mano o tra le mani.
2) La perdita totale di uno degli indici accompagnata o
non dalla perdita di una delle ultime tre dita dell'altra
mano.
3) La perdita delle ultime due falangi di uno degli
indici e di quelle di altre due dita fra le mani, che non
siano quelle dei pollici e dell'altro indice.
4) La perdita delle ultime due falangi dei due indici.
5) La perdita della falange ungueale di un pollice,
accompagnata o non dalla perdita della falange ungueale di
un altro dito delle mani.
6) La perdita della falange ungueale di sei o cinque
dita fra le mani, che non siano i pollici oppure della
stessa falange di quattro dita fra le mani compreso uno
degli indici.
7) La perdita totale di tre o due dita di uno o dei due
piedi compreso un alluce (con integrita' del corrispondente
metatarso) ovvero la perdita totale di quattro dita tra i
piedi che non siano gli alluci.
8) La perdita totale dei due alluci, accompagnata o non
da quella della falange ungueale di due dita o di uno solo
dello stesso o dell'altro piede.
9) La perdita di uno degli alluci o della falange
ungueale dei due alluci, insieme con la perdita completa
della falange ungueale di altre quattro o tre dita fra i
due piedi.
10) La perdita totale della falange ungueale di otto o
sette dita tra i due piedi, che non siano gli alluci.
11) Esiti lievi di pleurite non di natura tubercolare.
12) Disturbi funzionali cardiaci di lieve entita'.
13) La distonia spastica diffusa del colon.
14) Ernie viscerali contenibili.
15) Stenosi nasale unilaterale di notevole grado.
16) Riduzione dell'udito unilaterale con voce di
conversazione da ad concham a metri uno.
17) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo
gli occhi che riducano l'acutezza visiva binoculare tra
4/10 e 7/10 della normale.
18) L'epifora».
«Tabella E - (Assegni di superinvalidita')
A)
1) Alterazioni organiche e irreparabili di ambo gli
occhi che abbiano prodotto cecita' bilaterale assoluta e
permanente.
2) Perdita anatomica o funzionale di quattro arti fino
al limite della perdita totale delle due mani e dei due
piedi insieme.
3) Lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e
midollo spinale) che abbiano prodotto paralisi totale dei
due arti inferiori e paralisi della vescica e del retto
(paraplegici rettovescicali).
4) Alterazioni delle facolta' mentali tali da
richiedere trattamenti sanitari obbligatori in condizioni
di degenza nelle strutture ospedaliere pubbliche o
convenzionate.
L'assegno sara' mantenuto alla dimissione quando la
malattia mentale determini gravi e profondi perturbamenti
della vita organica e sociale e richieda il trattamento
sanitario obbligatorio presso i centri di sanita' mentale e
finche' dura tale trattamento.
L'assegno sara' mantenuto od attribuito anche a coloro
che, alla data di entrata in vigore della legge 13 maggio
1978, n. 180, affetti da alterazioni delle facolta'
mentali, ancora socialmente pericolosi, risultavano dimessi
dagli ospedali psichiatrici ai sensi dell'articolo 69 del
regolamento manicomiale approvato con regio decreto 16
agosto 1909, n. 615, e affidati per la custodia e la
vigilanza alla famiglia con la necessaria autorizzazione
del tribunale.
Nei confronti dei soggetti di cui al precedente comma
verra' conservato l'assegno se si verificano le condizioni
di cui al primo comma. Alla dimissione trovera'
applicazione il disposto del secondo comma.
(Annue: L. 8.616.000 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 12.000.000 dal 1° gennaio 1986).
A-bis)
1) La perdita di ambo gli arti superiori fino al
limite della perdita delle due mani.
2) La disarticolazione di ambo le cosce o
l'amputazione di esse con la impossibilita' assoluta e
permanente dell'applicazione di apparecchio di protesi.
(Annue: L. 7.754.400 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 10.800.000 dal 1° gennaio 1986).
B)
1) Lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e
midollo spinale), con conseguenze gravi e permanenti di
grado tale da apportare, isolatamente o nel loro complesso,
profondi ed irreparabili perturbamenti alla vita organica
sociale.
2) Tubercolosi o altre infermita' gravi al punto da
determinare una assoluta e permanente incapacita' a
qualsiasi attivita' fisica e da rendere necessaria la
continua o quasi continua degenza a letto.
(Annue: L. 6.892.800 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 9.600.000 dal 1° gennaio 1986).
C)
1) Perdita di un arto superiore e di un arto
inferiore dello stesso lato sopra il terzo inferiore
rispettivamente del braccio e della coscia con
impossibilita' dell'applicazione dell'apparecchio di
protesi.
(Annue: L. 6.031.200 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 8.400.000 dal 1° gennaio 1986).
D)
1) Amputazione di ambo le cosce a qualsiasi altezza.
(Annue: L. 5.169.600 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 7.200.000 dal 1° gennaio 1986).
E)
1) Alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli
occhi tali da ridurre l'acutezza visiva binoculare da 1/100
a meno di 1/50 della normale.
2) Perdita di un arto superiore e di uno inferiore
sopra il terzo inferiore rispettivamente del braccio e
della coscia.
3) Perdita di dieci oppure di nove dita delle mani
compresi i pollici.
4) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno
sopra il terzo inferiore della coscia e l'altro sopra il
terzo inferiore della gamba.
5) Alterazioni delle facolta' mentali che richiedono
trattamenti sanitari obbligatori non in condizioni di
degenza nelle strutture ospedaliere pubbliche o
convenzionate o che abbiano richiesto trattamenti sanitari
obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera, cessati
ai sensi della legge n. 180 del 13 maggio 1978, sempreche'
tali alterazioni apportino profondi perturbamenti alla vita
organica e sociale.
(Annue: L. 4.308.000 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 6.000.000 dal 1° gennaio 1986).
F)
1) Perdita totale di una mano e dei due piedi
insieme.
2) Perdita di due arti, uno superiore e l'altro
inferiore, amputati rispettivamente al terzo inferiore del
braccio e al terzo inferiore della gamba.
3) Perdita di due arti, uno superiore e l'altro
inferiore, amputati rispettivamente al terzo inferiore
dell'avambraccio e al terzo inferiore della coscia.
4) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno
sopra al terzo inferiore della coscia e l'altro al terzo
inferiore della gamba.
5) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno al
terzo inferiore della coscia e l'altro fino al terzo
inferiore della gamba.
6) Perdita delle due gambe a qualsiasi altezza.
7) Alterazioni delle facolta' mentali che apportino
profondi perturbamenti alla vita organica e sociale.
8) Tubercolosi o altre infermita' gravi al punto da
determinare una assoluta e permanente incapacita' a
qualsiasi attivita' fisica, ma non tale da richiedere la
continua o quasi continua degenza a letto.
(Annue: L. 3.446.400 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 4.800.000 dal 1° gennaio 1986).
G)
1) Perdita dei due piedi o di un piede e di una mano
insieme.
2) La disarticolazione di un'anca.
3) Tutte le alterazioni delle facolta' mentali
(schizofrenia e sindromi schizofreniche, demenza
paralitica, demenze traumatiche, demenza epilettica,
distimie gravi, ecc.) che rendano l'individuo incapace a
qualsiasi attivita'.
4) Tubercolosi grave al punto da determinare una
assoluta incapacita' a proficuo lavoro.
(Annue: L. 2.584.800 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 3.600.000 dal 1° gennaio 1986).
H)
1) Castrazione e perdita pressoche' totale del pene.
2) La fistola gastrica, intestinale, epatica,
pancreatica, splenica, retto vescicale ribelle ad ogni cura
e l'ano preternaturale.
3) Sordita' bilaterale organica assoluta e permanente
quando si accompagni alla perdita o a disturbi gravi e
permanenti della favella o a disturbi della sfera psichica
e dell'equilibrio statico-dinamico.
4) Cardiopatie organiche in stato di permanente
scompenso con grave e permanente insufficienza coronarica
ecg accertata o gravi al punto da richiedere l'applicazione
di pace-maker o il trattamento con by-pass o la
sostituzione valvolare.
5) Anchilosi completa di un'anca se unita a grave
alterazione funzionale del ginocchio corrispondente.
(Annue: L. 1.723.200 dal 1° gennaio 1985)
(Annue: L. 2.400.000 dal 1° gennaio 1986).».
TABELLAF-1

Parte di provvedimento in formato grafico

- Il testo degli articoli 138, commi 1 e 3, e 139,
commi 3 e 4, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n.
209 (Codice delle assicurazioni private), pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 13 ottobre
2005, n. 239, e' il seguente:
«Art. 138 (Danno biologico per lesioni di non lieve
entita'). - 1. Con decreto del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro della salute, di concerto con il
Ministro delle attivita' produttive, con il Ministro del
lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della
giustizia, si provvede alla predisposizione di una
specifica tabella unica su tutto il territorio della
Repubblica:
a) delle menomazioni alla integrita' psicofisica
comprese tra dieci e cento punti;
b) del valore pecuniario da attribuire ad ogni
singolo punto di invalidita' comprensiva dei coefficienti
di variazione corrispondenti all'eta' del soggetto leso.
2. Omissis.
3. Qualora la menomazione accertata incida in maniera
rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali
personali, l'ammontare del danno determinato ai sensi della
tabella unica nazionale puo' essere aumentato dal giudice
sino al trenta per cento, con equo e motivato apprezzamento
delle condizioni soggettive del danneggiato.».
«Art. 139 (Danno biologico per lesioni di lieve
entita'). - 1. - 2. (omissis).
3. L'ammontare del danno biologico liquidato ai sensi
del comma 1 puo' essere aumentato dal giudice in misura non
superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento
delle condizioni soggettive del danneggiato.
4. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro della salute, di concerto con il Ministro del
lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro della
giustizia e con il Ministro delle attivita' produttive, si
provvede alla predisposizione di una specifica tabella
delle menomazioni alla integrita' psicofisica comprese tra
uno e nove punti di invalidita'.».
Note all'art. 1084:
- Il testo dell'articolo 3, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243
(Regolamento concernente termini e modalita' di
corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed
ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva
estensione dei benefici gia' previsti in favore delle
vittime della criminalita' e del terrorismo, a norma
dell'articolo 1, comma 565, della L. 23 dicembre 2005, n.
266), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8 agosto 2006, n.
183, e' il seguente:
«Art. 3 (Termini e modalita' delle procedure). - 1.
- 2. (omissis).
3. Le posizioni degli interessati, come definite al
comma 2, sono trasmesse al Ministero dell'interno -
Dipartimento della pubblica sicurezza che provvede a
formare e ad aggiornare, entro il 31 ottobre per il primo
anno di applicazione del presente regolamento ed entro il
30 marzo ed il 30 settembre per gli anni successivi, una
graduatoria unica nazionale delle posizioni, secondo
l'ordine cronologico di accadimento degli eventi indicato
al comma 2.».
- Per il testo degli articoli 1 della legge 20 ottobre
1990, n. 302, 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, e 5,
commi 1 e 2, della legge 3 agosto 2004, n. 206, si vedano
le note all'articolo 1079.
Note all'art. 1112:
- Il decreto del Ministro dell'interno di concerto con
il Ministro della difesa 25 settembre 2002 (Disciplina
della distruzione degli esplosivi al plastico non
contrassegnati), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
30 ottobre 2002, n. 255.
Note all'art. 1113:
- Il testo dell'art. 32 del decreto del Presidente
della Repubblica 18 novembre 1998, n. 566 (Approvazione del
regolamento in materia di licenze, attestati e abilitazioni
aeronautiche, ai sensi dell'art. 731 del codice della
navigazione, come modificato dall'art. 3 della L. 13 maggio
1983, n. 213), pubblicato nel supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 1989, n. 16, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
«Art. 32 (Visite mediche straordinarie). - 1. Il
Ministero dei Trasporti ed il Ministero della Sanita', ogni
qualvolta vengano a conoscenza di una malattia o di una
lesione inabilitante, anche temporanea, che abbia colpito
il titolare di una licenza o di un attestato, ovvero quando
vi sia divergenza sul giudizio di idoneita' psicofisica,
possono disporre con provvedimento motivato che
l'interessato venga sottoposto a visita medica
straordinaria di controllo.
2. La societa', l'ente ovvero il privato, deve inviare
a visita medica straordinaria i titolari di licenza o di
attestato che, a seguito di malattia o lesione, non abbiano
potuto svolgere l'attivita' professionale per un periodo
superiore a 20 giorni, nonche' i predetti titolari che si
ritiene siano affetti da alcolismo o siano farmaco o
tossicodipendenti.
Nei casi suindicati la visita straordinaria puo' essere
disposta anche da parte degli Uffici di Sanita' Marittima
ed Aerea - Servizio Assistenza Sanitaria al Personale
Navigante - del Ministero della Sanita'.
3. Nei casi di guarigione da malattia, lesione, o
pregresso intervento chirurgico, gli interessati devono
presentare ai competenti organi sanitari la documentazione
sanitaria relativa all'affezione sofferta.
4. Le visite mediche straordinarie sono svolte ai sensi
dell'articolo 200, comma 1, lettera l) del codice
dell'ordinamento militare.
5. Il titolare di una licenza o di un attestato che sia
stato inviato a visita medica straordinaria non puo'
esercitare le attivita' consentite dalla licenza,
dall'attestato e dalle relative abilitazioni e non puo'
riprendere le attivita' stesse se non a seguito dell'esito
favorevole della visita medica straordinaria di
controllo.».
Note all'art. 1114:
- Il testo dell'art. 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461 (Regolamento recante
semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento
della dipendenza delle infermita' da causa di servizio, per
la concessione della pensione privilegiata ordinaria e
dell'equo indennizzo, nonche' per il funzionamento e la
composizione del comitato per le pensioni privilegiate
ordinarie), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7
gennaio 2002, n. 5, come modificato dal presente decreto,
e' il seguente:
«Art. 6 (Commissione). - 1. I compiti e la composizione
della Commissione sono disciplinati dal titolo V del Libro
I del codice dell'ordinamento militare.
2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle
finanze, di concerto con i Ministeri della giustizia, della
difesa, dell'interno, della salute, del lavoro e politiche
sociali, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente regolamento, sono definiti i
criteri organizzativi per l'assegnazione delle domande agli
organismi di accertamento sanitario di cui all'articolo 9
ed e' approvato il modello di verbale utilizzabile, anche
per le trasmissioni in via telematica, con le
specificazioni sulle tipologie di accertamenti sanitari
eseguiti e sulle modalita' di svolgimento dei lavori.».
Note all'art. 1117:
- Per il testo dell'art. 14 del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, si vedano le note all'articolo 14.
Note all'art. 1120:
- Il regio decreto 18 aprile 1915, n. 662, e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 1915, n.
126.
- Il regio decreto 30 luglio 1888, n. 5629, che approva
la classificazione nella 1a e 2a categoria di venti porti
marittimi, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6
settembre 1888, n. 211.
- Il regio decreto 7 agosto 1887, n. 5053, che approva
la classificazione di cinquanta porti marittimi, colla
designazione dei rispettivi enti interessati e delle quote
di concorso, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5
dicembre 1887, n. 286.
- Il regio decreto 25 giugno 1899, n. 310, che approva
il passaggio del porto di Terranova Pausania in 1a
categoria nei rapporti della difesa militare dello Stato,
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 agosto 1899,
n. 181.
- Il regio decreto 9 maggio 1907, n. 331, col quale il
porto di Otranto e' inscritto in 1a categoria nei riguardi
della difesa militare dello Stato, ferma restando la sua
inscrizione nella 4a classe della 2a categoria nei riguardi
del commercio, e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
18 giugno 1907, n. 143.
- La legge 12 luglio 1906, n. 430, che classifica di 1a
categoria il porto di Porto Torres, e' pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 1906, n. 192.
- Il regio decreto 25 novembre 1919, n. 2632, e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 febbraio 1920,
n. 40.
- Il regio decreto 10 gennaio 1907, n. 71 che iscrive
il porto del San Benedetto del Tronto in 1a categoria, nei
riguardi della difesa militare dello Stato, e' pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 21 marzo 1907, n. 68.
Note all'art. 1121:
- Il testo dell'art. 196, comma 1 e 2, del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE),
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 2 maggio 2006, n. 100, e' il seguente:
«Art. 196. (Disciplina speciale per gli appalti nel
settore della difesa). - 1. Entro un anno dalla data di
entrata in vigore del presente codice, con decreto del
Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 17,
comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro
delle infrastrutture e con il Ministro dell'economia e
delle finanze, sentito il Consiglio superiore dei lavori
pubblici, e il Consiglio di Stato che si pronuncia entro
quarantacinque giorni dalla richiesta, e' adottato apposito
regolamento, in armonia con il presente codice, per la
disciplina delle attivita' del Ministero della difesa, in
relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture connessi
alle esigenze della difesa militare, e per la disciplina
attuativa dell'articolo 17. Si applica il comma 5
dell'articolo 5. Il regolamento disciplina altresi' gli
interventi da eseguire in Italia e all'estero per effetto
di accordi internazionali, multilaterali o bilaterali.
2. Con decreti del Ministro della difesa possono essere
adottati capitolati in materia di forniture e servizi,
contenenti norme di dettaglio e tecniche relative ai
contratti di competenza, nonche' un capitolato generale
relativo ai lavori del genio militare, nel rispetto del
presente codice e del regolamento di cui al comma 1. Tali
capitolati, menzionati nel bando o nell'invito,
costituiscono parte integrante del contratto.».
- Il decreto del Ministro della difesa 7 febbraio 2003,
n. 90 (Regolamento recante norme per la ripartizione del
fondo di cui al comma 1 dell'articolo 18 della legge 11
febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e
integrazioni), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
24 aprile 2003, n. 95.
- Il decreto del Presiedente della Repubblica 19 aprile
2005, n. 170 (Regolamento concernente disciplina delle
attivita' del Genio militare, a norma dell'articolo 3,
comma 7-bis, della L. 11 febbraio 1994, n. 109), e'
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale del 30 agosto 2005, n. 201.
- Per il testo dell'articolo 15 del decreto del
Presidente della Repubblica 21 febbraio 2006, n. 167, si
vedano le note all'articolo 513.
- Il testo dell'articolo 14 del citato d.P.R. n. 167
del 2006 e' il seguente:
«Art. 14 (Acquisti e servizi in economia). - 1. Possono
essere eseguite in economia sotto la diretta
responsabilita' dei titolari del potere di spesa, nei
limiti dei fondi assegnati per la realizzazione di ciascun
programma, indipendentemente dal relativo importo, le
acquisizioni di beni e servizi:
a) relative a interventi dichiarati segreti o la cui
esecuzione richieda misure speciali di sicurezza, secondo
le vigenti disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative;
b) relative a categorie di interventi, previamente
individuate con decreto del Ministro della difesa,
necessarie ai fini della tutela degli interessi essenziali
della sicurezza dello Stato o per la salvaguardia di
particolari esigenze operative.
2. Le acquisizioni di beni e servizi di cui al comma 1,
sono effettuate ai sensi dell'articolo 9 del decreto
legislativo 24 luglio 1992, n. 358, dell'articolo 6 del
decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, e successive
modificazioni, dell'art. 1, comma 5, del decreto del
Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 573,
dell'art. 2, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 20 agosto 2001, n. 384.
3. Possono anche essere eseguiti in economia sotto la
diretta responsabilita' dei titolari del potere di spesa,
entro il limite di 130.000 euro con esclusione dell'IVA, le
acquisizioni di beni e servizi rientranti nelle voci di
spesa e nei limiti di importo che sono stabiliti con
decreto del Ministro della difesa che definisce anche le
correlate procedure. Per le forniture di beni e' fatto
salvo quanto previsto in ordine ai limiti di applicazione
dall'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto legislativo 24
luglio 1992, n. 358, e successive modificazioni. I predetti
limiti di spesa sono adeguati con decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze.
4. Per le acquisizioni di beni e servizi, qualora non
si faccia ricorso alla procedura in economia, trovano
applicazione, salvo quanto disposto dal comma 1, le norme
vigenti in materia.
5. Il ricorso alla procedura in economia, nell'ambito
dei fondi assegnati per ciascun programma, e' autorizzato
dal dirigente militare o civile titolare del potere di
spesa. Presso gli organi periferici il titolare del potere
di spesa e' il comandante dell'ente o distaccamento
provvisto di autonomia amministrativa. Il comandante, anche
se non riveste grado dirigenziale, puo' autorizzare:
a) indipendentemente dal relativo importo, le spese
afferenti a categorie di beni e servizi individuate con
decreto del Ministro della difesa di cui al comma 1,
lettera b);
b) entro i limiti e per le voci di spesa di cui al
comma 3, previa autorizzazione da parte dell'alto comando
competente ovvero da parte dell'autorita' logistica
centrale o di quella individuata dagli ordinamenti di Forza
armata. Per l'Arma dei carabinieri l'autorizzazione e'
rilasciata dall'autorita' individuata da apposito
provvedimento del Comando generale.
6. I limiti di somma di cui al presente articolo si
intendono riferiti al valore massimo di ciascuna provvista
di ogni singola fattispecie che presupponga unicita' di
approvvigionamento. Il ricorso alla procedura in economia,
per ciascuna delle spese, e' disposto con atto del titolare
del potere di spesa che indica la fattispecie normativa e i
motivi per i quali e' adottata la procedura stessa. E'
vietato suddividere artificiosamente qualsiasi acquisizione
di beni o servizi che possa considerarsi con carattere
unitario, in piu' acquisizioni.».
- Il decreto del Ministro della difesa 16 marzo 2006
(Modalita' e procedure per l'acquisizione in economia di
beni e servizi da parte di organismi dell'Amministrazione
della difesa), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
25 maggio 2006, n. 120.
Note all'art. 1124:
- Il regio decreto 24 agosto 1941, n. 1236
(Approvazione del regolamento per i documenti matricolari e
caratteristici del personale militare della Regia marina),
e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 novembre
1941, n. 274.
Note all'art. 1125:
- L'art. 7 del regio decreto 12 luglio 1938, n. 1324
(Riforma delle vigenti disposizioni sulla concessione di
ricompense al valor di marina), pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 3 settembre 1938, n. 201, e' il seguente:
«Art. 7 - 1. La medaglia al merito di marina e'
destinata a ricompensare coloro che hanno svolto attivita'
e studi finalizzati allo sviluppo ed al progresso della
Marina militare italiana, ovvero coloro che hanno compiuto
singole azioni, caratterizzate da notevole perizia, da cui
sono derivati lustro e decoro alla marineria italiana.
2. Il grado della ricompensa e' commisurato
all'importanza dei risultati conseguiti ed alle difficolta'
superate nel corso dell'attivita' svolta.
3. La medaglia al merito di marina puo' essere
conferita a cittadini italiani e stranieri. La ricompensa
puo' anche essere conferita alla memoria con le modalita'
indicate all'articolo 3.».

Allegato


Il testo di questo provvedimento non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale. La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato

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