Gazzetta Ufficiale n. 261 del 07-11-1998

DECRETO LEGISLATIVO 29 ottobre 1998, n. 387.
Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 11, comma 41, della legge 15 marzo 1997, n. 59,
come modificato dall'articolo 1, comma 14, della legge 16 giugno
1998, n. 191;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modifiche ed integrazioni;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80;
Visto il quarto programma di azione a medio termine per la parita'
e le pari opportunita' tra donne e uomini (1996-2000) dell'Unione
europea;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27
marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio
1997;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 18 settembre 1998;
Acquisito il parere della 1 commissione parlamentare del Senato
della Repubblica;
Considerato che e' scaduto il termine per l'emissione del parere da
parte delle competenti commissioni parlamentari riunite I e XI della
Camera dei deputati;
Tenuto conto delle osservazioni delle organizzazioni sindacali
sentite ai sensi dell'articolo 19 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 ottobre 1998;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e di grazia e
giustizia;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.

1. All'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, dopo la parola: "soltanto" sono inserite le seguenti:
"espressamente e".

Art. 2.

1. All'articolo 6 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
il secondo periodo del comma 4 e' sostituito dal seguente: "Per le
amministrazioni dello Stato, la programmazione triennale del
fabbisogno di personale e' deliberata dal Consiglio dei Ministri e le
variazioni delle dotazioni organiche sono determinate ai sensi
dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400".

Art. 3.

1. All'articolo 7, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono aggiunti, in fine, le seguenti parole: ",
garantendo altresi' l'adeguamento dei programmi formativi, al fine di
contribuire allo sviluppo della cultura di genere della pubblica
amministrazione".

Art. 4.

1. All'articolo 16, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, sono aggiunte le seguenti parole: ", fermo
restando quanto disposto dall'articolo 12, comma 1, della legge 3
aprile 1979, n. 103,".

Art. 5.

1. All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, l'ultimo periodo e' sostituito dal seguente: "Al
conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi diversi non
si applica l'articolo 2103 del codice civile.".
2. All'articolo 19, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, l'ultimo periodo e' sostituito dai seguenti: "Sono
definiti contrattualmente, per ciascun incarico, l'oggetto, gli
obiettivi da conseguire, la durata dell'incarico, salvi i casi di
revoca di cui all'articolo 21, nonche' il corrispondente trattamento
economico. Quest'ultimo e' regolato ai sensi dell'articolo 24 ed ha
carattere onnicomprensivo".
3. All'articolo 19, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, le parole: "con decreto del dirigente generale" sono
sostituite dalle seguenti: "dal dirigente dell'ufficio di livello
dirigenziale generale".

Art. 6.

1. All'articolo 20 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
nella rubrica sono soppresse le parole: "Responsabilita'
dirigenziali".

Art. 7.

1. All'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, nel primo periodo sono aggiunte le seguenti parole:
"presso la medesima amministrazione ovvero presso altra
amministrazione che vi abbia interesse.".
2. All'articolo 21, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, nel primo periodo le parole: "di specifica
responsabilita' per i risultati negativi dell'attivita'
amministrativa e della gestione" sono sostituite dalle seguenti: "di
ripetuta valutazione negativa, ai sensi del comma 1,".

Art. 8.

1. All'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, dopo le parole: "successivamente, i dirigenti" sono
inserite le seguenti: "della seconda fascia".
2. All'articolo 23, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, nel primo periodo sono soppresse le parole: ", nonche'
le modalita' dei concorsi per l'accesso alla dirigenza di cui
all'articolo 28" ed e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il
regolamento disciplina inoltre le procedure, anche di carattere
finanziario, per la gestione del personale dirigenziale collocato
presso il ruolo unico e le opportune forme di collegamento con le
altre amministrazioni interessate".

Art. 9.

1. All'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, le parole: "Per i dirigenti incaricati" sono sostituite
dalle seguenti: "Per gli incarichi".
2. All'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, primo periodo, sono soppresse le parole: "di
appartenenza,".
3. All'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, secondo periodo, le parole: "all'amministrazione di
appartenenza" sono sostituite dalle seguenti: "alla medesima
amministrazione".
4. All'articolo 24 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
" 7. I compensi spettanti in base a norme speciali ai dirigenti del
ruolo unico o equiparati sono assorbiti nel trattamento economico
attribuito ai sensi dei commi precedenti.
8. Ai fini della determinazione del trattamento economico
accessorio le risorse che si rendono disponibili ai sensi del comma 7
confluiscono in appositi fondi istituiti presso ciascuna
amministrazione, unitamente agli altri compensi previsti dal presente
articolo.
9. Una quota pari al 10 per cento delle risorse di ciascun fondo
confluisce in un apposito fondo costituito presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri. Le predette quote sono ridistribuite tra i
fondi di cui al comma 8, secondo criteri diretti ad armonizzare la
quantita' di risorse disponibili.".

Art. 10.

1. L'articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e'
sostituito dal seguente:
"Art. 28 (Accesso alla qualifica di dirigente). - 1. L'accesso alla
qualifica di dirigente di ruolo nelle amministrazioni statali, anche
ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici avviene
esclusivamente a seguito di concorso per esami.
2. In sede di programmazione del fabbisogno di personale di cui
all'articolo 39 della legge 23 dicembre 1997, n. 449, sono
determinati i posti di dirigente da coprire con due distinte
procedure concorsuali, cui possono rispettivamente partecipare:
a) i dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, muniti di
laurea, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio, svolti
in posizioni funzionali per l'accesso alle quali e' richiesto il
possesso del diploma di laurea. Per i dipendenti delle
amministrazioni statali reclutati a seguito di corsoconcorso, il
periodo di servizio e' ridotto a quattro anni. Sono, altresi',
ammessi soggetti in possesso della qualifica di dirigente in enti e
strutture pubbliche non ricomprese nel campo di applicazione
dell'articolo 1, comma 2, muniti del diploma di laurea, che hanno
svolto per almeno due anni le funzioni dirigenziali. Sono, inoltre,
ammessi coloro che hanno ricoperto incarichi dirigenziali o
equiparati in amministrazioni pubbliche per un periodo non inferiore
a cinque anni;
b) i soggetti muniti di laurea nonche' di uno dei seguenti titoli:
diploma di specializzazione, dottorato di ricerca, o altro titolo
postuniversitario rilasciato da istituti universitari italiani o
stranieri, ovvero da primarie istituzioni formative pubbliche o
private, secondo modalita' di riconoscimento disciplinate con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Ministero
dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica e la
Scuola superiore della pubblica amministrazione. Sono ammessi,
altresi', soggetti in possesso della qualifica di dirigente in
strutture private, muniti del diploma di laurea, che hanno svolto per
almeno cinque anni le funzioni dirigenziali.
3. Con regolamento governativo di cui all'articolo 17, comma 1,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti, sentita la Scuola
superiore della pubblica amministrazione, distintamente per i
concorsi di cui alle lettere a) e b) del comma 2:
a) i criteri per la composizione e la nomina delle commissioni
esaminatrici;
b) le modalita' di svolgimento delle selezioni.
4. I vincitori dei concorsi di cui al comma 1, anteriormente al
conferimento del primo incarico dirigenziale, frequentano un ciclo di
attivita' formative organizzato dalla Scuola superiore della pubblica
amministrazione e disciplinato dal regolamento di cui all'articolo
29, comma 5. Tale ciclo comprende anche l'applicazione presso
amministrazioni italiane e straniere, enti o organismi
internazionali, istituti o aziende pubbliche o private. Per i
vincitori dei concorsi di cui alla lettera a) del comma 2, il
regolamento puo' prevedere che il ciclo formativo, di durata
complessivamente non superiore a dodici mesi, si svolga anche in
collaborazione con istituti universitari italiani o stranieri, ovvero
primarie istituzioni formative pubbliche o private.
5. Ai vincitori dei concorsi di cui al comma 1, sino al
conferimento del primo incarico, spetta il trattamento economico
appositamente determinato dai contratti collettivi.
6. I concorsi di cui al comma 2 sono indetti dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri. Gli enti pubblici non economici provvedono a
bandire direttamente i concorsi di cui alla lettera a) del comma 2.
7. Restano ferme le vigenti disposizioni in materia di accesso
delle qualifiche dirigenziali delle carriere diplomatica e
prefettizia, delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili
del fuoco.".

Art. 11.

1. I. Dopo l'articolo 33 del decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29, e' inserito il seguente:
"Art. 33-bis (Scambio di funzionari appartenenti a Paesi diversi e
temporaneo servizio all'estero). - 1. Anche al fine di favorire lo
scambio internazionale di esperienze amministrative, i dipendenti
delle amministrazioni pubbliche, a seguito di appositi accordi di
reciprocita' stipulati tra le amministrazioni interessate, d'intesa
con il Ministero degli affari esteri ed il Dipartimento della
funzione pubblica, possono essere destinati a prestare
temporaneamente servizio presso amministrazioni pubbliche degli Stati
membri dell'Unione europea, degli Stati candidati all'adesione e di
altri Stati con cui l'Italia intrattiene rapporti di collaborazione,
nonche' presso gli organismi dell'Unione europea e le organizzazioni
ed enti internazionali cui l'Italia aderisce.
2. Il trattamento economico potra' essere a carico delle
amministrazioni di provenienza, di quelle di destinazione o essere
suddiviso tra esse, ovvero essere rimborsato in tutto o in parte allo
Stato italiano dall'Unione europea o da una organizzazione o ente
internazionale.
3. Il personale che presta temporaneo servizio all'estero resta a
tutti gli effetti dipendente dell'amministrazione di appartenenza.
L'esperienza maturata all'estero e' valutata ai fini dello sviluppo
professionale degli interessati".

Art. 12.

1. All'articolo 35, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono aggiunti i seguenti periodi: "Il numero di dieci
unita' si intende raggiunto anche in caso di dichiarazioni di
eccedenza distinte nell'arco di un anno. In caso di eccedenze per un
numero inferiore a 10 unita' agli interessati si applicano le
disposizioni previste dai commi 7 e 8".
2. All'articolo 35, comma 8, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono soppresse le parole ", non decorre l'anzianita'".
3. All'articolo 35, comma 8, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono aggiunti i seguenti periodi: "I periodi di
godimento dell'indennita' sono riconosciuti ai fini della
determinazione dei requisiti di accesso alla pensione e della misura
della stessa. E' riconosciuto altresi' il diritto all'assegno per il
nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo
1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio
1988, n. 153".

Art. 13.

1. Dopo l'articolo 36-bis del decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29, e' inserito il seguente:
"Art. 36-ter (Accertamento delle conoscenze informatiche e di
lingue straniere nei concorsi pubblici). - 1. A decorrere dal 1
gennaio 2000 i bandi di concorso per l'accesso alle pubbliche
amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, prevedono
l'accertamento della conoscenza dell'uso delle apparecchiature e
delle applicazioni informatiche piu' diffuse e di almeno una lingua
straniera.
2. Per i dirigenti il regolamento di cui all'articolo 28 definisce
il livello di conoscenza richiesto e le modalita' per il relativo
accertamento.
3. Per gli altri dipendenti delle amministrazioni dello Stato, con
regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei
Ministri, sono stabiliti i livelli di conoscenza, anche in relazione
alla professionalita' cui si riferisce il bando, e le modalita' per
l'accertamento della conoscenza medesima. Il regolamento stabilisce
altresi' i casi nei quali il comma 1 non si applica".

Art. 14.

1. Al comma 6 dell'articolo 51 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le
iniziative assunte dall'ARAN in seguito alla valutazione espressa
dalla Corte dei conti sono comunicate, in ogni caso, al Governo ed
alla Corte dei conti, la quale riferisce al Parlamento sulla
definitiva quantificazione dei costi contrattuali, sulla loro
copertura finanziaria e sulla loro compatibilita' con gli strumenti
di programmazione e di bilancio".
2. Il primo comma dell'articolo 52 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e' sostituito dai seguenti:
" 1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, quantifica, in coerenza con i parametri previsti dagli
strumenti di programmazione e di bilancio di cui all'articolo 1-bis
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni e
integrazioni, l'onere derivante dalla contrattazione collettiva
nazionale a carico del bilancio dello Stato con apposita norma da
inserire nella legge finanziaria ai sensi dell'articolo 11 della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed
integrazioni. Allo stesso modo sono determinati gli eventuali oneri
aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato per la contrattazione
integrativa delle amministrazioni dello Stato di cui all'articolo 45,
comma 4.
1-bis. Per le altre pubbliche amministrazioni gli oneri derivanti
dalla contrattazione collettiva nazionale sono determinati a carico
dei rispettivi bilanci in coerenza con i medesimi parametri di cui al
comma 1".
3. Al comma 3 dell'articolo 52 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, l'ultimo periodo e' sostituito dal seguente: "Per le
amministrazioni diverse dalle amministrazioni dello Stato e per gli
altri enti cui si applica il presente decreto legislativo,
l'autorizzazione di spesa relativa al rinnovo dei contratti
collettivi e' disposta nelle stesse forme con cui vengono approvati i
bilanci, con distinta indicazione dei mezzi di copertura.".
4. All'articolo 52 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
dopo il comma 5 e' aggiunto il seguente:
" 6. Ferme restando le disposizioni di cui al titolo V del presente
decreto, la Corte dei conti, anche nelle sue articolazioni regionali
di controllo, verifica periodicamente gli andamenti della spesa per
il personale delle pubbliche amministrazioni, utilizzando, per
ciascun comparto, insiemi significativi di amministrazioni. A tal
fine, la Corte dei conti puo' avvalersi, oltre che dei servizi di
controllo interno o nuclei di valutazione, di esperti designati a sua
richiesta da amministrazioni ed enti pubblici".

Art. 15.

1. All'articolo 56, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, all'ultimo periodo sono soppresse le parole: "a
differenze retributive o".

Art. 16.

1. All'articolo 58, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, le parole: "I commi da 7 a 16" sono sostituite dalle
seguenti: "I commi da 7 a 13".

Art. 17.

1. All'articolo 61, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, alla lettera b) le parole: "pari dignita'" sono
sostituite dalle seguenti: "pari opportunita'".
2. All'articolo 61, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, alla lettera c), sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole: ", adottando modalita' organizzative atte a favorirne la
partecipazione, consentendo la conciliazione fra vita professionale e
vita familiare;".
3. Al comma 1 dell'articolo 61 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, e' aggiunta la seguente lettera:
" d) possono finanziare programmi di azioni positive e l'attivita'
dei Comitati pari opportunita' nell'ambito delle proprie
disponibilita' di bilancio".
4. All'articolo 61, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono soppresse le parole da "previo" a "nazionale" e la
parola "Comunita'" e' sostituita dalla parola "Unione".

Art. 18.

1. All'articolo 68, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, nel primo periodo le parole: "l'assunzione al lavoro e",
sono sostituite dalle seguenti: "l'assunzione al lavoro, il
conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la
responsabilita' dirigenziale, nonche' quelle concernenti".

Art. 19.

1. All'articolo 68-bis, comma 1, del dcreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono soppresse le parole: "sospende il giudizio".
2. All'articolo 68-bis, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, sono soppresse le parole: "della motivazione".
3. All'articolo 69, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, le parole: "dalla presentazione della richiesta di
espletamento" sono sostituite dalle seguenti: "dalla promozione".
4. All'articolo 69, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, il primo periodo e' sostituito dal seguente: "Il giudice
che rileva che non e' stato promosso il tentativo di conciliazione
secondo le disposizioni di cui all'articolo 69-bis, commi 2 e 3, o
che la domanda giudiziale e' stata proposta prima della scadenza del
termine di novanta giorni dalla promozione del tentativo sospende il
giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di sessanta giorni
per promuovere il tentativo di conciliazione".
5. All'articolo 69, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, nel terzo periodo, le parole: "i successivi" sono
sostituite dalle seguenti "il termine perentorio di";
6. All'articolo 69, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ove il
processo non sia stato tempestivamente riassunto, il giudice dichiara
d'ufficio l'estinzione del processo con decreto cui si applica la
disposizione di cui all'articolo 308 del codice di procedura civile".
7. All'articolo 69-bis, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, dopo le parole: "si svolge" sono inserite le seguenti:
", con le procedure di cui ai commi seguenti," e, alla fine del primo
periodo e' inserito il seguente: "Le medesime procedure si applicano,
in quanto compatibili, se il tentativo di conciliazione e' promosso
dalla pubblica amministrazione".
8. All'articolo 410, primo comma, del codice di procedura civile,
le parole, da "nella cui circoscrizione" fino a "estinzione del
rapporto", sono sostituite dalle seguenti: "individuata secondo i
criteri di cui all'articolo 413".
9. All'articolo 412-bis, del codice di procedura civile il terzo
comma e' sostituito dal seguente:
"Il giudice ove rilevi che non e' stato promosso il tentativo di
conciliazione ovvero che la domanda giudiziale e' stata presentata
prima dei sessanta giorni dalla promozione del tentativo stesso,
sospende il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di
sessanta giorni per promuovere il tentativo di conciliazione".
10. All'articolo 412-bis, del codice di procedura civile, al quarto
comma, le parole "i successivi" sono sostituite dalle seguenti: "il
termine perentorio di".
11. All'articolo 412-bis, del codice di procedura civile, dopo il
quarto comma e' inserito il seguente:
"Ove il processo non sia stato tempestivamente riassunto, il
giudice dichiara d'ufficio l'estinzione del processo con decreto cui
si applica la disposizione di cui all'articolo 308".
12. La rubrica dell'articolo 412-ter del codice di procedura civile
e' sostituita dalla seguente: "Arbitrato irrituale previsto dai
contratti collettivi".
13. All'articolo 412-ter, primo comma, del codice di procedura
civile, le parole: "nel primo comma dell'articolo 410-bis", sono
sostituite dalle seguenti: "per l'espletamento".
14. All'articolo 412-quater, del codice di procedura civile, il
primo comma e' sostituito:
"Sulle controversie aventi ad oggetto la validita' del lodo
arbitrale decide in unico grado il Tribunale, in funzione del giudice
del lavoro, della circoscrizione in cui e' la sede dell'arbitrato. Il
ricorso e' depositato entro il termine di trenta giorni dalla
notificazione del lodo".
15. All'articolo 412-quater, del codice di procedura civile, il
terzo comma e' soppresso.
16. All'articolo 412-quater, secondo comma, del codice di procedura
civile, le parole da "il lodo" fino a "redatto" sono sostituite dalle
seguenti: ", ovvero se il ricorso e' stato respinto dal Tribunale, il
lodo e' depositato nella cancelleria del Tribunale nella cui
circoscrizione e' la sede dell'arbitrato".
17. All'articolo 417-bis, primo comma, del codice di procedura
civile, le parole da "avvalendosi di" alla fine del comma sono
sostituite dalle seguenti: "avvalendosi direttamente di propri
dipendenti".
18. All'articolo 669-octies, comma quarto, del codice di procedura
civile sono aggiunte in fine le seguenti parole: "o, in caso di
mancata presentazione della richiesta di espletamento del tentativo
di conciliazione, decorsi trenta giorni".

Art. 20.

1. All'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, dopo le parole: "legge 30 dicembre 1986, n. 936" sono
inserite le seguenti: ", decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250".

Art. 21.

1. All'articolo 74, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29, dopo le parole: "successive modificazioni ed
integrazioni" sono inserite le seguenti: "ad eccezione delle
disposizioni di cui agli articoli da 4 a 12, nonche' 15, 19, 21 24 e
25, che, nei limiti di rispettiva applicazione, continuano ad
applicarsi al personale dirigenziale delle carriere previste
dall'articolo 15, comma 1, secondo periodo del presente decreto".

Art. 22.

1. All'articolo 43, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 80, dopo il numero "42", sono aggiunte le parole: ", comma 1".
2. All'articolo 43, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 80, sono inserite dopo le parole: "il decreto del Ministro della
funzione pubblica 27 febbraio 1995, n. 112, e" le seguenti : ", dalla
data di attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 19,".
3. All'articolo 43, comma 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 80, dopo il primo periodo e' aggiunto il seguente: "E' abrogato il
comma 15 dell'articolo 22 della legge 23 dicembre 1994, n. 724".
4. All'articolo 44, comma 7, del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 80, nel primo periodo le parole da ", rispettivamente" a "del
1989" sono sostituite dalle seguenti: "rappresentativi agli effetti
di speciali disposizioni di legge regionale e provinciale o di
attuazione degli statuti".
5. All'articolo 45, comma 8, del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 80, le parole: "30 settembre 1998" sono sostituite dalle seguenti:
"31 dicembre 1998".
6. All'articolo 45 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80,
dopo il comma 22 sono aggiunti i seguenti:
" 23. In tutti i casi, anche se previsti da normative speciali, nei
quali enti pubblici territoriali, enti pubblici non economici o altre
amministrazioni pubbliche, dotate di autonomia finanziaria sono
tenute ad autorizzare la utilizzazione da parte di altre pubbliche
amministrazioni di proprio personale, in posizione di comando, di
fuori ruolo, o in altra analoga posizione, l'amministrazione che
utilizza il personale rimborsa all'amministrazione di appartenenza
l'onere relativo al trattamento fondamentale. La disposizione di cui
al presente comma si applica al personale comandato, fuori ruolo o in
analoga posizione presso l'ARAN a decorrere dalla completa attuazione
del sistema di finanziamento previsto dall'articolo 50, commi 8 e 9,
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, accertata
dall'organismo di coordinamento di cui all'articolo 46, comma 5, del
medesimo decreto.
24. Le disposizioni dell'articolo 20 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, si applicano fino all'entrata in vigore dei
decreti legislativi di cui all'articolo 17, della legge 15 marzo
1997, n. 59.
25. Fino alla entrata in vigore della nuova disciplina derivante
dal contratto collettivo per il comparto scuola, relativo al
quadriennio 1998-2001, continuano ad applicarsi al personale della
scuola le procedure di cui agli articoli 272, 484, 522, 524, 525 e
586 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.".

Art. 23.

1. All'articolo 11, comma 8, del decreto del Presidente della
Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465, dopo la parola "ARAN" sono
inserite le parole: ", sentite l'ANCI e l'UPI".

Art. 24.

1. Le disposizioni di cui all'articolo 28 del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'articolo 10 del presente
decreto si applicano ai concorsi banditi successivamente alla data di
entrata in vigore del presente decreto.
2. I corsi concorsi per i quali siano in atto le prove di esame
proseguono secondo la normativa vigente al momento del bando. Al
concorso da svolgersi presso la Scuola superiore della pubblica
amministrazione - gia' indetto dalla stessa Scuola in data 6 aprile
1998 con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 29
maggio 1998 - 4 serie speciale - si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come
sostituito dall'articolo 10 del presente decreto, ad eccezione dei
requisiti di ammissione che rimangono regolati dalle disposizioni
vigenti al momento del bando.
3. Per i primi due bandi successivi alla data di entrata in vigore
del presente decreto, relativi alla copertura di posti riservati ai
concorsi di cui al comma 2, lettera b) dell'articolo 28 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'articolo 10
del presente decreto, con il regolamento governativo di cui al comma
3, del medesimo articolo e' determinata la quota di posti per i quali
sono ammessi soggetti anche se non in possesso del previsto titolo di
specializzazione.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 29 ottobre 1998

SCALFARO

D'Alema, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Piazza, Ministro per la funzione
pubblica
Ciampi, Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione
economica
Diliberto, Ministro di grazia e
giustizia
Visto, il Guardasigilli: Diliberto

N O T E

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico
delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali delia
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge modificate o alle quali e'
operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
- Si riporta il testo dell'art. 76 della Costituzione:
"Art. 76. - L'esercizio della funzione legislativa non
puo' essere delegato al Governo se non con determinazione
di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti".
- Si riporta il testo dell'art. 87 della Costituzione:
"Art. 87. - Il Presidente della Repubblica e' il Capo
dello Stato e rappresenta l'unita' nazionale.
Puo' inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima
riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di
legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla
Costituzione.
Nomina nei casi previsti dalla legge i funzionari dello
Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici,
ratifica i trattati internazionali, previa, quando
occorra, l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio
supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara
lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Puo' concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica".
- La legge 15 marzo 1997, n. 59, reca: "Delega al
Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle
regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministriva". Si
riporta il testo del relativo art. 11, comma 4:
"4. Anche al fine di conformare le disposizioni
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, alle disposizioni della
presente legge recanti principi e criteri direttivi
per i decreti legislativi da emanarsi ai sensi del presente
capo. ulteriori disposizioni integrative e correttive
al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, possono essere emanate entro
il 31 otttobre 1998. A tal fine il Governo, in sede di
adozione dei decreti legislativi, si attiene ai principi
contenuti negli articoli 97 e 98 della Costituzione, ai
criteri direttivi di cui all'articolo 2 della legge 23
ottobre 1992, n. 421, a partire dal principio della
separazione tra compiti e responsabilita' di direzione
politica e compiti e responsabilita' di direzione delle
amministrazioni, nonche', ad integrazione,
sostituzione o modifica degli stessi ai seguenti principi
e criteri direttivi:
a) completare l'integrazione della disciplina del
lavoro pubblico con quella del lavoro privato e la
conseguente estensione al lavoro pubblico delle
disposizioni del codice civile e delle leggi sui
rapporti di lavoro privato nell'impresa; estendere il
regime di diritto privato del rapporto di lavoro anche ai
dirigenti generali ed equiparati delle amministrazioni
pubbliche, mantenendo ferme le altre esclusione di cui
all'articolo 2, commi 4 e 5, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
b) prevedere per i dirigenti, compresi quelli di cui
alla lettera a), l'istituzione di un ruolo unico
interministeriale presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri, articolato in modo da garantire la
necessaria specificita' tecnica;
c) semplificare e rendere piu' spedite le
procedure di contrattazione collettiva; riordinare e
potenziare l'Agenzia per la rappresentanza negoziale
delle pubbliche amministrazioni (ARAN) cui e' conferita
la rappresentanza negoziale delle amministrazioni
interessate ai fini della sottoscrizione dei contratti
collettivi nazionali, anche consentendo forme di
associazione tra amministrazioni, ai fini
dell'esercizio del potere di indirizzo e direttiva
all'ARAN per i contratti dei rispettivi comparti;
d) prevedere che i decreti legislativi e la
contrattazione possano distinguere la disciplina relativa
ai dirigenti da quella concernente le specifiche tipologie
professionali, fatto salvo quanto previsto per la
dirigenza del ruolo sanitario di cui all'articolo 15,
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
e successive modificazioni, e stabiliscano altresi' una
distinta disciplina per gli altri dipendenti pubblici
che svolgano qualificate attivita' professionali,
implicanti l'iscrizione ad albi, oppure
tenicoscientifiche e di ricerca;
e) garantire a tutte le amministrazioni pubbliche
autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa
nel rispetto dei vincoli di bilancio di ciascuna
amministrazione; prevedere che per ciascun ambito di
contrattazione collettiva le pubbliche amministrazioni,
attraverso loro istanze associative o
rappresentative, possano costituire un comitato di
settore".
- Il D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, reca:
"Razionalizzazione dell'organizzazione delle
amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in
materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2
della legge 23 ottobre 1992, n. 421".
- Il D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, reca: "Nuove
disposizioni in materia di organizzazione e di
rapporto di lavoro nelle amministrazioni pubbliche,
di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di
giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione
dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.
59".
- Si riporta il testo dell'art. 19 della legge n.
59/1997:
"Art. 19. - Sui provvedimenti di attuazione delle
norme previste dal presente capo aventi riflessi
sull'organizzazione del rapporto di lavoro o sulla stato
giuridico dei pubblici dipendenti sono sentite le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative".
Note all'art. 1:
- Il testo dell'art. 3 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 3 (Indirizzo politicoamministrativo.
Funzioni e responsabilita'). - 1. Gli organi di governo
esercitano le funzioni di indirizzo
politicoamministrativo, definendo gli obiettivi ed i
programmi da attuare ed adottando gli altri atti
rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e
verificano la rispondenza dei risultati dell'attivita'
amministrativa e della gestione agli indirizzi
impartiti. Ad essi spettano, in particolare:
a) le decisioni in materia di atti normativi e
l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo
ed applicativo;
b) la definizione di obiettivi, priorita', piani,
programmi e direttive generali per l'azione amministrativa
e per la gestione;
c) la individuazione delle risorse umane,
materiali ed economicofinanziarie da destinare alle
diverse finalita' e la loro ripartizione tra gli uffici di
livello dirigenziale generale;
d) la definizione dei criteri generali in materia
di ausili finanziari a terzi e di determinazione di
tariffe, canoni e analoghi oneri a carico di terzi;
e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi
attribuiti da specifiche disposizioni;
f) le richieste di pareri alle autorita'
amministrative indipendenti ed al Consiglio di Stato;
g) gli altri atti indicati dal presente decreto.
2. Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e
provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli
atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno,
nonche' la gestione finanziaria, tecnica e
amministrativa mediante autonomi poteri di spesa, di
organizzazione delle risorse umane, strumentali e di
controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva
dell'attivita' amministrativa, della gestione e dei
relativi risultati.
3. Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma
2 possono essere derogate soltanto espressamente e ad
opera di specifiche disposizioni legislative.
4. Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice
non siano direttamente o indirettamente espressione di
rappresentanza politica, adeguano i propri ordinamenti
al principio della distinzione tra indirizzo e
controllo, da un lato, e attuazione e gestione
dall'altro".
Note all'art. 2:
- Il testo dell'art. 6 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 6 (Organizzazione e disciplina degli uffici e
dotazioni organiche). - 1. Nelle amministrazioni pubbliche
l'organizzazione e la disciplina degli uffici, nonche' la
consistenza e la variazione delle dotazioni organiche
sono determinate in funzione delle finalita' indicate
all'articolo 1, comma 1, previa verifica degli effettivi
fabbisogni e previa consultazione delle organizzazioni
sindacali rappresentative ai sensi dell'articolo
10. Le amministrazioni pubbliche curano l'ottimale
distribuzione delle risorse umane attraverso la
coordinata attuazione dei processi di mobilita' e di
reclutamento del personale.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, si applica l'articolo 17, comma
4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. La
distribuzione del personale dei diversi livelli o
qualifiche previsti dalla dotazione organica puo' essere
modificata con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro competente di
concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, ove comporti riduzioni di
spesa o comunque non incrementi la spesa complessiva
riferita al personale effettivamente in servizio al 31
dicembre dell'anno precedente.
3. Per la ridefinizione degli uffici e delle dotazioni
organiche si procede periodicamente e comunque a scadenza
triennale, nonche' ove risulti necessario a seguito di
riordino, fusione, trasformazione o trasferimento di
funzioni. Ogni amministrazione procede adottando gli atti
previsti dal proprio ordinamento.
4 . Le variazioni delle dotazioni organiche gia'
determinate sono approvate dall'organo di vertice delle
amministrazioni in coerenza con la programmazione
triennale del fabbisogno di personale di cui all'articolo
39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e con gli
strumenti di programmazione economicofinanziaria
pluriennale. Per le amministrazioni dello Stato, la
programmazione triennale e fabbisogno di personale e'
deliberata dal Consiglio dei Ministri e le variazioni delle
dotazioni organiche sono determinate ai sensi dell'articolo
17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
5. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il
Ministero degli affari esteri, nonche' per le
amministrazioni che esercitano competenze istituzionali
in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di
polizia e di giustizia, sono fatte salve le particolari
disposizioni dettate dalle normative di settore.
L'articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503, relativamente al personale appartenente alle
Forze di polizia ad ordinamento civile, si interpreta nel
senso che al predetto personale non si applica
l'articolo 16 dello stesso decreto. Restano salve le
disposizioni vigenti per la determinazione delle piante
organiche del personale degli istituti e scuole di ogni
ordine e grado e delle istituzioni educative. Le
attribuzioni del Ministero dell'universita' e della
ricerca scientifica e tecnologica relative a tutto il
personale tecnico e amministrativo universitario,
compresi i dirigenti, sono devolute all'universita' di
appartenenza. Parimenti sono attribuite agli osservatori
astronomici, astrofisici e vesuviano tutte le
attribuzioni del Ministero dell'universita' e della
ricerca scientifica e tecnologica in materia di
personale, ad eccezione di quelle relative al reclutamento
del personale di ricerca.
6. Le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli
adempimenti di cui al presente articolo e a quelli
previsti dall'articolo 31 non possono assumere nuovo
personale, compreso quello appartenente alle categorie
protette".
- La legge 23 agosto 1988, n. 400, reca: "Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri". Si riporta il
testo del relativo art. 17, comma 4-bis.
"4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici dei
Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati ai
sensi del comma 2, su proposta del Ministro competente
d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e
con il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi
posti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni, con i contenuti e con
l'osservanza dei criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione con
i Ministri ed i sottosegretari di Stato, stabilendo
che tali uffici hanno esclusive competenze di supporto
dell'organo di direzione politica e di raccordo tra questo
e l'amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale
generale, centrali e periferici, mediante
diversificazione tra strutture con funzioni finali e con
funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni
omogenee e secondo criteri di flessibilita' eliminando
le duplicazioni funzionali;
c) previsione di strumenti di verifica
periodica dell'organizzazione e dei risultati;
d) indicazione e revisione periodica della consistenza
delle piante organiche;
e) previsione di decreti ministeriali di natura non
regolamentare per la definizione dei compiti delle unita
dirigenziali nell'ambito degli uffici dirigenziali
generali".
Note all'art. 3:
- Il testo dell'art. 7 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 7 (Gestione delle risorse umane). - 1. Le
amministrazioni pubbliche garantiscono parita' e pari
opportunita' tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed
il trattamento sul lavoro.
2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la
liberta' di insegnamento e l'autonomia
professionale nello svolgimento dell'attivita'
didattica, scientifica e di ricerca.
3. Le amministrazioni pubbliche individuano criteri
certi di priorita' nell'impiego flessibile del personale,
purche' compatibile con l'organizzazione degli uffici e
del lavoro, a favore dei dipendenti in situazioni di
svantaggio personale, sociale e familiare e dei dipendenti
impegnati in attivita' di volontariato ai sensi della
legge 11 agosto 1991, n. 266.
4. Le amministrazioni pubbliche curano la
formazione e l'aggiornamento del personale, ivi
compreso quello con qualifiche dirigenziali, garantendo
altresi' l'adeguamento dei programmi formativi, al
fine di contribuire allo sviluppo della cultura in
genere della pubblica amministrazione.
5. Le amministrazioni pubbliche non possono erogare
trattamenti economici accessori che non
corrispondano alle prestazioni effettivamente rese.
6. Per esigenze cui non possono far fronte con
personale in servizio, le amministrazioni pubbliche
possono conferire incarichi individuali ad esperti
di provata competenza, determinando preventivamente
durata, luogo, oggetto e compenso della
collaborazione".
Note all'art. 4:
- Il testo dell'art. 16 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 16 (Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali
generali). - 1. I dirigenti di uffici dirigenziali
generali, comunque denominati, nell'ambito di quanto
stabilito dall'articolo 3 esercitano, fra gli altri, i
seguenti compiti e poteri:
a) formulano proposte ed esprimono pareri al
Ministro, nelle materie di sua competenza;
b) curano l'attuazione dei piani, programmi e
direttive generali definite dal Ministro e attribuiscono ai
dirigenti gli incarichi e la responsabilita' di specifici
progetti e gestioni; definiscono gli obiettivi che i
dirigenti devono perseguire e attribuiscono le
conseguenti risorse umane, finanziarie e materiali;
c) adottano gli atti relativi all'organizzazione degli
uffici di livello dirigenziale non generale;
d) adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi ed
esercitano i poteri di spesa e quelli di acquisizione
delle entrate rientranti nella competenza dei propri
uffici, salvo quelli delegati ai dirigenti;
e) dirigono, coordinano e controllano l'attivita' dei
dirigenti e dei responsabili dei procedimenti
amministrativi, anche con potere sostitutivo in caso di
inerzia, e propongono l'adozione, nei confronti dei
dirigenti, delle misure previste dall'articolo 21;
f) promuovono e resistono alle liti ed hanno il
potere di conciliare e di transigere, fermo
restando quanto disposto dall'articolo 12, comma 1,
della legge 3 aprile 1979, n. 103;
g) richiedono direttamente pareri agli organi
consultivi dell'amministrazione e rispondono ai
rilievi degli organi di controllo sugli atti di
competenza;
h) svolgono le attivita' di organizzazione e gestione del
personale e di gestione dei rapporti sindacali e di lavoro;
i) decidono sui ricorsi gerarchici contro gli
atti e i provvedimenti amministrativi non definitivi dei
dirigenti;
l) curano i rapporti con gli uffici dell'Unione
europea e degli organismi internazionali nelle materie
di competenza secondo le specifiche direttive
dell'organo di direzione politica, sempreche' tali
rapporti non siano espressamente affidati ad apposito
ufficio o organo.
2. I dirigenti di uffici dirigenziali generali
riferiscono al Ministro sull'attivita' da essi svolta
correntemente e in tutti i casi in cui il Ministro lo
richieda o lo ritenga opportuno.
3. L'esercizio dei compiti e dei poteri di cui al
comma 1 puo' essere conferito anche a dirigenti preposti a
strutture organizzative comuni a piu' amministrazioni
pubbliche, ovvero alla attuazione di particolari
programmi, progetti e gestioni.
4. Gli atti e i provvedimenti adottati dai dirigenti
preposti al vertice dell'amministrazione e dai dirigenti
di uffici dirigenziali generali di cui al presente
articolo non sono suscettibili di ricorso gerarchico.
5. Gli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche al
cui vertice e' preposto un segretario generale, capo
dipartimento o altro dirigente comunque denominato,
con funzione di coordinamento di uffici dirigenziali di
livello generale, ne definiscono i compiti ed i poteri".
- La legge 3 aprile 1979, n. 103, reca: "Modifiche
dell'ordinamento dell'Avvocatura generale dello Stato".
Si riporta il testo del relativo art. 12, comma 1:
"Art. 12. - Le divergenze che insorgono tra il
competente ufficio dell'Avvocatura dello Stato e le
amministrazioni interessate, circa l'instaurazione di un
giudizio o la resistenza nel medesimo, sono risolte dal
Ministro competente con determinazione non delegabile".
Note all'art. 5:
- Il testo dell'art. 19 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). -
1. Per il conferimento di ciascun incarico di funzione
dirigenziale e per il passaggio ad incarichi di funzioni
dirigenziali diverse, si tiene conto della natura e
delle caratteristiche dei programmi da realizzare,
delle attitudini e della capacita' professionale del
singolo dirigente, anche in relazione ai risultati
conseguiti in precedenza, applicando di norma il
criterio della rotazione degli incarichi. Al
conferimento degli incarichi e al passaggio ad
incarichi diversi non si applica l'articolo 2103 del codice
civile.
2. Tutti gli incarichi di direzione degli
uffici delle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, sono conferiti a tempo determinato,
secondo le disposizioni del presente articolo. Gli
incarichi hanno durata non inferiore a due anni e non
superiore a sette anni, con facolta' di rinnovo. Sono
definiti contrattualmente, per ciascun incarico,
l'oggetto, gli obiettivi da conseguire, la durata
dell'incarico, salvi i casi di revoca di cui all'articolo
21, nonche' il corrispondente trattamento economico.
Quest'ultimo e' regolato ai sensi dell'articolo 24 ed ha
carattere onnicomprensivo.
3. Gli incarichi di Segretario generale di ministeri, gli
incarichi di direzione di strutture articolate al loro
interno in uffici dirigenziali generali e quelli di
livello equivalente sono conferiti con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
competente, a dirigenti della prima fascia del ruolo
unico di cui all'articolo 23 o, con contratto a tempo
determinato, a persone in possesso delle specifiche
qualita' professionali richieste dal comma 6.
4. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello
dirigenziale generale sono conferiti con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro competente, a dirigenti della prima fascia del
ruolo unico di cui all'articolo 23 o, in misura non
superiore ad un terzo, a dirigenti del medesimo ruolo
unico ovvero, con contratto a tempo determinato, a
persone in possesso delle specifiche qualita'
professionali richieste dal comma 6.
5. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello
dirigenziale sono conferiti dal dirigente dell'ufficio
di livello dirigenziale generale, ai dirigenti
assegnati al suo ufficio ai sensi dell'articolo 3,
comma 1, lettera c).
6. Gli incarichi di cui ai commi precedenti
possono essere conferiti con contratto a tempo
determinato, e con le medesime procedure, entro il
limite del 5 per cento dei dirigenti appartenenti alla
prima fascia del ruolo unico e del 5 per cento di
quelli appartenenti alla seconda fascia, a persone
di particolare e comprovata qualificazione professionale,
che abbiano svolto attivita' in organismi ed enti pubblici
o privati o aziende pubbliche e private con esperienza
acquisita per almeno un quinquennio in funzioni
dirigenziali, o che abbiano conseguito una
particolare specializzazione professionale, culturale e
scientifica desumibile dalla formazione universitaria e
postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche o da
concrete esperienze di lavoro, o provenienti dai settori
della ricerca, della docenza universitaria, delle
magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello
Stato. Il trattamento economico puo' essere integrato
da una indennita' commisurata alla specifica
qualificazione professionale, tenendo conto della
temporaneita' del rapporto e delle condizioni di mercato
relative alle specifiche competenze professionali. Per il
periodo di durata del contratto, i dipendenti di pubbliche
amministrazioni sono collocati in aspettativa senza
assegni, con riconoscimento dell'anzianita' di
servizio.
7. Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali
di cui ai commi precedenti sono revocati nelle ipotesi
di responsabilita' dirigenziale per inosservanza delle
direttive generali e per i risultati negativi
dell'attivita' amministrativa e della gestione,
disciplinate dall'articolo 21, ovvero nel caso di
risoluzione consensuale del contratto individuale di cui al
comma 2 dell'articolo 24.
8. Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali
di cui al comma 3 possono essere confermati, revocati,
modificati o rinnovati entro novanta giorni dal voto sulla
fiducia al Governo. Decorso tale termine, gli incarichi per
i quali non si sia provveduto si intendono confermati fino
alla loro naturale scadenza.
9. Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 e' data
comunicazione al Senato della Repubblica ed alla Camera
dei deputati, allegando una scheda relativa ai titoli
ed alle esperienze professionali dei soggetti prescelti.
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la titolarita'
di uffici dirigenziali svolgono, su richiesta degli
organi di vertice delle amministrazioni che ne abbiano
interesse, funzioni ispettive, di consulenza, studio e
ricerca o altri incarichi specifici previsti
dall'ordinamento. Le modalita' per l'utilizzazione dei
predetti dirigenti sono stabilite con il regolamento di
cui all'articolo 23, comma 3.
11. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il
Ministero degli affari esteri nonche' per le
amministrazioni che esercitano competenze in materia di
difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia,
la ripartizione delle attribuzioni tra livelli
dirigenziali differenti e' demandata ai rispettivi
ordinamenti.
12. Per il personale di cui all'articolo 2,
comma 4, il conferimento degli incarichi di funzioni
dirigenziali continuera' ad essere regolato secondo i
rispettivi ordinamenti di settore".
- Si riporta il testo dell'art. 2103 del codice civile:
"Art. 2103 (Prestazione del lavoro). - Il prestatore di
lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali e'
stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria
superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a
mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte,
senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso
di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha
diritto al trattamento corrispondente all'attivita'
svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove
la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di
lavoratore assente con diritto alla conservazione del
posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi,
e comunque non superiore a tre mesi. Egli non puo'
essere trasferito da una unita' produttiva ad un'altra se
non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e
produttive.
Ogni patto contrario e' nullo".
- Per il testo dell'art. 21 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, si vedano le note all'art.
7.
- Per il testo dell'art. 24 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, si vedano le note all'art.
9.
Note all'art. 6:
- Si riporta il testo dell'art. 20 del D.Lgs. n.
29/1993, la cui rubrica viene modificata dal presente
decreto:
"Art. 20 (Verifica dei risultati). - 1. I dirigenti
generali ed i dirigenti sono responsabili del risultato
dell'attivita' svolta dagli uffici ai quali sono preposti,
della realizzazione dei programmi e dei progetti loro
affidati in relazione agli obiettivi dei rendimenti e dei
risultati della gestione finanziaria, tecnica ed
amministrativa, incluse le decisioni organizzative e di
gestione del personale. All'inizio di ogni anno, i
dirigenti presentano al direttore generale, e
questi al Ministro, una relazione sull'attivita'
svolta nell'anno precedente.
2. Nelle amministrazioni pubbliche, ove gia' non
esistano, sono istituiti servizi di controllo interno, o
nuclei di valutazione, con il compito di verificare,
mediante valutazioni comparative dei costi e dei
rendimenti, la realizzazione degli obiettivi, la corretta
ed economica gestione delle risorse pubbliche,
l'imparzialita' ed il buon andamento dell'azione
amministrativa. I servizi o nuclei determinano almeno
annualmente, anche su indicazione degli organi di vertice,
i parametri di riferimento del controllo.
3. Gli uffici di cui al comma 2 operano in posizione di
autonomia e rispondono esclusivamente agli organi di
direzione politica. Ad essi e' attribuito, nell'ambito
delle dotazioni organiche vigenti, un apposito
contingente di personale. Puo' essere utilizzato anche
personale gia' collocato fuori ruolo. Per motivate
esigenze, le amministrazioni pubbliche possono altresi
avvalersi di consulenti esterni, esperti in tecniche di
valutazione e nel controllo di gestione.
4. I nuclei di valutazione, ove istituiti, sono
composti da dirigenti generali e da esperti anche
esterni alle amministrazioni. In casi di particolare
complessita', il Presidente del Consiglio puo' stipulare,
anche cumulativamente per piu' amministrazioni,
convenzioni apposite con soggetti pubblici o privati
particolarmente qualificati.
5. I servizi e nuclei hanno accesso ai documenti
amministrativi e possono richiedere, oralmente o per
iscritto, informazioni agli uffici pubblici. Riferiscono
trimestralmente sui risultati della loro attivita' agli
organi generali di direzione. Gli uffici di controllo
interno delle amministrazioni territoriali e periferiche
riferiscono altresi ai comitati di cui al comma 6.
6. I comitati provinciali delle pubbliche
amministrazioni e i comitati metropolitani di cui
all'articolo 18 del decreto-legge 24 novembre 1990, n.
344, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 gennaio
1991, n. 21, e al decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 10 giugno 1992, si avvalgono degli uffici
di controllo interno delle amministrazioni territoriali e
periferiche.
7. All'istituzione degli uffici di cui al comma 2 si
provvede con regolamenti delle singole amministrazioni
da emanarsi entro il 1 febbraio 1994. E' consentito
avvalersi, sulla base di apposite convenzioni, di uffici
gia' istituiti in altre amministrazioni.
8. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri
e per le amministrazioni che esercitano competenze in
materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e
di giustizia, le operazioni di cui al comma 2 sono
effettuate dal Ministro per i dirigenti e dal Consiglio
dei Ministri per i dirigenti generali. I termini e le
modalita' di attuazione del procedimento di verifica dei
risultati da parte del Ministro competente e del
Consiglio dei Ministri sono stabiliti rispettivamente con
regolamento ministeriale e con decreto del Presidente
della Repubblica da adottarsi entro sei mesi, ai sensi
dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400".
Note all'art. 7:
- Il testo dell'art. 21 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 21 (Responsabilita' dirigenziale). - 1. I
risultati negativi dell'attivita' amministrativa e
della gestione o il mancato raggiungimento degli
obiettivi, valutati con i sistemi e le garanzie
determinati con i decreti legislativi di cui all'articolo
17 della legge 15 marzo 1997, n. 59, comportano per il
dirigente interessato la revoca dell'incarico, adottata
con le procedure previste dall'articolo 19, e la
destinazione ad altro incarico, anche tra quelli di
cui all'articolo 19, comma 10, presso la medesima
amministrazione ovvero presso altra amministrazione che
vi abbia interesse.
2. Nel caso di grave inosservanza delle direttive
impartite dall'organo competente o di ripetuta valutazione
negativa, ai sensi del comma 1, il dirigente, previa
contestazione e contraddittorio, puo' essere escluso
dal conferimento di ulteriori incarichi di livello
dirigenziale corrispondente a quello revocato, per un
periodo non inferiore a due anni. Nei casi di
maggiore gravita', l'amministrazione puo' recedere dal
rapporto di lavoro, secondo le disposizioni del codice
civile e dei contratti collettivi.
3. I provvedimenti di cui al comma 2 sono adottati
previo conforme parere di un comitato di garanti, i cui
componenti sono nominati con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Il comitato e' presieduto da un
magistrato della Corte dei conti, con esperienza nel
controllo di gestione, designato dal Presidente della
Corte dei conti; di esso fanno parte un dirigente della
prima fascia del ruolo unico di cui all'articolo 23, eletto
dai dirigenti del medesimo ruolo con le modalita'
stabilite dal regolamento di cui al comma 3 del
medesimo articolo e collocato fuori ruolo per la durata
del mandato, e un esperto scelto dal Presidente del
Consiglio dei Ministri, tra soggetti con specifica
qualificazione ed esperienza nei settori
dell'organizzazione amministrativa e del lavoro pubblico.
Il parere viene reso entro trenta giorni dalla richiesta;
decorso inutilmente tale termine si prescinde dal parere.
Il comitato dura in carica tre anni. L'incarico non e'
rinnovabile.
4. In attesa dell'emanazione dei decreti
legislativi di cui all'articolo 17 della legge 15 marzo
1997, n. 59, ai fini di cui al presente articolo la
valutazione dei risultati negativi viene effettuata
nelle forme previste dall'articolo 20.
5. Restano ferme le disposizioni vigenti per il
personale delle qualifiche dirigenziali delle Forze di
polizia, delle carriere diplomatica e prefettizia e delle
Forze armate".
Nota all'art. 8:
- Il testo dell'art. 23 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 23 (Ruolo unico dei dirigenti). - 1. E' istituito,
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il ruolo
unico dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato,
anche ad ordinamento autonomo, articolato in due fasce.
La distinzione in fasce ha rilievo agli effetti del
trattamento economico e, limitatamente a quanto previsto
dall'articolo 19, ai fini del conferimento degli
incarichi di dirigenza generale.
2. Nella prima fascia del ruolo unico sono inseriti
in sede di prima applicazione del presente decreto i
dirigenti generali in servizio all'entrata in vigore del
regolamento di cui al comma 3 e, successivamente, i
dirigenti della seconda fascia che abbiano ricoperto
incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali ai
sensi dell'articolo 19 per un tempo pari ad almeno a
cinque anni, senza essere incorsi nelle misure previste
dall'articolo 21, comma 2, per le ipotesi di
responsabilita' dirigenziale. Nella seconda fascia sono
inseriti gli altri dirigenti in servizio alla medesima
data e i dirigenti reclutati attraverso i meccanismi
di accesso di cui all'articolo 28.
3. Con regolamento da emanare, entro il 31 luglio 1998,
ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto
1988, n. 400, sono disciplinate le modalita' di
costituzione e tenuta del ruolo unico, articolato in modo
da garantire la necessaria specificita' tecnica. Il
regolamento disciplina altresi' le modalita' di
elezione del componente del comitato di garanti di cui
all'articolo 21, comma 3. Il regolamento disciplina
inoltre le procedure, anche di carattere finanziario,
per la gestione del personale dirigenziale collocato
presso il ruolo unico e le opportune forme di
collegamento con le altre amministrazioni interessate.
4. La Presidenza del Consiglio dei Ministri cura una
banca dati informatica contenente i dati curricolari e
professionali di ciascun dirigente, al fine di
promuovere la mobilita' e l'interscambio professionale
degli stessi fra amministrazioni statali,
amministrazioni centrali e locali, organismi ed enti
internazionali e dell'Unione europea".
Note all'art. 9:
- Il testo dell'art. 24 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 24 (Trattamento economico). - La retribuzione del
personale con qualifica di dirigente e' determinata dai
contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo
che il trattamento economico accessorio sia correlato
alle funzioni attribuite e alle connesse responsabilita'.
La graduazione delle funzioni e responsabilita' ai fini
del trattamento accessorio e' definita, ai sensi
dell'articolo 3, con decreto ministeriale per le
amministrazioni dello Stato e con provvedimenti dei
rispettivi organi di Governo per le altre
amministrazioni o enti, ferma restando comunque
l'osservanza dei criteri e dei limiti delle
compatibilita' finanziarie fissate dal Presidente del
Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
2. Per gli incarichi di uffici dirigenziali di livello
generale ai sensi dei commi 3 e 4 dell'articolo 19, con
contratto individuale e' stabilito il trattamento
economico fondamentale, assumendo come parametri di
base i valori economici massimi contemplati dai
contratti collettivi per le aree dirigenziali, e sono
determinati gli istituti del trattamento economico
accessorio, collegato al livello di responsabilita'
attribuito con l'incarico di funzione ed ai risultati
conseguiti nell'attivita' amministrativa e di gestione, ed
i relativi importi.
3. Il trattamento economico determinato ai sensi dei
commi 1 e 2 remunera tutte le funzioni ed i compiti
attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal
presente decreto, nonche' qualsiasi incarico ad essi
conferito in ragione del loro ufficio o comunque
conferito dall'amministrazione presso cui prestano
servizio o su designazione della stessa; i compensi
dovuti dai terzi sono corrisposti direttamente alla
medesima amministrazione e confluiscono nelle risorse
destinate al trattamento economico accessorio della
dirigenza.
4. Per il restante personale con qualifica
dirigenziale indicato dal comma 4 dell'articolo 2, la
retribuzione e' determinata ai sensi dei commi 5 e 7
dell'articolo 2 della legge 6 marzo 1992, n. 216.
5. Il bilancio triennale e le relative leggi
finanziarie, nell'ambito delle risorse da destinare ai
miglioramenti economici delle categorie di personale di
cui all'articolo 2, commi 4 e 5, indicano le somme da
destinare, in caso di perequazione, al riequilibrio
del trattamento economico del restante personale
dirigente civile e militare non contrattualizzato con il
trattamento previsto dai contratti collettivi nazionali
per i dirigenti del comparto ministeri, tenendo
conto dei rispettivi trattamenti economici complessivi
e degli incrementi comunque determinatisi a partire dal
febbraio 1993, e secondo i criteri indicati nell'articolo
1, comma 2, della legge 2 ottobre 1997, n. 334.
6. I fondi per la perequazione di cui all'articolo 2
della legge 2 ottobre 1997, n. 334, destinati al personale
di cui all'articolo 2, comma 5, sono assegnati alle
universita' e da queste utilizzati per l'incentivazione
dell'impegno didattico dei professori e ricercatori
universitari, con particolare riferimento al
sostegno dell'innovazione didattica, delle attivita'
di orientamento e tutorato, della diversificazione
dell'offerta formativa. Le universita' possono
destinare allo stesso scopo propri fondi, utilizzando
anche le somme attualmente stanziate per il pagamento
delle supplenze e degli affidamenti. L'incentivazione, a
valere sui fondi di cui all'articolo 2 della predetta
legge n. 334 del 1997, e' erogata come assegno aggiuntivo
pensionabile.
7. I compensi spettanti in base a norme speciali ai
dirigenti del ruolo unico o equiparati sono assorbiti
nel trattamento economico attribuito ai sensi dei commi
precedenti.
8. Ai fini della determinazione del trattamento
economico accessorio le risorse che si rendono disponibili
ai sensi del comma 7 confluiscono in appositi fondi
istituiti presso ciascuna amministrazione, unitamente
agli altri compensi derivanti dal presente articolo.
9. Una quota pari al 10 per cento delle risorse di
ciascun fondo confluisce in un apposito fondo costituito
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le
predette quote sono ridistribuite tra i fondi di cui al
comma 8, secondo criteri diretti ad armonizzare la
quantita' di risorse disponibili".
Note all'art. 10:
- Si riporta il testo dell'art. 28 del D.Lgs. n.
29/1993, come vigente prima della sostituzione operata dal
presente decreto:
"Art. 28 (Accesso alla qualifica di dirigente). - 1.
L'accesso alla qualifica di dirigente nelle
amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo,
comprese le istituzioni universitarie, e negli enti
pubblici non economici, ad eccezione del personale con
qualifica di ricercatore e tecnologo delle istituzioni e
degli enti di ricerca e sperimentazione, avviene per
concorso per esami indetto dalle singole
amministrazioni, ovvero per corsoconcorso selettivo
di formazione presso la Scuola superiore della pubblica
amministrazione. L'accesso alle qualifiche dirigenziali
relative a professionalita' tecniche avviene
esclusivamente tramite concorso per esami indetto dalle
singole amministrazioni.
2. Al concorso per esami possono essere ammessi i
dipendenti di ruolo delle amministrazioni di cui al comma
1, provenienti dall'ex carriera direttiva, ovvero in
possesso, a seguito di concorso per esami o per titoli ed
esami, di qualifiche funzionali corrispondenti, che abbiano
compiuto almeno cinque anni di servizio effettivo nella
qualifica. In ambedue i casi e' necessario il possesso del
diploma di laurea. Possono essere altresi' ammessi
soggetti in possesso della qualifica di dirigente in
strutture pubbliche o private, che siano muniti del
prescritto titolo di studio.
3. Al corso concorso selettivo di formazione
possono essere ammessi, in numero maggiorato, rispetto ai
posti disponibili, di una percentuale da stabilirsi tra il
25 e il 50 per cento, candidati in possesso del diploma di
laurea e di eta' non superiore a trentacinque anni. Per i
dipendenti di ruolo di cui al comma 2 il limite di eta'
e' elevato a quarantacinque anni.
4. Il corso ha la durata massima di due anni ed e'
seguito, previo superamento di un esameconcorso
intermedio, da un semestre di applicazione presso
amministrazioni pubbliche o private, nonche' presso le
amministrazioni di destinazione. Al periodo di applicazione
sono ammessi i candidati in numero pari ai posti messi a
concorso. Al termine, i candidati sono sottoposti ad un
esame concorso finale.
5. Ai partecipanti al corso ed al periodo di
applicazione e' corrisposta una borsa di studio a carico
della Scuola superiore della pubblica amministrazione.
Gli oneri per le borse di studio, corrisposte ai
partecipanti ai corsi per l'accesso alla dirigenza delle
amministrazioni non statali, sono da queste rimborsate
alla Scuola superiore.
6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri sono definiti, per entrambe le modalita' di
accesso:
a) le percentuali, sul complesso dei posti di
dirigente disponibili, riservate al concorso per esami
e, in misura non inferiore al trenta per cento, al
corsoconcorso;
b) la percentuale di posti da riservare al personale
di ciascuna amministrazione che indice i concorsi in esame;
c) i criteri per la composizione e la nomina delle
commissioni esaminatrici;
d) le modalita' di svolgimento delle selezioni;
e) il numero e l'ammontare delle borse di studio per i
partecipanti al corsoconcorso e le relative modalita' di
rimborso di cui al comma 5.
7. Le amministrazioni di cui al comma 1 comunicano
annualmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Dipartimento della funzione pubblica, il numero dei posti
disponibili riservati alla selezione mediante
corsoconcorso.
8. Restano ferme le vigenti disposizioni in materia di
accesso alle qualifiche dirigenziali delle carriere
diplomatica e prefettizia, delle Forze di polizia, delle
Forze armate e dei Vigili del fuoco.
9. Nella prima applicazione del presente decreto e,
comunque, non oltre tre anni dalla data della sua entrata
in vigore, la meta' dei posti della qualifica di
dirigente conferibili mediante il concorso per esami di
cui al comma 2 e' attribuita attraverso concorso per
titoli di servizio professionali e di cultura integrato da
colloquio. Al concorso sono ammessi a partecipare i
dipendenti in possesso di diploma di laurea, provenienti
dalla ex carriera direttiva della stessa amministrazione
od ente, ovvero assunti tramite concorso per esami in
qualifiche corrispondenti, e che abbiano maturato
un'anzianita' di nove anni di effettivo servizio nella
predetta carriera o qualifica. Il decreto di cui al
comma 6 definisce i criteri per la composizione delle
commissioni esaminatrici e per la e valutazione dei titoli,
prevedendo una valutazione preferenziale dei titoli di
servizio del personale che appartenga alle qualifiche ad
esaurimento di cui agli articoli 60 e 61 del decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, e 15
della legge 9 marzo 1989, n. 88. Per lo stesso
periodo, al personale del Ministero dell'interno non
compreso tra quello indicato nel comma 4
dell'articolo 2, continua ad applicarsi l'articolo
1-bis del decreto-legge 19 dicembre 1984, n.
858, convertito, con modificazioni, dalla legge 17
febbraio 1985, n. 19".
- La legge 23 dicembre 1997, n. 449, reca:
"Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica".
Si riporta il testo del relativo art. 39:
"Art. 39 (Disposizioni in materia di assunzioni di
personale delle amministrazioni pubbliche e misure
di potenziamento e di incentivazione del parttime) -
1. Al fine di assicurare le esigenze di funzionalita' e
di ottimizzare le risorse per il migliore
funzionamento dei servizi compatibilmente con le
disponibilita' finanziarie e di bilancio, gli
organi di vertice delle amministrazioni pubbliche
sono tenuti alla programmazione triennale del fabbisogno
di personale, comprensivo delle unita' di cui alla legge
2 aprile 1968, n. 482.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, fatto salvo quanto previsto per il
personale della scuola dall'articolo 40, il numero
complessivo dei dipendenti in servizio e' valutato su basi
statistiche omogenee, secondo criteri e parametri
stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica. Per
l'anno 1998, il predetto decreto e' emanato entro il 31
gennaio dello stesso anno, con l'obiettivo della riduzione
complessiva del personale in servizio alla data del 31
dicembre 1998, in misura non inferiore all'1 per cento
rispetto al numero delle unita' in servizio al 31 dicembre
1997. Per l'anno 1999, viene assicurata un'ulteriore
riduzione complessiva del personale in servizio alla data
del 31 dicembre 1999 in misura non inferiore allo 0,5 per
cento rispetto al numero delle unita' in servizio al
31 dicembre 1998.
3. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro per la funzione pubblica e del Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
delibera trimestralmente il numero delle assunzioni delle
singole amministrazioni di cui al comma 2 sulla base di
criteri di priorita' che assicurino in ogni caso le
esigenze della giustizia e il pieno adempimento dei
compiti di sicurezza pubblica affidati alle Forze di
polizia e ai Vigili del fuoco, nell'osservanza di quanto
disposto dai commi 1 e 2. In sede di prima applicazione,
tra i criteri si tiene conto delle procedure concorsuali
avviate alla data del 27 settembre 1997, nonche' di quanto
previsto dai commi 23 e 24 del presente articolo e dal
comma 4 dell'articolo 42. Le assunzioni sono
subordinate alla indisponibilita' di personale da
trasferire secondo procedure di mobilita' attuate anche
in deroga alle disposizioni vigenti, fermi restando i
criteri generali indicati dall'articolo 35 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni. Le disposizioni del presente articolo si
applicano anche alle assunzioni previste da norme
speciali o derogatorie.
4. Nell'ambito della programmazione di cui ai commi da
1 a 3, si procede comunque all'assunzione di 3.800 unita'
di personale, secondo le modalita' di cui ai commi da 5 a
15.
5. Per il potenziamento delle attivita' di
controllo dell'amministrazione finanziaria si provvede
con i criteri e le modalita' di cui al comma 8
all'assunzione di 2.400 unita' di personale.
6. Al fine di potenziare la vigilanza in materia di
lavoro e previdenza, si provvede altresi'
all'assunzione di 300 unita' di personale destinate al
servizio ispettivo delle Direzioni provinciali e regionali
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e di
300 unita' di personale destinate all'attivita'
dell'Istituto nazionale della previdenza sociale; il
predetto Istituto provvede a destinare un numero non
inferiore di unita' al Servizio ispettivo.
7. Con regolamento da emanare su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro del
lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, previo parere delle
competenti Commissioni parlamentari, ai sensi
dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, sono indicati i criteri e le modalita', nonche' i
processi formativi, per disciplinare il passaggio, in
ambito regionale, del personale delle amministrazioni
dello Stato, anche in deroga alla normativa vigente in
materia di mobilita' volontaria o concordata, al
servizio ispettivo delle Direzioni regionali e
provinciali del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale.
8. Le assunzioni sono effettuate con i seguenti
criteri e modalita':
a) i concorsi sono espletati su base
circoscrizionale corrispondente ai territori regionali
ovvero provinciali, per la provincia autonoma di
Trento, o compartimentale, in relazione
all'articolazione periferica dei dipartimenti del
Ministero delle finanze;
b) il numero dei posti da mettere a concorso
nella settima qualifica funzionale in ciascuna
circoscrizione territoriale e' determinato sulla base
della somma delle effettive vacanze di organico
riscontrabili negli uffici aventi sede nella
circoscrizione territoriale medesima, fatta eccezione
per quelli ricompresi nel territorio della provincia
autonoma di Bolzano, con riferimento ai profili
professionali di settima, ottava e nona qualifica
funzionale, ferma restando, per le ultime due qualifiche,
la disponibilita' dei posti vacanti. Per il profilo
professionale di ingegnere direttore la determinazione dei
posti da mettere a concorso viene effettuata con le
stesse modalita', avendo a riferimento il profilo
professionale medesimo e quello di ingegnere direttore
coordinatore appartenente alla nona qualifica funzionale;
c) i concorsi consistono in una prova attitudinale
basata su una serie di quesiti a risposta multipla
mirati all'accertamento del grado di cultura generale e
specifica, nonche' delle attitudini ad acquisire le
professionalita' specialistiche nei settori giuridico,
tecnico, informatico, contabile, economico e
finanziario, per svolgere le funzioni del
corrispondente profilo professionale. I candidati che
hanno superato positivamente la prova attitudinale sono
ammessi a sostenere un colloquio interdisciplinare;
d) la prova attitudinale deve svolgersi esclusivamente
nell'ambito di ciascuna delle circoscrizioni territoriali;
e) ciascun candidato puo' partecipare ad una sola
procedura concorsuale.
9. Per le graduatorie dei concorsi si applicano le
disposizioni dell'articolo 11, commi settimo e ottavo,
della legge 4 agosto 1975, n. 397, in materia di
graduatoria unica nazionale, quelle dell'articolo 10,
ultimo comma, della stessa legge, con esclusione di
qualsiasi effetto economico, nonche' quelle di cui al
comma 2 dell'articolo 43, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed
integrazioni.
10. Per assicurare forme piu' efficaci di contrasto e
prevenzione del fenomeno dell'evasione fiscale, il
Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze
individua all'interno del contingente di cui all'articolo
55, comma 2, lettera b), del decreto del Presidente
della Repubblica 27 marzo 1992, n. 287, due aree
funzionali composte da personale di alta professionalita'
destinato ad operare in sede regionale, nel settore
dell'accertamento e del contenzioso. Nelle aree predette
sono inseriti, previa specifica formazione da svolgersi in
ambito periferico, il personale destinato al
Dipartimento delle entrate ai sensi del comma 5, nonche'
altri funzionari gia' addetti agli specifici settori,
scelti sulla base della loro esperienza professionale e
formativa, secondo criteri e modalita' di carattere
oggettivo.
11. Dopo l'immissione in servizio del personale di cui
al comma 5, si procede alla riduzione proporzionale
delle dotazioni organiche delle qualifiche funzionali
inferiori alla settima nella misura complessiva
corrispondente al personale effettivamente assunto nel
corso del 1998 ai sensi del comma 4, provvedendo
separatamente per i singoli ruoli.
12. (Comma che sostituisce il comma 47 dell'art. 1
della legge 23 dicembre 1996, n. 662).
13. Le graduatorie dei concorsi per esami, indetti
ai sensi dell'articolo 28, comma 2, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, conservano validita' per un periodo di
diciotto mesi dalla data della loro approvazione.
14. Per far fronte alle esigenze connesse con la
salvaguardia dei beni culturali presenti nelle aree
soggette a rischio sismico il Ministero per i beni
culturali e ambientali, nell'osservanza di quanto
disposto dai commi 1 e 2, e' autorizzato, nei limiti
delle dotazioni organiche complessive, ad assumere 600
unita' di personale anche in eccedenza ai contingenti
previsti per i singoli profili professionali, ferme
restando le dotazioni di ciascuna qualifica funzionale.
Le assunzioni sono effettuate tramite concorsi da
espletare anche su base regionale mediante una prova
attitudinale basata su una serie di quesiti a
risposta multipla mirati all'accertamento del grado di
cultura generale e specifica, nonche' delle attitudini ad
acquisire le professionalita' specialistiche nei settori
tecnico, scientifico, giuridico, contabile, informatico,
per svolgere le funzioni del corrispondente profilo
professionale. I candidati che hanno superato con esito
positivo la prova attitudinale sono ammessi a sostenere un
colloquio interdisciplinare. Costituisce titolo di
preferenza la partecipazione per almeno un anno, in
corrispondente professionalita', ai piani o progetti
di cui all'articolo 6 del decreto-legge 21 marzo 1988, n.
86 convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio
1988, n. 160, e successive modificazioni.
15. Le amministrazioni dello Stato possono assumere, nel
limite di 200 unita' complessive, con le procedure
previste dal comma 3, personale dotato di alta
professionalita', anche al di fuori della dotazione
organica risultante dalla rilevazione dei carichi i avoro
prevista dall'articolo 3, comma 5, della legge 24
dicembre 1993, n. 537, in ragione delle necessita'
sopraggiunte alla predetta rilevazione, a seguito di
provvedimenti legislativi di attribuzione di nuove e
specifiche competenze alle stesse amministrazioni dello
Stato. Si applicano per le assunzioni di cui al presente
comma le disposizioni previste dai commi 8 e 11.
16. Le assunzioni di cui ai commi precedenti sono
subordinate all'indisponibilita' di idonei in concorsi
gia' espletati le cui graduatorie siano state approvate
a decorrere dal 1 gennaio 1994 secondo quanto previsto
dall'articolo 1, comma 4, della legge 2 dicembre 1995,
n. 549, che richiama le disposizioni di cui
all'articolo 22, comma 8, della legge 23 dicembre 1994, n.
724.
17. Il termine del 31 dicembre 1997, previsto
dall'articolo 12, comma 3 del decreto-legge 31 dicembre
1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 febbraio 1997, n. 30, in materia di attribuzione
temporanea di mansioni superiori, e' ulteriormente
differito alla data di entrata in vigore dei
provvedimenti di revisione degli ordinamenti
professionali e, comunque, non oltre il 31 dicembre 1998.
18. Fermo quanto disposto dall'articolo 1, comma 57,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, una percentuale non
inferiore al 10 per cento delle assunzioni comunque
effettuate deve avvenire con contratto di lavoro a tempo
parziale, con prestazione lavorativa non superiore al 50
per cento di quella a tempo pieno. Una ulteriore
percentuale di assunzioni non inferiore al 10 per cento
deve avvenire con contratto di formazione e lavoro,
disciplinato ai sensi dell'articolo 44 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni.
19. Le regioni, le province autonome di Trento e di
Bolzano, gli enti locali, le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, le aziende e gli
enti del Servizio sanitario nazionale, le universita' e gli
enti di ricerca adeguano i propri ordinamenti ai principi
di cui al comma 1 finalizzandoli alla riduzione
programmata delle spese di personale.
20. Gli enti pubblici non economici adottano le
determinazioni necessarie per l'attuazione dei principi
di cui ai commi 1 e 18, adeguando, ove occorra, i
propri ordinamenti con l'obiettivo di una riduzione delle
spese per il personale. Agli enti pubblici non
economici con organico superiore a 200 unita' si applica
anche il disposto di cui ai commi 2 e 3.
21. Per le attivita' connesse all'attuazione del presente
articolo, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica possono avvalersi di personale comandato da
altre amministrazioni e lo Stato, in deroga al contingente
determinato ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400,
per un numero massimo di 25 unita'.
22. Al fine dell'attuazione della legge 15 marzo 1997,
n. 59, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e'
autorizzata, in deroga ad ogni altra disposizione, ad
avvalersi, per non piu' di un triennio, di un contingente
integrativo di personale in posizione di comando o di
fuori ruolo, fino ad un massimo di cinquanta unita',
appartenente alle amministrazioni di cui agli articoli 1,
comma 2, e 2, commi 4 e 5, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, nonche' ad enti pubblici
economici. Si applicano le disposizioni previste
dall'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997,
n. 127. Il personale di cui al presente comma mantiene il
trattamento economico fondamentale e accessorio delle
amministrazioni o degli enti di appartenenza e i
relativi oneri rimangono a carico di tali
amministrazioni o enti. Il servizio prestato presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e' valutabile ai fini
della progressione della carriera e dei concorsi.
23. All'articolo 9, comma 19, del decreto-legge 1
ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla
legge 28 novembre 1996, n. 608, le parole: "31 dicembre
1997" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre
1998". Al comma 18 dell'articolo 1 della legge 28
dicembre 1995, n. 549 come modificato dall'articolo 6,
comma 18, lettera c), della legge 15 maggio 1997, n.
127, le parole "31 dicembre 1997" sono sostituite dalle
seguenti: "31 dicembre 1998". L'eventuale trasformazione
dei contratti previsti dalla citata legge n. 549 del 1995
avviene nell'ambito della programmazione di cui ai commi
1, 2 e 3 del presente articolo.
24. In deroga a quanto previsto dall'articolo 1, comma
115, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, l'entita'
complessiva di giovani iscritti alle liste di leva di
cui all'articolo 37 del decreto del Presidente della
Repubblica 14 febbraio 1964, n. 237 da ammettere
annualmente al servizio ausiliario di leva nelle Forze di
polizia, e' incrementato di 3.000 unita', da assegnare
alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri ed al
Corpo della guardia di finanza in proporzione alle
rispettive dotazioni organiche.
25. Al fine di incentivare la trasformazione del rapporto
di lavoro dei dipendenti pubblici da tempo pieno a tempo
parziale e garantendo in ogni caso che cio' non si
ripercuota negativamente sulla funzionalita' degli enti
pubblici con un basso numero di dipendenti, come i
piccoli comuni e le comunita' montane, la
contrattazione collettiva puo' prevedere che i
trattamenti accessori collegati al raggiungimento di
obiettivi o alla realizzazione di progetti, nonche' ad
altri istituti contrattuali non collegati alla durata
della prestazione lavorativa siano applicati in favore
del personale a tempo parziale anche in misura non
frazionata o non direttamente proporzionale al regime
orario adottato. I decreti di cui all'articolo 1,
comma 58-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
introdotto dall'articolo 6 del decreto-legge 28 marzo
1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 maggio 1997, n. 140, devono essere emanati entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge. In mancanza, la trasformazione del
rapporto di lavoro a tempo parziale puo' essere negata
esclusivamente nel caso in cui l'attivita' che il
dipendente intende svolgere sia in palese contrasto con
quella svolta presso l'amministrazione di appartenenza
o in concorrenza con essa, con motivato provvedimento
emanato d'intesa fra l'amministrazione di
appartenenza e la Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Dipartimento della funzione pubblica.
26. Le domande di trasformazione del rapporto di lavoro
da tempo pieno a tempo parziale, respinte prima della
data di entrata in vigore della presente legge, sono
riesaminate d'ufficio secondo i criteri e le modalita'
indicati al comma 25, tenendo conto dell'attualita'
dell'interesse del dipendente.
27. Le disposizioni dell'articolo 1, commi 58 e 59,
della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in materia di
rapporto di lavoro a tempo parziale, si applicano al
personale dipendente delle regioni e degli enti locali
finche' non diversamente disposto da ciascun ente con
proprio atto normativo.
28. Nell'esercizio dei compiti attribuiti dall'articolo
1, comma 62, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, il
Corpo della guardia di finanza agisce avvalendosi dei
poteri di polizia tributaria previsti dal decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e dal
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600. Nel corso delle verifiche previste
dall'articolo 1, comma 62, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662, non e' opponibile il segreto d'ufficio".
- La legge 23 agosto 1988, n. 400, reca: "Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri". Si riporta il
testo del relativo art. 17, comma 1:
"Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di
Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla
richiesta, possono essere emanati regolamenti per
disciplinare:
a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi;
b) l'attuazione e l'integrazione delle leggi e
dei decreti legislativi recanti norme di principio.
esclusi quelli relativi a materie riservate alla
competenza regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non
si tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l'organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni ubblic e secondo le disposizioni dettate
dalla legge;
e) (abrogata)".
Nota all'art. 11:
- Si riporta il testo dell'art. 33 del D.Lgs. n. 29/1993:
"Art. 33 (Passaggio diretto di personale tra
amministrazioni diverse). - 1. Nell'ambito del medesimo
comparto le ammistrazioni possono ricoprire posti
vacanti in organico mediante passaggio diretto di
dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio
presso altre amministrazioni, che facciano domanda di
trasferimento. Il trasferimento e' disposto previo
consenso dell'amministrazione di appartenenza.
2. Il trasferimento di personale fra comparti diversi
avviene a seguito di apposito accordo stipulato fra le
amministrazioni con il quale sono indicate le modalita'
ed i criteri per il trasferimento dei lavoratori in
possesso di specifiche professionalita', tenuto conto di
quanto stabilito ai sensi del comma 3.
3. I contratti collettivi nazionali possono definire le
procedure e i criteri generali per l'attuazione di quanto
previsto dai commi 1 e 2".
Note all'art. 12:
- Si riporta il testo dell'art. 35 del D.Lgs. n.
29/1993, come modificato dal presente decreto:
"Art. 35 (Eccedenze di personale e mobilita'
collettiva). - 1. Le pubbliche amministrazioni che
rilevino eccedenze di personale sono tenute ad informare
preventivamente le organizzazioni sindacali di cui al
comma 3 e ad osservare le procedure previste dal
presente articolo. Si applicano, salvo quanto previsto dal
presente articolo, le disposizioni di cui alla legge 23
luglio 1991, n. 223, ed in particolare il comma 11
dell'articolo 4 ed i commi 1 e 2 dell'articolo 5.
2. Il presente articolo trova applicazione quando
l'eccedenza rilevata riguardi almeno dieci dipendenti. Il
numero di dieci unita' si intende raggiunto anche in
caso dichiarazioni di eccedenza distinte nell'arco di
un anno. In caso di eccedenze per un numero inferiore
a dieci unita' agli interessati si applicano le
disposizioni previste dai commi 7 e 8.
3. La comunicazione preventiva di cui al comma 2
dell'articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, viene
fatta alle rappresentanze unitarie del personale e alle
organizzazioni sindacali firmatarie del contratto
collettivo nazionale del comparto o area. La comunicazione
deve contenere l'indicazione dei motivi che determinano la
situazione di eccedenza; dei motivi tecnici e
organizzativi per i quali si ritiene di non poter
adottare misure idonee a riassorbire le eccedenze
all'interno della medesima amministrazione; del numero,
della collocazione, delle qualifiche del personale
eccedente, nonche' del personale abitualmente impiegato,
delle eventuali proposte per risolvere la situazione di
eccedenza e dei relativi tempi di attuazione, delle
eventuali misure programmate per fronteggiare le
conseguenze sul piano sociale dell'attuazione delle
proposte medesime.
4. Entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione
di cui al comma 1, a richiesta delle organizzazioni
sindacali di cui al comma 3, si procede all'esame
delle cause che hanno contribuito a determinare
l'eccedenza del personale e delle possibilita' di diversa
utilizzazione del personale eccedente, o di una sua parte.
L'esame e' diretto a verificare le possibilita' di
pervenire ad un accordo sulla ricollocazione totale o
parziale del personale eccedente, o nell'ambito della
stessa amministrazione, anche mediante il ricorso a forme
flessibili di gestione del tempo di lavoro o a
contratti di solidarieta', ovvero presso altre
amministrazioni comprese nell'ambito della provincia o in
quello diverso determinato ai sensi del comma 6. Le
organizzazioni sindacali che partecipano all'esame hanno
diritto di ricevere, in relazione a quanto
comunicato dall'amministrazione, le informazioni
necessarie ad un utile confronto.
5. La procedura si conclude decorsi quarantacinque
giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di
cui al comma 3, o con l'accordo o con apposito verbale
nel quale sono riportate le diverse posizioni delle
parti. In caso di disaccordo, le organizzazioni
sindacali possono richiedere che il confronto
prosegua, per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, e gli enti pubblici nazionali,
presso il Dipartimento della funzione pubblica della
Presidenza del Consigli dei Ministri, con l'assistenza
dell'A.R.A.N., e per le altre amministrazioni, ai
sensi degli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469. La procedura si conclude in ogni
caso entro sessanta giorni dalla comunicazione di cui al
comma 1.
6. I contratti collettivi nazionali possono
stabilire criteri generali e procedure per
consentire, tenuto conto delle caratteristiche del
comparto, la gestione delle eccedenze di personale
attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni
nell'ambito della provincia o in quello diverso che, in
relazione alla distribuzione territoriale delle
amministrazioni o alla situazione del mercato del
lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi
nazionali. Si applicano le disposizioni dell'articolo 33.
7. Conclusa la procedura di cui ai commi 3,
4 e 5, l'amministrazione colloca in disponibilita' il
personale che non sia possibile impiegare diversamente
nell'ambito della medesima amministrazione e che non
possa essere ricollocato presso altre amministrazioni,
ovvero che non abbia preso servizio presso la diversa
amministrazione che, secondo gli accordi intervenuti ai
sensi dei commi precedenti, ne avrebbe consentito la
ricollocazione.
8. Dalla data di collocamento in disponibilita'
restano sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto
di lavoro e il lavoratore ha diritto ad una indennita' pari
all'80 per cento dello stipendio e dell'indennita'
integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro
emolumento retributivo comunque denominato, per la
durata massima di ventiquattro mesi. I periodi di
godimento dell'indennita' sono riconosciuti ai fini
della determinazione dei requisiti di accesso alla
pensione e della misura della stessa. E' riconosciuto
altresi il diritto all'assegno per il nucleo
familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13
marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla
legge 13 maggio 1988, n. 153".
- Il D.L. 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con
modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153,
reca: "Norme in materia previdenziale, per il
miglioramento delle gestioni degli enti portuali ed
altre disposizioni urgenti". Si riporta il testo del
relativo art. 2:
"Art. 2. - 1. Per i lavoratori dipendenti, i
titolari delle pensioni e delle prestazioni economiche,
previdenziali derivanti da lavoro dipendente, i
lavoratori assistiti dall'assicurazione contro la
tubercolosi, il personale statale in attivita' di
servizio ed in quiescenza, i dipendenti e pensionati degli
enti pubblici anche non territoriali, a decorrere dal
periodo di paga in corso al 1 gennaio 1988, gli assegni
familiari, le quote di aggiunta di famiglia, ogni altro
trattamento di famiglia comunque denominato e la
maggiorazione di cui all'art. 5, D.L. 29 gennaio 1983,
n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25
marzo 1983, n. 79, cessano di essere corrisposti e sono
sostituiti, ove ricorrano le condizioni previste dalle
disposizioni del presente articolo, dall'assegno per il
nucleo familiare.
2. L'assegno compete in misura differenziata in rapporto
al numero dei componenti ed al reddito del nucleo
familiare, secondo la tabella allegata al presente
decreto. I livelli di reddito della predetta tabella
sono aumentati di lire dieci milioni per i nuclei
familiari che comprendono soggetti che si trovino, a
causa di infermita' o difetto fisico o mentale,
nell'assoluta e permanente impossibilita' di dedicarsi ad
un proficuo lavoro, ovvero, se minorenni, che abbiano
difficolta' persistenti a svolgere i compiti e le
funzioni proprie della loro eta'. I medesimi livelli di
reddito sono aumentati di lire due milioni se i soggetti di
cui al comma 1 si trovano in condizioni di vedovo o
vedova, divorziato o divorziata, separato o separata
legalmente, celibe o nubile. Con effetto dal 1 luglio
1994, qualora del nucleo familiare di cui al comma 6
facciano parte due o piu' figli, l'importo mensile
dell'assegno spettante e' aumentato di lire 20.000 per
ogni figlio, con esclusione del primo.
3. Si osservano, per quanto non previsto dal presente
articolo, le norme contenute nel testo unico sugli
assegni familiari, approvato con D.P.R. 30 maggio 1955,
n. 797, e successive modificazioni e integrazioni,
nonche' le norme che disciplinano nell'ambito dei
rispettivi ordinamenti le materie delle quote di aggiunta
di famiglia e di ogni altro trattamento di famiglia
comunque denominato".
Note all'art. 13:
- Si riporta il testo dell'art. 36-bis del D.Lgs. n.
29/1993:
"Art 36-bis. (Norme sul reclutamento per gli enti
locali). - 1. Il regolamento sull'ordinamento degli uffici
e dei servizi degli enti locali disciplina le dotazioni
organiche, le modalita' di assunzione agli impieghi, i
requisiti di accesso e le procedure concorsuali, nel
rispetto dei principi fissati nell'articolo 36.
2. Nei comuni interessati da mutamenti demografici
stagionali in relazione a flussi turistici o a particolari
manifestazioni anche a carattere periodico, al fine di
assicurare il mantenimento di adeguati livelli
quantitativi e qualitativi dei servizi pubblici, il
regolamento puo' prevedere particolari modalita' di
selezione per l'assunzione del personale a tempo
determinato per esigenze temporanee o stagionali,
secondo criteri di rapidita' e trasparenza ed escludendo
ogni forma di discriminazione. Si applicano, in ogni caso
le disposizioni dei commi 7 e 8 dell'articolo 36".
- Per il testo del relativo art. 17, comma 1, vedi
nelle note all'art. 10.
Note all'art. 14:
- Il testo dell'art. 51 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 51 (Procedimento di contrattazione collettiva).
- 1. Gli indirizzi per la contrattazione collettiva
nazionale sono deliberati dai comitati di settore prima
di ogni rinnovo contrattuale e negli altri casi in cui e'
richiesta una attivita' negoziale dell'A.R.A.N. Gli atti
di indirizzo delle amministrazioni diverse dallo Stato
sono sottoposti al Governo che, non oltre dieci giorni,
puo' esprimere le sue valutazioni per quanto attiene
agli aspetti riguardanti la compatibilita' con le
linee di politica economica e finanziaria nazionale.
2. L'A.R.A.N. informa costantemente i comitati di
settore e il Governo sullo svolgimento delle trattative.
3. Raggiunta Iipotesi di accordo, l'A.R.A.N. acquisisce
il parere favorevole del comitato di settore sul testo
contrattuale e sugli oneri finanziari diretti e indiretti
che ne conseguono a carico dei bilanci delle
amministrazioni interessate. Il comitato di settore
esprime, con gli effetti di cui all'articolo 46, comma 1,
il proprio parere entro cinque giorni dalla comunicazione
dell'A.R.A.N. Per le amministrazioni di cui all'articolo
46, comma 2, il parere e espresso dal Presidente del
Consiglio dei Ministri, tramite il Ministro per la funzione
pubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
4. Acquisito il parere favorevole sull'ipotesi di
accordo, il giorno successivo l'A.R.A.N. trasmette la
quantificazione dei costi contrattuali alla Corte dei
conti ai fini della certificazione di compatibilita' con
gli strumenti di programmazione e di bilancio di cui
all'articolo 1-bis della legge 5 agosto 1978, n.
468, e successive modificazioni. La Corte dei
conti certifica l'attendibilita' dei costi quantificati
e la loro compatibilita' con gli strumenti di
programmazione e di bilancio, e puo' acquisire a tal fine
elementi istruttori e valutazioni da tre esperti
designati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro del tesoro del bilancio e
della programmazione economica. La designazione degli
esperti, per la certificazione dei contratti collettivi
delle amministrazioni delle regioni e degli enti locali,
avviene previa intesa con la conferenza Statoregioni
e con la conferenza Statocitta'. Gli esperti sono
nominati prima che l'ipotesi di accordo sia trasmessa alla
Corte dei conti.
5. La Corte dei conti delibera entro quindici
giorni dalla trasmissione della quantificazione dei costi
contrattuali, decorsi i quali la certificazione si intende
effettuata positivamente. L'esito della certificazione
viene comunicato dalla Corte all'A.R.A.N., al comitato di
settore e al Governo. Se la certificazione e' positiva,
il presidente dell'A.R.A.N. sottoscrive definitivamente il
contratto collettivo.
6. Se la certificazione della Corte dei conti non e'
positiva, l'A.R.A.N., sentito il comitato di settore o
il Presidente del Consiglio dei Ministri, assume le
iniziative necessarie per adeguare la quantificazione
dei costi contrattuali ai fini della
certificazione, ovvero, qualora non lo ritenga possibile,
convoca le organizzazioni sindacali ai fini della
riapertura delle trattative. Le iniziative assunte
all'A.R.A.N. in seguito alla valutazione espressa
dalla Corte dei Conti sono comunicate, in ogni caso, al
Governo ed alla Corte dei conti, la quale riferisce al
Parlamento sulla definitiva quantificazione dei costi
contrattuali, sulla loro copertura finanziaria e sulla
loro compatibilita' con gli strumenti di programmazione e
bilancio.
7. In ogni caso, la procedura di certificazione deve
concludersi entro quaranta giorni dall'ipotesi di
accordo, decorsi i quali il presidente dell'A.R.A.N. ha
mandato di sottoscrivere definitivamente il contratto
collettivo, salvo che non si renda neessaria la
riapertura delle trattative ai sensi del comma precedente".
- Il testo dell'art. 52 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 52 (Disponibilita' destinate alla contrattazione
collettiva nelle amministrazioni pubbliche e verifica). -
1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, quantifica, in coerenza con i
parametri previsti dagli strumenti di programmazione e di
bilancio di cui all'articolo 1-bis della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni e
integrazioni, l'onere derivante dalla contrattazione
collettiva nazionale a carico del bilancio dello Stato con
apposita norma da inserire nella legge finanziaria ai sensi
dell'articolo 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni ed integrazioni. Allo stesso modo
sono determinati gli eventuali oneri aggiuntivi a carico
del bilancio dello Stato per la contrattazione integrativa
delle amministrazioni dello Stato di cui all'articolo 45,
comma 4.
1-bis. Per le altre pubbliche amministrazioni gli oneri
derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale sono
determinati a carico dei rispettivi bilanci in coerenza
con i medesimi parametri di cui al comma 1.
2. I contratti collettivi sono corredati da prospetti
contenenti la quantificazione degli oneri nonche'
l'indicazione della copertura complessiva per l'intero
periodo di validita' contrattuale, prevedendo con
apposite clausole la possibilita' di prorogare
l'efficacia temporale del contratto ovvero di
sospenderne l'esecuzione parziale o totale in caso di
accertata esorbitanza dai limiti di spesa.
3. La spesa posta a carico del bilancio dello Stato e'
iscritta in apposito fondo dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica in ragione dell'ammontare
complessivo. In esito alla sottoscrizione dei singoli
contratti di comparto, il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e' autorizzato
a ripartire, con propri decreti, le somme destinate a
ciascun comparto mediante assegnazione diretta a favore dei
competenti capitoli di bilancio, anche di nuova
istituzione, per il personale dell'amministrazione
statale, ovvero mediante trasferimento ai bilanci delle
amministrazioni autonome e degli enti in favore dei
quali sia previsto l'apporto finanziario dello Stato a
copertura dei relativi oneri. Per le amministrazioni
dello Stato e per gli altri enti cui si applica il
presente decreto legislativo, l'autorizzazione di spesa
relativa al rinnovo dei contratti collettivi e'
disposta nelle stesse forme con cui vengono approvati i
bilanci, con distinta indicazione dei mezzi di copertura.
4. Le somme provenienti dai trasferimenti di cui al
comma 3 devono trovare specifica allocazione nelle
entrate dei bilanci delle amministrazioni ed enti
beneficiari, per essere assegnate ai pertinenti
capitoli di spesa dei medesimi bilanci. I relativi
stanziamenti sia in entrata che in uscita non
possono essere incrementati se non con apposita
autorizzazione legislativa.
5. Il controllo sulla compatibilita' dei costi della
contrattazione collettiva integrativa con i vincoli
di bilancio ai sensi dell'articolo 45, comma 4, e'
effettuato dal collegio dei revisori dei conti ovvero,
laddove tale organo non sia previsto, dai nuclei di
valutazione o dai servizi di controllo interno ai sensi
dell'articolo 20.
6. Ferme restando le disposizioni di cui al titolo V
del presente decreto, la Corte dei conti, anche nelle sue
articolazioni regionali di controllo, verifica
periodicamente gli andamenti della spesa per il personale
delle pubbliche amministrazioni, utilizzando, per
ciascun comparto, insiemi significativi di
amministrazioni. A tal fine, la corte dei conti puo'
avvalersi, oltre che dei servizi di controllo interno o
nuclei di valutazione, di esperti designati a sua richiesta
da amministrazioni ed enti pubblici".
- La legge 5 agosto 1978, n. 468, reca: "Riforma di
alcune norme di contabilita' generale dello Stato in
materia di bilancio". Si riporta il testo del relativo art.
11:
"Art. 11 (Legge finanziaria). - 1. Il Ministro del
tesoro, di concerto con il Ministro del bilancio e
della programmazione economica e con il Ministro delle
finanze, presenta al Parlamento, entro il mese di
settembre, il disegno di legge finanziaria.
2. La legge finanziaria in coerenza con gli obiettivi
di cui al comma 2 dell'articolo 3, dispone annualmente il
quadro di riferimento finanziario per il periodo
compreso nel bilancio plurienuale e provvede, per il
medesimo periodo, alla regolazione annuale delle
grandezze previste dalla legislazione vigente al fine di
adeguarne gli effetti finanziari agli obiettivi.
3. La legge finanziaria non puo' introdurre nuove
imposte, tasse e contributi, ne' puo' disporre nuove o
maggiori spese oltre a quanto previsto dal presente
articolo. Essa contiene:
a) le variazioni delle aliquote, delle detrazioni e dei
scaglioni, le altre misure che incidono sulla
determinazione del quantum della prestazione, afferenti
imposte indirette, tasse, canoni, tariffe e contributi in
vigore, con effetto, di norma, dal 1 gennaio dell'anno cui
essa si riferisce, nonche' le correzioni delle
imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione;
b) il livello massimo del ricorso al mercato
finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di
competenza per ciascuno degli anni considerati dal
bilancio pluriennale, comprese le eventuali regolazioni
contabili pregresse specificamente indicate;
c) la determinazione, in apposita tabella, per le
leggi che dispongono spese a carattere pluriennale,
delle quote destinate a gravare su ciascuno degli anni
considerati;
d) la determinazione, in apposita tabella, della quota da
iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni
considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di
spesa permanente la cui quantificazione e' rinviata alla
legge finanziaria;
e) la determinazione, in apposita tabella, delle
riduzioni, per ciascuno degli anni considerati dal
bilancio pluriennale, di autorizzazioni legislative di
spesa;
f) gli stanziamenti di spesa, in apposita
tabella, per il rifinanziamento, per non piu' di un
anno, di norme vigenti che prevedono interventi di
sostegno dell'economia classificati fra le spese in conto
capitale;
g) gli importi dei fondi speciali previsti dall'artico
11-bis e le corrispondenti tabelle;
h) l'importo complessivo massimo destinato, in ciascuno
degli anni compresi nel bilancio pluriennale, al
rinnovo dei contratti del pubblico impiego, a norma
dell'articolo 15 della legge 29 marzo 1983, n. 93, ed alle
modifiche del trattamento economico e normativo del
personale dipendente da pubbliche amministrazioni non
compreso nel regime contrattuale;
i) altre regolazioni meramente quantitative rinviate
alla legge finanziaria dalle leggi vigenti.
4. La legge finanziaria indica altresi' quale quota
delle nuove o maggiori entrate per ciascun anno compreso
nel bilancio pluriennale non puo' essere utilizzata per
la copertura di nuove o maggiori spese.
5. In attuazione dell'articolo 81, quarto
comma, della Costituzione, la legge finanziaria puo'
disporre, per ciascuno degli anni compresi nel bilancio
pluriennale, nuove o maggiori spese correnti, riduzioni
di entrata e nuove finalizzazioni nette da iscrivere
ai sensi dell'articolo 11-bis, nel fondo speciale di parte
corrente, nei limiti delle nuove o maggiori entrate
tributarie, extratributarie e contributive e delle
riduzioni permanenti di autorizzazioni di spesa corrente.
6. In ogni caso, ferme restando le modalita' di copertura
di cui al comma 5, le nuove o maggiori spese disposte con
la legge finanziaria non possono concorrere a determinare
tassi di evoluzione delle spese medesime, sia correnti che
in conto capitale, incompatibili con le regole
determinate, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera
e), nel documento di programmazione economicofinanziaria,
come deliberato dal Parlamento".
- Il testo dell'art. 45, comma 4, del D.Lgs. n.
29/1993, e' il seguente:
"4. La contrattazione collettiva disciplina, in
coerenza con il settore privato, la durata dei
contratti collettivi nazionali e integrativi, la
struttura contrattuale e i rapporti tra i diversi
livelli. Le pubbliche amministrazioni attivano autonomi
livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel
rispetto dei vincoli di bilancio risultanti dagli
strumenti di programmazione annuale e pluriennale di
ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva
integrativa si svolge sulle materie e nei limiti
stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i
soggetti e con le procedure negoziali che questi
ultimi prevedono; essa puo' avere ambito territoriale
e riguardare piu' amministrazioni. Le pubbliche
amministrazioni non possono sottoscrivere in sede
decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto
con vincoli risultanti dai contratti collettivi
nazionali o che comportino oneri non previsti negli
strumenti di programmazione annuale e pluriennale di
ciascuna amministrazione. Le clausole difformi sono
nulle e non possono essere applicate".
Note all'art. 15:
- Il testo dell'art. 56 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 56 (Disciplina delle mansioni). - 1. Il prestatore
di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali
e' stato assunto o alle mansioni considerate
equivalenti nell'ambito della classificazione
professionale prevista dal contratti collettivi, ovvero
a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che
abbia successivamente acquisito per effetto dello sviluppo
professionale o di procedure concorsuali o selettive.
L'esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti
alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini
dell'inquadramento del lavoratore o dell'assegnazione di
incarichi di direzione.
2. Per obiettive esigenze di servizio il prestatore di
lavoro puo' essere adibito a mansioni proprie della
qualifica immediatamente superiore.
a) nel caso di vacanza di posto in organico, per non
piu' di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora
siano state avviate le procedure per la copertura dei
posti vacanti come previsto al comma 4;
b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente
con diritto alla conservazione del posto, con esclusione
dell'assenza per ferie, per la durata dell'assenza.
3. Si considera svolgimento di mansioni superiori, ai
fini del presente articolo, soltanto l'attribuzione in
modo prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo
e temporale, dei compiti propri di dette mansioni.
4. Nei casi di cui al comma 2, per il periodo di
effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al
trattamento previsto per la qualifica superiore. Qualora
l'utilizzazione del dipendente sia disposta per
sopperire a vacanze dei posti in organico,
immediatamente, e comunque nel termine massimo di
novanta giorni dalla data in cui il dipendente e'
assegnato alle predette mansioni, devono essere avviate
le procedure per la copertura dei posti vacanti.
5. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2,
e' nulla l'assegnazione del lavoratore a mansioni
proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore
e' corrisposta la differenza di trattamento economico
con la qualifica superiore. Il dirigente che ha disposto
l'assegnazione risponde personalmente del maggior onere
conseguente, se ha agito con dolo o colpa grave.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano
in sede di attuazione della nuova disciplina degli
ordinamenti professionali prevista dai contratti
collettivi e con la decorrenza da questi stabilita. I
medesimi contratti collettivi possono regolare
diversamente gli effetti di cui ai commi 2, 3 e 4. Fino a
tale data, in nessun caso lo svolgimento di mansioni
superiori rispetto alla qualifica di appartenenza, puo'
comportare il diritto ad avanzamenti automatici
nell'inquadramento professionale del lavoratore".
Note all'art. 16:
- Il testo dell'art. 58 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 58 (Incompatibilita', cumulo di impieghi e
incarichi). 1. Resta ferma per tutti i dipendenti
pubblici la disciplina delle incompatibilita' dettata
dagli articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio
1957, n. 3, nonche', per i rapporti di lavoro a tempo
parziale, dall'articolo 6, comma 2, del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989,
n. 117. Restano ferme altresi' le disposizioni di cui
agli articoli da 89 a 93 del decreto del Presidente
della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417, agli articoli da
68 a 70 della legge 11 luglio 1980, n. 312, e
successive modificazioni, all'articolo 9, commi 1 e 2,
della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all'articolo 4,
comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed
all'articolo 1, comma 9, del decreto-legge 30 dicembre
1992, n. 510.
2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire ai
dipendenti incarichi, non compresi nei compiti e doveri di
ufficio che non siano espressamente previsti o
disciplinati da legge o altre fonti normative, o che
non siano espressamente autorizzati.
3. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi
regolamenti, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il
termine di centocinquanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono emanate norme dirette a
determinare gli incarichi consentiti e quelli vietati ai
magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari,
nonche' agli avvocati e procuratori dello Stato, sentiti,
per le diverse magistrature, i rispettivi istituti.
4. Decorso il termine di cui al comma 3,
l'attribuzione degli incarichi e' consentita nei soli
casi espressamente previsti dalla legge o da altre fonti
normative.
5. In ogni caso, il conferimento operato
direttamente dall'amministrazione, nonche'
l'autorizzazione all'esercizio di incarichi che
provengano da amministrazione pubblica diversa da
quella di appartenenza, ovvero da societa' o persone
fisiche, che svolgano attivita' d'impresa o
commerciale, sono disposti dai rispettivi organi
competenti secondo criteri oggettivi e
predeterminati, che tengano conto della specifica
professionalita', tali da escludere casi di
incompatibilita', sia di diritto che di fatto,
nell'interesse del buon andamento della
pubblica amministrazione.
6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si
applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche
di cui all'articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui
all'articolo 2, commi 4 e 5, con esclusione dei
dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con
prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento
di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a
tempo definito e delle altre categorie di dipendenti
pubblici al quali e' consentito da disposizioni
speciali lo svolgimento di attivita'
liberoprofessionali. Gli incarichi retribuiti, di cui
ai commi seguenti, sono tutti gli incarichi, anche
occasionali, non compresi nei compiti e doveri di
ufficio, per i quali e' previsto, sotto qualsiasi forma,
un compenso. Sono esclusi i compensi derivanti:
a) dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie
e simili;
b) dalla utilizzazione economica da parte dell'autore o
inventore di opere dell'ingegno e di invenzioni
industriali;
c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
d) da incarichi per i quali e' corrisposto solo il
rimborso delle spese documentate;
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il
dipendente e' posto in posizione di aspettativa, di comando
o di fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni
sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o
in aspettativa non retribuita.
7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi
retribuiti che non siano stati conferiti o
previamente autorizzati dall'amministrazione di
appartenenza. Con riferimento ai professori universitari a
tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei
disciplinano i criteri e le procedure per il
rilascio dell'autorizzazione nei casi previsti dal
presente decreto. In caso di inosservanza del divieto,
salve le piu' gravi sanzioni e ferma restando la
responsabilita' disciplinare, il compenso dovuto per le
prestazioni eventualmente svolte deve essere versato,
a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel
conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di
appartenenza del dipendente per essere destinato ad
incremento del fondo di produttivita' o di fondi
equivalenti.
8. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire
incarichi retribuiti a dipendenti di altre amministrazioni
pubbliche senza la previa autorizzazione
dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti
stessi. Salve le piu' gravi sanzioni, il conferimento dei
predetti incarichi, senza la previa autorizzazione,
costituisce in ogni caso infrazione disciplinare per il
funzionario responsabile del procedimento; il relativo
provvedimento e' nullo di diritto. In tal caso l'importo
previsto come corrispettivo dell'incarico, ove gravi su
fondi in disponibilita' dell'amministrazione
conferente, e' trasferito all'amministrazione di
appartenenza del dipendente ad incremento del fondo di
produttivita' o di fondi equivalenti.
9. Gli enti pubblici economici e i soggetti privati
non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti
pubblici senza la previa autorizzazione
dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti
stessi. In caso di inosservanza si applica la
disposizione dell'articolo 6, comma 1, del decreto-legge
28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni,
dalla legge 28 maggio 1997, n. 140. All'accertamento
delle violazioni e all'irrogazione delle sanzioni
provvede il Ministero delle finanze, avvalendosi della
Guardia di finanza, secondo le disposizioni della legge
24 novembre 1981, n. 689. Le somme riscosse sono
acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.
10. L'autorizzazione, di cui ai commi precedenti,
deve essere richiesta all'amministrazione di
appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici o
privati, che intendono conferire l'incarico; puo',
altresi', essere richiesta dal dipendente
interessato. L'amministrazione di appartenenza deve
pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro
trenta giorni dalla ricezione della richiesta stessa. Per
il personale che presta comunque servizio presso
amministrazioni pubbliche diverse da quelle di
appartenenza, l'autorizzazione e' subordinata
all'intesa tra le due amministrazioni. In tal
caso il termine per provvedere e' per
l'amministrazione di appartenenza di quarantacinque
giorni e si prescinde dall'intesa se l'amministrazione
presso la quale il dipendente presta servizio non si
pronunzia entro dieci giorni dalla ricezione della
richiesta di intesa da parte dell'amministrazione di
appartenenza. Decorso il termine per provvedere,
l'autorizzazione, se richiesta per incarichi da conferirsi
da amministrazioni pubbliche, si intende accordata; in
ogni altro caso, si intende definitivamente negata.
11. Entro il 30 aprile di ciascun anno, i soggetti
pubblici o privati che erogano compensi a dipendenti
pubblici per gli incarichi di cui al comma 6
sono tenuti a dare comunicazione
all'amministrazione di appartenenza dei dipendenti
stessi dei compensi erogati nell'anno precedente.
12. Entro il 30 giugno di ciascun anno, le
amministrazioni pubbliche che conferiscono o autorizzano
incarichi retribuiti ai propri dipendenti sono tenute a
comunicare, in via telematica o su apposito supporto
magnetico, al Dipartimento della funzione pubblica
l'elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai
dipendenti stessi nell'anno precedente, con l'indicazione
dell'oggeto dell'incarico e del compenso lordo previsto o
presunto L'elenco e' accompagnato da una relazione nella
quale sono indicate le norme in applicazione delle
quali gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati,
le ragioni del conferimento o dell'autorizzazione, i
criteri di scelta dei dipendenti cui gli incarichi sono
stati conferiti o autorizzati e la rispondenza dei
medesimi ai principi di buon andamento
dell'amministrazione, nonche' le misure che si intendono
adottare per il contenimento della spesa. Nello stesso
termine e con le stesse modalita' le amministrazioni
che, nell'anno precedente, non hanno conferito o
autorizzato incarichi ai propri dipendenti, anche se
comandati o fuori ruolo, dichiarano di non aver
conferito o autorizzato incarichi.
13. Entro lo stesso termine di cui al comma 12 le
amministrazioni di appartenenza sono tenute a
comunicare al Dipartimento della funzione pubblica,
in via telematica o su apposito supporto magnetico,
per ciascuno dei propri dipendenti e distintamente per
ogni incarico conferito o autorizzato, i compensi,
relativi all'anno precedente, da esse erogati o della
cui erogazione abbiano avuto comunicazione dai soggetti
di cui al comma 11.
14. Al fine della verifica dell'applicazione delle
norme di cui all'articolo 1, commi 123 e 127, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, le amministrazioni
pubbliche sono tenute a comunicare al Dipartimento
della funzione pubblica, in via telematica o su supporto
magnetico, entro il 30 giugno di ciascun anno, i compensi
percepiti dai propri dipendenti anche per incarichi
relativi a compiti e doveri d'ufficio; sono altresi' tenute
a comunicare semestralmente l'elenco dei collaboratori
esterni e dei soggetti cui sono stati affidati
incarichi di consulenza, con l'indicazione della
ragione dell'incarico e dell'ammontare dei compensi
corrisposti.
15. Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di
cui ai commi 11, 12, 13 e 14 non possono conferire nuovi
incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di
cui al comma 9 che omettono le comunicazioni di cui al
comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma
9.
16. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il
31 dicembre di ciascun anno, riferisce al Parlamento sui
dati raccolti e formula proposte per il contenimento della
spesa per gli incarichi e per la razionalizzazione dei
criteri di attribuzione degli incarichi stessi".
Note all'art. 17:
- Il testo dell'art. 61 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 61 (Pari opportunita'). - 1. Le pubbliche
amministrazioni, al fine di garantire pari opportunita'
tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il
trattamento sul lavoro:
a) riservano alle donne, salva motivata impossibilita',
almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni
di concorso, fermo restando il principio di cui
all'articolo 36, comma 3, lettera e);
b) adottano propri atti regolamentari per
assicurare pari opportunita' di uomini e donne sul
lavoro, conformemente alle direttive impartite dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della funzione pubblica;
c) garantiscono la partecipazione delle proprie
dipendenti ai corsi di formazione e di aggiornamento
professionale in rapporto proporzionale alla loro
presenza nelle amministrazioni interessate ai corsi
medesimi, adottando modalita' organizzative atte a
favorirne la partecipazione, consentendo la conciliazione
fra vita professionale e vita familiare;
d) possono finanziare programmi di azioni positive e
l'attivita' dei Comitati pari opportunita'
nell'ambito delle proprie disponibilita' di bilancio.
2. Le pubbliche amministrazioni, secondo le
modalita' di cui all'articolo 10, adottano tutte le
misure per attuare le direttive della Unione europea in
materia di pari opportunita', sulla base di quanto
disposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Dipartimento della funzione pubblica".
Nota all'art. 18:
- Il testo dell'art. 68 del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 68 (Controversie relative ai rapporti di lavoro).
- 1. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di
giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai
rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche
amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, ad
eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui
al comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di
lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie
concernenti l'assunzione al lavoro, il conferimento e
la revoca degli incarichi dirigenziali e la
responsabilita' dirigenziale, nonche' quelle
concernenti le indennita' di fine rapporto, comunque
denominate e corrisposte, ancorche' vengano in
questione atti amministrativi presupposti. Quando
questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione,
il giudice li disapplica, se illegittimi.
L'impugnazione davanti al giudice amministrativo
dell'atto amministrativo rilevante nella controversia
non e' causa di sospensione del processo.
2. Il giudice adotta, nei confronti delle
pubbliche amministrazioni, tutti i provvedimenti, di
accertamento, costitutivi o di condanna, richiesti dalla
natura dei diritti tutelati. Le sentenze con le quali
riconosce il diritto all'assunzione, ovvero accerta che
l'assunzione e' avvenuta in violazione di norme
sostanziali o procedurali, hanno anche effetto
rispettivamente costitutivo o estintivo del rapporto di
lavoro.
3. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di
giudice del lavoro, le controversie relative a
comportamenti antisindacali delle pubbliche amministrazioni
ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n.
300 e le controversie, promosse da organizzazioni
sindacali, dall'A.R.A.N. o dalle pubbliche
amministrazioni, relative alle procedure di contrattazione
collettiva di cui all'articolo 45 e seguenti del presente
decreto.
4. Restano devolute alla giurisdizione del giudice
amministrativo le controversie in materia di procedure
concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle
pubbliche amministrazioni, nonche', in sede di
giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai
rapporti di lavoro di cui all'articolo 2, commi 4 e
5, ivi comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali
connessi.
5. Nelle controversie di cui ai commi 1 e 3 e nel caso
di cui al comma 3 dell'articolo 68-bis il ricorso per
Cassazione puo' essere proposto anche per violazione o
falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi
nazionali di cui all'articolo 45".
Note all'art. 19:
- Il testo dell'art. 68-bis del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 68-bis (Accertamento pregiudiziale sull'efficacia,
validita' ed interpretazione dei contratti collettivi).
- 1. Quando per la definizione di una controversia
individuale di cui all'articolo 68, e' necessario
risolvere in via pregiudiziale una questione
concernente l'efficacia, la validita' o
l'interpretazione delle clausole di un contratto o accordo
collettivo nazionale, sottoscritto dall'Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni - A.R.A.N. - ai sensi dell'articolo 45 e
seguenti, il giudice, con ordinanza non impugnabile,
nella quale indica la questione da risolvere, fissa una
nuova udienza di discussione non prima di centoventi
giorni e dispone la comunicazione, a cura della
cancelleria, dell'ordinanza, del ricorso introduttivo e
della memoria difensiva all'A.R.A.N.
2. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al
comma 1, l'A.R.A.N. convoca le organizzazioni
sindacali firmatarie per verificare la possibilita'
di un accordo sull'interpretazione autentica del
contratto o accordo collettivo, ovvero sulla modifica
della clausola controversa. All'accordo
sull'interpretazione autentica o sulla modifica della
clausola si applicano le disposizioni dell'articolo 53.
Il testo dell'accordo e' trasmesso, a cura dell'A.R.A.N.,
alla cancelleria del giudice procedente, la quale provvede
a darne avviso alle parti almeno dieci giorni prima
dell'udienza. Decorsi novanta giorni dalla comunicazione
di cui al comma 1, in mancanza di accordo la procedura si
intende conclusa.
3. Se non interviene l'accordo sull'interpretazione
autentica o sulla modifica della clausola controversa,
il giudice decide con sentenza sulla sola questione di
cui al comma 1, impartendo distinti provvedimenti per
l'ulteriore istruzione o, comunque, per la
prosecuzione della causa. La sentenza e' impugnabile
soltanto con ricorso immediato per Cassazione, proposto
nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione
dell'avviso di deposito della sentenza. Il deposito nella
cancelleria del giudice davanti a cui pende la causa di
una copia del ricorso per cassazione, dopo la
notificazione alle altre parti, determina la sospensione
del processo.
4. La Corte di cassazione, quando accoglie il
ricorso a norma dell'articolo 383 del codice di
procedura civile, rinvia la causa allo stesso giudice
che ha pronunciato la sentenza cassata. La
riassunzione della causa puo' essere fatta da ciascuna
delle parti entro il termine perentorio di sessanta
giorni dalla comunicazione della sentenza di cassazione.
In caso di estinzione del processo, per qualsiasi causa,
la sentenza della Corte di cassazione conserva i suoi
effetti.
5. L'A.R.A.N. e le organizzazioni sindacali
firmatarie possono intervenire nel processo anche
oltre il termine previsto dall'articolo 419 del
codice di procedura civile e sono legittimate, a seguito
dell'intervento alla proposizione dei mezzi di impugnazione
delle sentenze che decidono una questione di cui al comma
1. Possono, anche se non intervenute, presentare memorie
nel giudizio di merito ed in quello per Cassazione. Della
presentazione di memorie e' dato avviso alle parti, a cura
della cancelleria.
6. In pendenza del giudizio davanti alla Corte di
cassazione, possono essere sospesi i processi la cui
definizione dipende dalla risoluzione della medesima
questione sulla quale la Corte e' chiamata a pronunciarsi.
Intervenuta la decisione della Corte di cassazione, il
giudice fissa, anche d'ufficio, l'udienza per la
prosecuzione del processo.
7. Quando per la definizione di altri processi e'
necessario risolvere una questione di cui al comma 1
sulla quale e' gia' intervenuta una pronuncia della Corte
di cassazione e il giudice non ritiene di uniformarsi
alla pronuncia della Corte, si applica il disposto del
comma 3.
8. La Corte di cassazione, nelle controversie di cui e'
investita ai sensi del comma 3, puo' condannare la parte
soccombente, a norma dell'articolo 96 del codice di
procedura civile, anche in assenza di istanza di parte".
- Il testo dell'art. 69 del D.Lgs n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 69 (Tentativo obbligatorio di
conciliazione nelle controversie individuali). - 1. Per
le controversie individuali di cui all'articolo 68, il
tentativo obbligatorio di conciliazione di cui
all'articolo 410 del codice di procedura civile si svolge
con le procedure previste dai contratti collettivi,
ovvero davanti al collegio di conciliazione di cui
all'articolo 69-bis, secondo le disposizioni dettate dal
presente decreto.
2. La domanda giudiziale diventa procedibile
trascorsi novanta giorni dalla promozione del tentativo di
conciliazione.
3. Il giudice che rileva che non e' stato promosso il
tentativo di conciliazione secondo le disposizioni di
cui all'articolo 69-bis, commi 2 e 3, o che la domanda
giudiziale e' stata proposta prima della scadenza del
termine di novanta giorni dalla promozione del tentativo
sospende il giudizio e fissa alle parti il termine pretorio
di sessanta giorni per promuovere il tentativo di
conciliazione. Si applicano i commi secondo e quinto
dell'articolo 412-bis del condice di procedura civile.
Espletato il tentativo di conciliazione o decorso il
termine di novanta giorni, il processo puo' essere
riassunto entro il termine perentorio di centottanta
giorni. La parte contro la quale e' stata proposta
la domanda in violazione dell'articolo 410 del codice
di procedura civile, con l'atto di riassunzione o con
memoria depositata in cancelleria almeno dieci giorni
prima dell'udienza fissata, puo' modificare o integrare
le proprie difese e proporre nuove eccezioni processuali
e di merito, che non siano rilevabili d'ufficio. Ove il
processo non sia stato tempestivamente raggiunto, il
giudice dichiara d'ufficio l'estinzione del processo con
decreto cui si applica la disposizione di cui
all'articolo 308 del codice di procedura civile".
- Si trascrive il testo dell'art. 308 del codice di
procedura civile:
"Art. 308 (Comunicazione e impugnabilita'
dell'ordinanza). - L'ordinanza che dichiara
l'estinzione e' comunicata a cura del cancelliere se e'
pronunciata fuori dall'udienza. Contro di essa e' ammesso
reclamo nei modi di cui all'art. 178, commi terzo, quarto
e quinto.
Il collegio provvede in camera di consiglio con
sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non
impugnabile, se l'accoglie".
- Il testo dell'art. 69-bis del D.Lgs. n. 29/1993, come
modificato dal presente decreto, e' il seguente:
"Art. 69-bis (Collegio di conciliazione). - 1. Ferma
restando la facolta' del lavoratore di avvalersi delle
procedure di conciliazione previste dai contratti
collettivi, il tentativo obbligatorio di conciliazione
di cui all'articolo 69 si svolge, con le procedure di cui
ai commi seguenti, dinanzi ad un collegio di
conciliazione istituito presso l'Ufficio provinciale del
lavoro e della massima occupazione nella cui
circoscrizione si trova l'ufficio cui il lavoratore e'
addetto, ovvero era addetto al momento della cessazione del
rapporto. Le medesime procedure si applicano, in
quanto compatibili, se il tentativo di conciliazione
e' promosso dalla pubblica amministrazione. Il collegio
di conciliazione e' composto dal direttore dell'Ufficio o
da un suo delegato, che lo presiede, da un
rappresentante del lavoratore e da un
rappresentante dell'amministrazione.
2. La richiesta del tentativo di conciliazione,
sottoscritta dal lavoratore, e' consegnata all'Ufficio
presso il quale e' istituito il collegio di conciliazione
competente o spedita mediante raccomandata con avviso di
ricevimento. Copia della richiesta deve essere
consegnata o spedita a cura dello stesso
lavoratore all'amministrazione di appartenenza.
3. La richiesta deve precisare:
a) l'amministrazione di appartenenza e la sede alla
quale il lavoratore e' addetto;
b) il luogo dove gli devono essere fatte le
comunicazioni inerenti alla procedura;
c) l'esposizione sommaria dei fatti e delle ragioni
poste a fondamento della pretesa;
d) la nomina del proprio rappresentante nel
collegio di conciliazione o la delega per la nomina
medesima ad un'organizzazione sindacale.
4. Entro trenta giorni dal ricevimento della copia della
richiesta, l'amministrazione, qualora non accolga la
pretesa del lavoratore, deposita presso l'ufficio
osservazioni scritte. Nello stesso atto nomina il
proprio rappresentante in seno al collegio di
conciliazione. Entro i dieci giorni successivi al
deposito, il Presidente fissa la comparizione delle
parti per il tentativo di conciliazione. Dinanzi al
collegio di conciliazione, il lavoratore puo' farsi
rappresentare o assistere anche da un'organizzazione cui
aderisce o conferisce mandato. Per l'amministrazione deve
comparire un soggetto munito del potere di conciliare.
5. Se la conciliazione riesce, anche limitatamente ad
una parte della pretesa avanzata dal lavoratore,
viene redatto separato processo verbale sottoscritto
dalle parti e dai componenti del collegio di
conciliazione. Il verbale costituisce titolo esecutivo.
Alla conciliazione non si applicano le disposizioni
dell'articolo 2113, commi primo, secondo e terzo del codice
civile.
6. Se non si raggiunge l'accordo tra le parti, il
collegio di conciliazione deve formulare una proposta per
la bonaria definizione della controversia. Se la proposta
non e' accettata, i termini di essa sono riassunti nel
verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle
parti.
7. Nel successivo giudizio sono acquisiti, anche di
ufficio, i verbali concernenti il tentativo di
conciliazione non riuscito. Il giudice valuta il
comportamento tenuto dalle parti nella fase
conciliativa ai fini del regolamento delle spese.
8. La conciliazione della lite da parte di chi
rappresenta la pubblica amministrazione, in adesione
alla proposta formulata dal collegio di cui al comma
1, ovvero in sede giudiziale ai sensi dell'articolo
420, commi primo, secondo e terzo, del codice di
procedura civile, non puo' dar luogo a
responsabilita' amministrativa".
- Il testo dell'art. 410 del codice di procedura
civile, come modificato dal presente decreto, e' il
seguente:
"Art. 410 (Tentativo obbligatorio di conciliazione). -
Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa
ai rapporti previsti dall'articolo 409 e non ritiene
di avvalersi delle procedure di conciliazione previste
dai contratti e accordi collettivi deve promuovere,
anche tramite l'associazione sindacale alla quale
aderisce o conferisca mandato, il tentativo di
conciliazione presso la commissione di conciliazione
individuata secondo i criteri di cui all'articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del
tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e
sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e
per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il
decorso di ogni termine di decadenza".
- Si riporta il testo dell'art. 413 del codice di
procedura civile:
"Art. 413 (Giudice competente). - Le controversie
previste dall'art. 409 sono in primo grado di
competenza del tribunale in funzione di giudice del
lavoro.
Competente per territorio e' il giudice nella cui
circoscrizione e' sorto il rapporto ovvero si trova
l'azienda o una sua dipendenza alla quale e' addetto il
lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al
momento della fine del rapporto.
Tale competenza permane dopo il trasferimento
dell'azienda o la cessazione di essa o della sua
dipendenza, purche' la domanda sia proposta entro sei
mesi dal trasferimento o dalla cessazione.
Competente per territorio per le controversie previste
dal n. 3) dell'art. 409 e' il giudice nella cui
circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del
rappresentante di commercio ovvero del titolare degli
altri rapporti di collaborazione di cui al predetto n. 3)
dell'art. 409.
Competente per territorio per le controversie relative
ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche
amministrazioni e' il giudice nella cui circoscrizione
ha sede l'ufficio al quale il dipendente e' addetto o
era addetto al momento della cessazione del rapporto.
Nelle controversie nelle quali e' parte
un'amministrazione dello Stato non si applicano le
disposizioni dell'art. 6 del regio decreto 30 ottobre 1933,
n. 1611.
Qualora non trovino applicazione le disposizioni
dei commi precedenti, si applicano quelle dell'art. 18.
Sono nulle le clausole derogative della competenza per
territorio".
- Il testo dell'art. 412-bis, come modificato dal
presente decreto, e' il seguente:
"Art. 412-bis (Procedibilita' della domanda). -
L'espletamento del tentativo di conciliazione costituisce
condizione di procedibilita' della domanda.
L'improcedibilita' deve essere eccepita dal convenuto
nella memoria difensiva di cui all'articolo 416 e puo'
essere rilevata d'ufficio dal giudice non oltre l'udienza
di cui all'articolo 420.
Il giudice ove rilevi che non e' stato promosso il
tentativo di conciliazione ovvero che la domanda
giudiziale e' stata presentata prima dei sessanta giorni
dalla promozione del tentativo stesso, sospende il
giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di
sessanta giorni per promuovere il tentativo di
conciliazione.
Trascorso il termine di cui al primo comma,
dell'articolo 410-bis, il processo puo' essere riassunto
entro il termine perentorio di centottanta giorni.
Ove il processo non sia stato tempestivamente riassunto,
il giudice dichiara d'ufficio l'estinzione del processo
con decreto cui si applica la disposizione di cui
all'articolo 308.
Il mancato espletamento del tentativo di conciliazione
non preclude la concessione dei provvedimenti speciali
d'urgenza e di quelli cautelari previsti nel capo III del
titolo l del libro IV".
- Il testo dell'art. 412-ter del codice di procedura
civile, come modificato dal presente decreto e' il
seguente:
"Art. 412-ter (Arbitrato irrituale previsto dai
contratti collettivi). - Se il tentativo di conciliazione
non riesce o comunque e' decorso il termine previsto per
l'espletamento, le parti possono concordare di deferire ad
arbitri la risoluzione della controversia, anche tramite
l'organizzazione sindacale alla quale aderiscono o
abbiano conferito mandato, se i contratti o accordi
collettivi nazionali di lavoro prevedono tale facolta' e
stabiliscono:
a) le modalita' della richiesta di devoluzione della
controversia al collegio arbitrale e il termine entro il
quale l'altra parte puo' aderirvi;
b) la composizione del collegio arbitrale e la
procedura per la nomina del presidente e dei componenti;
c) le forme e i modi di espletamento dell'eventuale
istruttoria;
d) il termine entro il quale il collegio deve emettere
il lodo, dandone comunicazione alle parti interessate;
e) i criteri per la liquidazione dei compensi agli
arbitri.
I contratti e accordi collettivi possono, altresi,
prevedere l'istituzione di collegi o camere arbitrali
stabili, composti e distribuiti sul territorio secondo
criteri stabiliti in sede di contrattazione nazionale.
Nella pronuncia del lodo arbitrale si applica l'articolo
429, terzo comma, del codice di procedura civile.
Salva diversa previsione della contrattazione
collettiva, per la liquidazione delle spese della
procedura arbitrale si applicano altresi' gli articoli
91, primo comma, e 92 del codice di procedura civile".
- Il testo dell'art. 412-quater del codice di
procedura civile, come modificato dal presente decreto, e'
il seguente:
"Art. 412-quater (Impugnazione ed esecutivita' del lodo
arbitrale). - Sulle controversie aventi ad oggetto la
validita' del lodo arbitrale decide in unico grado il
Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, della
circoscrizione in cui e' la sede dell'arbitrato. Il ricorso
e' depositato entro il termine di trenta giorni
dalla notificazione del lodo.
Trascorso tale termine, o se le parti hanno comunque
dichiarato per iscritto di accettare la decisione
arbitrale, ovvero se il ricorso e' stato respinto dal
Tribunale, il lodo e' depositato nella cancelleria del
Tribunale nella cui circoscrizione e' la sede
dell'arbitrato. Il giudice, su istanza della parte
interessata, accertata la regolarita' formale del lodo
arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto".
- Il testo dell'art. 417-bis del codice di procedura
civile, come modificato dal presente decreto, e' il
seguente:
"Art. 417-bis (Difesa delle pubbliche
amministrazioni). - Nelle controversie relative ai
rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni di cui al quinto comma dell'articolo 413,
limitatamente al giudizio di primo grado le
amministrazioni stesse possono stare in giudizio
avvalendosi direttamente di propri dipendenti.
Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai
fini della rappresentanza e difesa in giudizio, la
disposizione di cui al comma precedente si applica salvo
che l'Avvocatura dello Stato competente per territorio,
ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi
notevoli riflessi economici, determini di assumere
direttamente la trattazione della causa dandone immediata
comunicazione ai competenti uffici dell'amministrazione
interessata, nonche' al Dipartimento della funzione
pubblica, anche per l'eventuale emanazione di
direttive agli uffici per la gestione del contenzioso del
lavoro. In ogni altro caso l'Avvocatura dello Stato
trasmette immediatamente, e comunque non oltre sette
giorni dalla notifica degli atti introduttivi, gli
atti stessi ai competenti uffici
dell'amministrazione interessata per gli adempimenti di
cui al comma precedente.
Gli enti locali, anche al fine di realizzare economie di
gestione, possono utilizzare le strutture
dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno,
alle quali conferiscono mandato nei limiti di cui al primo
comma".
- Il testo dell'art. 669-octies del codice di
procedura civile, come modificato dal presente decreto, e'
il seguente:
"Art. 669-octies (Provvedimento di accoglimento). -
L'ordinanza di accoglimento, ove la domanda sia stata
proposta prima dell'inizio della causa di merito, deve
fissare un termine perentorio non superiore a trenta
giorni per l'inizio del giudizio di merito, salva
l'applicazione dell'ultimo comma dell'art. 669-novies.
In mancanza di fissazione del termine da parte del
giudice, la causa di merito deve essere iniziata entro il
termine perentorio di trenta giorni.
Il termine decorre dalla pronuncia dell'ordinanza se
avvenuta in udienza o altrimenti dalla sua comunicazione.
Nel caso in cui la controversia sia oggetto di
compromesso o di clausola compromissoria, la parte, nei
termini di cui ai commi precedenti, deve notificare
all'altra un atto nel quale dichiara la propria intenzione
di promuovere il procedimento arbitrale, propone la
domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina
degli arbitri.
Per le controversie individuali relative ai rapporti di
lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni,
escluse quelle devolute alla giurisdizione del giudice
amministrativo, il termine decorre dal momento in cui la
domanda giudiziale e' divenuta procedibile o, in caso di
mancata presentazione della richiesta di espletamento
del tentativo di conciliazione, decorsi trenta giorni".
Note all'art. 20:
- Il testo dell'art. 73, comma 5, del D.Lgs. n.
29/1993, come modificato dal presente decreto, e' il
seguente:
"5. Le aziende e gli enti di cui alle leggi 26
dicembre 1936, n. 2174, e successive modificazioni ed
integrazioni, 13 luglio 1984, n. 312, 30 maggio 1988, n.
186, 11 luglio 1988, n. 266, 31 gennaio 1992, n. 138, legge
30 dicembre 1986, n. 936, decreto legislativo 25 luglio
1997, n. 250, provvederanno ad adeguare i propri
ordinamenti ai principi di cui al titolo I. I rapporti di
lavoro dei dipendenti dei predetti enti ed aziende sono
regolati da contratti collettivi ed individuali in base
alle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 2,
all'articolo 9, comma 2, ed all'articolo 65, comma 3.

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