Gazzetta Ufficiale n. 296 del 18-12-1999

LEGGE 16 dicembre 1999, n.479
Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennita' spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense.

in vigore dal: 2-1-2000

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:

ART. 1
1 - I giudizi civili pendenti davanti al pretore alla data del 30
aprile 1995, rientranti, in base alla normativa vigente alla data di
entrata in vigore della presente legge, nella competenza del giudice
di pace, sono attribuiti al giudice di pace competente per
territorio, con esclusione:
a) di quelli gia' trattenuti per la decisione alla data di
entrata in vigore della presente legge e che non siano
successivamente rimessi in istruttoria;
b) di quelli devoluti alla competenza del pretore in base al
criterio della materia.
2. Sono altresi' attribuiti al giudice di pace, esclusi quelli gia'
trattenuti per la decisione alla data di entrata in vigore della
presente legge e che non siano successivamente rimessi in
istruttoria, i giudizi pendenti alla data del 30 aprile 1995,
relativi all'azione di apposizione di termini ed all'azione di
osservanza delle distanze stabilite dal codice civile, dai
regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle
siepi nonche' quelli relativi alla misura e alle modalita' d'uso dei
servizi di condominio di case e quelli relativi a rapporti tra
proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in
materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori,
scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale
tollerabilita'.

ART. 2.
1. Per le cause attribuite al giudice di pace a norma dell'articolo
1 e' competente per territorio il giudice di pace del luogo in cui ha
sede l'ufficio giudiziario o la sezione distaccata dinanzi a cui il
giudizio e' pendente alla data di entrata in vigore della presente
legge. Restano salve le questioni relative alla competenza del
giudice originariamente adito.
2. I fascicoli d'ufficio dei giudizi indicati nell'articolo 1 sono
trasmessi a cura del giudice presso cui sono pendenti al giudice di
pace competente per territorio ai sensi del comma 1, non oltre
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
La cancelleria dell'ufficio giudiziario a cui il fascicolo e'
trasmesso provvede d'ufficio all'iscrizione della causa a ruolo e
comunica alle parti costituite la data dell'udienza di prosecuzione
fissata dal giudice con provvedimento da adottare entro il termine di
trenta giorni. La data dell'udienza di prosecuzione del giudizio non
puo' essere successiva al sessantesimo giorno da quella in cui il
fascicolo e' ricevuto.
3. Dinanzi al giudice di pace le cause proseguono con il rito alle
stesse applicabile ai sensi dell'articolo 90 della legge 26 novembre
1990, n. 353, come modificato dalla legge 20 dicembre 1995, n. 534.
Le questioni relative alla competenza del giudice di pace devono
essere rilevate nella prima udienza dinanzi a questo, che procede a
norma del terzo comma dell'articolo 38 del codice di procedura
civile.
4. Alla prima udienza il giudice tenta la conciliazione delle
parti, a norma dell'articolo 185 del codice di procedura civile.

ART. 3.
1. Gli uffici di conciliazione sono soppressi fatta salva
l'attivita' conseguente all'applicazione del comma 2. E' abrogato
l'articolo 44 della legge 21 novembre 1991, n. 374.
2. I giudizi pendenti davanti al conciliatore alla data di entrata
in vigore della presente legge devono essere proseguiti dinanzi al
giudice di pace territorialmente competente, fatta eccezione per le
cause gia' trattenute per la decisione e che non siano
successivamente rimesse in istruttoria. Si osservano al riguardo le
disposizioni dell'articolo 2.

ART. 4.
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono
attribuiti alle sezioni stralcio costituite a norma della legge 22
luglio 1997, n. 276, i giudizi civili in corso gia' pendenti alla
data del 30 aprile 1995 davanti al pretore in base al criterio della
materia, con esclusione dei giudizi in materia di lavoro e previdenza
e dei giudizi attribuiti al giudice di pace, ai sensi dell'articolo
1, nonche' dei giudizi gia' trattenuti per la decisione alla data di
entrata in vigore della presente legge e che non siano
successivamente rimessi in istruttoria.
2. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, il presidente del tribunale o un giudice da lui
delegato procede alla ricognizione dei giudizi di cui al comma 1 e
trasmette i relativi fascicoli al presidente della sezione stralcio,
il quale assegna i procedimenti a un giudice onorario aggregato a
norma del comma 4 dell'articolo 11 della legge 22 luglio 1997, n.
276.

ART. 5.
1. Dopo il comma 3 dell'articolo 11 della legge 21 novembre 1991,
n.374, e' inserito il seguente:
"3-bis. In materia civile e' corrisposta altresi' una indennita' di
lire ventimila per ogni decreto ingiuntivo o ordinanza ingiuntiva
emessi, rispettivamente, a norma degli articoli 641 e 186-ter del
codice di procedura civile; l'indennita' spetta anche se la domanda
di ingiunzione e' rigettata con provvedimento motivato.".
2. Il comma 4 dell'articolo 11 della legge 21 novembre 1991, n.
374, e' sostituito dal seguente:
"4. L'ammontare delle indennita' di cui ai commi 2, 3 e 3-bis del
presente articolo e di cui al comma 2-bis dell'articolo 15 e'
rideterminato ogni tre anni, con decreto emanato dal Ministro della
giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, in relazione alla variazione,
accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai e impiegati verificatasi nel triennio precedente".
3. Dopo il comma 2 dell'articolo 15 della legge 21 novembre 1991,
n. 374, e' aggiunto il seguente:
"2-bis. Al coordinatore spetta un'indennita' di presenza mensile
per l'effettivo esercizio delle funzioni di lire 250.000 per gli
uffici aventi un organico fino a cinque giudici, di lire 400.000 per
gli uffici aventi un organico da sei a dieci giudici, di lire 600.000
per gli uffici aventi un organico da undici a venti giudici e di lire
750.000 per tutti gli altri uffici".
4. Le indennita' di cui al presente articolo spettano a decorrere
dalla data di entrata in vigore 1 della presente legge.

ART. 6.
1. L'articolo 13 della legge 21 novembre 1991, n.374, e successive
modificazioni, e' sostituito dal seguente:
" ART. 13. - (Notificazione degli atti) - 1. Alla notificazione di
tutti gli atti relativi al procedimenti di competenza del giudice di
pace, ivi comprese le decisioni in forma esecutiva e i relativi atti
di precetto, provvedono gli ufficiali giudiziari, gli aiutanti
ufficiali giudiziari e i messi di conciliazione in servizio presso i
comuni compresi nella circoscrizione del giudice di pace, fino a
esaurimento del loro ruolo di appartenenza.
2. Ai messi di conciliazione, che assumono la nuova denominazione
di messi del giudice di pace, si applicano, limitatamente al servizio
di notificazione, le norme dell'ordinamento approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, e successive
modificazioni".
2. Gli articoli 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 1o
febbraio 1946, n. 122, sono abrogati.
3. I messi del giudice di pace continueranno a operare presso le
sedi del giudice di pace.

ART. 7.
1. I praticanti avvocati, dopo il conseguimento dell'abilitazione
al patrocinio, possono esercitare l'attivita' professionale i sensi
dell'articolo 8 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e
successive modificazioni, nelle cause di competenza del giudice di
pace e dinanzi al tribunale in composizione monocratica,
limitatamente:
a) negli affari civili:
1) alle cause, anche se relative a beni immobili, di valore non
superiore a lire cinquanta milioni;
2) alle cause per le azioni possessorie, salvo il disposto
dell'articolo 704 del codice di procedura civile, e per le denunce di
nuova opera e di danno temuto, salvo il disposto dell'articolo 688,
secondo comma, del codice di procedura civile;
3) alle cause relative a rapporti di locazione e di comodato di
immobili urbani e a quelle di affitto di azienda, in quanto non siano
di competenza delle sezioni specializzate agrarie;
b) negli affari penali:
1) alle cause per i reati per i quali la legge stabilisce una
pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni ovvero una
pena pecuniaria sola o congiunta alla predetta pena detentiva;
2) alle cause per i seguenti reati: violenza o minaccia a un
pubblico ufficiale prevista dall'articolo 336, primo comma, del
codice penale; resistenza a un pubblico ufficiale prevista
dall'articolo 337 del codice penale; oltraggio a un magistrato in
udienza aggravato a norma dell'articolo 343, secondo comma, del
codice penale; violazione di sigilli aggravata a norma dell'articolo
349, secondo comma, del codice penale; favoreggiamento reale previsto
dall'articolo 379 del codice penale; maltrattamenti in famiglia o
verso i fanciulli, quando non ricorre l'aggravante prevista
dall'articolo 572, secondo comma, del codice penale; rissa aggravata
a norma dell'articolo 588, secondo comma, del codice penale, con
esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso
o abbia riportato lesioni gravi o gravissime; omicidio colposo
previsto dall'articolo 589 del codice penale; violazione di domicilio
aggravata a norma dell'articolo 614, quarto comma, del codice penale;
furto aggravato a norma dell'articolo 625 del codice penale; truffa
aggravata a norma dell'articolo 640, secondo comma, del codice
penale; ricettazione prevista dall'articolo 648 del codice penale.

ART. 8.
1. Sono validi ed efficaci gli atti compiuti dai procuratori
legali, iscritti al relativo albo, in violazione dei limiti
territoriali previsti dall'articolo 5 del regio decreto-legge 27
novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, relativi ai processi
in corso alla data di entrata in vigore della legge 24 febbraio 1997,
n. 27.

Titolo II
MODIFICA AL CODICE PENALE

ART. 9.
1. Dopo il sesto comma dell'articolo 162-bis del codice penale, e'
aggiunto il seguente:
"In caso di modifica dell'originaria imputazione, qualora per
questa non fosse possibile l'oblazione, l'imputato e' rimesso in
termini per chiedere la medesima, sempre che sia consentita".

Titolo III
MODIFICHE AL CODICE DI PROCEDURA PENALE
CAPO I
MODIFICA ALLE DISPOSIZIONI SULL'ATTRIBUZIONE DEGLI AFFARI PENALI AL
TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE COLLEGIALE O IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

ART. 10.
1. Gli articoli 33-bis e 33-ter del codice di procedura penale sono
sostituiti dai seguenti:
"ART. 33-bis - (Attribuzioni del tribunale in composizione
collegiale). - 1. Sono attribuiti al tribunale in composizione
collegiale i seguenti reati, consumati o tentati:
a) delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a),
numeri 3), 4) e 5), sempre che per essi non sia stabilita la
competenza della corte di assise;
b) delitti previsti dal capo I dei titolo II del libro II del
codice penale, esclusi quelli indicati dagli articoli 329, 331, primo
comma, 332, 334 e 335;
c) delitti previsti dagli articoli 416, 416-bis, 416-ter, 420,
terzo comma, 429, secondo comma, 431, secondo comma, 432, terzo
comma, 433, terzo comma, 440, 449, secondo comma, 452, primo comma,
numero 2, 513- bis, 564, da 600-bis a 600sexies puniti con reclusione
non inferiore nel massimo a cinque anni, 609-bis, 609quater e 644 del
codice penale;
d) delitti previsti dagli articoli 2621, 2628, 2629 e 2637 del
codice civile, nonche' dalle disposizioni che ne estendono
l'applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati;
e) delitti previsti dall'articolo 1136 del codice della
navigazione;
f) delitti previsti dagli articoli 6 e 11 della legge
costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1;
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del regio
decreto 16 marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonche' dalle
disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti diversi da
quelli in essi indicati;
h) delitti previsti dall'articolo 1 del decreto legislativo 14
febbraio 1948, n. 43, ratificato dalla legge 17 aprile 1956, n. 561
in materia di associazioni di carattere militare;
i) delitti previsti dalla legge 20 giugno 1952, n. 645, attuativa
della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione;
1) delitto previsto dall'articolo 18 della legge 22 maggio 1978,
n. 194, in materia di interruzione volontaria della gravidanza;
m) delitto previsto dall'articolo 2 della legge 25 gennaio 1982,
n. 17, in materia di associazioni segrete;
n) delitto previsto dall'articolo 29 secondo comma, della legge
13 settembre 1982, n. 646, in materia di misure di prevenzione;
o) delitto previsto dall'articolo 12-quinquies, comma 1, del
decreto- legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, in materia di trasferimento
fraudolento di valori;
p) delitti previsti dall'articolo 6, commi 3 e 4, del
decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazione,
dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, in materia di discriminazione
razziale, etnica e religiosa;
q) delitti previsti dall'articolo 10 della legge 18 novembre
1995, n. 496, in materia di produzione e uso di armi chimiche.
2. Sono attribuiti altresi' al tribunale in composizione
collegiale, salva la disposizione dell'articolo 33-ter, comma 1, i
delitti puniti con la pena della reclusione superiore nel massimo a
dieci anni. Per la determinazione della pena si osservano le
disposizioni dell'articolo 4.
ART. 33-ter. - (Attribuzioni del tribunale in composizione
monocratica). - 1. Sono attribuiti al tribunale in composizione
monocratica i delitti previsti dall'articolo 73 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
n. 309, sempre che non siano contestate le aggravanti di cui
all'articolo 80, commi 1, 3 e 4, del medesimo testo unico.
2. Il tribunale giudica in composizione monocratica, altresi', in
tutti i casi non previsti dall'articolo 33-bis o da altre
disposizioni di legge".

CAPO II
MODIFICA ALLE DISPOSIZIONI SULL'INCOMPATIBILITA', ASTENSIONE E
RICUSAZIONE DEL GIUDICE

ART. 11.
1. Dopo il comma 2-bis dell'articolo 34 del codice di procedura
penale e' aggiunto il seguente:
"2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano al giudice
che nel medesimo procedimento abbia adottato uno dei seguenti
provvedimenti:
a) le autorizzazioni sanitarie previste dall'articolo 11 della
legge 26 luglio 1975, n. 354;
b) i provvedimenti relativi ai permessi di colloquio, alla
corrispondenza telefonica e al visto di controllo sulla
corrispondenza, previsti dall'articolo 18 della legge 26 luglio 1975,
n. 354;
c) i provvedimenti relativi ai permessi previsti dall'articolo 30
della legge 26 luglio 1975, n. 354;
d) il provvedimento di restituzione nel termine di cui
all'articolo 175;
e) il provvedimento che dichiara la latitanza a norma
dell'articolo 296".

CAPO III
CONTROLLO DELLA COMPETENZA NEL CORSO DELLE INDAGINI

ART. 12.
1. Dopo l'articolo 54-ter del codice di procedura penale e'
inserito il seguente:
"ART. 54-quater - (Richiesta di trasmissione degli atti a un
diverso pubblico ministero) - 1. La persona sottoposta alle indagini
che abbia conoscenza del procedimento ai sensi dell'articolo 335 o
dell'articolo 369 e la persona offesa dal reato che abbia conoscenza
del procedimento ai sensi dell'articolo 369, nonche' i rispettivi
difensori, se ritengono che il reato appartenga alla competenza di un
giudice diverso da quello presso il quale il pubblico ministero che
procede esercita le sue funzioni, possono chiedere la trasmissione
degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente
enunciando, a pena di inammissibilita', le ragioni a sostegno della
indicazione del diverso giudice ritenuto competente.
2. La richiesta deve essere depositata nella segreteria del
pubblico ministero che procede con l'indicazione del giudice ritenuto
competente.
3. Il pubblico ministero decide entro dieci giorni dalla
presentazione della richiesta e, ove la accolga, trasmette gli atti
del procedimento all'ufficio del pubblico ministero presso il giudice
competente, dandone comunicazione al richiedente. Se non provvede in
tal senso, il richiedente, entro i successivi dieci giorni, puo'
chiedere al procuratore generale presso la corte d'appello o, qualora
il giudice ritenuto competente appartenga ad un diverso distretto, al
procuratore generale presso la Corte di cassazione, di determinare
quale ufficio del pubblico ministero deve procedere. Il procuratore
generale, assunte le necessarie informazioni, provvede alla
determinazione, entro venti giorni dal deposito della richiesta, con
decreto motivato dandone comunicazione alle parti ed agli uffici
interessati. Quando la richiesta riguarda taluno dei reati indicati
nell'articolo 51, comma 3-bis, il procuratore generale provvede
osservando le disposizioni dell'articolo 54-ter.
4. La richiesta non puo' essere riproposta a pena di
inammissibilita' salvo che sia basata su fatti nuovi e diversi.
5. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della
trasmissione degli atti o della comunicazione del decreto di cui al
comma 3 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla
legge".

CAPO IV
DIFENSORE

ART. 13.
1. Al comma 1 dell'articolo 100 del codice di procedura penale sono
aggiunte, in fine, le parole: "dal difensore o da altra persona
abilitata".
2. Il comma 3 dell'articolo 78 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"3. Se la procura non e' apposta in calce o a margine della
dichiarazione di parte civile, ed e' conferita nelle altre forme
previste dall'articolo 100, commi 1 e 2, essa e' depositata nella
cancelleria o presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di
costituzione della parte civile".
3. Al comma 1 dell'articolo 122 del codice di procedura penale,
dopo il primo periodo, e' inserito il seguente: " Se la procura e'
rilasciata per scrittura privata al difensore, la sottoscrizione puo'
essere autenticata dal difensore medesimo".
4. La deposizione di cui al comma 2 si applica anche alle procure
conferite prima della data di entrata in vigore della presente legge.

CAPO V
DIVIETO DI PUBBLICAZIONE DI ATTI E DI IMMAGINI

ART. 14.
1. La rubrica dell'articolo 114 del codice di procedura penale e'
sostituita dalla seguente: "Divieto di pubblicazione di atti e di
immagini".
2. Dopo il comma 6 dell'articolo 114 del codice di procedura penale
e' inserito il seguente:
"6-bis. E' vietata la pubblicazione dell'immagine di persona
privata della liberta' personale ripresa mentre la stessa si trova
sottoposta all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di
coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta".

CAPO VI
RIPARAZIONE PER L'INGIUSTA DETENZIONE

ART. 15.
1. All'articolo 315 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente:
"1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di
inammissibilita', entro due anni dal giorno in cui la sentenza di
proscioglimento o di condanna e' divenuta irrevocabile, la sentenza
di non luogo a procedere e' divenuta inoppugnabile o e' stata
effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla
persona nei cui confronti e' stato pronunciato a norma del comma 3
dell'articolo 314";
b) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
"2. L'entita' della riparazione non puo' comunque eccedere lire un
miliardo".
2. Al comma 1 dell'articolo 409 del codice di procedura penale e'
aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Il provvedimento che dispone
l'archiviazione e' notificato alla persona sottoposta alle indagini
se nel corso del procedimento e' stata applicata nei suoi confronti
la misura della custodia cautelare".

CAPO VII
INDAGINI PRELIMINARI

ART. 16.
1. L'articolo 415 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente: .
"ART. 415. - (Reato commesso da persone ignote) - 1. Quando e'
ignoto l'autore del reato il pubblico ministero entro sei mesi dalla
data della registrazione della notizia di reato, presenta al giudice
richiesta di archiviazione ovvero di autorizzazione a proseguire le
indagini.
2. Quando accoglie la richiesta di archiviazione ovvero di
autorizzazione a proseguire le indagini, il giudice pronuncia decreto
motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero. Se ritiene che
il reato sia da attribuire a persona gia' individuata ordina che il
nome di questa sia iscritto nel registro delle notizie di reato.
3. Si osservano, in quanto applicabili, le altre disposizioni di
cui al presente titolo.
4. Nell'ipotesi di cui all'articolo 107-bis delle norme di
attuazione, di coordinamento e transitorie, la richiesta di
archiviazione ed il decreto del giudice che accoglie la richiesta
sono pronunciati cumulativamente con riferimento agli elenchi
trasmessi dagli organi di polizia con l'eventuale indicazione delle
denunce che il pubblico ministero o il giudice intendono escludere,
rispettivamente dalla richiesta o dal decreto".

ART. 17.
1. All'articolo 405, comma 2, ed all'articolo 407, comma 3, del
codice di procedura penale, sono premesse le seguenti parole: "Salvo
quanto previsto dall'articolo 415-bis".
2. Dopo l'articolo 415 del codice di procedura penale e' inserito
il seguente:
"ART. 415-bis. - (Avviso all'indagato della conclusione delle
indagini preliminari)
1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2
dell'articolo 405, anche se prorogato, il pubblico ministero, se non
deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli articoli 408
e 411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al
difensore avviso della conclusione delle indagini preliminari.
2. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il
quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della
data e del luogo del fatto con l'avvertimento che la documentazione
relativa alle indagini espletate e' depositata presso la segreteria
del pubblico ministero e che l'indagato e il suo difensore hanno
facolta' di prenderne visione ed estrarne copia.
3. L'avviso contiene altresi' l'avvertimento che l'indagato ha
facolta' entro il termine di venti giorni, di presentare memorie,
produrre documenti, depositare documentazione relativa ad
investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il
compimento di atti di indagine, nonche' di presentarsi per rilasciare
dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.
Se l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il
pubblico ministero deve procedervi.
4. Quando il pubblico ministero, a seguito delle richieste
dell'indagato, dispone nuove indagini, queste devono essere compiute
entro trenta giorni dalla presentazione, della richiesta. Il termine
puo' essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su
richiesta dei pubblico ministero, per una sola volta e per non piu'
di sessanta giorni.
5. Le dichiarazioni rilasciate dall'indagato, l'interrogatorio del
medesimo ed i nuovi atti di indagine del pubblico ministero, previsti
dai commi 3 e 4, sono utilizzabili se compiuti entro il termine
stabilito dal comma 4, ancorche' sia decorso il termine stabilito
dalla legge o prorogato dal giudice per l'esercizio dell'azione
penale o per la richiesta di archiviazione".
3. All'articolo 416, comma 1 del codice di procedura penale le
parole da: "dall'invito" alla fine sono sostituite dalle seguenti:
"dall'avviso, previsto dall'articolo 415-bis, nonche' dall'invito a
presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375.
comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di
essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui
all'articolo 415-bis, comma 3".

CAPO VIII
UDIENZA PRELIMINARE

ART. 18.
1. Al comma 1 dell'articolo 417 del codice di procedura penale, la
lettera b) e' sostituita dalla seguente:
"b) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle
circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare
l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi
articoli di legge;".
2. Al comma 1, lettera c), dell'articolo 429 del codice di
procedura penale, dopo le parole: "l'enunciazione" sono inserite le
seguenti: ",in forma chiara e precisa,".

ART. 19.
1. Al comma 1 dell'articolo 418 del codice di procedura penale, la
parola: "due" e' sostituita dalla seguente: "cinque".
2. L'articolo 420 del codice di procedura penale e' sostituito dai
seguenti:
"ART. 420 - (Costituzione delle parti) - 1. L'udienza si svolge in
camera di consiglio con la partecipazione necessaria del pubblico
ministero e del difensore dell'imputato.
2. Il giudice procede agli accertamenti relativi alla costituzione
delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi, delle citazioni,
delle comunicazioni e delle notificazioni di cui dichiara la
nullita'.
3. Se il difensore dell'imputato non e' presente il giudice
provvede a norma dell'articolo 97, comma 4.
4. Il verbale dell'udienza preliminare e' redatto di regola in
forma riassuntiva a norma dell'articolo 140, comma 2; il giudice, su
richiesta di parte, dispone la riproduzione fonografica o audiovisiva
ovvero la redazione del verbale con la stenotipia.
ART. 420-bis. - (Rinnovazione dell'avviso) - 1. Il giudice dispone,
anche di ufficio, che sia rinnovato l'avviso dell'udienza preliminare
a norma dell'articolo 419, comma 1, quando e' provato o appare
probabile che l'imputato non ne abbia avuto effettiva conoscenza,
sempre che il fatto non sia dovuto a sua colpa e fuori dei casi di
notificazione mediante consegna al difensore a norma degli articoli
159, 161, comma 4, e 169.
2. La probabilita' che l'imputato non abbia avuto conoscenza
dell'avviso e' liberamente valutata dal giudice. Tale valutazione non
puo' formare oggetto di discussione successiva ne' motivo di
impugnazione.
ART. 420-ter. - (Impedimento a comparire dell'imputato o del
difensore) - 1. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta
all'udienza e risulta che l'assenza e' dovuta ad assoluta
impossibilita' di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro
legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d'ufficio,
rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l'avviso
all'imputato, a norma dell'articolo 419, comma 1.
2. Con le medesime modalita' di cui al comma 1 il giudice provvede
quando appare probabile che l'assenza dell'imputato sia dovuta ad
assoluta impossibilita' di comparire per caso fortuito o forza
maggiore. Tale probabilita' e' liberamente valutata dal giudice e non
puo' formare oggetto di discussione successiva ne' motivo di
impugnazione.
3. Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta alle
successive udienze e ricorrono le condizioni previste dal comma 1 il
giudice rinvia anche d'ufficio l'udienza, fissa con ordinanza la data
della nuova udienza e ne dispone la notificazione all'imputato.
4. In ogni caso la lettura dell'ordinanza che fissa la nuova
udienza sostituisce la citazione e gli avvisi per tutti coloro che
sono o devono considerarsi presenti.
5. Il giudice provvede a norma del comma 1 nel caso di assenza del
difensore, quando risulta che l'assenza stessa e' dovuta ad assoluta
impossibilita' di comparire per legittimo impedimento, purche'
prontamente comunicato. Tale disposizione non si applica se
l'imputato e' assistito da due difensori e l'impedimento riguarda uno
dei medesimi ovvero quando il difensore impedito ha designato un
sostituto o quando l'imputato chiede che si proceda in assenza del
difensore impedito.
ART. 420-quater. - (Contumacia dell'imputato) - 1. Se l'imputato,
libero o detenuto, non compare all'udienza e non ricorrono le
condizioni indicate negli articoli 420, comma 2, 420-bis e 420-ter,
commi 1 e 2, il giudice, sentite le parti, ne dichiara la contumacia.
2. L'imputato quando si procede in sua contumacia, e' rappresentato
dal suo difensore.
3. Se l'imputato compare prima che il giudice adotti i
provvedimenti di cui al comma 1 dell'articolo 424, il giudice revoca
l'ordinanza che ha dichiarato la contumacia. In tal caso l'imputato
puo' rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto
ad interrogatorio.
4. L'ordinanza dichiarativa di contumacia e' nulla se al momento
della pronuncia vi e' la prova che l'assenza dell'imputato e' dovuta
a mancata conoscenza dell'avviso a norma dell'articolo 420-bis ovvero
ad assoluta impossibilita' di comparire per caso fortuito, forza
maggiore od altro legittimo impedimento.
5. Se la prova dell'assenza indicata nel comma 4 perviene dopo la
pronuncia dell'ordinanza prevista dal comma 1, ma prima dei
provvedimenti cui al comma 1 dell'articolo 424, il giudice revoca
l'ordinanza medesima e, se l'imputato non e' comparso, rinvia anche
d'ufficio l'udienza. Restano comunque validi gli atti compiuti in
precedenza, ma se l'imputato ne fa richiesta e dimostra che la prova
e' pervenuta con ritardo senza sua colpa, il giudice dispone
l'assunzione o la rinnovazione degli atti che ritiene rilevanti ai
fini dei provvedimenti di cui al comma 1 dell'articolo 424.
6. Quando si procede a carico di piu' imputati si applicano le
disposizioni dell'articolo 18, comma 1, lettere c) e d).
7. L'ordinanza dichiarativa della contumacia e' allegata al decreto
che dispone il giudizio. Nel decreto e' in ogni caso indicato se
l'imputato e' contumace o assente.
ART. 420-quinquies. - (Assenza e allontanamento volontario
dell'imputato) - 1. Le disposizioni 4 e gli articoli 420-bis e
420-ter non si applicano quando l'imputato, anche se impedito chiede
o consente che l'udienza preliminare avvenga in sua assenza o, se
detenuto, rifiuta di assistervi. L'imputato in tali casi e'
rappresentato dal difensore.
2. L'imputato che, dopo essere comparso, si allontana dall'aula di
udienza e' considerato presente ed e' rappresentato dal difensore".

ART. 20
1. Al comma 2 dell'articolo 421 del codice di procedura penale, il
secondo periodo e' sostituito dal seguente: "L'imputato puo' rendere
dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto
all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli
articoli 64 e 65".

ART. 21.
1. Dopo l'articolo 421 del codice di procedura penale e' inserito
il seguente:
"ART. 421-bis - (Ordinanza per l'integrazione delle indagini). - 1.
Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, il
giudice, se le indagini preliminari sono incomplete, indica le
ulteriori indagini, fissando il termine per il loro compimento e la
data della nuova udienza preliminare. Del provvedimento e' data
comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello.
2. Il procuratore generale presso la corte d'appello puo' disporre
con decreto motivato l'avocazione delle indagini a seguito della
comunicazione prevista dal comma 1. Si applica, in quanto
compatibile, la disposizione dell'articolo 412, comma 1".

ART. 22.
1. L'articolo 422 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 422. - (Attivita' di integrazione probatoria del giudice) -
1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, ovvero
a norma dell'articolo 421-bis, il giudice puo' disporre, anche
d'ufficio, l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la
decisivita' ai fini della sentenza di non luogo a procedere.
2. Il giudice, se non e' possibile procedere immediatamente
all'assunzione delle prove, fissa la data della nuova udienza e
dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti
tecnici e delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati
ammessi l'audizione o l'interrogatorio.
3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma
2 sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero e i difensori
possono porre domande, a mezzo del giudice, nell'ordine previsto
dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e
i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni.
4. In ogni caso l'imputato puo' chiedere di essere sottoposto
all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli
articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che
l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e
499".

ART. 23.
1. L'articolo 425 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 425. - (Sentenza di non luogo a procedere) - 1. Se sussiste
una causa che estingue il reato o per la quale l'azione penale non
doveva essere iniziata o non deve essere proseguita se il fatto non
e' previsto dalla legge come reato ovvero quando risulta che il fatto
non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non
costituisce reato o che si tratta di persona non punibile per
qualsiasi causa, il giudice pronuncia sentenza di non luogo a
procedere, indicandone la causa nel dispositivo.
2. Ai fini della pronuncia della sentenza di cui al comma 1, il
giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Si applicano le
disposizioni dell'articolo 69 del codice penale.
3. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche
quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori
o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio.
4. Il giudice non puo' pronunciare sentenza di non luogo a
procedere se ritiene che dal proscioglimento dovrebbe conseguire
l'applicazione di una misura di sicurezza.
5. Si applicano le disposizioni dell'articolo 537".
2. All'articolo 579, comma 1, e all'articolo 680, comma 2, del
codice di procedura penale. le parole: "di proscioglimento o di non
luogo a procedere" sono sostituite dalle seguenti: "o di
proscioglimento".

ART. 24.
1. Il comma 4 dell'articolo 429 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"4. Il decreto e' notificato all'imputato contumace all'udienza
preliminare".

ART. 25.
1. Dopo l'articolo 430 del codice di procedura penale e' inserito
il seguente:
"ART. 430-bis. (Divieto di assumere informazioni). - 1. E' vietato
al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria e al difensore
assumere informazioni dalla persona ammessa ai sensi dell'articolo
507 o indicata nella richiesta di incidente probatorio o ai sensi
dell'articolo 422, comma 2, ovvero nella lista prevista dall'articolo
468 e presentata dalle altre parti processuali. Le informazioni
assunte in violazione del divieto sono inutilizzabili.
2. Il divieto di cui al comma 1 cessa dopo l'assunzione della
testimonianza e nei casi in cui questa non sia ammessa o non abbia
luogo".

ART. 26.
1. L'articolo 431 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 431. - (Fascicolo per il dibattimento) - 1. Immediatamente
dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice
provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione del
fascicolo per il dibattimento. Se una delle parti ne fa richiesta il
giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine di quindici
giorni, per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il
dibattimento sono raccolti:
a) gli atti relativi alla procedibilita' dell'azione penale e
all'esercizio dell'azione civile;
b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia
giudiziaria;
c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico
ministero;
d) i documenti acquisiti all'estero, mediante rogatoria
internazionale e i verbali degli atti non ripetibili assunti con le
stesse modalita';
e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio;
f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera
d), assunti all'estero a seguito di rogatoria internazionale ai quali
i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le
facolta' loro consentite dalla legge italiana;
g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri
documenti indicati nell'articolo 236;
h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non
debbano essere custoditi altrove.
2 Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il
dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero,
nonche' della documentazione relativa all'attivita' di investigazione
difensiva".

CAPO IX
PROCEDIMENTI SPECIALI

ART. 27.
1. L'articolo 438 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 438 - (Presupposti del giudizio abbreviato). - 1. L'imputato
puo' chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare
allo stato degli atti, salve le disposizioni di cui al comma 5 del
presente articolo e all'articolo 441, comma 5.
2. La richiesta puo' essere proposta, oralmente o per iscritto,
fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli
421 e 422.
3. La volonta' dell'imputato e' espressa personalmente o per mezzo
di procuratore speciale e la sottoscrizione e' autenticata nelle
forme previste dall'articolo 583, comma 3.
4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale
dispone il giudizio abbreviato.
5. L'imputato ferma restando la utilizzabilita' ai fini della prova
degli atti indicati nell'articolo 442, comma. 1-bis, puo' subordinare
la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della
decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se
l'integrazione probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della
decisione e compatibile con le finalita' di economia processuale
proprie del procedimento, tenuto conto degli atti gia' acquisiti ed
utilizzabili. In tal caso il pubblico ministero puo' chiedere
l'ammissione di prova contraria. Resta salva l'applicabilita'
dell'articolo 423.
6. In caso di rigetto ai sensi del comma 5, la richiesta puo'
essere riproposta fino al termine previsto dal comma 2".

ART. 28.
1. Gli articoli 439 e 440 del codice di procedura penale sono
abrogati.

ART. 29.
1. L'articolo 441 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 441. - (Svolgimento del giudizio abbreviato) - 1. Nel
giudizio abbreviato si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni previste per l'udienza preliminare, fatta eccezione per
quelle di cui agli articoli 422 e 423.
2. La costituzione di parte civile, intervenuta dopo la conoscenza
dell'ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, equivale ad
accettazione del rito abbreviato.
3. Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio; il
giudice dispone che il giudizio si svolga in pubblica udienza quando
ne fanno richiesta tutti gli imputati.
4. Se la parte civile non accetta il rito abbreviato non si applica
la disposizione di cui all'articolo 75, comma 3.
5. Quando il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli
atti assume, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai fini della
decisione. Resta salva in tale caso l'applicabilita' dell'articolo
423.
6. All'assunzione delle prove di cui al comma 5 del presente
articolo e all'articolo 438, comma 5, si procede nelle firme previste
dall'articolo 422, comma 2, 3 e 4".

ART. 30.
1. All'articolo 442 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:
"1-bis. Ai fini della deliberazione il giudice utilizza gli atti
contenuti nel fascicolo di cui all'articolo 416, comma 2, la
documentazione di cui all'articolo 419, comma 3, e le prove assunte
nell'udienza";
b) al comma 2, dopo il primo periodo e' aggiunto il seguente:
"Alla pena dell'ergastolo e' sostituita quella della reclusione di
anni trenta".

ART. 31.
1. All'articolo 443 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente:
"1. L'imputato e il pubblico ministero non possono proporre appello
contro le sentenze di proscioglimento, quando l'appello tende ad
ottenere una diversa formula";
b) il comma 2 e' abrogato.

ART. 32.
1. Il comma 2 dell'articolo 444 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"2. Se vi e' il consenso anche della parte che non ha formulato la
richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a
norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se
ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto,
l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle
parti, nonche' congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza
l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi e' stata la
richiesta delle parti. Se vi e' costituzione di parte civile, il
giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato e' tuttavia
condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile,
salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o
parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3".

ART. 33.
1. All'articolo 446 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e' sostituito dal seguente:
"1. Le parti possono formulare la richiesta prevista dall'articolo,
444, comma 1, fino alla presentazione delle conclusioni di cui agli
articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla dichiarazione di
apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo.
Se e' stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta
e' formulata entro il termine e con le forme stabilite dall'articolo
458, comma 1";
b) il comma 4 e' sostituito dal seguente:
"4. Il consenso sulla richiesta puo' essere dato entro i termini
previsti dal comma 1, anche se in precedenza era stato negato".

ART. 34.
1. Il comma 1 dell'articolo 448 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"1. Nell'udienza prevista dall'articolo 447, nell'udienza
preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il
giudice se ricorrono le condizioni per accogliere la richiesta
prevista dall'articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente
sentenza. Nel caso di dissenso da parte del pubblico ministero o di
rigetto della richiesta da parte del giudice per le indagini
preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del
dibattimento di primo grado, puo' rinnovare la richiesta e il
giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza. La
richiesta non e' ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice.
Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del
dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione quando
ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il
rigetto della richiesta".

ART. 35
1. Il comma 2 dell'articolo 452 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"2. Se l'imputato chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima
che sia dichiarato aperto il dibattimento, dispone con ordinanza la
prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si applicano le
disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 442 e 443".

ART. 36.
1. All'articolo 458 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 l'ultimo periodo e' soppresso;
b) al comma 2 le parole: "e il pubblico ministero ha espresso il
proprio consenso" sono soppresse e dopo le parole: "previste dagli
articoli", sono inserite le seguenti: "438, commi 3 e 5,".

ART. 37.
1. L'articolo 459 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 459. - (Casi di procedimento per decreto). - 1. Nei
procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli
perseguibili a querela se questa e' stata validamente presentata e se
il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi, il
pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto
una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena
detentiva, puo' presentare al giudice per le indagini preliminari,
entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il
reato e' attribuito e' iscritto nel registro delle notizie di reato e
previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione
del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena.
2. Il pubblico ministero puo' chiedere l'applicazione di una pena
diminuita sino alla meta' rispetto al minimo edittale.
3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve
pronunciare sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129,
restituisce gli atti al pubblico ministero.
4. Del decreto penale e' data comunicazione al querelante.
5. Il procedimento per decreto non e' ammesso quando risulta la
necessita' di applicare una misura di sicurezza personale".
2. All'articolo 460 del codice di procedura penale sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
"2. Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella
misura richiesta dal pubblico ministero indicando l'entita'
dell'eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo
edittale; ordina la confisca, nei casi previsti dall'articolo 240,
secondo comma del codice penale, o la restituzione delle cose
sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena e la non
menzione della condanna nel certificato penale spedito a richiesta di
privati. Nei casi previsti dagli articoli 196 e 197 del codice
penale, dichiara altresi' la responsabilita' della persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria";
b) il comma 5 e' sostituito dal seguente:
"5. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al
pagamento delle spese del procedimento, ne' l'applicazione di pene
accessorie. Anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di giudicato
nel giudizio civile o amministrativo. Il reato e' estinto se nel
termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero
di due anni, quando il decreto concerne una contravvenzione,
l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della
stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la
condanna non e' comunque di ostacolo alla concessione di una
successiva sospensione condizionale della pena".
3. Al comma 1 dell'articolo 464 del codice di procedura penale, il
primo periodo e' sostituito dai seguenti: "Se l'opponente ha chiesto
il giudizio immediato, il giudice emette decreto a norma
dell'articolo 456, comma, 3 e 5. Se l'opponente ha chiesto il
giudizio abbreviato, il giudice fissa con decreto l'udienza dandone
avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero,
all'imputato, al difensore e alla persona offesa; al giudizio si
applicano le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 442 e
443. Se l'opponente ha chiesto l'applicazione della pena a norma
dell'articolo 444, il giudice fissa con decreto un termine entro il
quale il pubblico ministero deve esprimere il consenso, disponendo
che la richiesta e il decreto siano notificati al pubblico ministero
a cura dell'opponente".
4. Il comma 3 dell'articolo 464 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:.
"3. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non puo'
chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su
richiesta, ne' presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il
giudice revoca il decreto penale di condanna".
5. Alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 689 del codice di
procedura penale, al numero 5) dopo le parole: "su richiesta
dell'imputato," sono aggiunte le seguenti: "nonche' dei decreti
penali".

CAPO X
MODIFICHE ALLE DISPOSIZIONI SUL GIUDIZIO

ART. 38.
1. Al comma 1 dell'articolo 468 del codice di procedura penale,
dopo le parole: "consulenti tecnici" sono inserite le seguenti:
"nonche' delle persone indicate nell'articolo 210".
2. Il comma 2 dell'articolo 468 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"2. Il presidente del tribunale o della corte di assise, quando ne
sia fatta richiesta, autorizza con decreto la citazione dei
testimoni, periti o consulenti tecnici nonche' delle persone indicate
nell'articolo 210, escludendo le testimonianze vietate dalla legge e
quelle manifestamente sovrabbondanti. Il presidente puo' stabilire
che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonche'
delle persone indicate nell'articolo 210 sia effettuata per la data
fissata per il dibattimento ovvero per altre successive udienze nelle
quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il provvedimento non
pregiudica la decisione sull'ammissibilita' della prova a norma
dell'articolo 495".

ART. 39.
1. All'articolo 484 del codice di procedura penale, dopo il comma 2
e' aggiunto il seguente:
"2-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli
articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies".
2. Gli articoli 485, 486, 487 e 488 del codice di procedura penale
sono abrogati.

ART. 40.
1. L'articolo 493 del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"ART. 493. - (Richieste di prova) - 1. Il pubblico ministero, i
difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato
nell'ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono
l'ammissione delle prove.
2. E' ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista
prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra
di non averle potute indicare tempestivamente.
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il
dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero,
nonche' della documentazione relativa all'attivita' di investigazione
difensiva.
4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e
interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti
compiuti durante le indagini preliminari".

ART. 41
1. Il comma 2 dell'articolo 506 del codice di procedura penale e'
sostituito dal seguente:
"2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del
collegio, puo' rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai
consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle
parti gia' esaminate, solo dopo l'esame e il controesame. Resta salvo
il diritto delle parti di concludere l'esame secondo l'ordine
indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2".

ART. 42.
1. Dopo il comma 1 dell'articolo 507 del codice di procedura penale
e' aggiunto il seguente:
"1-bis. Il giudice puo' disporre a norma del comma 1 anche
l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al
fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e
493, comma 3".

ART. 43.
1. L'articolo 512-bis del codice di procedura penale e' sostituito
dal seguente:
"ART. 512-bis. (Lettura di dichiarazioni rese da persona residente
all'estero). - 1. Il giudice, a richiesta di parte, puo' disporre,
tenuto conto degli altri elementi di prova acquisiti, che sia data
lettura dei verbali di dichiarazioni rese da persona residente
all'estero anche a seguito di rogatoria internazionale se essa,
essendo stata citata, non e' comparsa e solo nel caso in cui non ne
sia assolutamente possibile l'esame dibattimentale".

CAPO XI
DISPOSIZIONI SUL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE
MONOCRATICA

ART. 44.
1. Il libro ottavo del codice di procedura penale e' sostituito dal
seguente:
"LIBRO OTTAVO - PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE
MONOCRATICA
Titolo I
DISPOSIZIONE GENERALE
ART. 549. - (Norme applicabili al procedimento davanti al tribunale
in composizione monocratica) - 1. Nel procedimento davanti al
tribunale in composizione monocratica, per tutto cio' che non e'
previsto nel presente libro o in altre disposizioni, si osservano le
norme contenute nei libri che precedono, in quanto applicabili.
Titolo II
CITAZIONE DIRETTA A GIUDIZIO
ART. 550. - (Casi di citazione diretta a giudizio) - 1. Il pubblico
ministero esercita l'azione penale con la citazione diretta a
giudizio quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti puniti
con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro anni
, anche congiunta a pena pecuniaria. Si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 415-bis. Per la
determinazione della pena si osservano le disposizioni dell'articolo
4.
2 La disposizione del comma 1 si applica anche quando si procede
per uno dei seguenti reati:
a) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista
dall'articolo 336 del codice penale;
b) resistenza a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 337
del codice penale;
c) oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma
dell'articolo 343, secondo comma, del codice penale;
d) violazione di sigilli aggravata a norma dell'articolo 349,
secondo comma, del codice penale;
e) rissa aggravata a norma dell'articolo 588, secondo comma, del
codice penale, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno
sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;
f) furto aggravato a norma dell'articolo 625 del codice penale;
g) ricettazione prevista dall'articolo 648 del codice penale.
3. Se il pubblico ministero ha esercitato l'azione penale con
citazione diretta per un reato per il quale e' prevista l'udienza
preliminare e la relativa eccezione e' proposta entro il termine
indicato dall'articolo 491, comma 1, il giudice dispone con ordinanza
la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
ART. 551. - (Procedimenti connessi) - 1. Nel caso di procedimenti
connessi, se la citazione diretta a giudizio e' ammessa solo per
alcuni di essi, il pubblico ministero presenta per tutti la richiesta
di rinvio a giudizio a norma dell'articolo 416
ART. 552. - (Decreto di citazione a giudizio) - 1. Il decreto di
citazione a giudizio contiene:
a) le generalita' dell'imputato o le altre indicazioni personali
che valgono a identificarlo nonche' le generalita' delle altre parti
private, con indicazione dei difensori;
b) l'indicazione della persona offesa, qualora risulti
identificata;
c) l'enunciazione del fatto, in forma chiara e precisa, delle
circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare
l'applicazione di misure di sicurezza, con l'identificazione dei
relativi articoli di legge;
d) l'indicazione del giudice competente per il giudizio nonche'
del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione, con
l'avvertimento all'imputato che non comparendo sara' giudicato in
contumacia;
e) l'avviso che l'imputato ha facolta' di nominare un difensore
di fiducia e che, in mancanza, sara' assistito dal difensore di
ufficio;
f) l'avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l'imputato,
prima della dichiarazione di' apertura del dibattimento di primo
grado, puo' presentare le richieste previste dagli articoli 438 e 444
ovvero presentare domanda di oblazione;
g) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari
e' depositato nella segreteria del pubblico ministero e che le parti
e i loro difensori hanno facolta' di prenderne visione e di estrarne
copia;
h) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero e
dell'ausiliario che lo assiste.
2. Il decreto e' nullo se l'imputato non e' identificato in modo
certo ovvero se manca o e' insufficiente l'indicazione di uno dei
requisiti previsti dalle lettere c), d), e) ed f) del comma 1. Il
decreto e' altresi' nullo se non e' preceduto dall'avviso previsto
dall'articolo 415-bis, nonche' dall'invito a presentarsi per rendere
l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375, comma 3, qualora la
persona sottoposta alle indagini lo abbia richiesto entro il termine
di cui al comma 3 del medesimo articolo 415-bis.
3. Il decreto di citazione e' notificato all'imputato, al suo
difensore e alla parte offesa almeno sessanta giorni prima della data
fissata per l'udienza di comparizione. Nei casi di urgenza, di cui
deve essere data motivazione, il termine e' ridotto a quarantacinque
giorni.
4. Il decreto di citazione e' depositato dal pubblico ministero
nella segreteria unitamente al fascicolo contenente la
documentazione, gli atti e le cose indicati nell'articolo 416, comma
2.
ART. 553. - (Trasmissione degli atti al giudice dell'udienza di
comparizione in dibattimento) - 1. Il pubblico ministero forma il
fascicolo per il dibattimento e lo trasmette al giudice con il
decreto di citazione immediatamente dopo la notificazione.
ART. 554. - (Atti urgenti) - 1. Il giudice per le indagini
preliminari e' competente ad assumere gli atti urgenti a norma
dell'articolo 467 e provvede sulle misure cautelari fino a quando il
decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non e'
trasmesso al giudice a norma dell'articolo 553, comma 1.
ART. 555. - (Udienza di comparizione a seguito della citazione
diretta) - 1. Almeno sette giorni prima della data fissata per
l'udienza di comparizione, le parti devono, a pena di
inammissibilita', depositare in cancelleria le liste dei testimoni,
periti o consulenti tecnici nonche' delle persone indicate
nell'articolo 210 di cui intendono chiedere l'esame.
2. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento,
l'imputato o il pubblico ministero puo' presentare la richiesta
prevista dall'articolo 444, comma 1; l'imputato, inoltre, puo'
richiedere il giudizio abbreviato o presentare domanda di oblazione.
3. Il giudice, quando il reato e' perseguibile a querela, verifica
se il querelante e' disposto a rimettere la querela e il querelato ad
accettare la remissione.
4. Se deve procedersi al giudizio, le parti, dopo la dichiarazione
di apertura del dibattimento, indicano i fatti che intendono provare
e chiedono l'ammissione delle prove; inoltre, le parti possono
concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti
contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonche' della
documentazione relativa all'attivita' di investigazione difensiva.
5. Per tutto cio' che non e' espressamente previsto si osservano le
disposizioni contenute nel libro settimo, in quanto compatibili.
Titolo III
PROCEDIMENTI SPECIALI
ART. 556. - (Giudizio abbreviato e applicazione della pena su
richiesta) - 1. Per il giudizio abbreviato e per l'applicazione della
pena su richiesta si osservano, rispettivamente, le disposizioni dei
titoli I e II del libro sesto, in quanto applicabili.
2. Se manca l'udienza preliminare si applicano, secondo i casi, le
disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558, comma 8.
ART. 557. - (Procedimento per decreto) - 1. Con l'atto di
opposizione l'imputato chiede al giudice di emettere il decreto di
citazione a giudizio ovvero chiede il giudizio abbreviato o
l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444 o presenta
domanda di oblazione.
2. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non puo'
chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su
richiesta, ne' presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il
giudice revoca il decreto penale di condanna.
3. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto, in
quanto applicabili.
ART. 558. - (Convalida dell'arresto e giudizio direttissimo) - 1.
Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito
l'arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l'arrestato lo
conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la
convalida dell'arresto e il contestuale giudizio, sulla base della
imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano
anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il
difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di ufficio a
norma dell'articolo 97, comma 3.
2. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti
di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto
in consegna l'arrestato gliene danno immediata notizia e presentano
l'arrestato all'udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore
dall'arresto. Non si applica la disposizione prevista dall'articolo
386, comma 4.
3. Il giudice al quale viene presentato l'arrestato autorizza
l'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria a una relazione orale e
quindi sente l'arrestato per la convalida dell'arresto.
4. Se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia
posto a sua disposizione a norma dell'articolo 386, lo puo'
presentare direttamente all'udienza, in stato di arresto, per la
convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore
dall'arresto. Se il giudice non tiene udienza la fissa a richiesta
del pubblico ministero, al piu' presto e comunque entro le successive
quarantotto ore. Si applicano al giudizio di convalida le
disposizioni dell'articolo 391, in quanto compatibili.
5. Se l'arresto non e' convalidato, il giudice restituisce gli atti
al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio
direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.
6. Se l'arresto e' convalidato a norma dei commi precedenti, si
procede immediatamente' al giudizio.
7. L'imputato ha facolta' di chiedere un termine per preparare la
difesa non superiore a cinque giorni. Quando l'imputato si avvale di
tale facolta', il dibattimento e' sospeso fino all'udienza
immediatamente successiva alla scadenza del termine.
8. Subito dopo l'udienza di convalida, l'imputato puo' formulare
richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della pena su
richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso
giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell'articolo
452, comma 2.
9. Il pubblico ministero puo', altresi', procedere al giudizio
direttissimo nei casi previsti dall'articolo 449, commi 4 e 5.
TITOLO IV
DIBATTIMENTO
ART. 559. - (Dibattimento) - 1. Il dibattimento si svolge secondo
le norme stabilite per il procedimento davanti al tribunale in
composizione collegiale, quanto applicabili.
2. Anche fuori dei casi previsti dall'articolo 140, il verbale di
udienza e' redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi
consentono e il giudice non ritiene necessaria la redazione in forma
integrale.
3. L'esame diretto e il controesame dei testimoni, dei periti, dei
consulenti tecnici, delle persone indicate nell'articolo 210 e delle
parti private sono svolti dal pubblico ministero e dai difensori. Su
concorde richiesta delle parti, l'esame puo' essere condotto
direttamente, dal giudice sulla base delle domande e contestazioni
proposte dal pubblico ministero e dai difensori.
4. In caso di impedimento del giudice, la sentenza e' sottoscritta
dal presidente del tribunale previa menzione della causa della
sostituzione".

CAPO XII
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI OPPOSIZIONE AL DECRETO PENALE DI
CONDANNA E DI IMPUGNAZIONI

ART. 45.
1. All'articolo 461, comma 1, del codice di procedura penale, dopo
le parole: "nella cancelleria del tribunale" sono inserite le
seguenti: "o del giudice di pace".
2. All'articolo 582, comma 2, del codice di procedura penale, dopo
le parole: "nella cancelleria del tribunale" sono inserite le
seguenti: "o del giudice di pace".

ART. 46.
1. All'articolo 571, comma 3, del codice di procedura penale, sono
soppresse le parole da: "Tuttavia" sino alla fine.

CAPO XIII
DISPOSIZIONI ABROGATIVE, DI ATTUAZIONE E DI COORDINAMENTO

ART. 47.
1. L'articolo 33-sexies del codice di procedura penale, introdotto
dall'articolo 170. del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 5 1,
e' sostituito dal seguente:
"ART. 33-sexies - (Inosservanza dichiarata nell'udienza
preliminare) - 1. Se nell'udienza preliminare il giudice ritiene che
per il reato deve procedersi con citazione diretta a giudizio
pronuncia, nei casi previsti dall'articolo 550, ordinanza di'
trasmissione degli atti al pubblico ministero per l'emissione del
decreto di citazione a giudizio a norma dell'articolo 552.
2. Si applicano le disposizioni previste dagli articoli 424, commi
2 e 3, 553 e 554".
2. L'articolo 33-septies dei codice di procedura penale, introdotto
dall'articolo 170 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, e'
sostituito dal seguente:
"ART. 33 -septies. - (Inosservanza dichiarata nel dibattimento di
primo grado) -1. Nel dibattimento di primo grado instaurato a seguito
dell'udienza preliminare, il giudice, se ritiene che il reato
appartiene alla cognizione del tribunale in composizione diversa,
trasmette gli atti, con ordinanza, al giudice competente a decidere
sul reato contestato.
2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 se il giudice monocratico
ritiene che il reato appartiene alla cognizione dei collegio, dispone
con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
3. Si applica la disposizione dell'articolo 420-ter, comma 4".
3. Al comma 1 dell'articolo 60 del codice di procedura penale le
parole: "nel decreto di citazione a giudizio emesso a norma
dell'articolo 555" sono sostituite dalle seguenti: "nel decreto di
citazione diretta a giudizio".
4. All'articolo 516 del codice di procedura penale, come modificato
dall'articolo 186 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, e'
aggiunto il seguente comma:
"1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale
e' prevista l'udienza preliminare, e questa non si e' tenuta,
l'inosservanza delle relative disposizioni e' eccepita, a pena di
decadenza, entro il termine indicato dal comma 1- bis".
5. Il comma 1-bis dell'articolo 517 del codice di procedura penale,
introdotto dall'articolo 187 del decreto legislativo 19 febbraio
1998, n. 51, e' sostituito dal seguente:
"1-bis. Si applicano le disposizioni previste dall'artitolo 516,
commi 1-bis e 1-ter".
6. Al comma 1 dell'articolo 521 del codice di procedura penale,
come sostituito dall'articolo 188 del decreto legislativo 19 febbraio
1998, n. 51, sono aggiunte, in fine, le parole: "ovvero non risulti
tra quelli per i quali e' prevista l'udienza preliminare e questa non
si sia tenuta".
7. Il comma 1 dell'articolo 521 bis del codice di procedura penale,
introdotto dall'articolo 189 del decreto legislativo 19 febbraio
1998, n. 51, e' sostituito dal seguente:
"1. Se, in seguito ad una diversa definizione giuridica o alle
contestazioni previste dagli articoli 516, commi 1-bis e 1-ter, 517,
comma 1-bis e 518, il reato risulta tra quelli attribuiti alla
cognizione del tribunale per cui e' prevista l'udienza preliminare e
questa non si e' tenuta, il giudice dispone con ordinanza la
trasmissione degli atti al pubblico ministero".

ART. 48
1. Dopo l'articolo 4 delle norme di attuazione, di coordinamento e
transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e' inserito il seguente:
"ART. 4-bis. - (Formalita' delle richieste per la trasmissione a un
diverso ufficio del pubblico ministero) - 1. La richiesta al
procuratore generale di cui all'articolo 54-quater, comma 3, del
codice, deve essere depositata presso la segreteria del medesimo,
unitamente a copia della richiesta presentata al pubblico ministero.
2. Ai fini della determinazione dell'ufficio del pubblico ministero
che deve procedere, il procuratore generale presso la corte di
appello o presso la Corte di cassazione, verificata l'ammissibilita'
della richiesta, puo' richiedere la trasmissione di copia degli atti
del procedimento".

ART. 49.
1. Al comma 1 dell'articolo 23 delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate
con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, le parole: "a norma
dell'articolo 420 comma 4" sono sostituite dalle seguenti: "a norma
degli articoli 420-bis e 420-ter".
2. Al comma 1 dell'articolo 31 delle disposizioni sul processo
penale a carico di imputati minorenni approvate con decreto del
Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, e successive
modificazioni, le parole: "dall'articolo 420, comma 4" sono
sostituite dalle seguenti: "dagli articoli 420-bis e 420-ter".

ART. 50.
1. Dopo l'articolo 107 delle norme di attuazione, di coordinamento
e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e' inserito il seguente:
"ART. 107-bis. - (Denunce a carico di ignoti) - 1. Le denunce a
carico di ignoti sono trasmesse all'ufficio di procura competente da
parte degli organi di polizia, unitamente agli eventuali atti di
indagine svolti per la identificazione degli autori del reato, con
elenchi mensili".

ART. 51.
1. Agli articoli 123, comma 1, e 163, comma 1, delle norme di
attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura
penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, la
parola: "566 " e' sostituita dalla seguente: "558".
2. All'articolo, 12-bis, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992,
n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n.
356, la parola: "566" e' sostituita dalla seguente: "558".

ART. 52.
1. L'articolo 135 delle norme di attuazione, di coordinamento e
transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e' sostituito dal seguente:
"ART. 135.(Decisione nel giudizio sulla richiesta di applicazione
della pena) - 1. Il giudice, per decidere sulla richiesta di
applicazione della pena rinnovata prima della dichiarazione di
apertura del dibattimento di primo grado, ordina l'esibizione degli
atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. Se la richiesta
e' accolta, gli atti esibiti vengono inseriti nel fascicolo per il
dibattimento; altrimenti gli atti sono immediatamente restituiti al
pubblico ministero".

ART. 53.
1. All'articolo 141 delle norme di attuazione, di coordinamento e
transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto
legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 1, le parole: "ovvero a norma dell'articolo 557 del
codice" sono soppresse;
b) al comma 4, sono aggiunte, in fine, le parole: "Non si applica
la disposizione dell'articolo, 75 comma 3, del codice";
c) dopo il comma 4, e' aggiunto il seguente:
"4-bis. In caso di modifica dell'originaria imputazione in altra
per la quale sia ammissibile l'oblazione, l'imputato e' rimesso in
termini per chiedere la medesima. Il giudice, se accoglie la domanda,
fissa un termine non superiore a dieci giorni, per il pagamento della
somma dovuta. Se il pagamento avviene nel termine il giudice dichiara
con sentenza l'estinzione del reato".

ART. 54.
1. Gli articoli 155, 156, 158, 160, comma 2, e 161 delle norme di
attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di' procedura
penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, sono
abrogati.

ART. 55.
1. Il comma 2 dell'articolo 159 delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate
con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e' sostituito dal
seguente:
"2. Il pubblico ministero, nel decreto di citazione a giudizio,
puo' manifestare il proprio consenso all'applicazione della pena su
richiesta, indicando gli elementi previsti dall'articolo 444, comma"
1, del codice".

ART. 56.
1. Al comma 1 dell'articolo 223 del decreto legislativo 19 febbraio
1998, n. 51, le parole: "acquisito il consenso del pubblico
ministero," sono soppresse.

Titolo IV
MODIFICHE ALL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

ART. 57.
1. All'articolo 7-bis dell'ordinamento giudiziario, approvato con
regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni,
dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
"2-bis. Possono svolgere le funzioni di giudice incaricato dei
provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari nonche'
di giudice dell'udienza preliminare solamente i magistrati che hanno
svolto per almeno due anni funzioni di giudice del dibattimento.
2-ter. Il giudice incaricato dei provvedimenti previsti per la fase
delle indagini preliminari nonche' il giudice dell'udienza
preliminare non possono esercitare tali funzioni per piu' di sei anni
consecutivi. Qualora alla scadenza del termine essi abbiano in corso
il compimento di un atto del quale sono stati richiesti, l'esercizio
delle funzioni e' prorogato, totalmente al relativo procedimento,
sino al compimento dell'attivita' medesima.
2-quater. Il tribunale in composizione monocratica e' costituito da
un magistrato che abbia esercitato la funzione giurisdizionale per
non meno di tre anni.
2-quinquies. Le disposizioni dei commi 2-bis, 2-ter e 2-quater
possono essere derogate per imprescindibili e prevalenti esigenze di
servizio. Si applicano, anche in questo caso, le disposizioni di cui
ai commi 1 e 2".
2. La disposizione di cui al comma 2-bis dell'articolo 7-bis
dell'ordinamento giudiziario, approvato con regio decreto 30 gennaio
1941, n. 12, introdotta dai commi del presente articolo, si applica
ai giudici che assumono le funzioni di giudici incaricati dei
provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari o di
giudici dell'udienza preliminare successivamente alla data di entrata
in vigore della presente legge.
3. Alla sostituzione dei giudici che svolgono le funzioni di
giudice incaricato dei provvedimenti previsti per la fase delle
indagini preliminari o, di giudice dell'udienza preliminare, alla
data di entrata in vigore della presente legge, ove i sei anni siano
gia' trascorsi ovvero scadano entro i due anni da tale data, si
provvede entro trentasei mesi dalla predetta data, seguendo l'ordine
di anzianita' nell'esercizio delle funzioni. Negli altri casi i sei
anni decorrono dalla data di entrata in vigore della presente legge.

ART. 58.
1. Al terzo comma dell'articolo 72 dell'ordinamento giudiziario,
approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive
modificazioni, le parole: "reati per i quali la legge stabilisce una
pena detentiva superiore a quattro anni di reclusione, determinata a
norma dell'articolo 4 del codice di procedura penale" sono sostituite
dalle seguenti: "reati diversi da quelli per cui si procede con
citazione diretta a giudizio previsto dall'articolo 550 del codice di
procedura penale".

Titolo V
DISPOSIZIONI FINANZIARIE

ART. 59
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge,
valutati in complessive lire 13.921 milioni per l'anno 1999 e lire
27.842 milioni a decorrere dall'anno 2000 si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto ai fini del
bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unita' previsionale di
base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
per l'anno 1999, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al Ministero di grazia e giustizia.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara'
inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla
e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 16 dicembre 1999
CIAMPI
D'Alema, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Diliberto, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Diliberto

LAVORI PREPARATORI
Camera dei deputati (atto n. 411):
Presentato dall'on. Scoca il 9 maggio 1996.
Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 20 maggio 1997 con pareri delle commissioni I
e V.
Esaminato dalla II commissione il 23, 28, 30 aprile
1998; il 12, 13, 27, 28 maggio 1998; il 2, 3, 10, 16, 23,
30 giugno 1998; l'1, 8, 9, 14, 15, 21, 23, 29 luglio 1998;
il 16, 23 settembre 1998.
Esaminato in aula il 25 settembre 1998; il 13, 20
gennaio 1999; il 3 febbraio 1999 ed approvato il 10
febbraio 1999 in un testo unico con atti n. 882 (on.
Pasetto e Giorgetti); n. 1113 (on. Anedda); n. 1182 (on.
Saraceni); n. 1210 (on. Bonito ed altri); n. 1507 (on.
Pisapia); n. 1869 (on. Carmelo Carrara); n. 1958 (on Anedda
ed altri); n. 1991 (on. Maiolo); n. 1995 (on. Maiolo); n.
2314 (on. Berselli ed altri); n. 2655 (on. Carmelo Carrara
ed altri); n. 2656 (on. Carmelo Carrara ed altri); n. 3464
(on. Pisanu ed altri); n. 3728 (on. Saraceni); n. 4382 (on.
Pisapia); n. 4440 (on. Giuliano); n. 4590 (on. Cola ed
altri); n. 4625-bis (disegno di legge d'iniziativa del
Ministro di grazia e giustizia Flick); n. 4707 (on. Pisapia
ed altri).
Senato della Repubblica (atto n. 3807):
Assegnato alla 2a commissione (Giustizia), in sede
referente, il 23 febbraio 1999 con pareri delle commissioni
1a, 5a e 11a.
Esaminato dalla 2a commissione il 30 marzo 1999; il
6, 18, 19, 20 maggio 1999; il 2, 15, 16, 17, 22, 23, 30
giugno 1999; l'1, 6, 7, 8, 13, 14, 15, 20, 22, 27, 28, 29
luglio 1999.
Relazione scritta annunciata il 23 settembre 1999
(atto n. 3807/A - relatore sen. Pinto).
Esaminato in aula il 23, 29, 30 settembre 1999; il 5
ottobre 1999 ed approvato, con modificazioni, il 6 ottobre
1999.
Camera dei deputati (atto n. 411/B):
Assegnato alla II commissione (Giustizia), in sede
referente, il 14 ottobre 1999 con pareri delle commissioni
I, V e XI.
Esaminato dalla II commissione il 20, 21, 26, 27, 28
ottobre 1999.
Relazione scritta annunciata il 28 ottobre 1999 (atto
n. 411/C - relatore on. Carotti).
Esaminato in aula l'8, 11 novembre 1999 ed approvato,
con modificazioni, il 16 novembre 1999.
Senato della Repubblica (atto n. 3807/B):
Assegnato alla 2a commissione (Giustizia), in sede
deliberante, il 23 novembre 1999 con parere della
commissione 1a.
Esaminato dalla 2a commissione, in sede deliberante,
il 30 no-vembre 1999.
Assegnato nuovamente alla 2a commissione (Giustizia),
in sede referente, il 30 novembre 1999 con parere della
commissione 1a.
Esaminato dalla 2a commissione, in sede referente, il
30 novembre 1999; l'1, 2, 7 dicembre 1999.
Esaminato in aula ed approvato il 15 dicembre 1999.
Avvertenza:
Nella Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2000, si
procedera' alla ripubblicazione del testo della presente
legge
, corredato delle relative note.


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