Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20-12-1999

LEGGE 15 dicembre 1999, n.482
Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche.

in vigore dal: 4-1-2000
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1.
1. La lingua ufficiale della Repubblica e' l'italiano.
2. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e
culturale della lingua italiana, promuove altresi' la valorizzazione
delle lingue e delle culture tutelate dalla presente legge.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato
redatto dall'amministrazione competente per materia, ai
sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle
disposizioni di legge alle quali e' operato il rinvio.
Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti
legislativi qui trascritti.

Art. 2.
1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con
i principi generali stabiliti dagli organismi europei e
internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle
popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate
e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano,
il ladino, l'occitano e il sardo.





Nota all'art. 2:
- Il testo dell'art. 6 della Costituzione della
Repubblica italiana, e' il seguente:
"Art. 6. - La Repubblica tutela con apposite norme le
minoranze linguistiche".

Art. 3.
1. La delimitazione dell'ambito territoriale e subcomunale in cui si
applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche
storiche previste dalla presente legge e' adottata dal consiglio
provinciale, sentiti i comuni interessati, su richiesta di almeno il
quindici per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e
residenti nei comuni stessi, ovvero di un terzo dei consiglieri
comunali dei medesimi comuni.
2. Nel caso in cui non sussista alcuna delle due condizioni di cui
al comma 1 e qualora sul territorio comunale insista comunque una
minoranza linguistica ricompresa nell'elenco di cui all'articolo 2,
il procedimento inizia qualora si pronunci fa vorevolmente la
popolazione residente, attraverso apposita consultazione promossa dai
soggetti aventi titolo e con le modalita' previste dai rispettivi
statuti e regolamenti comunali.
3. Quando le minoranze linguistiche di cui all'articolo 2 si trovano
distribuite su territori provinciali o regionali diversi, esse
possono costituire organismi di coordinamento e di proposta, che gli
enti locali interessati hanno facolta' di riconoscere.

Art. 4.
1. Nelle scuole materne dei comuni di cui all'articolo 3,
l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua
italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento
delle attivita' educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole
secondarie di primo grado e' previsto l'uso anche della lingua della
minoranza come strumento di insegnamento.
2. Le istituzioni scolastiche elementari e secondarie di primo
grado, in conformita' a quanto previsto dall'articolo 3, comma 1,
della presente legge, nell'esercizio dell'autonomia organizzativa e
didattica di cui all'articolo 21, commi 8 e 9, della legge 15 marzo
1997, n. 59, nei limiti dell'orario curriculare complessivo definito
a livello nazionale e nel rispetto dei complessivi obblighi di
servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi, al fine di
assicurare l'apprendimento della lingua della minoranza, deliberano,
anche sulla base delle richieste dei genitori degli alunni, le
modalita' di svolgimento delle attivita' di insegnamento della lingua
e delle tradizioni culturali delle comunita' locali, stabilendone i
tempi e le metodologie, nonche' stabilendo i criteri di valutazione
degli alunni e le modalita' di impiego di docenti qualificati.
3. Le medesime istituzioni scolastiche di cui al comma 2, ai sensi
dell'articolo 21, comma 10, della legge 15 marzo 1997, n. 59, sia
singolarmente sia in forma associata, possono realizzare ampliamenti
dell'offerta formativa in favore degli adulti. Nell'esercizio
dell'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di cui al
citato articolo 21, comma 10, le istituzioni scolastiche adottano,
anche attraverso forme associate, iniziative nel campo dello studio
delle lingue e delle tradizioni culturali degli appartenenti ad una
minoranza linguistica riconosciuta ai sensi degli articoli 2 e 3
della presente legge e perseguono attivita' di formazione e
aggiornamento degli insegnanti addetti alle medesime discipline. A
tale scopo le istituzioni scolastiche possono stipulare convenzioni
ai sensi dell'articolo 21, comma 12, della citata legge n. 59 del
1997.
4. Le iniziative previste dai commi 2 e 3 sono realizzate dalle
medesime istituzioni scolastiche avvalendosi delle risorse umane a
disposizione, della dotazione finanziaria attribuita ai sensi
dell'articolo 21, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, nonche'
delle risorse aggiuntive reperibili con convenzioni, prevedendo tra
le priorita' stabilite dal medesimo comma 5 quelle di cui alla
presente legge. Nella ripartizione delle risorse di cui al citato
comma 5 dell'articolo 21 della legge n. 59 del 1997, si tiene conto
delle priorita' aggiuntive di cui al presente comma.
5. Al momento della preiscrizione i genitori comunicano alla
istituzione scolastica interessata se intendono avvalersi per i
propri figli dell'insegnamento della lingua della minoranza.





Note all'art. 4:
- Il testo dell'art. 21, commi 8 e 9, della legge 15
marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento
di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la
riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa), e' il seguente:
"8. L'autonomia organizzativa e' finalizzata alla
realizzazione della flessibilita', della
diversificazione, dell'efficienza e dell'efficacia del
servizio scolastico, alla integrazione e al miglior
utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione
di tecnologie innovative e al coordinamento con
il contesto territoriale. Essa si esplica liberamente,
anche mediante superamento dei vincoli in materia
di unita' oraria della lezione, dell'unitarieta'
del gruppo classe e delle modalita' di
organizzazione e impiego dei docenti, secondo
finalita' di ottimizzazione delle risorse umane,
finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali, fermi
restando i giorni di attivita' didattica annuale previsti a
livello nazionale, la distribuzione dell'attivita'
didattica in non meno di cinque giorni settimanali, il
rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio
dei docenti previsti dai contratti collettivi che possono
essere assolti invece che in cinque giorni settimanali
anche sulla base di un'apposita programmazione
plurisettimanale.
9. L'autonomia didattica e' finalizzata al
perseguimento degli obiettivi generali del sistema
nazionale di istruzione, nel rispetto della liberta' di
insegnamento, della liberta' di scelta educativa da parte
delle famiglie e del diritto ad apprendere. Essa si
sostanzia nella scelta libera e programmata di
metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di
insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile
pluralita' di opzioni metodologiche, e in ogni
iniziativa che sia espressione di liberta' progettuale,
compresa l'eventuale offerta di insegnamenti
opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle
esigenze formative degli studenti. A tal fine, sulla base
di quanto disposto dall'art. 1, comma 71, della legge 23
dicembre 1996, n. 662, sono definiti criteri per la
determinazione degli organici funzionali di istituto,
fermi restando il monte annuale orario complessivo previsto
per ciascun curriculum e quello previsto per ciascuna
delle discipline ed attivita' indicate come fondamentali
di ciascun tipo o indirizzo di studi e l'obbligo di
adottare procedure e strumenti di verifica e
valutazione della produttivita' scolastica e del
raggiungimento degli obiettivi".
- Il testo dell'art. 21, commi 10 e 12, della citata
legge n. 59 del 1997, e' il seguente:
"10. Nell'esercizio dell'autonomia organizzativa e
didattica le istituzioni scolastiche realizzano, sia
singolarmente che in forme consorziate, ampliamenti
dell'offerta formativa che prevedano anche percorsi
formativi per gli adulti, iniziative di prevenzione
dell'abbandono e della dispersione scolastica,
iniziative di utilizzazione delle strutture e delle
tecnologie anche in orari extrascolastici e a fini di
raccordo con il mondo del lavoro, iniziative di
partecipazione a programmi nazionali, regionali o
comunitari e, nell'ambito di accordi tra le
regioni e l'amministrazione scolastica, percorsi
integrati tra diversi sistemi formativi. Le istituzioni
scolastiche autonome hanno anche autonomia di ricerca,
sperimentazione e sviluppo nei limiti del proficuo
esercizio dell'autonomia didattica e organizzativa. Gli
istituti regionali di ricerca, sperimentazione e
aggiornamento educativi, il Centro europeo
dell'educazione, la Biblioteca di documentazione
pedagogica e le scuole ed istituti a carattere atipico di
cui alla parte I, titolo II, capo III, del testo unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297, sono riformati come enti finalizzati al supporto
dell'autonomia delle istituzioni scolastiche autonome.
11. (Omissis).
12. Le universita' e le istituzioni scolastiche possono
stipulare convenzioni allo scopo di favorire attivita'
di aggiornamento, di ricerca e di orientamento scolastico
e universitario".
- Il testo dell'art. 21, comma 5, della citata legge
n. 59 del 1997, e' il seguente:
"5. La dotazione finanziaria essenziale delle
istituzioni scolastiche gia' in possesso di personalita'
giuridica e di quelle che l'acquistano ai sensi del comma
4 e' costituita dall'assegnazione dello Stato per il
funzionamento amministrativo e didattico, che si suddivide
in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa. Tale
dotazione finanziaria e' attribuita senza altro
vincolo di destinazione che quello dell'utilizzazione
prioritaria per lo svolgimento delle attivita' di
istruzione, di formazione e di orientamento proprie di
ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola".

Art. 5.
1. Il Ministro della pubblica istruzione, con propri decreti, indica
i criteri generali per l'attuazione delle misure contenute
nell'articolo 4 e puo' promuovere e realizzare progetti nazionali e
locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni
culturali degli appartenenti ad una minoranza linguistica
riconosciuta ai sensi degli articoli 2 e 3 della presente legge. Per
la realizzazione dei progetti e' autorizzata la spesa di lire 2
miliardi annue a decorrere dall'anno 1999.
2. Gli schemi di decreto di cui al comma 1 sono trasmessi al
Parlamento per l'acquisizione del parere delle competenti Commissioni
permanenti, che possono esprimersi entro sessanta giorni.


Art. 6.
1. Ai sensi degli articoli 6 e 8 della legge 19 novembre 1990, n.
341, le universita' delle regioni interessate, nell'ambito della loro
autonomia e degli ordinari stanziamenti di bilancio, assumono ogni
iniziativa, ivi compresa l'istituzione di corsi di lingua e cultura
delle lingue di cui all'articolo 2, finalizzata ad agevolare la
ricerca scientifica e le attivita' culturali e formative a sostegno
delle finalita' della presente legge.





Nota all'art. 6:
- Il testo degli articoli 6 e 8 della legge 19
novembre 1990, n. 341 (Riforma degli ordinamenti
didattici universitari), e' il seguente:
"Art. 6 (Formazione finalizzata e servizi pubblici
integrativi). - 1. Gli statuti delle universita' debbono
prevedere:
a) corsi di orientamento degli studenti, gestiti dalle
universita' anche in collaborazione con le scuole
secondarie superiori nell'ambito delle intese tra i
Ministri dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica e della pubblica istruzione, espresse ai
sensi dell'art. 4 della legge 9 maggio 1989, n. 168, per
l'iscrizione agli studi universitari e per la elaborazione
dei piani di studio, nonche' per l'iscrizione ai corsi
postlaurea;
b) corsi di aggiornamento del proprio personale
tecnico e amministrativo;
c) attivita' formative autogestite dagli studenti nei
settori della cultura e degli scambi culturali, dello
sport, del tempo libero, fatte salve quelle disciplinate
da apposite disposizioni legislative in materia.
2. Le universita' possono inoltre attivare, nei
limiti delle risorse finanziarie disponibili nel proprio
bilancio e con esclusione di qualsiasi onere aggiuntivo a
carico del bilancio dello Stato:
a) corsi di preparazione agli esami di Stato per
l'abilitazione all'esercizio delle professioni ed ai
concorsi pubblici;
b) corsi di educazione ed attivita' culturali e
formative esterne, ivi compresi quelli per
l'aggiornamento culturale degli adulti, nonche', quelli
per la formazione permanente, ricorrente e per i
lavoratori, ferme restando le competenze delle regioni
e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
c) corsi di perfezionamento e aggiornamento
professionale.
3. Le universita' rilasciano attestati sulle attivita'
dei corsi previsti dal presente articolo.
4. I criteri e le modalita' di svolgimento dei
corsi e delle attivita' formative, ad eccezione di quelle
previste dalla lettera c) del comma 1, sono
deliberati dalle strutture didattiche e scientifiche,
secondo le norme stabilite nel regolamento di cui
all'art. 11".
"Art. 8 (Collaborazioni esterne). - 1. Per la
realizzazione dei corsi di studio nonche' delle attivita'
culturali e formative di cui all'art. 6, le universita'
possono avvalersi, secondo modalita' definite dalle
singole sedi, della collaborazione di soggetti
pubblici e privati, con facolta' di prevedere la
costituzione di consorzi, anche di diritto privato, e
la stipulazione di apposite convenzioni.
2. Le universita' possono partecipare alla
progettazione ed alla realizzazione di attivita'
culturali e formative promosse da terzi, con specifico
riferimento alle iniziative di formazione organizzate da
regioni, province autonome, enti locali e istituti di
istruzione secondaria, attraverso apposite convenzioni e
consorzi, anche di diritto privato.
3. I consigli delle strutture didattiche e scientifiche
interessate assicurano la pubblicita' dei corsi e dei
progetti, nonche' delle forme di collaborazione e
partecipazione".

Art. 7.
1. Nei comuni di cui all'articolo 3, i membri dei consigli comunali
e degli altri organi a struttura collegiale dell'amministrazione
possono usare, nell'attivita' degli organismi medesimi, la lingua
ammessa a tutela.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica altresi' ai
consiglieri delle comunita' montane, delle province e delle regioni,
i cui territori ricomprendano comuni nei quali e' riconosciuta la
lingua ammessa a tutela, che complessivamente costituiscano almeno il
15 per cento della popolazione interessata.
3. Qualora uno o pi· componenti degli organi collegiali di cui ai
commi 1 e 2 dichiarino di non conoscere la lingua ammessa a tutela,
deve essere garantita una immediata traduzione in lingua italiana.
4. Qualora gli atti destinati ad uso pubblico siano redatti nelle
due lingue, producono effetti giuridici solo gli atti e le
deliberazioni redatti in lingua italiana.

Art. 8.
1. Nei comuni di cui all'articolo 3, il consiglio comunale puo'
provvedere, con oneri a carico del bilancio del comune stesso, in
mancanza di altre risorse disponibili a questo fine, alla
pubblicazione nella lingua ammessa a tutela di atti ufficiali dello
Stato, delle regioni e degli enti locali nonche' di enti pubblici non
territoriali, fermo restando il valore legale esclusivo degli atti
nel testo redatto in lingua italiana.

Art. 9.
1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 7, nei comuni di cui
all'articolo 3 e' consentito, negli uffici delle amministrazioni
pubbliche, l'uso orale e scritto della lingua ammessa a tutela.
Dall'applicazione del presente comma sono escluse le forze armate e
le forze di polizia dello Stato.
2. Per rendere effettivo l'esercizio delle facolta' di cui al comma
1, le pubbliche amministrazioni provvedono, anche attraverso
convenzioni con altri enti, a garantire la presenza di personale che
sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la
lingua ammessa a tutela. A tal fine e' istituito, presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per gli affari
regionali, un Fondo nazionale per la tutela delle minoranze
linguistiche con una dotazione finanziaria annua di lire
9.800.000.000 a decorrere dal 1999. Tali risorse, da considerare
quale limite massimo di spesa, sono ripartite annualmente con decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri, sentite le amministrazioni
interessate.
3. Nei procedimenti davanti al giudice di pace e' consentito l'uso
della lingua ammessa a tutela. Restano ferme le disposizioni di cui
all'articolo 109 del codice di procedura penale.





Nota all'art. 9:
- L'art. 109 del codice di procedura penale, e' il
seguente:
"Art. 109 (Lingua degli atti). - 1. Gli atti del
procedimento penale sono compiuti in lingua italiana.
2. Davanti all'autorita' giudiziaria avente competenza
di primo grado o di appello su un territorio dove e'
insediata una minoranza linguistica riconosciuta, il
cittadino italiano che appartiene a questa minoranza e',
a sua richiesta, interrogato o esaminato nella madrelingua
e il relativo verbale e' redatto anche in tale lingua.
Nella stessa lingua sono tradotti gli atti del
procedimento a lui indirizzati successivamente alla sua
richiesta. Restano salvi gli altri diritti stabiliti
da leggi speciali e da convenzioni internazionali.
3. Le disposizioni di questo articolo si osservano
a pena di nullita'".

Art. 10.
1. Nei comuni di cui all'articolo 3, in aggiunta ai toponimi
ufficiali, i consigli comunali possono deliberare l'adozione di
toponimi conformi alle tradizioni e agli usi locali.

Art. 11.
1. I cittadini che fanno parte di una minoranza linguistica
riconosciuta ai sensi degli articoli 2 e 3 e residenti nei comuni di
cui al medesimo articolo 3, i cognomi o i nomi dei quali siano stati
modificati prima della data di entrata in vigore della presente legge
o ai quali sia stato impedito in passato di apporre il nome di
battesimo nella lingua della minoranza, hanno diritto di ottenere,
sulla base di adeguata documentazione, il ripristino degli stessi in
forma originaria. Il ripristino del cognome ha effetto anche per i
discendenti degli interessati che non siano maggiorenni o che, se
maggiorenni, abbiano prestato il loro consenso.
2. Nei casi di cui al comma 1 la domanda deve indicare il nome o il
cognome che si intende assumere ed e' presentata al sindaco del
comune di residenza del richiedente, il quale provvede d'ufficio a
trasmetterla al prefetto, corredandola di un estratto dell'atto di
nascita. Il prefetto, qualora ricorrano i presupposti previsti dal
comma 1, emana il decreto di ripristino del nome o del cognome. Per i
membri della stessa famiglia il prefetto puo' provvedere con un unico
decreto. Nel caso di reiezione della domanda, il relativo
provvedimento puo' essere impugnato, entro trenta giorni dalla
comunicazione, con ricorso al Ministro di grazia e giustizia, che
decide previo parere del Consiglio di Stato. Il procedimento e'
esente da spese e deve essere concluso entro novanta giorni dalla
richiesta.
3. Gli uffici dello stato civile dei comuni interessati provvedono
alle annotazioni conseguenti all'attuazione delle disposizioni di cui
al presente articolo. Tutti gli altri registri, tutti gli elenchi e
ruoli nominativi sono rettificati d'ufficio dal comune e dalle altre
amministrazioni competenti.

Art. 12.
1. Nella convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e la
societa' concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e nel
conseguente contratto di servizio sono assicurate condizioni per la
tutela delle minoranze linguistiche nelle zone di appartenenza.
2. Le regioni interessate possono altresi' stipulare apposite
convenzioni con la societa' concessionaria del servizio pubblico
radiotelevisivo per trasmissioni giornalistiche o programmi nelle
lingue ammesse a tutela, nell'ambito delle programmazioni
radiofoniche e televisive regionali della medesima societa'
concessionaria; per le stesse finalita' le regioni possono stipulare
appositi accordi con emittenti locali.
3. La tutela delle minoranze linguistiche nell'ambito del sistema
delle comunicazioni di massa e' di competenza dell'Autorita' per le
garanzie nelle comunicazioni di cui alla legge 31 luglio 1997, n.
249, fatte salve le funzioni di indirizzo della Commissione
parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi
radiotelevisivi.





Nota all'art. 12:
- La legge 31 luglio 1997, n. 249, reca:
"Istituzione dell'Autorita' per le garanzie nelle
comunicazioni e norme sui sistemi delle
telecomunicazioni e radiotelevisivo".

Art. 13.
1. Le regioni a statuto ordinario, nelle materie di loro competenza,
adeguano la propria legislazione ai princi'pi stabiliti dalla
presente legge, fatte salve le disposizioni legislative regionali
vigenti che prevedano condizioni pi· favorevoli per le minoranze
linguistiche.

Art. 14.
1. Nell'ambito delle proprie disponibilita' di bilancio le regioni e
le province in cui siano presenti i gruppi linguistici di cui
all'articolo 2 nonche' i comuni ricompresi nelle suddette province
possono determinare, in base a criteri oggettivi, provvidenze per
l'editoria, per gli organi di stampa e per le emittenti
radiotelevisive a carattere privato che utilizzino una delle lingue
ammesse a tutela, nonche' per le associazioni riconosciute e radicate
nel territorio che abbiano come finalita' la salvaguardia delle
minoranze linguistiche.

Art. 15.
1. Oltre a quanto previsto dagli articoli 5, comma 1, e 9, comma 2,
le spese sostenute dagli enti locali per l'assolvimento degli
obblighi derivanti dalla presente legge sono poste a carico del
bilancio statale entro il limite massimo complessivo annuo di lire
8.700.000.000 a decorrere dal 1999.
2. L'iscrizione nei bilanci degli enti locali delle previsioni di
spesa per le esigenze di cui al comma 1 e' subordinata alla previa
ripartizione delle risorse di cui al medesimo comma 1 tra gli enti
locali interessati, da effettuare con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri.
3. L'erogazione delle somme ripartite ai sensi del comma 2 avviene
sulla base di una appropriata rendicontazione, presentata dall'ente
locale competente, con indicazione dei motivi dell'intervento e delle
giustificazioni circa la congruita' della spesa.

Art. 16.
1. Le regioni e le province possono provvedere, a carico delle
proprie disponibilita' di bilancio, alla creazione di appositi
istituti per la tutela delle tradizioni linguistiche e culturali
delle popolazioni considerate dalla presente legge, ovvero
favoriscono la costituzione di sezioni autonome delle istituzioni
culturali locali gia' esistenti.

Art. 17.
1. Le norme regolamentari di attuazione della presente legge sono
adottate entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
medesima, sentite le regioni interessate.

Art. 18.
1. Nelle regioni a statuto speciale l'applicazione delle
disposizioni pi· favorevoli previste dalla presente legge e'
disciplinata con norme di attuazione dei rispettivi statuti. Restano
ferme le norme di tutela esistenti nelle medesime regioni a statuto
speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano.
2. Fino all'entrata in vigore delle norme di attuazione di cui al
comma 1, nelle regioni a statuto speciale il cui ordinamento non
preveda norme di tutela si applicano le disposizioni di cui alla
presente legge.

Art. 19.
1. La Repubblica promuove, nei modi e nelle forme che saranno di
caso in caso previsti in apposite convenzioni e perseguendo
condizioni di reciprocita' con gli Stati esteri, lo sviluppo delle
lingue e delle culture di cui all'articolo 2 diffuse all'estero, nei
casi in cui i cittadini delle relative comunita' abbiano mantenuto e
sviluppato l'identita' socio-culturale e linguistica d'origine.
2. Il Ministero degli affari esteri promuove le opportune intese con
altri Stati, al fine di assicurare condizioni favorevoli per le
comunita' di lingua italiana presenti sul loro territorio e di
diffondere all'estero la lingua e la cultura italiane. La Repubblica
favorisce la cooperazione transfrontaliera e interregionale anche
nell'ambito dei programmi dell'Unione europea.
3. Il Governo presenta annualmente al Parlamento una relazione in
merito allo sta to di attuazione degli adempimenti previsti dal
presente articolo.

Art. 20.
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge,
valutato in lire 20.500.000.000 a decorrere dal 1999, si provvede
mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale"
dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica per l'anno 1998, allo scopo
parzialmente utilizzando, quanto a lire 18.500.000.000,
l'accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei ministri
e, quanto a lire 2.000.000.000, l'accantonamento relativo al
Ministero della pubblica istruzione.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 15 dicembre 1999
CIAMPI
D'Alema, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Diliberto
LAVORI PREPARATORI
Camera dei deputati (atto n. 169-bis):
Presentato dall'on. Corleone ed altri il 9 maggio 1996.
Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali),
in sede referente, il 18 giugno 1996 con pareri delle
commissioni II, V, VII, XI.
Esaminato dalla I commissione l'8, 14, 15 gennaio 1997;
il 3 aprile 1997; il 7 maggio 1997; il 24, 26 febbraio
1998; l'11, 12, 18, 19 marzo 1998; il 28, 30 aprile 1998;
il 20 maggio 1998.
Esaminato in aula il 25 maggio 1998. Deliberato
dall'assemblea l'11 giugno 1998 lo stralcio dell'art. 1
(che forma l'atto n. 169-ter) ed approvato il 17 giugno
1998.
Senato della Repubblica (atto n. 3366):
Assegnato alle commissioni riunite 1 (Affari
costituzionali) e 7 (Cultura), in sede referente, il 25
giugno 1998 con pareri delle commissioni 2 , 3 , 5 ,
8 , della giunta per gli affari delle Comunita' europee
e della commissione parlamentare per le questioni
regionali.
Esaminato dalle commissioni riunite il 24 novembre
1998; il 7 aprile 1999; il 12 maggio 1999; il 2 e 3 giugno
1999.
Esaminato in aula il 29 luglio 1999; il 6, 7 ottobre
1999; il 24 novembre 1999 ed approvato il 25 novembre 1999.