Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 -12-1998

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 ottobre 1998, n. 447.
Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di
autorizzazione per la realizzazione, l'ampliamento, la
ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per
l'esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonche' per la
determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a
norma dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l'articolo 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 20 della legge 17 marzo 1997, n. 59, allegato 1,
numeri 26, 42, 43, e 50;
Vista la legge 5 novembre 1971, n. 1086, e successive
modificazioni;
Vista la legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n.
303, e successive modificazioni;
Vista la legge 28 gennaio 1977, n. 10, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.
616;
Vista la legge 12 agosto 1977, n. 675;
Visto il decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431;
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175;
Vista la legge 9 gennaio 1991, n. 10;
Visto il decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237;
Visto il decreto-legge 10 giugno 1994, n. 357, ccnvertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1994, n. 489;
Visto il decreto-legge 20 giugno 1994, n. 396, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 1994, n. 481;
Vista la legge 26 ottobre 1995, n. 447;
Vista la legge 23 dicembre 1996, n. 662;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128;
Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 3 luglio 1998;
Sentita la Conferenza unificata, ai sensi dell'articolo 9, comma 3,
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Acquisito il parere delle competenti commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 14 settembre
1998;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 16 ottobre 1998;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali, di concerto
con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
dell'ambiente, dei lavori pubblici, per i beni culturali e ambientali
e della sanita';

E m a n a
il seguente regolamento:

Capo I
Principi organizzativi e procedimentali

Art. 1.
Ambito di applicazione

1. Il presente regolamento ha per oggetto la localizzazione degli
impianti produttivi di beni e servizi, la loro realizzazione,
ristrutturazione, ampliamento, cessazione, riattivazione e
riconversione dell'attivita' produttiva, nonche' l'esecuzione di
opere interne ai fabbricati adibiti ad uso di impresa. Resta salvo
quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
2. Le regioni, ai sensi dell'articolo 23, commi 2 e 3 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, stabiliscono forme di
coordinamento e raccordo per la diffusione delle informazioni da
parte dello sportello unico degli enti locali.
3. E' fatto salvo quanto disposto dall'articolo 27 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, secondo la previsione di cui
all'articolo 4, in ordine al procedimento di valutazione di impatto
ambientale. Le competenze e le procedure relative al controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze
pericolose e alla prevenzione e riduzione dell'inquinamento sono
disciplinate ai sensi degli articoli 18 e 21 della legge 24 aprile
1998, n. 128, e, nelle more della loro attuazione, dalla normativa
vigente.

Art. 2.
Individuazione delle aree da destinare agli insediamenti produttivi

1. La individuazione delle aree da destinare all'insediamento di
impianti produttivi, in conformita' alle tipologie generali e ai
criteri determinati dalle regioni, anche ai sensi dell'articolo 26,
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e' effettuata dai
comuni, salvaguardando le eventuali prescrizioni dei piani
territoriali sovracomunali. Qualora tale individuazione sia in
contrasto con le previsioni degli strumenti urbanistici comunali
vigenti, la variante e' approvata, in base alle procedure individuate
con legge regionale, ai sensi dell'articolo 25, comma 1, lettera a),
della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Il provvedimento, che il comune
e' tenuto a trasmettere immediatamente alla regione e alla provincia,
ai fini della adozione dei provvedimenti di rispettiva competenza, e'
subordinato alla preventiva intesa con le altre amministrazioni
eventualmente competenti. Tale intesa va assunta in sede di
conferenza di servizi, convocata dal sindaco del comune interessato,
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 14 della legge 8 agosto
1990, n. 241, come modificata dall'articolo 17 della legge 15 maggio
1997, n. 127.
2. In sede di individuazione delle aree da destinare
all'insediamento di impianti produttivi di cui al comma 1, il
consiglio comunale puo' subordinare l'effettuazione degli interventi
alla redazione di un piano per gli insediamenti produttivi ai sensi
dell'articolo 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865.
3. Resta ferma, ove non sia richiesto il piano di cui al comma 2,
la necessita' dell'esistenza delle opere di urbanizzazione o di
apposita convenzione con le amministrazioni competenti al fine di
procedere alla realizzazione delle medesime contemporaneamente alla
realizzazione delle opere. In tal caso, la realizzazione degli
impianti e' subordinata alla puntuale osservanza dei tempi e delle
modalita' indicati nella convenzione.

Art. 3.
Sportello unico

1. I comuni esercitano, anche in forma associata, ai sensi
dell'articolo 24, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, le
funzioni ad essi attribuite dall'articolo 23, del medesimo decreto
legislativo, assicurando che ad un'unica struttura sia affidato
l'intero procedimento. Per lo svolgimento dei compiti di cui al
presente articolo, la struttura si dota di uno sportello unico per le
attivita' produttive, al quale gli interessati si rivolgono per tutti
gli adempimenti previsti dai procedimenti di cui al presente
regolamento.
2. Lo sportello unico assicura, previa predisposizione di un
archivio informatico contenente i necessari elementi informativi, a
chiunque vi abbia interesse, l'accesso gratuito, anche in via
telematica, alle informazioni sugli adempimenti necessari per le
procedure previste dal presente regolamento, all'elenco delle domande
di autorizzazione presentate, allo stato del loro iter procedurale,
nonche' a tutte le informazioni utili disponibili a livello regionale
comprese quelle concernenti le attivita' promozionali. Per la
istituzione e la gestione dello sportello unico i comuni possono
stipulare le convenzioni di cui all'articolo 24 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
3. La struttura, su richiesta degli interessati, si pronuncia sulla
conformita', allo stato degli atti, in possesso della struttura, dei
progetti preliminari dai medesimi sottoposti al suo parere con i
vigenti strumenti di pianificazione paesistica, territoriale e
urbanistica, senza che cio' pregiudichi la definizione dell'eventuale
successivo procedimento autorizzatorio. La struttura si pronuncia
entro novanta giorni.
4. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente regolamento i comuni realizzano la struttura e nominano il
responsabile del procedimento. Il funzionario preposto alla struttura
e' responsabile dell'intero procedimento.

Capo II
Procedimento semplificato

Art. 4.
Procedimento mediante conferenza di servizi

1. Per gli impianti e i depositi di cui all'articolo 27 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonche' nei casi di cui
all'articolo 1, comma 3, del presente regolamento, ovvero quando il
richiedente non intenda avvalersi del procedimento mediante
autocertificazioni di cui all'articolo 6, il procedimento ha inizio
con la presentazione della domanda alla struttura, la quale invita
ogni amministrazione competente a far pervenire gli atti
autorizzatori o di consenso, comunque denominati, entro un termine
non superiore a novanta giorni decorrenti dal ricevimento della
documentazione. Nel caso di progetti di opere da sottoporre a
valutazione di impatto ambientale il termine e' di centocinquanta
giorni, fatta salva la facolta' di chiederne, ai sensi della
normativa vigente, una proroga, comunque non superiore a novanta
giorni. Tuttavia, qualora l'amministrazione competente per la
valutazione di impatto ambientale rilevi l'incompletezza della
documentazione trasmessa puo' richiederne, entro trenta giorni,
l'integrazione. In tale caso il termine riprende a decorrere dalla
presentazione della documentazione completa.
2. Se, entro i termini di cui al comma 1, una delle amministrazioni
di cui al medesimo comma si pronuncia negativamente, la pronuncia e'
trasmessa dalla struttura al richiedente entro tre giorni e il
procedimento si intende concluso. Tuttavia, il richiedente, entro
venti giorni dalla comunicazione, puo' chiedere alla struttura di
convocare una conferenza di servizi al fine di eventualmente
concordare quali siano le condizioni per ottenere il superamento
della pronuncia negativa.
3. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 1, entro i
successivi cinque giorni, il sindaco, su richiesta del responsabile
del procedimento presso la struttura, convoca una conferenza di
servizi che si svolge ai sensi dell'articolo 14, e seguenti, della
legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificata dall'articolo 17 della
legge 15 maggio 1997, n. 127.
4. La convocazione della conferenza e' resa pubblica anche ai fini
dell'articolo 6, comma 13, ed alla stessa possono partecipare i
soggetti indicati nel medesimo comma, presentando osservazioni che la
conferenza e' tenuta a valutare.
5. La conferenza dei servizi procede all'istruttoria del progetto
ai fini della formazione di un verbale che tiene luogo delle
autorizzazioni, dei nulla osta e dei pareri tecnici, previsti dalle
norme vigenti o comunque ritenuti necessari. La conferenza, altresi',
fissa il termine entro cui pervenire alla decisione, in ogni caso
compatibile con il rispetto dei termini di cui al comma 7.
6. Il verbale recante le determinazioni assunte dalla conferenza di
servizi, che si pronuncia anche sulle osservazioni di cui al comma 4,
tiene luogo del provvedimento amministrativo conclusivo del
procedimento e viene immediatamente comunicato, a cura dello
sportello unico, al richiedente. Decorsi inutilmente i termini di cui
al comma 7, per le opere da sottoporre a valutazione di impatto
ambientale, e comunque nei casi disciplinati dall'articolo 14, comma
4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall'articolo
17, comma 3, della legge 15 maggio 1997, n. 127, immediatamente
l'amministrazione procedente puo' chiedere che il Consiglio dei
Ministri si pronunci, nei successivi trenta giorni, ai sensi del
medesimo articolo 14, comma 4.
7. Il procedimento si conclude nel termine di sei mesi. Per le
opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale il
procedimento si conclude nel termine di undici mesi.

Art. 5.
Progetto comportante la variazione di strumenti urbanistici

1. Qualora il progetto presentato sia in contrasto con lo strumento
urbanistico, o comunque richieda una sua variazione, il sindaco del
comune interessato rigetta l'istanza. Tuttavia, allorche' il progetto
sia conforme alle norme vigenti in materia ambientale, sanitaria e di
sicurezza del lavoro ma lo strumento urbanistico non individui aree
destinate all'insediamento di impianti produttivi ovvero queste siano
insufficenti in relazione al progetto presentato, il sindaco puo',
motivatamente, convocare una conferenza di servizi, disciplinata
dall'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato
dall'articolo 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, per le
conseguenti decisioni, dandone contestualmente pubblico avviso. Alla
conferenza puo' intervenire qualunque soggetto, portatore di
interessi pubblici o privati, individuali o collettivi nonche' i
portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati,
cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione del progetto
dell'impianto industriale.
2. Qualora l'esito della conferenza di servizi comporti la
variazione dello strumento urbanistico, la determinazione costituisce
proposta di variante sulla quale, tenuto conto delle osservazioni,
proposte e opposizioni formulate dagli aventi titolo ai sensi della
legge 17 agosto 1942, n. 1150, si pronuncia definitivamente entro
sessanta giorni il consiglio comunale.

Capo III
Procedimento mediante autocertificazione

Art. 6.
Principi organizzativi

1. Il procedimento amministrativo di cui all'articolo 25 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, ha inizio presso la
competente struttura con la presentazione, da parte dell'impresa, di
un'unica domanda, contenente, ove necessario, anche la richiesta
della concessione edilizia, corredata da autocertificazioni,
attestanti la conformita' dei progetti alle singole prescrizioni
previste dalle norme vigenti in materia urbanistica, della sicurezza
degli impianti, della tutela sanitaria e della tutela ambientale,
redatte da professionisti abilitati o da societa' di professionisti e
sottoscritte dai medesimi, unitamente al legale rappresentante
dell'impresa. L'autocertificazione non puo' riguardare le materie di
cui all'articolo 1, comma 3, nonche' le ipotesi per le quali la
normativa comunitaria prevede la necessita' di una apposita
autorizzazione. Copia della domanda, e della documentazione prodotta,
viene trasmessa dalla struttura, anche in via informatica, alla
regione nel cui territorio e' localizzato l'impianto, agli altri
comuni interessati nonche', per i profili di competenza, ai soggetti
competenti per le verifiche.
2. La struttura, ricevuta la domanda, la immette immediatamente
nell'archivio informatico, dandone notizia tramite adeguate forme di
pubblicita'; contestualmente la struttura da' inizio al procedimento
per il rilascio della concessione edilizia.
3. Entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della domanda
la struttura puo' richiedere, per una sola volta, l'integrazione
degli atti o dei documenti necessari ai fini istruttori. Decorso il
predetto termine non possono essere richiesti altri atti o documenti
concernenti fatti risultanti dalla documentazione inviata. Il termine
di cui al comma 8, resta sospeso fino alla presentazione degli atti
integrativi richiesti.
4. Ove occorrano chiarimenti in ordine alle soluzioni tecniche e
progettuali o al rispetto delle normative amministrative e tecniche
di settore o qualora il progetto si riveli di particolare
complessita' ovvero si rendano necessarie modifiche al progetto o il
comune intenda proporre una diversa localizzazione dell'impianto,
nell'ambito delle aree individuate ai sensi dell'articolo 2, il
responsabile del procedimento puo' convocare il soggetto richiedente
per una audizione in contraddittorio di cui viene redatto apposito
verbale.
5. Qualora, al termine dell'audizione, sia raggiunto un accordo, ai
sensi dell'articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, sulle
caratteristiche dell'impianto, il relativo verbale vincola le parti,
a condizione che le eventuali modifiche al progetto originario siano
compatibili con le disposizioni attinenti ai profili di cui
all'articolo 8, comma 1. Il termine di cui al comma 8, resta sospeso
fino alla presentazione del progetto modificato conformemente
all'accordo.
6. Ferma restando la necessita' della acquisizione della
autorizzazione nelle materie per cui non e' consentita
l'autocertificazione, nel caso di impianti a struttura semplice,
individuati secondo i criteri previamente stabiliti dalla regione, la
realizzazione del progetto si intende autorizzata se la struttura,
entro sessanta giorni dal ricevimento della domanda, non comunica il
proprio motivato dissenso ovvero non convoca l'impresa per
l'audizione. Nell'ipotesi in cui si rendono necessarie modifiche al
progetto, si adotta la procedura di cui ai commi 4 e 5. La
realizzazione dell'opera e' comunque subordinata al rilascio della
concessione edilizia, ove necessaria ai sensi dclla normativa
vigente.
7. Quando, in sede di esame della domanda, la struttura, fatti
salvi i casi di errore od omissione materiale suscettibili di
correzioni o integrazioni, ravvisa la falsita' di alcuna delle
autocertificazioni, il responsabile del procedimento trasmette
immediatamente gli atti alla competente procura della Repubblica,
dandone contestuale comunicazione all'interessato. Il procedimento e'
sospeso fino alla decisione relativa ai fatti denunciati.
8. Il procedimento, ivi compreso il rilascio della concessione
edilizia, ove necessaria ai sensi della normativa vigente, e salvo
quanto disposto dai commi 3, 4, 5, 6 e 9, e' concluso entro il
termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda ovvero
dalla sua integrazione per iniziativa dell'impresa o su richiesta
della struttura.
9. Qualora debbano essere acquisiti al procedimento pareri di
soggetti non appartenenti all'amministrazione comunale o regionale si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 della legge 7
agosto 1990, n. 241, come modificata dall'articolo 17 della legge 15
maggio 1997, n. 127.
10. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 8, la
realizzazione del progetto si intende autorizzata in conformita' alle
autocertificazioni prodotte, nonche' alle prescrizioni contenute nei
titoli autorizzatori, ove necessari, previamente acquisiti. L'impresa
e' tenuta a comunicare alla struttura l'inizio dei lavori per la
realizzazione dell'impianto. La realizzazione dell'opera e' comunque
subordinata al rilascio della concessione edilizia, ove necessaria ai
sensi della normativa vigente.
11. Qualora, successivamente all'inizio dei lavori per la
realizzazione dell'impianto, sia accertata la falsita' di una delle
autocertificazioni prodotte, fatti salvi i casi di errore od
omissione materiale suscettibili di correzioni o integrazioni, il
responsabile della struttura ordina la riduzione in pristino a spese
dell'impresa e dispone la contestuale trasmissione degli atti alla
competente procura della Repubblica dandone contemporanea
comunicazione all'interessato.
12. A seguito della comunicazione di cui al comma 10, il comune e
gli altri enti competenti provvedono ad effettuare i controlli
ritenuti necessari.
13. I soggetti, portatori di interessi pubblici o privati,
individuali o collettivi nonche' i portatori di interessi diffusi
costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un
pregiudizio dalla realizzazione del progetto dell'impianto
produttivo, possono trasmettere alla struttura, entro venti giorni
dalla avvenuta pubblicita' di cui al comma 2, memorie e osservazioni
o chiedere di essere uditi in contraddittorio ovvero che il
responsabile del procedimento convochi tempestivamente una riunione
alla quale partecipano anche i rappresentanti dell'impresa. Tutti i
partecipanti alla riunione possono essere assistiti da tecnici ed
esperti di loro fiducia, competenti sui profili controversi. Su
quanto rappresentato dagli intervenuti si pronuncia, motivatamente,
la struttura.
14. La convocazione della riunione sospende, per non piu' di venti
giorni, il termine di cui al comma 8.
15. Sono fatte salve le vigenti norme che consentono l'inizio
dell'attivita' previa semplice comunicazione ovvero denuncia di
inizio attivita'.

Art. 7.
Accertamento della conformita' urbanistica, della sicurezza degli
impianti, della tutela sanitaria e della tutela ambientale.

1. La struttura accerta la sussistenza e la regolarita' formale
delle autocertificazioni prodotte, ai sensi dell'articolo 6, comma 1.
Successivamente la struttura e gli altri enti interessati, ciascuno
per le materie di propria competenza, verificano la conformita' delle
medesime autocertificazioni agli strumenti urbanistici, il rispetto
dei piani paesistici e territoriali nonche' la insussistenza di
vincoli sismici, idrogeologici, forestali ed ambientali, di tutela
del patrimonio storico, artistico e archeologico incompatibili con
l'impianto.
2. La verifica da parte degli enti di cui al comma 1, riguarda fra
l'altro:
a) la prevenzione degli incendi;
b) la sicurezza degli impianti elettrici, e degli apparecchi di
sollevamento di persone o cose;
c) l'installazione di apparecchi e impianti a pressione;
d) l'installazione di recipienti a pressione contenenti GPL;
e) il rispetto delle vigenti norme di prevenzione degli infortuni
sul lavoro;
f) le emissioni inquinanti in atmosfera;
g) le emissioni nei corpi idrici, o in falde sotterranee e ogni
altro rischio di immissione potenzialmente pregiudizievole per la
salute e per l'ambiente;
h) l'inquinamento acustico ed elettromagnetico all'interno ed
all'esterno dell'impianto produttivo;
i) le industrie qualificate come insalubri;
l) le misure di contenimento energetico.
3. Il decorso del termine di cui all'articolo 6, comma 8, non fa
venire meno le funzioni di controllo, da parte del comune e degli
altri enti competenti.

Art. 8.
Affidamento delle istruttorie tecniche a strutture pubbliche
qualificate

1. Fermo quanto disposto dal presente regolamento, la struttura di
cui all'articolo 3, comma 1, puo' affidare, mediante convenzione, che
fissi termini compatibili con quelli previsti dal presente
regolamento, per la conclusione dei procedimenti, specifiche fasi e
attivita' istruttorie alle agenzie regionali per l'ambiente, ad
aziende sanitarie locali o loro consorzi regionali, alle camere di
commercio, industria e artigianato nonche' a universita' o altri
centri e istituti pubblici di ricerca che assicurino requisiti di
indipendenza, di competenza e di adeguatezza tecnica.

Capo IV
Procedura di collaudo

Art. 9.
Modalita' di esecuzione

1. Quando il collaudo sia previsto dalle norme vigenti, le
strutture e gli impianti sono collaudati da professionisti o da altri
soggetti abilitati dalla normativa vigente, diversi dal progettista
dell'impianto e dal direttore dei lavori e non collegati
professionalmente ne' economicamente, in modo diretto o indiretto,
all'impresa, che ne attestano la conformita' al progetto approvato,
l'agibilita' e l'immediata operativita'.
2. Al collaudo partecipano i tecnici della struttura di cui
all'articolo 3, comma 1, la quale a tal fine si avvale del personale
dipendente dalle amministrazioni competenti ai sensi della normativa
vigente e fatto salvo il rispetto del termine finale del
procedimento. L'impresa chiede alla struttura di fissare la data del
collaudo in un giorno compreso tra il ventesimo e il sessantesimo
successivo a quello della richiesta. Decorso inutilmente tale
termine, il collaudo puo' avere luogo a cura dell'impresa, che ne
comunica le risultanze alla competente struttura. In caso di esito
positivo del collaudo l'impresa puo' iniziare l'attivita' produttiva.
3. Il certificato di collaudo riguarda tutti gli adempimenti
previsti dalla legge e, in particolare, le strutture edilizie, gli
impianti produttivi, le misure e gli apparati volti a salvaguardare
la sanita', la sicurezza e la tutela ambientale, nonche' la loro
conformita' alle norme sulla tutela del lavoratori nei luoghi di
lavoro ed alle prescrizioni indicate in sede di autorizzazione.
4. Il certificato, di cui al comma 3, e' rilasciato sotto la piena
responsabilita' del collaudatore. Nel caso in cui la certificazione
risulti non conforme all'opera ovvero a quanto disposto dalle vigenti
norme, fatti salvi i casi di mero errore od omissione materiale, la
struttura assume i provvedimenti necessari, ivi compresa la riduzione
in pristino, a spese dell'impresa, e trasmette gli atti alla
competente procura della Repubblica, dandone contestuale
comunicazione all'interessato.
5. Il certificato positivo di collaudo, in conformita' alle
prescrizioni del presente articolo, consente la messa in funzione
degli impianti fino al rilascio definitivo del certificato di
agibilita', del nulla osta all'esercizio di nuova produzione e di
ogni altro atto amministrativo richiesto.
6. La regione e gli altri enti competenti effettuano i controlli di
competenza sugli impianti produttivi, ne comunicano le risultanze
agli interessati che possono presentare memorie o chiedere la
ripetizione in contraddittorio dell'eventuale esperimento di prove e
adottano i provvedimenti, anche in via d'urgenza, previsti dalla
legge. L'effettuazione e l'esito dei controlli sono registrati anche
presso l'archivio informatico della regione e della struttura
comunale.
7. Il collaudo effettuato ai sensi del comma 2, non esonera le
amministrazioni competenti dalle proprie funzioni di vigilanza e di
controllo in materia, e dalle connesse responsabilita' previste dalla
legge, da esercitare successivamente al deposito del certificato di
collaudo degli impianti.

Art. 10.
S p e s e

1. Restano ferme le disposizioni che prevedono a carico
dell'interessato il pagamento di spese o diritti in relazione ai
procedimenti disciplinati dal presente regolamento.

Art. 11.
Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il sessantesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 20 ottobre 1998

SCALFARO

Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Bassanini, Ministro per la funzione
pubblica e gli affari regionali
Bersani, Ministro dell'industria,
del commercio e dell'artigianato
Ronchi, Ministro dell'ambiente
Costa, Ministro dei lavori pubblici
Veltroni, Ministro per i beni
culturali e ambientali
Bindi, Ministro della sanita'
Visto, il Guardasigilli: Diliberto
Registrato alla Corte dei conti il 18 dicembre 1998
Atti di Governo, registro n. 115, foglio n. 10

N O T E

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge alle quali e' operato il
rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
- Si riporta il testo dell'art. 87 della
Costituzione della Repubblica italiana:
"Art. 87. - Il Presidente della Repubblica e' il capo
dello Stato e rappresenta l'unita' nazionale.
Puo' inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima
riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di
legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di
legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla
Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello
Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici,
ratifica i trattati internazionali, previa, quando
occorra, l'autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio
supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara
lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Puo' concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica".
- La legge 15 marzo 1997, n. 59, reca: "Delega al
Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle
regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa".
Si riporta il testo dell'art. 20 e dell'allegato 1, numeri
26, 42, 43 e 50:
"Art. 20. - 1. Il Governo, entro il 31 gennaio di
ogni anno, presenta al Parlamento un disegno di legge per
la delegificazione di norme concernenti procedimenti
amministrativi, anche coinvolgenti amministrazioni
centrali, locali o autonome, indicando i criteri per
l'esercizio della potesta' regolamentare nonche' i
procedimenti oggetto della disciplina, salvo quanto
previsto alla lettera a) del comma 5. In allegato al
disegno di legge e' presentata una relazione sullo stato
di attuazione della semplificazione dei procedimenti
amministrativi.
2. Con lo stesso disegno di legge di cui al comma 1,
il Governo individua i procedimenti relativi a funzioni e
servizi che, per le loro caratteristiche e per la
loro pertinenza alle comunita' territoriali, sono
attribuiti alla potesta' normativa delle regioni e degli
enti locali, e indica i principi che restano regolati con
legge della Repubblica ai sensi degli articoli 117, primo
e secondo comma, e 128 della Costituzione.
3. I regolamenti sono emanati con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione
pubblica, di concerto con il Ministro competente,
previa acquisizione del parere delle competenti
Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato. A tal
fine la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ove
necessario, promuove, anche su richiesta del Ministro
competente, riunioni tra le amministrazioni interessate.
Decorsi trenta giorni dalla richiesta di parere alle
Commissioni, i regolamenti possono essere comunque emanati.
4. I regolamenti entrano in vigore il
sessantesimo giorno successivo alla data della loro
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana. Con effetto dalla stessa data sono abrogate le
norme, anche di legge, regolatrici dei procedimenti.
5. l regolamenti si conformano ai seguenti criteri e
principi:
a) semplificazione dei procedimenti amministrativi, e di
quelli che agli stessi risultano strettamente connessi o
strumentali, in modo da ridurre il numero delle fasi
procedimentali e delle amministrazioni. intervenienti,
anche riordinando le competenze degli uffici,
accorpando le funzioni per settori omogenei, sopprimendo
gli organi che risultino superflui e costituendo
centri interservizi dove raggruppare competenze diverse
ma confluenti in una unica procedura;
b) riduzione dei termini per la conclusione dei
procedimenti e uniformazione dei tempi di conclusione
previsti per procedimenti tra loro analoghi;
c) regolazione uniforme dei procedi menti dello stesso
tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o
presso diversi uffici della medesima amministrazione;
d) riduzione del numero di procedimenti
amministrativi e accorpamento dei procedimenti che si
riferiscono alla medesima attivita', anche riunendo in
una unica fonte regolamentare, ove cio' corrisponda ad
esigenze di semplificazione e conoscibilita'
normativa, disposizioni provenienti da fonti di rango
diverso, ovvero che pretendono particolari procedure,
fermo restando l'obbligo di porre in essere le procedure
stesse;
e) semplificazione e accelerazione delle procedure di
spesa e' contabili, anche mediante adozione ed
estensione alle fasi di integrazione dell'efficacia
degli atti, di disposizioni analoghe a quelle di cui
all'art. 51, comma 2, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni;
f) trasferimento ad organi monocratici o ai
dirigenti amministrativi di funzioni anche decisionali,
che non richiedano, in ragione della loro specificita',
l'esercizio in forma collegiale, e sostituzione degli
organi collegiali con conferenze di servizi o con
interventi, nei relativi procedimenti, dei soggetti
portatori di interessi diffusi;
g) individuazione delle responsabilita' e delle
procedure di verifica e controllo;
h) previsione, per i casi di mancato rispetto del
termine del procedimento, di mancata o ritardata adozione
del provvedinento, di ritardato o incompleto
assolvimento degli obblighi e delle prestazioni da
parte della pubblica amministrazione, di forme di
indennizzo automatico e forfettario a favore dei soggetti
richiedenti il provedimento; contestuale individuazione
delle modalita' di pagamento e degli uffici che
assolvono all'obbligo di corrispondere l'indennizzo,
assicurando la massima pubblicita' e conoscenza da
parte del pubblico delle misure adottate e la massima
celerita' nella corresponsione dell'indennizzo stesso.
6. I servizi di controllo interno compiono
accertamenti sugli effetti prodotti dalle norme
contenute nei regolamenti di semplificazione e di
accelerazione dei procedimenti amministrativi e possono
formulare osservazioni e proporre suggerimenti per
la modifica delle norme stesse e per il miglioramento
dell'azione amministrativa.
7. Le regioni a statuto ordinario regolano le materie
disciplinate dai commi da 1 a 6 nel rispetto dei
principi desumibili dalle disposizioni in essi contenute,
che costituiscono principi generali dell'ordinamento
giuridico. Tali disposizioni operano direttamente nei
riguardi delle regioni fino a quando esse non avranno
legiferato in materia. Entro un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, le regioni a
statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi
ordinamenti alle norme fondamentali contenute nella legge
medesima,
8. In sede di prima attuazione della presente legge e
nel rispetto dei principi, criteri e modalita' di cui al
presente articolo, quali norme generali regolatrici, sono
emanati appositi regolamenti ai sensi e per gli effetti
dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
per disciplinare i procedimenti di cui all'allegato 1 alla
presente legge, nonche' le seguenti materie:
a) sviluppo e programmazione del sistema universitario,
di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 245, e successive
modificazioni, nonche' valutazione del medesimo sistema,
di cui alla legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive
modificazioni;
b) composizione e funzioni degli organismi collegiali
nazionali e locali di rappresentanza e coordinamento del
sistema universitario, prevedendo altresi' l'istituzione
di un Consiglio nazionale degli studenti, eletto dai
medesimi, con compiti consultivi e di proposta;
c) interventi per il diritto allo studio e contributi
universitari. Le norme sono finalizzate a garantire
l'accesso agli studi universitari agli studenti capaci
e meritevoli privi di mezzi, a ridurre il tasso di
abbandono degli studi, a determinare percentuali massime
dell'ammontare complessivo della contribuzione a carico
degli studenti in rapporto al finanziamento ordinario
dello Stato per le universita', graduando la
contribuzione stessa, secondo criteri di equita',
solidarieta' e progressivita' in relazione alle
condizioni economiche del nucleo familiare, nonche' a
definire parametri e metodologie adeguati per la
valutazione delle effettive condizioni economiche dei
predetti nuclei. Le norme di cui alla presente lettera sono
soggette a revisione biennale, sentite le competenti
Commissioni parlamentari;
d) procedure per il conseguimento del titolo di dottore
di ricerca, di cui all'articolo 73 del decreto del
Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e
procedimento di approvazione degli atti dei concorsi per
ricercatore in deroga all'art. 5, comma 9, della legge 24
dicembre 1993, n. 537;
e) procedure per l'accettazione da parte delle
universita' di eredita', donazioni e legati,
prescindendo da ogni autorizzazione preventiva,
ministeriale o prefettizia.
9. I regolamenti di cui al comma 8, lettere a), b) e
c), sono emanati previo parere delle Commissioni
parlamentari competenti per materia.
10. In attesa dell'entrata in vigore delle norme di cui
al comma 8, lettera c), il decreto del Presidente de
Consiglio dei Ministri, previsto dall'art. 4 della legge 2
dicembre 1991, n. 390, e' emanato anche nelle more della
costituzione della Consulta nazionale per il diritto agli
studi universitari di cui all'art. 6 della medesima
legge.
11. Con il disegno di legge di cui al comma 1, il
Governo propone annualmente al Parlamento le norme
di delega ovvero di delegificazione necessarie
alla compilazione di testi unici legislativi o
regolamentari con particolare riferimento alle materie
interessate dalla attuazione della presente legge. In
sede di prima attuazione della presente legge, il Governo
e' delegato ad emanare, entro il termine di sei mesi
decorrenti dalla data di entrata in vigore dei decreti
legislativi di cui all'art. 4, norme per la
delegificazione delle materie di cui all'art. 4, comma 4,
lettera c), non coperte da riserva assoluta di legge,
nonche' testi unici delle leggi che disciplinano i settori
di cui al medesimo art. 4, comma 4, lettera c), anche
attraverso le necessarie modifiche, integrazioni o
abrogazioni di norme, secondo i criteri previsti dagli
articoli 14 e 17 e dal presente articolo".
"Allegato 1
(previsto dall'art. 20, comma 8)
(Omissis).
26. Procedimento di autorizzazione per la realizzazione
di nuovi impianti produttivi;
legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive
modificazioni;
decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956,
n. 303, e successive modificazioni;
legge 5 novembre 1971, n. 1086, e successive
modificazioni;
legge 28 gennaio 1977, n. 10, e successive modificazioni.
(Omissis).
42. Procedure relative all'incentivazione,
all'ampliamento, alla ristrutturazione e riconversione
degli impianti industriali:
legge 12 agosto 1977, n. 675;
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con
modificazioni dalla legge 19 luglio 1993, n. 237;
decreto-legge 10 giugno 1994, n. 357, convertito, con
modificazioni dalla legge 8 agosto 1994, n. 489;
decreto-legge 20 giugno 1994, n. 396, convertito, con
modificazioni dalla legge 3 agosto 1994, n. 481.
43. Procedure per la localizzazione degli impianti
industriali e per la determinazione delle aree
destinate agli insediamenti produttivi:
legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive
modificazioni;
legge 5 novembre 1971, n. 1086, e successive
modificazioni;
legge 28 gennaio 1977, n. 10, e successive modificazioni;
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977,
n. 616;
decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431;
legge 8 luglio 1986, n. 349;
legge 9 gennaio 1991, n. 10;
legge 26 ottobre 1995, n. 447.
(Omissis).
50. Procedimento per l'esecuzione di opere interne nei
fabbricati ad uso impresa:
legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 26;
decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431.
(Omissis)".
- La legge 5 novembre 1971, n. 1086, reca: "Norme per la
disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato,
normale e precompresso ed a struttura metallica".
- La legge 17 agosto 1942, n. 1150, reca: "Legge
urbanistica".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo
1956, n. 303, reca: "Norme generali per l'igiene del
lavoro".
- La legge 28 gennaio 1977, n. 10, reca:
"Norme per la edificabilita' dei suoli".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio
1977, n. 616, reca: "Attuazione della delega di cui
all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382".
- La legge 12 agosto 1977, n. 675, reca:
"Provvedimenti per il coordinamento della politica
industriale, la ristrutturazione, la riconversione e lo
sviluppo del settore".
- Il decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985,
n. 431, reca: "Disposizioni urgenti per la tutela
delle zone di particolare interesse ambientale".
- La legge 8 luglio 1986, n. 349, reca: "Istituzione del
Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno
ambientale".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio
1988, n. 175, reca: "Attuazione della direttiva CEE n.
821501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti
connessi con determinate attivita' industriali, ai sensi
della legge 16 aprile 1987, n. 183".
- La legge 9 gennaio 1991, n. 10, reca: "Norme per
l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di
uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di
sviluppo delle fonti rinnovabili di energia".
- Il decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 237, reca: "Interventi urgenti in favore
dell'economia".
- Il decreto-legge 10 giugno 1994, n. 357,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1994,
n. 489, reca: "Disposizioni tributarie urgenti per
accelerare la ripresa dell'economia e
dell'occupazione, nonche' per ridurre gli adempimenti a
carico del contribuente".
- Il decreto-legge 20 giugno 1994, n. 396,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1994,
n. 481, reca: "Disposizioni urgenti per l'attuazione del
piano di ristrutturazione del comparto siderurgico".
- La legge 26 ottobre 1995, n. 447, reca:
"Legge quadro sull'inquinamento acustico".
- La legge 23 dicembre 1996, n. 662, reca:
"Misure di razionalizzazione della finanza pubblica".
- Il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112, reca:
"Conferimento di funzioni e compiti amministrati dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59".
- La legge 24 aprile 1998, n. 128, reca:
"Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti
dalla appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee.
(Legge comunitaria 1995-1997)".
- La legge 23 agosto 1988, n. 400, reca: "Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della
Presidenza del Consiglio dei Ministri". Si riporta il
testo del comma 2 dell'art. 17:
"2. Con decreto del Presidente della
Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte
da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione,
per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando
l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo,
determinano le norme generali regolatrici della materia
e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con
effetto dall'entrata in vigore delle norme
regolamentari".
- Il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reca:
"Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di
interessecomune delle regioni, delle province e dei
comuni, con la Conferenza Statocitta' ed autonomie
locali". Si riporta il testo del comma 3 dell'art. 9:
"3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri puo'
sottoporre alla Conferenza unificata, anche su richiesta
delle autonomie regionali e locali, ogni altro oggetto
di preminente interesse comune delle regioni, delle
province, dei comuni e delle comunita' montane".
Note all'art. 1:
- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114,
reca: "Riforma della disciplina relativa al settore del
commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15
marzo 1997, n. 59".
- Si riporta il testo dell'art. 23, commi 2 e 3,
del decreto legislativo n. 112/1998 (per il titolo
vedi nelle note alle premesse):
"2. Nell'ambito delle funzioni conferite in materia di
industria dall'art. 19, le regioni provvedono, nella
propria autonomia organizzativa e finanziaria, anche
attraverso le province, al coordinamento e al
miglioramento dei servizi e dell'assistenza alle imprese,
con particolare riferimento alla localizzazione ed alla
autorizzazione degli impianti produttivi e alla
creazione di aree industriali. L'assistenza consiste, in
particolare, nella raccolta e diffusione, anche' in via
telematica, delle informazioni concernenti l'insediamento
e lo svolgimento delle attivita' produttive nel
territorio regionale, con particolare riferimento alle
normative applicabili, agli strumenti agevolativi e
all'attivita' delle unita' organizzative di cui all'art.
24, nonche' nella raccolta e diffusione delle
informazioni concernenti gli strumenti di
agevolazione contributiva e fiscale a favore
dell'occupazione dei lavoratori dipendenti e del lavoro
autonomo.
3. Le funzioni di assistenza sono esercitate
prioritariamente attraverso gli sportelli unici per le
attivita' produttive".
Si riporta il testo delIart. 27 del decreto legislativo
n. 112/1998 (per il titolo vedi nelle note alle premesse):
"Art. 27 (Esclusioni). - 1. Sono fatte salve le vigenti
norme in materia di, valutazione di compatibilita' e di
impatto ambientale. Per gli impianti nei quali siano
utilizzati materiali nucleari, per gli impianti di
produzione di materiale d'armamento, per i depositi
costieri, per gli impianti di produzione, raffinazione e
stoccaggio di oli minerali e deposito temporaneo,
smaltimento, recupero e riciclaggio dei rifiuti non si
applicano i principi di cui alle lettere c) e d) del
comma 2 dell'art. 25".
- Si riportano i testi degli articoli 18 e 21 della
legge n. 128/1998 (per il titolo vedi nelle note alle
premesse):
"Art. 18 (Principi e criteri per l'attuazione della
direttiva 96/82/CE del Consiglio, sul controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose). - 1. L'attuazione
della direttiva 96/82/CE del Consiglio si uniforma ai
seguenti principi e criteri direttivi:
a) conseguire una semplificazione delle procedure
previste, valorizzando gli adempimenti volontari da parte
delle imprese e dei gestori e accentuando i poteri di
verifica e controllo delle amministrazioni pubbliche;
b) attribuire ai comitati tecnici di cui
all'art. 20 del regolamento approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577,
opportunamente integrati da personale di specifica
competenza di altre amministrazioni, i compiti di esame ed
istruttoria dei rapporti di sicurezza degli stabilimenti
soggetti a notifica;
c) unificare per quanto possibile gli adempimenti
previsti a carico dei gestori degli stabilimenti con quelli
stabiliti da altre norme di legge per la sicurezza, ivi
compresa quella antincendio, e per agibilita' degli
impianti, provvedendo alla modifica delle relative
disposizioni;
d) prevedere che con regolamenti adottati ai sensi
dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, siano
disciplinate le forme di consultazione previste dalla
direttiva sia del personale che lavora nello stabilimento
per la predisposizione dei piani di emergenza interni
sia della popolazione nei casi in cui la direttiva
lo prevede; va comunque garantita un'adeguata
informazione dei rischi alle popolazioni interessate;
e) prevedere che il Ministro dei lavori pubblici, di
intesa con i Ministri dell'interno, dell'ambiente e
dell'industria, del commercio e dell'artigianato,
stabilisca standard minimi di sicurezza in materia di
pianificazione territoriale per le zone interessate da
impianti a rischio di incidente rilevante".
"Art. 21 (Direttiva 96/61/CE del Consiglio, sulla
prevenzione e riduzione dell'inquinamento). - 1.
L'attuazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio del
24 settembre 1996 sulla prevenzione e la riduzione
integrate dell'inquinamento per quanto riguarda il rinnovo
delle autorizzazioni per gli impianti esistenti dovra'
assicurare il riordino e la semplificazione dei
procedimenti concernenti il rilascio di pareri,
nullaosta ed autorizzazioni, prevedendone
l'integrazione per quanto attiene alla materia
ambientale, ferma restando, per quanto riguarda i nuovi
impianti e per le modifiche sostanziali, l'applicazione
della normativa interna emanata in attuazione delle
direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto
ambientale.
2. Alla lettera b) del comma 3 dell'art. 31 del decreto
legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sono aggiunte, in
fine, le parole: "Le prescrizioni tecniche riportate
all'art. 6, comma 2, della direttiva 94/67/CE del
Consiglio del 16 dicembre 1994 si applicano anche agli
impianti termici produttivi che utilizzano per la
combustione comunque rifiuti pericolosi"".
Note all'art. 2:
- Si riporta il testo dell'art. 26 del decreto
legislativo n. 112/1998 (per il titolo vedi nelle note
alle premesse):
"Art. 26 (Aree industriali e aree ecologicamente
attrezzate). 1. Le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano disciplinano, con proprie leggi, le
aree industriali e le aree ecologicamente attrezzate,
dotate delle infrastrutture e dei sistemi necessari a
garantire la tutela della salute, della sicurezza e
dell'ambiente. Le medesime leggi disciplinano altresi le
forme di gestione unitaria delle infrastrutture e dei
servizi delle aree ecologicamente attrezzate da parte
di soggetti pubblici o privati, anche costituiti ai sensi
di quanto previsto dall'art. 12 della legge 23 dicembre
1992, n. 498, e dall'art. 22 della legge 8 giugno
1990, n. 142, nonche' le modalita' di acquisizione dei
terreni compresi nelle aree industriali, ove necessario
anche mediante espropriazione. Gli impianti produttivi
localizzati nelle aree ecologicamente attrezzate sono
esonerati dall'acquisizione delle autorizzazioni
concernenti la utilizzazione dei servizi ivi presenti.
2. Le regioni e le province autonome individuano le aree
di cui al comma 1 scegliendole prioritariamente tra le
aree, zone o nuclei gia' esistenti, anche se
totalmente o parzialmente dismessi. Al procedimento
di individuazione partecipano gli enti locali
interessati".
- La legge 28 febbraio 1985, n. 47, reca: "Norme in
materia di controllo dell'attivita' urbanisticoedilizia,
sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie". Si
riporta il testo dell'art. 25, comma 1, lettera a):
"Le regioni entro centottanta giorni dalla entrata in
vigore della presente legge emanano norme che:
a) prevedono procedure semplificate per la
approvazione degli strumenti attuativi in variante agli
strumenti urbanistici generali".
- La legge 7 agosto 1990, n. 241, reca: "Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi". Si riporta il
testo dell'art. 14, come modificato dall'art. 17 della
legge 15 maggio 1997, n. 127 (Misure urgenti per lo
snellimento dell'attivita' amministrativa e dei
procedimenti di decisione e di controllo):
"Art. 14. - 1. Qualora sia opportuno effettuare
un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti
in un procedimento amministrativo, l'amministrazione
procedente indice di regola una conferenza di servizi.
2. La conferenza stessa puo' essere indetta
anche quando l'amministrazione procedente debba
acquisire intese, concerti, nullaosta o assensi
comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche.
In tal caso, le determinazioni concordate nella conferenza
sostituiscono a tutti gli effetti i concerti. le intese, i
nullaosta e gli assensi richiesti.
2-bis. Nella prima riunione della conferenza di
servizi le amministrazioni che vi partecipano
stabiliscono il termine entro cui e' possibile pervenire
ad una decisione. In caso di inutile decorso del termine
l'amministrazione indicente procede ai sensi dei commi 3-
bis e 4.
2-ter. Le disposizioni' di cui ai commi 2 e 2-bis si
applicano anche quando l'attivita' del privato sia
subordinata ad atti di consenso, comunque denominati,
di competenza di amministrazioni pubbliche di verse. In
questo caso, la conferenza e' convocata, anche su
richiesta dell'interessato, dall'amministrazione preposta
alla tutela dell'interesse pubblico prevalente.
3. Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione
la quale, regolarmente convocata, non abbia partecipato
alla conferenza o vi abbia partecipato tramite
rappresentanti privi della competenza ad esprimere
definitivamente la volonta', salvo che essa non comunichi
all'amministrazione procedente il proprio motivato
dissenso entro venti giorni dalla conferenza stessa ovvero
dalla data di ricevimento della comunicazione delle
determinazioni adottate, qualora queste ultime abbiano
contenuto sostanzialmente diverso da quelle
originariamente previste.
3-bis. Nel caso in cui una amministrazione abbia
espresso, anche nel corso della conferenza, il
proprio motivato dissenso, l'amministrazione procedente
puo' assumere la determinazione di conclusione
positiva del procedimento dandone comunicazione al
Presidente del Consiglio dei Ministri, ove
l'amministrazione procedente o quella dissenziente sia
una amministrazione statale; negli altri casi la
comunicazione e' data al presidente della regione ed ai
sindaci. Il Presidente del Consiglio dei Ministri,
previa delibera del Consiglio medesimo, o il presidente
della regione o i sindaci, previa delibera del
consiglio regionale o dei consigli comunali, entro
trenta giorni dalla ricezione della comunicazione,
possono disporre la sospensione della determinazione
inviata, trascorso tale termine, in assenza di
sospensione, la determinazione e' esecutiva.
4. Qualora il motivato dissenso alla conclusione del
procedimento sia espresso da una amministrazione preposta
alla tutela ambientale, paesaggisticoterritoriale, del
patrimonio storicoartistico o alla tutela della salute
dei cittadini, l'amministrazione procedente puo'
richiedere, purche' non vi sia stata una precedente
valutazione di impatto ambientale negativa in base alle
norme tecniche di cui al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 1989, una
determinazione di conclusione del procedimento al
Presidente del Consiglio dei Ministri, previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri.
4-bis. La conferenza di servizi puo' essere convocata
anche per l'esame contestuale di interessi coinvolti in
piu' procedimenti amministrativi connessi, riguardanti
medesimi attivita' o risultati. In tal caso, la conferenza
e' indetta dalla amministrazione o previa informale intesa,
da una delle amministrazioni che curano l'interesse
pubblico prevalente ovvero dall'amministrazione
competente a concludere il procedimento che
cronologicamente deve precedere gli altri connessi.
L'indizione della conferenza puo' essere richiesta da
qualsiasi altra amministrazione coinvolta.
Art. 14-bis. - 1. Il ricorso alla conferenza di
servizi e' obbligatorio nei casi in cui l'attivita'
di programmazione, progettazione, localizzazione,
decisione o realizzazione di opere pubbliche o
programmi operativi di importo iniziale complessivo
superiore a lire 30 miliardi richieda l'intervento
di piu' amministrazioni o enti, anche attraverso intese,
concerti, nulla osta o assensi comunque denominati, ovvero,
qualora si tratti di opere di interesse statale o che
interessino piu' regioni. La conferenza puo' essere
indetta anche dalla amministrazione preposta al
coordinamento in base alla disciplina vigente e puo'
essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione
coinvolta in tale attivi.
2. Nelle conferenze di servizi di cui al comma 1, la
decisione si considera adottata se, acquisita anche in
sede diversa ed anteriore alla conferenza di servizi una
intesa tra lo Stato e la regione o le regioni
territorialmente interessate, si esprimano a favore
della determinazione i rappresentanti di comuni o
comunita' montane i cui abitanti, secondo i dati
dell'ultimo censimento ufficiale, costituiscono la
maggioranza di quelli delle collettivita' locali
complessivamente interessate dalla decisione stessa e
comunque i rappresentanti della maggioranza dei comuni o
delle comunita' montane interessate. Analoga regola vale
per i rappresentanti delle province.
Art. 14-ter. - 1. La conferenza di servizi di cui
all'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 18
aprile 1994, n. 383, puo' essere convocata prima o nel
corso dell'accertamento di conformita' di cui all'art. 2
del predetto decreto. Quando l'accertamento abbia dato
esito positivo, la conferenza approva i progetti entro
trenta giorni dalla convocazione.
2. La conferenza di cui al comma 1 e' indetta, per le
opere di interesse statale, dal provveditore alle opere
pubbliche competente per territorio. Allo stesso organo
compete l'accertamento di cui all'art. 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383,
salvo il caso di opere che interessano il territorio di
piu' regioni per il quale l'intesa viene accertata dai
competenti organi del Ministero dei lavori pubblici.
Art. 14-quater. - 1. Nei procedimenti relativi ad
opere per le quali sia intervenuta la valutazione di
impatto ambientale di cui all'art. 6 della legge 8 luglio
1986, n. 349, le disposizioni di cui agli articoli 14,
comma 4, 16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano alle
sole amministrazioni preposte alla tutela della salute
dei cittadini, fermo restando quanto disposto dall'art. 3,
comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 18
aprile 1994, n. 383. Su proposta del Ministro competente,
del Ministro dell'ambiente o del Ministro per i beni
culturali e ambientali, la valutazione di impatto
ambientale puo' essere estesa, con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri, previa delibera
del Consiglio dei Ministri, anche ad opere non
appartenenti alle categorie individuate ai sensi dell'art.
6 della legge 8 luglio 1986, n. 349.
2. Per l'opera sottoposta a valutazione di impatto
ambientale, il provvedimento finale adottato a
conclusione del relativo procedimento, e' pubblicato,
a cura del proponente, unitamente all estratto della
predetta valutazione di impatto ambientale, nella
Gazzetta Ufficiale e su un quotidiano a diffusione
nazionale. Dalla data della pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale decorrono i termini per eventuali impugnazioni
in sede giurisdizionale da parte dei soggetti
interessati".
- La legge 22 ottobre 1971, n. 865, reca:
"Programmi e coordinamento dell'edilizia
residenziale pubblica; norme sull'espropriazione per
pubblica utilita'; modifiche ed integrazioni alle leggi
18 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n. 167; 29
settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione di spesa per
interventi straordinari nel settore dell'edilizia
residenziale, agevolata e convenzionata". Si riporta il
testo dell'art. 27:
"Art. 27. - I comuni dotati di piano regolatore
generale o di programma di fabbricazione approvati
possono formare, previa autorizzazione della regione,
un piano delle aree da destinare a insediamenti
produttivi.
Le aree da comprendere nel piano sono delimitate,
nell'ambito delle zone destinate a insediamenti
produttivi dai piani regolatori generali o dai programmi
di fabbricazione vigenti, con deliberazione del consiglio
comunale, la quale, previa pubblicazione, insieme agli
elaborati, a mezzo di deposito presso la segreteria del
comune per la durata di venti giorni, e' approvata con
decreto del presidente della giunta regionale.
Il piano approvato ai sensi del presente articolo ha
efficacia per dieci anni dalla data del decreto di
approvazione ed ha valore di piano particolareggiato
d'esecuzione ai sensi della legge 17 agosto 1942, n. 1150,
e successive modificazioni.
Per quanto non diversamente disposto dalla presente
legge, alla deliberazione del consiglio comunale e al
decreto del presidente della giunta regionale si
applicano, in quanto compatibili, le norme della legge 18
aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni.
Le aree comprese nel piano approvato a norma del
presente articolo sono espropriate dai comuni o loro
consorzi secondo quanto prevsto dalla presente legge in
materia di espropriazione per pubblica utilita'.
Il comune utilizza le aree espropriate per la
realizzazione di impianti produttivi carattere
industriale, artigianale, commerciale e turistico mediante
la cessione in proprieta' o la concessione del diritto
di superficie sulle aree medesime. Tra piu'
istanze concorrenti e' data la preferenza a quelle
presentate da enti pubblici e aziende a partecipazione
statale nell'ambito di programmi gia' approvati dal CIPE.
La concessione del diritto di superficie ad enti
pubblici per la realizzazione di impianti e servizi
pubblici, occorrenti nella zona delimitata dal piano, e'
a tempo indeterminato, in tutti gli altri casi ha una
durata non inferiore a sessanta anni e non superiore a
novantanove anni.
Contestualmente all'atto di concessione, o all'atto di
cessione della proprieta' dell'area, tra il comune da
una parte e il concessionario o l'acquirente
dall'altra, viene stipulata una convenzione per atto
pubblico con la quale vengono disciplinati gli oneri
posti a carico del concessionario o dell'acquirente e
le sanzioni per la loro inosservanza".
Note all'art. 3:
- Si riporta il testo del comma 1 dell'art. 23
del decreto legislativo n. 112/1998 (per il titolo
vedi nelle note alle premesse); per il testo dei commi 2
e 3 vedi nelle note all'art. 1:
"1. Sono attribuite ai comuni le funzioni
amministrative concernenti la realizzazione,
l'ampliamento, la cessazione, la riattivazione, la
localizzazione e la rilocalizzazione di impianti
produttivi, ivi incluso il rilascio delle
concessioni o autorizzazioni edilizie".
- Si riporta il testo dell'art. 24 del citato decreto
legislativo n. 112/1998:
"Art. 24 (Principi organizzativi per l'esercizio delle
funzioni mministrative in materia di insediamenti
produttivi). - 1. Ogni comune esercita, singolarmente o
in associata, anche con altri enti locali, le funzioni
di cui all'art. 23, assicurando che un'unica struttura
sia responsabile dell'intero procedimento.
2. Presso la struttura e' istituito uno sportello unico
al fine di garantire a tutti gli interessati l'accesso,
anche in via telematica, al proprio archivio informatico
contenente i dati concernenti le domande di
autorizzazione e il relativo iter procedurale, gli
adempimenti necessari per le procedure autorizzatorie,
nonche' tutte le informazioni disponibili a livello
regionale, ivi comprese quelle concernenti le attivita'
promozionali, che dovranno essere fornite in modo
coordinato.
3. I comuni possono stipulare convenzioni con le
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura
per la realizzazione dello sportello unico.
4. Ai fini di cui al presente articolo, gli enti
locali possono avvalersi, nelle forme concordate, di altre
amministrazioni ed enti pubblici, cui possono anche essere
affidati singoli atti istruttori del procedimento.
5. Laddove siano stipulati patti territoriali o
contratti d'area, l'accordo tra gli enti locali
coinvolti puo' prevedere che la gestione dello
sportello unico sia attribuita al soggetto pubblico
responsabile del patto o del contratto".
Note all'art. 4:
- Per il testo dell'art. 27 del decreto legislativo
n. 112/1998 vedi nelle note all'art. 1.
- Per il testo dell'art. 14 della legge n.
241/1990, come modificato dall'art. 17 della legge n.
27/1997, vedi nelle note all'art. 2.
Note all'art. 5:
- Per il testo dell'art. 14 della legge n.
241/1990, come modificato dall'art. 17 della legge n.
127/1997, vedi nelle note all'art. 2.
- Per il titolo della legge n. 1150/1942 vedi nelle
note alle premesse.
Note all'art. 6:
- Si riporta il testo dell'art. 25 del decreto
legislativo n. 112/1998 (per il titolo vedi nelle note
alle premesse):
"Art. 25 (Procedimento). - 1. Il procedimento
amministrativo in materia di autorizzazione
all'insediamento di attivita' produttive e' unico.
L'istruttoria ha per oggetto in particolare i
profili urbanistici, sanitari, della tutela ambientale e
della sicurezza.
2. Il procedimento, disciplinato con uno o piu'
regolamenti ai sensi dell'art. 20, comma 8, della legge
15 marzo 1997, n. 59, si ispira ai seguenti principi:
a) istituzione di uno sportello unico presso la
struttura organizzativa e individuazione del responsabile
del procedimento;
b) trasparenza delle procedure e apertura del
procedimento alle osservazioni dei soggetti portatori di
interessi diffusi;
c) facolta' per l'interessato di ricorrere
all'autocertificazione per l'attestazione, sotto la
propria responsabilita', della conformita' del
progetto alle singole prescrizioni delle norme
vigenti;
d) facolta' per l'interessato, inutilmente decorsi i
termini per il rilascio degli atti di assenso previsti, di
realizzare l'impianto in conformita' alle
autocertilicazioni prodotte, previa valutazione
favorevole di impatto ambientale, ove prevista dalle norme
vigenti e purche' abbia ottenuto la concessione edilizia;
e) previsione dell'obbligo della riduzione in pristino
nel caso di falsita' di alcuna delle autocertificazioni;
fatti salvi i casi di errori od omissioni materiali
suscettibili di correzioni o integrazioni;
f) possibilita' del ricorso da parte del comune, nella
qualita' di amministrazione procedente, ove non ia
esercitata la facolta' di cui alla lettera c), alla
conferenza di servizi, le cui determinazioni
sostituiscono il provvedimento ai sensi dell'art. 14
della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dalla
legge 15 maggio 1997, n. 127;
g) possibilita' del ricorso alla conferenza di servizi
quando il progetto contrasti con le previsioni di uno
strumento urbanistico; in tal caso, ove la conferenza di
servizi registri un accordo sulla variazione dello
strumento urbanistico, la determinazione costituisce
proposta di variante sulla quale si pronuncia
definitivamente il consiglio comunale, tenuto conto
delle osservazioni, proposte e opposizioni avanzate
in conferenza di servizi nonche' delle osservazioni
e opposizioni formulate dagli aventi titolo ai sensi
della legge 17 agosto 1942, n. 1150;
h) effettuazione del collaudo, da parte di soggetti
abilitati non collegati professionalmente ne'
economicamente in modo diretto o indiretto all'impresa,
con la presenza dei tecnici dell'unita' organizzativa,
entro i termini stabiliti; l'autorizzazione e il
collaudo non esonerano le amministrazioni competenti
dalle proprie funzioni di vigilanza e controllo e dalle
connesse responsabilita' previste dalla legge.
3. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi
ordinamenti alle norme fondamentali contenute nel presente
articolo secondo le previsioni dei rispettivi statuti e
delle relative norme di attuazione".
- Si riporta il testo dell'art. 11 della legge
241/1990 (per il titolo vedi nelle note all'art. 2):
"Art. 11. - 1. In accoglimento di osservazioni e
proposte presentate a norma dell'art. 10,
l'amministrazione procedente puo' concludere, senza
pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel
perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli
interessati al fine di determinare il contenuto
discrezionale del provvedimento finale ovvero, nei casi
previsti dalla legge, in sostituzione di questo.
1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi
di cui al comma 1, il responsabile del procedimento
puo' predisporre un calendario di incontri cui invita,
separatamente o contestualmente, il destinatario del
provvedimento ed eventuali controinteressati.
2. Cli accordi di cui al presente articolo debbono essere
stipulati a pena di nullita', per atto scritto, salvo
che la legge disponga altrimenti. Ad essi si applicano
ove non diversamente previsto, i principi del codice
civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto
compatibili.
3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono
soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse
l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,
salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un
indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
5. Le controversie in materia di formazione,
conclusione ed esecuzione degli accordi di cui al
presente articolo sono riservate alla giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo".
- Si riportano i testi degli articoli 16 e 17 della
legge 241/1990 come modificata dall'art. 17 della legge n.
127/1997 (per il titolo vedi nelle note all'art. 2):
"Art. 16. - 1. Gli organi consultivi delle
pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, sono tenuti
a rendere i pareri ad essi obbligatoriamente
richiesti entro quarantacinque giorni dal
ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti
i pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata
comunicazione alle amininistrazioni richiedenti del
termine entro il quale il parere sara' reso.
2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato
comunicato il parere o senza che l'organo adito abbia
rappresentato esigenze istruttorie, e' in facolta'
dell'amministrazione richiedente di procedere
indipendentemente dall'acquisizione del parere.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si
applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati
da amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini.
4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato
esigenze istruttorie il termine di cui al comma 1 puo'
essere interrotto per una sola volta e il parere deve
essere reso definitivamente entro quindici giorni dalla
ricezione degli elementi istruttori da parte delle
amministrazioni interessate.
5. Qualora il parere sia favorevole, senza
osservazioni, il dispositivo e' comunicato
telegraficamente o con mezzi telematici.
6. Gli organi consultivi dello Stato predispongono
procedure di particolare urgenza per l'adozione dei pareri
loro richiesti".
"Art. 17. - 1. Ove per disposizione espressa di
legge o di regolamento sia previsto che per
l'adozione di un provvedimento debbano essere
preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di
organi od enti appositi e tali organi ed enti non
provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di
competenza dell'amministrazione procedente nei termini
prefissati dalla disposizione stessa o, in mancanza,
entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta, il
responsabile del procedimento deve chiedere le suddette
valutazioni tecniche ad altri organi
dell'amministrazione pubblica o ad enti pubblici che
siano dotati di qualificazione e capacita' tecnica
equipollenti, ovvero ad istituti universitari.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica
in caso di valutazioni che debbano essere prodotte da
amministrazioni preposte alla tutela ambientale,
paesaggisticoterritoriale e della salute dei cittadini.
3. Nel caso in cui l'ente od organo adito abbia
rappresentato esigenze istruttorie all'amministrazione
procedente, si applica quanto previsto dal comma 4
dell'art. 16".