Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12-03-1999

CIRCOLARE 1 febbraio 1999, n.10
Disciplina legale dell'orario di lavoro in generale. Nuove disposizioni in tema di ricorso al lavoro
straordinario da parte delle imprese industriali. (Art. 13 della legge n. 196/1997; legge n. 409/1998).

Alle direzioni regionali e
provinciali del lavoro
Alle direzioni regionali del lavoro
- Settore ispezione
Alle direzioni provinciali del
lavoro - Servizio ispezione
Alla regione siciliana -
Assessorato lavoro e previdenza
sociale - Ispettorato del lavoro
Alla provincia autonoma di Bolzano
- Assessorato lavoro
Alla provincia autonoma di Trento -
Assessorato lavoro
Al servizio ispettivo
Al servizio controllo interno
1. Disciplina legale dell'orario di lavoro in generale.
La disciplina legale in materia di orario di lavoro nelle imprese
industriali, commerciali di qualsiasi natura nonche' nelle aziende
artigiane ed agricole, giacontenuta in vari provvedimenti normativi
che risalgono al 1923 (regio decreto-legge 15 marzo 1923, n. 692;
regio decreto 10 settembre 1923, n. 1955; regio decreto 10 settembre
1923, n. 1956; regio decreto 10 settembre 1923, n. 1957; regio
decreto 6 dicembre 1923, n. 2657) e' stata negli ultimi anni, e
precisamente con le leggi n. 549 del 28 dicembre 1995 (art. 2, commi
18, 19 e 21) e n. 196 del 24 giugno 1997 (art. 13) notevolmente
modificata, sia per renderla piu' confacente alle nuove, diverse e
piu' complesse esigenze tecnicoproduttive delle imprese, sia per una
piu' consistente tutela dei lavoratori.
Le modifiche introdotte con legge n. 549 del 1995 hanno interessato
essenzialmente gli aspetti contributivi connessi con lo svolgimento
del lavoro straordinario ed erano finalizzate - come ha avuto modo di
precisare questo Ministero con circolare n. 100/96 - a disincentivare
il ricorso al lavoro straordinario, con la previsione di maggiori
oneri a carico delle aziende.
La legge n. 196 del 1997 (art. 13) ha, invece, inciso, in modo
sostanziale sugli aspetti relativi alla tutela dei regimi di lavoro,
recependo da un lato le esigenze di maggiore flessibilita' "in
subiecta materia", avvertite e prospettate sia dai datori di lavoro
che dai lavoratori (tempo parziale ed incentivi contributivi;
estensione del parttime nel settore agricolo; incentivi alla
riduzione e rimodulazione dell'orario di lavoro) ed introducendo,
allo stesso tempo, un nuovo limite alla duratadell'orario di lavoro
settimanale. L'ormai inattuale limite delle 48 ore settimanali e'
stato abbassato a 40 e, di conseguenza, si e' fatto coincidere la
nozione di lavoro straordinario (a partire dalla 41 ora) con quella
prevista dalla legge n. 549/1995, sulla contribuzione aggiuntiva.
2. Campo di applicazione della nuova disciplina.
Alla luce delle modifiche apportate dall'art. 13, della legge del
1997, erano sorti problemi interpretativi, che questo Ministero ha
affrontato e definito con circolare n. 125 del 1997, facendo
osservare che:
il disposto di cui al sopracitato art. 13, riguardava il medesimo
campo di applicazione individuato agli articoli 1, 4 e 6, della
normativa del 1923, con la conseguenza che deve ritenersi escluso
dall'obbligo di osservanza del nuovo limite di orario normale
settimanale, il lavoro a bordo delle navi, negli uffici e nei servizi
pubblici, anche se gestiti da assuntori privati, ecc.;
che rimangono in vigore la nozione di lavoro effettivo, nonche' le
deroghe espresse nell'art. 3 del regio decreto-legge n. 692, e
nell'art. 5, del regio decreto n. 1955 del 1923;
che alla riduzione dell'orario a 40 ore settimanali consegue
l'applicazione delle disposizioni riguardanti l'orario legale a
partire dal superamento di questa soglia, fermo restando sul versante
contributivo quanto gia' previsto dall'art. 2, della legge n. 549 del
1995.
Da quest'ultima considerazione discende, come del resto gia' questo
stesso Ministero ha avuto modo di precisare, con lettera circolare
prot. VII/468/CX del 13 luglio 1998, che le ore di straordinario
previste dall'art. 5, del regio decreto-legge n. 692 del 1923, vanno
ad aggiungersi alle 40 ore settimanali, per cui il limite massimo
della prestazione di lavoro e', allo stato attuale, di 52 ore
settimanali.
3.Nuove disposizioni in materia di lavoro straordinario nelle
imprese industriali.
In attesa di ridefinire in modo organico, anche in ottemperanza
alla direttiva 93/104 dell'Unione europea, la complessa normativa in
materia di tempo di lavoro, con l'art. 13, legge n. 196/1997 si e'
anche provveduto a prorogare la disciplina in tema di ricorso al
lavoro straordinario da parte delle imprese industriali, cosi' come
prevista dall'art. 5-bis, del regio decreto-legge n. 692/1923.
Detta disciplina, ulteriormente prorogata prima con la legge 27
dicembre 1997, n. 449 e, successivamente, con il decreto-legge n. 248
del 1998, e stata poi decisamente innovata, sempre in attesa della
programmata definitiva regolamentazione dell'istituto dell'orario di
lavoro, con il decreto-legge n. 335 del 29 settembre 1998, che, nei
contenuti, ha recepito parzialmente quanto gia' concordato sul tema
specifico in sede sindacale con l'Accordo interconfederale del 12
novembre 1997.
Quest'ultimo decreto, che e' stato peraltro notevolmente modificato
con la legge di conversione n. 409 del 27 novembre 1998, ha ora
sostituito integralmente l'art. 5-bis, del regio decreto-legge n.
692/1923, introdotto dalla legge 30 ottobre 1955, n. 1079.
La legge n. 409/1998 che contiene, pertanto, il nuovo testo
dell'art. 5-bis, sopra richiamato, innova completamente, solo per le
imprese industriali, le modalita' per il ricorso al lavoro
straordinario. Non si riferisce, quindi, alle aziende agricole, a
quelle commerciali, artigiane, del credito e dell'assicurazione, per
le quali continua a trovare applicazione la normativa del 1923
modificata dall'art. 13, della legge n. 196/1997, secondo le
osservazioni sopra indicate.
A tale proposito, la nuova disciplina, dispone il rispetto di un
periodo massimo di ricorso al lavoro straordinario, che non potra'
superare, in assenza di disciplina collettiva, il limite di 250 ore
annue e 80 ore trimestrali. Piu' in particolare, i nuovi limiti
legali sopra richiamati, entro cui deve essere contenuto il lavoro
straordinario, operano esclusivamente nel caso in cui manchi una
disciplina collettiva, la quale preveda tetti orari superiori o
inferiori a quelli legislativamente stabiliti, oppure individui casi
o ipotesi specifici in cui possa essere espletato lavoro
straordinario, sempre nel rispetto del principio di "contenimento"
introdotto dall'art. 1, comma 2, significando, peraltro, che i
contratti integrativi dovranno rispettare i tetti eventualmente
fissati dalla contrattazione nazionale.
Il comma 3, dell'art. 1, della legge n. 409/1998 prevede, altresi'
ulteriori ipotesi nelle quali si puo' ricorrere al lavoro
straordinario al di la' dei limiti quantitativi indicati in
precedenza e fatte sempre salve le diverse previsioni della
contrattazione collettiva. Si tratta, cioe', di fattispecie oggettive
che, per loro natura, non possono essere assoggettate a limiti orari
predeterminati.
La norma prevede infatti, che lo straordinario "e' inoltre ammesso"
in relazione a:
a) "casi di eccezionali esigenze tecnicoproduttive e di
impossibilita' di fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri
lavoratori": trattasi delle ipotesi che secondo il vecchio testo
dell'art. 5-bis (comma 1) legittimavano il ricorso al lavoro
straordinario oltre le 48 ore settimanali. Tale esecuzione per essere
consentita, deve pero' essere giustificata oltreche' da esigenze di
carattere eccezionale, dall'impossibilita', per l'impresa, di farvi
fronte attraverso l'assunzione di altri lavoratori. Quest'ultima
condizione riveste importanza primaria e determinante, nel senso che
la sua mancanza porta al divieto della esecuzione del lavoro
straordinario; infatti, le maggiori esigenze tecnico produttive
dell'azienda potranno in tal caso essere egualmente soddisfatte con
l'osservanza dell'orario normale ove l'azienda stessa provveda
all'assunzione di altro personale;
b) casi di forza maggiore o casi in cui la cessazione del lavoro ad
orario normale costituisce un pericolo o un danno alle persone o alla
produzione (es. cambio turno): trattasi delle ipotesi per le quali
l'art. 7 del regio decreto-legge n. 692/1923 e l'art. 11, del regio
decreto n. 1955/1923 gia' consentono il superamento del limite
dell'orario normale;
c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni
collegate all'attivita' produttiva, nonche' allestimento di
prototipi, modelli o simili, predisposti per le stesse,
preventivamente comunicati agli uffici competenti ai sensi dell'art.
19, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall'art. 2,
comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e, in tempo utile
alle rappresentanze sindacali in azienda.
Oltre agli eventi sopra indicati, il ricorso al lavoro
straordinario potra' avvenire anche in presenza di altri eventi
particolari individuati dai contratti collettivi nazionali stipulati
dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative.
4. Obblighi di comunicazione.
a) La nuova normativa relativa a detto settore prevede, pertanto,
l'obbligo di informazione, entro il termine di 24 ore dall'inizio
delle prestazioni di lavoro straordinario in caso di superamento
delle 45 ore settimanali, alla Direzione provinciale del lavoro,
Servizio ispezione del lavoro, cui spetta la vigilanza
sull'osservanza delle norme contenute nel decreto stesso.
Nel caso in cui la durata di detto termine coincida con un giorno
festivo, ovvero una giornata non lavorativa, il termine delle 24 ore
deve intendersi prorogato al successivo primo giorno lavorativo.
E' da precisare che, al di la' della comunicazione, il regime di
straordinario e' determinato, come gia' del resto in precedenza si e'
avuto modo di far rilevare, dal superamento delle 40 ore settimanali.
Invece, nei casi in cui i contratti riferiscono l'orario normale alla
durata media delle prestazioni in un periodo plurisettimanale, i
termini e le modalita' per la comunicazione verranno stabiliti con
apposito decreto, da emanarsi entro il 28 febbraio 1999.
Allo scopo di consentire all'organo ispettivo di espletare in modo
proficuo la vigilanza ad esso demandata appare evidente che la
comunicazione dovra' contenere tutti gli elementi utili che
consentano, indipendentemente da una verifica in loco, di rilevare il
rispetto di quanto previsto dalla normativa; l'obbligo consistera',
quindi, nella sola indicazione del numero dei lavoratori che hanno
superato la 45 ora. In caso di comunicazioni carenti, l'organo
ispettivo potra' avvalersi dei poteri conferitigli dall'art. 4, della
legge n. 628 del 1961, che, come e' noto, gli attribuisce la facolta'
di chiedere notizie concernenti l'applicazione degli istituti di
legislazione sociale.
b) Indipendentemente dalla durata delle prestazioni straordinarie
effettuate ai sensi delle lettere a) e b) del comma 3, della norma in
considerazione, il datore di lavoro deve dare comunicazione entro 24
ore dall'inizio di tali prestazioni, alle rappresentanze sindacali
unitarie, ovvero alle rappresentanze sindacali aziendali e, in
mancanza, alle associazioni territoriali di categoria aderenti alle
confederazioni dei lavoratori comparativamente piu' rappresentative
sul piano nazionale.
5. Sistema sanzionatorio.
Il comma 4, dell'art. 1, della legge n. 409/1998 indica le sanzioni
amministrative in caso di violazione delle norme in argomento,
stabilite in misura variabile (gli importi sono stati maggiorati in
sede di conversione del decreto n. 335/1998) dalle 100.000 alle
300.000 lire per ogni singolo lavoratore utilizzato in lavoro
straordinario oltre i limiti temporali e al di fuori dei casi
previsti dalla legge.
Operativamente, e' da ritenersi che si ricorrera' all'applicazione
delle suddette sanzioni allorche' il datore di lavoro:
a) in assenza di disciplina contrattuale:
abbia fatto superare il limite delle 80 ore di prestazioni
straordinarie nel corso di ciascun trimestre solare;
abbia fatto superare il limite delle 250 ore di prestazioni
straordinarie nel corso di ciascun anno solare;
b) in presenza di disciplina contrattuale, con limiti superiori a
quelli legali:
abbia fatto superare i limiti stabiliti dalla normativa
contrattuale;
c) in presenza di disciplina contrattuale, con limiti inferiori a
quelli legali:
abbia fatto superare i limiti legali;
d) in presenza di disciplina contrattuale che preveda casi o
ipotesi di espletamento di lavoro straordinario:
abbia fatto superare il limite delle 80 ore trimestrali, ovvero
delle 250 ore annuali di prestazioni di lavoro straordinario, al di
fuori dei casi o ipotesi previsti dalla contrattazione stessa;
e) abbia fatto eseguire il lavoro straordinario al di fuori delle
previsioni di cui all'art. 1, comma 3.
La sanzione, articolata fra un minimo ed un massimo e proporzionata
al solo numero dei lavoratori interessati alla violazione, risulta
strutturata in modo sostanzialmente diverso da quello in precedenza
applicabile (art. 2, decreto legislativo n. 758 del 1994) e,
comunque, non desta dubbi interpretativi circa l'ammontare
dell'importo pagabile in misura ridotta (L. 100.000), risultando
infatti agevole l'applicazione della procedura prevista dall'art. 16,
della legge n. 689/1981.
Le sanzioni amministrative di cui sopra si applicano unicamente
alle imprese industriali, cui e' riferito il novellato art. 5-bis,
del regio decreto-legge n. 692 del 1923. Per gli altri settori di
lavoro, regolamentati dalla disciplina di cui all'art. 5, del regio
decreto-legge n. 692/1923 (come modificato dall'art. 13, della legge
n. 196 del 1997) che consente, in aggiunta all'orario normale
massimo, un periodo di lavoro straordinario che non superi le due ore
al giorno e le dodici ore settimanali, troveranno invece applicazione
le sanzioni previste dall'art. 3, del decreto legislativo n.
758/1994, che ha sostituito l'art. 9, del regio decreto-legge n.
692/1923, nonche' quelle contemplate dall'art. 17, lettere b) e c)
del regolamento di cui al regio decreto n. 1955 del 1923, come
novellato dall'art. 4, del decreto legislativo n. 758/1994.
Si fa comunque presente che, non avendo l'art. 13 della legge n.
196 del 1997, nel modificare il precetto di cui all'art. 1, del regio
decreto-legge n. 692/1923 (orario massimo normale settimanale da 48 a
40 ore) richiamato le sanzioni previste dal suddetto decreto, questo
Ministero non manchera' di interessare il Ministero di grazia e
giustizia al fine di acquisire il parere in ordine
all'applicabilita', in caso di violazione della nuova normativa in
materia di orario di lavoro, di sanzioni che erano state
espressamente stabilite a tutela di un precetto diversamente
formulato.
Infine, per quanto riguarda la mancata o ritardata comunicazione
del ricorso al lavoro straordinario, eccedente la 45 ora, alla
Direzione provinciale del lavoro, non sussistendo piu' la
disposizione speciale disciplinata dall'abrogato art. 5-bis, trovera'
applicazione la norma piu' generale prevista dall'art. 9, del regio
decreto-legge 692/1923, sostituita a sua volta, dall'art. 3, comma 1,
del decreto legislativo n. 758/1994.
Si fa, pertanto, riserva di impartire eventuali ulteriori direttive
relative ai riflessi operativi della questione rappresentata.
6. Destinazioni delle sanzioni amministrative.
In merito alla destinazione delle sanzioni amministrative in
questione, per effetto della depenalizzazione operata ai sensi del
decreto legislativo n. 758/1994, si rinvia al telex prot. VII/2/381
del 24 aprile 1995, con il quale e' stato stabilito che le sanzioni
amministrative per violazioni depenalizzate ex decreto legislativo n.
758/1994 devono essere destinate all'Erario - capo VIII capitolo
2301. Pertanto, conformemente a quanto disposto con circolare del
Servizio centrale I.L. n. 53 del 3 febbraio 1998, il codice tributo
da attribuire alle sanzioni in questione e' il 741T, attraverso il
quale le stesse vengono riassegnate al Fondo per l'occupazione di cui
all'art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito nella legge 19 luglio 1993, n. 236. Tali somme, per
espressa previsione dell'art. 1, comma 2, della legge n. 409/1998,
sono finalizzate "al finanziamento delle misure di riduzione e
rimodulazione delle aliquote contributive previste dall'art. 13,
della legge n. 196/1997, allo scopo di favorire riduzioni dell'orario
di lavoro ed il ricorso al parttime".
La presente circolare, considerata la rilevanza che riveste a
livello nazionale, sara' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
Il Ministro: Bassolino