Gazzetta Ufficiale n. 81 del 07-04-1998

MINISTERO DELL'INTERNO
DECRETO MINISTERIALE 10 marzo 1998.
Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro.


IL MINISTRO DELL'INTERNO
DI CONCERTO CON
IL MINISTRO DEL LAVORO
E DELLA PREVIDENZA SOCIALE
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955,
n. 547;
Vista la legge 26 luglio 1965, n. 966;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982,
n 577;
Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626;
Visto il decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242;
Vista la legge 30 novembre 1996, n. 609;
In attuazione di quanto disposto dall'art. 13 del citato decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626;
Decreta:
Art. 1.
Oggetto - Campo di applicazione
1. Il presente decreto stabilisce, in attuazione al disposto
dell'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626, i criteri per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi
di lavoro ed indica le misure di prevenzione e di protezione
antincendio da adottare, al fine di ridurre l'insorgenza di un
incendio e di limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi.
2. Il presente decreto si applica alle attivita' che si svolgono
nei luoghi di lavoro come definiti dall'art. 30, comma 1, lettera a),
del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato
dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242, di seguito denominato
decreto legislativo n. 626/1994.
3. Per le attivita' che si svolgono nei cantieri temporanei o
mobili di cui al decreto legislativo 19 settembre 1996, n. 494, e
per le attivita' industriali di cui all'art. 1 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modifiche, soggette all'obbligo della dichiarazione ovvero della
notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le
disposizioni di cui al presente decreto si applicano limitatamente
alle prescrizioni di cui agli articoli 6 e 7.

Art. 2.
Valutazione dei rischi di incendio
1. La valutazione dei rischi di incendio e le conseguenti misure
di prevenzione e protezione, costituiscono parte specifica del
documento di cui all'art. 4, comma 2, del decreto legislativo n.
626/1994.
2. Nel documento di cui al comma 1 sono altresi' riportati i
nominativi dei lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di
prevenzione incendi, lotta antincendio e di gestione delle emergenze,
o quello del datore di lavoro nei casi di cui all'art. 10, comma 1,
del decreto legislativo n. 626/1994.
3. La valutazione dei rischi di incendio puo' essere effettuata
in conformita' ai criteri di cui all'allegato I.
4. Nel documento di valutazione dei rischi il datore di lavoro
valuta il livello di rischio di incendio del luogo di lavoro e, se
del caso, di singole parti del luogo medesimo, classificando tale
livello in una delle seguenti categorie, in conformita' ai criteri di
cui all'allegato I:
a) livello di rischio elevato;
b) livello di rischio medio;
c) livello di rischio basso.

Art. 3.
Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio
1. All'esito della valutazione dei rischi di incendio, il datore
di lavoro adotta le misure finalizzate a:
a) ridurre la probabilita' di insorgenza di un incendio secondo i
criteri di cui all'allegato II;
b) realizzare le vie e le uscite di emergenza previste dall'art.
13 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.
547, di seguito denominato decreto del Presidente della Repubblica n.
547/1955, cosi' come modificato dall'art. 33 del decreto legislativo
n. 626/1994, per garantire l'esodo delle persone in sicurezza in caso
di incendio, in conformita' ai requisiti di cui all'allegato III;
c) realizzare le misure per una rapida segnalazione dell'incendio
al fine di garantire l'attivazione dei sistemi di allarme e delle
procedure di intervento, in conformita' ai criteri di cui
all'allegato IV;
d) assicurare l'estinzione di un incendio in conformita' ai
criteri di cui all'allegato V;
e) garantire l'efficienza dei sistemi di protezione antincendio
secondo i criteri di cui all'allegato VI;
f) fornire ai lavoratori una adeguata informazione e formazione
sui rischi di incendio secondo i criteri di cui all'allegato VII.
2. Per le attivita' soggette al controllo da parte dei Comandi
provinciali dei vigili del fuoco ai sensi dal decreto del Presidente
della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, le disposizioni del presente
articolo si applicano limitatamente al comma 1, lettere a), e) ed f)

Art. 4.
Controllo e manutenzione degli impianti
e delle attrezzature antincendio
1. Gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e
sulle attrezzature di protezione antincendio sono effettuati nel
rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti,
delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di
normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di
buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o
dall'installatore.

Art. 5.
Gestione dell'emergenza in caso di incendio
1. All'esito della valutazione dei rischi d'incendio, il datore
di lavoro adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da
attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza
elaborato in conformita' ai criteri di cui all'allegato VIII.
2. Ad eccezione delle aziende di cui all'art. 3, comma 2, del
presente decreto, per i luoghi di lavoro ove sono occupati meno di 10
dipendenti, il datore di lavoro non e' tenuto alla redazione del
piano di emergenza, ferma restando l'adozione delle necessarie misure
organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio.

Art. 6.
Designazione degli addetti al servizio antincendio
1. All'esito della valutazione dei rischi d'incendio e sulla base
del piano di emergenza, qualora previsto, il datore di lavoro designa
uno o piu' lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di
prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, ai
sensi dell'art. 4, comma 5, lettera a), del decreto legislativo n.
626/1994, o se stesso nei casi previsti dall'art. 10 del decreto
suddetto.
2. I lavoratori designati devono frequentare il corso di
formazione di cui al successivo art. 7.
3. I lavoratori designati ai sensi del comma 1, nei luoghi di
lavoro ove si svolgono le attivita' riportate nell'allegato X, devono
conseguire l'attestato di idoneta' tecnica di cui all'art. 3 della
legge 28 novembre 1996, n. 609.
4. Fermo restando l'obbligo di cui al comma precedente, qualora
il datore di lavoro, su base volontaria, ritenga necessario che
l'idoneita' tecnica del personale di cui al comma I sia comprovata da
opposita attestazione la stessa dovra' essere acquisita secondo le
procedure di cui all'art. 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609.

Art. 7.
Formazione degli addetti alla prevenzione incendi,
lotta antincendio e gestione dell'emergenza
1. I datori di lavoro assicurano la formazione dei lavoratori
addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione
dell'emergenza secondo quanto previsto nell'allegato IX.

Art. 8.
Disposizioni transitorie e finali
1. Fatte salve le disposizioni dell'art. 31 del decreto
legislativo n. 626/1994, i luoghi di lavoro costruiti od utilizzati
anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto,
con esclusione di quelli di cui all'art. 1, comma 3, e art. 3, comma
2, del presente decreto, devono essere adeguati alle prescrizioni
relative alle vie di uscita da utilizzare in caso di emergenza, di
cui all'art. 3, comma 1, lettera b), entro 2 anni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.
2. Sono fatti salvi i corsi di formazione degli addetti alla
prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze,
ultimati entro la data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 9.
Entrata in vigore
1. I1 presente decreto entra in vigore sei mesi dopo la sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 10 marzo 1998

Il Ministro dell'interno
NAPOLITANO
p. Il Ministro del lavoro
e della previdenza sociale
GASPARRINI

ALLEGATI

ALLEGATO I
LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI
INCENDIO NEI LUOGHI Dl LAVORO
1.1 - GENERALITA'
Nel presente allegato sono stabiliti i criteri generali per
procedere alla valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di
lavoro. L'applicazione dei criteri ivi riportati non preclude
l'utilizo di altre metodologie di consolidata validita'.
1.2 - DEFINIZIONI
Ai fini del presente decreto si definisce:
- PERICOLO DI INCENDIO: proprieta' o qualita' intrinseca di
determinati materiali o attrezzature, oppure di metodologie e
pratiche di lavoro o di utilizzo di un ambiente di lavoro, che
presentano il potenziale di causare un incendio;
- RISCHIO DI INCENDIO: probabilita' che sia raggiunto il livello
potenziale di accadimento di un incendio e che si verifichino
conseguenze dell'incendio sulle persone presenti;
- VALUTAZIONE DEI RISCHI DI ICENDIO: procedimento di valutazione
dei rischi di incendio in un luogo di lavoro, derivante dalle
circostanze del verificarsi di un pericolo di incendio.
1.3 - OBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO
La valutazione dei rischi di incendio deve consentire al datore
di lavoro di prendere i provvedimenti che sono effettivamente
necessari per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e delle altre
persone presenti nel luogo di lavoro.
Questi provvedimenti comprendono:
- la prevenzione dei rischi;
- l'informazione dei lavoratori e delle altre persone presenti;
- la formazione dei lavoratori;
- le misure tecnico-organizzative destinate a porre in atto i
provvedimenti necessari.
La prevenzione dei rischi costituisce uno degli obiettivi primari
della valutazione dei rischi. Nei casi in cui non e' possibile
eliminare i rischi, essi devono essere diminuiti nella misura del
possibile e devono essere tenuti sotto controllo i rischi residui,
tenendo conto delle misure generali di tutela di cui all'art. 3 del
decreto legislativo n. 626.
La valutazione del rischio di incendio tiene conto:
a) del tipo di attivita';
b) dei materiali immagazzinati e manipolati;
c) delle attrezzature presenti nel luogo di lavoro compresi gli
arredi;
d) delle caratteristiche costruttive del luogo di lavoro compresi
i materiali di rivestimento;
e) delle dimensioni e dell'articolazione del luogo di lavoro;
f) del numero di persone presenti, siano esse lavoratori
dipendenti che altre persone, e della loro prontezza ad allontanarsi
in caso di emergenza.
1.4 - CRITERI PER PROCEDERE ALLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI
INCENDIO
La valutazione dei rischi di incendio si articola nelle seguenti
fasi:
a) individuazione di ogni pericolo di incendio (p.e. sostanze
facilmente combustibili e infiammabili, sorgenti di innesco,
situazioni che possono determinare la facile propagazione
dell'incendio);
b) individuazione dei lavoratori e di altre persone presenti nel
luogo di lavoro esposte a rischi di incendio;
c) eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio;
d) valutazione del rischio residuo di incendio;
e) verifica della adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti
ovvero individuazione di eventuali ulteriori provvedimenti e misure
necessarie ad eliminare o ridurre i rischi residui di incendio.
1.4.1 - IDENTIFICAZIONE DEI PERICOLI DI INCENDIO
1.4.1.1 - Materiali combustibili e/o infiammabili
I materiali combustibili se sono in quantita' limitata,
correttamente manipolati e depositati in sicurezza, possono non
costituire oggetto di particolare valutazione.
Alcuni materiali presenti nei luoghi di lavoro costituiscono
pericolo potenziale poiche' essi sono facilmente combustibili od
infiammabili o possono facilitare il rapido sviluppo di un incendio.
A titolo esemplificativo essi sono:
- vernici e solventi infiammabili;
- adesivi infiammabili;
- gas infiammabili;
- grandi quantitativi di carta e materiali di imballaggio;
- materiali plastici, in particolare sotto forma di schiuma;
- grandi quantita' di manufatti infiammabili;
- prodotti chimici che possono essere da soli infiammabili o che
possono reagire con altre sostanze provocando un incendio;
- prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio;
- vaste superfici di pareti o solai rivestite con materiali
facilmente combustibili.
1.4.1.2 - Sorgenti di innesco
Nei luoghi di lavoro possono essere presenti anche sorgenti di
innesco e fonti di calore che costituiscono cause potenziali di
incendio o che possono favorire la propagazione di un incendio. Tali
fonti, in alcuni casi, possono essere di immediata identificazione
mentre, in altri casi, possono essere conseguenza di difetti
meccanici od elettrici. A titolo esemplificativo si citano:
- presenza di fiamme o scintille dovute a processi di lavoro,
quali taglio, affilatura, saldatura;
- presenza di sorgenti di calore causate da attriti;
- presenza di macchine ed apparecchiature in cui si produce
calore non installate e utilizzate secondo le norme di buona tecnica;
- uso di fiamme libere;
- presenza di attrezzature elettriche non installate e utilizzate
secondo le norme di buona tecnica.
1.4.2 - IDENTIFICAZIONE DEI LAVORATORI E DI ALTRE PERSONE
PRESENTI ESPOSTI A RISCHIO DI INCENDIO
Nelle situazioni in cui si verifica che nessuna persona sia
particolarmente esposta a rischio, in particolare per i piccoli
luoghi di lavoro, occorre solamente seguire i criteri generali
finalizzati a garantire per chiunque una adeguata sicurezza
antincendio.
Occorre tuttavia considerare attentamente i casi in cui una o
piu' persone siano esposte a rischi particolari in caso di incendio,
a causa della loro specifica funzione o per il tipo di attivita' nel
luogo di lavoro. A titolo di esempio si possono citare i casi in cui:
- siano previste aree di riposo;
- sia presente pubblico occasionale in numero tale da determinare
situazione di affollamento;
- siano presenti persone la cui mobilita', udito o vista sia
limitata;
- siano presenti persone che non hanno familiarita' con i luoghi
e con le relative vie di esodo;
- siano presenti lavoratori in aree a rischio specifico di
incendio;
- siano presenti persone che possono essere incapaci di reagire
prontamente in caso di incendio o possono essere particolarmente
ignare del pericolo causato da un incendio, poiche' lavorano in aree
isolate e le relative vie di esodo sono lunghe e di non facile
praticabilita'.
1.4.3 - ELIMINAZIONE O RIDUZIONE DEI PERICOLI DI INCENDIO
Per ciascun pericolo di incendio identificato, e' necessario
valutare se esso possa essere:
- eliminato;
- ridotto;
- sostituito con alternative piu' sicure;
- separato o protetto dalle altre parti del luogo di lavoro,
tenendo presente il livello globale di rischio per la vita delle
persone e le esigenze per la corretta conduzione dell'attivita'.
Occorre stabilire se tali provvedimenti, qualora non siano
adempimenti di legge, debbano essere realizzati immediatamente o
possano far parte di un programma da realizzare nel tempo.
1.4.3.1 - Criteri per ridurre i pericoli causati da materiali e
sostanze infiammabili e/o combustibili
I criteri possono comportare l'adozione di una o piu' delle
seguenti misure:
- rimozione o significativa riduzione dei materiali facilmente
combustibili ed altamente infiammabili ad un quantitativo richiesto
per la normale conduzione dell'attivita';
- sostituzione dei materiali pericolosi con altri meno
pericolosi;
- immagazzinamento dei materiali infiammabili in locali
realizzati con strutture resistenti al fuoco, e, dove praticabile,
conservazione della scorta per l'uso giornaliero in contenitori
appositi;
- rimozione o sostituzione dei materiali di rivestimento che
favoriscono la propagazione dell'incendio;
- riparazione dei rivestimenti degli arredi imbottiti in modo da
evitare l'innesco diretto dell'imbottitura;
- miglioramento del controllo del luogo di lavoro e provvedimenti
per l'eliminazione dei rifiuti e degli scarti.
1.4.3.2 - Misure per ridurre i pericoli causati da sorgenti di
calore
Le misure possono comportare l'adozione di uno o piu' dei
seguenti provvedimenti:
- rimozione delle sorgenti di calore non necessarie;
- sostituzione delle sorgenti di calore con altre piu' sicure;
- controllo dell'utilizzo dei generatori di calore secondo le
istruzioni dei costruttori;
- schermaggio delle sorgenti di calore valutate pericolose
tramite elementi resistenti al fuoco;
- installazione e mantenimento in efficienza dei dispositivi di
protezione;
- controllo della conformita' degli impianti elettrici alle
normative tecniche vigenti;
- controllo relativo alla corretta manutenzione di
apparecchiature elettriche e meccaniche;
- riparazione o sostituzione delle apparecchiature danneggiate;
- pulizia e riparazione dei condotti di ventilazione e canne
fumarie;
- adozione, dove appropriato, di un sistema di permessi di lavoro
da effettuarsi a fiamma libera nei confronti di addetti alla
manutenzione ed appaltatori,
- identificazione delle aree dove e' proibito fumare e
regolamentazione sul fumo nelle altre aree;
- divieto dell'uso di fiamme libere nelle aree ad alto rischio.
1.4.4 - CLASSIFICAZIONE DEL LIVELLO DI RISCHIO DI INCENDIO
Sulla base della valutazione dei rischi e' possibile classificare
il livello di rischio di incendio dell'intero luogo di lavoro o di
ogni parte di esso: tale livello puo' essere basso, medio o elevato.
A) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO BASSO
Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di lavoro o
parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di
infiammabilita' e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse
possibilita' di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso
di incendio, la probabilita' di propagazione dello stesso e' da
ritenersi limitata.
B) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO MEDIO
Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o
parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabili e/o
condizioni locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo
di incendi, ma nei quali, in caso di incendio, la probabilita' di
propagazione dello stesso e' da ritenersi limitata. Si riportano in
allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.
C) LUOGHI DI LAVORO A RISCHIO DI INCENDIO ELEVATO
Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di lavoro o
parte di essi, in cui:
- per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le
condizioni locali e/o di esercizio sussistono notevoli probabilita'
di sviluppo di incendi e nella fase iniziale sussistono forti
probabilita' di propagazione delle fiamme, ovvero non e' possibile la
classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio.
Tali luoghi comprendono:
- aree dove i processi lavorativi comportano l'utilizzo di
sostanze altamente infiammabili (p.e. impianti di verniciatura), o di
fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di
materiali combustibili;
- aree dove c'e deposito o manipolazione di sostanze chimiche che
possono, in determinate circostanze, produrre reazioni esotermiche,
emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze
combustibili;
- aree dove vengono depositate o manipolate sostanze esplosive o
altamente infiammabili;
- aree dove c'e' una notevole quantita' di materiali combustibili
che sono facilmente incendiabili;
- edifici interamente realizzati con strutture in legno.
Al fine di classificare un luogo di lavoro o una parte di esso
come avente rischio di incendio elevato occorre inoltre tenere
presente che:
a) molti luoghi di lavoro si classificano della stessa categoria
di rischio in ogni parte. Ma una qualunque area a rischio elevato
puo' elevare il livello di rischio dell'intero luogo di lavoro, salvo
che l'area interessata sia separata dal resto del luogo attraverso
elementi separanti resistenti al fuoco;
b) una categoria di rischio elevata puo' essere ridotta se il
processo di lavoro e' gestito accuratamente e le vie di esodo sono
protette contro l'incendio;
c) nei luoghi di lavoro grandi o complessi, e' possibile ridurre
il livello di rischio attraverso misure di protezione attiva di tipo
automatico quali impianti automatici di spegnimento, impianti
automatici di rivelazione incendi o impianti di estrazione fumi.
Vanno inoltre classificati come luoghi a rischio di incendio
elevato quei locali ove, indipendentemente dalla presenza di sostanze
infiammabili e dalla facilita' di propagazione delle fiamme,
l'affollamento degli ambienti, lo stato dei luoghi o le limitazioni
motorie delle persone presenti, rendono difficoltosa l'evacuazione in
caso di incendio.
Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio
di incendio elevato.
1.4.5 - ADEGUATEZZA DELLE MISURE DI SICUREZZA
Nelle attivita' soggette al controllo obbligatorio da parte dei
Comandi provinciali dei vigili del fuoco, che hanno attuato le misure
previste dalla vigente normativa, in particolare per quanto attiene
il comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali,
compartimentazioni, vie di esodo, mezzi di spegnimento, sistemi di
rivelazione ed allarme, impianti tecnologici, e' da ritenere che le
misure attuate in conformita' alle vigenti disposizioni siano
adeguate. Per le restanti attivita', fermo restando l'obbligo di
osservare le normative vigenti ad esse applicabili, cio' potra'
invece essere stabilito seguendo i criteri relativi alle misure di
prevenzione e protezione riportati nel presente allegato.
Qualora non sia possibile il pieno rispetto delle misure previste
nel presente allegato, si dovra' provvedere ad altre misure di
sicurezza compensative. In generale l'adozione di una o piu' delle
seguenti misure possono essere considerate compensative:
A) VIE DI ESODO
1) riduzione del percorso di esodo;
2) protezione delle vie di esodo;
3) realizzazione di ulteriori percorsi di esodo e di uscite;
4) installazione di ulteriore segnaletica;
5) potenziamento dell'illuminazione di emergenza;
6) messa in atto di misure specifiche per persone disabili;
7) incremento del personale addetto alla gestione dell'emergenza
ed all'attuazione delle misure per l'evacuazione;
8) limitazione dell'affollamento.
B) MEZZI ED IMPIANTI DI SPEGNIMENTO
1) realizzazione di ulteriori approntamenti, tenendo conto dei
pericoli specifici;
2) installazione di impianti di spegnimento automatico.
C) RIVELAZIONE ED ALLARME ANTINCENDIO
1) installazione di un sistema di allarme piu' efficiente (p.e.
sostituendo un allarme azionato manualmente con uno di tipo
automatico);
2) riduzione della distanza tra i dispositivi di segnalazione
manuale di incendio;
3) installazione di impianto automatico di rivelazione incendio;
4) miglioramento del tipo di allenamento in caso di incendio
(p.e. con segnali ottici in aggiunta a quelli sonori, con sistemi di
diffusione messaggi tramite altoparlante, etc.);
5) nei piccoli luoghi di lavoro, risistemazione delle attivita'
in modo che un qualsiasi principio di incendio possa essere
individuato immediatamente dalle persone presenti.
D) INFORMAZIONE E FORMAZIONE
1) predisposizione di un programma di controllo e di regolare
manutenzione dei luoghi di lavoro;
2) emanazione di specifiche disposizioni per assicurare la
necessaria informazione sulla sicurezza antincendio agli appaltatori
esterni ed al personale dei servizi di pulizia e manutenzione;
3) controllo che specifici corsi di aggiornamento siano forniti
al personale che usa materiali facilmente combustibili, sostanze
infiammabili o sorgenti di calore in aree ad elevato rischio di
incendio;
4) realizzazione dell'addestramento antincendio per tutti i
lavoratori.
1.5 - REDAZIONE DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO
Nella redazione della valutazione dei rischi deve essere
indicato, in particolare:
- la data di effettuazione della valutazione;
- i pericoli identificati;
- i lavoratori ed altre persone a rischio particolare
identificati;
- le conclusioni derivanti dalla valutazione.
1.6 - REVISIONE DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO
La procedura di valutazione dei rischi di incendio richiede un
aggiornamento in relazione alla variazione dei fattori di rischio
individuati.
Il luogo di lavoro deve essere tenuto continuamente sotto
controllo per assicurare che le misure di sicurezza antincendio
esistenti e la valutazione del rischio siano affidabili.
La valutazione del rischio deve essere oggetto di revisione se
c'e' un significativo cambiamento nell'attivita', nei materiali
utilizzati o depositati, o quando l'edificio e' oggetto di
ristrutturazioni o ampliamenti.

ALLEGATO II
MISURE INTESE A RIDURRE LA PROBABILITA'
DI INSORGENZA DEGLI INCENDI
2.1 - GENERALITA'
All'esito della valutazione dei rischi devono essere adottate una
o piu' tra le seguenti misure intese a ridurre la probabilita' di
insorgenza degli incendi:
A) MISURE DI TIPO TECNICO:
- realizzazione di impianti elettrici realizzati a regola d'arte;
- messa a terra di impianti, strutture e masse metalliche, al
fine di evitare la formazione di cariche elettrostatiche;
- realizzazione di impianti di protezione contro le scariche
atmosferiche conformemente alle regole dell'arte;
- ventilazione degli ambienti in presenza di vapori, gas o
polveri infiammabili;
- adozione di dispositivi di sicurezza.
B) MISURE DI TIPO ORGANIZZATIVO-GESTIONALE:
- rispetto dell'ordine e della pulizia;
- controlli sulle misure di sicurezza;
- predisposizione di un regolamento interno sulle misure di
sicurezza da osservare;
- informazione e formazione dei lavoratori.
Per adottare adeguate misure di sicurezza contro gli incendi,
occorre conoscere le cause ed i pericoli piu' comuni che possono
determinare l'insorgenza di un incendio e la sua propagazione.
2.2 - CAUSE E PERICOLI Dl INCENDIO PIU' COMUNI
A titolo esemplificativo si riportano le cause ed i pericoli di
incendio piu' comuni:
a) deposito di sostanze infiammabili o facilmente combustibili in
luogo non idoneo o loro manipolazione senza le dovute cautele;
b) accumulo di rifiuti, carta od altro materiale combustibile che
puo' essere incendiato accidentalmente o deliberatamente;
c) negligenza relativamente all'uso di fiamme libere e di
apparecchi generatori di calore;
d) inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione
delle apparecchiature;
e) uso di impianti elettrici difettosi o non adeguatamente
protetti;
f) riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da
persone non qualificate;
g) presenza di apparecchiature elettriche sotto tensione anche
quando non sono utilizzate (salvo che siano progettate per essere
permanentemente in servizio);
h) utilizzo non corretto di apparecchi di riscaldamento
portatili;
i) ostruzione delle aperture di ventilazione di apparecchi di
riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettriche e di ufficio;
j) presenza di fiamme libere in aree ove sono proibite, compreso
il divieto di fumo o il mancato utilizzo di portacenere;
k) negligenze di appaltatori o degli addetti alla manutenzione;
l) inadeguata formazione professionale del personale sull'uso di
materiali od attrezzature pericolose ai fini antincendio.
Al fine di predisporre le necessarie misure per prevenire gli
incendi, si riportano di seguito alcuni degli aspetti su cui deve
essere posta particolare attenzione:
- deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente
combustibili;
- utilizzo di fonti di calore;
- impianti ed apparecchi elettrici;
- presenza di fumatori;
- lavori di manutenzione e di ristrutturazione;
- rifiuti e scarti combustibili;
- aree non frequentate.
2.3 - DEPOSITO ED UTILIZZO DI MATERIALI INFIAMMABILI E FACILMENTE
COMBUSTIBILI
Dove e' possibile, occorre che il quantitativo dei materiali
infiammabili o facilmente combustibili sia limitato a quello
strettamente necessario per la normale conduzione dell'attivita' e
tenuto lontano dalle vie di esodo.
I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi
locali od aree destinate unicamente a tale scopo.
Le sostanze infiammabili, quando possibile, dovrebbero essere
sostituite con altre meno pericolose (per esempio adesivi a base
minerale dovrebbero essere sostituiti con altri a base acquosa).
Il deposito di materiali infiammabili deve essere realizzato in
luogo isolato o in locale separato dal restante tramite strutture
resistenti al fuoco e vani di comunicazione muniti di porte
resistenti al fuoco.
I lavoratori che manipolano sostanze infiammabili o chimiche
pericolose devono essere adeguatamente addestrati sulle misure di
sicurezza da osservare.
I lavoratori devono essere anche a conoscenza delle proprieta'
delle sostanze e delle circostanze che possono incrementare il
rischio di incendio.
I materiali di pulizia, se combustibili, devono essere tenuti in
appositi ripostigli o locali.
2.4 - UTILIZZO DI FONTI DI CALORE
I generatori di calore devono essere utilizzati in conformita'
alle istruzioni dei costruttori. Speciali accorgimenti necessitano
quando la fonte di calore e' utilizzata per riscaldare sostanze
infiammabili (p.e. l'impiego di oli e grassi in apparecchi di
cottura).
I luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla
fiamma, devono essere tenuti liberi da materiali combustibili ed e'
necessario tenere sotto controllo le eventuali scintille.
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatrici,
devono essere tenuti puliti per evitare l'accumulo di grassi o
polveri.
I bruciatori dei generatori di calore devono essere utilizzati e
mantenuti in efficienza secondo le istruzioni del costruttore.
Ove prevista la valvola di intercettazione di emergenza del
combustibile deve essere oggetto di manutenzione e controlli
regolari.
2.5 - IMPIANTI ED ATTREZZATURE ELETTRICHE
I lavoratori devono riservare istruzioni sul corretto uso delle
attrezzature e degli impianti elettrici.
Nel caso debba provvedersi ad una alimentazione provvisoria di
una apparecchiatura elettrica, il cavo elettrico deve avere la
lunghezza strettamente necessaria ed essere posizionato in modo da
evitare possibili danneggiamenti.
Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale
competente e qualificato.
I materiali facilmente combustibili ed infiammabili non devono
essere ubicati in prossimita' di apparecchi di illuminazione, in
particolare dove si effettuano travasi di liquidi.
2.6 - APPARECCHI INDIVIDUALI O PORTATILI DI RISCALDAMENTO
Per quanto riguarda gli apparecchi di riscaldamento individuali o
portatili, le cause piu' comuni di incendio includono il mancato
rispetto di misure precauzionali, quali ad esempio:
a) il mancato rispetto delle istruzioni di sicurezza quando si
utilizzano o si sostituiscono i recipienti di g.p.l.;
b) il deposito di materiali combustibili sopra gli apparecchi di
riscaldamento;
c) il posizionamento degli apparecchi portatili di riscaldamento
vicino a materiali combustibili;
d) le negligenze nelle operazioni di rifornimento degli
apparecchi alimentati a kerosene.
L'utilizzo di apparecchi di riscaldamento portatili deve avvenire
previo controllo della loro efficienza, in particolare legata alla
corretta alimentazione.
2.7 - PRESENZA DI FUMATORI
Occorre identificare le aree dove il fumare puo' costituire
pericolo di incendio e disporne il divieto, in quanto la mancanza di
disposizioni a riguardo e' una delle principali cause di incendi.
Nelle aree ove e' consentito fumare, occorre mettere a
disposizione portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente.
I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti
costituiti da materiali facilmente combustibili, ne' il loro
contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.
Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree
contenenti materiali facilmente combustibili od infiammabili.
2.8 - LAVORI DI MANUTENZIONE E DI RISTRUTTURAZIONE
A titolo esemplificativo si elencano alcune delle problematiche
da prendere in considerazione in relazione alla presenza di lavori di
manutenzione e di ristrutturazione:
a) accumulo di materiali combustibili;
b) ostruzione delle vie di esodo;
c) bloccaggio in apertura delle porte resistenti al fuoco;
d) realizzazione di aperture su solai o murature resistenti al
fuoco.
All'inizio della giornata lavorativa occorre assicurarsi che
l'esodo delle persone dal luogo di lavoro sia garantito. Alla fine
della giornata lavorativa deve essere effettuato un controllo per
assicurarsi che le misure antincendio siano state poste in essere e
che le attrezzature di lavoro, sostanze infiammabili e combustibili,
siano messe al sicuro e che non sussistano condizioni per l'innesco
di un incendio.
Particolare attenzione deve essere prestata dove si effettuano
lavori a caldo (saldatura od uso di fiamme libere). Il luogo ove si
effettuano tali lavori a caldo deve essere oggetto di preventivo
sopralluogo per accertare che ogni materiale combustibile sia stato
rimosso o protetto contro calore e scintille. Occorre mettere a
disposizione estintori portatili ed informare gli addetti al lavoro
sul sistema di allarme antincendio esistente. Ogni area dove e' stato
effettuato un lavoro a caldo deve essere ispezionata dopo
l'ultimazione dei lavori medesimi per assicurarsi che non ci siano
materiali accesi o braci.
Le sostanze infiammabili devono essere depositate in luogo sicuro
e ventilato. I locali ove tali sostanze vengono utilizzate devono
essere ventilati e tenuti liberi da sorgenti di ignizione. Il fumo e
l'uso di fiamme libere deve essere vietato quando si impiegano tali
prodotti.
Le bombole di gas, quando non sono utilizzate, non devono essere
depositate all'interno del luogo di lavoro.
Nei luoghi di lavoro dotati di impianti automatici di rivelazione
incendi, occorre prendere idonee precauzioni per evitare falsi
allarmi durante i lavori di manutenzione e ristrutturazione.
Al termine dei lavori il sistema di rivelazione ed allarme deve
essere provato.
Particolari precauzioni vanno adottate nei lavori di manutenzione
e risistemazione su impianti elettrici e di adduzione del gas
combustibile.
2.9 - RIFIUTI E SCARTI DI LAVORAZIONE COMBUSTIBILI
I rifiuti non devono essere depositati, neanche in via
temporanea, lungo le vie di esodo (corridoi, scale, disimpegni) o
dove possano entrare in contatto con sorgenti di ignizione.
L'accumulo di scarti di lavorazione deve essere evitato ed ogni
scarto o rifiuto deve essere rimosso giornalmente e depositato in
un'area idonea preferibilmente fuori dell'edificio.
2.10 - AREE NON FREQUENTATE
Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate
da personale (cantinati, locali deposito) ed ogni area dove un
incendio potrebbe svilupparsi senza poter essere individualo
appositamente, devono essere tenute libere da materiali combustibili
non essenziali e devono essere adottate precauzioni per proteggere
tali aree contro l'accesso di persone non autorizzate.
2.11 - MANTENIMENTO DELLE MISURE ANTINCENDIO
I lavoratori addetti alla prevenzione incendi devono effettuare
regolari controlli sui luoghi di lavoro finalizzati ad accertare
l'efficienza delle misure di sicurezza antincendio.
In proposito e' opportuno predisporre idonee liste di controllo.
Specifici controlli vanno effettuati al termine dell'orario di
lavoro affinche' il luogo stesso sia lasciato in condizioni di
sicurezza.
Tali operazioni, in via esemplificativa, possono essere le
seguenti:
a) controllare che tutte le porte resistenti al fuoco siano
chiuse, qualora cio' sia previsto;
b) controllare che le apparecchiature elettriche, che non devono
restare in servizio, siano messe fuori tensione;
c) controllare che tutte le fiamme libere siano spente o lasciate
in condizioni di sicurezza;
d) controllare che tutti i rifiuti e gli scarti combustibili
siano stati rimossi;
e) controllare che tutti i materiali infiammabili siano stati
depositati in luoghi sicuri.
I lavoratori devono segnalare agli addetti alla prevenzione
incendi ogni situazione di potenziale pericolo di cui vengano a
conoscenza.

ALLEGATO III
MISURE RELATIVE ALLE VIE DI USCITA IN CASO DI INCENDIO
3.1 - DEFINIZIONI
Ai fini del presente decreto si definisce:
- AFFOLLAMENTO: numero massimo ipotizzabile di lavoratori e di
altre persone presenti nel luogo di lavoro o in una determinata area
dello stesso;
- LUOGO SICURO: luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro
dagli effetti di un incendio;
- PERCORSO PROTETTO: percorso caratterizzato da una adeguata
protezione contro gli effetti di un incendio che puo' svilupparsi
nella restante parte dell'edificio. Esso puo' essere costituito da un
corridoio protetto, da una scala protetta o da una scala esterna.
- USCITA DI PIANO: uscita che consente alle persone di non essere
ulteriormente esposte al rischio diretto degli effetti di un incendio
e che puo' configurarsi come segue:
a) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;
b) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale
puo' essere raggiunta l'uscita che immette in un luogo sicuro;
c) uscita che immette su di una scala esterna.
- VIA DI USCITA (da utilizzare in caso di emergenza): percorso
senza ostacoli al deflusso che consente agli occupanti un edificio o
un locale di raggiungere un luogo sicuro.
3.2 - OBIETTIVI
Ai fini del presente decreto, tenendo conto della probabile
insorgenza di un incendio, il sistema di vie di uscita deve garantire
che le persone possano, senza assistenza esterna, utilizzare in
sicurezza un percorso senza ostacoli e chiaramente riconoscibile fino
ad un luogo sicuro.
Nello stabilire se il sistema di vie di uscita sia soddisfacente,
occorre tenere presente:
- il numero di persone presenti, la loro conoscenza del luogo di
lavoro, la loro capacita' di muoversi senza assistenza;
- dove si trovano le persone quando un incendio accade;
- i pericoli di incendio presenti nel luogo di lavoro;
- il numero delle vie di uscita alternative disponibili.
3.3 - CRITERI GENERALI DI SICUREZZA PER LE VIE DI USCITA
Ai fini del presente decreto, nello stabilire se le vie di uscita
sono adeguate, occorre seguire i seguenti criteri:
a) ogni luogo di lavoro deve disporre di vie di uscita
alternative, ad eccezione di quelli di piccole dimensioni o dei
locali a rischio di incendio medio o basso;
b) ciascuna via di uscita deve essere indipendente dalle altre e
distribuita in modo che le persone possano ordinatamente allontanarsi
da un incendio;
c) dove e' prevista piu' di una via di uscita, la lunghezza del
percorso per raggiungere la piu' vicina uscita di piano non dovrebbe
essere superiore ai valori sotto riportati:
- da 15 a 30 metri (tempo max. di evacuazione 1 minuto) per aree
a rischio di incendio elevato;
- da 30 a 45 metri (tempo max. di evacuazione 3 minuti) per aree
a rischio di incendio medio;
- da 45 a 60 metri (tempo max. di evacuazione 5 minuti) per aree
a rischio di incendio basso;
d) le vie di uscita devono sempre condurre ad un luogo sicuro;
e) i percorsi di uscita in un'unica direzione devono essere
evitati per quanto possibile.
Qualora non possano essere evitati, la distanza da percorrere
fino ad una uscita di piano o fino al punto dove inizia la
disponibilita' di due o piu' vie di uscita, non dovrebbe eccedere in
generale i valori sottoriportati:
- da 6 a 15 metri (tempo di percorrenza 30 secondi) per aree a
rischio elevato;
- da 9 a 30 metri (tempo di percorrenza 1 minuto) per aree a
rischio medio;
- da 12 a 45 metri (tempo di percorrenza 3 minuti) per aree a
rischio basso.
f) quando una via di uscita comprende una porzione del percorso
unidirezionale, la lunghezza totale del percorso non potra' superare
i limiti imposti alla lettera c);
g) le vie di uscita devono essere di larghezza sufficiente in
relazione al numero degli occupanti e tale larghezza va misurata nel
punto piu' stretto del percorso;
h) deve esistere la disponibilita' di un numero sufficiente di
uscite di adeguata larghezza da ogni locale e piano dell'edificio;
i) le scale devono normalmente essere protette dagli effetti di
un incendio tramite strutture resistenti al fuoco e porte resistenti
al fuoco munite di dispositivo di autochiusura, ad eccezione dei
piccoli luoghi di lavoro a rischio di incendio medio o basso, quando
la distanza da un qualsiasi punto del luogo di lavoro fino all'uscita
su luogo sicuro non superi rispettivamente i valori di 45 e 60 metri
(30 e 45 metri nel caso di una sola uscita);
1) le vie di uscita e le uscite di piano devono essere sempre
disponibili per l'uso e tenute libere da ostruzioni in ogni momento;
m) ogni porta sul percorso di uscita deve poter essere aperta
facilmente ed immediatamente dalle persone in esodo.
3.4 - SCELTA DELLA LUNGHEZZA DEI PERCORSI DI ESODO
Nella scelta della lunghezza dei percorsi riportati nelle lettere
c) ed e) del punto precedente, occorre attestarsi, a parita' di
rischio, verso i livelli piu' bassi nei casi in cui il luogo di
lavoro sia:
- frequentato da pubblico;
- utilizzato prevalentemente da persone che necessitano di
particolare assistenza in caso di emergenza;
- utilizzato quale area di riposo;
- utilizzato quale area dove sono depositati e/o manipolati
materiali infiammabili.
Qualora il luogo di lavoro sia utilizzato principalmente da
lavoratori e non vi sono depositati e/o manipolati materiali
infiammabili, a parita' di livello di rischio, possono. essere
adottate le distanze maggiori.
3.5 - NUMERO E LARGHEZZA DELLE USCITE DI PIANO
In molte situazioni e' da ritenersi sufficiente disporre di una
sola uscita di piano.
Eccezioni a tale principio sussistono quando:
a) l'affollamento del piano e' superiore a 50 persone;
b) nell'area interessata sussistono pericoli di esplosione o
specifici rischi di incendio e pertanto, indipendentemente dalle
dimensioni dell'area o dall'affollamento, occorre disporre di almeno
due uscite;
c) la lunghezza del percorso di uscita, in un unica direzione,
per raggiungere l'uscita di piano, in relazione al rischio di
incendio, supera i valori stabiliti al punto 3.3 lettera e).
Quando una sola uscita di piano non e' sufficiente, il numero
delle uscite dipende dal numero delle persone presenti (affollamento)
e dalla lunghezza dei percorsi stabilita al punto 3.3, lettera c).
Per i luoghi a rischio di incendio medio o basso, la larghezza
complessiva delle uscite di piano deve essere non inferiore a:
A
L (metri) = _____ x 0,60
50
in cui:
- "A " rappresenta il numero delle persone presenti al piano
(affollamento);
- il valore 0,60 costituisce la larghezza (espressa in metri)
sufficiente al transito di una persona (modulo unitario di
passaggio);
- 50 indica il numero massimo delle persone che possono defluire
attraverso un modulo unitario di passaggio, tenendo conto del tempo
di evacuazione.
Il valore del rapporto A/50, se non e' intero, va arrotondato al
valore intero superiore.
La larghezza delle uscite deve essere multipla di 0,60 metri, con
tolleranza dei 5%.
La larghezza minima di una uscita non puo' essere inferiore a
0,80 metri (con tolleranza del 2%) e deve essere conteggiata pari ad
un modulo unitario di passaggio e pertanto sufficiente all'esodo di
50 persone nei luoghi di lavoro a rischio di incendio medio o basso.
ESEMPIO 1
Affollamento di piano = 75 persone.
Larghezza complessiva delle uscite = 2 moduli da 0,60 m.
Numero delle uscite di piano = 2 da 0,80 m cadauna raggiungibili
con percorsi di lunghezza non superiore a quella fissata al punto
3.3, lettera c).
ESEMPIO 2
Affollamento di piano = 120 persone.
Larghezza complessiva delle uscite = 3 moduli da 0,60 m.
Numero delle uscite di piano = 1 da 1,20 m + 1 da 0,80 m
raggiungibili con percorsi di lunghezza non superiore a quella
fissata al punto 3.3, lettera c).
3.6 - NUMERO E LARGHEZZA DELLE SCALE
Il principio generale di disporre di vie di uscita alternative si
applica anche alle scale.
Possono essere serviti da una sola scala gli edifici, di altezza
antincendi non superiore a 24 metri (cosi' come definita dal D.M. 30
novembre 1983), adibiti a luoghi di lavoro con rischio di incendio
basso o medio, dove ogni singolo piano puo' essere servito da una
sola uscita.
Per tutti gli edifici che non ricadono nella fattispecie
precedente, devono essere disponibili due o piu' scale, fatte salve
le deroghe previste dalla vigente normativia.
CALCOLO DELLA LARGHEZZA DELLE SCALE
A) Se le scale servono un solo piano al di sopra o al di sotto
del piano terra, la loro larghezza non deve essere inferiore a quella
delle uscite del piano servito.
B) Se le scale servono piu' di un piano al di sopra o al di sotto
del piano terra, la larghezza della singola scala non deve essere
inferiore a quella delle uscite di piano che si immettono nella
scala, mentre la larghezza complessiva e' calcolata in relazione
all'affollamento previsto in due piani contigui con riferimento a
quelli aventi maggior affollamento.
Nel caso di edifici contenenti luoghi di lavoro a rischio di
incendio basso o medio, la larghezza complessiva delle scale e'
calcolata con la seguente formula:
A*
L (metri) = ______ x 0,60
50
in cui
A* = affollamento previsto in due piani contigui, a partire dal 1
piano f.t., con riferimento a quelli aventi maggior affollamento.
Esempio:
Edificio costituito da 5 piani al di sopra del piano terra:
Affollamento 1 piano = 60 persone
2 " = 70 "
3 " = 70 "
4 " = 80 "
5 " = 90 "
Ogni singolo piano e' servito da 2 uscite di piano.
Massimo affollamento su due piani contigui = 170 persone.
Larghezza complessiva delle scale = (170/50) x 0,60 = 2,40 m.
Numero delle scale = 2 aventi larghezza unitaria di 1,20 m.
3.7 - MISURE DI SICUREZZA ALTERNATIVE
Se le misure di cui ai punti 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 non possono
essere rispettate per motivi architettonici o urbanistici, il rischio
per le persone presenti, per quanto attiene l'evacuazione del luogo
di lavoro, puo' essere limitato mediante l'adozione di uno o piu' dei
seguenti accorgimenti, da considerarsi alternativi a quelli dei punti
3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 solo in presenza dei suddetti impedimenti
architettonici o urbanistici:
a) risistemazione del luogo di lavoro e/o della attivita', cosi'
che le persone lavorino il piu' vicino possibile alle uscite di piano
ed i pericoli non possano interdire il sicuro utilizzo delle vie di
uscita;
b) riduzione del percorso totale delle vie di uscita;
c) realizzazione di ulteriori uscite di piano,
d) realizzazione di percorsi protetti addizionali o estensione
dei percorsi protetti esistenti,
e) installazione di un sistema automatico di rivelazione ed
allarme incendio per ridurre i tempi di evacuazione.
3.8 - MISURE PER LIMITARE LA PROPAGAZIONE DELL'INCENDIO NELLE VIE
DI USCITA
A) ACCORGIMENTI PER LA PRESENZA DI APERTURE SU PARETI E/O SOLAI
Le aperture o il passaggio di condotte o tubazioni, su solai,
pareti e soffitti, possono contribuire in maniera significativa alla
rapida propagazione di fumo, fiamme e calore e possono impedire il
sicuro utilizzo delle vie di uscita. Misure per limitare le
conseguenze di cui sopra includono:
- provvedimenti finalizzati a contenere fiamme e fumo;
- installazione di serrande tagliafuoco sui condotti.
Tali provvedimenti sono particolarmente importanti quando le
tubazioni attraversano muri o solai resistenti al fuoco.
B) ACCORGIMENTI PER I RIVESTIENTI DI PARETI E/O SOLAI
La velocita' di propagazione di un incendio lungo le superfici
delle pareti e dei soffitti puo' influenzare notevolmente la
sicurezza globale del luogo di lavoro ed in particolare le
possibilita' di uscita per le persone. Qualora lungo le vie di uscita
siano presenti significative quantita' di materiali di rivestimento
che consentono una rapida propagazione dell'incendio, gli stessi
devono essere rimossi o sostituiti con materiali che presentino un
migliore comportamento al fuoco.
C) SEGNALETICA A PAVIMENTO
Nel caso in cui un percorso di esodo attraversi una vasta area di
piano, il percorso stesso deve essere chiaramente definito attraverso
idonea segnaletica a pavimento.
D) ACCORGIMENTI PER LE SCALE A SERVIZIO DI PIANI INTERRATI
Le scale a servizio di piani interrati devono essere oggetto di
particolari accorgimenti in quanto possono essere invase dal fumo e
dal calore nel caso si verifichi un incendio nei locali serviti, ed
inoltre occorre evitare la propagazione dell'incendio, attraverso le
scale, ai piani superiori.
Preferibilmente le scale che servono i piani fuori terra non
dovrebbero estendersi anche ai piani interrati e cio' e'
particolarmente importante se si tratta dell'unica scala a servizio
dell'edificio. Qualora una scala serva sia piani fuori terra che
interrati, questi devono essere separati rispetto al piano terra da
porte resistenti al fuoco.
E) ACCORGIMENTI PER LE SCALE ESTERNE
Dove e' prevista una scala esterna, e' necessario assicurarsi che
l'utilizzo della stessa, al momento dell'incendio, non sia impedito
dalle fiamme, fumo e calore che fuoriescono da porte, finestre, od
altre aperture esistenti sulla parete esterna su cui e' ubicata la
scala.
3.9 - PORTE INSTALLATE LUNGO LE VIE DI USCITA
Le porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza
delle uscite di piano, devono aprirsi nel verso dell'esodo.
L'apertura nel verso dell'esodo non e' richiesta quando possa
determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta
salva l'adozione di accorgimenti atti a garantire condizioni di
sicurezza equivalente.
In ogni caso l'apertura nel verso dell'esodo e' obbligatoria
quando:
a) - l'area servita ha un affollamento superiore a 50 persone;
b) - la porta e situata al piede o vicino al piede di una scala;
c) - la porta serve un'area ad elevato rischio di incendio.
Tutte le porte resistenti al fuoco devono essere munite di
dispositivo di autochiusura.
Le porte in corrispondenza di locali adibiti a depositi possono
essere non dotate di dispositivo di autochiusura, purche' siano
tenute chiuse a chiave.
L'utilizzo di porte resistenti al fuoco installate lungo le vie
di uscita e dotate di dispositivo di autochiusura, puo' in alcune
situazioni determinare difficolta' sia per i lavoratori che per altre
persone che normalmente devono circolare lungo questi percorsi. In
tali circostanze le suddette porte possono essere tenute in posizione
aperta, tramite appositi dispositivi elettromagnetici che ne
consentano il rilascio a seguito:
- dell'attivazione di rivelatori di fumo posti in vicinanza delle
porte;
- dell'attivazione di un sistema di allarme incendio;
- di mancanza di alimentazione elettrica del sistema di allarme
incendio;
- di un comando manuale.
3.10 - SISTEMI DI APERTURA DELLE PORTE
Il datore di lavoro o persona addetta, deve assicurarsi,
all'inizio della giornata lavorativa, che le porte in corrispondenza
delle uscite di piano e quelle da utilizzare lungo le vie di esodo
non siano chiuse a chiave o, nel caso siano previsti accorgimenti
antintrusione, possano essere aperte facilmente ed immediatamente
dall'interno senza l'uso di chiavi.
Tutte le porte delle uscite che devono essere tenute chiuse
durante l'orario di lavoro, e per le quali e' obbligatoria l'apertura
nel verso dell'esodo, devono aprirsi a semplice spinta dall'interno.
Nel caso siano adottati accorgimenti antintrusione, si possono
prevedere idonei e sicuri sistemi di apertura delle porte alternativi
a quelli previsti nel presente punto. In tale circostanza tutti i
lavoratori devono essere a conoscenza del particolare sistema di
apertura ed essere capaci di utilizzarlo in caso di emergenza.
3.11 - PORTE SCORREVOLI E PORTE GIREVOLI
Una porta scorrevole non deve essere utilizzata quale porta di
una uscita di piano. Tale tipo di porta puo' pero' essere utilizzata,
se e' del tipo ad azionamento automatico e puo' essere aperta nel
verso dell'esodo a spinta con dispositivo opportunamente segnalato e
restare in posizione di apertura in mancanza di alimentazione
elettrica.
Una porta girevole su asse verticale non puo' essere utilizzata
in corrispondenza di una uscita di piano. Qualora sia previsto un
tale tipo di porta, occorre che nelle immediate vicinanze della
stessa sia installata una porta apribile a spinta opportunamente
segnalata.
3.12 - SEGNALETICA INDICANTE LE VIE DI USCITA
Le vie di uscita e le uscite di piano devono essere chiaramente
indicate tramite segnaletica conforme alla vigente normativa.
3.13 - ILLUMINAZIONE DELLE VIE DI USCITA
Tutte le vie di uscita, inclusi anche i percorsi esterni, devono
essere adeguatamente illuminati per consentire la loro
percorribilita' in sicurezza sino all'uscita su luogo sicuro.
Nelle aree prive di illuminazione naturale od utilizzate in
assenza di illuminazione naturale, deve essere previsto un sistema di
illuminazione di sicurezza con inserimento automatico in caso di
interruzione dell'alimentazione di rete.
3.14 - DIVIETI DA OSSERVARE LUNGO LE VIE DI USCITA
Lungo le vie di uscita occorre che sia vietata l'installazione di
attrezzature che possono costituire pericoli potenziali di incendio o
ostruzione delle stesse.
Si riportano di seguito esempi di installazioni da vietare lungo
le vie di uscita, ed in particolare lungo i corridoi e le scale:
- apparecchi di riscaldamento portatili di ogni tipo;
- apparecchi di riscaldamento fissi alimentati direttamente da
combustibili gassosi, liquidi e solidi;
- apparecchi di cottura;
- depositi temporanei di arredi;
- sistema di illuminazione a fiamma libera;
- deposito di rifiuti.
Macchine di vendita e di giuoco, nonche' fotocopiatrici possono
essere installate lungo le vie di uscita, purche' non costituiscano
rischio di incendio ne' ingombro non consentito.

ALLEGATO IV
MISURE PER LA RIVELAZIONE E L'ALLARME IN CASO DI INCENDIO
4.1 - OBIETTIVO
L'obiettivo delle misure per la rivelazione degli incendi e
l'allarme e' di assicurare che le persone presenti nel luogo di
lavoro siano avvisate di un principio di incendio prima che esso
minacci la loro incolumita'. L'allarme deve dare avvio alla procedura
per l'evacuazione del luogo di lavoro nonche' l'attivazione delle
procedure d'intervento.
4.2 - MISURE PER I PICCOLI LUOGHI DI LAVORO
Nei piccoli luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio,
il sistema per dare l'allarme puo' essere semplice. Per esempio,
qualora tutto il personale lavori nello stesso ambiente, un allarme
dato a voce puo' essere adeguato.
In altre circostanze possono essere impiegati strumenti sonori ad
azionamento manuale, udibili in tutto il luogo di lavoro. Il percorso
per poter raggiungere una di tali attrezzature non deve essere
superiore a 30 m. Qualora tale sistema non sia adeguato per il luogo
di lavoro, occorre installare un sistema di allarme elettrico a
comando manuale, realizzato secondo la normativa tecnica vigente.
I pulsanti per attivare gli allarmi elettrici o altri strumenti
di allarme devono essere chiaramente indicati affinche' i lavoratori
ed altre persone presenti possano rapidamente individuarli. Il
percorso massimo per attivare un dispositivo di allarme manuale non
deve superare 30 m.
Normalmente i pulsanti di allarme devono essere posizionati negli
stessi punti su tutti i piani e vicini alle uscite di piano, cosi'
che possano essere utilizzati dalle persone durante l'esodo.
4.3 - MISURE PER I LUOGHI DI LAVORO DI GRANDI DIMENSIONI O
COMPLESSI
Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi, il sistema
di allarme deve essere di tipo elettrico.
Il segnale di allarme deve essere udibile chiaramente in tutto il
luogo di lavoro o in quelle parti dove l'allarme e' necessario.
In quelle parti dove il livello di rumore puo' essere elevato, o
in quelle situazioni dove il solo allarme acustico non e'
sufficiente, devono essere installati in aggiunta agli allarmi
acustici anche segnalazioni ottiche. I segnali ottici non possono mai
essere utilizzati come unico mezzo di allarme.
4.4 - PROCEDURE DI ALLARME
Normalmente le procedure di allarme sono ad unica fase, cioe', al
suono dell'allarme, prende il via l'evacuazione totale. Tuttavia in
alcuni luoghi piu' complessi risulta piu' appropriato un sistema di
allarme a piu' fasi per consentire l'evacuazione in due fasi o piu'
fasi successive. Occorre prevedere opportuni accorgimenti in luoghi
dove c'e' notevole presenza di pubblico.
A) EVACUAZIONE IN DUE FASI
Un sistema di allarme progettato per una evacuazione in due fasi,
da' un allarme di evacuazione con un segnale continuo nell'area
interessata dall'incendio od in prossimita' di questa, mentre le
altre aree dell'edificio sono interessate da un segnale di allerta
intermittente, che non deve essere inteso come un segnale di
evacuazione totale.
Qualora la situazione diventi grave, il segnale intermittente
deve essere cambiato in segnale di evacuazione (continuo), e solo in
tale circostanza la restante parte dell'edificio e' evacuata
totalmente.
B) EVACUAZIONE A FASI SUCCESSIVE
Un sistema di allarme basato sull'evacuazione progressiva, deve
prevedere un segnale di evacuazione (continuo) nel piano di origine
dell'incendio ed in quello immediatamente sovrastante. Gli altri
piani sono solo allertati con un apposito segnale e messaggio tramite
altoparlante.
Dopo che il piano interessato dall'incendio e quello sovrastante
sono stati evacuati, se necessario, il segnale di evacuazione sara'
esteso agli altri piani, normalmente quelli posti al di sopra del
piano interessato dall'incendio ed i piani cantinati, e si
provvedera' ad una evacuazione progressiva piano per piano.
In edifici alti (con altezza antincendio oltre 24 metri)
l'evacuazione progressiva non puo' essere attuata senza prevedere una
adeguata compartimentazione, sistemi di spegnimento automatici,
sorveglianza ai piani ed un centro di controllo.
C) SISTEMA DI ALLARME IN LUOGHI CON NOTEVOLE PRESENZA DI PUBBLICO
Negli ambienti di lavoro con notevole presenza di pubblico si
rende spesso necessario prevedere un allarme iniziale riservato ai
lavoratori addetti alla gestione dell'emergenza ed alla lotta
antincendio, in modo che questi possano tempestivamente mettere in
atto le procedure pianificate di evacuazione e di primo intervento.
In tali circostanze, idonee precauzioni devono essere prese per
l'evacuazione totale.
Mentre un allarme sonoro e' normalmente sufficiente, in
particolari situazioni, con presenza di notevole affollamento di
pubblico, puo' essere previsto anche un apposito messaggio
pre-registrato, che viene attivato dal sistema di allarme antincendio
tramite altoparlanti. Tale messaggio deve annullare ogni altro
messaggio sonoro o musicale.
4.5 - RIVELAZIONE AUTOMATICA DI INCENDIO
Lo scopo della rivelazione automatica di un incendio e' di
allertare le persone presenti in tempo utile per abbandonare l'area
interessata dall'incendio finche' la situazione sia ancora
relativamente sicura.
Nella gran parte dei luoghi di lavoro un sistema di rivelazione
incendio a comando manuale puo' essere sufficiente, tuttavia ci sono
delle circostanze in cui una rivelazione automatica di incendio e' da
ritenersi essenziale ai fini della sicurezza delle persone.
Nei luoghi di lavoro costituiti da attivita' ricettive,
l'installazione di impianti di rivelazione automatica di incendio
deve essere normalmente prevista. In altri luoghi di lavoro dove il
sistema di vie di esodo non rispetta le misure indicate nel presente
allegato, si puo' prevedere l'installazione di un sistema automatico
di rivelazione quale misura compensativa.
Un impianto automatico di rivelazione puo essere previsto in aree
non frequentate ove un incendio potrebbe svilupparsi ed essere
scoperto solo dopo che ha interessato le vie di esodo.
Se un allarme viene attivato, sia tramite un impianto di
rivelazione automatica che un sistema a comando manuale, i due
sistemi devono essere tra loro integrati.
4.6 - IMIPIEGO DEI SISTEMI DI ALLARME COME MISURE COMPENSATIVE
Qualora, a seguito della valutazione dei rischi, un pericolo
importante non possa essere eliminato o ridotto oppure le persone
siano esposte a rischi particolari, possono essere previste le
seguenti misure compensative per quanto attiene gli allarmi:
- installazione di un impianto di allarme elettrico in
sostituzione di un allarme di tipo manuale;
- installazione di ulteriori pulsanti di allarme in un impianto
di allarme elettrico, per ridurre la distanza reciproca tra i
pulsanti;
- miglioramento dell'impianto di allarme elettrico, prevedendo un
sistema di altoparlanti o allarmi luminosi;
- installazione di un impianto automatico di rivelazione ed
allarme.

 

                                                               ALLEGATO V
            ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
        5.1- CLASSIFICAZIONE DEGLI INCENDI
        Ai fini del presente decreto, gli incendi sono classificati  come
    segue:
        - incendi di classe A: incendi di materiali solidi, usualmente di
    natura organica, che portano alla formazioni di braci;
        -  incendi  di  classe  B:  incendi di materiali liquidi o solidi
    liquefacibili, quali petrolio, paraffina, vernici, oli, grassi, ecc.;
        - incendi di classe C: incendi di gas;
        - incendi di classe D: incendi di sostanze metalliche.
        INCENDI DI CLASSE A
        L'acqua, la schiuma e la polvere  sono  le  sostanze  estinguenti
    piu' comunemente utilizzate per tali incendi.
        Le   attrezzature   utilizzanti   gli   estinguenti  citati  sono
    estintori, naspi, idranti, od altri impianti di estinzione ad acqua.
        INCENDI DI CLASSE B
        Per questo tipo  di  incendi  gli  estinguenti  piu'  comunemente
    utilizzati sono costituiti da schiuma, polvere e anidride carbonica.
        INCENDI DI CLASSE C
        L'intervento principale contro tali incendi e' quello di bloccare
    il  flusso di gas chiudendo la valvola di intercettazione o otturando
    la falla. A tale proposito si richiama il fatto che esiste il rischio
    di  esplosione  se  un  incendio  di  gas  viene  estinto  prima   di
    intercettare il flusso del gas.
        INCENDI DI CLASSE D
        Nessuno  degli estinguenti normalmente utilizzati per gli incendi
    di classe A e B e' idoneo per  incendi  di  sostanze  metalliche  che
    bruciano  (alluminio,  magnesio,  potassio,  sodio).  In tali incendi
    occorre utilizzare delle polveri speciali ed  operare  con  personale
    particolarmente addestrato.
        INCENDI DI IMPIANTI ED ATTREZZATURE ELETTRICHE SOTTO TENSIONE
        Gli  estinguenti specifici per incendi di impianti elettrici sono
    costituiti da polveri dielettriche e da anidride carbonica.
        5.2 - ESTINTORI PORTATILI E CARRELLATI
        La scelta degli estintori  portatili  e  carrellati  deve  essere
    determinata  in  funzione  della  classe di incendio e del livello di
    rischio del luogo di lavoro.
        Il numero e la capacita' estinguente  degli  estintori  portatili
    devono  rispondere  ai  valori  indicati  nella tabella 1, per quanto
    attiene gli incendi di  classe  A  e  B  ed  ai  criteri  di  seguito
    indicati:
        - il numero dei piani (non meno di un estintore a piano);
        - la superficie in pianta;
        - lo specifico pericolo di incendio (classe di incendio);
        -  la  distanza che una persona deve percorrere per utilizzare un
    estintore (non superiore a 30m).
        Per quanto attiene gli estintori carrellati, la scelta  del  loro
    tipo e numero deve essere fatta in funzione della classe di incendio,
    livello di rischio e del personale addetto al loro uso.
                                                                TABELLA I
     ___________________________________________________________________
    |tipo di estintore|        superficie protetta da un estintore      |
    |_________________|_________________________________________________|
    |                 | rischio basso |  rischio medio | rischio elevato|
    |_________________|_______________|________________|________________|
    |                 |          2    |                |                |
    |  13 A -  89 B   |     100 m     |        -       |        -       |
    |                 |          2    |           2    |                |
    |  21 A - 113 B   |     120 m     |      100 m     |        -       |
    |                 |          2    |           2    |           2    |
    |  34 A - 144 B   |     200 m     |      150 m     |      100 m     |
    |                 |          2    |           2    |           2    |
    |  55 A - 233 B   |     250 m     |      200 m     |      200 m     |
    |_________________|_______________|________________|________________|
        5.3 - IMPIANTI FISSI DI SPEGNIMENTO MANUALI ED AUTOMATICI
        In  relazione  alla  valutazione  dei  rischi,  ed in particolare
    quando esistono particolari rischi di incendio che non possono essere
    rimossi o ridotti,  in  aggiunta  agli  estintori  occorre  prevedere
    impianti di spegnimento fissi, manuali od automatici.
        In  ogni  caso,  occorre  prevedere  l'installazione di estintori
    portatili per consentire al personale di  estinguere  i  principi  di
    incendio.
        L'impiego   dei   mezzi  od  impianti  di  spegnimento  non  deve
    comportare ritardi per quanto concerne l'allarme e  la  chiamata  dei
    vigili  del  fuoco  ne'  per quanto attiene l'evacuazione da parte di
    coloro che non sono impegnati nelle operazioni di spegnimento.
        Impianti di spegnimento di tipo fisso (sprinkler o altri impianti
    automatici) possono essere previsti nei luoghi di  lavoro  di  grandi
    dimensioni  o complessi od a protezione di aree ad elevato rischio di
    incendio.
        La presenza di impianti automatici riduce la probabilita'  di  un
    rapido   sviluppo   dell'incendio   e  pertanto  ha  rilevanza  nella
    valutazione del rischio globale.
        Qualora coesistano un impianto di allarme ed  uno  automatico  di
    spegnimento, essi devono essere collegati tra di loro.
        5.4 - UBICAZIONE DELLE ATTREZZATURE DI SPEGNIMENTO
        Gli  estintori  portatili  devono  essere ubicati preferibilmente
    lungo le vie di uscita, in prossimita' delle uscite e fissati a muro.
        Gli idranti ed i naspi antincendio devono essere ubicati in punti
    visibili ed accessibili lungo le vie di uscita, con esclusione  delle
    scale.  La  loro  distribuzione  deve  consentire di raggiungere ogni
    punto della superficie protetta almeno con il getto di una lancia.
        In ogni caso, l'installazione di mezzi  di  spegnimento  di  tipo
    manuale deve essere evidenziata con apposita segnaletica.
        ALLEGATO VI
       CONTROLLI E MANUTENZIONE SULLE MISURE DI PROTEZIONE ANTINCENDIO
        6.1 - GENERALITA'
        Tutte le misure di protezione antincendio previste:
        - per garantire il sicuro utilizzo delle vie di uscita;
        - per l'estinzione degli incendi;
        - per la rivelazione e l'allarme in caso di incendio;
        - devono essere oggetto di sorveglianza,  controlli  periodici  e
    mantenute in efficienza.
        6.2 - DEFINIZIONI
        Ai fini del presente decreto si definisce:
        -  SORVEGLIANZA:  controllo  visivo  atto  a  verificare  che  le
    attrezzature  e  gli  impianti  antincendio   siano   nelle   normali
    condizioni  operative,  siano facilmente accessibili e non presentino
    danni materiali accertabili tramite esame visivo.    La  sorveglianza
    puo'  essere effettuata dal personale normalmente presente nelle aree
    protette dopo aver ricevuto adeguate istruzioni.
        - CONTROLLO PERIODICO: insieme di operazioni da  effettuarsi  con
    frequenza  almeno  semestrale,  per verificare la completa e corretta
    funzionalita' delle attrezzature e degli impianti.
        - MANUTENZIONE: operazione od intervento finalizzato a  mantenere
    in efficienza ed in buono stato le attrezzature e gli impianti.
        -  MANUTENZIONE  ORDINARIA:  operazione che si attua in loco, con
    strumenti ed attrezzi di uso corrente. Essa si limita  a  riparazioni
    di  lieve  entita',  abbisognevoli unicamente di minuterie e comporta
    l'impiego di materiali di consumo di uso corrente o  la  sostituzioni
    di parti di modesto valore espressamente previste.
        -  MANUTENZIONE STRAORDINARIA: intervento di manutenzione che non
    puo' essere eseguito in loco o che, pur  essendo  eseguita  in  loco,
    richiede  mezzi  di  particolare  importanza  oppure  attrezzature  o
    strumentazioni particolari o  che  comporti  sostituzioni  di  intere
    parti   di  impianto  o  la  completa  revisione  o  sostituzione  di
    apparecchi  per  i  quali  non  sia  possibile   o   conveniente   la
    riparazione.
        6.3 - VIE DI USCITA
        Tutte quelle parti del luogo di lavoro destinate a vie di uscita,
    quali   passaggi,   corridoi,   scale,   devono   essere  sorvegliate
    periodicamente al fine di assicurare che siano libere da ostruzioni e
    da pericoli che possano comprometterne il sicuro utilizzo in caso  di
    esodo.
        Tutte  le  porte  sulle  vie di uscita devono essere regolarmente
    controllate per assicurare che si  aprano  facilmente.  Ogni  difetto
    deve essere riparato il piu' presto possibile ed ogni ostruzione deve
    essere immediatamente rimossa.
        Particolare  attenzione  deve essere dedicata ai serramenti delle
    porte.
        Tutte le porte resistenti al  fuoco  devono  essere  regolarmente
    controllate  per  assicurarsi che non sussistano danneggiamenti e che
    chiudano  regolarmente.  Qualora  siano   previsti   dispositivi   di
    autochiusura,  il  controllo  deve  assicurare  che  la  porta  ruoti
    liberamente   e   che   il   dispositivo   di   autochiusura    operi
    effettivamente.
        Le  porte  munite  di  dispositivi  di chiusura automatici devono
    essere controllate periodicamente per assicurare  che  i  dispositivi
    siano efficienti e che le porte si chiudano perfettamente. Tali porte
    devono essere tenute libere da ostruzioni.
        La  segnaletica direzionale e delle uscite deve essere oggetto di
    sorveglianza per assicurarne la visibilita' in caso di emergenza.
        Tutte le misure antincendio previste per migliorare la  sicurezza
    delle  vie  di  uscita, quali per esempio gli impianti di evacuazione
    fumo, devono essere verificati secondo le norme di  buona  tecnica  e
    manutenzionati da persona competente.
        6.4 - ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI PROTEZIONE ANTINCENDIO
        Il  datore  di  lavoro  e'  responsabile  del  mantenimento delle
    condizioni di efficienza delle attrezzature ed impianti di protezione
    antincendio.
        Il datore di lavoro deve attuare la sorveglianza, il controllo  e
    la   manutenzione   delle  attrezzature  ed  impianti  di  protezione
    antincendio in  conformita'  a  quanto  previsto  dalle  disposizioni
    legislative e regolamentari vigenti.
        Scopo dell'attivita' di sorveglianza, controllo e manutenzione e'
    quello  di rilevare e rimuovere qualunque causa, deficienza, danno od
    impedimento che possa pregiudicare il corretto funzionamento  ed  uso
    dei presidi antincendio.
        L'attivita'  di controllo periodica e la manutenzione deve essere
    eseguita da personale competente e qualificato.

ALLEGATO VII
INFORMAZIONE E FORMAZIONE ANTINCENDIO
7.1 - GENERALITA'
E' obbligo del datore di lavoro fornire ai lavoratori una
adeguata informazione e formazione sui principi di base della
prevenzione incendi e sulle azioni da attuare in presenza di un
incendio.
7.2 - INFORMAZIONE ANTINCENDIO
Il datore di lavoro deve provvedere affinche' ogni lavoratore
riceva una adeguata informazione su:
a) rischi di incendio legati all'attivita' svolta;
b) rischi di incendio legati alle specifiche mansioni svolte;
c) misure di prevenzione e di protezione incendi adottate nel
luogo di lavoro con particolare riferimento a:
- osservanza delle misure di prevenzione degli incendi e relativo
corretto comportamento negli ambienti di lavoro;
- divieto di utilizzo degli ascensori per l'evacuazione in caso
di incendio;
- importanza di tenere chiuse le porte resistenti al fuoco;
- modalita' di apertura delle porte delle uscite;
d) ubicazione delle vie di uscita;
e) procedure da adottare in caso di incendio, ed in particolare:
- azioni da attuare in caso di incendio;
- azionamento dell'allarme;
- procedure da attuare all'attivazione dell'allarme e di
evacuazione fino al punto di raccolta in luogo sicuro;
- modalita' di chiamata dei vigili del fuoco.
f) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure
di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze
e pronto soccorso;
g) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione dell'azienda.
L'informazione deve essere basata sulla valutazione dei rischi,
essere fornita ai lavoratore all'atto dell'assunzione ed essere
aggiornata nel caso in cui si verifichi un mutamento della situazione
del luogo di lavoro che comporti una variazione della valutazione
stessa.
L'informazione deve essere fornita in maniera tale che il
personale possa apprendere facilmente.
Adeguate informazioni devono essere fornite agli addetti alla
manutenzione e agli appaltatori per garantire che essi siano a
conoscenza delle misure generali di sicurezza antincendio nel luogo
di lavoro, delle azioni da adottare in caso di incendio e delle
procedure di evacuazione.
Nei piccoli luoghi di lavoro l'informazione puo' limitarsi ad
avvertimenti antincendio riportati tramite apposita cartellonistica.
7.3 - FORMAZIONE ANTINCENDIO
Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio
correlati al posto di lavoro, quali per esempio gli addetti
all'utilizzo di sostanze infiammabili o di attrezzature a fiamma
libera, devono ricevere una specifica formazione antincendio.
Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla
prevenzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emergenze,
devono ricevere una specifica formazione antincendio i cui contenuti
minimi sono riportati in allegato IX.
7.4 - ESERCITAZIONI ANTINCENDIO
Nei luoghi di lavoro ove, ai sensi dell'art. 5 del presente
decreto, ricorre l'obbligo della redazione del piano di emergenza
connesso con la valutazione dei rischi, i lavoratori devono
partecipare ad esercitazioni antincendio, effettuate almeno una volta
l'anno, per mettere in pratica le procedure di esodo e di primo
intervento.
Nei luoghi di lavoro di piccole dimensioni, tale esercitazione
deve semplicemente coinvolgere il personale nell'attuare quanto
segue:
- percorrere le vie di uscita;
- identificare le porte resistenti al fuoco, ove esistenti;
- identificare la posizione dei dispositivi di allarme;
- identificare l'ubicazione delle attrezzature di spegnimento.
L'allarme dato per esercitazione non deve essere segnalato ai
vigili del fuoco.
I lavoratori devono partecipare all'esercitazione e qualora
ritenuto opportuno, anche il pubblico. Tali esercitazioni non devono
essere svolte quando siano presenti notevoli affollamenti o persone
anziane od inferme.
Devono essere esclusi dalle esercitazioni i lavoratori la cui
presenza e' essenziale alla sicurezza del luogo di lavoro.
Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, in genere, non dovra'
essere messa in atto un'evacuazione simultanea dell'intero luogo di
lavoro. In tali situazioni l'evacuazione da ogni specifica area del
luogo di lavoro deve procedere fino ad un punto che possa garantire a
tutto il personale di individuare il percorso fino ad un luogo
sicuro.
Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, occorre incaricare
degli addetti, opportunamente informati, per controllare l'andamento
dell'esercitazione e riferire al datore di lavoro su eventuali
carenze.
Una successiva esercitazione deve essere messa in atto non
appena:
- una esercitazione abbia rivelato serie carenze e dopo che sono
stati presi i necessari provvedimenti;
- si sia verificato un incremento del numero dei lavoratori;
- siano stati effettuati lavori che abbiano comportato modifiche
alle vie di esodo.
Quando nello stesso edificio esistono piu' datori di lavoro
l'amministratore condominiale promuove la collaborazione tra di essi
per la realizzazione delle esercitazioni antincendio.
7.5 - INFORMAZIONE SCRITTA SULLE MISURE ANTINCENDIO
L'informazione e le istruzioni antincendio possono essere fornite
ai lavoratori predisponendo avvisi scritti che riportino le azioni
essenziali che devono essere attuate in caso di allarme o di
incendio. Tali istruzioni, cui possono essere aggiunte delle semplici
planimetrie indicanti le vie di uscita, devono essere installate in
punti opportuni ed essere chiaramente visibili. Qualora ritenuto
necessario, gli avvisi debbono essere riportati anche in lingue
straniere.

ALLEGATO VIII
PIANIFICAZIONE DELLE PROCEDURE DA ATTUARE IN CASO DI INCENDIO
5.1 - GENERALITA'
In tutti i luoghi di lavoro dove ricorra l'obbligo di cui
all'art. 5 del presente decreto, deve essere predisposto e tenuto
aggiornato un piano di emergenza, che deve contenere nei dettagli:
a) le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di
incendio;
b) le procedure per l'evacuazione del luogo di lavoro che devono
essere attuate dai lavoratori e dalle altre persone presenti;
c) le disposizioni per chiedere l'intervento dei vigili del fuoco
e per fornire le necessarie informazioni al loro arrivo;
d) specifiche misure per assistere le persone disabili.
Il piano di emergenza deve identificare un adeguato numero di
persone incaricate di sovrintendere e controllare l'attuazione delle
procedure previste.
8.2 - CONTENUTI DEL PIANO Dl EMERGENZA
I fattori da tenere presenti nella compilazione del piano di
emergenza e da includere nella stesura dello stesso sono:
- le caratteristiche dei luoghi con particolare riferimento alle
vie di esodo;
- il sistema di rivelazione e di allarme incendio;
- il numero delle persone presenti e la loro ubicazione;
- i lavoratori esposti a rischi particolari;
- il numero di addetti all'attuazione ed al controllo del piano
nonche' all'assistenza per l'evacuazione (addetti alla gestione delle
emergenze, evacuazione, lotta antincendio, pronto soccorso);
- il livello di informazione e formazione fornito ai lavoratori.
Il piano di emergenza deve essere basato su chiare istruzioni
scritte e deve includere:
a) i doveri del personale di servizio incaricato di svolgere
specifiche mansioni con riferimento alla sicurezza antincendio, quali
per esempio: telefonisti, custodi, capi reparto, addetti alla
manutenzione, personale di sorveglianza;
b) i doveri del personale cui sono affidate particolari
responsabilita' in caso di incendio;
c) i provvedimenti necessari per assicurare che tutto il
personale sia informato sulle procedure da attuare;
d) le specifiche misure da porre in atto nei confronti dei
lavoratori esposti a rischi particolari;
e) le specifiche misure per le aree ad elevato rischio di
incendio;
f) le procedure per la chiamata dei vigili del fuoco, per
informarli al loro arrivo e per fornire la necessaria assistenza
durante l'intervento.
Per i luoghi di lavoro di piccole dimensioni il piano puo'
limitarsi a degli avvisi scritti contenenti norme comportamentali.
Per luoghi di lavoro, ubicati nello stesso edificio e ciascuno
facente capo a titolari diversi, il piano deve essere elaborato in
collaborazione tra i vari datori di lavoro.
Per i luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi, il piano
deve includere anche una planimetria nella quale siano riportati:
- le caratteristiche distributive del luogo, con particolare
riferimento alla destinazione delle varie aree, alle vie di esodo ed
alla compartimentazioni antincendio;
- il tipo, numero ed ubicazione delle attrezzature ed impianti di
estinzione;
- l'ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;
- l'ubicazione dell'interruttore generale dell'alimentazione
elettrica, delle valvole di intercettazione delle adduzioni idriche,
del gas e di altri fluidi combustibili.
8.3 ASSISTENZA ALLE PERSONE DISABILI IN CASO DI INCENDIO
8.3.1 - GENERALITA'
Il datore di lavoro deve individuare le necessita' particolari
dei lavoratori disabili nelle fasi di pianificazione delle misure di
sicurezza antincendio e delle procedure di evacuazione del luogo di
lavoro.
Occorre altresi' considerare le altre persone disabili che
possono avere accesso nel luogo di lavoro. Al riguardo occorre anche
tenere presente le persone anziane, le donne in stato di gravidanza,
le persone con arti fratturati ed i bambini.
Qualora siano presenti lavoratori disabili, il piano di emergenza
deve essere predisposto tenendo conto delle loro invalidita'.
8.3.2 - ASSISTENZA ALLE PERSONE CHE UTILIZZANO SEDIE A ROTELLE ED
A QUELLE CON MOBILITA' RIDOTTA
Nel predisporre il piano di emergenza, il datore di lavoro deve
prevedere una adeguata assistenza alle persone disabili che
utilizzano sedie a rotelle ed a quelle con mobilita' limitata.
Gli ascensori non devono essere utilizzati per l'esodo, salvo che
siano stati appositamente realizzati per tale scopo.
Quando non sono installate idonee misure per il superamento di
barriere architettoniche eventualmente presenti oppure qualora il
funzionamento di tali misure non sia assicurato anche in caso di
incendio, occorre che alcuni lavoratori, fisicamente idonei, siano
addestrati al trasporto delle persone disabili.
8.3.3 - ASSISTENZA ALLE PERSONE CON VISIBILITA' O UDITO MENOMATO
O LIMITATO
Il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori con
visibilita' limitata, siano in grado di percorrere le vie di uscita.
In caso di evacuazione del luogo di lavoro, occorre che
lavoratori, fisicamente idonei ed appositamente incaricati, guidino
le persone con visibilita' menomata o limitata.
Durante tutto il periodo dell'emergenza occorre che un
lavoratore, appositamente incaricato, assista le persone con
visibilita' menomata o limitata.
Nel caso di persone con udito limitato o menomato esiste la
possibilita' che non sia percepito il segnale di allarme. In tali
circostanze occorre che una persona appositamente incaricata, allerti
l'individuo menomato.
8.3.4 - UTILIZZO DI ASCENSORI
Persone disabili possono utilizzare un ascensore solo se e' un
ascensore predisposto per l'evacuazione o e' un ascensore
antincendio, ed inoltre tale impiego deve avvenire solo sotto il
controllo di personale pienamente a conoscenza delle procedure di
evacuazione.

ALLEGATO IX
CONTENUTI MINIMI DEI CORSI DI FORMAZIONE PER ADDETTI ALLA
PREVENZIONE INCENDI, LOTTA ANTINCENDIO E GESTIONE DELLE EMERGENZE, IN
RELAZIONE AL LIVELLO DI RISCHIO DELL'ATTIVITA'.
9.1 GENERALITA'
I contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla
prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze in
caso di incendio, devono essere correlati alla tipologia delle
attivita' ed al livello di rischio di incendio delle stesse, nonche'
agli specifici compiti affidati ai lavoratori.
Tenendo conto dei suddetti criteri, si riporta a titolo
esemplificativo una elencazione di attivita' inquadrabili nei livelli
di rischio elevato, medio e basso nonche' i contenuti minimi e le
durate dei corsi di formazione ad esse correlati.
I contenuti previsti nel presente allegato possono essere oggetto
di adeguata integrazione in relazione a specifiche situazioni di
rischio.
9.2 ATTIVITA' A RISCHIO DI INCENDIO ELEVATO
La classificazione di tali luoghi avviene secondo i criteri di
cui all'allegato I al presente decreto.
A titolo esemplificativo e non esaustivo si riporta un elenco di
attivita' da considerare ad elevato rischio di incendio:
a) industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n.
175/1988, e successive modifiche ed integrazioni;
b) fabbriche e depositi di esplosivi;
c) centrali termoelettriche;
d) impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili;
e) impianti e laboratori nucleari;
f) depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie
superiore a 20.000 m2;
g) attivita' commerciali ed espositive con superficie aperta al
pubblico superiore a 10.000 m2;
h) scali aeroportuali, infrastrutture ferroviarie e
metropolitane;
i) alberghi con oltre 200 posti letto;
l) ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
m) scuole di ogni ordine e grado con oltre 1000 persone presenti;
n) uffici con oltre 1000 dipendenti;
o) cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la
costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi
ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
p) cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi.
I corsi di formazione per gli addetti nelle sovrariportate
attivita' devono essere basati sui contenuti e durate riportate ne
corso C.
9.3 ATTIVITA' A RISCHIO DI INCENDIO MEDIO
A titolo esemplificativo e non esaustivo rientrano in tale
categoria di attivita':
a) i luoghi di lavoro compresi nell'allegato al D.M. 16 febbraio
1982 e nelle tabelle A e B annesse al DPR n. 689 del 1959, con
esclusione delle attivita' considerate a rischio elevato;
b) i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano
sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli
interamente all'aperto.
La formazione dei lavoratori addetti in tali attivita' deve
essere basata sui contenuti del corso B.
9.4 ATTIVITA' A RISCHIO DI INCENDIO BASSO
Rientrano in tale categoria di attivita' quelle non
classificabili a medio ed elevato rischio e dove, in generale, sono
presenti sostanze scarsamente infiammabili, dove le condizioni di
esercizio offrono scarsa possibilita' di sviluppo di focolai e ove
non sussistono probabilita' di propagazione delle fiamme.
La formazione dei lavoratori addetti in tali attivita' deve
essere basata sui contenuti del corso A.
9.5 CONTENUTI DEI CORSI DI FORMAZIONE
CORSO A: CORSO PER ADDETTI I ANTINCENDIO IN ATTIVITA' A RISCHIO DI
INCENDIO BASSO (DURATA 4 ORE)
1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE (1 ORA)
- Principi della combustione;
- prodotti della combustione;
- sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio;
- effetti dell'incendio sull'uomo;
- divieti e limitazioni di esercizio;
- misure comportamentali.
2) PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI
INCENDIO (1 ORA)
- Principali misure di protezione antincendio;
- evacuazione in caso di incendio;
- chiamata dei soccorsi.
3) ESERCITAZIONI PRATICHE (2 ORE)
- Presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili;
- istruzioni sull'uso degli estintori portatili effettuata o
avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostrazione pratica.
CORSO B: CORSO PER ADDETTI ANTINCENDIO IN ATTIVITA' A RISCHIO DI
INCENDIO MEDIO (DURATA 8 ORE).
1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (2 ORE)
- Principi sulla combustione e l'incendio;
- le sostanze estinguenti;
- triangolo della combustione;
- le principali cause di un incendio;
- rischi alle persone in caso di incendio;
- principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi.
2) PROTEZIONE ANTINCENDIO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI
INCENDIO (3 ORE)
- Le principali misure di protezione contro gli incendi;
- vie di esodo;
- procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di
allarme;
- procedure per l'evacuazione;
- rapporti con i vigili del fuoco;
- attrezzature ed impianti di estinzione;
- sistemi di allarme;
- segnaletica di sicurezza;
- illuminazione di emergenza.
3) ESERCITAZIONI PRATICHE (3 ORE)
- Presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione piu'
diffusi;
- presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di protezione
individuale;
- esercitazioni sull'uso degli estintori portatili e modalita' di
utilizzo di naspi e idranti.
CORSO C: CORSO PER ADDETTI ANTINCENDIO IN ATTIVITA' A RISCHIO DI
INCENDIO ELEVATO (DURATA 16 ORE)
I ) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI (4 ORE)
- Principi sulla combustione;
- le principali cause di incendio in relazione allo specifico
ambiente di lavoro;
- le sostanze estinguenti;
- i rischi alle persone ed all'ambiente;
- specifiche misure di prevenzione incendi;
- accorgimenti comportamentali per prevenire gli incendi;
- l'importanza del controllo degli ambienti di lavoro;
- l'importanza delle verifiche e delle manutenzioni sui presidi
antincendio.
2) LA PROTEZIONE ANTINCENDIO (4 ORE)
- Misure di protezione passiva;
- vie di esodo, compartimentazioni, distanziamenti;
- attrezzature ed impianti di estinzione;
- sistemi di allarme;
- segnaletica di sicurezza;
- impianti elettrici di sicurezza;
- illuminazione di sicurezza.
3) PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO (4 ORE)
- Procedure da adottare quando si scopre un incendio;
- procedure da adottare in caso di allarme;
- modalita' di evacuazione;
- modalita' di chiamata dei servizi di soccorso;
- collaborazione con i vigili del fuoco in caso di intervento;
- esemplificazione di una situazione di emergenza e modalita'
procedurali-operative.
4) ESERCITAZIONI PRATICHE (4 ORE)
- Presa visione e chiarimenti sulle principali attrezzature ed
impianti di spegnimento;
- presa visione sulle attrezzature di protezione individuale
(maschere, autoprotettore, tute, etc.);
- esercitazioni sull'uso delle attrezzature di spegnimento e di
protezione individuale.

ALLEGATO X
LUOGHI DI LAVORO OVE SI SVOLGONO ATTIVITA' PREVISTE DALL'ARTICOLO 6,
COMMA 3
Si riporta l'elenco dei luoghi di lavoro ove si svolgono
attivita' per le quali, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, e'
previsto che i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di
prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze,
conseguano l'attestato di idoneita' tecnica di cui all'articolo 3
della legge 28 novembre 1996, n. 609:
a) industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n.
175/1988, e successive modifiche ed integrazioni;
b) fabbriche e depositi di esplosivi;
c) centrali termoelettriche;
d) impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili;
e) impianti e laboratori nucleari;
f) depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie
superiore a 10.000 m2;
g) attivita' commerciali e/o espositive con superficie aperta al
pubblico superiore a 5.000 m2 ;
h) aeroporti, infrastrutture ferroviarie e metropolitane;
i) alberghi con oltre 100 posti letto;
1) ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
m) scuole di ogni ordine e grado con oltre 300 persone presenti;
n) uffici con oltre 500 dipendenti;
o) locali di spettacolo e trattenimento con capienza superiore a
100 posti;
p) edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti alla vigilanza
dello Stato ai sensi del R.D. 7 novembre 1942 n. 1564, adibiti a
musei, gallerie, collezioni, biblioteche, archivi, con superficie
aperta a pubblico superiore a 1000 m2;
q) cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la
costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi
ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
r) cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi.