Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15-04-1999

LEGGE 1 aprile 1999, n.91
Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti. (GU n. 87 del 15-4-1999)
note:
Entrata in vigore della legge: 16/4/1999

Capo I
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:

Art. 1.
(Finalita)
1. La presente legge disciplina il prelievo di organi e di tessuti da
soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi della legge 29
dicembre 1993, n. 578, e regolamenta le attivita' di prelievo e di
trapianto di tessuti e di espianto e di trapianto di organi.
2. Le attivita' di trapianto di organi e di tessuti ed il
coordinamento delle stesse costituiscono obiettivi del Servizio
sanitario nazionale. Il procedimento per l'esecuzione dei trapianti
e' disciplinato secondo modalita' tali da assicurare il rispetto dei
criteri di trasparenza e di pari opportunita' tra i cittadini,
prevedendo criteri di accesso alle liste di attesa determinati da
parametri clinici ed immunologici.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
ai sensi dell'articolo 10, comma 3, del testo unico
delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge alle quali e' operato il
rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.





Nota all'art. 1:
- La legge n. 578/1993 reca: "Norme per
l'accertamento e la certificazione di morte".

 

Capo I
Art. 2.
(Promozione dell'informazione)
1. Il Ministro della sanita', d'intesa con i Ministri della pubblica
istruzione e dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica, sentito il Centro nazionale per i trapianti, di cui
all'articolo 8, in collaborazione con gli enti locali, le scuole, le
associazioni di volontariato e quelle di interesse collettivo, le
societa' scientifiche, le aziende unita' sanitarie locali, i medici
di medicina generale e le strutture sanitarie pubbliche e private,
promuove, nel rispetto di una libera e consapevole scelta, iniziative
di informazione dirette a diffondere tra i cittadini:
a) la conoscenza delle disposizioni della presente legge, nonche'
della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto del Ministro
della sanita' 22 agosto 1994, n. 582;
b) la conoscenza di stili di vita utili a prevenire l'insorgenza di
patologie che possano richiedere come terapia anche il trapianto di
organi;
c) la conoscenza delle possibilita' terapeutiche e delle
problematiche scientifiche collegate al trapianto di organi e di
tessuti.
2. Le regioni e le aziende unita' sanitarie locali, in collaborazione
con i centri regionali o interregionali per i trapianti di cui
all'articolo 10 e con i coordinatori locali di cui all'articolo 12,
adottano iniziative volte a:
a) diffondere tra i medici di medicina generale e tra i medici delle
strutture sanitarie pubbliche e private la conoscenza delle
disposizioni della presente legge, nonche' della legge 29 dicembre
1993, n. 578, e del decreto del Ministro della sanita' 22 agosto
1994, n. 582;
b) diffondere tra i cittadini una corretta informazione sui trapianti
di organi e di tessuti, anche avvalendosi dell'attivita' svolta dai
medici di medicina generale;
c) promuovere nel territorio di competenza l'educazione sanitaria e
la crescita culturale in materia di prevenzione primaria, di terapie
tradizionali ed alternative e di trapianti.
3. Per le finalita' di cui al presente articolo e' autorizzata la
spesa complessiva di lire 2.000 milioni annue a decorrere dal 1999,
di cui lire 1.800 milioni per l'attuazione del comma 1 e lire 200
milioni per l'attuazione del comma 2.


Note all'art. 2:
- Per il titolo della legge n. 578/1993 v. in nota
all'art. 1.
- Il decreto ministeriale 22 agosto 1994, n.
582, reca: "Regolamento recante le modalita' per
l'accertamento e la certificazione di morte".

 

Capo II
DICHIARAZIONE DI VOLONTA'
IN ORDINE AL PRELIEVO DI ORGANI
E DI TESSUTI
Art. 3.
(Prelievo di organi e di tessuti)
1. Il prelievo di organi e di tessuti e' consentito secondo le
modalita' previste dalla presente legge ed e' effettuato previo
accertamento della morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n.
578, e del decreto del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582.
2. All'inizio del periodo di osservazione ai fini dell'accertamento
di morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto
del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582, i medici delle
strutture di cui all'articolo 13 forniscono informazioni sulle
opportunita' terapeutiche per le persone in attesa di trapianto
nonche' sulla natura e sulle circostanze del prelievo al coniuge non
separato o al convivente more uxorio o, in mancanza, ai figli
maggiori di eta' o, in mancanza di questi ultimi, ai genitori ovvero
al rappresentante legale.
3. E' vietato il prelievo delle gonadi e dell'encefalo.
4. La manipolazione genetica degli embrioni e' vietata anche ai fini
del trapianto di organo.

Note all'art. 3:
- Per il titolo della legge n. 578/1993 si veda nota
all'art. 1.
- Per il titolo del decreto ministeriale n. 582/1994 si
veda nelle note all'art. 2.

 

Art. 4.
(Dichiarazione di volonta' in ordine alla donazione)
1. Entro i termini, nelle forme e nei modi stabiliti dalla presente
legge e dal decreto del Ministro della sanita' di cui all'articolo 5,
comma 1, i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera
volonta' in ordine alla donazione di organi e di tessuti del proprio
corpo successivamente alla morte, e sono informati che la mancata
dichiarazione di volonta' e' considerata quale assenso alla
donazione, secondo quanto stabilito dai commi 4 e 5 del presente
articolo.
2. I soggetti cui non sia stata notificata la richiesta di
manifestazione della propria volonta' in ordine alla donazione di
organi e di tessuti, secondo le modalita' indicate con il decreto del
Ministro della sanita' di cui all'articolo 5, comma 1, sono
considerati non donatori.
3. Per i minori di eta' la dichiarazione di volonta' in ordine alla
donazione e' manifestata dai genitori esercenti la potesta'. In caso
di non accordo tra i due genitori non e' possibile procedere alla
manifestazione di disponibilita' alla donazione. Non e' consentita la
manifestazione di volonta' in ordine alla donazione di organi per i
nascituri, per i soggetti non aventi la capacita' di agire nonche'
per i minori affidati o ricoverati presso istituti di assistenza
pubblici o privati.
4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 5, il prelievo di organi e
di tessuti successivamente alla dichiarazione di morte e' consentito:
a) nel caso in cui dai dati inseriti nel sistema informativo dei
trapianti di cui all'articolo 7 ovvero dai dati registrati sui
documenti sanitari personali risulti che il soggetto stesso abbia
espresso in vita dichiarazione di volonta' favorevole al prelievo;
b) qualora dai dati inseriti nel sistema informativo dei trapianti di
cui all'articolo 7 risulti che il soggetto sia stato informato ai
sensi del decreto del Ministro della sanita' di cui all'articolo 5,
comma 1, e non abbia espresso alcuna volonta'.
5. Nei casi previsti dal comma 4, lettera b), il prelievo e'
consentito salvo che, entro il termine corrispondente al periodo di
osservazione ai fini dell'accertamento di morte, di cui all'articolo
4 del decreto del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582, sia
presentata una dichiarazione autografa di volonta' contraria al
prelievo del soggetto di cui sia accertata la morte.
6. Il prelievo di organi e di tessuti effettuato in violazione delle
disposizioni di cui al presente articolo e' punito con la reclusione
fino a due anni e con l'interdizione dall'esercizio della professione
sanitaria fino a due anni.


Note all'art. 4:
- Il testo dell'art. 4 del citato decreto ministeriale n.
582/1994, e' il seguente:
"Art. 4 (Periodo di osservanza). - 1. La durata
dell'osservazione ai fini dell'accertamento della morte
deve essere non inferiore a:
a) sei ore per gli adulti e i bambini in eta'
superiore a cinque anni;
b) dodici ore per i bambini in eta' compresa tra uno e
cinque anni;
c) ventiquattro ore nei bambini di eta' inferiore a un
anno.
2. In tutti i casi di danno cerebrale anossico il
periodo di osservazione non puo' iniziare prima di
24 ore dal momento dell'insulto anossico.
3. La simultaneita' delle condizioni di cui al comma 1
dell'art. 3 - o, nei casi di cui al punto c) del comma 2
dell'art. 2, di tutte quelle esplorabili - deve essere
rilevata dal collegio medico per almeno tre volte,
all'inizio, a meta' e alla fine del periodo di
osservazione. La verifica di assenza di flusso non va
ripetuta.
4. Il momento della morte coincide con l'inizio
dell'esistenza simultanea delle condizioni di cui al comma
3".

 

Art. 5.
(Disposizioni di attuazione delle norme
sulla dichiarazione di volonta)
1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge il Ministro della sanita', con proprio decreto,
disciplina:
a) i termini, le forme e le modalita' attraverso i quali le aziende
unita' sanitarie locali sono tenute a notificare ai propri assistiti,
secondo le modalita' stabilite dalla legge, la richiesta di
dichiarare la propria libera volonta' in ordine alla donazione di
organi e di tessuti del proprio corpo successivamente alla morte, a
scopo di trapianto, secondo modalita' tali da garantire l'effettiva
conoscenza della richiesta da parte di ciascun assistito;
b) le modalita' attraverso le quali accertare se la richiesta di cui
alla lettera a) sia stata effettivamente notificata;
c) le modalita' attraverso le quali ciascun soggetto di cui alla
lettera a) e' tenuto a dichiarare la propria volonta' in ordine alla
donazione di organi e di tessuti successivamente alla morte,
prevedendo che la dichiarazione debba essere resa entro novanta
giorni dalla data di notifica della richiesta ai sensi della lettera
a);
d) le modalita' attraverso le quali i soggetti che non hanno
dichiarato alcuna volonta' in ordine alla donazione di organi e di
tessuti successivamente alla morte sono sollecitati periodicamente a
rendere tale dichiarazione di volonta', anche attraverso l'azione dei
medici di medicina generale e degli uffici della pubblica
amministrazione nei casi di richiesta dei documenti personali di
identita;
e) i termini e le modalita' attraverso i quali modificare la
dichiarazione di volonta' resa;
f) le modalita' di conservazione dei dati relativi ai donatori, ai
soggetti che non hanno espresso alcuna volonta' e ai non donatori
presso le aziende unita' sanitarie locali, nonche' di registrazione
dei medesimi dati sui documenti sanitari personali;
g) le modalita' di trasmissione dei dati relativi ai donatori, ai
soggetti che non hanno espresso alcuna volonta' ed ai non donatori
dalle aziende unita' sanitarie locali al Centro nazionale per i
trapianti, ai centri regionali o interregionali per i trapianti e
alle strutture per i prelievi;
h) le modalita' attraverso le quali i comuni trasmettono alle aziende
unita' sanitarie locali i dati relativi ai residenti.
2. Alle disposizioni del presente articolo e' data attuazione
contestualmente alla istituzione della tessera sanitaria di cui
all'articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, con
modalita' tali da non comportare oneri aggiuntivi per il bilancio
dello Stato e degli enti di cui agli articoli 25 e 27 della legge 5
agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, rispetto a quelli
necessari per la distribuzione della predetta tessera.
3. Con il decreto di cui al comma 1 sono altresi' definiti i termini
e le modalita' della dichiarazione di volonta' in ordine alla
donazione di organi e di tessuti successivamente alla morte da parte
degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale
nonche' degli stranieri che richiedono la cittadinanza.

Note all'art. 5:
- Il testo del comma 50 dell'art. 59 della legge 27
dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della
finanza pubblica), e' il seguente:
"50. Al fine di assicurare una maggiore equita' del
sistema della partecipazione alla spesa sanitaria e
delle relative esenzioni, nonche' di evitare
l'utilizzazione impropria dei diversi regimi di
erogazione delle prestazioni sanitarie, il Governo e'
delegato ad emanare, entro quattro mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sentite le
competenti commissioni parlamentari e le organizzazioni
sindacali maggiormente rappresentative, nonche' il
Garante per la protezione dei dati personali uno o
piu' decreti legislativi di riordino, con decorrenza
1 maggio 1998, della partecipazione alla spesa e
delle esenzioni, nel rispetto dei seguenti principi e
criteri direttivi:
a) il Servizio sanitario nazionale garantisce la
tutela della salute e l'accesso ai servizi alla
totalita' dei cittadini senza distinzioni individuali o
sociali;
b) nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza,
efficaci, appropriati e uniformi, posti a carico del Fondo
sanitario nazionale, sono individuate, anche in
rapporto a linee guida e percorsi
diagnosticoterapeutici, le prestazioni la cui fruzione e'
subordinata al pagamento diretto, da parte dell'utente, di
una quota limitata di spesa;
c) sono escluse dalla partecipazione alla spesa le
prestazioni rientranti in programmi, anche regionali, di
prevenzione e diagnosi precoce, le prestazioni di medicina
generale e di pediatria di libera scelta, i trattamenti
erogati in regime di ricovero ordinario, nonche' le
prestazioni di cui alla lettera f);
d) l'esenzione dei cittadini dalla partecipazione alla
spesa e' stabilita in relazione alla sostenibilita'
della stessa da parte dell'utente, tenuto conto delle
condizioni economiche, del nucleo familiare, dell'eta'
dell'assistito e del bisogno di prestazioni sanitarie
legate a particolari patologie;
e) la condizione economica che da' diritto
all'esenzione e' definita con riferimento al nucleo
familiare, tenuto conto di elementi di reddito e di
patrimonio determinati in base ai criteri stabiliti dai
decreti legislativi previsti dal comma 51 del presente
articolo, in relazione alla composizione qualitativa e
quantitativa della famiglia, prescindendo dalla
posizione del capo famiglia rispetto al lavoro e
superando la discriminazione fra persone in cerca di
prima occupazione e disoccupati; e' prevista l'adozione
di fattori correttivi volti a favorire l'autonomia
dell'anziano convivente e a rafforzare la tutela dei
nuclei che comprendono al loro interno individui con
elevati bisogni di assistenza;
f) l'esenzione per patologie prevede la revisione
delle forme morbose che danno diritto all'esenzione delle
correlate prestazioni di assistenza sanitaria,
farmaceutica e specialistica, ivi comprese quelle di alta
specializzazione, in particolare quando trattasi di
condizioni croniche e/o invalidanti; specifiche forme di
tutela sono garantite alle patologie rare e ai farmaci
orfani. All'attuazione delle disposizioni del decreto
legislativo si provvede con regolamento del Ministro
della sanita' ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400;
g) la partecipazione alla spesa, in quanto rapportata
al costo delle prestazioni erogate e' definita anche
in relazione alla revisione dei sistemi tariffari di
remunerazione dei soggetti erogatori pubblici e privati;
h) la revisione della partecipazione alla spesa e del
regime delle esenzioni e' effettuata senza maggiori
oneri complessivi a carico degli assistiti, garantendo
comunque un risparmio non inferiore a lire 10 miliardi
annui;
i) e' promossa la responsabilita' finanziaria delle
regioni, delle province autonome delle aziende sanitarie
nella gestione del sistema di partecipazione alla spesa e
del regime delle esenzioni, anche prevedendo l'impiego
generalizzato, nell'ambito di progetti concordati
con le regioni e le province autonome, di una tessera
sanitaria, valida sull'intero territorio nazionale e
utilizzabile nell'ambito della Rete unitaria delle
pubbliche amministrazioni, di cui all'art. 2, comma 2,
del decreto-legge 3 giugno 1996, n. 307, convertito dalla
legge 30 luglio 1996, n. 400, nel rispetto della
normativa sul trattamento dei dati personali di cui alla
legge 31 dicembre 1996, n. 675, e alla legge 31 dicembre
1996, n. 676, e nel rispetto degli statuti di
autonomia e delle relative norme di attuazione;
l) e' assicurata, anche con la previsione di uno o piu'
regolamenti emanati a norma dell'art. 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, la semplificazione delle
procedure di prescrizione e pagamento della
partecipazione, nonche' di riconoscimento e verifica
delle esenzioni, anche attraverso l'utilizzazione della
tessera sanitaria di cui alla lettera i)".
- Il testo degli articoli 25 e 27 della legge 5 agosto
1978, n. 468 (Riforma di alcune norme di contabilita'
generale dello Stato in materia di bilancio), e' il
seguente:
"Art. 25 (Normalizzazione dei conti degli enti
pubblici). - Ai comuni, alle province e relative
aziende, nonche' a tutti gli enti pubblici non economici
compresi nella tabella A allegata alla presente legge,
a quelli determinati ai sensi dell'ultimo comma del
presente articolo, gli enti ospedalieri, sino
all'attuazione delle apposite norme contenute nella
legge di riforma sanitaria, alle aziende autonome dello
Stato, agli enti portuali ed all'ENEL, e' fatto obbligo,
entro un anno dalla entrata in vigore della presente
legge, di adeguare il sistema della contabilita' ed i
relativi bilanci a quello annuale di competenza e di
cassa dello Stato, provvedendo alla esposizione della
spesa sulla base della classificazione economica e
funzionale ed evidenziando, per l'entrata, gli
introiti in relazione alla provenienza degli stessi, al
fine di consentire il consolidamento delle operazioni
interessanti il settore pubblico.
La predetta tabella A potra' essere modificata con
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro del tesoro e di quello del bilancio
e della programmazione economica.
Per l'ENEL e le aziende di servizi che dipendono
dagli enti territoriali, l'obbligo di cui al primo comma
si riferisce solo alle previsioni e ai consuntivi di
cassa, restando ferme per questi enti le disposizioni che
regolano la tenuta della contabilita'.
Gli enti territoriali presentano in allegato ai loro
bilanci i conti consuntivi delle aziende di servizi che
da loro dipendono, secondo uno schema tipo definito dal
Ministro del tesoro, sentite le associazioni delle aziende.
Ai fini della formulazione dei conti pluriennali
della finanza pubblica e' fatto obbligo agli enti di cui
al presente articolo di fornire al Ministro del tesoro
informazioni su prevedibili flussi delle entrate e delle
spese per gli anni considerati nel bilancio pluriennale,
ove questi non risultino gia' dai conti pluriennali
prescritti da specifiche disposizioni legislative.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
dei Ministri del tesoro e del bilancio e della
programmazione economica, con proprio decreto, individua
gli organismi e gli enti anche di natura economica che
gestiscono fondi direttamente o indirettamente
interessanti la finanza pubblica, con eccezione degli
enti di gestione delle partecipazioni statali e
degli enti autonomi fieristici, ai quali si
applicano le disposizioni del presente articolo. Per gli
enti economici l'obbligo di cui al primo comma si
riferisce solo alle previsioni ed ai consuntivi in
termini di casssa".
"Art. 27 (Leggi con oneri a carico dei bilanci degli
enti del settore pubblico allargato). - Le leggi che
comportano oneri, anche sotto forma di minori entrate, a
carico dei bilanci degli enti di cui al precedente art.
25 devono contenere la previsione dell'onere stesso
nonche' l'indicazione della copertura finanziaria riferita
ai relativi bilanci, annuali e pluriennali".

 

Art. 6.
(Trapianto terapeutico)
1. I prelievi di organi e di tessuti disciplinati dalla presente
legge sono effettuati esclusivamente a scopo di trapianto
terapeutico.


 

Capo III
ORGANIZZAZIONE DEI PRELIEVI
E DEI TRAPIANTI DI ORGANI
E DI TESSUTI

Art. 7.
(Principi organizzativi)
1. L'organizzazione nazionale dei prelievi e dei trapianti e'
costituita dal Centro nazionale per i trapianti, dalla Consulta
tecnica permanente per i trapianti, dai centri regionali o
interregionali per i trapianti, dalle strutture per i prelievi, dalle
strutture per la conservazione dei tessuti prelevati, dalle strutture
per i trapianti e dalle aziende unita' sanitarie locali.
2. E' istituito il sistema informativo dei trapianti nell'ambito del
sistema informativo sanitario nazionale.
3. Il Ministro della sanita', entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, con proprio decreto, d'intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita l'Autorita'
per l'informatica nella pubblica amministrazione, stabilisce gli
obiettivi, le funzioni e la struttura del sistema informativo dei
trapianti, comprese le modalita' del collegamento telematico tra i
soggetti di cui al comma 1, nell'ambito delle risorse informatiche e
telematiche disponibili per il Servizio sanitario nazionale ed in
coerenza con le specifiche tecniche della rete unitaria della
pubblica amministrazione.
4. Per l'istituzione del sistema informativo dei trapianti e'
autorizzata la spesa di lire 1.000 milioni annue a decorrere dal
1999.

 

Art. 8.
(Centro nazionale per i trapianti)
1. E' istituito presso l'Istituto superiore di sanita' il Centro
nazionale per i trapianti, di seguito denominato "Centro nazionale".
2. Il Centro nazionale e' composto:
a) dal direttore dell'Istituto superiore di sanita', con funzioni di
presidente;
b) da un rappresentante per ciascuno dei centri regionali o
interregionali per i trapianti, designati dalla Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano;
c) dal direttore generale.
3. I componenti del Centro nazionale sono nominati con decreto del
Ministro della sanita'.
4. Il direttore generale e' scelto tra i dirigenti di ricerca
dell'Istituto superiore di sanita' ovvero tra i medici non dipendenti
dall'Istituto in possesso di comprovata esperienza in materia di
trapianti ed e' assunto con contratto di diritto privato di durata
quinquennale. Al rapporto contrattuale si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni previste dall'articolo 3 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
5. Per lo svolgimento delle proprie funzioni il Centro nazionale si
avvale del personale dell'Istituto superiore di sanita'.
6. Il Centro nazionale svolge le seguenti funzioni:
a) cura, attraverso il sistema informativo dei trapianti di cui
all'articolo 7, la tenuta delle liste delle persone in attesa di
trapianto, differenziate per tipologia di trapianto, risultanti dai
dati trasmessi dai centri regionali o interregionali per i trapianti,
ovvero dalle strutture per i trapianti e dalle aziende unita'
sanitarie locali, secondo modalita' tali da assicurare la
disponibilita' di tali dati 24 ore su 24;
b) definisce i parametri tecnici ed i criteri per l'inserimento dei
dati relativi alle persone in attesa di trapianto allo scopo di
assicurare l'omogeneita' dei dati stessi, con particolare riferimento
alla tipologia ed all'urgenza del trapianto richiesto, e di
consentire l'individuazione dei riceventi;
c) individua i criteri per la definizione di protocolli operativi per
l'assegnazione degli organi e dei tessuti secondo parametri stabiliti
esclusivamente in base alle urgenze ed alle compatibilita' risultanti
dai dati contenuti nelle liste di cui alla lettera a);
d) definisce linee guida rivolte ai centri regionali o interregionali
per i trapianti allo scopo di uniformare l'attivita' di prelievo e di
trapianto sul territorio nazionale;
e) verifica l'applicazione dei criteri e dei parametri di cui alla
lettera c) e delle linee guida di cui alla lettera d);
f) procede all'assegnazione degli organi per i casi relativi alle
urgenze, per i programmi definiti a livello nazionale e per i tipi di
trapianto per i quali il bacino di utenza minimo corrisponde al
territorio nazionale, secondo i criteri stabiliti ai sensi della
lettera c);
g) definisce criteri omogenei per lo svolgimento dei controlli di
qualita' sui laboratori di immunologia coinvolti nelle attivita' di
trapianto;
h) individua il fabbisogno nazionale di trapianti e stabilisce la
soglia minima annuale di attivita' per ogni struttura per i trapianti
e i criteri per una equilibrata distribuzione territoriale delle
medesime;
i) definisce i parametri per la verifica di qualita' e di risultato
delle strutture per i trapianti;
l) svolge le funzioni attribuite ai centri regionali e interregionali
per i tipi di trapianto il cui bacino di utenza minimo corrisponde al
territorio nazionale;
m) promuove e coordina i rapporti con le istituzioni estere di
settore al fine di facilitare lo scambio di organi.
7. Per l'istituzione del Centro nazionale e' autorizzata la spesa
complessiva di lire 740 milioni annue a decorrere dal 1999, di cui
lire 240 milioni per la copertura delle spese relative al direttore
generale e lire 500 milioni per le spese di funzionamento.

Nota all'art. 8:
- Il testo dell'art. 3 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in
materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23
ottobre 1992, n 421), e' il seguente:
"Art. 3 (Organizzazione delle unita' sanitarie
locali). - 1. L'unita' sanitaria locale e' azienda
dotata di personalita' giuridica pubblica, di autonomia
organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile,
gestionale e tecnica, fermo restando il dirittodovere
degli organi rappresentativi di esprimere il bisogno
sociosanitario delle comunita' locali.
2. L'unita' sanitaria locale provvede ad assicurare i
livelli di assistenza di cui all'art. 1 nel proprio ambito
territoriale.
3 L'unita' sanitaria locale puo' assumere la gestione di
attivita' o servizi socioassistenziali su delega dei
singoli enti locali con oneri a totale carico degli
stessi, ivi compresi quelli relativi al personale, e con
specifica contabilizzazione. L'unita' sanitaria locale
procede alle erogazioni solo dopo l'effettiva
acquisizione delle necessarie disponibilita' finanziarie.
4. Sono organi dell'unita' sanitaria locale il
direttore generale ed il collegio dei revisori. Il
direttore generale e' coadiuvato dal direttore
amministrativo, dal direttore sanitario e dal consiglio dei
sanitari nonche' dal coordinatore dei servizi sociali,
nel caso previsto dal comma 3 in conformita' alla
normativa regionale e con oneri a carico degli enti locali
di cui allo stesso comma.
5. Le regioni disciplinano, entro il 31 marzo 1994,
nell'ambito della propria competenza le modalita'
organizzative e di funzionamento delle unita' sanitarie
locali prevedendo tra l'altro:
a) la riduzione, sentite le province interessate,
delle unita' sanitarie locali, prevedendo per ciascuna
un ambito territoriale coincidente di norma con quello
della provincia. In relazione a condizioni territoriali
particolari, in specie delle aree montane, ed alla densita'
e distribuzione della popolazione, la regione prevede
ambiti territoriali di estensione diversa;
b) l'articolazione delle unita' sanitarie locali in
distretti;
c) i criteri per la definizione dei rapporti attivi
e passivi facenti capo alle preesistenti unita'
sanitarie locali e unita' sociosanitarie locali;
d) il finanziamento delle unita' sanitarie locali che
tenga conto della natura aziendale delle stesse nonche'
del bacino d'utenza da servire e delle prestazioni da
erogare;
e) le modalita' di vigilanza e controllo sulle unita'
sanitarie locali;
f) il divieto alle unita' sanitarie locali ed
alle aziende ospedaliere di cui all'art. 4 di
ricorrere a qualsiasi forma di indebitamento, fatte
salve:
1) l'anticipazione, da parte del tesoriere, nella misura
massima di un dodicesimo dell'ammontare annuo delle
entrate previste nel bilancio di competenza, al netto
delle partite di giro;
2) la contrazione di mutui o l'accensione di altre
forme di credito, di durata non superiore a dieci anni,
per il finanziamento di spese di investimento e previa
autorizzazione regionale, fino ad un ammontare
complessivo delle relative rate, per capitale ed
interessi, non superiore al 15 per cento delle
entrate proprie correnti previste nel bilancio annuale di
competenza, ad esclusione della quota di Fondo sanitario
nazionale di parte corrente attribuita alla regione;
g) i criteri per la definizione delle dotazioni
organiche e degli uffici dirigenziali delle unita'
sanitarie locali e delle aziende ospedaliere nonche' i
criteri per l'attuazione della mobilita' del personale
risultato in esubero, ai sensi delle disposizioni di cui al
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni ed integrazioni.
6. Tutti i poteri di gestione, nonche' la
rappresentanza dell'unita' sanitaria locale, sono
riservati al direttore generale. Al direttore generale
compete in particolare, anche attraverso l'istituzione
dell'apposito servizio di controllo interno di cui
all'art. 20, decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e
successive modificazioni ed integrazioni, verificare,
mediante valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti
e dei risultati, la corretta ed economica gestione delle
risorse attribuite ed introitate nonche' l'imparzialita'
ed il buon andamento dell'azione amministrativa. La
nomina del direttore generale deve essere effettuata
nel termine perentorio di sessanta giorni dalla data di
vacanza dell'ufficio e, in sede di prima applicazione,
dalla data di istituzione dell'unita' sanitaria locale e
comunque non oltre il 30 aprile 1994. Scaduto tale termine,
qualora la regione non vi abbia provveduto, la nomina
del direttore generale e' effettuata previa diffida, dal
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della
sanita'. L'autonomia di cui al comma 1 diviene effettiva
con la prima immissione nelle funzioni del direttore
generale. Il rapporto di lavoro del direttore generale, del
direttore amministrativo e del direttore sanitario e' a
tempo pieno, regolato da contratto di diritto
privato di durata quinquennale, rinnovabile, e non
puo' comunque protrarsi oltre il settantesimo anno di
eta'. I contenuti di tale contratto, ivi compresi i
criteri per la determinazione degli emolumenti, sono
fissati entro centoventi giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri
della sanita', del tesoro, del lavoro e della previdenza
sociale e per gli affari regionali sentita' la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome. Il direttore generale e' tenuto a
motivare i provvedimenti assunti in difformita' dal
parere reso dal direttore sanitario, dal direttore
amministrativo e dal consiglio dei sanitari. In caso di
vacanza dell'ufficio o nei casi di assenza o di
impedimento del direttore generale, le relative funzioni
sono svolte dal direttore amministrativo o dal direttore
sanitario su delega del direttore generale o, in
mancanza di delega, dal direttore piu' anziano per
eta'. Ove l'assenza o l'impedimento si protragga oltre
sei mesi si procede alla sostituzione. Nei casi in cui
ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una
situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di
leggi o di principi di buon andamento e di imparzialita'
dell'amministrazione, la regione risolve il contratto
dichiarandone la decadenza e provvede alla sostituzione del
direttore generale. In caso di inerzia da pane delle
regioni, previo invito ai predetti organi ad adottare le
misure adeguate, provvede in via sostitutiva il
Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della
sanita'.
7. Il direttore amministrativo ed il direttore
sanitario sono nominati con provvedimento motivato del
direttore generale. Al rapporto di lavoro si applica la
disciplina di cui al comma 6. Essi cessano dall'incarico
entro tre mesi dalla data di nomina del nuovo direttore
generale e possono essere riconfermati. Per gravi motivi,
il direttore amministrativo ed il direttore sanitario
possono essere sospesi o dichiarati decaduti dal
direttore generale con provvedimento motivato. Il
direttore sanitario e' un medico che non abbia compiuto il
sessantacinquesimo anno di eta' e che abbia svolto per
almeno cinque anni qualificata attivita' di
direzione tecnicosanitaria in enti o strutture sanitarie,
pubbliche o private, di media o grande dimensione.Il
direttore sanitario dirige i servizi sanitari ai fini
organizzativi ed igienicosanitari e fornisce parere
obbligatorio al direttore generale sugli atti relativi
alle materie di competenza. Il direttore
amministrativo e' un laureato in discipline giuridiche
o economiche che non abbia compiuto il
sessantacinquesimo anno di eta' e che abbia svolto per
almeno cinque anni una qualificata attivita' di direzione
tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie
pubbliche o private di media o grande dimensione. Il
direttore amministrativo dirige i servizi
amministrativi dell'unita' sanitaria locale e
fornisce parere obbligatorio al direttore generale sugli
atti relativi alle materie di competenza. Le regioni
disciplinano le funzioni del coordinatore dei servizi
sociali in analogia alle disposizioni previste per i
direttori sanitario e amministrativo. Sono soppresse le
figure del coordinatore amministrativo, del
coordinatore sanitario e del sovrintendente sanitario,
nonche' l'ufficio di direzione.
8. Per i pubblici dipendenti la nomina a direttore
generale, direttore amministrativo e direttore
sanitario determina il collocamento in aspettativa senza
assegni; il periodo di aspettativa e' utile ai fini del
trattamento di quiescenza e di previdenza e
dell'anzianita' di servizio. Le amministrazioni di
appartenenza provvedono ad effettuare il versamento dei
relativi contributi, comprensivi delle quote a carico
del dipendente, nonche' dei contributi assistenziali,
calcolati sul trattamento stipendiale spettante al
medesimo ed a richiedere il rimborso del correlativo
onere alle unita' sanitarie locali interessate, le quali
procedono recupero delle quote a carico dall'interessato.
Qualora il direttore generale, il direttore sanitario ed il
direttore amministrativo siano dipendenti privati sono
collocati in aspettativa senza assegni con diritto al
mantenimento del posto.
9. Il direttore generale non e' eleggibile a membro
dei consigli comunali, dei consigli provinciali, dei
consigli e assemblee delle regioni e del Parlamento, salvo
che le funzioni esercitate non siano cessate almeno
centottanta giorni prima della data di scadenza dei
periodi di durata dei predetti organi. In caso di
scioglimento anticipato dei medesimi, le cause di
ineleggibilita' non hanno effetto se le funzioni
esercitate siano cessate entro i sette giorni successivi
alla data del provvedimento di scioglimento. In ogni caso
il direttore generale non e' eleggibile nei collegi
elettorali nei quali sia ricompreso, in tutto o in parte,
il territorio dell'unita' sanitaria locale presso la quale
abbia esercitato le sue funzioni in un periodo compreso nei
sei mesi antecedenti la data di accettazione della
candidatura. Il direttore generale che sia stato
candidato e non sia stato eletto non puo' esercitare per
un periodo di cinque anni le sue funzioni in unita'
sanitarie locali comprese, in tutto o in parte, nel
collegio elettorale nel cui ambito si sono svolte le
elezioni. La carica di direttore generale e' incompatibile
con quella di membro del consiglio e delle assemblee
delle regioni e delle province autonome, di
consigliere provinciale, di sindaco, di assessore
comunale, di presidente o di assessore di comunita'
montana, di membro del Parlamento, nonche' con
l'esistenza di rapporti anche in regime convenzionale con
la unita' sanitaria locale presso cui sono esercitate le
funzioni o di rapporti economici o di consulenza con
strutture che svolgono attivita' concorrenziali con la
stessa. La predetta normativa si applica anche ai
direttori amministrativi ed ai direttori sanitari. La
carica di direttore generale e' altresi' incompatibile con
la sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente,
ancorche' in regime di aspettativa senza assegni, con
l'unita' sanitaria locale presso cui sono esercitate le
funzioni.
10. (Comma abrogato dall'art.1. del D.L. 27 agosto 1994,
n.512).
11. Non possono essere nominati direttori generali,
direttori amministrativi o direttori sanitari delle unita'
sanitarie locali:
a) coloro che hanno riportato condanna, anche non
definitiva, a pena detentiva non inferiore ad un anno
per delitto non colposo ovvero a pena detentiva non
inferiore a sei mesi per delitto non colposo commesso
nella qualita' di pubblico ufficiale o con abuso dei poteri
o violazione dei doveri inerenti ad una pubblica
funzione, salvo quanto disposto dal secondo comma
dell'art. 166 del codice penale;
b) coloro che sono sottoposti a procedimento penale per
delitto per il quale e' previsto l'arresto obbligatorio in
flagranza;
c) coloro che sono stati sottoposti, anche con
provvedimento non definitivo ad una misura di
prevenzione, salvi gli effetti della riabilitazione
prevista dall'art. 15 della legge 3 agosto 1988, n.
327, e dall'art. 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55;
d) coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza
detentiva o a liberta' vigilata.
12. Il consiglio dei sanitari e' organismo elettivo
dell'unita' sanitaria locale con funzioni di consulenza
tecnicosanitaria ed e' presieduto dal direttore sanitario.
Fanno parte del consiglio medici in maggioranza ed altri
operatori sanitari laureati - con presenza maggioritaria
della componente ospedaliera medica se nell'unita'
sanitaria locale e' presente un presidio ospedaliero -
nonche' una rappresentanza del personale infermieristico e
del personale tecnico sanitario. Nella componente medica
e' assicurata la presenza del medico veterinario. Il
consiglio dei sanitari fornisce parere obbligatorio al
direttore generale per le attivita' tecnicosanitarie, anche
sotto il profilo organizzativo, e per gli investimenti ad
esse attinenti. Il consiglio dei sanitari si esprime
altresi' sulle attivita' di assistenza sanitaria. Tale
parere e' da intendersi favorevole ove non formulato
entro il termine fissato dalla legge regionale. La
regione provvede a definire il numero dei componenti
nonche' a disciplinare le modalita' di elezione e la
composizione ed il funzionamento del consiglio.
13. Il collegio dei revisori dura in carica cinque
anni ed e' composto da tre membri, di cui uno
designato dalla regione, uno designato dal Ministro del
tesoro, scelto tra i funzionari della Ragioneria
generale dello Stato ed uno designato dal sindaco o dalla
conferenza dei sindaci o dai presidenti dei
consigli circoscrizionali. Il predetto collegio e'
integrato da altri due membri, dei quali uno designato
dalla regione ed uno designato dal Ministro del tesoro
scelto tra i funzionari della Ragioneria generale dello
Stato, per le unita' sanitarie locali il cui bilancio
di previsione comporti un volume di spesa di parte
corrente superiore a duecento miliardi. I revisori, ad
eccezione della rappresentanza del Ministero del tesoro,
sono scelti tra i revisori contabili iscritti nel registro
previsto dall'art. 1 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 88. Il direttore generale dell'unita'
sanitaria locale nomina i revisori con specifico
provvedimento e li convoca per la prima seduta. Il
presidente del collegio viene eletto dai revisori
all'atto della prima seduta. Ove a seguito di decadenza,
dimissioni o decessi il collegio risultasse mancante di
uno o piu' componenti, il direttore generale provvede ad
acquisire le nuove designazioni dalle amministrazioni
competenti. In caso di mancanza di piu' di due
componenti dovra' procedersi alla ricostituzione
dell'intero collegio. Qualora il direttore generale
non proceda alla ricostituzione del collegio entro
trenta giorni, la regione provvede a costituirlo in via
straordinaria con un funzionario della regione e due
designati dal Ministro del tesoro. Il collegio
straordinario cessa le proprie funzioni all'atto
dell'insediamento del collegio ordinario. L'indennita'
annua lorda spettante ai componenti del collegio dei
revisori e' fissata in misura pari al 10 per cento degli
emolumenti del direttore generale dell'unita' sanitaria
locale. Al presidente del collegio compete una
maggiorazione pari al 20 per cento dell'indennita'
fissata per gli altri componenti. Il collegio dei revisori
vigila sull'osservanza delle leggi, verifica la regolare
tenuta della contabilita' e la corrispondenza del
rendiconto generale alle risultanze delle scritture
contabili, esamina il bilancio di previsione e le
relative variazioni ed assestamento. Il collegio accerta
almeno ogni trimestre la consistenza di cassa e puo'
chiedere notizie al direttore generale sull'andamento
dell'unita' sanitaria locale. I revisori possono, in
qualsiasi momento, procedere, anche individualmente, ad
atti di ispezione e di controllo.
14. Nel unita' sanitarie locali il cui ambito
territoriale coincide con quello del comune, il sindaco,
al fine di corrispondere alle esigenze sanitarie della
popolazione, provvede alla definizione, nell'ambito della
programmazione regionale, delle linee di indirizzo per
l'impostazione programmatica dell'attivita, esamina il
bilancio pluriennale di previsione ed il bilancio di
esercizio e rimette alla regione le relative
osservazioni, verifica l'andamento generale
dell'attivita' e contribuisce alla definizione
dei piani programmatici trasmettendo le proprie
valutazioni e proposte al direttore generale ed alla
regione. Nelle unita' sanitarie locali il cui ambito
territoriale non coincide con il territorio del comune, le
funzioni del sindaco sono svolte dalla conferenza dei
sindaci o dei presidenti delle circoscrizioni di
riferimento territoriale tramite una rappresentanza
costituita nel suo seno da non piu' di cinque
componenti nominati dalla stessa conferenza con
modalita' di esercizio delle funzioni dettate con
normativa regionale".

 

Art. 9.
(Consulta tecnica permanente per i trapianti)
1. E' istituita la Consulta tecnica permanente per i trapianti, di
seguito denominata "Consulta". La Consulta e' composta dal direttore
dell'Istituto superiore di sanita', o da un suo delegato, dal
direttore generale del Centro nazionale, dai coordinatori dei centri
regionali e interregionali per i trapianti, dai rappresentanti di
ciascuna delle regioni che abbia istituito un centro interregionale,
da tre clinici esperti in materia di trapianti di organi e di
tessuti, di cui almeno uno rianimatore, e da tre esperti delle
associazioni nazionali che operano nel settore dei trapianti e della
promozione delle donazioni.
2. I componenti della Consulta sono nominati con decreto del Ministro
della sanita' per la durata di due anni, rinnovabili alla scadenza.
3. La Consulta predispone gli indirizzi tecnico-operativi per lo
svolgimento delle attivita' di prelievo e di trapianto di organi e
svolge funzioni consultive a favore del Centro nazionale.
4. Per l'istituzione della Consulta e' autorizzata la spesa di lire
100 milioni annue a decorrere dal 1999.

 

 

Art. 10.
(Centri regionali e interregionali)
1. Le regioni, qualora non abbiano gia' provveduto ai sensi della
legge 2 dicembre 1975, n. 644, istituiscono un centro regionale per i
trapianti ovvero, in associazione tra esse, un centro interregionale
per i trapianti, di seguito denominati, rispettivamente, "centro
regionale" e "centro interregionale".
2. Il Ministro della sanita' stabilisce con proprio decreto, da
emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, il bacino di utenza minimo, riferito alla popolazione, in
corrispondenza del quale le regioni provvedono all'istituzione di
centri interregionali.
3. La costituzione ed il funzionamento dei centri interregionali sono
disciplinati con convenzioni tra le regioni interessate.
4. Il centro regionale o interregionale ha sede presso una struttura
pubblica e si avvale di uno o piu' laboratori di immunologia per i
trapianti per l'espletamento delle attivita' di tipizzazione
tissutale.
5. Qualora entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge le regioni non abbiano promosso la costituzione dei
centri regionali o interregionali il Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro della sanita', previo invito alle regioni
inadempienti a provvedere entro un termine congruo, attiva i poteri
sostitutivi.
6. Il centro regionale o interregionale svolge le seguenti funzioni:
a) coordina le attivita' di raccolta e di trasmissione dei dati
relativi alle persone in attesa di trapianto nel rispetto dei criteri
stabiliti dal Centro nazionale;
b) coordina le attivita' di prelievo e i rapporti tra i reparti di
rianimazione presenti sul territorio e le strutture per i trapianti,
in collaborazione con i coordinatori locali di cui all'articolo 12;
c) assicura il controllo sull'esecuzione dei test immunologici
necessari per il trapianto avvalendosi di uno o piu' laboratori di
immunologia per i trapianti allo scopo di assicurare l'idoneita' del
donatore;
d) procede all'assegnazione degli organi in applicazione dei criteri
stabiliti dal Centro nazionale, in base alle priorita' risultanti
dalle liste delle persone in attesa di trapianto di cui all'articolo
8, comma 6, lettera a);
e) assicura il controllo sull'esecuzione dei test di compatibilita'
immunologica nei programmi di trapianto nel territorio di competenza;
f) coordina il trasporto dei campioni biologici, delle equipes
sanitarie e degli organi e dei tessuti nel territorio di competenza;
g) cura i rapporti di collaborazione con le autorita' sanitarie del
territorio di competenza e con le associazioni di volontariato.
7. Le regioni esercitano il controllo sulle attivita' dei centri
regionali e interregionali sulla base di apposite linee guida emanate
dal Ministro della sanita'.
8. Per l'istituzione e il funzionamento dei centri regionali e
interregionali e' autorizzata la spesa di lire 4.200 milioni annue a
decorrere dal 1999.

Nota all'art. 10:
- La legge 2 dicembre 1975, n. 644, reca: "Disciplina
dei prelievi di parti di cadavere a scopo di trapianto
e norme sul prelievo dell'ipofisi da cadavere a scopo
di produzione di estratti per uso terapeutico".

 

Art. 11.
(Coordinatori dei centri regionali e interregionali)
1. Le attivita' dei centri regionali e dei centri interregionali sono
coordinate da un coordinatore nominato dalla regione, o d'intesa tra
le regioni interessate, per la durata di cinque anni, rinnovabili
alla scadenza, tra i medici che abbiano acquisito esperienza nel
settore dei trapianti.
2. Nello svolgimento dei propri compiti, il coordinatore regionale o
interregionale e' coadiuvato da un comitato regionale o
interregionale composto dai responsabili, o loro delegati, delle
strutture per i prelievi e per i trapianti presenti nell'area di
competenza e da un funzionario amministrativo delle rispettive
regioni.

 

 

Art. 12.
(Coordinatori locali)
1. Le funzioni di coordinamento delle strutture per i prelievi sono
svolte da un medico dell'azienda sanitaria competente per territorio
che abbia maturato esperienza nel settore dei trapianti designato dal
direttore generale dell'azienda per un periodo di cinque anni,
rinnovabile alla scadenza.
2. I coordinatori locali provvedono, secondo le modalita' stabilite
dalle regioni:
a) ad assicurare l'immediata comunicazione dei dati relativi al
donatore, tramite il sistema informativo dei trapianti di cui
all'articolo 7, al centro regionale o interregionale competente ed al
Centro nazionale, al fine dell'assegnazione degli organi;
b) a coordinare gli atti amministrativi relativi agli interventi di
prelievo;
c) a curare i rapporti con le famiglie dei donatori;
d) ad organizzare attivita' di informazione, di educazione e di
crescita culturale della popolazione in materia di trapianti nel
territorio di competenza.
3. Nell'esercizio dei compiti di cui al comma 2 i coordinatori locali
possono avvalersi di collaboratori scelti tra il personale sanitario
ed amministrativo.
4. Per l'attuazione dell'articolo 11 e del presente articolo e'
autorizzata la spesa di lire 50 milioni annue a decorrere dal 1999.

 

 

Art. 13.
(Strutture per i prelievi)
1. Il prelievo di organi e' effettuato presso le strutture sanitarie
accreditate dotate di reparti di rianimazione. L'attivita' di
prelievo di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte
ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto del
Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582, puo' essere svolta
anche nelle strutture sanitarie accreditate non dotate di reparti di
rianimazione.
2. Le regioni, nell'esercizio dei propri poteri di programmazione
sanitaria e nell'ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera
di cui all'articolo 2 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, come
modificato dall'articolo 1 del decreto-legge 17 maggio 1996, n. 280,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 1996, n. 382,
provvedono, ove necessario, all'attivazione o al potenziamento dei
dipartimenti di urgenza e di emergenza sul territorio ed al
potenziamento dei centri di rianimazione e di neurorianimazione, con
particolare riguardo a quelli presso strutture pubbliche accreditate
ove, accanto alla rianimazione, sia presente anche un reparto
neurochirurgico.
3. I prelievi possono altresi' essere eseguiti, su richiesta, presso
strutture diverse da quelle di appartenenza del sanitario chiamato ad
effettuarli, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla
incompatibilita' dell'esercizio dell'attivita' libero-professionale,
a condizione che tali strutture siano idonee ad effettuare
l'accertamento della morte, ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n.
578, e del decreto del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582.


Note all'art. 13:
- Per il titolo della legge n. 578/1993, si veda in
nota all'art. 1.
- Per il titolo del decreto ministeriale n. 582/1994, si
veda nelle note all'art. 2.
- Il testo dell'art. 2 della legge 28 dicembre 1995, n.
549 (Misure di razionalizzazione della finanza
pubblica) come modificato dall'art. 1 del decreto-legge
17 maggio 1996, n. 280 (Disposizioni urgenti nel settore
sanitario), convertito, con modificazioni, dalla legge 18
luglio 1996, n. 382, e' il seguente:
"Art. 2. - 1. A decorrere dall'anno 1996 le quote di
spettanza sul prezzo di vendita al pubblico delle
specialita' medicinali collocate nelle classi a) e b) di
cui all'art. 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993,
n. 537, sono fissate per i grossisti e per i
farmacisti al 7 per cento ed al 26 per cento sul prezzo di
vendita al pubblico al netto dell'imposta sul valore
aggiunto (IVA). Il Servizio sanitario nazionale, nel
procedere alla corresponsione alle farmacie di quanto
dovuto, trattiene a titolo di sconto una quota pari al 3
per cento dell'importo al lordo dei ticket, fatta
eccezione per le farmacie rurali che godono
dell'indennita' di residenza alle quali e' trattenuta una
quota pari all'1,5 per cento. L'importo dello sconto
dovuto dalla farmacia non concorre alla determinazione
della base imponibile ne' ai fini dell'imposta ne' dei
contributi dovuti dalla farmacia.
2. (Comma abrogato dall'art. 8 del decreto legislativo
29 aprile 1998, n. 124).
3. Le misure del concorso delle regioni Sicilia e
Sardegna al finanziamento del Servizio sanitario nazionale
previste dall'art. 34, comma 3, della legge 23
dicembre 1994, n. 724, sono elevate rispettivamente al
35 per cento e al 25 per cento. In ogni caso il maggior
onere posto a carico delle regioni non puo' essere
superiore alla differenza tra l'incremento annuo delle
entrate tributarie regionali e delle devoluzioni di
tributi erariali rilevato a consuntivo e quello
convenzionalmente calcolato applicando un tasso annuo
d'incremento pari al 2 per cento. Il Ministro del
tesoro provvede all'eventuale rimborso spettante alle
regioni. All'eventuale onere si provvede mediante
l'aumento delle accise sui prodotti superalcolici in
modo da determinare un incremento delle entrate di
importo pari allo stesso onere.
4. Il rapporto tra le unita' sanitarie locali e i
medici di medicina generale ed i pediatri di libera
scelta, convenzionati con il Servizio sanitario nazionale
ai sensi dell'art. 8 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni,
cessa al compimento del settantesimo anno di eta'.
5. Le regioni, entro il 31 dicembre 1996, con
apposito atto programmatorio di carattere generale
anche a stralcio del piano sanitario regionale,
provvedono a ristrutturare la rete ospedaliera, prevedendo
l'utilizzazione dei posti letto ad un tasso non inferiore
al 75 per cento in media annua ed adottando lo standard di
dotazione media di 5,5 posti letto per mille abitanti,
di cui l'1 per mille riservato alla riabilitazione ed alla
lungodegenza postacuzie, con un tasso di spedalizzazione
del 160 per mille Le regioni procedono alla
ristrutturazione della rete ospedaliera operando le
trasformazioni di destinazione, gli accorpamenti, le
riconversioni e le disattivazioni necessari, con criteri
di economicita' ed efficienza di gestione, anche
utilizzando i finanziamenti di cui all'art. 20 della
legge 11 marzo 1988, n. 67, che devono essere
prioritariamente finalizzati ai progetti funzionali al
raggiungimento dei parametri indicati al primo periodo del
presente comma. Le regioni completano la ristrutturazione
della rete ospedaliera entro il 31 dicembre 1999.
L'organizzazione interna degli ospedali deve osservare il
modello dipartimentale al fine di consentire a servizi
affini e complementari di operare in forma coordinata per
evitare ritardi, disfunzioni e distorto utilizzo delle
risorse finanziarie. Le regioni procedono ad attivita'
di controllo e verifica sulla osservanza delle
disposizioni di cui ai commi da 1 a 14 del presente
articolo, sul corretto utilizzo da parte degli erogatori
di prestazioni sanitarie ospedaliere delle risorse
impiegate nel trattamento dei pazienti e sulla
qualita' dell'assistenza.
6. L'INAIL puo' destinare in via prioritaria una quota
fino al 15 per cento dei fondi disponibili, su
delibera del consiglio di amministrazione, per la
realizzazione o per l'acquisto di immobili, anche tramite
accensione di mutui da destinare a strutture da locare al
Servizio sanitario nazionale ovvero a centri per
la riabilitazione, da destinare in via prioritaria agli
infortunati sul lavoro e da gestire, previa intesa con le
regioni, nei limiti dello standard di 5,5 posti letto per
mille abitanti, di cui l'1 per mille riservato alla
riabilitazione ed alla lungodegenza postacuzie.
7. Il termine fissato dall'art. 8, comma 7, ultimo
periodo, del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, e successive modificazioni ed integrazioni,
per la cessazione dei rapporti convenzionali in atto
tra il Servizio sanitario nazionale e la medicina
specialistica, ambulatoriale, generale ivi compresa la
diagnostica strumentale e di laboratorio, e
l'instaurazione di nuovi rapporti fondati sul criterio
dell'accreditamento, sulla modalita' di pagamento a
prestazione e sull'adozione del sistema di verifica e
revisione della qualita' delle attivita' svolte e delle
prestazioni erogate, e' prorogato a non oltre il 30
giugno 1996. Rimane confermata altresi' agli assistiti la
facolta' di libera scelta delle strutture sanitarie e dei
professionisti a norma degli articoli 8 e 14 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni e integrazioni.
8. Analogamente a quanto gia' previsto per le aziende ed
i presidi ospedalieri dall'art. 4, commi 7, 7-bis e
7-ter, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, come modificato dall'art. 6, comma 5, della legge 23
dicembre 1994, n. 724, nell'ambito dei nuovi rapporti
instaurati ai sensi dell'art. 8, comma 5, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni ed integrazioni, ferma restando la facolta'
di libera scelta, le regioni e le unita' sanitarie locali,
sulla base di indicazioni regionali, contrattano, sentite
le organizzazioni di categoria maggiormente
rappresentative, con le strutture pubbliche
private ed i professionisti eroganti prestazioni
sanitarie un piano annuale preventivo che ne stabilisca
quantita' presunte e tipologia, anche ai fini degli oneri
da sostenere.
9. In sede di prima applicazione del sistema di
remunerazione delle prestazioni di cui all'art. 8, comma
5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni ed integrazioni, le regioni
fissano il livello massimo delle tariffe da corrispondere
nel proprio territorio ai soggetti erogatori entro un
intervallo di variazione compreso tra il valore delle
tariffe individuate dal Ministro della sanita', con
propri decreti, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti fra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, ed una riduzione di tale
valore non superiore al 20 per cento, fatti salvi
i livelli inferiori individuati in base alla puntuale
applicazione dei criteri di cui all'art. 3 del decreto
del Ministro della sanita' 15 aprile 1994 pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1994. Per
l'assistenza specialistica ambulatoriale, ivi compresa la
diagnostica strumentale e di laboratorio, il Ministro
della sanita' individua, entro centoventi giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, oltre
alle suddette tariffe, le prestazioni erogabili nell'ambito
del Servizio sanitario nazionale.
10. Le disposizioni di cui all'art. 8, comma 3, della
legge 24 dicembre 1993, n. 537, sui fondi di
incentivazione previsti per il comparto della sanita',
si interpretano nel senso che sono applicabili
anche al personale medico veterinario e ai dipendenti
degli Istituti zooprofilattici sperimentali a decorrere dal
1 gennaio 1996.
11. Fermo restando che le unita' sanitarie locali devono
assicurare i livelli uniformi di assistenza di cui al
Piano sanitario nazionale approvato ai sensi del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni e integrazioni, i limiti di spesa comunque
stabiliti per le singole tipologie di prestazioni
sanitarie non costituiscono vincolo per le regioni che
certifichino al Ministero della sanita' il previsto
mantenimento, a fine esercizio, delle proprie
occorrenze finanziarie nei limiti dello stanziamento
determinato in ragione della quota capitaria,
ragguagliata ai suddetti livelli, di cui all'art. 12,
comma 3, del citato decreto legislativo. Le eventuali
eccedenze che dovessero risultare rispetto al predetto
stanziamento restano a carico dei bilanci regionali.
11-bis. In deroga alle disposizioni del comma 11, per il
1996 e per il 1997 l'onere a carico del Servizio
sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica puo'
registrare un incremento non superiore al 14 per cento
rispetto a quanto previsto dal comma 5 dell'art. 7 della
legge 23 dicembre 1994, n. 724, fermo restando il
mantenimento delle occorrenze finanziarie delle
regioni nei limiti degli stanziamenti suddetti.
12. Le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano controllano la gestione delle unita' sanitarie
locali e delle aziende ospedaliere anche attraverso
osservatori di spesa o altri strumenti di controllo
appositamente individuati. Qualora al 30 giugno di
ciascun anno risulti la tendenza al verificarsi di
disavanzi, le regioni e le province autonome attivano le
misure indicate dall'art. 13 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e
integrazioni, riferendone in sede di presentazione della
relazione prevista dall'art. 6 della legge 23 dicembre
1994, n. 724.
13. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, allo scopo di fronteggiare le
esigenze dei rispettivi servizi sanitari, provvedono a
predisporre un piano, da realizzare entro il 30 giugno
1997,per alienare, per affidare in gestione anche ad
organismi specializzati ovvero per conferire, a titolo
di garanzia per la contrazione di mutui o per
l'accensione di altre forme di credito, gli immobili
destinati ad usi sanitari sottoutilizzati o non ancora
completati, o comunque non indispensabili al mantenimento
dei livelli delle prestazioni sanitarie. Adottano
altresi' i provvedimenti di trasferimento dei beni alle
unita' sanitarie locali ed alle aziende ospedaliere di
cui all'art. 5, comma 2, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e
integrazioni, entro il termine di centottanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge,
avvalendosi, ove necessario, di organismi specializzati
per la rilevazione e la valorizzazione dei patrimoni
immobiliari. Scaduto tale termine, il Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro della sanita',
previa diffida, attiva il potere sostitutivo con la nomina
di commissari ad acta per l'adozione dei conseguenti
provvedimenti. Le norme del presente comma non si
applicano alle regioni e alle province autonome che
non beneficiano di trasferimenti a carico del
Servizio sanitario nazionale.
14. Per l'accertamento della situazione debitoria
delle unita' sanitarie locali e delle aziende ospedaliere
al 31 dicembre 1994, le regioni attribuiscono ai direttori
generali delle istituite aziende unita' sanitarie locali
le funzioni di commissari liquidatori delle soppresse
unita' sanitarie locali ricomprese nell'ambito territoriale
delle rispettive aziende. Le gestioni a stralcio di cui
all'art. 6, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n.
724, sono trasformate in gestioni liquidatorie. Le
sopravvenienze attive e passive relative a dette gestioni,
accertate successivamente al 31 dicembre 1994, sono
registrate nella contabilita' delle citate gestioni
liquidatorie. I commissari entro il termine di tre mesi
provvedono all'accertamento della situazione debitoria e
presentano le risultanze ai competenti organi regionali.
15. Il secondo ed il terzo periodo del comma 16
dell'art. 8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come
modificato dal comma 3 dell'art. 1 della legge 23 dicembre
1994, n 724, sono sostituiti dai seguenti: ''A decorrere
dal 1 gennaio 1996 sono altresi' esentati dalla
partecipazione alla spesa sanitaria di cui ai commi
14 e 15 i portatori di patologie neoplastiche maligne, i
pazienti in attesa di trapianti di organi, nonche' i
titolari di pensioni sociali ed i familiari a carico di
questi ultimi. A partire dalla stessa data sono inoltre
esentati dalla partecipazione alla spesa sanitaria di cui
ai commi 14 e 15 i disoccupati ed i loro familiari a
carico, nonche' i titolari di pensioni al minimo di eta'
superiore a sessant'anni ed i loro familiari a carico,
purche' appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito
complessivo, riferito all'anno precedente, inferiore a lire
16 milioni, incrementato fino a lire 22 milioni in
presenza del coniuge ed in ragione di un ulteriore milione
di lire per ogni figlio a carico''.
16. Nell'art. 14, comma 1, della legge 23 luglio 1991,
n. 223, la disposizione di cui all'ultimo periodo
continua a trovare applicazione limitatamente al settore
agricolo.
17. Nel settore agricolo, ai soli fini del
calcolo delle prestazioni temporanee, resta fermo il
salario medio convenzionale rilevato nel 1995. Per quanto
riguarda il trattamento concesso per intemperie stagionali
nel settore edile, gli importi massimi della integrazione
salariale sono pari a quelli vigenti in base al secondo
comma dell'articolo unico della legge 13 agosto 1980, n.
427, come sostituito dall'art. 1, comma 5, del
decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451,
incrementati del 20 per cento e successivamente adeguati
nelle misure ivi previste.
18. Ai fini dell'applicazione del comma 19, si
considera lavoro straordinario per tutti i lavoratori, ad
eccezione del personale che svolge funzioni direttive:
a) quello che eccede le quaranta ore nel caso di regime
di orario settimanale;
b) quello che eccede la media di quaranta ore
settimanali nel caso di regime di orario
plurisettimanale previsto dai contratti collettivi
nazionali ovvero, in applicazione di questi ultimi, dai
contratti collettivi di livello inferiore. In tal caso,
tuttavia, il periodo di riferimento non puo' essere
superiore a dodici mesi.
19. L'esecuzione del lavoro straordinario comporta, a
carico delle imprese con piu' di quindici dipendenti, il
versamento, a favore del Fondo prestazioni temporanee
dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS),
di un contributo pari a 5 per cento della
retribuzione relativa alle ore di straordinario
compiute. Per le imprese industriali tale misura e'
elevata al 10 per cento per le ore eccedenti le 44 ore e
al 15 per cento, indipendentemente dal numero dei
lavoratori occupati, per quelle eccedenti le 48 ore.
20. La quota del gettito contributivo di cui al comma 19
eccedente la somma di lire 275 miliardi per l'anno 1996 e
di lire 300 miliardi a decorrere dal 1997, e' versata
dall'INPS all'entrata del bilancio dello Stato per essere
riassegnata al capitolo 1176 dello stato di previsione
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
concernente il Fondo per l'occupazione di cui
all'art. 1 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993,
n. 236, e successive modificazioni, per finanziare
misure di riduzione dell'orario di lavoro e di
flessibilita' dell'orario medesimo ivi incluse quelle
previste dall'art. 7 del decreto-legge 16 maggio 1994, n.
299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1994, n. 451, che trovano applicazione anche
successivamente al 31 dicembre 1995. Con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di
concerto con il Ministro del tesoro, sono stabiliti
criteri e modalita' di attuazione delle disposizioni di
cui al presente comma.
21. Il versamento di cui al comma 20 non e' dovuto nei
casi in cui lo svolgimento di lavoro straordinario crei
in capo al lavoratore, secondo i criteri stabiliti
dalla contrattazione collettiva, il diritto ad una
corrispondente riduzione dell'orario normale di lavoro e
tale riduzione venga effettivamente goduta. Il versamento
non e' altresi' dovuto per specifiche attivita'
individuate con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale di concerto con il Ministro del
tesoro, in considerazione delle particolari
caratteristiche di espletamento delle prestazioni
lavorative.
22. L'accesso ai trattamenti straordinari di integrazione
salariale e di mobilita' a favore delle imprese
esercenti attivita' commerciali, delle agenzie di
viaggio e turismo e degli operatori turistici, nonche'
delle imprese di spedizione e di trasporto con piu' di
cinquanta addetti e delle imprese di vigilanza di
cui, rispettivamente, all'art. 7, comma 7, del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e
all'art. 5, comma 3, del decreto-legge 16 maggio 1994,
n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1994, n. 451, e' prorogato fino al 31 dicembre 1997,
e per le imprese di spedizione e di trasporto fino al 31
dicembre 1996, nei limiti di una spesa complessiva non
superiore a lire 40 miliardi annui. Per lo stesso
periodo vige l'assoggettamento ai relativi
obblighi contributivi. Con decreto del Ministro del lavoro
e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro
del tesoro, sono definiti i relativi criteri concessivi
nei limiti delle predette risorse.
23. A valere sulla disponibilita' del Fondo per
l'occupazione di cui all'art. 1 del decreto-legge 20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla
legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modificazioni,
una quota non superiore a lire 20 miliardi e'
destinata, per l'anno 1996, al finanziamento dei
contratti di solidarieta' nel settore artigiano.
24. A decorrere dal 1 gennaio 1996 le imprese comunicano
ai sindaci dei comuni i nominativi dei lavoratori
residenti, sospesi dal lavoro ed in favore dei quali sia
riconosciuto il diritto al trattamento straordinario di
integrazione salariale, non impegnati in attivita'
formative e di orientamento. I predetti nominativi
vengono altresi' comunicati dalle imprese alla commissione
regionale per l'impiego. I comuni, gli enti locali ed i
loro consorzi, ovvero i soggetti promotori di cui
all'art. 14, decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1994, n. 451, possono provvedere ad avviare direttamente
i predetti lavoratori in attivita' socialmente utili e
di tutela dell'ambiente, anche in deroga all'art. 1
del decreto-legge 4 dicembre 1995, n. 515. I
lavoratori che rifiutano di essere impegnati perdono il
diritto al trattamento di integrazione salariale per un
periodo di tempo pari a quello dell'attivita' ad essi
offerta, ferme restando le eccezioni di cui all'art. 9,
comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e
all'art. 6, comma 5, del decreto-legge 20 maggio
1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1993, n. 236. Le imprese che fanno richiesta
di concessione del trattamento di integrazione
salariale sono tenute a darne contestuale informazione ai
comuni di residenza.
25. L'articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 1989,
n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7
dicembre 1989, n. 389, si interpreta nel senso che, in
caso di pluralita' di contratti collettivi intervenuti
per la medesima categoria la retribuzione da assumere come
base per il calcolo dei contributi previdenziali ed
assistenziali e' quella stabilita dai contratti colletivi
stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e
dei datori di lavoro comparativamente piu' rappresentative
nella categoria.
26. (Comma abrogato dall'art. 2, comma 19, della legge
23 dicembre 1996, n. 662).
27. (Comma abrogato dall'art. 2, comma 19 della legge
23 dicembre 1996, n. 662).
28. I giornali pornografici cataloghi, esclusi
quelli di informazione libraria, sono soggetti
all'aliquota IVA del 19 per cento e sono parimenti
esclusi dalla resa forfettaria di cui all'art. 74. primo
comma, lettera c), del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive
modificazioni, nonche' dalle riduzioni tariffarie di cui
all'art. 28 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e
successive modificazioni.
29. All'art. 3, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n.
250, dopo le parole: ''comma 8'' sono inserite le
seguenti: ''e al comma 11, limitatamente alle imprese
indicate nel presente periodo, con esclusione
dell'applicazione dell'art. 2, comma 1, della legge 14
agosto 1991, n. 278''. Al medesimo art. 3, comma 2,
della citata legge n. 250 del 1990, e' aggiunto, in
fine, il periodo: ''per le cooperative di giornalisti
editrici di quotidiani di cui al presente comma la
testata deve essere editata da almeno tre anni''.
L'ammontare dei contributi previsti dai commi 8, 10 e 11
dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250 e
dall'art. 4, comma 2, della stessa legge, non puo'
comunque superare il 50 per cento dei costi presi a base
del calcolo dei contributi stessi.
30. Al comma 2 dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n.
250, dopo le parole: ''Trentino-Alto Adige'' sono aggiunte
le seguenti: ''e ai giornali quotidiani italiani editi e
diffusi all'estero''. Ai fini dell'applicazione dell'art.
3, comma 8, lettera a), della legge 7 agosto 1990, n.
250, il comma 2 dello stesso art. 3 della medesima legge
n. 250 del 1990, deve essere interpretato nel senso che
per imprese editrici di quotidiani costituite come
cooperative giornalistiche, devono intendersi anche le
imprese, costituite in tale ferma, editrici di agenzie di
stampa quotidiane che trasmettano tramite canali in
concessione esclusiva dell'Ente poste italiane.
31. All'art. 2, comma 1, della legge 15 novembre 1993, n.
466, dopo le parole: ''31 dicembre 1980'' sono inserite le
seguenti: ''ed alle cooperative di giornalisti''.
32. E autorizzata la spesa di 5 miliardi di lire per
ciascuno degli anni finanziari dal 1996 al 2005 quale
ulteriore contributo dello Stato al fondo di cui al
sesto comma dell'art. 34 della legge 5 agosto 1981, n.
416.
33. Ai fini dell'ammissione alle provvidenze di cui ai
commi 26 e 27 del presente articolo si applicano gli
articoli 18 e 19, terzo comma, della legge 5 agosto 1981,
n. 146.
34. E' abrogato l'art. 4 del decreto-legge 22 maggio
1993, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1993, n. 243. Entro il 31 marzo 1996 l'Ente
poste italiane determina le nuove tariffe per le
spedizioni di stampe in abbonamento postale, secondo la
proceduta prevista dall'art. 8, comma 2, del
decreto-legge 1 dicembre 1993, n. 487, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71,
lasciando inalterato il costo sostenuto dalle imprese
editrici ammesse ai benefici di cui ai commi 26 e 27
del presente articolo, fatto salvo il tasso di
inflazione programmata. Per le testate non ammesse ai
benefici di cui ai commi 26 e 27, l'aumento non puo'
essere superiore al 20 per cento annuo del costo di
spedizione in abbonamento postale.
35. Lo stanziamento iscritto sul capitolo 4646 dello
stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno
1996, e corrispondenti capitoli per gli esercizi
successivi, e' ridotto di lire 300,4 miliardi annui.
36. A decorrere dal 1 gennaio 1995 la concessione delle
provvidenze previste dagli articoli 4, 7 e 8 della legge 7
agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, e
dall'art. 7 del decreto-legge 27 agosto 1993, n, 323,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre
1993, n. 422, e' subordinata al regolare versamento
per tutti i dipendenti dei contributi di legge ai
rispettivi competenti enti previdenziali.
37. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, sentiti i Ministri competenti, sono
trasferiti in proprieta' ai comuni prioritariamente, o
ad altri enti locali che ne facciano richiesta, i beni
immobili demaniali e patrimoniali dello Stato che
risultino non utilizzati alla data del 30 giugno 1995 o
che, anche successivamente a tale data, risultino non
piu' utili ai fini istituzionali delle Amministrazioni
dello Stato. Il prezzo di cessione e' fissato in misura
pari ai due terzi del valore determinato dall'ufficio
tecnico erariale competente per territorio.
38. I beni trasferiti restano assoggettati ai vincoli
urbanistici e a quelli a tutela di interessi ambientali,
paesaggistici e storici. L'atto di cessione deve essere
perfezionato entro un anno dalla data di richiesta.
39. Le partecipazioni azionarie delle aziende
termali, gia' appartenenti al soppresso Ente autonomo
gestione aziende termali (EAGAT) possono essere cedute a
titolo oneroso alle regioni a statuto speciale e alle
province autonome di Trento e di Bolzano che ne
facciano richiesta entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge. A tal fine il Ministero
del tesoro - Direzione generale del tesoro provvede alla
dismissione della partecipazione, in deroga alle
vigenti norme di legge e di regolamento sulla
contabilita' dello Stato, sulla base di una
stima redatta dall'ufficio tecnico erariale competente per
territorio.
40. L'elenco dei crediti sorti prima del 18 luglio 1992
relativi a societa' di cui all'art. 5, comma 1, lettera b),
del decreto-legge 19 dicembre 1992, n. 487, convertito,
con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1993, n. 33,
poste in liquidazione coatta amministrativa, puo' essere
aggiornato per tenere conto sia di eventuali variazioni
di importo determinate dalla maturazione fino alla
data di assoggettamento alla procedura di liquidazione
coatta amministrativa, ovvero dal pagamento in contanti,
ove si tratti dei rapporti di cui all'art. 6, comma 4, del
citato decreto-legge n. 487 del 1992, degli interessi
corrispettivi ai tassi pattuiti e degli altri oneri
relativi ai rapporti di cui al predetto art. 6, comma 4,
ovvero degli interessi corrispettivi comunque non superiori
a quelli legali per i crediti originati da rapporti
diversi da quelli di cui al medesimo art. 6, comma 4,
sia delle eventuali variazioni determinate da accordi
transattivi, dalla correzione di errori materiali, ovvero
da altri fatti o atti sopravvenuti. Le predette modifiche
ed interazioni vengono proposte dal commissario
liquidatore ed approvate dal Ministro del tesoro,
conformemente alle modalita' e secondo le procedure di
cui all'art. 5, comma 4-ter, del citato decreto-legge n.
487 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge
n. 33 del 1993, e successive modificazioni.
41. Entro la scadenza del 31 gennaio 1996, con decreto
del Ministro del tesoro, su proposta del commissario
liquidatore dell'Ente partecipazioni e finanziamento
industria manifatturiera (EFIM), sono individuate le
societa' controllate dal medesimo EFIM, possedute
direttamente o controllate da societa' poste in
liquidazione coatta amministrativa, che non devono essere
assoggettate alla procedura di liquidazione coatta
amministrativa, alle quai continuano ad applicarsi
le disposizioni del citato decreto-legge n. 487 del 1992,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del
1993, e successive modificazioni, fino alla data del 31
dicembre 1997, alla condizione che si tratti di imprese
alle quali non vengano effettuate erogazioni che possano
essere considerate aiuti di Stato, a norma del trattato di
Roma.
42. Nell'ambito dei progetti strategici di cui all'art.
1, comma 8, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n.
415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
dicembre 1992, n. 488, e successive modificazioni, una
quota parte, pari a lire 250 miliardi, e' destinata
dal CIPE alla realizzazione di interventi nel settore del
commercio e del turismo e alla copertura ella quota di
finanziamento nazionale per la realizzazione di programmi
regionali nelle aree di cui agli obiettivi 1, 2 e 5b
del regolamento (CEE) n. 2052/88, e successive
modificazioni, e in quelle rientranti nella fattispecie di
cui all'art. 92, paragrafo 3, lettera c), del Trattato di
Roma e per altri interventi, relativi ai predetti settori,
previsti nel quadro comunitario di sostegno 1994-1999, ai
sensi dell'art. 5, comma 3, del decreto-legge 23 giugno
1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8
agosto 1995, n. 341.
43. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, il Governo della Repubblica e'
delegato ad emanare un decreto legislativo inteso a
consentire, per il periodo transitorio di tre anni,
l'erogazione di un indennizzo, pari al
trattamento pensionistico minimo, per la cessazione
dell'attivita' a favore degli esercenti il commercio al
minuto e loro coadiutori che abbiano superato i 62
anni d'eta' e non abbiano raggiunto i 65 anni, se
uomini, e che abbiano superato i 57 e non raggiunto i 60
anni, se donne.
44. Nell'esercizio della delega di cui al comma 43,
il Governo dovra' attenersi ai seguenti principi e criteri
direttivi:
a) incompatibilita' dell'indennizzo qualsiasi attivita'
di lavoro autonomo o subordinato ed rogazione dello stesso
fino al compimento dell'eta' pensionabile;
b) subordinazione dell'erogazione dell'indennizzo alla
cessazione definitiva dell'attivita', alla riconsegna delle
autorizzazioni e dei permessi alle autorita' competenti
nonche' alla cancellazione dai rispettivi albi od
elenchi e dal registro delle ditte presso la camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura;
c) costituzione di un apposito fondo per
l'erogazione degli indennizzi di cui al comma 43;
d) previsione, per il periodo 1996-2000, di
un'aliquota contributiva aggiuntiva nella misura dello
0,09 per cento, a carico degli iscritti alla gestione
pensionistica degli esercenti attivita' commerciali con
devoluzione dello 0,02 per cento alla gestione
pensionistica di categoria;
e) previsione di criteri per il riutilizzo da parte
della gestione pensionistica di categoria delle somme
eventualmente non impegnate per l'erogazione degli
indennizzi.
45. Lo schema di decreto legislativo di cui al
comma 43 e' trasmesso alla Camera dei deputati ed al
Senato della Repubblica almeno trenta giorni prima della
scadenza prevista per l'esercizio della delega. Le
Commissioni parlamentari competenti per materia
esprimono il loro parere entro quindici giorni dalla
data di trasmissione dello schema medesimo.
46. Il Governo e' delegato ad emanare, entro cinque mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge,
uno o piu' decreti legislativi diretti a:
a) trasferire alle regioni ulteriorifunzioni
amministrative, in particolare nelle materie di
turismo e industria alberghiera, agricoltura e foreste,
edilizia residenziale pubblica, formazione professionale
e artigianato; riordinare la composizione e le
attribuzioni della Conferenza di cui all'art. 12 della
legge 23 agosto 1988, n. 400, ferme restando le
attribuzioni di cui all'art. 6 del decreto-legge 23
giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni,
dalla legge 8 agosto 1995, n. 341;
b) delegare alle regioni funzioni in materia di
industria e commercio; di impiantistica sportiva; di
trasporti di interesse regionale e locale, con qualsiasi
modalita' effettuati, ivi compresi i servizi ferroviari
in concessione e gestione commissariale governativa
nonche' i servizi locali svolti dalle ''Ferrovie dello
Stato S.p.a.'', fissando criteri omogenei allo scopo di
fornire alla collettivita' servizi di trasporto
necessari ai fabbisogni di mobilita' ai sensi del
regolamento (CEE) n. 1893/91 del Consiglio, del 20
giugno 1991, conferendo la relativa autonomia finanziaria
e procedendo. al risanamento finanziario del settore;
c) riclassificare, ai sensi del decreto legislativo 30
aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, la
rete viaria statale e regolamentare il trasferimento,
d'intesa con le regioni interessate, delle competenze e
delle proprieta' di tronchi di strade dall'ente ANAS alle
regioni competenti, mantenendo alla competenza dell'ente
ANAS le autostrade e le strade statali di cui alle
lettere a) e b) del comma 6, lettera A, dell'art. 2 del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive
modificazioni, individuando altresi' le altre strade di
cui alle lettere c), d) ed e) del comma 6, lettera A,
dell'art. 2 del succitato decreto legislativo, che per la
loro natura rientrano nel novero di quelle, d'interesse
primario e strategico per lo Stato, da mantenere alla
competenza dell'ente ANAS;
d) delegare alle regioni ulteriori funzioni
amministrative nelle materie di cui alla lettera a), per
gli aspetti e per i profili che restano nelle attribuzioni
statali;
e) attribuire alle province, ai comuni e agli altri
enti locali funzioni amministrative per le materie di
interesse esclusivamente locale nei settori di cui alle
lettere a), b), c) e d);
f) prevedere, con particolare riguardo ai compiti di
gestione, i settori prioritari per i quali opera la
delega delle funzioni amministrative regionali agli enti
locali, ai sensi dell'art. 118, primo comma, della
Costituzione;
g) prevedere, con riguardo alle funzioni attinenti al
sistema delle imprese, che le regioni, nell'ambito delle
materie ad esse trasferite o delegate, ai sensi delle
lettere a) e b), possano delegare le camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura.
47. Nell'emanazione dei decreti legislativi di cui al
comma 46, il Governo si atterra' ai seguenti principi e
criteri direttivi nonche' a quelli contenuti nella legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, e nel
decreto legislativo3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni:
a) attribuzione alle amministrazioni centrali di
prevalenti compiti di sviluppo e di programmazione
nazionale, di indirizzo e di coordinamento, e alle
amministrazioni periferiche di compiti di
programmazione, di sviluppo nonche' compiti di
utilizzazione, di coordinamento e di gestione di mezzi e
strutture, con l'attribuzione ai dirigenti della
responsabilita' per budget di spesa, apportando le
necessarie modificazioni alla normativa di bilancio, con
connesso avvio del controllo di gestione per la verifica
dei risultati;
b) trasferimento o delega di funzioni alle regioni,
concentrando le responsabilita' gestionali,
organizzative e finanziarie, con contestuale
soppressione dei capitoli dello stato di previsione della
spesa, diretta e indiretta, del bilancio dello Stato e
corrispondente incremento delle entrate spettanti alle
regioni stesse; disciplina dell'esercizio degli
interventi sostitutivi da parte del Governo in caso di
persistente inattivita' delle regioni nell'esercizio
delle funzioni delegate e per l'ottemperanza agli
obblighi derivanti dall'adesione dell'Italia all'Unione
europea; disciplina degli accordi di programma tra
Stato e regione, anche al fine, dell'esercizio
della funzione di indirizzo e coordinamento
dell'attivita' amministrativa regionale sulla base di
criteri e principi da individuarsi nelle singole
materie, qualora esistano esigenze di carattere
unitario; trasferimento alle amministrazioni regionali e
locali del personale e dei beni strumentali e delle
relative risorse necessari all'esercizio delle funzioni
attribuite ai sensi della presente legge e dei relativi
decreti di attuazione;
c) attribuzione alla Conferenza di cui all'art. 12
della legge 23 agosto 1988, n. 400, dei compiti di
monitoraggio dell'attivita' regionale trasferita e
delegata, di promozione di intese ed adozione di atti
qualora sia utile o necessario dettare discipline
congiunte in materie di comune competenza tra Stato
e regioni, ovvero determinare i livelli minimi di
servizi, consentendo la partecipazione alla Conferenza
dei Ministri finanziari, e provvedendo al riordino e
soppressione degli organismi a composizione mista
ancora esistenti;
d) valorizzazione dello strumento della mobilita' anche
volontaria; aumento della flessibilita' dei poteri di
organizzazione degli uffici.
48. Relativamente al Ministero dei trasporti e della
navigazione, il Governo e' delegato ad emanare, entro
cinque mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu' decreti legislativi
diretti a razionalizzare le strutture degli attuali
organismi preposti al settore dell'aviazione civile, con
particolare riferimento alla Direzione generale
dell'aviazione civile ed al Registro aeronautico
italiano.
49. Nell'emanazione dei decreti legislativi di cui al
comma 48, il Governo dovra' provvedere all'istituzione
di un'unica struttura, sottoposta nelle sue funzioni
all'indirizzo e al controllo del Ministro dei trasporti
e della navigazione, al fine di una piu' efficiente
prestazione dei servizi, anche in attuazione dei principi
e delle normative dell'Unione europea e degli accordi
internazionali in materia, procedendo alle eventuali
modifiche del codice della navigazione conseguenti alla
suddetta riorganizzazione.
50. In fase di prima applicazione il personale
conserva il trattamento giuridico ed economico previsto
dai contratti vigenti nei settori di provenienza.
All'unificazione giuridica ed economica del personale
interessato si provvedera' mediante la predisposizione,
sentite le organizzazioni sindacali di categoria, di
apposite tabelle di equiparazione, da predisporre entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
51. In particolare per il settore dei trasporti pubblici
regionali, nell'emanazione dei decreti legislativi di
cui al comma 46, il Governo si atterra' ai seguenti
principi e criteri direttivi:
a) delegare alle regioni i compiti di
programmazione e amministrazione in materia di
servizi di trasporto pubblico di interesse locale e
regionale con qualsiasi modo di trasporto esercitati,
ivi compresi i servizi ferroviari in concessione e
gestione governativa e i servizi locali svolti dalle
''Ferrovie dello Stato S.p.a.''; affidare l'esercizio
dei servizi di trasporto pubblico attraverso
concessioni regolate da contratti di servizio, aventi
caratteristiche di certezza finanziaria e di copertura
di bilancio da parte delle regioni o degli enti locali,
stabilendo che il relativo costo e' finanziato dai
bilanci regionali e prevedendo che i servizi ulteriori,
rispetto a quelli corrispondenti ai livelli minimi
definiti dalle regioni, siano determinati dai contratti
di servizio stipulati tra le aziende e/o societa'
concessionarie e gli enti locali e che il corrispondente
costo sia a carico dei bilanci dei medesimi enti locali;
separare istituzionalmente i compiti di programmazione e
amministrazione da quelli di produzione dei servizi,
definire i criteri per l'istituzione, definire i
criteri per l'istituzione, a livello regionale e locale,
di specifici organismi preposti alla formazione e
attuazione dei piani di trasporto e alla preparazione e
gestione dei contratti di servizio pubblico;
b) delegare alle regioni il compito di stipulare
contratti di servizio e di programma, con decorrenza dal
l gennaio 1997, con le societa' concessionarie di servizi
ferroviari di interesse regionale e locale, nonche' con le
societa' di servizio ferroviario in regime di gestione
commissariale governativa, indicando le modalita' di
trasferimento alle regioni delle corrispondenti risorse;
c) definire le procedure e i criteri per la
ristrutturazione delle societa' di servizio ferroviario in
regime di gestione commissariale governativa da attuarsi
mediante affidamento di incarico alla societa'
''Ferrovie dello Stato S.p.a.'' per la predisposizione
del piano di ristrutturazione e successivo affidamento
in concessione alla stessa societa' per non piu' di un
triennio, esercitando il controllo sull'attuazione del
piano;
d) consentire alle regioni di subentrare, non prima del
l gennaio 1998, con propri autonomi contratti di
servizio regionale al contratto di servizio pubblico
tra Stato e ''Ferrovie dello Stato S.p.a.'' e definire le
procedure di subentro;
e) garantire il progressivo incremento del rapporto tra
ricavi da traffico e costi operativi al netto dei costi di
infrastruttura, fino a conseguire un rapporto di 0,35 a
partire dal 1 gennaio 1999;
f) procedere all'individuazione di livelli minimi di
servizio qualitativamente e quantitativamente
sufficienti ad assicurare comunque l'esercizio del
diritto alla mobilita' dei cittadini.
52. Il Governo, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, trasmette alla Camera dei
deputati e al Senato della Repubblica gli schemi di
decreti legislativi di cui ai commi da 46 a 51 al fine
dell'espressione del parere da parte della Commissione
parlamentare per le questioni regionali e delle altre
competenti Commissioni parlamentari; il parere e' espresso
entro sessanta giorni dalla data di trasmissione.
53. Disposizioni correttive nell'ambito dei decreti
legislativi di cui al comma 46, nel rispetto dei
principi e criteri direttivi determinati dai commi 47 e
51 e previo parere dell commissioni di cui al comma 52,
potranno essere emanate, con uno o piu' decreti
legislativi, fino al 31 dicembre 1997.
54. In considerazione dell'autofinanziamento del Servizio
sanitario nazionale, introdotto dall'art. 34, comma 3,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, la regione Valle
d'Aosta e le province autonome di Trento e di Bolzano
possono organizzare servizi di guardia medica con proprie
norme, nonche' autorizzare l'adozione, a titolo
sperimentale, di modelli gestionali di tipo aziendalistico,
nell'ambito dei servizi di emergenza, purche' finalizzati
ad un risparmio di risorse.
55. A far data dal 1 giugno 1996 le funzioni in
materia di manutenzione ordinaria e straordinaria
delle strade statali insistenti sul territorio delle
province autonome di Trento e di Bolzano sono delegate
con riferimento all'ambito territoriale di competenza,
alle due province autonome medesime, secondo modalita'
determinate con decreti legislativi emanati ai sensi
dell'art. 107 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670,
che disciplinano altresi' i rapporti finanziari e
patrimoniali.
56. Alle regioni a statuto speciale e alle province
autonome di Trento e di Bolzano, con norme di
attuazione, previo parere delle relative commissioni
paritetiche, sono trasferite ulteriori funzioni per
completare le competenze previste dai rispettivi
statuti speciali; al fine di rendere possibile
l'esercizio organico delle funzioni trasferite con le
medesime norme di attuazione viene altresi' delegato
alle regioni e province autonome stesse, per il
rispettivo territorio, l'esercizio di funzioni legislative
nonche' di quelle amministrative che, esercitate dagli
uffici statali soppressi, residuano alle competenze dello
Stato; al finanziamento degli oneri necessari per
l'esercizio delle funzioni trasferite o delegate
provvedono gli enti interessati, avvalendosi a tal fine
delle risorse che sono determinate d'intesa con il
Governo in modo da assicurare risparmi di spesa per il
bilancio dello Stato e a condizione che il trasferimento
effettivo venga completato entro il 30 giugno del
rispettivo anno.
57. Il Governo e' delegato ad emanare entro il 30 giugno
1996 uno o piu' decreti legislativi per disciplinare
la trasformazione in fondazioni di diritto privato
degli enti di prioritario interesse nazionale che operino
nel settore musicale.
58. Nell'emanazione dei decreti legislativi di cui al
comma 57, il Governo si atterra' ai seguenti principi e
criteri direttivi:
a) identificazione degli enti di cui al comma 57
comprendendo nella categoria: gli enti, associazioni o
istituzioni, pubbliche o private, che svolgano attivita'
di rilevanza nazionale per dimensione anche finanziaria,
tradizione e bacino di utenza, nonche' quelli che che
costituiscono anche di fatto un circuito di
distribuzione di manifestazioni nazionali od
internazionali; in ogni caso, gli enti autonomi lirici e
le istituzioni concertistiche ad essi assimilate,
disciplinati dalla legge 14 agosto 1967, n. 800, e
successive modificazioni;
b) determinazione delle condizioni della
trasformazione, comprendendovi: situazione
economicofinanziaria di equilibrio; gestione improntata
ad imprenditorialita' ed efficienza;
c) individuazione dei soggetti pubblici che
concorrono alla fondazione. Tra questi dovranno comunque
essere presenti lo Stato, la regione e il comune nei quali
gli enti hanno sede;
d) determinazione delle modalita' e degli strumenti con
i quali lo Stato, la regione e il comune promuovono
d'intesa l'intervento di altri enti o soggetti pubblici e
privati nelle fondazioni;
e) individuazione degli indirizzi ai quali dovranno
informarsi le decisioni attribuite alla autonomia
statutaria di ciascun ente, con particolare riferimento
alla formazione degli organi, alla gestione e al
controllo dell'attivita' istituzionale, nonche'
alla partecipazione di privati finanziatori nel rispetto
dell'autonomia e delle finalita' culturali dell'ente. Per
il perseguimento dei fini sociali la fondazione potra'
disporre, tra le sue fonti di finanziamento, anche
delle seguenti: 1) contributi di gestione a carico del
bilancio dello Stato, della regione e del comune; 2) altri
contributi pubblici ed erogazioni liberali dei privati;
3) rendite del suo patrimonio e proventi delle sue
attivita'; 4) altre somme erogate alla fondazione a
qualsiasi titolo non destinate a patrimonio; 5)
contributi versati dai fondatori e dai sostenitori delle
fondazioni; 6) somme derivanti da eventuali
alienazioni patrimoniali non destinate ad incremento del
patrimonio per delibera del consiglio di
amministrazione. Lo statuto della fondazione
deliberato dai soci fondatori e' approvato con decreto
dell'Autorita' di Governo competente in materia di
attivita' culturali;
f) adeguata vigilanza sulla gestione
economicofinanziaria dell'ente;
g) incentivazione, anche attraverso la rimozione di
ostacoli normativi, del miglioramento dei risultati della
gestione;
h) previsioni di incentivi per la costituzione
in forme organizzative autonome dei corpi artistici e
delle altre unita' operative, senza pregiudizio per
il regolare svolgimento dell'attivita' della
fondazione;
i) applicazione alle erogazioni liberali a favore
dell'ente, anche in forma di partecipazione al fondo di
dotazione, della disciplina prevista dagli articoli
13-bis, comma 1, lettera i), 65, comma 2, lettera
cquinquies), e 110-bis del testo unico delle imposte
sui redditi, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni;
l) previsione di una disciplina transitoria delle
liberalita' piu' favorevole di quella descritta alla
lettera i), limitata alla fase di avvio e senza oneri per
il bilancio dello Stato;
m) conservazione da parte delle fondazioni dei
diritti e delle prerogative riconosciute dalla legge agli
enti originari.
59. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al
comma 57 sono adottati su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del
tesoro. Essi sono trasmessi alla Camera dei deputati e al
Senato della Repubblica per l'acquisizione del parere
delle competenti commissioni, che si esprimono entro
trenta giorni dalla data di trasmissione. Decorsi i
termini previsti dal presente comma, il procedimento di
emanazione dei decreti legislativi prosegue anche in
mancanza dei pareri richiesti".

Art. 14.
(Prelievi)
1. Il collegio medico di cui all'articolo 2, comma 5, della legge 29
dicembre 1993, n. 578, nei casi in cui si possa procedere al prelievo
di organi, e' tenuto alla redazione di un verbale relativo
all'accertamento della morte. I sanitari che procedono al prelievo
sono tenuti alla redazione di un verbale relativo alle modalita' di
accertamento della volonta' espressa in vita dal soggetto in ordine
al prelievo di organi nonche' alle modalita' di svolgimento del
prelievo.
2. I verbali di cui al comma 1 sono trasmessi in copia, a cura del
direttore sanitario, entro le settantadue ore successive alle
operazioni di prelievo, alla regione nella quale ha avuto luogo il
prelievo ed agli osservatori epidemiologici regionali, a fini
statistici ed epidemiologici.
3. Gli originali dei verbali di cui al comma 1, con la relativa
documentazione clinica, sono custoditi nella struttura sanitaria ove
e' stato eseguito il prelievo.
4. Il prelievo e' effettuato in modo tale da evitare mutilazioni o
dissezioni non necessarie. Dopo il prelievo il cadavere e' ricomposto
con la massima cura.
5. Il Ministro della sanita', sentita la Consulta di cui all'articolo
9, definisce, con proprio decreto, da emanare entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri e le
modalita' per la certificazione dell'idoneita' dell'organo prelevato
al trapianto.

Nota all'art. 14:
- Il testo del comma 5 dell'art. 2 della citata legge
29 dicembre 1993, n. 578, e' il seguente:
"5. L'accertamento della morte dei soggetti affetti
da lesioni encefaliche e sottoposti a misure
rianimatorie e' effettuato da un collegio medico nominato
dalla direzione sanitaria, composto da un medico legale
o, in mancanza, da un medico di direzione sanitaria o da
un anatomopatologo, da un medico specialista in
anestesia e rianimazione e da un medico
neurofisiopatologo o, in mancanza, da un neurologo o da un
neurochirurgo esperti in elettroencefalografia. I
componenti del collegio medico sono dipendenti di strutture
sanitarie pubbliche".

Art. 15.
(Strutture per la conservazione dei tessuti prelevati)
1. Le regioni, sentito il centro regionale o interregionale,
individuano le strutture sanitarie pubbliche aventi il compito di
conservare e distribuire i tessuti prelevati, certificandone la
idoneita' e la sicurezza.
2. Le strutture di cui al comma 1 sono tenute a registrare i
movimenti in entrata ed in uscita dei tessuti prelevati, inclusa
l'importazione, secondo le modalita' definite dalle regioni.

 

 

Art. 16.
(Strutture per i trapianti)
1. Le regioni individuano, nell'ambito della programmazione
sanitaria, tra le strutture accreditate quelle idonee ad effettuare i
trapianti di organi e di tessuti. Con decreto del Ministro della
sanita', sentiti il Consiglio superiore di sanita' ed il Centro
nazionale, sono definiti i criteri e le modalita' per
l'individuazione delle strutture di cui al presente articolo, in base
ai requisiti previsti dal decreto del Ministro della sanita' 29
gennaio 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1o
febbraio 1992, nonche' gli standard minimi di attivita' per le
finalita' indicate dal comma 2.
2. Le regioni provvedono ogni due anni alla verifica della qualita' e
dei risultati delle attivita' di trapianto di organi e di tessuti
svolte dalle strutture di cui al presente articolo revocando
l'idoneita' a quelle che abbiano svolto nell'arco di un biennio meno
del 50 per cento dell'attivita' minima prevista dagli standard di cui
al comma 1.
3. Per l'attuazione degli articoli 13 e 15, nonche' del presente
articolo, e' autorizzata la spesa di lire 2.450 milioni annue a
decorrere dal 1999.

Nota all'art. 16:
- Il decreto del Ministro della sanita' 29 gennaio 1992,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1 febbraio
1992, reca: "Elenco delle alte specialita' e fissazione
dei requisiti necessari alle strutture sanitarie per
l'esercizio delle attivita' di alta specialita'".

 

Art. 17.
(Determinazione delle tariffe)
1. Il Ministero della sanita', sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, determina periodicamente la tariffa per le prestazioni di
prelievo e di trapianto di organi e di tessuti, prevedendo criteri
per la ripartizione della stessa tra le strutture di cui agli
articoli 13 e 16, secondo modalita' tali da consentire il rimborso
delle spese sostenute dal centro regionale o interregionale, nonche'
il rimborso delle spese aggiuntive relative al trasporto del feretro
nel solo ambito del territorio nazionale sostenute dalla struttura
nella quale e' effettuato il prelievo.
2. Per il rimborso delle spese aggiuntive relative al trasporto del
feretro, nei limiti indicati dal comma 1, e' autorizzata la spesa di
lire 200 milioni annue a decorrere dal 1999.

 

Art. 18.
(Obblighi del personale impegnato in attivita' di prelievo e
di trapianto)
1. I medici che effettuano i prelievi e i medici che effettuano i
trapianti devono essere diversi da quelli che accertano la morte.
2. Il personale sanitario ed amministrativo impegnato nelle attivita'
di prelievo e di trapianto e' tenuto a garantire l'anonimato dei dati
relativi al donatore ed al ricevente.

 

 

Capo IV
ESPORTAZIONE E IMPORTAZIONE
DI ORGANI E DI TESSUTI
E TRAPIANTI ALL'ESTERO
Art. 19.
(Esportazione e importazione di organi e di tessuti)
1. L'esportazione a titolo gratuito di organi e di tessuti prelevati
da soggetti di cui sia stata accertata la morte ai sensi della legge
29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto del Ministro della sanita' 22
agosto 1994, n. 582, nonche' l'importazione a titolo gratuito di
organi e di tessuti possono essere effettuate esclusivamente tramite
le strutture di cui agli articoli 13 e 16, previa autorizzazione del
rispettivo centro regionale o interregionale ovvero del Centro
nazionale nei casi previsti dall'articolo 8, comma 6, lettera l),
secondo modalita' definite con decreto del Ministro della sanita', da
emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, in base a principi che garantiscano la certificazione
della qualita' e della sicurezza dell'organo o del tessuto e la
conoscenza delle generalita' del donatore da parte della competente
autorita' sanitaria.
2. E' vietata l'esportazione di organi e tessuti verso gli Stati che
ne fanno libero commercio.
3. L'autorizzazione di cui al comma 1 non e' richiesta per le
esportazioni e le importazioni effettuate in esecuzione di
convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 7 del decreto del
Presidente della Repubblica 26 gennaio 1980, n. 197, nonche' delle
intese concluse ai sensi dell'accordo quadro tra la Repubblica
italiana e la Repubblica d'Austria, reso esecutivo con legge 8 marzo
1995, n. 76.
4. E' vietata l'importazione di tessuti e di organi a scopo di
trapianto da Stati la cui legislazione prevede la possibilita' di
prelievo e relativa vendita di organi provenienti da cadaveri di
cittadini condannati a morte.

Note all'art. 19:
- Per il titolo della legge n. 578/1993, si veda in
nota all'art. 1.
- Per il titolo del decreto ministeriale n. 582/1994, si
veda nelle note all'art. 2.
- Il testo dell'art. 7 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 gennaio 1980, n. 197 (Norme di attuazione
dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige
concernenti integrazioni alle norme di attuazione in
materia di igiene e sanita' approvate con decreto del
Presidente della Repubblica 28 marzo 1975, n. 474), e' il
seguente:
"Art. 7. - Per assicurare una completa assistenza
sanitaria ai cittadini nel rispetto delle
relative caratteristiche etnicolinguistiche, la
provincia autonoma di Bolzano individua nel piano
sanitario provinciale i servizi sanitari ospedalieri ed
extra ospedalieri che, non potendo essere assicurati dal
servizio sanitario locale, possono essere espletati in
base ad apposite convenzioni stipulate dalla provincia
con i competenti organi austriaci, da cliniche
universitarie e ospedali pubblici austriaci in ragione
delle loro specifiche finalita' e delle
caratteristiche tecniche e specialistiche.
Con la legge provinciale prevista dall'art. 25, ultimo
comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, vengono anche
disciplinati i casi in cui e' ammessa l'assistenza presso
le strutture sanitarie di cui al comma precedente".
- L'accordo quadro richiamato e' l'"Accordo sulla
cooperazione transfrontaliera delle collettivita'
territoriali", firmato a Vienna il 27 gennaio 1993. La
relativa legge di attuazione 8 marzo 1995, n. 76, e'
stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 18 marzo 1995,
n. 65.

 

Art. 20.
(Trapianti all'estero)
1. Le spese di iscrizione in organizzazioni di trapianto estere e le
spese di trapianto all'estero sono a carico del Servizio sanitario
nazionale limitatamente al trapianto di organi e solo se la persona
e' stata iscritta nella lista di attesa di cui all'articolo 8, comma
6, lettera a), per un periodo di tempo superiore allo standard
definito con decreto del Ministro della sanita' per ciascuna
tipologia di trapianto e secondo le modalita' definite con il
medesimo decreto.
2. Le spese di trapianto all'estero sono altresi' a carico del
Servizio sanitario nazionale nei casi in cui il trapianto sia
ritenuto urgente secondo criteri stabiliti dal Centro nazionale.

 

Capo V
FORMAZIONE DEL PERSONALE
Art. 21.
(Formazione)
1. Il Ministro della sanita', sentito il Ministro dell'universita' e
della ricerca scientifica e tecnologica, con proprio decreto
istituisce borse di studio per la formazione del personale di cui al
comma 2, anche presso istituzioni straniere, e per l'incentivazione
della ricerca nel campo dei prelievi e dei trapianti di organi e di
tessuti.
2. Le borse di studio di cui al comma 1 sono riservate al personale
delle strutture che svolgono le attivita' di cui alla presente legge
nonche' alla qualificazione del personale anche non laureato addetto
all'assistenza ai donatori e alle persone sottoposte a trapianto.
3. Il numero e le modalita' di assegnazione delle borse di studio
sono annualmente stabiliti con il decreto di cui al comma 1 nel
limite di lire 1.000 milioni annue a decorrere dal 1999.
4. Le regioni promuovono l'aggiornamento permanente degli operatori
sanitari ed amministrativi coinvolti nelle attivita' connesse
all'effettuazione dei trapianti.

 

Capo VI
SANZIONI
Art. 22.
(Sanzioni)
1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque viola le
disposizioni degli articoli 13, 15 e 16 e' punito con la sanzione
amministrativa consistente nel pagamento di una somma da lire 2
milioni a lire 20 milioni.
2. La sanzione di cui al comma 1 e' applicata dalle regioni con le
forme e con le modalita' previste dalla legge 24 novembre 1981, n.
689, e successive modificazioni.
3. Chiunque procura per scopo di lucro un organo o un tessuto
prelevato da soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi
della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto del Ministro
della sanita' 22 agosto 1994, n. 582, ovvero ne fa comunque
commercio, e' punito con la reclusione da due a cinque anni e con la
multa da lire 20 milioni a lire 300 milioni. Se il fatto e' commesso
da persona che esercita una professione sanitaria, alla condanna
consegue l'interdizione perpetua dall'esercizio della professione.
4. Chiunque procura, senza scopo di lucro, un organo o un tessuto
prelevato abusivamente da soggetto di cui sia stata accertata la
morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto
del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582, e' punito con la
reclusione fino a due anni. Se il fatto e' commesso da persona che
esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue
l'interdizione temporanea fino ad un massimo di cinque anni
dall'esercizio della professione.

Note all'art. 22:
- La legge 24 novembre 1981, n. 689, reca: "Modifiche
al sistema penale".
- Per il titolo della legge n. 578/1993 si veda in nota
all'art. 1.
- Per il titolo del decreto ministeriale n. 572/1994 si
veda nelle note all'art. 2.


Capo VII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
Art. 23.
(Disposizioni transitorie)
1. Fino alla data di cui all'articolo 28, comma 2, e' consentito
procedere al prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia
stata accertata la morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n.
578, e del decreto del Ministro della sanita' 22 agosto 1994, n. 582,
salvo che il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, il coniuge non separato o il
convivente more uxorio o, in mancanza, i figli maggiori di eta' o, in
mancanza di questi ultimi, i genitori ovvero il rappresentante legale
possono presentare opposizione scritta entro il termine
corrispondente al periodo di osservazione ai fini dell'accertamento
di morte, di cui all'articolo 4 del decreto del Ministro della
sanita' 22 agosto 1994, n. 582.
AE1 3. La presentazione della opposizione scritta di cui al comma 2
non e' consentita qualora dai documenti personali o dalle
dichiarazioni depositate presso la azienda unita' sanitaria locale di
appartenenza, secondo le previsioni del decreto del Ministro della
sanita' di cui all'articolo 5, comma 1, risulti che il soggetto abbia
espresso volonta' favorevole al prelievo di organi e di tessuti,
salvo il caso in cui gli stessi soggetti di cui al comma 2 presentino
una successiva dichiarazione di volonta', della quale siano in
possesso, contraria al prelievo.
4. Il Ministro della sanita', nel periodo che intercorre tra la data
di entrata in vigore della presente legge e la data di cui
all'articolo 28, comma 2, promuove una campagna straordinaria di
informazione sui trapianti, secondo le modalita' previste
dall'articolo 2, comma 1.
5. Fino alla data di attivazione del sistema informativo dei
trapianti di cui all'articolo 7, e comunque non oltre i ventiquattro
mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge,
i centri istituiti ai sensi dell'articolo 13 della legge 2 dicembre
1975, n. 644, ovvero i centri regionali o interregionali di cui
all'articolo 10 della presente legge, predispongono le liste delle
persone in attesa di trapianto secondo criteri uniformi definiti con
decreto del Ministro della sanita' da emanare, sentito l'Istituto
superiore di sanita', entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, e sono tenuti alla trasmissione
reciproca delle informazioni relative alle caratteristiche degli
organi e dei tessuti prelevati al fine di garantirne l'assegnazione
in base all'urgenza ed alle compatibilita' tissutali.





Note all'art. 23:
- Per il titolo della legge n. 578/1993 si veda in nota
all'art. 1.
- Il testo dell'art. 4 del citato decreto ministeriale
n. 582/1994 e' il seguente:
"Art. 4 (Periodo di osservazione). - 1. La durata
dell'osservazione ai fini dell'accertamento della morte
deve essere non inferiore a:
a) sei ore per gli adulti e i bambini in eta'
superiore a cinque anni;
b) dodici ore per i bambini di eta' compresa tra uno e
cinque anni;
c) ventiquattro ore nei bambini di eta' inferiore a un
anno.
2. In tutti i casi di danno cerebrale anossico il
periodo di osservazione non puo' iniziare prima di
24 ore dal momento dell'insulto anossico.
3. La simultaneita' delle condizioni di cui al comma
dell'art. 3 - o, nei casi di cui al punto c) del comma
2 dell'art. 2, di tutte quelle esplorabili - deve essere
rilevata dal collegio medico per almeno tre volte,
all'inizio, a meta' e alla fine del periodo di
osservazione. La verifica di assenza di flusso non va
ripetuta.
4. Il momento della morte coincide con l'inizio
dell'esistenza simultanea delle condizioni di cui al comma
3".
- Il testo dell'art. 13 della legge 2 dicembre
1975, n. 644 (Disciplina dei prelievi di parti di
cadavere a scopo di trapianto terapeutico e norme sul
prelievo dell'ipofisi da cadavere a scopo di produzione di
estratti per uso terapeutico), abrogata dall'art. 27,
comma 1, della presente legge cosi' disponeva:
"Art. 13. - In ogni regione, gli enti ospedalieri,
gli istituti universitari, gli istituti di ricerca e le
case di cura private autorizzati ai sensi degli articoli
3 e 10 ad effettuare i prelievi o i trapianti devono
convenzionarsi per la istituzione e la gestione di un
centro regionale o interregionale di riferimento
per l'individuazione dei soggetti idonei a ricevere il
trapianto di organi.
Le regioni promuovono la costituzione dei centri indicati
nel comma precedente.
Il centro regionale o interregionale comunica
agli enti convenzionati i dati necessari per
stabilire la compatibilita' genetica tra soggetto
donante e soggetto ricevente il trapianto, sulla base
dei dati forniti dagli stessi".

 

Art. 24.
(Disposizioni per le regioni a statuto speciale e per le
province autonome di Trento e di Bolzano)
1. Restano salve le competenze delle regioni a statuto speciale e
delle province autonome di Trento e di Bolzano che disciplinano la
materia di cui alla presente legge secondo i rispettivi statuti e le
relative norme di attuazione.

 

Art. 25.
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge,
valutati complessivamente in lire 11.740 milioni annue a decorrere
dal 1999, si provvede, per gli anni 1999, 2000 e 2001, mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unita' previsionale di
base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
per l'anno 1999, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire
10.000 milioni l'accantonamento relativo alla Presidenza del
Consiglio dei ministri e, quanto a lire 1.740 milioni,
l'accantonamento relativo al Ministero della sanita'.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

Art. 26.
(Verifica sull'attuazione)
1. Il Ministro della sanita', nell'ambito della Relazione sullo stato
sanitario del Paese prevista dall'articolo 1, comma 6, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni,
riferisce sulla situazione dei trapianti e dei prelievi effettuati
sul territorio nazionale.

Nota all'art. 26:
- Il testo del comma 6 dell'art. 1 del citato decreto
legislativo n. 502/1992 (per il titolo si veda in nota
all'art. 8), e' il seguente:
"6. La relazione sullo stato sanitario del Paese,
predisposta annualmente dal Ministro della sanita', espone
i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati
dal Piano sanitario nazionale, illustra analiticamente
e comparativamente costi, rendimenti e risultati
delle unita' del Servizio e fornisce indicazioni per
l'ulteriore programmazione. La relazione fa menzione dei
risultati conseguiti dalle regioni in riferimento
all'attuazione dei piani sanitari regionali".

Art. 27.
(Abrogazioni)
1. La legge 2 dicembre 1975, n. 644, e successive modificazioni, e'
abrogata.
2. L'articolo 1 della legge 12 agosto 1993, n. 301, e' abrogato a
decorrere dalla data di cui all'articolo 28, comma 2. Le disposizioni
recate dagli articoli 2, 3 e 4 della legge 12 agosto 1993, n. 301,
continuano ad applicarsi ai prelievi ed agli innesti di cornea.

Note all'art. 27:
- Per il titolo della legge n. 644/1975, abrogata dalla
legge qui pubblicata, si veda in nota alIart. 23.
- Il testo dell'art. 1 della legge n. 301/1993 (Norme in
materia di prelievi ed innesti di cornea) abrogato a
decorrere dalla data di cui all'art. 28, comma 2 della
legge qui pubblicata, cosi' dispone:
"Art. 1 (Assenso). - 1. La donazione delle cornee e'
gratuita. E' consentito il prelievo delle cornee da
cadavere quando si sia ottenuto l'assenso del coniuge
non legalmente separato o, in mancanza, dei figli se di
eta' non inferiore a 18 anni o, in mancanza di questi
ultimi, dei genitori, salvo che il soggetto deceduto non
abbia in vita manifestato per iscritto il rifiuto alla
donazione.
2. Per gli interdetti e per i minorenni l'assenso e'
espresso dai rispettivi rappresentanti legali".
- Il testo degli articoli 2, 3 e 4 della citata legge
n. 301/1993 e' il seguente:
"Art. 2 (Accertamento della morte mediante mezzi
strumentali). - 1. Il prelievo di cui all'art. 1
puo' essere effettuato previo accertamento della morte
per arresto cardiaco irreversibile.
2. La morte per arresto cardiaco irreversibile e'
accertata, nelle strutture sanitarie pubbliche e private
nonche' a domicilio, mediante rilievo grafico continuo
dell'elettrocardiogramma protratto per non meno di venti
minuti primi.
3. Il medico che dichiara la morte e' tenuto a darne
immediata comunicazione al piu' vicino centro di
riferimento per gli innesti corneali di cui all'art. 4".
"Art. 3 (Disposizioni particolari per i prelievi e gli
innesti di cornea). - 1. Le operazioni di prelievo della
cornea sono effettuate, nel rispetto della salma, nelle
strutture sanitarie pubbliche e private nonche' a
domicilio, da parte di personale medico.
2. Gli innesti di cornea sono effettuati nelle strutture
sanitarie pubbliche e private. Per tali operazioni non
e' richiesta alcuna autorizzazione particolare".
"Art. 4 (Centri di riferimento per gli innesti
corneali). - 1. Le regioni, singolarmente o
d'intesa tra loro, provvedono all'organizzazione, al
funzionamento ed al controllo dei centri di riferimento
per gli innesti corneali regionali o interregionali.
2. I centri di cui al comma 1 svolgono i seguenti
compiti:
a) informazione e propaganda sul territorio;
b) organizzazione dei prelievi di cornea;
c) deposito e conservazione delle cornee;
d) esame, selezione, eventuale trattamento e consegna
delle cornee;
e) promozione degli innesti corneali;
f) promozione della ricerca".

Art. 28.
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni previste dall'articolo 4 acquistano efficacia a
decorrere dalla data di attivazione del sistema informativo dei
trapianti di cui all'articolo 7.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di ossevarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 1 aprile 1999

SCALFARO
D'Alema, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: Diliberto

LAVORI PREPARATORI
Senato della Repubblica (atto n. 55):
Presentato dal sen. Provera il 9 maggio 1996.
Assegnato alla 12 commissione (Sanita'), in sede
referente, il 5 luglio 1996, con pareri delle commissioni
1 , 2 , 5 , 7 e 8 .
Esaminato dalla 12 commissione, in sede referente, il
16, 17, 18 luglio 1996; il 1 agosto 1996; il 29 gennaio
1997; il 4, 5, 6, 11 febbraio 1997; il 5, 18, 19 marzo
1997.
Relazione scritta annunciata l'8 aprile 1997 (atti nn.
55, 67, 237, 274, 798, 982, 1288, 1443/ A) - relatore sen.
Di Orio.
Esaminato in aula e approvato il 30 aprile 1997 in
un testo unificato con atti n. 67 (sen. Napoli Roberto ed
altri); n. 237 (sen. Di Orio ed altri); n. 274 (sen.
Martelli); n. 798 (sen. Salvato); n. 982 (sen.
Bernasconi ed altri); n. 1288 (disegno di legge
d'iniziativa popolare); n. 1443 (sen. Centaro ed altri).
Camera dei deputati (atto n. 3646):
Assegnato alla XII commissione (Affari sociali), in sede
referente, l'8 maggio 1997, con pareri delle commissioni I,
II, V.
Esaminato dalla XII commissione, in sede referente,
il 18, 30 settembre 1997; l'1, 2, 7, 21, 22 ottobre
1997; il 12, 13, 19, 28 maggio 1998; il 9, 10, 16, 17,
18, 23, 24, 25 giugno 1998; il 9 e 14 luglio 1998.
Esaminato in aula il 20, 21 luglio 1998; il 30
settembre 1998; il 2, 3 dicembre 1998; il 20, 21, 27, 28
gennaio 1999, e approvato, con modificazioni, il 2
febbraio 1999 in un testo unificato con atti n. 646 (on.
Caveri); n. 855 (on. Balocchi); n. 1084 (on. Delfino); n.
1104 (on. Mussolini); n. 1291 (on. Polenta ed altri);
n. 2166 (disegno di legge d'iniziativa del consiglio
regionale della Valle d'Aosta); n. 2639 (disegno di legge
di iniziativa popolare); n. 2722 (disegno di legge
d'iniziativa del consiglio regionale dell'Abruzzo); n. 2759
(disegno di legge d'iniziativa del consiglio regionale
delle Marche); n. 3709 (on. Saia ed altri); n. 4100
(testo unificato dell'atto n. 65 del sen. Napoli Roberto
ed altri con l'atto n. 238 del sen. Di Orio ed altri,
gia' approvato dal Senato); n. 4135 (on. Bono); n. 4186
(on. Saia ed altri).
Senato della Repubblica (atto n. 55/B):
Assegnato alla 12 commissione (Sanita'), in sede
referente, l'11 febbraio 1999, con pareri delle commissioni
1 , 2 , 3 , 5 , 7 e della commissione parlamentare per le
questioni regionali.
Esaminato dalla 12 commissione, in sede referente,
il 24, 25 febbraio 1999; il 3 marzo 1999.
Relazione scritta annunciata il 9 marzo 1999 (relatore
sen. Di Orio ) atti nn. 55, 67, 237, 274, 798, 982, 1288,
1443, 65, 238/ C.
Nuovamente assegnato alla 12 commissione (Sanita'),
in sede redigente, il 9 marzo 1999, con pareri delle
commissioni 1 , 2 , 3 , 5 , 7 e della commissione
parlamentare per le questioni regionali.
Esaminato dalla 12 commissione, in sede redigente, il
10, 11 e 16 marzo 1999.
Nuovamente assegnato alla 12 commissione (Sanita'),
in sede referente, il 16 marzo 1999.
Esaminato dalla 12 commissione, in sede referente, il
16 marzo 1999.
Nuovamente assegnato alla 12 commissione (Sanita'),
in sede redigente, il 17 marzo 1999.
Esaminato dalla 12 commissione (Sanita'), in sede
redigente, il 17 e 18 marzo 1999.
Presentazione del testo degli articoli annunciata il 23
marzo 1999 (atti nn. 55, 67, 237, 274, 798, 982, 1288,
1443, 65, 238/ R).
Esaminato in aula il 24, 25 marzo 1999 ed approvato il
31 marzo 1999.